07 ottobre 2010

A proposito dell'estrema destra russa (IV)

Il tramonto bruno [1]




Per il 2020 vogliono diventare una vera forza politica. Sveliamo la strategia dei nazisti cresciuti fino a confrontarsi con lo stato


In luogo di introduzione

Per informazione dei funzionari del Servizio Federale per il controllo nella sfera delle poste, delle tecnologie informatiche e delle comunicazioni di massa e anche dei loro molto perspicaci esperti. Questo testo non persegue lo scopo di istigare un qualsiasi tipo di discordia e neanche serve l'idea della propaganda del fascismo, del nazionalismo e dell'estremismo. Lo scopo di questo articolo è esattamente contrario: spiegare alla società e a voi cos'è il fascismo russo contemporaneo e qual è il programma dei suoi adepti perché sia la società, sia voi, se lo ritenete possibile per voi, possa contrapporsi al fascismo.

Siamo costretti a fare questo appunto in quanto proprio il Servizio Federale per il controllo nella sfera delle poste, delle tecnologie informatiche e delle comunicazioni di massa ha dato un'ammonizione alla “Novaja gazeta” per il materiale analitico che smaschera i fascisti “light” delle organizzazioni “patriottiche” legali. Riteniamo tale decisione di un organo statale non solo una stupidaggine, ma anche un'offesa, la metteremo in discussione in tribunale, ma anche per via di questa causa non riteniamo possibile chiudere il tema. E per svelarlo è indispensabile citare chi tenta di imporre alla Russia la propria strategia di sviluppo – la “Strategia-2020”: il piano per l'accesso dei fascisti al potere. A suo tempo, certo, gli avversari del marxismo entravano nelle facoltà di Filosofia solo attraverso i materiali dei loro critici: senza citazioni, ma con maledizioni. Tuttavia utilizzare un simile metodo ora è più che strano…

Commandos

“Abbiamo superato da tempo la subcultura degli skinheads. Il lavoro rivoluzionario è l'eliminazione di chi realmente ci danneggia: la gente schifosa in uniforme e in borghese che sta al potere”. Questa citazione si può trovare in numerosi forum nazisti, di cui il Servizio Federale per il controllo nella sfera delle poste, delle tecnologie informatiche e delle comunicazioni di massa non si interessa. Essa appartiene agli autori della cosiddetta “Strategia-2020” – un qualche documento che, secondo i suoi creatori, deve spiegare ai diversi gruppi fascisti cosa devono fare per potere per il 2020 se non andare al potere, almeno divenire una vera forza politica. Consideratelo il manifesto del futuro partito fascista, il cui fantasma difficilmente camminerà per il parlamento, piuttosto per gli ingressi: con armi e accessori.

Peraltro, soprattutto con le armi… Gli ultimi avvenimenti testimoniano ancora per loro.

Nei mezzi di informazione di massa si continuano ancora a valutare notizie che ci costringono mese dopo mese a riflettere e ad aver paura. Si tratta di un procedimento penale clamoroso legato al terrorismo nazista – dell'arresto degli ennesimi “membri di organizzazioni clandestine”, stavolta ad Orël [2]. “Come al solito” detenzione di armi, omicidio, esplosioni, incendi. Oltre ai caffè caucasici i nazi di Orël hanno attaccato edifici della polizia e della procura. Ma c'è anche un dettaglio insolito: secondo gli organi per la tutela dell'ordine, questa struttura nazista era capeggiata da un agente del Servizio di Protezione Federale [3] con compiti da istruttore.

In questo senso rammentiamo qualcosa. Se l'esplosione al mercato Čerkizovskij [4], gli incendi di stamberghe di immigrati a Mosca, le risse di massa e gli omicidi di netturbini in qualche modo ancora si inquadrano nell'immagine di uso comune del fascismo russo, gli attacchi agli organi di potere statale che adesso capitano sempre più regolarmente, già non si legano alle rappresentazioni di pelati e ottusi “skinheads”, per cui i principali nemici sono le persone di aspetto non russo.

La risposta al paradosso è nella citazione riportata sopra. E perciò non a caso i rappresentanti ufficiali degli organi per la tutela dell'ordine sempre più spesso contemplano la versione dell'esistenza di una rete terroristica fascista delle dimensioni della Russia con legami anche con i nazi stranieri e con armi, soldi, documenti falsi e “finestre” all'estero.

Finché i fascisti di Orël non sono stati neutralizzati, su Internet appariva un appello a loro nome. Era firmato dal “comando dei gruppi uniti del settore delle Terre Nere [5] della Russia occupata – NS/WP [6] “Centro”. Occupata, nel pensiero degli autori, da tutte le forze anti-russe. I “Commandos” dichiarano che “hanno sollevato l'insegna della rivolta aperta” ad Orël. Perché “il paese si è trovato sull'orlo della piena decadenza della morale e dei costumi”.

Per chiarire: NS/WP si traduce come “nazional-socialismo – forza bianca”, così si chiamava anche il sito dell'organizzazione, di cui la “Novaja gazeta” ha scritto più di una volta. I membri dello NS/WP “Nord” diffondevano fogli con simili dichiarazioni per San Pietroburgo e proprio questa struttura “ha preso su di se” esplosioni, omicidi e incendi.

I nazisti si sono presi anche la responsabilità degli attacchi del maggio 2009 a una sezione della polizia e al tribunale a Nižnij Novgorod [6], a un commissariato militare a Mosca e a un punto d'appoggio della polizia a Čeboksary [7]. In seguito per un'esplosione con l'aiuto di un ordigno esplosivo artigianale di una macchina della polizia e di un ufficio del RUVD [8] del quartiere Leninskij della stessa Nižnij Novgorod e dell'esplosione di una sezione investigativa nel quartiere moscovita di Kuncevo [9].

La semi-mitica organizzazione BORN (Boevaja Organizacija Russkich Nacionalistov [10]) “ha ammesso” l'omicidio dell'avvocato Markelov e della giornalista della “Novaja gazeta” Anastasija Baburova. C'è motivo di supporre che le persone che hanno inventato questo brand, il BORN, per personificare in qualche modo il terrore scatenato nel paese, siano complici anche dell'omicidio del giudice Èduard Čuvašov – l'unica vittima dei nazi fino ad oggi a far parte del “Sistema”.

I fascisti, certamente, hanno rivendicato anche altri omicidi di tutori dell'ordine, ma a dire il vero, non ci sono conferme, grazie a Dio. Ma il conto delle vittime degli attacchi dei membri dell'estrema destra agli edifici della polizia con bombe e bottiglie Molotov va per le decine. E i nazi inseriscono su Internet i dati personali e le fotografie degli agenti dei centri “È” [11], anche se proprio gli ufficiali delle direzioni della polizia per la lotta all'estremismo, presi dalla guerra con gli ecologisti e i liberali, hanno dormito sulla minaccia nazista.

Tattica

Non per caso abbiamo la BORN un'unione semi-mitica. La tattica di lotta con il regime scelta dai fascisti non presuppone alcune grande struttura legale o illegale, perché in ogni organizzazione si trova sempre posto per un traditore.

Negli ultimi tempi sempre più spesso nei siti dei nazi cominciano ad apparire e a diffondersi nel loro ambito (nel samizdat, per esempio) ampi testi sui cosiddetti autonomi. Cioè sui metodi di conduzione di una lotta terroristica con l'aiuto di piccoli – 2-3 persone – gruppi di combattenti ben preparati, messisi in una situazione illegale. In questo contesto gli ideologi del nazi-terrorismo fanno costante attenzione ai paralleli storici: le organizzazioni combattenti dei socialisti rivoluzionari, dei membri di Narodnaja Volja [12], che mantenevano la stessa tattica a scopo di cospirazione. E anche il senso delle eliminazioni dei rappresentanti del potere è scritto come in carta carbone – mettere paura allo stato e costringere la “massa di bestie” a riflettere e a scuotersi. “Un deputato liquidato è un colpo al sistema, idealmente – terrore nella verticale di potere” – citazione dai commenti ai “documenti programmatici” che è facile trovare in Rete. E sempre più spesso cominciano a balenare nei siti nazisti le formule: “Terrorista-nazionalsocialista”, “rivoluzione nazionale”, “terrore nazional-socialista”.

“La lotta illegale è l'attività di moby, brigate e BTO”. Bisogna chiarire questo schema tattico. I moby sono piccoli gruppi che si riuniscono di volta in volta per qualche azione concreta e momentanea. Di regola per attaccare persone di etnia non russa. Ed è composta dei famigerati allievi rapati di istituti tecnico-industriali. Il senso è addestrare la riserva combattente, ricordare alla gente comune che il fascismo è vivo e propriamente uccidere allo scopo di terrorizzare le comunità straniere. Le brigate si riuniscono per azioni più ampie. E le BTO - Boevye Terrorističeskie Organizacii [13] – sono le elite, che non lotta con i netturbini, ma con il regime: “Perché i netturbini chirghisi non valgono niente neanche per se stessi”.

Strategia

La propaganda della lotta con il regime in luogo degli omicidi di immigrati è stata condotta nell'ambito nazi negli ultimissimi anni. Le sue ammiraglie erano due siti web adesso chiusi del gruppo russo Combat18 [14] (anche di questo “Gruppo combattente di Adolf Hitler” ha scritto la “Novaja gazeta”) – questi erano molto visitati e venivano usati per la diffusione di testi programmatici e dichiarazioni di complicità in questa o quella “azione”.

E nel dicembre 2009 nei siti nazi è comparso il documento sistematico: “Il movimento di liberazione nazionale russo. Strategia-2020”. Cioè, cosa bisogna fare e come, per preparare la Russia per il 2020 al dominio dell'ideologia fascista. “La rivoluzione comincia con la comparsa di un nuovo tipo di persone – i rivoluzionari”, si dichiara in uno dei commenti in Rete, che, propriamente, da anche la formulazione finale dello scopo dichiarato.

La maggior parte dell'anno 2010 è passata e vediamo che il movimento di estrema destra ha cominciato a funzionare proprio così. Piccoli gruppi combattenti, che guardano a omicidi ed esplosioni come ad una forma dura di attività e agli incendi come ad una più delicata. I principali bersagli sono gli immigrati e gli organi per la tutela dell'ordine. Ma gli immigrati sono piuttosto per lo sfondo, per mantenere la temperatura tanto nella società, quanto tra i rinforzi che crescono, ma sono ancora inesperti.

Nel preambolo della “strategia” gli autori (si indicano vagamente come “combattenti del movimento”) notano che “il regime al governo non permette la formazione di un partito parlamentare dei nazionalisti”. “La lotta legale nell'ambito della legislazioni di occupazione è in un vicolo cieco”, si aggiunge nei commenti.

E poiché non riescono a lottare legalmente, gli autori della strategia parlano di contrapposizione armata al regime per “avere accesso con pallottole e bombe ai mezzi di informazione di massa e alla tribuna della Duma”. E minacciano i rappresentanti degli organi per la tutela dell'ordine: “Contrastandoci, voi (…) collaborate alla comparsa di più dure (…) organizzazioni clandestine nazionaliste militanti, che considerano proprio voi, spesso persone con volti e cognomi slavi, i loro principali nemici”. “Siamo costretti ad andare verso una situazione, in cui fra brevissimo tempo saranno indicati dal nostro movimento i “servitori dello Stato” che in un modo o in un altro collaborano all'occupazione della nostra terra”. “Tutta la categoria si può chiamare in generale servi del regime: gli agenti operativi, i funzionari degli organi locali… Giungendo ai processi, potrete facilmente scrivere FIO [15] e targhe delle macchine di chi imprigiona i vostri amici. Non ha affatto importanza chi siano per sangue questi operatori. Se sono russi, più dura dev'essere la punizione per il tradimento degli interessi della nazione da parte loro”,aggiungono i commenti su Internet.

Più avanti gli autori della “Strategia” istruiscono già i propri sostenitori: “Quelli di noi che sono specializzati in azioni dirette devono fare la massima attenzione al perfezionamento della propria esperienza di combattimento. Già ora è indispensabile dare ad ogni nazional-socialista maggiorenne un'arma da fuoco e insegnargli ad usarla meglio di come fanno gli agenti di polizia. Per i membri delle organizzazioni terroristiche militanti di nuova creazione è indispensabile non solo conoscere le ricette di preparazione delle sostanze esplosive, ma anche capire con freddezza dove e come usarli al meglio. Oggi la nostra scelta non è la quantità di combattenti, ma la loro qualità. Il tempo dei pogrom è passato da un pezzo, è giunto il tempo di colpi precisi ad obbiettivi importanti. Il futuro è dei rivoluzionari di professione, dei combattenti di professione”. E in qualità di “resistenza non professionale” gli autori raccomandano incendi di appartamenti, chioschi e automobili di immigrati.

Parallelamente, secondo gli ideologi, dev'essere condotta una “guerra mediatica”: “Bisogna attrarre gente che scrive e parla bene, capace, appoggiandosi a un vettore ideologico comune, di esporre le nostre posizioni, di valutare, discutere, convincere e di schiacciare le posizioni degli oppositori”. In conseguenza di tutto ciò, secondo il pensiero degli autori, dev'essere create “una classe politica capace di dominare nel proprio paese”.

Inoltre ai membri dell'estrema destra si raccomanda con insistenza di prender parte alle “Marce Russe” [16] e di partecipare alle proteste civili – a livello nazionale e locale. Ecco una significativa citazione della “Strategia”: “Ognuno determina da se sotto quali insegne stare: di opposizione o lealiste – dappertutto ci sono i nostri”.

E in effetti già ora l'attività combattente è coperta da gruppi di sostegno on-line e off-line e associazioni politiche semilegali, con cui ama giocare il potere ufficiale come se fossero organizzazioni “per i diritti umani”. I nazionalisti cercano di partecipare anche a diverse azioni sociali e politiche: emergono al Rečnik [17] o tra gli azionisti truffati…

In generale la “Strategia-2020” non è comparsa all'improvviso. A quanto è noto, inizialmente si chiamava “2009-2011”. Ma passando per la revisione di membri più influenti del movimento, si è radicalizzata e ha cambiato nome, mirando a una prospettiva più lontana e sostanziale.

Dopo la correzione è comparsa anche una base ideologica: la mancanza di uno spazio politico legale, che presuppone il passaggio ad azioni dirette. “La gioventù russa è maturata fino a poter formare proprie strutture armate”. “Il movimento di liberazione nazionale prende forma di guerriglia armata contro il regime al governo”.

Fra l'altro uno dei partecipanti più attivi alla valutazione della “Strategia” in Rete e forse perfino suo coautore è una persona che si firma con lo pseudonimo “Gatto Nero”. Abbiamo dei motivi di supporre che dietro questo nome si nasconda Nikita Tichonov, imputato dell'omicidio di Stanislav Markelov e Anastasija Baburova.

…Non abbiamo voglia di fare conclusioni banali tipo: la mancanza di una politica pubblica porta a un'opposizione criminale. Questo, certo, è vero, ma non ha niente a che fare con il fenomeno che si annuncia con l'aiuto della “Strategia-2020”. Questa non è già più politica. Questo è terrorismo spietato, a capo del quale stanno militanti istruiti, ben addestrati, ideologicamente motivati, che perfino più dei wahhabiti [18] caucasici sono pronti a parlare con lo stato e la società nella lingua delle armi da fuoco.

Sezione investigativa

06.10.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/111/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Riferimento al verso, poi autocensurato, “Dietro un'alba rossa c'è un tramonto bruno” – che paragona il regime sovietico a quello nazista – della canzone Skovannye odnoj cep'ju (Legati da un'unica catena) del gruppo rock Nautilus Pompilius.

[2] Città della Russia centro-meridionale.

[3] Struttura per la difesa delle alte cariche.

[4] Grande mercato della zona nord-orientale di Mosca.

[5] Regione agricola della Russia centro-meridionale.

[6] Città della Russia centrale, la Gor'kij del periodo sovietico.

[7] Capitale della repubblica autonoma di Ciuvascia, nella Russia centrale.

[8] Rajonnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione di Quartiere degli Affari Interni), in pratica la sede della polizia di quartiere.

[9] Quartiere della zona occidentale.

[10] “Organizzazione combattente dei Nazionalisti Russi”.

[11] Cioè Èkstremizm, “estremismo”.

[12] “Volontà Popolare”, organizzazione terroristica socialista del XIX secolo.

[13] “Organizzazioni Terroristiche combattenti”.

[14] 18 sta per A-H (prima e ottava lettera dell'alfabeto latino), cioè Adolf Hitler.

[15] Familija Imja Otčestvo (Cognome Nome Patronimico), scritti ufficialmente in quest'ordine.

[16] Manifestazioni ultra-nazionaliste in teoria proibite.

[17] Insediamento abusivo di Mosca, demolito tra grandi proteste.

[18] Si legga “terroristi islamici”.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/10/la-strategia-nazista-per-la-conquista.html

04 ottobre 2010

A proposito del modo di far politica in Russia (XI)

Lužkov e il vuoto




Il sistema di potere statale in Russia è rapido a regolare i conti con chi per qualche motivo è decaduto. Agevolazioni e privilegi sono liquidati immediatamente e se la destituzione è provocata anche da motivi politici, l'ex potente funzionario diviene un vero reietto – lo rinnegano i compagni di lotta, intorno alla sua figura si crea un vuoto, il numero di “amici” si riduce al minimo.

Perfino Jurij Lužkov, quando non era ancora stato destituito, comparve alla seduta plenaria del forum di Jaroslavl' – appena prima dell'intervento del presidente – nei primi minuti intorno a lui si formò un profondo vuoto. Tra i partecipanti al forum c'erano molti alti funzionari e non proprio tutti erano pronti a sacrificare la carriera per dare la mano a un leone quasi caduto. E solo quando la stampa ha circondato il sindaco di Mosca con un fitto cordone è cominciato il movimento anche nelle masse dell'apparato: nella folla non era così terribile salutare un capo sotto cui la poltrona vacillava, ma non era ancora caduta.

Nel sistema politico russo la destituzione di una grande figura è una catastrofe. Sia politica, sia di apparato, sia personale, a volte anche per la vita quotidiana. Dai tempi di Stalin non è cambiato niente, se non si considerano “minuzie” come i processi pubblici, le fucilazione o in singoli casi una pallottola o una piccozza. In tempi più vegetariani queste sfumature sono state sostituite da una pensione ingloriosa o un “passaggio a un altro lavoro”. Peraltro con gli anni i nuovi incarichi divengono sempre più umilianti. Il “vicino a lui” Dmitrij Šepilov dal 1957 fu direttore e vice-direttore dell'Istituto di Economia della Repubblica Socialista Sovietica del Kirgizistan (!) e poi fu solo un semplice archivista. Aleksandr Šelepin dal 1967, dopo la sconfitta nello scontro di apparato con Leonid Brežnev, fu presidente del VCSPS [1] e poi vice-presidente del Comitato Statale per l'istruzione tecnico-professionale. Dal KGB all'Istituto Tecnico-Professionale la distanza è comunque enorme… Georgij Malenkov dopo la degradazione fu direttore della centrale idroelettrica di Ust'-Kamsk [2]. Vjačeslav Molotov fu ambasciatore in Mongolia. Degli altri non c'è niente da dire: “E il compagno Berija perse la fiducia” [3]. Le formule passano testualmente da častuški [4] vecchie di mezzo secolo ai decreti presidenziali della nuova era.

Neanche nelle cerimonie della nomenklatura cambia niente. Con il decreto di destituzione di Lužkov è giunto un messo poco notevole, senza volto. Ha semplicemente portato un pacchettino. Nel “Nuovo incarico” di Aleksandr Bek [5] tutti questi rituali della burocrazia sono descritti dettagliatamente: “Onisimov ricevette il pacchetto lungamente atteso. Aperta la busta con le forbici, lesse la carta. Sì, come supponeva, la richiesta con cui egli, ingegnere laminatore, si era rivolto al Comitato Centrale, – la richiesta che gli venisse offerto un qualsiasi lavoro secondo la sua specializzazione, – non era stata accolta. Da quel momento si metteva a disposizione del Ministero degli Esteri”.

In una società senza valori, in un ambito in cui le preferenze politiche sembrano un'assurda stramberia, sia la classe dei funzionari, sia la leadership politica sono senza valori e senza opinioni. Tra il potere centrale e Lužkov non c'è un conflitto di valori e neanche un conflitto di competenze. Più precisamente di tutti l'ha detto Boris Gryzlov [6], uno dei più vicini compagni di battaglia del sindaco di Mosca nella costruzione della verticale di cemento armato del partito al potere: Lužkov “ha dimenticato” il proprio posto nel sistema di potere statale.

Non ci si può porre al di sopra del sistema, questo non lo sopporta. E allora gli ex compagni e collaboratori ti rinnegano, il tuo partito fa finta di non conoscerti affatto e un ex sottoposto nella costruzione del blocco elettorale di altri tempi mormora qualcosa sui tuoi “errori”.

Fra l'altro, Lužkov avrebbe potuto difficilmente aspettarsi altro. Questi è carne della carne di questo sistema. E sa non meno degli altri da dove viene questo profondo vuoto, in cui si perde senza traccia anche l'automobile blindata di servizio con un debole faretto.

Andrej Kolesnikov
osservatore della "Novaja gazeta"


03.10.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/110/13.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Vsesojuznyj Central'nyj Sovet Professional'nych Sojuzov (Consiglio Centrale Pansovietico delle Unioni Professionali), l'organizzazione sindacale centrale.

[2] Località della Russia centrale.

[3] Nell'originale c'è una rima: tovarišč Berija vyšel iz doverija.

[4] Sorta di stornelli.

[5] Aleksandr Al'fredovič Bek, scrittore sovietico, la cui opera principale è il romanzo “Il nuovo incarico”.

[6] Boris Vjačeslavovič Gryzlov, presidente della Duma.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/10/la-destituzione-di-luzkov-e-un-paese.html

02 ottobre 2010

A proposito di stato di polizia

Giudici di guardia sul campo di battaglia. 24 ore su 24




Il capo del GUVD [1] di Piter [2] esige che gli oppositori siano giudicati non secondo la legge, ma secondo gli accordi e di dimenticare l'“ingiustificato liberalismo”


A disposizione della “Novaja gazeta” è stata messa una lettera che il capo del GUVD della città e della regione Vladislav Piotrovskij ha inviato il 10 dicembre 2008 al giudice della città di San Pietroburgo Valentina Epifanova. Piotrovskij si lamentava di “questioni problematiche” che sorgono con l'“applicazione pratica della legislazione amministrativa nell'ambito dell'incriminazione di persone che hanno commesso violazioni della legislazione su riunioni, manifestazioni, cortei e picchetti”.

Secondo lui, nonostante il “lavoro di profilassi” con gli organizzatori e l'invio di polizia da altre regioni, “il numero di azioni pubbliche non approvate non diminuisce” (di “azioni non approvate” il generale di divisione Piotrovskij parla continuamente – dimenticando che la legge in generale non contempla tale concetto). E questo avviene principalmente per l'“approccio ingiustificatamente liberale degli organi giudiziari” nell'esaminare i materiali amministrativi e i procedimenti penali nei confronti di organizzatori e partecipanti ad azioni pubbliche.

L'“ingiustificato liberalismo”, dal punto di vista del generale di divisione Piotrovskij sta nel fatto che gli oppositori arrestati, pare, “fruiscono attivamente delle disposizioni di legge” e, fruendo delle disposizioni dell'articolo 29.5 del KoAP [3], “praticamente in ogni caso presentano istanza per la revisione del caso nel luogo di residenza” (nel quartiere di Pietroburgo dove vivono – nota del redattore). E i tribunali gli vanno incontro, accogliendo queste istanze “senza tener conto delle circostanze concrete”.

Questo, ritiene il capo del GUVD, porta al “prolungamento dei procedimenti” e permette “ai colpevoli di sfuggire alle loro responsabilità”. Di conseguenza “le stesse persone, non venendo sottoposte a pene, continuano con accresciuta attività a infrangere l'ordine sociale, attirando nuovi partecipanti all'organizzazione di disordini e dimostrando l'impunità con la loro esperienza personale”. E poiché “le azioni insistenti degli agenti degli organi degli Affari Interni non hanno prosecuzione logica negli organi del potere giudiziario”, allora “il lavoro del GUVD per la stabilizzazione della situazione politica nella regione non da il risultato atteso”…

Perché questo lavoro desse il “risultato atteso” il generale Piotrovskij, alla vigilia della “Marcia dei Dissenzienti” [4] programmata per il 14 dicembre, chiedeva al presidente del tribunale cittadino di esaminare la questione dell'“elaborazione di un'unica posizione” su una questione come la “trasmissione dei procedimenti sulle violazioni amministrative per l'esame nei luoghi di residenza solo in casi eccezionali”.

Valentina Epifanova reagì immediatamente – praticamente il giorno stesso inviò una lettera ai presidenti dei tribunali di circoscrizione. E “per via di un possibile svolgimento nel periodo dal 12 al 14 dicembre 2008 di azioni pubbliche non concordate con l'amministrazione di San Pietroburgo da parte di organizzazioni sociali e politiche di orientamento radicale” propose di organizzare la “vigilanza 24 ore su 24 dei giudici conciliatori nel detto periodo”. E' chiaro che ciò esigeva che si giudicassero i partecipanti alla marcia arrestati, come dire, appena scesi e che si applicassero le disposizioni sulle multe o gli arresti senza “prolungamento dei procedimenti”.

Proprio ciò che accadde il 14 dicembre, quando alcune decine di oppositori divennero oggetto di “giustizia operativa”. Fra l'altro anche quelli che chiesero di trasferire l'esame del caso nel luogo di residenza – li trasportarono nelle “loro” circoscrizioni, dove “di guardia sul posto di battaglia” già li aspettavano i giudici conciliatori e I poliziotti ridevano perché ora gli oppositori “sarebbero stati condannati a 15 giorni senza avvocati”. Sviluppando creativamente questo metodo, si possono anche portare nei luoghi delle manifestazioni “dissenzienti” uffici giudiziari volanti. Tutto al completo: una macchina con gli agenti dell'OMON [5], un cellulare, e vicino un autobus con i giudici conciliatori, che in modo operativo scrivono multe o arresti…

L'essenziale, tra l'altro, non è solo questo. Il capo del GUVD (peraltro, giurista per formazione) indica anticipatamente al tribunale la sua sentenza, dichiarando colpevoli le persone arrestate, la cui “fuga dalle responsabilità” non può essere permessa. Per questo bisogna privare le persone arrestate del diritto legale all'esame del procedimento nel luogo di residenza (mentre il dovere dei tribunali di accogliere la relativa istanza e non in “casi eccezionali”, ma sempre, è prevista da una sentenza del presidium della Corte Suprema della Federazione Russa). Inoltre si dispone che questa questione sia risolta non secondo la legge, ma per mezzo di accordi su un'“unica posizione” con il presidente del tribunale cittadino. Beh, il presidente del tribunale cittadino, a sua volta, dichiara preventivamente un fatto che dev'essere stabilito da una procedura giudiziaria – la “non concordanza” delle azioni pubbliche e il “carattere radicale” delle organizzazioni che organizzano queste azioni (mentre la legge non contempla in generale un concetto come “organizzazione radicale”). E va volentieri incontro all'“ingerenza amministrativa” della polizia, ponendo I giudici conciliatori in stato di vigilanza 24 ore su 24.

Di quale “indipendenza della magistratura” si parla?

Boris Vyšnevskij
osservatore della "Novaja gazeta"

30.09.2010, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/109/10.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Centrale degli Affari Interni), in pratica la sede centrale della polizia.

[2] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[3] Kodeks ob Administrativnych Pravonarušenijach (Codice di Violazioni Amministrative), in pratica il Codice Civile.

[4] Manifestazione dell'opposizione al regime di Putin.

[5] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere, nota per la sua estrema durezza.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/10/cronache-dallo-stato-di-polizia-russo.html


26 settembre 2010

A proposito del Daghestan

Le ricerche dei wahhabiti [1] sui monti del Daghestan




“Il nostro capo principale ha telefonato a Mosca e ha chiesto soldi, – mi ha detto il guidatore di una vecchia Žiguli [2], su cui portava la nostra piccola troupe. – E Putin ha risposto: “Ho già mandato qualche miliardo [3] in Daghestan , davvero non vi basta?” – “A noi basta, – ha detto il capo. – Grazie, Vladimir Vladimirovič! A noi i soldi bastano, ma al popolo non bastano!”

Barzelletta vecchia, ma molto azzeccata...

Nella repubblica non ci sono trenta, non ci sono quaranta popolazioni, ne scrivono in ogni modo. Ma di lingue diverse là se ne contano circa un centinaio. “Daghestan” tradotto significa “Paese dei monti”. Là ne ho già sentita un'altra: “Il Daghestan è il monte dei popoli e delle lingue” – parola di un intellettuale locale. Mi è piaciuta. Ho deciso di intitolare proprio così il nostro film della serie dedicata ai piccoli popoli della Russia. Ma più tardi ho inventato un titolo che mi pare più interessante: quello sulla testata dell'articolo.

Quando la nostra troupe da Mosca si è diretta in Daghestan, ci siamo sentiti dire dietro: “Dove vi portano i diavoli? Là sparano, fanno saltare in aria! E se vi prenderanno in ostaggio, dove troveremo i soldi per il riscatto?”

Siamo partiti tutti in volo non senza timore.

– Come vi hanno accolti nei vari luoghi del Daghestan? – mi hanno domandato dei ragazzi del villaggio di alta montagna di Riča [4], l'ultimo dei cinque villaggi in cui siamo stati.

– Ci hanno accolti benevolmente, in modo ospitale, – ho risposto sinceramente.

– E perché in Russia non ci accolgono così bene? – hanno voluto sapere gli adolescenti. In estate sono stati ospiti a Rostov [5]. I coetanei locali si sono rifiutati di fare amicizia con loro, li chiamavano “čurki” [6], “wahhabiti”, “terroristi”, li evitavano.

I monti e i montanari del Caucaso sono facili da immaginare come nelle rappresentazioni sui pacchetti di sigarette sovietiche Kazbek [7]. Uno spavaldo cavaliere con un mantello galoppa su un cavallo che quasi vola sullo sfondo di cime innevate. E si può supporre che i montanari vivano di questo, di galoppare e combattere. Una vita tumultuosa del genere. Quello che abbiamo visto nei villaggi montani del Daghestan è stata una totale sorpresa. Sapete di cosa si occupano questi montanari, questi abreki [8], nati per essere spavaldi cavalieri? Di galoppate, rapine, guerre? Là dove siamo stati, nei villaggi di alta montagna, la gente vive soprattutto piantando e facendo crescere patate, carote e cavoli. In tre settimane i cavalieri ci sono passati davanti agli occhi solo qualche volta. Più spesso abbiamo visto qualcuno su un asino, ma chiamarlo un cavaliere era difficile. Di solito per strada incontravamo asini carichi di sacchi pesanti e accanto i loro padroni carichi come gli asini.

La neve sulle cime rocciose dà acqua ininterrottamente. Di fonti, piccoli fiumi e fiumiciattoli sui monti ce ne sono molti, il sole a grandi altezze è moderato, non scotta. Di terra fertile, a dire il vero, ce n'è poca. Sulle rocce i montanari costruiscono le abitazioni, e là dove il terreno compare a brandelli, fanno terrazzamenti. In questi si stratificano stracci di vari tipi di orti. Le carote sui monti crescono dolci come cocomeri, le patate sono grandi, pulite, friabili. I cavoli sono bianchi come neve, senza macchie e difetti. Non si usa niente di chimico. In primo luogo, per i contadini sono cose troppo care, in secondo luogo, portare concimi chimici a un'altezza di oltre duemila metri per strade cattive e pericolose significa raddoppiarne il costo e in terzo luogo a che servono, quando ogni famiglia ha mucche e pecore? Il concime è proprio sotto i piedi, lo raccogli in sacchi e lo porti nell'orto.

Tutto è fatto manualmente. Non c'è tecnica, solo pale e sacchi. Una famiglia è in grado di far crescere e raccogliere tre-quattro tonnellate di patate all'anno. I tirchi pagano sette-otto rubli [9] al chilo, poi portano gli ortaggi a Stavropol' [10] e anche a Mosca. L'anno scorso nel villaggio di Usiša la metà delle patate è stata venduta a questo prezzo, ma il resto nessuno l'ha voluto neanche a un rublo [11] al chilo. Una parte è marcita, con una parte è stato nutrito il bestiame.

Ascoltando i contadini, ho condiviso con loro un'inquietudine: a Mosca sentiamo sempre di esplosioni, ostaggi e omicidi a colpi d'arma da fuoco in Daghestan. Ma questi, a loro volta, hanno raccontato che tali notizie di omicidi e altri atti di violenza giungono a loro per radio e televisione anche da Mosca e da altre città russe. Là da noi consideriamo il Daghestan un punto caldo, ma per loro anche Mosca è un punto caldo. “In un modo o nell'altro viviamo in un solo paese”. Non c'è da stupirsi, le usanze sono le stesse. Ma più ci si allontana dalla capitale, più si abusa di queste usanze.

Ho intitolato il mio film “Le ricerche dei wahhabiti sui monti del Daghestan”. Ciò significa che di wahhabiti (nel nostro modo di intendere – di terroristi) nei villaggi montani dove abbiamo potuto soggiornare non ne abbiamo trovati. La gente vive la vita naturale degli agricoltori, tutto l'indispensabile lo ottengono con il proprio lavoro. La ricchezza non si accumula in alcune mani, non c'è niente da ammucchiare, non sono gente da fare i terroristi. Piegano la schiena sugli orti e pensano a come arrivare alla primavera successiva.

– E' una barzelletta, probabilmente, ma la gente racconta che il nostro capo principale ha telefonato a Mosca e ha chiesto soldi, – mi ha detto il guidatore di una vecchia Žiguli, su cui portava la nostra piccola troupe. – E Putin ha risposto: “Ho già mandato qualche miliardo in Daghestan, davvero non vi basta?” – “A noi basta, – ha detto il capo. – Grazie, Vladimir Vladimirovič! A noi i soldi bastano, ma al popolo non bastano!” Credetemi, fanno tutto quelli con le mostrine! Ne hanno ucciso uno, ne hanno ucciso un altro… Per qualcuno non c'è posto, tolgono di mezzo qualcuno e ci mettono uno di loro. Chi ha le armi, ha il potere. Chi ha il potere, ha i soldi. Quelli con le mostrine si uccidono a vicenda. La Russia manda qui soldi e questi se li spartiscono. E si spartiscono gli incarichi. Grande potere – grandi soldi. Gli uomini delle strutture armate sparano a uomini delle strutture armate. Hanno a disposizione armi automatiche ed esplosivi. E questi fanno ordine. Uccidi a colpi d'arma da fuoco una persona, la chiami “militante” e ricevi anche un premio. A noi questi atti terroristici e questo sangue non servono a niente. Che facciano saltare in aria qualcuno da voi o facciano saltare in aria qualcuno da noi, significa che ovunque sia capiterà una disgrazia anche a me. Che sia a Machačkala [12] o sia a Mosca. In un modo o in un altro viviamo in un solo paese!

Dobbiamo ammettere che in Daghestan noi, ospiti di Mosca, siamo stati accolti proprio bene. Da loro sui monti quando si incontra una persona qualsiasi, conosciuta o sconosciuta, usa chiedere se è stanco, se ha bisogno di aiuto. All'inizio ero smarrito. Se qualcuno mi vedeva in mano molte cose, il cavalletto, la borsa con la cinepresa o altro, mi si avvicinava, in silenzio prendeva qualcuno dei miei pesi e li portava. Poi obbligatoriamente mi invitava a casa, mi offriva un tetto, cibo, aiuto. Chiunque abbiamo incontrato là era benevolo ed estremamente gentile, l'ospite veniva prima di tutto. Campagna, in una parola! Gente semplice, buona, non pervertita dalla vita cittadina a più piani.

Non parlo, si capisce, di tutto il Daghestan. Nella repubblica si trovano sia nobiltà d'animo, sia corruzione, sia disinteresse, sia tangenti e banditismo. Parlo esclusivamente di quella gente che vive in singole isolette in alto sui monti, con la propria, singola lingua [13] e i propri costumi.

Non c'è gas, le case sono riscaldate con il kizjak, letame secco mischiato con paglia. Le strade sono cattive. Altro lavoro che dar di pala e pascolare pecore non è previsto. Ma la televisione stuzzica, in televisione tutto è bello. I giovani se ne vanno. Ma a Mosca questi, ospiti delle soleggiate repubbliche sorelle, vengono accolti con sfiducia e odio. Si spingono a centinaia nel metrò, stanno appoggiati ai muri per ore, conversano rumorosamente, irritando non solo le teste rapate – gli skinheads –, ma anche i pacifici passeggeri, sostenitori dell'amicizia tra i popoli di tutte le razze e di tutte le fedi. Vengono quelli a cui la Russia ha insegnato la lingua russa e li ha fatti propri cittadini. Con la speranza di trovare lavoro e felicità vanno là, non a Londra. Tra loro ci sono sia persone oneste, sia disoneste, buoni e cattivi. Tutti sono senza soldi, senza lavoro, senza casa – sbirri e datori di lavoro li inganneranno, umilieranno e deruberanno allo stesso modo. Tutti questi – sia buoni, sia cattivi – faranno la scuola dell'inganno e della viltà, acquisiranno i concetti e le abitudini legati ad essi e agiranno di conseguenza. E anche chi era buono diverrà cattivo. Altrimenti non sopravviverà. E il loro odio verso di noi e il nostro verso di loro ogni giorno crescerà soltanto. “In un modo o in un altro viviamo in un solo paese!”

In risposta alla domanda dei ragazzi del villaggio di Riča sul perché in Daghestan i russi sono accolti bene e i daghestani in Russia sono accolti male, ho pronunciato molte parole forti sull'amicizia tra i popoli, la comprensione e il rispetto reciproci e la tolleranza. Non sono sicuro di aver convinto questi bravi ragazzi. So solo che di quello che ho detto non ho potuto convincere me stesso.

Tofik Šachverdiev [14]

24.09.2010, "Novaja gazeta", http://www.novayagazeta.ru/data/2010/106/15.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Da intendersi come “estremisti islamici”.  

[2] Modello della Lada che riprende la Fiat 124.


[
3] Un miliardo di rubli sono oltre 24,1 milioni di euro.


[
4] Villaggio del Daghestan meridionale.


[
5] Città della Russia meridionale.


[
6] Dispregiativo per “turchi”.


[
7] L'immagine delle sigarette Kazbek (prodotte per altro a Leningrado prima e sui
monti Altai poi) era piuttosto di genere e inoltre il monte raffigurato non era il
Kazbek georgiano, ma l'Elbrus.


[
8] Briganti caucasici. Il corsivo, qui e altrove, è mio.


[
9] Meno di 0,2 euro.


[
10] Città della Russia meridionale.


[
11] Circa 0,02 euro.


[
12] Capitale della repubblica autonoma del Daghestan.


[
13] Non è un'esagerazione, nel Caucaso vi sono lingue parlate in un solo villaggio
e senza parentela con altre.


[14] Regista russo.



http://matteobloggato.blogspot.com/2010/09/laltro-caucaso-quello-vero.html


29 agosto 2010

A proposito di incendi

Se domani scoppiasse…




Incendi e ingorghi in Russia si sono originati in conseguenza dell'inerzia del sistema di potere. Pensate che il sistema di sicurezza nucleare da noi sia stato aggiustato?


…In principio c'erano i comunisti. I comunisti trasferirono la capitale dalla città di San Pietroburgo al villaggio asiatico chiamato Mosca. A San Pietroburgo, costruita su modelli europei alla fin fine derivanti dalla planimetria del castro romano, le vie avevano la massima connessione. A Mosca, cresciuta ad anelli, le vie avevano la minima connessione.

Inoltre Mosca aveva enormi zone industriali formatesi nella prima metà del XX secolo. In tutte le capitali d'Europa, per considerazioni commerciali, queste zone furono ricostruite alla fine del XX secolo. Nella Mosca socialista la terra non aveva un prezzo, non c'erano considerazioni commerciali: i quartieri dormitorio erano costruiti oltre le zone industriali e la logistica dei trasporti del socialismo portava alla creazione di un trasporto pubblico e di highways virtuali nello stile delle repubbliche delle banane: quando la polizia blocca tutte le entrate nella strada principale governativa e la solita via si trasforma in highway per la Čajka [1] della dirigenza.

Ma poi lo stato è caduto a pezzi e lo spazio cittadino è divenuto semplicemente un luogo che si poteva vendere. Cominciò la “ricostruzione di precisione”. Ma cos'è la “ricostruzione di precisione” dal punto di visto dei trasporti? E' quando in uno spazio dove è programmato un carico di trasporto capita un carico molto maggiore.

I parcheggi comunali non furono costruiti: vendere la terra ai costruttori era molto più vantaggioso. Di conseguenza le automobili stettero lungo le vie, trasformando il traffico a quattro file in traffico a due file. Nel centro di Mosca presero a costruire giganteschi complessi commerciali, aumentando così il carico di trasporto e facendosi guidare da un principio che, come notò uno dei maggiori esperti di trasporti, Michail Blinkin, violava perfino il sacro principio della mafia siciliana dei tempi della ricostruzione di Napoli: “Non costruire una casa attraverso una strada”.

Più in breve, ogni idea sul fatto che una città è uno spazio connesso e che il dovere del potere è programmarlo scomparve. Rimase l'idea che tutto ciò che si può vendere, va venduto.

L'infittirsi degli ingorghi è stato aiutato da altri due fattori. In primo luogo, il potere ha preso a risolvere per se il problema degli ingorghi con l'aiuto dei “faretti”. Di conseguenza si può capitare in un ingorgo sulla Jaroslavka [2] perché dall'altra parte della MKAD [3] gli sbirri hanno bloccato l'ingresso alla Rublëvka [4] perché su questa la cagnolina della moglie di Medvedev va al salone di bellezza a farsi tagliare il pelo.

In secondo luogo è comparsa l'OSAGO [5]. In tutto il mondo l'OSAGO svolge la funzione di regolatore del traffico stradale. Con il suo aiuto due macchine che “si sono baciate” possono scambiarsi le carte e dividersi, senza creare ingorghi. A quanto ho osservato personalmente, gli ingorghi sulla MKAD dopo l'introduzione dell'OSAGO sono raddoppiati all'istante: perché ogni scontro adesso significava tre-quattro ore di attesa del GIBDD [6]. Per di più l'OSAGO ha portato guadagni giganteschi all'unione degli assicuratori, il capo della quale è un buon conoscente di Igor' Sečin [7]: questo era proprio lo stesso principio “mordi ovunque si possa mordere”.

Di automobili per persona a Mosca ce ne sono tre volte meno che a New York, ma per la situazione dei trasporti Mosca è la peggiore città del mondo.

Ed eco che a giugno è successo quello che doveva succedere: le autorità di Mosca hanno bloccato il viadotto per l'autostrada di Leningrado [8] ed è risultato impossibile giungere all'aeroporto di Šeremet'evo. L'ultima pagliuzza ruppe la schiena del toro: la quantità si mutò in qualità. Le grida delle vittime giunsero perfino alle orecchie del premier Putin e questi ordinò di ristabilire il traffico.

E il potere risultò del tutto inadeguato. Il vice-premier Sergej Ivanov chiese che si spiegasse perché il ponte era stato bloccato d'estate (come se d'inverno lo si potesse bloccare) e il governatore della regione di Mosca Gromov consigliò al popolo di andare in elicottero.

Da fare, essenzialmente, non c'era nulla. Il problema era umano, ma del tutto insolubile. Lo ha creato non una concreta cattiva premeditazione, ma la piena incomprensione del fatto che il potere è la garanzia del funzionamento delle infrastrutture pubbliche e non lo spreco di 2 miliardi di dollari per uno svincolo sulla Leningradka [9].

Con gli incendi è la stessa cosa. In principio c'erano i comunisti, che prosciugarono le paludi. Le paludi furono prosciugate per trarne la torba e per trasformare le terre prosciugate in campi.

Posso paragonare la grandiosità di questa trasformazione solo alla trasformazione dell'ecologia dell'Afghanistan ad opera dei Mongoli. Nel senso che prima dei Mongoli questo era un paese di fertili valli e città mercantili, che conquistavano tutto e dopo i Mongoli, che distrussero il complesso sistema di agricoltura basato su pozzi con passaggi sotterranei, l'Afghanistan si trasformò in un paese di monti e deserti infertili, che non poteva conquistare nessuno.

Con la sola differenza che i Mongoli annientarono del tutto coscientemente campi e città, che non servivano a una cavalleria nomade. Ma i bolscevichi non sospettavano di distruggere i polmoni della Russia. Per spiegare cosa sono le paludi, dirò solo una cosa: se al mondo non ci fossero paludi, tutte le precipitazioni del pianeta Terra cadrebbero in una fascia costiera larga 300 chilometri.

Più in breve, i comunisti prosciugarono le paludi e nel 1972 la Russia prese fuoco. Ma i comunisti avevano davvero la verticale del potere: non sapevano solo prosciugare le paludi, ma anche spegnere gli incendi. La gigantesca macchina statale entrò in azione all'istante, l'efficacia di spegnimento fu molte volte superiore a quella del 2010 e subito dopo gli incendi il potere fece di tutto perché non si ripetessero. Allora fu anche creato il sistema dei leschoz [10] e la Roslesaviacija [11], che permettevano di estinguere qualsiasi incendio praticamente sul nascere.

E poi venne il potere che sa solo masticare e moltiplicarsi. E nel 2006 approvò il Codice Forestale. Fecero passare il Codice Forestale alla Duma su fortissima pressione dell'amministrazione del presidente Putin e malgrado la resistenza opposta perfino da molti membri di “Russia Unita”, perché tutti gli esperti ammonivano decisamente: bruceremo nella prima estate calda.

Nel Codice Forestale c'era molto: per esempio, in esso viene liquidato il concetto di “taglio illegale di bosco”. Adesso non ci sono tagli illegali. Taglia quanto vuoi. Tra le altre cose sono stati liquidati i leschoz e la preoccupazione per la conservazione dei boschi è passata ai loro utenti. Che nella persona degli sviluppatori e dei grandi CBK [12] hanno anche fatto grande lavoro di lobby per il Codice.

E poi c'è stata l'estate del 2010. E il premier Putin, che andava sulle moto a tre ruote e cantava in coro con le spie “S čego načinaetsja rodina” [13] quando il paese già bruciava. Non gli avevano detto che bruciava per non amareggiarlo, ma senza il suo comando nessuno aveva spento nulla. Poi il premier Putin ha volato personalmente con un aereo e ha spento gli incendi (in generale il premier ama posare sugli aerei militari, solo durante i fatti di Beslan, volando da Soči a Nal'čik [14], girò l'aereo e volò a Mosca) e dopo che Putin ha volato con l'aereo hanno smesso di mostrare gli incendi.

Il ministro-Arbidol Tat'jana Golikova ha rimproverato severamente gli allarmisti, che comunicavano di una raddoppiata mortalità dei moscoviti; il capo di Mari Èl [15] ha dato ordine di ricostruire le case bruciate della compagnia di suo figlio; “Russia Unita” a Voronež [16] ha messo nel proprio sito un fotomontaggio su come i membri di “Russia Unita” spengono un incendio; e, a quanto comunica il giornale “Rjazanskie vesti” [17], là dove Putin ha spento l'incendio gli alberi sono rinverditi e sono cresciuti i fiori. Il prossimo numero sarà probabilmente la guarigione della scrofola per mano di Putin.

Quante persone sono bruciate, quante sono morte per lo smog, come questo minaccia i bambini non ancora nati e quali siano le conseguenze per la salute di decine di milioni di persone che hanno respirato veleno non ce lo dicono. Perfino in una situazione di forza maggiore il sistema ha continuato a fare una cosa sola: rubare e mentire. Di più non sa fare. Non sa lottare con gli incendi. Sa solo glorificare Putin.

Abbiamo vissuto qualcosa di più pericoloso di qualsiasi atto terroristico. Le vittime di questi incendi sono più di quelle dell'11 settembre. Dopo incendi e ingorghi, cosa ci aspetta in seguito al crollo totale dello Stato? Personalmente mi fa paura perfino immaginarlo.

Voglio proporvi un semplice scenario.

In principio c'erano i bolscevichi. Questi crearono la bomba atomica.

Poi l'URSS crollò. Sugli Urali nel complesso Majak costruirono un deposito di sostanze soggette a fissione, in cui ora si trovano 25 tonnellate di plutonio per uso militare e 200 tonnellate di uranio. A differenza di tutti i precedenti a livello mondiale, le sostanze radioattive non sono distribuite e inoltre il deposito non si trova sotto le rocce, è semplicemente coperto di cemento.

Poi… potete facilmente immaginare cosa può esserci in un “poi” putiniano. Incendi e ingorghi in Russia si sono originati in conseguenza dell'inerzia del potere. Se pensate che il sistema di sicurezza nucleare da noi sia aggiustato, allora vi dirò: se fosse aggiustato, nessuno avrebbe costruito mai la più potente “bomba sporca” del mondo a cielo aperto.

Julija Latynina
osservatrice della "Novaja gazeta"

27.08.2010

[1] Sorta di limousine sovietica.

[2] Cioè nell'autostrada di Jaroslavl' (città della Russia centro-settentrionale), nella parte settentrionale di Mosca.

[3] Moskovskaja Kol'cevaja Avtomobil'naja Doroga (Autostrada Anulare di Mosca).

[4] Cioè l'autostrada di Rublëvo (borgata della parte occidentale di Mosca).

[5] Objazatel'noe Strachovanie AvtoGraždanskoj Otvetstvennosti (Assicurazione Obbligatoria per la Responsabilità Civile degli Automobilisti).

[6] Gosudarstvennaja Inspekcija po Bezopasnosti Dorožnogo Dviženija (Ispettorato di Stato per la Sicurezza del Traffico Stradale), in pratica la Stradale.

[7] Igor' Ivanovič Sečin, uno dei vice-premier.

[8] Sic (nella parte centro-settentrionale di Mosca).

[9] L'autostrada di Leningrado.

[10] Sorta di kolchoz boschivi, che sfruttavano, ma anche proteggevano i boschi.

[11] Qualcosa come “Aviazione Boschiva Russa”.

[12] Celljulozno-Bumažnye Kombinaty (Complessi della Cellulosa e della Carta).

[13] “Da cosa comincia la Patria”, canzone sovietica degli anni '60.

[14] Capitale della repubblica autonoma caucasica di Kabardino-Balkaria.

[15] Repubblica autonoma della parte centro-orientale della Russia.

[16] Città della Russia meridionale.

[17] “Notizie di Rjazan'”. Rjazan' è una città della Russia centrale.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/08/gli-incendi-gli-ingorghi-e-la-russia-di.html

28 agosto 2010

A proposito di FSB

Da chi è composto lo FSB?




La “Novaja gazeta” ha analizzato le caste di questa struttura chiusa e anche i dettagli delle biografie dei loro rappresentanti


Per dieci anni hanno cercato di convincerci che lo FSB è l'unica struttura che può salvare il paese dal caos e dall'illegalità. Che nello FSB si sono raccolte persone unite dall'idea di un servizio senza riserve alla Patria. Con questa premessa i cekisti [1] hanno occupato i posti chiave nell'apparato statale, nel Ministero degli Interni, nella Narcotici, sono entrati nei consigli di amministrazione delle maggiori banche e corporazioni.

I risultati di un decennio di ottimismo non vengono inculcati: I confini meridionali della Russia ribollono, ci sono regolarmente atti terroristici, la tossicodipendenza è diventata una sciagura nazionale, il cekista Nurgaliev mandato in trasferta al Ministero degli Interni ha completamente distrutto il lavoro del ministero e dopo anni di “cekismo” il paese è alla fine divorato dalla corruzione.

E' giunto il tempo di osservare più attentamente questa fucina di quadri. Alla fin fine, i russi mantengono di tasca loro questo servizio segreto e hanno il diritto di chiedere un resoconto.

Miti e leadership

Come ogni struttura statale, lo FSB rappresenta un meccanismo complesso, dove si sono intrecciati gli interessi di diversi clan, cricche locali e gruppi. Ora al timone ci sono il clan di Piter [2] e le persone vicine all'ex direttore dello FSB Nikolaj Patrušev (ora segretario del Consiglio di Sicurezza). Questi fanno anche il bello e il cattivo tempo alla Lubjanka. Giudicate da soli.

Il direttore dello FSB Aleksandr Bortnikov ha finito l'istituto di ingegneria ferroviaria di Leningrado. Dal 2003 al 2004 è stato capo della direzione dello FSB di San Pietroburgo e della regione di Leningrado [3]. Sotto Patrušev era a capo del Servizio di Sicurezza Economica (SÈB [4]) dello FSB.

Il primo vice Sergej Smirnov ha cominciato il suo servizio nell'amministrazione del KGB della regione di Leningrado. Dal 2001 al 2003 è stato capo della direzione dello FSB di San Pietroburgo e della regione. Nel 2003 è stato trasferito nella capitale.

Il primo vice e direttore del servizio di frontiera Vladimir Proničev nel 1994 fu designato capo della direzione dello FSK [5] della Carelia [6], sostituendo Patrušev in questo posto. Nel 2001 Patrušev si portò Proničev a Mosca. Dopo i tragici eventi della presa e della morte degli ostaggi nel Centro Teatrale di Dubrovka a Mosca nel 2004 con un ordine segreto di Putin gli è stato conferito il titolo di “Eroe della Russia”.

Il vicedirettore Vjačeslav Ušakov nel 1998 era rappresentante plenipotenziario del presidente in Carelia (lavorò contemporaneamente a Patrušev. Dal 2002 fu capo della direzione per la coordinazione delle informazioni operative (UKOI [7]). Nel luglio 2003 fu designato vicedirettore dello FSB. Fanno eccezione solo tre vice di Bortnikov: i moscoviti Jurij Gorbunov e Sergej Buravlëv e anche Vladimir Kulešov, che in precedenza era a capo dell'UFSB [8] della regione di Saratov.

Perfino il presidente del consiglio per i rapporti con il pubblico presso lo FSB Vasilij Titov (vicepresidente della VTB [9]) e il suo vice Aleksandr Afroničev (presidente del consiglio di amministrazione della Spa Nord [10]) sono nativi di Piter. Gli altri membri del consiglio sono in maggioranza commercianti con un passato cekista e poliziotti, ex deputati della Duma di Stato e il parroco della chiesa di Santa Sofia della Divina Sapienza alla Lubjanka e della chiesa del Grande Martire e Taumaturgo Pantaleone presso l'ospedale dello FSB, il protopope Aleksandr (Mironov).

Fra l'altro nel consiglio non c'è un solo noto attivista sociale, un attivista per i diritti umani o un giornalista indipendente.

Nei posti

Tra i generali va un po' meglio, se non vengono dalle rive della Neva, hanno una traiettoria di volo del tutto diversa. Alcuni vagano per le remote province. Altri giungono in qualche modo nella capitale.

Per esempio, l'attuale capo dell'UFSB della regione di Volgograd [11] Sergej Kokorin ha cominciato il servizio nel KGB del Kazakistan. In seguito comandò i cekisti a Orenburg [12] e nella regione di Sachalin [13]. All'età di 52 lo trasferirono a Volgograd. Stando alle informazioni della nostra fonte, hanno pensato di trasferire Kokorin a Mosca due volte, ma all'ultimo momento la decisione fu revocata.

Ora sopra il principale cekista di Volgograd si sono addensate le nubi. In primo luogo, gli hanno fatto “ballare” sotto il naso il ponte strategico sul Volga, per la costruzione del quale la Corte dei Conti ha messo in luce gravissime violazioni finanziarie. E in secondo luogo, l'anno scorso tra le mura della direzione è successo un grande scandalo: dopo aver scritto una lettera aperta al presidente è scomparso senza lasciare traccia il capo della sezione per la lotta al terrorismo e all'estremismo, il colonnello Pëtr Samarskij ( vedi "Novaja gazeta", n. 47 del 5.05.2010 ).

Secondo la versione ufficiale, Samarskij fu arrestato da agenti dell'UFSB all'aeroporto di Domodedovo [14] e fuggì durante il trasporto a Volgograd. Ma i familiari non credono alle autorità e ritengono che il colonnello sia stato ucciso o che l'abbiano sequestrato i suoi colleghi. Qualche giorno fa la madre di Samarskij ha inviato alla redazione un video-appello al presidente Medvedev, in cui questa prega di cercare suo figlio (...).

Ma per altri capi dell'UFSB nessuno scandalo è di ostacolo e si ingegnano di trasferirsi nell'apparato centrale. Per uno strano corso degli eventi i “fortunati” senza stancarsi hanno lottato con il contrabbando e l'industria illegale del pesce e si sono fatti notare nelle storie di ridistribuzione di grandi proprietà.

Per esempio, un passato eroe dei nostri articoli, l'ex capo dell'UFSB del Territorio del Litorale [15], il generale di divisione Jurij Alešin. Questo personaggio si mise in luce nella storia quando alcuni imprenditori e uomini delle strutture armate vicini a loro divisero le azioni del porto di pesca di Nachodka [16]. Tra l'altro nel sito della “Novaja gazeta” abbiamo inserito delle intercettazioni telefoniche ottenute nell'ambito del procedimento penale n. 4802. Uno dei partecipanti alle conversazioni telefoniche con una voce che ricordava quella del generale Alešin consigliava ad un assistente del capo del porto a quale tra gli agenti dello FSB fosse meglio rivolgersi perché non permettesse agli imprenditori di ottenere azioni o come organizzare l'appoggio della polizia e bloccare i fastidi giudiziari (vedi “Novaja gazeta”, nn. 60, 62 del 2002). Inoltre, stando a quanto comunicato dai mezzi di informazione di massa, tra I familiari di Alešin risulta esserci una persona con un burrascoso passato criminale. Il marito della figlia maggiore Kanakbek Kurmangaliev, soprannominato Kan, in precedenza scontò una condanna per lesioni e sequestro di persona. Ora Jurij Nikolaevič occupa un posto di responsabilità nello SÈB dello FSB.

Fra l'altro i nostri esperti hanno elaborato tre versioni sul perché non sono state rese pubbliche le dichiarazioni dei redditi e delle proprietà della leadership dello FSB:

a) perché sul tavolo del presidente sarebbe stata posta una evidente bufala e il Capo dello Stato avrebbe chiesto di presentare un nuovo documento;
b) perché le proprietà indicate nelle dichiarazioni non si collegherebbero a “teste fredde, cuori caldi e mani pulite” [17];
c) le dichiarazioni mostravano l'eccessivo gonfiaggio degli organici dello FSB e al Cremlino hanno preso una pausa.

Intrallazzati

Dietro ai generali di Piter e ai generali fortunati nella gerarchia segreta vengono gli intrallazzati. In altre parole quegli agenti, che hanno parenti generali, alti funzionari o grandi uomini d'affari. Di solito questi “cekisti” dopo cinque-sette anni lasciano il servizio e si trasferiscono in posti al calduccio in grandi banche e compagnie petrolifere – come a seguire le cose d'affari a nome dell'“occhio che non sonnecchia”.

Come esempio più chiaro possono servire i figli dello stesso segretario del Consiglio di Sicurezza Patrušev, Dmitrij e Andrej. Entrambi diplomati all'Accademia dello FSB. Oggi Dmitrij lavora come primo vicepresidente della VTB e risponde del lavoro con le grandi compagnie di Stato. E Andrej nel 2006 è stato designato consigliere del presidente del consiglio di amministrazione della Rosneft' [18].

Un altro esempio è la figlia maggiore del vicedirettore dello FSB Ušakov, Marianna. Finita la scuola, la ragazza è entrata all'Accademia dello FSB. Ora Marianna già non lotta più con i nemici esterni e interni – il suo cognome si può vedere tra I fondatori della casa commerciale Arizo, della Srl “Junika MS” (produzione e vendita di materiali da rifinitura), della Spa “Platon Servis” [19], della Srl Ajgers (affitto di spazi a Šeremet'evo [20]) e del “Centro di divertimento per la gioventù” (ufficio nell'aeroporto centrale).

Tangentisti

Ma non tutti raggiungono il successo grazie alla parentela. La maggior parte dei cekisti sono “self made men”. Principalmente “si sono fatti da soli” con tangenti da cekisti. E' indispensabile dividere i tangentisti in alcune categorie. Alcuni fejsy * [21] vanno realmente a incontri con banditi, sbrogliano situazioni conflittuali con sbirri e funzionari corrotti e proteggono le compagnie dalle verifiche finanziarie. Altri ricevono bustarelle senza uscire dagli uffici. I secondi sono la maggioranza. Di regola i tangentisti sono coinvolti in contrabbando, consegne di droga e flussi finanziari illegali. Gli uomini d'affari pagano alcune tangenti in ogni caso. Ma l'utilità di questa “collaborazione” è minima.

Alcuni anni fa a un noto uomo d'affari moscovita sequestrarono il figlio e chiesero un riscatto plurimilionario. Lo sfortunato padre per avere un aiuto si rivolse al suo collettore di tangenti, un generale dello FSB, a cui ogni mese sganciava 30 mila dollari. Durante una conversazione il generale dichiarò che per le indagini sul crimine erano necessari 100 mila dollari. In seguito chiese altri 25 mila verdoni. Ma il figlio non tornò comunque a casa. (I cognomi di tutti i partecipanti al dramma sono noti alla redazione.)

Alla fin fine il commerciante assunse un detective privato e questi liberò l'ostaggio.

– I soldi li restituì il generale? – mi interessai.

– Disse che i suoi sbirri l'avevano fregato. Anche se so che non mosse un dito, – rispose il commerciante.

Estorsori

Secondo le informazioni della nostra fonte, i tribunali russi sono semplicemente sommersi di procedimenti penali dove in qualità di estorsori figurano agenti dello FSB.

Ora la procura militare esamina il procedimento penale n. 33/03/0111-10. Nel caso figurano tra agenti dello FSB (un agente operativo dell'UFSB della capitale, un agente dello COS [22] dello FSB e un colonnello dell'amministrazione della sicurezza interna), due poliziotti (uno è di servizio nel dipartimento di sicurezza interna del Ministero degli Interni) e un investigatore capo addetto a casi particolarmente importanti dell'UVD [23] dello CAO [24]. Secondo la versione degli inquirenti, inizialmente i cekisti e i loro complici avrebbe cercato di ostacolare l'attività di un commerciante e in seguito avrebbero estorto alla sua coniuge civile un'automobile straniera. La storia ha avuto una forte risonanza grazie al coraggio della moscovita Olesja N.

– Molti mi avevano detto, non ti impicciare con quelli dello FSB e dagli tutto, – ricorda la ragazza. – Ma io mi sono detta: “Perché devo temere questa teppa con le carte?”

La storia è questa. Il marito civile di Olesja, Aleksej V. aveva deciso di occuparsi del business della ristorazione. Presto si trovò un posto adeguato, ma nel corso dell'espletamento delle formalità si chiarì che il padrone precedente era in ritardo con il pagamento dell'affitto. Aleskej per avere un aiuto si rivolse a un suo caro amico, il cekista Andrej Matalin, che aveva agganci nel governo di Mosca. Qualche mese dopo Aleksej si interessò del risultato. In risposta Matalin propose di inserire tra i soci fondatori suo fratello, uomo d'affari. Aleksej si rifiutò e chiese che gli restituisse i documenti del ristorante.

E per Aleksej cominciarono i guai: I poliziotti dell'UVD dello CAO avviarono un procedimento penale nei suoi confronti e lo dichiararono ricercato. Venutolo a sapere, Matalin coinvolse un collega, l'agente 24enne dello COS dello FSB Vladislav Kotjukov. Questi fissarono un incontro con l'uomo d'affari nei pressi della stazione del metrò Novoslobodskaja [25], dove a loro dire avrebbero voluto risolvere i problemi con il ristorante. A dire il vero, del rendez-vous da venire fu comunicato in precedenza agli agenti operativi dell'UVD dello CAO. Appena il fuggitivo comparve, lo arrestarono sul posto.

Leggere le deposizioni di Matalin e Kotjukov è un “piacere”:


Matalin:
“…Io e Kotjukov eravamo guidati dall'aspirazione a fornire collaborazione agli organi di polizia nell'arresto di un criminale. Del supposto incontro informai Krylov e un altro agente della polizia investigativa, che erano insieme a noi. Chiedemmo subito a Krylov che non compisse l'arresto in nostra presenza e non desse informazione del fatto che io e Kotjukov gli avevamo fornito collaborazione. A Krylov dicemmo anche che V. ha sempre con se una pistola traumatica…”

Kotjukov: “…Una volta rimasti in due, io e Matalin, nel caffè dopo l'arresto di V., capimmo che questi avrebbe subito capito che eravamo partecipi, ma non volevamo questo. In seguito, per distogliere da noi i sospetti di partecipazione all'arresto, decidemmo di andare dopo il lavoro dall'investigatore Bykov all'UVD dello CAO della città di Mosca e mostrare a V. che avevamo a cuore il suo destino. Perciò comprammo acqua minerale e sigarette per lui…”

Ma Matalin e Kotjukov decisero di non fermarsi alla beneficenza. Dichiararono alla coniuge civile che per una certa somma avrebbero potuto far liberare Aleksej e in qualità di onorario chiesero la sua automobile Nissan Murano. Olesja fu d'accordo.

Una settimana dopo la ragazza prese a interessarsi del perché il coniuge fosse ancora in arresto. Al che i cekisti dichiararono: la liberazione per ora non si può ottenere, tuttavia si sarebbero messi d'accordo perché mettessero Aleksej in una buona cella, dove i criminali non lo avrebbero “piegato”. Olesja ebbe abbastanza prontezza d'ingegno – registrò tutte le conversazioni con il magnetofono:

– Allora restituirono la Nissan, a dire il vero tutta ammaccata, e presero a pregarmi di fare una dichiarazione. Si mostrarono persone molto carine e gentili, – sorride Olesja.

Nel caso c'è ancora un dettaglio, che mostra eloquentemente come per via dell'impunità I giovani cekisti perdono il senso di autoconservazione elementare. A chi pensate che Kotjukov abbia intestato la Nissan? A un lontano parente, a un conoscente, a un vicino? Niente del genere: alla propria coniuge!

A loro volta gli avvocati dei cekisti intendono dimostrare in tribunale che non c'è stata alcuna estorsione e che Olesja stessa abbia provocato la situazione.

Truffatori

Ai seguenti personaggi d'ufficio la mano pelosa [26] non serve a nulla. Le oscure faccenduole di questi personaggi fioriscono grazie all'antica paura dei russi davanti alla VČK [27]-KGB-FSB, quando è sufficiente far balenare una carta e tutti si mettono sull'attenti. In realtà i truffatori non hanno mai visto una spia in carne ed ossa, in quanto prestano servizio come piccoli agenti operativi o tecnici o esaminano scartoffie. Il loro destino è truffare i tonti. Le operazioni speciali si dividono in alcune tappe:

a) scelta della vittima;
b) сreazione di uno stato di nervosismo;
c) dare gli incubi;
d) conversazione fiduciosa;
e) ricevimento di soldi o altre opzioni.

Ecco come ha descritto la propria situazione l'uomo d'affari dei dintorni di Mosca Roman M. A una festa gli presentarono un qualche curatore del distretto per conto dello FSB, un certo Michail Anatol'evič (in seguito risultò essere un agente della sezione tecnica).

– Ho sentito, ho sentito di lei, – disse Michail Anatol'evič stringendogli la mano. – Ha già risolto I suoi problemi?

– Non ho problemi, – rispose stupito il commerciante.

– Strano, I miei ragazzi lavorano su di lei…

Tutto il mese seguente Roman fu sulle spine. Gli sembrava che lo seguissero e gli ascoltassero le telefonate. Fra l'altro in ufficio gli telefonavano alcune persone e gli chiedevano in quale ufficio del fisco portasse le dichiarazioni. Alla fine Roman non resse e contattò Michail Anatol'evič.

– Allora mi mostrò un qualche documento per il 2003, secondo il quale in qualche modo non avrei pagato completamente le tasse, quindi capii, che mi stavano truffando. Chiesi direttamente cosa gli servisse. In risposta Michail Anatol'evič mi chiese di inserire suo fratello tra i soci.

– E che successe poi? – mi incuriosii.

– Ci incontrammo sul fatto che avrei offerto un pranzo a suo fratello nel caffè vicino.

Sgobboni

Gli sgobboni sono I combattenti dei corpi speciali dello FSB e gli agenti operativi, che spesso vanno in trasferta nei punti caldi e salvano gli ostaggi. Questi fejsy muoiono per primi e sanno molto bene cosa li aspetta, se finiscono prigionieri dei militanti. Di qui l'eccessiva crudeltà durante le operazioni speciali, la “freddezza” e l'attitudine menefreghista verso le vite altrui. E di prospettive di avanzare non ce ne sono. Lasciato il servizio, solo pochi si impiegano come guardie del corpo o come banditi. Gli altri si disseminano per le ČOP [28] e apriranno e chiuderanno porte per tutta la vita.

Si è notato da molto tempo: quando cominci a parlare di corruzione nello FSB, più di tutti si confondono non gli sgobboni, ma I loro capi con le macchine di servizio straniere con le sirene.

*Fejsy: agenti dello FSB (in gergo).

(Segue)

Sergej Kanev
reporter di cronaca nera, sbult@mail.ru

sbult@mail.ru

[1] In origine i membri della ČK (nello spelling russo čè-ka), la prima polizia politica sovietica, poi per estensione tutti gli agenti segreti.

[2] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[3] La regione di Leningrado non ha cambiato nome come la città...

[4] Sigla russa: Služba Èkonomičeskoj Bezopasnosti.

[5] Federal'naja Služba Kontrrazvedki (Servizio Federale di Controspionaggio).

[6] Regione settentrionale ai confini con la Finlandia.

[7] Sigla russa: Upravlenie Koordinacii Operativnoj Informacii.

[8] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio di Sicurezza Federale).

[9] Bank Vnešnej Torgovli (Banca per il Commercio Estero), grande gruppo bancario.

[10] Compagnia che produce elettrodomestici e robotica domestica.

[11] L'ex Stalingrado.

[12] Città della Russia europea orientale.

[13] Isola del Pacifico.

[14] Uno degli aeroporti di Mosca.

[15] La regione della costa del Pacifico.

[16] Città del Territorio del Litorale.

[17] Definizione propagandistica degli agenti del KGB.

[18] “Petrolio-Russo”, grande compagnia petrolifera.

[19] “Platone-Servizi”, produttore di mobili per uffici ed esercizi commerciali.

[20] Aeroporto principale di Mosca.

[21] Il corsivo è mio.

[22] Centr Obščestvennoj Svjazi (Centro per i Rapporti con il Pubblico).

[23] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni), in pratica la sede della polizia.

[24] Central'nyj Administrativnyj Okrug (Circondario Amministrativo Centrale).

[25] Nel centro di Mosca.

[26] Immagine di rapace avidità.

[27] Vserossiijskaja Črezvyčajnaja Komissija po bor'be s kontrrevoljuciej i sabotažem (Commissione Straordinaria Panrussa per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio), nome completo della prima polizia politica sovietica.

[28] Častnye Ochrannye Predprijatija (Imprese di Sorveglianza Private).


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/08/cose-davvero-lo-fsb.html

24 agosto 2010

A proposito di Kadyrov (XVII)

“Sono pronto con tutte le forze e tutte le possibilità a mia disposizione ad essere suo compagno di lotta” – Isa Jamadaev si è rappacificato con Kadyrov


Ingushetia.Org, 23.08.2010, 13:44


Il maggiore dei fratelli Jamadaev rimasti in vita Isa si è rappacificato con il presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov. Kadyrov e Jamadaev si sono incontrati in Cecenia e “non hanno trovato motivi essenziali” di inimicizia. Jamadaev promette di essere compagno di lotta di Kadyrov e ha già chiuso il proprio sito, dove criticava aspramente le autorità cecene. Kadyrov non commenta la situazione.

Domenica sera si è venuti a sapere della rappacificazione del maggiore dei fratelli Jamadaev rimasti in vita Isa Jamadaev con il presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov. Dell'accaduto si sa solo dalla voce di Jamadaev, l'ufficio stampa di Kadyrov ha solo posto nel sito ufficiale il comunicato di Interfax in proposito. Lunedì l'addetto stampa di Kadyrov era irraggiungibile per i commenti.

Jamadaev, dopo aver conversato alla vigilia con i giornalisti in Cecenia, ha raccontato di essere giunto nella repubblica su richiesta degli anziani e dei suoi egregi familiari. Proprio gli anziani, ha detto Jamadaev, hanno chiesto a Kadyrov di incontrarsi con i rappresentanti del clan nemico: “Si sono rivolti al presidente della Cecenia con la richiesta di accoglierci, al che Ramzan Achmatovič in segno di rispetto per gli anziani ha dato il proprio assenso”.

Da quanto ha detto Jamadaev risulta che insieme a lui all'incontro sia andato anche qualcun altro, ma chi fosse non l'ha precisato. Da quanto ha detto Jamadaev risulta anche che in precedenza Kadyrov avrebbe fatto visita alla mamma dei fratelli Jamadaev su richiesta di questa. In precedenza non era stata data comunicazione di questa visita.



Quanto all'incontro con Kadyrov Jamadaev ha comunicato un solo dettaglio: è stato prolungato. Il risultato della valutazione “di alcune questioni” con il presidente ceceno è stato la conclusione sull'assenza “di motivi essenziali che impediscano il raggiungimento di normali rapporti tra noi”, ha detto Jamadaev.

Inoltre i partecipanti al colloquio “si sono convinti che alcuni mezzi di comunicazione di massa tentano di provocare artificiosamente rapporti irrispettosi tra noi”. “Mi hanno condotto in errore quelle forze che sono interessate al fatto che tra noi non ci sia accordo, perché l'accordo tra noi è contrario agli interessi dei nemici del popolo ceceno. E noi non permetteremo a nessuno di manipolarci. Ci siamo convinti entrambi che alcune forze diffondono a bella posta calunnie dell'uno sull'altro e falsità e tutto questo è fatto perché tra noi ci siano rapporti tesi”, – Interfax cita Jamadaev.



Adesso questi è pronto ad impegnarsi per il bene della Cecenia a fianco di Kadyrov.

“Dichiaro prendendomene piena responsabilità che non ho alcuna avversione per Kadyrov e che sono pronto con tutte le forze e con tutte le possibilità a mia disposizione ad essere suo compagno di lotta e che d'ora in poi non permetterò a nessuno di fare a mio nome qualsiasi dichiarazione che riguardi il nome di Ramzan Achmatovič”, – ha promesso Jamadaev.

A “Gazeta.Ru” [1] non è riuscito finora ottenere commenti di Jamadaev sull'accaduto. Tuttavia in precedenza questi aveva già detto a “Gazeta.Ru” che il conflitto tra Jamadaev e Kadyrov era stato provocato da alcune persone dell'entourage di Kadyrov, ex militanti che avevano goduto di un'amnistia. I fratelli Jamadaev avrebbero combattuto fin dall'inizio contro i militanti, un tempo sarebbero stati compagni di lotta dei Kadyrov, tuttavia dopo la morte del primo presidente ceceno Achmat Kadyrov quest'alleanza si sarebbe dissolta. Uno dopo l'altro sono stati uccisi i fratelli maggiori di Isa Jamadaev, Ruslan e Sulim. Peraltro nella primavera del 2009 Kadyrov accusò Sulim Jamadaev di complicità nell'atto terroristico a Groznyj del 9 maggio 2004, in conseguenza del quale morì Achmat Kadyrov. “Ho le prove al 70% che questi è complice dell'omicidio di mio padre, inoltre ha attentato due volte anche alla mia vita, voleva avvelenare il lago nella residenza (la residenza fuori dalla città di Gudermes [2]) il giorno del mio insediamento, ho dei testimoni”, – dichiarò Kadyrov-junior.



Inoltre Kadyrov accusava gli Jamadaev di tossicodipendenza e disturbi psichici. A settembre dello scorso anno in un'intervista al giornale “Zavtra” [3] il presidente ceceno chiamò gli Jamadaev “tossicodipendenti”.

“Mi avete chiesto degli Jamadaev. Era gente inventata. Abbiamo lavorato con loro, ci siamo sforzati di renderli utili. I nostri servizi segreti li hanno analizzati. Ruslan era un alcolizzato e un tossicodipendente completo. Sulim era un tossicodipendente all'ultimo stadio. Suo fratello Musa è un tossicodipendente. Badik è un tossicodipendente assoluto. L'unico che non beve e non fuma è Isa, ma è schizofrenico”, – disse allora Kadyrov.

A questo Isa Jamadaev reagì nel proprio blog: “L'unica cosa che posso aggiungere qui è che nella nostra famiglia nessuno è morto di droga. Mentre, per esempio, il fratello carnale di Ramzan Zalimchan è morto qualche anno fa di overdose. E' evidente che su questa base qualunque santo adesso può sembrare “fatto””.



Neanche Isa restò in debito. Nella primavera del 2009, dopo l'omicidio di Sulim, disse che dietro gli omicidi dei suoi fratelli c'era Kadyrov. “Sulim fu avvertito alcune volte. Gli fu detto di lasciare la Russia e di stare sommerso per qualche tempo. Ci fu detto che gli uomini di Kadyrov avevano mandato un commando di assassini per farla finita con lui”, – dichiarò in un intervista al “Times”. “Non dubito che dietro a tutto questo ci sia Kadyrov. Non si fermerà finché non saremo morti tutti, perché ci teme. I suoi uomini verranno a cercarmi. Che vengano. Io sono pronto. Avranno quello che hanno meritato”, – disse Isa. Nell'autunno del 2008 Kadyrov, dopo un'analoga dichiarazione sul fatto che il presidente ceceno fosse complice dell'omicidio di Ruslan Jamadaev, chiamò Isa Jamadaev criminale. “Isa Jamadaev – fra l'altro, anch'egli un criminale – dichiara che Ramzan Achmatovič Kadyrov è direttamente complice dell'omicidio. Questa è la sua dichiarazione, io penso che qualcuno gli abbia di nuovo suggerito qualcosa. Come dire, per guardare da una parte lo sviluppo ulteriore degli eventi e non andare personalmente in tribunale. Dipingendosi vittime di Kadyrov vogliono salvarsi dal tribunale. Ma se Ramzan Kadyrov avesse fatto questo, non lo nasconderei, ma lo annuncerei a tutto il paese e a tutto il mondo. E perciò di queste parole risponderanno anche legalmente e chiederò di applicare ogni lettera della legge a tutti quelli che mi ascrivono l'omicidio”, – dichiarò.



http://www.ingushetia.org/news/22512.html

[1] Giornale online russo, da cui l'articolo è tratto.

[2] Città della Cecenia centrale.

[3] “Domani”, giornale ultranazionalista.