28 agosto 2010

A proposito di FSB

Da chi è composto lo FSB?




La “Novaja gazeta” ha analizzato le caste di questa struttura chiusa e anche i dettagli delle biografie dei loro rappresentanti


Per dieci anni hanno cercato di convincerci che lo FSB è l'unica struttura che può salvare il paese dal caos e dall'illegalità. Che nello FSB si sono raccolte persone unite dall'idea di un servizio senza riserve alla Patria. Con questa premessa i cekisti [1] hanno occupato i posti chiave nell'apparato statale, nel Ministero degli Interni, nella Narcotici, sono entrati nei consigli di amministrazione delle maggiori banche e corporazioni.

I risultati di un decennio di ottimismo non vengono inculcati: I confini meridionali della Russia ribollono, ci sono regolarmente atti terroristici, la tossicodipendenza è diventata una sciagura nazionale, il cekista Nurgaliev mandato in trasferta al Ministero degli Interni ha completamente distrutto il lavoro del ministero e dopo anni di “cekismo” il paese è alla fine divorato dalla corruzione.

E' giunto il tempo di osservare più attentamente questa fucina di quadri. Alla fin fine, i russi mantengono di tasca loro questo servizio segreto e hanno il diritto di chiedere un resoconto.

Miti e leadership

Come ogni struttura statale, lo FSB rappresenta un meccanismo complesso, dove si sono intrecciati gli interessi di diversi clan, cricche locali e gruppi. Ora al timone ci sono il clan di Piter [2] e le persone vicine all'ex direttore dello FSB Nikolaj Patrušev (ora segretario del Consiglio di Sicurezza). Questi fanno anche il bello e il cattivo tempo alla Lubjanka. Giudicate da soli.

Il direttore dello FSB Aleksandr Bortnikov ha finito l'istituto di ingegneria ferroviaria di Leningrado. Dal 2003 al 2004 è stato capo della direzione dello FSB di San Pietroburgo e della regione di Leningrado [3]. Sotto Patrušev era a capo del Servizio di Sicurezza Economica (SÈB [4]) dello FSB.

Il primo vice Sergej Smirnov ha cominciato il suo servizio nell'amministrazione del KGB della regione di Leningrado. Dal 2001 al 2003 è stato capo della direzione dello FSB di San Pietroburgo e della regione. Nel 2003 è stato trasferito nella capitale.

Il primo vice e direttore del servizio di frontiera Vladimir Proničev nel 1994 fu designato capo della direzione dello FSK [5] della Carelia [6], sostituendo Patrušev in questo posto. Nel 2001 Patrušev si portò Proničev a Mosca. Dopo i tragici eventi della presa e della morte degli ostaggi nel Centro Teatrale di Dubrovka a Mosca nel 2004 con un ordine segreto di Putin gli è stato conferito il titolo di “Eroe della Russia”.

Il vicedirettore Vjačeslav Ušakov nel 1998 era rappresentante plenipotenziario del presidente in Carelia (lavorò contemporaneamente a Patrušev. Dal 2002 fu capo della direzione per la coordinazione delle informazioni operative (UKOI [7]). Nel luglio 2003 fu designato vicedirettore dello FSB. Fanno eccezione solo tre vice di Bortnikov: i moscoviti Jurij Gorbunov e Sergej Buravlëv e anche Vladimir Kulešov, che in precedenza era a capo dell'UFSB [8] della regione di Saratov.

Perfino il presidente del consiglio per i rapporti con il pubblico presso lo FSB Vasilij Titov (vicepresidente della VTB [9]) e il suo vice Aleksandr Afroničev (presidente del consiglio di amministrazione della Spa Nord [10]) sono nativi di Piter. Gli altri membri del consiglio sono in maggioranza commercianti con un passato cekista e poliziotti, ex deputati della Duma di Stato e il parroco della chiesa di Santa Sofia della Divina Sapienza alla Lubjanka e della chiesa del Grande Martire e Taumaturgo Pantaleone presso l'ospedale dello FSB, il protopope Aleksandr (Mironov).

Fra l'altro nel consiglio non c'è un solo noto attivista sociale, un attivista per i diritti umani o un giornalista indipendente.

Nei posti

Tra i generali va un po' meglio, se non vengono dalle rive della Neva, hanno una traiettoria di volo del tutto diversa. Alcuni vagano per le remote province. Altri giungono in qualche modo nella capitale.

Per esempio, l'attuale capo dell'UFSB della regione di Volgograd [11] Sergej Kokorin ha cominciato il servizio nel KGB del Kazakistan. In seguito comandò i cekisti a Orenburg [12] e nella regione di Sachalin [13]. All'età di 52 lo trasferirono a Volgograd. Stando alle informazioni della nostra fonte, hanno pensato di trasferire Kokorin a Mosca due volte, ma all'ultimo momento la decisione fu revocata.

Ora sopra il principale cekista di Volgograd si sono addensate le nubi. In primo luogo, gli hanno fatto “ballare” sotto il naso il ponte strategico sul Volga, per la costruzione del quale la Corte dei Conti ha messo in luce gravissime violazioni finanziarie. E in secondo luogo, l'anno scorso tra le mura della direzione è successo un grande scandalo: dopo aver scritto una lettera aperta al presidente è scomparso senza lasciare traccia il capo della sezione per la lotta al terrorismo e all'estremismo, il colonnello Pëtr Samarskij ( vedi "Novaja gazeta", n. 47 del 5.05.2010 ).

Secondo la versione ufficiale, Samarskij fu arrestato da agenti dell'UFSB all'aeroporto di Domodedovo [14] e fuggì durante il trasporto a Volgograd. Ma i familiari non credono alle autorità e ritengono che il colonnello sia stato ucciso o che l'abbiano sequestrato i suoi colleghi. Qualche giorno fa la madre di Samarskij ha inviato alla redazione un video-appello al presidente Medvedev, in cui questa prega di cercare suo figlio (...).

Ma per altri capi dell'UFSB nessuno scandalo è di ostacolo e si ingegnano di trasferirsi nell'apparato centrale. Per uno strano corso degli eventi i “fortunati” senza stancarsi hanno lottato con il contrabbando e l'industria illegale del pesce e si sono fatti notare nelle storie di ridistribuzione di grandi proprietà.

Per esempio, un passato eroe dei nostri articoli, l'ex capo dell'UFSB del Territorio del Litorale [15], il generale di divisione Jurij Alešin. Questo personaggio si mise in luce nella storia quando alcuni imprenditori e uomini delle strutture armate vicini a loro divisero le azioni del porto di pesca di Nachodka [16]. Tra l'altro nel sito della “Novaja gazeta” abbiamo inserito delle intercettazioni telefoniche ottenute nell'ambito del procedimento penale n. 4802. Uno dei partecipanti alle conversazioni telefoniche con una voce che ricordava quella del generale Alešin consigliava ad un assistente del capo del porto a quale tra gli agenti dello FSB fosse meglio rivolgersi perché non permettesse agli imprenditori di ottenere azioni o come organizzare l'appoggio della polizia e bloccare i fastidi giudiziari (vedi “Novaja gazeta”, nn. 60, 62 del 2002). Inoltre, stando a quanto comunicato dai mezzi di informazione di massa, tra I familiari di Alešin risulta esserci una persona con un burrascoso passato criminale. Il marito della figlia maggiore Kanakbek Kurmangaliev, soprannominato Kan, in precedenza scontò una condanna per lesioni e sequestro di persona. Ora Jurij Nikolaevič occupa un posto di responsabilità nello SÈB dello FSB.

Fra l'altro i nostri esperti hanno elaborato tre versioni sul perché non sono state rese pubbliche le dichiarazioni dei redditi e delle proprietà della leadership dello FSB:

a) perché sul tavolo del presidente sarebbe stata posta una evidente bufala e il Capo dello Stato avrebbe chiesto di presentare un nuovo documento;
b) perché le proprietà indicate nelle dichiarazioni non si collegherebbero a “teste fredde, cuori caldi e mani pulite” [17];
c) le dichiarazioni mostravano l'eccessivo gonfiaggio degli organici dello FSB e al Cremlino hanno preso una pausa.

Intrallazzati

Dietro ai generali di Piter e ai generali fortunati nella gerarchia segreta vengono gli intrallazzati. In altre parole quegli agenti, che hanno parenti generali, alti funzionari o grandi uomini d'affari. Di solito questi “cekisti” dopo cinque-sette anni lasciano il servizio e si trasferiscono in posti al calduccio in grandi banche e compagnie petrolifere – come a seguire le cose d'affari a nome dell'“occhio che non sonnecchia”.

Come esempio più chiaro possono servire i figli dello stesso segretario del Consiglio di Sicurezza Patrušev, Dmitrij e Andrej. Entrambi diplomati all'Accademia dello FSB. Oggi Dmitrij lavora come primo vicepresidente della VTB e risponde del lavoro con le grandi compagnie di Stato. E Andrej nel 2006 è stato designato consigliere del presidente del consiglio di amministrazione della Rosneft' [18].

Un altro esempio è la figlia maggiore del vicedirettore dello FSB Ušakov, Marianna. Finita la scuola, la ragazza è entrata all'Accademia dello FSB. Ora Marianna già non lotta più con i nemici esterni e interni – il suo cognome si può vedere tra I fondatori della casa commerciale Arizo, della Srl “Junika MS” (produzione e vendita di materiali da rifinitura), della Spa “Platon Servis” [19], della Srl Ajgers (affitto di spazi a Šeremet'evo [20]) e del “Centro di divertimento per la gioventù” (ufficio nell'aeroporto centrale).

Tangentisti

Ma non tutti raggiungono il successo grazie alla parentela. La maggior parte dei cekisti sono “self made men”. Principalmente “si sono fatti da soli” con tangenti da cekisti. E' indispensabile dividere i tangentisti in alcune categorie. Alcuni fejsy * [21] vanno realmente a incontri con banditi, sbrogliano situazioni conflittuali con sbirri e funzionari corrotti e proteggono le compagnie dalle verifiche finanziarie. Altri ricevono bustarelle senza uscire dagli uffici. I secondi sono la maggioranza. Di regola i tangentisti sono coinvolti in contrabbando, consegne di droga e flussi finanziari illegali. Gli uomini d'affari pagano alcune tangenti in ogni caso. Ma l'utilità di questa “collaborazione” è minima.

Alcuni anni fa a un noto uomo d'affari moscovita sequestrarono il figlio e chiesero un riscatto plurimilionario. Lo sfortunato padre per avere un aiuto si rivolse al suo collettore di tangenti, un generale dello FSB, a cui ogni mese sganciava 30 mila dollari. Durante una conversazione il generale dichiarò che per le indagini sul crimine erano necessari 100 mila dollari. In seguito chiese altri 25 mila verdoni. Ma il figlio non tornò comunque a casa. (I cognomi di tutti i partecipanti al dramma sono noti alla redazione.)

Alla fin fine il commerciante assunse un detective privato e questi liberò l'ostaggio.

– I soldi li restituì il generale? – mi interessai.

– Disse che i suoi sbirri l'avevano fregato. Anche se so che non mosse un dito, – rispose il commerciante.

Estorsori

Secondo le informazioni della nostra fonte, i tribunali russi sono semplicemente sommersi di procedimenti penali dove in qualità di estorsori figurano agenti dello FSB.

Ora la procura militare esamina il procedimento penale n. 33/03/0111-10. Nel caso figurano tra agenti dello FSB (un agente operativo dell'UFSB della capitale, un agente dello COS [22] dello FSB e un colonnello dell'amministrazione della sicurezza interna), due poliziotti (uno è di servizio nel dipartimento di sicurezza interna del Ministero degli Interni) e un investigatore capo addetto a casi particolarmente importanti dell'UVD [23] dello CAO [24]. Secondo la versione degli inquirenti, inizialmente i cekisti e i loro complici avrebbe cercato di ostacolare l'attività di un commerciante e in seguito avrebbero estorto alla sua coniuge civile un'automobile straniera. La storia ha avuto una forte risonanza grazie al coraggio della moscovita Olesja N.

– Molti mi avevano detto, non ti impicciare con quelli dello FSB e dagli tutto, – ricorda la ragazza. – Ma io mi sono detta: “Perché devo temere questa teppa con le carte?”

La storia è questa. Il marito civile di Olesja, Aleksej V. aveva deciso di occuparsi del business della ristorazione. Presto si trovò un posto adeguato, ma nel corso dell'espletamento delle formalità si chiarì che il padrone precedente era in ritardo con il pagamento dell'affitto. Aleskej per avere un aiuto si rivolse a un suo caro amico, il cekista Andrej Matalin, che aveva agganci nel governo di Mosca. Qualche mese dopo Aleksej si interessò del risultato. In risposta Matalin propose di inserire tra i soci fondatori suo fratello, uomo d'affari. Aleksej si rifiutò e chiese che gli restituisse i documenti del ristorante.

E per Aleksej cominciarono i guai: I poliziotti dell'UVD dello CAO avviarono un procedimento penale nei suoi confronti e lo dichiararono ricercato. Venutolo a sapere, Matalin coinvolse un collega, l'agente 24enne dello COS dello FSB Vladislav Kotjukov. Questi fissarono un incontro con l'uomo d'affari nei pressi della stazione del metrò Novoslobodskaja [25], dove a loro dire avrebbero voluto risolvere i problemi con il ristorante. A dire il vero, del rendez-vous da venire fu comunicato in precedenza agli agenti operativi dell'UVD dello CAO. Appena il fuggitivo comparve, lo arrestarono sul posto.

Leggere le deposizioni di Matalin e Kotjukov è un “piacere”:


Matalin:
“…Io e Kotjukov eravamo guidati dall'aspirazione a fornire collaborazione agli organi di polizia nell'arresto di un criminale. Del supposto incontro informai Krylov e un altro agente della polizia investigativa, che erano insieme a noi. Chiedemmo subito a Krylov che non compisse l'arresto in nostra presenza e non desse informazione del fatto che io e Kotjukov gli avevamo fornito collaborazione. A Krylov dicemmo anche che V. ha sempre con se una pistola traumatica…”

Kotjukov: “…Una volta rimasti in due, io e Matalin, nel caffè dopo l'arresto di V., capimmo che questi avrebbe subito capito che eravamo partecipi, ma non volevamo questo. In seguito, per distogliere da noi i sospetti di partecipazione all'arresto, decidemmo di andare dopo il lavoro dall'investigatore Bykov all'UVD dello CAO della città di Mosca e mostrare a V. che avevamo a cuore il suo destino. Perciò comprammo acqua minerale e sigarette per lui…”

Ma Matalin e Kotjukov decisero di non fermarsi alla beneficenza. Dichiararono alla coniuge civile che per una certa somma avrebbero potuto far liberare Aleksej e in qualità di onorario chiesero la sua automobile Nissan Murano. Olesja fu d'accordo.

Una settimana dopo la ragazza prese a interessarsi del perché il coniuge fosse ancora in arresto. Al che i cekisti dichiararono: la liberazione per ora non si può ottenere, tuttavia si sarebbero messi d'accordo perché mettessero Aleksej in una buona cella, dove i criminali non lo avrebbero “piegato”. Olesja ebbe abbastanza prontezza d'ingegno – registrò tutte le conversazioni con il magnetofono:

– Allora restituirono la Nissan, a dire il vero tutta ammaccata, e presero a pregarmi di fare una dichiarazione. Si mostrarono persone molto carine e gentili, – sorride Olesja.

Nel caso c'è ancora un dettaglio, che mostra eloquentemente come per via dell'impunità I giovani cekisti perdono il senso di autoconservazione elementare. A chi pensate che Kotjukov abbia intestato la Nissan? A un lontano parente, a un conoscente, a un vicino? Niente del genere: alla propria coniuge!

A loro volta gli avvocati dei cekisti intendono dimostrare in tribunale che non c'è stata alcuna estorsione e che Olesja stessa abbia provocato la situazione.

Truffatori

Ai seguenti personaggi d'ufficio la mano pelosa [26] non serve a nulla. Le oscure faccenduole di questi personaggi fioriscono grazie all'antica paura dei russi davanti alla VČK [27]-KGB-FSB, quando è sufficiente far balenare una carta e tutti si mettono sull'attenti. In realtà i truffatori non hanno mai visto una spia in carne ed ossa, in quanto prestano servizio come piccoli agenti operativi o tecnici o esaminano scartoffie. Il loro destino è truffare i tonti. Le operazioni speciali si dividono in alcune tappe:

a) scelta della vittima;
b) сreazione di uno stato di nervosismo;
c) dare gli incubi;
d) conversazione fiduciosa;
e) ricevimento di soldi o altre opzioni.

Ecco come ha descritto la propria situazione l'uomo d'affari dei dintorni di Mosca Roman M. A una festa gli presentarono un qualche curatore del distretto per conto dello FSB, un certo Michail Anatol'evič (in seguito risultò essere un agente della sezione tecnica).

– Ho sentito, ho sentito di lei, – disse Michail Anatol'evič stringendogli la mano. – Ha già risolto I suoi problemi?

– Non ho problemi, – rispose stupito il commerciante.

– Strano, I miei ragazzi lavorano su di lei…

Tutto il mese seguente Roman fu sulle spine. Gli sembrava che lo seguissero e gli ascoltassero le telefonate. Fra l'altro in ufficio gli telefonavano alcune persone e gli chiedevano in quale ufficio del fisco portasse le dichiarazioni. Alla fine Roman non resse e contattò Michail Anatol'evič.

– Allora mi mostrò un qualche documento per il 2003, secondo il quale in qualche modo non avrei pagato completamente le tasse, quindi capii, che mi stavano truffando. Chiesi direttamente cosa gli servisse. In risposta Michail Anatol'evič mi chiese di inserire suo fratello tra i soci.

– E che successe poi? – mi incuriosii.

– Ci incontrammo sul fatto che avrei offerto un pranzo a suo fratello nel caffè vicino.

Sgobboni

Gli sgobboni sono I combattenti dei corpi speciali dello FSB e gli agenti operativi, che spesso vanno in trasferta nei punti caldi e salvano gli ostaggi. Questi fejsy muoiono per primi e sanno molto bene cosa li aspetta, se finiscono prigionieri dei militanti. Di qui l'eccessiva crudeltà durante le operazioni speciali, la “freddezza” e l'attitudine menefreghista verso le vite altrui. E di prospettive di avanzare non ce ne sono. Lasciato il servizio, solo pochi si impiegano come guardie del corpo o come banditi. Gli altri si disseminano per le ČOP [28] e apriranno e chiuderanno porte per tutta la vita.

Si è notato da molto tempo: quando cominci a parlare di corruzione nello FSB, più di tutti si confondono non gli sgobboni, ma I loro capi con le macchine di servizio straniere con le sirene.

*Fejsy: agenti dello FSB (in gergo).

(Segue)

Sergej Kanev
reporter di cronaca nera, sbult@mail.ru

sbult@mail.ru

[1] In origine i membri della ČK (nello spelling russo čè-ka), la prima polizia politica sovietica, poi per estensione tutti gli agenti segreti.

[2] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[3] La regione di Leningrado non ha cambiato nome come la città...

[4] Sigla russa: Služba Èkonomičeskoj Bezopasnosti.

[5] Federal'naja Služba Kontrrazvedki (Servizio Federale di Controspionaggio).

[6] Regione settentrionale ai confini con la Finlandia.

[7] Sigla russa: Upravlenie Koordinacii Operativnoj Informacii.

[8] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio di Sicurezza Federale).

[9] Bank Vnešnej Torgovli (Banca per il Commercio Estero), grande gruppo bancario.

[10] Compagnia che produce elettrodomestici e robotica domestica.

[11] L'ex Stalingrado.

[12] Città della Russia europea orientale.

[13] Isola del Pacifico.

[14] Uno degli aeroporti di Mosca.

[15] La regione della costa del Pacifico.

[16] Città del Territorio del Litorale.

[17] Definizione propagandistica degli agenti del KGB.

[18] “Petrolio-Russo”, grande compagnia petrolifera.

[19] “Platone-Servizi”, produttore di mobili per uffici ed esercizi commerciali.

[20] Aeroporto principale di Mosca.

[21] Il corsivo è mio.

[22] Centr Obščestvennoj Svjazi (Centro per i Rapporti con il Pubblico).

[23] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni), in pratica la sede della polizia.

[24] Central'nyj Administrativnyj Okrug (Circondario Amministrativo Centrale).

[25] Nel centro di Mosca.

[26] Immagine di rapace avidità.

[27] Vserossiijskaja Črezvyčajnaja Komissija po bor'be s kontrrevoljuciej i sabotažem (Commissione Straordinaria Panrussa per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio), nome completo della prima polizia politica sovietica.

[28] Častnye Ochrannye Predprijatija (Imprese di Sorveglianza Private).


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/08/cose-davvero-lo-fsb.html

24 agosto 2010

A proposito di Kadyrov (XVII)

“Sono pronto con tutte le forze e tutte le possibilità a mia disposizione ad essere suo compagno di lotta” – Isa Jamadaev si è rappacificato con Kadyrov


Ingushetia.Org, 23.08.2010, 13:44


Il maggiore dei fratelli Jamadaev rimasti in vita Isa si è rappacificato con il presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov. Kadyrov e Jamadaev si sono incontrati in Cecenia e “non hanno trovato motivi essenziali” di inimicizia. Jamadaev promette di essere compagno di lotta di Kadyrov e ha già chiuso il proprio sito, dove criticava aspramente le autorità cecene. Kadyrov non commenta la situazione.

Domenica sera si è venuti a sapere della rappacificazione del maggiore dei fratelli Jamadaev rimasti in vita Isa Jamadaev con il presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov. Dell'accaduto si sa solo dalla voce di Jamadaev, l'ufficio stampa di Kadyrov ha solo posto nel sito ufficiale il comunicato di Interfax in proposito. Lunedì l'addetto stampa di Kadyrov era irraggiungibile per i commenti.

Jamadaev, dopo aver conversato alla vigilia con i giornalisti in Cecenia, ha raccontato di essere giunto nella repubblica su richiesta degli anziani e dei suoi egregi familiari. Proprio gli anziani, ha detto Jamadaev, hanno chiesto a Kadyrov di incontrarsi con i rappresentanti del clan nemico: “Si sono rivolti al presidente della Cecenia con la richiesta di accoglierci, al che Ramzan Achmatovič in segno di rispetto per gli anziani ha dato il proprio assenso”.

Da quanto ha detto Jamadaev risulta che insieme a lui all'incontro sia andato anche qualcun altro, ma chi fosse non l'ha precisato. Da quanto ha detto Jamadaev risulta anche che in precedenza Kadyrov avrebbe fatto visita alla mamma dei fratelli Jamadaev su richiesta di questa. In precedenza non era stata data comunicazione di questa visita.



Quanto all'incontro con Kadyrov Jamadaev ha comunicato un solo dettaglio: è stato prolungato. Il risultato della valutazione “di alcune questioni” con il presidente ceceno è stato la conclusione sull'assenza “di motivi essenziali che impediscano il raggiungimento di normali rapporti tra noi”, ha detto Jamadaev.

Inoltre i partecipanti al colloquio “si sono convinti che alcuni mezzi di comunicazione di massa tentano di provocare artificiosamente rapporti irrispettosi tra noi”. “Mi hanno condotto in errore quelle forze che sono interessate al fatto che tra noi non ci sia accordo, perché l'accordo tra noi è contrario agli interessi dei nemici del popolo ceceno. E noi non permetteremo a nessuno di manipolarci. Ci siamo convinti entrambi che alcune forze diffondono a bella posta calunnie dell'uno sull'altro e falsità e tutto questo è fatto perché tra noi ci siano rapporti tesi”, – Interfax cita Jamadaev.



Adesso questi è pronto ad impegnarsi per il bene della Cecenia a fianco di Kadyrov.

“Dichiaro prendendomene piena responsabilità che non ho alcuna avversione per Kadyrov e che sono pronto con tutte le forze e con tutte le possibilità a mia disposizione ad essere suo compagno di lotta e che d'ora in poi non permetterò a nessuno di fare a mio nome qualsiasi dichiarazione che riguardi il nome di Ramzan Achmatovič”, – ha promesso Jamadaev.

A “Gazeta.Ru” [1] non è riuscito finora ottenere commenti di Jamadaev sull'accaduto. Tuttavia in precedenza questi aveva già detto a “Gazeta.Ru” che il conflitto tra Jamadaev e Kadyrov era stato provocato da alcune persone dell'entourage di Kadyrov, ex militanti che avevano goduto di un'amnistia. I fratelli Jamadaev avrebbero combattuto fin dall'inizio contro i militanti, un tempo sarebbero stati compagni di lotta dei Kadyrov, tuttavia dopo la morte del primo presidente ceceno Achmat Kadyrov quest'alleanza si sarebbe dissolta. Uno dopo l'altro sono stati uccisi i fratelli maggiori di Isa Jamadaev, Ruslan e Sulim. Peraltro nella primavera del 2009 Kadyrov accusò Sulim Jamadaev di complicità nell'atto terroristico a Groznyj del 9 maggio 2004, in conseguenza del quale morì Achmat Kadyrov. “Ho le prove al 70% che questi è complice dell'omicidio di mio padre, inoltre ha attentato due volte anche alla mia vita, voleva avvelenare il lago nella residenza (la residenza fuori dalla città di Gudermes [2]) il giorno del mio insediamento, ho dei testimoni”, – dichiarò Kadyrov-junior.



Inoltre Kadyrov accusava gli Jamadaev di tossicodipendenza e disturbi psichici. A settembre dello scorso anno in un'intervista al giornale “Zavtra” [3] il presidente ceceno chiamò gli Jamadaev “tossicodipendenti”.

“Mi avete chiesto degli Jamadaev. Era gente inventata. Abbiamo lavorato con loro, ci siamo sforzati di renderli utili. I nostri servizi segreti li hanno analizzati. Ruslan era un alcolizzato e un tossicodipendente completo. Sulim era un tossicodipendente all'ultimo stadio. Suo fratello Musa è un tossicodipendente. Badik è un tossicodipendente assoluto. L'unico che non beve e non fuma è Isa, ma è schizofrenico”, – disse allora Kadyrov.

A questo Isa Jamadaev reagì nel proprio blog: “L'unica cosa che posso aggiungere qui è che nella nostra famiglia nessuno è morto di droga. Mentre, per esempio, il fratello carnale di Ramzan Zalimchan è morto qualche anno fa di overdose. E' evidente che su questa base qualunque santo adesso può sembrare “fatto””.



Neanche Isa restò in debito. Nella primavera del 2009, dopo l'omicidio di Sulim, disse che dietro gli omicidi dei suoi fratelli c'era Kadyrov. “Sulim fu avvertito alcune volte. Gli fu detto di lasciare la Russia e di stare sommerso per qualche tempo. Ci fu detto che gli uomini di Kadyrov avevano mandato un commando di assassini per farla finita con lui”, – dichiarò in un intervista al “Times”. “Non dubito che dietro a tutto questo ci sia Kadyrov. Non si fermerà finché non saremo morti tutti, perché ci teme. I suoi uomini verranno a cercarmi. Che vengano. Io sono pronto. Avranno quello che hanno meritato”, – disse Isa. Nell'autunno del 2008 Kadyrov, dopo un'analoga dichiarazione sul fatto che il presidente ceceno fosse complice dell'omicidio di Ruslan Jamadaev, chiamò Isa Jamadaev criminale. “Isa Jamadaev – fra l'altro, anch'egli un criminale – dichiara che Ramzan Achmatovič Kadyrov è direttamente complice dell'omicidio. Questa è la sua dichiarazione, io penso che qualcuno gli abbia di nuovo suggerito qualcosa. Come dire, per guardare da una parte lo sviluppo ulteriore degli eventi e non andare personalmente in tribunale. Dipingendosi vittime di Kadyrov vogliono salvarsi dal tribunale. Ma se Ramzan Kadyrov avesse fatto questo, non lo nasconderei, ma lo annuncerei a tutto il paese e a tutto il mondo. E perciò di queste parole risponderanno anche legalmente e chiederò di applicare ogni lettera della legge a tutti quelli che mi ascrivono l'omicidio”, – dichiarò.



http://www.ingushetia.org/news/22512.html

[1] Giornale online russo, da cui l'articolo è tratto.

[2] Città della Cecenia centrale.

[3] “Domani”, giornale ultranazionalista.

28 luglio 2010

A proposito della "Novaja gazeta"

Agli sbirri villani




Durante lo svolgimento di un compito affidatole dalla redazione, la corrispondente speciale della “Novaja gazeta” Elena Kostjučenko, che stava facendo luce sui fatti riguardanti un disboscamento barbarico [1], è stata arrestata da agenti di polizia. Gli agenti dell'UVD [2] УВД della città di Chimki hanno agito con tale durezza che Lena ha subito un trauma alla colonna vertebrale nella zona del collo e poi ha passato oltre quattro ore nella sezione di polizia insieme ad altri arrestati: attivisti ecologisti e giornalisti.

L'arresto era illegale e infondato. Ciò è stato confermato dal tribunale della città di Chimki, che non ha trovato nell'operato della nostra corrispondente alcun elemento di violazione amministrativa.

Al momento la “Novaja gazeta” sta preparando un'istanza sul reato da indirizzare alla procura della regione di Mosca. Insistiamo: gli agenti di polizia devono rispondere del loro operato secondo il Codice Penale. Riteniamo che abbiano commesso reati ai sensi di quattro articoli del Codice Penale della Federazione Russa: art. 286, c. 3, p. “а” o – abuso di potere da parte di persona con una carica statale, con uso di violenza; art. 301 – arresto illegale; art. 112, c. 2, p. “b” o – danno premeditato di media entità alla salute di una persona legato allo svolgimento di un'attività di servizio da parte di detta persona; art. 144. c. 2 – ostacolo alla legale attività professionale di giornalisti, compiuta da una persona in forza della propria posizione di servizio.

Insistiamo categoricamente per un'indagine accurata, perché ogni impunità genera maggiori tragedie. E queste tragedie negli ultimi tempi avvengono a giornalisti e attivisti per i diritti umani proprio a causa della riluttanza dello Stato a chiamare a rispondere chi si è permesso di compiere atti di violenza coprendosi con “interessi di Stato”.

"Novaja gazeta"

28.07.2010, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/081/17.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Si tratta del contestato abbattimento del bosco protetto di Chimki, nei pressi di Mosca, per far posto all'autostrada Mosca-San Pietroburgo.

[2] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni), in pratica la sede della polizia.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/07/la-novaja-gazeta-contrattacca.html

27 luglio 2010

A proposito di Putin (XV)

E Putin non sarà d'aiuto




Mentre si fanno le costruzioni olimpiche ai bambini di Soči hanno tolto un campo da calcio


Vendere i terreni di Soči è un'occupazione super-redditizia.

Nella borgata di Vardane nel quartiere Lazarevskij c'era un campo da calcio dove i ragazzi giocavano dalla mattina alla sera.

Ma l'amministrazione del quartiere concesse questo terreno per la costruzione di case private.

– Ci siamo messi a dare l'allarme, ci siamo rivolti ai deputati della Duma di Stato, ma questi sono andati direttamente da Vjačeslav Fetisov. Questi allora era a capo dell'Agenzia Federale per lo Sport, – racconta l'attivista civico locale Grigorij Kovalëv.

Alla fine del campo da calcio venduto è venuto a sapere Putin, che allora era presidente. Nel 2007 questi andò al Forum Economico Internazionale a Soči, dove il governatore del Kuban' [1] Tkačëv e l'allora sindaco Kolodjažnyj lodavano a gran voce le prospettive sportive della città. La gente dice che Putin avrebbe ascoltato e poi avrebbe notato: dice, bisognerebbe rendere ai bambini il campo da calcio nella borgata di Vardane. Si capisce, Tkačëv e Kolodjažnyj promisero di mettere ordine e restituire il campo sportivo. L'amministrazione del quartiere Lazarevskij ricevette una ramanzina. Il problema è che sul campo avevano già iniziato a costruire le case private. In conseguenza un certo Vladimir Brun'ko liberò un appezzamento, tuttavia altri due proprietari restarono. Le loro case non ultimate stanno come prima sul campo da calcio.

Grigorij Kovalëv ha pagato per la propria attività. Al costruttore Vladimir Brun'ko invece di un pezzo del campo di calcio è stato concesso un appezzamento da sempre di proprietà dei Kovalëv e per cui questi sono adesso hanno una causa aperta. Per di più Brun'ko ha ricevuto i terreni un tempo di una comunità locale di cosacchi – in tutto circa due ettari. A lui grazie alle parole di Putin è andata solo meglio, ma ai bambini del posto per nulla. Però adesso il campo sportivo rubato ai ragazzi è chiamato a livello popolare “Campo Putin”.

Evgenij Titov

26.07.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/080/04.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Nome di un fiume e della regione storica di cui Soči fa parte (ufficialmente si parla di governatorato di Krasnodar – porto sul Mar Nero).

26 luglio 2010

A proposito di attentati (V)

GÈS [1] ed ex




L'esplosione nella GÈS del Baksan [2] è un “avvertimento” dei militanti agli uomini del settore energetico: bisogna scucire per la lotta con gli infedeli


L'esplosione nella GÈS del Baksan in Cabardino-Balcaria, avvenuta in un momento di piena calma a livello di notizie, ha generato una furia di commenti mai vista: abbiamo sentito che, dice, i terroristi nel Caucaso del Nord passano a una nuova tattica – agli atti terroristici contro le infrastrutture. E la stessa GÈS del Baksan è cresciuto fin quasi alle misure di Sajano-Šušenskaja.

Mentre la GÈS di Baksan è una rarità dei tempi di Očakov e della sottomissione della Crimea [3]. E' in grado di garantire l'elettricità a qualche villaggio vicino. Se non fosse stato per i canali federali, in Cabardia non avrebbero neanche saputo di questo clamoroso atto terroristico.

L'esplosione nella GÈS ha solo un senso. E' l'ex. L'ex-propriazione [4]. Più precisamente, l'estorsione di denaro dagli uomini del settore energetico per la lotta contro gli infedeli.

Gli atti terroristici dei militanti nel Caucaso sono sempre stati indirizzati contro i federali e i loro sostenitori. Il soldato russo-kjafir [5], lo sbirro locale-munafik [6], la prostituta, il casinò, il negozio che smercia alcolici e così viola le leggi di Allah – ecco i loro bersagli. I semplici abitanti locali sono divenuti vittime solo di passaggio, se possibile evitavano vittime. Per esempio, quando Vadim Butdaev, fratello del capo delle “Madri del Daghestan”, ucciso lo sbirro da lui odiato Arsen Zakar'jaev, si impadronì di un taxi, legò il tassista, lo mise sul sedile posteriore e andò a uccidere Zakar'jaev. Il poliziotto lo uccise, ma il “semplice musulmano” non lo toccò.

Lo stesso alla GÈS: i poliziotti che la proteggevano li hanno uccisi a colpi d'arma da fuoco, ma il personale di servizio l'hanno lasciato in vita.

Per la stessa ragione i militanti attaccano di rado le infrastrutture. La loro esplosione causa disagi alla popolazione civile, che i mujaheddin considerano un alleato. Ci sono spesso esplosioni nell'oleodotto del Daghestan? E perché, se non per il fatto che in caso di tali esplosioni con i loro autori farebbero i conti non i lontani federali, ma persone potenti in Daghestan – Sajgid Murtuzaliev [7] e Sajgidpaša Umachanov [8]?

In generale il Daghestan è uno dei pochi posti al mondo in cui il petrolio, per via di un raro fenomeno naturale si estrae direttamente dalle tubature. Tanto petrolio quanto ne portano le petroliere che partono da Izberbaš, probabilmente in Daghestan non si estrae in un anno. Compare da solo. A Izberbaš. Vicino all'oleodotto.

Quando fanno esplodere le infrastrutture è il più delle volte un atto di estorsione. Fanno esplodere le antenne dei telefoni cellulari, poi vanno alla compagnia e chiedono lo zakjat [9]. Ora in Daghestan hanno fatto esplodere qualche volta la ferrovia – anche questo è un avvertimento comprensibile. In questa logica di espropriazioni-estorsioni si inscrive egregiamente anche l'esplosione nella GÈS del Baksan: niente che causi disagi alla popolazione, ma un serio avvertimento che bisogna pagare.

Le installazioni energetiche nel Caucaso sono da tempo una fonte di guadagno per i mujaheddin: è difficile dire quanti soldi abbiano ricevuto in Daghestan dalla Sulakènergo [10], ma ben poco tempo fa, volendo di più, hanno sequestrato il figlio del direttore della compagnia. Più o meno allo stesso tempo hanno rapito il figlio del padrone del negozio di mobili Arizona e il figlio del vice-direttore dell'amministrazione daghestana del Tesoro federale. Nessuno di questi è stato ancora liberato. La portata di questi sequestri e la totale mancanza di notizie su di essi – sullo sfondo di rapporti gonfiati sui successi – danno da soli l'idea della portata e dell'impunità dei mujaheddin in Daghestan.

I nostri leader negli ultimi tempi dichiarano che nel Caucaso del Nord i mujaheddin si sono trasformati in banditi e questa, certamente, è una terribile stupidaggine. E' lo stesso che dire che i bolscevichi dopo la rapina alla banca di Tiflis [11] si trasformarono in banditi. I mujaheddin non combattono contro gli infedeli per estorcere soldi a funzionari e uomini del settore energetico. Questi estorcono soldi a funzionari e uomini del settore energetico per combattere contro gli infedeli.

E' vero che moltissimi puri banditi (soprattutto in Cabardia) si sono dati al puro Islam. Ma questo ancora una volta testimonia che le cose vanno malissimo. Questo significa che essere un wahhabita è più sicuro che essere semplicemente un bandito. Immaginatevi uno spacciatore di cocaina negli USA. Quante possibilità ci sono che spacciando cocaina si dichiari sostenitore di Bin Laden? Zero, perché finché spaccia cocaina, la polizia gli da la caccia con poca attenzione, ma se comincia a organizzare esplosioni, dopo cinque minuti lo acchiappa l'FBI.

Nel Caucaso ora è più sicuro essere un wahhabita che semplicemente un bandito. Ne sconfiggi uno – arrivano gli altri e ti uccidono. Perciò pagano. Il denaro pubblico russo è la principale, e praticamente l'unica fonte di soldi per la jihad del Caucaso.

Ma in linea di principio l'esplosione nella GÈS del Baksan si distingue poco dall'incendio di un chiosco bruciato dalla mafia per mancato pagamento. Quanto alle conseguenze infrastrutturali, per carità! Ricordate la barzelletta: un biplano va contro un palazzo di cinque piani e due nonnette su una panchina dicono: “Tale potenza, quale atto terroristico”. Ecco – “quale atto terroristico”.

Julija Latynina
osservatrice della "Novaja gazeta"

23.07.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/079/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] GidroÈlektroStancija (Centrale Idroelettrica).

[2] Fiume della parte centrale della repubblica autonoma di Cabardino-Balcaria.

[3] Ai tempi della presa della città di Očakov (adesso ufficialmente Očakiv, sulla costa ucraina del Mar Nero) e della conquista della Crimea, cioè alla prima metà del XVIII secolo, fa riferimento Čackij, eroe della commedia di Griboedov Che disgrazia l'ingegno! del 1824 per stigmatizzare il suo ambiente sociale stantio. L'espressione è diventata proverbiale per indicare il vecchiume.

[4] In russo il gioco di parole non è affatto goffo: èks è “ex”, èkspropriacija è “espropriazione” (ma anche “appropriazione”).

[5] “Miscredente”, in arabo letterario kāfir. Il corsivo, qui e altrove, è mio.

[6] “Ipocrita”, “falso musulmano”, in arabo letterario munāfiq.

[7] Presidente della provincia di Kizljar, nel Daghestan settentrionale.

[8] Sindaco di Chasavjurt, ai confini con la Cecenia.

[9] Tributo imposto ai musulmani per i poveri, in arabo letterario zakāt.

[10] Compagnia che sfrutta l'energia idroelettrica del fiume Sulak, nel Daghestan centrale.

[11] Nome russificato di Tbilisi usato prima della Rivoluzione d'Ottobre. Qui i bolscevichi compirono una famosa rapina, tra i cui organizzatori c'era Stalin.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/07/il-racket-wahhabita.html

23 luglio 2010

A proposito di Bielorussia

Tiro al bersaglio che ti inquadra




I canali televisivi russi hanno preso a colpire intenzionalmente Lukašènka [1]


L'artiglieria mediatica russa bersaglia già da due settimana la Bielorussia, senza prendere fiato. E Lukašènka ha deciso di rispondere, peraltro non personalmente, ma in modo mediato, invitando sugli schermi della televisione di Stato bielorussa il crudele nemico della Russia Mikhail Saakashvili.

E' curioso che fino a non molto tempo fa Lukašènka annoverasse Saakashvili tra quelli da non rammentare quando fa buio. Nell'agosto 2008 durante l'incontro con Sergei Bagapsh e Eduard Kokoity della guerra georgiano-russa disse: “E' stata una reazione tranquilla e calma che ha fatto sì che nella regione si stabilisse la pace”. Alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2006 il KGB bielorusso avrebbe scoperto un complotto per rovesciare il potere. Al complotto, si capisce, prendevano parte i militanti georgiani, che poco ci mancava che fossero preparati personalmente dal presidente georgiano. Ma adesso che la Russia è diventata un nemico per Lukašènka, questi si è ricordato di Saakashvili.

Saakashvili è andato in onda alla televisione bielorussa giovedì. E già venerdì sera sugli schermi di NTV [2] è andato in onda il film “Krëstnyj bat'ka-2” [3]. Il film cominciava dichiarando che a Lukašènka non è rimasto alcun amico al mondo tranne Kurmanbek Bakiev e Mikhail Saakashvili.

Venerdì la salva è risultata massiccia: oltre al nuovo film della NTV soggetti sul tema “Lukašènka, ci hai stufato, vai al diavolo!” sono andati inaspettatamente in onda nel programma “Vremja” [4] del Primo Canale e in “Vesti” [5] del canale Rossija [6]. Hanno rammentato le persone scomparse senza lasciare traccia, apertamente, senza eufemismi, hanno detto che tutte queste sono state uccise per ordine di Lukašènka, l'hanno accusato di legami con Berezovskij, con cui Lukašènka farebbe affari sporchi invece di consegnarlo alla giustizia dello stato alleato. Peraltro, il leitmotiv di tutta la televisione russa di venerdì era semplice: Lukašènka non è più nostro alleato e nel 2011 non sarà più presidente.

E' chiaro che tutto questo flusso di informazioni in generale era diretto non al telespettatore russo, a a cui gli stessi canali televisivi hanno inculcato per lunghi anni che non c'era amico migliore di Lukašènka per la Russia. Era un semplice e comprensibile message [7] per Lukašènka e i bielorussi. I programmi “Vremja” e “Vesti” sono visibili in Bielorussia. E a tagliare in anticipo i soggetti, come fanno i censori bielorussi con “Bol'šaja raznica[8] e “Prožektorperischilton[9], o non sono riusciti o non si sono decisi. Cosicché l'inclusione nella guerra mediatica dei canali di Stato russi ha garantito l'accesso allo smascheramento del regime bielorusso da ogni isba contadina in Bielorussia. Fra l'altro, anche il “Padrino” “tagliato” grazie a Internet è stato visto da centinaia di migliaia di bielorussi. Se il film fosse andato in onda anche sugli schermi bielorussi, avrebbe avuto forse molti meno spettatori: la domenica sera la gente preferisce guardare il calcio, i serial e i programmi di intrattenimento. E il cinema proibito fin dai tempi sovietici lo si ottiene da terzi, lo si guarda e lo si racconta ai colleghi nell'area per fumatori.

Un attacco mediatico così potente porta a pensare che il Cremlino abbia deciso di sostituire Lukašènka in modo naturale. E' noto a tutti che di elezioni regolari in Bielorussia non ce ne sono da tempo e che la presidente della Commissione Elettorale Centrale Ermošina come risultato di tutte le elezioni con mano ferma scrive la cifra 97 per cento. E in queste condizioni un cambio di potere è possibile solo tramite massicce proteste per le strade. Ma il Cremlino teme le rivoluzioni “arancioni”. Ma se Lukašènka se ne andrà da solo, allora davanti ci sono libere elezioni, sul risultato delle quali si può influire. Per tali attacchi mediatici una persona con una psiche instabile può avere davvero un colpo apoplettico. A poco prezzo e senza rivoluzioni.

Lo stesso Lukašènka tace impaurito. E anche Mikhail Saakashvili lo ha aiutato poco – ha pronunciato indistintamente: “La Russia stessa non sa cosa vuole” – ed è passato gradualmente a parlare di khachapuri [10]. E nei notiziari bielorussi delle ultime due settimane ci sono solo tre temi: un raccolto mai visto, un caldo mai visto e uno “Slavjanski bazar” [12] mai visto.

Irina Chalip [12]
nostro corrispondente

21.07.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/078/09.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Uso la forma bielorussa.

[2] Canale russo un tempo indipendente, ora sotto l'egida della Gazprom.

[3] “Il Padrino-2” (niente a che vedere con Mario Puzo, si tratta del seguito di un documentario contro Lukašènka).

[4] “Tempo”, il “telegiornale di Stato”.

[5] “Notizie”.

[6] “Russia” (sempre di TV di Stato si parla).

[7] In inglese nell'originale.

[8] “Grande differenza”, programma comico dedicato a parodie di film e programmi televisivi.

[9] “Proiettore-Paris-Hilton”, programma satirico.

[10] Focaccia al formaggio georgiana, assai apprezzata in tutta l'ex URSS. Il corsivo è mio.

[11] “Bazar slavo” (festival di musica e arte varia).

[12] Giornalista bielorussa, premiata all'estero e perseguitata in patria per le sue critiche al regime di Lukašènka.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/07/loffensiva-mediatica-di-mosca-contro.html

20 luglio 2010

A proposito di indottrinamento (II)

Il corso di storia scolastico è diventato di partito




Russia Unita” si è decisa: la storia nazionale va insegnata secondo l'unico manuale affidabile


Le tumultuose discussioni su quale debba essere il “giusto” manuale di storia sono passate su un altro piano: secondo il club Statale-Patriottico di “Russia Unita” il manuale di storia dev'essere non solo giusto, ma unico. E il compito dei politici consiste ancora anche nello spingere il governo a ordinare tale manuale.

A giugno di quest'anno il club Statale-Patriottico di “Russia Unita” ha dichiarato che è indispensabile un unico manuale di storia. Che così è già stato nel nostro paese e che ripeterlo è pericoloso, alla riunione del club l'ha dichiarato solo Natal'ja Lebedeva, dottore in Scienze Storiche, principale collaboratore scientifico dell'Istituto di Storia Generale dell'Accademia Russa delle Scienze: “Dobbiamo ricordare gli errori della storia, altrimenti li ripeteremo di nuovo. Se facciamo un unico manuale di storia, torneremo al totalitarismo. Il pluralismo delle opinioni è un fattore troppo importante per il nostro futuro”. Ma questa singola opinione non ha influenzato il risultato della giornata del club. Irina Jarovaja, coordinatrice del club, riassumendo i risultati della discussione, ha dichiarato che “il compito dei politici è proporre allo stato di diventare il committente dell'elaborazione di un unico manuale”. A dire il vero, Jarovaja vede anche delle difficoltà: “Il più serio ostacolo sulla strada della creazione di un unico manuale è l'impreparazione degli studiosi ad occuparsi di questo lavoro”.

Ci rallegra che i nostri studiosi non concordino da subito sull'ennesima iterazione del “Breve corso” [1], ma, com'è noto, questa resistenza si può anche aggirare. E ci sono anche persone desiderose di riportare la storia nazionale a un comun denominatore, anche se non tra gli studiosi di prima grandezza. Di questo la “Novaja gazeta” ha già scritto più volte (vedi “L'ultimo pigolio della Storia dello Stato Russo”, n. 73 del 24-26.09.07, “L'elaborazione operativa del manuale di storia”, n. 66 del 06.09.08, “La storia senza diritto di riscrittura”, n. 71 del 06.07.09).

Gli insegnanti, come ostacolo sulla strada dell'unico manuale, evidentemente, non vengono considerati: le decisioni importanti per la scuola vengono prese d'estate.

Negli ultimi sei mesi “Russia Unita” ha fatto una svolta netta. Ancora ben poco tempo fa, a febbraio, nella riunione di questo stesso club, in cui si valutava l'educazione patriottica, tutti concordavano che di manuali di storia dovessero essercene alcuni. Il vice-ministro dell'Istruzione e della Scienza Isaak Kalina disse allora che dopo la varietà che c'era, di manuali di storia non potesse restarne solo uno. Sono passati sei mesi e lo stesso Kalina già parla di un unico manuale garantito dallo stato.

Perché, nella logica di “Russia Unita”, il manuale di storia dev'essere unico non è difficile da capire, ciò rientra in una serie di noti postulati: il parlamento non è un luogo per le discussioni, le elezioni non sono il luogo per l'espressione della volontà dei singoli e il posto per tutti i dissenzienti è la KPZ [2]. La scuola in questa logica è in generale il luogo specifico in cui bisogna disimparare la discussione e tanto più qualsiasi dissenso per tutto il resto della vita.

“Il fatto è che oggi i ragazzi – cittadini della Russia – che apprendono in diverse scuole, hanno interpretazioni del tutto diverse degli avvenimenti storici, della storia del proprio paese”, – dice con sofferenza Jarovaja. Notiamo: diverse interpretazioni degli avvenimenti presenti e storici i ragazzi le hanno non solo in diverse scuole, ma anche in diverse famiglie e in diversi cortili e in diverse compagnie, che leggono diversi libri e diversi mezzi di informazione di massa e che vagano per varie ramificazioni in Internet. A far cessare questo pluralismo difficilmente si riuscirà con un manuale, anche se si suppone che la maggior parte dei ragazzi non legga altro e che la maggior parte dei genitori non parli mai con loro di niente più seriamente che del voto in Storia.

Un qualche terrore mistico lo ispirano ai membri del club i manuali creati nell'epoca libertaria degli anni '90. Già nel 2007, intervenendo davanti agli insegnanti, Putin, allora presidente, disse che gli autori dei manuali di storia creati negli ultimi anni “ballano la pol'ka-babočka [3] in cambio di contributi dall'estero”. E secondo Jarovaja, la varietà di manuali si è abbattuta su di noi non perché erano stati tolti molti tabù ed erano stati aperti gli archivi. Semplicemente “negli anni '90 si era acquisita una grande quantità di diversi contributi. In questo periodo comparvero manuali che davano rappresentazioni apertamente false di avvenimenti della storia del nostro paese che sono importanti per comprendere se stessi come nazione”.

C'è un avvenimento, fosse anche compreso giustamente, che può aiutare un alunno a comprendere se stesso come nazione? Un'assurdità del genere. E più avanti la coordinatrice del club pecca semplicemente contro la logica formale. Afferma che ora “con tutta la diversità di manuali, di fatto i ragazzi studiano su un solo manuale. Perché la scuola o l'insegnante scelgono un manuale e in base ad esso portano avanti l'istruzione”. Non so poi se sia un sofisma o un paralogismo, ma in ogni caso è un errore logico e ai quadri propagandisti in tutti i tempi si è raccomandato di possedere la scienza e l'arte del ragionamento argomentato e convincente (Stalin cercò di introdurre la logica perfino nella scuola). Se ci sono molti manuali e gli insegnanti possono sceglierli, ciò significa tanto più che i ragazzi studiano su diversi manuali. E ogni bambino concreto peraltro studiano o su uno, se il suo insegnante ha scelto così, o su alcuni, se l'insegnante è capace di combinarne diversi e scegliere dove questo o quel tema è chiarito meglio, a suo parere. Ma se non si capisce questo, allora poi toccherà parificare anche tutti gli insegnanti o alla fin fine lasciarne uno giusto per tutti, ma questo è più difficile che fare un manuale per tutti (anche se la nostra storia ha conosciuto pure il “grande maestro dei popoli” [4]).

Irina Jarovaja pone una domanda: “Quanto questa scelta (la scelta del manuale da parte dell'insegnante – nota dell'autrice) corrisponde alla posizione della società?” Bisogna leggere: alla posizione di “Russia Unita”. La “posizione della società”, poi, è proprio un sofisma.

Anche gli altri partecipanti alla tavola rotonda avevano le proprie motivazioni per il manuale unico. Alla protesta di Lebedeva contro il manuale unico ha replicato il vice-capo dello stato maggiore della “Giovane Guardia di Russia Unita” Vladimir Burmatov: ha ricordato che negli anni '90, quando stava finendo la scuola, studiava su sei manuali di storia e l'insegnante glieli faceva acquistare. Non ha risparmiato i suoi docenti, comunicando che “mercanteggiavano i manuali” (?!). Mentre i ricavi da un unico manuale, evidentemente, saranno rigidamente centralizzati. Così si avrebbe anche voglia di chiedere: “Perché l'oppio per il popolo?” Ma non sta particolarmente bene scherzare. “La storia per tutti i cittadini del nostro paese dev'essere unica”, – ha dichiarato il rappresentante plenipotenziario del governo della Federazione Russa alla Duma di Stato Andrej Loginov. E il deputato della Duma di Stato Vladimir Medinskij è andato ancora più avanti, sottolineando che il manuale unico dev'essere sia per le scuole di stato, sia per quelle private, e che “idealmente questo manuale deve diffondersi non solo in Russia, ma anche negli stati della CSI”.

Altrimenti chiuderemo il gas?

Ma scherzi a parte, è possibile in generale fare un'unica storia? L'idea di fare un unico manuale scientificamente preciso è inconsistente perché nel mondo contemporaneo non c'è e non può esserci un'unica concezione scientifica di ogni avvenimento e di tutto il processo storico nel suo complesso. Che fare dunque – prendere una qualche concezione in qualità di concezione di Stato? Leonid Poljakov, vice-preside della facoltà di politologia della VŠÈ [5], ha detto così: “Bisogna prendere una decisione di volontà politica e peraltro la volontà politica dev'essere formalizzato sotto l'aspetto di un ordine di stato”. Cosa bisogna peraltro fare con quegli studiosi, la cui ricerca scientifica non si inscrive nella concezione di Stato? Finora non l'ha detto.

Già ora – prima dell'avvento della luminoso era del manuale unico – la difesa dalla diversità è stata costruita in modo affidabile. Scrivere un manuale e mandarlo a far confermare è praticamente impossibile. Bisogna presentare a un consiglio di esperti intere collane – manuali dalla 5a all'11a classe [6]. Questo, chiaramente, non è alla portata di un singolo insegnante, docente o ricercatore senza un sostegno statale o politico.

E' interessante sapere: riusciranno a fare il manuale unico già sotto Medvedev o questo sta nascosto per il futuro e apparirà già dopo il 2012?

Commento di uno specialista

Il dottore in Scienze Storiche, professor Aleksandr Danilov, titolare della cattedra di Storia dell'Università Pedagogica di Mosca:

Sono sempre stato contro il manuale unico di storia

– Ho presenziato alla tavola rotonda, ma non sono intervenuto per motivi etici. Ogni mio intervento sarebbe stato trattato come una difesa dei miei manuali – ora sono il 70% di tutti i manuali scolastici. Ma sono sempre stato contro il manuale unico di storia.

A mio parere il manuale unico è impossibile per alcuni motivi.

Come fare con un manuale fatto per ordine dello Stato al mutamento democratico della leadership dello stato – una volta ogni cinque-sei anni? Si riscrive? Un manuale non è un giornale, dev'essere molto stabile e deve offrire la possibilità di diversi trattamenti e valutazioni di quegli avvenimenti sui quali in ambito scientifico e sociale ci sono diversi punti di vista.

Non dico poi che il manuale unico rappresenta un pericolo per il potere stesso: in questo caso questo prenderà su di se tutte le critiche che oggi si riversano su molti autori ad ogni cambio d'umore.

Ritengo che sarebbe giusto avere 3-5 collane di manuali, confermate per 5 anni, che devono essere sostituiti sulla base di un concorso, quando un qualche collettivo prepara qualcosa di nuovo e di più adatto.

I manuali, certamente, causano discussioni perché capitano in mano a persone delle più diverse opinioni. E ciò è normale. Non ci sarà alcuna lamentela solo se si chiuderà la bocca a tutti dicendo che questo o quel manuale da noi è l'unico giusto.

Ljudmila Rybina

19.07.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/077/35.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Si tratta del “Breve corso di storia del VKP(b)”. VKP(b) sta per Vserossijskaja Kommunističeskaja Partija (Bol'ševikov), cioè Partito Comunista Panrusso (dei Bolscevichi). Il “Breve corso”, uscito nel 1938, serviva per l'indottrinamento.

[2] Kamera Predvaritel'nogo Zaključenija (Cella per la Reclusione Preventiva).

[3] Tipo di polka (ma il senso è “esibirsi a comando”).

[4] Uno dei titoli di Stalin.

[5] Vysšaja Škola Èkonomiki (Alta Scuola di Economia).

[6] In pratica le nostre medie inferiori e superiori.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/07/la-russia-neosovietica-di-putin.html

15 luglio 2010

A proposito di indottrinamento

L'analogo caucasico del “Seliger” [1] radunerà la gioventù meridionale in agosto


Ingushetia.Org, 12.07.2010 20:48

A Pjatigorsk [2] dal 7 al 27 agosto sarà attivo il campo giovanile di istruzione “Kavkazskij dom-2010” [3].


Come è stato comunicato da parte dell'ufficio stampa dell'amministrazione cittadina, una tendopoli da mille posti sarà dislocata nella radura Komsomol'skij [4] sul monte Mašuk. Il campo sarà fornito di cucina da campo, terreni da basket e da calcio, attrezzi da allenamento e anche di tutto l'indispensabile per condurre lezioni e seminari.


“Il campo è creato come un terreno su cui ogni giovane e ogni squadra possano dimostrare il loro talento, trovare persone delle loro idee e ottenere un supporto sociale e statale, accordarsi per cooperare con rappresentanti di altri popoli, religioni, regioni”, – ha notato il capo del gruppo di lavoro per lo svolgimento del campo Maksim Abrachimov.


E' in programma che nel campo sul Mašuk in due turni soggiornino in generale duemila partecipanti dai 18 ai 30 anni di Daghestan, Inguscezia, Cabardino-Balcaria, Karačaj-Circassia, Ossezia del Nord, Repubblica Cecena, Territorio di Stavropol' [6] e anche dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia.


Nell'ambito del programma di istruzione i partecipanti alla “Kavkazskij dom” seguiranno corsi di collaborazione interculturale, attività di progetto e comunicazione efficace e ascolteranno anche lezioni sul tema del lavoro sociale, volontario e socio-politico, dell'imprenditoria, del giornalismo e del lavoro con I mezzi di comunicazione di massa.


Il lavoro di istruzione comprende anche master e incontri con I principali rappresentanti dell'élite politica ed economica della regione e del paese.


A seguito del lavoro del campo non meno di 50 in diversi ambiti otterranno supporto finanziario e consultivo.


Organizzatori del campo “Kavkazskij dom-2010” sono l'Agenzia Federale per le Questioni Giovanili del ministero dello Sport, del Turismo e delle Politiche Giovanili della Federazione Russa e l'Apparato del rappresentante plenipotenziario del presidente della Federazione Russa del circondario federale del Caucaso del Nord.


http://www.ingushetia.org/news/22363.html

[1] Sul lago Seliger, nella Russia centro-settentrionale, si svolge ogni estate un forum giovanile un tempo organizzato dal movimento giovanile putiniano Naši (I Nostri) e adesso dall'Agenzia Federale per le questioni giovanili del Ministero dello Sport, del Turismo e delle Politiche Giovanili.

[2] Città della Russia meridionale.

[3] “Casa del Caucaso-2010”.

[4] Del Komsomol, l'organizzazione giovanile del PCUS.

[5] Città della Russia meridionale.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/07/la-russia-di-putin-comincia.html

14 luglio 2010

A proposito di Gorbačëv (II)

Michail Gorbačëv: Popolo e potere. Come fermare la spaccatura



Michail Sergeevič, è un'estate torrida, ma è piena di avvenimenti politici – l'enigmatico scandalo spionistico, i tentativi di dare ulteriori poteri allo FSB [1], i sogni di stabilire un controllo su Internet, la continua tensione intorno alle manifestazioni del 31 [2], l'annuncio da parte dei membri del governo dell'innalzamento dell'età pensionistica… La vita, sarà d'accordo, è contraddittoria: da una parte le giuste tesi sulla modernizzazione, dall'altra il “giro di vite”, il tentativo di mettere tutto sotto controllo, come se gli uomini delle strutture armate si preparassero anticipatamente alle misure estreme.

– Effettivamente un quadro serio di contraddizioni tra potere e società comincia ad apparire… I diritti dell'uomo hanno smesso di essere la sfera di attenzione dei soli attivisti per i diritti umani, hanno smesso di essere recepiti dalla maggior parte delle persone come qualcosa di astratto ed estraneo, la gente si è ricordata dei propri diritti – alla sanità, all'istruzione, all'abitazione e hanno preso a cercare mezzi per difenderli. Si pone fortemente il tema della giustizia sociale nella società. “Il potere è con noi o vive in un altro paese?” – ecco quale domanda scuote sul serio la gente. Per questo ha avuto tanta risonanza anche ciò che Ševčuk [3] ha detto al primo ministro.

E secondo lei la prosecuzione del dialogo è possibile? O di nuovo ci sarà prima l'OMON [4], poi vi farete rifare i denti e poi si parlerà?

– Il dialogo è indispensabile sia al popolo, sia al potere. Non ci si può nascondere!

Non si deve dividere la gente per ideologie: questi sono i nostri naši [5], il supporto del regime e questi, i dissenzienti, non sono dei nostri, li sottoporremo a pressioni. Ci sono cose più importanti delle ideologie. La legge e la giustizia. Questo sta più in alto di tutto. E suddividere la società in nostri e altrui è una via diretta e allettante alle repressioni. Lo smarrimento del potere lo spinge a un'irragionevole uso della forza.

Smarrimento? O al potere già di tutto questo, scusi, non frega nulla?

– No, proprio smarrimento. L'incapacità di avviare un dialogo. La tentazione di chiamare gli oppositori nemici. L'estromissione della persona dalla vita sociale e politica fa perdere equilibrio al sistema, conduce inevitabilmente a una serie di conflitti sociali incontrollabili.

Ma in effetti, dove può una persona realizzarsi nella vita sociale e politica, se l'hanno “messa nell'asfalto”?

– Proprio per questo, perché la società non esploda, è necessaria una nuova politica. Sono state espresse idee giuste sulla modernizzazione, sui tribunali, sulla libertà. Bisogna valutare questo con la società, ottenere il suo appoggio e non fare i conti con essa. Altrimenti capiterà che a difendere queste idee non ci sarà nessuno… Solo la società le può difendere, la società civile e non l'attuale burocrazia, non “Russia Unita”, divenuta essenzialmente non un partito, ma uno “strumento di approvazione”.

Parlando in generale, questa attuale élite designata ha un carattere che mira al denaro. Con essa la modernizzazione non si attuerà. Chiacchierano e rubano pure. Tali sono i miserevoli risultati della formazione dei quadri di questa élite secondo principi di vicinanza di territorio, di servizio o commerciale.

Cosa propone, Michail Sergeevič? Avviare un élite nuova di zecca? Creare un nuovo partito?

– Beh, non si riesce a creare un partito. Non lo permettono. Conversavo una volta con il nostro principale “costruttore di partiti” e questi disse: “Beh, perché dovete perdere forze? Comunque non lo registreremo”. Credo che non lo registreranno. Penso che non sia solo il suo punto di vista. Manterranno il proprio monopolio. Ma la gente comunque ceca un modo per influenzare il potere!

Attraverso il parlamento non si può? Vanno alle manifestazioni. Disperdono le manifestazioni? Indubbiamente inventano qualcosa ancora. Forse non è chiaro che nell'attuale situazione è indispensabile un reale dialogo? E' indispensabile creare un nuovo Forum democratico. Immediatamente.

Cos'è, comunque un partito?

– No. Un movimento sovrapartitico, che a nome della società, esprimendo la propria opinione influenzerà il potere.

Un partner nuovo, indipendente del potere e della società, che rappresenta gli interessi di questa. Tale che il potere non possa ignorarlo.

Perché?

– Il fatto è che nel Consiglio della Federazione e nella Duma di Stato i posti si vendono e si comprano. Qui invece, in questo Forum, si riuniranno leader, la cui autorità non è corrotta: non si può non notarli e non ascoltarli è impossibile.

Vorrei che i lettori del giornale, gli utenti di Internet e tutti i cittadini responsabili rispondessero, lo valutassero. Che nominassero dei leader, quelli che potrebbero entrare in questo Forum, quelli che potrebbero creare un gruppo di iniziativa. E la cosa principale, quale programma proporrà questo Forum alla società e al potere.

Il Forum dev'essere formato senza accumuli di partiti, senza permessi “dall'alto”, senza tremiti alle ginocchia, nell'ambito della Costituzione e non di una democrazia di imitazione, per cavarsela senza rivolte, senza repressioni. Per un reale dialogo per il bene del paese.

Ha conversato
Dmitrij Muratov
[6]

14.07.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/075/03.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

[2] Le manifestazioni dell'opposizione, che richiede il rispetto dell'articolo 31 della Costituzione Russa, che riconosce la libertà di riunione.

[3] Jurij Julianovič Ševčuk, leader del gruppo rock DDT, alla vigilia della manifestazione dell'opposizione a Pietroburgo del 31 maggio incontrò Putin in occasione di un premio letterario-musicale e gli chiese senza giri di parole se volesse far disperdere la manifestazione con la forza.

[4] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sezione della polizia addetta ai compiti di repressione.

[5] Naši (Nostri) è il nome del movimento giovanile filoputiniano, definito Putin-Jugend dall'opposizione.

[6] Dmitrij Andreevič Muratov, direttore della “Novaja gazeta”.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/07/gorbacev-si-ripropone-per-affrontare.html