06 maggio 2010

A proposito di attentati (III)

Proibizione di parole” – Julija Latynina sulle complessità nel Caucaso


Ingushetia.Org, 04.05.2010 10:45


Nel Caucaso gli islamisti radicali hanno festeggiato il 1 maggio – hanno cercato di far saltare in aria l'ex capo del ministero degli Interni della Kabardino-Balkaria Chačim Šogenov.

Per qualche buffo motivo in tutti i notiziari questa viene chiamata “esplosione all'ippodromo” – come se qualcuno in Cabardia potesse dubitare anche per un secondo sul vero bersaglio dell'esplosione. Chačim Alisagovič Šogenov – così come il già ucciso capo del RUBOP [1] della Cabardia Anatolij Kjarov – ha dato alla formazione del movimento wahhabita [2] nel Caucaso un contributo inestimabile, paragonabile quasi al contributo dell'ex presidente dell'Inguscezia Zjazikov. Questo contributo è stato così grande che – rarissima eccezione – ad esso ha reagito anche il Cremlino e dopo l'assalto a Nal'čik [3] del 13 ottobre 2005 il capo del ministero degli Interni della Cabardia è stato silenziosamente spinto a dimettersi.

Cioè, capitemi bene. Io non affermo che il jama'at [4] della Kabardino-Balkaria, le cui guide Anzor Astemirov e Musa Mukožev hanno affermato che “oggi la creazione di jama'at pacifici sul territorio della Russia non è altro che un tradimento” e che “il riconoscimento di una persona come infedele significa che va uccisa”, sia un circolo di canto corale. Io affermo semplicemente che lottare con questi ragazzi, finché non si sono dati alla macchia, radendogli le nuche a forma di croce e bruciandogli le barba era un'idea stupida.

Nel periodo successivo alle esplosioni nel metrò di Mosca abbiamo sentito molte notizie. Dmitrij Anatol'evič Medvedev ha ordinato di lottare inflessibilmente con il terrorismo e di nuovo ha ordinato di lottare inflessibilmente con il terrorismo e per la terza volta ha dato il saggio consiglio di non indebolire la lotta. La Duma ha proposto di proibire di usare le parole “shahid” [5] e “jama'at” e lo FSB [6] di imprigionare per 15 giorni qualsiasi giornalista che dica qualcosa che non piace allo FSB.

Non abbiamo sentito solo una notizia: che in Daghestan è stato eliminato Magomedali Vagabov, ultimo marito della kamikaze fattasi saltare in aria nel metrò Mar'jam Šaripova e leader del raggruppamento di Gubden [7].

Non l'abbiamo sentita perché non cercano Vagabov.

Il motivo per cui non cercano Vagabov è semplice. Posso formularlo in tre parole: bestiale paura della morte [8].

Ogni persona teme la morte e tutta la civiltà umana si costruisce sulla creazione di valori, grazie a cui una persona può superare in se questa paura.

Perché in Cecenia danno effettivamente la caccia ai wahhabiti? Perché ogni naib [9] di Kadyrov lo sa: se gli darai la caccia, Ramzan ti gratificherà signorilmente con una Lexus, una casa, una moglie, due mogli, tre [10]. Una semplice e chiara carta del mondo.

Ma per cosa può morire uno sbirro, mettiamo, in Daghestan? Per Putin con i suoi sci alpini [11], i suoi yacht e le sue residenze? Per D.A. Medvedev?

Non ci sono discussioni: in Daghestan ci sono stati sbirri che hanno lottato con i wahhabiti perché questi volevano vendicarsi di loro. Per esempio, il defunto Arip Aliev, capo dello ROVD [12] di Bujnaksk [13]. Questi dette la caccia ai fratelli Zakar'jaev e a qualche altro raggruppamento che voleva farlo saltare in aria. E non mi dite, per favore, che Arip ha ucciso persone innocenti: era così occupato ad acchiappare gente che voleva ucciderlo che non gli restava tempo per gli innocenti. Più in breve: Arip liquidò cinque persone, ma non riuscì a liquidarle tutte e Arip fu ucciso.

Anche il defunto capo del ministero degli Interni del Daghestan Adil'gerej Magomedtagirov dette la caccia al leader dei militanti di Gimri [14] Ibragim Gadžidadaev per rispettabili ragioni: questi aveva cercato di ucciderlo due volte e una volta come esca aveva fatto saltare in aria un procuratore e la seconda il figlio del suo più caro amico. Di conseguenza in questo duello vinse comunque Ibragim.

Tutte queste persone – sia il defunto capo del ministero degli Interni del Daghestan, sia Chačim Šogenov ferito all'ippodromo – hanno la stessa storia: tutti questi avevano cominciato a far piazza pulita dei wahhabiti da tempo. Quando l'estensione del fenomeno non era ancora molto chiara. Quando gli era possibile bruciare le barbe, “far sedere sulle bottiglie” [15] e poi rilasciarli in cambio di grana, quando lo sbirro caucasico inebriato di sangue, denaro e vodka si sentiva padrone della situazione, quando non avrebbe potuto venirgli in mente che queste persone, che ragionavano della liceità di uccidere qualsiasi munafiq [16], non si sarebbero semplicemente messe a fare ciò che dicevano, sarebbero divenuti una forza che penetra tutto, da cui non c'è salvezza.

Una forza, davanti alla quale l'uomo d'affari non può rifiutarsi: ne consegni uno, viene un altro e ti uccide. Una forza, con cui per lo sbirro è inutile lottare: ne uccidi uno, ti becca un altro.

Lo sbirro Zakar'jaev (omonimo, guarda caso, del militante Zakar'jaev) beccò il wahhabita Vadim Butdaev. Butdaev e un suo amico si sedettero in un taxi, legarono l'autista (non uccisero l'autista, non era uno sbirro), uccisero Zakar'jaev a colpi d'arma da fuoco e dissero all'autista a mo' di saluto: “Fai sapere a tutti, che è stato Bespalyj [17]”. Nelle ultime settimane della sua vita Zakar'jaev sapeva che lo seguivano, i militanti lo braccavano come una lepre e il ministero degli Interni della sua terra non si muoveva. Il defunto Arip Aliev sapeva di essere condannato, portava con se sulla jeep un cappello pieno di granate, ma rinunciò alla scorta che gli spettava: “Perché portare altri a morire con me?”.

Ma questa è la vecchia guardia, che per il proprio onore da sbirri si mise nei guai con i mujaheddin, ma quelli di adesso, rimasti vivi, perché dovrebbero darsi da fare?

Morire per Putin? Non dite sciocchezze [18].

Il problema di Putin è lo stesso di Stalin. Stalin creò una classe di carnefici che sparò nella nuca ai polacchi a Katyn' e strappò le unghie agli inquisiti. Ma quando il 22 giugno Hitler attaccò, i carnefici abbandonarono i posti di comando e fuggirono nelle retrovie. Non si erano accordati così. Pensavano che servire il grande Stalin fosse sparare nella nuca a persone legate. Ma che sparassero a loro non volevano.

Putin ha trasformato gli sbirri russi in un esercito di occupazione, che sa solo rapinare e uccidere. Beh, immaginate l'ammiratore medio di Putin negli organi [19] – un instancabile sostenitore della verticale del potere con la Mercedes Classe G sotto il sedere, il Vertu [20] in tasca e una o due decine di nemici del popolo, oh, scusate, uomini d'affari nel carcere di custodia cautelare. E che farà, andrà a morire per Putin?

Andrà a cercare Magomedali Vagabov, che controlla Gubden meglio delle autorità federali? Per cui a Gubden possono uccidere non solo uno sbirro, ma pure chiunque abbia osato collaborare con le autorità?

Risposta: no. Li ferma la bestiale paura della morte.

Notiamo che l'attuale ondata di attività dei militanti è cominciata ancora prima della “stagione verde”. Cosa succederà d'estate, durante la tradizionale stagione di guerra, fa paura immaginarlo. Ahimè, è facile prevedere che l'esplosione a Mosca non sia l'ultima. E che il “Nevskij èkspress” non sia l'ultimo. E che il kamikaze che si è fatto appena saltare in aria in Daghestan con 100 kg di esplosivo non sia l'ultimo. E anche che l'attentato a Chačim Šogenov non sia l'ultimo, ma semplicemente l'ennesimo e che il jama'at della Kabardino-Balkaria non si calmerà finché non lo avrà, come Kjarov, non è difficile da prevedere.

Cosa resta qui da fare a uno stato cambiato in peggio e incapace? Solo una cosa – mentire. Invece di acchiappare gli shahid, proibire la parola “shahid”. Comunicare che i wahhabiti sono maledette spie assoldate dalla maledetta America per farsi saltare in aria per denaro. Imprigionare per 15 giorni quei giornalisti che la pensano diversamente.

E sapete qual è la cosa più strabiliante? Che tutta la nostra ideologia ufficiale – accanto alla mostruosa realtà non ufficiale – è una delle principali fonti del wahhabismo.

Perché il wahhabismo nei confronti dell'Occidente e della democrazia è molto simile al putinismo. Con la sola differenza che i wahhabiti ritengono che la democrazia non va bene per nulla, ma deve governare Allah e attraverso lo zombojaščik [20] spiegano che la democrazia non va bene per nulla, ma deve governare Putin.

E per Allah morire è facile, ma per Putin, con i suoi yacht, le sue residenze, i suoi sci alpini e la sua politica internazionale di successo sotto forma di Anschluss della “Naftogaz Ukrainy” [21], è decisamente impossibile.


[1] Regional'noe Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju (Direzione Regionale per la Lotta alla Criminalità Organizzata).

[2] Leggasi “islamista”.

[3] Capitale della Kabardino-Balkaria.

[4] Comunità islamica, da leggersi qui come “cellula terroristica” (il corsivo, qui e altrove, è mio).

[5] In arabo “martire”, cioè terrorista suicida.

[6] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l'erede del KGB.

[7] Villaggio del Daghestan meridionale.

[8] In russo sono tre parole: životnyj strach smerti.

[9] In arabo “viceré”, “funzionario” (il termine è usato anche nell'autoproclamato Emirato del Caucaso).

[10] Kadyrov è un grande sostenitore della poligamia, praticata dai musulmani della Federazione Russa, ma non riconosciuta legalmente.

[11] Putin ha cercato di lanciare lo sci alpino, poco praticato in Russia.

[12] Rajonnoe Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione Provinciale degli Affari Interni), in pratica la sede provinciale della polizia.

[13] Città del Daghestan centrale.

[14] Villaggio del Daghestan centrale.

[15] Cioè violentare i militanti per mezzo di bottiglie e procurargli la peggiore delle umiliazioni.

[16] In arabo “ipocrita”, “falso musulmano”, in questo caso anche semplicemente “non fondamentalista”.

[17] “Senza Dita”, nome di battaglia di Butdaev, dovuto a una sua menomazione.

[18] Letteralmente “non fate ridere le mie scarpette”.

[19] Sottinteso “di sicurezza dello Stato”.

[20] Telefono cellulare di lusso.

[21] Qualcosa come “cassetto degli zombie”, termine gergale per “televisore”.

[22] “Petrolio-Gas di Ucraina”, azienda energetica di stato ucraina.



http://matteobloggato.blogspot.com/2010/05/ancora-su-putin-e-i-wahhabiti.html

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