20 giugno 2012

A proposito di Russia e Caucaso (II)

NADIRA ISAEVA: C'è richiesta di giustizia, ma non di separatismo o di nazionalismo
Ingushetia.Ru, 19.06.2012, 17.39
Parla l'ex direttrice del noto giornale daghestano "Černovik" [1]
Il Daghestan manifesta, ma non nello stile di piazza Bolotnaja [2] e non con i suoi slogan. L'ultima manifestazione ha avuto luogo domenica scorsa a Machačkala [3], 600 persone hanno richiesto che si indaghi sull'omicidio dei fratelli Gamzatov, le indagini sul quale, tre mesi dopo la loro pubblica esecuzione non hanno portato alcun risultato.
Non di meno, la repubblica non si unisce al movimento di protesta generale russo. Quale sia la causa di tale stato di cose, chi va in strada e quale ruolo in questo giochi il "progetto islamico" ha valutato l'ex direttrice del giornale "Černovik" Nadira Isaeva.
– Secondo Lei, perché il Daghestan non si unisce alle manifestazioni dell'opposizione, anche se ora la stessa repubblica si trova in stato di agitazione?
– Per reciproca sfiducia ed estraneità. C'è un muro di estraneità tra i daghestani, gli abitanti delle repubbliche del Caucaso del Nord nel loro complesso e la popolazione del resto della Russia. Considerare il Caucaso del Nord una zavorra per il paese è diventato un luogo comune nella coscienza dei russi, come sembra a molti in Daghestan. Ma i caucasici hanno cose da mostrare allo stato e alla società russi in questo secolo e mezzo di vita comune.
La lealtà di molti leader della protesta nei confronti dei nazionalisti, il cui principale strumento politico è l'odio per i caucasici, favorisce solo lo scetticismo.
Anche se non credo che i leader dei nazionalisti non capiscano che i problemi della Russia non iniziano nel Caucaso e non finiscono là.
In generale gli abitanti del Daghestan sono indifferenti alle elezioni come alle istituzioni e al potere per tutta una serie di motivi stabili. La gente semplicemente non va alle elezioni, non ne tiene conto. Non di meno, ogni volta il Daghestan "mostra" un'affluenza mai vista. Di cosa si può ancora parlare qui? I daghestani hanno problemi di altro ordine – viviamo secondo le leggi dei tempi di guerra, non ci interessano questa politica e queste elezioni. E andando alle manifestazioni la gente non propone richieste politiche, ma richiede al potere garanzie di vita e libertà.
– E che dire della manifestazione dei cinquemila salafiti, senza precedenti per dimensioni, svoltasi nel novembre dell'anno scorso a Machačkala? In essa è risuonata proprio una richiesta politica: l'introduzione della shari'a.
– La protesta fu causata da altri motivi. Già da dieci anni le persone vengono sequestrate, torturate e uccise, gli mettono addosso armi e fabbricano procedimenti penali. Alla maggior parte di quelli che andarono alla manifestazione era stato sequestrato, torturato o semplicemente ucciso a colpi d'arma da fuoco un familiare solo per un motivo – mantenevano convinzioni salafite. Questo faceva male e si era accumulato. Gli appelli alle autorità federali e della repubblica nello spirito "smettete di torturarci" e il ricorso ai diritti umani fondamentali non funzionano: che senso ha chiedere, se non vi ascoltano? Ecco che la gente è andata in massa per strada con questa richiesta radicale.
– Dopo la nomina a presidente di Magomedsalam Magomedov la situazione ha preso a cambiare. Le autorità hanno preso a parlare apertamente dell'indispensabilità del dialogo: è comparsa un'ala legale salafita, "Achlju-Sunna", si è svolto il congresso dei popoli del Daghestan, dove sono intervenuti anche i salafiti, ha avuto luogo una seduta in trasferta della commissione per i diritti umani presso il presidente della Federazione Russa, è stata formata una commissione per il riadattamento dei militanti. Tutte queste iniziative sono state curate da Mosca tramite il Comitato Antiterroristico Nazionale e il potere della repubblica gli ha dato vita. Ciò significa che c'è comprensione del problema, forse poca?
– Nessuna delle parti del dialogo, a mio parere, si fida dell'altra. I salafiti di "Achlju Sunna" possono prendere tutte queste iniziative come un tentativo del potere di lottare con loro, ma già a livello politico-ideologico e ritenere la lealtà nei loro confronti un metodo della carota in contrapposizione a un progetto islamico che acquista contorni reali. E' molto importante, a mio parere, il recente incontro dei rappresentanti dei salafiti con l'Amministrazione Spirituale dei Musulmani [4] a Machačkala e in seguito lo stesso, ma già con i rappresentanti dei salafiti nel distretto di Cumada [5]. Entrambe le parti hanno siglato una risoluzione, secondo cui le parti in conflitto si obbligano d'ora in avanti a risolvere le liti in ambito teorico. Ma con questa iniziativa gli agenti delle strutture armate e Mosca non hanno niente a che fare.
– Come si presenta il “progetto islamico alternativo”?
– Soluzioni semplici e comprensibili a tutti, senza lungaggini e burocrazia. Si mostrano più nettamente nelle corti shariatiche. Di fatto nella repubblica buona parte delle liti su divorzi, eredità e terre si risolvono così.
Un noto avvocato, un laico, mi disse in qualche modo che seguiva solo cause penali, quelle civili non le seguiva per principio. "In un processo civile si può dividere una casa per anni: si spende un mucchio di soldi in bustarelle e alla fine non si ottiene niente, tutte le parti si odieranno soltanto a vicenda", – disse. Perciò ha avuto casi in cui ha mandato dall'imam della moschea clienti che si erano rivolti a lui con cause civili. Inoltre alle corti shariatiche, certo non pubblicamente, si rivolgono sempre più spesso funzionari e uomini d'affari. E' una pratica diffusa, che si amplia sempre di più. Se fosse riconosciuta ufficialmente, placherebbe il problema della terra, il più sanguinoso nella repubblica. Nelle corti shariatiche non c'è niente di pericoloso per lo stato, si prenda l'esempio della Gran Bretagna, dove non tanto tempo fa sono state riconosciute ufficialmente.
Accanto al problema dei tribunali da noi c'è un acuto deficit di servizi statali e municipali nei distretti. La gente è lasciata a se stessa, perciò risolve i propri problemi come può.
Porterò qualche esempio. Nel villaggio di Mucalaul nel distretto di Chasavjurt [6] un tempo c'era uno dei migliori ospedali del distretto, il personale l'ha letteralmente portato via fino all'ultima vite e la cucina per i bambini è stata saccheggiata dalle infermiere. La gente si è rivolta a tutte le istanze – silenzio. Allora sono giunti "quelli dei boschi" [7] e hanno spiegato ai lavoratori della cucina per i bambini che non è corretto comportarsi così. La cucina per i bambini ha preso a funzionare senza guasti. O la storia del capo di una delle MSĖK [8] distrettuali, dove danno i certificati di invalidità, che aveva superato ogni limite: denunciarlo era inutile, in quanto per i certificati falsi ricevevano la loro parte sia gli agenti dell'OVD [9] locale, sia la commissione inquirente e la procura. Ho sentito che tra la popolazione c'erano conversazioni su come denunciarlo a "quelli del bosco".
Di tali esempi nella repubblica ce ne sono a decine, la gente ha bisogno che qualcuno risolva i suoi problemi sociali e qui giunge il potere alternativo.
– A metà degli anni '90 in Cecenia ci fu questo esperimento di governo islamico alternativo, la repubblica non ce la fece.
– Perché inizialmente l'Ičkerija [10] fu costruita sull'idea del nazionalismo. E quando scoprirono che era un'idea vuota, allora puntarono sull'Islam, ma, a dire il vero, sorse subito un altro problema. Quando a Džochar Dudaev [11] dissero che in Cecenia bisognava introdurre la shari'a, questi, a quanto si dice, rispose: "Introdurrò la shari'a, ma dove troverò tanti musulmani?" L'Ičkerija non ispirò nessuna delle repubbliche del Caucaso del Nord a unirsi alla lotta per uno stato nazionale. Ecco che l'idea dell'Islam si consolida e prende forza non dal numero dei suoi sostenitori, ma dalla loro passionalità.
Bisogna capire precisamente che quando parliamo di corti shariatiche o di un progetto alternativo, questo non è sinonimo di distacco del Daghestan dalla Russia. A livello di repubblica non ci sono davvero tali umori, invece c'è una richiesta di giustizia, di giustizia sociale che si amplia sempre di più. E qui molto negli umori della maggior parte dei daghestani dipenderà da come si comporterà Mosca nel futuro prossimo.
– Dall'omicidio del proprietario del giornale "Černovik" Chadžimurad Kamalov sono passati sei mesi, ma finora non abbiamo sentito versioni ufficiali del suo omicidio. Lei ha lavorato per sette anni fianco a fianco con lui e per quattro anni è stata direttrice del giornale, quali versioni ha, a chi dava fastidio Chadžimurad?
– Negli ultimi 20 anni non ricordo un solo caso di omicidio politico in Daghestan in cui gli inquirenti abbiano proposto versioni concrete.
Le fonti probabili della commissione dell'omicidio di Chadžimurad si possono dividere per livello di potere: municipale, della repubblica e federale. Quello chiave, a mio parere, è quello federale. Ciò non significa che qualcuno da Mosca abbia detto che bisognava uccidere Kamalov. Ciò significa che è sorta una situazione politica in cui era diventato possibile uccidere una persona come Kamalov.
Prima delle elezioni presidenziali Mosca voleva chiudere il campo informativo del Caucaso. E Chadžimurad e il giornale "Černovik" non solo formavano molto dello spazio informativo del Daghestan, egli stesso era un potenziale fattore di dialogo tra le parti in conflitto.
E questa disposizione federale si accorda strettamente con gli interessi della leadership locale, che ora è molto debole. Le altre versioni sono secondarie. In generale non è poi così importante se complici dell'omicidio di Kamalov siano gli agenti delle strutture armate della repubblica con cui aveva un aspro conflitto, in particolare il vice-capo del ministero degli Interni per il Daghestan Magomed Magomedov considerava Kamalov un nemico personale, o se qui si sia segnalato un politico influente. In decenni di attivo operato socio-politico Chadžimurad si era fatto un sacco di nemici, ma hanno osato ucciderlo solo ora perché era stato dato un segnale non verbale dalle autorità federali. Proprio per questo penso che gli inquirenti non troveranno i mandanti del suo omicidio.
– So che gli inquirenti hanno controllato anche Lei quanto a complicità nell'omicidio. Il motivo erano delle intercettazioni di telefonate tra Kamalov e Lei. Nella conversazione discutevate di una grossa somma di denaro che era diventato motivo di conflitto tra voi.
– Sì, ebbi un conflitto con Chadžimurad per la parte monetaria di un premio congiunto norvegese-tedesco al giornale "Černovik". Ma la discussione non era per i soldi in se. Era una discussione di posizioni. In quel momento avevo appena scritto una dichiarazione di uscita dalla redazione. Chadžimurad era una figura complessa. E se sorgeva un conflitto con lui su questioni di principio, era sempre un conflitto aspro perché fargli cambiare idea su qualcosa o insistere sulla propria posizione con lui era incredibilmente difficile. E gli inquirenti hanno preso volentieri un nastro anonimo da Internet montato con elementi di intercettazioni delle nostre trattative telefoniche e condito di commenti falsi come base per una versione. Tra l'altro la fonte della fuga di notizie – fattore essenziale, che aiuterebbe a evidenziare gli interessati a indirizzare gli inquirenti su una falsa pista – non tentano neanche di chiarirla. Una cerchia ristretta di servizi segreti può intercettare le telefonate in Daghestan. Questo fatto e alcuni altri, come, per esempio, le telecamere di videosorveglianza spente al momento dell'omicidio di Chadžimurad nella via forse più protetta di Machačkala, la mancanza tra i materiali del caso dei dati del cartellino di traffico dei telefoni dei presunti assassini testimoniano che alcuni alti rappresentanti delle strutture armate con accesso di lavoro ai servizi operativi hanno a che fare con il suo omicidio.
E le "fughe di notizie" su Internet nell'ultimo anno e mezzo sono diventate un luogo comune nella repubblica. La blogosfera daghestana e i social network si sono molto sviluppati e sono diventati luoghi per ogni possibile discussione, là fuggono tonnellate di articoli anonimi su chi non è leale nei confronti del potere e peraltro anche sugli stessi rappresentanti del potere. Sono convinta che con l'insudiciamento dello spazio su Internet abbia direttamente a che fare anche la direzione informativa del presidente della repubblica, parallelamente ad essa su Internet lavorano gli "specialisti" del ministero degli Interni e dello FSB [11], che non lo nascondono neanche particolarmente.
– Per più di dieci anni la situazione nella repubblica è stata descritta con termini da guerra. Una parte della popolazione spinge l'altra a darsi alla macchia, provocando un conflitto. Tuttavia ora una simile "carta del mondo" già non riflette più del tutto la realtà. La guerra va avanti come prima, ma la disposizione delle forze è già un'altra, cos'è cambiato?
– Se alla fine degli anni '90 e all'inizio degli anni 2000 si poteva dire che le repressioni crudeli contro i salafiti li costringevano alla lotta armata clandestina e che la società era fatta impaurire con l'idea dei wahhabiti [13] assetati di sangue, ora la gioventù va a combattere con lo stato, è cariche delle idee di jihad e ha anch'essa armi in mano. Il totale impaurimento dei musulmani ha favorito la crescita dell'autocoscienza islamica. La Cecenia iniziò dal nazionalismo puro.
– Ma negli anni '90 in Daghestan è fiorito anche il nazionalismo.
– Sì. Ma a differenza della Cecenia, in Daghestan sono nati subito parallelamente due progetti: quello nazionalista e quello islamico. In una repubblica multietnica è comparsa una pleiade di leader nettamente nazionali. E tutti questi guadagnavano con la criminalità.
Negli anni '90, nel periodo di indebolimento dello stato russo, queste autorità criminali hanno riempito il vuoto dello stato, sono diventati un fattore di stabile lealtà della repubblica nei confronti dello stato russo, tra l'altro, per quanto sembri strano, ricattandolo di fatto con l'arma del separatismo. Perciò Mosca ha puntato su di loro del tutto consapevolmente. Ma appena la criminalità si è legalizzata su posizioni statali, il progetto nazionalista è finito.
– Si sono inglobati nel sistema?
– Sì, è diventato chiaro che tutto il loro "nazionalismo" era necessario come strumento di ricatto allo scopo di accedere a cariche statali e alle tangenti con denaro pubblico.
Il nazionalismo in Daghestan è stato screditato e si è del tutto esaurito negli anni 2002-2003. Da quel tempo ha preso forza il fattore islamico.
– Risulta che la posizione leale di Mosca, che ha sovvenzionato la repubblica con enormi somme di denaro, abbia favorito solo la fioritura dell'Islam radicale?
– Mosca è stata leale nei confronti delle autorità corrotte del Daghestan, che hanno utilizzato lo spauracchio del nazional-separatismo e adesso utilizzano già l'Islam radicale per convincere il Centro: "noi siamo una forza" e "solo noi arrestiamo il disfacimento della Russia".
Non si tratta delle sovvenzioni, ma del format di rapporti reciproci applicato fino a poco tempo fa da Mosca e dal Daghestan. Fino al 2006 circa, penso, vigeva un qualche tacito principio di non ingerenza dei funzionari federali negli affari che erano essenzialmente della regione. Noi vi diamo sovvenzioni – voi ci date lealtà, ma i metodi sceglieteli da soli, basta che là da voi non ci sia una seconda Cecenia.
E' andata come nella storia con i serpenti, per ogni testa dei quali il protettorato britannico in India promise di dare soldi. Così gli indiani presero ad allevare serpenti velenosi da soli e a venderli ai britannici, facendoli passare per catturati e uccisi. Dico questo perché, come con il nazionalismo, le autorità erano interessate a pompare l'isteria del "wahhabismo" e questo gli è riuscito.
– In che modo è riuscito ai funzionari? Infatti la lotta con il "wahhabismo" è di competenza degli agenti delle strutture armate e praticamente in tutto il Caucaso le branche civili e armate del potere si trovano in conflitto permanente.
– Torniamo al '99, all'inizio della spirale di repressione. Chi iniziò la "guerra al terrorismo"? Proprio i funzionari daghestani. Grazie all'insistenza della nostra Casa Bianca [14] per la prima volta in Russia presso il ministero degli Interni del Daghestan comparve la Direzione per la Lotta all'Estremismo e al Terrorismo. In seguito fu approvata la legge sul divieto del cosiddetto wahhabismo.
Inizialmente in Daghestan inventarono la direzione per la lotta all'estremismo e al terrorismo, tacitamente le dettero poteri di inquisizione e poi cessarono di controllare questi "combattenti con il terrorismo". I metodi di questi ultimi provocarono una tale ondata di violenza in risposta da portare all'ingerenza delle unità speciali federali, degli agenti delle strutture armate generali già non si fidano.
Ora gli interessi del potere civile in Daghestan sono ben più strettamente legati agli interessi degli agenti delle strutture armate che a quelli della propria popolazione perché queste baionette lo difendono dalla rivolta popolare.
– In epoca sovietica il Daghestan era una repubblica donatrice con fabbriche, stabilimenti e con branche fiorenti dell'agricoltura, ma dopo gli anni 2000 la repubblica è diventata sovvenzionata per più del 90%. Perché è andata così?
– Perché lavorare, se ci sono le sovvenzioni? Russia e Daghestan in questo senso sono simili. In Russia c'è il petrolio e tutto il resto si è nascosto da qualche parte, in Daghestan ci sono le sovvenzioni e quanto c'era ancora ha cessato di esistere. Tutto nell'economia locale si muoverà intorno alle sovvenzioni: inventiamo cariche, non vogliamo privatizzare le imprese statali, curiamo ogni sviluppo dell'agricoltura – tutto per creare fiumi di denaro di corruzione.
Per tutto ciò la popolazione inizia semplicemente a degradarsi, si ingloba nei modelli corrotti per guadagnare soldi, compaiono molti falsi invalidi e persone a carico. Il commercio è tutto gioielleria e appartamenti di élite. Perfino sulle montagne hanno cessato di lavorare, di coltivare patate o cavoli, che ancora in epoca sovietica erano esportati in molte regioni del paese. Perché? Se è più conveniente e semplice portarli dalla zona di Stavropol' [15] e rivenderli... La corruzione è inimmaginabile, coltivare è pesante, trasportare anche; perché costruire fabbriche, se un mucchio di ispettori non ti farà lavorare? L'economia è atrofizzata, la gente ha disimparato a lavorare. E allo stesso tempo la nostra leadership chiede continuamente al Centro: date più sussidi a noi poveri, abbiamo bisogno di costruire scuole e ospedali.
Le sovvenzioni sono grandi, ma c'è l'idea fissa che la maggior parte stia a Mosca in forma di tangenti e nella repubblica arrivi solo la metà. Non ci sono meccanismi di controllo e di equa redistribuzione, la società è nettamente stratificata. Da una parte il lusso sfacciato di singoli quartieri cittadini e dall'altra centinaia di villaggi e paesi con scuole inagibili, senza acquedotti e con reti elettriche guaste all'80%.
– Se domani le sovvenzioni cessassero, la repubblica farebbe la fame?
– Bella domanda. Come tornare all'inizio della nostra discussione. La rumorosa tesi dei nazionalisti: "Basta con il nutrire il Caucaso!". Così alzo due mani a favore. Basta con il nutrire una polizia caucasica corrotta da migliaia di persone che torturano, sequestrano, uccidono, aprono procedimenti penali illegali. Basta con il nutrire il potere daghestano, tra cui anche i capi delle strutture territoriali federali. Basta con il nutrire gli agenti delle strutture armate federali inviati nel Caucaso da tutta la Russia. Posso solo immaginare quanto ciò venga a costare al bilancio federale.
Comparirà tensione, certo, ma alla fine ciò costringerà la gente a tornare alla terra. La gente inizierà a coltivare patate, cavoli e carote, ad allevare capre e pecore, a far rinascere l'arte di fare ciò di cui si sono occupati con successo per secoli. Inizierà il commercio da zero – infatti vicino ci sono Iran, Azerbaijan, Turchia e vie di trasporto. Non morirà esattamente di fame. Ma qui si cela una domanda retorica per lo stato russo: se si da la libertà economica, si tolgono allo sviluppo le barriere, la principale delle quali sono le stesse sovvenzioni, la gente non diventerà troppo autonoma e non vorrà all'improvviso anche le libertà politiche? E' più sicuro riversare soldi e "schiacciare con i carri armati", perciò abbiamo ciò che abbiamo.
Per "Politica Caucasica" ha condotto l'intervista la corrispondente speciale della "Novaja gazeta" Irina Gordienko
http://ingushetiyaru.org/news/23041.html, traduzione e note di Matteo Mazzoni
[1] "Brutta copia", giornale di opposizione.
[2] Piazza del centro di Mosca nota come teatro delle manifestazioni dell'opposizione.
[3] Capitale del Daghestan.
[4] Ente islamico ufficiale del Daghestan.
[5] Villaggio del Daghestan sud-occidentale, che da nome a un distretto di cui non è capoluogo.
[6] Villaggio del Daghestan centro-occidentale.
[7] I militanti datisi alla macchia.
[8] Mediko-Social'naja Ėkspertnaja Komissija (Commissione di Esperti Medico-Sociale).
[9] Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione degli Affari Interni), in pratica la polizia.
[10] Nome dell'autoproclamata repubblica indipendente cecena.
[11] Džochar Musaevič Dudaev, primo leader indipendentista ceceno.
[12] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.
[13] Leggasi "estremisti islamici".
[14] Questo nome è dato a tutte le sedi dei governi dei soggetti della Federazione Russa, tutti massicci edifici bianchi o grigi chiari.
[15] Città della Russia meridionale.
 
 

19 giugno 2012

A proposito del modo di fare politica in Russia (XXXV)

Mosca prende d'assalto Nal'čik [1]

Il principale generale "per l'estremismo" ha organizzato l'attacco al governo della Kabardino-Balkaria?

18.06.2012

[1] Capitale della repubblica autonoma di Kabardino-Balkaria.
[2] Nome colloquiale dei principali edifici amministrativi dei soggetti della Federazione Russa, spesso massicci edifici bianchi o grigi chiari.
[3] Marca di camion russi.
[4] Città della parte settentrionale dell'Ossezia del Nord.
[5] Sede centrale della polizia di Mosca.
[6] Dalla dicitura russa Departament Ėkonomičeskoj Bezopasnosti.
[7] Letteralmente "un'eparchia", cioè una diocesi della chiesa ortodossa.


http://matteobloggato.blogspot.it/2012/06/cosa-fa-davvero-mosca-nel-caucaso.html

18 giugno 2012

A proposito di "terroristi" uccisi

I corpi delle persone uccise nell'operazione speciale in Daghestan sono stati consegnati ai familiari dopo che questi hanno sottoscritto di non avere rimostranze nei confronti degli agenti delle strutture armate

16 giugno 2012, 17.50
In Daghestan l'abitante di Južno-Suchokumsk Chajdarbek Magomedgadžiev ha dichiarato che i collaboratori del comitato inquirente del Daghestan hanno permesso di togliere dall'obitorio di Machačkala [1] il cadavere di suo figlio Abdulaziz Magomedgadžiev, ucciso nel corso di un'operazione speciale l'8 giugno, solo dopo aver ricevuto certificazione scritta che i parenti non avevano rimostranze nei confronti delle strutture delle forze dell'ordine. A quanto ha detto, dopo la stessa procedura sono stati consegnati i corpi di altre tre persone uccise.

Come riferì "Kavkazskij uzel", l'8 giugno a Južno-Suchokumsk, 312 km a nord-ovest di Machačkala, fu introdotto il regime di operazione antiterroristica. Nell'appartamento di un condominio furono bloccati dei presunti militanti. Nel corso dell'operazione speciale furono uccise sei persone. Secondo le informazioni dello NAK [2], gli uccisi furono identificati come il leader del gruppo "di Kizljar [3]" Rustam Gasanov, sua moglie Džamilja Makagadžieva, che era ricercata, Magomed Abdulmuslimov, nativo del distretto di Zimovniki della regione di Rostov [4], Abdulaziz Magomedgadžiev, nativo della regione di Tjumen' [5] e Nurmagomed Magomedov, abitante di Južno-Suchokumsk. Fu identificato anche il nativo e padrone dell'appartamento, il nativo e abitante di Južno-Suchokumsk Chajbulla Labazanov.
"Per una settimana abbiamo richiesto che ci restituissero il corpo, ma ci hanno mandati da una persona all'altra. Ieri hanno restituito il corpo di mio figlio, ma fin dall'inizio al Comitato Inquirente ci hanno chiesto che sottoscrivessimo di non avere alcuna rimostranza nei confronti degli agenti delle strutture armate. Ci è toccato scriverlo. Simili richieste sono state presentate anche ai familiari di Magomed Abdulmuslimov, Nurmagomed Magomedov e Chajbulla Labazanov. Anch'essi hanno concordato, abbiamo subito consegnato alla terra i corpi di tutti e quattro i ragazzi", – ha raccontato al corrispondente di "Kavkazskij uzel" Chajdarbek Magomedgadžiev.
A loro volta al reparto di servizio del Comitato Inquirente hanno dichiarato di non sapere niente delle informazioni che ha riferito al "Kavkazskij uzel" Chajdarbek Magomedgadžiev.

Ricordiamo che Chajdarbek Magomedgadžiev il 12 giugno dichiarò che suo figlio non aveva niente a che fare con le organizzazioni armate clandestine. Secondo le informazioni date da questi, suo figlio aveva 24 anni, si era sposato di recente e faceva qualche lavoretto nel campo delle costruzioni. 

Abdulaziz, come afferma suo padre, non era nella lista della polizia e le notizie dello NAK sulla sua complicità con i militanti non corrispondono alla realtà.
"Abdulaziz non ha mai avuto a che fare con i militanti, non ha mai tenuto un'arma in mano. Abbiamo anche un certificato del ministero degli Interni del Daghestan, dov'è scritto nero su bianco che mio figlio non era complice di niente", – ha raccontato il padre dell'ucciso.
"L'8 giugno Abdulaziz con dei conoscenti era ospite dell'amico Chajbulla Labazanov. Ciò che successe in seguito mi è stato reso noto dai vicini di Labazanov. Improvvisamente uomini delle strutture armate in armi circondarono il condominio, insieme ad essi giunsero delle BMP [6] con le mitragliatrici spianate. Senza avvertimento hanno aperto il fuoco sull'appartamento dove si trovava mio figlio e i suoi amici disarmati. Abdulaziz riuscì a saltare dalla finestra, ma gli spararono alle gambe, in seguito lo uccisero a colpi d'arma da fuoco da una BMP che si era avvicinata", – ha raccontato Chajdarbek Magomedgadžiev.
"Hanno ucciso mio figlio tre giorni fa, per un giorno intero il corpo è stato sulla via strada, non hanno permesso a nessuno di avvicinarsi a lui, non ci hanno spiegato niente, hanno detto che consegneranno il cadavere dopo aver ricevuto il permesso da Machačkala, ma non hanno comunque consegnato il corpo. Il 10 giugno hanno portato il corpo a Machačkala, l'hanno posto nell'obitorio locale, hanno promesso di consegnarlo dopo le feste [7], non so cosa sarà ", – ha raccontato l'11 giugno il padre dell'ucciso.
Il 15 giugno Chajdarbek Magomedgadžiev insieme ad altri familiari delle persone uccise nell'operazione speciale ha dichiarato al corrispondente di "Kavkazskij uzel" che non avevano comunque consegnato il corpo.
Di non avere informazioni sulla mancata consegna dei corpi degli uccisi ha dichiarato il primo assistente del capo dell'ufficio stampa del Comitato Inquirente del Daghestan Rasul Temirchanov. "Non so di che si tratti, ma i corpi devono essere consegnati subito dopo aver ricevuto le carte dallo FSB [8] e dal ministero degli Interni del Daghestan", – ha notato.

Il "Kavkazskij uzel" segue la situazione in Daghestan e tiene la cronaca degli scontri armati avvenuti là.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "In Daghestan tre ignoti hanno organizzato una sparatoria e un'esplosione in un caffè", "In Daghestan sono stati fatti esplodere due sostegni della LĖP [9]", "A Machačkala Nurmagomed Chizriev [10] bloccato in casa si è arreso agli agenti delle strutture armate dopo le trattative".

Autore: Achmed Magomedov; fonte: corrispondente di "Kavkazskij uzel"

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/208242/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
Note
[1] Capitale del Daghestan.
[2] Nacional'nyj Antiterrorističeskij Komitet (Comitato Nazionale Antiterroristico).
[3] Città del Daghestan settentrionale.
[4] Città della Russia meridionale.
[5] Città della Siberia occidentale.
[6] Boevye Mašiny Pechoty (Veicoli da Combattimento di Fanteria).
[7] Il 12 giugno è il Giorno della Russia, quello della proclamazione della sua sovranità.
[8] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.
[9] Linija ĖlektroPeredači (Linea di Trasmissione Elettrica).
[10] Terrorista ricercato.
http://matteobloggato.blogspot.it/2012/06/in-daghestan-la-consegna-dei-corpi-dei.html

07 giugno 2012

A proposito di utopie

Raccogliere le firme per sottoporre il progetto di una nuova Costituzione al voto nazionale è possibile con l'aiuto delle tecnologie digitali

Il referendum elettronico

05.06.2012
[1] Aleksej Leonidovič Kudrin, ex ministro delle Finanze.
[2] A Nižnij Tagil ("Basso Tagil" – il Tagil è un fiume degli Urali) Putin ha visitato la Uralvagonzavod – letteralmente "Fabbrica di Vagoni degli Urali", in realtà fabbrica di armi mantenuta in vita con soldi pubblici – ed è stato festeggiato da lavoratori e dirigenti.
[3] Piazza del centro di Mosca nota ultimamente per le manifestazioni contro il regime di Putin.
[4] Simbolo dell'opposizione al regime di Putin (il bianco è stato scelto come colore neutro per sottolineare la distanza dai partiti istituzionali).
[5] "Le Nonne di Buranovo" (Buranovo è un villaggio dell'Udmurtia, nella Russia orientale) sono un gruppo di anziane cantanti folcloristiche che ha ottenuto il secondo posto all'ultimo Eurofestival.
[6] L'avvocato Sergej Leonidovič Magnitskij, in prigione per frode fiscale dopo aver denunciato malversazioni di pubblici ufficiali, vi è morto "misteriosamente". Le personalità coinvolte nel caso sono in una sorta di lista di prescrizione e non possono recarsi in alcuni paesi dell'Occidente.
[7] Nome dato dagli oppositori al partito-fantoccio "Russia Unita" e all'establishment putiniano.
[8] Dacia presidenziale nella regione di Mosca.
[9] "Russia", TV di Stato.
[10] Federal'noe Gosudarstvennoe Unitarnoe Predprijatie (Impresa Unitaria Statale Federale).
[11] Vserossijskaja Gosudarstvennaja Televizionnaja i Radioveščatel'naja Kompanija (Compagnia Televisiva e Radiofonica Statale Panrussa).
[12] Il 12 giugno è il "Giorno della Russia", la festa della sua indipendenza.
[13] "Commerciante", giornale economico che nella grafia arcaica della testata si richiama a un omonimo giornale pre-rivoluzionario.
[14] Grande manifestazione dell'opposizione.
 
 

06 giugno 2012

A proposito di ecologia

Ad Astrachan' [1] due oppositori sono stati arrestati per aver tentato di piantare alberi nel territorio del cremlino [2]

4 giugno 2012, 23.41
Ad Astrachan' nel territorio del Cremlino stasera sono stati arrestati due attivisti dell'opposizione che avevano tentato di piantare alberi presso il monumento ai combattenti per l'instaurazione del potere sovietico. Secondo gli ufficiali di polizia, le azioni degli attivisti erano illegali.
Circa trenta attivisti di partiti e movimenti di opposizione in tutto si erano radunati il 4 giugno alle 18.00 presso l'entrata del cremlino. Tre attivisti hanno tenuto picchetti solitari. Tenevano in mano cartelli: "No al taglio di alberi al cremlino!", "Žilkin [3], smetti di segare [4] – è ora di lavorare!", "No al taglio con la sega al cremlino!". Sul luogo di svolgimento dei picchetti erano presenti agenti di polizia e dello FSB [5] e funzionari dell'amministrazione del quartiere Kirovskij [6] della città.
"Siamo indignati per il taglio di alberi sul territorio del cremlino programmato dal governo della regione. Vogliono segare la metà degli alberi!", – ha dichiarato in un'intervista al corrispondente di "Kavkazskij uzel " l'oppositore Sergej Kožanov.

Un'ora dopo gli attivisti si sono diretti al monumento ai combattenti per l'instaurazione del potere sovietico ad Astrachan', che si trova nel territorio del cremlino. In mano ad alcuni di essi c'erano della pale. Alla piantagione degli alberi ha partecipato anche l'ex candidato alla carica di sindaco Oleg Šein.

"Vogliamo piantare degli alberi presso questo monumento", – ha chiarito il membro del KPRF [7] Aleksandr Kirpičenko.
"Non si può andare semplicemente così sul territorio del Cremlino e compiere qui lavori sulla terra"
I poliziotti non hanno permesso agli attivisti di compiere quanto avevano pensato. Inizialmente il commissario ha verificato i documenti e ha "preso spiegazioni" da Aleksandr Kirpičenko.
Gli agenti di polizia hanno tentato di render chiaro agli attivisti che le loro azioni erano illegali, in quanto la piantagione di alberi dev'essere concordata con il ministero regionale della Cultura.
"Non si può andare semplicemente così sul territorio del cremlino e compiere qui lavori sulla terra: piantare alberi o scavare il terreno. Sottoterra possono esserci condutture che potete danneggiare con le pale", – ha chiarito uno degli ufficiali di polizia.

Presto Aleksandr Kirpičenko e l'ex candidato al posto di deputato nella Duma cittadina Michail Doliev sono stati arrestati. Kirpičenko e Doliev con il suo bambino di due anni sono stati condotti allo ROVD [8] del quartiere Kirovskij. Gli attivisti arrestati non hanno passato più di 30 minuti allo ROVD. Come ha chiarito Kirpičenko, i poliziotti non si sono messi a stendere gli atti sulla violazione amministrativa.
"Continueremo la piantagione di alberi. Solo in un altro posto"

Al contempo presso l'edificio dello ROVD si sono radunati gli oppositori per sostenere gli arrestati. Tra questi c'era anche Oleg Šein.
"Abbiamo firmato l'obbligo di comparire su chiamata telefonica, o – ha detto Aleksandr Kirpičenko. – Ci hanno detto che se il ministero della Cultura ci querelerà, il caso potrà finire anche in tribunale".
"Continueremo a tenere picchetti solitari e a piantare alberi. Solo che pianteremo gli alberi in un altro posto", – ha dichiarato Sergej Kožanov.
Al ministero della Cultura della regione di Astrachan' hanno riferito che i lavori per la ristrutturazione delle reti esterne degli impianti del cremlino di Astrachan' sono portati avanti nell'ambito della realizzazione del progetto di investimento "Ristrutturazione degli oggetti del cremlino di Astrachan' nella città di Astrachan'. Dotazione di servizi e pianificazione del territorio del cremlino di Astrachan'. Ristrutturazione degli oggetti (reti esterne degli impianti) del cremlino della città di Astrachan'".
Il committente è statale, il costruttore è l'Ente del Bilancio Statale Federale "Direzione per la costruzione, la ristrutturazione e il restauro". L'organizzazione appaltatrice è la Srl "Restavracionno-stroitel'naja kompanija "Vozroždenie"" [11].
E' prevista dal progetto la ristrutturazione delle reti esterne degli impianti di fornitura e scarico idrico, riscaldamento, fornitura di elettricità e illuminazione esterna, telefonia e radiofonia, condutture per l'innaffiamento e scolo dell'acqua piovana, tanto sul territorio del cremlino, quanto al di fuori e l'installazione di elementi architettonici per l'illuminazione dal basso delle torri e degli edifici del cremlino. La zona pedonale rinnovata sarà pavimentata con listelli di granito e clinker nella parte centrale e con ciottoli lungo i muri della fortezza e nelle zone dei parcheggi.
"Il verde si rinnova con nuove composizioni di preziose specie di alberi e arbusti (abete bianco, tiglio, albero dei sigari, pino cembro, vari tipi di spiree e roseti). In tutto saranno piantati novemila alberi e arbusti. Il costo complessivo del progetto assomma a 700 milioni di rubli [10]", – hanno chiarito al ministero della Cultura.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Ad Astrachan' durante l'azione a sostegno dello sciopero della fame per motivi politici sono state arrestare quattro persone", "L'UVD [11]: l'introduzione di mezzi blindati ad Astrachan' è legata alla preparazione della parata della Vittoria [12]", "Ad Astrachan' la polizia ha arrestati i partecipanti all'incontro con i deputati della Duma di Stato".

Autore: Vjačeslav Jaščenko; fonte: corrispondente del "Kavkazskij uzel"

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/207655/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
Note
[1] Città della Russia meridionale presso la foce del Volga.
[2] "Cremlino" si chiama la fortezza al centro di tutte le antiche città russe.
[3] Aleksandr Aleksandrovič Žilkin, governatore della regione di Astrachan'.
[4] Gioco di parole intraducibile. Pilit' in russo significa "segare", ma anche "incassare tangenti".
[5] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.
[6] Quartiere della zona centrale della città dedicato all'uomo politico sovietico Sergej Mironovič Kirov (vero cognome: Kostrikov).
[7] Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa).
[8] Rajonnoe Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione di Quartiere degli Affari Interni), la sede di quartiere della polizia.
[9] "Compagnia di restauri e costruzioni "Rinascita"".
[10] Oltre 16,7 milioni di euro.
[11] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni), la polizia.
[12] La parata del 9 maggio, giorno in cui si festeggia la vittoria dell'URSS nella II guerra mondiale.
 
 

05 giugno 2012

A proposito dei padroni della Russia (II)

Cepovjazannye [1]
Nel nostro paese c'è un altro potere: non Putin, che siede sulle sue percentuali gonfiate, non Čajka [2] e Bastrykin [3], non tutti questi Gryzlov [4] e Patrušev [5]. Tutti questi sono semplicemente la servitù di un'infinita quantità di capki [6] russi. Gli capki sono il sostegno del loro potere ed essi sono il sostegno degli affari capkiani
04.06.2012
[1] Gioco di parole complesso basato sul cognome Cepovjaz. Cep' significa "catena" e vjazat' "legare". Cepovjazannye si potrebbe intendere come "incatenati". Il corsivo, qui e altrove, è mio.

[2] Jurij Jakovlevič Čajka (il cognome significa curiosamente "gabbiano"), Procuratore Generale della Federazione Russa.

[3] Aleksandr Ivanovič Bastrykin, capo del Comitato Inquirente della Federazione Russa.

[4] Boris Vjačeslavovič Gryzlov, membro permanente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa.

[5] Nikolaj Platonovič Patrušev, segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa.

[6] Il cognome Capok è utilizzato come sostantivo (d'altronde in alcuni dialetti sta per "bastone") e declinato di conseguenza.

[7] Città della Russia meridionale.

[8] Circa 3600 euro.

[9] Organizovannaja Prestupnaja Gruppirovka (Gruppo Criminale Organizzato).

[10] Byk significa "toro".

[11] Il cognome Palenyj (Bruciato) pare un soprannome...

[12] KAMskij Avtomobil'nyj Zavod (Fabbrica di Automobili della Kama – fiume della Russia orientale), marca di camion russi.

[13] Circa 4800 euro.

[14] Sledstvennyj IZOljator (Carcere di Custodia Cautelare).

[15] Amministratore di Proprietà Altrui (le evidenziazioni sono mie).

[16] Rajonnoe Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju (Direzione Distrettuale per la Lotta alla Criminalità Organizzata).

[17] Gosudarstvennaja Inspekcija po Bezopasnosti Dorožnogo Dviženija (Ispettorato Statale per la Sicurezza del Traffico Stradale), la Polizia Stradale russa.

[18] Rostov sul Don, città della Russia meridionale.

[19] Gosudarstvennaja Avtomobil'naja Inspekcija (Ispettorato Automobilistico Statale), la Stradale sovietica.

[20] Città della Russia meridionale.

[21] Nome colloquiale di Kuščëvskaja.

[22] Fiume della Russia meridionale che da il nome a una regione.

[23] Le scuole russe sono indicate solo con un numero.

[24] Sorta di femminile di Capok.

[25] Oltre 23,9 milioni di euro.

[26] Circa 720 euro.

[27] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Centrale degli Affari Interni), in pratica la sede principale della polizia.

[28] Villaggio cosacco della Russia meridionale.

[29] Rajonnoe Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione Distrettuale degli Affari Interni), in pratica la sede distrettuale della polizia.

[30] Città della Russia meridionale.

[31] Izoljator Vremennogo Soderžanija (Isolatore di Detenzione Temporanea).