10 maggio 2010

A proposito di blogger

Il blogger ingushetia_ru.livejournal.com è stato arrestato da agenti dello FSB [1]


Ingushetia.Org, 08.05.2010 11:36


Il 4 maggio a Mosca, nel proprio appartamento Alauddin (Aleksej) Dudko, che tiene il blog ingushetia_ru.livejournal.com è stato arrestato da agenti dello FSB. Ricordiamo che Dudko da alcuni anni si è convertito all'Islam ed è sposato con una musulmana.

Prima dell'omicidio di Magomed Evloev Dudko collaborava con il nostro portale, fornendo aiuto informativo e tecnico. Tuttavia dopo la morte del proprietario del nostro sito Dudko perse i contatti con la redazione.

Secondo la versione ufficiale nei suoi confronti è stata formulata l'accusa di possesso di esplosivo equivalente a 700 grammi di tritolo. Tuttavia, come affermano la famiglia e gli amici di Dudko, il motivo dell'arresto è il suo spazio informativo nel blog.

Ricordiamo che il blog fu creato come specchio del nostro portale, tuttavia dopo che il sito ingushetiya.ru fu chiuso dal tribunale di quartiere di Kuncevo [2] e il sito “si trasferì” al nuovo nome di dominio ingushetia.org, il blog prese a tenere un'attività informativa indipendente.

Secondo la procura, alcuni articoli del detto blog sono stati riconosciuti estremistici. “Proprio il suo blog è stato la causa del suo arresto” – ci ha raccontato un caro amico di Dudko che desidera rimanere anonimo.

Come ha raccontato la moglie Fatima, da lui “a casa sono giunte delle persone in borghese con distintivi dello FSB, hanno fatto irruzione da noi nell'appartamento, senza farci accedere al luogo della perquisizione. E poi hanno detto di aver trovato dell'esplosivo”. A suo dire sull'esplosivo non ci sono e non possono esserci impronte digitali dei membri della loro famiglia.

Già da tre giorni non permettono all'avvocato di vedere Dudko e non permettono neanche di mandargli vestiti e cibo.



http://www.ingushetia.org/news/22012.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

[2] Quartiere della parte occidentale di Mosca.



http://matteobloggato.blogspot.com/2010/05/riprodurre-nei-blog-articoli-della.html

06 maggio 2010

A proposito di attentati (III)

“Proibizione di parole” – Julija Latynina sulle complessità nel Caucaso


Ingushetia.Org, 04.05.2010 10:45


Nel Caucaso gli islamisti radicali hanno festeggiato il 1 maggio – hanno cercato di far saltare in aria l'ex capo del ministero degli Interni della Kabardino-Balkaria Chačim Šogenov.

Per qualche buffo motivo in tutti i notiziari questa viene chiamata “esplosione all'ippodromo” – come se qualcuno in Cabardia potesse dubitare anche per un secondo sul vero bersaglio dell'esplosione. Chačim Alisagovič Šogenov – così come il già ucciso capo del RUBOP [1] della Cabardia Anatolij Kjarov – ha dato alla formazione del movimento wahhabita [2] nel Caucaso un contributo inestimabile, paragonabile quasi al contributo dell'ex presidente dell'Inguscezia Zjazikov. Questo contributo è stato così grande che – rarissima eccezione – ad esso ha reagito anche il Cremlino e dopo l'assalto a Nal'čik [3] del 13 ottobre 2005 il capo del ministero degli Interni della Cabardia è stato silenziosamente spinto a dimettersi.

Cioè, capitemi bene. Io non affermo che il jama'at [4] della Kabardino-Balkaria, le cui guide Anzor Astemirov e Musa Mukožev hanno affermato che “oggi la creazione di jama'at pacifici sul territorio della Russia non è altro che un tradimento” e che “il riconoscimento di una persona come infedele significa che va uccisa”, sia un circolo di canto corale. Io affermo semplicemente che lottare con questi ragazzi, finché non si sono dati alla macchia, radendogli le nuche a forma di croce e bruciandogli le barba era un'idea stupida.

Nel periodo successivo alle esplosioni nel metrò di Mosca abbiamo sentito molte notizie. Dmitrij Anatol'evič Medvedev ha ordinato di lottare inflessibilmente con il terrorismo e di nuovo ha ordinato di lottare inflessibilmente con il terrorismo e per la terza volta ha dato il saggio consiglio di non indebolire la lotta. La Duma ha proposto di proibire di usare le parole “shahid” [5] e “jama'at” e lo FSB [6] di imprigionare per 15 giorni qualsiasi giornalista che dica qualcosa che non piace allo FSB.

Non abbiamo sentito solo una notizia: che in Daghestan è stato eliminato Magomedali Vagabov, ultimo marito della kamikaze fattasi saltare in aria nel metrò Mar'jam Šaripova e leader del raggruppamento di Gubden [7].

Non l'abbiamo sentita perché non cercano Vagabov.

Il motivo per cui non cercano Vagabov è semplice. Posso formularlo in tre parole: bestiale paura della morte [8].

Ogni persona teme la morte e tutta la civiltà umana si costruisce sulla creazione di valori, grazie a cui una persona può superare in se questa paura.

Perché in Cecenia danno effettivamente la caccia ai wahhabiti? Perché ogni naib [9] di Kadyrov lo sa: se gli darai la caccia, Ramzan ti gratificherà signorilmente con una Lexus, una casa, una moglie, due mogli, tre [10]. Una semplice e chiara carta del mondo.

Ma per cosa può morire uno sbirro, mettiamo, in Daghestan? Per Putin con i suoi sci alpini [11], i suoi yacht e le sue residenze? Per D.A. Medvedev?

Non ci sono discussioni: in Daghestan ci sono stati sbirri che hanno lottato con i wahhabiti perché questi volevano vendicarsi di loro. Per esempio, il defunto Arip Aliev, capo dello ROVD [12] di Bujnaksk [13]. Questi dette la caccia ai fratelli Zakar'jaev e a qualche altro raggruppamento che voleva farlo saltare in aria. E non mi dite, per favore, che Arip ha ucciso persone innocenti: era così occupato ad acchiappare gente che voleva ucciderlo che non gli restava tempo per gli innocenti. Più in breve: Arip liquidò cinque persone, ma non riuscì a liquidarle tutte e Arip fu ucciso.

Anche il defunto capo del ministero degli Interni del Daghestan Adil'gerej Magomedtagirov dette la caccia al leader dei militanti di Gimri [14] Ibragim Gadžidadaev per rispettabili ragioni: questi aveva cercato di ucciderlo due volte e una volta come esca aveva fatto saltare in aria un procuratore e la seconda il figlio del suo più caro amico. Di conseguenza in questo duello vinse comunque Ibragim.

Tutte queste persone – sia il defunto capo del ministero degli Interni del Daghestan, sia Chačim Šogenov ferito all'ippodromo – hanno la stessa storia: tutti questi avevano cominciato a far piazza pulita dei wahhabiti da tempo. Quando l'estensione del fenomeno non era ancora molto chiara. Quando gli era possibile bruciare le barbe, “far sedere sulle bottiglie” [15] e poi rilasciarli in cambio di grana, quando lo sbirro caucasico inebriato di sangue, denaro e vodka si sentiva padrone della situazione, quando non avrebbe potuto venirgli in mente che queste persone, che ragionavano della liceità di uccidere qualsiasi munafiq [16], non si sarebbero semplicemente messe a fare ciò che dicevano, sarebbero divenuti una forza che penetra tutto, da cui non c'è salvezza.

Una forza, davanti alla quale l'uomo d'affari non può rifiutarsi: ne consegni uno, viene un altro e ti uccide. Una forza, con cui per lo sbirro è inutile lottare: ne uccidi uno, ti becca un altro.

Lo sbirro Zakar'jaev (omonimo, guarda caso, del militante Zakar'jaev) beccò il wahhabita Vadim Butdaev. Butdaev e un suo amico si sedettero in un taxi, legarono l'autista (non uccisero l'autista, non era uno sbirro), uccisero Zakar'jaev a colpi d'arma da fuoco e dissero all'autista a mo' di saluto: “Fai sapere a tutti, che è stato Bespalyj [17]”. Nelle ultime settimane della sua vita Zakar'jaev sapeva che lo seguivano, i militanti lo braccavano come una lepre e il ministero degli Interni della sua terra non si muoveva. Il defunto Arip Aliev sapeva di essere condannato, portava con se sulla jeep un cappello pieno di granate, ma rinunciò alla scorta che gli spettava: “Perché portare altri a morire con me?”.

Ma questa è la vecchia guardia, che per il proprio onore da sbirri si mise nei guai con i mujaheddin, ma quelli di adesso, rimasti vivi, perché dovrebbero darsi da fare?

Morire per Putin? Non dite sciocchezze [18].

Il problema di Putin è lo stesso di Stalin. Stalin creò una classe di carnefici che sparò nella nuca ai polacchi a Katyn' e strappò le unghie agli inquisiti. Ma quando il 22 giugno Hitler attaccò, i carnefici abbandonarono i posti di comando e fuggirono nelle retrovie. Non si erano accordati così. Pensavano che servire il grande Stalin fosse sparare nella nuca a persone legate. Ma che sparassero a loro non volevano.

Putin ha trasformato gli sbirri russi in un esercito di occupazione, che sa solo rapinare e uccidere. Beh, immaginate l'ammiratore medio di Putin negli organi [19] – un instancabile sostenitore della verticale del potere con la Mercedes Classe G sotto il sedere, il Vertu [20] in tasca e una o due decine di nemici del popolo, oh, scusate, uomini d'affari nel carcere di custodia cautelare. E che farà, andrà a morire per Putin?

Andrà a cercare Magomedali Vagabov, che controlla Gubden meglio delle autorità federali? Per cui a Gubden possono uccidere non solo uno sbirro, ma pure chiunque abbia osato collaborare con le autorità?

Risposta: no. Li ferma la bestiale paura della morte.

Notiamo che l'attuale ondata di attività dei militanti è cominciata ancora prima della “stagione verde”. Cosa succederà d'estate, durante la tradizionale stagione di guerra, fa paura immaginarlo. Ahimè, è facile prevedere che l'esplosione a Mosca non sia l'ultima. E che il “Nevskij èkspress” non sia l'ultimo. E che il kamikaze che si è fatto appena saltare in aria in Daghestan con 100 kg di esplosivo non sia l'ultimo. E anche che l'attentato a Chačim Šogenov non sia l'ultimo, ma semplicemente l'ennesimo e che il jama'at della Kabardino-Balkaria non si calmerà finché non lo avrà, come Kjarov, non è difficile da prevedere.

Cosa resta qui da fare a uno stato cambiato in peggio e incapace? Solo una cosa – mentire. Invece di acchiappare gli shahid, proibire la parola “shahid”. Comunicare che i wahhabiti sono maledette spie assoldate dalla maledetta America per farsi saltare in aria per denaro. Imprigionare per 15 giorni quei giornalisti che la pensano diversamente.

E sapete qual è la cosa più strabiliante? Che tutta la nostra ideologia ufficiale – accanto alla mostruosa realtà non ufficiale – è una delle principali fonti del wahhabismo.

Perché il wahhabismo nei confronti dell'Occidente e della democrazia è molto simile al putinismo. Con la sola differenza che i wahhabiti ritengono che la democrazia non va bene per nulla, ma deve governare Allah e attraverso lo zombojaščik [20] spiegano che la democrazia non va bene per nulla, ma deve governare Putin.

E per Allah morire è facile, ma per Putin, con i suoi yacht, le sue residenze, i suoi sci alpini e la sua politica internazionale di successo sotto forma di Anschluss della “Naftogaz Ukrainy” [21], è decisamente impossibile.


[1] Regional'noe Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju (Direzione Regionale per la Lotta alla Criminalità Organizzata).

[2] Leggasi “islamista”.

[3] Capitale della Kabardino-Balkaria.

[4] Comunità islamica, da leggersi qui come “cellula terroristica” (il corsivo, qui e altrove, è mio).

[5] In arabo “martire”, cioè terrorista suicida.

[6] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l'erede del KGB.

[7] Villaggio del Daghestan meridionale.

[8] In russo sono tre parole: životnyj strach smerti.

[9] In arabo “viceré”, “funzionario” (il termine è usato anche nell'autoproclamato Emirato del Caucaso).

[10] Kadyrov è un grande sostenitore della poligamia, praticata dai musulmani della Federazione Russa, ma non riconosciuta legalmente.

[11] Putin ha cercato di lanciare lo sci alpino, poco praticato in Russia.

[12] Rajonnoe Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione Provinciale degli Affari Interni), in pratica la sede provinciale della polizia.

[13] Città del Daghestan centrale.

[14] Villaggio del Daghestan centrale.

[15] Cioè violentare i militanti per mezzo di bottiglie e procurargli la peggiore delle umiliazioni.

[16] In arabo “ipocrita”, “falso musulmano”, in questo caso anche semplicemente “non fondamentalista”.

[17] “Senza Dita”, nome di battaglia di Butdaev, dovuto a una sua menomazione.

[18] Letteralmente “non fate ridere le mie scarpette”.

[19] Sottinteso “di sicurezza dello Stato”.

[20] Telefono cellulare di lusso.

[21] Qualcosa come “cassetto degli zombie”, termine gergale per “televisore”.

[22] “Petrolio-Gas di Ucraina”, azienda energetica di stato ucraina.



http://matteobloggato.blogspot.com/2010/05/ancora-su-putin-e-i-wahhabiti.html

01 maggio 2010

A proposito dell'estrema destra russa (III)

Hanno coperto i nazisti legali



Il tribunale cittadino di Mosca ha riconosciuto come estremistica l'attività dell'“Unione Slava”, il cui leader aveva presentato un rapporto alla Duma di Stato


Martedì il tribunale cittadino di Mosca ha riconosciuto come estremistica l'attività dell'“Unione Slava” – un'organizzazione che professa apertamente “idee nazional-socialiste simili all'ideologia della Germania fascista”. La capeggiava Dmitrij Demuškin, noto per la capacità di creare intorno alla propria organizzazione un'atmosfera di rumoroso scandalo.

All'inizio – verso il 2000, subito dopo la disgregazione dell'“Unità Nazionale Russa” [1] – Demuškin andò per le regioni e si presentò come erede della RNE (in precedenze egli stesso era membro del partito). Tuttavia si chiarì presto che la maggior parte degli ex leader non sapeva nulla di lui.

L'“Unione Slava” divenne celebre nel 2005 dopo la cosiddetta “Marcia Russa”. Verso la fine della manifestazione in piazza Slavjanskaja [2] comparve un gruppo di giovani con una bandiera con un simbolo “simile a una svastica fino a confondersi con essa”, come scrivono nei documenti ufficiali, e mostrò alle telecamere il braccio destro teso. Erano i poco numerosi (una quindicina di persone) membri dell'“Unione Slava”. Proibire – o perlomeno comminare una sanzione – si poteva già allora, ma il potere si limitò al boicottaggio informativo dell'azione e a una multa agli organizzatori della marcia.

Gli organizzatori, fra l'altro, annunciarono una sorta di boicottaggio della SS [3], chiamando le persone che facevano il saluto nazista “provocatori”, – allora il nazionalismo radicale aveva ritegno dei paragoni diretti con gli hitleriani. A dire il vero, il boicottaggio non durò a lungo: già l'anno successivo Demuškin entrò di nuovo nel comitato organizzativo dell'ennesima “Marcia Russa”.

Allora, evidentemente, alcune forze politiche del tutto legali puntarono sull'“Unione Slava” – nel movimento entrò il deputato dello LDPR [4] Kur'janovič e lo stesso Demuškin presentò agli uffici della Duma un rapporto sull'educazione patriottica della gioventù.

Ben presto, tuttavia, il chiaro emblema con la svastica cifrata e le testimonianze di odio per gli immigrati che venivano pubblicate nel sito dell'“Unione” smisero di essere attraenti nei circoli di estrema destra. Demuškin e Belov-Potkin (DPNI [5]), aspirando a prendere il campo nazionalista pubblico, si sono fatti sfuggire la gioventù, passata allo hitlerismo aperto. Sono divenute popolari la compagnia di Maksim Marcinkevič “Format-18” [6] e la Società Nazional-Socialista, i cui membri finora hanno commesso più di trenta omicidi. Beh, dopo alcune clamorose retate i nazionalisti radicali si sono appassionati al terrorismo e si sono passati alla clandestinità.

Negli ultimi anni l'“Unione Slava” ha cercato di attrarre l'attenzione su di se in vari modi: ha organizzato tournée di Mix Fight e ha perfino difeso l'insediamento “Rečnik” [7]. Tuttavia le cose non sono andate molto bene: un chiaro esempio è stata la comparsa dei membri dell'“Unione Slava” a una manifestazione dei “gruppi giovanili” pro-Cremlino in qualità di servizio d'ordine.

Le attuali minacce di Demuškin – che il divieto dell'organizzazione spinga la gioventù alla creazione di “gruppi autonomi” incontrollabili – non sono molto giustificate. Il terrorismo di destra si sviluppa per vie proprie e probabilmente non ha bisogno dei poco numerosi sostenitori di Demuškin.

Il'ja Vasjunin

30.04.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/046/03.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] In russo Russkoe Nacional'noe Edinstvo (RNE), partito illegale apertamente nazista, con una svastica camuffata per simbolo.

[2] “Slava”.

[3] Tale è la sigla dell'“Unione Slava”, in russo Slavjanskij Sojuz.

[4] Liberal'no-Demokratičeskaja Partija Rossii (Partito Liberal-Democratico Russo), partito populista e nazionalista, nonostante il nome.

[5] Dviženie Protiv Nelegal'noj Immigracii (Movimento Contro l'Immigrazione Illegale), movimento xenofobo, il cui leader Aleksandr Anatol'evič Potkin ha preso lo pseudonimo Belov. Pare che sia il cognome di una sua nonna ed è abbastanza diffuso, ma soprattutto deriva da belyj, “bianco”.

[6] 18 sta per A-H, prima e ottava lettera dell'alfabeto latino, cioè “Adolf Hitler”.

[7] Qualcosa come “Del Fiume”, insediamento della zona occidentale di Mosca dove alcune dacie e case per abitazione, a dire delle autorità costruite illegalmente, sono state demolite.



http://matteobloggato.blogspot.com/2010/05/qualcosa-si-muove-contro-lestrema.html

29 aprile 2010

A proposito di servizi

Lo FSB [1] amplia la propria sfera di arbitrio



Adesso per essere puniti non è obbligatorio commettere reati


Sabato scorso il governo ha presentato alla Duma un disegno di legge preparato all'interno dello FSB, secondo cui questa organizzazione potrà comminare ammonimenti ai cittadini. Per far ciò allo FSB sarà sufficiente sentenziare l'intollerabilità di azioni che provochino “l'insorgenza di cause e la creazione di condizioni per compiere reati indirizzati a minacciare la sicurezza” e avvertire il procuratore incaricato.

Tale lavoro di profilassi dei servizi di sicurezza era diffuso in URSS, quando non si reperivano gli estremi di reato, ma si voleva interrompere un certo tipo di attività.

Fra l'altro lo stesso estensore del disegno di legge ha chiamato i conseguenti emendamenti alla legge “Sul servizio federale di sicurezza” misure di profilassi speciale. La loro indispensabilità si spiega “con l'analisi delle informazioni che giungono allo FSB, che testimoniano dell'attivizzarsi dell'operato delle organizzazioni radicali, che porta all'aumento della tensione sociale e al rafforzamento dei processi negativi nella società, in primo luogo nell'ambiente giovanile”.

L'avvertimento sull'intollerabilità delle azioni e sull'indispensabilità della loro eliminazione riguarderanno tanto singole persone quanto diverse organizzazioni, tra cui le unioni sociali. L'avvertimento potrà essere pubblicata dai mezzi di informazione di massa senza il consenso degli organi di stato o della dirigenza delle organizzazioni, a cui “viene sottoposta la relazione”.

Peraltro proprio ai mezzi di informazione di massa, a tutta evidenza, toccherà portare su di se il fondamentale carico di attenzione degli organi di sicurezza. “I singoli mezzi di informazione di massa, tanto cartacei quanto elettronici, facilitano apertamente il formarsi di processi negativi nella sfera intellettuale, l'affermazione del culto dell'individualismo e della violenza, la sfiducia nella possibilità per lo stato di difendere i propri cittadini, attirando di fatto la gioventù verso l'attività estremistica”, – si dice nel testo del disegno di legge.

Lo stesso disegno di legge contiene passaggi non chiari, ma fondamentali, che possono esser lasciati completamente a disposizione dello FSB. Così, per esempio, in esso non sono prescritte le basi per emettere un avvertimento ufficiale. E' detto solo che è un adempimento obbligatorio, in caso contrario il trasgressore è chiamato a rispondere a norma dalla legge. “Ma quali sono le conseguenze legali di questo avvertimento? Cosa avverrà in caso di mancato adempimento dell'avvertimento e della prescrizione obbligatoria da adempiere? Nel disegno di legge non ci sono risposte neanche a queste domande”, – dice il vice-presidente della Commissione per la sicurezza della Duma di Stato, il deputato di “Russia Giusta” [2] Gennadij Gudkov. Le multe sono prescritte solo per il mancato adempimento o l'ostacolo all'adempimento degli obblighi di servizio degli agenti dello FSB. In tal caso per i cittadini vanno da 500 a 1000 rubli [3] o l'arresto amministrativo fino a 15 giorni; per i pubblici ufficiali da 1000 a 3000 rubli, per le persone giuridiche da 10 a 50 mila rubli.

Nel frattempo, secondo Gudkov, perfino in questa forma il disegno di legge potrebbe essere approvato. “Là è scritto che questo sarà regolato da future delibere dello FSB e della legislazione russa, che non ci sono. Dovremo fare interpellanza secondo il disegno di delibera del governo o di qualche atto normativo o credere allo FSB. Ecco qual è da noi la pratica di approvazione delle leggi: da noi il diritto pubblico è pari al 30%, tutto il resto è non pubblico (atti normativi e istruzioni istituzionali – nota dell'autrice)”, – dice questi.

Non è limitato in alcun modo il periodo di attuazione dell'avvertimento ufficiale. Non è neanche molto chiaro come propriamente dovrebbero “correggersi” la persona o l'organizzazione vicini a violare la sicurezza sociale. In particolare alla luce delle accuse all'indirizzo degli stessi mezzi di informazione di massa di “affermazione del culto dell'individualismo e della violenza, della sfiducia nelle possibilità dello stato di difendere i propri cittadini”. Forse i giornalisti saranno obbligati a scrivere articoli che smentiscono le loro intenzioni e i manifestanti a non riunirsi mai più? A tutta evidenza anche la decisione in merito sarà lasciata allo FSB.

“Questi dispongono di poteri, di cui nessuna organizzazione dispone da noi. Secondo me è semplicemente una sfacciataggine chiedere l'ampliamento dei poteri di un'organizzazione che già fa ciò che vuole”, – dice il capo del Gruppo di Helsinki [3] moscovita Ljudmila Alekseeva. Secondo lei questo disegno di legge può permettere pubblicamente l'intromissione in qualsiasi sfera della nostra vita.

“Questo è un ampliamento troppo pericoloso delle funzioni dello FSB, questo non ha, essenzialmente, un criterio oggettivo di veridicità o di falsità degli ammonimenti comminati”, – ha dichiarato alla “Novaja gazeta” il presidente del Fondo per la difesa della trasparenza Aleksej Simonov.

Gli esperti notano: ogni volta dopo un atto terroristico le autorità si gettano a difendere i propri cittadini con i metodi più bizzarri, a cominciare dalla chiusura dei canali televisivi per finire con la cancellazione delle elezioni dei governatori. Stavolta già una settimana dopo le esplosioni nel metrò il deputato Šlegel' ha presentato un disegno di legge che proibisce ai mezzi di informazione di massa di riprodurre le dichiarazioni dei terroristi. Tuttavia qui da ogni parte sono seguite critiche, fra cui anche da parte degli stessi parlamentari, e l'iniziativa di Šlegel' non ha avuto sviluppo.

Tuttavia l'attuale progetto ha tutte le possibilità di passare tutte le tre letture. Infatti il suo autore è il governo e ciò significa che “Russia Unita” con la propria maggioranza costituzionale gli garantisce il regime di transito senza ostacoli. La statistica è questa: dei 233 disegni di legge governativi esaminati dalla Duma di Stato di questa legislatura ne sono stati approvati 232.

Lola Tagaeva

28.04.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/045/15.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l'erede del KGB.

[2] Partito moderato e filoputiniano.

[3] Da 13 a 26 euro circa.

[4] Da 26 a 78 euro circa.

[5] Da 260 a 1300 euro circa.

[6] Associazione nata negli anni '70 per chiedere all'URSS (e poi alla Russia) il rispetto degli accordi di Helsinki sui diritti umani.



http://matteobloggato.blogspot.com/2010/04/la-russia-neosovietica-di-putin-avra.html

27 aprile 2010

A proposito di leggi

Oggi si compiono 19 anni dall'approvazione della “Legge sulla riabilitazione dei popoli repressi”


Ingushetia.Org, 26.04.2010 09:24


Il 26 aprile 1991 il Soviet Supremo della Russia approvò la legge “Sulla riabilitazione dei popoli repressi”, che proponeva la riabilitazione totale dei popoli deportati. Purtroppo questa legge non è stata pienamente applicata finora. L'articolo 6 della detta legge propone anche una riabilitazione territoriale. Tuttavia all'inizio degli anni '90 del secolo scorso intrighi e rapporti personali sono stati qua e là più forti della Legge Federale, come pure oggi, peraltro.

Da allora il potere osseto ha fatto decine di tentativi di abrogare l'art. 6 della Legge e molte volte si è rivolto alla Corte Costituzionale russa. Ma tutti questi tentativi sono rimasti senza successo.

La legge resta in vigore, tuttavia la realizzazione è rimasta sulla carta.



Legge della RSFSR del 26 aprile 1991, N. 1107-I

“Sulla riabilitazione dei popoli repressi”

(con gli emendamenti del 1 luglio 1993)



Il rinnovamento della società sovietica nel processo della sua democratizzazione e della formazione di uno stato di diritto nel paese richiede la purificazione di tutte le sfere della vita sociale dalla deformazione e dalla distorsione dei valori umani. Ciò ha creato le possibilità favorevoli per la riabilitazione dei popoli repressi negli anni del potere sovietico, che sono stati sottoposti a genocidio e attacchi calunniosi.

La politica dell'abuso e dell'illegalità, praticata a livello statale nei confronti di questi popoli, è stata contraria al diritto, ha offeso la dignità non solo dei popoli repressi, ma anche quella di tutti gli altri popoli del paese. Le sue tragiche conseguenze si riflettono ancora sullo stato dei rapporti interetnici e creano pericolosi focolai di conflitti interetnici.

Basandosi su atti internazionale, sulla Dichiarazione del Soviet Supremo dell'URSS del 14 novembre 1989 “Sul riconoscimento del carattere illegale e criminale degli atti repressivi contro i popoli sottoposti all'esilio forzato e sulla garanzia dei loro diritti”, sulle delibere del Congresso dei Deputati del Popolo della RSFSR e anche sulla vigente legislazione della RSFSR e dell'URSS, che ribadisce la parità dei diritti dei popoli sovietici e aspirando al ristabilimento della giustizia storica, il Soviet Supremo della RSFSR proclama l'abrogazione di tutti gli atti illegali approvati nei confronti dei popoli repressi e approva la presente Legge sulla loro riabilitazione.



Articolo 1. Riabilitare tutti i popoli repressi della RSFSR, riconoscendo illegali e criminali tutti gli atti repressivi contro questi popoli.



Articolo 2. Vengono riconosciuti repressi i popoli (le etnie, le popolazioni o i gruppi etnici e le altre comunità culturali ed etniche di persone formatesi storicamente, per esempio i cosacchi), nei confronti dei quali per motivi di appartenenza etnica o di altro genere è stata condotta a livello statale una politica di calunnia e genocidio, che ha accompagnato il loro esilio violento, l'abolizione delle formazioni statali su base etnica, la rottura dei confini dei territori su base etnica, lo stabilimento di un regime di terrore e violenza nei soggiorni speciali.



Articolo 3. La riabilitazione dei popoli repressi significa il riconoscimento e l'attuazione dei loro diritti al ristabilimento dell'integrità territoriale esistente prima della politica anticostituzionale di rottura delle frontiere, al ristabilimento delle formazioni statali su base etnica formatesi prima della loro abolizione e anche al risarcimento del danno inflitto dallo stato.

La riabilitazione prevede il ritorno dei popoli che non hanno una propria formazione statale su base etnica nei luoghi di residenza tradizionali del territorio della RSFSR, secondo la volontà espressa.

Nel processo di riabilitazione dei popoli repressi non devono essere lesi i diritti e gli interessi legali dei cittadini residenti al momento presente nei territori dei popoli repressi.



Articolo 3-1. Ai cittadini dei popoli repressi sottoposti a repressioni sui territori della Federazione Russa per motivi di appartenenza etnica o di altro genere si applica la Legge della RSFSR “Sulla riabilitazione delle vittime delle repressioni politiche”.



Articolo 4. Non è permessa l'opera di persuasione o la propaganda condotte allo scopo di ostacolare la riabilitazione dei popoli repressi.

Le persone che avranno compiuto tali azioni, così come quelle che avessero istigato ad esse saranno chiamate a rispondere secondo quanto stabilito dalla legge.



Articolo 5. Il ristabilimento e il mutamento delle formazioni statali su base etnica dei popoli repressi si attua sulla base della regolamentazione legislativa dei rapporti interetnici.



Articolo 6. La riabilitazione territoriale dei popoli repressi prevede l'attuazione sulla base della volontà espressa delle misure legali e organizzative per il ristabilimento delle frontiere dei territori su base etnica esistenti prima del violento mutamento anticostituzionale.

Per l'attuazione della riabilitazione territoriale nei casi indispensabili si può stabilire un periodo di transizione. La decisione di stabilire un periodo di transizione e di ristabilire le frontiere dei territori su base etnia viene presa dal Soviet Supremo della RSFSR.



Articolo 7. La riabilitazione politica dei popoli repressi che in precedenza hanno avuto le proprie formazioni statali su base etnica abrogate prevede il ristabilimento di queste formazioni nell'ordine stabilito dall'articolo 6 della presente Legge.



Articolo 8. La riabilitazione politica dei popoli repressi che non avevano proprie formazioni statali su base etnica significa il loro diritto al libero sviluppo etnico, al ritorno nel luogo di residenza precedente sul territorio della RSFSR, la garanzia ad essi di possibilità pari a quelle di altri popoli di esercitare i propri diritti e le proprie libertà politiche garantite dalla legislazione vigente.



Articolo 9. Il danno inflitto ai popoli repressi e ai singoli cittadini da parte dello stato in conseguenza delle repressioni è soggetto a risarcimento.

L'ordine di risarcimento del danno ai popoli riabilitati e ai singoli cittadini è stabilito dagli atti legislativi dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, della RSFSR e delle repubbliche che fanno parte della RSFSR.

Il risarcimento del danno ai popoli riabilitati e ai singoli cittadini è attuato gradualmente.



Aritcolo 10. La riabilitazione sociale dei popoli repressi significa che ai cittadini sottoposti a repressioni, il tempo di permanenza nei soggiorni speciali (nei luoghi di esilio) è conteggiata nell'anzianità di servizio in misura triplice. A questo riguardo si prevede anche l'aumento delle pensioni di anzianità per ogni anno di lavoro in considerazione dei periodi previsti dalla Legge della RSFSR “Sulle garanzie pensionistiche dei cittadini della RSFSR”.



Articolo 11. La riabilitazione culturale dei popoli repressi prevede l'attuazione di un complesso di misure per il ristabilimento del loro patrimonio spirituale e la soddisfazione delle esigenze culturali.

Ciò significa anche il riconoscimento ai popoli repressi del diritto alla restituzione ai centri abitati e alle località dei precedenti nomi storici illegalmente cancellati negli anni del potere sovietico.



Articolo 12. Tutti gli atti degli organi dell'Unione, delle repubbliche e locali e dei pubblici ufficiali promulgati nei confronti dei popoli repressi, ad esclusione degli atti che ristabiliscono i loro diritti, sono riconosciuti non costituzionali e perdono efficacia.



Articolo 13. Le particolarità dell'applicazione della presente Legge nei confronti dei popoli repressi residenti o aventi risieduto sul territorio della Federazione Russa sono regolate da singoli atti legislativi della RSFSR da applicare nei confronti di ogni popolo represso.



Il Presidente del Soviet Supremo della RSFSR B. El'cin

Mosca, Casa dei Soviet della RSFSR

26 aprile 1991


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/04/alle-radici-dei-mali-del-caucaso-una.html

24 aprile 2010

A proposito di attentati (II)

Solo le vittime sono reali



La guerra di terroristi poco istruiti con organi [1] incompetenti


In chi ha anche una minima idea di cose militari il duplice atto terroristico nel metrò di Mosca ha suscitato una serie di domande. In esso ci sono molte stranezze.

Il presupposto è quello, derivante dalle informazioni ufficiali, di cui disponiamo oggi. Il 29 marzo alle 7.56 e alle 8.36 di mattina alle stazioni del metrò “Lubjanka” e “Park kul'tury” [2] sono rimbombate due esplosioni. Le esplosioni sono risuonate nei vagoni quando questi si trovavano alla stazione, al momento dell'entrata e dell'uscita dei passeggeri. Sono morte quaranta persone. Ne sono rimaste ferite altre ottanta.

Il direttore dello FSB [3] Aleksandr Bortnikov ha riferito al presidente Dmitrij Medvedev: le esplosioni sono state opera di due donne kamikaze, la potenza di una era equivalente a 1,5-2 kg di tritolo, della seconda a 2 kg, l'esplosivo utilizzato era l'esogeno.

Anche Aleksandr Bortnikov ha dichiarato che è stata un'azione ben programmata.

E' così? Esaminiamo i momenti che attirano l'attenzione.

Il tempo e il luogo

L'ora di punta mattutina nel metrò di Mosca dura dalle otto alle dieci di mattina. Notiamo che le otto di mattina sono solo l'inizio dell'afflusso di punta dei passeggeri. Mosca è una città di uffici, questi iniziano a lavorare alle nove-dieci. Alle otto la maggior parte delle persone siede solo nelle stazioni delle linee radiali e si dirige in centro. La maggiore densità del flusso di passeggeri all'interno del ramo circolare viene raggiunta verso le otto e mezza-nove.

Secondo. Perfino nell'ora di punta “Lubjanka” non è la stazione più trafficata. Sul ramo di Sokol'niki [4] la stazione più trafficata è “Komsomol'skaja” [5]: dalle periferie viene raccolto tutto il popolo – un gigantesco flusso di passeggeri dalle tre stazioni, il passaggio alla linea circolare.

Inoltre. Dopo la prima esplosione aumenta la probabilità di una reazione. Non di meno la seconda esplosione è solo dopo quaranta minuti. La gente in quel momento stava già cominciando a lasciare il metrò. Il vagone era semivuoto.

Cioè non sono stati scelti luoghi e tempi ottimali.

L'esogeno

E' una sostanza esplosiva che ha un effetto brisante (di frammentazione) – una polvere cristallina. Abbiamo sentito questo nome per la prima volta nel '99, prima di allora conosceva l'esogeno solo una ristretta cerchia di specialisti. E anche ora si di esso corrono molte voci. Per esempio, che è estremamente velenoso, 20 volte più a rischio di esplosione del tritolo – può detonare in fase di trasporto o perfino per frizione e lo si può cuocere in pentola in cucina…

Il professore di chimica e tecnologia dei composti organici dell'azoto della RChTU [6] Mendeleev Viktor Žilin:

– Ci sono esplosivi d'ordinanza. Questi soddisfano tutte le normative, perché li si possa usare abbastanza in sicurezza. In tutto sono cinque: tritolo, esogeno, ottogene, tetrile, PETN. In tal modo l'esogeno è regolare, cioè abbastanza sicuro da maneggiare. Per quanto riguarda la tossicità, è effettivamente molto velenoso. Nel 1888 fu brevettato non come esplosivo, ma come mezzo per la lotta ai topi. Quando finisce nell'intestino da origine a formalina – gli animali a sangue caldo muoiono. Il processo produttivo è tecnologico, cioè è difficile produrlo in condizioni artigianali, peraltro si sprigionano gas tossici – sono indispensabili mezzi di difesa individuale. Sono necessari anche componenti speciali, per esempio acido nitrico concentrato.

L'esogeno non si usa puro: non si pressa, non si fonde, non si modella. Poi come esplosivo autonomo non si applica. Solo flemmatizzato, plastificato o in soluzioni.

La flemmatizzazione è l'aggiunta di sostanze leganti per la riduzione della sensibilità alle azioni di meccanismi (per pericolo di esplosione l'esogeno è comunque al secondo posto) e alla possibilità di pressioni. Nell'esercito russo l'esogeno flemmatizzato si usa per equipaggiare le munizioni: fondamentalmente mine e siluri acquatici e anche bombe aeree.

La plastificazione è l'aggiunta di polimeri per dare plasticità. Il più diffuso esplosivo d'ordinanza delle forze armate degli USA, il “С-4” è lo stesso esogeno plastificato (91%).

In soluzioni si applica nella produzione di mezzi esplosivi per uso civile.

Puro – in polvere – non si applica affatto.

Dove si può prendere l'esogeno? Flemmatizzato – nei magazzini della Marina Militare, dove si trova sotto forma di munizioni. Puro – nei magazzini della riserva da mobilitare, dov'è conservato in sacchi e ce n'è molto. Il tempo di conservazione è 20 anni. Si può anche supporre una fuga dalle fabbriche produttrici e, probabilmente, al 99% è stato usato proprio questo canale. Ma il fatto è che in Russia la produzione di esogeno è stata fermata circa dieci anni fa. Ora lo fanno solo USA e Cina.

Le donne kamikaze

Da dove vengono le donne kamikaze? Capisco che nelle agenzie dei cacciatori di teste non ci siano i loro curriculum. Vuol dire che dev'esserci una specie di agenti per l'individuazione di persone inclini a diventare shahid [7]. Dev'esserci una serie di misure per il loro trattamento psicologico. Devono esserci persone che si occupano di questa preparazione. Un posto per la preparazione. Dei mezzi per portare i kamikaze sul punto dell'attentato. Gruppi di controllo e accompagnamento.

Cioè deve esistere un qualche sistema che richiede grandi investimenti di denaro, organizzazione e principalmente di tempo. Lo shahid è un'arma costosa.

Cioè una bomba umana dev'essere usata con la massima efficacia.

La motivazione

L'attività di sabotaggio e terroristica è sottomessa a una di queste due motivazioni – o il raggiungimento di un concreto scopo finale o l'ottenimento di dividendi. La differenza di motivazioni dà differenza di risultati. Quando le persone sono guidate dalla prima motivazione, si ottengono gli ottimamente preparati e pensati nei dettagli “Nord-Ost” [8] e Beslan. Quando sono guidati dalla seconda – il blitz a Groznyj con un solo reggimento [9], le esercitazioni a Rjazan' [10] e l'attentato presso il “Nacional'” [11].

Il terrorismo non è una cosa fine a se stessa. Dietro ogni atto terroristico c'è qualche scopo. I rivoluzionari abbatterono lo zar. I militanti ceceni ottennero l'indipendenza dell'Ičkerija [12]. Gli emirati [13] costruiscono la shari'a nel Caucaso.

Gli atti terroristici si possono dividere in tre tipi - fanatici, intimidatori e su commissione. In quelli fanatici è importante l'uccisione del maggior numero di persone. In quelli intimidatori l'ottenimento della maggior risonanza pubblica possibile. In quelli su commissione l'ottenimento di dividendi.

Quelli fanatici e intimidatori si sottomettono alla prima motivazione – in vista dello scopo. Quelli su commissione alla seconda.

Gli atti terroristici con la prima motivazione si costruiscono sul principio “minimo sforzo – massimo risultato”. Tale è l'attentato al mercato di Vladikavkaz [14]. La recente esplosione a Kizljar [15]. L'attentato alle colonne militari in Cecenia [16]. Le esplosioni delle case a Mosca. L'attentato al “Nevskij èkspress” – nessuna šachidka [17].

Gli atti terroristici della seconda categoria usano schemi più dispendiosi, ma anch'essi sono orientati all'ottenimento del massimo effetto. Per esempio Budënnovsk [18], il “Nord-Ost”, Beslan.

Gli atti terroristici del terzo tipo usano schemi dispendiosi, ma peraltro il risultato è scarso o manca del tutto. Lo scopo è l'ottenimento di dividendi. Tali sono l'attentato delle donne kamikaze al festival “Kryl'ja” [19], lo stesso “Nacional'”, gli atti terroristici alle stazioni “Rižskaja” [20], “Tret'jakovskaja” [21], “Belorusskaja” [22].

Cos'è stato davvero

Adesso guardate. Il rapporto del capo dello FSB al presidente va preso come la Bibbia – alla lettera. Se il Signore Dio ha detto che Giona sedette nel ventre della balena, significa Giona, nel ventre e balena. E non Abramo, non nella vescica natatoria e non di un carassio. Se Bortnikov davanti alle telecamere fa rapporto a Medvedev che è esploso l'esogeno, significa esogeno. Non “С-4”, non una miscela artigianale con polvere di alluminio e tritolo, ma proprio esogeno. In polvere.

Oggi l'analisi espressa permette di stabilire con certezza solo una sostanza esplosiva – il tritolo, la velocità e la temperatura di combustione del quale non sono così alte. Per una conferma al cento per cento delle altre ci vuole un esame di due-tre mesi. In generale l'esogeno al momento della detonazione si disgrega nei componenti chimici puri e non lascia tracce. Detona senza fumo né odore.

Viktor Žilin:

–
La questione è se c'è stata una piena detonazione. La velocità e la temperatura di combustione dell'esogeno sono più alte di quelle del tritolo e perciò è difficile supporre che bruci completamente. In questo caso, considerando che è stato usato un manufatto artigianale, non si può escludere tale probabilità, ma la definirei non molto alta.

Ma mettiamo che Bortnikov intenda sostanze esplosive contenenti esogeno. Allora otteniamo questo schema.

Prima variante: i terroristi vanno al magazzino della Marina Militare, dove il sottufficiale mette in ordine i siluri, comprano l'esogeno flemmatizzato, incendiano il magazzino, portano l'esplosivo ottenuto in qualche posto, dove preparano la cintura da shahid – ritagliano gli accessori, uniscono I cavi, le batterie, poi portano il manufatto pronto al punto di raccolta.

Seconda variante: prendono l'esogeno in polvere dai magazzini della riserva, dove il sottufficiale lo vende a sacchi, lo portano in qualche posto, là, indossato l'OZK [23], lo plastificano o lo flemmatizzano, preparano la cintura da shahid – accessori, cavi e batteria – e lo portano al punto di raccolta.

Terza variante. Portano l'esogeno, rubato in precedenza, nei covi. Secondo i comunicati ufficiali, il Caucaso ne è pieno. Periodicamente fanno esplodere qualcosa. Tuttavia in questo caso l'accesso al deposito (ai depositi) dev'essere garantito a una cerchia sufficiente di persone: gli emiri vengono eliminati uno dopo l'altro e tutti i magazzini vengono ereditati. Più avanti secondo lo stesso schema: plastificazione-flemmatizzazione, equipaggiamento, fornitura.

L'esogeno si può flemmatizzare con la comune paraffina o con la cera. Ma il processo in se è tecnologicamente complesso. Bisogna fare un'emulsione basica, porvi l'esogeno, fare una sospensione, aggiungere acido per distruggere l'emulsione, filtrare, peraltro in modo che non si ottenga un “caprone”, – un ammasso, nello slang dei chimici. Cioè non si può condurre quest'operazione in cucina.

Plastificare invece – sì, si può fare a casa, mescolando l'esogeno con comune plastilina. Ma il fatto è che in questo caso otterremo il più diffuso esplosivo dell'esercito russo – il plastico (80% di esogeno e 20% di polimeri).

Perché preparare plastico artigianale con non si sa quali caratteristiche, quando di industriale in Cecenia ce n'è tanto quanto il fango? Cede un po' di potenza, peraltro è estremamente comodo da maneggiare: è praticamente insensibile ai colpi, se incendiato semplicemente brucia, non richiede misure di protezione. La bomba standard è una bottiglia di Coca-Cola riempita di plastico. Nella prima e nella seconda guerra [24] nessuno ha mai sentito parlare di esogeno. Non è venuto dalla Cecenia – è giunto in Cecenia dalla Russia.

Ho parlato con un agente di uno dei servizi segreti, lo chiameremo Andrej I.:

– Sei stato nelle basi?

– E' il mio lavoro.

– Trovaste esogeno?

– Tritolo e plastico fin sopra i tetti. Non ho visto recipienti con l'esogeno.

Ma mettiamo che questo gruppo non avesse accesso al plastico, ma all'esogeno sì. Parallelamente si conduce la ricerca della potenziale donna kamikaze, passano alcuni mesi per il suo trattamento psicologico, poi anch'essa viene portata al punto di raccolta.

Qui viene equipaggiata del manufatto da “shahid” pronto, viene fatta sedere in autobus, viene portata a Mosca in qualche secondo punto di raccolta. All'ora X la donna kamikaze viene portata alla metropolitana, l'accompagna un gruppo di osservazione e forse un gruppo di copertura e garanzia per la ritirata.

Cioè vediamo che l'ingegneria di questo atto terroristico è complessa e non ottimale.

Inoltre. Un centimetro cubico di esogeno pesa 1,8 grammi. L'esogeno è più potente del tritolo. La quantità di esplosivo pari a un chilogrammo e mezzo di tritolo, occuperà circa un litro di volume. Sono dieci-undici pacchetti di sigarette.

Quale carico uniformemente distribuito sul corpo può portare una persona per non attrarre l'attenzione? Un chilogrammo e mezzo? O sei-sette? Nella stazione “Avtozavodskaja” [25] ne furono fatti esplodere quattro. L'esplosione si verificò nel tunnel. L'effetto fu del tutto diverso.

Adesso. Le donne kamikaze non erano in hijab né in uniforme, come tutti nel “Nord-Ost”, dove l'immagine delle šachidki giocò in favore del terrore, facendo nascere un sacco di leggende, ma in abito comune. Non hanno gridato: “Allah akbar!” e in generale non hanno fatto niente di ostentato. Si dice che fossero tutte come zombie e fatte di droga. Ma nel “Nord-Ost”, nella stessa situazione di partenza – Mosca, civili, bambini – non erano come zombie, erano consapevoli delle proprie azioni e delle loro conseguenze e desideravano la venuta di queste conseguenze. Non c'era bisogno di farle esplodere per mezzo dei telefoni cellulari.

A Džanet Abdullaeva, che si è fatta esplodere alla stazione “Park kul'tury” l'intelaiatura sul petto si è conservata del tutto, ma la parte inferiore del corpo è stata deturpata. La mano sinistra è integra, ma la destra è stata strappata via fino al gomito. Non c'era cioè una cintura su di lei, c'era una borsa sul fianco destro. Cosa le ha impedito di prendere da lì una maschera prima dell'attentato? Di gridare “Per mio marito ucciso”? E' stata data una versione secondo cui avrebbe voluto far esplodere la stazione “Oktjabr'skaja” [26], dove si trova il ministero degli Interni, ma non conosceva il metrò di Mosca. Non le hanno neanche mostrato una carta? Il 28 la seconda donna kamikaze – Mariam Šaripova – era a Machačkala [27]. La mattina del 29 I suoi resti si trovano a Mosca. Quando l'hanno preparata?

E' evidente che il livello di preparazione delle donne kamikaze era estremamente basso. Alla diciottenne Abdullaeva hanno raccontato qualche volta della “gèbnja [28] sanguinaria” e questa è andata a compiere l'atto eroico. Šaripova invece, può essere davvero, non sospettava affatto di essere una donna kamikaze

Cioè all'immagine della “vedova nera” non è stata fatta particolare attenzione da parte degli organizzatori.

Se il compito di usare l'immagine della šachidka non si era posto, allora la questione è: l'attenzione di chi attira su di se nel metrò della capitale una ragazza, per esempio, vestita in tuta sportiva, con uno snowboard in mano e uno zaino da turista sulle spalle? Quale carico si può portare nello zaino? Quale si può portare nella borsa?

Vuol dire che non c'era neanche lo scopo di massimizzare la quantità di vittime.

Particelle di polvere simile all'esogeno sono comunque state trovate sulle cose dei morti alla stazione “Park kul'tury”. I testimoni dicono che al momento dell'esplosione c'è stato un forte fumo e un odore acre, che causava raschio alla gola. Per di più alcune persone si sono rivolte all'ospedale con sintomi di soffocamento e edema polmonare. L'esplosione è stata debole, nel vagone non sono saltati neanche tutti i vetri. A partire da tutto ciò si può supporre: all'esplosivo erano stati aggiunti plastificatori contenenti cloro – sono anche facilmente accessibili, in questo caso al momento dell'esplosione avrebbero potuto formarsi sostanze che intossicano i polmoni, per esempio il fosgene, che dà tali sintomi. Allora la scarsa forza dell'esplosione si può spiegare. Ma non si può spiegare che sia avvenuta alla stazione – nel tunnel sarebbero state avvelenate molte persone in più. Cioè se anche è stato elaborato un piano di avvelenamento, non ha funzionato.

Ma è più probabile un'altra variante. Se nella composizione della sostanza esplosiva c'è un eccesso di ossidanti, allora al momento dell'esplosione possono comparire ossidi di azoto, che pure danno edemi polmonari. Peraltro l'esplosione avviene con abbondante fumo di colore giallo. Proprio di nubi di fumo e di odore specifico parlano i testimoni.

Come dire esplosivo artigianale, di bassa qualità.

Per il proprio ben espresso effetto brisante l'esogeno è buono quando in un piccolo volume è necessaria la massima potenza – per l'abbattimento di case e portaerei. In caso contrario il gioco non vale la candela [29]: è lo stesso che sparare un “S-300” [30] su un blindato. Lo riduce in molecole, ma perché, se c'è un lanciagranate?

...Nel fatto che l'esplosione sia avvenuta alla stazione “Lubjanka”, si vede evidentemente un simbolismo. Ma per il simbolismo sarebbe stato ben più efficace uscire sulla piazza stessa e farsi esplodere direttamente davanti all'edificio dello FSB. E poi, usando uno schema già rodato, quando sul luogo della prima esplosione giunge il gruppo investigativo, far esplodere la seconda donna kamikaze. E qui non è andata così. La risonanza dell'atto terroristico è direttamente proporzionale al numero di vittime. Dopo via Gur'janov [31], il “Nord-Ost” e Beslan la Russia trasalì. In questo caso gli atti terroristici già ora, dopo due settimane, non sono in prima pagina. L'atto terroristico non ha raggiunto lo scopo di ottenere risonanza.

La scarto di tempo tra le esplosioni è stato di quaranta minuti. Ma avrebbe avuto senso, se di esplosioni ce ne fossero state non due, ma come minimo tre. La prima, mezz'ora dopo la seconda, mezz'ora dopo la terza. Il panico era garantito, la gente in generale non sarebbe scesa nel metrò, aspettando la quarta. La città sarebbe stata paralizzata. Ma anche se la terza cintura ci fosse stata, non è esplosa. Di nuovo dilettantismo.

Un'esplosione nel tunnel fa un effetto molto maggiore. Perché le donne kamikaze si sono fatte esplodere alla stazione? Il primo pensiero che viene in testa – le hanno fatte esplodere per mezzo di un cellulare e lungo il tragitto il cellulare non prende. Lo stesso pensiero è venuto in testa anche agli inquirenti. Ma ecco la domanda – ma a che diavolo servono allora le šachidki, che non sono vestite da šachidki, non gridano “Allah akbar!”, non desiderano farsi esplodere da sole e per metterle in azione tocca tirarle a distanza?

Cos'è, un'azione ben programmata?

Dmitrij Medvedev ha dichiarato che le esplosioni a Mosca e a Kizljar sono anelli di una sola catena. Falso. Sono anelli di catene diverse. A Kizljar hanno fatto esplodere il nemico diretto – i poliziotti – e non dei civili. Hanno fatto esplodere direttamente l'OVD [32] e non la fermata d'autobus “OVD”. La seconda esplosione è stata tra gli agenti investigativi e non alla fermata vicina. E' stata fatta esplodere una Niva riempita di mezzo quintale di esplosivo e non uno straccio con dei bulloni. Hanno fatto esplodere secondo uno schema semplice ed efficace al massimo e non stando su un'amaca.

Anche quanto alle motivazioni la cosa non è chiara. La versione principale è la vendetta per l'eliminazione di Said Burjatskij [33] e Umalat Magomedov, marito di Džanet Abdullaeva. Ma se i vostri familiari venissero uccisi a colpi d'arma da fuoco da qualche maggiore dell'OMON [34], che fareste, preparereste dei kamikaze, plastifichereste dell'esogeno e fareste esplodere delle persone nel metrò o comprereste dagli sbirri stessi una banca dati e fareste saltare in aria il maggiore in persona? E poi: per Basaev, quasi un eroe nazionale dell'Ičkerija, non si sono vendicati. E per un forestiero buriato, una figura ben poco significativa, avrebbero fatto esplodere il metrò?

Non è stata fatta alcuna richiesta, nessuno si è preso la responsabilità in modo credibile. Due dichiarazioni una in contraddizione con l'altra di Dokku Umarov non ispirano fiducia – in un caso l'audio del filmato diverge dal movimento delle labbra, nell'altro la voce risuona per telefono. Si può ipotizzare che qualche emirato abbia deciso di guadagnare soldi o gloria, ma in tali casi compare sempre un resoconto. Finora questo non c'è. Cioè manca la motivazione, che non suscita domande, di questo atto terroristico.

– Questo non è terrorismo, – dice Andrej I. – Sono giochi al terrorismo. Ecco, vado per la città, guardo… Qui ci sono tante possibilità di organizzare un Armagheddon globale. Se vuoi, ti racconto come uccidere mezza Mosca per cento verdoni? (Lo racconta.)

Se effettivamente volessi scatenare il terrore, utilizzerei questo metodo per cento verdoni.

Se volessi uccidere i miei nemici, agirei secondo lo schema di Kizljar.

Ma se volessi ottenere un risultato “ottimale”, agirei in un altro modo – è elementare.

Riassunto

1. L'azione è stata programmata malissimo. Una delle due esplosioni non è avvenuta nel momento migliore, né nel posto migliore. La seconda esplosione è avvenuta senza tener conto dell'effetto della prima. Non è stato usato l'esplosivo più richiesto né quello di gran lunga più semplice da maneggiare. L'immagine dello shahid come simbolo non ha funzionato. L'ingegneria dell'atto terroristico è costruita secondo il principio della maggior resistenza con la non più alta efficacia. Due manufatti – gli shahid – sono andati perduti praticamente per nulla. Il rapporto “prezzo-qualità” non regge alla critica.

2. Il compito di raggiungere uno scopo concreto non è stato posto. E' stato posto il compito di organizzare un attentato più o meno notevole secondo il principio “far esplodere qualcosa da qualche parte in qualche modo”. L'unico scopo che si osserva è farlo sembrare vero. La motivazione è l'ottenimento di dividendi. Per altro si può ipotizzare che fosse stabilita una possibile minimizzazione del numero di vittime.

3. L'esogeno non c'era. Non poteva neanche esserci. C'era un esplosivo preparato artigianalmente a base di esso.

4. Non di meno Aleksandr Bortnikov dice che è stato fatto esplodere l'esogeno. Cos'è, un tentativo di indirizzare l'opinione pubblica nell'alveo necessario: esplosioni-esogeno-clandestinità cecena?

5. Parlare di responsabilità di qualche gruppo finora non si può fare in modo affidabile. Nessuno si è preso la responsabilità con una conferma al cento per cento.

6. Ha agito un gruppo evidentemente dilettantesco. Ma dilettanti peraltro strani – hanno accesso alle riserve di esogeno e dispongono di merce come gli shahid.

7. E' stato un attentato evidentemente su commissione. Organizzato malissimo, in fretta e con I mezzi sottomano. In questo atto terroristico solo una cosa non causa dubbi – è avvenuto molto, molto al momento giusto.

Conclusione

Se il metrò fosse stato fatto esplodere dalla “gèbnja sanguinaria”, sarebbe una mezza vittoria. Il guaio è che da noi non c'è nessuna gèbnja. E qualunque studente di un istituto tecnico professionale oggi può fare esplodere quello che vuole e dove vuole.

Non c'era nessuna terrificante piovra che stende i suoi tentacoli sul cuore stesso della nostra Patria dalla terribile clandestinità wahhabita [35]. C'era un gruppo di pastori con una classe e mezzo di istruzione da boy scout. E la domanda principale: chi e a che scopo li ha usati?

Quando è effettivamente necessario I servizi segreti sono anche in grado di rifilare a Chattab [36] una lettera avvelenata e di far saltare in aria Basaev con l'aiuto di un KamAZ [37] interposto. Ma quando non è necessario, l'esogeno sparpagliato per tutto il Caucaso, la via per il quale è nota a un pastore su due, può non trovarlo per dieci anni. E per dieci anni non fare attenzione ai magazzini di munizioni che bruciano uno dopo l'altro.

E se un bel giorno dal rubinetto invece dell'acqua scorresse qualche ricina, non ci si dovrà meravigliare.

Ancora una volta: se nel paese ci fosse una clandestinità terroristica ben organizzata, non ci saremmo più. Ma ci sono degli idioti poco istruiti, che vogliono farsi passare per Bin Laden locali per fare della grana o che vengono usati per questo. E davanti a questo, scusate l'espressione, avversario sono risultati senza forze tutte queste non esplose per poco Lubjanki e Žitnye [38]…

Arkadij Babčenko
corrispondente speciale della "Novaja gazeta"

18.04.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/041/06.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Cioè i servizi segreti (organi del ministero degli Interni).

[2] “Parco della Cultura”, nel centro di Mosca.

[3] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

[4] Parco della zona nord-orientale di Mosca che da il nome alla linea che ha subito gli attentati.

[5] La stazione della piazza Komsomol'skaja, nel centro di Mosca, dove si trovano tre stazioni ferroviarie.

[6] Rossijskij Chimičesko-Techničeskij Universitet (Università Chimico-Tecnica Russa).

[7] “Martire” in arabo.

[8] “Nord-Est”, il musical che andava in scena nel teatro di Dubrovka preso dai terroristi nel 2004.

[9] Il fallito tentativo di abbattere il regime indipendentista di Dudaev con pochi ceceni filo-russi nel 2004.

[10] Nel 1999 (in un periodo di sanguinosi attentati a condomini, poi attribuiti a terroristi ceceni) alcuni agenti segreti piazzarono misteriosi sacchi con detonatori artigianali nello scantinato di un condominio di Rjazan', nella Russia centrale. Si parlò poi di “esercitazione” e si sostenne che nei sacchi vi fosse zucchero, ma il fatto resta oscuro...

[11] Nel 2003 una kamikaze si fece esplodere presso l'hotel “Nacional'” nel centro di Mosca, uccidendo sei passanti.

[12] Nome ceceno dell'autoproclamata repubblica indipendente di Cecenia.

[13] In realtà c'è un solo emirato del Caucaso, proclamato da Doku (Dokka) Chamatovič Umarov, ex presidente dell'autoproclamata repubblica cecena indipendente e ora “emiro”.

[14] Al mercato di Vladikavkaz, capitale dell'Ossezia del Nord, nel 1999 una bomba fece 52 morti.

[15] A Kizljar, nel Daghestan settentrionale, una bomba posta presso una scuola ha ucciso due poliziotti.

[16] Anno 2008, un morto.

[17] Russificazione e femminilizzazione di shahid.

[18] A Budënnovsk nel 1995 i terroristi ceceni sequestrarono un intero ospedale e poterono andarsene con alcuni ostaggi (poi liberati) dopo un fallito blitz russo.

[19] “Ali”, festival rock che si tiene alla periferia di Mosca. Nel 2003 subì un attentato con 20 vittime.

[20] L'attentato alla stazione “Di Riga” (dal nome della stazione ferroviaria nei pressi) del 2004, fece 10 vittime, tra cui l'attentatrice e un complice.

[21] La bomba del 1998 alla stazione “Tret'jakov” (presso la celebre galleria) fece tre feriti.

[22] La bomba alla stazione “Bielorussa” (dal nome della stazione ferroviaria) del 2001 fece solo danni materiali.

[23] Obščevojskoj Zaščitnyj Komplekt (Completo Protettivo Militare).

[24] La prima guerra di Cecenia durò dal 1994 al 1996, la seconda dal 1999 alla seconda metà degli anni 2000.

[25] Nella stazione “Della Fabbrica di Automobili” (vicina allo stabilimento della ZIL) nel 2004 fu compiuto un attentato che fece 41 morti.

[26] La stazione “Dell'Ottobre” si trova sulla linea circolare, a una fermata da “Park kul'tury”, dove la circolare interseca la linea di Sokol'niki.

[27] Capitale del Daghestan.

[28] Da Gè-Bè, spelling russo di GB, cioè KGB.

[29] Letteralmente “la pelle di pecora non vale la conciatura”.

[30] Missile terra-aria sovietico.

[31] Via della zona sudorientale di Mosca, dove nel 1999 l'esplosione di due condomini fece 100 vittime.

[32] Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione degli Affari Interni), in pratica la sede della polizia.

[33] “Said il Buriato”, predicatore islamico e ideologo dell'Emirato.

[34] Otdel Milicii Osobogo Naznačenija (Sezione della Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere, nota per la sua durezza.

[35] In Russia per “wahhabiti” si intendono gli estremisti islamici in generale.

[36] Nome di battaglia del terrorista arabo Samir Saleh Abdullah Al-Suwailem.

[37] KAMskij Avtomobil'nyj Zavod (Fabbrica di Automobili della Kama – fiume della Russia centrale), marca di camion.

[38] Uso l'ironico plurale dell'originale. In via Žitnaja (“Delle Granaglie”) a Mosca c'è la sede del ministero degli Interni.



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