26 luglio 2010

A proposito di attentati (V)

GÈS [1] ed ex




L'esplosione nella GÈS del Baksan [2] è un “avvertimento” dei militanti agli uomini del settore energetico: bisogna scucire per la lotta con gli infedeli


L'esplosione nella GÈS del Baksan in Cabardino-Balcaria, avvenuta in un momento di piena calma a livello di notizie, ha generato una furia di commenti mai vista: abbiamo sentito che, dice, i terroristi nel Caucaso del Nord passano a una nuova tattica – agli atti terroristici contro le infrastrutture. E la stessa GÈS del Baksan è cresciuto fin quasi alle misure di Sajano-Šušenskaja.

Mentre la GÈS di Baksan è una rarità dei tempi di Očakov e della sottomissione della Crimea [3]. E' in grado di garantire l'elettricità a qualche villaggio vicino. Se non fosse stato per i canali federali, in Cabardia non avrebbero neanche saputo di questo clamoroso atto terroristico.

L'esplosione nella GÈS ha solo un senso. E' l'ex. L'ex-propriazione [4]. Più precisamente, l'estorsione di denaro dagli uomini del settore energetico per la lotta contro gli infedeli.

Gli atti terroristici dei militanti nel Caucaso sono sempre stati indirizzati contro i federali e i loro sostenitori. Il soldato russo-kjafir [5], lo sbirro locale-munafik [6], la prostituta, il casinò, il negozio che smercia alcolici e così viola le leggi di Allah – ecco i loro bersagli. I semplici abitanti locali sono divenuti vittime solo di passaggio, se possibile evitavano vittime. Per esempio, quando Vadim Butdaev, fratello del capo delle “Madri del Daghestan”, ucciso lo sbirro da lui odiato Arsen Zakar'jaev, si impadronì di un taxi, legò il tassista, lo mise sul sedile posteriore e andò a uccidere Zakar'jaev. Il poliziotto lo uccise, ma il “semplice musulmano” non lo toccò.

Lo stesso alla GÈS: i poliziotti che la proteggevano li hanno uccisi a colpi d'arma da fuoco, ma il personale di servizio l'hanno lasciato in vita.

Per la stessa ragione i militanti attaccano di rado le infrastrutture. La loro esplosione causa disagi alla popolazione civile, che i mujaheddin considerano un alleato. Ci sono spesso esplosioni nell'oleodotto del Daghestan? E perché, se non per il fatto che in caso di tali esplosioni con i loro autori farebbero i conti non i lontani federali, ma persone potenti in Daghestan – Sajgid Murtuzaliev [7] e Sajgidpaša Umachanov [8]?

In generale il Daghestan è uno dei pochi posti al mondo in cui il petrolio, per via di un raro fenomeno naturale si estrae direttamente dalle tubature. Tanto petrolio quanto ne portano le petroliere che partono da Izberbaš, probabilmente in Daghestan non si estrae in un anno. Compare da solo. A Izberbaš. Vicino all'oleodotto.

Quando fanno esplodere le infrastrutture è il più delle volte un atto di estorsione. Fanno esplodere le antenne dei telefoni cellulari, poi vanno alla compagnia e chiedono lo zakjat [9]. Ora in Daghestan hanno fatto esplodere qualche volta la ferrovia – anche questo è un avvertimento comprensibile. In questa logica di espropriazioni-estorsioni si inscrive egregiamente anche l'esplosione nella GÈS del Baksan: niente che causi disagi alla popolazione, ma un serio avvertimento che bisogna pagare.

Le installazioni energetiche nel Caucaso sono da tempo una fonte di guadagno per i mujaheddin: è difficile dire quanti soldi abbiano ricevuto in Daghestan dalla Sulakènergo [10], ma ben poco tempo fa, volendo di più, hanno sequestrato il figlio del direttore della compagnia. Più o meno allo stesso tempo hanno rapito il figlio del padrone del negozio di mobili Arizona e il figlio del vice-direttore dell'amministrazione daghestana del Tesoro federale. Nessuno di questi è stato ancora liberato. La portata di questi sequestri e la totale mancanza di notizie su di essi – sullo sfondo di rapporti gonfiati sui successi – danno da soli l'idea della portata e dell'impunità dei mujaheddin in Daghestan.

I nostri leader negli ultimi tempi dichiarano che nel Caucaso del Nord i mujaheddin si sono trasformati in banditi e questa, certamente, è una terribile stupidaggine. E' lo stesso che dire che i bolscevichi dopo la rapina alla banca di Tiflis [11] si trasformarono in banditi. I mujaheddin non combattono contro gli infedeli per estorcere soldi a funzionari e uomini del settore energetico. Questi estorcono soldi a funzionari e uomini del settore energetico per combattere contro gli infedeli.

E' vero che moltissimi puri banditi (soprattutto in Cabardia) si sono dati al puro Islam. Ma questo ancora una volta testimonia che le cose vanno malissimo. Questo significa che essere un wahhabita è più sicuro che essere semplicemente un bandito. Immaginatevi uno spacciatore di cocaina negli USA. Quante possibilità ci sono che spacciando cocaina si dichiari sostenitore di Bin Laden? Zero, perché finché spaccia cocaina, la polizia gli da la caccia con poca attenzione, ma se comincia a organizzare esplosioni, dopo cinque minuti lo acchiappa l'FBI.

Nel Caucaso ora è più sicuro essere un wahhabita che semplicemente un bandito. Ne sconfiggi uno – arrivano gli altri e ti uccidono. Perciò pagano. Il denaro pubblico russo è la principale, e praticamente l'unica fonte di soldi per la jihad del Caucaso.

Ma in linea di principio l'esplosione nella GÈS del Baksan si distingue poco dall'incendio di un chiosco bruciato dalla mafia per mancato pagamento. Quanto alle conseguenze infrastrutturali, per carità! Ricordate la barzelletta: un biplano va contro un palazzo di cinque piani e due nonnette su una panchina dicono: “Tale potenza, quale atto terroristico”. Ecco – “quale atto terroristico”.

Julija Latynina
osservatrice della "Novaja gazeta"

23.07.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/079/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] GidroÈlektroStancija (Centrale Idroelettrica).

[2] Fiume della parte centrale della repubblica autonoma di Cabardino-Balcaria.

[3] Ai tempi della presa della città di Očakov (adesso ufficialmente Očakiv, sulla costa ucraina del Mar Nero) e della conquista della Crimea, cioè alla prima metà del XVIII secolo, fa riferimento Čackij, eroe della commedia di Griboedov Che disgrazia l'ingegno! del 1824 per stigmatizzare il suo ambiente sociale stantio. L'espressione è diventata proverbiale per indicare il vecchiume.

[4] In russo il gioco di parole non è affatto goffo: èks è “ex”, èkspropriacija è “espropriazione” (ma anche “appropriazione”).

[5] “Miscredente”, in arabo letterario kāfir. Il corsivo, qui e altrove, è mio.

[6] “Ipocrita”, “falso musulmano”, in arabo letterario munāfiq.

[7] Presidente della provincia di Kizljar, nel Daghestan settentrionale.

[8] Sindaco di Chasavjurt, ai confini con la Cecenia.

[9] Tributo imposto ai musulmani per i poveri, in arabo letterario zakāt.

[10] Compagnia che sfrutta l'energia idroelettrica del fiume Sulak, nel Daghestan centrale.

[11] Nome russificato di Tbilisi usato prima della Rivoluzione d'Ottobre. Qui i bolscevichi compirono una famosa rapina, tra i cui organizzatori c'era Stalin.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/07/il-racket-wahhabita.html

23 luglio 2010

A proposito di Bielorussia

Tiro al bersaglio che ti inquadra




I canali televisivi russi hanno preso a colpire intenzionalmente Lukašènka [1]


L'artiglieria mediatica russa bersaglia già da due settimana la Bielorussia, senza prendere fiato. E Lukašènka ha deciso di rispondere, peraltro non personalmente, ma in modo mediato, invitando sugli schermi della televisione di Stato bielorussa il crudele nemico della Russia Mikhail Saakashvili.

E' curioso che fino a non molto tempo fa Lukašènka annoverasse Saakashvili tra quelli da non rammentare quando fa buio. Nell'agosto 2008 durante l'incontro con Sergei Bagapsh e Eduard Kokoity della guerra georgiano-russa disse: “E' stata una reazione tranquilla e calma che ha fatto sì che nella regione si stabilisse la pace”. Alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2006 il KGB bielorusso avrebbe scoperto un complotto per rovesciare il potere. Al complotto, si capisce, prendevano parte i militanti georgiani, che poco ci mancava che fossero preparati personalmente dal presidente georgiano. Ma adesso che la Russia è diventata un nemico per Lukašènka, questi si è ricordato di Saakashvili.

Saakashvili è andato in onda alla televisione bielorussa giovedì. E già venerdì sera sugli schermi di NTV [2] è andato in onda il film “Krëstnyj bat'ka-2” [3]. Il film cominciava dichiarando che a Lukašènka non è rimasto alcun amico al mondo tranne Kurmanbek Bakiev e Mikhail Saakashvili.

Venerdì la salva è risultata massiccia: oltre al nuovo film della NTV soggetti sul tema “Lukašènka, ci hai stufato, vai al diavolo!” sono andati inaspettatamente in onda nel programma “Vremja” [4] del Primo Canale e in “Vesti” [5] del canale Rossija [6]. Hanno rammentato le persone scomparse senza lasciare traccia, apertamente, senza eufemismi, hanno detto che tutte queste sono state uccise per ordine di Lukašènka, l'hanno accusato di legami con Berezovskij, con cui Lukašènka farebbe affari sporchi invece di consegnarlo alla giustizia dello stato alleato. Peraltro, il leitmotiv di tutta la televisione russa di venerdì era semplice: Lukašènka non è più nostro alleato e nel 2011 non sarà più presidente.

E' chiaro che tutto questo flusso di informazioni in generale era diretto non al telespettatore russo, a a cui gli stessi canali televisivi hanno inculcato per lunghi anni che non c'era amico migliore di Lukašènka per la Russia. Era un semplice e comprensibile message [7] per Lukašènka e i bielorussi. I programmi “Vremja” e “Vesti” sono visibili in Bielorussia. E a tagliare in anticipo i soggetti, come fanno i censori bielorussi con “Bol'šaja raznica” [8] e “Prožektorperischilton” [9], o non sono riusciti o non si sono decisi. Cosicché l'inclusione nella guerra mediatica dei canali di Stato russi ha garantito l'accesso allo smascheramento del regime bielorusso da ogni isba contadina in Bielorussia. Fra l'altro, anche il “Padrino” “tagliato” grazie a Internet è stato visto da centinaia di migliaia di bielorussi. Se il film fosse andato in onda anche sugli schermi bielorussi, avrebbe avuto forse molti meno spettatori: la domenica sera la gente preferisce guardare il calcio, i serial e i programmi di intrattenimento. E il cinema proibito fin dai tempi sovietici lo si ottiene da terzi, lo si guarda e lo si racconta ai colleghi nell'area per fumatori.

Un attacco mediatico così potente porta a pensare che il Cremlino abbia deciso di sostituire Lukašènka in modo naturale. E' noto a tutti che di elezioni regolari in Bielorussia non ce ne sono da tempo e che la presidente della Commissione Elettorale Centrale Ermošina come risultato di tutte le elezioni con mano ferma scrive la cifra 97 per cento. E in queste condizioni un cambio di potere è possibile solo tramite massicce proteste per le strade. Ma il Cremlino teme le rivoluzioni “arancioni”. Ma se Lukašènka se ne andrà da solo, allora davanti ci sono libere elezioni, sul risultato delle quali si può influire. Per tali attacchi mediatici una persona con una psiche instabile può avere davvero un colpo apoplettico. A poco prezzo e senza rivoluzioni.

Lo stesso Lukašènka tace impaurito. E anche Mikhail Saakashvili lo ha aiutato poco – ha pronunciato indistintamente: “La Russia stessa non sa cosa vuole” – ed è passato gradualmente a parlare di khachapuri [10]. E nei notiziari bielorussi delle ultime due settimane ci sono solo tre temi: un raccolto mai visto, un caldo mai visto e uno “Slavjanski bazar” [12] mai visto.

Irina Chalip [12]
nostro corrispondente

21.07.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/078/09.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Uso la forma bielorussa.

[2] Canale russo un tempo indipendente, ora sotto l'egida della Gazprom.

[3] “Il Padrino-2” (niente a che vedere con Mario Puzo, si tratta del seguito di un documentario contro Lukašènka).

[4] “Tempo”, il “telegiornale di Stato”.

[5] “Notizie”.

[6] “Russia” (sempre di TV di Stato si parla).

[7] In inglese nell'originale.

[8] “Grande differenza”, programma comico dedicato a parodie di film e programmi televisivi.

[9] “Proiettore-Paris-Hilton”, programma satirico.

[10] Focaccia al formaggio georgiana, assai apprezzata in tutta l'ex URSS. Il corsivo è mio.

[11] “Bazar slavo” (festival di musica e arte varia).

[12] Giornalista bielorussa, premiata all'estero e perseguitata in patria per le sue critiche al regime di Lukašènka.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/07/loffensiva-mediatica-di-mosca-contro.html

20 luglio 2010

A proposito di indottrinamento (II)

Il corso di storia scolastico è diventato di partito




“Russia Unita” si è decisa: la storia nazionale va insegnata secondo l'unico manuale affidabile


Le tumultuose discussioni su quale debba essere il “giusto” manuale di storia sono passate su un altro piano: secondo il club Statale-Patriottico di “Russia Unita” il manuale di storia dev'essere non solo giusto, ma unico. E il compito dei politici consiste ancora anche nello spingere il governo a ordinare tale manuale.

A giugno di quest'anno il club Statale-Patriottico di “Russia Unita” ha dichiarato che è indispensabile un unico manuale di storia. Che così è già stato nel nostro paese e che ripeterlo è pericoloso, alla riunione del club l'ha dichiarato solo Natal'ja Lebedeva, dottore in Scienze Storiche, principale collaboratore scientifico dell'Istituto di Storia Generale dell'Accademia Russa delle Scienze: “Dobbiamo ricordare gli errori della storia, altrimenti li ripeteremo di nuovo. Se facciamo un unico manuale di storia, torneremo al totalitarismo. Il pluralismo delle opinioni è un fattore troppo importante per il nostro futuro”. Ma questa singola opinione non ha influenzato il risultato della giornata del club. Irina Jarovaja, coordinatrice del club, riassumendo i risultati della discussione, ha dichiarato che “il compito dei politici è proporre allo stato di diventare il committente dell'elaborazione di un unico manuale”. A dire il vero, Jarovaja vede anche delle difficoltà: “Il più serio ostacolo sulla strada della creazione di un unico manuale è l'impreparazione degli studiosi ad occuparsi di questo lavoro”.

Ci rallegra che i nostri studiosi non concordino da subito sull'ennesima iterazione del “Breve corso” [1], ma, com'è noto, questa resistenza si può anche aggirare. E ci sono anche persone desiderose di riportare la storia nazionale a un comun denominatore, anche se non tra gli studiosi di prima grandezza. Di questo la “Novaja gazeta” ha già scritto più volte (vedi “L'ultimo pigolio della Storia dello Stato Russo”, n. 73 del 24-26.09.07, “L'elaborazione operativa del manuale di storia”, n. 66 del 06.09.08, “La storia senza diritto di riscrittura”, n. 71 del 06.07.09).

Gli insegnanti, come ostacolo sulla strada dell'unico manuale, evidentemente, non vengono considerati: le decisioni importanti per la scuola vengono prese d'estate.

Negli ultimi sei mesi “Russia Unita” ha fatto una svolta netta. Ancora ben poco tempo fa, a febbraio, nella riunione di questo stesso club, in cui si valutava l'educazione patriottica, tutti concordavano che di manuali di storia dovessero essercene alcuni. Il vice-ministro dell'Istruzione e della Scienza Isaak Kalina disse allora che dopo la varietà che c'era, di manuali di storia non potesse restarne solo uno. Sono passati sei mesi e lo stesso Kalina già parla di un unico manuale garantito dallo stato.

Perché, nella logica di “Russia Unita”, il manuale di storia dev'essere unico non è difficile da capire, ciò rientra in una serie di noti postulati: il parlamento non è un luogo per le discussioni, le elezioni non sono il luogo per l'espressione della volontà dei singoli e il posto per tutti i dissenzienti è la KPZ [2]. La scuola in questa logica è in generale il luogo specifico in cui bisogna disimparare la discussione e tanto più qualsiasi dissenso per tutto il resto della vita.

“Il fatto è che oggi i ragazzi – cittadini della Russia – che apprendono in diverse scuole, hanno interpretazioni del tutto diverse degli avvenimenti storici, della storia del proprio paese”, – dice con sofferenza Jarovaja. Notiamo: diverse interpretazioni degli avvenimenti presenti e storici i ragazzi le hanno non solo in diverse scuole, ma anche in diverse famiglie e in diversi cortili e in diverse compagnie, che leggono diversi libri e diversi mezzi di informazione di massa e che vagano per varie ramificazioni in Internet. A far cessare questo pluralismo difficilmente si riuscirà con un manuale, anche se si suppone che la maggior parte dei ragazzi non legga altro e che la maggior parte dei genitori non parli mai con loro di niente più seriamente che del voto in Storia.

Un qualche terrore mistico lo ispirano ai membri del club i manuali creati nell'epoca libertaria degli anni '90. Già nel 2007, intervenendo davanti agli insegnanti, Putin, allora presidente, disse che gli autori dei manuali di storia creati negli ultimi anni “ballano la pol'ka-babočka [3] in cambio di contributi dall'estero”. E secondo Jarovaja, la varietà di manuali si è abbattuta su di noi non perché erano stati tolti molti tabù ed erano stati aperti gli archivi. Semplicemente “negli anni '90 si era acquisita una grande quantità di diversi contributi. In questo periodo comparvero manuali che davano rappresentazioni apertamente false di avvenimenti della storia del nostro paese che sono importanti per comprendere se stessi come nazione”.

C'è un avvenimento, fosse anche compreso giustamente, che può aiutare un alunno a comprendere se stesso come nazione? Un'assurdità del genere. E più avanti la coordinatrice del club pecca semplicemente contro la logica formale. Afferma che ora “con tutta la diversità di manuali, di fatto i ragazzi studiano su un solo manuale. Perché la scuola o l'insegnante scelgono un manuale e in base ad esso portano avanti l'istruzione”. Non so poi se sia un sofisma o un paralogismo, ma in ogni caso è un errore logico e ai quadri propagandisti in tutti i tempi si è raccomandato di possedere la scienza e l'arte del ragionamento argomentato e convincente (Stalin cercò di introdurre la logica perfino nella scuola). Se ci sono molti manuali e gli insegnanti possono sceglierli, ciò significa tanto più che i ragazzi studiano su diversi manuali. E ogni bambino concreto peraltro studiano o su uno, se il suo insegnante ha scelto così, o su alcuni, se l'insegnante è capace di combinarne diversi e scegliere dove questo o quel tema è chiarito meglio, a suo parere. Ma se non si capisce questo, allora poi toccherà parificare anche tutti gli insegnanti o alla fin fine lasciarne uno giusto per tutti, ma questo è più difficile che fare un manuale per tutti (anche se la nostra storia ha conosciuto pure il “grande maestro dei popoli” [4]).

Irina Jarovaja pone una domanda: “Quanto questa scelta (la scelta del manuale da parte dell'insegnante – nota dell'autrice) corrisponde alla posizione della società?” Bisogna leggere: alla posizione di “Russia Unita”. La “posizione della società”, poi, è proprio un sofisma.

Anche gli altri partecipanti alla tavola rotonda avevano le proprie motivazioni per il manuale unico. Alla protesta di Lebedeva contro il manuale unico ha replicato il vice-capo dello stato maggiore della “Giovane Guardia di Russia Unita” Vladimir Burmatov: ha ricordato che negli anni '90, quando stava finendo la scuola, studiava su sei manuali di storia e l'insegnante glieli faceva acquistare. Non ha risparmiato i suoi docenti, comunicando che “mercanteggiavano i manuali” (?!). Mentre i ricavi da un unico manuale, evidentemente, saranno rigidamente centralizzati. Così si avrebbe anche voglia di chiedere: “Perché l'oppio per il popolo?” Ma non sta particolarmente bene scherzare. “La storia per tutti i cittadini del nostro paese dev'essere unica”, – ha dichiarato il rappresentante plenipotenziario del governo della Federazione Russa alla Duma di Stato Andrej Loginov. E il deputato della Duma di Stato Vladimir Medinskij è andato ancora più avanti, sottolineando che il manuale unico dev'essere sia per le scuole di stato, sia per quelle private, e che “idealmente questo manuale deve diffondersi non solo in Russia, ma anche negli stati della CSI”.

Altrimenti chiuderemo il gas?

Ma scherzi a parte, è possibile in generale fare un'unica storia? L'idea di fare un unico manuale scientificamente preciso è inconsistente perché nel mondo contemporaneo non c'è e non può esserci un'unica concezione scientifica di ogni avvenimento e di tutto il processo storico nel suo complesso. Che fare dunque – prendere una qualche concezione in qualità di concezione di Stato? Leonid Poljakov, vice-preside della facoltà di politologia della VŠÈ [5], ha detto così: “Bisogna prendere una decisione di volontà politica e peraltro la volontà politica dev'essere formalizzato sotto l'aspetto di un ordine di stato”. Cosa bisogna peraltro fare con quegli studiosi, la cui ricerca scientifica non si inscrive nella concezione di Stato? Finora non l'ha detto.

Già ora – prima dell'avvento della luminoso era del manuale unico – la difesa dalla diversità è stata costruita in modo affidabile. Scrivere un manuale e mandarlo a far confermare è praticamente impossibile. Bisogna presentare a un consiglio di esperti intere collane – manuali dalla 5a all'11a classe [6]. Questo, chiaramente, non è alla portata di un singolo insegnante, docente o ricercatore senza un sostegno statale o politico.

E' interessante sapere: riusciranno a fare il manuale unico già sotto Medvedev o questo sta nascosto per il futuro e apparirà già dopo il 2012?

Commento di uno specialista

Il dottore in Scienze Storiche, professor Aleksandr Danilov, titolare della cattedra di Storia dell'Università Pedagogica di Mosca:

Sono sempre stato contro il manuale unico di storia

– Ho presenziato alla tavola rotonda, ma non sono intervenuto per motivi etici. Ogni mio intervento sarebbe stato trattato come una difesa dei miei manuali – ora sono il 70% di tutti i manuali scolastici. Ma sono sempre stato contro il manuale unico di storia.

A mio parere il manuale unico è impossibile per alcuni motivi.

Come fare con un manuale fatto per ordine dello Stato al mutamento democratico della leadership dello stato – una volta ogni cinque-sei anni? Si riscrive? Un manuale non è un giornale, dev'essere molto stabile e deve offrire la possibilità di diversi trattamenti e valutazioni di quegli avvenimenti sui quali in ambito scientifico e sociale ci sono diversi punti di vista.

Non dico poi che il manuale unico rappresenta un pericolo per il potere stesso: in questo caso questo prenderà su di se tutte le critiche che oggi si riversano su molti autori ad ogni cambio d'umore.

Ritengo che sarebbe giusto avere 3-5 collane di manuali, confermate per 5 anni, che devono essere sostituiti sulla base di un concorso, quando un qualche collettivo prepara qualcosa di nuovo e di più adatto.

I manuali, certamente, causano discussioni perché capitano in mano a persone delle più diverse opinioni. E ciò è normale. Non ci sarà alcuna lamentela solo se si chiuderà la bocca a tutti dicendo che questo o quel manuale da noi è l'unico giusto.

Ljudmila Rybina

19.07.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/077/35.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Si tratta del “Breve corso di storia del VKP(b)”. VKP(b) sta per Vserossijskaja Kommunističeskaja Partija (Bol'ševikov), cioè Partito Comunista Panrusso (dei Bolscevichi). Il “Breve corso”, uscito nel 1938, serviva per l'indottrinamento.

[2] Kamera Predvaritel'nogo Zaključenija (Cella per la Reclusione Preventiva).

[3] Tipo di polka (ma il senso è “esibirsi a comando”).

[4] Uno dei titoli di Stalin.

[5] Vysšaja Škola Èkonomiki (Alta Scuola di Economia).

[6] In pratica le nostre medie inferiori e superiori.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/07/la-russia-neosovietica-di-putin.html

15 luglio 2010

A proposito di indottrinamento

L'analogo caucasico del “Seliger” [1] radunerà la gioventù meridionale in agosto


Ingushetia.Org, 12.07.2010 20:48

A Pjatigorsk [2] dal 7 al 27 agosto sarà attivo il campo giovanile di istruzione “Kavkazskij dom-2010” [3].


Come è stato comunicato da parte dell'ufficio stampa dell'amministrazione cittadina, una tendopoli da mille posti sarà dislocata nella radura Komsomol'skij [4] sul monte Mašuk. Il campo sarà fornito di cucina da campo, terreni da basket e da calcio, attrezzi da allenamento e anche di tutto l'indispensabile per condurre lezioni e seminari.


“Il campo è creato come un terreno su cui ogni giovane e ogni squadra possano dimostrare il loro talento, trovare persone delle loro idee e ottenere un supporto sociale e statale, accordarsi per cooperare con rappresentanti di altri popoli, religioni, regioni”, – ha notato il capo del gruppo di lavoro per lo svolgimento del campo Maksim Abrachimov.


E' in programma che nel campo sul Mašuk in due turni soggiornino in generale duemila partecipanti dai 18 ai 30 anni di Daghestan, Inguscezia, Cabardino-Balcaria, Karačaj-Circassia, Ossezia del Nord, Repubblica Cecena, Territorio di Stavropol' [6] e anche dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia.


Nell'ambito del programma di istruzione i partecipanti alla “Kavkazskij dom” seguiranno corsi di collaborazione interculturale, attività di progetto e comunicazione efficace e ascolteranno anche lezioni sul tema del lavoro sociale, volontario e socio-politico, dell'imprenditoria, del giornalismo e del lavoro con I mezzi di comunicazione di massa.


Il lavoro di istruzione comprende anche master e incontri con I principali rappresentanti dell'élite politica ed economica della regione e del paese.


A seguito del lavoro del campo non meno di 50 in diversi ambiti otterranno supporto finanziario e consultivo.


Organizzatori del campo “Kavkazskij dom-2010” sono l'Agenzia Federale per le Questioni Giovanili del ministero dello Sport, del Turismo e delle Politiche Giovanili della Federazione Russa e l'Apparato del rappresentante plenipotenziario del presidente della Federazione Russa del circondario federale del Caucaso del Nord.


http://www.ingushetia.org/news/22363.html

[1] Sul lago Seliger, nella Russia centro-settentrionale, si svolge ogni estate un forum giovanile un tempo organizzato dal movimento giovanile putiniano Naši (I Nostri) e adesso dall'Agenzia Federale per le questioni giovanili del Ministero dello Sport, del Turismo e delle Politiche Giovanili.

[2] Città della Russia meridionale.

[3] “Casa del Caucaso-2010”.

[4] Del Komsomol, l'organizzazione giovanile del PCUS.

[5] Città della Russia meridionale.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/07/la-russia-di-putin-comincia.html

14 luglio 2010

A proposito di Gorbačëv (II)

Michail Gorbačëv: Popolo e potere. Come fermare la spaccatura



– Michail Sergeevič, è un'estate torrida, ma è piena di avvenimenti politici – l'enigmatico scandalo spionistico, i tentativi di dare ulteriori poteri allo FSB [1], i sogni di stabilire un controllo su Internet, la continua tensione intorno alle manifestazioni del 31 [2], l'annuncio da parte dei membri del governo dell'innalzamento dell'età pensionistica… La vita, sarà d'accordo, è contraddittoria: da una parte le giuste tesi sulla modernizzazione, dall'altra il “giro di vite”, il tentativo di mettere tutto sotto controllo, come se gli uomini delle strutture armate si preparassero anticipatamente alle misure estreme.

– Effettivamente un quadro serio di contraddizioni tra potere e società comincia ad apparire… I diritti dell'uomo hanno smesso di essere la sfera di attenzione dei soli attivisti per i diritti umani, hanno smesso di essere recepiti dalla maggior parte delle persone come qualcosa di astratto ed estraneo, la gente si è ricordata dei propri diritti – alla sanità, all'istruzione, all'abitazione e hanno preso a cercare mezzi per difenderli. Si pone fortemente il tema della giustizia sociale nella società. “Il potere è con noi o vive in un altro paese?” – ecco quale domanda scuote sul serio la gente. Per questo ha avuto tanta risonanza anche ciò che Ševčuk [3] ha detto al primo ministro.

– E secondo lei la prosecuzione del dialogo è possibile? O di nuovo ci sarà prima l'OMON [4], poi vi farete rifare i denti e poi si parlerà?

– Il dialogo è indispensabile sia al popolo, sia al potere. Non ci si può nascondere!

Non si deve dividere la gente per ideologie: questi sono i nostri naši [5], il supporto del regime e questi, i dissenzienti, non sono dei nostri, li sottoporremo a pressioni. Ci sono cose più importanti delle ideologie. La legge e la giustizia. Questo sta più in alto di tutto. E suddividere la società in nostri e altrui è una via diretta e allettante alle repressioni. Lo smarrimento del potere lo spinge a un'irragionevole uso della forza.

– Smarrimento? O al potere già di tutto questo, scusi, non frega nulla?

– No, proprio smarrimento. L'incapacità di avviare un dialogo. La tentazione di chiamare gli oppositori nemici. L'estromissione della persona dalla vita sociale e politica fa perdere equilibrio al sistema, conduce inevitabilmente a una serie di conflitti sociali incontrollabili.

– Ma in effetti, dove può una persona realizzarsi nella vita sociale e politica, se l'hanno “messa nell'asfalto”?

– Proprio per questo, perché la società non esploda, è necessaria una nuova politica. Sono state espresse idee giuste sulla modernizzazione, sui tribunali, sulla libertà. Bisogna valutare questo con la società, ottenere il suo appoggio e non fare i conti con essa. Altrimenti capiterà che a difendere queste idee non ci sarà nessuno… Solo la società le può difendere, la società civile e non l'attuale burocrazia, non “Russia Unita”, divenuta essenzialmente non un partito, ma uno “strumento di approvazione”.

Parlando in generale, questa attuale élite designata ha un carattere che mira al denaro. Con essa la modernizzazione non si attuerà. Chiacchierano e rubano pure. Tali sono i miserevoli risultati della formazione dei quadri di questa élite secondo principi di vicinanza di territorio, di servizio o commerciale.

– Cosa propone, Michail Sergeevič? Avviare un élite nuova di zecca? Creare un nuovo partito?

– Beh, non si riesce a creare un partito. Non lo permettono. Conversavo una volta con il nostro principale “costruttore di partiti” e questi disse: “Beh, perché dovete perdere forze? Comunque non lo registreremo”. Credo che non lo registreranno. Penso che non sia solo il suo punto di vista. Manterranno il proprio monopolio. Ma la gente comunque ceca un modo per influenzare il potere!

Attraverso il parlamento non si può? Vanno alle manifestazioni. Disperdono le manifestazioni? Indubbiamente inventano qualcosa ancora. Forse non è chiaro che nell'attuale situazione è indispensabile un reale dialogo? E' indispensabile creare un nuovo Forum democratico. Immediatamente.

– Cos'è, comunque un partito?

– No. Un movimento sovrapartitico, che a nome della società, esprimendo la propria opinione influenzerà il potere.

Un partner nuovo, indipendente del potere e della società, che rappresenta gli interessi di questa. Tale che il potere non possa ignorarlo.

– Perché?

– Il fatto è che nel Consiglio della Federazione e nella Duma di Stato i posti si vendono e si comprano. Qui invece, in questo Forum, si riuniranno leader, la cui autorità non è corrotta: non si può non notarli e non ascoltarli è impossibile.

Vorrei che i lettori del giornale, gli utenti di Internet e tutti i cittadini responsabili rispondessero, lo valutassero. Che nominassero dei leader, quelli che potrebbero entrare in questo Forum, quelli che potrebbero creare un gruppo di iniziativa. E la cosa principale, quale programma proporrà questo Forum alla società e al potere.

Il Forum dev'essere formato senza accumuli di partiti, senza permessi “dall'alto”, senza tremiti alle ginocchia, nell'ambito della Costituzione e non di una democrazia di imitazione, per cavarsela senza rivolte, senza repressioni. Per un reale dialogo per il bene del paese.

Ha conversato
Dmitrij Muratov
[6]

14.07.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/075/03.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

[2] Le manifestazioni dell'opposizione, che richiede il rispetto dell'articolo 31 della Costituzione Russa, che riconosce la libertà di riunione.

[3] Jurij Julianovič Ševčuk, leader del gruppo rock DDT, alla vigilia della manifestazione dell'opposizione a Pietroburgo del 31 maggio incontrò Putin in occasione di un premio letterario-musicale e gli chiese senza giri di parole se volesse far disperdere la manifestazione con la forza.

[4] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sezione della polizia addetta ai compiti di repressione.

[5] Naši (Nostri) è il nome del movimento giovanile filoputiniano, definito Putin-Jugend dall'opposizione.

[6] Dmitrij Andreevič Muratov, direttore della “Novaja gazeta”.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/07/gorbacev-si-ripropone-per-affrontare.html

28 giugno 2010

A proposito di gente che sparisce ovunque

Lo sporco segreto degli uomini delle strutture armate (articolo della “Novaja gazeta”)


Natal'ja ŠKURËNOK, 28.06.2010 09:39

Per le persone scomparse la Russia risponde alla Corte Europea

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) è intenzionata ad esaminare con priorità la denuncia dell'operato delle autorità russe nel caso della scomparsa a Pietroburgo dei familiari della vedova dell'attivista per i diritti umani Makšarip Aušev, ex proprietario del sito “Ingushetia.ru”, ucciso nell'autunno dello scorso anno. Di questo hanno riferito gli avvocati della famiglia. La “Novaja gazeta” ha già scritto più di una volta di come in strane circostanze a Pietroburgo negli ultimi giorni del dicembre 2009 sia scomparsa la macchina in cui viaggiavano quattro familiari di Aušev: il fratello di sua moglie Ali Džaniev, il cugino di lei Magomed Adžiev e gli zii Junus e Jusup Dobriev. A marzo di quest'anno si è saputo che i familiari degli scomparsi avevano condotto indagini per proprio conto sull'accaduto e avevano scoperto delle videoregistrazioni delle telecamere di sorveglianza esterna, che gli avevano permesso di mettersi sulle tracce degli scomparsi e di supporre che alla vicenda avessero preso parte agenti dello Stato. Purtroppo le istituzioni ufficiali – gli organi per la tutela dell'ordine, gli inquirenti, la procura, lo FSB [1] – continuano a cercare di convincere i familiari e i loro avvocati di non saper niente della scomparsa di queste persone, che non hanno visto nessuno e non hanno arrestato nessuno e l'indagine ufficiale finora non si è mossa da un punto morto.



Un sequestro ufficiale

Makšarip Aušev è morto per mano di ignoti che hanno sparato alla sua automobile il 25 ottobre 2009. Due mesi dopo sulla stessa strada presso Nal'čik [2] è stata fatta esplodere una Žiguli [3] in cui si trovavano la vedova incinta di Aušev Fatima, la madre e il fratello di lei. Fatima Auševa è sopravvissuta e i parenti l'hanno subito portata a Pietroburgo, dove a fine dicembre ha partorito un figlio. Dopo l'arrivo a Pietroburgo gli stessi familiari, nella notte tra il 26 e il 27 dicembre, sono scomparsi senza lasciare traccia e la macchina su cui viaggiavano per Pietroburgo – una VAZ-21099 [4] – è stata trovata in stato di abbandono un mese dopo alla periferia della città. Da allora da Ali Džaniev, Magomed Adžiev, Junus e Jusup Dobriev non è giunta alcuna notizia, il procedimento penale per la loro scomparsa è stato avviato solo un mese dopo.

L'indagine ufficiale girava in tondo [5] e allora gli stessi familiari e amici degli scomparsi hanno iniziato un'indagine: hanno richiesto le videoregistrazioni della sorveglianza esterna sul percorso del supposto pedinamento della macchina con i quattro passeggeri e ben presto hanno visto sia la stessa Žiguli e una jeep e due minibus che la seguivano senza perderla di vista. Per uno degli incroci questo corteo non è passato e in quel quartiere i familiari ben presto hanno trovato numerosi testimoni: gli abitanti delle case circostanti hanno raccontato di aver osservato un vero e proprio sequestro. Alcune persone in tuta mimetica nera, con armi in pugno e mascherati hanno fermato la Žiguli e ne hanno fatto sedere i passeggeri nei minibus, poi se ne sono andate tutte. Fra l'altro, secondo i testimoni, gli assalitori si comportavano come pubblici ufficiali e non come banditi – regolavano il traffico, riprendevano l'accaduto con una telecamera, agivano con tranquillità e convinzione.



Non è successo nulla, ma è un segreto

Tutti i nuovi materiali trovati sono stati trasmessi agli inquirenti di Pietroburgo, ma il caso comunque non si è mosso di un passo: la procura e gli inquirenti hanno continuato ad affermare che non sanno niente e che non hanno arrestato nessuno. Allora gli avvocati hanno inviato un'istanza alla Corte Europea con la richiesta di esaminare la loro denuncia più rapidamente possibile e la CEDU ha dato una risposta positiva letteralmente dopo qualche giorno. Ma gli organi dello FSB, a cui si sono rivolti gli avvocati delle vittime con la richiesta di dare delucidazioni sul sequestro di persone da parte di agenti dello Stato, si sono rifiutati di comunicare qualsiasi informazione.

In risposta all'istanza della CEDU all'indirizzo del governo russo con la richiesta di rispondere dettagliatamente e senza lungaggini alle domande: dove si trovano gli scomparsi? E se sono stati arrestati, perché non permettono agli avvocati di vederli? – il governo della Federazione Russa ha inviato una risposta di 600 pagine, in cui si continuava sullo stesso tema: non sappiamo niente, non abbiamo visto niente e se anche qualcosa c'è stato, è coperto dal segreto istruttorio.

– Riteniamo che il governo russo non abbia risposto in modo esauriente alla richiesta della Corte Europea se all'accaduto avessero preso parte agenti dello Stato, – dice uno degli avvocati delle vittime, Ol'ga Cejtlina. – Il governo non ha spiegato in modo comprensibile perché alcuni materiali e documenti restano segreti, anche se, secondo le regole della CEDU, questo dovrebbe preparare i documenti completi.

Questa posizione delle autorità ufficiali da agli avvocati il diritto di fare appello contro l'operato delle autorità – a giorni le carte preparate dagli avvocati delle vittime saranno inviati alla Corte Europea.



La delega dei sequestrati

Parallelamente continuano le udienze nei tribunali di Pietroburgo. Il fatto è che gli avvocati delle vittime hanno presentato una denuncia in tribunale contro l'operato dello FSB: in tutte le strutture ufficiali a cui gli avvocati hanno inviato richieste cercando di trovare le persone scomparse nel centro di Pietroburgo a praticamente tutte le istanze è stato risposto che non ne sanno semplicemente nulla. E solo dallo FSB è giunta risposta che non daranno informazioni. “Secondo l'articolo 6 della legge federale “Sul Servizio di Sicurezza Federale” [6], – ha scritto in risposta alla richiesta degli avvocati il vice capo dell'amministrazione dello FSB V.S. Šeleg, – hanno diritto di ricevere chiarimenti e informazioni dagli organi del Servizio di Sicurezza Federale organi di Stato, imprese, istituzioni e organizzazioni, indipendentemente dalle forme di proprietà e anche associazioni sociali e singoli cittadini in caso di limitazione dei loro diritti e delle loro libertà. Inoltre nella Vostra dichiarazione non si osserva che Voi secondo l'articolo 6 della legge federale “Sull'attività degli avvocati e l'avvocatura nella Federazione Russa” siate investiti dei poteri adeguati per poter ricevere le informazioni richieste riguardanti le dette persone”. Cioè di fatto lo FSB ha rifiutato agli avvocati ufficiali dei familiari delle persone sparite il diritto di ricevere da esso informazioni sulle persone scomparse.

– Abbiamo protestato in tribunale contro questa dichiarazione dello FSB, – racconta l'avvocato delle vittime Ivan Pavlov. – Ma il giudice del tribunale del quartiere Kujbyševskij [7] Tat'jana Kuzovkina ha sostenuto la loro posizione. Ci è stato letteralmente dichiarato – che gli scomparsi scrivano una delega in cui vi incaricano di cercarli, allora richiedete informazioni! Secondo me, tale posizione della corte è una totale assurdità.

Ora gli avvocati inviano una denuncia alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e mettono in discussione la decisione del tribunale del quartiere Kujbyševskij. La “Novaja gazeta” continua a seguire questo caso.

Ingushetia.Org, http://www.ingushetia.org/news/22278.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio di Sicurezza Federale), il principale servizio segreto russo.

[2] Capitale della repubblica autonoma di Kabardino-Balkaria.

[3] Modello della Lada che riprende la Fiat 124.

[4] Modello della Volžskij Avtomobil'nyj Zavod (Fabbrica di Automobili del Volga).

[5] Letteralmente “calpestava sul posto”.

[6] Le leggi russe sono indicate con il titolo.

[7] Quartiere della zona centrale di San Pietroburgo.



http://matteobloggato.blogspot.com/2010/06/ormai-i-caucasici-scomodi-scompaiono.html

A proposito di cose poco ortodosse

La cattedrale delle spie [1]?



I servizi segreti francesi sospettano la Russia di aver intenzione di creare a Parigi il più grande centro di intelligence del mondo. Sotto le insegne di un centro culturale e spirituale del Patriarcato di Mosca


Dopo aver venduto alla Russia a un prezzo stratosferico un terreno in un quartiere d'élite di Parigi, la leadership francese si è innervosita. Non senza l'influenza dell'opinione pubblica del proprio paese ha preso a sospettare che sotto l'aspetto di un grandioso “centro spirituale e culturale del Patriarcato di Mosca”* non lontano dalla Torre Eiffel e dal Palazzo dell'Eliseo verrà costruito il più grande centro di intelligence russo del mondo.

Su cosa sono basate le paure dei francesi nei confronti della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale e quanto sono fondate?

Durante la sua ultima visita a Parigi, l'11 giugno, Vladimir Putin si è diretto con il suo collega francese François Fillon sul lungofiume Branly, verso l'abbastanza anonimo edificio del servizio meteorologico francese. Tuttavia Putin non ha potuto trattenere gli entusiasmi: “E' un posto notevole, sorprendentemente bello!” E' notevole per il suo futuro, per cui al premier russo manca il fiato. In seguito a un difficile affare commerciale e diplomatico un terreno praticamente nel cortile del palazzo dell'Alma è stato acquistato dalla Direzione Operativa del Presidente della Federazione Russa. Fra un anno il servizio meteorologico lascerà il proprio anonimo edificio, che sarà abbattuto e su un terreno di oltre 8 mila metri quadrati la Russia costruirà la cattedrale della Chiesa Ortodossa Russa del Patriarcato di Mosca (RPC MP [2]), un seminario, una biblioteca, spazi abitativi e strutture “per scopi scientifici e culturali”. La consegna dell'oggetto per l'uso è prevista per il 2013.

La Russia ha iniziato le trattative per il “centro spirituale” con il nuovo presidente francese Nicolas Sarkozy già nel 2007, durante la visita a Parigi del Patriarca Alessio II. Inizialmente i consiglieri non raccomandarono a Sarkozy di entrare in questo gioco, ma nell'affare si introdusse il Vaticano, che allettò il giovane presidente con il ruolo potenziale di mediatore dell'incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca. Questo incontro, com'è noto, non ebbe comunque luogo, ma la RPC MP ottenne da Sarkozy tutto ciò che voleva. E solo adesso, quando l'affare è stato già concluso e i soldi (70 milioni di euro del budget di Stato della Federazione Russa) versati, le autorità francesi si sono messe le mani nei capelli.

Il baratto di Copenaghen

“I servizi segreti francesi sono inquietati dall'incremento di attività delle spie russe”, – comunica il giornale britannico “Daily Telegraph”. Il quotidiano lega il rafforzamento di questa inquietudine per l'appunto alla costruzione nel centro di Parigi della nuova cattedrale della RPC MP, affermando che in realtà questa struttura sarà un centro spionistico russo. Più dettagliatamente ha chiarito queste paure il settimanale francese “Le Nouvel Observateur” in uno dei numeri di giugno. L'autore dell'articolo “L'affaire della Cattedrale del Cremlino a Parigi” Vincent Jauvert ha condotto un'indagine in cui si rimanda anche all'articolo della “Novaja gazeta” del 19 febbraio di quest'anno.

Come ha chiarito Vincent Jauvert, l'accordo chiave sulla vendita del terreno e la costruzione su di esso del complesso della RPC MP fu raggiunto il 18 dicembre dello scorso anno durante l'incontro faccia a faccia tra Medvedev e Sarkozy a Copenaghen, dove allora era in corso il summit mondiale sul clima. Fino a quel momento sul terreno avanzavano pretese l'Arabia Sudita [3] e il Canada.

Per i nostri uomini al potere la vittoria in questa vicenda era una questione d'onore. “Questa, – afferma il giornalista francese, – è parte di una strategia globale elaborata già da tempo: la legittimazione del regime di Putin con l'aiuto della chiesa. La costruzione di una cattedrale russa a Parigi (la prima dai tempi dei Romanov) permetterà all'attuale potere di diventare una sorta di erede dell'impero della Grande Russia. Stabilirsi sul lungofiume Branly significa dichiarare il ristabilimento dell'influenza russa in Francia e in generale in Europa occidentale… Per farla breve, questa cattedrale deve mostrare ai dubbiosi che il clan di Putin è degno della stima data agli zar”. La realizzazione pratica del piano è stata affidata al responsabile del settore operativo del presidente Vladimir Kožin. Per un contributo alla “soluzione delle questioni” con il governo francese Kožin si è rivolto alla compagnia di consulting ESL&Network, che è guidata da tal Aleksandr Medvedovskij, diplomato all'Ecole Nationale d'Administration francese. Questi è ritenuto amico del direttore del gabinetto del presidente francese Christian Frémont.

Ma il successo finale alla causa è stato garantito da un baratto diplomatico tra Medvedev e Sarkozy a Copenaghen. Gli esperti francesi suppongono che proprio in cambio del “centro spirituale e culturale” Medvedev abbia acconsentito a comprare in Francia le costose porta-elicotteri Mistral, a far entrare i francesi nel progetto strategico “Nord Stream” [5] e a prender parte alle sanzioni internazionali contro l'Iran. Secondo le informazioni del “Nouvel Observateur”, che l'ufficio stampa di Sarkozy non nega, da Copenaghen il presidente telefonò al proprio ministro delle Finanze Eric Woerth e gli dette alcune istruzioni riguardanti il prossimo concorso. Qualche giorno dopo Woerth ricevette Kožin. Dopo questo incontro la Russia propose anche per il terreno sul lungofiume una somma che, secondo un funzionario del ministero delle Finanze, “superava le nostre stime, che erano mantenute segrete”. Il 28 gennaio la Federazione Russa vinse ufficialmente il concorso.

Tolta la testa [5]…

Dopo la vendita del terreno sul lungofiume Branly alla Russia l'Amministrazione centrale dell'intelligence interna francese dette l'allarme. Il motivo formale dell'allarme era la circostanza per cui il futuro “centro spirituale” sarebbe stato circondato da tre lati dal palazzo dell'Alma – una delle residenze ufficiali del presidente francese. Al momento presente gli abitanti del palazzo sono il Consiglio Superiore della Magistratura, il servizio postale presidenziale e anche 16 alti collaboratori del palazzo dell'Eliseo, a cui sono stati forniti appartamenti nel palazzo. Per esempio, qui vive il consigliere di Sarkozy per le questioni di politica estera Jean-David Levitte, che gode dell'alto interesse dei servizi segreti stranieri. L'amministrazione centrale punta il dito sull'incremento senza precedenti dell'attività spionistica della Russia (in primo luogo del Servizio di Intelligence Esterna [6]) sul territorio francese. Secondo le sue informazioni, a Parigi è stato messo in luce lo stesso numero di spie russe che era stato registrato per l'ultima volta nel 1985. La leadership della RPC MP, come si evince da materiali resi in larga parte pubblici della Commissione del Soviet Supremo per le indagini sulle circostanze del tentato colpo di stato del 1991, è piena di collaboratori e informatori del KGB. Nonostante i continui appelli degli attivisti civici e delle chiese “concorrenti” a fare atto di pentimento per una così sistematica collaborazione con i servizi segreti e a condannare la stessa pratica della “spiata” [7], la RPC MP non commenta in alcun modo la collaborazione dei membri della gerarchia con il KGB e non sottopone queste persone alle punizioni previste dai canoni ecclesiastici per casi del genere. I posti chiave nel Sinodo della RPC MP sono finora occupati da persone, i cui nomi in codice come agenti sono stati messi in luce nel 1991 dalla Commissione del Soviet Supremo.

L'eco della guerra civile

La parte russa dopo gli “sfavorevoli” articoli della stampa occidentale sul progetto spirituale con sfumature spionistiche ha rilasciato alcune fiacche smentite. “E' un altro errore dei giornalisti, che non ha alcun fondamento”, – ha detto l'11 giugno il premier russo durante l'incontro con l'ex presidente francese Jacques Chirac. L'addetto stampa del settore operativo del presidente russo Viktor Chrekov ha definito infondati i timori dei francesi. In tutt'altro modo pensano gli ortodossi che vivono da tempo in Francia – principalmente emigrati russi della prima e della seconda ondata.

La Russia per mano della RPC MP toglie attivamente agli emigranti che non si sottomettono al Patriarcato di Mosca la proprietà delle costruzioni prerivoluzionarie. Di regola si usa il metodo della divisione delle comunità, con la formazione di consigli ecclesiastici “paralleli” di rappresentanti giunti da poco della “mafia russa”, che cominciano estenuanti processi con i vecchi consigli di emigrati russi. Questi processi vanno avanti con successi mutevoli – gli emigranti hanno salvaguardato la chiesa a Biarritz sotto il presidente Chirac, ma la grandiosa cattedrale di Nizza già sotto il presidente Sarkozy è stata assegnata ai “nuovi russi”. Il patriarcato di Mosca è deciso a prendere anche la famosa chiesa di sant'Alessandro Nevskij in rue Daru a Parigi, dove ora si trova la cattedra dell'arcivescovo delle parrocchie russe sotto la giurisdizione del Patriarcato di Costantinopoli. I vecchi russi in Francia sono così spaventati dall'ampiezza del Patriarcato di Mosca che hanno già smesso di far entrare nelle proprie chiese gli alti inviati di Mosca. Questo incidente è avvenuto all'inizio di marzo al numero due del Patriarcato di Mosca, il presidente della Sezione per le relazioni con l'estero della chiesa, il metropolita Ilarion (Alfeev). Il presidente dell'arcivescovado russo del Patriarcato di Costantinopoli, l'arcivescovo Gavriil, ha scritto a Ilarion che questi deve rimandare “a tempi migliori” la visita della chiesa di sant'Alessandro Nevskij. Come motivo del rifiuto l'arcivescovo ha indicato la decisione del tribunale francese sul passaggio di proprietà della cattedrale di Nizza, in cui amministra le funzioni la comunità dell'esarcato, alla Russia, che porterà al passaggio della chiesa alla RPC MP.

Come ha dichiarato alla “Novaja gazeta” il protodiacono del luogo di culto della Chiesa russa all'estero a Lione German Ivanov-Trinadcatyj, il Patriarcato di Mosca, “la cui presenza in Francia 10-20 anni fa era solo simbolica, oggi prende grande forza, godendo dell'appoggio occulto delle autorità francesi, il che, in particolare, spiega le nostre difficoltà nelle cause con il Patriarcato”.

* Della storia dell'affare e dei piani della Russia nei riguardi della propria nuova proprietà nel centro di Parigi la “Novaja gazeta” ha già scritto (“Cammina lontano la Chiesa Ortodossa”, n. 18 del 19 febbraio 2010).

In luogo di commento

La “Novaja gazeta” si è rivolta per un commento alla segreteria del Patriarcato di Mosca per le istituzioni all'estero. Si è chiarito che il suo segretario, l'arcivescovo Mark, a quanto ha comunicato il suo collaboratore, si trova in missione e non è possibile contattarlo. Alla domanda su chi possa commentare lo scandalo che è scoppiato, il collaboratore del segretario ha risposto che sono tutti in ferie e che egli stesso ne sente parlare per la prima volta. Altri tentativi di mettersi in contatto con i membri della gerarchia della Chiesa sono stati senza successo – la comunicazione è bloccata. La “Novaja gazeta” non recede dalle proprie intenzioni di conoscere il punto di vista della RPC.

Aleksandr Soldatov

25.06.2010

[1] Gioco di parole impossibile da rendere. L'originale Špionskij sobor rimanda alla celebre Sionskij sobor (Cattedrale di Sion) di Tbilisi.

[2] Russkaja Pravoslavnaja Cerkov' (Chiesa Ortodossa Russa), Moskovskij Patriarchat (Patriarcato di Mosca).

[3] Nell'originale è scritto Sudovskaja in luogo del corretto Saudovskaja.

[4] Il gasdotto dalla Russia all'Europa occidentale attraverso il Baltico.

[5] Si riferisce al detto russo “Tolta la testa, non si piange per i capelli”.

[6] Sorta di CIA russa.

[7] Nell'originale stukačestvo, cioè attività da stukač (“persona che bussa”, alla porta dei servizi segreti cioè).



http://matteobloggato.blogspot.com/2010/06/il-pasticciaccio-del-centro-spirituale.html

25 giugno 2010

A proposito della giustizia in Russia (VI)

Vai a casa



Il caso dell'attacco a Nal'čik [1]. L'accusa perde argomenti


Lunedì alla Corte Suprema della Kabardino-Balkaria è avvenuto un fatto significativo. A uno dei 58 imputati del caso dell'attacco alle strutture armate della città di Nal'čik del 13 ottobre 2005, Kazbek Budtuev, la forma di custodia cautelare è stata mutata negli arresti domiciliari.

Era l'ennesima udienza di tribunale di routine, da cui né i partecipanti, né gli uditori non si aspettavano niente di nuovo. Tuttavia la corte, esaminando per la diciottesima volta la questione del prolungamento delle misure di custodia cautelare, ha deciso di mutare, se non il destino, almeno le condizioni di reclusione di uno degli imputati.

Ora Kazbek Budtuev ha 33 anni. Fino al 13 ottobre 2005 viveva con la madre alla periferia di Nal'čik e lavorava nei cantieri edili. In quello sfortunato giorno era a casa e non era andato in città. I testimoni – più di venti persone tra vicini e conoscenti – già al momento delle indagini preliminari resero deposizioni che confermavano il suo alibi.

Non di meno dieci giorni dopo i fatti Budtuev fu arrestato e incriminato secondo nove articoli del Codice Penale: dalla partecipazione a una rivolta armata all'uccisione di civili. Secondo la versione degli inquirenti, il giovane, insieme ad altri militanti, avrebbe compiuto l'attacco alla seconda sezione degli Affari Interni [2] della città di Nal'čik.

Com'era finito nel campo visivo degli uomini delle strutture armate? Per caso. Avevano preso il suo vicino e questi, durante le operazioni di indagine – dopo le quali l'ennesima costola rotta gli aveva perforato un polmone – “riconobbe” Budtuev nelle fotografie dei militanti morti. Queste deposizioni divennero una base sufficiente per l'arresto.

Qui bisogna notare che fin dall'inizio l'indagine ebbe grandi problemi con i testimoni dell'accusa. Le prove dirette della colpevolezza si basava fortemente sulle deposizioni degli imputati contro se stessi ottenute con la tortura (sull'uso della tortura nelle prime settimane dopo gli arresti ora nelle udienze testimoniano perfino gli agenti dell'UFSB [3] e dell'UBOP [4] della repubblica). Perciò non è sorprendente che un anno dopo l'inizio delle indagini gli imputati uno dopo l'altro abbiano preso a ritrattare le proprie deposizioni. Con la base di prove sono sorti dei problemi.

Allora gli organi inquirenti hanno applicato il know-how. Questi hanno utilizzato l'istituto della collaborazione con gli inquirenti, largamente diffuso nella pratica occidentale, ma in una propria chiave particolare. Il caso è stato suddiviso in singoli episodi. Dopo il “lavoro” con gli imputati sono state amnistiate 12 persone, fra l'altro tutti per diversi episodi. Proprio le deposizioni di queste venti persone sono diventate le prove principali.

Tuttavia ora, durante il dibattito in tribunale, gli amnistiati raccontano il meccanismo di questa collaborazione. Intervenendo davanti alla corte in qualità di testimone, l'amnistiato Zelimchan Karaev ha dichiarato di aver riconosciuto il suo vicino Kazbek Budtuev per errore. In realtà questi “non ha preso parte ai fatti del 13 ottobre e non ne è complice. E le deposizioni in cui accuso falsamente altre persone sono state rese sotto tortura. Ho acconsentito a collaborare con gli inquirenti in cambio della libertà”.

Dopo cinque anni passati dietro le sbarre, con la salute minata – dopo gli interrogatori a Budtuev non funzionavano più i reni – la corte ha deciso di mutargli la misura di custodia cautelare negli arresti domiciliari.

Certo, è difficile chiamare trionfo della giustizia la decisione della corte, in cui con la formula “mancanza di prove di colpevolezza” a una persona cambiano solo la misura di custodia cautelare. Tuttavia tale decisione da speranza che il terzetto di giudici con a capo il presidente Galina Gorislavskaja dopo un ulteriore esame di questo clamoroso caso valuterà oggettivamente e senza preconcetti le prove presentate dalla difesa e dall'accusa.

Irina Gordienko

23.06.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/066/06.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Capitale della repubblica autonoma di Kabardino-Balkaria.

[2] Cioè della polizia.

[3] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio Federale di Sicurezza), cioè la direzione locale dell'erede del KGB.

[4] Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju (Direzione per la Lotta alla Criminalità Organizzata).



http://matteobloggato.blogspot.com/2010/06/la-russia-nel-caucaso-non-e-inclemente.html

20 giugno 2010

A proposito di Russia e UE (III)

Gli eurodeputati si sono stancati della Russia



Verso la fine del rapporto dell'Alto Rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la sicurezza lady Katherine Ashton sul summit UE-Russia di Rostov [1] nell'emiciclo dell'Europarlamento di Strasburgo persisteva un unico rumore di fondo


La fragile presidente italiana batteva disperatamente il martelletto sul tavolo per richiamare l'auditorio all'ordine. Ma i deputati chiacchieravano tra loro e ai cellulari. Si aveva l'impressione che ne avessero abbastanza delle stesse annose formule, per cui la Russia sarebbe un importante partner strategico, della constatazione dell'assenza di movimenti tanto sul piano dei valori democratici generali, quanto nel commercio e negli investimenti, dell'ideazione di nuove iniziative senza compiere le ambiziose precedenti.

Stavolta lady Ashton ha venduto ai deputati la Partnership per la modernizzazione, proposta a novembre dello scorso anno al summit UE-Russia a Stoccolma, accolta con viva soddisfazione da Dmitrij Medvedev e ribadita in una dichiarazione congiunta il 1 giugno a Rostov sul Don.

Ashton ha cominciato dai discorsi ufficiali, per cui il summit di Rostov fu molto buono, pragmatico e costruttivo e che il suo risultato più importante è la storica iniziativa della Partnership per la modernizzazione. Poi ha confermato la posizione dell'UE: l'Europa è pronta ad aiutare la Russia nella modernizzazione, ma a differenza del Cremlino la intende non solo come trasmissione di tecnologia, ma opera per un “ampio approccio”. Questo consiste nel fatto che la tecnologia e il know-how non sono la componente principale della modernizzazione. Questa non può esserci senza la modernizzazione della vita socio-politica. La Silicon Valley non può funzionare in una società non libera.

“Sì, siamo pronti a contribuire alle innovazioni tecniche in Russia, ma sottolineiamo anche l'importanza dei valori democratici e del potere della legge, – ha dichiarato il capo della diplomazia dell'UE. – Questo riguarda il sistema giudiziario e la lotta alla corruzione, il dialogo con la società civile. Questi sono gli ambiti prioritari della Partnership per la modernizzazione”.

Ella ha ricordato fenomeni della vita russa incompatibili con la modernizzazione: la persecuzione di attivisti per i diritti umani e giornalisti, la dispersione delle dimostrazioni dei “dissenzienti” del 31 maggio, manco a dirlo il giorno iniziale del summit di Rostov. Le basi della modernizzazione sono le libertà di parola e di riunione.

“Gli impegni politici per la libertà di commercio devono incarnarsi nei fatti, – ha dichiarato la baronessa Ashton. – La creazione di un'unione doganale Russia-Bielorussia-Kazakistan ha suscitato la preoccupazione dell'UE. Noi non siamo contro le unioni doganali. La stessa UE è anche un'unione doganale. Ma temiamo che questa unione frenerà il commercio, piuttosto che servire al suo sviluppo”.

I deputati si sono sottratti ai propri pensieri e alle proprie azioni alla parola “energia”. Si sono scossi e si sono messi ad ascoltare le parole pronunciate già da tempo sul fatto che l'UE debba includere nel nuovo accordo di base con la Russia degli impegni giuridici precisi nello spirito della Carta dell'energia (che la Russia ha rifiutato). Senza questo è difficile parlare di aiuti all'efficienza energetica e alle tecnologie “verdi”.

La questione ambita dal pubblico avanzato russo dell'ingresso senza visto in Europa ha suscitato sentimenti confusi nei rappresentanti europei dei popoli. Poiché i loro elettori non si riversano in Russia nelle vacanze estive, la conversazione è andata avanti in forma filosofica. Sono maturi i russi per l'ingresso senza visto nell'UE – non come popolo, ma come sistema in cui vivono?

Tra quelli che sono intervenuti nel dibattito, la maggior parte ha criticato la leadership dell'UE per l'insufficienza di iniziative e di durezza nei confronti del Cremlino. Il bilancio generale nei confronti dell'UE è piuttosto negativo, ma l'ordine di Bruxelles è deciso: con la Russia bisogna ampliare la collaborazione, quale che sia.

Tra i momenti positivi, notati sia dai sostenitori, sia dai critici di Mosca, ci sono stati solo la ratifica del 14° protocollo della Convenzione Europea sui diritti umani e la conferma della moratoria sulla pena di morte e anche le parole di Medvedev sulle intenzioni di modernizzare la Russia. Tutto il resto ha il segno meno.

Gli oratori hanno ricordato sia le dispersioni dei manifestanti del 31 maggio, tra cui quella di Rostov fuori dalle porte del summit, sia le uccisioni di giornalisti, sia Chodorkovskij e Magnitskij [2]. Hanno ricordati gli impegni non adempiuti dalla Russia per il ritiro delle truppe dalla Georgia (Ossezia del Sud e Abcasia).

Ce ne sono stati anche alcuni che hanno lodato maggiormente Mosca e hanno rimproverato Bruxelles: un euro-scettico inglese, qualche estremista di sinistra e il ben noto francese Jean-Marie Le Pen. Democrazia...

Aleksandr Mineev
nostro corrispondente, Bruxelles

18.06.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/064/05.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Rostov sul Don, città della Russia meridionale.

[2] Sergej Leonidovič Magnitskij, avvocato russo di un'impresa inglese, arrestato per frode fiscale e morto misteriosamente durante la detenzione preliminare.



http://matteobloggato.blogspot.com/2010/06/la-storia-infinita-tra-ue-e-russia.html