01 marzo 2011

A proposito di Russia e UE (IV)

La democrazia non si spalma sul pane




Putin a Bruxelles ha parlato di soldi, senza sostenere la discussione degli europei sui valori non materiali


L'energia russa è il pegno della fioritura dell'Europa. A Vladimir Putin questa frase del discorso introduttivo del capo della Commissione Europea José Manuel Barroso alla conferenza stampa è piaciuta tanto che se l'è perfino scritta su un foglietto.

“Con questo si sarebbe potuta anche chiudere la conferenza stampa” – ha scherzato bonariamente il premier. A dire il vero, si è sbagliato, perché oltre che dell'energia nei colloqui tra il governo russo e il collegio esecutivo dell'UE si è discusso anche molto altro. Altrimenti perché si sarebbero portati a Bruxelles tredici membri del governo?

Per numero di partecipanti da entrambe le parti l'incontro era senza precedenti. Questi, come spetta a ministri e commissari di varie branche, hanno svolto colloqui di routine su questioni concrete, cercando di trovare soluzioni vicine ai propri interessi e bilanci statali e, alla fin fine, dei cittadini. Erano discussioni senza lo scopo di accordarsi ora e qui – piuttosto un sondaggio reciproco per una trattativa futura… Senza aritmomentro non si capisce.

Per esempio, perché le tariffe per il trasporto di merci a Klaipėda [1] e a Kaliningrad [2] sono le stesse anche se Kaliningrad è più vicina rendeva perplesso il ministro Levitin [3]. O fate in modo che almeno dopo il 2012 troviamo la possibilità di rendere più conveniente il roaming telefonico per i russi nei paesi dell'UE, ha fatto appello il ministro Ščëgolev [4]. Guarderemo il raccolto primaverile e, forse, toglieremo l'embargo all'esportazione di granaglie, ha rassicurato il ministro Skrynnik [5]

E comunque i rapporti economici Russia-UE sono basati sulle risorse energetiche. In tutta la prospettiva storica visibile. Il ministro Šmatko [6] e il commissario per l'energia Oettinger hanno dichiarato, che “sono giunti a un accordo” per una road map UE-Russia fino al 2050.

Con tutte le dichiarazioni di Mosca sulla modernizzazione della Russia e le promesse in risposta di Bruxelles di aiutarla in questo senso l'energia è lo stesso la “regina dei campi” [7]. Alla conferenza stampa, con tutto il pathos inerente a tali iniziative, la parola “modernizzazione” è risuonata meno di “gas” e “petrolio”. A Bruxelles e a Mosca sono rimaste divergenze sul “terzo pacchetto energetico dell'UE”. L'essenza di questa iniziativa, come spiegano gli stessi europei, è aprire lo spazio alla concorrenza nel mercato comune dell'energia, dare pari diritti a grandi e piccole compagnie. Perciò limitare i diritti di giganti integrati verticalmente tipo la Gazprom, spaccarla in varie compagnie per l'estrazione, il trasporto e la distribuzione, dare pari accesso ai gasdotti a tutti gli operatori. Secondo Putin, per questo motivo il gas per gli utenti europei potrebbe rincarare.

Il premier ha difeso la pratica sovietica dei contratti a lungo termine contro il mercato spot (questa non permetteva interruzioni neanche durante la guerra fredda), gli interessi della Gazprom, dei suoi partner europei e degli ex monopoli di Stato dei paesi dell'UE. Al che Barroso ha fatto capire che il mondo è cambiato, che l'UE cercherà forme accettabili di acquisto del gas russo, ma che ai principi liberali non si rinuncerà. “Noi vogliamo che la Russia rimanga il principale fornitore di energia dell'UE, ma paghiamo un buon prezzo per questo ed esigiamo trasparenza e prevedibilità” – ha dichiarato il capo della Commissione Europea.

L'energia si è intrecciata con le rivoluzioni dell'Africa del Nord. Il premier russo ha assicurato che la crescita da capogiro dei prezzi del petrolio causata da questi fatti (forse presto fino a 220 dollari al barile!) non è affatto vantaggiosa per la Russia. Questa può solo far cadere l'economia mondiale, da cui quella russa dipende fortemente.

Il capo della commissione europea, commentando i fatti dell'Africa del Nord, ha parlato più di sostegno alla democrazia e di difesa dei diritti umani (non è vero che gli arabi non sono fatti per la democrazia, la gioventù araba ha mostrato di non volere la dittatura). Il premier russo ha insistito sulla non ingerenza negli affari interni degli stati. Ha paventato agli europei la malefica ombra di Al-Qa'ida, che avrebbe sostenuto i rivoltosi libici. Ha rammentato la rivoluzione islamica in Iran, il cui leader prima di tornare nel paese aveva vissuto in esilio a Parigi (li avete allevati voi stessi, ma adesso il suo programma nucleare non vi piace). Putin non crede ai bonaccioni esperti e politici europei, che affermano che in queste rivoluzioni arabe i fondamentalisti islamici non hanno un ruolo da protagonisti.

Barroso ha dedicato un passaggio significativo del suo intervento alla conferenza stampa ai diritti umani e al primato della legge nella stessa Russia. Senza le libertà democratiche e la partecipazione di tutta la società civile non può esserci la modernizzazione tecnologica della Russia, ha dichiarato. Questo era indirizzato ai mezzi di informazione di massa europei: ecco, vedete, non ci vergogniamo di parlare ad alta voce su questo tema con la Russia. (Il pool governativo russo si è interessato di più del gas e dei visti.)

Putin non si è messo a sostenere la conversazione sui valori “non materiali”. Come tornando all'Africa del Nord, ha rammentato con sarcasmo agli europei come si siano sforzati in nome delle libere elezioni in Palestina come siano andati così oltre da ottenere come vincitore il per loro spiacevole HAMAS. Dice, all'“iniezione di democrazia” non tutti sono pronti. Non ci si può immischiare, che le società di altri paesi vadano da sole verso la propria democrazia. Tutto questo sullo sfondo degli appelli dell'alto commissario dell'ONU per i diritti umani a qualificare l'operato di Gheddafi come “crimine contro l'umanità”.

La stabilità, come consegue dalle parole di Putin, è l'immutabilità dei vertici. Sotto le dittature questa è garantito e il gas viene pompato puntualmente. L'Europa è soddisfatta e Berlusconi si abbraccia con Gheddafi. Ma in un modello del genere c'è un solo passo dal sostegno di tutto il popolo all'esplosione di tutto il popolo. Le idee di Mosca e di Bruxelles su questo sono tanto diverse quanto sono vicini i loro interessi nell'ambito del pompaggio di gas e petrolio dalla Russia all'Europa.

Aleksandr Mineev
nostro corrispondente, Bruxelles

27.02.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/021/12.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Porto della Lituania.

[2] Porto dell'enclave prussiana appartenente alla Russia, tra Polonia e Lituania.

[3] Igor' Evgen'evič Levitin, ministro dei Trasporti.

[4] Igor' Olegovič Ščëgolev, ministro delle Comunicazioni.

[5] Elena Borisovna Skrynnik, ministro dell'Agricoltura.

[6] Sergej Ivanovič Šmatko, ministro dell'Energia.

[7] Così Stalin definì la fanteria sovietica, brindando in suo onore nel 1941.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/03/putin-bruxelles-con-il-coltello-dalla.html

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