05 giugno 2013

A proposito di Russia, Islam e Occidente

La Russia non può entrare nel mondo post-moderno

La discussione sull'Islam radicale in una tavola rotonda è passata ai problemi fondamentali della Russia di oggi

01.06.2013, 18.21
giornalista
"L'islamismo radicale: quanto è pericoloso questo fenomeno per la Russia?" Proprio così suonava il titolo della tavola rotonda che si è svolta venerdì alla "RIA Novosti" [1]. Gli esperti hanno discusso la più ampia cerchia di questioni: a cominciare da cos'è l'islamismo radicale per finire su come si riflette sulla situazione della Russia l'assenza di un progetto generale di mobilitazione.
All'iniziativa hanno preso parte il membro del consiglio degli esperti presso il Consiglio dei Muftì di Russia Rinat Muchametov, il presidente dell'unione religiosa "Missione Islamica Internazionale" Šafig Pšichačev e il primo collaboratore scientifico dell'Istituto di Orientalistica dell'Accademia Russa delle Scienze e il direttore della fondazione per il sostegno alle iniziative umanitarie "Altair" Ruslan Kurbanov.
Parlando dell'islamismo, i partecipanti hanno sottolineato che questo termine "è utilizzato oggi dagli studiosi. Esiste nella lingua araba ed esiste nella lingua inglese". Ma, secondo Ruslan Kurbanov, questo termine da strumento nelle mani degli studiosi diventa "uno strumento propagandistico, un'etichetta".
Una valutazione analoga ha dato a questo concetto anche Rinat Muchametov. "La mancanza di protezione sociale della popolazione, il crescente senso di ingiustizia negli strati non garantiti e la copiatura da parte della società russa di dubbi valori occidentali conduce oggi alla radicalizzazione di buona parte della gioventù islamica attiva, – nota. – D'altra parte, il termine "Islam radicale" diventa oggi uno strumento di lotta politica e un mezzo per guadagnare soldi".
Šafig Pšichačev ha notato che un fattore di radicalizzazione di non poca importanza è stata la "primavera araba". "I fatti del Medio Oriente lasciano un'impronta su una certa parte della gioventù musulmana anche in Russia", – dice.
Alla domanda su quale sia la soluzione del problema dell'islamismo radicale, Ruslan Kurbanov ha dato questa risposta: "Isolare i radicali, rieducarli, dove questo coincide con il Codice Penale operare secondo il Codice Penale e indirizzare tutta la restante comunità dei musulmani attivi in un corso, a scopi creativi in campo sociale: la lotta ai difetti sociali, la lotta all'ignoranza".
In polemica con i nazionalisti-riduttori
La tavola rotonda era una sorta di "risposta" al rapporto dal titolo "Carta delle minacce etno-religiose: il Caucaso del Nord e la regione del Volga" preparato a metà maggio dall'"Istituto di Strategia Nazionale" sotto la guida di Michail Remizov. Remizov è noto come ex direttore del sito "Agentstvo političeskich novostej" [2], organo di stampa chiave degli ideologi del nazionalismo riduttivo, che sostiene la costruzione di uno "stato nazionale russo".
I partecipanti alla tavola rotonda hanno sottoposto Remizov a critiche. Šafig Pšichačev ha dichiarato: "Nel rapporto è detto che circa un milione di musulmani simpatizza con i guerriglieri alla macchia. Risulta così: bisogna alzare le manine e arrendersi a questi guerriglieri; la situazione è tanto terribile in Russia che il radicalismo islamico ha già vinto".
Ruslan Kurbanov ha raccontato che nel corso di una discussione diretta tra lui e Remizov quest'ultimo ha dichiarato l'inevitabilità della separazione del Caucaso dalla Russia.
"Quando gli ho chiesto direttamente: "Michail, Lei riconosce che la separazione è già predeterminata?", – questi di fatto la riconosceva tale, – ha sottlineato Kurbanov. – Questi ha riconosciuto… che di fatto questo è il destino dello Stato Russo, che il Caucaso presto o tardi si separerà, in quanto la traiettoria di sviluppo, il vettore di sviluppo della maggior parte delle regioni russe e delle regioni del Caucaso del Nord sono praticamente opposti… in quanto si è superato il punto di non ritorno nell'islamizzazione, nella radicalizzazione, nella strategia del terrore. L'unica cosa che si può ancora fare è salvare la regione del Volga.
E a compimento della discussione gli sono risuonati pensieri molto interessanti: che bisogna rendere due regioni del Caucaso del Nord – il territorio di Krasnodar e quello di Stavropol' – confini delimitanti lo stato russo al sud. E queste due regioni devono essere russe e cosacche.
Cioè un autore che professa tali idee si mette a scrivere sul problema della radicalizzazione dei musulmani e porta il lettore all'idea che il problema della radicalizzazione della popolazione abbia portato all'inevitabile separazione del Caucaso dalla Russia nei tempi più brevi.
Queste idee oggi stanno nelle teste degli analisti e di alcuni funzionari russi. Dirò che l'idea dell'inevitabilità della separazione del Caucaso dalla Russia penetra già nei rapporti che sono preparati da strutture influenti come l'INSOR – l'"INstitut SOvremennogo Razvitija" [3]", – ha aggiunto Kurbanov.
I partecipanti alla tavola rotonda ritengono che il tema della separazione del Caucaso del Nord dalla Russia sia del tutto pretestuoso e inculcato alla società caucasica con scopi distruttivi.
Sul controllo degli studenti islamici delle università e la chiamata alle armi dei caucasici
I partecipanti hanno toccato anche il tema dell'emigrazione. Ruslan Kurbanov ha sottolineato di essere d'accordo con l'idea del rappresentante plenipotenziario Chloponin di condurre colloqui profilattici, una nuova attestazione e un adattamento degli studenti delle istituzioni di istruzione islamici esteri che tornano in Russia.
"Sono d'accordo. E' necessario farlo, – ha detto l'esperto. – E' necessario controllare ogni persona che è andata là come un pischello 15enne con una coscienza assolutamente acerba ed è tornato da là. Cosa gli hanno impresso là? E' auspicabile che questo pischello 15enne vada là come un maturo cittadino della Federazione Russa, con una coscienza civica matura, disponendo di conoscenza della storia della Russia, della storia della coesistenza dei popoli della Russia".
Tra l'altro Kurbanov ha invitato a "guardare anche nel campo vicino". "I figli e le figlie dell'élite russa vanno nelle università occidentali. Cosa gli insegnano là? Chi sono quando tornano? Non sono questi che stanno in piazza Bolotnaja [4]? Non è che attraverso questi canali la minaccia arancione [5] allo Stato Russo giunge qui?"
E' stato toccato anche il tema della chiamata alle armi dalle repubbliche caucasiche. "E' un'ingiustizia mostruosa che si cessi di chiamare alle armi gli abitanti di Daghestan, Inguscezia e Cecenia, – è convinto Ruslan Kurbanov. – Non chiamano alle armi giovani reclute, ragazzi forti, che sono contenti di servire la loro patria. I ragazzi sono costretti ad andare nella regione di Rostov [6] e registrarsi là perché li chiamino alle armi e possano costruire una carriera, possano passare per questa scuola di vita.
Da tutte le repubbliche del Caucaso del Nord sono state chiamate 140 persone nella chiamata primaverile di quest'anno! Mentre il solo Daghestan è pronto a fornire circa ottomila reclute. Dove va questa gioventù? Di cosa si deve occupare in questa tumultuosa stagione della giovinezza, quando il sangue ribolle e le forze cercano il loro impiego? E vicino si trovano i predicatori…
Ho visto un mostruoso documento che ha scritto un enorme funzionario, un generale dell'esercito russo. Una disposizione per tutti i reparti delle truppe. Individuare i casi in cui persone provenienti dalle repubbliche del Caucaso del Nord cambiano i loro cognomi per entrare nell'esercito! Cioè pedinarli come spie nemiche", – ha notato Kurbanov.
Di cosa tacciono i mezzi di informazione di massa e gli intellettuali
Verso la fine della tavola rotonda è stato toccato il tema dei problemi fondamentali della nostra società.
"Oggi in Russia si realizza un esperimento mostruoso, – ha detto Ruslan Kurbanov. – A un paese con storia, cultura e tradizione spirituali millenarie si inculca la via di sviluppo corrotto sul piano morale ed etico della società occidentale. La società post-moderna con il relativismo dei valori… con i diritti delle minoranze sessuali e la giustizia minorile, con i diritti di gattini e cagnolini, con la società dei consumi di massa…
La Russia non può entrare completamente in questo mondo. E al paese non propongono alcuna idea, alcuna ideologia, alcun progetto di mobilitazione, alcun grande ideale per cui i popoli debbano compattarsi, aiutarsi a vicenda, sollevare chi è caduto e così via. Non si da una variante di realizzazione nel mondo del proprio progetto di civiltà.
Questo porta ad un mostruoso precipizio tutto il nostro paese e non solo i popoli musulmani. Vediamo cosa accade oggi alla gioventù russa – di fatto la diffusione di idee radicali naziste, fasciste. Chi poteva immaginare ancora 30 anni fa che accanto alla tomba del milite ignoto nella Piazza Rossa si sarebbero alzate le braccia nel saluto nazista?!
E' una catastrofe mostruosa, paragonabile al problema della radicalizzazione della gioventù musulmana nel Caucaso. Ed ecco che una catastrofe di queste dimensioni, che si verifica nel nostro paese, non viene praticamente discussa sui mezzi di informazione di massa e dalla classe intellettuale del nostro paese".
Si può solo concordare sul fatto che il processo generale di regresso del nostro paese è discusso estremamente poco e in modo evidentemente insufficiente. E per quanto riguarda il proprio progetto di mobilitazione, non lo si discute quasi per niente. Tuttavia si parla continuamente proprio di come bisogna imitare l'Occidente – in quali direzioni, quanto, in tutto o non in tutto.
Io, da parte mia, ritengo un fatto chiava la discussione della nostra catastrofe e della nostra uscita da essa. Senza questa è impossibile la prosecuzione dell'esistenza storica della nostra Patria – tra l'altro anche dei popoli musulmani che la abitano.
"Kavkazskaja Politika", http://kavpolit.com/rossiya-ne-mozhet-vojti-v-mir-postmoderna/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] "Russkoe Informacionnoe Agentstvo (Agenzia Russa di Informazioni) Notizie".
[2] "Agenzia di Notizie Politiche".
[3] "Istituto per lo Sviluppo Moderno".
[4] "Del Pantano" (quello che c'era prima della sua costruzione), piazza del centro di Mosca nota per le manifestazioni dell'opposizione al regime di Putin.
[5] L'arancione era il colore degli oppositori al presidente ucraino filo-russo Janukovyč e per estensione è diventato il simbolo dell'opposizione a Putin e ai regimi a lui favorevoli.
[6] Città della Russia meridionale.
 
 

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