24 settembre 2012

A proposito della giustizia in Russia (V)

A Groznyj si è svolta la presentazione del libro di Zoja Svetova "Riconoscere colpevole un innocente"

23 settembre 2012, 00.59

Nell'ufficio di Groznyj dell'Organizzazione Sociale Interregionale "Centr kavkazskoj iniciatitvy" [1] ha avuto lugo la presentazione del libro di Zoja Svetova "Riconoscere colpevole un innocente", dedicato alle persone che scontano pene in carcere sulla base di casi prefabbricati. Alla presentazione ha preso parte Zara Murtazalieva – una ragazza cecena che è stata otto anni e mezzo in una colonia penale della Mordovia [2] per l'accusa di terrorismo.

Il 17 gennaio 2005 Zara Murtazalieva fu riconosciuta colpevole dal Tribunale Cittadino di Mosca della preparazione di una serie di atti terroristici sul territorio di Mosca e del coinvolgimento di altre persone nella loro esecuzione e condannata a nove anni di detenzione. Più tardi la Corte Suprema della Federazione russa le ridusse la pena di sei mesi. Nell'ottobre 2008 il tribunale distrettuale di Zubova Poljana [3] rifiutò alla ragazza la liberazione condizionale (UDO [4]), riferendosi al fatto che non aveva riconosciuto la propria colpevolezza. Zara Murtazalieva è stata scarcerata il 3 settembre e al momento si trova in Cecenia.

"Il caso di Zara Murtazalieva a suo tempo colpì molti giornalisti a Mosca. Io trattai tutto il processo e sono convinta che sia assoolutamente innocente – il caso fu completamente prefabbricato dagli inquirenti e in tribunale fu emessa una sentenza illegittima e ingiusta", – ha raccontato Zoja Svetova, autrice del libro, corrispodente della rivista "New Times" [5].

La storia di Zara Murtazalieva colpì tanto Zoja Svetova che questa iniziò a tenere una corrispondenza con la ragazza ventenne e poi prese ad andare da lei alla colonia penale. Più tardi Zoja Svetova ha scritto il libro e ha cercato di ottenere che Zara fosse scagionata e scarcerata.

"Ma nel sistema giudiziario russo è impossibile. Ho seguito la storia di Zara Murtazalieva fin dall'inizio e posso dire con certezza che questa persona è assolutamente innocente ed è stata in prigione otto anni e mezzo assolutamente senza motivo", – ha dichiarato Zoja Svetova.

L'autrice del libro "Riconoscere colpevole un innocente" dichiara che persone come Zara Murtazalieva sono l'orgoglio del popolo ceceno.

"Sono state vittime della caccia ai ceceni, della caccia ai caucasici che ci fu nel periodo tra la prima e la seconda guerra cecena. Insisto sul fatto che queste persone sono state delle vittime perché agli organi inquirenti in quel periodo era indispensabile dimostrare che la Russia aveva un nemico e che questo nemico erano gli immigrati del Caucaso. In questo caso si tratta dei ceceni", – ha detto alla presentazione Svetova.

Nel libro Zara Murtazalieva, come gli altri protagonisti, è chiamata con un altro nome. L'unico protagonista che è rimasto con il proprio nome è Ramzan Kadyrov.

"Portai a Ramzan Kadyrova una lettera della madre di Zara Murtazalieva e gli chiesi di aiutarla: agevolare la sua liberazione condizionale o il fatto che potesse scontare la pena in una colonia penale cecena. Purtroppo Ramzan Kadyrov non poté aiutarla in alcun modo e questa è stata in prigione "dalla prima all'ultima campanella" e questo è molto triste", – fa notare l'autrice del libro.

Zoja Svetova ritiene che il governo ceceno e l'incaricato per i diritti umani si occupino insufficientemente dei ceceni che si trovano nelle carceri russi per accuse prefabbricate.

"Quando iniziò il processo a Zara, molti di quelli che trattarono questo fatto capirono che il caso era prefabbricato, – ha raccontato Abdulla Duduev, presidente del consiglio di amministrazione dell'Organizzazione Sociale Interregionale "Centr Kavkazskoj Iniciativy" e vicedirettore della rivista "DOŠ" [6]. – Le infilarono il plastico furtivamente – il caso fu raffazzonato, la fecero semplicemente cadere in trappola".

Ricordiamo che Zara Murtazalieva, che lavorava a Mosca come agente assicurativa, fu arrestata il 4 marzo 2004. Secondo la versione degli inquirenti, al momento dell'arresto con lei fu trovato del plastico, con l'aiuto del quale avrebbe inteso far saltare in aria il complesso commerciale "Ochotnyj Rjad" [7]. A Murtazalieva nel 2004 fu formalizzata l'accusa sulla base di un'intera serie di articoli del Codice Penale della Federazione Russa: art. 30, c. 1 (preparazione di reato e tentativo di reato), art. 205, c. 1 (terrorismo), art. 222, c. 1 (acquisizione, detenzione e trasporto illegali di sostanze esplosive).

"Mentre tornava a case, le si avvicinarono degli agenti di polizia e le proposero di passare al posto di polizia come per accertare la sua identità e prenderle le impronte digitali. Zara uscì per lavarsi le mani dopo che le ebbero preso le impronte digitali, ma quando tornò, scoprì che la sua borsa si era appesantita, – ha raccontato Duduev. – In quel momento in presenza di testimoni tirarono fuori del plastico dalla sua borsa. Bisogna dire che non fu neanche presentato in tribunale in qualità di prova oggettiva".

Dopo la condanna alla Corte Suprema della Federazione Russa, le persone presenti al processo, secondo Abdulla Duduev, dissero a una voce: "Beh, che è? E' tutto raffazzonato. Come si può rovinare il destino di una giovane ragazza innocente?!". "E' stato forse l'unico caso ceceno nella storia russa contemporanea in cui la gente abbia espresso tale unanimità", – ha fatto notare l'interlocutore del corrispondente di "Kavkzaskij uzel".

Come base per la condanna contro Zara, secondo Abdulla Duduev, servì un'unica fotografia – Zara vi era stata ripresa sullo sfondo di una scala mobile alla stazione del metrò "Ochotnyj Rjad". In tribunale dissero che intendeva far saltare in aria proprio questa scala mobile, ma non fu presentata alcuna prova.

"Ho tenuto contatti con lei e con la sua famiglia per tutti questi anni, abbiamo continuamente dato notizie di Zara nella rivista "DOŠ", – ha detto Duduev. P – Molti nostri lettori hanno seguito il suo destino e hanno sofferto per lei".

"Per noi è molto importante, sull'esempio di Zara, attrarre l'attenzione su migliaia di detenuti che sono in prigione, secondo la nostra convinzione e la convinzione dei loro familiari sulla base di casi prefabbricati. Durante la seconda guerra in Cecenia per mostrare i risultati di un'efficace lotta al terrorismo, finirono sotto le macine molti giovani ceceni, tra cui anche quelli che allora avevano sui 15-16 anni. Zara è l'immagine collettiva di questa totale ingiustizia verso persone fatta su base etnica", – ha continuato Abdulla Duduev.

Zara, secondo Abdulla Duduev, è la personificazione della tenacia e della dignità. "Ha percorso degnamente e con coraggio questa strada pesanre per una ragazza giovane. Non è crollata, ha trovato in se la forza per superare questo e tornare degnamente nella propria famiglia", – ha fatto notare l'interlocutore.

Per Zara Murtazalieva, come ha raccontato ella stessa, la cosa più pesante è stato il continuo sentirsi rammentare nei luoghi di detenzione che era una terrorista e le accuse di ciò che non aveva fatto.

"La cosa più pesante per me, quando mi sono ritrovata nei luoghi di detenzione, è stata il fatto che ad ogni angolo mi rammentavano che ero una terrorista, – ha raccontato Zara Murtazalieva. – E tu sai che non è così e che non hai fatto niente, ma ti tocca passare attraverso tutte queste umiliazioni e queste offese".

L'hanno aiutata a resistere le persone che per tutto il tempo l'hanno sostenuta, ha raccontato Zara.

"Sono in primo luogo la mia mamma, Zoja Svetova, Svetlana Gannuškina e i ragazzi della rivista "DOŠ", – ha detto l'interlocutrice di "Kavkazskij uzel" –. Mi hanno scritto parole di sostegno persone assolutamente sconosciute. Di queste persone ce ne sono state moltissime. Per un detenuto questo è molto importante – è uno stimolo a vivere e lottare. Sapevo che mi amavano e mi aspettavano, che credevano in me – non avevo diritto di rilassarmi e arrendermi".

Zara si trova in libertà da ancora troppo poco tempo, per ciò non ha ancora deciso di cosa si occuperà nei prossimi tempi. "Mi propongono di studiare da avvocato o da giornalista – il giornalismo mi è molto vicino. Ma ancora non mi sono decisa definitivamente, è passato troppo poco tempo", – ha detto Zara Murtazalieva.

Al processo per il caso di Zara Murtazalieva i testimoni rinnegarono le proprie deposizioni contro di lei. Faremo notare che attivisti per i diritti umani e osservatori ritengono Murtazalieva una prigioniera politica. Il suo nome era nella lista dei condannati per motivi politici trasmessa dagli organizzatori della manifestazione "Per elezioni oneste" al capo del Consiglio Presidenziale per i Diritti Umani Michail Fedotov.

L'innocenza di Zara Murtazalieva è stata dichiarata anche dalla presidente del comitato "Graždanskoe sodejstvie" [8] Svetlana Gannuškina. L'azione penale nei confronti della nativa della Cecenia fu illegale e il tribunale emise una sentenza ingiusta, dichiarò Svetlana Gannuškina il 13 settembre nel corso della conferenza stampa"La fabbricazione di accuse penali. Ieri, oggi, domani".

Nota della redazione: vedi anche le notizie: Il Tribunale Cittadino di Mosca oggi emetterà la sentenza sul caso della studentessa cecena Zara Murtazalieva, "Memorial": il caso della studentessa cecena Z. Murtazalieva è la fabbricazione di un'accusa di terrorismo, Il procedimento penale di Zara Murtazalieva, che è accusata di reclutamento di ragazze moscovite come šachidki-kamikaze [9] è stato trasmesso al servizio investigativo dello FSB [10].

Autrice: Elena Chrustalëva; fonte: corrispondente di "Kavkazskij uzel"

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/213017/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

Note
[1] "Centro di iniziativa caucasica".

[2] Repubblica autonoma della Russia centrale.

[3] Cittadina della Mordovia occidentale.

[4] Dalla dicitura russa Uslovno-Dosročnoe Osvoboždenie.

[5] Rivista indipendente russa.

[6] "Parola" in ceceno.

[7] "Fila dei Cacciatori", nome di una via del centro di Mosca dove si trovava il mercato della cacciagione.

[8] "Collaborazione civica".

[9] Šachidka è la versione russificata e al femminile dell'arabo shahid, "martire" (cioè kamikaze).

[10] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

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