01 luglio 2009

A proposito di Putin (XI)

 

La propria gente non si abbandona [1]




Iniziamo una nuova rubrica: “Gli amici del premier”. Nella prima parte dell'inchiesta – i fratelli Arkadij e Boris Rotenberg o “cosa lega il tatami alla Gazprom”


Parte 1: i fratelli Arkadij e Boris Rotenberg e la Gazprom

In Russia c'è uno strato di uomini d'affari che non teme le barriere burocratiche e sprezza i rischi politici. Le loro proprietà sono assolutamente tutelate e i loro interessi sono messi sullo stesso piano di quelli dello stato. Sono intoccabili. Davanti a loro sono aperte le porte delle compagnie di stato. E quasi ogni imprenditore della lista russa di Forbes propone loro con gioia una quota del proprio business. Si tratta di ex compagni di servizio, buoni vicini, amici o semplicemente vecchi conoscenti del premier russo Vladimir Putin. Gli esperti ritengono che negli anni del suo mandato il gruppo di questi compagni abbia costituito una classe particolare. Il direttore dell'Istituto per i problemi della globalizzazione Michail Deljagin ha avuto il coraggio di far notare che “amico del premier” è una particolare carica statale.

La “Novaja gazeta” inizia il monitoraggio degli affari degli amici di Putin. Esaminiamo l'attività dei fratelli Arkadij e Boris Rotenberg.

«Газпром» через бедро

Arkadij e Boris Rotenberg sono i principali proprietari delle banca “Severnyj Morskoj Put'” [2] (SMP-bank). Lo sparring partner di Vladimir Putin nel judo, il presidente dell consiglio superiore dell'Unione Nazionale Judo Arkadij Rotenberg è il fondatore e il capo del club di judo “Javara-Neva” [3] di Piter [4], di cui Putin è presidente onorario. Un altro fondatore del club è stato un altro conoscente del premier russo, Gennadij Timčenko, al momento presente grande trader di petrolio (comproprietario della Gunvor, parte della holding Clearwater).

Insieme e separatamente Arkadij e Boris Rotenberg hanno fondato alcune organizzazioni non commerciali, club e fondazioni a sostegno del judo e del sambo [5] (la Società interregionale per il sostegno allo sviluppo del sambo e del judo, il fondo non commerciale “Fan club Javara-Neva”, la Società per il sostegno allo sviluppo degli sport di lotta individuali “Patria”, il club per bambini e ragazzi “Javara-M”, la “Scuola di Judo”).

La dedizione allo sport in una buona compagnia non può non essere tenuta di conto. Nel 2008 i proprietari del “Novorossijskij morskoj torgovyj port” [6] (NMTP) hanno venduto il 10% del porto a strutture controllate da Arkadij Rotenberg. Nello stesso anno la Gazprom ha venduto alle strutture di Rotenberg cinque compagnie di costruzioni.

La “Novaja gazeta” ha chiarito che le ditte controllate del fratello di Arkadij Rotenberg, Boris, possedevano quote nelle strutture intermedie legate alla fornitura di tubature e apparecchiature per le imprese “figlie” della Gazprom. E l'ex direttore generale di una di queste strutture è entrato nel consiglio di amministrazione della Gazprom.

L'intermediario n. 1

Boris Rotneberg si è messo in luce come fondatore di due ditte moscovite poco note, Baza-Torg [7] e Postavka [8], che sono state registrate nel 2003 allo stesso indirizzo nel viale Kolomenskij [9] e avevano un telefono comune, che ora tace.

La tranquilla e insignificante “Baza-Torg”, secondo il database dello SKRIN [10], risulta essere fondatrice della compagnia Gaztaged (da essa controllata al 25%). Nel 2003 a capo della Gaztaged c'era Jaroslav Golko, che in quello stesso anno si è trasferito alla Gazprom – è diventato vice capo dell'amministrazione della contabilità, dell'analisi e della politica corporativa del dipartimento per la gestione delle proprietà. Nel 2005 Golko è salito fino al grado di primo vice capo del dipartimento per gli investimenti e le costruzioni della Gazprom, nel 2006 era a capo di questo dipartimento e all'inizio del 2007 è entrato a far parte del consiglio di amministrazione della Gazprom.

Per coincidenza, già nel 2008 la Gazprom ha venduto alle strutture di Arkadij Rotenberg cinque compagnie di costruzioni, tra cui commissionarie della Gazprom e produttrici di apparecchiature (Volgogaz [11], Lenspecstojgaz [12], Specgazremstroj [13], Volgogradneftemaš [14] e Krasnodargazstroj [15].

Il rappresentante della Gazprom Sergej Kuprijanov ha comunicato alla “Novaja gazeta” che queste attività sono stati venduti dalla Gazprom a un'asta aperta, che alla trattativa avrebbe potuto prender parte chiunque volesse e che vincitrici dell'asta sono risultate le compagnie che hanno proposto il prezzo più alto. Inoltre, come ha comunicato Kuprijanov, il dipartimento per gli investimenti e le costruzioni non ha alcun rapporto con la vendita delle dette atività e il lavoro preparatorio per la sua realizzazione è stato portato avanti da un altro reparto – il dipartimento per l'amministrazione delle proprietà e dei rapporti corporativi.

“Quando queste compagnie di costruzioni appartenevanno alla Gazprom, ci invitavano spessissimo a liberarci dai “fuori profilo”. Quando la Gazprom ha posto le compagnie in vendita, non si sono formate file di persone desiderose di acquistarle. E quando alla fine qualcuno ha comprato le attività, si pongono domande: “Perché la Gazprom ha fatto questo?” – si stupisce Kuprijanov. – La Gazprom ha adempiuto il compito che si era posta nell'ambito del proprio programma per la realizzazione delle attività fuori profilo. La Gazprom non aveva altri interessi”.

Jaroslav Golko non ha commentato la situazione. Arkadij e Boris Rotenberg non hanno voluto spiegare, se Golko sia il loro uomo nel consiglio di amministrazione della Gazprom e se continuino ad avere rapporti di affari.

Dopo che Jaroslav Golko ha lasciato la Gaztaged, la ditta non ha perso importanza. Secondo lo SKRIN fino allo scorso anno era controllata al 75% dalla Gaskomplektimpèks [16] – figlia al cento per cento della Gazprom, che riposnde della fornitura dei materiali e delle apparecchiature.

La Gaztaged è co-fondatrice dell'Associazione dei produttori di tubature. In diverse epoche l'hanno presieduta Golko e il membro del consiglio di amministrazione della Gazprom Valerij Golubev – ex agente del KGB, noto perché nel lontano passato, quando era a capo dell'amministrazione del quartiere dell'isola Vasilevskij [17] di San Pietroburgo, assegnò a Vladimir Putin e alla sua famiglia un appartamento niente male.

Tra i fondatori dell'associazione c'è anche il gruppo ČTPZ [18], la Compagnia metallurgica delle tubature (che rientra nel terzetto dei leader del mercato mondiale delle tubature), la Compagnia metallurgica unita e altre compagnie dedicate ai progetti della Gazprom. Ma nessuno di questi giganti ha fatto diventare presidente dell'associazione un uomo delle loro fila. Peraltro è diventato presidente il semplice direttore generale della Gaztaged Ivan Šabalov. Questi si è rifiutato di rispondere alle domande della “Novaja gazeta”.

Nel 2005 il direttore degli studi corporativi della compagnia di investimenti britannica Hermitage Capital Management (che consultava il fondo Hermitage – azionista di minoranza della Gazprom) Vadim Klejner, che reclamava un posto nel consiglio di direzione della Gazprom, in un suo rapporto ha fatto il nome di alcuni intermediari che hanno goduto di incomprensibili preferenze da parte della Gazprom. Oltre alla Rosukrènergo [19] e al suo predecessore EuralTransGaz [20] (forniture di gas) in qualità di intermediario nelle operazioni con le tubature della Gazprom è stato fatto il nome della Gaztaged. Come ha amesso con la “Novaja gazeta” il rappresentante della Hermitage chi fosse dietro quella ditta l'hanno saputo solo da noi.

La critica alla politica della Gazprom ha presto portato frutti. Nel novembre 2005 al direttore esecutivo della Hermitage William Browder hanno proibito l'ingresso in Russia. Il rappresentante della Gazprom la considera una coincidenza. Vladimir Putin, rispondendo alle domande dei giornalisti al riguardo, si è stretto nelle spalle e ha detto di non sapere perché sia successo questo. Putin si è espresso come a dire che a chi viola la legge l'ingresso è vietato, ma che gli investitori possono contare su un appoggio.

La Hermitage Capital Management ha lavorato in Russia per circa 10 anni, Browder ha portato circa 4 miliardi di dollari di investimenti occidentali, ma questo non lo ha salvato. Dopo che a Browder è stato proibito l'ingresso nel paese, nel 2007 sono seguite perquisizioni alla Hermitage e un procedimento penale. E nel 2008 il ministero degli Interni ha messo sotto accusa Browder e la Hermitage ha chiuso il proprio ufficio russo.

La scorsa settimana il Comitato per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha presentato la prima versione del rapporto “Sull'utilizzo per motivazioni politiche e iniquo del sistema giudiziario nei paesi membri del Consiglio d'Europa”. Il rapporto è stato elaboraro dall'ex ministro della Giustizia tedesco. Nel documento si ricorda anche la storia russa con la Hermitage. La situazione è chiamata un esempio di “abuso motivato politicamente del sistema giudiziario penale”.

Il mediatore n. 2

La ditta Postavka creata da Boris Rotenberg l'anno scorso si trovava in stato di liquidazione, ma per vivere anch'essa si è rivolta alla Gazprom. La ditta possedeva sui monti Altai la compagnia Sibgazimpèks [21] (al 25%), il restante 75% della compagnia era controllato da una “figlia” della Gazprom, la Gazkomplektimpèks.

La Sibgazimpèks è stata liquidata nel 2007. Tuttavia fino alla scomparsa è riuscita a far capolino nei documenti giudiziari. Come minimo dal 2003 la Gazkomplektimpèks ha dato ordine alla Sibgazimpèks di concludere accordi per la fornitura di apparecchiature con le imprese “figlie” della Gazprom. Le “figlie” della Gazprom hanno pagato di tasca propria l'intermediario per i suoi servizi.

Casualmente questo fatto è emerso lontano da Mosca – in una causa giudiziaria tra la Urengojgazprom [22] e le “Ferrovie Russe” nel 2005 году. Durante il trasporto sui binari parte del carico era andato perduto. In qualità di terzo interessato fu convocata la Gazkomplektimpèks. Nel corso del procedimento della Corte arbitrale federale del distretto degli Urali furono scoperti alcuni dettagli, in particolare il fatto che la Gazkomplektimpèks aveva siglato un accordo con la Sibgazimpèks, che forniva apparecchiature anche alla Urengojgazprom.

Un altro fatto stupefacente fu scoperto dall'Ispettorato interregionale del Servizio fiscale federale per i grandi contribuenti n. 2, che fece causa senza successo alla “figlia” della Gazprom Gazkomplektimpèks negli anni 2006-2007. Gli ispettori del fisco tentarono di accusare gli uomini della Gazprom di violazioni fiscali e persero i processi, ma nelle carte, di nuovo nel corso del procedimento, registrarono in particolare che il vice capo del dipartimento delle apparecchiature petrolchimiche, degli impianti di tubature e della costruzione di macchinari della Gazkomplektimpèks era allo stesso tempo un collaboratore della Sibgazimpèks.

Alla Gazprom finora non hanno risposto alle domande della “Novaja gazeta” riguardo alle somme e alle quantità di contratti siglati con le ditte Gaztaged e Sibgazimpèks e non hanno potuto spiegare perché una “figlia” della Gazprom avesse bisogno di due intermediari partecipati al 25% dalle strutture di Boris Rotenberg. Il rappresentante della Gazprom Sergej Kuprijanov ha fatto notare solo che oggi la Gazprom compie la stragrande maggioranza degli acquisti, anche di tubature, sulla base di concorsi.

Boris Rotenberg, a cui abbiamo poste delle domande una settimana fa, non si affretta a dare spiegazioni.

Una piena sintesi

La “Novaja gazeta” ha chiarito che le ditte create da Arkadij Rotenberg erano vicine alle compagnie del Gruppo multi-profilo Sintez [23], fondato da Leonid Lebedev (al momento presente senatore russo).

Il gruppo si occupa di ricerca e di estrazione di petrolio e gas, di energia e di sviluppo tecnologico. Le sue imprese conducono lavori di ricerca e di sondaggio in due settori gas-petroliferi della piattaforma del Mare di Barents, sfruttano il giacimento Varyngskoe nel circondario di Chantia-Mansia [24] e sono intenzionati a lavorare in Libia, Angola, Siria, Egitto e Indonesia. Fa parte del gruppo “Kores invest”, possiede il 45,35% della compagnia energetica russa TGK-2 [25] – la più grande compagnia termo-energetica del nord della Russia.

Secondo i dati dell'archivio della camera per le registrazioni di Mosca, nel 2000 Arkadij Rotenberg insieme a Sergej Zivenko (vedi dossier della “Novaja gazeta” – “Alcool” ) figurava come fondatore della ditta Zirot [26]. In seguito ne è diventata proprietaria la Tiger River Shipping Company Limited cipriota. Chi sia dietro questa struttura, non è dato di scoprire.

Il direttore generale della Zirot Oleg Minuškin in un altro momento è stato a capo della ditta “Rotna” (pure creata da Arkadij Rotneberg) e della Sintezneftegas [27], che fa parte del Gruppo Sintez. La Sintezneftegas e la ditta Rotna ebbero in passato un amministratore comune, Natal'ja Skarlygina. In seguito amministratore della Sintezneftegas è diventata la Doublebay Properties Limited delle Isole Vergini Britanniche. I suoi beneficiari finali sono sconosciuti.

Nel 2008 la Zirot si trovava all'indirizzo del Gruppo Sintez in via Malaja Nikitskaja [28] 29 nell'edificio 1. La ditta si è trasferita in un altro ufficio solo una settimana fa. Insieme ad alcune imprese del gruppo figurava come amministratrice o azionista di diverse compagnie.

Così insieme alla “Nižnevartovskij kapital'nyj remont skvažin” [29] (NKRS), che faceva parte del gruppo Sintez fino al 2008, la Zirot risultava amministratore della Sibir'transservis [30]. Nel 2004 alla Zirot apparteneva il 40% della compagnia, nel 2009 la sua quota è scesa all'1%. Nel 2008 insieme alla NKRS la Sibir'transservis è stata venduta al gruppo Integra per 54 milioni di dollari.

Secondo il rapporto della Spa GiPor [31] (Complesso industriale del gesso di Poreckoe [32]) per il 4° trimestre dello scorso anno, la Zirot possedeva il 6,99% del capitale fisso della società. Altre ditte con sede all'indirizzo del Gruppo Sintez possedevano complessivamente il 52,28% del complesso industriale. Nel maggio 2009 gli esecutori giudiziari hanno bloccato le proprietà della GiPor, motivando ciò con il fatto che dall'autunno dello scorso anno l'impresa doveva ai propri lavoratori 5 milioni di rubli [33]. La GiPor è stata posta sotto osservazione.

La Negusneft', che fa parte del Gruppo Sintez, era amministratrice insieme alla Zirot della “Camera giuridica intersettoriale”. La Camera possiede una quota della Spa “Promyšlennye Investicii[34]. Questa compagnia si occupa di consulenza finanziaria e di attrazione di investimenti e dichiara che i suoi collaboratori hanno preso parte alla realizzazione di progetti nel settore gas-petrolifero per l'ammontare di oltre un miliardo di dollari. La “Promyšlennye Investicii” possiede metà della Arktikšel'fneftegaz [35], che fa pure parte della Sintez. L'altra metà appartiene allo stato.

La Zirot era pure comproprietaria della ditta “Sintez Petrol-AZS” [36], che controlla alcune stazioni di servizio nella regione di Mosca. Amministratore della ditta era Vladimir Lebedev e l'impresa faceva parte del gruppo Sintezneftegas.

Il rappresentante del gruppo Sintez Aleksandr Levin ha comunicato laconicamente alla “Novaja gazeta” che il gruppo non è affiliato ad alcuna struttura del signor Rotenberg. Il senatore Leonid Lebedev non ha chiarito questa questione.

E di nuovo il gas

La ditta moscovita Rotna, fondata da Arkadij Rotenberg nel 2000 è esistita fino al 2006 ed è stata liquidata. Secondo i dati dello SKRIN, la ditta si occupava di commercio di generi alimentari. Ma l'ex direttore generale della Rotna Andrej Smirnov, con cui siamo riusciti a entrare in contatto, ha raccontato alla “Novaja gazeta” che la ditta commerciava gas.

Alla domanda su ciò di cui si occupava la Rotna quando era in vita, Smirnov ha risposto, che erano “piccole forniture di gas”, ma che la ditta lavorava con la Gazprom, preferiva i piccoli trader di gas russi. Richiamare il direttore generale alla sincerità e ottenere da lui con chi davvero la Rotna avesse fatto accordi per il gas non ci è riuscito. Questi ha detto che non ricorda i dettagli per i tanti anni che sono passati.

Prima della propria fine, la Rotna è riuscita a creare la ditta Neft'prominvest [37], che commercia carburanti e in seguito è passata al cento per cento alla “Nadilo Commercial Limited” cipriota.

Alcune compagnie, in precedenza appartenenti direttamente a Rotenberg, sono pure finite sotto il controllo di ditte offshore non trasparenti.

Gli ampi legami di affari degli amici di Vladimir Putin sono chiari. Non di rado essi sono presi come garanti di successo e come sorta di polizze di assicurazione nelle condizioni di imprevedibilità delle attività in Russia. Considerando il peso specifico del premier, che ha piegato non solo tutte le branche del potere, ma anche i grandi imprenditori, per gli amici non è obbligatorio neanche avere a che fare con Putin. E' sufficiente il fatto stesso di conoscerlo perché il mondo degli affari dominato dalla sua presenza cessi di “dargli gli incubi” e gli permetta di svilupparsi nelle condizioni di massimo confort.

Gli amici del premier sono la variante locale russa della garanzia di intangibilità della proprietà privata. Si capisce, questa garanzia non è eterna, costa cara e funziona solo se a quel business non aspirano amici ancora più prossimi.

Dossier della “Novaja gazeta”

Storia dei legami

Leonid Lebedev nel 1998 era uno dei fondatori e dei capi dell'impresa sovietico-americana Sintez International e in seguito della Sintez Corporation russo-britannica, entrò nel consiglio direttivo della Spa “GiPor” (Complesso industriale del gesso di Poreck) e della Spa Chimprom [38] nella Repubblica di Ciuvascia. In passato fu legato agli imprenditori Aleksandr Žukov e Mark Garber (vedi “Novaja gazeta”, n. 63 del 2006).

Žukov controlla il fondo britannico Glengary (Glengary Overseas Limited). Nel 2006 questo fondo, registrato nelle Isole Vergini Britanniche, ha accresciuto fino al 25,88% la propria quota della compagnia gas-petrolifera britannica JKX Oil&Gas, comproprietario della quale è Dmitrij Firtaš (Rosukrènergo).

La “Novaja gazeta” ha chiarito che negli anni Novanta Žukov controllava la britannica Sintez UK Limited e anche la svizzera Sintez Holding, che nel 2001 sono state rinominate Transit e Transit Holding. Più tardi tra i direttori della compagnia è comparso l'avvocato svizzero Dmiitri de Faria, cugino dell'avvocato tedesco Alexander De Faria, che nel 1995 rappresentava il governo russo in Europa per le questioni della privatizzazione.

Negli anni 1992-1994 nello studio legale moscovita di Alexander de Faria lavorava l'ex agente del KGB e futuro membro del consiglio di amministrazione della Gazprom, capo del suo ufficio legale, co-direttore della Rosukrènergo e conoscente di Dmitrij Medvedev Konstantin Čujčenko (al momento presente capo del dipartimento di controllo dell'amministrazione del presidente della Federazione Russa). E a metà degli anni Novanta come direttore della ditta tedesca di consulenza RFI, creata da Alexander de Faria, lavorava Sergej Šmatko – attuale ministro dell'Energia russo.

Mark Garber in passato ha lavorato con Žukov e insieme a Lebedev risultava fondatore della “Corporazione Sintez”. Garber è il più vecchio partner della Fleming Family and Partners [39]. In precedcenza era rappresentante della Trade Concepts Limited, che insieme alla cooperativa Sintez ha creato la compagnia SK Oil Invest. A metà degli anni Novanta questa struttura è diventata erede della Sintez Corporation Limited nel contratto con la Rosvooruženie [40], secondo il quale la ditta otteneva il diritto di vendere petrolio estratto dall'Iran come pagamento per le apparecchiature militari russe.

Nel 2001 Žukov fu arrestato nella sua villa in Italia. Ebbe un procedimento penale per commercio illegale di armi con Dmitrij Strešinskij [41], Mark Garber, Leonid Lebedev, Andrej Važnik [42], l'ex agente del KGB Anatolij Fedorenko e anche Evgenij Marčuk (ex ministro della difesa, primo ministro e capo dello SBU [43] dell'Ucraina). Nella fattispecie si trattava di fornitura di armi e munizioni a gruppi che combattevano in Jugoslavia. Nel marzo 2002 il tribunale italiano condannò Strešinskij con la condizionale e gli inflisse una pena pecuniaria. Nel gennaio 2004 lo stesso tribunale riconobbe Žukov, Lebedev, Garber, Fedroenko e Važnik innocente.

Alcool

Fondatore della Zirot insieme ad Arkadij Rotenberg era Sergej Zivenko. Da maggio 2000 a luglio 2002 Zivenko era a capo della FGUP [44] Rosspirtprom [45] e in seguito ha fondato il gruppo industriale-commerciale “Kristall” [46], che riunisce le sue imprese specializzate nella produzione di alcolici (le vodke “Beloe Zoloto” [47], “Oligarch” [48], “Gželka” [49], “Pšeničnaja” [50], “Ržanaja” [51]). Zivenko non ha risposto alle domande della “Novaja gazeta” su Rotenberg.

Come ha comunicato il giornale “Vedomosti” [52], gli uomini di Rotenberg erano presenti al comando di quasi tutte le 11 fabbriche di alcolici, che la FGUP Rosspirtprom per decisione del governo deve consegnare alla VTB [53] per ripagare un debito di 5 miliardi di rubli [54].

Materiale preparato con l'aiuto del progetto SCOOP dell'associazione dei giornalisti investigativi danese (FUJ)

Roman Šlejnov
redattore del settore investigativo

28.06.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/068/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Gioco di parole intraducibile: svoich ne brosajut può significare “la propria gente non si abbandona”, ma anche “la propria gente non si manda al tappeto” (alludendo alla passione di Putin e dei suoi amici per il judo).


[2] “Via Marittima del Nord”.

[3] Javara è la trascrizione russa di yawara, assicella usata come arma in Giappone. La Neva è il fiume di San Pietroburgo.

[4] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[5] Arte marziale russa (il nome deriva dall'espressione SAMozaščita Bez Oružija, “autodifesa senza armi”).

[6] “Porto Marittimo Commerciale di Novorossijsk” sul Mar Nero.

[7] “Base-Commercio”.

[8] “Fornitura”.

[9] Nella parte meridionale di Mosa, abbastanza lontano dal centro.

[10] Sistema Kompleksnogo Raskrytija Informacij (Sistema di Fornitura Complessiva di Informazioni), sorta di registro delle imprese russe e delle loro attività.

[11] “Volga-gas”.

[12] “Lenin(?)-Speciali-Costruzioni-Gas”.

[13] “Speciali-Gas-Riparazioni-Costruzioni”.

[14] “Volgograd-Petrolio-Macchine”.

[15] “Krasnodar-Gas-Costruzioni”. Krasnodar è una città della Russia meridionale.

[16] “Gas-Complessi-Import-Export”.

[17] Isola della Neva, una delle zone più belle di San Pietroburgo.

[18] Čeljabinskij TruboProkatnyj Zavod (Fabbrica di Tubature di Čeljabinsk – città della Siberia occidentale).

[19] “Russia-Ucraina-Energia”.

[20] “Eural(?)-Trasporto-Gas”.

[21] “Siberia-Gas-Import-Export”.

[22] In pratica la filiale della Gazprom che occupa dell'estrazione di gas e petrolio dal giacimento di Urengoj, nella Siberia nord-occidentale.

[23] “Sintesi”.

[24] Territorio della Siberia centrale.

[25] Territorial'naja Generirujuščaja Kompanija (Compagnia Generatrice Territoriale).

[26] Secondo alcune fonti è un termine del misticismo sufi che indica il “tesoro” spirituale...

[27] “Sintesi-Petrolio-Gas”.

[28] Via del centro di Mosca.

[29] “Riparazione Completa di Trivellazioni di Nižnevartovsk”. Nižnevartovsk si trova nel circondario di Chantia-Mansia.

[30] “Siberia-Trasporto-Servizi”.

[31] “Gesso-Poreckoe”.

[32] Villaggio della Repubblica di Ciuvascia, nella parte centro-orientale della Russia europea.

[33] Oltre 114.000 euro.

[34] “Investimenti industriali”.

[35] “Artico-Piattaforma-Petrolio-Gas”.

[36] AZS sta per Avtomobil'nye Zapravočnye Stancii (Stazioni di Servizio Automobilistiche).

[37] “Petrolio-Industria-Investimenti”.

[38] “Chimica-Industria”.

[39] Grande finanziaria londinese.

[40] “Russia-Armamenti” (impresa di stato che si occupa degli armamenti).

[41] Faccendiere ucraino.

[42] “Imprenditore” ucraino.

[43] Služba Bezpeki Ukraïny (Servizio di Sicurezza dell'Ucraina), il principale servizio segreto ucraino.

[44] Federal'noe Gosudarstvennoe Unitarnoe Predprijatie (Impresa Federale Statale Unitaria).

[45] “Russia-Alcolici-Industria”.

[46] “Cristallo”.

[47] “Oro bianco”.

[48] “Oligarca”.

[49] Nome di un piccolo affluente della Moscova.

[50] “Di frumento”.

[51] “Di segale”.

[52] “Notizie” (giornale finanziario).

[53] Vnešnij Torgovyj Bank (Banca per il Commercio Estero).

[54] Circa 114 milioni di euro.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/07/putin-i-suoi-amici-e-i-loro-affari-i.html

28 giugno 2009

A proposito del modo di far politica in Russia (IX)

Ve la rifaremo vedere noi [1]!



La “Giovane Guardia di Russia Unita” [2] si è dichiarata un'arma di distruzione di massa


Il 22 giugno, nel giorno della Memoria e del Lutto [3], forse non più comprensibilmente di altri, ma peraltro, in ogni caso, più rumorosamente ha manifestato il proprio lutto la “Giovane Guardia”.

Dispostisi in una piazzetta in via Aleksandr Nevskij [4] (che non molto tempo fa ha battuto per mezzo muso I.V. Stalin nel Grand Prix di “Imja Rossija” [5]), i membri della “Giovane Guardia” hanno acceso la sirena dell'allarme aereo in modo fedifrago, senza dichiarare guerra, causando alle vecchiette dei dintorni sedute sulle panchine lievi convulsioni e ai poliziotti che avevano l'aspetto di servizio d'ordine – una lieve emissione di urina.

Certo, questa è stata l'azione di maggior successo di oggi dei membri da parquet della “Giovane Guardia” – per lo meno quella che ha avuto il più evidente effetto audiovisivo. Fra l'altro fino ad allora tutto era andato in qualche modo con tensione e bruttezza: né il coraggio di Serëžka Tjulenin [6], né lo charme di Ljubka Ševcova [7]. Si erano radunati per qualche scopo in piazza della Rivoluzione [8] nel giorno della Costituzione [9] e avevano annunciato al mondo intero con il microfono che il loro compito è far sì che in Russia non ci siano mai più rivoluzionari. Per eliminare in qualche modo la goffaggine, il leader ideale della MGER [10] Ivan Demidov aveva spiegato oscuramente che questa riunione “non è ancora il matrimonio della gioventù con la Costituzione, ma è già come un fidanzamento”. Ma questa sciocca ci sperava ed era andata probabilmente a farsi un bagno di vapore [11].

Dopo aver concesso lo ius primae noctis con la Costituzione ai vecchi compagni, i giovani lupi del Cremlino, con le mascelle stridenti per la libido insaziata, avevano deciso di pattugliare le vie in cerca di lavoratori immigrati illegalmente. Ma qualcosa non andò per il verso giusto. O gli immigrati non si fecero vedere o le batterie delle torce erano state comprate al mercato Čerkizovskij [12], si misero a sedere. E' diabolicamente difficile trovare un immigrato che lavora in nero [13] in una strada buia senza torcia.

Peraltro stavolta tutto è andato com'era scritto. Dopo aver assordato le vecchiette con la sirena, i ragazzi gli hanno cantato una dura canzone patriottica per consolarle, hanno dato una rapida passata ai monumenti che si trovavano nelle vicinanze e sono partiti per un raid verso le ambasciate di Estonia, Ucraina e Lettonia. Senza dimenticare, prima di partire, di gridare lo slogan: “Chi vuole riesaminare la storia, se la rivedrà con noi!”.

Dopo queste parole una vera minaccia ha preso a incombere sull'umanità. Se questa, come le vecchiette di via Aleksandr Nevskij, riposerà sulle panchine [14], nel mondo accadranno fatti mostruosi, con conseguenze irreversibili.

Per cominciare la “Giovane Guardia” farà rivedere Katyń ai polacchi, la MGER deporterà di nuovo un quarto degli estoni e dei lettoni in Siberia, dopodiché cercherà e neutralizzerà in tutta l'Ucraina gli avanzi e i compagni d'armi di Petljura [15], Bandera [16], Mazepa [17], Chruščëv e Ščors [18].

Agli ungheresi la “Giovane Guardia” farà rivedere il '56 e ai cecoslovacchi il '68. All'America, perché non rialzi la testa – la crisi di Cuba. Ai francesi ridarà Mosca e la brucerà di nuovo con i lavoratori immigrati.

Agli svedesi i membri della “Giovane Guardia” faranno rivedere Poltava [19], ai britannici il vero volto di Čičvarkin [20]. Era stata espressa l'idea di far rivedere Tsushima ai giapponesi, ma è stata riconosciuta sbagliata [21]. Dopo lunghe e libere discussioni a una tavola rotonda in presenza di Surkov[22] hanno deciso semplicemente di volgere loro il proprio muso asiatico [23].

Si sono arrovellati molto con gli afghani: c'è qualcosa che possiamo mostrargli di nuovo, che non abbiano già visto? Poi è venuto in mente: certo, “9 rota[24] di Bondarčuk [25]. Fra l'altro è venuto in mente allo stesso Bondarčuk.

Fino a tarda notte, nell'incerta luce di fumose lanterne, i ragazzi e le ragazze senza paura hanno discusso su cosa sia meglio dal punto di vista del 2020 [26]: invitare M. Šajmiev [27] a un nuovo scontro sull'Ugra [28] o semplicemente inviare contro di lui Osljabja [29] da Ščerbinka [30]? E poi i loro occhi hanno preso a incollarsi e si sono addormentati, lasciando l'umanità in pace per un po' di tempo.

Leonid Florent'ev

26.06.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/067/12.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Letteralmente “vi faremo rivedere la madre di Kuz'ka”, espressione idiomatica di minaccia variamente interpretata e spesso usata da Chruščëv nei confronti dell'Occidente.



[2] Organizzazione giovanile di “Russia Unita” (partito che ha il solo scopo di portare avanti la politica di Putin) che si richiama all'organizzazione giovanile “Giovane Guardia”, che combatté contro i nazifascisti che avevano attaccato l'URSS durante la Seconda Guerra Mondiale.



[3] Giorno in cui si ricorda l'attacco della Germania nazista e dei suoi alleati all'URSS.



[4] Via del centro di Mosca.



[5] Il principe Aleksandr sconfisse gli svedesi sul fiume Neva nel nord della Russia nel XIII secolo e perciò fu chiamato Nevskij (“della Neva”). “Imja Rossija” (Nome Russia) è un concorso televisivo per eleggere i cento più importanti personaggi della storia russa.



[6] Sergej Gavrilovič Tjulenin, uno dei membri di punta della “Giovane Guardia” storica, ucciso dai nazisti nel 1943.



[7] Ljubov' Grigor'evna Ševcova, altra dirigente della “Giovane Guardia”, anch'essa uccisa dai nazisti.



[8] Piazza antistante la Piazza Rossa.



[9] Il 12 dicembre.



[10] Molodaja Gvardija Edinoj Rossii (Giovane Guardia di Russia Unita).



[11] Il più grande mercato moscovita, in cui si può trovare di tutto (ma non cose di qualità).



[12] Come dire, era andata a farsi bella (ci si rifà qui alle usanze di una Russia antica e agraria).



[13] Resa un po' goffa del gioco di parole dell'originale (dove l'immigrato era definito čërnyj, che letteralmente significa “nero”, ma va inteso principalmente come “clandestino”).



[14] Gioco di parole intraducibile tra počivat' na lavrach (riposare sugli allori) e počivat' na lavkach (riposare sulle panchine).



[15] Symon Vasil'ovyč Petljura, leader nazionalista ucraino che tentò di costituire un'Ucraina indipendente dopo la caduta dello zarismo.



[16] Stepan Andrijovyč Bandera, nazionalista ucraino, che tentò di costituire un'Ucraina indipendente durante l'invasione nazifascista.



[17] Ivan Stepanovyč Mazepa, capo cosacco che si schierò al fianco degli Svedesi contro la Russia.



[18] Nikolaj Alekandrovyč Ščors, comandante rosso ucraino rimasto ucciso durante la guerra civile dopo la Rivoluzione.



[19] Città ucraina, presso la quale i Russi sconfissero gli Svedesi all'epoca di Pietro il Grande.



[20] Evgenij Aleksandrovič Čičvarkin, imprenditore del settore della telefonia mobile e politico di opposizione, condannato in contumacia per sequestro di persona ed estorsione dopo la sua fuga in Gran Bretagna.



[21] Nella battaglia navale di Tsushima, nello stretto di Corea, i Giapponesi inflissero ai Russi la sconfitta decisiva per le sorti della guerra russo-giapponese del 1904-1905.



[22] Vladislav Jur'evič Surkov, primo vice-direttore dell'amministrazione presidenziale russa.



[23] Di volgere il proprio muso asiatico ai nemici orientali parlano gli “Sciti” (da leggersi come Russi) dell'omonimo poema di Aleksandr Aleksandrovič Blok.



[24] “La nona compagnia” (uscito sul mercato internazionale con il titolo inglese “The 9th Company”), film su un episodio dell'intervento sovietico in Afghanistan.



[25] Fëdor Sergeevič Bondarčuk, attore e regista.



[26] La “Giovane Guardia” si è posta come obbiettivo di lavorare in vista dell'anno 2020, atteso quasi come una data messianica.



[27] Mintimer Šaripovič Šajmiev, presidente della repubblica autonoma del Tatarstan, che sta lavorando per portarla dall'autonomia all'interno della Federazione Russa alla piena sovranità.



[28] Nel 1480 i Russi sconfissero i Tataro-Mongoli sul fiume Ugra (nella Russia centrale) e distrussero definitivamente l'Orda d'Oro.



[29] Roman (o Rodion) Osljabja è una figura semileggendaria di monaco-guerriero che affrontò i Tatari a Kulikovo – nella Russia centro-meridionale - nel 1380, nella battaglia che segnò l'inizio della fine del dominio tataro sulla Russia e sancì la supremazia del grande principato di Mosca sulla Russia.



[30] Cittadina nei pressi di Mosca.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/06/non-solo-putin-anche-i-suoi-giovani.html

26 giugno 2009

A proposito della situazione del Caucaso (XIV)

Si è fatto dei nemici



Cos'è riuscito a fare Junus-Bek Evkurov in otto mesi di presidenza


Il presidente dell'Inguscezia Junus-Bek Evkurov al momento della chiusura del numero si trova in rianimazione all'istituto di chirurgia Višnevskij [1], dove è stato portato lunedì sera da Nazran' [2]. Questi ha subito una serie di difficilissime operazioni e le sue condizioni, nonostante i primi ottimistici comunicati, sono gravi [3]. Evkurov ha pagato un prezzo troppo alto per meno di otto mesi di presidenza. I medici gli hanno asportato alcuni organi interni distrutti dall'esplosione, fra l'altro anche parte del fegato. Junus-Bek è rimasto gravemente ustionato, ha subito un barotrauma e un gravissimo ematoma cerebrale. E perfino questa sua attuale situazione si può considerare un miracolo: sopravvivere dopo un'esplosione del genere era di fatto impossibile. Della Mercedes presidenziale blindata è rimasto solo un relitto bruciato e contorto.

Pur sopravvissuto e perfino con chance di guarigione, in senso politico Junus-Bek Evkurov è già stato messo fuori gioco. La repubblica, in cui di fatto è in corso una guerra civile, non potrà restare per alcuni mesi (nel migliore dei casi) senza un leader reale.

Questi otto mesi, in cui Junus-Bek Evkurov è stato in carica come presidente, sono un periodo breve per trarre conclusioni sul suo operato. In Inguscezia gode di un'incredibile popolarità, dovuta per la maggior parte al carisma personale. Per la sua apertura, per la leggerezza con cui dà il proprio numero di cellulare, per le parole ingannevolmente semplici pronunciate davanti agli abitanti di quasi ogni villaggio inguscio, la gente gli ha concesso un colossale credito di fiducia e non ha chiesto niente in cambio. Quand'erano passati tre mesi dal momento della sua entrata in carica, molti in Inguscezia dicevano: il presidente dice tutto bene, ma ha ancora bisogno di tempo. Sei mesi dopo dicevano lo stesso: bisogna attendere un po' di tempo – passerà un anno e allora chiederemo. Come sarebbe diventata la repubblica dopo un anno di amministrazione di Evkurov, non lo sapremo mai. Peraltro possiamo vedere com'è diventata dopo otto mesi del suo operato.

Da gennaio a maggio in Inguscezia sono state uccise 107 persone, 9 sono state sequestrate. Per fare un paragone, secondo i dati del PC [4] di Memorial [5], da gennaio ad aprile 2008 nel territorio dell'Inguscezia erano state uccise 9 persone. Ma già allora la situazione della repubblica era considerata estremamente instabile.

Per quanto riguarda la corruzione del governo, alla logica conclusione è giunto un solo procedimento: contro il ministro dello Sport Issa Ozdoev, che aveva rubato sulla costruzione del principale Palazzo dello Sport della repubblica. La disoccupazione non è diminuita.

Quello che è veramente riuscito a Evkurov in questi otto mesi è stato farsi dei nemici. Fra l'altro, ora pochi dubitano: gli esecutori dell'attentato sono stati gli uomini della cosiddette organizzazioni clandestine banditesche [6] – dietro a questo crimine può esserci un'ampia cerchia di persone.

Nell'ambito della lotta contro la corruzione Evkurov si è trovato in forte disaccordo con molte importanti figure della repubblica. In parte i contrasti non avevano tanto il carattere di valutazione di un reato, quanto di lite sui concetti. Per gli uni erano da banditi, per altri da ufficiali. Fatto sta che in determinate situazioni si sarebbe potuto fornire al presidente ben più strumenti per far pressione sui corrotti.

Ai primi di febbraio, quando era passato ben poco tempo dalla nomina di Evkurov a presidente, questi mi disse:

– Tutto è portato a termine ora: prima di aprire un procedimento penale, è necessario fare una discussione. “Tu rimetti i soldi in cassa. Se li rimetti – ti viene perdonato tutto”.

Per capire le dimensioni delle rimostranze: per la costruzione di un solo zuccherificio sono spariti 55 milioni di rubli [7]. Come pure non è stata finita di costruire una fabbrica vetraria, una fabbrica di turbine e molto altro. Dove sono gli ottanta oggetti di cui era stata avviata la costruzione di cui l'ex presidente Zjazikov raccontò all'ex presidente Putin? Trovare il modo per togliere di mezzo Evkurov in questa situazione sembra qualcosa di molto attraente.

E comunque la versione ufficiale sugli organizzatori dell'attentato è questa: al presidente hanno attentato dei terroristi che vogliono destabilizzare la situazione del Caucaso del Nord.

Junus-Bek per le organizzazioni clandestine era veramente scomodo. E' riuscito a condurre nella repubblica una serie di grandi operazioni speciali – e pure senza il baccano con cui i federali accompagnano le proprie gesta. Forse questo è stato il risultato più notevole del suo operato. Questi ha detto apertamente: “Se ci sarà bisogno, condurrò trattative con i terroristi”.

Non molto tempo fa a Magas [8] ha avuto luogo una tavola rotonda sulle questioni della sicurezza. E là Evkurov ha detto:

– Quest'anno su 40 persone che intendevano darsi alla macchia, sono andati via 16 giovani. Il nostro compito principale è fermare chi vuol darsi alla macchia. Sono tutti ragazzi nostri: prodi, coraggiosi. Solo che la prodezza di chi si da alla macchia è utilizzata ai propri scopi da altre forze. Più di una volta ho dichiarato che sono pronto al dialogo e li invito a deporre le armi e a tornare alla vita pacifica. Sono pronto a parlare con i militanti fino all'ultimo…

Chiudendo l'incontro, il presidente dell'Inguscezia ha fatto notare in particolare che “i familiari dei banditi non devono soffrire per il fatto che i loro figli compiono crimini”.

Evkurov ha proposto una formula niente affatto male: voi uscite dalla clandestinità e noi vi giudichiamo in tribunali civili, legali.

Il problema è che alle parole del presidente ha impedito di credere chi in realtà lotta contro i militanti in Inguscezia. Si tratta degli uomini delle strutture armate federali. I loro metodi sono il principale argomento contro le rassicurazioni “pacifiste” di Evkurov.

L'attuale facente temporaneamente funzione di presidente Rašid Gajsanov, come dicono molti in Inguscezia, non resterà tale a lungo. Sotto Ruslan Aušev [9] questi era ministro dell'economia. Evkurov, che per lunghi anni non ha vissuto nella repubblica, non capiva bene le questioni dei quadri dirigenti, dei disonesti funzionari diceva: “E dove se ne possono prendere altri?”. Proprio il fatto che Gajsanov aveva lavorato con Aušev ha influito sulla scelta di Evkurov – e Gajsarov è diventato presidente del consiglio dei ministri.

Gajsanov, probabilmente, non è un cattivo economista. Ma se l'Inguscezia avesse avuto bisogno di un economista, il Cremlino a novembre dello scorso anno non avrebbe inviato là un uomo del servizio segreto militare.

E' un'altra storia che la nomina di Gajsanov sia una mossa eccellente a livello di quadri dirigenti. Gli spetteranno tutte le questioni cerimoniali e dal punto di vista formale in Inguscezia si conserverà la sovranità del potere. Ma di garantire la sicurezza si occuperà Kadyrov, esperto in queste faccende. Questi adesso ha il permesso del presidente della Federazione Russa di passare nel territorio della repubblica vicina e introdurre là il suo ordine. Nel caso che questi si dimostri efficace in questo lavoro, si deciderà da se la questione della possibile introduzione di una sua amministrazione esteriore della repubblica.

L'impressione che la repubblica, lentamente ma certamente, andrà sotto Kadyrov la si ha da molto tempo in Inguscezia. Ieri parlavo con uno dei consiglieri del presidente Evkurov. Questi mi ha detto:

– Gliel'ho sempre detto: Junus-Bek, abbi cura di te. Sii più prudente. Se ti succederà qualcosa, sappi: tu pagherai per il fatto che inghiottiranno l'Inguscezia.

Anche se Evkurov era evidentemente sconsiderato nel garantire la propria sicurezza, questi, evidentemente, sentiva che mirano all'Inguscezia. Alla seduta di febbraio del Consiglio del popolo inguscio questi, che gode di un indiscusso appoggio del popolo, ebbe un diverbio con questo stesso popolo. Il popolo esigeva di prendere alla vicina Ossezia del Nord il distretto Prigorodnyj [10]. In generale la questione della restituzione del Prigorodnyj negli ultimi tempi risuona sempre più spesso e più decisamente. Il presidente dapprima delicatamente, poi già in forma ultimativa ha detto: il Prigorodnyj non si tocca. Ha motivato la sua posizione brevemente, militarmente: voi non sapete tutto e io non posso dire tutto, ma credetemi, sarà meglio così.

Cosa sapeva il presidente? Sapeva, in parte, che la vicina Cecenia già in tre sedute aveva elaborato un disegno di legge sull'annessione dei distretti di Sunža e di Malgobek dell'Inguscezia. Si tratta di circa metà del territorio inguscio. C'è motivo di pensare che le terre inguscie divenissero un riscatto da pagare nelle discussioni sul distretto Prigorodnyj. Si dice che l'affare dell'annessione delle terre inguscie posso essere stato pensato a Mosca: fra l'altro per frenare le pretese territoriali dell'Inguscezia nei confronti dell'Ossezia ed evitare con questo un nuovo conflitto etnico. Il neo nominato presidente Evkurov era giunto nella repubblica nativa con una precisa comprensione di questa situazione.

Un altro presidente - Kadyrov – in questi anni è riuscito ad ammettere che l'unione delle due repubbliche non è già più un progetto così inimmaginabile come poteva sembrare in precedenza. E l'idea della creazione di un'unica repubblica, a cui si oppose perfino il flemmatico predecessore Zjazikov, negli ultimi anni è risuonata sempre più spesso anche a Mosca.

Ol'ga Bobrova

24.06.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/066/01.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni

[1] Clinica moscovita.


[2] Ex capitale dell'Inguscezia, dove hanno tentato di uccidere Evkurov.


[3] Attualmente le sue condizioni vanno realmente migliorando ed è considerato fuori pericolo.


[4] Pravozaščitnyj Centr (Centro per la Difesa dei Diritti Umani).


[5] “Memoriale”, associazione nata per difendere la memoria delle vittime delle repressioni sovietiche e tuttora attiva sul fronte della tutela dei diritti umani.


[6] Cioè di gruppi dediti tanto al banditismo quanto al terrorismo.


[7] Oltre 1.250.000 euro.


[8] Città costruita per diventare la nuova capitale dell'Inguscezia (una sorta di piccola Brasilia caucasica).


[9] Ruslan Sultanovič Aušev, presidente dell'Inguscezia dal 1993 al 2001.


[10] Il distretto Prigorodnyj (Periferico) apparteneva all'Inguscezia – o per meglio dire, alla repubblica di Cecenia e Inguscezia – prima che Stalin esiliasse nella Russia asiatica tutti i Ceceni e gli Ingusci, accusati falsamente di aver collaborato coi nazifascisti. Con la destalinizzazione Ceceni e Ingusci poterono tornare, ma i confini del Caucaso erano stati ridisegnati.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/06/non-hanno-ucciso-evkurov-ma-linguscezia.html

22 giugno 2009

A proposito della Russia e degli altri (I)

La Terza Guerra Mondiale contro la Russia



Georgia, Ucraina, USA, Bielorussia, Cina, per non parlare di Lettonia o Polonia, ci hanno dichiarato guerra


Quando il presidente Putin salì al potere si dava il caso che ad Occidente non ci amassero. Cioè, notate, non era che noi non amassimo qualcuno. Noi, al contrario, eravamo sempre pronti ad essere amici di tutti – di quelle serpi di americani, che vogliono organizzare una rivoluzione “arancione” in Russia, di quella marmaglia dell'Unione Europea, che invidia la grandezza della Russia, e perfino con i chochly [1], che ci rubano il gas e vogliono far litigare i nostri popoli ragionando del cosiddetto Holodomor [2].

Noi quelle serpi, quei mostri, quei caproni, – li amavamo. E loro noi, così grandi, – no.

Poi quelle serpi hanno smesso di non amarci e hanno preso ad attaccarci. Per prima ci ha attaccati la Georgia. La Polonia, com'è noto, a suo tempo aveva attaccato la Germania [3] e la Georgia ha attaccato la Russia.

La Georgia non è riuscita a subire una sconfitta umiliante, perché al seguito gli USA hanno attaccato la Russia. Questi hanno organizzato a bella posta da loro una crisi finanziaria per distruggere l'economia russa.

Come? Non lo sapevate? Invano. Perfino funzionari molto liberali al Cremlino alla fine del 2008 hanno raccontato che: a) la Russia resta un isolotto di stabilità nel mare della crisi finanziaria; b) tutto questo è stato fatto apposta dagli USA per distruggere la Russia; c) in conseguenza della crisi crollano gli USA.

La seguente ad attaccarci è stata l'Ucraina. I delinquenti, che ci rubano il gas e pongono un cuneo tra i nostri due popoli, hanno chiuso il rubinetto verso l'Europa e hanno dichiarato che l'avevano fatto i russi.

E cosa pensate? Questi delinquenti in Europa gli hanno creduto! Anche se chiunque rilegga gli interventi di Putin vedrà che: a) il gas è la nostra arma energetica; b) la Russia è un fornitore di gas affidabile.

In conseguenza della guerra del gas lanciata dall'Ucraina allo scopo di screditare la Russia, la quota della Gazprom nel bilancio del gas dell'Europa è caduta dal 31 al 16% e singoli paesi europei hanno preso a lottare attivamente contro due progetti russi – il South Stream [4] e il North Stream [5]. Per qualche motivo hanno preso a considerare i pacifici gasdotti russi come un'arma energetica russa, l'operato della quale ai loro occhi ha sperimentato su di se l'Ucraina. Cioè di fatto l'Ucraina è entrata nella guerra del gas contro la Russia al fianco dell'Ucraina!

In seguito un'aggressione contro la Russia è stata lanciata dalla Bielorussia. Inizialmente il Piccolo Padre [6] ci ha ingannati da fedifrago: ha preso un mucchio di soldi per il riconoscimento di Ossezia del Sud e Abcasia e ci ha abbandonati. E dopo alla Russia è meritato guardare attentamente il latte bielorusso e scoprire che non è affatto latte, ma sa il diavolo cosa, è perfino sconveniente dire cos'è [6], che il Piccolo Padre ci ha vigliaccamente colpiti al fianco bloccando il transito di merci verso la Russia e ci è toccato capitolare rapidamente.

Al contempo ci è toccato combattere con la Cina. A dire il vero, qui la guerra si è rivelata segreta, non pubblica: poiché il Cremlino non riusciva in alcun modo a giungere a un accordo con la Cina sulla vendita a questa del petrolio russo, abbiamo deciso di far vedere i sorci verdi [8] alla Cina e metterla in ginocchio, proibendo l'invio di legname in Cina e creando al confine file di vari giorni per gli stracci cinesi (fra l'altro, ha coinciso con successo con la nostra guerra doganale interna). A dire il vero, in conseguenza del divieto di esportazione non sono morti i consumatori cinesi, ma i nostri lavoratori del settore del legname. Ma peraltro si è riusciti a strappare ai denti cinesi almeno 100 miliardi di dollari – in cambio della promessa di fornire 300 milioni di tonnellate di petrolio nei prossimi 20 anni, cioè in cambio della promessa che la Russia diventerà un'appendice che rifornisce di risorse la Cina.

Adesso è il turno del secondo fedifrago attacco della Georgia. I militari temono che la Georgia vigliaccamente, da dietro l'angolo, attacchi Akhalgori [9], dove, contro tutti gli accordi internazionali restano le nostre armate. A dire il vero, ora attorno a Akhalgori stanno in stretto accerchiamento le missioni dell'ONU e dell'OCSE. E non appena qualcuno muovesse un'armata, sarebbe subito chiaro chi ha cominciato. Perciò la Russia lotta instancabilmente perché le missioni vengano mandate via. E si può già predire anticipatamente che, non appena gli osservatori internazionali se ne andranno, la Polonia attaccherà di nuovo la Germania.

In generale, contro la Russia viene semplicemente condotta la Terza Guerra Mondiale. I più diversi paesi – Georgia, Ucraina, USA, Bielorussia, Cina, per non parlare di Lettonia o Polonia – hanno dichiarato guerra alla Russia.

Inizialmente non ci amavano. Ma adesso combattono contro di noi. E' terribile perfino pensare quale sarà la terza fase.

Julija Latynina [10]
osservatrtice della "Novaja gazeta"

22.06.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/065/14.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Letteralmente “ciuffi” (per via dell'usanza cosacca di portare solo un ciuffo di capelli in testa), nome derisorio dato dai Russi agli Ucraini.



[2] Qualcosa come “uccisione tramite la fame”. Si tratta della carestia ucraina degli anni '30, provocata ad arte da Stalin, che provocò milioni di vittime. L'establishment russo rifiuta ancora di parlare di Holodomor e pare voler far passare l'assurda tesi di una normale carestia.



[3] Allusione a tesi assurde, comparse sul sito ufficiale del Ministero della Difesa russo, secondo cui la Seconda Guerra Mondiale sarebbe cominciato con un attacco della Polonia alla Germania nazista (come sosteneva ufficialmente Hitler).

[4] “Corrente Meridionale”, progetto russo-italiano di gasdotto dalla Russia all'Austria e all'Italia.

[5] “Corrente Settentrionale”, progetto russo-tedesco di gasdotto dalla Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico.

[6] Titolo del dittatore bielorusso Aleksandr Grigor'evič Lukašenko (Aljaksandr Ryhoravič Lukašènka).

[7] Riferimento umoristico a una sorta di “guerra del latte” scoppiata recentemente tra Russia e Bielorussia.

[8] Letteralmente “di far vedere dove svernano i gamberi” (i padroni punivano i servi della gleba mandandoli a cercare gamberi in inverno).

[9] Villaggio sul confine sudoccidentale tra l'autoproclamata repubblica di Ossezia del Sud e la Georgia.

[10] Julija Leonidovna Latynina, nota giornalista e scrittrice russa.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/06/tutti-contro-la-russia.html

10 giugno 2009

A proposito del modo di far politica in Russia (VIII)

Le risposte del governatore di San Pietroburgo V.I. Matvienko alle domande della “Novaja gazeta”


1. Può, a suo parere, mutare lo status di San Pietroburgo nella lista dei luoghi da proteggere dell'UNESCO a causa dello stato dei monumenti architettonici della città e dei nuovi edifici di vetrocemento, che irrompono nell'antico insieme?

RISPOSTA: Lo status di San Pietroburgo come grandissima formazione urbanistica con un paesaggio storico-culturale unico era, è e sarà immutato. Per quanto riguarda il pericolo per la tutela del patrimonio, questo è sempre e ovunque conseguenze di un vuoto legale nell'attività urbanistica. Da noi adesso non c'è alcun vuoto. E' entrata in vigore la triade di leggi di San Pietroburgo: il piano regolatore, le Regole per l'utilizzo dei terreni e per le costruzioni, i Confini e i regimi delle zone di salvaguardia degli oggetti del patrimonio culturale. L'insieme di queste leggi previene qualsiasi manifestazione di volontarismo nell'urbanistica e nell'architettura e difende pienamente il paesaggio storico cittadino. Nei testi delle leggi è scritto precisamente: dove, cosa e come si può ricostruire, restaurare e costruire. Con rigidità sono indicati in cifre i parametri accettabili di ricostruzione e nuova costruzione. Per dirla più semplicemente: non più alto, non più basso, non più lontano, non più vicino, considerando le caratteristiche storiche ambientali, i materiali tradizionali e i metodi di decorazione.

Gli esperti dell'UNESCO e dell'ICOMOS [1], valutando la situazione odierna del centro storico di San Pietroburgo, hanno ritenuto che le misure legislative prese dalle autorità cittadine abbiano accresciuto in modo significativo l'efficacia del governo della città dal punto di vista della sua tutela.

Nella Sua domanda Lei ha toccato non solo le costruzioni storiche, ma anche lo stato dei monumenti architettonici. Non so cosa intenda di preciso. E' riconosciuto da tutti che a San Pietroburgo ci sono standard elevati per la tutela degli oggetti del patrimonio culturale e per il loro restauro. E questo è stato notato più di una volta dagli esperti dell'UNESCO e dell'ICOMOS. Nel restauro di complessi di livello mondiale: il monastero Smol'nyj [2], la lavra [3] di Aleksandr Nevskij [4], Oranienbaum [5], l'Ammiragliato, le chiese, i palazzi, le dimore, i teatri, i ponti, i lungofiume, migliaia di facciate – non si può neanche contare tutto. Ecco le cifre dei restauri in un quinquennio: 445 oggetti del patrimonio culturale, 528 facciate di edifici monumentali, 1437 facciate di edifici di carattere storico generale. E l'entità dei finanziamenti ai restauri nel 2008 è di 10 miliardi e 869,5 milioni di rubli [6] (4 miliardi e 301,9 milioni di rubli [7] dal bilancio federale, 6 miliardi e 567,6 milioni di rubli [8] dal bilancio di San Pietroburgo) – confrontiamola con le spese per i restauri in Francia e in Italia.

2. In realtà da quando Lei è diventata governatore di San Pietroburgo, la zona protetta della città è diminuita quasi quattro volte: un tempo nella zona protetta non rientrava la maggior parte della Petrogradskaja Storona [9], adesso solo il territorio attorno alla fortezza dei Santi Pietro e Paolo, un tempo vi rientrava la metà dell'Isola Vasil'evskij, adesso solo la Strelka [10] e parte del lungofiume, un tempo vi rientrava tutta la prospettiva Nevskij , adesso solo fino all'incrocio con la prospettiva Litejnyj [11]? A cos'è dovuta la riduzione della zona protetta di San Pietroburgo, la ritiene giustificata?

RISPOSTA: Beh, come si dice, atteniamoci ai fatti.

Nell'aprile 2004, cioè 5 mesi dopo la mia elezione a governatore di San Pietroburgo, ho firmato la disposizione del governo di San Pietroburgo – il cosiddetto “regolamento temporaneo dell'altezza degli edifici”. Fino ad allora l'altezza degli edifici non era in generale regolata da atti normativi ed era ostaggio delle procedure di accordo. Da qui “sono cresciuti” i progetti che hanno ottenuto il diritto ad esistere negli anni '90 – il “Mont Blanc”, l'“Avrora” [12], la Borsa [13], la cupola dell'albergo “Renaissance”, il condominio di via Špalernaja [14], il “Regent Hall” [15] sulla prospettiva Vladimirskij…

Per quanto riguarda le dimensioni della zona protetta di San Pietroburgo, basiamoci sulle cifre. Il territorio della zonizzazione protetta in confronto al 1988 è aumentato più di tre volte (a spese dei territori periferici, delle zone di costruzione regolamentata – 2).

Ma che senso aveva valutare i confini della zona protetta, se i regimi, cioè le regole e le limitazioni in essa non funzionavano? Una zona protetta, in cui si permettevano nuove costruzioni tramite il ritaglio di sezioni-esclusioni (le cosiddette “lacune”), ha perso le proprie funzioni di difesa già negli anni '90. Si rendeva necessario con insistenza una rigida regolamentazione legale. La zona protetta doveva diventare una zona realmente proibita per nuove costruzioni. Tale è diventata oggi.

Per gli altri territori le regole si sono formate secondo i loro valori storico-culturali, i livelli di perdite urbanistiche, le possibilità di adeguati riempimenti. Alla preparazione della legge sui confini e sui regimi hanno preso parte non solo gli organi amministrativi della città e i deputati dell'Assemblea legislativa, ma anche i rappresentanti della società, in particolare la VOOPIiK [16]. Nella legge sono state prese in considerazione le proposte costruttive della società, che si è resa conto benissimo che i regimi di utilizzo sono più importanti dei confini. Dal punto di vista della tutela del patrimonio storico (tanto gli oggetti del patrimonio culturale, quanto le costruzioni storiche che li accompagnano) la situazione legislativa è stata notevolmente irrigidita e le costruzioni saranno tutelate con la stessa severità non solo in una, ma in tutte le zone.

3. E' vero che il regolamento dell'altezza degli edifici, indicato nelle regole per l'utilizzo dei terreni e per le costruzioni, prima dell'approvazione degli emendamenti è stato violato 227 volte? Come si accordano con il regolamento dell'altezza degli edifici l'edificio della Borsa delle merci e del petrolio (63 metri), l'abitazione “Finansist” [17] (68 metri), il condominio “Avrora” (73 metri), il complesso condominiale “Mont Blanc” (76 metri), il complesso condominiale “Imperial” (73 metri) a fronte di una norma consentita di 35 metri, il Palazzo della Danza sul lungofiume Evropy [18], apposta per il quale sono state cambiate le regole di costruzione e di utilizzo dei terreni? A Suo parere, danneggiano il panorama queste costruzioni moderne? Questo è un conto da pagare inevitabile per lo sviluppo della città?

RISPOSTA: A parte delle sue domande ho già risposto. “Mont Blanc”, “Avrora”, la Borsa, “Finansist”, ecc. non si accordano in alcun modo con il regolamento dell'altezza degli edifici a causa a causa dell'assenza di questo al momento dell'approvazione dei progetti. Ma il concorso per il progetto del Palazzo della Danza per il teatro di Boris Èjfman [19] viene portato avanti in piena conformità con le Regole approvate per l'utilizzo dei terreni e le costruzioni.

227 violazioni dei parametri dell'altezza degli edifici… Scusate, ma non è possibile costruire tanti oggetti in tutto il territorio del centro storico. Forse, Lei intende la mia indicazione di verificare tutte le proposte precedenti i progetti (fra cui anche quelle oltre i confini della zona protetta) sulla base della loro possibile influenza sul centro storico. In tal senso, sì: sono state sottoposte a verifica oltre 200 proposte di progetti. Nel caso di mancata conformità o di influenza negative, certamente i parametri dell'altezza degli edifici progettati saranno certamente corretti. Com'è previsto dalla legge.

4. L'articolo 40 del Codice Urbanistico della Federazione Russa permette alla commissione per l'utilizzo dei terreni e per le costruzioni di concordare deroghe dalle regole per oggetti particolari. Cosa, a suo parere, è un oggetto particolare e le è noto quante deroghe sono state fatte negli ultimi tempi e come sono state fatte?

RISPOSTA: L'articolo 40 del Codice Urbanistico della Federazione Russa prevede una procedura di deroga dai parametri limite. L'azione dell'articolo si estende non solo su San Pietroburgo, ma anche sull'intero territorio della Federazione Russa. Non si tratta di alcun oggetto particolare. Questo articolo regola l'attività sulle sezioni di terreno, i parametri delle quali sono meno stabiliti dal regolamento o le condizioni ingegneristico-geologiche inadatte per la costruzione. La commissione per le regole sull'utilizzo dei terreni e sulle costruzioni esaminerà le dichiarazioni degli aventi diritto a tali sezioni dopo l'approvazione dell'ordine dell'esame di esse. Per ora il documento è in preparazione.

5. La preoccupazione della commissione dell'UNESCO è legata allo skyline di Pietroburgo. A Suo parere quanto è essenziale questo problema?

RISPOSTA: Se avessi ritenuto questo problema inessenziale, difficilmente sarebbero apparse le leggi di cui ho parlato. Davvero non erano attuali negli anni '90? Che tali documenti non si scrivano in un mese, è un'altra storia. In ogni caso, il teso lavoro per la loro creazione è stato portato avanti dal KGA [20] e dal KGIOP [21] in 4 anni.

La silhouette della città, il panorama del principale spazio cittadino adesso sono oggetto di tutela urbanistica, sono nominati e indicati dalla legge sui confini e sui regimi delle zone.

6. Può commentare la situazione dei progetti dell'“Ochta-centr” [22] e della Nuova Olanda [23], che hanno avuto un'eco non solo a San Pietroburgo, ma anche nel resto della Russia?

RISPOSTA: Il progetto “Ochta-centr” ha oppositori furibondi e altrettanto incrollabili difensori. Oggi, a quanto osservo, l'iniziativa è dei difensori – il loro numero cresce, in particolare tra gli abitanti dell'Ochta. Penso che gli abitanti della città troveranno consensi.

Certo, questo non è il centro storico. Non di meno, le costruzioni che modificano il paesaggio vengono studiate da tutti i punti di possibile influenza. Ora in questo territorio si portano avanti scavi archeologici – i più grandi e i più significativi per le loro scoperte in tutta la storia di San Pietroburgo.

La missione dell'UNESCO ha fatto conoscenza due volte con il progetto “Nuova Olanda” , allo stadio di concorso per il progetto e di cantiere. Il progetto è degno in ogni senso, il territorio militare chiuso semidistrutto, con i suoi eccellenti monumenti architettonici sarà restituito al fondo culturale della città. Cosa c'è di male qui? Alle prossime sessione del Comitato per il Patrimonio Mondiale, penso, sarà data una valutazione anche su questo progetto.

7. Come si rapporta alle posizioni del movimento sociale indipendente per la tutela del patrimonio culturale “Città viva”? Ha cercato di condurre trattative coi rappresentanti del movimento e di ascoltare le loro opinioni ?

RISPOSTA: Sono lontana dal pensare che con la creazione di una pienamente valida base legale tutti i problemi di tutela del patrimonio di Pietroburgo saranno automaticamente risolti. Sì, le regole e le limitazioni difendono dagli errori urbanistici. Ma nessuna rigidità di queste regole, così come la libertà da esse garantisce la qualità dell'architettura. Ecco perché un ruolo particolare è attribuito oggi ai Consigli socio-professionali, a cui è conferito lo status di istituti di esperti presso il governo di San Pietroburgo. Diciamo che nel Consiglio per la tutela del patrimonio culturale presso il governo di San Pietroburgo ci sono cinque rappresentanti del VOOPIiK. A sua volta nell'amministrazione del VOOPIiK sono entrati degli attivisti di “Città viva”. Non sono una frazione della “società”? Proposte ragionevoli filtrano sempre. Ma la figura più importante è l'architetto, il suo talento, la capacità di non sottomettersi ai committenti.

Cosicché il punto nelle discussioni sociali sul tema della tutela del patrimonio e sulle nuove costruzioni non è posto e non può essere posto. E grazie a Dio, gli abitanti della città non sono indifferenti. Anche se qui non è tutto così semplice. Nel XIX secolo la società parlava come di errori urbanistici della Casa Singer [24], della clinica Otto [25], del negozio dei fratelli Eliseev [26], delle palazzine tra i padiglioni dell'Ammiragliato, della cupola di Kitner [27] sopra l'arco destro del Quartier Generale – e adesso sono oggetti tutelati del patrimonio culturale. E non ha davvero rotto lo skyline la Grande Casa [28]? Ma adesso è un monumento architettonico. Non è un affare facile la tutela dei monumenti. Col passar del tempo sono mutate nettamente e spesso le idee sul valore di questo o quello stile architettonico. Non mi metto a discutere di gusti. Quello che si è conservato, lo preserveremo. Forse agiranno così anche i nostri discendenti.


27.05.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/055/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


1] International Council on Monuments and Sites (Consiglio Internazionale Sui Monumenti e i Siti), organizzazione internazionale non governativa per la tutela del patrimonio artistico e culturale.

[2] Monastero femminile, divenuto poi Istituto per l'istruzione delle figlie dei nobili, poi quartier generale bolscevico, poi municipio di Pietrogrado/Leningrado/San Pietroburgo.

[3] Struttura tipico del monachesimo orientale che ha una regola a metà tra quella eremitica e quella cenobitica.

[4] Aleksandr Jaroslavič detto Nevskij (della Neva), principe russo che condusse l'esercito alla vittoria contro gli svedesi sulla Neva, poi canonizzato.

[5] In tedesco “Giardino degli Aranci”, residenza imperiale.

[6] Circa 250 milioni di euro.

[7] Circa 99 milioni di euro.

[8] Oltre 150 milioni di euro.

[9] “Parte di Pietrogrado”, isole della Neva che costituiscono il nucleo storico di Pietroburgo.

[10] “Freccia”, la punta orientale dell'Isola Vasil'evskij.

[11] Come dire meno di un quarto della storica strada cantata anche da Franco Battiato...

[12] Mastodontici condomini di lusso. L'“Avrora” (Aurora) rimanda all'incrociatore che con i suoi cannoni dette il segnale d'inizio all'assalto al Palazzo d'Inverno. La nuova Russia ipercapitalista ama recuperare la vecchia simbologia...

[13] Gigantesco edificio, che deturpa il panorama dell'Isola Vasil'evskij.

[14] “Degli Arazzi”, storica via del centro di San Pietroburgo, un tempo occupata dagli arazzieri.

[15] Grande centro di affari.

[16] Vserossijskoe Obščestvo Ochrany Pamjatnikov Istorii i Kul'tury (Società Panrussa per la Tutela dei Monumenti Storici e Culturali), associazione non governativa.

[17] “Finanziere”.

[18] “Dell'Europa”.

[19] Boris Jakovlevič (Jankelevič) Èjfman, famoso coreografo e direttore artistico.

[20] Komitet Gradostroitel'stvo i Architektury (Commissione Urbanistica e Architettura).

[21] Komitet po Gosudarstvennomu Ispol'zovaniju i Ochrane Pamjatnikov (Comitato per l'Utilizzo e la Tutela Statale dei Monumenti).

[22] Ochta-centr (Centro dell'Ochta – l'Ochta è un piccolo corso d'acqua di San Pietroburgo e da il nome anche a un quartiere) è il nome del colossale centro della Gazprom, che nel progetto originale prevedeva una torre di 396 metri, dall'impatto disastroso sul panorama di San Pietroburgo.

[23] La Nuova Olanda è un'isola della Neva così chiamata perché Pietro il Grande la fece edificare a immagine di Amsterdam. I progetti di nuove costruzioni sull'isola avrebbero un effetto devastante.

[24] Palazzo di sei piani fatto costruire dall'impresa costruttrice di macchine da cucire Singer in luogo del grattacielo da questa voluto (le regole sull'altezza degli edifici agli inizi del XX secolo stabilivano un limite di 23,5 metri al cornicione e venivano rispettate...).

[25] Clinica ostetrico-ginecologica costruita agli inizi del XX secolo in uno stile che pareva cozzare con l'estetica neoclassica pietroburghese.

[26] Il grandioso negozio di generi coloniali dei fratelli Eliseev scioccò i pietroburghesi dei primi anni del XX secolo per il suo stile Art Nouveau.

[27] Ieronim Sevast'janovič Kitner, architetto russo.

[28] Nome non ufficiale dell'edificio della sezione pietroburghese del Ministero degli Interni e dei servizi segreti, costruito in stile costruttivista negli anni '30 del XX secolo.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/06/allaccusa-di-distruzione-di-un.html

02 giugno 2009

A proposito del passato della Russia (VII)

Pietroburgo non vuole morire




Ritratto di una città sullo sfondo del potere




Il complesso “Imperial” è stato costruito senza vergogna dietro il monastero Novodevičij


Ecco come hanno “migliorato” la prima Borsa del grande costruttore Thomas de Thomon e la Strelka dell'isola Vasil'evskij

Le crepe sulle colonne, le tavole che si staccano sono il terribile prezzo dell'incuria per la cattedrale di Sant'Isacco


Pietroburgo è stata appena lasciata dai collaboratori del dipartimento per il patrimonio mondiale dell'UNESCO con a capo il loro direttore Francesco Bandarin. La questione del posto e dello status di una delle più belle città del mondo nella lista dei luoghi da proteggere dell'UNESCO resta aperta. Troppo nel suo aspetto è mutato negli anni in cui sulla poltrona di governatore siede Valentina Matvienko.

Pietroburgo non voleva morire quando la elessero governatore. La città credeva nel rinnovamento, sperava nella sua esperienza e nel suo buon senso. Questi hanno anche funzionato – per lo sviluppo sociale. Ma oggi si tratta del destino del patrimonio culturale. E questo è sull'orlo di una catastrofe umanitaria: non appena sono state cancellate le elezioni del governatore e a Valentina Matvienko è rimasto un solo e unico elettore [1], ha cominciato ad accelerare i tempi la sistematica distruzione della Venezia del Nord. Il tempestoso abbattimento di monumenti architettonici, le fosse senza fondo per le fondamenta, le cime abissali [2] dei nuovi edifici in vetrocemento che invadono l'insieme antico, anno dopo anno hanno divorato lo spazio pietroburghese. Non è un'immagine, ma un fatto: l'epoca della Matvienko ha inferto alla città ferite più gravi dei bombardamenti, degli incendi, degli spari di Leningrado durante la Grande Guerra Patriottica [3].

Valori eterni a caro prezzo [4]

Pietro aprì una finestra sull'Europa, costruì un porto e il delta della Neva divenne il percorso principale, attorno a cui crebbero la città e la flotta. La larghezza del fiume e la piattezza del terreno dettarono agli architetti russi, francesi, italiani e tedeschi regole rimaste intatte per due secoli. Gli edifici furono innalzati non oltre 23 metri, all'altezza del cornicione del Palazzo d'Inverno e sopra la linea comune fu permesso innalzarsi solo a cattedrali e chiese, cupole e punte, le vie furono costruite una dietro l'altra, le proporzioni delle facciate furono verificate severamente, tutte le linee si intrecciavano in un insieme con i lungofiume e i panorami. Nella città entrarono alla pari il classicismo e il barocco, lo stile Impero e il moderno. Pietroburgo, a differenza di molte città d'Europa distrutte dalla guerra, era ed è rimasta un capolavoro architettonico e un fenomeno culturale fino ai tempi più moderni, quando alle sue rive si è avvicinato rapacemente il nuovo capitalismo russo.

Nel ХХI secolo Pietroburgo, a differenza di Mosca, è entrata ancora relativamente conservata: la aiutarono la miseria del budget sovietico e la mancanza dello status di capitale. Settemila monumenti di vario livello si trovavano nel territorio del centro storico; nel 1988 fu dichiarata Zona unitaria protetta, dove furono proibite costruzioni moderne. Ma ciò che ancora l'altro ieri pareva inflessibile e con cui furono costretti a fare i conti anche il sindaco Anatolij Sobčak [5] e il governatore Vladimir Jakovlev [6], è stato spazzato via dal nuovo ordine di vita che ha coinciso con l'inizio del regno dei nuovi padroni dello Smol'nyj [7].

Sotto l'attuale governatore la zona protetta di Pietroburgo è diminuita di quasi quattro volte; è nata la motivazione ufficiale “la città deve svilupparsi in modo consono alle esigenze della modernità”. In precedenza nella zona protetta rientrava la maggior parte della Petrogradskaja Storona [8], adesso solo il territorio intorno alla fortezza dei santi Pietro e Paolo [9]. In precedenza vi rientrava metà dell'Isola Vasil'evskij [10], adesso solo la Strelka [11] e parte del lungofiume. In precedenza vi rientrava tutta la Prospettiva Nevskij, adesso solo fino alla Prospettiva Litejnyj [12]. Dalla lista dei monumenti è scomparsa la Piazza del Palazzo [13]!

Adesso i valori eterni a Pietroburgo si sono mutati in alti prezzi. Il pensiero strategico, la capacità di guardare al domani, la responsabilità di fronte ai posteri sono messi alle strette dal guadagno immediato. La dura mano del nuovo potere con la collaborazione del KGIOP (Komitet Gosudarstvennoj Inspekcii Ochrany Pamjatnikov [14]) e del KGA (Komitet Gorodskoj Architektury [15]) leali ad esso le possibilità degli investitori e del business edile si sono ampliate come non si poteva neanche sognare sotto Sobčak e Jakovlev.

Le innovazioni che hanno cambiato il volto della città si dividono in due parti: l'erezione di nuove abitazioni e la distruzione delle vecchie.

La skyline in pezzi

Pietroburgo viene rapidamente privata di ciò che attraeva e deve attrarre là i turisti di tutto il mondo – la bellezza dei panorami. Il destino del centro storico dipende dalla magica abbreviazione PZZ – Pravila Zemlepol'zovanija i Zastrojki [16], in cui il parametro più importante è il regolamento dell'altezza degli edifici. I nuovi costruttori l'hanno infranto (tenete a mente questa cifra) oltre duecento volte.

Nel periodo (circa un anno) in cui in città non ci sono stati emendamenti confermati al regolamento dell'altezza degli edifici, gli accordi sui progetti sono andati avanti, secondo gli esperti, “in un ambito di vuoto legale”. E in quest'ambito è sorto un intero gregge di mostri di vetrocemento.

Il miglior panorama di Pietroburgo, quello della Strelka dell'Isola Vasil'evskij dalla Borsa di Thomas de Thomon [17] e dalla Colonna Rostrata [18] è stato insozzato dalla Borsa delle Merci e del Petrolio, 63 metri e dal condominio “Finansist” [19], 68 metri, costruiti all'interno dell'Isola Vasil'evskij. Li ha eretti il tutt'altro che sconosciuto deputato-costruttore Vladimir Gol'man. Secondo certe voci, il presidente Dmitrij Medvedev [20], navigando sulla Neva non tanto tempo fa, restò terrorizzato e ordinò di abbatterli! Non li abbatterono.

Di fronte al Giardino d'Estate [21] ci sono due grattacieli mostruosi: il condominio “Avrora” [22], 73 metri, e il complesso condominiale “Monblan” [23], 76 metri (della corporazione Strojmontaž [24]). Entrambe distruggono la silhouette della riva destra della Neva. Accanto ad essa, dietro l'edificio della moschea di San Pietroburgo [25], i “Serebrjanye zerkala” [26] di 48 metri penetrano nel cuore di Pietroburgo – il panorama della fortezza dei santi Pietro e Paolo.

Il monastero Novodevičij [27] è stato sfigurato dal complesso condominiale “Imperial” (norma consentita – 35 metri, altezza di fatto – 73). La compagnia LÈK ha portato avanti tranquillamente i lavori senza il permesso per costruire. Quando è scoppiato lo scandalo, la costruzione è stata fermata “per avere un'analisi storico-culturale”. L'hanno avuta, si sono messi d'accordo ben in fretta con il servizio di ispezione – e hanno dato il permesso. Le cupole d'oro del monastero adesso si disegnano sullo sfondo di mostruose torri e questo ha del tutto sulla coscienza il vice governatore senza timor di Dio Aleksandr Vachmistrov.

Non si vede più da lontano la cattedrale Smol'nyj [28] – è coperta da tutti i lati da nuovi grattacieli. La cattedrale della Madre di Dio di Vladimir è schiacciata dalla grigia massa della commerciale “Regent Hall”. Il colonnato della Cattedrale di Kazan' [29] è “messo in ombra” da un edificio commerciale in vetro costruito da poco.

Allo Smol'nyj amano rimandare all'articolo 40 del codice urbanistico della Federazione Russa, che permette alle commissioni per l'utilizzo del territorio e le costruzioni di fare accordi per deroghe alle regole per edifici “particolari”. Particolari nella Piter [30] contemporanea si possono considerare praticamente tutti gli oggetti – tanto per dire, il discusso “Ochta-centr” [31]. Non a caso la principale preoccupazione della commissione dell'UNESCO è legata proprio alla “linea del cielo” di Pietroburgo (definizione di Dmitrij Sergeevič Lichačëv [32]).

La commissione PZZ, esaminando gli emendamenti, ha garantito tutte le aggressive altezze degli edifici in costruzione e progettati e adesso Pietroburgo dal cielo non sembrerà più un disegno ordinato, ma un caos con escrescenze maligne. Già oggi molte di esse perfino a livello ufficiale sono riconosciute come “errori urbanistici”. Essenzialmente queste sono crimini urbanistici.

Lo scavo sotto Montferrand [33]

…Immaginate: siete seduti a casa nella vostra vasca da bagno e all'improvviso un martello pneumatico rompe il muro con fracasso. Questo è successo alla nota attrice Larisa Malevannaja. La storia della lotta per la salvezza della propria casa, in cui si è messa Larisa Ivanovna, è rovinata in qualcosa di genere granguignolesco, ma gli abitanti hanno vinto.

A Pietroburgo la gente ha cominciato ad autoorganizzarsi per contrapporsi agli insaziabili istinti di rapacità edile. Non sempre la lotta finisce con la vittoria. Gli abitanti del condominio all'angolo tra la Prospettiva Nevskij e la via Malaja Morskaja [34], uno dei primi ad essere ricostruiti dopo l'assedio [35], sono stati cacciati con la forza. Hanno ripulito il posto per la stazione “Admiraltejskaja” [36].

Questa è la stazione del metrò che sarebbe stato meglio se non ci fosse stata. La cattedrale di Sant'Isacco è tenuta su da undicimila colonne, infisse da Montferrand nel cedevole suolo pietroburghese. Queste creano l'effetto di far volteggiare come fumo sulla piazza una cattedrale con la scritta sul frontone: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera” [37]. Supponete che il segreto di una costruzione senza precedenti abbia costretto i posteri a “non soffiare sul Vostro miracolo, Montferrand” [38]? Niente di tutto ciò.

Intorno alla piazza di Sant'Isacco ribollono e sono ribolliti i lavori: la ricostruzione del Senato e del Sinodo per la Temi [39] russa è andata avanti tra cedimenti del terreno, sotto piazza Truda [40] hanno scavato centri commerciali sotterranei, hanno fatto scavi per la stazione della metropolitana. Hanno violato l'idrogeologia del luogo e adesso le correnti che passano sotto terra nel canale dell'Ammiragliato passano sulle fondamenta della cattedrale. Sulle colonne e sugli archi due anni fa sono comparse crepe minacciose. Ma quando uno dei principali specialisti dei suoli di Piter – la professoressa dell'istituto per la Montagna Regina Daško ha alzato la voce contro la barbarica intrusione nel mondo degli elementi sotterranei, dietro le quinte degli avvenimenti è successo qualcosa che ha costretto la professoressa a rifiutarsi di fare qualsiasi commento in pubblico!

Come possa influire sulla cattedrale di Sant'Isacco la distruzione di una casa all'angolo tra la via Malaja Morskaja e la Prospettiva Nevskij (in essa, tra l'altro, aveva vissuto il regista Nikolaj Akimov) e la costruzione di un corridoio sotterraneo è terribile pensare.

Ha sofferto molto anche l'unico edificio civile di Monteferrand rimasto a Pietroburgo – la casa Lobanov-Rostovskij, monumento di valore federale, la lodata “Casa coi leoni”, cantata da Puškin nel “Cavaliere di bronzo”. Sono stati distrutti tutti i suoi interni storici, è stata abbattuta un'ala costruita all'interno del cortile, alla casa sono state appiccicate mostruose mansarde, è stato innalzato il tetto per le caldaie.

I suoli di Piter sono mutevoli e conflittuali. Un tempo i costruttori lo sapevano bene. Ma adesso solo lo scavo delle fondamenta del secondo palcoscenico della Mariinka [41] ha inghiottito quantità di denaro impensabili. Il Palazzo della Cultura del Primo piano quinquennale e un frammento dell'edificio del Mercato Lituano [42] opera di Quarenghi [43] sono stati distrutti senza studi geodesici preventivi: il terreno dello scavo sprofonda ogni anno; il suolo paludoso di Piter respinge le ambizioni di Gergiev [44].

I soggetti distrutti sono infiniti. E' caduta la famosa Casa delle Arti (Casa Čičerin [45]) – un edificio molto antico, ricordato da Achmatova, Blok, Gor'kij; qui Grin [46] scrisse “Vele scarlatte”, qui fu arrestato Gumilëv [47]. “La nave dei folli” descritta da Ol'ga Forš [48] non c'è più.

Gli eredi dei funzionari plebei sovietici, che hanno demolito chiese e antichi edifici, i nuovi “costruttori” vogliono piuttosto smembrare il corpo di Pietroburgo, demoliscono – e questo è un vero dramma – le costruzioni sullo sfondo, ciò che rende Pietroburgo quasi l'unica città rimasta integra in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, strappano e fanno a pezzi il tessuto della città, che finora ha mantenuto un'integrità. Spezzano le pietre – e con esse la memoria della cultura.

Erostato [49] Slavina

Solo a marzo sono stati finalmente approvati i confini della zona protetta, ribaditi già nel 2005 dal piano regolatore. Nonostante l'attiva resistenza della lobby edile i difensori della città hanno ottenuto la cosa più importante: nessun edificio costruito prima del 1917 sarà d'ora in poi sottoposto a demolizione. Unico motivo per la demolizione – uno stato di degrado, da cui non sia possibile trarre l'edificio.

Un errore verbale pericoloso. Le analisi su ordinazione sono una disgrazia comune. La pratica del pagamento delle conclusioni degli esperti da parte degli investitori quasi non conosce eccezioni. Ciò è possibile solo in assenza di una vera analisi obbiettiva – e cioè dell'interesse per essa da parte delle autorità.

Si sa: lo studio architettonico di Tat'jana Slavina ha approvato un'enorme lista di oggetti in stato catastrofico, emettendo ogni volta condanne a morte per monumenti architettonici, permettendo di irrompere in zone protette. A questo studio la città deve la conclusione positiva degli esperti sui progetti della Borsa e di “Finansist”. Nella lista del disonore di Slavina c'è il permesso di costruire nei Giardini di Tauride [50], sulla Prospettiva Litejnaja, sulla Fontanka [51], nel porto Galernaja [52], sulla via Sadovaja [53], sull'Isola Vasil'evskij. La sua reputazione è così scandalosamente nota, che è il momento di porre alla Rosochrankul'tura [54] la questione della privazione della licenza. Slavina e il direttore dello studio Vjačeslav Poletajkin entrano nella storia contemporanea come killer, Erostati dell'architettura, le cui analisi hanno aiutato e aiutano a distruggere Pietroburgo come città e come mito.

Un esempio fresco: la costruzione dello stesso complesso condominiale “Imperial” presso il monastero Novodevičij, secondo le valutazioni degli esperti dello studio di Slavina, “non ha un'influenza essenzialmente negativa sulle condizioni di percezione visiva degli oggetti del patrimonio culturale”.

Città viva

“Esci in strada – riprenditi la città!” non è uno slogan, ma un minimo civile.

“Città viva” è un “movimento sociale indipendente per la conservazione del patrimonio culturale”, a poco a poco cambia Pietroburgo e i pietroburghesi, aiuta gli abitanti della città a diventare cittadini. Da non molto tempo sui mezzi di trasporto pietroburghesi si possono sentire le parole “piano regolatore” e “regolamento dell'altezza degli edifici”.

“Città viva” è erede del leggendario gruppo leningradese “Salvezza”, che 20 anni fa abbatté le transenne nella piazza di Sant'Isacco per accerchiare l'albergo “Angleterre” destinato alla demolizione. Esso è stato creato per iniziativa di tre donne di età dai 23 ai 26 anni – Elizaveta Nikonova, architetto, Elena Minčënok, traduttrice e Julija Minutina, insegnante di letteratura. Queste hanno cominciato rivolgendosi alla Rete.

– In un qualche momento è diventato chiaro: sta succedendo qualcosa di mostruoso e bisogna fare qualcosa. Se taceremo, distruggeranno la nostra città, – mi ha detto Julija Minutina.

“Città viva” basa la propria attività sull'interpretazione letterale dell'articolo 44, punto 3 della Costituzione della Federazione Russa, che recita: “Ciascuno è obbigato a preoccuparsi della conservazione del patrimonio storico e culturale, a prendersi cura dei monumenti della storia e della cultura”. La lista degli edifici storici distrutti in città negli ultimi 5 anni riporta 126 nomi. Non è stata composta da funzionari, ma dagli attivisti di “Città viva”.

Quando hanno demolito lo stabile all'angolo tra la Prospettiva Nevskij e la Piazza Vosstanija [55], “Città viva” ha organizzato un lancio di fiori sul cumulo di mattoni rotti. Quando hanno presentato il progetto della torre della Gazprom, nella cattedrale Smol'nyj sono giunti “l'imperatrice Caterina e Potëmkin [56] con le maschere antigas. Quando hanno spazzato via la “Casa coi leoni” sulla piazzetta antistante è comparso l'“Imperatore” con l'editto “Esiliare a Irkutsk [57] per sempre!” e la lista dei nomi dei nuovi padroni. Hanno condotto marce per la conservazione di Pietroburgo, a loro si sono uniti Aleksandr Sokurov [58] e Jurij Ševčuk [59]. Si fanno picchetti e raccolte di firme, si scrivono lettere alle istanze ufficiali, si ottengono informazioni da insider su minacce potenziali, viene fatto un sito, in cui, in particolare, si tiene la votazione pubblica per il titolo di “cittadino disonorevole di Pietroburgo”. Tra i leader – Vera Dement'eva, capo del KGIOP.

In “Città viva” ritengono che il potere abbia il coraggio di chiamare bianco ciò che è nero. Qui ci si basa sull'opinione degli abitanti della città, che sono convinti: per chi viene da fuori Pietroburgo è un progetto di investimento che conviene. Allo Smol'nyj quelli di “Città viva” sono stati definiti rivoltosi e urlatori, hanno fatto tutto il possibile per non farli incontrare con i rappresentanti dell'UNESCO.

“Citta viva” è un'esperienza della nuova società civile. Uno dei suoi principali strumenti è lo scandalo mediatico. Il tema della conservazione del patrimonio storico negli ultimi mesi è al top. A Pietroburgo ci sono giornalisti che hanno fatto della lotta per la città il senso della loro vita professionale. Uno di essi è l'osservatrice della “Novaja gazeta” di Piter Tat'jana Lichanova.

Sta di guardia Valentina”

…Criticare è facile – vai,
Scendi in trincea, sali sulla torre,
Trova ancora investitori,
Costruisci agli scrittori una casetta,
E al mattino, alzata alle ore otto,
Bella e giovane,
Asciugatasi le lacrime come una donna,
Sta di guardia Valentina
[60].

I versi dell'ode al governatore, letti pubblicamente da Aleksandr Kušner [61], hanno avuto un'eco negativa nell'ambito degli intellettuali schierati di Piter. Sottolineo: schierati. I VIP della cultura pietroburghese sono fin troppo consapevoli del loro grado di dipendenza dallo Smol'nyj e hanno già familiarità con l'umore irritabile della “padrona”. E comunque l'ironico entusiasmo del poeta non è stato condiviso da alcuno, tanto meno dagli scrittori, che al posto della casa signorile andata a fuoco (e ricostruita) sul lungofiume Kutuzov hanno davvero ricevuto una “casetta” in via Zvenigorodskaja [62].

E il patriarca della letteratura russa Daniil Granin, mentre sopportava gli onori per i suoi 90 anni, non si è stancato di ripetere: “Voglio che vi angosciate! Pietroburgo ha bisogno di essere difesa!”

Due personaggi significativi della cultura pietroburghese, Boris Èjfman [63] e Lev Dodin [64], che da moltissimo tempo hanno meritato dalla città e dal paese dei teatri propri, adesso, pare, alla fine li otterranno. Ma anche qui non senza dialettica.

Il Palazzo della Danza di quaranta metri nel complesso del Lungofiume Evropy [65] copre completamente (per fare questo hanno “piegato” la legge) la cattedrale di San Vladimiro. Boris Èjfman è colui che traina questo progetto, il suo nome è ampiamente utilizzato per conquistare il lussuoso boccone di lungofiume tra il ponte Tučkov e quello della Borsa, dove sarà eretta un'intera mini-città. Per il Piccolo Teatro Drammatico è stato scelto un giardino-piazzetta dietro il TJUZ [66], un ottimo terreno, ma chiuso alle costruzioni. Sono convinta: le persone che hanno dato il tono morale all'arte, lo porteranno anche sul suolo pietroburghese, non permetteranno che si usino i loro grandi nomi contro gli interessi della città.

Grazie alla crisi Šalva Čigirinskij [67] e i suoi partner forse non saranno in grado di danneggiare la Nuova Olanda [68] con uno dei più begli archi del mondo, opera di Vallin de la Mothe [69]. E di trasformare la magica isola al centro di Pietroburgo in un complesso di alberghi, negozi, ristoranti con un insensatamente enorme Palazzo dei Festival.

L'oscuro incubo delle notti bianche è diventato la torre “Ochta-centr” lucidata dagli scandali, per la quale i giganti morali della Gazprom pretendevano un'altezza di 396 metri. Al cono di vetro, subito ribattezzato “pannocchia di granturco”, ne hanno dati “in tutto” 100. Ma sono più che sufficienti per danneggiare radicalmente il panorama della città. Gli autori inglesi del progetto – l'ufficio RMJM – non molto tempo fa si sono rifatti vivi.

Davanti a noi c'è un cumulo incalcolabile di piani, che hanno fatto nascere nei cuori dei collaboratori del VOOPIK [70], dove lavorano molti attivisti per la difesa della città, una lecita angoscia. A capo di una serie di tali progetti c'è il simbolo del nepotismo trionfante Sergej Matvienko.

In quale paese civile il figlio del capo della città potrebbe occuparsi del business edile nel territorio affidato a un suo genitore [71]? Il prezzo di tale attività sono le dimissioni. Ma la forza dell'amor filiale spazza via le considerazioni politiche. Al figlio di Valentina Ivanovna sono stati dati i bocconi più succulenti tra i progetti edili. Tra questi la costruzione “d'oro” del lungofiume Evropy, davanti alla Casa di Puškin, la “Nevskaja Ratuša[72], un edificio statale vicino alla Prospettiva Suvorov (dell'altezza, fra l'altro, di 56 metri) e, come dicono le voci, di un numero incalcolabile di altri “piccoli” edifici.

In luogo di P.S.

Sorge un dubbio terribile: forse la zarina Avdot'ja [73], pronunciando la famosa maledizione “Pietroburgo sarà deserta!”, auspicava la venuta sulle rive della Neva della squadra creativa del governatore Valentina Matvienko? Perfino l'orecchio assordato dal rombo delle costruzioni dell'uomo contemporaneo distingue facilmente nella sua minaccia la fatale efficacia dell'attuale ripulitura.

Ma vogliamo sperare che la città abbia anche dei protettori. Non si tratta del genius loci, che come un tempo si muove sotto le acque grige della Neva. Si tratta dei fuoriusciti dalla seconda capitale[74] nella prima, della cui volontà politica ora come mai ha bisogno la loro città nativa.

Pietroburgo è stata dichiarata patrimonio mondiale, ma non è patrimonio della nazione. Al mondo, ne consegue, è necessaria – ma al paese? La nostra legislazione non coincide con le convenzioni internazionali, i complessi status per la tutela dei monumenti sembrano rompicapi. Ancora sette-dieci anni di tale mancanza di trasparenza e tutta la città sarà riempita di centri per gli affari e di condomini d'elite, perderà la sua unicità, il suo charme e la gloria mondiale.

E' tempo di difendere Pietroburgo, facendola oggetto del patrimonio culturale nazionale, oggetto di tutela federale. Questo non sarà semplicemente un atto di salvezza, ma un preciso passo strategico, un documento per la difesa del futuro.

P.P.S. La “Novaja gazeta” ha chiesto a Valentina Ivanovna Matvienko di rispondere alle questioni toccate nell'articolo della nostra osservatrice: se possa cambiare lo status di Pietroburgo nella lista dei luoghi da proteggere dell'UNESCO a causa delle nuove costruzioni; perché è stata divorata la zona protetta; come abbiano potuto sorgere gli edifici “Finansist”, “Monblan” e altri, che hanno reso Pietroburgo mostruosa. Mentre il numero andava in macchina, abbiamo ricevuto le dettagliate risposte del governatore di Pietroburgo.

Marina Tokareva
osservatrice della “Novaja gazeta”


27.05.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/055/01.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni


[1] E' il presidente. La cosiddetta “verticale del potere” creata da Putin prevede che tutte le cariche esecutive, tranne il presidente della Federazione Russa, vengano nominate “dall'alto”.

[2] Allusione al romanzo “Cime abissali” di Aleksandr Aleksandrovič Zinov'ev (satira dell'URSS fin dal titolo – le “splendenti” (sijajuščie) vette della retorica sovietica diventavano zijajuščie, “abissali”.

[3] La guerra dell'URSS contro gli invasori nazifascisti.

[4] E' difficile rendere il gioco di parole tra cennost', “valore” e cena, “prezzo”.

[5] Anatolij Aleksandrovič Sobčak, sindaco di San Pietroburgo negli anni '90, una delle figure più significative della perestrojka.

[6] Vladimir Anatol'evič Jakovlev, primo capo della città di San Pietroburgo ad avere il titolo di governatore (San Pietroburgo ha una sorta di statuto speciale).

[7] L'istituto Smol'nyj, che serviva all'istruzione delle giovani nobili, fu sede dei bolscevichi prima dell'Ottobre, per diventare infine sede del governo di San Pietroburgo.

[8] “Parte di Pietrogrado”, zona storica di San Pietroburgo, situata su alcune isole della Neva.

[9] La fortezza dei santi Pietro e Paolo si trova su una delle isole della Petrogradskaja Storona.

[10] Una delle principali isole di San Pietroburgo, dove si trova fra l'altro l'Università.

[11] “Freccia”, la punta orientale dell'Isola Vasil'evskij, dove si trova lo storico edificio della Borsa.

[12] Partendo dalla piazza Vosstanija (piazza dell'Insurrezione), la Prospettiva Nevskij cantata anche da Battiato incrocia la Prospettiva Litejnyj (della Fusione) a meno di un quarto della sua lunghezza...

[13] Il Palazzo è nientemeno che l'Ermitage...

[14] Comitato Statale di Ispezione per la tutela dei Monumenti (il corsivo è mio).

[15] Comitato per l'Architettura Cittadina (il corsivo è mio).

[16] Regole per l'Utilizzo dei Terreni e le Costruzioni (il corsivo è mio).

[17] Jean-François Thomas de Thomon, architetto francese.

[18] Uno dei simboli di San Pietroburgo, posta davanti alla Borsa.

[19] “Finanziere”.

[20] Pietroburghese come Putin.

[21] Parco storico di San Pietroburgo.

[22] “Aurora” (la scelta del nome dell'incrociatore da cui partirono le cannonate che dettero il via all'assalto al Palazzo d'Inverno è l'ennesimo esempio di una Russia in cui il capitalismo sfrenato va di pari passo con il recupero nostalgico dell'URSS).

[23] Cioè Mont Blanc, Monte Bianco.

[24] “Costruzione-Montaggio”.

[25] La moschea di San Pietroburgo è un edificio notevole, a buon titolo iscritto tra i monumenti cittadini.

[26] “Specchi d'argento”.

[27] “Monastero delle Nuove Vergini”, bellissimo complesso architettonico.

[28] Più propriamente Cattedrale della Resurrezione, chiesa barocca progettata dall'italiano Bartolomeo Rastrelli.

[29] Più propriamente della Madre di Dio di Kazan'. Il colonnato della cattedrale è costruito a immagine di quello di San Pietro a Roma.

[30] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[31] L'Ochta è un piccolo corso d'acqua di Pietroburgo. Sull'“Ochta-centr” vedi in seguito.

[32] Grande studioso della letteratura russa, passato anche per l'arcipelago GULag.

[33] Henri Louis Auguste Ricard de Montferrand, architetto francese.

[34] “Piccola del Mare”.

[35] L'assedio dei nazifascisti durante la II guerra mondiale.

[36] “Dell'Ammiragliato”. L'Ammiragliato è uno dei luoghi simbolo di San Pietroburgo.

[37] Frase tratta da Isaia, pronunciata da Gesù al momento di scacciare i mercanti dal Tempio.

[38] Verso della canzone Naletela grust' (E' giunta in volo la tristezza) del famoso cantautore Aleksandr Jakovlevič Rozenbaum.

[39] La Giustizia.

[40] Piazza del Lavoro.

[41] Nome colloquiale del famoso teatro Mariinskij.

[42] Così chiamato perché sorgeva vicino al Castello Lituano, che ospitava il reggimento Lituano dei moschettieri.

[43] Giacomo Quarenghi, architetto italiano.

[44] Valerij Abisalovič Gergiev, direttore del teatro Mariinskij.

[45] Dal nome del generale Nikolaj Ivanovič Čičerin, a cui appartenne.

[46] Aleksandr Grin (pseudonimo di Aleksandr Stepanovič Grinevskij), scrittore simbolista.

[47] Nikolaj Stepanovič Gumilëv, poeta, che sposò la poetessa Achmatova e fu arrestato e ucciso nel 1921 per aver preso parte a un “complotto monarchico”.

[48] Ol'ga Dmitrievna Forš, scrittrice sovietica, nel romanzo “La nave dei folli” descrisse in forma trasfigurata la comunità degli scrittori della Casa delle Arti.

[49] Folle dell'antichità che bruciò il tempio di Artemide per rendere eterno il proprio nome.

[50] Parco monumentale di San Pietroburgo.

[51] Piccolo corso d'acqua di San Pietroburgo.

[52] Porto storico di San Pietroburgo, sede dello Yacht Club.

[53] “Via dei Giardini”, storica via pietroburghese su cui si affacciano la Biblioteca Nazionale e l'antico mercato Gostinyj Dvor.

[54] Nome non ufficiale di Federal'naja Služba po nadzoru za sobljudeniem zakonodatel'stva v oblasti ochrany kul'turnogo nasledija (Servizio Federale di ispezione sull'osservanza della legislazione nell'ambito della tutela del patrimonio culturale).

[55] Vedi nota 12.

[56] Grigorij Aleksandrovič Potëmkin, militare e favorito di Caterina II, famoso anche per aver creato villaggi modello nella campagna russa che in realtà erano di cartapesta...

[57] Città della Siberia meridionale.

[58] Aleksandr Nikolaevič Sokurov, noto regista.

[59] Jurij Julianovič Ševčuk, cantante del gruppo rock DDT.

[60] La mia traduzione è interlineare, l'originale in tetrametri giambici con rime in schema ABABCDCD è perfetto anche formalmente.

[61] Aleksandr Semënovič Kušner, poeta russo.

[62] Strada piuttosto secondaria.

[63] Boris Jakovlevič Èjfman, famoso coreografo.

[64] Lev Abramovič Dodin, regista teatrale.

[65] Dell'Europa.

[66] Teatr JUnych Zritelej (Teatro dei Giovani Spettatori), noto teatro per bambini.

[67] Šalva Pavlovič Čigirinskij, direttore del colosso energetico Sibir Energy.

[68] Isola che Pietro il Grande fece edificare sul modello di Amsterdam.

[69] Jean-Baptiste Vallin de la Mothe, architetto francese.

[70] Vserossijskoe Obščestvo Ochrany Pamjatnikov Istorii i Kul'tury (Società Panrussa per la Difesa dei Monumenti Storici e Culturali).

[71] Me ne viene in mente uno, ma non lo dico...

[72] “Municipio della Neva”.

[73] Evdokija Fëdorovna Lopuchina, prima moglie di Pietro il Grande, fu fatta rinchiudere dal marito in un monastero e maledisse la “creazione” di questi.

[74] San Pietroburgo.

[75] Mosca. Ad essere pignoli la prima capitale del regno (anzi “grande principato”) russo fu Kiev e la seconda fu Vladimir, ma è evidente che qui si prende le mosse dalla nascita dello stato russo nel senso attuale, sotto l'egida di Mosca. Le persone di cui si parla sono principalmente i pietroburghesi Putin e Medvedev.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/06/anche-san-pietroburgo-cio-che-non.html

28 maggio 2009

A proposito del passato della Russia (VI)

La separazione della verità dal vero [1]


Di cosa si occuperà la Commissione per la lotta ai tentativi di falsificazione della storia, di cui fanno parte veri professionisti: il capo di Stato Maggiore, il vice ministro della Giustizia, il capo dell'amministrazione dello FSB [2]

Il presidente fa la storia (nel senso che la conduce). Ma questi la guida ancora come primo funzionario. Perché questo sia efficace, presso di lui è stata creata la Commissione per la lotta ai tentativi di falsificazione della storia ai danni degli interessi della Russia.
E' chiaro che il presidente non deve permettere un “danno agli interessi”. Ma cosa opera a favore degli interessi e cosa a loro danno, si può trattare diversamente, perfino in modo diametralmente opposto. E intorno a tale questione già da due anni si discute animatamente [3], a cominciare dalla memorabile conferenza teorico-pratica panrussa (giugno 2007) “Sulle attuali questioni dell'insegnamento della storia contemporanea e della sociologia nella scuola”. Allora i sussidi per l'insegnante sul corretto insegnamento della storia corretta furono presentati dal ministro dell'Istruzione e della Scienza Andrej Fursenko e dal primo vice capo dell'amministrazione presidenziale Vladislav Surkov. E poi i partecipanti furono portati a Novoogarëvo [4] all'incontro con Putin, dove questi ha spiegato agli insegnanti che “a dirla delicatamente, per una contraddittoria visione dei fatti” è giunta la fine, così come per quei manuali che sono stati scritti grazie a contributi dall'estero. Vladimir Vladimirovič si lamentò del fatto che gli autori che lavorano grazie a contributi “eseguono la polka che ordina chi paga”. Da allora nella storia si è preso ad andare a ritmo di kamarinskaja [5]. Ma con questo figlio di puttana [6], com'è noto, bisogna essere più severi.
Perché capissero come e cosa insegnare adesso, tennero allora pure conferenze di docenti di storia nei sette distretti federali. Alle conferenze presero parte i rappresentanti plenipotenziari del presidente, i leader delle regioni e un gruppo mobile di funzionari del ministero dell'Istruzione e della Scienza, studiosi e autori di scandalosi complessi didattico-metodici di storia e sociologia, in cui Stalin si è trasformato nel “più efficace leader dell'URSS, nel periodo della cui leadership fu ampliato il territorio del paese, fu ottenuta la vittoria nella più grande delle guerre, fu attuata l'industrializzazione dell'economia e la rivoluzione culturale…”.
Allora Isaak Kalina, diventato proprio in quei giorni vice ministro dell'Istruzione, davanti a vari auditori ha dispiegato un immagine di qualcosa che si conserva: se voleste che vostro figlio conoscesse la storia della vostra famiglia, da quali racconti gli proporreste di apprenderla? Dai racconti della vostra nonna e della vostra bisnonna o dai protocolli di un poliziotto del distretto? E ha risposto da solo: “Io voglio tanto che i miei nipoti apprendano la storia del mio paese da un manuale scritto non nella logica del poliziotto del distretto, lasciamo questo alla scienza, ma nella logica della nonna, della bisnonna, che si sforza di formare nei miei nipoti un'attitudine positiva verso la mia famiglia, anche se nella mia famiglia ci sono stati dei momenti difficili”.
Adesso, evidentemente, a Kalina tocca allargare lo sguardo sulla storia. La commissione presso il presidente, di cui è divenuto vice capo, non accenna solo alla scuola. Pare che gli approcci alla storia elaborati nel manuale scolastico si sia deciso di diffonderli in tutta la scienza storica. Fra l'altro proprio correggendo a vantaggio del poliziotto: la presenza di una mano forte è anche molto facile da percepire nell'elenco dei membri della commissione (vedi il dossier della “Novaja gazeta”).
Sembrerebbe che qualsiasi attributo per la parola “storia” fosse superfluo, tranne uno: scientifica o non scientifica. Ma ecco che non è così, la formazione annunciata dal vice ministro di una “storia positiva” si è trasformata in una storia che non causa “danno agli interessi della Russia”.
Come, in che modo la commissione censurerà la storia fino a portarla allo stato di “non causante danno”? Studierà i piani di lavoro scientifico di tutti i collettivi di studiosi? Esaminerà tutte le pubblicazioni scientifiche? E la pubblicistica? E se la nonna racconterà al nipote qualcosa di sgradito alla censura?
Uno dei compiti della commissione, com'è scritto nelle “Disposizioni”, è la diffusione e l'analisi di tutti i fatti di falsificazione e la presentazione al presidente di rapporti ad essi inerenti. Ma la cosa non si limita ai rapporti. Più avanti si parla di “preparazione di proposte di misure da prendere” e di “raccomandazioni di un'adeguata reazione”. Forse soffiamo sull'acqua [7], ma che vuoi farci – siamo spaventati, qui viene già in mente l'articolo 58 [8].
E' interessante sapere come, per mezzo di quali leve la commissione “reagirà adeguatamente”? Dov'è la mai dimenticata, irrefutabile catena: sezione propaganda del CC – terzi segretari di comitati regionali, cittadini, di quartiere – segretari di sezioni – semplici membri? Toccherà ristabilirla?

Dossier della “Novaja gazeta”

28 combattenti con la falsificazione

Presidente della commissione – S.E. Naryškin, capo dell'amministrazione del presidente della Federazione Russa. I.I. Kalina – vice ministro dell'Istruzione e della Scienza, I.I. Siroš – vice capo dell'amministrazione presidenziale, I.I. Demidov – capo del dipartimento presidenziale per la conduzione della politica interna, A.D. Alchanov – vice ministro della Giustizia, A.E. Busygin – vice ministro della Cultura, E.Ja. Butko – vice direttore dell'Agenzia Federale per l'Istruzione [8], S.Ju. Vinokurov – capo del dipartimento presidenziale per le relazioni interregionali e per le relazioni culturali con i paesi esteri, V.V. Dergačëv – vice direttore dello FSTÈK [10] russo, segretario responsabile della commissione interistituzionale per la difesa del segreto di Stato, K.F. Zatulin – primo vice presidente della Commissione della Duma di Stato [11] per gli affari della CSI e per le relazioni con i compatrioti [12], V.A. Zimakov – capo del servizio SVR [13] russo, M.A. Kambolov – vice direttore dell'Agenzia Federale per la Scienza e l'Innovazione [14], V.P. Kozlov – direttore dell'Agenzia Federale degli Archivi, N.E. Makarov – capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, primo vice ministro della Difesa, S.A. Markov – vice presidente della Commissione della Duma di Stato per le formazioni sociali e le organizzazioni religiose, V.P. Nazarenko – vice capo del dipartimento presidenziale per la conduzione della politica estera, N.A. Naročnickaja – presidente del Fondo per lo studio della prospettiva storica, A.B. Povalko – vice direttore dell'Agenzia Federale per la Gioventù [15], A.Ju. Romančenko – vice direttore dell'Agenzia Federale per la Stampa e le Comunicazioni di Massa, A.N. Sacharov - direttore dell'Istituto di Storia della Russia dell'Accademia delle Scienze Russa, N.K. Svanidze - presidente della Commissione per i rapporti interetnici e per la libertà di coscienza della Camera Sociale [16] della Federazione Russa, V.A. Sobolev – vice segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, V.G. Titov – vice ministro degli Esteri, A.P. Toršin – primo vice presidente del Consiglio della Federazione [17], V.S. Christoforov – capo dell'Amministrazione della registrazione e dei fondi di archivio dello FSB russo, A.O. Čubar'jan – direttore dell'Istituto di Storia Generale dell'Accademia delle Scienze russa, Ja.V. Šabanov – capo dell'ufficio di consulenza presidenziale, S.V. Šipov – direttore del dipartimento del ministero per lo Sviluppo Regionale.

“Proprio fino alla battaglia di Kulikovo [18] non arriveremo”

Cosa dicono i membri della commissione

Konstantin Zatulin (in un'intervista a “Echo Moskvy” [19]): “La commissione si occuperà di quelle questioni che sono aspramente politicizzate e possono essere pericolose per la salute morale della società. In ogni caso, quando uscirà un libro in cui viene pubblicata una versione dubbia riguardante gli autori di crimini contro lo Stato, persone condannate e non riabilitate per i crimini degli anni della Seconda Guerra Mondiale, sulle pagine di questo libro sarà obbligatoria una scritta: “Si avvisa che la lettura di questo libro non è raccomandata a giovani di età inferiore a 18 anni”.

Nikolaj Svanidze (in un'intervista alla “Novaja gazeta”):
– Nikolaj Karlovič, si è già riunita la commissione e Le è chiaro di cosa si occuperà?
– Come sarà organizzato il lavoro, ancora non lo so, ma è chiaro che si tratta dei momenti discussi della Seconda Guerra Mondiale.
– Nel decreto non è detto che il lavoro della commissione si limiti solo alla Seconda Guerra Mondiale.
– Beh, non andremo proprio fino alla battaglia di Kulikovo…
– Le è probabilmente noto lo scandalo dei manuali di storia e sociologia creati sotto il patronato dell'amministrazione del presidente Putin e degli ideologi dei movimenti giovanili “I Nostri” [20] e “Giovane guardia di Russia Unita” [21]. Non le sembra che la commissione dovrà proseguire su questa linea per creare una “storia corretta”? Non dice questo la sua composizione?
– La storia dei manuali è nota. Non conosco la composizione della commissione, conosco gli studiosi che vi sono entrati e sono persone degne.

Commenti

Aleksandr Šubin, dottore in Scienze Storiche, Istituto di Storia Generale dell'Accademia delle Scienze russa: “Tali iniziative sono necessarie per spartirsi i fondi pubblici”

– Io guardo alla creazione di questa commissione con una certa tranquillità. E' un'altra iniziativa che scambia il lavoro reale con riunioni burocratiche. La maggior parte dei membri della commissione non sono storici.
Di studiosi ce ne sono in tutto tre, a dire il vero sono persone meritevoli, conosciute, direttori dei nostri principali istituti accademici. Ma ci sono anche persone, che sono note come “narratori-deformatori” [22] della storia. Di solito le iniziative burocratiche sono necessarie per la spartizione dei fondi pubblici, anche se durante una crisi si sarebbe potuto trovare un più degno uso del denaro. Come “lotteranno con la falsificazione”? Facendo dichiarazioni rabbiose, come di solito accade nei casi di intrusione politica e burocratica nelle discussioni degli storici, basate su doppi standard e contenenti errori. Beh, questo danneggerà solo ancora una volta il prestigio del paese. Forse prepareranno qualche libro incrociando Zatulin con Svanidze. Va detto, in questo senso, che Svanidze ne parla nelle sue trasmissioni, di storici professionisti ne porta tanti da far paura. Li pubblicheranno su una bella carta, ci metteranno il timbro della commissione.
Ma di libri ora ne escono molti e se questo timbro aiuterà questa produzione stampata ad andare avanti ancora non si sa. Ma per gli estremisti, per esempio in Estonia, la commissione non sarà neanche un decreto, ma piuttosto uno spauracchio o semplicemente una cosa da ridere.
Non mi aspetto maestria editoriale o pubblicistica dalla produzione della commissione. Ma neanche particolari minacce. Tutti capiscono il tutto qui e all'estero. Tra l'altro anche il prezzo di tale “lotta con la falsificazione” come formalità burocratica.
Se lo Stato vuole davvero aiutare la cosa, è necessario appoggiare più attivamente quel lavoro che gli storici già conducono per creare delle connessioni in questo ambito, per portare avanti il nostro punto di vista nell'ambiente dell'elite intellettuale dei paesi dell'ex URSS. E qui ci sono dei buoni canali, come l'Associazione degli storici dei paesi della CSI e le commissioni bilaterali con Ucraina, Lituania e altri paesi. Le persone ragionevoli “là” sono i nostri alleati nella lotta contro le falsificazioni della storia e non c'è bisogno di “rimpiazzarle” con dichiarazioni e decisioni premature e poco ponderate. E' meglio pubblicare più lavori scientifici, in cui professionalmente e con molto materiale basato sui fatti si ristabilisce il quadro reale degli avvenimenti storici. Allora anche le falsificazioni appariranno ciò che sono – menzogne e sciocchezze.

Ljudmila Alekseeva, presidente del Gruppo di Helsinki [23]: “In tutta la commissione c'è una sola persona degna”
– Se volesse occuparsi seriamente della deformazione della storia, allora nella commissione dovrebbero entrare i luminari della scienza storica, persone rispettate nella comunità professionale e nel paese. La domanda più importante è: cosa si chiamerà falsificazione e cosa ristabilimento del vero? E chi è entrato là? Zatulin? Naročnickaja? E cosa c'entra qui Markov?
Ci hanno spinto dentro gli ideologi. Che storia sarà con una commissione del genere? Nessuna sconfitta, solo vittorie? Con questo non solo come attivista per i diritti umani, ma anche come storico non posso essere d'accordo. Ci spezzeranno appoggiandoci al ginocchio, riscrivendo la storia. Ma noi non la daremo in concessione alla commissione, un popolo senza storia è un mankurt [24].
In tutta la commissione c'è una sola persona degna – Svanidze. Questi si è occupato di storia moderna, ma lavorerà nella commissione o ne uscirà per non coprirsi di vergogna?
Non vorrei che si ripetesse la storia del Consiglio di esperti per la conduzione di uno studio a livello statale delle religioni presso il ministero della Giustizia creato nell'aprile 2009. Lo capeggiava il noto combattente ortodosso con qualsiasi manifestazione di vita religiosa al di fuori della Chiesa Ortodossa Russa Aleksandr Dvorkin. Il suo approccio non poteva in alcun modo essere considerato obbiettivo, era chiaramente confessionale.
Se lo stesso avverrà con la commissione per la lotta con la falsificazione della storia, allora Stalin non sarà solo un manager efficace [25], ma anche il padre dei popoli, il migliore amico dei bambini, di chi pratica la ginnastica, dei lavoratori delle acciaierie, dei colcosiani e dei medici.
Si esigerà la tragica, ma veritiera storia della Grande Guerra Patriottica [26]? Il film “Ržev. La battaglia sconosciuta di Georgij Žukov” [27], che ha fatto scandalo è una falsificazione? O il ristabilimento del vero?
Sono entrata alla facoltà di Storia della MGU [28], perché ho sempre voluto essere uno storico. Verso i 10 anni dicevo che sarei stata uno storico e mio padre prese a portarmi libri di storia. Dopo il secondo anno di università presi a pensare verso quale cattedra indirizzarmi. Ma le cattedre erano una più rigida dell'altra: Storia del Partito, Storia dell'URSS, Storia Contemporanea. Io volevo essere uno storico, non una propagandista, un'esecutrice di ordini. Decisi che sarei passata ad archeologia – teschi, resti, ciò che trovi, lo descrivi. Ma venne fuori che anche là bisognava dimostrare che la Russia è la patria degli elefanti [29]. Decisi di occuparmi del Neolitico. Ma anche qui incombeva Engels con “L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato”. Bisognava adattarsi a lui.
E cos'è questa commissione appena sfornata? Infatti la verità non si può nascondere, questa viene fuori non appena è venuto fuori “Ržev. La battaglia sconosciuta di Georgij Žukov”. Io guardo al futuro con ottimismo: tra una generazione saremo anche noi un paese democratico e uno stato di diritto.

Ljudmila Rybina

22.05.2009, "Novaja gazeta", http://www.novayagazeta.ru/data/2009/053/01.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Otdelenie pravdy ot istiny è un gioco di parole intraducibile. Otdelenie oltre che “separazione” significa “sezione” (intesa come parte di un apparato). Pravda e istina significano entrambe “verità”, ma il primo termine può significare anche “giustizia”, “rettitudine”, mentre il secondo fa parte dell'ambito filosofico e religioso. Pravda, com'è noto, era anche l'organo ufficiale dell'Unione Sovietica.

[2] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l'erede del KGB.

[3] Letteralmente “si rompono le lance”.

[4] Residenza presidenziale.

[5] Danza popolare russa, ironicamente contrapposta alla polka straniera (il corsivo è mio).

[6] Qui si ironizza sul gusto putiniano per le espressioni forti, con cui a volte sottolinea i concetti.

[7] In Russia si dice “chi si è scottato con il latte, soffia anche sull'acqua”.

[8] Sulla base dell'articolo 58 del codice penale dell'URSS, che riguardava le attività antisovietiche, milioni di persone finirono nell'arcipelago GULag.

[9] Ente del Ministero dell'Istruzione e della Scienza che si occupa concretamente della gestione dell'attività didattica.

[10] Federal'naja Služba po Techničeskomu i Èksportnomu kontrolju (Servizio Federale di controllo sulla Tecnica e sulle Esportazioni), ente che controlla le comunicazioni e le esportazioni in nome della sicurezza dello Stato.

[11] Precisazione non superflua in quanto in Russia tutte le assemblee legislative si chiamano Duma.

[12] Da intendersi come russi che vivono nei paesi della ex Unione Sovietica.

[13] Služba Vnešnej Razvedki (Servizio di Intelligence Esterna).

[14] Ente di ricerca del Ministero dell'Istruzione e della Scienza.

[15] Ente del Ministero per lo Sport, il Turismo e le Politiche Giovanili.

[16] Sorta di istituzione intermedia (priva di poteri e di reale importanza) tra la società e le istituzioni.

[17] La “camera alta” del parlamento russo, formata dai rappresentanti dei soggetti territoriali della Federazione Russa.

[18] Nella battaglia di Kulikovo (nella Russia centrale) nel 1380 i Russi affrontarono i Tatari e i Mongoli e la sconfitta di questi fu l'inizio della fine del loro secolare dominio sulla Russia.

[19] Radio russa relativamente libera.

[20] “I Nostri” è un movimento giovanile così devoto a Putin da essere stato soprannominato Putinjugend...

[21] “Russia Unita” è un partito che ha il solo scopo di portare avanti la politica di Putin.

[22] Impossibile rendere il gioco di parole originale skaziteli-iskaziteli. Va notato comunque che gli skaziteli sono narratori di fiabe e non di storie vere...

[23] Organizzazione per la difesa dei diritti umani che opera sulla base della Dichiarazione di Helsinki sui diritti umani, firmata anche dall'URSS.

[24] Personaggio delle leggende dei popoli turchi: uomo portato tramite torture e umiliazioni a dimenticare tutto di se e a diventare un docile strumento dei propri padroni (il corsivo è mio).

[25] Così viene purtroppo definito nell'ambito del revisionismo putiniano.

[26] Così viene chiamata la guerra dell'Unione Sovietica contro gli invasori nazifascisti.

[27] Documentario televisivo che non manca di rileggere criticamente una pagina tragica della Grande Guerra Patriottica. Per riprendere la città di Ržev occupata dai nazisti le truppe russe combatterono dal gennaio 1942 al marzo 1943 con centinaia di migliaia di perdite. Le operazioni erano comandate dal maresciallo (il più alto grado sovietico dopo quello del generalissimo Stalin) Georgij Konstantinovič Žukov.

[28] Moskovskij Gosudarstvennyj Universitet (Università Statale di Mosca).

[29] Battuta che allude alla pretesa superiorità della Russia sovietica in qualsiasi ambito. Alla base c'è una barzelletta di epoca sovietica sulle opere scritte in vari paesi per “l'anno dell'Elefante”. I tedeschi scrivono ponderosi trattati, gli americani trattano la questione dal punto di vista del business, gli israeliani mettono di mezzo la questione ebraica e i sovietici scrivono sulla Russia come patria degli elefanti, sui classici del marxismo-leninismo sugli elefanti e sulle risoluzioni del Congresso del PCUS sugli elefanti...



http://matteobloggato.blogspot.com/2009/05/come-ha-scritto-orwell-chi-controlla-il.html

11 maggio 2009

A proposito della situazione del Caucaso (XIII)

Meqab*




I diari daghestani di Julija Latynina [2]

Nelle puntate precedenti:**
– perché il wahhabismo [3] sta diventando sempre più poplare in Daghestan
– chi difende i diritti dei terroristi
– sull'agenzia matrimoniale che procura mogli agli shahid [4]
– sul finanziamento statale ai militanti e le operazioni speciali inefficaci

Gas per wahhabiti

Il fratello di una persona di nome Sulejman Adžiev ha diretto per lungo tempo la filiale di Chasavjurt [5] della Kavkazregiongaz [6]. I fratelli Adžiev erano noti soprattutto per la sparatoria in stato di ubriachezza al “Marrakeš” [7] con il capo della provincia Alik Alchamatov e per il fatto che ancora nel 2005 i “kadyroviani” [8] cercarono di portar via Sulejman da casa sua . I ceceni furono respinti, ma un agente dello FSB [9] fu perfino ucciso. Gli uomini del ministero degli Interni daghestano presero decisamente le difese degli Adžiev, perché gli Adžiev erano dei loro e i ceceni forestieri. Cosicché il gas russo inebriò non solo le imprese offshore svizzere, ma anche i wahhabiti di Chasavjurt finché Sulejman Adžiev non fu ucciso mentre compiva un assalto nel settembre 2008. I suoi discorsi di addio con i parenti si trovano facilmente in Rete [10].

Omicidi a prezzi stracciati [11]

Nel marzo 2006 Džamal Aliev, capo del distretto di Botlich [12], fu ucciso a colpi d'arma da fuoco e tra i killer, feriti dal fuoco di risposta della scorta, uno era figlio del capo della banca “Vozroždenie” [13] e due, Omar Chačibragimov e Magomed Šuajbov erano in tutto e per tutto wahhabiti. Prima di andare con i wahhabiti, Omar voleva entrare nell'OMON [14]. Il defunto Gazimagomed Gimrinskij [15] mi raccontò che proprio quella brigata fu assunta a sua tempo dai Batalov padre e figlio per uccidere lui, Gazimagomed. Fra l'altro Gazimagomed taceva per modestia su chi in risposta uccise gli stessi Batalov.
L'anticipo per Džamal fu di 5.000 dollari a testa. Il figlio del capo della banca “Vozroždenie”, a quanto dicono, poco prima aveva portato dagli Emirati una Porsche Cayenne ed era stato un musulmano molto bravo: esigeva dalla moglie che portasse il velo. Al processo è stato assolto. I wahhabiti in Daghestan sono killer a buon mercato. Uccidono a prezzi stracciati.

La toilette di Iblis [16]

Non si può dire che le autorità non compiano degli sforzi intellettuali nella lotta al wahhabismo. Li compiono. C'è perfino un intero canale televisivo - la “Čirkej-TV” [17]. In essa interviene il predicatore Magdi-chadži Abidov. Spiega tutto in modo molto accessibile: la manicure, dice, è la toilette di Iblis. In qualità di campagna pubblicitaria di utilità sociale il canale reclamizza il giornale “As-Salam” [18] – “Il miglior regalo per il Giorno del Giudizio” e la hotline dello FSB.

“Pulci” nelle armi automatiche

La forza più efficiente nella lotta ai wahhabiti è lo FSB.
Lo FSB ascolta le telefonate e tiene d'occhio agli appartmenti, il suo segno distintivo sono le spie che mettono nelle armi vendute al mercato nero. Ma non certo tutti in Daghestan comprano armi per uccidere gli sbirri. Molti le comprano per le loro necessità private.
Un anno fa, si dice, un arma del genere fu venduta ad un uomo di nome Islam. Dopo la vendita lo portarono allo FSB, ma videro che non era un wahhabita e lo rilasciarono. Ed ecco che, appena rilasciato, accanto a Islam si siede in macchina una persona che gli aveva commissionato l'omicidio del sindaco di Chasavjurt e dice: “E quando?”. E infatti: un killer, che avete assunto, si è impelagato con lo FSB per via dell'arma. Non sarà mica un motivo per annullare l'ordine, non è vero?
Quando hanno ucciso uno sbirro – “l'hanno ucciso come un cane”.
– Quando hanno ucciso un wahhabita a tutti interessa sapere perché l'hanno ucciso, – dice con disappunto un uomo d'affari daghestano, – quando hanno ucciso uno sbirro – l'hanno ucciso come un cane. Perché?
Posso spiegare perché. Perché gli sbirri stessi si comportano con le persone da loro uccise come con dei cani. Quando uccisero Arip Aliev, perfino a me nella lontana Mosca fu chiaro che era stato Abdulgapur Zakar'jaev, l'unico leader dei militanti di Bujnaksk [19] rimasto in vita, che Arip non aveva ancora ucciso. Ma i colleghi di Arip, per non stare con le mani in mano, quattro giorni dopo fecero un blitz nel primo appartamento che faceva allo scopo, uccisero a colpi d'arma da fuoco i padroni di casa e dichiararono che vi avevano trovato i bossoli dell'arma automatica con cui era stato ucciso Arip. I bossoli – e non l'arma automatica – si sarebbero potuti trovare solo se li avessero messi lì apposta. E Zakar'jaev ancora per quasi un anno fuggì e uccise, finché non fu beccato a Kakašura [20].
Il 4 aprile a Machačkala è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco il colonnello dello FSB ed Eroe della Russia Zulkaid Kaidov. L'hanno ucciso a colpi d'arma da fuoco nelle seguenti circostanze: Zulkaid aveva una moglie, la moglie una sorella, la sorella un marito, cioè suo cognato, il cognato un fratello. Il cognato era uno qualsiasi, il fratello era molto credente, Zulkaid molte volte l'aveva fatto sfuggire alla 6.a sezione [21]. Si è riunita la shura [22] e la shura ha stabilito che Zulkaid disturbava molto la causa di Allah.
“Lo colpirò io”, – dice il fratello.
Telefonò al cognato e per mezzo suo chiese di incontrare Zulkaid: dice, la 6.a sezione ne ha avuto abbastanza. Si sono incontrati proprio davanti all'edificio del ministero degli Interni, lì intorno c'erano tanti posti di blocco quante pulci su un cane randagio. Il colonnello tese la mano al parente e questi gli sparò cinque pallottole e chi s'è visto s'è visto.
Sapete cos'hanno dichiarato le autorità? “E' un atto di criminalità comune”.
Oh, sì! Ho rimostranze nei confronti del ministero degli Interni riguardo a Vadim Butdaev. E sono molto semplici: perché Butdaev, cognato di un terrorista noto a tutti, raccoglieva tranquillamente bombe in casa finché una di esse non gli è esplosa in mano? Che faceva, pagava? Si era messo d'accordo? Perché l'unica prova indiscutibile contro Butdaev è il fatto che si vantava e si faceva filmare?
Gli sbirri russi ripetono l'errore della polizia politica zarista . Non sono abbastanza professionali per prendere un terrorista al momento che passa dal namaz [23] alla Stečkin [24] e non sono abbastanza crudeli per ispirare altro che odio a chi vuole morire sulla via di Allah.
– A cosa pensate là a Mosca? Come una freccia scoccata, queste persone non torneranno indietro. E quando finiranno con il mondo degli affari di qui, andranno ai “Tri kita”. E pensi che là a Mosca non pagheranno? Come leprotti [26], pagheranno. Porteranno i soldi qua nella gola di Karabudachkent [27].

Il Virus

– Mi dica, Gul'nara, – chiedo a Gul'nara Rustamova***, – Lei parla di diritti umani, parla di Costituzione, ma suo cognato e suo fratello non hanno forse infranto la legge, uccidendo gli sbirri?
– Ma chi è che li ha costretti a farlo?!
Questa è la spiegazione standard per noi, stupidi kafir [28], – ecco , queste povere persone, ex (e non molto ex) banditi, prendono le armi perché li hanno condotti a questo gli avidi e stupidi sbirri e la cosa siginificativa di questa spiegazione è che si tratta di una accurata e sfacciata bugia. E posso dimostrarlo facilmente.
L'estremismo islamico è una malattia di cui soffrono sia in Pakistan, sia a Londra, sia in Somalia, sia a Bujnaksk. Questa malattia non ha un centro di comando, come non aveva un centro di comando la peste che sterminò il pianeta nel Medioevo. Non c'è un centro di comando – c'è un virus. E se questo virus è lo stesso sia nel metrò di Londra, sia nel bosco di Bujnaksk, allora gli sbirri russi qui non c'entrano per nulla. Gli sbirri russi non sono la causa della malattia, ma la condizione del suo procedere.
E' un'altra storia quando di questa peste soffrono a Londra, dove ci sono ospedali e medicine, c'è una chance di guarire, ma se in qualità di medici avete gli sbirri russi, che operano con le stesse mani sporche con cui rubano le lenzuola dell'ospedale, allora le chance di guarire sono altre.
Nella vicina Cecenia è stato introdotto il principio della responsabilità collettiva. Bruciano le case di chi si da alla macchia e i loro familiari con voci tremanti rinnegano pubblicamente i fuggitivi – e i militanti diminuiscono. In Daghestan la debolezza del potere si è rivelata peggiore della crudeltà. Qui l'avidità delle autorità si può paragonare solo alla sua mancanza di professionalità; qui il presidente Aliev osa contrapporsi al funzionario russo, nominato dall'innocua Mosca, ma trema davanti ad assassini con la carica di funzionari e capi di amministrazioni – ma lo stato non sopporta il vuoto e il potere, sfuggito a mani deboli, viene preso dai sostenitori del “puro Islam”.
Oh no, non pensate che siano cattive persone. Sono persone molto buone. Non bevono e non fumano, sono ottimi lavoratori e patologicamente onesti – in contrapposizione all'immoralità che impera intorno. Quindi sarete d'accordo che quella persona, che ne ha abbastanza del “meqab” che impera intorno, quella persona che vuole stare in pace con se stessa e con Allah, che non vuole vivere con il Primo Canale e la hotline dello FSB è prima di tutto una persona molto dignitosa. E non si può proprio punire questa persona dignitosa semplicemente perché prega un po' diversamente, perché ritiene che non ci si possa inchinare davanti alle tombe dei morti e che nella preghiera del venerdì si debbano fare due raka'at [29] e non sei e che quelli che ne fanno sei sono pagani e bruceranno all'inferno?
All'inizio del ХХ secolo in Russia c'erano altre persone molto coscenziose. Socialisti rivoluzionari, socialdemocratici, menscevichi, bolscevichi, anarchici. Non tutti di certo prenedevano “x” [30]. Alcuni erano semplicemente persone molto buone. In ogni caso, ragazzi con anime ardenti, che andavano ai lavori forzati o alla morte e avevano più abnegazione dei panciuti gendarmi. Avevano l'Internazionale, ma non nel senso che qualcuno li mandava dall'estero, ma nel senso che un socialdemocratico tedesco era semplicemente felice di aiutare i suoi fratelli bolscevichi in Russia o in Ungheria. E tutti sapevano che questo regime stava marcendo e sanno come costruire un felice mondo nuovo…

* Ingiustizia (àvaro [1]).
** Conclusione. Inizio nei nn. 41, 42.
*** Capo dell'organizzazione “Madri del Daghestan per i diritti umani”.

Julija Latynina
osservatrice della "Novaja gazeta"

24.04.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/043/11.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Gli Àvari sono l'etnia maggioritaria del Daghestan.

[2] Julija Leonidovna Latynina, giornalista e scrittrice.

[3] Movimento estremista islamico (ma in Russia “wahhabita” è quasi sempre sinonimo di “terrorista islamico” in generale)

[4] “Martiri”, i terroristi islamici suicidi.

[5] Villaggio del Daghestan orientale, noto perché vi fu firmato l'armistizio che pose fine alla “prima guerra cecena”.

[6] “Caucaso-Regione-Gas”, impresa del settore del gas.

[7] “Marrakech”, locale di Machačkala, capitale del Daghestan.

[8] Gli uomini dell'esercito personale del ras ceceno Ramzan Kadyrov, noti per la loro ferocia.

[9] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

[10] E' così. Ho verificato personalmente.

[11] Letteralmente “a prezzi da dumping”.

[12] Villaggio del Daghestan orientale.

[13] “Rinascita”.

[14] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere russa, nota per la sua durezza.

[15] Strana figura di doppiogiochista, agente segreto e sostenitore dei wahhabiti, morto chiaramente di morte non naturale...

[16] La principale entità malefica della demonologia islamica.

[17] Čirkej è un villaggio del Daghestan centrale.

[18] Giornale islamico.

[19] Città del Daghestan centrale.

[20] Villaggio del Daghestan centrale.

[21] Quella che si occupa della criminalità organizzata.

[22] Consiglio islamico (il corsivo è mio).

[23] Preghiera rituale islamica.

[24] Tipo di pistola russa.

[25] “Tre balene” (riferimento all'antica leggenda russa sulle tre balene che sostengono il mondo), mobilificio russo noto per essere stato al centro di uno scandalo finanziario.

[26] Come dire, timorosamente e rincorrendosi a vicenda.

[27] Villaggio montano del Daghestan centro-meridionale.

[28] Miscredenti, non musulmani.

[29] Serie di preghiere (il corsivo è mio).

[30] Curioso nome che davano alle estorsioni i rivoluzionari che le usavano come metodo di finanziamento...

05 maggio 2009

A proposito della situazione del Caucaso (XII)

Meqab [1]


Perché la Russia sta perdendo il Daghestan. I diari daghestani di Julija Latynina [2]


Sull'agenzia matrimoniale per gli shahid [3], sui banditi e la fede, sul finanziamento statale ai wahhabiti [4] e sulle tangenti

Nella puntata precedente:
— Le "Madri del Daghestan per i diritti dell'uomo" o per i diritti dei terroristi?
— Come è morto il leader del jama'at [5] "Šariat" [6] e chi ha girato filmati propagandistici sulle regole di comportamento con gli esplosivi
— Perché uccidono i capi delle province
— Quanto consta una condanna con la condizionale
— E perché il wahhabismo ha sempre magggiore popolarità in Daghestan

I matrimoni degli shahid

Isa Isaev (figlio del capo delle “Madri del Daghestan per i diritti umani” Svetlana Isaeva) è finito in prigione per un brutale stupro di gruppo. Questi e la sua compagnia, dopo essersi rotolati nella neve usciti dalla sauna, sono andati alla dacia e per strada hanno preso una giovane dargina [7] e l'hanno sequestrata per due giorni.

In prigione Isa Isaev incontrò Chizri Mamaev1 e rinacque del tutto. Smise di fumare e di bere, si sposò, come dicono presso il ministero degli Interni, con Zaira, vedova del militante Achmed Gazimagomedov – una delle mogli procurate ai futuri shahid dall'agenzia matrimoniale di Gul'nara Rustamova2.

A quanto assicurano gli sbirri, questa è in generale una delle principali sfere di azione delle “Madri” – procurare mogli ai futuri shahid. All'inizio mostrano alla ragazza piccole foto di mujaheddin – belli, virili, con le armi in pugno. Poi conversano su quanto sia importante andare per la via di Allah. Poi si sdegnano: “Chi ha ucciso questi guerrieri di Allah? Gli sbirri”. Poi spiegano: ecco, presto sarà ucciso e con lui anche tu otterrai il paradiso.

Chizri Mamaev, uno dei leader del jama'at di Bujnaksk, era anch'egli sposato con una moglie del genere, la diciottenne Dinara Dajzieva. Il 13 novembre 2007 il loro gruppo fu circondato in un appartamento a Bujnaksk. Una delle donne accettò di arrendersi e uscì dalla casa con due bambini. Dinara fuggì via per prima con un'arma automatica in pugno sotto il fitto fuoco dei corpi speciali. Un fotografo occasionale scattò queste foto e tutta la repubblica le copia di cellulare in cellulare.

– Ma chi è Chizri Mamaev ? – chiedo a Svetlana Isaeva.

– Non so chi sia Chizri, – risponde.

I banditi e la fede

La storia del teppista Isa Isaev, che è rinato in prigione, è abbastanza tipica. Tra i wahhabiti ci sono molti ex banditi. Lo stesso Šamil' Gasanov, complice di Vadim Butdaev3, è un ex bandito. Dopo aver smesso di bere e di fumare, ha mantenuto alcune sue abitudini e a febbraio è stato fucilato dopo essere stato condannato dalla shura [9] per aver messo le mani nel bottino wahhabita.

Anche tra i sufi ci sono personalità interessanti. L'ex capo del distretto di Kiziljurt [10] Abdurachman Gadžiev è in prigione per aver tentato di uccidere il capo del distretto di Gergebil' soprannominato Bol'šoj Machač [11]. Vero sufi, Abdurachman prega cinque volte al giorno e in prigione ha già dato il fatto loro a tutti i wahhabiti. Dicono che per questo gli tocca andare in prigione con tutta la scorta.

Così avete da una parte Šamil' Gasanov, dall'altra Abdurachman Gadžiev. Pasionari.

L'Azef [12] daghestano

Mi pare che la causa immediata dell'esplosiva crescita della potenza dei wahhabiti nell'ultimo anno sia stato l'omicidio di Gazimagomed Gimrinskij. Gazimagomed, deputato dell'assemblea popolare della repubblica, genero dell'influente tesoriere Sajgidgusejn Magomedov, era un vero Azef daghestano – protettore di wahhabiti, esperto del Corano, partecipante alla guerra di Cecenia, mercante di uomini e contemporaneamente, cosa affermata dal già defunto Arip Aliev, capo dello RUVD [13] di Bujnaksk, agente dello FSB che ha arrestato non meno di 120 wahhabiti.

Gazimagomed è stato ucciso dal suo ex allievo Ibragim Gadžidadaev. Lo ha chiamato per parlare con lui, gli ha sparato qualche pallottola e ha bussato a casa di alcuni suoi parenti: “Prendete quello che giace lì. E non pensate a nessuno. Sono stato io”.

Gazimagomed Gimrinskij era l'unica barriera che contenesse la furia delle autorità contro il villaggio montano di Gimry [14]. Non appena l'hanno ucciso, nel villaggio è iniziata una “ripulitura” [15] durata molti mesi. Gimry è stato circondato da ogni parte, soldati inesperti hanno fatto a pezzi alberi da frutto che avevano nutrito generazioni di abitanti di Gimry. E Gadžidadaev?

Gadžidadaev, a quanto dicono, qualche settimana dopo l'omicidio ha inviato una cassetta a Sajgid-Gusejn [16] Magomedov, tesoriere della Repubblica del Daghestan. Nella cassetta sarebbero state elencate tutte le persone che Gadžidadaev aveva rapito insieme a Gazimagomed e tutti i soldi che avevano estorto. “Devi darci un milione, – avrebbe detto il terrorista più ricercato del Daghestan a un uomo che siede nella sala di ricevimento del vicedirettore dello FSB Proničëv perché lo nominassero presidente del Daghestan, – e ricorda che è più facile beccare te che tuo genero”. Non ho visto la cassetta, cosicché potrebbe anche essere una fandonia. Ma indicativa.

La moschea di Nadyršach

Da un mio conoscente è giunta un'anziana abitante del distretto Cuntinskij. Questa si lamentava che erano scomparsi due suoi figli, studenti con ottimi risultati.

– Ma in quale moschea pregavano? – ha chiesto il mio conoscente, che non è informato sui diritti umani, ma è informato sulla realtà del Daghestan.

– Quella in via Kotrov, – ha risposto la donna.

– E dove vivete?

– Nella borgata Novyj.

– E quante moschee ci sono tra casa vostra e la moschea sulla Kotrov?

– Non so.

– Ci sono 23 moschee e in ognuna di esse pregano centinaia e migliaia di persone. Ma i tuoi figli non pregavano in nessuna di esse. Andavano alla moschea sulla Kotrov, che ha costruito Nadyr Chačilaev4 e ascoltavano un imam wahhabita. E adesso sono scomparsi e tu chiedi “perché?”

Sul finanziamento dei wahhabiti

La cosa più terribile accaduta dopo l'evidentemente disgraziata operazione a Gimry è il rafforzamento finanziario dei wahhabiti. Chiedi in proposito agli sbirri – subito vi scaricheranno un mucchio di sciocchezze sugli USA, la CIA e l'Arabia Saudita. Ancora un poco e racconteranno che i terroristi sono finanziati dal Fondo Monetario Internazionale.

Sono tutte menzogne. I terroristi sono finanziati dallo stato russo. Ciò avveniva da molto tempo, ma in precedenza ci si limitava ai difficilmente raggiungibili distretti montani della repubblica. Da esempio classico può servire il distretto di Uncukul' [17], dove la forza dei militanti è giunta al punto che i crediti concessi sotto garanzia dell'amministrazione erano mangiati a metà dai corrotti e dai wahhabiti.

Anche Gazimagomed Gimrinskij è stato ucciso, come sospetto fortemente, non tanto per la sua collaborazione con lo FSB, quanto per i soldi del tunnel di Gimry. Gazimagomed andò dagli appaltatori e si presentò come plenipotenziario di Allah. Ma qui giunse Gadžidadaev e dichiarò che il plenipotenziario era lui. Gli appaltatori, naturalmente, li consigliarono di chiarirsi tra loro. Cosicché il punto finale delle divergenze teologiche tra i wahhabiti di Gimry divenne la questione delle tangenti sulla costruzione del tunnel di Gimry.

Ma in precedenza tutto questo succedeva sulle montagne. Adesso questo è giunto a Machačkala [18].

– E' vero che i wahhabiti hanno preso soldi alla “Zolotaja Imperija” [19] di Sajfulla? – chiedo al capo del ministero degli Interni del Daghestan Adil'gerej Magomedtagirov.

– Non ci hanno fatto dichiarazioni del genere.

– E' vero che hanno fatto pressione a Konfetnyj Kurban [20] e quando si è rifiutato di pagare gli hanno bruciato la jeep Infinity e ha pagato?

– Kurban non ha rilasciato dichiarazioni.

– E' vero che hanno circondato il negozio di mobili Kirgu?

– Non ci sono dichiarazioni.

Ci mancherebbe che ci fossero dichiarazioni!

– A un uomo d'affari hanno ordinato: compra una macchina, mettici dentro 50.000 dollari e lasciala in un certo posto. Certo, da lì puoi andare allo FSB e li aspettiamo perfino. Ma dopo riceverai i tuoi figli a pezzi per posta. Questi ha comprato una macchina e ci ha messo i soldi. Il giorno dopo arriva una telefonata: “Che vigliacco che sei!” – “Cosa?” – “Pensavamo che tu fossi un uomo onesto, dove sono i soldi?” – “Ce li ho messi, come avete ordinato”. – “No, non ce li hai messi. Devi pagarci una multa di 100.000 dollari per la bugia che hai detto”. Questi ha venduto tutto, ha preso la famiglia e se n'è andato dal Daghestan.

In precedenza raccoglievano i soldi funzionari e sbirri. Adesso lo fanno i wahhabiti. I bolscevichi lo chiamavano “x”. I wahhabiti lo chiamano “zakāt” [21].

Due mesi fa i wahhabiti hanno ucciso a colpi d'arma da fuoco il capo dell'amministrazione del distretto di Uncukul' Kazibek Achmedov. Sono entrati nel caffè dove stava festeggiando il compleanno del procuratore locale, hanno ordinato di stendersi sul pavimento a tutti, tranne al capo e hanno sventagliato scariche per la sala. Chi è riuscito a stendersi, si è salvato. Il capo dell'amministrazione e altri due, che non ci sono riusciti o non hanno voluto stendersi a faccia sotto, sono morti.

Il motivo: il defunto Kazibek pretendeva il rientro dei crediti mangiati dai wahhabiti. I capi delle amministrazioni in Daghestan sono sempre stati uccisi. Ma per la prima volta dopo molti anni un capo di un'amministrazione è stato dimostrativamente ucciso a colpi d'arma da fuoco per divergenze finanziarie con i militanti.

La dimostrazione ha avuto effetto. Secondo le valutazioni più ottimistiche, molti capi delle amministrazioni hanno cominciato a “fare i conti” con i wahhabiti: nella spartizione degli appalti e nel pagamento dei lavori. Secondo le più pessimistiche, due terzi dei capi hanno cominciato a pagare.

La vicinanza della morte

Mi sono fermata presso Machačkala da degli amici. Al mattino il guidatore mi porta in città e racconta:

– Ieri un agente del GAI [22] inseguiva una persona che aveva commesso un'infrazione. Non ha controllato lo sterzo ed è finito nella corsia opposta. Tre cadaveri, compreso l'agente del GAI.

Quello che aveva commesso l'infrazione si è fermato, ha preso al cadavere dell'agente del GAI la pistola d'ordinanza e chi si è visto, si è visto.

Devo incontrarmi con una persona, ma questa va a fare le condoglianze: un suo parente e due suoi fratelli erano andati a raccogliere cipolle selvatiche nel bosco e hanno inciampato in un covo di militanti. Ieri tutti e tre sono stati ritrovati con le mani legate e con un colpo d'arma da fuoco alla nuca. Comunque il parente era uno sbirro, perciò, forse, non era andato solo in cerca di cipolle selvatiche.

Quando torno alla sera, una delle guardie del corpo non è in casa.

– Scusate per quello che è successo, – dice confuso la mattina dopo, – a un mio amico hanno ucciso il fratello minore. Avevano fatto qualche sciocchezza. Al mattino quello a cui avevano fatto quelle sciocchezze lo aspettava all'ingresso con un fucile a canne mozze.

(Conclusione – nel prossimo numero)

1Leader del jama'at di Bujnaksk [8].

2Co-presidente delle “Madri del Daghestan per i diritti umani”.

3Uno dei leader delle associazioni clandestine wahhabite, ucciso nel 2008.

4Autorevole uomo d'affari e politico.

Julija Latynina
osservatrice della "Novaja gazeta"

22.04.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/042/18.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] “Ingiustizia” (in àvaro, lingua maggioritaria del Daghestan).

[2] Julija Leonidovna Latynina, giornalista e scrittrice.

[3] “Martiri”, i terroristi islamici suicidi.

[4] Estremisti islamici.

[5] Comunità islamica.

[6] Russificazione di shari'a, la legge islamica.

[7] Appartenente cioè al popolo caucasico dei Dargini, etnia minoritaria del Daghestan.

[8] Città del Daghestan centrale.

[9] Consiglio islamico.

[10] Città del Daghestan centrale.

[11] Qualcosa come “Grande Lottatore”.

[12] Evno Fišelevič Azef, socialista rivoluzionario e agente della polizia politica zarista, il doppiogiochista per antonomasia.

[13] Rajonnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Distrettuale degli Affari Interni), in pratica la polizia distrettuale.

[14] Villaggio del Daghestan centrale.

[15] “Ripuliture” (začistki) vengono chiamate le azioni repressive contro gli insediamenti “ribelli”, durante le quali si compiono arresti, violenze e omicidi.

[16] Sic.

[17] Villaggio del Daghestan centrale.

[18] Capitale della Repubblica del Daghestan.

[19] Casinò di Machačkala.

[20] “Kurban delle Caramelle”, soprannome di un imprenditore del settore dolciario di Machačkala.

[21] L'elemosina, uno dei cinque pilastri dell'Islam.

[22] Gosudarstvennaja Avtomobil'naja Inspekcija (Ispettorato Automobilistico Statale), in pratica la polizia stradale.

03 maggio 2009

A proposito della situazione del Caucaso (XI)

Meqab*

Perché la Russia sta perdendo il Daghestan. Sui wahhabiti [2] che impongono imposte alle attività economiche, sul dovere di sparare delle amministrazioni locali, sulla caccia agli sbirri, sugli imam e le persone autorevoli, sulle particolarità della giustizia montanara e le operazioni speciali insensate, sui diritti dei terroristi e sulle sbruffonate, i diari daghestani di Julija Latynina [3]

Nel 1999 Šamil' Basaev e Khattab [4] irruppero nel Daghestan. In quel momento la Cecenia era sull'orlo della guerra civile tra i wahhabiti e i sostenitori di Maschadov e a Basaev parve più ragionevole fare una guerra fuori dai confini della Cecenia che al suo interno. Una guerra nel corso della quale Maschadov sarebbe rimasto presidente della Cecenia e Šamil'sarebbe diventato imam di tutte le Cecenie [5] e del Daghestan.
“A quel tempo andava e diceva che per la Russia era la fine , – mi ha detto un amico di uno dei più fedeli alleati àvari di Basaev [6], fondatore del totalmente terroristico jama'at [7] “Šariat” [8] Rasul Makašaripov, – perse la testa per la loro jihad”.
Tuttavia le idee di Basaev sull'appoggio che avrebbero potuto dargli i daghestani si rivelarono molto esagerate. L'invasione fallì: in parte perché gli alleati locali di Basaev non ebbero ruoli di primo piano (Nadyr Chačilaev per il rifiuto di combattere fu condannato a morte da Basaev), in parte perché gli orgogliosi ceceni non pensavano neanche di mettersi d'accordo con i non meno orgogliosi àvari (“Non proposero neanche un accordo” – con un certo tono offeso dichiaro a me il sindaco di Chasavjurt [9] Sajgidpaša Umachanov – “dissero semplicemente “vattene”), ma soprattutto perché Basaev sopravvalutò il grado di influenza in Daghestan del wahhabismo – il “puro” islam, che guarda con disprezzo alle usanze locali e che chiama i tradizionali nastri sulle tombe degli sheykh [10] kufr [11] e “paganesimo”.
L'invasione fallì. L'arma che aveva sparato nei regolamenti di conti per le strade fu rivolta contro i ceceni. Le donne sui monti nutrivano i soldati russi (a cui, come sempre, avevano dato cibo scaduto) e gli uomini dicevano ai soldati: tu siediti e mangia e io per ora prendo il tuo fucile automatico e sparo. I daghestani ricordano con piacere come superavano i BTR [12] russi, correndo a combattere coi fuoristrada e i combattenti che sedevano in questi BTR ricordano come le donne musulmane li benedicevano al loro passaggio.
– Questo era insolito per noi, – mi ha detto con reverente stupore un ufficiale di un reparto d'elite che era passato per l'inferno della Cecenia.
Il sindaco di Chasavjurt Sajgidpaša Umachanov bloccò la strada con i suoi reparti prima a Basaev, poi allo stesso capo del Daghestan Magomaedali Magomedov, quando questi decise di andare a trattare con Maschadov. Basaev non poteva combattere contro il popolo che era giunto a liberare dal giogo degli infedeli e l'invasione si trasformò in una serie di insensati spostamenti in qua e in là.
Dopo il 1999 parve che il “puro” islam in Daghestan fosse destinato al ruolo di corrente marginale, che esisteva in villaggi isolati come quello di Gimry [13] o in cellule isolate come il già ricordato jama'at “Šariat”, capaci sì e no di fare saltare in aria degli sbirri o di fare i killer a prezzi stracciati.
Negli ultimi due anni di governo del presidente Aliev la Russia si è ingegnata di fare l'impossibile: stiamo perdendo il Daghestan. La repubblica che dieci anni fa aveva combattuto a fianco della Russia contro i wahhabiti si è trasformata in un luogo in cui i wahhabiti impongono apertamente imposte sulle attività economiche e gli organi [14] invece di lottare con essi si sono impantanati in intrighi, racket e raggiri. L'esperienza della Somalia, del Pakistan e dell'Afghanistan testimonia: dopo che questa malattia ha superato una determinata soglia è incurabile.
Per i diritti dei terroristi
Siedo in un vagoncino coperto di foto di persone scomparse senza lasciare traccia e di cartelli con maledizioni agli sbirri. Davanti a me ci sono due dirigenti del movimento “Madri del Daghestan per i diritti umani” Gul'nara Rustamova e Svetlana Isaeva.
Gul'nara è una donna triste, coperta da capo a piedi, sui sessant'anni e con tono usuale e piatto mi racconta degli abusi degli sbirri e delle insopportabili persecuzioni che si sono abbattuti su suo fratello Vadim Butdaev. Gul'nara racconta che nel gennaio 2005 gli agenti operativi avevano fatto irruzione nella loro casetta microscopica, avevano nascosto una granata addosso a Vadim e avevano rubato 20.000 dollari. Ben presto avevano chiamato anche Gul'nara alla polizia e avevano agitato davanti a lei delle copie di foto.
– Era morto qualcuno e abbiamo porto le condoglianze, – dice Gul'nara.
– Ma chi? – preciso.
– Non ricordo, – dice Gul'nara.
Alla fine si è chiarito che era morto Rasul Makašaripov: il leader del jama'at “Šariat”, che aveva fatto saltare in aria tanti sbirri quanti i polli al bazar [15]. E a suo cognato Vadim Butdaev gli sbirri dovevano fare domande sulle telefonate fatte da Vadim dopo la morte di costui chissà perché dal telefono della sorella.
Per la granata il vile regime dette al cognato di Makašaripov addirittura sei mesi.
– Al processo il giudice disse che con i wahhabiti bisogna agire come fanno gli ebrei, – dice Gul'nara Rustamova.
– E come fanno gli ebrei? – preciso.
– Davvero non lo sa? Eliminano i palestinesi a famiglie intere.
Dopo aver scontato sei mesi, Vadim andò a lavorare in un calzaturificio. Lavorava molto scrupolosamente, dalla mattina alla sera, ma il poliziotto Arsen Zakar'jaev ogni volta andava da ogni nuovo assunto e Vadim fu cacciato. Alla fine Vadim si mise a lavorare a casa.
– Ed ecco che una volta entra in una stanza e vede che due bimbe piccole fanno girare un ordigno sopra una candela. Le salvò e le allontanò dalla candela – e l'ordigno gli esplose in mano, – dice Gul'nara.
Qui bisogna precisare che in uno dei filmini a scopo istruttivo su come far saltare in aria gli sbirri con l'aiuto di un secchio di esplosivo (prodotto del jama'at “Šariat”) e su come fare di una siringa un detonatore lo stesso Vadim Butdaev mostra la propria mano mutilata e dice, beh, state più attenti.
Sul coraggio e sulle sbruffonate
Vadim Butdaev era una persona molto coraggiosa. Dopo che gli era esploso un detonatore in mano, ebbe abbastanza forza di volontà per fuggire di casa. Fuggì per andare da un uomo di nome Mamed Kurbanov e questi invitò per un'operazione il chirurgo Achmed Gasanov. L'operazione era così complessa che c'era bisogno di un secondo medico.
Vadim Butdaev era anche una persona vanagloriosa. Adorava farsi riprendere in filmati pubblicitari su come fare la jihad e da sua sorella Dinara (vedova di Makašaripov) sono stati scattati mucchi di fotografie pubblictarie della serie “Ti sei iscritto tra i wahhabiti?” con il sorridente, pulitino Vadim che alza una PSM [16] sullo sfondo delle montagne o con la tuta mimetica ben indossata mentre si si dirige da qualche parte con un'arma automatica con silenziatore.
Perciò il primo omicidio compiuto da Vadim Butdaev compì dopo la guarigione fu organizzato in modo da avere il massimo effetto a livello di pubbliche relazioni. Vadim Butdaev uccise il proprio vicino Arsen Zakar'jaev e si dette da fare perché il nome dell'omicida fosse conosciuto.
– Arsen era da me quella sera e si lamentò del fatto che lo seguissero, – dice uno dei suoi colleghi. – Io gli dissi di prendere la moglie e il cuscino e andare in un altro appartamento. Mi svegliai al mattino e lo avevano già ucciso.
La mattina del 2 settembre 2008 Vadim Butdaev e un altro militante, Šamil Gasanov, uscirono dal bosco e presero un taxi. Poiché il tassista non era uno sbirro e neanche un infedele, non lo uccissero, ma lo legarono e lo misero sul sedile posteriore. E andarono a casa di Arsen, che a quell'ora portava sempre i bambini all'asilo.
Arsen saltò fuori dalla macchina e fu ucciso a colpi d'arma da fuoco sul posto. “Fai sapere che questo l'ha fatto Vadim Bespalyj [17]”, – fece Butdaev al tassista.
Butdaev nascose l'arma automatica con cui sparò a Zakar'jaev non lontano dal luogo dell'omicidio. Il fatto è che i killer gettano vi a l'arma, ma i wahhabiti la tengono con se – in primo luogo, l'arma è un aggeggio che costa caro, in secondo luogo, se ti prendono, conviene fare fuoco in risposta. Ma lì vicino c'erano posti di blocco e Vadim aveva paura a portare l'arma con se e gettare via questa cosa utile per la casa gli dispiaceva. Perciò Butdaev nascose l'arma automatica e due giorni dopo tornò a prenderla.
Nel frattempo avevano trovato l'arma automatica e prepararono una trappola nelle vicinanze. Vadim, ferito, fuggì. Achmed Gamzatov gli estrasse di nuovo una pallottola dalla gamba e stavolta l'operazione fu ripresa in un video – come ho già detto Butdaev amava farsi riprendere in tutti i filmati pubblicitari sulla preparazione di bombe o sull'estrazione di pallotole sul campo.
L'uccisione di Butdaev fu annunciata molte volte e alla fine lo uccisero il 18 novembre 2008 in via Kerimov. Aveva rifiutato di arrendersi. Insieme a lui fu ucciso Magomed Salichov, in precedenza assolto da una giuria: l'accusavano di aver fatto saltare in aria una casa a Kaspijsk [18].
Mentre portavano Arsen Zakar'jaev alla sepoltura, il fratello di Butdaev Ismail era per la strada e sghignazzava. Quando Butdaev fu ucciso, il fratello di Zakar'jaev Murad telefonò alla sorella di costui Dinara e disse: “Tu sei la prossima”.
– Ma perché perseguitavano suo fratello? – chiedo a Gul'nara.
– Egli pregava, semplicemente.
Forse il Profeta ha prescritto di pregare con una Stečkin [19] in mano?
L'ingiustizia
Il 12 novembre 2008 in Daghestan fu ucciso il capo dell'amministrazione del distretto Čarodinskij [20] Murtuz Kuramagomedov. Questi e la sua famiglia furono uccisi a colpi d'arma da fuoco su una strada di montagna. Non si trattava affatto di wahhabiti. Tra i killer arrestati c'era un parente dell'ex ministro del ŽKCh [21]. Il fratello del ministro dice che Murtuz era diventato altezzoso al punto di non riceverli quando giungevano nella provincia. Un motivo grave, non trovate?
E un mese fa al figlio del capo dell'amministrazione del distretto Šamil'skij non dette strada un cugino di secondo grado. Il cugino fu tirato fuori dalla macchina e colpito con delle mazze e poi passarono alcune volte su di lui con la macchina. Nella sua macchina c'erano i figli di dieci e quattordici anni. I ragazzi si dettero alla fuga. Il quattordicenne riuscì a nascondere il più piccolo e corse via.
Siedo con un vecchio conoscente. Un uomo vecchio e saggio.
– Dicono: “Ingiustizia”. Dicono: “Meqab”. Gli dico: “Morirete” ed essi: “Ma cosa c'è di meglio della morte sulla via di Allah”?
– Nel mio tinello due ragazzi hanno montato un fornello elettrico. Ragazzi molto ammodo. Hanno lavorato molto bene. Passa qualche anno e incontro uno di loro al mercato. Chiedo come sta e come sta il suo amico. “Tu e io stiamo male, – risponde, – ma lui sta bene. E' in paradiso”. E se n'è andato sorridendo.
Dicono: “Tutto questo perché ci governano gli infedeli”. Dicono: “La jihad è l'unico vero modo di andare in paradiso”. Dicono: “Oggi abbiamo bisogno di spade, non di moschee [22]”. Ma quando governeranno quelli che hanno imparato a sparare alla nuca agli sbirri andrà meglio?
Sulle conoscenze in prigione
Svetlana Isaeva è il capo delle “Madri del Daghestan per i diritti umani”. Come dire, una bella facciata. In primo luogo, è russa, in secondo luogo, è senza velo. Suo figlio Isa non è morto con un arma in pugno. E' semplicemente scomparso senza lasciare traccia: è uscito di casa in pantofole e non è tornato, è finito in una delle prigioni segrete dello FSB [23] dalle parte di Bujnaksk [24] o di Chasavjurt.
– Ma quali accuse facevano a suo figlio? – chiedo.
– Mio figlio in prigione aveva fatto conoscenza con Chizri Mammaev. Ecco tutto.
– Suo figlio era in prigione? Per cosa?
– Mio figlio è stato calunniata da qualche sgualdrina, – risponde con ferrea convinzione materna il capo delle “Madri del Daghestan”. – Gli sbirri l'hanno convinta a testimoniare per strapparci dei soldi. Mio figlio ha avuto 5 anni con la condizionale, questo ci è costato 11.000 dollari.

(Segue)

* Ingiustizia (àvaro [1]).

Julija Latynina
osservatore della "Novaja gazeta"

20.04.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/041/18.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Gli Àvari sono l'etnia maggioritaria del Daghestan.

[2] Per wahhabiti in Russia si intendono gli estremisti islamici in generale.

[3] Julija Leonidovna Latynina, scrittrice e giornalista.

[4] Nome di battaglia del saudita (ma ritenuto a lungo giordano) Samir Saleh Abdullah Al-Suwailem, che combattè a fianco dei guerriglieri ceceni prima di essere ucciso dai russi.

[5] L'autrice usa la forma arcaica vseja Čečni invece di vsej Čečni, parodiando quella del titolo del Patriarca vseja Rusi, “di tutte le Russie” (in realtà non è un plurale, ma il genitivo di Rus', nome del regno degli zar che precedettero Pietro il Grande – la chiesa ortodossa di fatto considera ancora Russia – o “Grande Russia”, Bielorussia – o “Russia Bianca” e Ucraina – o “Piccola Russia” regioni di un unico territorio russo).

[6] Basaev, secondo alcune fonti, era àvaro per parte di madre (vero o no che fosse, difficlmente lo avrebbe ammesso, vista la storica ostilità tra ceceni e àvari).

[7] Comunità islamica.

[8] Russificazione di shari'a, la legge islamica.

[9] Villaggio del Daghestan orientale, noto perché nel 1996 vi fu firmato l'armistizio che pose fine alla “prima guerra cecena”.

[10] Gli “anziani”, cioè i capi delle comunità.

[11] Termine arabo per “miscredenza”, letteralmente “nascondimento” (della verità).

[12] Mezzi di trasporto blindati a ruote.

[13] Villaggio del Daghestan centrale.

[14] Gli organi del ministero degli Interni, cioè la polizia e soprattutto i servizi segreti.

[15] Espressione cinica, ma piuttosto usata in questi casi.

[16] Pistolet Samozarjadnyj Malogabaritnyj (Pistola Automatica di Piccolo Formato).

[17] “Senza dita”.

[18] Città sul Mar Caspio.

[19] Tipo di pistola russo.

[20] Nel Daghestan meridionale.

[21] Žiliščno-Kommunal'noe Chozjajstvo (Settore delle Abitazioni e dei Servizi).

[22] Gioco di parole tra meči, “spade” e mečeti, “moschee”.

[23] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio
segreto russo.

[24] Città del Daghestan centrale.