12 febbraio 2011

A proposito di continuità tra URSS e Russia

Sono rimasti nella seconda era




E' tempo di far finire questa storia, che disonora ad un tempo due stati – lo stato degli operai e dei contadini e lo stato degli uomini delle strutture armate e dei funzionari


Erano i primi. La loro prima fila per un appartamento (proprio la prima) è confermata dai documenti: dal 1980 al giorno d'oggi. Ne deriva che in questi 30 anni a Zelenodol'sk [1], dove, certamente, tengono in onore la giustizia sociale, nessuno ha ottenuto un appartamento.

In questo tempo di una famiglia di cinque persone, alloggiate nel vano del custode di una scuola, tre sono morte. Le due rimaste hanno in mano la sentenza del tribunale, che obbliga il comitato esecutivo [2] cittadino a fornirgli “un vano da abitazione sulla base di un accordo di affitto sociale, tenendo presenti due persone di sesso diverso…”. In altre parole, dare a delle persone un appartamento normale e far finire questa storia, che disonora ad un tempo due stati – lo stato degli operai e dei contadini e lo stato degli uomini delle strutture armate e dei funzionari.

Il tribunale cittadino di Zelenodol'sk ha emesso la sentenza sei mesi fa, ma nessuno si è affrettato ad eseguirla e i Leonov come prima aspettano l'ultima campanella per lasciare con agitazione e tristezza, come diplomati, la scuola numero 11 [3] in via Gogol'. Ma chi deve suonare a chi per questo?

Di principio il suono lo potrebbe fare perfino Barack Obama: la lettera dei Leonov sulla loro misera situazione è stata ricevuta a suo tempo, accanto ad altre organizzazioni, anche dall'ambasciata degli USA in Russia. Ma sarebbe meglio, se per ragioni di prestigio Obama venisse superato dai nostri compagni governanti, che hanno ricevuto analoghe lettere da Zelenodol'sk: Medvedev, Putin, Mironov [4], Gryzlov [5], Zjuganov [6], Žirinovskij [7], Patrušev… Stop! Patrušev in questo caso non è Patrušev Nikolaj Platonovič [8], segretario del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, ma Patrušev Aleksandr Sergeevič, capo dell'amministrazione del fondo municipale per le abitazioni e della politica abitativa della città di Zelenodol'sk. Anche Aleksandr Sergeevič certamente è al corrente, ma non si metterà comunque a suonare da solo.

Ma come sono passati per la famiglia Leonov gli “anni di scuola meravigliosi” [9]? Nel 1978, da qualche parte tra l'approvazione della Costituzione della RSFSR [10] e il primo volo cosmico congiunto URSS-DDR, il custode scolastico Nikolaj Nikitovič e sua moglie, il tecnico scolastico Vera Petrovna, con i figli del primo matrimonio di lei Vladimir e Ljudmila e il nipote Igor' furono collocati nel vano del custode. Lo fecero per un tempo – per il tempo della ristrutturazione della baracca dove fino allora avevano vissuto. Probabilmente i Leonov sarebbero tornati nella baracca, ma l'allora direttrice scolastica li consigliò di farsi cancellare da là – infatti per chi vive nel vano di un custode ci sarebbero stati più motivi per chiedere un'abitazione normale.

Quella baracca in via Futbol'naja è stata demolita da tempo e qualcuno, pare, ottenne l'appartamento al posto dei Leonov. E per loro cominciarono disgrazie e disordini. Nel 1982 in un incidente d'auto perì Vladimir e un anno dopo morì Nikolaj Nikitovič. Vera Petrovna visse in un vano secondario con la figlia e il nipote fino all'inverno del 2009. Allora, in un gelido dicembre, mandarono telegrammi al Cremlino di Mosca e di Kazan' [11]: “Salvateci! Congeliamo! Gli invalidi del I gruppo [12] Leonov”. La nonna, che sognava almeno di morire in un appartamento proprio, fu portata via per l'ultimo viaggio dal vano del custode.

Ljudmila Leonova, che ha lavorato come bambinaia e inserviente in un ospedale, ha 56 anni, si muove con difficoltà. Riceve 8 mila rubli [13] per l'invalidità. Nel vano del custode fa freddino. L'acqua viene chiusa abbastanza spesso e nelle vacanze scolastiche tutti i giorni. E' curioso che i propagandisti trovino i Leonov durante le elezioni. Probabilmente in tanti anni hanno fatto proprio che la porta di servizio della scuola conduce agli elettori.

– Vado a votare, – dice Ljudmila. – Là al buffet ci sono delle buone paste e io non ho gas, non posso cuocere niente.

In precedenza il vano era fornito di gas, ma tre anni fa tagliarono il gas per motivi di sicurezza.

Con il figlio 33enne Igor' Ljudmila ha non pochi problemi. Tagliatore di strutture metalliche in fabbrica e in seguito meccanico per il ŽĖK [14], è uno squilibrato, non è stato in buoni rapporti con la polizia e con la legge. Ma in un modo o nell'altro, questa è la famiglia, la cellula della nostra società, che pure non sembra sempre sana e rispettosa della legge.

La disgrazia di madre e figlio Leonov sta nel fatto che non hanno rapporti con il sistema dell'istruzione e questo sistema umano, che in 30 anni non è stato capace di garantire un'abitazione a una propria lavoratrice, Vera Petrovna Leonova, non si carica troppo di obblighi davanti a suo figlio e suo nipote. E certamente non gli assume un avvocato quando il potere cittadino fa il tentativo di far sgombrare i Leonov dal vano scolastico per mezzo del tribunale. Per di più appoggia l'istanza del comitato esecutivo di Zelenodol'sk, i cui funzionari, rivolgendosi al tribunale, scrivono senza mezzi termini che l'edificio in via Gogol' è una proprietà municipale trasmessa alla scuola per l'amministrazione operativa e che i Leonov “non hanno rapporti di lavoro con il querelante”.

Per i Leonov è comparso un avvocato molto inatteso. Completamente gratis si è preso la briga di difenderli il 52enne invalido del I gruppo Gali Chalilov, una persona che ha perso la vista ed è stato colpito da una grave malattia alle gambe. Gali Abdullovič ha due lauree, in Filologia e in Economia, e studi giuridici incompleti. Prima di conoscere i Leonov questi, aiutando la gente, ha vinto due cause a Kazan' ed è intenzionato a portare l'attuale caso fino in fondo.

Essendo una persona di fiducia dei Leonov, Gali Chalilov li ha aiutati a compilare l'istanza di risposta al comitato esecutivo, ha motivato in bella lingua le loro richieste e ha ottenuto decisioni del tribunale favorevoli a loro (le abbiamo già citate: “fornire ai Leonov un vano abitativo…”). Il comitato esecutivo della città e il comitato esecutivo municipale per l'istruzione si sono molto rammaricati e hanno fatto appello alla Corte Suprema del Tatarstan.

– Mi è toccato andare a Kazan', – racconta Gali Abdullovič. - Immaginatevi, cosa avranno potuto pensare là alla mia comparsa? Come dire, che razza di avvocato: cieco e con le stampelle. Ma abbiamo vinto la causa anche là! La decisione ha preso forza di legge.

Magari! Finora ha preso solo debolezza di legge. La sentenza del tribunale non viene eseguita, perché non danno un appartamento normale ai Leonov e sulla variante che gli veniva proposta anche in precedenza questi non concordano. Ma gli propongono quanto segue: alla madre – di trasferirsi nella casa speciale “Veteran” [15], al figlio – di trasferirsi in un ostello. In primo luogo, un appartamento al “Veteran” non si può privatizzare, in secondo luogo, dall'ostello possono farti sgomberare in qualsiasi momento. E in terzo luogo (anche questo è stato considerato dal tribunale), i Leonov madre e figlio sono una famiglia e non spetta ai funzionari giudicare se debbano vivere insieme o separatamente. Nella delibera del collegio giudicante della Corte Suprema della repubblica si dice anche così: “Leonova, essendo invalida, necessita delle cure prestate dal figlio e l'offerta ad essi di vani abitativi separati, come ha giustamente notato il giudizio di prima istanza, lede i loro diritti abitativi”.

E all'argomento del comitato esecutivo cittadino che non ci sono altri appartamenti per i Leonov il collegio il collegio giudicante ha obiettato persuasivamente: “La realizzazione del diritto dei Leonov al miglioramento delle condizioni abitative in questa situazione non può essere fatto dipendere dalla presenza o dall'assenza di vani abitativi nel fondo abitativo municipale”.

I Leonov sono sostenuti da tutti quelli che sono anche superficialmente venuti a conoscenza della loro situazione. Così Gennadij Zjuganov e i suoi compagni di lotta hanno scritto perfino quattro istanze a Mintimer Šajmiev (nel periodo della sua presidenza [16]). Vladimir Žirinovskij ha fatto un'interpellanza parlamentare al procuratore della repubblica Kafil' Amirov e ha comunicato fra l'altro le proprie ulteriori intenzioni all'avvocato-operatore sociale Gali Chalilov: “Nel caso che non riceviate risposta o che la risposta alla mia interpellanza parlamentare non vi soddisfi, inviate un ulteriore appello al mio indirizzo. Prenderò misure più dure”.

Da Vladimir Vol'fovič ci si può aspettare di tutto, ma in qualche modo nessuno teme “misure dure”. Come a farlo apposta, mentre esaminavano con Gali Abdullovič esaminavano i documenti uno a uno, alla porta ha suonato una postina e ha portato una busta dalla procura della repubblica. L'abbiamo aperta: il capo della sezione n. 1 dell'amministrazione per l'ispezione sull'adempimento della legislazione federale I. Gil'mutdinov scrive che al procuratore cittadino di Zelenodol'sk S. Brynze è stato reindirizzato l'appello di Chalilov sulla mancata esecuzione della sentenza del tribunale per un esame in considerazione degli argomenti del querelante. Anche se quanto mai si possono esaminare gli argomenti? Infatti la procura di Zelenodol'sk si è occupata più di una volta della storia dei Leonov e ogni volta ha mostrato di stare dalla parte delle autorità cittadine.

I giudici del distretto di Zelenodol'sk, anche se stanno dalla parte della legge, non hanno comunque potuto eseguire la sentenza. In questo senso il primo giudice della Repubblica del Tatarstan Chamit Šaripov ha disposto di trasmettere il decreto esecutivo riguardante il comitato esecutivo di Zelenodol'sk ai giudici della sezione interdistrettuale per i decreti esecutivi particolari. Per quelli particolari! Lo stato mette in campo la sua riserva, avendo capito alla fine che il caso è particolare Anche se da noi qualsiasi storia burocratica non si prenda, sembra del tutto usuale.

Boris Bronštejn
nostro corrispondente speciale

08.02.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/014/23.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Città del Tatarstan (repubblica autonoma dei Tatari) occidentale.

[2] La giunta comunale. Il termine è ancora quello di epoca sovietica.

[3] Le scuole russe non hanno un nome, ma solo un numero.

[4] Sergej Michajlovič Mironov, presidente del Consiglio della Federazione, il “senato” russo.

[5] Boris Vjačeslavovič Gryzlov, presidente della Duma.

[6] Gennadij Andreevič Zjuganov, leader del Partito Comunista della Federazione Russa.

[7] Vladimir Vol'fovič Žirinovskij, leader del Partito Liberal-Democratico di Russia (in realtà partito nazionalista e populista).

[8] Negli elenchi i russi sono indicati con cognome, nome e patronimico. Ma pure si presentano così.

[9] Parole della celebre canzone sovietica Škol'nye gody (Anni di scuola).

[10] Rossijskaja Sovetskaja Federativnaja Socialističeskaja Respublika (Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa).

[11] Kazan' è la capitale del Tatarstan e ha un Cremlino (che è sede del potere politico) come Mosca e altre antiche città russe.

[12] Invalidi totali.

[13] Circa 200 euro.

[14] Žilščno-Ėkspluatacionnaja Kontora (Ufficio per lo Sfruttamento delle Abitazioni).

[15] “Veterano”.

[16] Mintimer Šaripovič Šajmiev è stato presidente del Tatarstan dal 1991 al 2010.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/02/da-breznev-medvedev-nello-sgabuzzino.html

08 febbraio 2011

A proposito di Medvedev (XIII)

Il presidente come segnalatore




Il genere delle allusioni accurate e dei silenzi significativi comincia a stancare


Abbiamo confuso qualcosa tra i segnali. Il festeggiamento del giubileo di El'cin è un segnale? E che segnale. Ed è abbastanza chiaro a chi. Ma da chi? Dal tandem [1] o personalmente dal presidente Medvedev, che per quest'occasione è volato a Ekaterinburg [2] e dopo l'inaugurazione del monumento ha condotto la una seduta in trasferta del Consiglio per i diritti umani? Dove magnanimamente ha distribuito ancora un'intera manciata di segnali agli scarsamente impegnati membri di tale organo consultivo-indicativo. Tra l'altro si è anche affrettata la decisione della Corte Suprema sul caso di Chodorkovskij e Lebedev [3]. Il che, in tutto il suo aspetto torbido, è pure certamente un segnale. Enigmatico, come dalla costellazione di Tau Ceti [4]. La Corte Suprema dubita della legalità della detenzione degli imputati dopo l'introduzione degli emendamenti del presidente al regime d'indagine sui reati economici. Ebbene, anche noi, a nostra volta, dubitiamo: cosa succede all'improvviso?

Ai membri del consiglio il presidente ha promesso subito tre incontri nell'anno corrente – contro uno nello scorso anno. Anche questo è un segnale? Signore, cosa non succede in Russia nell'anno pre-elettorale. Il premier Putin con un senso di profonda soddisfazione rende conto che il caso dell'atto terroristico di Domodedovo è stato risolto; come dire, siamo pronti a passare al prossimo… E il presidente Medvedev in risposta – vi farà delle belle pubbliche relazioni!

Gli anziani non ricordano niente del genere.

Certamente segnali da civiltà extraterrestri erano giunti anche in precedenza. Per esempio, il presidente aveva ripetuto caparbiamente che non meritava scatenare un'ondata su MBCh [5] finché la decisione non fosse passata per l'appello. Nel desiderio tra le righe si poteva leggere quanto segue: “Per litigare direttamente con la squadra di Putin per Chodorkovskij non ho motivo, né risorse. Ma tuttavia vi garantisco un sistema, in cui un avvocato qualificato troverà e costruirà buone posizioni difensive. Fate pure, costruite. Fino alla Corte di Strasburgo. Non si può confidare solo nel buono zar”.

Allora si potrà anche fare le pulci anche a una sentenza intenzionalmente assurda, dove tutto è tanto confuso che solo un idiota non troverebbe contro-argomenti per un vero processo. Anche se purtroppo è certo che una simile vera giustizia si può solo importare in Russia con un impensabile sovrapprezzo doganale.

D'altra parte, in mancanza di un desiderio tra queste righe si può leggere anche l'esatto opposto. Pure chiaro e conosciuto: “Il processo è andato! E che volete da me?”

Il male è che entrambi gli approcci sanno un po' di bizantinismo a buon mercato. Di guglie dorate del Cremlino. Ma come può essere altrimenti, se viviamo a Bisanzio? Sempre meglio che nell'Orda d'Oro, come 70 anni fa. Quando El'cin era piccolo, con la testa ricciuta… [6] Cosicché fate pure, cittadini, decifrate. I segnali adesso ci saranno – affrettatevi a riceverli.

Durante l'incontro con il consiglio il presidente è stato posato e accurato. Ha accolto ciò che era comprensibile, ha dubitato di ciò che era dubbio. Ebbene, ma la verità è che le giurie sono un'arma a doppio taglio [7]. I giudici professionisti, con un'alta formazione giuridica, sono pure difesi formalmente – e anche in qualche forma dipendenti. Ma la gente della strada, che, in particolare da qualche parte nelle province su base etnica, è inserita saldamente nel piccolo mondo locale, può esaminare obbiettivamente un caso dove ci sono i “nostri” contro gli “estranei”? Ciò non significa che bisogna liquidare le giurie. Semplicemente bisogna averci a che fare con prudenza, per non strafare.

E' difficile discutere. Come con il fatto che le giuste conversazioni sull'indipendenza dei giudici si traspongono in azioni sbagliate con la trasformazione dei giudici in una corporazione professionale isolata, libera da qualsiasi controllo in generale. Non da parte della dirigenza, ma anche da parte della società. Anche qui non si ha voglia di strafare.

In tutto si sono discussi tre temi principali. La modernizzazione della coscienza e la liberazione dal pensiero totalitario. Una politica familiare moderna. La riforma del sistema giudiziario.

Tra le più essenziali decisioni concrete – la proposta di creare una banca dati delle vittime delle repressioni staliniane accessibile a tutti, comprendente i materiali d'archivio chiusi fino al giorno d'oggi. Una valutazione legale indipendente dei processi Magnitskij [8] e Chodorkovskij-Lebedev. Beh, anche una piena scelta di cose più frequenti. La pratica dell'esclusione di un avvocato scomodo da un processo tramite il suo interrogatorio in qualità di testimone… La pratica della falsa testimonianza nella polizia al momento di esaminare i casi di arresto di manifestanti per le strade… Lo sgombero/trasferimento di famiglie in Cecenia senz'alcuna base giuridica per ripulire il posto per la costruzione della progressiva Argun-City [9]… E' stato proposto di passare il Servizio per le Migrazioni [10] dalla sfera di azione degli uomini delle strutture armate alla sfera dell'amministrazione civile – com'era nei feroci anni '90… La riqualificazione dei quadri del ministero degli Interni…

Niente di soprannaturale. Per di più tutte queste buone intenzioni potranno essere e probabilmente saranno avviluppate a livello di esecuzione pratica. Al riguardo il presidente ha concordato sull'idea di inserire nel regime di lavoro del consiglio un reparto speciale per il controllo dell'esecuzione delle decisioni prese. Non c'è esattamente alcun motivo per illudersi – ma neanche per essere delusi. La lumaca va, non presto ci sarà [11].

Ma, alla fin fine, è la vita. Ogni proposta del genere limita i concreti interessi di persone influenti. Difficilmente singhiozzeranno di entusiasmo da sudditi fedeli quando ridurranno il loro strapotere o limiteranno le loro fonti di reddito da corruzione. Cosicché la resistenza e i contrattacchi sono garantiti. In realtà non ci sarebbe neanche di che parlare, se non ci fossero stati questi stessi “segnali”, che a Ekaterinburg sono stati distribuiti con inusuale generosità. Con nuova forza sono state sollevate vecchie questioni.

Medvedev comunque vuole uscire dall'ombra di Putin e rafforzare alla vigilia delle elezioni la propria immagine personale di sostenitore pragmatico della società civile, di politico che (a differenza di alcuni) si basa sulla legge e non sull'abuso?

O si sono accordati perché ciascuno abbia il proprio campo elettorale e continuano d'accordo il gioco al poliziotto buono e al poliziotto cattivo?

E forse è semplicemente il canto del cigno?

Come in precedenza, il diavolo li conosce con la loro alta politica. Di per se il genere delle allusioni accurate e dei silenzi significativi comincia pian piano a stancare. Sì, stavolta il presidente ha detto più del solito. E in generale nella direzione giusta. Nella piena, compassionevole comprensione della limitatezza delle sue risorse politiche da parte di un pubblico che ne ha viste tante.

Il male è che questi segnali eccitano già poca gente. Qual è in realtà la differenza, se il tempo nel paese si è fermato e sulla liscia superficie gelatinosa non accade nulla. Tutti i processi sono nascosti profondità, dove batteri incomprensibili elaborano quando esogeno [12], quando alcool, quando mediocre acido solfidrico. Talvolta da lì emergono bolle. E subito scoppiano. Per qualcuno odorano di reseda, per qualcuno di sangue e salnitro. Per qualcuno di qualcos'altro ancora.

Per alcuni di Tunisia. Ma ad altri ricorda un cocktail di Brežnev e Andropov.

Dmitrij Oreškin
membro del Consiglio per lo sviluppo della società civile e dei diritti umani presso il presidente della Federazione Russa

06.02.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/013/15.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] L'accoppiata al potere Medvedev-Putin.

[2] Città ai piedi degli Urali, luogo natale di El'cin.

[3] Platon Leonidovič Lebedev, principale socio di Chodorkovskij.

[4] A circa 12 anni luce dal Sole.

[5] Abbreviazione in stile JFK di Michail Borisovič Chodorkovskij.

[6] Parodia di versi per bambini dedicati a Lenin dalla poetessa Agnija L'vovna Barto (pseudonimo di Getel' Lejbovna Volova).

[7] Letteralmente “un bastone a due punte”.

[8] Sergej Leonidovič Magnitskij, avvocato morto “misteriosamente” in attesa di giudizio.

[9] Nome colloquiale del nuovo quartiere della città di Argun, nella Cecenia centrale.

[10] L'ente statale che si occupa dell'immigrazione nella Federazione Russa.

[11] Frase davvero difficile da tradurre. Si allude al detto popolare “La lumaca va, prima o poi ci sarà”, basato sul gioco di parole tra Ulita (nome popolare di santa Giulitta, in russo letterario Iulitta, festeggiata il 14 luglio del calendario giuliano, il 27 luglio del calendario ufficiale) e ulitka (lumaca). Il detto allude al fatto che le piogge attese dai contadini per il giorno di santa Giulitta spesso tardano ad arrivare.

[12] Potente sostanza esplosiva.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/02/lindecifrabile-medvedev-e-la-sempre-piu.html

06 febbraio 2011

A proposito di minoranze etniche

In Daghestan è stato trovato morto l'abitante della cittadina di Šamchal [1], che aveva denunciato i problemi dei Dido

Feb. 05, 2011, 19:40

Oggi si è avuta notizia della morte dell'abitante della cittadina di Šamchal, di etnia Dido, Magomed Gamzatov, che all'inizio di gennaio di era rivolto al parlamento georgiano con la richiesta di fornire aiuto nella soluzione dei problemi dei Dido – lo sviluppo della lingua e della cultura e il riconoscimento come gruppo etnico a se stante.

Familiari e conoscenti ritengono che la morte di Gamzatov sia stata causata da avvelenamento. “Magomed non si era lamentato di nulla. Il giorno della morte nessuno l'ha visto, l'hanno trovato morto la sera nell'edificio dove lavorava, sulla camicia erano visibili tracce di masse vomiche. I familiari del morto ritengono che l'abbiano avvelenato determinate strutture, ma non si sono messi a concretizzare il tema. I materiali con masse vomiche sono stati mandati ad analizzare dai familiari” – ha comunicato il conterraneo del defunto Rizvan Šejchul'islamov.

All'ufficio stampa del ministero degli Interni del Daghestan hanno dichiarato di non sapere nulla del fatto.

Lo stesso Gamzatov qualche giorno prima della tragedia aveva raccontato a un corrispondente del “Kavkazskij uzel” di essere andato nel nativo distretto Cuntinskij per dare informazioni sugli scopi del proprio viaggio in Georgia. “Volevo visitare qualche paese, ma i capi dei centri abitati hanno dichiarato che non mi avrebbero fatto entrare nei paesi, perciò mi è toccato tornare a Šamchal” – aveva notato.

Gamzatov riteneva che sui conterranei facessero pressioni la leadership della repubblica e del distretto. “Così poi ci siamo abituati all'idea che dai tempi di Stalin i Dido vengano ritenuti Àvari [2]. A tale versione oggi si attiene anche la leadership del Daghestan e naturalmente va secondo la linea “generale” anche la leadership locale” – raccontava Gamzatov.

Ricordiamo che il 4 gennaio nella cittadina di Šamchal si tenne la riunione dei Dido, dove si discusse il viaggio del defunto in Georgia.

La parola fu data per primo allo stesso Gamzatov. “Due anni fa raccolsi più di 14 mila firme di Dido di 46 villaggi del distretto Cuntinskij. In ogni villaggio furono convocate assemblee rurali. La cosa è confermata dai protocolli, autenticati dai timbri delle amministrazioni delle cittadine. Nei protocolli è scritto che le assemblee delle cittadini mi affidano il compito di risolvere le proprie questioni sociali e politiche” – raccontò Magomed Gamzatov.

Con questi protocolli Gamzatov nell'agosto 2010 andò a Mosca per cercare di ottenere la soluzione delle due questioni principali: il riconoscimento dei Dido come popolo a se stante e il riconoscimento della sua deportazione. Si rivolse all'anticamera dell'Incaricato per i diritti umani presso il presidente russo. Qui, a quanto disse Magomed Gamzatov, accettarono i suoi documenti e dissero che avrebbe dovuto avere risposta al ministero per le questioni etniche del Daghestan, a cui sarebbe stata indirizzata una richiesta da Mosca.

Al ministero della repubblica si rifiutarono di darmi una risposta scritta. Sui risultati dell'esame dei documenti da me consegnati non ho notizie. Non vedendo alcuna prospettiva per la soluzione di questi problemi nel nostro paese, andai in Georgia. Là si trovano molti archivi della storia dei Dido. Al confine azero-georgiano mostrai i documenti e dichiarai di volermi incontrare con il presidente georgiano Mikhail Saakashvili. Mi portarono nell'edificio del fondo benefico “Kavkaz” [2], dove mi incontrai con il vice-presidente di questo fondo Gevoi Khmaladze. Poi il presidente della commissione parlamentare georgiana per le questioni delle diaspore e del Caucaso Nukzar Tsiklauri mi accolse due volte nel proprio ufficio. Durante il secondo incontro erano presenti 20 deputati e giornalisti dei mezzi di informazione di massa. Gli studiosi di linguistica georgiani promisero aiuto nello studio della lingua Dido e nell'elaborazione di una grammatica e di un vocabolario” – raccontò Gamzatov.

Poi seguirono altri interventi, in cui si manifestò un appoggio a Gamzatov. A seguito della riunione fu presa una risoluzione, in cui si dice che le azioni di Magomed Gamzatov erano riconosciute non contrarie alla Costituzione e alle leggi della Federazione Russa. Secondo il secondo punto della risoluzione, i Dido continueranno il lavoro per rivolgersi alle istanze repubblicane e federali russe per la soluzione dei problemi del proprio popolo.

Dossier. I Dido sono uno dei piccoli popoli del Daghestan, che vive storicamente nel distretto Cuntinskij al confine con la Georgia su uno dei valichi della principale catena montuosa del Caucaso. Ora i Dido vivono compatti anche nel Daghestan pianeggiante, nella cittadina di Šamchal alla periferia di Machačkala [3], nella cittadina di Komsomol'skoe nel distretto di Kiziljurt [4] e nel distretto di Kizljar [5]. A causa dell'auto-identificazione dei Dido le opinioni delle personalità sociali e degli storici si sono divise. I primi ritengono i Dido una sub-etnia degli Àvari. L'autodenominazione è “Cezi” e quella pan-àvara “Cuntal” (entrambe le denominazioni hanno una sola traduzione – “aquile” o “abitanti del territorio delle aquile”).

Alcuni rappresentanti sociali dei Dido ritengono “Cuntal” una denominazione estranea ai Dido e chiamano il luogo dove vivono “Didoėti”. Secondo una versione, il termine “Didojcy” [6] o “Didoby” è georgiano. C'è anche la versione contraria: i Cezy sono un sottogruppo dei Dido, un popolo autoctono scomparso, che non ha a che fare né con i Georgiani, né con gli Àvari. I Dido (Didi) sono ricordati nelle opere di Erodoto come popolo a se dell'unione tribale dell'antico stato dell'Albania Caucasica [7]. E la somiglianza dei termini “Didobi” e “Dido” vengono spiegati con definizioni comuni nelle fonti scritte, in quanto Armeni, Albanesi Caucasici e Iberiani [8] avevano una scrittura simile, creata dal sacerdote armeno Mesrop Mashtots.

Nota della redazione: vedi anche le notizie “In Daghestan si è aperta la conferenza pan-russa "Il folklore nel contesto della cultura"”, “In Daghestan l'intellighenzia chiede di difendere le lingue locali”, “La commissione governativa del Daghestan ha esaminato i problemi della popolazione russofona”.

Autore: Achmed Magomedov; fonte: corrispondente di “Kavkazskij uzel”


Kavkazskij uzel”, http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/180624/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


Note

[1] Etnia caucasica autoctona, maggioritaria nel Daghestan.

[2] “Caucaso”.

[3] Capitale del Daghestan.

[4] Città del Daghestan centrale.

[5] Città del Daghestan settentrionale.

[6] In realtà Didojcy è una russificazione, è il plurale di didoec, dove al termine dido si aggiunge il suffisso di nazionalità -ec. Altrove traduco con “Dido”.

[7] Stato corrispondente più o meno all'attuale Azerbaijan.

[8] Insieme di popoli che risiedevano nell'antica Iberia Caucasica, corrispondente all'attuale Georgia orientale e meridionale.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/02/la-georgia-la-russia-e-la-strana-morte.html

05 febbraio 2011

A proposito di Aušev

Sono state fermate le indagini sull'omicidio dell'attivista per i diritti umani inguscio Makšarip Aušev

Feb. 04, 2011, 10:45

La direzione investigativa centrale della commissione inquirente russa per il circondario federale del Caucaso del Nord ha fermato le indagini sul caso dell'omicidio del noto attivista per i diritti umani inguscio, l'ex proprietario del sito di opposizione “Ingushetia.Org" Makšarip Aušev. I suoi familiari non sono d'accordo con questa decisione.

Ricordiamo che Mak
šarip Aušev faceva parte del consiglio degli esperti del Caucaso del Nord presso l'Incaricato per i diritti umani della Federazione Russa. E' morto il 25 ottobre 2009, quando sulla strada federale “Kavkaz” [1] contro la sua automobile hanno sparato ignoti da un'auto che gli è passata accanto. Poco tempo prima, il 15 settembre, in Inguscezia era stato tentato il rapimento di Makšarip Aušev.

Del fatto che le forze dell'ordine abbiano fermato le indagini sull'omicidio di Mak
šarip Aušev ha comunicato il 3 febbraio l'avvocato della famiglia dell'ucciso Musa Pliev.

A suo dire, l'indagine è stata fermata già ad ottobre dello scorso anno. Ma l'inquirente l'ha comunicato solo ora, dichiarando che questo è stato fatto “per via dell'impossibilità di stabilire le persone imputabili”.

L'avvocato è intenzionato a fare appello contro questa decisione e ad ottenere la prosecuzione delle indagini, trasmette “
Ėcho Kavkaza[2].

“Gli inquirenti, considerando l'importanza di questo caso, avrebbero potuto rivolgersi al capo della commissione inquirente Aleksandr Bastyrkin con la richiesta di prolungare il periodo delle indagini, ma non l'hanno fatto perché non vogliono occuparsene più” – ritiene Musa Pliev.

L'inquirente Oleg Cybul'kin, che conduce il caso dell'omicidio, non si è messo a commentare la propria decisione, scrive oggi il giornale “Kommersant”
[3].

Come ha comunicato il "Kavkazskij uzel", a settembre dello scorso anno il padre dell'attivista per i diritti umani ucciso, l'ottantenne Magomed-Chadži Aušev ha comunicato che il caso dell'omicidio di Makšarip Aušev sarà trasmesso a un nuovo gruppo inquirent, che lavora sotto il controllo del presidente russo.

In precedenza Magomed-Chadži Aušev aveva dichiarato che gli era noto chi aveva ucciso suo figlio. Fra l'altro Magomed-Chadži ha fatto direttamente i cognomi di persone, tra cui anche alcune che occupano posti in alto tra le forze dell'ordine, che, a quanto gli risulta, sono complici dell'omicidio di suo figlio. Subito dopo questa dichiarazione le autorità ingusce hanno cominciato a condurre una verifica, ha comunicato l'allora ancora addetto stampa del presidente inguscio Kaloj Achil'gov, tuttavia dei risultati della verifica niente è noto.

Nel marzo 2010 i familiari di Makšarip Aušev sono giunti a compiere un'indagine autonoma sul delitto e hanno annunciato una ricompensa per informazioni sui suoi assassini. L'anonimato di chi comunicasse dette informazioni era garantito con un giuramento sul Corano.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "I familiari degli abitanti dell'Inguscezia sequestrati a San Pietroburgo hanno raccontato di pedinamenti nei loro confronti", "HRW [4]: l'omicidio di Aušev mette in dubbio l'autorità di Evkurov in Inguscezia", "Gli Aušev invitano gli abitanti dell'Inguscezia davanti alla casa dell'ucciso Makšarip Aušev", "Evkuro: dietro l'omicidio di Makšarip Aušev possono esserci le strutture armate".

Kavkazskij uzel”, http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/180574/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


Note

[1] “Caucaso”.

[2] “Eco del Caucaso”, radio legata a “Radio Europa Libera”.

[3] “Commerciante”, giornale economico.

[4] Human Rights Watch.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/02/anche-le-indagini-sullomicidio-di.html

01 febbraio 2011

A proposito di Ruslan Umarov

Le autorità italiane smentiscono l'arresto di Ruslan Umarov

Feb. 01 2011, 00:55

I rappresentanti delle autorità italiane hanno smentito la notizia dell'arresto del 35-enne fratello del leader dei guerriglieri del Caucaso del Nord Dokku Umarov Ruslan Umarov.

In precedenza era stato comunicato che Ruslan Umarov era stato portato via da un treno da agenti delle forze dell'ordine italiane al momento di varcare la frontiera italiana alla stazione ferroviaria di Mestre a Venezia [1].

Fonti della prefettura della provincia settentrionale italiana di Gorizia hanno comunicato la sera del 31 gennaio che l'uomo arrestato alla stazione ferroviaria di Mestre, alloggiato nel centro per la detenzione temporanea degli immigrati illegali nella cittadina di Gradisca, non è Ruslan Umarov.

L'arrestato è risultato essere un cittadino del Tagikistan, cosa che è stata chiarita al momento di stabilirne l'identità. Con Ruslan Umarov ha in comune solo l'età. Quanto prima l'arrestato, che è privo di documenti, secondo la legislazione italiana dev'essere mandato in patria in Tagikistan, scrive la RIA “Novosti” [2].

Come ha comunicato "Kavkazskij uzel", secondo notizie dei mezzi di informazione di massa locali, Ruslan Umarov si è rivolto alle autorità italiane chiedendo asilo politico. Tuttavia i guerriglieri hanno dichiarato che l'arrestato non è il fratello di Dokku Umarov.

Nel frattempo le strutture armate della Cecenia stanno verificando la notizia della possibile morte dello stesso Dokku Umarov, a cui i guerriglieri ceceni nell'agosto 2010 si sono rifiutati di giurare fedeltà, scegliendo come proprio emiro il comandante in campo Chusejn Gakaev. Nelle strutture armate cecene non si esclude che Umarov abbia varcato i confini del paese e abbia interrotto tutti i contatti per superare tranquillamente l'inverno che è giunto. Ma allo stesso tempo non si esclude che Dokku Umarov sia stato ucciso o sia morto di una malattia causata da avvelenamento.

Il leader dell'"Emirato del Caucaso" Umarov si è preso la responsabilità dell'organizzazione delle due esplosioni nel metrò di Mosca nel marzo 2010. Inoltre il 27 gennaio 2011 il capo dell'Inguscezia Junus-Bek Evkurov ha accusato le organizzazioni armate clandestine del Caucaso del Nord, tra cui anche quelle di Umarov, di aver compiuto il 24 gennaio l'atto terroristico a Domodedovo.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Džemal' [3]: la spaccatura nell'"Emirato del Caucaso" aiuterà le strutture armate a lottare con i guerriglieri in Cecenia", "Umarov ha chiesto a Gakaev di restituirgli i soldi e ha riorganizzato l'"Emirato del Caucaso"", "Ai guerriglieri staccatisi da Umarov possono aggiungersi quelli offesi dalle autorità, ritengono gli osservatori".

Kavkazskij uzel”, http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/180397/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


Note

[1] Sic. E' noto che Mestre non è luogo di frontiera...

[2] RIA (Russkoe Informacionnoe Agentstvo, “Agenzia di Informazione Russa”) “Notizie”.

[3] Orchan Gejdarovič Džemal', giornalista e politologo.



http://matteobloggato.blogspot.com/2011/02/il-fratello-di-umarov-e-tagiko.html

31 gennaio 2011

A proposito di capri espiatori

Cos'è il “jama'at [1] dei Nogai [2]




Quelli che sono sospettati di aver preso parte all'atto terroristico all'aeroporto di Domodedovo sono stati dichiarati morti molte volte


Due giorni dopo l'atto terroristico che ha tolto la vita a 35 persone il primo ministro Vladimir Putin ha dichiarato che la Repubblica Cecena non ha a che fare con questa esplosione.

Allo stesso tempo agli organi del ministero degli Interni e dello FSB [3] sono giunti orientamenti su un supposto organizzatore dell'atto terroristico, un membro del cosiddetto jama'at dei Nogai, il 31enne abitante di Pjatigorsk [4] Vitalij Razobud'ko. E in una serie di mezzi di informazione di massa compaiono sempre più insistentemente “informazioni” da fonti delle forze dell'ordine sulla pista dei Nogai. Questi alludono alla partecipazione all'atto terroristico del capo del proibito “Emirato del Caucaso” Dokku Umarov. Tuttavia lo stesso principale terrorista del paese .

E nel quadro dell'atto terroristico ci sono molte contraddizioni.

Il gruppo dei Nogai dei “Guerrieri di Allah” è un'unità militare del cosiddetto vilajat [5] della steppa dei Nogai (di cui, secondo la versione di Umarov, fa parte tutto il territorio di Stavropol' [6]) come una delle regioni dell'“Emirato del Caucaso” formato da Dokku Umarov nel 2007. Tuttavia i “Nogai” nella composizione del fronte separatista pancaucasico hanno una lunga storia.

Il gruppo combattente di sabotaggio “Battaglione dei Nogai” sorse già nel periodo della prima guerra cecena [7]. Fu formata un'unità, il cui nocciolo era formato da fuoriusciti dei distretti di Šelkovskaja e Naurskaja [8] della Repubblica Cecena, dove storicamente vivevano molti Nogai, ma questo battaglione era comunque internazionale, vi giocavano un ruolo notevole sia kumyk [9], sia ceceni, c'erano anche dei russi.

Dopo la fine della guerra l'unità fu praticamente eliminata e cessò di esistere. Tuttavia prima della seconda campagna cecena Šamil' Basaev e Khattab [10] presero la decisione di ricrearlo. Per cui alcune centinaia di giovani – fondamentalmente Nogai di Stavropol' – svolsero una preparazione militare nei campi “Caucaso” di Khattab nel territorio della Cecenia. Nel 1999 i guerriglieri del “Battaglione dei Nogai” si resero noti per l'attiva partecipazione alla “campagna” nel Daghestan.

Dopo la fine della fase attiva della seconda campagna cecena (nel 2003) il “gruppo dei Nogai” ha continuato la propria attività. Il suo compito fondamentale è diventato il controllo sui centri abitati nella steppa del distretto di Neftekumsk del territorio di Stavropol' e dei vicini distretti di Šelkovskaja nella Repubblica Cecena e di Kizljar nel Daghestan.

Da allora il numero dei suoi membri attivi non è stato grande. Nel periodo invernale, quando i guerriglieri scendono dai monti per svernare, questo si riduceva a 10-20 persone, nel periodo “verde” (la stagione primaverile-estiva) aumentava fino a un massimo di 70 persone, che, a loro volta si scindevano in singoli gruppi.

Per lungo tempo nel jama'at giocò un ruolo chiave l'emiro del villaggio di Sary-su [11], il kumyk Tachir Bataev. Questi è ancora annoverato tra i ricercati a livello federale, nonostante che, perfino secondo informazioni dei siti estremisti, Bataev sia morto nel corso di un'operazione speciale a Gudermes [12] nel 2007. Da allora, a credere ai comunicati degli uomini delle strutture armate, un “Nogai” ucciso o arrestato su due è il capo di un jama'at.

Nonostante il fatto che i “Nogai” siano solo una delle unità militari che operano sui territori loro “affidati” (per esempio, solo nel territorio del distretto di Šelkovskaja nella seconda metà degli anni 2000 esistevano quattro grandi jama'at militari), ma proprio i “Nogai” sono sempre stati e restano su un conto particolare tanto per i guerriglieri, quanto per gli uomini delle strutture armate locali. Questo lo ammettono perfino i navigati agenti del CSN [13] dello FSB del Daghestan.

Le sortite dei “Nogai” si distinguono sempre per l'estrema audacia, anche se la tattica che applicano è abituale per i guerriglieri: trappole per i militari e gli agenti delle forze dell'ordine. Raccogliendosi insieme solo per operazioni concrete, in seguito si sciolgono.

E le operazioni per la liquidazione dei membri del “jama'at dei Nogai” sono sempre azioni militari massicce. Per esempio, all'eliminazione di due membri attivi del jama'at, i fratelli Elgušiev, nel 2004 nel distretto di Kizljar nel Daghestan prese parte qualche centinaio di uomini dei corpi speciali e agenti del ministero degli Interni locale. E il blocco totale del grande villaggio Nogai Tukuj-Mekteb nel 2006, dove, secondo le informazioni dei servizi segreti, si trovavano I membri del jama'at, fu guidato dal vice-capo del ministero degli Interni della Federazione Russa Aleksandr Čekalin. L'operazione speciale durò più giorni – con l'uso dell'artiglieria pesante, dell'aviazione, dei corpi speciali e delle truppe interne.

E anche se i “Nogai” non hanno mai giocato un ruolo chiave nel comando supremo dei separatisti caucasici, preferendo “occuparsi in pace delle proprie cose” [14], per qualche motivo proprio il “gruppo dei Nogai” viene sepolto di anno in anno dagli uomini delle strutture armate. Nell'ultimo decennio le forze dell'ordine hanno fatto rapporto più di una volta sulla sua “totale sconfitta”. Così alla fine del 2005 l'allora capo dell'UFSB [15] del territorio di Stavropol' Oleg Dukanov dichiarò che questa unità era stata eliminata e alla fine del 2008 il GUVD [16] di Stavropol' rendeva conto di un analogo “grandissimo successo”. E nell'ottobre 2010 il già capo dello FSB Aleksandr Bortnikov fece rapporto a Dmitrij Medvedev su un operazione speciale svolta con successo e sull'ennesima sconfitta inflitta.

Solo che c'entra qui la zona di Stavropol'? Le basi fondamentali dei Nogai sono state trovate e continuano ad esistere nel territorio dei distretti di Šelkovskaja e Naurskaja nella Repubblica Cecena. E, cosa di non poca importanza, strutturalmente il “gruppo dei Nogai” si è sempre sottomesso agli emiri ceceni del “Fronte del Nord” del settore dell'Ičkerija [17].

Perciò, anche se ci servono caparbiamente la versione sui “Nogai”, al posto di Vladimir Vladimirovič non mi metterei ad additare così categoricamente la “pista cecena”.

Qui c'è anche un'altra sfumatura. Dopo l'atto terroristico Dokku Umarov non ha fatto comunque dichiarazioni di responsabilità per l'accaduto. Perché?

Nell'estate dello scorso anno nell'“Emirato del Caucaso” è avvenuta una spaccatura. Tre grandissimi emiri ceceni, tra cui anche l'emiro del vilajat di Nochčijoch (Repubblica Cecena) Chusejn Gakaev, come pure Aslambek Vadalov e Tarchan Gaziev, si sono schierati contro Umarov. Questi hanno cercato di togliere l'emiro supremo dal suo posto di capo e hanno dichiarato la propria indipendenza, che hanno pure preso a dimostrare in ogni modo. Il che comporta anche l'audace raid su Centoroj [18], villaggio natale di Ramzan Kadyrov, nell'agosto dello scorso anno o l'incursione dei guerriglieri di Vadalov al parlamento ceceno in ottobre.

Ora nella Repubblica Cecena la situazione è relativamente stabile e contro Dokku Umarov tra quelli “alla macchia” nessuno si schiera apertamente – forse perché è inverno o forse sono anche riusciti a risolvere d'amore e d'accordo i problemi sorti. Non di meno nei siti estremisti non si parla di una riunificazione. E non è escluso che il nuovo atto terroristico sia un tentativo dei “concorrenti” di Dokku Umarov di affermarsi. In questo caso è del tutto possibile che lo stesso emiro dell'“Emirato del Caucaso” abbia saputo dell'ennesimo atto terroristico nella capitale russa dai mezzi di informazione di massa.

Dossier della “Novaja gazeta”

Atti teroristici attribuiti dalle forze dell'ordine al “battaglione dei Nogai”

3 settembre 2003 – esplosione di un elettrotreno locale a Essentuki [19]. Morirono 6 persone.

16 settembre 2003 – esplosione dell'edificio dell'UFSB della Repubblica di Inguscezia. Un terrorista-kamikaze fece esplodere nel cortile della direzione un camion GAZ-53 [20]. Morirono 3 persone.

9 settembre 2006 – battaglia nel villaggio di Tukuj-Mekteb nel distretto di Neftekumsk del territorio di Stavropol'. Secondo i dati ufficiali, le perdite da parte degli uomini delle forze dell'ordine russe assommarono a 4 persone. Da parte dei guerriglieri del “gruppo dei Nogai” a 12. Buona parte dei guerriglieri riuscì a fuggire.

17 agosto 2010 – esplosione di una Žiguli [21] farcita di esplosivo presso un caffè cittadino a Pjatigorsk. Rimasero ferite 30 persone.

5 settembre 2010 – attacco al poligono militare “Dal'nij” [22] presso Bujnaksk [23]. Un kamikaze su una Žiguli farcita di esplosivo entrò nella piccola tendopoli dei militari. In conseguenza dell'esplosione morirono cinque militari. L'identità del kamikaze fu presto stabilita: risultò essere il 26enne Zamir Terekbaev, nativo del distretto di Neftekumsk nel territorio di Stavropol'.

27 novembre 2010 – esplosione sul ramo ferroviario Astrachan' [24]-Machačkala [25].

31 dicembre 2010 – nel parco di Kuz'minki [26] a Mosca è esploso un albergo privato. Nelle sue rovine è stato trovato il corpo di una donna, che finora non è stata riconosciuta. Secondo la versione degli inquirenti, è avvenuta un'auto-esplosione in conseguenza di un maneggio imprudente dell'esplosivo. Secondo i dati ufficiali, l'albergo era stato preso in affitto da due donne, una delle quali al momento dell'esplosione non c'era. 5 giorni dopo a Volgograd [27] è stata arrestata una nativa del distretto di Šelkovskaja, la nogai Zejnap Sujunova, che al momento è detenuta a Mosca nel SIZO [28] di Lefortovo e sospettata di preparare un atto terroristico. In quello stesso SIZO dall'ottobre dello scorso anno è detenuto suo marito Anverbek Amangaziev, accusato di terrorismo e detenzione illegale di armi.

Conclusione

Il “jama'at dei Nogai” – così come cercano di presentarcelo i servizi segreti – non esiste. C'è il “gruppo dei Nogai” nella composizione del jama'at di Šelkovskaja nella Repubblica Cecena.

Le informazioni sulla “pista dei Nogai”, attivamente promosse dagli inquirenti, non sono altro che il tentativo di sviluppare creativamente il pensiero del premier sull'assenza nell'atto terroristico di una “pista cecena”. Partendo da quegli stessi dati con cui operano le indagini ufficiali non si può fuggire dal pensiero che all'accaduto abbiano comunque preso parte le “organizzazioni clandestine dell'Ičkerija”.

Nelle condizioni di spaccatura all'interno dell'“Emirato del Caucaso” per ora non c'è possibilità di dire chi concretamente tra i grandi comandanti stia dietro l'esplosione a Domodedovo.

Irina Gordienko

30.01.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/010/19.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Comunità islamica” (il termine è usato nel senso di “gruppo terroristico islamista”). Il corsivo, qui e altrove, è mio.

[2] Popolo caucasico di etnia turca.

[3] Federal'naja Služba Bezopoasnosti (Servizio di Sicurezza Federale), il principale servizio segreto russo.

[4] Città della Russia meridionale.

[5] Regione.

[6] Città della Russia meridionale.

[7] Quella degli anni 1994-1996, conclusa con un armistizio.

[8] Villaggi cosacci della Cecenia settentrionale.

[9] Popolo caucasico di etnia turca.

[10] Šamil' Salmanovič Basaev era il capo della guerriglia cecena e Khattab (Samir Saleh Abdullah al-Suwailem) un noto terrorista di origine saudita. Entrambi sono stati uccisi da russi.

[11] Villaggio della Cecenia settentrionale.

[12] Città della Cecenia centrale.

[13] Centr Special'nogo Naznačenija (Centro per i Compiti Speciali).

[14] Citazione volutamente sbagliata ed ironica della Prima Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi.

[15] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio Federale di Sicurezza).

[16] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Centrale degli Affari Interni), in pratica la polizia.

[17] Nome data alla Cecenia dai separatisti.

[18] Villaggio della Cecenia centro-orientale.

[19] Città della Russia meridionale.

[20] Camion della Gor'kovskij Avtomobil'nyj Zavod (Fabbrica di Automobili di Gor'kij – adesso Nižnij Novgorod, nella Russia centrale).

[21] Versione russa della Fiat 124.

[22] “Lontano”.

[23] Città del Daghestan centrale.

[24] Città della Russia meridionale.

[25] Capitale del Daghestan.

[26] Zona della periferia sud-orientale di Mosca.

[27] Città della Russia meridionale, la ex Stalingrado.

[28] Sledstvennyj IZOljator (Carcere Giudiziario).

[29] Carcere della zona nord-orientale di Mosca, luogo di tortura sovietico e tuttora di competenza dei servizi segreti.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/01/i-nogai-vengono-fatti-tornare-in-vita.html

29 gennaio 2011

A proposito di situazioni esplosive (II)

Al posto di Nicola II deve arrivare Kennedy




Russia: il livello di odio si avvicina al segno “esplosione”


Continua. Inizio nel n .06-07

Nello scorso numero è stata pubblicata la prima parte dell'articolo del noto esperto russo di problemi etno-politici Ėmil' Pain. In esso si analizzavano le cause e le conseguenze dei fatti dell'11 dicembre nella piazza del Maneggio a Mosca, il pericolo del processo di “etnicizzazione del comportamento di protesta” della popolazione russa, ma anche la mobilitazione religiosa nelle regioni russe legate all'Islam.

Il tratto di insediamento [1]: la storia si ripete

Numerosi studi condotti in diversi paesi mostrano che alla base della xenofobia sta non tanto la reazione al comportamento di altri gruppi etnici, quanto il trasferimento sugli “estranei” di un complesso di insoddisfazioni socio-psicologiche accumulatesi in diverse sfere della vita dei portatori delle fobie. Se c'è l'odio, il nemico si trova, perciò cambia continuamente forma. All'inizio del XX secolo la forma fondamentale di xenofobia in Russia era l'antisemitismo e all'inizio del XXI nella coscienza di massa è stato schiacciato dagli umori anti-caucasici.

Dal 1890 al 1903 nel sud della Russia si scatenarono alcune ondate di pogrom contro gli ebrei [2]. Il potere russo allora rispose ad essi all'incirca nello stesso modo dell'attuale – con un inasprimento delle condizioni di vita di coloro contro cui era diretto l'odio. Nei tratti di insediamento agli ebrei fu proibito la partecipazione agli organi di governo locale e l'uscita da questi tratti dei gruppi professionali che in precedenza ne avevano diritto, per esempio gli artigiani. A Pietroburgo, a Mosca e in altre città proibite come residenza per gli ebrei cominciarono rastrellamenti e sgomberi di persone che prima avevano diritto di residenza in esse. A cosa portò questo? I pogrom non si interruppero, al contrario, negli anni 1905-1906 diventarono ancora più crudeli, ma la gioventù ebraica si gettò in massa sulle barricate della prima rivoluzione russa. Dopodiché seguì una nuova stretta di limitazioni dei loro diritti. Cosa successe dopo, lo sanno tutti – avvenne l'ultima rivoluzione per la dinastia dei Romanov.

Oggi perfino l'immagine dei tratti di insediamento, la sola minaccia di limitazione dei diritti per i gruppi etnici che li possedevano, può portare a un'esplosione politica.

Nel 1890 i 24 rappresentanti più in vista della cultura russa (L. Tolstoj, V. Korolenko [3], K. Timirjazev [4], V. Solov'ëv [5] e altri) sottoscrissero la “Dichiarazione contro l'antisemitismo”, in cui si notava che qualsiasi eccitazione dell'inimicizia su base etnica “perverte la società alla radice e può portarla all'imbarbarimento morale, in particolare con l'attualmente già visibile decadenza dei sentimenti umanitari, con la debolezza del principio giuridico nella nostra vita”. Suona come un commento fresco dei fatti di dicembre nella piazza del Maneggio, ma invece alla fine del XIX l'inimicizia su base etnica si incitava all'antica, “manualmente”, senza appoggiarsi alla potenza dei mezzi di comunicazione di massa.

All'inizio del XX secolo i partiti delle Centurie Nere [6] erano le organizzazioni politiche russe più massicce per numero di membri attivi. Dal 1905, dopo la comparsa dell'Unione del Popolo Russo [7] e di tutte le organizzazioni separatesi e ramificatesi, il movimento delle Centurie Nere si trovò legato direttamente al governo e fu finanziato da un fondo speciale del Ministero degli Interni. Tuttavia queste organizzazione si erano originate 15 anni prima della loro ammissione ufficiale come movimenti autonomi.

Nel 1890 sorse l'organizzazione illegale “Reggimento Russo”, presto sbaragliata dalla polizia. In quello stesso anno comparve l'organizzazione semi-legale “Assemblea Russa”. Questi movimenti si formavano nel sud della Russia, nella zona del tratto di insediamento, in cui i russi etnici formavano una maggioranza non significativa o perfino una minoranza in confronto alla popolazione locale moldava, ucraina ed ebraica. Qui all'inizio del secolo scorso l'impetuosa industrializzazione lasciò senza mezzi di sussistenza una massa di artigiani e piccoli imprenditori. Qui si fece sentire un'acutissima disoccupazione e, conseguentemente, la concorrenza sul mercato del lavoro. Qui in condizioni di eccezionale ristrettezza si manifestarono più acutamente molti problemi sociali, compresa l'ubriachezza di massa. La coscienza comune legò allora tutte queste disgrazie, così come oggi, prima di tutto agli estranei, ma anche ai funzionari venduti, che gli garantivano di prevalere ai danni del popolo russo. Proprio qui furono proposti per la prima volta lo slogan “La Russia per i russi” e le richieste rivolte al potere di garantire legalmente la prevalenza al popolo russo. Adesso questa idea è sostenuta da più della metà degli intervistati in tutta la Russia.

Crisi politica – manifestazioni etniche

In cosa consiste la somiglianza dei fatti svoltisi in Russia all'inizio del XX e all'inizio del XXI secolo? In entrambi i casi gli scontri etnici sono diventati solo una delle forme di riflesso della crisi socio-politica. All'inizio del secolo scorso, così come all'inizio dell'attuale, si sono manifestati evidenti segni di disfunzione di un sistema chimerico, che unisce l'economia di mercato a un regime poliziesco-burocratico indurito.

I successi dell'economia russa agli inizi del secolo scorso furono più impressionanti di quelli all'inizio dell'attuale. 40 anni dopo l'abolizione della servitù della gleba la Russia irruppe nel quintetto dei paesi più industrializzati del mondo in una serie di importanti indici economici.

Tuttavia perfino con la crescita della potenza economica del paese il suo potere autocratico non era incapace di risolvere un qualsiasi complesso problema sociale e politico. Perfino gli amministratori di talento erano limitati nelle possibilità di condurre riforme sociali.

A P.A. Stolypin [8] riuscì condurre una riforma agraria molto radicale, ma le sue più che moderate proposte “Sulla revisione delle disposizioni che limitano i diritti degli ebrei” (ottobre 1906) furono respinte dallo zar con la seguente motivazione: “Nonostante i più convincenti argomenti a favore di una decisione positiva su questa cosa, la voce interiore mi ripete sempre più insistentemente che non prenda su di me il peso di questa decisione”. Così anche oggi le più importanti decisioni sociali e politiche vengono prese di nascosto, da un piccolo gruppo di persone, che sono comunque guidate dalla stessa “voce interiore” e da stereotipi individuali che non si distinguono da quelli di massa.

E adesso, come pure all'inizio del secolo scorso, la scelta delle persone per le più alte cariche dello stato è determinata comunque dal principio della “devozione personale” a danno delle qualità personali. Quale ruolo nel destino dell'Impero Russo abbia giocato questo principio l'ha notato nelle sue memorie S. Vitte [9]. Caratterizzando i rappresentanti dei partiti delle Centurie Nere che avevano rafforzato la propria influenza a corte, scrisse: “La maggior parte dei suoi caporioni sono parvenu politici, gente sporca di pensieri e sentimenti, non hanno alcuna idea politica vitale e onesta… E il povero Sovrano sogna, appoggiandosi a questo partito, di ristabilire la grandezza della Russia. Povero Sovrano”.

E finalmente la cosa principale: il sistema di governo verticale e chiuso al controllo sociale genera inevitabilmente corruzione, che non a caso si traduce dal latino come “sfiorire”, questa fa effettivamente sfiorire, decomporre la società. E' anche la causa principale di quella forma di contraddizioni interetniche che si è formata in Russia nel secolo scorso e ancora di più nell'attuale. La corruzione totale porta alla sfiducia totale e più facilmente si riveste dell'immagine del nemico etnico. Perché i poliziotti hanno lasciato andare le persone sospettate dell'omicidio di Egor Sviridov [10]? Forse per grande amore per i caucasici? La corruzione crea le condizioni per la cosiddetta criminalità etnica. Il fatto è che ad un ambito corrotto chiuso si adattano meglio i gruppi che conservano la chiusura patriarcale e la solidarietà interna.

In che modo è riuscito all'America ridurre sostanzialmente l'attività e l'influenza della mafia italiana, le notizie sui cui crimini balenavano ogni giorno sulle pagine della stampa americana fino agli anni '80? Prima di tutto con lo sviluppo della trasparenza nell'economia e nelle relazioni dei politici con il mondo degli affari. E anche a spese della possibilità di portare persone dalla mafia agli affari legali, tra i Sinatra e i senatori.

Il ruolo di una società aperta per la soluzione dei problemi etnici si può seguire anche in senso contrario, analizzando il fallimento del concetto di multiculturalismo. Questo concetto, diventato dominante nella politica interna delle maggior parte dei paesi dell'Occidente dagli anni '70, di fatto ha stimolato la crescita di un'identità di gruppo, indebolendo quella civica comune e in fin dei conti ha portato alla crescita della chiusura etnica, alla formazione di aree etniche e religiose chiuse non più sulla base di una segregazione di stato, ma su basi volontarie. Adesso i paesi dell'UE hanno rinunciato a questa politica. Questi hanno preso a sostenere di nuovo l'integrazione individuale dei cittadini in un'unica società civile indipendentemente dall'appartenenza etnica e religiosa.

In Russia nessuno ha condotto una politica di multiculturalismo, negli anni Zero in essa è mancata in generale una politica etnica coerente e le istituzioni statali che avrebbero dovuto condurla sono state smobilitate. Tuttavia tutto l'ambito socio-politico, come ho cercato di mostrare, lavora per la divisione della società.

La cultura civile ha un altro nome in sociologia – la cultura “partecipativa” della partecipazione. Ma a cosa può partecipare oggi una persona attiva in Russia? Gli ascensori sociali sono arrugginiti e la mobilità sociale, in particolare per la gioventù, rappresenta un problema enorme. La politica pubblica di fatto manca, perciò l'attività politica è impossibile. Anche quella sindacale è paralizzata. Da noi per la gente che protesta è più facile bloccare la Transiberiana che proclamare uno sciopero. La via verso gli ultrà calcistici, gli skinheads o le sette religiose – è questa la non ricca scelta che resta all'attuale regime per realizzare la vivace attività giovanile.

La politica interna, che conosceva solo le parole “proibire”, “inasprire”, “non permettere” e “punire”, per Nicola II risultò suicida nel vero senso della parola. Questa risultò letale per l'Impero Russo dei successi economici, in quanto lasciò alle sue forze attive una stretta fessura per la scelta tra il conservatorismo delle Centurie Nere e la rivoluzione bolscevica, la scelta tra la padella e la brace [11]. Adesso la scelta è ancora più ristretta, in quanto oggi sia il conservatorismo, sia la rivoluzione nel nostro paese possono essere solo delle Centurie Nere. Non c'è una terza forza. I liberali sono divisi ancor più della società. Quelli che sono in vista discutono su dove sedere o in quale parte della piazza Triumfal'naja [12] stare.

Un anno e mezzo prima delle elezioni presidenziali

I fatti della piazza del Maneggio non somigliano alle agitazioni etniche standard. Sono una celata protesta socio-politica in forma etnica. Ma per l'appunto questa forma rende poco credibile che tale attività si indirizzi nell'alveo della solidarietà civile e della creatività civile. Tra l'altro, nella storia contemporanea esperienze di simili trasformazioni ci sono state. Così la svolta quasi fantastica per risultati degli USA dal razzismo totale ancora negli anni '60 all'elezione a presidente di un afro-americano nel 2008 è indissolubilmente legata al nome del presidente J.F. Kennedy, anche se questi non prese subito su di se il ruolo di iniziatore della lotta con il razzismo.

Kennedy vinse con scarso margine le elezioni del 1960. In seguito il suo consenso prese a cadere in seguito al senso di caos nel paese causato dalle crescenti agitazioni dei neri. All'inizio del 1963 in risposta a queste agitazioni negli USA crebbe nettamente il livello di umori razzisti. Questo costrinse Kennedy a frenare le riforme delle relazioni tra le razze e l'ampliamento dei diritti civili dei neri per evitare un confronto aperto con i razzisti, gravido di complicazioni dei rapporti con il Congresso. Rinunciò a sostenere una nuova legislazione sui diritti civili, compreso il disegno di legge Clark-Seller, preparato su sua richiesta. Fino al maggio 1963 il lavoro sul problema nero, stando alle memorie del suo consigliere A. Schlesinger, fu l'ultimo della lista dei piani del presidente.

Tuttavia già a giugno, circa un anno e mezzo prima delle elezioni, Kennedy indirizzò un messaggio straordinario al Congresso, in cui espose il proprio programma nell'ambito dei diritti civili. Il suo senso politico consisteva nell'idea di “trasformare la rivoluzione nera in una cosa pacifica e costruttiva”. Nella sua campagna elettorale Kennedy contava non tanto sull'appoggio della minoranza nera, buona parte della quale allora era ancora priva del diritto di voto, quanto sull'unione delle forze moderate e assennate della maggioranza bianca davanti alla minaccia di una divisione razziale che avanzava. Le proposte di Kennedy sul problema razziale contenute nel messaggio erano molto moderate e compromissorie. Tuttavia anni dopo questo messaggio si prese a valutarlo come una svolta nei rapporti sociali negli USA, come un programma di “nuova frontiera” nell'ambito dei diritti civili. Questo programma fu seguito poi da tutti i presidenti USA indipendentemente dalla loro appartenenza partitica.

Ci si può aspettare che l'attuale presidente russo, la cui politica nella stampa pro-Cremlino viene definita la “seconda edizione del caos degli anni '90”, faccia uso della lezione del presidente Kennedy? Forse, ma, ahimè, solo come fiaba natalizia.

Ėmil' Pain
articolo speciale per la “Novaja gazeta”

25.01.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/008/07.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Nome dato nella Russia zarista alle zone in cui dovevano risiedere gli ebrei.

[2] Va notato che in russo il termine pogrom indica il tumulto popolare in generale.

[3] Vladimir Galaktionovič Korolenko, scrittore populista.

[4] Kliment Arkad'evič Timirjazev, biologo rivoluzionario.

[5] Vladimir Sergeevič Solov'ëv, filosofo e teologo.

[6] Gruppi ultranazionalisti e antisemiti.

[7] Organizzazione ultranazionalista.

[8] Pëtr Arkad'evič Stolypin, primo ministro ai tempi di Nicola II.

[9] Sergej Jul'evič Vitte, politico russo, fautore dell'industrializzazione.

[10] Tifoso dello Spartak ucciso in una rissa con dei giovani caucasici.

[11] Letteralmente “tra il fuoco e la fiamma”.

[12] “Trionfale”, piazza di Mosca, teatro di manifestazioni dell'opposizione.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/01/la-bomba-che-sta-per-esplodere-in-tutta_29.html