05 dicembre 2009

A proposito della giustizia in Cecenia (V)

Ne hanno fatto un militante e poi l'hanno ucciso



Si è conclusa tragicamente la storia del sequestro di Alichan Markuev


Il 27 novembre 2009 ai margini del villaggio di Seržen'-Jurt [1] è stato trovato il cadavere di un uomo con ferite da arma da fuoco. Accanto all'ucciso c'era un'arma automatica. Gli “uomini delle strutture armate” [2] hanno convocato per il riconoscimento del cadavere i familiari di Alichan Sultanovič Markuev, anno di nascita 1988. Non si capisce come potesse trovarsi alla macchia e con un'arma: quest'estate Markuev per due volte – il 28 luglio e il 2 agosto – è stato sequestrato da “uomini delle strutture armate” (di questo la “Novaja gazeta” ha già scritto – vedi l'articolo "Il militante a portata di mano", n. 94 del 28.08.2009 [3]). Dopo il secondo sequestro non si è saputo nulla del suo destino. I familiari hanno riconosciuto Alichan nell'ucciso, il corpo è stato consegnato per la sepoltura. I funerali si sono svolti nel villaggio di Avtury [4]. A chi è giunto là i familiari hanno chiesto di non fermarsi e di andarsene rapidamente, forse gli hanno proibito di fare funerali ufficiali.

Il 1 agosto 2007 Alichan Markuev “si dette alla macchia” con altri tre giovani abitanti di Argun [5]. Il 20 settembre 2008, dopo l'invito delle autorità cecene ai militanti a tornare dai boschi, Markuev si è consegnato sotto garanzia di Ibragim Temirbaev, capo dell'amministrazione di Argun. Gli fu formulata una “confessione”, fu presa la decisione di rinunciare ad aprire un procedimento penale. Ma presto fu aperto un procedimento – Markuev non fu arrestato, ma dichiarato ricercato e non poteva fuggire da nessuna parte, lavorava nell'edilizia. Il 26 giugno 2009 presso una sala da concerti a Groznyj si era fatto saltare in aria un terrorista kamikaze – l'abitante di Argun Rustam Muchadiev, che nel 2007 “si era dato alla macchia” insieme a Markuev. La sera del 28 luglio 2009 Markuev fu portato alla sezione cittadina della polizia “per una breve conversazione”. Nella notte portarono alla sezione cittadina il padre, la sorella e un vicino di Alichan – chiesero loro che ammettessero che il giorno dell'atto terroristico Markuev si era incontrato con Muchadiev e menzionassero il “luogo dell'incontro”, anche se numerosi testimoni avevano detto che Alichan non era là. Il capo della sezione cittadina in presenza del sindaco di Argun disse ai familiari che si dimenticassero di Alichan, altrimenti ci sarebbero stati dei problemi. Minacciarono problemi anche all'avvocato dei Markuev. Nell'ufficio del plenipotenziario per i diritti umani della repubblica si rifiutarono di accogliere l'istanza dei familiari. Alichan fu trattenuto illegalmente al GOVD [6], non fecero entrare l'avvocato e i familiari. Dopo le denunce dei familiari e le richieste di Svetlana Gannuškina [7] da Mosca la Commissione inquirente vide nell'operato degli agenti della sezione cittadina gli estremi di abuso di potere. Verso le 21.30 del 2 agosto 2009 Alichan chiamò i genitori al telefono dalla sezione provinciale. Il capo della sezione per la ricerca dei criminali, noto con il soprannome Ričard, gli consegnò pubblicamente Alichan pesantemente malmenato dicendo che non era colpevole di nulla, gli restituì il passaporto [8] e il telefono cellulare. Tuttavia ad alcune centinaia di metri dalla sezione provinciale la loro macchina fu fermata da uomini armati con maschere sui volti, non nere, da corpi speciali, ma da festa in maschera. Strapparono Alichan dalla macchina e lo portarono non si sa dove. I familiari si rivolsero a Ričard, ma questi negò la complicità degli organi di tutela dell'ordine: dice, i sequestratori sono militanti e, beh, Alichan si è di nuovo “dato alla macchia”. Tuttavia al mattino Ričard mostrò il telefono cellulare di Alichan – lo stesso che gli era stato restituito quella notte.

Adesso il sequestrato Alichan Markuev “è stato trovato” nel bosco come “militante ucciso”.

Quello stesso giorno, il 27 novembre, ai margini del villaggio di Mesker-Jurt [9] è stato trovato il cadavere di un altro uomo. Secondo i testimoni, gli agenti delle strutture armate hanno caricato il cadavere su una macchina UAZ-452 (“pastiglia” [10]) e l'hanno portato via. Non è nota l'identità dell'ucciso.

Centro per la difesa dei diritti umani “Memorial”

04.12.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/135/10.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Villaggio della Cecenia centrale.

[2] Quelli delle istituzioni deputate all'uso della forza, alle dipendenze dei ministeri della Difesa, dell'Interno e delle Situazioni di Emergenza.

[3] Vedi qui.

[4] Villaggio non lontano da Seržen'-Jurt.

[5] Altro villaggio della Cecenia centrale.

[6] Gorodskoe Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione Cittadina degli Affari Interni), in pratica la sede cittadina della polizia.

[7] Svetlana Alekseevna Gannuškina, incaricata per i diritti umani presso il presidente.

[8] In Russia non esistono carte di identità.

[9] Altro villaggio della Cecenia centrale.

[10] Lo UAZ-452 è un furgoncino chiamato “pastiglia”, forse per la forma o forse perché è usato come ambulanza.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/12/alichan-markuev-vittima-di-chi-aveva.html

04 dicembre 2009

A proposito dell'Inguscezia (IV)

Junus-Bek Evkurov: Ho amareggiato molti, quando sono tornato vivo


Ingushetia.org, 02.12.2009 00:41

Il presidente dell'Inguscezia in un intervista a “Argumenty i Fakty” [1] ha parlato dell'incaricato del Cremlino, dei militanti e di M. Guceriev [2]



E' necessario per il Caucaso settentrionale l'incaricato del Cremlino di cui ha parlato nel suo messaggio D. Medvedev? Chi può essere? Di quanto tempo ci sarà bisogno, perché la regione cessi di essere un punto caldo? Come vincere la corruzione? Di tutto questo il direttore di “AiF” Nikolaj Zjat'kov ha parlato con il presidente della repubblica di Inguscezia Junus-Bek Evkurov.



“AiF”: – Come ha guardato alla proposta del presidente, per cui nel Caucaso settentrionale dovrebbe esserci un rappresentante del Cremlino? Non riduce questo i suoi poteri e i poteri degli altri capi delle repubbliche del Caucaso settentrionale?



Junus-Bek Evkurov: – Non li riduce in alcuna misura. La nomina di un compatriota che abbia pieni poteri, legami con le alte cariche dello stato, potrebbe riferire in tempo reale qualsiasi problema che sorgesse – è un passo importante verso la stabilizzazione della situazione. La cosa importante è scegliere ora la persona giusta, raccogliere tutti i capi delle repubbliche del Caucaso settentrionale ed enunciare tutte le questioni problematiche perché si arrivi a comprendere la situazione. Questa persona deve avere pieni poteri per lavorare con tutti gli organi statali. Tra questi e le prime tre cariche dello stato – il presidente, il premier e il capo dell'amministrazione presidenziale – non devono esserci intermediari, altrimenti, a mio modo di vedere, questa figura non avrà senso.



“AiF”: – Chi dev'essere, un militare?



Ju.-B. E.: – Dev'essere una persona neutrale, non legata ad alcuna nella repubblica. Coscienziosa, onesta, desiderosa di portare ordine. Meglio di tutto, russa. E' chiaro che non dev'essere coinvolto in fatti di corruzione o criminali.



“AiF”: – Ha qualche presupposto su persone concrete?



Ju.-B. E.: – Non ho informazioni. Ma se si parla di chi potrebbe ricoprire questa carica, si può fare il nome di Dmitrij Kozak [3] o di Grigorij Rapota (rappresentante plenipotenziario del presidente nel distretto federale del Volga, nel 2007-2008 ha avuto questa carica nel distretto federale meridionale – nota del redattore). Sono quelli di cui si parla, quelli che sono conosciuti dai capi delle repubbliche e dalla popolazione.



“AiF”: – Risulta che questa misura sia forzata, estrema e nel messaggio il presidente ha detto che il Caucaso settentrionale è una regione calda, che il problema richiede una soluzione. Già da tempo non si conducono azioni militari effettive, è passato tanto tempo, ma la situazione non si assesta. Perché, quali sono, secondo lei, le cause?



Ju.-B. E.: – Ci sono molte cause, ognuna di esse può pretendere di essere la più importante. Si può cominciare dal crollo dell'Unione Sovietica, quando alla gente è stata data molta libertà e questa ne ha fatto uso come ha potuto. In questo periodo due popoli, quello inguscio e quello osseto, si sono scontrati nel distretto Prigorodnyj [4] dell'Ossezia del Nord, in quel momento è successo quel che è successo in Cecenia. La politica del centro è stata costruita in modo sbagliato, di corsa, via via e non escludo qui provocazioni, che hanno causato conflitti armati locali. E poi sono state tratte conclusioni sbagliate. Si prende lo stesso distretto Prigorodnyj dell'Ossezia del Nord. Bisogna ricordare, che il conflitto non deve durare 17 anni, non lo si può conservare, bisogna risolvere il problema. Perché tutto questo trascina con se anche altre cose, come la presenza, sotto l'aspetto di organizzazioni benefiche, di servizi segreti di altri paesi, che compiono un lavoro ai danni della Russia.



Che si può fare? Quello che si fa oggi, che non c'era in tutti quegli anni. Da qualche parte negli anni 1999-2000 è andata avanti una politica mirata. Da una parte pare che non sia cambiato nulla. No, è cambiato, anche se dev'esserci il chiaro concetto che non si può riuscire a cambiare tutto rapidamente. Un fattore particolare è quello religioso. Negli ultimi anni sia V. Putin sia D. Medvedev si sono incontrati più di una volta con i muftì e gli imam, presenziano all'apertura delle moschee, dimostrano in tal modo che la religione è importante. Il fattore giovanile è importante. Capisco, non si può dividere la gioventù in caucasica o siberiana. Ma con la nostra gioventù bisogna lavorare, tenerne conto. Non si può non parlare dell'alto tasso di disoccupazione, della corruzione. Risolvendo gradualmente tutti questi problemi, si può correggere la situazione.



“AiF”: – Ho già detto questo a Ramzan Kadyrov e lo ripeto a lei: in molte regioni russe ci sono gli stessi problemi che in Cecenia e in Inguscezia – disoccupazione, povertà, corruzione dei funzionari. Ma a queste non viene fatta tale attenzione da parte del centro federale, non vengono stanziate tali enormi cifre di denaro pubblico. Su questo sfondo, quando mostrano reportage dalla Cecenia, dove si sono costruite moschee, è stato aperto un palazzo del ghiaccio, un aeroporto internazionale, Ksenija Sobčak [5] è stata ospite, bisognerebbe anche gioire dei successi, ma resta un senso di pesantezza, non c'è particolare gioia. E l'orgoglioso popolo caucasico, ne risulta, vive a spese altrui, tendendo la mano…



Ju.-B. E.: – Sono d'accordo con lei. Sono stato nell'esercito, ho viaggiato per tutta la Russia, so come vive la gente. E da noi nella repubblica dico: a 150 chilometri da Mosca la gente vive senza gas, senza luce, senza strade. Da noi in questo senso tutto va più o meno bene, bisogna semplicemente lavorare. Ma non si vuole neanche lavorare. In 17 anni la gente si è sciupata in questo senso. E' più semplice ricevere aiuto dalle organizzazioni benefiche, ricevere l'elemosina dagli oligarchi [6] prima delle elezioni o rubare denaro pubblico che guadagnare con il proprio lavoro. Non molto tempo fa giro fra i centri abitati, in uno mi dicono, ecco siamo poveri, per meglio dire danneggiati, ogni mese diamo 1000 rubli [7]. Chiedo, quanti siete in queste condizioni? 15 persone. E quando avete cominciato a dare quanti eravate? Tre! Ho chiesto di condurmi qualcuno di loro. Guardo, gambe e braccia integre, testa a posto, chiedo: in cosa consiste il danno? Non dategli denaro così, che spazzi le strade, pianti delle aiole. E allora tutto il villaggio sarà danneggiato.



“AiF”: – Cosa fa per risolvere il problema?



Ju.-B. E.: – In primo luogo, diciamo la verità. Piaccia o non piaccia, la diciamo. In secondo luogo, ci sforziamo di ridurre al massimo il ruolo delle imposte illegali. Una questione importante sono i profughi. Chiediamo al centro federale che il denaro sia messo su conti concreti di persone concrete. Quest'anno 3500 famiglie sono tornate in Cecenia, ne sono rimaste 1500. Ci sforziamo di garantire un lavoro al massimo numero di persone. Stimoliamo i residenti alla compartecipazione. C'è bisogno di portare luce e gas, stendiamo le linee per le strade, nei cortili ognuno paga già per conto proprio, facciamo le strade e proponiamo di pagare qualche tratto. E allora risulta che il denaro stanziato per le infrastrutture è rimasto in tasca ai capi delle amministrazioni e il popolo ricomincia a chiederlo a noi. Certo, la gente non ne ha colpa, ma se ci sono fatti del genere, questa è in grado di influenzare la situazione. Bisogna far capire che tutto è nelle nostre mani. Per quanto riguarda gli aiuti dal centro federale, bisogna controllare al massimo questi soldi. Io stesso propongo ai ministri federali che una volta al mese mandino un rappresentante, che controllino anche me, perché non ci siano discussioni.



“AiF”: – Lei ha dato il suo cellulare perché la gente telefonasse e parlasse della corruzione. Funziona?



Ju.-B. E.: – Non mi aspettavo che avesse un'utilità così pratica. Al mattino vado al lavoro e sul tavolo per me c'è uno stampato con le telefonate. All'inizio c'era un sacco di telefonate, la maggior parte fuori tema, semplicemente per verificare se era vero o no. In generale alle telefonate risponde un collaboratore, ma talvolta prendo la cornetta anch'io, perché anche al popolo piace comunicare con il presidente e a me interessa ascoltare. Si tratta di diverse informazioni su molti problemi. Su molte segnalazioni informiamo i capi delle amministrazione e a sera devono dar conto di come hanno reagito. E verifichiamo i fatti di corruzione, li verificano commissioni speciali. Purtroppo tocca accumulare commissioni su commissioni per giungere di conseguenza alla verità. E la gente sa che ci sarà un'ulteriore verifica, perciò si sforza di non nascondere informazioni. Ho introdotto una pratica per cui a una segnalazione esce per fare la verifica un funzionario parente di quello su cui è giunta la segnalazione. Questi sa che poi ci sarà un'ulteriore verifica, perciò si sforza di lavorare onestamente. Più spesso chiedono, dice, si può avvertire la prima volta? Io dico, bene, ma adesso tu ne rispondi con la tua poltrona, con la tua reputazione. Ed ecco che questo riunisce il suo tejp [8] e dice, guarda, io lascio la carica e tu sarai punito.



“AiF”: – Ma com'è successo che, mentre lei era a Mosca in ospedale dopo l'atto terroristico, quelli che erano sotto inchiesta per corruzione sono stati rimessi in libertà? Non c'è proprio da aver paura?



Ju.-B. E.: – Ma ho amareggiato moltissimi, quando sono tornato vivo e vegeto, mi sono perfino scusato con loro che questo sia successo (ride). Io, certo, sono sinceramente grato a chi si è preoccupato, ha avuto compassione, ma ci sono anche altre persone. Per quanto riguarda la situazione, per questo motivo qualche giorno fa sono stato dal presidente della Corte Suprema, abbiamo trovato un'idea comune dei problemi e sposteremo questo peso del destino. Ma cosa è risultato? La gente ha pagato i giudici in anticipo. Non per se, per i propri contabili o i propri vice, che si sono accollati tutto in cambio di piccole somme e della promessa di trovarsi in libertà dopo qualche giorno. Adesso è partito il processo inverso, attraverso la procura, si avvieranno di nuovo i procedimenti penali. Adesso tutti capiscono che siamo intenzionati ad andare fino in fondo. Il nostro scopo non è incarcerare, non siamo assetati di sangue. Restituite ciò che avete rubato. Ma restituire è difficile. Perché questo ha rubato 120 milioni di rubli [9], la maggior parte dei quali li ha dati come bustarelle e non può già più riprendere questo denaro. Il resto lo ha speso in immobili per se e per i figli, ha mandato i figli a studiare da qualche parte. Da tutto questo è difficile separarsi. C'è stato solo un esempio, quando hanno portato 14700000 rubli [10], ma questa è solo una parte di ciò che è stato rubato, per questa cosa non si può perdonare nessuno.



“AiF”: – Ma capisce che viola l'ordine di vita consueto di molti, costringe i funzionari a lavorare, cerca di fermare la corruzione, cambia il governo? In qualche modo solleva una parte della popolazione contro l'altra e l'atto terroristico ne è una conferma.



Ju.-B. E.: – Ai funzionari dico, prego, approfittate della vostra posizione, create il vostro business. Ci sono proposte di investimento interessanti, approvate da me e dal governo. Se un funzionario è intelligente, prende un fratello, un consuocero, lo annette all'impresa (questo è un progetto di investimento) e là avrà la sua parte. Per esempio, c'è il ministro dell'edilizia. Che mi proponga di costruire con denaro pubblico un magazzino di materiali edili al dettaglio, grande, bello. E in questo magazzino, direttamente, senza intermediari, venderanno materiali edili i suoi parenti. Non c'è niente di male in questo. La cosa principale è – non rubare il denaro pubblico. Ecco, noi ora costruiamo fabbriche, stabilimenti, è indispensabile farne azioni, venderli ai privati. Vieni da me, fatti fare credito, parlerò perché ti impongano un interesse minimo in banca, riscatta e lavora, in tre anni restituirai tutto. Non metto affatto la gente in limiti così stretti da non poter far nulla. E adesso molti hanno preso a pensarla così.



Non sono d'accordo quando si dice che la causa dell'atto terroristico sia stata la mia lotta con la corruzione. Piuttosto sono state bande armate. Ma non escludo che, se una persona ha rubato 150 milioni [11], sia meglio per lei pagarne 20 [12] per farmi uccidere che aver paura. Ma le spiego che non si può più vivere così. Perché la questione non è punire, non è fucilare qualcuno, ma educare la coscienza delle persone: non si possono rubare i propri soldi, non si può aspettare l'elemosina.



“AiF”: – A proposito di bande armate – lei ha cominciato a lottare attivamente con esse. Di principio, si può sradicare il banditismo? E quando accadrà questo, secondo lei?



Ju.-B. E.: – E' difficile parlare di tempi. Se si porta avanti una politica di profilassi non solo in Inguscezia, ma in tutta la regione e si elimina chi non ha deposto le armi, secondo me questo problema persisterà ancora 4-5 anni. Gli ideologi dei banditi hanno una base su cui si appoggiano – i profughi, i poveri. Qui le finanze non sono così importanti. Le dirò delle cose terribili: chi ha fatto saltare in aria l'edificio dello ROVD [13] a Nazran' [14] hanno ricevuto in media 2500 dollari. E il danno causato dall'atto terroristico è di oltre 300 milioni di rubli [15], sono morte 25 persone, decine sono rimaste ferite. La gioventù viene attratta in altro modo. Di ideologico c'è ben poco, anche con il denaro hanno comprato poco. La maggior parte dei giovani è delusa. Non c'è bisogno di loro, i genitori vivono in brutte condizioni e vicino a loro i figli dei funzionari studiano a Mosca o all'estero, vanno in giro con macchine di lusso, vivono in belle dimore. Fanno forza su questo. C'è anche la questione del ricatto, quando inizialmente un ragazzo viene usato a sua insaputa e poi cominciano a ricattarlo. Gli chiedono: portaci in macchina di notte, aspetta qui, sparano, saltano in macchina ed ecco che questo è già un complice. Certo, bisognerebbe correre subito alla polizia, ma hanno paura anche di questa. Crudeltà e paura – giocano anche su questo.



“AiF”: – Non molto tempo fa si è incontrato con i genitori di giovani sequestrati e questi affermano che i loro figli sono stati portati via da agenti delle forze dell'ordine…



Ju.-B. E.: – Ora portiamo avanti delle indagini, in quattro casi su otto è evidente la partecipazione delle strutture armate [16], perché i militanti non arrivano di giorno su Ural [17] blindati e non portano via le persone. In due casi sono stati avviati procedimenti penali, sono iniziate le indagini, ho chiesto collaborazione anche all'amministrazione presidenziale e al presidente della Corte Suprema. Per noi è molto importante risolvere risolvere questi casi e punire i colpevoli. Le racconterò un caso recente nella repubblica, che una persona normale non può concepire. Una notte a un posto di blocco del GIBDD [18] fermano una macchina. Alla guida c'è un procuratore ceceno, gli hanno controllato i documenti, la macchina, l'hanno lasciato andare. Questo si sposta, prende una pistola, uccide un agente del DPS [19] con un colpo alla testa e fugge. Questo caso è stato portato in tribunale, presto lo giudicheremo nella repubblica. Nessun motivo, semplicemente un abuso!



E bisogna trovare e punire questa banda di delinquenti con le mostrine che sequestrano la gente. Mi hanno riferito che addosso a quasi tutti i sequestrati è stato trovato qualche materiale sui loro legami con i banditi. Ma puniteli secondo la legge, con gli avvocati, dimostrate la colpevolezza in tribunale. Perché gli ideologi dei banditi sfruttano anche questa situazione. Raccontano ai parenti di chi è stato sequestrato come lo torturano in stanze apposite e nella camera accanto sua madre geme di dolore. E il fratello o il figlio esce di notte con un'arma automatica, che gli hanno passato apposta e comincia ad uccidere i poliziotti, non gliene frega nulla, se sono andati a casa sua o no. Questa non è comunque una giustificazione, noi dobbiamo operare nel modo più duro possibile per far cessare queste cose.



“AiF”: – In Cecenia da qualche anno praticano un metodo, per cui i membri di bande armate che si consegnano volontariamente, se non ci sono gravi reati a loro carico (anche se non immagino come lo chiariscano e cos'altro si possa fare in una banda, giocare a dama?), vengono vestiti con l'uniforme e gli danno armi in mano, perché dipendano la popolazione. Quanto è giustificato in tempo di pace che i criminali diventino tutori dell'ordine?

Ju.-B. E.: – Io sostengo che per gli ex membri di bande clandestine ci sia posto nei lavori di costruzione, non nella polizia. Ma ripeto, non nego la dignità di chi si è arreso ed è passato al servizio degli organi per la tutela dell'ordine. Ora conduciamo delle operazioni speciali e ci hanno molto aiutato quegli agenti che in precedenza facevano parte di bande. Fra l'altro molti di essi hanno decorazioni militari, che hanno onestamente meritato proprio nella lotta con i banditi.



“AiF”: – Ramzan Kadyrov negli ultimi tempi dirige personalmente le operazioni speciali. E lei, militare di professione, si occupa sempre più di economia?

Ju.-B. E.: – Che significa “dirige personalmente”? C'è un quartier generale operativo, il ministero degli Interni, ecc. Io non elaboro le operazioni, come posso dirigerle? Sì, posso andare a vedere come posso essere di aiuto, garantire, sostenere. Ma c'è chi può dirigere. Talvolta anch'io discuto con i militanti o i fiancheggiatori arrestati e questo è più efficace del lavoro di cinque inquirenti. Perché l'arrestato sente il livello, entra in contatto. Noi gli diamo garanzia che, se collaborerà con le indagini, gli sarà ridotta la pena, a seconda della colpevolezza, e gli saranno garantite altre condizioni. E questo comincia a funzionare, gli inquirenti dicono che non avrebbero ottenuto queste informazioni in un mese. Ritengo che andare personalmente dove si svolgono le operazioni speciali, sostenere i militari, parlare con la popolazione delle misure indispensabili sia responsabilità mia e di Ramzan.



“AiF”: – I colloqui sul ritorno in Russia di Michail Guceriev vanno avanti, come se gli avessero perdonato i suoi peccati in cambio della promessa di aiutare l'Inguscezia...



Ju.-B. E.: – Ho parlato una volta con lui in pubblico, ma conosco l'opinione su di lui di altre persone. Non mi attribuirò il fatto di essermi rivolto dove si deve perché Guceriev fosse perdonato. Penso che tornerà, ci incontreremo e questi proporrà un aiuto. Non a me, io non sono povero, ma alla repubblica, a un piano di progetti di investimento, alla partecipazione al processo di ristabilimento dell'Inguscezia. Non penso semplicemente, sono convinto che farà così.



Ma non solo gli uomini d'affari devono aiutare la repubblica. Anche chi ha lasciato il posto di presidente dell'Inguscezia deve partecipare a questo processo. Dietro di loro ci sono alcune persone, alcune forze. Io non chiamo R. Aušev e M. Zjazikov ex presidenti, li chiamo semplicemente presidenti. Vede, nel mio ufficio sono appesi i loro ritratti. Il loro dito ha segnato il destino. Neanch'io ho mai pensato che sarei divenuto presidente. Ma se è successo, perché, lasciando la carica, dovrei ostacolare chi verrà dopo di me? Al contrario, devo sedere davanti al televisore, riconoscere i miei errori, indicarli all'attenzione del nuovo capo e invitare il popolo a sostenerlo, perché questa è la nostra casa comune. Se non sarà così, tutto il nostro lavoro varrà un soldo. Io cerco di appianare i rapporti con entrambi. Sono più giovane, mi è più facile. Voglio che nel Giorno della Vittoria [20] entrino in sala, io dirò “i presidenti della repubblica di Inguscezia” e il popolo saluterà loro e non me.



“AiF”: – Buona idea. Lei ha detto “Quando lascerò la carica”, così lavori più a lungo. Lei ha portato una qualche ventata nuova, ha dato speranza alla gente e non solo in Inguscezia, ma anche a tutti i russi. Lei è una persona aperta, diretta, che ispira fiducia. Le auguriamo sinceramente che tutto vada per il meglio.

(Traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Argomenti e Fatti”, rivista di attualità russa (il titolo è abbreviato in “AiF”).

[2] Michail Safarbekovič Guceriev, imprenditore inguscio al centro di vicende giudiziarie.

[3] Dmitrij Nikolaevič Kozak, vice premier e in precedenza plenipotenziario del presidente nel distretto federale meridionale (di cui il Caucaso fa parte).

[4] “Periferico”. Questo distretto, prima della seconda guerra mondiale, faceva parte della repubblica di Cecenia e Inguscezia. Nel 1944 Stalin deportò ceceni e ingusci e al loro rientro con la destalinizzazione i confini furono ridisegnati e il distretto Prigorodnyj fu posto nell'Ossezia del Nord. Nel 1992 Ossezia e Inguscezia entrarono in conflitto armato per esso.

[5] Ksenija Anatol'evna Sobčak (figlia del primo sindaco democraticamente eletto a San Pietroburgo Anatolij Aleksandrovič Sobčak), star televisiva e cinematografica, detta la Paris Hilton russa.

[6] I potenti miliardari russi.

[7] 22-23 euro circa.

[8] Clan caucasico.

[9] Oltre 2,7 milioni di euro.

[10] Oltre 334000 euro.

[11] Oltre 3,4 milioni di euro.

[12] Oltre 453000 euro.

[13] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del (Sezione Provinciale degli Affari Interni), in pratica la sede provinciale della polizia.

[14] Ex capitale dell'Inguscezia.

[15] Oltre 6,8 milioni di euro.

[16] Le istituzioni autorizzate all'uso della forza: l'esercito, la polizia, i servizi segreti e il ministero per le Situazioni di Emergenza.

[17] Marca di camion.

[18] Gosudarstvennaja Inspekcija Bezopasnosti Dorožnogo Dviženija (Ispettorato Statale per la Sicurezza del Traffico Stradale), in pratica la polizia stradale.

[19] Dorožno-Patrul'naja Služba (Servizio di Pattuglia Stradale).

[20] Il 9 maggio, quando si ricorda la vittoria sulla Germania nazista.



http://matteobloggato.blogspot.com/2009/12/linguscezia-secondo-evkurov.html

01 dicembre 2009

A proposito di Medvedev (XI)

Il “fenomeno Dmitrij Medvedev”



Più lo criticano, più certo e legittimo pare il futuro di Vladimir Putin


Discussione della settimana. Quanto sono care le strade [1]?

Partecipano:
Dmitrij Medvedev (presidente della Federazione Russa),
Igor' Levitin (ministro dei Trasporti della Federazione Russa)

Medvedev: “Qui non è stato fatto l'ordine più elementare e la costruzione viene portata avanti a prezzi aumentati molte volte – molte volte, considero spendere di più allo scopo un lusso intollerabile”.

Levitin: “Ogni strada è diversa dall'altra. Ci sono strade che costruiamo da zero – questo è un prezzo. Ci sono strade che sono state costruite 50 e più anni fa. Dirò perché sono care. In primo luogo, nel costo delle strade da noi… si sono stanziati mezzi finanziari per l'acquisto dei terreni, lo spostamento delle comunicazioni, lo spostamento dei residenti che si trovano nella zona di costruzione e questo è circa il 30% del costo di un chilometro di strada. Secondo: da noi la base normativa e di diritto, i regolamenti per le costruzioni e le tecnologie sono invecchiati, hanno 20 e più anni”.

Medvedev: “Il costo approssimativo dell'autostrada Velikij Novgorod – Ust'-Luga [2] è di 190 milioni di rubli [3] al chilometro, a Soči è di 2 miliardi di rubli [4] al chilometro, a Mosca è di 8 miliardi di rubli [5] al chilometro. Perché tale differenza? Ci sono, certamente, cose oggettiva, ma la differenza è di 20-30 volte. Non costruiscono comunque sulla Luna. E' importante analizzare perché da noi gli accordi di concessione funzionano così male, quasi non ci sono. Se è una questione oggettiva, bisogna correggere la legislazione sulle concessioni, se questo è legato ai funzionari, bisogna fare i conti con loro allora”.


In Russia si sente sempre più forte l'indispensabilità dei cambiamenti. Il sistema si è messo in movimento. Il potere ha visto la propria inefficienza. Inaspettatamente ha preso a rianimarsi la politica, sepolta profondamente negli anni della “stabilizzazione putiniana”. Sono comparsi lievi elementi di contrapposizione politica pubblica. Gli agenti degli organi [6] sono andati su Internet con lo slogan di epoca gorbacioviana “Così non si può vivere!” e il loro ministro ha inventato l'intraducibile in altre lingue autodifesa dalla polizia [7]. Il presidente ha invitato a una rapida modernizzazione, dichiarando che è una questione di sopravvivenza.

Pare che un modo così drammatico di porre la questione da parte del presidente abbia messo in un vicolo cieco sia lo stesso potere politico, sia l'opposizione, sia i cittadini russi. Negli anni precedenti molti erano entrati nelle proprie parti imparate a memoria. Alcuni al Cremlino, altri negli innumerevoli gabinetti da funzionari, altri imitando con sforzo e con il segno tricolore [8] il potere legislativo, altri dopo aver imparato in modo magro e misero ad accordarsi con i rappresentanti dello stato sulle condizioni delle proprie proprietà, altri erano entrati nella parte di oppositori professionisti di diverso grado di “adesione al sistema”e di inconciliabilità. A sua volta il popolo si era gettato a testa bassa nella vita che si era organizzato.

E qui salta fuori un qualche Medvedev e tutto, così risulta, va male nel paese e la modernizzazione è una questione di vita o di morte. Rapidamente si è creato il “fenomeno Dmitrij Medvedev”. Il presidente, senza potere secondo l'opinione generale, è diventato il disturbatore generale, il violatore della regole e dei concetti, della tranquillità e della sicurezza di se. E' diventato l'avversario di tutti, causando in diversi strati politici una reazione di rifiuto. Alcuni erano insoddisfatti che il presidente parlasse troppo seccamente dell'indispensabilità dei cambiamenti, altri che ne parlasse troppo delicatamente, altri che parlasse soltanto ma di fatto realizzasse estremamente poco. Alcuni vedono in Medvedev il semplice tentativo di reincarnazione del regime putiniano, altri temono che distrugga inavvertitamente il sistema di comando, che gli garantisce l'incontrollato governo del paese, il cui timone è stato concesso a Medvedev dai suoi tutori di tenere temporaneamente, ma senza diritto di farlo girare.

Tutti sono uniti nell'insoddisfazione per Medvedev, negli sforzi di dimostrare a lui che ha torto e a se stessi che comunque non è in grado di far nulla. Che è solo un presidente virtuale, una sorta di commentatore di un blog. Il ministro dei Trasporti Igor' Levitin insegna ostentatamente a Medvedev i “fatti della vita”, i radicali subito notano tutto ciò che dice, senza distinguere per principio il ricevente al Cremlino dal trasmittente alla Casa Bianca [9]. In altre parole, tutti sono insoddisfatti e trovano (per motivi opposti) un piacere davvero masochistico nel valutare in Medvedev l'assenza di un sostegno di massa, di un entourage indipendente, di pieni poteri, ecc. Quasi tutti con un qualche senso di soddisfazione interiore aspettano la sua, come pare a tutti, inevitabile caduta.

Ma da chi in particolare sarà attesa la caduta strategica della presidenza di Dmitrij Medvedev? Il trionfo di chi diventerà? Volenti o nolenti, meno successo ha oggi Medvedev, più efficiente e legittimo appare, diciamo, Vladimir Putin ieri e domani.

Comunque si guardi al presidente Medvedev, questi oggi è la realtà politica della Russia. Una realtà che ha delle chance di esistere in questa qualità fino al 2018. Mi sembra che per diverse forze politiche russe in questa situazione ci siano alcune varianti. In primo luogo, si può ignorare questa realtà come qualcosa di virtuale, ritenendo che il “fenomeno Medvedev” non eserciti un'influenza essenziale sulle caratteristiche fondamentali del potere politico. Ma è evidente che si possa ignorare così seriamente una realtà solo dopo aver inghiottito allucinogeni di origine gas-petrolifera.

In secondo luogo, la burocrazia nazionale è capace di ricordare l'esperienza senza prezzo nell'imitazione dell'appoggio e perfino dello strenuo lavoro per la realizzazione dei compiti assegnati, in conseguenza di cui il presidente che li ha assegnati si fa cadere le braccia e li restituisce a se stesso. La cosa più importante è iscriversi in tempo alla squadra finché ci sono posti liberi per i modernizzatori. Perlomeno fino al ritorno al potere del “fratello di sangue” [10] maggiore. In terzo luogo, si può occupare la posizione di inconciliabile opposizione a Medvedev e continuare le gloriose tradizioni della lotta di classe. Alla fin fine, in Russia c'è sempre richiesta di “tagliaboschi politici”.

Alla fine, ti puoi occupare di neurochirurgia in politica, trovare vie nascoste e metodi sottili per utilizzare il “fenomeno Medvedev” a vantaggio dei propri interessi e scopi politici, fra l'altro spingendo realmente il presidente nella direzione a te necessaria. Per il presidente, per quanto suoni banale, bisogna lottare. Questo, certamente, è inusuale, difficoltoso, complicato e, forse, improduttivo. Tuttavia proprio questo, di regola, si intende per politica, cioè l'arte del possibile. Tentare, ma perdere è male, ma perdere senza neanche aver tentato è vergognoso.

Certamente bisogna criticare Medvedev. Molto di ciò che fa ha un carattere insufficiente, di cosa fatta a metà. Se il presidente è pronto sul serio a mutamenti per il paese, ha bisogno di convincere le persone intelligenti ed energiche che gli conviene unirsi intorno a lui, che non abbandonerà a metà strada chi lo appoggia oggi. Finora Medvedev è una parte della squadra di Vladimir Putin che oggi pensa a come cominciare a cambiare qualcosa nel paese, ma fra l'altro non ha nulla da perdere. La maggior parte di questi, naturalmente, si concentra sul “non perdere”. Il resto avrebbe bisogno di aggrapparsi alla parola “cambiare”. Se volenti o nolenti si aiuterà chi è per “non perdere”, allora presto o tardi perderanno tutti, ma la maggioranza perderà ancora molto di più.

L'autore è direttore dei programmi russi e asiatici dell'Istituto per la sicurezza mondiale a Washington, USA.

Nikolaj Zlobin
articolo speciale per la “Novaja gazeta”

30.11.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/133/17.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Gioco di parole intraducibile. Dorogi significa sia “care” sia “strade”.

[2] Velikij Novgorod è a sud di San Pietroburgo, sulla strada per Mosca. Ust'-Luga è a sud-est di San Pietroburgo, non lontano dai confini con l'Estonia.

[3] Oltre 4,3 milioni di euro.

[4] Oltre 45,6 milioni di euro.

[5] Oltre 182,7 milioni di euro.

[6] Per “organi” senza ulteriore specificazione si intendono gli organi del ministero degli Interni, cioè la polizia e soprattutto i servizi segreti.

[7] Il ministro degli Interni Rašid Gumarovič Nurgaliev ha dichiarato che i cittadini hanno diritto di autodifesa di fronte agli abusi della polizia (diffusissimi in Russia).

[8] Il distintivo da parlamentare con il tricolore russo.

[9] Nome popolare della sede del governo russo.

[10] E' stato Putin a definirsi “dello stesso sangue” di Medvedev.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/12/il-fenomeno-dmitrij-medvedev-piu-lo.html

28 novembre 2009

A proposito di estremismo poltico in Russia

Attaccare il nemico. E filarsela



Un potere che non guarda ai mezzi e ai sostenitori temporanei ha già ottenuto un incontrollato underground giovanile fascista e – di conseguenza – il terrorismo politico


Nell'ultimo anno la situazione della violenza polita in Russia si fa sempre più tesa. E i flash mob dei nazional-bolscevichi [1] con l'occupazione delle sale di ricevimento dei politici sembrano birichinate infantili in confronto al terrorismo politico che diventa realtà. Uno dopo l'altro vanno avanti processi in cui si esaminano i mostruosi dettagli di omicidi seriali a sfondo nazionalistico di estrema destra, in Internet appaiono fotografie e video di incendi di sedi della polizia e di mezzi di trasporto pubblico, di uffici di “Russia Unita” [2], di sedi di istituzioni pubbliche e altri edifici ufficiali, accompagnate da dichiarazioni contenenti tanto retorica di estrema destra quanto di estrema sinistra. Oggi a Mosca è raro che una rissa tra fascisti e antifascisti si svolga senza scontri a colpi di coltelli e spari di armi non letale. E, cosa particolarmente importante: gli estremisti di destra hanno preso a usare sempre più attivamente armi da fuoco, durante le perquisizioni gli agenti operativi requisiscono interi arsenali.

Anche in precedenza fascisti e antifascisti restavano uccisi in scontri del genere. Tuttavia negli ultimi 13 mesi a Mosca i fascisti hanno già compiuto cinque omicidi di propri oppositori. I risultati delle indagini preliminari hanno mostrato una cosa: l'uccisione di Stanislav Markelov e Anastasija Baburova [3] è proprio in questa linea. Ma oltre all'avvocato e alla giornalista – persone che non nascondevano la propria attività e le proprie opinioni antifasciste – sono state uccise anche tre persone che in vita avevano preferito “non mettersi in luce”. Nell'ottobre 2008 fu assassinato davanti all'ingresso di casa lo skinhead antifascista Fëdor Filatov, nel giugno 2008 in circostanze non ancora del tutto chiare è stato ucciso con un coltello e un'arma non letale l'antifascista e tifoso di calcio Il'ja Džaparidze. L'ultimo di questa serie è stato l'anarchico e antifascista Ivan Chutorskoj.

Il 17 novembre, la sera dopo la sua uccisione, nel viale Cvetnoj [4] si sono incontrate alcune centinaia di persone per raccogliere soldi per i funerali e per la famiglia. Lo scopo dell'azione era chiaramente indicato nell'invito, inviato via Internet. Sono giunti gli uomini dell'OMON [5] e gli agenti operativi del centro “È” [6] con videocamere, che hanno costretto la gente a disperdersi. E hanno perfino fatto rapporto sullo “scioglimento di una manifestazione antifascista”.

Circa 70 persone sono andate ad assaltare il quartier generale di “Russia giovane” [7] in via Bauman. Che i compagni di Chutorskoj sarebbero andati ad assaltare “Russia giovane” si poteva sicuramente prevedere. Né il DPNI [8], né l'“Unione Slava” [9], né l'“Immagine russa” [10] hanno propri quartier generali pubblici. Alla maggior parte di coloro che hanno rotto i vetri dell'ufficio di “Russia giovane” l'attività dell'organizzazione di Maksim Miščenko [11]. Ma gli interessa molto l'amicizia del deputato della Duma di Stato [12] Miščenko con “Immagine russa”.

Miščenko ha partecipato con gli attivisti di “Immagine russa” a una serie di azioni: per la Serbia, contro l'immigrazione illegale, alla manifestazione in appoggio all'esercito russo in guerra con la Georgia, ha chiesto di limitare l'accesso di lavoratori immigrati alla Piazza Rossa nella notte di Capodanno, ha preparato interrogazioni parlamentari su questioni seguite da “Immagine russa” e così via.

“Immagine russa”, a sua volta, afferma “siamo nazionalisti, ma non fascisti”. Ma i mezzi di informazione di massa legano direttamente “Immagine russa” a Tichonov e Chasis (sospettati dell'omicidio di Markelov e Baburova), questa organizzazione in precedenza pubblicò il “Codice etico del nazionalista russo” insieme a Combat18 [13] e OB88 [14] – organizzazioni illegali e apertamente hitleriane. “Immagine russa” ha organizzato il concerto dei Kolovrat [15] in piazza Bolotnaja [16] il 4 novembre [17].

Scriviamo in un motore di ricerca su Internet “Kolovrat teksty pesen” [18]. Cito dalla prima riga [19]:

“Combatte alla morte il punitore del reggimento SS “Varjag” [20],
Avanza minacciosa la morte in un uniforme nera.
Bruciano i villaggi dove si nascondeva il nemico,
Per i comunisti non c'è posto nel Mondo Ariano!
Hitler aspirava a liberare la Rus'
[21]
Dalla dittatura dei bolscevichi”.

Un concerto di strada di un gruppo del genere a tiro d'orecchio dal Cremlino – come si può insultare più gravemente i veterani, di cui ostentatamente si occupano i giovani putiniani e Miščenko tra loro? Miščenko dice di non avere nulla a che fare con questo concerto e, molto probabilmente, è vero. Non è cosa di uno al suo livello permettere a nazisti dichiarati di organizzare un concerto durante una festa nazionale nel centro di Mosca e di marciare per le strade della capitale e di altre città. Probabilmente tutt'altri funzionari, posti ben più in alto, hanno cercato di diffondere l'idea della “democrazia guidata” anche in questo segmento politico di estrema destra.

Un “nazionalismo guidato” a livello teorico, forse, sembrava una mossa non da poco, ma in pratica sotto la copertura dei “patrioti moderati” chiacchieroni, a ben vedere, hanno preso a formarsi gruppi combattenti profondamente cospirativi. E nemico di questi gruppi diviene sempre più non tanto il movimento antifascista, quanto l'insufficientemente, a loro parere, deciso e radicale stato. E qui ancora – un'ondata di arresti di camerati di attivisti radicali di estrema destra…

Per quanto riguarda i “nazionalisti, ma non fascisti”, vale la pena di fare attenzione a queste citazioni dal testo “Programma politico di “Immagine russa””: “1.4. Su territori da essa densamente popolati la popolazione aborigena non slava ha diritto di organizzare la propria vita sulla base delle corrispondenti tradizioni etniche e religiose. Fuori dai territori densamente popolati i loro rappresentanti hanno diritti civili limitati. (…) 6.3. I matrimoni tra rappresentanti di razze diverse non sono permessi, in quanto manifestazione di atteggiamento menefreghistico verso il destino della propria razza. Se sei nato bianco – devi mettere al mondo bambini bianchi, perché viva e si sviluppi la tua razza”.

Maksim Miščenko ha dichiarato alla “Novaja gazeta” che tutte queste manifestazioni lo contrariano profondamente, che in precedenza non sapeva di queste, ma che finora non ha preso contatto con gli attivisti di “Immagine russa”, che non capisce fino in fondo il loro punto di vista e che perciò non sa se collaborerà con loro. Fra l'altro, anche le opinioni di Miščenko sono piuttosto strane: per esempio ha dichiarato che “Lev Ponomarëv [22], Karine Clément [23] e Gejdar Džemal' [24] sono legati alle organizzazioni anarchiche internazionali”.

I funerali di Ivan Chutorskoj, che hanno radunato circa duecento persone, si sono svolti sotto il controllo dell'OMON e del centro “È”. Anche in molte città russe ed europee si sono svolte manifestazioni in memoria di Chutorskoj. A Mosca le manifestazioni per strada sono state fissate per domenica. Anna Seleznëva, attivista di “Azione autonoma” [25], ha raccontato alla “Novaja gazeta” che, secondo gli antifascisti, polizia e autorità generalmente sono orientati a non proibire manifestazioni in proposito, ma che semplicemente non si è riusciti ad accordarsi per fare domenica sia cortei, sia manifestazioni. Di conseguenza ai Čistye Prudy [26], dove avrebbe dovuto esserci una manifestazione e ai Giardini di Alessandro [27], dove sono stati deposti dei fiori, c'erano quasi più tutori dell'ordine che antifascisti. Tutto si è svolto senza incidenti, per domenica sono in programma manifestazioni pacifiche e legali di memoria e di protesta.

Alcuni attivisti per i diritti umani (Jurij Samodurov [28], Gleb Jakunin [29], Svetlana Gannuškina [30], Ljudmila Alekseeva [31], Lev Ponomarëv e altri) hanno rilasciato una dichiarazione comune per invitare gli antifascisti a non vendicare Chutorskoj. Ma purtroppo questo modo di porre la questione è fuori dalla realtà. Le azioni dei nazi e degli antifascisti radicali non sono motivati dalla vendetta per qualche persona concreta, ma da un profondo odio reciproco creatosi da tempo. Dal desiderio di attaccare non qualcuno in concreto, ma chi si riesce a raggiungere e poi filarsela senza conseguenze.

In tal modo un potere che non guarda ai mezzi e ai sostenitori temporanei alla fine ha ottenuto tanto un underground giovanile di estrema destra, quanto anche – come conseguenza – di estrema sinistra (antifascisti, anarchici). Gli estremisti di destra sono comparsi qualche anno prima, con loro hanno giocato a lungo gli organi per la tutela dell'ordine a loro socialmente vicini, perché si sono sviluppati senza problemi e ora sono un po' più duri: sanno usare esplosivi e armi da fuoco e, a ben vedere, hanno soldi.

Gli estremisti di sinistra sono troppo diversi: qualcuno attacca i fascisti anche senza una specifica componente ideale – solo per bruciante odio verso di loro; qualcuno si preoccupa di più della guerra con lo stato che di quella con le correnti di estrema destra; qualcuno si può chiamare un antifascista di idee… Ma la stessa posizione di queste persone – fuori dalla legge – da il corrispondente vettore di pensiero. Tanto più che a nessun ideologo di Stato è venuta in mente l'idea di un “antifascismo guidato”, se non si considerano i “Naši” [32], i cui compiti fin dall'inizio sono altri.

Perché avviene questo? Eppure tutti hanno davanti agli occhi i nazional-bolscevichi e I giovani liberali che vanno in strada con cartelli inoffensivi e per questo l'OMON e i provocatori in borghese li storpiano, li gettano in prigione, li tartassano nelle sezioni di polizia… Ne deriva che coltelli, spranghe e bombe Molotov per lo stato rappresentavano qualcosa di più innocuo del volantinaggio e dei cortei pacifici?

Questo errore di calcolo verrà pagato caro. Tanto gli estremisti di sinistra, quanto quelli di destra formano brigate non “verticalmente”, ma “orizzontalmente” – basandosi sulla fiducia personale, le conoscenza, l'amicizia. Il principio è quello della rete, la comunicazione si svolge attraverso Internet. Non ci sono leader dichiarati – ci sono correnti radicali, per le quali si versa sangue. Di conseguenza si hanno piccoli gruppi coesi, capaci di fare guerriglia del tutto indipendentemente. Per estremismo vengono inflitte pene non lievi e le persone impegnate in tali attività o vengono presto incarcerate o diventano professionisti. Prenderli è un compito ingrato. Già da un anno e mezzo i nazisti vengono incarcerati uno dopo l'altro, ma il loro underground non viene eliminato, anzi è passato a metodi più radicali di lotta, con l'uso di armi da fuoco.

Se qualcuno è pronto a dire quando tutto questo finirà, probabilmente è un incompetente. Si possono certo portare gli esempi di Italia, Germania e altri paesi europei, che non molto tempo fa erano colpiti duramente tanto dal terrorismo di estrema sinistra, quanto da quello di estrema destra, nella guerra con i quali lo Stato è uscito vincitore. Ma le democrazie dell'Europa Occidentale non sono sovrane e guidate come quella russa. La riserva di solidità dei loro sistemi è un po' più grande della nostra.

Aleksandr Litoj

25.11.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/131/15.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Membri del partito Nazional-Bolscevico, che fonde elementi marxisti e nazionalisti. Non ha riconoscimento legale e un tempo si segnalava per azioni da squatter.

[2] Il “partito del potere”, che porta avanti la politica di Putin.

[3] L'avvocato e attivista per i diritti umani Stanislav Jur'evič Markelov e la giornalista anarco-comunista Anastasija Èduardovna Baburova furono uccisi in pieno giorno a Mosca il 9 gennaio 2009.

[4] “Fiorito”. Viale del centro di Mosca.

[5] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere russa, nota per la sua durezza.

[6] Centro per la repressione dell'estremismo politico (È sta per èkstremizm).

[7] Organizzazione nazionalista.

[8] Dviženie protiv nelegal'noj immigracii (Movimento contro l'Immigrazione Clandestina), movimento xenofobo.

[9] Movimento che persegue una Russia “puramente slava” e ha come simbolo una svastica camuffata.

[10] Movimento nazionalista di tendenza fondamentalista cristiana.

[11] Maksim Nikolaevič Miščenko, deputato di “Russia Unita”.

[12] Tutte le assemblee legislative russe si chiamano Duma, di qui la precisazione.

[13] Movimento neonazista nato nel Regno Unito. 18 sta per “Adolf Hitler” (la “a” è la prima lettera dell'alfabeto latino, la “h” l'ottava).

[14] Ob''edinënnaja Brigada 88 (Brigata Unita 88 – 88 sta per “Heil Hitler”, in quanto la “h” è l'ottava lettera dell'alfabeto).

[15] Qualcosa come “ciclo”, “ruota che gira” (il termine pare slavo arcaico, ma in realtà è di origine aulica e recente). Si tratta di una specie di svastica a otto braccia, è un simbolo solare pagano, molto popolare nell'estrema destra russa. Il gruppo rock Kolovrat si segnala per essere apertamente nazista.

[16] Piazza del centro di Mosca.

[17] Giornata dell'Unità Nazionale, festa che dal 2005 sostituisce la festa della Rivoluzione Russa (già divenuta in epoca post-sovietica Giorno della Riconciliazione). Il 5 novembre 1612 Polacchi e Lituani che volevano porre il figlio del loro re sul trono russo rimasto vacante si arresero ai moscoviti in rivolta, guidati dal borghese Minin e dal principe Požarskij. La loro cacciata portò all'ascesa dei Romanov. Alessio I, secondo zar della dinastia, sancì che questo avvenimento si festeggiasse il 4 novembre, festa dell'Icona della Madonna di Kazan'.

[18] “Kolovrat testi (di) canzoni”.

[19] Google Italia da risultati diversi. Comunque si trovano per primi link a testi di canzoni del gruppo dai contenuti assolutamente razzisti.

[20] Varjag (Variago) era il nome di un reggimento delle SS formato da russi emigrati dopo la Rivoluzione.

[21] Nome antico della Russia.

[22] Lev Aleksandrovič Ponomarëv, attivista per i diritti umani e membro del movimento “Solidarietà”, ispirato a Solidarność.

[23] Sociologa e attivista per i diritti umani francese, residente da anni in Russia.

[24] Gejdar Džachidovič Džemal', filosofo e attivista politico islamico.

[25] Movimento anarco-comunista.

[26] “Stagni puliti”, laghetto nel centro di Mosca, un tempo discarica per resti di macelleria, poi ripulito.

[27] Parco nei pressi del Cremlino.

[28] Jurij Vadimovič Samodurov, ex direttore del Museo moscovita dedicato a Sacharov.

[29] Gleb Pavlovič Jakunin, ortodosso dissidente.

[30] Svetlana Alekseevna Gannuškina, membro del consiglio del Presidente per i diritti umani.

[31] Ljudmila Michajlovna Alekseeva, presidente del “Gruppo di Helsinki”, organizzazione nata per richiamare l'Unione Sovietica e in seguito la Russia al rispetto degli impegni per I diritti umani presi con il Trattato di Helsinki del 1975.

[32] “I Nostri”, organizzazione giovanile putiniana che addita come “fascisti” quasi tutti gli avversari di Putin.



http://matteobloggato.blogspot.com/2009/11/il-vero-estremismo-politico-russo.html

25 novembre 2009

A proposito di guerre fratricide

Ho visto crollare il mondo [1]



Storia della caduta del villaggio di Vanati – l'ultima isoletta di buon senso nel mare di follia georgiano-osseto


– Beh, come va là nel mio caro villaggio di Vanati?
– Non c'è più, mia cara.
– Come non c'è più?
– E' stato distrutto. Completamente.

Da una conversazione con la nostra corrispondente Elena Milašina, tornata dall'Ossezia del Sud


Ecco cosa sapevo davvero: comunque si metta la mia vita, giungerò invariabilmente fino a Vanati.

Dio non mi ha concesso le forze per giungere fino a questo villaggio dell'Ossezia del Sud subito dopo la guerra.

…Settembre 2009. Sono a Beslan. Da qui a Vanati – è vicino.

…Senza arrivare fino a Cchinvali [2], lasciamo la strada che è stata battuta da me per otto anni.

Sì, sì, ogni autunno, a cominciare dal 1992 fino al 1999 compreso, sono andata per lo stesso percorso: Tbilisi – Gori [3] – Èredvi [4] – Vanati – Saccheneti. Non c'è stato un caso in cui mi sia persa un solo autunno.

…1992. Sto al posto di blocco del battaglione delle forze di pace di Nikozij [5], battuto da venti e pioggia. La mia strada andava a Cchinvali. Al quartier generale delle forze miste per il mantenimento della pace e dell'ordine legale.

Mi si avvicinò un giovane con la fascia della Croce Rossa. Aspettava che gli facessero avere dei medicinali.

– Non vuole vedere come vivono da anni bambini e vecchi sotto tiro? – chiese, non sperando molto in una risposta.

– Lo voglio, – dissi.

Tre giorni dopo venne a cercarmi con un Ural [6]. Ci muovemmo verso Vanati, aggirando i villaggi osseti.

Mi alloggiarono nell'edificio di un ospedale con le finestre sfondate. Tèmo Soznašvili – medico del battaglione delle forze di pace. Lavora a contratto. Ha bisogno di denaro per trasportare la sua grande biblioteca da Tbilisi a Ekaterinburg [7], dove vive con la famiglia.

Ho vissuto un'intera settimana in questo strano territorio caucasico. Proprio qui ho sentito tutta l'assurdità e l'insensatezza della guerra tra osseti e georgiani. Tèmo mi chiese di non dire a sua madre com'era pericoloso lì.

“Qual è il pericolo?!” - ripensai ingenuamente. Rumoreggiavano fiumi di montagna, impressionavano le antiche fortezze costruite sulle cime dei monti. Cadevano noci. Per le strade vagavano strani cani. Cani normali, ma c'era qualcosa dei lupi nel loro comportamento. Non guardavano dritto negli occhi. Abbassando la coda, si avvicinavano alle persone di fianco. E non abbaiavano.

Il villaggio non aveva accettato la guerra. Fin dalle origini era osseto-georgiano. Qui non si era ancora diviso tutto per nazionalità. Quasi ogni famiglia ha il proprio dramma. Lo ha definito precisamente Liza Chaduri:

– Sono colpevole due volte. La prima, quando io, osseta, ho sposato un georgiano. Perciò l'hanno ucciso. La seconda, quando dal georgiano sono nati due bambini. Hanno ucciso anche loro.

Tre morti in un anno.

…La casa della georgiana Zamira è semidistrutta, perché il primo presidente della Georgia Zviad Gamsachurdia aveva ordinato: le case danneggiate dal terremoto vanno rimesse in sesto solo ai georgiani e il marito di Zamira è osseto.

– Dimmi, può essere? – mi chiede l'insegnante Sevasti. – Ieri era un fratello, oggi è un nemico.

No, non può essere!

…Vachtang è di Tbilisi. Vanati è il suo luogo natale. Qui è nato suo figlio Iosif. La sua frase preferita è di un vecchio filosofo: “Voglio salvaguardare la verità!”. La verità sta nel fatto che per secoli su questa terra hanno vissuto due popoli dai destini intrecciati come quelli di nessun altro popolo al mondo. Gli osseti e i georgiani. Anche Iosif, figlio di suo padre, ha salvaguardato la verità. Una volta, alle mie ennesime grida per la bellezza di Vanati, ha detto: “Non posso amare il mio villaggio”. Ha mostrato i resti di una casa bruciata.

– Ma è la guerra… – ho farfugliato.

– Chiedimi di chi è questa casa e te lo dirò…

L'ho chiesto.

– E' la casa di un osseto. L'hanno bruciata i nostri. Può esser bello un villaggio, se c'è una casa del genere? La bellezza se n'è andata dal nostro villaggio.

…Il bel Georgij è osseto. E' un boscaiolo. E' sposato con la georgiana Tanja, insegnante di fisica. Non può riconciliarsi con il fatto che gli appezzamenti siano determinati per nazionalità. Come osseto lavora in un appezzamento osseto.

– Colpiscono sul vivo, – ha detto.

…Una volta la folla si è radunata presso la casa del boscaiolo. Chiedevano che Tanja uscisse. E' uscito. Dalla folla infuriata l'hanno salvata gli allievi. Ma in quella folla ha incrociato lo sguardo con un suo allievo. Il giorno seguente questi è andato dall'insegnante a dichiararsi pentito. Tre giorni dopo il pentimento si è ucciso.

– Sarebbe stato meglio se avessero ucciso me ed egli fosse rimasto in vita, – dice Tanja.

…Lira è figlia di Georgij e Tanja. Ha sentito tutto l'orrore della guerra su di se. La famiglia si è divisa. Padre e figli vivevano a Cchinvali. E la madre gli portava cibo da Vanati andando in slitta per sentieri segreti.

– Ho visto tutto questo con i miei occhi. So che è successo ma non credo che ciò sia accaduto.

La vita riservava ogni giorno sorprese che dovevano far nascere divisioni. Ma il villaggio reggeva, duro e inflessibile, stavano saldi i monti, che, a credere a Važa Pšavela [3], pensano i propri pensieri.

Amavo Vanati per questo spirito di resistenza alla follia. Perché nessuna vittima diventava motivo di vendetta.

C'era un'altra circostanza che mi toccava profondamente. Appena usciti dagli allarmi di guerra, ricordavano solo i casi che confermavano una verità immutabile: noi siamo fratelli.

Quale avvenimento fondamentale è accaduto nella vita dell'insegnante Sevasti? Sua figlia viveva a Cchinvali. Hanno dato fuoco alla casa. E allora un'osseta di nome Nadja (“Non scriva il cognome, si troverebbe un po' di nemici”…) nel buio pesto della notte ha sfondato la porta della casa in fiamme gridando “Mettetevi in salvo!”. Sua figlia si è salvata. E oggi in un villaggio osseto su una cima seppelliscono una parente di Nadja. Tutta la famiglia del vecchio insegnante è andata al funerali sui monti.

…La trentasettenne Guliko, madre di quattro figli, racconta: un anno fa gli osseti organizzarono un assembramento a Marmazeti [9]. Le donne di Saccheneti andarono verso i monti. Le circondarono. Decisero di bruciarle. Guliko fu messa in una stanza a parte. A guardia misero un ragazzino sui tredici anni. Si comportava stranamente: si copriva il volto con il giubbotto, faceva qualche segno. La riconobbe. Guliko aveva lavorato in un collegio di Cchinvali. Alla fine gettò l'arma rumorosamente e indicò la porta. Guliko si salvò. Si salvarono anche le donne

Comparve LUI. Vecchio. Osseto. Si gettò ai piedi degli incendiari e gridò: “Uccidete me! Bruciate me. Lasciate andare le donne!”.

Da allora ho cominciato a raccogliere storie di georgiani sugli osseti, di armeni sugli azeri, di russi sui ceceni, di georgiani sugli abcasi. L'inizio a questi racconti fu dato a Vanati. Ciò fu il pegno di ciò che è indistruttibile nell'uomo – la sua essenza umana.

Adesso lo sapevo: ha un futuro il popolo, che mantiene nella memoria delle generazioni storie sugli uomini come fratelli.

Mèdzebe!

Il medico Tèmo si rivelò nel giusto. Vanati era comunque un posto pericoloso. Scomparve senza lasciare tracce il giorno dopo la mia partenza.

…1999. Novembre. Rusiko, madre di Tèmo, spera comunque ancora di trovare il corpo del figlio. Sono sette anni che vaghiamo per i villaggi dei dintorni.

…Ecco che già si vedono i villaggi osseti di montagna. Gli abitanti di questi luoghi conoscono bene Rusiko.

– Comunque cerco ancora mio figlio, – si rivolge agli osseti. – Mi appare ogni notte in sogno e dice: “Mèdzebe” (“Cercami”). Non ce l'ho con voi. Davanti a Dio siete giustificati. Potrebbero averlo ucciso i suoi.

Chiedo a Rusiko:

– Pensi davvero che l'abbiano ucciso i georgiani?

– Non si tratta di questo. Anche una madre osseta ha perso il proprio figlio. Come sta? Come me.

Quando Rusiko è andata nei villaggi di montagna, l'ha aiutato un giovane osseto. Era nella neve fino al collo. Adesso per lei è come un figlio.

…Rusiko e Tanja parlano in georgiano. Da come è scoppiata a piangere la madre di Tèmo, capisco: ha saputo come hanno ucciso suo figlio.

– Adesso non verrai da noi? – chiede Zamira e per qualche motivo si dirige in soffitta – cerca un calendario del 2000.

Zamira è stata derubata. E sa chi è stato.

– I miei topi hanno mangiato molto granturco, ma non sono diventati un gatto. Così questi. Bisogna vivere in modo da non aver nulla che possa essere rubato. Ecco, dirò ai bambini di portare un materasso. Avrai dove dormire. Non dimenticare di venire in tempo l'anno prossimo.

Ed ecco il calendario. Devo ricordare: il dieci, il diciassette e il ventiquattro settembre 2000 saranno i giorni di san Giorgio – feste del villaggio osseto di Geri. E' un villaggio di montagna. Là c'è già la neve ora.

Se ancora qualche anno fa i georgiani avevano paura di andare nel villaggio, quest'anno, il novantanove, è arrivata molta gente. Perfino da Tbilisi.

– Saliremo a Geri per dire: non c'è stato nulla! Vivremo come fratelli, – disse Zamira.

Imparo un'invocazione a Gmerti. A Dio. “Nu dagvašorebt èrtmanets [10]!” Non dividerci, Signore! Non dividerci!

Da allora sono passati esattamente dieci anni. Il Signore non ci ha ascoltato di nuovo. Li hanno divisi.

Cchinvali è coperta di cartelli, in cui si esprime gratitudine alla Russia per aver tagliato il nodo mortale (?!). L'ha rotto alla Russia.

Ed è vero! L'ha rotto.

Sorella mia!

Comunque immaginarsi che né Vanati, né Èredvi non potessero esserci semplicemente più era impossibile.

Era possibile! Eccome…

Eccola, la casa di Zamira, distrutta due volte. La prima volta come casa di un osseto, la seconda come casa di una georgiana.

A Saccheneti troviamo la casa dell'osseta Marija. Suo marito è paralizzato. Marija si muove con un bastone. Il cortile è coperto di gemme di granturco e baccelli di fagioli. La mucca si è rotta una zampa. Di curarla non si parla neanche. Tocca ucciderla. Ha già perso una mucca. Ha trovato persone di buona volontà. Hanno portato un sacco di farina e zucchero – per una mucca. L'hanno ingannata.

Nei dintorni non c'è un'anima.

Chiedo dei suoi amici. Marija si mette a piangere. Piange amaramente e forte. Mi abbraccia e sento (lo sento ancora!) che si lamenta in russo:

– Sorella mia! Sorella mia!

L'errore fatale di Marija, come poi capii, stava nel fatto che qualche volta precedeva la frase russa con la parola georgiana “genecvale” [11].

Mi frugo in tasca. Prendo qualche centinaio di rubli [12]. Glieli metto in tasca. Sono proprio centesimi. E mi vergogno perché non possiamo aiutarla in nessun modo. In nessun modo!

Marija dice che Tat'jana e Georgij vivono nella loro casa. Signore! Giusto! Dammi di incontrarli.

Un tempo questa casa era bella. Ci ho dormito più di una volta. Nei primi anni non c'era la luce. Ci raccoglievamo al fuoco di una stufetta. Cuocevamo mčadi – focacce di granturco. E comunque eravamo tutti vivi. Sembrava che le nostre infelicità fossero alle nostre spalle. Chi avrebbe potuto pensare che Tanja sarebbe stata di nuovo cacciata dal villaggio. E il boscaiolo allora privato dell'uso delle gambe dirà: “Morirò, se lei non ci sarà”.

…Due cani, un tempo cattivi, si sono sdraiati all'ingresso della casa e non reagiscono in alcun modo al mio arrivo.

Georgij è steso immobile su un divanetto. Marija diceva che è diventato cieco. Si è ricordato di me. Non si è messo a raccontare i pogrom. No, voleva comunque dire qualcosa. Si è coperto il viso con una mano e attraverso le dita scorrevano lacrime. L'unica cosa che ha detto: “Nessuno saprà la verità”.

Tanja non c'era. Era andata a cercare una mucca. Volevo fare una foto. La mia mano non riusciva a prendere la macchina fotografica. Georgij piangeva ancora silenziosamente. Quando me ne sono andata, ha detto la stessa frase: “Morirò, se lei non ci sarà”.

Sono passata vicino alla scuola in cui insegnava. Uno spettacolo terribile – una scuola che non c'è. Riconoscere le case in cui vivevano le persone che amavi non pareva possibile. Ogni anno prendevi delle ferie a tue spese per fare migliaia di verste [13] per dire una volta: “Salve!”. E questi ti diranno: “Perché sei venuta così tardi stavolta? I cachi non ci sono già più”. Diranno così, come se si trattasse solo dei cachi e in realtà ci fossimo lasciati ieri. Sarà rovente la stufetta in casa di Vachtang e Natella e le nostre ombre saranno più alte di noi. Non sapevamo che in realtà allora eravamo felici. Non ci poteva venire in mente che le cose più terribili erano davanti a noi, che semplicemente non avremmo potuto essere su questa terra.

In realtà su questa terra non ci sono neanch'essi.

…Lasciamo Vanati. L'autista Kazbek pronuncia la frase: “Tutti questi osseti che vivevano qui sono traditori del popolo osseto”.

Taccio. Da quel momento la parola “traditore” sarà come una frustata su chi non ha preso parte all'euforia per la vittoria e si è permesso di provare dolore per il vicino.

– Forse sai chi era David Soslan [14]? – chiede Kazbek. Di punto in bianco.

– Lo so, – dico. – Ma peraltro, di che si occupava?

– Di che? Ma di nulla! Semplicemente andava a letto con la regina di Georgia – ed è tutto!

E' così. Solo così. Fece il caratteristico gesto di disprezzo. Alla fine della strada chiuse i conti: “Sono dei senzadio, questi georgiani”.

Ecco la forza della distruzione. Sono rotte tutte le barriere difensive.

Ma sul petto ho la croce di santa Nino [15], benedetta nella chiesa di Kašveti [16]. Chiudo stretto il colletto…

...La cameriera del caffè si chiama Nana.

– Che bel nome georgiano…

– Ma che dice?! E' un nome francese.

…L'autista del posto si chiama Raul'. Racconta i duri anni di isolamento.

– A cosa è più difficile di tutto abituarsi? – chiedo.

– Ci si può abituare al freddo. Al freddo. La cosa più difficile di tutte è abituarsi ai georgiani.

E questa andò a dedicarsi ai suoi affari…

Non c'è stato niente! Né matrimoni misti, né bambini nati, né nipoti, né pronipoti.

Molto piano e prudentemente, quasi a mezza voce parlano d'altro.

– E' bene che abbiano chiuso la frontiera. In precedenza andavano tutti a Lilo (mercato in Georgia), accumulavano gratis merci turche e ora?

– In cosa era bella la Georgia? Nei suoi contadini. I pomodori dalle nostre parti non sono mai costati più di 10 rubli [17]. E ora ne costano cinquanta. Come si fa a vivere…

– Sai cosa ho capito? I matrimoni misti non devono esserci. Mio marito è osseto, io sono georgiana. E mio figlio? E' lacerato. Ha combattuto. Vide un vecchio georgiano ucciso. Per qualche motivo il suo volto era coperto da un giornale. Mio figlio dice: “Mamma, mi è dispiaciuto tanto per lui”. Si vergognava che gli fosse dispiaciuto.

– Prendi un'antologia di prosa osseta e guarda quali testi moderni ti piacciono. E poi dai un'occhiata alle note. Gli scrittori osseti del sud [19] risultano i migliori. L'Ossezia del Sud ha mantenuto la propria lingua. Davvero c'è stato un genocidio?

Incurvato

Siamo in tre: il giornalista osseto del sud Timur, il politologo dell'Ossezia del Nord Vissarion e io.

L'autista si chiama Mucharbek. E' lui che ha fermato la macchina e si è diretto di corsa verso il fuoco. Bruciavano… libri. Molti libri. Uno spettacolo orribile. Bruciavano Shakespeare e la “Storia della letteratura sovietica”, libri di linguistica e una monografia sugli illuministi francesi. Salvare i libri era difficile. Ma Mucharbek li ha estratti dal fuoco.

– Ma lasci questa “Storia della letteratura sovietica”, – ho consigliato.

– Ma cosa dice? C'era un paese. Grande. Comune. Il paese non c'è più, ma il libro c'è…

E' lui che ha salvato dal fuoco un tomo di colore blu. Sulla copertina ci sono tracce di cenere di altri libri. In grafia ornamentale georgiana bianca è indicato il nome – Mikaèl Modrekili. Titolo: “Inni del Х secolo”. Abbiamo detto tutti “Ah!”.

Modrekili si traduce come incurvato (non in grado di raddrizzarsi per la fatica). E' un filosofo e poeta medievale della Georgia.

Mucharbek ha aperto il bagagliaio e ci ha posto dei libri. Molti libri.

Siamo andati nei villaggi georgiani. Non risultavano tali. Timur è rimasto così sul focolare dei libri…

In uno dei cortili di una casa semidistrutta siedono alcune georgiane. Per strada ci sono dei secchi con dei pomodori. 50 rubli al kg. Non fanno nomi, né cognomi. La macchina fotografica le fa infuriare.

La mia catenina con la croce di santa Nino si è rotta. Mostro la croce a una georgiana.

– Perché me la mostri? – chiede minacciosa. – Cosa vuoi sapere di me?!

Pensa che la stia provocando.

Ce ne andiamo. Cerchiamo un venditore georgiano a cui vogliamo affidare gli “Inni del Х secolo”.

…Una casa osseta. Nonna, nonno, nipoti. Chiediamo dove vive il venditore,.

– Non avete altri libri georgiani? Li terrei a mente.

Una donna si avvicina al bagagliaio, legge I titoli dei libri georgiani ad alta voce.

Chiedo a Mucharbek: “Ma perché cerchiamo un venditore, se c'è una donna del genere. Regaliamo Modrikeli proprio a lei”.

Mucharbek prende il libro di quello stesso colore celeste cantato da Nikoloz Baratašvili [19]. Sì, era lo stesso colore azzurro. La donna sfoglia con attenzione le pagine, sapendo precisamente che dono ha in mano.

Mi applico tutta a fare una foto perché si veda sia il libro, sia colei che lo possiede. Capisce la mia “segreta” intenzione. Pone il libro sul petto e chiede: “Ti serve così? Scatta!”.

Mucharbek ci porta al cimitero. E perché?

– Aspetta! Leggi i cognomi… Tutto ti diventerà chiaro.

Leggo: Papuašvili, Tebieva e così via. Lui georgiano, lei osseta. Lui osseto, lei georgiano.

– Prima di cominciare una guerra, passassero dal cimitero…

Il cimitero si trovava su un'altura.

Da qui si apre una bellezza di tale forza che fa semplicemente ammutolire.

– Dimmi , l – non si da pace Mucharbek, – di chi è questa bellezza, se è data da Dio?

Torniamo indietro. Stavolta le georgiane chiedono libri. Ma abbiamo solo lavori di linguistica. Li distribuiamo generosamente.

Questo quadro non lo dimenticherò mai e poi mai: una casa semidistrutta, una strada danneggiata, il cancello contorto del giardino e dietro di esso otto donne, una delle quali si appoggia ad un bastone. Si sono immerse nei libri sulla loro lingua come nel “Padre Nostro”. Deda èna!* Abbi pietà di noi!

Al limite del villaggio c'è una chiesa. Distrutta con cattiveria e impeto. Si sono conservate alcune lapidi. Si possono ancora leggere i cognomi. Nel cortile Mucharbek trova una campana. E' rotta. Tira la corda con forza e – miracolo! – la campana si mette a suonare. La chiesa abbattuta si è rimessa a vivere.

…Così non siamo arrivati fino a Kechvi [20]. Volevo proprio sapere se era viva Varvara – un'osseta. Il marito è georgiano. Hanno quattro figli. Ci eravamo visti ancora nell'altra guerra georgiano-osseta [21]. Lei voleva andarsene di casa. Il marito non glielo permise. Diceva: non ci separeremo. Era un periodo duro per la famiglia: avevano ucciso il suocero di Varvara. Pascolava le mucche. Lo uccisero – e via!

– Quando venni a sapere che nel villaggio vicino avevano massacrato un'intera famiglia, dissi a casa: succederà una disgrazia. Non toccò aspettare molto. Dio non perdonò quell'omicidio e ci capitò una tragedia.

Volevo proprio chiedere, perché senti su di te, Varvara, un omicidio di cui non sei colpevole? Non l'ho chiesto. Varvara sapeva qualcosa di importante su com'è fatta la vita e che la mia anima non conosceva.

Ecco, capisco poco gli interessi geopolitici e strategici di Georgia e Russia.

Ma dirò: nessun interesse vale la vita umana, per qualche motivo apparsa in questo mondo per volontà di Dio. Che vittoria è, se un villaggio è ridotto in cenere? Questo riguarda tanto i georgiani, quanto gli osseti.

Le madri di Beslan mi raccontavano che folli telefonate giungevano dagli osseti costretti ad andare nei sotterranei nella notte dell'8 agosto. Com'era il grido di vecchi e bambini: “Salvateci”.

Cos'è riuscito a gridare o ha forse gridato il vecchio georgiano prima che una pallottola lo colpisse su una sedia a rotelle?

Cos'ha detto l'osseta Liza Chaduri, fuggita dal villaggio? Di cos'era colpevole stavolta?

Andate a quel paese! Chi ha cominciato la guerra e chi ha forzato una pace tale che per decine di chilometri si stende una zona morta di case distrutte, dove nascevano bambini e finivano il loro tempo i vecchi. Dove oggi ci sono corvi sulle ceneri. E un cartello blasfemo: “Tutto per la casa”.

E infine.

Da Beslan non te ne vai mai. Perfino nell'Ossezia del Sud, che vive l'euforia della vittoria.

– Beslan è una vittima sacrificata in nome della libertà di Cchinval [22], – ha detto una persona. Vorrei fare il suo nome, ma non lo farò.

L'ha detto in modo tale che mi ha gelato.

Gelate anche voi.

* Deda èna (georgiano) – lingua madre.

Èl'vira Gorjuchina
Mosca – Cchinvali – Èredvi – Vanati – Saccheneti – Mosca

19.11.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/129/12.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Mir significa sia “mondo” che “pace” ed è probabile che l'autrice intende alludere anche alla fine della pace. Inoltre anticamente mir significava anche “villaggio”, “comunità agraria”.

[2] Capitale dell'Ossezia del Sud.

[3] Città della Georgia centro-settentrionale, nota per essere il luogo natale di Stalin.

[4] Villaggio dell'Ossezia del Sud, come pure Satskheneti.

[5] Villaggio georgiano ai confini con l'Ossezia del Sud.

[6] Marca di camion.

[7] Città della Russia asiatica, alle pendici degli Urali.

[8] Pseudonimo del poeta, drammaturgo e scrittore georgiano Luka Pavlovič Razikašvili.

[9] Villaggio dell'Ossezia del Sud.

[10] Il corsivo, qui e altrove, è mio.

[11] Amica.

[12] Cento rubli sono meno di 3 euro.

[13] La versta è un'antica unità di misura russa, pari a 1067 metri.

[14] Re georgiano del XII secolo, che secondo una leggenda era di origine osseta.

[15] Colei che introdusse il cristianesimo in Georgia nel IV secolo.

[16] Cioè la chiesa di san Giorgio nel centro di Tbilisi.

[17] Meno di 30 centesimi di euro.

[18] Non ci sono “osseti del sud” come etnia a se stante. L'Ossezia è una regione storica omogenea, divisa in epoca sovietica tra le due “repubbliche socialiste” di Russia e Georgia. Per vari motivi (non ultimo il fatto di essere indoeuropei a maggioranza cristiana in un Caucaso abitato da popoli autoctoni o di etnia turca a maggioranza islamica) gli osseti sono relativamente “filorussi”. Curioso però che l'artificiosa “Ossezia del Sud” rivendichi l'indipendenza senza chiedere la riunificazione e l'indipendenza dell'intera Ossezia storica.

[19] Nikoloz Melitonovič Baratašvili, poeta georgiano del XIX secolo.

[20] Villaggio nei pressi di Cchinvali.

[21] Il conflitto seguito alla dichiarazione unilaterale di indipendenza dell'Ossezia del Sud nel 1991. Si concluse con la mediazione dell'OCSE nel 1992, ponendo nelle zone contese forze di pace georgiane, ossete e russe.

[22] Nome dato a Cchinvali dalla maggior parte degli osseti.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/11/un-sogno-di-fratellanza-tra-popoli.html