05 maggio 2009

A proposito della situazione del Caucaso (XII)

Meqab [1]


Perché la Russia sta perdendo il Daghestan. I diari daghestani di Julija Latynina [2]


Sull'agenzia matrimoniale per gli shahid [3], sui banditi e la fede, sul finanziamento statale ai wahhabiti [4] e sulle tangenti

Nella puntata precedente:
— Le "Madri del Daghestan per i diritti dell'uomo" o per i diritti dei terroristi?
— Come è morto il leader del jama'at [5] "Šariat" [6] e chi ha girato filmati propagandistici sulle regole di comportamento con gli esplosivi
— Perché uccidono i capi delle province
— Quanto consta una condanna con la condizionale
— E perché il wahhabismo ha sempre magggiore popolarità in Daghestan

I matrimoni degli shahid

Isa Isaev (figlio del capo delle “Madri del Daghestan per i diritti umani” Svetlana Isaeva) è finito in prigione per un brutale stupro di gruppo. Questi e la sua compagnia, dopo essersi rotolati nella neve usciti dalla sauna, sono andati alla dacia e per strada hanno preso una giovane dargina [7] e l'hanno sequestrata per due giorni.

In prigione Isa Isaev incontrò Chizri Mamaev1 e rinacque del tutto. Smise di fumare e di bere, si sposò, come dicono presso il ministero degli Interni, con Zaira, vedova del militante Achmed Gazimagomedov – una delle mogli procurate ai futuri shahid dall'agenzia matrimoniale di Gul'nara Rustamova2.

A quanto assicurano gli sbirri, questa è in generale una delle principali sfere di azione delle “Madri” – procurare mogli ai futuri shahid. All'inizio mostrano alla ragazza piccole foto di mujaheddin – belli, virili, con le armi in pugno. Poi conversano su quanto sia importante andare per la via di Allah. Poi si sdegnano: “Chi ha ucciso questi guerrieri di Allah? Gli sbirri”. Poi spiegano: ecco, presto sarà ucciso e con lui anche tu otterrai il paradiso.

Chizri Mamaev, uno dei leader del jama'at di Bujnaksk, era anch'egli sposato con una moglie del genere, la diciottenne Dinara Dajzieva. Il 13 novembre 2007 il loro gruppo fu circondato in un appartamento a Bujnaksk. Una delle donne accettò di arrendersi e uscì dalla casa con due bambini. Dinara fuggì via per prima con un'arma automatica in pugno sotto il fitto fuoco dei corpi speciali. Un fotografo occasionale scattò queste foto e tutta la repubblica le copia di cellulare in cellulare.

– Ma chi è Chizri Mamaev ? – chiedo a Svetlana Isaeva.

– Non so chi sia Chizri, – risponde.

I banditi e la fede

La storia del teppista Isa Isaev, che è rinato in prigione, è abbastanza tipica. Tra i wahhabiti ci sono molti ex banditi. Lo stesso Šamil' Gasanov, complice di Vadim Butdaev3, è un ex bandito. Dopo aver smesso di bere e di fumare, ha mantenuto alcune sue abitudini e a febbraio è stato fucilato dopo essere stato condannato dalla shura [9] per aver messo le mani nel bottino wahhabita.

Anche tra i sufi ci sono personalità interessanti. L'ex capo del distretto di Kiziljurt [10] Abdurachman Gadžiev è in prigione per aver tentato di uccidere il capo del distretto di Gergebil' soprannominato Bol'šoj Machač [11]. Vero sufi, Abdurachman prega cinque volte al giorno e in prigione ha già dato il fatto loro a tutti i wahhabiti. Dicono che per questo gli tocca andare in prigione con tutta la scorta.

Così avete da una parte Šamil' Gasanov, dall'altra Abdurachman Gadžiev. Pasionari.

L'Azef [12] daghestano

Mi pare che la causa immediata dell'esplosiva crescita della potenza dei wahhabiti nell'ultimo anno sia stato l'omicidio di Gazimagomed Gimrinskij. Gazimagomed, deputato dell'assemblea popolare della repubblica, genero dell'influente tesoriere Sajgidgusejn Magomedov, era un vero Azef daghestano – protettore di wahhabiti, esperto del Corano, partecipante alla guerra di Cecenia, mercante di uomini e contemporaneamente, cosa affermata dal già defunto Arip Aliev, capo dello RUVD [13] di Bujnaksk, agente dello FSB che ha arrestato non meno di 120 wahhabiti.

Gazimagomed è stato ucciso dal suo ex allievo Ibragim Gadžidadaev. Lo ha chiamato per parlare con lui, gli ha sparato qualche pallottola e ha bussato a casa di alcuni suoi parenti: “Prendete quello che giace lì. E non pensate a nessuno. Sono stato io”.

Gazimagomed Gimrinskij era l'unica barriera che contenesse la furia delle autorità contro il villaggio montano di Gimry [14]. Non appena l'hanno ucciso, nel villaggio è iniziata una “ripulitura” [15] durata molti mesi. Gimry è stato circondato da ogni parte, soldati inesperti hanno fatto a pezzi alberi da frutto che avevano nutrito generazioni di abitanti di Gimry. E Gadžidadaev?

Gadžidadaev, a quanto dicono, qualche settimana dopo l'omicidio ha inviato una cassetta a Sajgid-Gusejn [16] Magomedov, tesoriere della Repubblica del Daghestan. Nella cassetta sarebbero state elencate tutte le persone che Gadžidadaev aveva rapito insieme a Gazimagomed e tutti i soldi che avevano estorto. “Devi darci un milione, – avrebbe detto il terrorista più ricercato del Daghestan a un uomo che siede nella sala di ricevimento del vicedirettore dello FSB Proničëv perché lo nominassero presidente del Daghestan, – e ricorda che è più facile beccare te che tuo genero”. Non ho visto la cassetta, cosicché potrebbe anche essere una fandonia. Ma indicativa.

La moschea di Nadyršach

Da un mio conoscente è giunta un'anziana abitante del distretto Cuntinskij. Questa si lamentava che erano scomparsi due suoi figli, studenti con ottimi risultati.

– Ma in quale moschea pregavano? – ha chiesto il mio conoscente, che non è informato sui diritti umani, ma è informato sulla realtà del Daghestan.

– Quella in via Kotrov, – ha risposto la donna.

– E dove vivete?

– Nella borgata Novyj.

– E quante moschee ci sono tra casa vostra e la moschea sulla Kotrov?

– Non so.

– Ci sono 23 moschee e in ognuna di esse pregano centinaia e migliaia di persone. Ma i tuoi figli non pregavano in nessuna di esse. Andavano alla moschea sulla Kotrov, che ha costruito Nadyr Chačilaev4 e ascoltavano un imam wahhabita. E adesso sono scomparsi e tu chiedi “perché?”

Sul finanziamento dei wahhabiti

La cosa più terribile accaduta dopo l'evidentemente disgraziata operazione a Gimry è il rafforzamento finanziario dei wahhabiti. Chiedi in proposito agli sbirri – subito vi scaricheranno un mucchio di sciocchezze sugli USA, la CIA e l'Arabia Saudita. Ancora un poco e racconteranno che i terroristi sono finanziati dal Fondo Monetario Internazionale.

Sono tutte menzogne. I terroristi sono finanziati dallo stato russo. Ciò avveniva da molto tempo, ma in precedenza ci si limitava ai difficilmente raggiungibili distretti montani della repubblica. Da esempio classico può servire il distretto di Uncukul' [17], dove la forza dei militanti è giunta al punto che i crediti concessi sotto garanzia dell'amministrazione erano mangiati a metà dai corrotti e dai wahhabiti.

Anche Gazimagomed Gimrinskij è stato ucciso, come sospetto fortemente, non tanto per la sua collaborazione con lo FSB, quanto per i soldi del tunnel di Gimry. Gazimagomed andò dagli appaltatori e si presentò come plenipotenziario di Allah. Ma qui giunse Gadžidadaev e dichiarò che il plenipotenziario era lui. Gli appaltatori, naturalmente, li consigliarono di chiarirsi tra loro. Cosicché il punto finale delle divergenze teologiche tra i wahhabiti di Gimry divenne la questione delle tangenti sulla costruzione del tunnel di Gimry.

Ma in precedenza tutto questo succedeva sulle montagne. Adesso questo è giunto a Machačkala [18].

– E' vero che i wahhabiti hanno preso soldi alla “Zolotaja Imperija” [19] di Sajfulla? – chiedo al capo del ministero degli Interni del Daghestan Adil'gerej Magomedtagirov.

– Non ci hanno fatto dichiarazioni del genere.

– E' vero che hanno fatto pressione a Konfetnyj Kurban [20] e quando si è rifiutato di pagare gli hanno bruciato la jeep Infinity e ha pagato?

– Kurban non ha rilasciato dichiarazioni.

– E' vero che hanno circondato il negozio di mobili Kirgu?

– Non ci sono dichiarazioni.

Ci mancherebbe che ci fossero dichiarazioni!

– A un uomo d'affari hanno ordinato: compra una macchina, mettici dentro 50.000 dollari e lasciala in un certo posto. Certo, da lì puoi andare allo FSB e li aspettiamo perfino. Ma dopo riceverai i tuoi figli a pezzi per posta. Questi ha comprato una macchina e ci ha messo i soldi. Il giorno dopo arriva una telefonata: “Che vigliacco che sei!” – “Cosa?” – “Pensavamo che tu fossi un uomo onesto, dove sono i soldi?” – “Ce li ho messi, come avete ordinato”. – “No, non ce li hai messi. Devi pagarci una multa di 100.000 dollari per la bugia che hai detto”. Questi ha venduto tutto, ha preso la famiglia e se n'è andato dal Daghestan.

In precedenza raccoglievano i soldi funzionari e sbirri. Adesso lo fanno i wahhabiti. I bolscevichi lo chiamavano “x”. I wahhabiti lo chiamano “zakāt” [21].

Due mesi fa i wahhabiti hanno ucciso a colpi d'arma da fuoco il capo dell'amministrazione del distretto di Uncukul' Kazibek Achmedov. Sono entrati nel caffè dove stava festeggiando il compleanno del procuratore locale, hanno ordinato di stendersi sul pavimento a tutti, tranne al capo e hanno sventagliato scariche per la sala. Chi è riuscito a stendersi, si è salvato. Il capo dell'amministrazione e altri due, che non ci sono riusciti o non hanno voluto stendersi a faccia sotto, sono morti.

Il motivo: il defunto Kazibek pretendeva il rientro dei crediti mangiati dai wahhabiti. I capi delle amministrazioni in Daghestan sono sempre stati uccisi. Ma per la prima volta dopo molti anni un capo di un'amministrazione è stato dimostrativamente ucciso a colpi d'arma da fuoco per divergenze finanziarie con i militanti.

La dimostrazione ha avuto effetto. Secondo le valutazioni più ottimistiche, molti capi delle amministrazioni hanno cominciato a “fare i conti” con i wahhabiti: nella spartizione degli appalti e nel pagamento dei lavori. Secondo le più pessimistiche, due terzi dei capi hanno cominciato a pagare.

La vicinanza della morte

Mi sono fermata presso Machačkala da degli amici. Al mattino il guidatore mi porta in città e racconta:

– Ieri un agente del GAI [22] inseguiva una persona che aveva commesso un'infrazione. Non ha controllato lo sterzo ed è finito nella corsia opposta. Tre cadaveri, compreso l'agente del GAI.

Quello che aveva commesso l'infrazione si è fermato, ha preso al cadavere dell'agente del GAI la pistola d'ordinanza e chi si è visto, si è visto.

Devo incontrarmi con una persona, ma questa va a fare le condoglianze: un suo parente e due suoi fratelli erano andati a raccogliere cipolle selvatiche nel bosco e hanno inciampato in un covo di militanti. Ieri tutti e tre sono stati ritrovati con le mani legate e con un colpo d'arma da fuoco alla nuca. Comunque il parente era uno sbirro, perciò, forse, non era andato solo in cerca di cipolle selvatiche.

Quando torno alla sera, una delle guardie del corpo non è in casa.

– Scusate per quello che è successo, – dice confuso la mattina dopo, – a un mio amico hanno ucciso il fratello minore. Avevano fatto qualche sciocchezza. Al mattino quello a cui avevano fatto quelle sciocchezze lo aspettava all'ingresso con un fucile a canne mozze.

(Conclusione – nel prossimo numero)

1Leader del jama'at di Bujnaksk [8].

2Co-presidente delle “Madri del Daghestan per i diritti umani”.

3Uno dei leader delle associazioni clandestine wahhabite, ucciso nel 2008.

4Autorevole uomo d'affari e politico.

Julija Latynina
osservatrice della "Novaja gazeta"

22.04.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/042/18.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] “Ingiustizia” (in àvaro, lingua maggioritaria del Daghestan).

[2] Julija Leonidovna Latynina, giornalista e scrittrice.

[3] “Martiri”, i terroristi islamici suicidi.

[4] Estremisti islamici.

[5] Comunità islamica.

[6] Russificazione di shari'a, la legge islamica.

[7] Appartenente cioè al popolo caucasico dei Dargini, etnia minoritaria del Daghestan.

[8] Città del Daghestan centrale.

[9] Consiglio islamico.

[10] Città del Daghestan centrale.

[11] Qualcosa come “Grande Lottatore”.

[12] Evno Fišelevič Azef, socialista rivoluzionario e agente della polizia politica zarista, il doppiogiochista per antonomasia.

[13] Rajonnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Distrettuale degli Affari Interni), in pratica la polizia distrettuale.

[14] Villaggio del Daghestan centrale.

[15] “Ripuliture” (začistki) vengono chiamate le azioni repressive contro gli insediamenti “ribelli”, durante le quali si compiono arresti, violenze e omicidi.

[16] Sic.

[17] Villaggio del Daghestan centrale.

[18] Capitale della Repubblica del Daghestan.

[19] Casinò di Machačkala.

[20] “Kurban delle Caramelle”, soprannome di un imprenditore del settore dolciario di Machačkala.

[21] L'elemosina, uno dei cinque pilastri dell'Islam.

[22] Gosudarstvennaja Avtomobil'naja Inspekcija (Ispettorato Automobilistico Statale), in pratica la polizia stradale.

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