22 gennaio 2010

A proposito dell'estrema destra russa (II)

Banda, agenzia, partito



Chi sono i “nazionalisti legali”


Prima dell'arresto di Nikita Tichonov e Evgenija Chasis, sospettati dell'omicidio di Stanislav Markelov e Anastasija Baburova dell'organizzazione slavofila “Immagine russa” si parlava solo in una ristretta cerchia di fascistologi. Nikita Tichonov è il co-fondatore della rivista “Immagine russa” e Evgenija Chasis è un'attivista di “Verdetto russo”, una struttura affiliata, che si occupa dell'accompagnamento giuridico e di pubbliche relazioni dei procedimenti penali a cui sono sottoposti gli estremisti di destra. La “Novaja gazeta” ha deciso di chiarire cosa rappresentano le organizzazioni a cui erano legati i sospetti di aver commesso l'esecuzione politica pubblica del 19 gennaio 2009.

Una citazione dal sito dell'organizzazione: “”Immagine russa“ non è una banda, non è un'agenzia propagandistica e non è un partito politico. Siamo tutto questo insieme. Sappiamo creare da zero dei progetti politici, garantire la difesa di chi ne ha bisogno e condurre campagne sui mezzi di informazione di massa (…)”.

“Immagine russa” si è formata all'inizio degli anni Zero dai ritrovi dei sostenitori del gruppo “Kolovrat” [1] – uno dei più vecchi gruppi nazisti in Russia. I temi principali dei testi sono lo hitlersimo e la propaganda della violenza e dell'odio razziali… Il gruppo ha anche una certa quantità di canzoni nazionaliste “tranquille”, senza appelli evidentemente perseguibili penalmente – per esempio di queste era composto il programma di un'esibizione pubblica stradale in piazza Bolotnaja [2] nel Giorno dell'unità nazionale [3], il 4 novembre 2009.

La “Kolovrat crew” – questo stesso fan club – è divenuta anche la base per la creazione di raggruppamenti nazisti a livello nazionale. Il libro degli ospiti del sito del gruppo per molto tempo ha svolto il ruolo di forum di discussione dei fascisti russi. I “Kolovrat” hanno imbastito un'ottima rete di vendita dei propri album e del proprio materiale per i fan, i “concerti chiusi” si sono svolti in tutto il paese talvolta più volte al mese. In tal modo la “Kolovrat crew” ha stretto molto in fretta saldi legami con molti attivisti di estrema destra in tutta la Russia.

La “crew” ha concluso la propria attività perché il leader del gruppo, Denis Gerasimov, è stato processato nella Repubblica Ceca (dove avrebbe dovuto aver luogo l'ennesimo concerto) per estremismo. E' stato in prigione per più di un anno. La propaganda in Internet a nome dei “Kolovrat” è stata interrotta, in quanto Gerasimov avrebbe potuto essere recluso nel “luogo di tortura praghese” per altri sette anni.

L'ossatura della “crew” è passata in nuovo ritrovo, che ha preso il nome di “Immagine russa”. “Immagine” è un'organizzazione nazionalista serba. Dopo i bombardamenti della NATO il tema serbo ha avuto ampia popolarità tra i nazional-patrioti russi. Si sono organizzati viaggi in Serbia, in cui sono capitati anche I membri della “Kolovrat crew”. Alcuni di essi hanno imparato il serbo. Il'ja Gorjačëv, coordinatore di “Immagine russa”, ha studiato per un dottorato in storia serba. “Immagine russa” è riuscita a far suo il “tema serbo”, il che ha permesso di ampliare i contatti della comunità tanto con i nazional-patrioti, quanto più tardi con le organizzazioni giovanili pro-Putin.

Avendo accesso a quasi tutte le basi attive dell'estrema destra russa degli anni 2000, i creatori di “Immagine russa” hanno ottenuto la possibilità di invitare alla collaborazione proprio quelli che ritenevano indispensabili. Non gli piaceva l'immagine del nazista come ottuso ragazzo del PTU [4] con la testa rasata. “Immagine russa” inizialmente si è orientata ai giovani lavoratori degli uffici, facendo particolare attenzione ad attrarre nelle proprie file imprenditori, giuristi, PR, giornalisti.

Dal 2003 sono usciti in tutto solo 8 numeri della rivista dell'organizzazione, ma ogni numero è stato abbastanza “grosso” e professionale. Inoltre “Immagine russa” ha tenuto una serie di concerti, allora si chiamavano “RO [5] crew”.

Di fatto fino al 2008 “Immagine russa” non ha preteso a partecipare indipendentemente alla politica. Anche se i loro membri hanno collaborato praticamente con tutti i principali nazionalisti del decennio: Aleksandr Sevast'janov [6], Nikolaj Kur'janovič [7] e altri. Questi hanno tentato di entrare tra gli assistenti dei deputati e gli speechwriter. I membri di “Immagine russa” sono stati tra i fondatori del DPNI [8]. Neanche il DPNI è la comunità politica più aperta, ma ci sono motivi per supporre che la parte del leone delle azioni di successo dei lottatori contro gli immigrati illegali sia frutto del lavoro di “Immagine Russa”.

Gli attivisti di “Immagine russa” si sono sforzati di guadagnare da ogni tornata elettorale – a metà degli anni Zero qua e là più frequenti e attive di ora. Hanno mirato a “Patria” [9], al KPRF [10], alla “gioventù del Cremlino”. Non così sinceramente come a Kur'janovič e Baburin, ma negli stessi posti vacanti da tecnologi della politica. Hanno mirato al denaro, ai legami, hanno cercato di introdurre nell'immagine dei grandi partiti coloriture nazionalistiche (e non senza successo).

Gli attivisti di “Immagine russa” non sono inclini a discutere pubblicamente i motivi del passaggio dalla “crew” informale all'organizzazione apertamente attiva. Si può supporre che a ciò li abbia spinti la disillusione sulle possibilità del DPNI. La comprensione del fatto che la società non è pronta a idee razziste: nonostante il sostegno di massa (oltre il 50%) allo slogan astratto “La Russia per i Russi”, comunque il 98% condanna gli atti di violenza contro i non slavi. Di conseguenza la propaganda orientata al piccolo borghese non sarà sufficientemente efficace. E la comprensione del fatto che senza il sostegno del potere ora è quasi impossibile occuparsi della politica seria. Al potere, tra l'altro, ci sono persone interessate all'interazione con gli estremisti di destra per la “pacificazione” dell'opposizione di sinistra e liberale contraria al sistema. E gli estremisti di destra hanno preso a interessarsi alla possibilità della propria legittimazione.

Di conseguenza anche “Immagine russa” si è riqualificata come struttura che svolge servizi di intermediazione tra il potere e i nazi. “Immagine russa” si posiziona come estrema destra amica del Cremlino, che si distingue con ciò dall'“Unione slava” e dal DPNI. Per altro è difficile dire se queste organizzazioni sono i loro rivali nel campo dell'estrema destra o se questo sia uno spettacolo inscenato per le autorità.

Il'ja Gorjačëv, coordinatore di “Immagine russa”, dice che della sua organizzazione fanno parte circa mille persone. Questa cifra è inverificabile, ma verosimile. Nel loro sito si afferma che il raggruppamento ha 22 sezioni regionali – secondo certi dati, anche questo è vicino alla realtà. Le fonti di finanziamento non sono rese note.

Quasi ogni settimana si svolgono alcune manifestazioni, a cui prendono parte gli attivisti di “Immagine russa”. Nel sito ci sono molte fotografie di azioni, ma nella maggior parte dei casi i volti dei partecipanti sono oscurati. “Immagine russa” invita ad andare alle proprie manifestazioni mascherati. Una parte notevole di manifestazioni non viene annunciata in precedenza e viene portata avanti “per la propria gente”: lezioni di nazionalismo, concerti, combattimenti corpo a corpo tra gli attivisti.

C'è anche un'attività rivolta all'esterno: partecipazione a tavole rotonde con varie figure ufficiali, azioni per vietare l'aborto, per limitare l'immigrazione, ecc. Il 1 maggio (del 2009) e il 4 novembre (del 2008 e del 2009) a “Immagine russa” è riuscito organizzare a Mosca manifestazioni stradali abbastanza grandi (da 500 a 1000 persone), indirizzate a sottrarre gente alle analoghe azioni dell'“Unione slava” e del DPNI. Un tema importante per “Immagine russa” è la difesa dei nazi-zèk [11]. “Immagine russa” e la struttura imparentata “Verdetto russo” raccolgono denaro per gli avvocati e per il “riscaldamento” [12] ai prigionieri. Gli attivisti di “Immagine russa” affermano che le persone condannate per omicidio a sfondo nazionalistico debbano avere lo status di prigionieri politici.

In “Immagine russa” ci sono tanto pagani quanto ortodossi, l'organizzazione espone l'una e l'altra simbologia. E anche se la maggior parte dei fondatori di “Immagine russa” sono ortodossi, questi non possono non collaborare con i pagani per via della popolarità di questa fede tra gli estremisti di destra.

“Immagine russa” afferma di non essere una struttura fascista, ma nazionalista. Minacciano di portare in tribunale chi li chiama fascisti. Ma finora non ci hanno portato nessuno. Nel sito di “Immagine russa” è esposto il programma politico. Questo è abbastanza sfumato, ma alcuni suoi singoli passaggi non sono molto amichevoli con la legislazione vigente in Russia.

“1.4. Nei territori da essa densamente popolati la popolazione aborigena non slava ha il diritto di organizzare la propria vita sulla base delle tradizioni nazionali e religiose corrispondenti. Al di fuori dei territori densamente popolati i loro abitanti sono limitati nei diritti civili”. “4.4. (…) Cittadini con pieni diritti sono i padri di famiglia che fanno parte dei reparti di autodifesa. (…) Tra le donne ottengono i diritti politici solo quelle che prendono parte all'attività sociale o che di propria volontà servono nei reparti armati”. “6.3. I matrimoni tra rappresentanti di razze diverse non sono permessi in quanto manifestazioni di atteggiamento menefreghista verso il destino della propria razza”.

Dell'ucciso Stanislav Markelov, evidentemente, in “Immagine russa” avevano una scarsa opinione. Citazioni dalla community di Livejournal di “Immagine russa”: “Pidocchio Markelov (in un altro modo, sorry, non posso chiamare questo avvocato) (…). Markelov, per la sua abitudine di difendere e fare assolvere qualsiasi schifoso (…)”. In questa comunità di blogger si può leggere anche del viaggio dei membri di “Immagine russa” nel villaggio di Lokot' nella regione di Brjansk [13], che ai tempi della Grande Guerra Patriottica [14] era uno dei centri degli occupanti hitleriani. O del fatto che il terrorista di Piter Dmitrij Borovikov [15] sia un “eroe del movimento nazional-socialista russo” e che gli uomini di Vlasov [16] “saranno eternamente nei nostri cuori”.

“…E' salito al trono tra le preghiere dei cittadini / Il Cancelliere del Reich Hitler: Führer_e_Cristo! / (…) / E i boccali di chiara, inebriante Loewenbrau / Solleviamo per te, Adolf!!!!” – citazione da una poesia, inserita là proprio nel giorno natale di Hitler.

Nel sito di “Immagine russa” si possono trovare non rari ricordi della collaborazione con strutture apertamente hitleriane e armate come Combat18 [17], la “Brigata Unita 88” [18] e i nazionalisti autonomi, i cui membri si occupano di incendi e terrorismo di strada nei confronti di cittadini di origine non slava e marciano per le strade, tendendo il braccio nel saluto fascista.

Dopo che “Immagine russa” si è trovata nell'epicentro degli avvenimenti legati alle indagini sul caso Tichonov-Chasis, da una parte la sua popolarità tra i nazi si è impennata, dall'altra i “nazionalisti legali” di “Immagine russa” hanno attratto su di se l'attenzione costante dei servizi segreti, che si sono posti una domanda: quanti militanti ancora possono coprire la loro vera attività stampando riviste e organizzando concerti?

Il'ja Nikitovič

20.01.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/005/01.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Gruppo rock che prende il nome da un simbolo solare arcaico slavo simile a una ruota di svastiche.

[2] “Paludosa”, tale era quella zona adesso nel centro di Mosca quando diventò un luogo di feste e mercati nel XV secolo.

[3] Il Giorno dell'unità nazionale ha sostituito come festa nazionale quella della Rivoluzione d'Ottobre (divenuta sotto El'cin la festa della “riconciliazione nazionale”). In quel giorno si ricorda l'insurrezione di Mosca del 1612 contro i Polacchi che volevano porre un loro candidato sul trono russo rimasto vacante. La festa ha un'impostazione evidentemente anti-occidentale ed è occasione per i nazionalisti di mettersi in mostra.

[4] Professional'no-Techničeskoe Učilišče (Istituto Tecnico Professionale).

[5] Dalla sigla russa del movimento (Russkij Obraz).

[6] Aleksandr Nikitič Sevast'janov, co-presidente del “Partito Nazional-Imperialista Russo”.

[7] Nikolaj Vladimirovič Kur’janovič, membro della nazional-socialista “Unione Slava”.

[8] Dviženie Protiv Nelegal'noj Immigracii (Movimento Contro l'Immigrazione Illegale), gruppo xenofobo.

[9] Partito moderatamente nazionalista.

[10] Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa).

[11] Il termine gergale zèk indicava i prigionieri del Gulag (deriva da Zaklujčënnye Kanalestroenija, “Reclusi addetti alla Costruzione del Canale”, cioè il canale tra il Mar Baltico e il Mar Bianco) ed è passato ad indicare i detenuti in generale, specialmente quelli delle colonie penali speciali.

[12] Termine gergale per “aiuto”, “appoggio”.

[13] Nella Russia centro-meridionale.

[14] Il conflitto tra la Germania nazista e l'Unione Sovietica.

[15] Terrorista di estrema destra ucciso dalla polizia nel 2006 durante un conflitto a fuoco.

[16] Andrej Andreevič Vlasov, generale russo passato ai nazisti nel 1942.

[17] Movimento neonazista britannico (18 sta per “Adolf Hitler” - “A” e “H” sono la prima e l'ottava lettera dell'alfabeto latino).

[18] Gruppo neonazista russo (88 sta per “Heil Hitler” - vedi sopra).



http://matteobloggato.blogspot.com/2010/01/i-nazionalisti-legali-e-unorribile.html

21 gennaio 2010

A proposito dell'estrema destra russa

Come li hanno presi



La “Novaja gazeta” continua l'indagine sull'omicidio di Stanislav Markelov e Anastasija Baburova, di cui sono accusati N. Tichonov e E. Chasis


Tichonov, com'è riuscita a chiarire la “Novaja gazeta”, ha aperto la porta da solo. Forse ha semplicemente reagito automaticamente al campanello, perché stava nell'ingresso e si preparava di nuovo all'ennesima azione. A ben vedere sembrava che non fosse possibile prevedere le mosse di un militante ben preparato, che aveva studiato in modo speciale criminologia, metodi di indagine, teoria e pratica delle organizzazioni segrete dalla Setta degli Assassini e ai membri di “Narodnaja Volja” [1] fino ai militanti di Saddam Hussein. Che avesse assimilato tutte le finezze della cospirazione. C'erano fondamenti per tali supposizioni: Tichonov per qualche anno è stato ricercato a livello federale come sospetto dell'omicidio dell'antifascista Rjuchin, ma viveva a Mosca in appartamenti presi in affitto o da amici e ha perfino attraversato tranquillamente la frontiera russa – è andato in Ucraina dai locali compagni di lotta.

E in generale l'assassino, probabilmente, postulava che il 19 gennaio 2009 sulla Prečistenka [2], sparando alla nuca all'avvocato Stanislav Markelov e alla giornalista Anastasija Baburova, avesse commesso il delitto perfetto, che nessuno avrebbe scoperto. In precedenza erano stati studiati i luoghi in cui erano poste le videocamere per strada e nel metrò, era noto che queste videocamere danno immagini molto cattive: secondo i documenti è stata installata un'apparecchiatura di qualità, in realtà è una merda [3]. A differenza degli assassini del banchiere Kozlov, per esempio, gli era noto che non si possono portare con se i telefoni cellulari, perché il billing permette di stabilire la posizione della persona in questo o quel momento e anche chi ha chiamato e dove si trovava quello con cui si ha fatto una conversazione.

Tuttavia sul pianerottolo Tichonov si è scontrato con gli agenti operativi, che gli hanno mostrato il mandato per la perquisizione dell'appartamento, in cui oltre a lui viveva anche Evgenija Chasis.

Gli agenti operativi sapevano da chi erano andati (a seguito di misure operative lunghe e molto precise si era stabilita l'identità dei sospetti e l'indirizzo della loro sede di cospirazione), perché il tentativo di Tichonov di frugare da qualche parte sotto l'ascella come a cercare i documenti non è riuscito. L'hanno immobilizzato al momento. E non invano.

Per la passeggiata serale Tichonov si preparava con le pistole. Sottolineo che queste armi sono state trovate non nell'appartamento, ma addosso a Tichonov. Proprio perciò si può supporre che nella notte fra il 3 e il 4 novembre 2009 , alla vigilia del Giorno dell'unità nazionale [4], divenuto la giornata panrussa del fascista, Tichonov e Chasis, uscita dall'appartamento dietro a lui, programmavano qualche operazione armata. E se gli agenti operativi avessero ritardato di qualche minuto…

La perquisizione è continuata fino al mattino – per più di 10 ore. Proprio tanto tempo è stato necessario agli agenti della polizia criminale per descrivere la folle quantità di armi e munizioni che sono stati trovati presso lo storico Nikita Tichonov e la giornalista Evgenija Chasis. E a ben vedere alcune di queste pistole avevano già sparato.

Poi, naturalmente, sono comparsi commenti del noto genere. Certo, la pratica poliziesca di lasciare furtivamente delle pistole è ampiamente applicata in Russia. Ma si può lasciare furtivamente una pistola e dei proiettili, si possono lasciare due pistole, lasciare furtivamente un intero arsenale è impossibile.

Molte cose ancor più curiose sono state ritrovate durante la perquisizione. Per esempio, documenti falsi con la fotografia di Tichonov, compilati non semplicemente in bello stile, ma con una professionalità impeccabile. (Di questo si è parlato in tribunale, che ha prolungato la reclusione degli arrestati.)

In quella stessa notte – tra il 3 e il 4 novembre – nell'edificio della Commissione inquirente hanno avuto luogo anche i primi interrogatori. Il suo risultato è stato reso noto qualche giorno dopo: Nikita Tichonov si è riconosciuto colpevole dell'omicidio di Stanislav Markelov e Anastasija Baburova. Non lo ha negato neanche nell'aula del tribunale, quando gli è stata inflitta una misura preventiva – l'arresto. Chasis ha scelto un'altra tattica di comportamento durante le indagini, seguendo punto per punto le raccomandazioni descritte in speciali manuali inseriti nei siti dei nazi-militanti – come fare lo stupidello nel modo giusto.

Dopo l'arresto

Delle persone mascherate sono state condotte per i corridoi del tribunale del quartiere Basmannyj [5]. Era programmato: solo il giudice avrebbe visto i loro volti. Certo, qualche tempo dopo tutto si sarebbe scoperto, ma agli inquirenti era indispensabile qualche giorno per consolidare le prove.

Proprio questi cappelli-maschere, messi sui volti dei sospetti col dietro davanti, hanno poi creato un'isteria di massa nei sostenitori dei militanti arrestati. Ci sono stati perfino dei picchetti presso l'ufficio dell'incaricato per i diritti umani. Ma in primo luogo, coprire i volti degli arrestati è una pratica generalmente accettata a livello mondiale (ricordate le immagini dei terroristi baschi o dei mafiosi italiani): i complici non sono stati ancora arrestati, si possono trovare dei testimoni, non si possono privare di valore gli identikit prima di giungere in tribunale – non ci sono pochi motivi. In secondo luogo, nel fatto che il giudice abbia avuto a che fare con persone mascherate perfino nelle condizioni del sistema giudiziario possono crederlo solo persone molto vicine… Non appena la stampa si è allontanata dalla sala delle udienze, le maschere sono state tolte. Non c'era alcuna traccia di percosse sui volti, non sono giunte dichiarazioni dei sospetti su pressioni fisiche, psicologiche o di qualsiasi altro tipo. Dopo il giudizio tutto questo si potrà trovare nei materiali del processo.

…Alla fine di dicembre del 2009 il tribunale ha prolungato la detenzione di Tichonov e Chasis per altri tre mesi – fino al 19 aprile. L'indagine preliminare continua: si cercano I complici e si consolidano le prove della colpevolezza degli arrestati.

Mi soffermo sull'ultima circostanza. Questo è importante, perché da Nikita Tichonov c'è da aspettarsi che a gennaio ritratti le deposizioni in cui ha riconosciuto di aver commesso il duplice omicidio. Perché in precedenza abbia confessato l'ha spiegato in modo non originale: l'hanno picchiato, gli hanno fatto pressioni psicologiche, promettendo di rinchiudere Evgenija Chasis in una cella maschile. A dire il vero, tutte queste argomentazioni sono state gettate nel campo mediatico ben prima che si giungesse in tribunale: inizialmente tramite Mironov-junior [6], sospettato dell'attentato a Čubajs [7] e in seguito da altri sostenitori e amici di Tichonov, interviste ai quali sono state attivamente pubblicate da alcuni dei principali giornali. Anche queste versioni sono diventate di lavoro, dopo che gli avvocati e i parenti di Tichonov gli hanno raccomandato di cambiare tattica di difesa.

Com'è noto, le confessioni, dal punto di vista della normale giurisprudenza non sono la prova principale. Se a parte queste gli inquirenti non hanno altro, in teoria il processo si può mandare al macero. Tutte queste confessioni sono piuttosto necessarie agli stessi imputati perché la giuria trovi almeno qualcosa per attenuare la condanna…

Ecco. Nel caso dell'omicidio di Markelov e Baburova c'è un intero complesso di prove oggettive. Naturalmente non le elencherò – aspettiamo il tribunale. Tanto più che gli inquirenti rifiutano categoricamente di fare qualsiasi commento perfino sulle circostanze del caso già note a tutti.

Chi sono

Qualche giorno dopo l'omicidio alla “Novaja gazeta”, dove lavorava Nastja Baburova, giunse una lettera per posta elettronica: “Il 19 gennaio nel centro di Mosca sono stati eliminati gli odiosi nemici della nazione russa Stanislav Markelov e Anastasija Baburova. La morte nello scorso anno del leader antifascista Fëdor Filatov e questa azione di gennaio sono il nostro ultimo avvertimento a tutti gli attivisti per i diritti umani, i giornalisti, gli antifascisti, gli sbirri e i funzionari antirussi. (…) In caso contrario voleranno ancora più teste. D'ora in poi nessuno dei nemici della nazione russa si troverà al sicuro”. E la firma – Organizzazione armata dei nazionalisti russi.

Della BORN [8] finora quasi nulla era noto – solo voci e link incomprensibili a siti fascisti. Per di più, esisteva una versione: un'organizzazione del genere non esiste di principio, semplicemente i nazi assegnano a un brand inventato tutti i crimini più seri – e anche l'elemento della cospirazione e le pubbliche relazioni del movimento. Ma non si tratta di nomi – BORN o non BORN, tanto più che i nazisti cambiano regolarmente i propri brand.

A partire da quanto è venuto a sapere la “Novaja gazeta”, ha un senso riesaminare in generale le idee sulle organizzazioni clandestine fasciste e distruggere i miti stabiliti nella coscienza sociale.

Primo mito: i fascisti russi sono giovani deficienti dei PTU [9] rapati a zero con gli anfibi [10] e i bomber, che attaccano i lavoratori immigrati. Ce ne sono così. Ma sono semplicemente giovani deficienti rapati a zero: senza una particolare ideologia, senza scopi e senza cervello. Essenzialmente sono I soliti gopniki [11]. Tra i veri fascisti delle organizzazioni clandestine la maggior parte sono giovani (sotto i 30) con un alto livello di istruzione, di regola umanistico: ci sono molti giornalisti (come Chasis), storici (come Tichonov), addetti alle pubbliche relazioni politiche di successo, politologi, sociologi… Ci sono anche quelli che hanno avuto esperienza di azioni militari in Cecenia. Questi studiano le esperienze delle organizzazioni clandestine del passato (struttura, metodi di cospirazione, tecnologia degli atti terroristici), criminologia, uso delle armi bianche e da fuoco, svolgono con impegno una speciale preparazione fisica… Non hanno problemi di ormoni e di maleducazione, sanno cosa fanno e perché.

Mito secondo. I fascisti russi sono fissati per l'ortodossia e la russofilia e il principale nemico per loro è lo straniero che professa un'altra fede. In realtà tra I fascisti russi si possono trovare anche georgiani, tatari ed ebrei. In realtà l'ortodossia è significativa nel loro ambiente, ma non meno del paganesimo. (Tichonov, per esempio, è un pagano.) In realtà le uccisioni di “bestie” (cioè africani, caucasici, persone provenienti dall'Asia centrale – secondo la loro terminologia) per loro o è un'azione di pubbliche relazioni o è un modo per attrarre sostenitori tra quei giovani deficienti. Le “bestie” non sono persone, la loro vita, come la loro morte, non ha significato in vista del raggiungimento del vero scopo – la creazione del proprio stato e della propria società composta di superuomini.

Un'illustrazione di questo. La scorsa settimana l'organizzazione di fascisti NW-WP ha messo in Internet il filmato dell'omicidio a Piter [12] di un cittadino del Ghana, che è stato compiuto il 25 dicembre 2009 [13]. Un uomo mascherato pronuncia il seguente testo: “I gastëry (gastarbajtery [14] – nota dell'autore) e I rivoluzionari dimenticati cominciano a spuntare i coltelli contro le anime potenti”. Confrontatelo con la lettera giunta alla redazione della “Novaja gazeta”…

Per i fascisti russi i nemici fondamentali sono: giornalisti, avvocati, attivisti per i diritti umani e persone impegnate nel sociale, antifascisti, agenti degli organi di tutela dell'ordine e dei servizi segreti, uomini d'affari e funzionari statali, che, a loro parere, in un modo o nell'altro ostacolano la creazione della “vera Russia”.

La tattica scelta di conseguenza è il terrorismo individuale. I “Nemici della Russia” sono classificati per categorie, si raccolgono dati sul loro stile di vita, il loro luogo di residenza, i loro amici, conoscenti e familiari, talvolta viene stabilito un pedinamento (se è stata preso la decisione di “toglierli di torno”), si scelgono le figure prioritarie per clamorose esecuzioni pubbliche. Come con Stanislav Markelov e Anastasija Baburova, come con l'antifascista Ivan Chutorskoj.

Sotto la copertura di organizzazioni “patriottiche” legali (come la stessa “Immagine Russa”, la rivista della quale era diretta da Nikita Tichonov , – leggete i dettagli nel prossimo numero della “Novaja gazeta”) si creano organizzazioni armate clandestine. E i “patrioti legali”, tenendo giornalmente i contatti con i membri delle organizzazioni clandestine, non sanno, per esempio, che il finanziamento delle organizzazioni armate è non una volta, ma alcune volte più serio delle misere briciole, ottenute con azioni pubbliche, riviste e fogli. Nell'appartamento da cospiratori di Tichonov e Chasis, per esempio, sono state trovate alcune decine di migliaia di euro.

I membri delle organizzazioni armate di fascisti hanno svolto una buona preparazione specifica, non hanno carenze di armi e mezzi finanziari, sono numerosi e cospirano bene, hanno documenti falsi a sufficienza, hanno legami ben stabiliti con le strutture di potere, i mezzi di comunicazione di massa e gli organi di tutela dell'ordine. Nel loro organico ci sono anche combattenti d'elite, che si preparano in modo mirato all'eliminazione fisica dei “nemici della Russia”. Di persone come Nikita Tichonov solo a Mosca ce ne sono circa 10. E gli arresti di massa degli ultimi tempi non hanno indebolito seriamente queste organizzazioni armate, di cui, com'è apparso, non è noto alcunché ai servizi segreti. La domanda è: in che modo i servizi segreti e gli organi di tutela dell'ordine tanto numerosi e ben finanziati hanno potuto farsi sfuggire la creazione di una potente organizzazione terroristica militarizzata?

Sergej Sokolov

18.01.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/004/01.html

[1] “Volontà Popolare”, gruppo rivoluzionario terroristico russo del XIX secolo, che uccise lo zar Alessandro II.

[2] Via del centro di Mosca.

[3] Sic.

[4] Festa nazionale che ha sostituito la festa della Rivoluzione d'Ottobre (in cui già dall'epoca di El'cin si festeggiava ufficialmente la “riconciliazione nazionale”). In questo giorno si ricorda l'insurrezione moscovita del 1612 contro i Polacchi che cercavano di porre un loro candidato sul trono russo rimasto vacante. Cacciati i Polacchi, ascesero al trono i Romanov.

[5] Quartiere del centro di Mosca. Il tribunale del Basmannyj è tristemente noto per l'uso politico della giustizia che vi si compie.

[6] Ivan Borisovič Mironov, figlio di Boris Sergeevič Mironov, uno dei leader del “Partito Nazional-Imperialista Russo”.

[7] Anatolij Borisovič Čubajs, politico ed economista che condusse le privatizzazioni sotto El'cin.

[8] Sigla russa dell'organizzazione (Boevaja Organizacija Russkich Nacionalistov).

[9] Professional'no-Techničeskie Učilišča (Istituti Tecnici Professionali).

[10] Il termine gergale suona più o meno “schiaccia-merde”.

[11] Termine colloquiale di origine non chiara per definire gruppi di teppisti identificabili per un certo modo di vestire, l'abuso di alcol e la violenza anche fine a se stessa.

[12] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[13] Giorno lavorativo nella Russia a stragrande maggioranza ortodossa (la Chiesa ortodossa ha mantenuto il calendario giuliano per cui il Natale ricorre il 7 gennaio del calendario civile).

[14] Dal tedesco Gastarbeiter (“lavoratore ospite”), termine con cui si definiscono i lavoratori immigrati.



http://matteobloggato.blogspot.com/2010/01/lassassinio-di-markelov-e-baburova-e.html

19 gennaio 2010

A proposito dei "servizi"

L'ufficio della Šaraška [1]



Lo FSB [2] spinge gli studiosi a fare scoperte scientifiche e poi li “incastra” per spionaggio. La testimonianza del direttore di un istituto dell'Accademia delle Scienze russa


A suo tempo mi fece grande impressione l'episodio descritto in un libro di Viktor Suvorov [3], in cui si raccontava del modo “scientifico” di un agente dei servizi segreti sovietici di incastrare un ingegnere di un'impresa dell'ambito della difesa. L'agente seppe conversare con l'“occhialuto” dei problemi tecnici che lo preoccupavano in modo tale che questo disse evidentemente troppo. Il destino ulteriore dell'“occhialuto”, stando a quest'opera, non fu invidiabile.

A dire il vero, non credevo che potesse esserci qualcosa del genere. Lo stato non può essere così spietato con i propri cittadini. Con le persone comuni, che non si erano macchiate di nulla. Ma si è messa in tal modo che già al nostro tempo è capitato di provare su se stessi qualcosa di simile. Tra l'altro di episodi del genere me ne sono successi non uno, ce ne sono state alcune decine (!)

Tutto ciò che è descritto sotto sono avvenimenti reali. Sono stati cambiati solo i cognomi dei protagonisti. Da qualche parte, per non toccare momenti irritanti, sono stati cambiati dettagli poco essenziali.

Nel 2004 nel mio ufficio di direttore di uno degli istituti scientifici dell'Accademia delle Scienze russa comparvero due ufficiali dello FSB. Il tenente colonnello Pčelin e il curatore del nostro istituto maggiore Paslënov ebbero una conversazione sulle violazioni finanziarie nell'istituto, scoperte poco tempo prima dal Rosfinnadzor [4]. Queste violazioni avevano tuttavia un carattere tecnico e perciò non mi inquietavano particolarmente. Non appena gli agenti degli organi [6] lo capirono, la conversazione passò su altri temi. Improvvisamente Pčelin chiese: “Dica, ma Lei ha nemici personali?”. “Probabilmente sì”, – risposi dopo avere un po' tentennato. “Sa, il nostro servizio ha possibilità così enormi che possiamo ammorbidire qualsiasi persona. Faccia i nomi e noi la aiuteremo”. Rimasi impressionato da questa proposta. Poi dissi che non avevo bisogno di questo tipo di servizi. Quando se ne andarono, capii che qui prima di tutto aveva avuto luogo un'usuale provocazione, evidentemente allo scopo di incastrarmi. Mi sorse la spiacevole percezione che i nostri servizi segreti lavorino con metodi molto sporchi, mirati all'“attivazione” delle inclinazioni più viziose delle persone. Avrei ancora capito se si fosse trattato di un soggetto con una stabile psicologia criminale – niente sciupa una persona del genere. Ma come si può applicare tutto questo a una persona comune, normale? Questa, indubbiamente, è una violazione dei diritti e delle libertà dell'uomo e del cittadino.

Nel 2005 abbiamo concluso un contratto vantaggioso con la società giapponese per il supporto alla scienza per preparare per loro un apparecchio scientifico (da noi all'istituto in questo campo c'erano ottimi specialisti e i componenti chiave dell'apparecchio in Russia costavano molto meno che sul mercato occidentale). Allora giunse da me Paslënov con una strana proposta: “Possiamo fare in modo che i giapponesi non perdano interesse a collaborare con voi”. Non lo capii affatto. Lo percepii solo quando l'apparecchio pronto durante un controllo doganale alla nostra frontiera fu rovinato in tal modo che per rimetterlo a posto toccò mandare un nostro specialista in trasferta in Giappone. Paslënov cioè aveva semplicemente proposto di fare a metà in modo elementare in cambio della garanzia di un atteggiamento normale dei servizi segreti nei nostri confronti. Se fosse semplicemente il desiderio di fare un guadagno o l'ennesima provocazione non si può determinare. Determinato era solo il senso sorto di nuovo di avere a che fare con qualcosa di sporco.

Si verificarono allora anche altri avvenimenti “interessanti”. Ma la cosa più importante aveva ancora da venire. Nel 2006 un collaboratore del nostro istituto, il professor Korostylëv lo FSB lo accusò di divulgazione di segreto di Stato. In cambio di un contributo dall'estero avrebbe trasmesso informazioni segrete. Era una totale sciocchezza. Il lavoro per il contributo consisteva in studi fondamentali nell'ambito di tematiche su cui gli studiosi del mondo intero si scambiano apertamente informazioni su riviste internazionali e in conferenze scientifiche. Le conclusioni “degli esperti”, sulla base delle quali è stato avviato il procedimento penale, erano assolutamente menzognere. Subito dopo l'avvio del procedimento penale mi invitarono a un colloquio alla sezione locale dello FSB. Gli stessi Pčelin e Paslënov mi proposero di collaborare allo smascheramento di Korostylëv. Al che gli ho detto che consideravo Korostylëv innocente. Quando me ne andai, entrambi avevano un'aria del tipo “Beh-beh, vedremo…”.

Il giorno dopo questa visita ricevette per posta elettronica una lettera di un certo Bednjakov di Mosca. Lo conoscevo un po', in precedenza aveva lavorato nello stesso ambito scientifico in cui lavoro. Questi mi comunicava di star collaborando con una ditta estera di innovazione scientifica e che questa ditta era interessata alla cooperazione con il nostro istituto su qualche tema allora di moda, che aveva a che fare con le nanotecnologie. Era stupefacente, ma proprio di questo tema iniziavamo allora ad occuparci. Bednjakov promise un generoso finanziamento da parte di fondazioni estere. Espressi interesse e presto Bednjakov comparve da noi con dei modelli per uno studio preventivo. Gli studi si conclusero con successo. Bednjakov giunse nel mio ufficio dicendo: “I nostri colleghi sono molto soddisfatti, mi hanno chiesto di pagarla direttamente ora”. Dissi che sono una figura ufficiale e che non posso ricevere denaro. “Concludiamo il contratto e allora riceverò quello che mi spetta nella cassa dell'istituto”. Mi colpì il cambiamento che si verificò improvvisamente in Bednjakov. Il suo aspetto divenne penoso, quasi con le lacrime agli occhi mi supplicò di non offendere i colleghi stranieri e di accettare il denaro. Subito dopo la sua partenza comparve da me il curatore Paslënov. Il suo aspetto era un po' smarrito. Cominciò a dire qualcosa di incomprensibile. A voce notevolmente abbassata all'improvviso prese di nuovo a propormi di collaborare, stavolta già per denaro.

Stranamente, dopo la partenza di Bednjakov tutti i rapporti con lui si interruppero completamente. E questo dopo numerose conversazioni sulle prospettive di questi studi e i risultati preventivi positivi! Qualche tempo dopo mi venne in mente all'improvviso come potessero stare le cose in realtà. Avremmo fatto un bell'effetto insieme, Korostylëv e io. Uno vende segreti agli stranieri, l'altro lavora illegalmente per una ditta straniera. Tutto questo si sarebbe inquadrato bene nell'ambito delle idee che si avevano allora in certe cerchie su come la scienza russa si sarebbe riorientata a lavorare per l'Occidente.

Ricordo la sensazione che mi sorse allora di essermi felicemente liberato di un serio pericolo. Di motivi per far sorgere tale sensazione in seguito ce ne furono più che a sufficienza. Con i miei occhi, per esempio, ho visto il rapporto di un agente operativo dello FSB sull'indispensabilità di avviare un procedimento penale nei miei confronti per divulgazione di segreto di Stato. Questo era il risultato dell'ennesima provocazione, che stavolta gli era riuscita. (Inizialmente mi fecero balenare l'idea dell'utilità di condurre un'expertise sulle relazioni di Korostylëv in altre organizzazioni scientifiche e poi mi accusarono del fatto che a queste organizzazioni le relazioni “segrete” sarebbero state spedite con una posta non segreta.) Non so cosa mi salvò allora. Forse l'evidente assurdità delle accuse mosse (copie di queste relazioni “segrete” si trovavano da tempo presso il finanziatore straniero). Forse la dura posizione della mia dirigenza – il vice presidente dell'Accademia delle Scienze russa dichiarò allora che non avrebbe abbandonato il direttore.

Il caso Korostylëv si concluse nel modo più felice – nel 2007 tutte le accuse a suo carico furono ritirate in conseguenza di un'expertise condotta finalmente in modo onesto sulle sue relazioni. Perché questo si verificò, non lo sappiamo. Fino ad allora con i casi di “scienziati-spie” non ce l'eravamo cavata senza menzogne. A ben vedere, questa fu una decisione della leadership del paese, presa contro il parere dello FSB.

Parrebbe che allora si potesse respirare in pace. Ma no, la catena delle trappole e delle provocazioni continuò. La sua descrizione prenderebbe troppo posto. Porto qui solo un caso, che mi fece una particolare impressione. Nello stesso 2007 si rivolse a me un certo Ivanov, rappresentante di una filiale della nostra città di una ditta straniera dedita all'introduzione sul mercato di materiale scientifico. In questa filiale lavoravano in collaborazione alcuni nostri ricercatori. Ivanov disse di essere interessato a un ampliamento della collaborazione con il nostro istituto e che avrebbe voluto siglare il corrispondente accordo. Aveva il testo pronto. Questo conteneva qualche centinaio di punti scritti in carattere piccolo. L'accordo era vantaggioso, secondo questo all'istituto sarebbe perfino spettato del denaro di questa ditta. Detti un'occhiata al testo, tutto sembrava normale. In ogni caso lo detti da guardare al mio vice. E devo essergli per sempre grato – questi fece attenzione a un breve punto nascosto in mezzo a un documento di molte pagine. Secondo questo punto ai nostri ricercatori, che lavoravano in precedenza in collaborazione nel tempo libero dal lavoro principale, adesso era permesso lavorare là anche nel tempo principale. Risultava che la gente doveva guadagnare lo stipendio dello stato russo da un tizio straniero. Per me questo significava subito due articoli del Codice Penale – abuso d'ufficio e uso illecito di finanziamenti statali. A Ivanov non dissi perché non avrei firmato l'accordo. Ma questi sorrise con comprensione: “Spero di vivere fino al tempo felice in cui ricorderemo tutto questo con umorismo”.

Mi sono rivolto con denunce per le evidenti provocazioni sia alla nostra dirigenza, sia al capo dell'UFSB [6] della nostra regione, il generale Radčenko e i suoi vice. La mia dirigenza non mi capì, ritenne che esagerassi. I vice del generale tacquero, ma egli stesso mi rispose per iscritto che lo FSB non aveva a che fare con i fatti indicati. Uno risposta autosmascherante: nel caso di Ivanov lo stesso fatto della trappola era così evidente che subito mi sorse la domanda: a chi era necessario ciò? Se non allo FSB, allora, probabilmente, ai servizi segreti stranieri – per il mio arruolamento. Sembrerebbe che allora lo FSB avrebbe dovuto obbligatoriamente interessarsi di questo…

Nel 2008 tutto continuò in questo spirito. Per esempio, un certo Vaščenko licenziato da noi per assenteismo si rivolse allo FSB per un appoggio e là lo imbeccarono a scrivere una delazione contro l'istituto. Questi lo fece, ma si impegnò troppo, accusando il direttore di un laboratorio di preparare tecnologie per il bioterrorismo. Per questo motivo ci fu una verifica ufficiale dello FSB. Ma la stupidità delle accuse era così evidente che la questione fu chiusa rapidamente.

Più tardi Vaščenko più di una volta cercò di ricattarmi per via di materiali segreti legati al lavoro precedente di cui sarebbe stato in possesso, che non avrebbero passato le dovute procedure all'istituto, ragion per cui gli organi avrebbero avuto un fondamento per mettermi sotto accusa. Il fatto che a questo ricatto avessero di fatto preso parte dei servizi accademici legati agli organi non lasciava dubbi sulla fonte di questa provocazione. Ma sapevo che tutto ciò era una rozza falsificazione e non reagii in alcun modo al ricatto.

Per nostra grande fortuna, tutte queste e altre trappole fallirono. Una volta, dopo l'ennesimo fallimento del genere, saltò anche lo stesso curatore Paslënov. Evidentemente, ricevuto una ramanzina dai superiori, una volta comparve nel mio ufficio comportandosi in modo del tutto inadeguato: prese a gridare di aver scoperto violazioni della segretezza nel lavoro dell'istituto e che adesso me la sarei vista brutta. E di nuovo l'unica salvezza per me, a suo dire, sarebbe stato l'assenso a collaborare. I suoi sospetti si rivelarono, certo, una totale sciocchezza, ma lo stesso fatto della rozza pressione era assai notevole.

Decisi che era troppo. Che un assenteista licenziato mi ricattasse rozzamente e che un maggiore dei servizi segreti urlasse al direttore di un istituto scientifico ben noto a livello mondiale... Nell'ottobre 2008 presentai una denuncia al presidente del nostro paese. Scrissi che intorno al nostro istituto dopo la fine ingloriosa per lo FSB del caso Korostylëv si osservava un'evidentemente insana attività di questo servizio segreto. Portai vari fatti.

La mia denuncia fu trasmessa alla Lubjanka [7] per essere esaminata. Presto sotto forma di telefonate e di fax da Mosca giunsero provocazioni di nuovo tipo. Non le racconterò, per non svelare del tutto il know-how dei nostri organi (non hanno violato I miei diritti e le mie libertà umane). Dirò solo che il loro scopo era mettere in cattiva luce la mia denuncia.

Nel dicembre 2008 ricevetti una risposta ufficiale dalla Lubjanka. Questa era assai notevole. Visto che era contemporaneamente anche una risposta al presidente del nostro paese, in essa non potevano esserci falsità. Perciò non c'erano come in precedenza cose del genere “Lo FSB non ha a che fare con i fatti indicati”. C'era qualcosa del tutto diverso: “Nelle azioni degli agenti degli organi di sicurezza nello svolgimento delle loro mansioni nel Suo istituto non sono state evidenziate violazioni della legislazione”. Cioè, delle azioni c'erano comunque state! E sul fatto che non ci fossero state violazioni era facile concordare. Nella Legge sull'operato degli organi operativi e di ricerca c'è una norma sul cosiddetto “esperimento operativo”. Tutte le trappole e le provocazioni si inquadrano facilmente in questa norma. In questo caso lo scopo dell'“esperimento” era, evidentemente, provare che alcuni studiosi russi si sono riorientati a lavorare per l'Occidente.

All'inizio del 2009 il generale Radčenko mi invitò a un colloquio da lui – riguardo al mio appello al presidente. Esposi nuovamente i fatti (non tutti, certo, in tutto, ripeto, ce n'erano alcune decine). Questi ascoltò attentamente. Si scusò a nome degli organi per l'uscita di Paslënov, ma quanto al resto disse: “Queste cose contro di lei sono state operate dai servizi segreti stranieri. Mi dispiace che sia passato il tempo, allora li avremmo beccati in flagrante”. Come mi sembrò, la cosa principale che lo interessava era se avessi prove dirette della partecipazione dello FSB a questi fatti. Convintosi che tutte le prove erano indirette, si tranquillizzò e ci lasciammo pacificamente. In generale il colloquio andò avanti in spirito benevolo e conclusi che adesso fosse giunta la fine di tutti i miei problemi.

Ma mi sbagliavo. Nel corso del 2009 ci furono 12 (!) nuovi casi di evidente provocazione. Il nostro istituto ricevette da alcune organizzazioni straniere proposte di cooperazione nell'elaborazione di diverse metodiche come: determinazione a distanza per mezzo di laser della luminosità dell'oceano (come per scopi ecologici, ma c'è anche il modo di trovare le tracce di sottomarini), generatori di nebbia artificiale (come per la purificazione dell'aria, ma è anche un metodo di mascheramento degli oggetti posti in date località), mezzi per la scansione per mezzo di eliche dello spessore delle calotte di ghiaccio negli oceani (anche questo ha un'applicazione militare diretta), ecc.. Le vie per cui queste proposte ci sono capitate fanno supporre che la loro fonte non si trovi affatto all'estero… Pare che l'“esperimento operativo” sia continuato.

Dispiace molto che l'applicazione della norma sull'“esperimento operativo” non sia regolamentata severamente dalla legge. Si può davvero applicarla contro cittadini ossequiosi delle leggi o contro organizzazioni e non una volta, ma qualche decina di volte di seguito? E' già tanto che non ci siamo ancora caduti. Perché quello che a prima vista è un pericolo puramente virtuale può trasformarsi in una reale condanna a molti anni. Così, per esempio, è successo allo studioso Igor' Sutjagin che abita nei pressi di Mosca. Molte circostanze della sua vicenda giudiziaria fanno supporre che sia stato vittima di una trappola dei cekisti [8] organizzata ad arte.

Ci sono anche altre vittime di questi “esperimenti”. Ci sono persone come Bednjakov, Ivanov, Vaščenko e molte altre simili a loro. Sono tutte persone con una psicologia deforme e un orientamento morale deviato. Tali sono diventati per molti aspetti grazie a un lavoro svolto con loro per l'attivazione dei lati oscuri dell'anima umana. Sono giustificate da qualche importante necessità dello stato tali “azioni degli agenti degli organi di sicurezza nello svolgimento delle loro mansioni”, che conducono alla degradazione morale della nostra gente? A mio parere, a conti fatti per il paese da tali metodi non si ha altro che danno. Fra l'altro, neanche persone tipo Paslënov e Pčelin si possono considerare membri normali della nostra società…

Dossier della “Novaja gazeta”

I collaboratori dell'amministrazione dello FSB della regione di Novosibirsk [9] nel 2009 hanno scoperto oltre 100 agenti stranieri. “Quest'anno sono stati scoperti oltre 100 stranieri, che appartenevano all'apparato dei quadri e degli agenti dei servizi segreti di stati stranieri”, – si dice nel comunicato dell'istituzione. In casi particolari gli agenti dei servizi segreti stranieri vanno portati fuori dai confini del paese, altri agenti del controspionaggio semplicemente li “tengono sotto controllo”, ha precisato un rappresentante dell'amministrazione.

Ai servizi segreti esteri interessano le elaborazioni scientifiche portate avanti nella regione di Novosibirsk, in particolare nella cittadella accademica di Novosibirsk, hanno precisato allo UFSB.

“Il risultato del lavoro dell'amministrazione di Novosibirsk nel 2009 è stato il degno adempimento dei compiti per la lotta alla corruzione, alla sottrazione e allo spreco di risorse statali, all'operato di rappresentanti dei servizi segreti di stati stranieri, alla lotta ai tentativi di compiere atti terroristici, alla lotta al traffico illegale di armi, sostanze stupefacenti e metalli preziosi e al contrabbando”, – si dice nel comunicato stampa.

Sulla base di comunicati dei mezzi di informazione di massa



Commento

I loro metodi sono sempre stati di provocazione e reclutamento

L'accademico dell'Accademia delle Scienze Russa, membro del Comitato sociale in difesa degli studiosi Jurij Ryžov:

– Beh, che dire riguardo alla lettera dello studioso di Novosibirsk? Non ho letto le memorie di Suvorov su come lavoravano i servizi segreti sovietici, ma anche da altre fonti è ben noto a tutti che i loro metodi sono sempre stati di provocazione e reclutamento. Forse l'unica differenza tra gli ufficiali dei servizi segreti di allora e gli attuali è il fatto che quelli sovietici si occupavano di reclutamento per acquistare meriti presso la dirigenza, dimostrare la propria utilità, necessità, ecc.. Se questi in tal modo contavano su una promozione, gli agenti dei servizi di oggi in primo luogo hanno una qualifica più bassa, in secondo luogo, non li muove già più l'interesse per mostrine e stellette, ma il più primitivo, mercantile. Li muove l'aspirazione a cavalcare questi o quei flussi di denaro. Ma non per indirizzare questi flussi nelle casse dello stato, ma per spostarli nelle proprie. Tali sono gli stimoli di questo pubblico di provocatori e reclutatori oggi.

Ciò che racconta Sergej Dzjuba non è un caso unico. Occupandoci della difesa dei diritti umani dei cosiddetti “studiosi-spie”, abbiamo raccolto molti fatti del genere. Il loro numero ha cominciato a crescere enormemente negli anni Zero. E se all'inizio degli anni Duemila ci riusciva difendere almeno qualcuno, a cominciare dal 2004 tutte le provocazioni dello FSB si sono concluse tragicamente e la gente è stata messa in prigione con condanne che non danno neanche agli omicidi seriali.

Ed ecco che i cekisti della Russia democratica comunicano regolarmente su centinaia di agenti stranieri che si sono avvicinati alla nostra scienza e sono stati resi inoffensivi. Beh, questa è proprio un'assurdità. Gli uomini del KGB sovietico mi hanno detto che se in un anno acchiappavano tre-quattro vere spie, era un record. Perfino i professionisti del KGB ridono a crepapelle in risposta alle relazioni della dirigenza di vario livello dello FSB su centinaia di spie smascherate.

Sergej Dzjuba
direttore dell'Istituto di cinetica e combustione chimica della SO [10] dell'Accademia delle Scienze russa,
dottore di scienze fisico-matematiche,
professore

15.01.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/003/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Šaraška sta per “delinquenza”, ma anche per “polizia politica” e šaraškina kontora (“ufficio di delinquenti”, titolo dell'articolo e di un romanzo dello scrittore sovietico Boris Andreevič Guber) viene definita un'impresa truffaldina o comunque inaffidabile. Il gioco di parole è inestricabile.

[2] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l'erede del KGB.

[3] Pseudonimo di Vladimir Bogdanovič Rezun, storico sovietico emigrato nel Regno Unito.

[4] (ROSsijskaja) Federal'naja Služba FINansovo-Bjudžetnogo NADZORa (Servizio Federale (Russo) di Ispezione Finanziario-Contabile).

[5] Gli organi del ministero degli Interni, cioè i servizi segreti.

[6] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio Federale di Sicurezza).

[7] Il palazzo nella piazza Lubjanskaja, tristemente noto come sede del KGB e adesso sede dello FSB.

[8] Če-Ka è lo spelling russo di ČK (Črezvyčajnaja Komissia po bor'be s kontrrevoljuciej i sabotažem – Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio), la prima polizia politica sovietica. I suoi agenti (e per estensione tutti gli agenti segreti) sono detti cekisti.

[9] Città della Siberia meridionale, considerata una sorta di capitale della regione.

[10] Sibirskoe Otdelenie (Sezione Siberiana).



http://matteobloggato.blogspot.com/2010/01/i-giochi-sporchi-dei-servizi-russi-con.html

13 gennaio 2010

A proposito di diritti civili in Russia

La Costituzione non funzionava – era in ferie



Le autorità di Mosca non hanno autorizzato il corteo in memoria di Stanislav Markelov e Anastasija Baburova


Il 19 gennaio sarà passato esattamente un anno dall'omicidio nel centro di Mosca dell'avvocato Stanislav Markelov e della giornalista della “Novaja gazeta” Anastasija Baburova.

Il 24 dicembre un gruppo di iniziativa ha indirizzato un'informativa al municipio di Mosca sullo svolgimento di un corteo in memoria di Nastja e Stas nell'anniversario della loro morte. Era programmato che il corteo, durante il quale sarebbero stati proibiti simboli politici, passasse alle 19.00 per i viali Petrovskij, Roždestvenskij e Sretenskij [1] e si concludesse alle 20.30 presso il monumento a Griboedov sul viale Čistoprudnyj con la proiezione di un breve film in memoria di Nastja e Stas.

Come hanno comunicato gli organizzatori del corteo, lo scopo dell'azione “In memoria di Stanislav Markelov, Anastasija Baburova e delle altre vittime del terrorismo nazista, del razzismo e della xenofobia” era quello di onorare la memoria dell'attivista per i diritti umani, l'avvocato Stanislav Markelov, della giornalista Anastasija Baburova e delle altre vittime del terrorismo ideologico e politico, di intervenire contro gli omicidi motivati politicamente e ideologicamente, contro le manifestazioni di razzismo e di odio interetnico e religioso, contro l'utilizzo dello sciovinismo e della xenofobia nella politica e nella vita sociale.

L'azione era sostenuta da Boris Strugackij [2], Andrej Makarevič [3], Andrej Lošak [4], Aleksandr Mitta [5], Linor Goralik [6], Aleksandr Rodionov [7], Ljudmila Alekseeva [8] e molti altri.

La richiesta per lo svolgimento del corteo è stata consegnata, tenendo conto delle festività in arrivo e delle ferie di inizio anno [9], ancora il 24 dicembre. Tuttavia all'amministrazione di Mosca hanno dichiarato che i termini per la consegna sono stati violati. Secondo la legge sulle manifestazioni pubbliche l'informativa va data non prima di 15 e non più tardi di 10 giorni prima della manifestazione. In questo caso per osservare tutte le formalità era richiesta solo una cosa – che la cancelleria del municipio lavorasse dal 4 al 9 gennaio. Abbiamo telefonato alla cancelleria – dal 4 al 9 gennaio non lavoravano. E sarebbero andati al lavoro solo l'11 gennaio.

In tal modo a Mosca nel periodo dal 16 al 21 gennaio si sono trovate ad esser vietate in generale tutte le manifestazioni e i cortei semplicemente perché la gente non aveva possibilità di consegnare l'informativa (che viene trasmessa dagli organizzatori comparendo di persona davanti ai funzionari): perché in quel momento i funzionari erano in ferie. Ai cittadini non è stato permesso di godere di un proprio diritto costituzionale. Se solo Markelov e Baburova fossero stati uccisi a colpi d'arma da fuoco qualche giorno più tardi…

Dalla redazione:

I giorni festivi per gli impiegati statali di fatto hanno privato i cittadini del godimento di un proprio diritto – il diritto a svolgere un corteo. Per questo motivo gli organizzatori hanno già indirizzato una denuncia al tribunale.

Nadežda Prusenkova

13.01.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/002/04.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Viali del centro di Mosca, come il Čistoprudnyj citato in seguito.

[2] Boris Natanovič Strugackij, scrittore, autore di opere di fantascienza a sfondo sociale.

[3] Andrej Vadimovič Makarevič, leader del noto gruppo rock russo Mašina Vremeni (La Macchina del Tempo).

[4] Andrej Borisovič Lošak, giornalista televisivo.

[5] Aleksandr Naumovič Mitta (pseudonimo di Aleksandr Naumovič Rabinovič), attore e regista.

[6] Linor-Julija Goralik, scrittrice e poetessa israeliana nata in Ucraina.

[7] Autore teatrale.

[8] Ljudmila Michajlovna Alekseeva, presidente del “Gruppo Helsinki” di Mosca, fondato nel 1976 per richiedere all'URSS (e poi alla Russia) il rispetto degli impegni per i diritti umani sottoscritti a Helsinki.

[9] I primi dieci giorni dell'anno sono festivi in Russia.



http://matteobloggato.blogspot.com/2010/01/in-russia-i-diritti-civili-vanno-in.html

12 gennaio 2010

A proposito del modo di far politica in Russia (X)

Il nome, presidente! Il nome!



Il Daghestan organizza una rappresentazione per un solo elettore


La candidatura del futuro presidente del Daghestan dovrà essere espressa da Dmitrij Medvedev non più tardi di 30 giorni prima della scadenza del mandato del capo della repubblica in carica. Il mandato di Muchu Aliev scade il 20 febbraio. Ciò significa che il presidente russo è obbligato ad annunciare il nome destinato prima del 19 gennaio. Compreso. In attesa di questa data si crea anche una situazione interessante: l'elezione reale del presidente del Daghestan avviene al Cremlino, ma a duemila chilometri di distanza c'è una lotta accesa per questo posto.

I suoi echi si possono sentire attraverso i comunicati dello UFSB [1] del Daghestan. Solo negli ultimi tre mesi in Daghestan sono stati compiuti sette attentati ai danni delle ferrovie. E questo senza contare mine e ordigni disinnescati. Il 13 novembre nella zona dello scambio ferroviario tra i villaggi di Kajakent e Berikej [2] è entrata in funzione una mina-trappola, il 26 novembre c'è stata un'esplosione non lontano dalla stazione di Tarki [3]. Il 30 novembre sulla linea Mosca – Baku e il 6 gennaio tra Machačkala [4] e la stazione di Talgi [5] sono stati disinnescati degli ordigni.

Dmitrij Medvedev pone un compito a Rašid Nurgaliev [6] – rafforzare la lotta con i militanti. Tuttavia nello stesso Daghestan sono convinti che la guerra dei binari sia legata non all'accresciuta attività dei “fratelli dei boschi”, ma alle elezioni. “Di regola, sui binari vengono posti ordigni di bassa potenza, – racconta un uomo delle strutture armate del Daghestan. – Le esplosioni non causano danni materiali sostanziali e si compiono senza vittime. Il loro scopo non è la distruzione, ma la destabilizzazione della situazione nella repubblica. Tutto ciò fa parte della campagna elettorale”.

Ecco alcuni episodi di questa campagna “elettorale”. Giugno 2009: omicidio del ministro degli Interni del Daghestan Adil'girej Magomedtagirov, molto probabile pretendente al posto di presidente della repubblica. Ottobre: elezioni del sindaco di Derbent [7], che dovrebbero dimostrare all'unico reale elettore al Cremlino chi controlla la situazione in questo soggetto caucasico. Pare che abbia vinto il sindaco in carica, che era direttamente sostenuto da Muchu Aliev. Tuttavia uno scandalo elettorale ha reso nullo il risultato di questa “espressione della volontà”. Un terzo dei seggi elettorali non è stato aperto. La città era letteralmente farcita di reparti armati e i voti degli elettori erano mercanteggiati come al bazar. Si sono agitati perfino i deputati dell'Assemblea Popolare, che hanno chiesto al procuratore generale russo di chiarire la situazione con i “drappelli armati di funzionari statali”.

Più tardi il tribunale di Derbent ha annullato i risultati delle elezioni e la Corte Suprema della repubblica ha sostenuto la sua decisione. Qualche giorno fa Dmitrij Medvedev ha dichiarato apertamente: “Le nuove elezioni a Derbent avranno luogo”, dando a capire con questo che ulteriori cause giudiziarie non hanno senso.

Alla legittimità delle elezioni di Derbent oggi è rimasto un unico difensore – il capo della CIK [8] russa Vladimir Čurov. (Questa circostanza non ha alcuna influenza sulla vita del paese e del suo soggetto.)

Novembre: scandalo in “Russia Unita” [9]. L'apparato centrale del partito si è rifiutato di confermare la lista di candidati alla presidenza inviata da Machačkala e ha formato una lista di propri pretendenti. I membri di “Russia Unita” hanno proposto a Dmitrij Medvedev cinque candidature. Oltre a Muchu Aliev nella lista figurano:

Magomed Abdullaev, dottore in Scienze Giuridiche, conoscente di lunga data di Dmitrij Medvedev per via del lavoro di docente a San Pietroburgo, adesso vicepresidente del governo della Repubblica del Daghestan;

Magomed Magomedov, ex senatore della regione di Smolensk [10], adesso consigliere del presidente del Consiglio della Federazione [11];

Sajgidgusejn Magomedov, deputato dell'Assemblea Popolare del Daghestan e capo dell'amministrazione della tesoreria federale della repubblica;

Magomedsalam Magomedov, deputato dell'Assemblea Popolare, figlio dell'ex presidente del Daghestan Magomedali Magomedov.

Nessuna di queste candidature è stata proposta a Mosca dall'Assemblea Popolare. Un po' di panico è stato causato dalla presenza nella lista di Magomed Abdullaev. Il professore di Piter [12] sconosciuto all'elite locale è stato inaspettatamente indicato dal vicepresidente del governo del Daghestan. Già per questo l'hanno subito iscritto tra i principali rivali di Muchu Aliev. Tuttavia i funzionari locali affermano: “Un novellino non può contrapporsi agli interessi di clan locali”.

Il tesoriere principale della repubblica Sajgidgusejn Magomedov, dietro cui sta l'influente clan di Gimri [13] (Àvari [14]), e Magomedsalam Magomedov, che si appoggia ai clan dei Dargin [15], sono sostenuti dall'oligarca [16] Sulejman Kerimov. Nella repubblica corre voce che Kerimov abbia legami diretti o indiretti con tutti i rivali di Muchu Aliev. Per qualche tempo al Cremlino cercarono di convincere lo stesso Kerimov a prendere il posto di presidente, ma questi si è seccamente rifiutato, preferendo condurre la lotta con Aliev per mano altrui.

I parlamentari daghestani sono rimasti confusi anche dal fatto che tra le cinque candidature proposte ci siano quattro àvari e un dargin, cosa che per il multietnico Daghestan con il suo strutturato sistema di quote per appartenenza etnica può diventare fonte di ulteriore tensione.

Ricevuta la lista, i deputati daghestani hanno fatto una dichiarazione “sull'arbitrio di Mosca”. Una cosa del genere non se l'è permessa alcuna delle sezioni regionali di “Russia Unita”. Inoltre adesso anche lo stesso Muchu Aliev insiste: “La situazione in Daghestan è scossa da gente di Mosca”.

A Machačkala sono volati di corsa i rappresentanti del consiglio generale del partito. E i deputati daghestani si sono rappacificati. “Non ci hanno lasciato scelta, – dice uno dei parlamentari, – alludendo chiaramente alla possibilità di uno scioglimento del parlamento”.

Secondo la legge l'Assemblea Popolare del Daghestan dovrà confermare o respingere la candidatura proposta da Medvedev. Alla luce di ciò nei daghestani è apparso un ulteriore motivo di orgoglio etnico. Nella repubblica chiunque vi farà notare che ora per il voto di ogni deputato danno un milione di dollari. Si tratta proprio di questo: la maggioranza dei deputati è composta da sostenitori di Muchu Aliev, lo sostengono incondizionatamente. Tuttavia nel caso in cui Medvedev proponesse per la conferma un'altra candidatura, i parlamentari potrebbero cominciare a tentennare. E qui ci sarà bisogno di un argomento molto pesante per prendere la decisione “giusta”. Anche per questa si proporrebbe tale ricompensa.

Tutte queste battaglie “elettorali” si svolgono sullo sfondo di due tendenze angoscianti: la lotta senza successo delle autorità con le organizzazioni clandestine radicali e la crescita delle forze delle truppe interne nella repubblica.

Nonostante i resoconti degli uomini delle strutture armate sui risultati della lotta con i wahhabiti [17] (ogni operazione delle strutture armate si conclude obbligatoriamente con la “liquidazione di uno dei capi delle bande armate”), la quantità di atti terroristici e di omicidi di agenti degli organi di tutela dell'ordine nella repubblica non diminuisce. A testimonianza di questo il recente tentativo di compiere il più grave atto terroristico nel Daghestan contro la base del GIBDD [18] a Machačkala, scongiurato, come si dice, per puro caso.

Parallelamente Mosca lancia nuovi reparti armati in Daghestan. Negli ultimi cinque mesi il contingente è stato incrementato di millecinquecento unità e il processo ancora non è compiuto. Nelle strutture armate locali non escludono neanche la possibilità che Mosca sia pronta ad andare a introdurre il regime di operazione antiterroristica in tutta la repubblica.

Le strutture del ministero degli Interni della repubblica si trovano in stato di duplice sottomissione – a Mosca e alle autorità del Daghestan. E il graduale incremento numerico delle truppe interne lo mostra: per il centro federale in Daghestan sono diventate necessarie forze direttamente soggette ad esso, che non dipendono dai funzionari locali.

Irina Gordienko

11.01.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/001/08.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio di Sicurezza Federale), in pratica la direzione locale dell'erede del KGB.

[2] Nel Daghestan occidentale.

[3] Villaggio del Daghestan occidentale, sulla costa del Mar Caspio.

[4] Capitale del Daghestan.

[5] Villaggio del Daghestan occidentale.

[6] Rašid Gumarovič Nurgaliev, ministro degli Interni.

[7] Città del Daghestan sud-occidentale, sulla costa del Mar Caspio.

[8] Central'naja Izbiratel'naja Komissija (Commissione Elettorale Centrale).

[9] Partito che ha il solo scopo di portare avanti la politica di Putin.

[10] Città della Russia occidentale.

[11] “Camera alta” del parlamento russo, formato dai rappresentanti dei soggetti della Federazione Russa.

[12] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[13] Villaggio del Daghestan centro-meridionale.

[14] Popolo caucasico ed etnia principale del Daghestan.

[15] Popolo caucasico.

[16] Cioè potente multimiliardario.

[17] Così vengono chiamati in Russia gli estremisti islamici in generale.

[18] Gosudarstvennaja Inspekcija Bezopasnosti Dorožnogo Dviženija (Ispettorato Statale per la Sicurezza del Traffico Stradale), in pratica la sede della polizia stradale.


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/01/mentre-medvedev-sceglie-il-presidente.html

06 gennaio 2010

A proposito di Kadyrov (XVI)

Le autorità della Cecenia vogliono trasformare la repubblica in un centro turistico


Ingushetia.org, 06.01.2010 10:52

La Cecenia si può trasformare in uno dei centri turistici della Russia, ha dichiarato il 5 gennaio il presidente della repubblica Ramzan Kadyrov.


A questa conclusione Kadyrov è giunto dopo un viaggio nei distretti di alta montagna della Cecenia, dove ha visitato scuole e ospedali e ha anche verificato lo stato delle strade e dei ponti.


“Mi sono finalmente convinto che la Repubblica Cecena si può trasformare in uno dei centri turistici della Russia. Per questo c'è tutto – montagne, boschi, fiumi, prati alpestri, vette perennemente coperte di neve”, – ha detto il capo della repubblica.


Kadyrov ha fatto notare, che “alcuni posti, dove in primo luogo merita impiantare complessi di villeggiatura e turistici, sono di principio già determinati”. A quanto afferma R. Kadyrov, grazie a questi lavori si creeranno molti posti di lavoro [1].


Secondo il presidente della Repubblica Cecena, “il confine di Stato è coperto in modo affidabile”. “Sono state create tutte le condizioni per impedire qualsiasi tentativo di penetrazione di violatori armati nel territorio della Russia dal territorio di uno stato confinante” [2].


Ingushetia.org, http://www.ingushetia.org/news/21209.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Il bisticcio è nell'originale e in generale l'eloquio di Kadyrov è quello che è...

[2] L'unico stato sovrano confinante con la Cecenia è la Georgia...


http://matteobloggato.blogspot.com/2010/01/le-autorita-della-cecenia-vogliono.html