18 gennaio 2009

A proposito di Putin (X)

La neolingua dell’epoca di Putin

Essa non descrive il mondo, lo crea

Nel suo immortale romanzo “1984” George Orwell ha descritto un mondo in cui si crea una lingua che crea il mondo. Cos’è l’ideologia? E’ un mondo che vive secondo le leggi della grammatica e non secondo le leggi della realtà.
Sarete d’accordo – una cosa è se vi propongono di “condurre trattative con l’Occidente ”. E un’altra, se vi propongono di “andare a inchinarsi all’Occidente”. Una cosa è se parlate con “lo stato della Georgia”. E tutta un’altra, se parlate con “il regime fantoccio di Saakashvili”. Una cosa è se vi dolete per le vittime dello Holodomor [1]. E tutt’altra, se “ponete un cuneo tra i popoli”, parlando “del cosiddetto Holodomor” fino a “uno studio completo del problema da parte degli storici”.
Cos’è il nesso di parole “mondo unipolare”? E’ proprio un calco preciso della neolingua sovietica – “il mondo capitalista”. Come è noto, il mondo del capitalismo, della corruzione e dei guadagni illeciti sarebbe dovuto cadere per via del fatto che era storicamente condannato. Ma chissà perché è caduta l’avanzata URSS e gli USA sono rimasti l’unica superpotenza.
Adesso ci dicono “il mondo unipolare”. Si sottintende che anch’esso deve cadere. Per terrore di cosa? “Il marcio mondo borghese” avrebbe dovuto cadere davanti all’avanzata struttura sociale e anche per via della grande quantità di carri armati e di testate nucleari pro capite dell’URSS. Ma perché deve cadere l’“unipolare”? Indiscutibilmente superiamo gli USA in un’intera serie di indicatori, per esempio, per quantità di denaro rubato alle casse statali. Qui noi, c’è da sospettare, non abbiamo concorrenti in generale. Ma difficilmente gli USA temeranno di cadere anche per questo.
Ed ecco un altro nesso di parole della neolingua: “rialzarsi dopo essere caduti in ginocchio”. Non molto tempo fa l’ho sentita nelle circostanze più notevoli: ero in una strada bloccata (passava il nostro tutto o il secondo nostro tutto o il coniuge del nostro tutto), e poiché nell’ingorgo ero la prima, allora, ovviamente, sono uscita dalla macchina e ho espresso inquietudine per il vergognoso liberalismo del Cremlino, che ci costringe a stare per ore negli ingorghi e non esige dai guidatori che escano nella sporcizia, si gettino in ginocchio e chiudano gli occhi, come accadeva al passaggio del califfo nella buona, vecchia Baghdad.
Molto rapidamente il prode uomo di servizio mi ha spiegato che sono “strade dello Stato” (e che ci facciamo, dunque, su queste strade? Diciamo “grazie” perché ci permettono di entrare e non ci schiacciano addirittura qualche volta) e poi, guardando il mare di macchine senza fine che si accumulava dietro la sua paletta, il sostegno del regime ha pronunciato con orgoglio: “Comunque ci siamo rialzati dopo essere caduti in ginocchio”.
Cos’ha di buono il nesso di parole “ci siamo rialzati dopo essere caduti in ginocchio”? La sua genericità. Dici: “I funzionari hanno smesso di schiacciare la gente” – non ci credono. Dici: “I funzionari hanno preso a rubare meno” – non credono neanche a questo. Dici: “Il piccolo padre Lukašenko ha riconosciuto l’Ossezia del Sud” – e non ci crederanno di nuovo, perché non solo non l’ha riconosciuta, ma l’ha di nuovo rigettata, nonostante un miliardo di dollari pagatigli in anticipo. Dici: “Siamo diventati un membro del G-8 a pieno diritto” – neanche quello si può dire, perché dal G-8 ci hanno de facto espulsi.
Ma ci siamo rialzati dopo essere caduti in ginocchio.
Solo due anni fa nell’ennesima “Raccolta in onore di Tynjanov [2]” Mariètta Čudakova ha pubblicato un articolo dal titolo esauriente: “La lingua delle civiltà cadute”, dedicato al linguaggio pubblico sovietico. “I testi scritti in questa lingua nel corso (letteralmente) di tre giorni nell’agosto 1991 hanno perso la loro funzione comunicativa e si sono trasformati in monumenti di una civiltà passata non appena hanno perso la loro funzione di potere”, – scrive la Čudakova.
Ed ecco che questo linguaggio è già rinato. Ci siamo rialzati dopo essere caduti in ginocchio, non vogliamo andare a inchinarci davanti al mondo unipolare, non tolleriamo chi pone un cuneo tra popoli fratelli ed esigiamo un esame dei conti della storia; Stalin da noi adesso è considerato un manager efficace e lo sterminio di decine di milioni di persone per costruire dinosauri metalmeccanici incapaci di reggere la concorrenza, che uno per uno vengono fatti a pezzi per essere dati ai ferrivecchi o dati in affitto come uffici è stato ed è una forma efficace di gestione.
La “funzione di potere” è la più importante di questa neolingua. Essa non descrive il mondo, lo crea. Essa spiega da dove vengono le nostre disgrazie: la colpa di queste è degli intrighi dei nemici e spiega da dove vengano tutti i nostri successi: dalla saggia guida di coloro per cui, come pecore, stiamo fermi in ingorghi che durano ore.
Essa non spiega solo due cose. Perché il dollaro sale, mentre il premier Putin ha spiegato che Wall Street è caduta e perché i nostri combattenti contro il mondo unipolare, che non vogliono inchinarsi davanti all’Occidente, fanno studiare i propri figli nel mondo unipolare, comprano ville nel mondo unipolare, guidano macchine, indossano vestiti e usano telefoni prodotti dal mondo unipolare e tengano anche i soldi non nello Zimbabwe o in Venezuela, ma ancora nello stesso mondo unipolare, che trama vanamente contro la Russia che si è rialzata dopo essere caduta in ginocchio e pensa solo a come trovare materiale compromettente contro i suoi leader.

Julija Latynina [3]
osservatrice della “Novaja gazeta”

11.01.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/001/12.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] La carestia provocata in Ucraina dal regime di Stalin negli anni ’30, che fece milioni di vittime.
[2] Jurij Nikolaevič (Nasonovič) Tynjanov, scrittore e teorico della letteratura russo (1894-1943).
[3] Julija Leonidovna Latynina, giornalista e scrittrice russa.



http://matteobloggato.blogspot.com/2009/01/putin-e-il-suo-regime-come-fenomeno.html

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