09 settembre 2011

A proposito di Natal'ja Èstemirova (IV)

La Procura Generale ritiene chiuso il caso dell'omicidio di Natal'ja Ėstemirova

8 settembre 2011, 16.54

Nell'ambito delle indagini sull'omicidio dell'attivista per i diritti umani Natal'ja Ėstemirova gli inquirenti verificano tutte le versioni, tra cui anche quella sulla complicità delle forze dell'ordine. Nel caso c'è già un indiziato. Questo ha dichiarato oggi il vice capo della direzione della Procura Generale del distretto federale del Caucaso del Nord Aleksej Vasil'kov.

Come riferì "Kavkazskij uzel", a luglio il presidente della Commissione Inquirente della Federazione Russa Aleksandr Bastyrkin ordinò di verificare tutte le possibili versioni dell'omicidio dell'attivista per i diritti umani Natal'ja
Ėstemirova, tra cui anche quelle che avevano enunciato i rappresentanti del centro per la difesa dei diritti umani Memorial. “Ad essere sincero, sono contento. Significa che hanno letto il rapporto e perlomeno sono stati d'accordo sul fatto che ci siano altre versioni. E' proprio quello che volevamo ottenere dagli inquirenti”, – commentò allora questa notizia il presidente del consiglio del centro per la difesa dei diritti umani Memorial Oleg Orlov.

“Le indagini al momento continuano. Si elaborano tutte le possibili versioni sul compimento di questo crimine, tra cui anche quella secondo cui sarebbe stato compiuto dagli organi di potere. Nel corso delle indagini è state condotta una grande quantità di azioni investigative”, – ha precisato Aleksej Vasil'kov. “C'è una persona indiziata, è stata dichiarata ricercata, perciò questo crimine al momento si può ritenere risolto”, – Interfax cita un rappresentante della Procura Generale.

Il 15 luglio sono trascorsi due anni da quando la collaboratrice del centro per la difesa dei diritti umani Memorial Natal'ja Ėstemirova fu sequestrata a Groznyj, il suo corpo con ferite da arma da fuco fu trovato il giorno del sequestro nel distretto di Nazran [1] in Inguscezia.

Ricordiamo che, secondo i dati delle indagini noti al momento, Ėstemirova fu uccisa da abitanti della Ceceniai fratelli Bašaev – per vendetta personale, perché questa avrebbe scoperto il loro legame con i militanti. Questa versione il 15 luglio è stata confermata dalla Commissione Inquirente della Russia. Le indagini sul caso dell'omicidio dell'attivista per i diritti umani sono state prorogate fino al 15 novembre.

Il 14 luglio a una conferenza stampa a Mosca la “Federazione Internazionale per i Diritti Umani” (FIDH), la “Novaja gazeta” e il centro per la difesa dei diritti umani Memorial hanno presentato un rapporto [2] con i risultati di indagini indipendenti, in cui si dichiara che gli inquirenti seguono una falsa pista e si insiste perché i risultati delle loro indagini siano acclusi al caso dell'omicidio di Natal'ja Ėstemirova. Gli attivisti per i diritti umani ritengono che “la “base di prove” nei materiali del procedimento penale da motivo di sospettare un'intenzionale costruzione di prove allo scopo di rendere fondamentale la versione sulla partecipazione di Bašaev [3]”.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Gli attivisti per i diritti umani: il film "Chi ha ucciso Nataša?" va mostrato al più ampio pubblico possibile", "A Mosca si è svolta la serata commemorativa dedicata a Natal'ja Ėstemirova", "I colleghi di Natal'ja Ėstemirova dubitano che i suoi assassini saranno incriminati".

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/192234/


Note

[1] Città dell'Inguscezia centrale.

[2] In neretto nell'originale.

[3] Così, al singolare.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/09/il-caso-estemirova-va-chiuso.html

08 settembre 2011

A proposito del modo di far politica in Russia (XVIII)

Una storia senza precedenti




In Russia per diventare premier non sono necessari né “governi ombra”, né voti – è sufficiente un voto


Il leader di “Causa di Destra” [1], l'oligarca Michail Prochorov ha formato un “governo ombra”. Tali governi giocattolo li ebbero un tempo anche il KPRF [2], lo LDPR [3] e “Jabloko” [4]. Quanto sono seri tutti questi giochi, c'è in Russia una tradizione storica di governi ombra?

L'anno prossimo tra gli altri anniversari potremo celebrare un'altra “data tonda” – 210 anni dalla designazione del primo governo della Russia. Nel 1802 lo zar liberale Alessandro I, sostituendo i collegi di Pietro il Grande con i ministeri, creò un nuovo organo di potere – il comitato dei ministri. Tra l'altro, il nome del primo premier russo, il funzionario e diplomatico Aleksandr Voroncov (quando leggi la sua biografia, per qualche motivo ricorda Michail Fradkov [5]) dice poco al grande pubblico. E fra quasi tre decine di capi del governo della Russia prerivoluzionaria a un posto nella memoria collettiva possono aspirare forse tre – Vitte [6], Stolypin [7] e Kerenskij. Tutti, fra l'altro, di quel periodo tempestoso, quando le migliori menti della Russia sognavano di trovare davanti alla Duma un “governo di fiducia popolare”. Ma non ci riuscirono.

Visto che non c'è mai stato da noi un gabinetto formato dalla maggioranza parlamentare, non ci sono neanche esempi un “governo ombra” reale e non giocattolo. Né nella monarchia parlamentare dell'inizio del XX secolo, né nella Russia odierna l'opposizione poteva aspirare a un cambio legale di potere. In altre epoche, va notato per giustizia, non si permetteva l'esistenza dell'opposizione stessa.

I tentativi di giocare al “governo ombra”, a dire il vero, ci furono. Nel 1915, sullo sfondo dei primi grandi insuccessi nel corso della Prima Guerra Mondiale, quando il paese già rotolava verso una delle maggiori catastrofi della propria storia, i gruppi liberali della Duma di Stato formarono il “Blocco Progressivo” e divulgarono la lista di persone note a tutto il paese che avrebbero voluto vedere nei “corrispondenti ministeri”. Lo zar non accolse le ingenue richieste dei liberali e per l'ennesima volta decise di rafforzare la “verticale”, come la intendeva a suo modo. Il risultato fu la girandola di ministeri provocata dalle camarille di corte e la caduta della monarchia. I liberali, tuttavia, si rivelarono non pronti al potere – per molti versi perché il loro “governo ombra” era più un giocattolo che una cosa vera. Ciò divenne particolarmente evidente quando nel febbraio del '17 si passò all'azione – difficilmente meriterà rammentare come il tutto si concluse.

Come istituto di potere il governo in Russia non ha giocato di solito un ruolo di primo piano. Gli imperatori russi nei confronti dei propri premier non usavano la parola “tecnico”, ma sottintendevano qualcosa di simile. Anche la polizia segreta – la non sconosciuta Terza Sezione – dai tempi di Nicola I fu sottoposto alla Cancelleria Privata di sua altezza imperiale – un organo che per le sue funzioni rammenta l'attuale amministrazione presidenziale. Per capitare al posto di capo del gabinetto non era necessario conquistare i voti degli elettori, era sufficiente un voto. Il “Governo Ombra” in queste condizioni acquistava la forma di un gruppo di corte che agiva sullo zar allo scopo di fargli approvare questa o quella decisione. Alla vigilia della guerra russo-giapponese degli anni 1904-1905, che portò alla prima rivoluzione russa, dispiegò un'intensa attività il gruppo di funzionari e uomini d'affari capeggiato dal colonnello Bezobrazov. La “banda di Bezobrazov”, come la chiamavano, insistette sulla conduzione di una politica più aggressiva in Estremo Oriente di quella che aveva fatto il governo del prudente riformatore Vitte, che si trovava al potere. Per Nicola II tale fervore patriottico fu di suo gusto – Vitte fu licenziato e la Russia presto si trovò coinvolta in una guerra, che si risolse in un'umiliante sconfitta.

Sono capitati certamente anche tempi in cui il governo è diventato forte. Ma questi, permettete, sono stati gli anni più malefici della nostra storia. Il rafforzamento del governo era legato in primo luogo alla comparsa in quel posto di un carismatico “leader nazionale”. Tali furono i presidenti del Consiglio dei Commissari del Popolo Lenin e Stalin. Quest'ultimo occupò il posto di capo del governo per 12 dei 29 anni del proprio potere di fatto. Proprio sotto Stalin il significato del posto di capo del governo crebbe indicibilmente nei confronti del “presidente” [9], com'era chiamato informalmente il presidente del Soviet Supremo. E i potenziali pretendenti al posto di capo del governo che osassero dubitare della giustezza del corso prescelto in quegli anni erano dichiarati nemici del popolo.

Vasilij Žarkov,
candidato in scienze storiche,
titolare della cattedra della Šaninka [10]

06.09.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/099/12.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Partito di orientamento conservatore.

[2] Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa).

[3] Liberal'no-Demokratičeskaja Partija Rossii (Partito Liberal-Democratico di Russia), ad onta del nome partito nazionalista e populista.

[4] “Mela”, partito di orientamento liberale, che deve il nome alle iniziali Ja-B-L dei fondatori Grigorij Alekseevič Javlinskij, Jurij Jur'evič Boldyrev e Vladimir Petrovič Lukin.

[5] Michail Efimovič Fradkov, primo ministro dal 2004 al 2007.

[6] Sergej Jul'evič Vitte, fautore dell'industrializzazione, primo ministro dal 1905 al 1906.

[7] Pëtr Arkad'evič Stolypin, riformatore, primo ministro dal 1906 al 1911, quando fu ucciso da un anarchico.

[8] Aleksandr Fëdorovič Kerenskij, socialista, primo ministro dal luglio 1917 alla Rivoluzione.

[9] Nell'originale prezident, parola che designa solo il presidente di una repubblica.

[10] Nome colloquiale dell'Alta Scuola di Scienze Economiche e Sociali di Mosca, fondata dallo studioso Teodor Shanin. Il corsivo è mio.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/09/e-possibile-un-governo-ombra-in-russia.html

05 settembre 2011

A proposito dell'Inguscezia (V)

La moda è giunta dalla Cecenia




Gli agenti delle strutture armate e la leadership dell'Inguscezia raccomandano alla propria popolazione di pentirsi più attivamente


Sabato si è avuta notizia che, finalmente, è stato avviato un procedimento per il sequestro degli abitanti del villaggio cosacco Slepcovskaja [1] della repubblica di Inguscezia Akraman Ugurčiev e Umalat Bersanov.

Bersanov e Ugurčiev furono sequestrati a Slepcovskaja già il 23 agosto. Alcuni uomini si avvicinarono alla casa di Bersanov su una macchina. Dietro di loro veniva un Gazel' [2] (i vicini sono stati perfino in grado di ricordarne la targa – 491). Dal Gazel', secondo i vicini, uscirono in due e presero a picchiare Ugurčiev. Bersanov si impaurì, si stese per terra e non fece alcuna resistenza. Entrambi furono caricati sul Gazel' e portati via. Finora nulla è noto del loro destino, tuttavia fino all'ultimissimo momento le forze dell'ordine della repubblica non hanno preso alcuna misura per appurare dove si trovino i sequestrati. La procura dell'Inguscezia “ha condotto una verifica”. Il capo dello ROVD [3] del distretto di Sunža [4] Achmet Dzejtov, come dicono i genitori, ha raccomandato di scrivere direttamente nella denuncia: “Nostro figlio si è dato alla macchia”. Perché “cosi lo troveranno meglio”.

I genitori di entrambi i sequestrati hanno cercato aiuto nei più diversi uffici, si sono perfino fatti ricevere dal rappresentante del presidente russo in Inguscezia – e ovunque hanno sentito una sola frase: “pentirsi”. Anche se Akraman Ugurčiev si era “pentito” già qualche mese prima. Quando da lui a casa le perquisizioni hanno preso a farsi frequenti, suo fratello maggiore Israpil e i genitori Ferdovs Bogatyrëva e Salman Ugurčiev sono andati a farsi ricevere dal Capo [5] della repubblica Junus-Bek Evkurov e gli hanno chiesto direttamente: “Cosa c'è dietro di noi, perché da noi non cessano le perquisizioni?”. Evkurov ha risposto come d'abitudine, senza dire cose concrete: senza motivo non succede niente – se perquisiscono, vuol dire che c'è qualcosa. Ha ordinato di portargli Akraman e già in questo incontro personale ha raccomandato al ragazzo di “pentirsi” – con le garanzie personali del capo.

Akraman e i suoi genitori per alcuni mesi sono andati alla SK [6] e allo ROVD del distretto di Sunža e allo FSB [7] a Magas [8]. Dice: “ci hanno scelto un articolo”. In conclusione Akraman fu condannato per il severo articolo 208 – “organizzazione di una NVF [9]”. Ma gli dettero in tutto 2 anni con la condizionale.

Ed ecco che adesso è scomparso.

Che la Commissione Inquirente del distretto di Sunža ha comunque avviato e indaga il caso del sequestro di Bersanov e Umalatov [10] si è saputo solo verso il 3 settembre – 10 giorni dopo il loro sequestro.

La moda del “pentimento” e dei pubblici appelli dei genitori ai propri figli scomparsi che si sarebbero dati alla macchia è nata qualche anno fa in Cecenia – ed ecco che adesso è giunta fino all'Inguscezia agricola. A un incontro organizzato dal Consiglio di Sicurezza della repubblica e dedicato alla registrazione dell'ennesimo appello televisivo hanno invitato Dovlatchan Darsigova.

Darsigova non sa niente di dove si trovi ora suo figlio scomparso e nel suo appello chiede: “Se qualcuno l'ha visto – lo faccia sapere”. Tuttavia alla televisione della repubblica è passato un filmato, secondo cui Dovlatchan chiederebbe al figlio di lasciare rapidamente la clandestinità.

Il figlio di Dovlatchan Vacha Žovbatyrov scomparve dopo che il 4 agosto nel villaggio cosacco di Ordžonikidzevskaja alcuni uomini dei servizi segreti, giunti su numerosi Gazel' e BTR [11], condussero una verifica dei passaporti. Alcuni uomini furono registrati in una lista a parte. La sera di quello stesso giorno Žovbatyrov fu picchiato e portato via.

La denuncia della scomparsa del figlio fatta dalla madre fu comunque accolta. Il procedimento penale per qualche motivo è stato avviato subito secondo l'art. 105 – “Omicidio”. Gli inquirenti, pare, sono convinti che non si riuscirà a trovare Vacha vivo.

Ol'ga Bobrova

04.09.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/098/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Villaggio dell'Inguscezia nord-orientale, ufficialmente noto come Ordžonikidzevskaja.

[2] “Gazzella”, furgone della GAZ (Gor'kovskij Avtomobil'nyj Zavod – Fabbrica Automobilistica di Gor'kij, ora Nižnij Novgorod, nella Russia centrale).

[3] Rajonnoe Otdel Vnutrennich Del (Sezione Distrettuale degli Affari Interni), in pratica la sede distrettuale della polizia.

[4] Distretto di cui Slepcovskaja-Ordžonikidzevskaja è capoluogo.

[5] Il titolo di presidente spetta solo al presidente della Federazione Russa.

[6] Sledstvennyj Komitet (Commissione Inquirente).

[7] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

[8] Sorta di Brasilia caucasica, città dell'Inguscezia centro-orientale fondata nel 1995 per esserne la nuova capitale.

[9] Nelegal'naja Vooružënnaja Formacija (Formazioni Armate Illegali).

[10] Sic. Ma ovviamente si tratta di Ugurčiev.

[11] BroneTRansportër (Mezzo Blindato).


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/09/anche-in-inguscezia-i-desaparecidos.html

01 settembre 2011

A proposito dell'estrema destra in Russia (VII)

Carattere nordico




A Murmansk si vendono liberamente simboli nazisti


Nella capitale della regione subpolare si osserva una crescita degli umori nazionalisti. Gli attivisti per i diritti umani collegano tra l'altro questo al fatto che in città si possono comprare liberamente materiali nazisti.

Il magazzino “Nord-Taktika” nella pubblicità su diversi siti e radio della capitale della regione subpolare di Kola si dichiara il maggior posto in città dove si può acquistare vestiario in stile “military”. In realtà il magazzino è un piccolo angolo in uno dei padiglioni commerciali, dov'è sempre vuoto ed è evidente che qui non soffrono di alluvioni di acquirenti. Evidentemente la vendita di pantaloni e giubbotti color kaki non ha portato un grande profitto e il titolare – l'ex solista del gruppo rock di Murmansk “Korncholio” [1], popolare negli anni '90 Aleksej (Greben' [2]) Grebenščikov – si è dato a realizzare una produzione di estrema destra, ha puntato sugli ultrà calcistici di Murmansk. Ha siglato un contratto “orale” con la dirigenza del club calcistico di Murmansk “Sever” [3] e ha cominciato a vendere materiale di questa squadra: boccali, calendarietti, sciarpe, magliette.

– Io stesso non sono mai stato nel magazzino e cosa si venda là non so, – dice il direttore del FC “Sever” Nikolaj Dovgoborskij. – Il suo proprietario ha semplicemente detto che poteva aiutare a vendere il materiale – non eravamo contrari. Se verremo a sapere che là si riforniscono i fascisti, toglieremo subito la nostra produzione da quel posto. Non permetteremo che si getti un'ombra sulla reputazione del nostro club.

Evidentemente il direttore Dovgoborskij non sa che nell'assortimento di “Nord-Taktika” ci sono magliette con il simbolo nazista “14/88” [4] e con la scritta “Il mio datore di lavoro è un artista austriaco”, bandiere con gli emblemi delle divisioni delle SS, boccali “La Russia per i russi”… Di questo punto commerciale dovrebbe interessarsi non la dirigenza del club calcistico, ma gli agenti del Centro per la lotta all'estremismo [5].

L'agente del centro “Ė” [6] Sergej Baklagin ha commentato brevemente la situazione creatasi:

– Sappiamo dell'esistenza di questo magazzino, ma non possiamo intraprendere niente, in quanto il materiale e la produzione esposti in vendita non rientrano nella categoria “Istigazione all'inimicizia tra le nazionalità”.

Neanche il simbolo del Dviženie protiv nelegal'noj immigracii [7] (DPNI), riconosciuto estremista dal tribunale cittadino di Mosca già nella primavera 2011, secondo le forze dell'ordine di Murmansk “istiga all'inimicizia tra le nazionalità”.

A giugno gli attivisti del consiglio giovanile regionale per i diritti umani condusse l'azione “Ripuliamo i muri”: per due settimane fotografarono graffiti fascisti e nazionalisti, adesivi e scritte di estrema destra sui muri e sui cancelli di Murmansk. Gli operatori sociali portarono le “prove” nella sala d'attesa dell'UVD [8], all'amministrazione cittadina e regionale, alle sedi dei servizi pubblici. Gli attivisti per i diritti umani sperano che il volto della città sia ripulito dai simboli dell'intolleranza razziale. Finora al loro segnale non c'è stata alcuna reazione.

…Peraltro, adesivi con contenuti di estrema destra si possono acquistare anche nel magazzino “Nord-Taktika”.

Aleksandr Borisov –
articolo speciale per la “Novaja gazeta”,
Murmansk

30.08.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/096/08.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Cioè Cornholio, personaggio del cartone animato “Beavis and Butthead”.

[2] Pettine.

[3] Nord.

[4] 14 rimanda alle “Quattordici Parole”, due slogan razzisti (di quattordici parole ciascuno) coniati dal neonazista americano David Lane. 88 rimanda agli 88 precetti razzisti dello stesso Lane e anche all'ottava lettera dell'alfabeto latino, la H – HH sta per “Heil Hitler”.

[5] Sezione della polizia che dovrebbe occuparsi dell'estremismo politico violento, ma che pare occuparsi soprattutto di reprimere l'opposizione al regime di Putin.

[6] Vedi nota precedente. Ė sta per Ėkstremizm, estremismo.

[7] Movimento contro l'Immigrazione Illegale.

[8] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni), in pratica la polizia.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/09/il-libero-mercato-nazista-di-murmansk.html

29 agosto 2011

A proposito di Budanov (III)

Arrestato un sospetto del caso Budanov




Perché la solitamente vanagloriosa Commissione Inquirente tace?


Venerdì è apparsa inaspettatamente la notizia dell'arresto di un sospetto dell'omicidio di Jurij Budanov. Per la prima volta della soluzione di un caso clamoroso si è avuto notizia non dalla “testa parlante” della Commissione Inquirente della Federazione Russa Vladimir Markin, ma dall'addetto stampa del tribunale Presnenskij [1] Ol'ga Sutjapova. Nel tribunale si è decisa la questione della scelta delle misure restrittive da applicare al sospetto. Tra l'altro venerdì non è comunque comparsa una riga sul caso Budanov nel sito della Commissione Inquirente.

Del sospetto ci è ora noto con certezza solo che è Sulejmanov Magomed Machmudovič [2], anno di nascita 1970, nativo della Cecenia.

Una fonte altolocata del governo della Repubblica Cecena ci ha confermato che “questa persona è stata effettivamente registrata in un centro abitato della Cecenia, tuttavia per nazionalità Magomed Sulejmanov non è ceceno”.

La questione dell'appartenenza nazionale dell'assassino di Budanov fin dall'inizio è stata una questione di principio. L'opinione pubblica, senza pensarci, ha attribuito l'omicidio di Budanov ai sanguinari vendicatori vainachi [3], ammettendo allo stesso tempo un fatto triste: c'è di che vendicarsi. Budanov non era certo l'unico militare russo che avesse maltrattato gli abitanti della Cecenia. Non era neanche l'unico condannato per crimini essenzialmente di guerra. Negli ultimi anni il governo della Federazione Russa ha “consegnato” alla Corte di Strasburgo abbastanza dati di orientamento su chi ha prestato servizio in Cecenia. Ci sono sia generali altolocati, sia semplici agenti dell'OMON [4]. E nessuno di essi è morto per mano di vendicatori ceceni.

La leadership della Repubblica Cecena in generale reagisce dolorosamente a qualsiasi accenno a una “pista cecena” nel caso Budanov e si dissocia categoricamente dall'identità nazionale del possibile assassino. Anche se proprio le autorità della repubblica in primo luogo hanno fatto sì che di qualunque cosa subito siano colpevoli i “sanguinari vendicatori ceceni”. Nella mitologizzata coscienza russa Ramzan Kadyrov è dotato della capacità di uccidere impunitamente chiunque voglia. Di questa immagine adesso tocca rispondere. A tutti i ceceni. E non solo.

Il problema è che la sindrome caucasica della Russia è utilizzata attivamente dai beneficiari dell'intolleranza interetnica, che chiamano a raccolta sotto le proprie insegne fasciste. Quest'anno è stato particolarmente notevole quanto questo appello sia efficace. I distretti militari russi possono solo invidiarli…

Dal momento dell'omicidio di Budanov sono passati quasi tre mesi – un tempo del tutto sufficiente per scoprire un crimine. Noi, certamente, a tale prontezza investigative non siamo affatto abituati, ma sia pure.

Dunque. Gli inquirenti hanno un personaggio concreto, cioè c'è anche una versione fondamentale. Di più! Gli inquirenti sono già riusciti a formulare l'accusa nei confronti di Sulejmanov. Per formulare un'accusa nei confronti di una persona, bisogna raccogliere e stabilire processualmente prove convincenti della sua colpevolezza.

Tanto più è incomprensibile il silenzio della solitamente vanagloriosa Commissione Inquirente invece di un rapporto vittorioso che da spazio solo a fughe di notizie sui mezzi di informazione di massa sul fatto che l'omicidio di Budanov fosse su commissione. I tabloid se ne sono fregati di queste “fonti non precisate” e mentre Bastyrkin tace, fanno tirature sull'odio tra persone.

La vendetta di sangue e l'omicidio su commissione sono due cose diverse per principio. Nel primo caso si tratta della mentalità di un'etnia, nel secondo di banale criminalità. Nel primo caso la nazionalità dell'assassino è un appello alle barricate, nel secondo non ha alcun significato.

E' davvero importante se il cittadino Andrej Romanovič Čikatilo [6], anno di nascita 1936, fosse un chochol [7], un ebreo o un russo?

Elena Milašina

28.08.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/095/04.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Sito nell'omonimo quartiere nel centro di Mosca.

[2] Cognome, nome e patronimico, secondo la formulazione ufficiale.

[3] Dai Vainachi, popolo autoctono del Caucaso, discendono Ceceni e Ingusci.

[4] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere, nota per la sua durezza.

[5] Aleksandr Ivanovič Bastyrkin, capo della Commissione Inquirente.

[6] Il “mostro di Rostov”, il più terribile serial killer russo.

[7] “Ciuffo”, nome derisorio degli ucraini.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/08/larresto-del-presunto-assassino-di.html

26 agosto 2011

A proposito di Anna Politkovskaja (XI)

Chi è il tenente colonnello Pavljučenkov




Nel caso dell'omicidio di Anna Politkovskaja è comparso un personaggio molto serio


Quando, intervenendo in tribunale in qualità di testimone, dissi che dietro Anna Politkovskaja era stato stabilito un “secondo cerchio” di osservazione, intendevo proprio quello che ora ha trovato la sua incarnazione nell'accusa formulata nei confronti dell'ex tenente colonnello del ministero degli Interni Dmitrij Pavljučenkov. Al momento dell'omicidio di Anna non era in pensione (se n'è andato nel 2007 per motivi di salute), era un collaboratore attivo del reparto segreto del GUVD [1] di Mosca – il capo della sezione della 4.a suddivisione dell'OPU [2]. Cioè rispondeva dell'“esterno”.

E quando nell'agosto 2007 ci furono i primi arresti, di fatto si confermò ciò che prima si era solo indovinato: gli agenti speciali del ministero degli Interni mercanteggiavano i propri poteri, svolgendo privatamente “pedinamenti su commissione” – di concorrenti, mogli e amanti. Tariffa media - 100 dollari per un'ora di lavoro di un professionista altamente qualificato su un mezzo di trasporto speciale fornito di neproverjajka [3].

La domanda “A quanti cadaveri ha portato una pratica del genere?” è ancora aperta. Perché i collaboratori del ministero degli Interni non si interessavano di “sciocchezze”: perché e a chi servivano i percorsi di spostamento, i luoghi di residenza e di tempo libero di quelli che gli era stato richiesto di osservare. Il capo ha detto – facevano, ricevevano i soldi, se li facevano passare di mente. Il loro status – collaboratori particolarmente segreti, le loro foto non sono negli archivi, sono tutti su una contabilità speciale, sono essenzialmente invisibili. E questa è la miglior “protezione” di tutte quelle che ci possano essere. Proprio questi “invisibili” cominciarono il pedinamento dell'osservatrice della “Novaja gazeta”.

...Dmitrij Pavljučenkov è stato arrestato il 23 agosto, dopo che era giunto nell'edificio della Commissione Inquirente per l'ennesimo interrogatorio in qualità di testimone. Là gli hanno anche formulato l'accusa, secondo cui, sfruttando la propria posizione di servizio, “avrebbe ordinato ai propri sottoposti di osservare la giornalista allo scopo di chiarire i percorsi e i tempi dei suoi spostamenti giornalieri per la città. In seguito Pavljučenkov avrebbe acquisito un'arma, elaborato un piano e determinato un ruolo per ciascuno dei complici nella preparazione e nell'esecuzione dell'omicidio. Le informazioni e l'arma dell'omicidio ottenute da Pavljučenkov sarebbero state trasmesse al diretto esecutore Rustam Machmudov e ai suoi fiancheggiatori, che qualche giorno prima del delitto avevano garantito il pedinamento di Anna Politkovskaja”.

Ed ecco che qui c'è qualcosa da spiegare. Si tratta di quand'era ancora testimone al primo processo, che, com'è noto, terminò con una sentenza assolutoria dopo il conseguente verdetto della giuria e fu cassato dalla Corte Suprema - allora, essendo testimone, Pavljučenkov disse realmente la verità. Solo non tutta.

Per quanto adesso si può supporre, questi consegnò quei partecipanti al delitto che difficilmente avrebbero reso deposizioni e aggirò tecnicamente la questione del proprio ruolo nel delitto. Fu assolutamente l'unico che rese deposizioni in merito. Cosa raccontò Pavljučenkov? Disse che a lui nel settembre 2006 si era rivolto l'ex capitano del RUBOP [4] Sergej Chadžikurbanov2 con la proposta di “lavorare su una giornalista”. E questi, Pavljučenkov, si sarebbe rifiutato, ma gli sarebbe noto che nell'ambito del gruppo vi sono i fratelli Machmudov – Ibragim e Džabrail e anche un certo Nail', a cui fu trasmessa l'arma. Queste informazioni furono confermate da prove oggettive: i conti, la macchina con cui il killer fu portato sul luogo del delitto, ecc.

Quando Pavljučenkov nella sala del tribunale militare distrettuale di Mosca, liberata dal pubblico per via del fatto che era un testimone segreto, rese le proprie – assai confuse, tra l'altro – deposizioni, Chadžikurbanov non resse. Gridò in direzione della parte lesa e dei suoi rappresentanti qualcosa tipo: fareste meglio a fare attenzione a questa persona. Ma non aggiunse una parola. Perché dire di più avrebbe significato confessare qualcosa. Lo stesso anche con i fratelli Machmudov, che, certamente, non potevano rendere deposizioni. Infatti l'enigmatico Nail' risultò essere il loro fratello carnale Rustam, che era ricercato a livello federale dal 19981 e un altro presunto partecipante al gruppo criminale era il loro zio, l'autorità criminale Lom-Ali Gajtukaev.

In generale, questo era un gruppo ben compatto di compagni formatosi da qualche parte all'inizio degli anni 2000. Il collaboratore del reparto segreto del GUVD Pavljučenkov, il collaboratore della sezione “etnica” dell'UBOP [6] Chadžikurbanov2, il collaboratore della sezione “etnica” dell'UFSB [8] di Mosca e della regione di Mosca Rjaguzov3, Lom-Ali Gajtukaev… Questi si riunivano spesso sia in un caffè nel vicolo Sverčkov [9] (accanto all'edificio dove lavoravano Rjaguzov e la seconda moglie di Pavljučenkov), sia nei ristoranti con cucina orientale sulla Pokrovka [10]. E risolvevano alcuni loro problemi. Rustam-Nail' inizialmente faceva il galoppino, poi prese a occuparsi del controllo sulla merce contraffatta e di piccolo sdoganamento (in particolare taglieggiava uno dei grandi magazzini di Mosca, cosa per cui poi l'ufficiale Rjaguzov per poco non pagò con il posto). Rustam Machmudov, persona ricercata, che viveva con documenti falsi, fu tolto dalle zampe degli agenti della polizia stradale di collaboratori di Pavljučenkov e Rjaguzov lo portò perfino con se in un'operazione speciale a Rostov [11], evidentemente in qualità di agente.

Le nubi presero a infittirsi dopo il fallito attentato all'imprenditore ucraino Korban – il killer si rivelò uno sprovveduto: non notò che la vittima, avvertita di un possibile attentato, si era spostata in una Mercedes blindata. Korban in Ucraina è stimato, tra l'altro anche dal Servizio di Sicurezza [12]. Perciò il crimine fu scoperto, ma a dire il vero, fino al processo sopravvisse solo un killer, perfino “Mad Max”-Kuročkin, legato alla fratellanza criminale di Lipeck [13] e alla criminalità ucraina, fu ucciso da un cecchino all'uscita dell'edificio del tribunale. Pare che Kuročkin fosse il mandante dell'attentato e l'organizzatore fosse Lom-Ali Gajtukaev. Tra l'altro, quest'ultimo era certo, in quanto proprio per questo crimine Gajtukaev fu arrestato nell'agosto 2006 e in seguito condannato.

Gajtukaev, così come il suo vecchio amico Atlangeriev4, capitò nel campo visivo del primo inquirente per casi particolarmente importanti Garibjan ancora nel periodo delle indagini sull'omicidio di Paul Khlebnikov [15]. Anche la versione sulla partecipazione all'omicidio di Anna Politkovskaja di questa compagnia di scapestrati fu elaborata dagli inquirenti e poi furono stabiliti i loro legami e contatti. Così fu “stabilito” anche Pavljučenkov, che, secondo la versione della “Novaja gazeta” era come minimo informato delle circostanza dell'attentato a Korban.

Sentita la costante attenzione su di se, questa persona esperta in faccende investigative e operative, capendo benissimo su quale caso indagasse il gruppo di Garibjan, ha semplicemente preso e testimoniato. Da solo. Per primo. Ma non su tutti. Su Chadžikurbanov, che, uscendo in libertà il 22 settembre 2006, a tutta evidenza ha sostituito l'imprigionato Gajtukaev. Pavljučenkov ha consegnato Chadžikurbanov, probabilmente anche perché gli era rimasto debitore di una grossa somma di denaro (interessante – per cosa?) e Chadžikurbanov con I suoi amici aveva preso a rammentargli insistentemente il debito5. Ha consegnato i fratelli Machmudov. Con una mezza allusione ha consegnato Nail'-Rustam. E non ha consegnato Gajtukaev e quei suoi sottoposti che si occupavano dell'“esterno”. Logicamente – altrimenti si sarebbe incastrato da solo.

Si sono percepite incoerenze nelle sue testimonianze, c'erano sospetti sul suo conto, ma non c'erano fatti. Perché tranne Pavljučenkov nessuno aveva reso testimonianze.

Adesso sono comparsi sia i fatti, sia le testimonianze. A suo tempo racconteremo tutti i dettagli – quando questo non danneggerà più le indagini.

Ecco come risulta l'intreccio di sbirri e banditi. Se lo si dipanerà fino alla fine, allora è del tutto possibile che si scoprano le circostanze di molti delitti, tra cui, forse, anche clamorosi omicidi.

1Arrestato nel maggio 2011 nel corso di un'operazione speciale nel villaggio ceceno di Ačchoj-Martan [5], gli fu formulata l'accusa di omicidio diretto di Politkovskaja. Questi cioè, secondo la versione degli inquirenti, è il killer. Era ricercato per sequestro di persona e estorsione.
2Nel 1999 questi arrestò Gajtukaev per detenzione di narcotici e così si conobbero. Tuttavia a quel tempo Gajtukaev, a quanto è noto alla “Novaja gazeta” era già un informatore dello FSB [7]. Perlomeno è documentalmente provato che volò in Cecenia con un gruppo di alti ufficiali.
3Anche questi inizialmente fu accusato di complicità nell'omicidio di Politkovskaja, ma in seguito le accuse furono stralciate e sul banco degli imputati insieme a tutti gli altri si trovò per un altro episodio – il sequestro dell'uomo d'affari Ponikarov.
4Anch'egli membro del gruppo criminale di Losanna [14], i cui membri erano strettamente legati allo FSB ancora agli inizi degli anni '90 del secolo scorso. Fu sequestrato nel gennaio 2007 nel centro di Mosca da ignoti agenti delle strutture armate e portato in Cecenia nel bagagliaio di una macchina. Da allora di lui non si sa più nulla.
5Questo scontro è terminato con la denuncia fatta da Pavljučenkov per estorsione e l'incarcerazione di Chadžikurbanov per scontare una nuova pena.

Sergej Sokolov
rassled@novayagazeta.ru

25.08.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/094/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Principale degli Affari Interni), in pratica la polizia.

[2] Operativno-Poiskovoe Upravlenie (Direzione Operativa di Ricerca).

[3] Da neproverjat' (non controllare), documento che permette di evitare controlli.

[4] Regional'noe Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju (Direzione Regionale per la Lotta alla Criminalità Organizzata).

[5] Villaggio della Cecenia centro-orientale.

[6] Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju. Vedi nota 4.

[7] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

[8] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio Federale di Sicurezza). Vedi nota 7.

[9] Vicolo del centro di Mosca.

[10] Via del centro di Mosca.

[11] Città della Russia meridionale.

[12] Cioè dai servizi segreti.

[13] Città della Russia meridionale.

[14] L'origine del nome non mi è nota. Altrove però si parla del “gruppo di Lasagna”, dal nome di un ristorante.

[15] Giornalista americano di origine russa ucciso nel 2004.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/08/chi-e-il-personaggio-nuovo-del-caso.html

12 agosto 2011

A proposito del "Kursk"

Qualcuno si ricorda ancora del “Kursk”?




Solo un procedimento alla Corte di Strasburgo rammenta oggi la tragedia nel Mare di Barents


11 anni fa scomparve il “Kursk”. Non affondò, ma scomparve proprio. Come troppo spesso scompaiono i soldati russi: mostrando insensatamente e inutilmente miracoli di eroismo. 23 sommergibilisti sopravvissuti dopo la seconda terribile esplosione dei siluri da combattimento, restando al posto di combattimento, agirono sapientemente e con precisione, senza permettersi alcuna manifestazione di panico.

Sperarono e contemporaneamente dissero addio. Ci scrissero i loro appunti nel 9° scomparto, da cui non poterono tirarsi fuori da soli. E noi non avremmo potuto salvarli. Anche se avessero resistito più di quanto resistettero – due giorni e mezzo.

Nell'agosto 2000 io scrissi la prima nota sul “Kursk”. Sull'incontro di Putin con i familiari dei sommergibilisti nella Casa degli Ufficiali nella cittadina di Vidjaevo [1]. Io ero là. Avevo 22 anni e per la prima volta sentii la parola podmandit' [2]. Non sapevo neanche cosa significasse. Non mi poté neanche entrare in testa. Infatti si trattava del presidente che parlava con persone affrante dal dolore…

Vidjaevo per la prima volta diagnosticò la sua incapacità di avere compassione. Parrebbe che fosse un'elementare emozione umana. Ma quant'è pericoloso senza di essa!

Nel 2001, sotto la pressione di una tragedia realmente NAZIONALE [3] il più incapace comandante in capo della Marina russa Vladimir Kuroedov scrisse la “lista delle persone da fucilare”. Accanto a evidenti “capri espiatori” in congedo molto privilegiato furono messi anche quegli ufficiali della Marina che erano effettivamente colpevoli della tragedia del “Kursk”. Anche se il potere non riconosce comunque la vera causa di questi congedi.

Un decreto del presidente permetterà a molti di evitare la condanna del tribunale per il caso della perdita del sommergibile e dei 118 membri dell'equipaggio. Nel 2002 il caso sarà chiuso “per mancanza di colpevoli”. Il comandante in capo Kuroedov andrà in congedo per motivi di salute solo cinque anni dopo il “Kursk”, dopo aver “affondato” un'altra imbarcazione e tutti i più forti pretendenti alla sua poltrona.

Nel 2004 il tribunale Basmannyj [4] troverà comunque i colpevoli. Io e la “Novaja gazeta” saremo riconosciuti colpevoli della diffusione di informazioni calunniose e non corrispondenti alla realtà per l'articolo “Il caso del “Kursk” va riaperto”.

Ci citerà in giudizio il principale medico legale del ministero della Difesa Viktor Kolkutin. Proprio questi mette la propria firma sotto l'analisi decisiva del caso da molti tomi. In quest'analisi si dice che i sommergibilisti del 9° scomparto morirono tra le 4,5 e le 8 ore dopo le esplosioni sul “Kursk”. Un'altra analisi è adattata dal primo ufficiale di rotta della Marina Militare della Federazione Russa Sergej Kozlov. Con mano salda questi scriverà: i segnali di SOS sono stati registrati fino alla sera del 14 agosto 2000, ma furono lanciati da persone che gli inquirenti non hanno potuto stabilie da un'imbarcazione che gli inquirenti non hanno potuto stabilire.

Proprio queste analisi – quella di Kozlov e quella di Kolkutin – giocano un ruolo fondamentale nell'ingloriosa conclusione delle indagini sul caso del “Kursk”.

Nel 2010 il “Kursk” non sarà rammentato con una sola parola né da Medvedev, né da Putin e su questo con evidente perplessità scriveranno anche i giornalisti stranieri.

Nel 2011 la Corte di Strasburgo potrà prendere la propria decisione sull'istanza n. 409/06 “La “Novaja gazeta” e Milašina contro la Federazione Russa”.

Abbiamo presentato un'istanza alla Corte Europea sei anni fa. A Strasburgo nel frattempo già si trovava l'istanza del padre del tenente di vascello Dmitrij Kolesnikov.

Ricordate, sì? Ottobre 2000, profondità settanta metri nel Mare di Barents, i sommozzatori di profondità estraggono dal 9° scomparto 23 corpi. E i morti testimoniano: “Qui è scuro per scrivere, ma provo a farlo a tentoni. Possibilità, pare, non ce ne sono: 10-20 per cento. Speriamo che almeno qualcuno leggerà. Qui c'è la lista dell'equipaggio degli scomparti, che si trova nel 9° e cercherà di uscire. Un saluto a tutti, non bisogna disperarsi. Kolesnikov”.

Da questo appunto, che colpisce tra le costole la bugia ufficiale sulla morte istantanea di tutto l'equipaggio del “Kursk”, cominciò anche la mia indagine.

E ancora non è finita, anche se tutti quelli con cui e per cui l'abbiamo fatta vogliono solo una cosa: dimenticare.

Nel 2009 Roman Dmitrievič Kolesnikov ritirò la propria istanza alla Corte Europea.

Non lo condanno, provo compassione. Anche se ciò è offensivo.

Ecco che è andata in modo tale che gli unici che finora aspettano, se non un processo sulla sostanza, almeno la giustizia simbolica di Strasburgo sul caso del “Kursk”, siamo io e la “Novaja gazeta”.

Aspetteremo quanto è necessario.

Elena Milašina

11.08.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/088/04.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Cittadina sulle sponde del Mare di Barents.

[2] Difficile tradurre. Qualcosa come “sbeffeggiare mentendo consapevolmente”. Il corsivo è mio.

[3] Il rilievo grafico è nell'originale

[4] Tribunale sito nell'omonimo distretto di Mosca, tristemente noto per le condanne emesse contro persone invise al potere.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/08/in-russia-ce-chi-non-vuole-dimenticare.html

31 luglio 2011

A proposito dell'Ossezia del Sud (II)

Eduard Kokoity: l'Ossezia del Sud vuol creare uno stato unito con la Russia

30 luglio 2011, 02.45

L'Ossezia del Sud si vede come un soggetto indipendente di diritto internazionale, ma aspirerà alla creazione di uno stato unito con la Russia, ha dichiarato il presidente della repubblica Eduard Kokoity.

“Stiamo costruendo uno stato indipendente, il cui popolo ricorderà sempre l'inestimabile aiuto fornitoci dalla Federazione Russa e, indubbiamente, aspireremo alla creazione con essa di uno stato unito. La Russia per noi è sempre stata, è e resta un partner e un alleato strategico fondamentale”, – ha sottolineato.

In questo contesto il capo dello stato ha dichiarato che prima dei fatti dell'agosto 2008 la questione dell'unificazione del sud e del nord dell'Ossezia era molto attuale, tuttavia con la propria sconsiderata politica aggressiva Tbilisi ha fatto di tutto perché l'Ossezia del Sud diventasse uno stato indipendente. “La Russia non ha bisogno di territori altrui e la Federazione Russa non ha intenzione di annettere il territorio della nostra repubblica”, – ha constatato Kokoity.

Il presidente ha notato in particolare che la Federazione Russa ha adempiuto pienamente gli impegni presi per fornite aiuto all'Ossezia del Sud, che è stata distrutta “non nei cinque giorni di azioni militari nell'agosto 2008, ma nel corso di tutti i diciotto anni di contrapposizione con la Georgia”.

Inoltre, secondo Kokoity, l'Ossezia del Sud ha tutte le possibilità, il potenziale e le risorse per diventare uno stato autosufficiente. “Essere mantenuti non è nell'animo degli osseti. Noi siamo un popolo lavoratore e vogliamo costruire e edificare”, – ha detto il presidente.

Secondo i presenti accordi internazionali la Russia crea tutte le condizioni perché l'indipendenza dell'Ossezia del Sud si sviluppi e si rafforzi, così trasmette le parole di Eduard Kokoity, pronunciate in un intervista al giornale giapponese “Mainichi”, il sito ufficiale del presidente dell'Ossezia del Sud.

Il capo dell'Ossezia del Sud in precedenza si era espresso a favore dell'ingresso nell'Unione di Russia e Bielorussia. Come ha scritto "Kavkazskij uzel", in merito questi, in particolare, aveva fatto dichiarazioni a fine agosto 2009, precisando al contempo, che non si trattava dell'ingresso nella Federazione Russa . Ma circa un mese prima Kokoity non escludeva l'unione dell'Ossezia del Sud alla Russia.

"Kavkazskij uzel" ha riferito che dopo il conflitto d'agosto del 2008 il presidente della Federazione Russa firmò un decreto sul riconoscimento dell'indipendenza di Ossezia del Sud e Abcasia. Il presidente georgiano Mikhail Saakashvili caratterizzò la decisione della leadership russa come "un'illegalità" e la Georgia ruppe le relazioni diplomatiche con la Russia.

Nota della : vedi anche le notizie "Gli esperti russi: l'integrazione di Abcasia e Ossezia del Sud nella Russia è poco probabile", "L'Ossezia del Sud è intenzionata a unirsi allo Stato Unito di Federazione Russa e Bielorussia", "Borodin [1]: Abcasia e Ossezia del Sud potrebbero entrare nello Stato Unito di Federazione Russa e Bielorussia".

http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/189968/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


Note

[1] Pavel Pavlovič Borodin, Segretario di Stato dell'Unione di Russia e Bielorussia.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/07/kokoity-parla-della-sua-ossezia-del-sud.html


A proposito di Putin (XXV)

Putin è nella “lista di Magnitskij”?




E perché il problema nucleare dell'Iran dipende da una funzionaria del fisco


Negli ultimi tempi Vladimir Putin non ha fortuna sull'arena internazionale. Prima i buyer tedeschi, sotto la pressione di Vaclav Havel, sono stati costretti a privare il grande umanista del premio “Quadriga” [1] (a dire il vero, tra i precedenti vincitori del “Quadriga” ci sono stati il leader afghano Hamid Karzai, quello turco Erdoğan e perfino il 49° imam degli Ismailiti Aga Khan IV, cosicché tra questo mucchio il nostro umanista sarebbe sembrato del tutto in armonia); poi uno psicopatico che in Norvegia ha ucciso a colpi d'arma da fuoco quasi 100 persone si è rivelato un grande estimatore di Putin e dei našisty [2]; e poi anche un'americana si è messa a danneggiarlo: Washington ha introdotto limitazioni ai visti nei confronti dei funzionari della “lista di Cardin” [3] – cioè quelli che sono in qualche modo legati alla morte in prigione del giurista del fondo di investimenti Hermitage Capital Management Sergej Magnitskij.

In risposta, come ha notato ironicamente Vladimir Nadein [4], i nostri funzionari hanno minacciato di chiudere la strada ai versamenti del clan Clinton-Obama nella nostra Sberbank [5].

La “lista di Cardin” batte sulla parte più vulnerabile del sistema. L'attuale regime non è dittatoriale, ma ladresco e in questo sta la sua differenza dall'URSS. Questi ragazzi vanno in Europa non su un carro armato, come in una barzelletta di epoca sovietica, ma volano con i propri Bombardier [6]. Comprano immobili a Nizza, mandano i propri figli a Londra, tengono i conti in Svizzera e poi arrivano sul Seliger [7] e la spiegano al gregge che “L'Occidente non ci ama”.

Questi intendono sinceramente il rafforzamento della verticale del potere come l'ampliamento della quantità di grana a loro spettante: e perché rubare se poi non si ha accesso a questa?

Il Cremlino ha lottato contro la “lista di Cardin” come ha potuto. A Washington i più altolocati senatori hanno sentito con stupore da Vladislav Surkov [8] che se avessero approvato la lista per il “reset” [9] sarebbe stata la fine. (Come dire, dove sono la funzionaria del fisco Ol'ga Stepanova e la villa a Dubai intestata a suo marito e dov'è il programma nucleare dell'Iran?)

Temo che queste minacce siano semplicemente un bluff.

La Russia di Putin, a differenza dell'Iran o della Corea del Nord, non è un paese reietto, ma un paese teppista. L'algoritmo del comportamento dei teppisti è semplice: davanti a una dimostrazione di debolezza fanno gli sfacciati, davanti a una dimostrazione di forza si intimidiscono.

La politica del Cremlino nei confronti dei paesi reietti dipende da due fattori. Il primo è la compagnia Gunvor [10] e per il clan dominante è conveniente un aumento dei prezzi del petrolio conseguente a un innalzamento della tensione internazionale e perciò aiuteranno e inciteranno sempre i reietti, anche se questo significa che l'Iran ottenga le armi nucleari, cosa che va contro gli interessi strategici della Russia.

Il secondo fattore è il fatto che il clan dominante non intende andare in proprio aiuto così lontano da trasformarsi da teppisti in reietti, perché ai reietti bloccano i conti. Proprio il carattere ladresco del regime non lo rende pericoloso per nessuno tranne che per i russi stessi e ostacola la trasformazione della Russia in una vera e propria dittatura.

Il caso Magnitskij mostra come lo stesso meccanismo che è posto alla base del sistema lo spinga anche allo sfacelo. Infatti da cosa è cominciato tutto? C'era una volta William Browder [11], che faceva strategia di green mail (la green mail è un ricatto corporativo – nota del redattore) verso le compagnie di stato russe, ma non mirava a queste. Lo tormentarono gli agenti delle strutture armate: e se il fisco avesse semplicemente attaccato Browder, accusandolo di evasione fiscale, uso di compagnie-fantoccio [12], ecc., questa sarebbe stata una storia standard, come in qualsiasi dittatura del terzo mondo.

Ma avvenne un'altra cosa: i documenti istitutivi delle ditte-fantoccio sequestrati dall'inquirente Karpov e dall'agente Kuznecov finirono nelle mani di criminali, dopo di che i nuovi padroni della compagnia con l'approvazione del capo dell'ispettorato del fisco n. 28 Ol'ga Stepanova sottrassero dal budget statale 5,4 miliardi di rubli [13].

Questo è già un eccesso. Qui non avete davanti le Filippine, questa è roba nostra, russa, irripetibile.

E' chiaro che non fu Putin a rubare quegli infelici 5,4 miliardi. Ma quando il caso emerse, allo stato toccò coprire tutti, perché così è organizzato il sistema dominante. Il funzionario ha il diritto di rubare, ma il cittadino non ha diritto di smascherarlo. Se il cittadino smaschera qualcuno, commette un reato.

Il principale problema del regime dominante sta nel fatto che la “lista di Cardin” potrebbe essere ampliata. Sia per altri casi, sia per il caso Magnitskij. Così Browder, alla domanda su chi stesse dietro Stepanova&co., ha risposto brevemente: “Un ministro”. Domanda: chi è mai questo ministro, se la sig.ra Stepanova lavorava al ministero per le Tasse e le Imposte quando lo comandava Serdjukov ed è andata alla Rosoboronpostavka [14] dopo che Serdjukov è diventato ministro della Difesa?

Julija Latynina
osservatrice della "Novaja gazeta"

28.07.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/082/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Destinato a chi si segnala nel campo dell'innovazione tecnica, economica e politica.

[2] Nome derisorio degli appartenenti ai Naši (Nostri), movimento giovanile pro-Putin con inquietanti analogie con la Hitlerjugend. Il corsivo, qui e altrove, è mio,

[3] In Russia viene chiamata “lista di Magnitskij” (vedi in seguito). Il senatore del Maryland Benjamin Louis “Ben” Cardin è stato quello che ha proposto la prescrizione degli appartenenti alla “lista di Magnitskij”.

[4] Giornalista liberale russo.

[5] SBERegatel'nyj BANK (“Cassa di Risparmio”), la principale banca russa.

[6] Aerei di produzione canadese.

[7] Lago della Russia settentrionale, sulle cui sponde si svolgono i campi estivi dei Naši.

[8] Vladislav Jur'evič Surkov, primo vice-capo dell'amministrazione presidenziale russa, “eminenza grigia” e “ideologo” del regime di Putin.

[9] Cioè il riavvio di buone relazioni con Mosca dopo l'avvento di Obama.

[10] Compagnia petrolifera legata al clan di Putin.

[11] Direttore generale della Hermitage Capital Management.

[12] Letteralmente “scimmia”.

[13] Oltre 136,6 milioni di euro.

[14] Nome non ufficiale della Federal'noe Agentstvo po postavkam vooruženija, voennoj, special'noj techniki i material'nich sredstv (Agenzia Federale per le consegne di armamenti, apparecchiature militari e speciali e mezzi materiali).


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/07/una-lista-che-per-putin-e-morte-la.html

22 luglio 2011

A proposito di chiesa e stato

O Dio, salva lo stato




Lo stato assolve tanto orribilmente i propri obblighi che buona parte della società vorrebbe che fosse sostenuto, magari dalla chiesa


Si è compiuto. Un cittadino della Russia su tre è intervenuto contro la sua Legge Fondamentale. Ciò è avvenuto nel corso di una ricerca sociologica a livello nazionale condotta in questa primavera dal servizio di ricerca Sreda [1] insieme alla fondazione “Obščestvennoe mnenie” [2] (FOM) e resa pubblica alla fine della scorsa settimana.

Si tratta dell'articolo 14 della Costituzione, secondo cui “La Federazione Russa è uno stato laico. Nessuna religione si può stabilire in qualità di statale o obbligatoria”. Ecco che il 30% dei russi è categoricamente in disaccordo con ciò.

Questi sono convinti che la religione, concretamente – la vera e propria [3] versione ortodossa del cristianesimo – debba aver nel nostro paese uno status statale. Tre anni fa, nel corso di un analoga ricerca, i sostenitori di questa idea assommavano solo al 25%. Cosicché il rafforzamento degli umori clericali nella società si può considerare un fatto stabilito scientificamente.

A onore dell'articolo 14, il numero dei suoi sostenitori, cioè della separazione della chiesa dallo stato, è comunque ancora abbastanza grande. Anche se questa maggioranza non è già più assoluta, come qualche anno fa, ma relativa – 48%. Inoltre per ancora circa un quarto della popolazione (23%) la domanda se la Russia debba restare laica o trasformarsi in una sinfonia amministrativo-teocratica di funzionari, deputati e sacerdoti lascia semplicemente interdetti. E comunque I risultati della ricerca di Sreda e della FOM mostrano evidentemente che nella vita spirituale della società avviene qualcosa. La domanda è solo: cosa esattamente?

Le spiegazioni dell'interprete ufficiale della posizione del Patriarcato di Mosca, il protoierej [4] Vsevolod Čaplin non possono soddisfare la sana ragione, in quanto si sono rivelate ben troppo ambigue. Da una parte il capo della sezione sinodale per le relazioni tra la chiesa e la società ha rigettato categoricamente le supposizioni che la sua organizzazione religiosa anche solo per un istante pensi a uno status statale.

Tuttavia la cosa non è così semplice, in quanto Čaplin comunque interpreta i risultati della ricerca come “opinione di buona parte del nostro popolo” sul fatto che “la chiesa deve avere uno status giuridico più alto”: “Vedremo come questa (l'opinione del popolo – nota dell'autore) influenzerà in futuro queste o quelle costruzioni giuridiche politiche”.

Tradotto dalla lingua della diplomazia ecclesiastico-amministrativa ciò significa che la Chiesa Ortodossa Russa vuole conservare il proprio status relativamente indipendente dallo stato, ma tra l'altro esercitare un'influenza maggiore di adesso sulla politica dello stato. Merita ricordare che a febbraio di quest'anno il Concilio Episcopale ha già permesso agli uomini della gerarchia e ai semplici sacerdoti di presentare le proprie candidature alle elezioni degli organi di potere rappresentativo. A dire il vero, solo in casi esclusivi, quando ciò “è richiesto dall'indispensabilità di contrapporsi alle forze che aspirano a usare il potere elettorale per lottare con la chiesa ortodossa”.

Come a farlo apposta, il caso esclusivo si è verificato immediatamente. Quando a giugno, al congresso di “Causa di Destra” [5] l'economista Vladislav Inozemcev ha dichiarato che “per i pope non c'è posto nelle scuole, nell'esercito, nelle istituzioni statali” e che “la derisione delle convinzioni degli atei non è meno disgustosa dell'offesa ai sentimenti dei credenti”, questo nella Chiesa Ortodossa Russa fu preso come un attacco diretto ad essa. Finora la chiesa, per bocca del capo della sua sezione per l'informazione Vladimir Legojda si è limitata ad ammonire che “non ha futuro un leader politico che non sia pronto al dialogo con serie forze sociali”. Tuttavia, tenendo conto dell'energia con cui Michail Prochorov cerca di fare entrare il suo partito alla Duma, a settembre non è affatto esclusa la comparsa in risposta di candidati al posto di deputato con croci su petto e tonache lunghe fino al pavimento. E non c'è più alcun dubbio che gli sarà data luce verde. Non è un caso che tra quelli che insistono per il conferimento di uno status statale alla chiesa ci siano soprattutto sostenitori di “Russia Unita”.

Tra l'altro, più di tutti vogliono rendere statale la chiesa non solo i semplici “orsi” [6], ma anche ai russi che si occupano delle faccende di casa, ai cittadini poco tutelati e agli abitanti di città da 50 a 250 mila abitanti. Cioè la parte fondamentale dei rispondenti favorevoli all'abolizione dell'articolo 14 della Costituzione è costituita dagli strati sociali più diseredati dell'attuale società. In questo, soprattutto, sta anche una chiave più semplice e precisa per la comprensione della sensazionale ricerca che nel diplomatico ecclesiastico Čaplin.

Non si tratta del fatto che per la chiesa sia così indispensabile diventare statale, ma del fatto che lo stato assolve tanto orribilmente i propri obblighi che buona parte della società vorrebbe che fosse sostenuto, magari dalla chiesa. Un istituto, con tutti i suoi difetti, comunque meno corrotto e immorale.

Georgij Il'ičëv

21.07.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/079/06.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Ambiente”, “àmbito”.

[2] “Pubblica Opinione”.

[3] Qui l'autore dell'articolo fa un gioco di parole tra ortodoksal'nyj (“ortodosso” in senso generale) e pravoslavnyj (“ortodosso” in senso religioso).

[4] Equivalente di un arciprete o un vicario cattolico.

[5] Partito conservatore extraparlamentare.

[6] L'orso è simbolo di “Russia Unita”.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/07/un-russo-su-tre-vuole-uno-stato.html