05 giugno 2013

A proposito di Russia, Islam e Occidente

La Russia non può entrare nel mondo post-moderno

La discussione sull'Islam radicale in una tavola rotonda è passata ai problemi fondamentali della Russia di oggi

01.06.2013, 18.21
giornalista
"L'islamismo radicale: quanto è pericoloso questo fenomeno per la Russia?" Proprio così suonava il titolo della tavola rotonda che si è svolta venerdì alla "RIA Novosti" [1]. Gli esperti hanno discusso la più ampia cerchia di questioni: a cominciare da cos'è l'islamismo radicale per finire su come si riflette sulla situazione della Russia l'assenza di un progetto generale di mobilitazione.
All'iniziativa hanno preso parte il membro del consiglio degli esperti presso il Consiglio dei Muftì di Russia Rinat Muchametov, il presidente dell'unione religiosa "Missione Islamica Internazionale" Šafig Pšichačev e il primo collaboratore scientifico dell'Istituto di Orientalistica dell'Accademia Russa delle Scienze e il direttore della fondazione per il sostegno alle iniziative umanitarie "Altair" Ruslan Kurbanov.
Parlando dell'islamismo, i partecipanti hanno sottolineato che questo termine "è utilizzato oggi dagli studiosi. Esiste nella lingua araba ed esiste nella lingua inglese". Ma, secondo Ruslan Kurbanov, questo termine da strumento nelle mani degli studiosi diventa "uno strumento propagandistico, un'etichetta".
Una valutazione analoga ha dato a questo concetto anche Rinat Muchametov. "La mancanza di protezione sociale della popolazione, il crescente senso di ingiustizia negli strati non garantiti e la copiatura da parte della società russa di dubbi valori occidentali conduce oggi alla radicalizzazione di buona parte della gioventù islamica attiva, – nota. – D'altra parte, il termine "Islam radicale" diventa oggi uno strumento di lotta politica e un mezzo per guadagnare soldi".
Šafig Pšichačev ha notato che un fattore di radicalizzazione di non poca importanza è stata la "primavera araba". "I fatti del Medio Oriente lasciano un'impronta su una certa parte della gioventù musulmana anche in Russia", – dice.
Alla domanda su quale sia la soluzione del problema dell'islamismo radicale, Ruslan Kurbanov ha dato questa risposta: "Isolare i radicali, rieducarli, dove questo coincide con il Codice Penale operare secondo il Codice Penale e indirizzare tutta la restante comunità dei musulmani attivi in un corso, a scopi creativi in campo sociale: la lotta ai difetti sociali, la lotta all'ignoranza".
In polemica con i nazionalisti-riduttori
La tavola rotonda era una sorta di "risposta" al rapporto dal titolo "Carta delle minacce etno-religiose: il Caucaso del Nord e la regione del Volga" preparato a metà maggio dall'"Istituto di Strategia Nazionale" sotto la guida di Michail Remizov. Remizov è noto come ex direttore del sito "Agentstvo političeskich novostej" [2], organo di stampa chiave degli ideologi del nazionalismo riduttivo, che sostiene la costruzione di uno "stato nazionale russo".
I partecipanti alla tavola rotonda hanno sottoposto Remizov a critiche. Šafig Pšichačev ha dichiarato: "Nel rapporto è detto che circa un milione di musulmani simpatizza con i guerriglieri alla macchia. Risulta così: bisogna alzare le manine e arrendersi a questi guerriglieri; la situazione è tanto terribile in Russia che il radicalismo islamico ha già vinto".
Ruslan Kurbanov ha raccontato che nel corso di una discussione diretta tra lui e Remizov quest'ultimo ha dichiarato l'inevitabilità della separazione del Caucaso dalla Russia.
"Quando gli ho chiesto direttamente: "Michail, Lei riconosce che la separazione è già predeterminata?", – questi di fatto la riconosceva tale, – ha sottlineato Kurbanov. – Questi ha riconosciuto… che di fatto questo è il destino dello Stato Russo, che il Caucaso presto o tardi si separerà, in quanto la traiettoria di sviluppo, il vettore di sviluppo della maggior parte delle regioni russe e delle regioni del Caucaso del Nord sono praticamente opposti… in quanto si è superato il punto di non ritorno nell'islamizzazione, nella radicalizzazione, nella strategia del terrore. L'unica cosa che si può ancora fare è salvare la regione del Volga.
E a compimento della discussione gli sono risuonati pensieri molto interessanti: che bisogna rendere due regioni del Caucaso del Nord – il territorio di Krasnodar e quello di Stavropol' – confini delimitanti lo stato russo al sud. E queste due regioni devono essere russe e cosacche.
Cioè un autore che professa tali idee si mette a scrivere sul problema della radicalizzazione dei musulmani e porta il lettore all'idea che il problema della radicalizzazione della popolazione abbia portato all'inevitabile separazione del Caucaso dalla Russia nei tempi più brevi.
Queste idee oggi stanno nelle teste degli analisti e di alcuni funzionari russi. Dirò che l'idea dell'inevitabilità della separazione del Caucaso dalla Russia penetra già nei rapporti che sono preparati da strutture influenti come l'INSOR – l'"INstitut SOvremennogo Razvitija" [3]", – ha aggiunto Kurbanov.
I partecipanti alla tavola rotonda ritengono che il tema della separazione del Caucaso del Nord dalla Russia sia del tutto pretestuoso e inculcato alla società caucasica con scopi distruttivi.
Sul controllo degli studenti islamici delle università e la chiamata alle armi dei caucasici
I partecipanti hanno toccato anche il tema dell'emigrazione. Ruslan Kurbanov ha sottolineato di essere d'accordo con l'idea del rappresentante plenipotenziario Chloponin di condurre colloqui profilattici, una nuova attestazione e un adattamento degli studenti delle istituzioni di istruzione islamici esteri che tornano in Russia.
"Sono d'accordo. E' necessario farlo, – ha detto l'esperto. – E' necessario controllare ogni persona che è andata là come un pischello 15enne con una coscienza assolutamente acerba ed è tornato da là. Cosa gli hanno impresso là? E' auspicabile che questo pischello 15enne vada là come un maturo cittadino della Federazione Russa, con una coscienza civica matura, disponendo di conoscenza della storia della Russia, della storia della coesistenza dei popoli della Russia".
Tra l'altro Kurbanov ha invitato a "guardare anche nel campo vicino". "I figli e le figlie dell'élite russa vanno nelle università occidentali. Cosa gli insegnano là? Chi sono quando tornano? Non sono questi che stanno in piazza Bolotnaja [4]? Non è che attraverso questi canali la minaccia arancione [5] allo Stato Russo giunge qui?"
E' stato toccato anche il tema della chiamata alle armi dalle repubbliche caucasiche. "E' un'ingiustizia mostruosa che si cessi di chiamare alle armi gli abitanti di Daghestan, Inguscezia e Cecenia, – è convinto Ruslan Kurbanov. – Non chiamano alle armi giovani reclute, ragazzi forti, che sono contenti di servire la loro patria. I ragazzi sono costretti ad andare nella regione di Rostov [6] e registrarsi là perché li chiamino alle armi e possano costruire una carriera, possano passare per questa scuola di vita.
Da tutte le repubbliche del Caucaso del Nord sono state chiamate 140 persone nella chiamata primaverile di quest'anno! Mentre il solo Daghestan è pronto a fornire circa ottomila reclute. Dove va questa gioventù? Di cosa si deve occupare in questa tumultuosa stagione della giovinezza, quando il sangue ribolle e le forze cercano il loro impiego? E vicino si trovano i predicatori…
Ho visto un mostruoso documento che ha scritto un enorme funzionario, un generale dell'esercito russo. Una disposizione per tutti i reparti delle truppe. Individuare i casi in cui persone provenienti dalle repubbliche del Caucaso del Nord cambiano i loro cognomi per entrare nell'esercito! Cioè pedinarli come spie nemiche", – ha notato Kurbanov.
Di cosa tacciono i mezzi di informazione di massa e gli intellettuali
Verso la fine della tavola rotonda è stato toccato il tema dei problemi fondamentali della nostra società.
"Oggi in Russia si realizza un esperimento mostruoso, – ha detto Ruslan Kurbanov. – A un paese con storia, cultura e tradizione spirituali millenarie si inculca la via di sviluppo corrotto sul piano morale ed etico della società occidentale. La società post-moderna con il relativismo dei valori… con i diritti delle minoranze sessuali e la giustizia minorile, con i diritti di gattini e cagnolini, con la società dei consumi di massa…
La Russia non può entrare completamente in questo mondo. E al paese non propongono alcuna idea, alcuna ideologia, alcun progetto di mobilitazione, alcun grande ideale per cui i popoli debbano compattarsi, aiutarsi a vicenda, sollevare chi è caduto e così via. Non si da una variante di realizzazione nel mondo del proprio progetto di civiltà.
Questo porta ad un mostruoso precipizio tutto il nostro paese e non solo i popoli musulmani. Vediamo cosa accade oggi alla gioventù russa – di fatto la diffusione di idee radicali naziste, fasciste. Chi poteva immaginare ancora 30 anni fa che accanto alla tomba del milite ignoto nella Piazza Rossa si sarebbero alzate le braccia nel saluto nazista?!
E' una catastrofe mostruosa, paragonabile al problema della radicalizzazione della gioventù musulmana nel Caucaso. Ed ecco che una catastrofe di queste dimensioni, che si verifica nel nostro paese, non viene praticamente discussa sui mezzi di informazione di massa e dalla classe intellettuale del nostro paese".
Si può solo concordare sul fatto che il processo generale di regresso del nostro paese è discusso estremamente poco e in modo evidentemente insufficiente. E per quanto riguarda il proprio progetto di mobilitazione, non lo si discute quasi per niente. Tuttavia si parla continuamente proprio di come bisogna imitare l'Occidente – in quali direzioni, quanto, in tutto o non in tutto.
Io, da parte mia, ritengo un fatto chiava la discussione della nostra catastrofe e della nostra uscita da essa. Senza questa è impossibile la prosecuzione dell'esistenza storica della nostra Patria – tra l'altro anche dei popoli musulmani che la abitano.
"Kavkazskaja Politika", http://kavpolit.com/rossiya-ne-mozhet-vojti-v-mir-postmoderna/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] "Russkoe Informacionnoe Agentstvo (Agenzia Russa di Informazioni) Notizie".
[2] "Agenzia di Notizie Politiche".
[3] "Istituto per lo Sviluppo Moderno".
[4] "Del Pantano" (quello che c'era prima della sua costruzione), piazza del centro di Mosca nota per le manifestazioni dell'opposizione al regime di Putin.
[5] L'arancione era il colore degli oppositori al presidente ucraino filo-russo Janukovyč e per estensione è diventato il simbolo dell'opposizione a Putin e ai regimi a lui favorevoli.
[6] Città della Russia meridionale.
 
 

02 giugno 2013

A proposito di Surkov (I)

La distruzione del nido di Surkov
Come si sposta la gente di Vladislav Jur'evič dopo la sua destituzione
31.05.2013
[1] La teorizzazione del regime di Putin: una "democrazia" in cui l'accento è sullo stato e non sul popolo.
[2] Surkov è di padre ceceno e madre russa. I suoi dati anagrafici non sono chiari: secondo voci non confermate il suo vero nome sarebbe Aslambek Andarbekovič Dudaev, ma ufficialmente avrebbe solo preso il cognome Surkov della madre dopo essere stato abbandonato dal padre (questi, Andarbek Danil'bekovič Dudaev, era detto Jurij e da questo deriverebbe il patronimico di Surkov).
[3] La ridondanza è nell'originale.
[4] Fondazione di studi politologici strettamente legata all'establishment di Putin.
[5] Central'nyj Ispolnitel'nyj Komitet (Comitato Esecutivo Centrale).
[6] "Esperto", rivista economica.
[7] "I Nostri", movimento giovanile pro-Putin.
[8] Della TV di Stato.
[9] Vserossijskij Centr Izučenija Obščestvennogo Mnenija (Centro Panrusso per lo Studio della Pubblica Opinione).
 

01 giugno 2013

A proposito del passato della Russia (XIII)

Memoria deforme [1]

Le valutazioni dei personaggi storici sono anche per molti versi la disposizione delle priorità nazionali

28.05.2013
[1] Gioco di parole intraducibile tra večnaja, "eterna" e uvečnaja, "deforme".
[2] Centro di studi sociologici intitolato allo studioso russo Jurij Aleksandrovič Levada.
[3] Groznyj significa "minaccioso", ma lo traduco nel modo tradizionalmente sbagliato per conservare il nesso con lo zar Ivan.
[4] Cioè di Lenin, il cui vero nome era Vladimir Il'ič Ul'janov.
 

29 maggio 2013

A proposito di Kadyrov (XXIX)

Kadyrov ha lodato Putin e Surkov [1] e ha etichettato Evkurov
Ingushetia.Ru, 28.05.2013, 19.16
I direttori dei maggiori mezzi di informazione di massa russi hanno visitato la Cecenia
Lunedì nella città di Groznyj è giunta una delegazione rappresentativa – in Cecenia per la seduta in trasferta del "Club dei Direttori" si sono radunati i direttori dei maggiori mezzi di informazione di massa russi. Il "Moskovskij Komsomolec" [2] era rappresentato dal vice-direttore Ajder Muždabaev. Gli ospiti d'onore sono stati inizialmente portati per Groznyj e gli sono state mostrate anche le città di Argun e Gudermes. Il clou del programma è stato il dialogo con il capo della repubblica Ramzan Kadyrov. Kadyrov con le ultime parole ha criticato aspramente il capo della vicina Inguscezia Junus-Bek Evkurov, gli attivisti per i diritti umani e gli USA, però non ha cessato di ammirare Vladimir Putin e Vladislav Surkov. "Sono contro la politica degli USA. So che per me in questo non c'è niente di buono, in quanto l'America perseguita chi è contro di loro [3]. Ma io temo solo l'Altissimo", – ha ammesso il leader ceceno.
Tra le persone giunte a Groznyj c'erano i direttori dei maggiori giornali: il "Moskovskij Komsomolec", la "Rossijskaja gazeta" [4], la "Komsomol'skaja pravda" [5], le "Novye izvestija" [6], la "Krasnaja zvezda" [7], il "Sovetskij sport" [8], la "Parlamentskaja gazeta" [9] e altri. In Cecenia sono giunti anche i direttori di agenzie di informazioni, delle compagnie televisive REN-TV [10], RBK-TV [11], "Zvezda" [12] e le principali radio del paese.
La prima cosa che salta agli occhi all'atterraggio a Groznyj è l'enorme ritratto di Ramzan Kadyrov con la scritta "La felicità è nel servizio al popolo". Tutta la Cecenia è tappezzata dei ritratti di tre persone, la santissima trinità alla cecena è Vladimir Putin, Achmat Kadyrov [13] e Ramzan Kadyrov. Le loro immagini con slogan patriottici sono in tutta la repubblica.
– Abbiamo ricostruito praticamente tutti i ponti della repubblica, – ha raccontato sulla strada per Argun il ministro dello Sviluppo Territoriale, della Politica Nazionale e delle Comunicazioni di Massa ceceno Muslim Chučiev. Tra l'altro per lui questo è risultato il primo giorno di lavoro nella carica di governo. – Facciamo strade moderne. L'elettricità è stata portata in tutti i distretti della repubblica, ovunque ci sono comunicazioni.
In Cecenia salta agli occhi l'abbondanza di recinzioni, è un territorio recintato. Secondo Chučiev, sono comparse in conseguenza del lavoro secondo il programma "La Cecenia senza tracce della guerra". "Se da qualche parte sono ancora rimaste distruzioni, questo territorio è stato specialmente recintato per liquidare le distruzioni. Adesso sostituiremo le recinzioni cieche con recinti a giorno". Ora del passato infuriare del banditismo, dicono, non è rimasta traccia: si può lasciare la macchina per strada con le chiavi e nessuno la toccherà.
La maggior parte delle ragazze e delle donne in Cecenia porta il fazzoletto in testa, gli uomini portano la tjubetejka [14]... Saltano agli occhi lo spazio e l'ordine, la pulizia delle strade. Impressiona anche il lusso con cui sono costruite le città – palazzi, fontane, grattacieli (risulta che ci sia, per esempio, non solo la "Grozny-city", ma anche la "Argun-city"). Tra le case private è un continuo di cottage di mattoni, c'è la grandiosa architettura della moschea. Tale quadro idilliaco non è solo a Groznyj, ma anche in altre città (solo nei capoluoghi di distretto) che ci è riuscito visitare.
Dopo il viaggio ad Argun e Gudermes la nostra delegazione è stata portata a vedere lo stadio calcistico di Groznyj – la "Achmat-arena". Lo stadio è stato eretto in tre anni, contiene oltre 30 mila spettatori. Proprio qui il 1 giugno si svolgerà la finale della Coppa di Russia di calcio tra le squadre del CSKA e dell'Anži di Machačkala. La stessa arena consiste di due parti. La tribuna occidentale A ha novemila posti e quella orientale B ne ha 21 mila.
Dopo la visita dello stadio la delegazione moscovita si è incontrata con Ramzan Kadyrov. Per il colloquio si sono disposti nelle tende circondate da fontane e cascate d'acqua nello speciale territorio nel centro di Groznyj con vista su "Grozny-city".
Il leader ceceno si sentiva disinvolto e non tratteneva le emozioni. Per prima cosa ha etichettato gli attivisti per i diritti umani. "Nel nostro paese ci sono molte organizzazioni che si occupano di attività dirette contro la Russia, tale è la nostra situazione, se non condurranno tale lavoro, l'Occidente non le pagherà", – ha detto Kadyrov in risposta alla domanda sul fatto che gli attivisti per i diritti umani ritengono che in Cecenia continuino i sequestri di persona. "Quando varie organizzazioni mi accusano di qualche violazione dei diritti umani, mi viene da ridere. Ho perso praticamente tutto difendendo il mio popolo dai terroristi, in questa lotta più di una volta ho visto la morte in faccia. E nessuna organizzazione si preoccupa più di me per il futuro del mio popolo. Hanno il loro interesse – guadagnare soldi", – è certo Kadyrov.
"A suo tempo diverse cosiddette organizzazioni per la difesa dei diritti umani si sono lamentate che da noi sequestrano persone e hanno perfino accusato le autorità della repubblica di questi crimini. Ma proprio io, quando ero vice-premier, chiesi che nessuno misura speciale delle strutture armate fosse svolta da persone mascherate o su mezzi senza segni di riconoscimento. In caso contrario detti ordine di fare fuoco a volontà su persone armate senza segni distintivi", – ha ricordato Kadyrov.
In risposta alla domanda riguardante le elezioni dei capi delle regioni nel Caucaso Kadyrov ha detto che i capi delle regioni in carica devono essere pronti alle votazioni tranne nel Daghestan, dove c'è una situazione particolarmente difficile. "Sono certo che il popolo mi eleggerà, più del 90% della popolazione della Cecenia è con me. Se non fossi certo del sostegno del popolo, mi dimetterei. Junus-Bek Evkurov, capo dell'Inguscezia, teme le elezioni. Se Evkurov non è certo del sostegno del popolo, deve dimettersi".
Evkurov le ha prese anche nella seconda domanda – sul confine amministrativo tra Cecenia e Inguscezia. A suo dire, la Cecenia non ha sollevato la questione della nuova delimitazione dei territori finché la parte inguscia non ha iniziato la delimitazione delle terre. "Non abbiamo sollevato questa questione finché non siamo venuti a sapere per caso l'anno scorso che la leadership dell'Inguscezia aveva svolto la delimitazione delle terre poste nella zona di confine, hanno delimitato perfino una proprietà statale in funzione in Cecenia fu delimitata e risultò sulla carta dell'Inguscezia", – ha ricordato Kadyrov. "Evkurov non adempie gli accordi. Non si può chiamare che bestia una persona che non ha cari gli accordi!"
Però molte parole lusinghiere sono toccate a Vladislav Surkov. "Con Vladislav Jur'evič siamo amici di famiglia [15]. Ha aiutato molto la repubblica, è un forte specialista. Gli cederei con piacere il posto di capo della repubblica. E' mio fratello di elezione, non sarei un uomo, se dopo le sue dimissioni non lo sostenessi".
E' noto che Gerard Depardieu ora gira un film in Cecenia. Kadyrov ha raccontato lunedì che l'attore francese ha visto due volte l'appartamento che gli hanno regalato in un grattacielo di Groznyj. Il film di Depardieu si intitola "Il turchese". "Ho discusso con lui solo perché il ceceno là non interpreti il ruolo di bandito, di terrorista. Non ne abbiamo bisogno. Per il resto che giri ciò che vuole".
Kadyrov è passato abbastanza duramente sulla politica degli USA. Ha dichiarato che Ibragim Todašev, ucciso durante un interrogatorio, è stato ucciso "senza motivo" [16]: "Conosciamo suo padre, lavora all'amministrazione di Groznyj. E ha raccontato che il figlio gli aveva telefonato, voleva tornare a casa. Ma l'hanno ucciso". Il motivo del desiderio di Todašev di lasciare gli USA erano le "persecuzioni dei ceceni", iniziate dopo la soluzione del caso dell'atto terroristico alla maratona di Boston. Tra l'altro gli Carnaev, secondo Kadyrov, avrebbero potuto compiere il terrificante crimine: "Li ho studiati, ho trovato persone che li conoscevano e hanno detto che gli Carnaev ne erano capaci. Ma si sarebbe potuto arrestarli e farli sedere sul banco degli imputati", – ha notato Kadyrov, criticando il lavoro dei servizi segreti americani.
Nel complesso sugli USA Kadyrov ha detto quanto segue: "Sono contro la politica della Casa Bianca. So che per me non c'è niente di buono in questo, in quanto l'America perseguita chi è contro di loro. Ma io temo solo l'Altissimo", – ha dichiarato il capo della repubblica, notando che intorno a qualsiasi incidente in America si fa troppo rumore. "Quando in altri paesi uccidono e fanno esplodere, non reagiscono così tempestosamente. Se in America accade qualcosa, subito si fa rumore. Quando l'America fa del male, tutti tacciono", – ha riassunto il politico.
Kadyrov ha condiviso anche il suo sogno principale – acciuffare Doku Umarov [17]. "I servizi segreti lo cercano e non smettono di cercarlo. Qualsiasi informazione viene elaborata, ma si è "ficcato" da qualche parte, il mio sogno è eliminarlo. Forse è già all'estero, ma forse è imboscato da noi nella repubblica. Sarebbe offensivo se morisse nel suo letto". Tra l'altro, secondo Kadyrov, in Cecenia non sono rimasti guerriglieri.
Kadyrov ha apprezzato anche il comportamento dell'arbitro di calcio che durante una partita a Groznyj ha picchiato un giocatore dell'Amkar [18]. "Ha fatto tutto giustamente. Forse lo avrei proprio ucciso per tale insulto", – ha detto Kadyrov con un'astuta strizzata d'occhio e difficilmente qualcuno ha preso per scherzo le sue parole. Il leader ceceno ha aggiunto che nella repubblica ci sono tali usanze. Inoltre Kadyrov ha raccontato che prima della partita con il Rubin di Kazan' [19] l'arbitro gli si avvicinò e chiese di pagarlo per un arbitraggio onesto, ma ottenne un rifiuto. Prima della partita l'arbitro dice: "Mi dia dei soldi e tutto andrà normalmente". Io gli dico: "Non li darò". E inizia ad arbitrare contro a bella posta – tutti lo sanno, – ha detto Kadyrov.
Alla fine il colloquio con Ramzan Kadyrov ha preso circa 4 ore. Nel complesso Kadyrov, pare, ha saputo sistemare i giornalisti di Mosca, anche se non hanno potuto non notare alcuni lapsus-scherzi tipo "Spingiamo gli insoddisfatti nel bagagliaio e li portiamo al ministero degli Interni". Dopo il colloquio con il capo della repubblica la delegazione di Mosca è giunta all'Università Statale Cecena per un dialogo con gli studenti e poi si è mossa per fare un giro a piedi per Groznyj. Si è riusciti a vedere una delle più grandi moschee d'Europa, il "Cuore della Cecenia", il complesso "Grozny-city" e a passare per il corso V.V. Putin. Alla cena d'addio ha fatto di nuovo visita Ramzan Kadyrov e ha perfino ballato con i giovani ragazzi dell'ensemble di lezginka [20].
Cecenia-Mosca
http://www.ingushetiyaru.org/news/36323/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] Vladislav Jur'evič Surkov, "ideologo" di Putin, dimessosi recentemente dalle cariche di vice-premier e capo dell'amministrazione presidenziale.
[2] "Il Membro del Komsomol di Mosca", un tempo organo del Komsomol (KOMmunističeskij SOjuz MOLodëži – Unione Comunista della Gioventù), adesso giornale popolare di basso livello.
[3] Sic. Il russo di Kadyrov non è sempre eccelso.
[4] "Giornale Russo", sorta di giornale ufficiale del governo russo.
[5] "Verità del Komsomol", altro organo del Komsomol (vedi nota 2) divenuto giornale popolare di basso livello.
[6] "Nuove Notizie", giornale moderatamente anti-governativo fondato da giornalisti provenienti dall'ex giornale di informazione sovietico "Izvestija" (Notizie).
[7] "Stella Rossa", giornale delle Forze Armate.
[8] "Sport Sovietico", giornale sportivo.
[9] "Giornale Parlamentare", organo dell'Assemblea Federale, ramo del parlamento dove sono rappresentati i soggetti della Federazione Russa.
[10] TV privata che prende il nome dalla fondatrice Irena Stefanovna Lesnevskaja.
[11] TV privata dedicata agli affari della compagnia RosBiznesKonsalting (Business Consulting Russo).
[12] "Stella", canale TV del Ministero della Difesa.
[13] Achmat Abdulchamidovič Kadyrov, padre e predecessore dell'attuale presidente Ramzan Achmatovič Kadyrov, ucciso in un attentato nel 2004.
[14] Tipico cappello tondo ceceno senza visiera.
[15] Surkov è di padre ceceno e secondo fonti non confermate in origine si sarebbe chiamato Aslambek Andarbekovič Dudaev.
[16] Secondo la versione ufficiale Todašev, legato agli attentatori di Boston, avrebbe estratto un coltello.
[17] Doku Chamatovič Umarov, autoproclamato "emiro del Caucaso" e leader del terrorismo islamico nel Caucaso.
[18] Alla fine della partita del campionato riserve tra il Terek di Groznyj e l'Amkar di Perm' (città ai piedi degli Urali), il guardalinee Musa Kadyrov – non risulta essere parente di Ramzan – ha aggredito il giocatore Il'ja Kričmar che lo aveva insultato ed è stato squalificato a vita.
[19] Città della Russia centrale.
[20] Ballo popolare caucasico.
 

28 maggio 2013

A proposito di Gorbačëv (III)

Perché vessano Gorbačëv
L'"attacco" al presidente dell'URSS СССР traccia una logica linea sotto la politica dell'ultimo anno
24.05.2013
[1] L'arancione è il colore del blocco che in Ucraina si oppone al presidente filo-russo Janukovyč e in generale è associato a tutti gli oppositori di Putin e dei regimi a lui favorevoli.
[2] Così adesso sono ufficialmente qualificate le organizzazioni russe che ricevono finanziamenti dall'estero.
[3] La giornalista Ul'jana Borisovna Skojbeda ha recentemente espresso rincrescimento perché i nazisti non hanno fatto abat-jour degli avi dei liberali...
[4] Brežnev.
 

26 maggio 2013

A proposito di attacchi informatici (II)

Il Kaspersky Lab crea la cyberpolizia

Per ora è solo un'iniziativa privata per clienti ricchi

22.05.2013
[1] Dalla dicitura russa Laboratorija Kasperskogo.
[2] Le leggi russe sono indicate con il titolo e non con un numero.

25 maggio 2013

A proposito dei Circassi (IV)

Besleneev: il genocidio dei circassi dev'essere riconosciuto a livello statale
22 maggio 2013, 00.33
In Karačaj-Circassia il 21 maggio si sono svolte iniziative dedicate al Giorno della Memoria delle vittime della Guerra Caucasica. Il genocidio dei circassi nella Guerra Caucasica dev'essere riconosciuto e condannato a livello statale, ha dichiarato il direttore dell'istituto di studi umani della Karačaj-Circassia Muradin Besleneev.

Temrezov: non si può sacrificare la concordia interetnica alle ambizioni

Nel teatro drammatico di Čerkessk [1] il 21 maggio si è svolta una riunione in cui sono intervenuti il capo della Karačaj-Circassia Rašid Temrezov, rappresentanti dei cosacchi e delle organizzazioni sociali nazionali della repubblica.
All'inizio della riunione il presidente del Centro di Coordinamento dei Musulmani del Caucaso del Nord Ismail-chadži Berdiev ha compiuto il rito della Du´ā` [2] per le vittime innocenti della Guerra Caucasica e il protopope incaricato del Circondario Settentrionale della Karačaj-Circassia Michail Samochin ha letto una preghiera.
Ai presenti è stato mostrato un documentario che narra il tragico destino del popolo circasso.
Risultato della guerra furono centinaia di migliaia di morti, la perdita della lingua e l'assimilazione culturale a un paese straniero, ha notato nel suo intervento il capo della Karačaj-Circassia Rašid Temrezov.
"Noi conserviamo nel nostro cuore le memoria dei morti in questa guerra spietata. E oggi, dopo quasi un secolo e mezzo, sentiamo il dolore di una perdita incolmabile. I nostri compatrioti sono sparsi in più di 50 paesi del mondo e sono in lutto insieme a noi. E ognuno di noi ricorderà sempre che non c'è niente di più caro al mondo della pace e dell'amicizia tra i popoli. La concordia interetnica è un'autentica ricchezza e siamo fermamente convinti che né nel presente, né nel futuro debba essere sacrificato a qualsiasi ambizione, a interessi politici ed economici", – ha detto il leader della regione.

Besleneev: bisogna riconoscere e condannare a a livello statale il genocidio dei circassi
Ha raccontato dettagliatamente le conseguenze della Guerra Caucasica il direttore dell'istituto di Scienze Umane della Karačaj-Circassia e candidato in Scienze Storiche Muradin Besleneev, intervenuto con una relazione.
"Il debito morale esige che oggi si riconosca e si condanni a livello statale il genocidio dei circassi nella Guerra Caucasica. Solo questo può chiudere il conto di questa guerra prevenire il ripetersi di una politica del genere in futuro. La possibilità di tale recidività è del tutto confermata da tutta la storia del 20° secolo, quando a repressioni di massa furono sottoposti molti popoli del Caucaso, tra cui cosacchi e carachi [3]", – ha notato Muradin Besleneev.

"La Guerra Caucasica, durata dal 1763 al 1864, pose i popoli adighè [4] al limite della totale scomparsa. Dopo la guerra e la deportazione di massa degli adighè nell'Impero Ottomano nella loro patria restarono poco più di 50 mila persone. Da parte delle autorità della Russia finora non è stata presa la decisione di riconoscere il genocidio dei circassi durante la Guerra Caucasica, sottolineano all'"Adigė Chasė" [5] di Adighezia, Karačaj-Circassia e territorio di Krasnodar [6]".
Il relatore ha notato che i problemi generati dalla politica di Alessandro II [7] "oggi sono di nuovo all'ordine del giorno". Così, a suo dire, al giorno d'oggi è acuta la questione del rimpatrio dei compatrioti siriani.

"Già da tre anni molti nostri compatrioti in Siria di origine circassa, abaza [8], caraca e nogai [9], discendenti degli esuli del 19° secolo di nuovo per volontà del destino si trovano nell'epicentro di azioni di guerra", – ha detto Muradin Besleneev.
Per questo, secondo il relatore, il 31 maggio a Mosca si svolgerà una "tavola rotonda" dedicata al tema del rimpatrio dei compatrioti russi nella Patria storica.
"Attendiamo risultati reali da questa iniziativa. Speriamo che gli organi delle autorità federali e della repubblica trovino la possibilità per un ritorno nella Patria storica dei travagliati compatrioti dalla Siria e da altri paesi del mondo", – ha detto Besleneev.

Borodkin: ci furono non pochi casi di tentativi di pace e buon vicinato

La lotta dei montanari per la libertà e l'indipendenza fu di tutto il popolo, ha detto nel suo intervento il capo della direzione per gli affari cosacchi della Repubblica di Karačaj-Circassia, l'atamano [10] del reparto di Batalpašinskaja [11] dell'armata cosacca del Kuban' [12] Viktor Borodkin.
"La Guerra Caucasica durò più di 100 anni, portò via migliaia di vite di molti popoli del Caucaso del Nord e la sua causa fu l'impeto dell'autocrazia russa nella lotta per la sfera d'influenza in questa regione. La lotta dei montanari per la libertà e l'indipendenza fu in verità di tutto il popolo", – ha detto Viktor Borodkin.
A suo dire, per molto tempo la verità sulla Guerra Caucasica è stata taciuta.
"Ma dove gettare le pagine di storia? Uno dei protagonisti di un romanzo di Jurij Rytchėu [12], riflettendo sulle pagine oscure della storia dei rapporti tra russi e ciukci, pronuncia: "Rammentare ora le antiche persecuzioni è stupido come offendersi per il giogo tataro-mongolo [14]". Sagge parole! Certo, abbellire la storia, come si è fatto, per esempio, negli anni '70 del 20° secolo è stupido e insensato, ma presentarsi a vicenda i conti per offese vecchie di molti secoli non è affatto più ragionevole, e in altre situazioni è anche delittuoso. E solo un'interpretazione oggettiva della storia non è mai stata e non può essere inutile. Nonostante l'enorme numero di vittime da entrambe le parti nella Guerra Caucasica, ci furono non pochi casi di tentativi di pace, buon vicinato e amicizia tra montanari e cosacchi. E in questo la Guerra Caucasica non somigliò ad altri conflitti armati", – ha detto Viktor Borodkin.
Alla riunione sono intervenuti anche il capo dell'autonomia etnico-culturale "Nogaj ėl'" Valerij Kazakov, il vice presidente della ROO [15] "K''račaj Alan Chalk''" [16] della Karačaj-Circassia Muchamad Abajchanov, un membro della Camera Sociale [17] della Federazione Russa e il membro del movimento sociale "Abaza" Azamat Tlisov.
I partecipanti alla riunione hanno onorato con un minuto di silenzio i morti nella Guerra Caucasica. Inoltre nei villaggi Krasnyj Vostok [18] e Ali-Berdukovskij ha avuto luogo la deposizione di fiori al monumento alle vittime della Guerra Caucasica.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Alla conferenza in Karačaj-Circassia è stato deciso di creare il Consiglio di Coordinamento dei popoli vittime di repressioni", "Gli abitanti della Karačaj-Circassia festeggiano il Giorno della Rinascita del popolo caraco", "Le organizzazioni circasse della Russia si sono rivolte alle autorità con la richiesta di riconoscere il genocidio del loro popolo".

Autrice: Lejla Gočijaeva; fonte: corrispondente di "Kavkazskij uzel"
"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/224507/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] Capitale della Karačaj-Circassia.
[2] Invocazione.
[3] Popolo turco della Karačaj-Circassia.
[4] Nome autoctono dei circassi e delle tribù dell'etnia circassa.
[5] "Parlamento adighè", associazione internazionale circassa.
[6] Città della Russia meridionale.
[7] Zar sotto cui terminò la Guerra Caucasica.
[8] Popolo autoctono del Caucaso.
[9] Popolo turco del Caucaso.
[10] Generale cosacco.
[11] Nome del villaggio cosacco da cui prese origine Čerkessk.
[12] Regione del bacino dell'omonimo fiume della Russia meridionale.
[13] Jurij Sergeevič Rytchėu, scrittore russo appartenente al popolo siberiano dei ciukci.
[14] Cioè l'occupazione della Russia da parte di Tatari e Mongoli nei secoli XIII-XV.
[15] Respublikanskaja Obščestvennaja Organizacija (Organizzazione Sociale a Livello di Repubblica).
[16] "Carachi – popolo alano" (i carachi si definiscono anche "alani").
[17] Organismo intermedio tra società civile e potere politico privo di reali poteri.
[18] "Oriente Rosso", villaggio della parte centro-orientale della Karačaj-Circassia.
[19] Villaggio della parte centro-settentrionale della Karačaj-Circassia.