19 ottobre 2007

A proposito della giustizia in Russia (V)

Il caso Igor' Domnikov

Agli assassini è stata letta la sentenza, i mandanti sono ancora in libertà

Martedì il giudice federale della corte suprema del Tatarstan[1] Il’dus Minšakirovič Gataulin ha emesso una condanna per le vicende della banda Tagir’janov. Gli imputati erano accusati di 23 omicidi e 8 rapimenti. Quattro di loro – il capobanda Tagir’janov, i membri della banda Babkov, Danilevič e Dacko – sono stati condannati all’ergastolo. L’uccisore di tre persone Chuzin è stato condannato a 25 anni di reclusione in una colonia penale a regime duro, Kazakov a 19 anni, Bezuglov, l’uomo più vicino a Tagir’janov, che aveva pianificato la maggior parte dei delitti e vi aveva partecipato personalmente, a 18 anni di colonia penale a regime duro, nonostante il fatto che indubbiamente meritasse il quinto ergastolo di questa banda. Ma l’attiva collaborazione alle indagini è stata ritenuta dal giudice una circostanza attenuante.

A dir le cose come stanno, proprio grazie alle ammissioni di Bezuglov si è venuti a sapere che alla banda Tagir’janov “va ascritto” l’omicidio di un nostro collaboratore, il redattore di una sezione della “Novaja gazeta” Igor’ Domnikov. Purtroppo bisogna ammettere che senza queste dichiarazioni non si sarebbe mai riusciti a risolvere il caso del bestiale assalto conclusosi con la morte di Igor’. Con l’aiuto di Bezuglov “stapparono la bocca” anche al capo della banda Tagir’janov: durante le indagini disse chi aveva ordinato l’omicidio di Domnikov. Le tracce condussero al governatore della regione di Lipeck[2] Korolëv e al suo vice Dorovskij, sulle attività dei quali Igor’ Domnikov aveva scritto un ciclo di articoli. Le indagini portarono alla luce anche l’intermediario, che fu arrestato, – un qualche uomo d’affari di nome Pavel Sopot, che aveva collaborato attivamente sia con la leadership della regione di Lipeck sia con la banda Tagir’janov (Tagir’janov è amico e partner d’affari di Sopot).

Ma dopo che Sopot cominciò a fare dichiarazioni, il vice governatore Dorovskij e il governatore Korolëv si trovarono in una situazione molto delicata. Quando poi furono congelati i conti in due banche moscovite (a quanto risulta dalle indagini, proprio in questi venivano versati i soldi ai banditi per i servizi di “distribuzione” e di altro genere da loro svolti), gli inquirenti presero a sentire una pressione non da ridere da parte degli odiosi funzionari della Procura Generale. Restano ancora da valutare le azioni dello scandalosamente noto ex vice procuratore Birjukov, che più di una volta ha bloccato i procedimenti penali più importanti (per esempio, il caso delle “Tre balene”[3] ecc.).

Insomma, per via di terribili pressioni e perfino di minacce agli inquirenti di essere sollevati dall’incarico Pavel Sopot dovette essere lasciato stare. In seguito intervenne nel caso della banda Tagir’janov come testimone. Ciononostante perfino al processo questo “testimone” senza troppa modestia ammise il proprio ruolo nella morte di Igor’ Domnikov.

Fatto sta che gli articoli del giornalista irritavano molto il governatore Korolëv e il suo vice Dorovskij. Fargli causa era insensato – negli articoli non c’era un solo errore o un fatto falso, non c’era niente a cui attaccarsi. E poi questi erano scritti in uno stile così splendido e ironico che qualsiasi giudice avrebbe semplicemente riso di cuore. Risolsero il problema in un altro modo. Sfruttarono i legami di amicizia di Sopot e chiamarono a “sistemare le cose” con il giornalista degli assassini professionisti, perché portassero Domnikov a Lipeck sul tappeto del governatore. Non riuscirono a rapire il giornalista e allora entrò in azione il martello. Dopo un pedinamento durato diversi giorni (il delitto fu preparato accuratamente) la sera del 12 maggio 2000 assalirono il giornalista all’ingresso della sua casa. Al’bert Chuzin colpì Igor’ alla testa con un martello per tre volte. Dopo 63 giorni Domnikov morì all’ospedale Burdenko[4] senza essere uscito dal coma.

Nella sentenza del giudice Gataulin tutte le fasi di questo omicidio (dall’ordine all’esecuzione) sono riportate con precisione. Purtroppo sul banco degli imputati accanto a Tagir’janov non c’erano né Кorolëv, né Dorovskij, né Sopot. Il giudice non poteva uscire dai margini dellaccusa presentata. Ma nella prospettiva di far rispondere penalmente i mediatori e i mandanti il giudice Gataulin ha fatto il massimo. Ha condotta un’ineccepibile inchiesta giudiziaria e ha emesso un’ineccepibile condanna. Non dubitiamo che presso la Corte Suprema russa non ci sarà indulgenza per alcuno degli uomini di Tagir’janov.

In generale è stata una bella fortuna che questo processo sia capitato proprio a Il’dus Gataulin, uno dei migliori giudici russi. In Tatarstan lo considerano il giudice più duro, poiché sul suo conto ci sono soprattutto condanne “a vita”. Fra l’altro nessuna sua condanna è stata modificata dalle supreme istanze, il che testimonia in questo caso non della durezza, ma esclusivamente della professionalità del giudice. Perfino nel caso di Tagir’janov non solo ha emesso quattro condanne all’ergastolo, ma ha anche rimesso in libertà con la condizionale i quattro membri più giovani della banda, che non avevano preso parte agli omicidi. Questo diritto di punire e amnistiare, facendosi guidare solo dalla legge e dalla propria coscienza è un privilegio che alcuni membri della magistratura russa hanno conservato.

Gli inquirenti, che hanno impiegato anni per questo processo e l’hanno portato avanti con la migliore professionalità, erano soddisfatti di questa sentenza. E hanno fatto capire: il lavoro ulteriore sulla vicenda dell’omicidio di Igor’ Domnikov prosegue.

Proseguiremo anche noi.

Elena Milašina
Nostro corrispondente speciale

29.08.2007, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/66/05.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Repubblica autonoma della Federazione Russa popolata per la maggior parte da tatari.

[2] Città della Russia centro-meridionale.

[3] Secondo un’antica leggenda russa il mondo si regge sulla schiena di tre balene. “Tri kita” (Tre balene) è il nome di un complesso commerciale che si occupa di mobili ed è implicato in uno scandalo di corruzione che vede coinvolti anche membri dei servizi segreti.

14 ottobre 2007

A proposito di diritti umani violati (V)

5.10.2007, Strasburgo.

Comunicato dell’ufficio stampa dell’Associazione internazionale “Pace e diritti umani”

I dettagli dell’intervento di Said-Èmin Ibragimov del 2.10 durante la seduta dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sono stati forniti da testimoni oculari e da lui in persona dopo che Said-Èmin il 4.10 ha riacquistato la parola.

Come è stato comunicato in precedenze, Said-Èmin Ibragimov è stato invitato il 2 ottobre alle 13 e 15 minuti nella sala n. 6 della sede del Consiglio d’Europa. L’invito scritto e le informazioni necessarie per l’intervento di Said-Èmin non sono state inviate, forse casualmente. Noi lo sappiamo, perché, date le sue condizioni di salute, tutta la posta di Said-Èmin passa attraverso la nostra sezione. Vista la nostra inquietudine al riguardo, Said-Èmin ha detto, che non bisogna inquietarsi per questo e che questi dettagli possono mutare poco nella sua esposizione. Nei giorni precedenti il 2 ottobre Said-Èmin è stato a letto in silenzio, riprendendo forza, ha cercato di bere più acqua, non ha quasi mai risposto al telefono e ha conservato le forze. Il 2 ottobre hanno cominciato a giungere persone da vari paesi. Superando grandi distanze, sono giunte persone, a cui non sono indifferenti il destino e il futuro del popolo ceceno e fra queste ci sono persone di varie nazionalità. Ma tra loro non c’erano i molti ceceni, che vivono in qualità di rifugiati POLITICI nella stessa Strasburgo e nelle regioni vicine. Quando le persone che sono giunte hanno fatto notare ciò, Said-Èmin ha risposto molto semplicemente: quando si tratta di amore e dedizione alla propria Patria e al proprio popolo, non ha senso parlare di distanze.

A Strasburgo è arrivata per prima la delegazione austriaca, poi hanno cominciato ad arrivare anche gli altri. Purtroppo, non è riuscito comunque a vedere alcuni di loro e ha chiesto di esprimergli la sua gratitudine. Dalle 10 del mattino in poi presso la sede del Consiglio d’Europa sono state appese bandiere cecene, manifesti e documenti fotografici. I poliziotti, che, soprattutto durante le sedute dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, sono sempre vigilanti e richiedono sempre l’autorizzazione per lo svolgimento di manifestazioni, erano assolutamente tranquilli, e quando gli è stato detto che Said-Èmin avrebbe dovuto arrivare presto con i documenti, si sono fatti da parte e non hanno creato problemi, sapendo che Said-Èmin ha sempre tutti i documenti in regola. Said-Èmin si è avvicinato con gli amici che lo sostenevano dopo le 12 e 30 minuti.

Nonostante il fatto che sia molto dimagrito e che era evidente che si costringesse a restare in piedi con la forza di volontà, ha abbracciato tutti quelli che si avvicinavano a lui e li ha ringraziati perché, malgrado le difficoltà, erano venuti, dopo aver fatto una strada così lunga. Non so se lo stesso Said-Èmin in quel momento pensasse quanto lunga e difficile era stata la strada, che con il suo abituale passo lieve e rapido aveva potuto percorrere 5 minuti prima, quella che gli tocca percorrere nelle sue attuali condizioni fino alla sala n. 6, dove dopo tutto questo deve anche intervenire? Una strada che per poco non lo ha condotto alla morte.

Tutti stavano in piedi e osservavano la piccola delegazione che andava lentamente verso l’entrata della sede del Consiglio d’Europa, da cui tutti costoro aspettavano gesti concreti per una soluzione radicale del problema ceceno per mezzo delle norme del diritto internazionale riconosciute da tutti.

Uno di quelli che osservavano queste persone che andavano a passo lento e che ha visto molte cose nei suoi 40 anni, ha esclamato a bassa voce: “chwjt davisag jaw, hwo ky’gaš twehw c(u vachw jiš elarkcha ciga”[1]. E sul suo volto virile, qua e là coperto di cicatrici, è corsa una grossa lacrima, cosa che i ceceni si concedono molto di rado. Stavolta la procedura di emissione dei permessi per entrare nella sala è durata insolitamente a lungo, forse anche questo casualmente. Ma è arrivato il sig. Günter Schimmler[2] e ha accelerato questa operazione. Siamo saliti al 2° piano e Schimmler ha chiesto se fosse necessaria una sedia a rotelle per Said-Èmin e nel frattempo Schimmler si è affrettato in sala e vedendo questo Said-Èmin ha risposto di no. Nessuno supponeva che per Said-Èmin, nelle sue condizioni, ci volessero circa 20 minuti di cammino. Quando Said-Èmin con enorme sforzo ha percorso questa distanza, la relazione di Dick Marty[3], in cui questi parlava dello sciopero della fame di Said-Èmin, era già terminata. Gli intervenuti hanno parlato molto delle gravi violazioni dei diritti umani in Cecenia. Le loro relazioni venivano tradotte simultaneamente in diverse lingue. In modo particolarmente preciso e univoco i rappresentanti di Human Right Watch e Amnesty International hanno definito le azioni compiute dai militari russi in Cecenia dei crimini, a cui dovrebbero seguire adeguate punizioni. Nei loro interventi si sentiva il sincero desiderio di aiutare le persone che soffrono senza colpa.

Infine, già quasi alla fine della seduta, è stata data la parola a Said-Èmin, debilitato da uno sciopero della fame di 32 giorni, costretto a sopportare la difficile traversata dei corridoi del Consiglio d’Europa e già stanco di aspettare, ma che non manifestava esteriormente in alcun modo le proprie condizioni. Forse anche questa è stata una coincidenza casuale. Said-Èmin ha iniziato il proprio intervento in modo molto meditato e quieto, anche se era molto pallido. Ha ringraziato le grandi organizzazioni internazionali per il loro grande contributo alla causa della salvezza delle persone e della difesa dei loro diritti e delle loro libertà. Inoltre ha aggiunto che, nonostante l’utilità di questo lavoro, questo non porta purtroppo allo sradicamento del problema del mondo contemporaneo. C’è la radice del male, che sempre più estende i propri tentacoli e produce i velenosi frutti del male. E finché non lotteremo con questa radice del male, del dolore e delle sofferenze sulla nostra terra non ce ne saranno meno. Come esempio di passaggio a questa lotta, Said-Èmin ha proposto al Consiglio d’Europa il passaggio effettivo dalla pratica di emettere Risoluzioni e Raccomandazioni, che sono state ignorate dalla Russia, vista la loro inefficacia, all’esame della questione cecena dal punto di vista delle norme del diritto. Progetti di documenti per tale passaggio a una reale soluzione della questione cecena sono stati presentati da Said-Èmin Ibragimov all’ONU, all’UE e al Consiglio d’Europa nell’estate di quest’anno. Il principio fondamentale di questi documenti consiste nel fatto che queste organizzazioni, almeno inizialmente, senza sottostare all’influenza dei duplici standard, ma prendendo spunto dalle norme del diritto internazionale riconosciute da tutti e rimandando ad esse, dovrebbero definire tutto direttamente e apertamente in termini giuridici adeguati. Se è stata compiuta un’aggressione, indichino univocamente nelle loro Risoluzioni, rinviando alla legge, che è stata compiuta un’aggressione e non la manipolino con le parole della parte forte che ha commesso il crimine ed è interessata a nasconderlo con l’uso di preposizioni e di termini e spostando diverse targhette dalla testa malata a quella sana.

Scrivo queste spiegazioni prendendo spunto dai documenti elaborati da Said-Èmin sulla base del suo grande lavoro come giurista e studioso. Ma quel giorno non hanno permesso a Said-Èmin di esprimersi, fosse pure con un decimo della sua relazione, e questo si è unito a molte altre coincidenze non del tutto chiare. Tutto questo era impossibile da sopportare non solo per un uomo che fa lo sciopero della fame da 32 giorni, ma anche per un uomo in salute. Said-Èmin ha perso conoscenza e dopo essere stato soccorso dai medici del Consiglio d’Europa è stato portato rapidamente in ospedale. Dopo essere stato fatto rinvenire dai medici, per altri due giorni è stato steso immobile e non ha potuto parlare. Ha ripreso a parlare il terzo giorno e subito ha richiesto di essere dimesso dall’ospedale. I medici si sono categoricamente rifiutati di dimetterlo quel giorno e lo hanno dimesso il quinto giorno, dopo pranzo. Al momento presente Said-Èmin Ibragimov continua a fare lo sciopero della fame e la sua situazione peggiora continuamente.

Tutti questi dettagli sono stati scritti su richiesta di molte persone, che scrivono da molti paesi del mondo e soprattutto dalla Russia.

Il collaboratore dell’ufficio stampa dell’Associazione internazionale “Pace e diritti umani”,
Al’bert Vachaev

5.10.2007

Mentre, mi preparavo ad inserire questo articolo nei siti, ho ricevuto la notizia, che il Segretario Generale del Consiglio d’Europa Terry Davis ha inviato per posta una lettera indirizzata a Said-Èmin Ibragimov. Ma finora questa lettera, per quanto sappia, non è giunta a Said-Èmin.
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[1] Frase cecena che non sono in grado di tradurre e che trascrivo forse in modo erroneo.
[2] Segretario del Comitato dell'Assemblea per gli Affari Legali e i Diritti Umani.
[3] Deputato liberal-radicale svizzero.

(Traduzione di Matteo Mazzoni. Note di Matteo Mazzoni e Marco Masi)

http://ceceniasos.ilcannocchiale.it/post/1641254.html


http://matteobloggato.blogspot.com/2007/10/strasburgo-hanno-
la-coscienza-pulita.html

A proposito di diritti umani violati (IV)

DICHIARAZIONE DI SAID-ÈMIN IBRAGIMOV DEL 1 OTTOBRE 2007
(Trasmessa per telefono.)

Domani, 2.10 alle ore 13 e 15 minuti nella sede del Consiglio d’Europa, probabilmente avrà luogo il mio intervento. Ho grande speranza che il Consiglio d’Europa darà, finalmente, una risposta scritta alla mia legale richiesta e mi libererà dalle sofferenze fisiche e morali che provo da non poco tempo. Due funzionari del Consiglio d’Europa (non voglio fare i loro nomi per ragioni etiche)[*], durante gli incontri con i miei rappresentanti hanno dichiarato: "se Ibragimov vuole morire, che muoia". Ancora una volta voglio rimarcare che non ho dichiarato lo sciopero della fame perché voglio morire, ma perché tutte le vie legali per ottenere giustizia sono completamente bloccate e non è rimasto altro da fare. Se le mie richieste non avessero avuto una motivazione giuridica, allora neanche il metodo di protesta tramite lo sciopero della fame avrebbe potuto essere valido. Nell’articolo 3 dello Statuto del Consiglio d’Europa si dice che ogni membro del Consiglio d’Europa deve riconoscere la signoria del Diritto e il principio, secondo cui tutti coloro che si trovano sotto la sua giurisdizione devono godere dei diritti umani e delle libertà fondamentali e collaborare sinceramente e attivamente al raggiungimento degli scopi del Consiglio, stabiliti nell’articolo 1.[**] Penso che non ci sia necessità di ripetere e dimostrare che la signoria del Diritto e la difesa dei diritti umani in Cecenia non ci sono più già da molto tempo. Nell’articolo 8 dello Statuto del Consiglio d’Europa si dice che il diritto alla rappresentanza di ogni membro del Consiglio d’Europa che violi gravemente le disposizioni dell’art. 3. [***] può essere sospeso e che il Comitato dei ministri può proporgli di uscire dal Consiglio d’Europa e poi anche informarlo della sua uscita dal Consiglio d’Europa. Ma tutto questo per qualche motivo non riguarda la Russia. Al momento dell’ingresso della Russia nel Consiglio d’Europa il 25.01.1996 nella Disposizione n. 193 fu posta la condizione concreta che la Russia regolasse la questione cecena e ratificasse i protocolli della Convenzione Europea n. 1, 2, 4, 7, e 11. Quanto al protocollo n. 6 fu stabilito il termine di 1 anno per la firma e di tre anni per la ratifica. Ma finora sono passati 11 anni e queste condizioni non sono state rispettate. Anche se si considera solo questo, si può dire che la Russia adempie il principio della signoria del Diritto?

In questo caso chiedo all’ONU, all’UE, al Consiglio d’Europa: o dimostrano con motivazioni giuridicamente fondate che le mie richieste non possono essere esaudite perché non rientrano nei loro doveri internazionali o confermano giuridicamente la loro legalità e si impegnano per iscritto a passare all’esame giuridico della questione cecena, con tutte le conseguenze giuridiche da ciò derivanti. La risposta, quale che fosse, mi darebbe la possibilità di lavorare ulteriormente e ottenere la verità. Il loro silenzio è il vero segnale del fatto che tutto procede secondo un nuovo corso e sopportare ciò, capendo bene le potenziali conseguenze di tale cinismo, è semplicemente impossibile. Mi hanno già spiegato che non mi sopporteranno a lungo. Ma probabilmente non gli toccherà neanche farlo. Se il 2.10 non riceverò una risposta, non intendo aspettarla oltre, e in silenzio, chiuso in casa, senza incontrare più nessuno né parlarci, continuerò il mio sciopero della fame, e che le mie sofferenza, così come le sofferenza di tutto il popolo ceceno pesino sulla coscienza degli indifferenti. Con tutta l’anima sono grato a tutti quelli che hanno appoggiato le mie richieste e hanno cercato di salvarmi. Perdonatemi per non aver esaudito le vostre richieste di interrompere lo sciopero della fame. Vorrei tanto esaudirle, e capisco che queste richieste venivano da cuori puri. E con tutto il mio rispetto per i miei benefattori, non posso fermarmi e ammettere che l’indifferenza dei funzionari ha vinto e che la signoria del Diritto sarà di nuovo conculcata in nome degli interessi dei potenti di questo mondo.C’è ancora un giorno per la mia speranza.

Said-Èmin Ibragimov
1.10.2007
Strasburgo.

Il servizio stampa dell’associazione internazionale “Pace e diritti umani” comunica, che le condizioni di Said-Èmin sono molto critiche, nonostante il fatto che cerchi di restare tranquillo e di nascondere il proprio stato interiore. Oggi è il 31°, e in generale il 31° giorno di sciopero della fame di Said-Èmin e a quanto risulta è stato qualche volta sul punto di morire. Rivolgiamo ancora una volta una preghiera a tutti, in particolare a chi vive a Strasburgo: NON RESTATE INDIFFERENTI, VENITE DOMANI 2 OTTOBRE ALLA MANIFESTAZIONE. -------------------------------------------------------------------------

[*] In questo caso noi delle ragioni etiche ce ne infischiamo e qualche ipotesi su uno dei nomi la facciamo volentieri: Ivan Koedjikov? Per maggiori info: link.
[**] Se si leggono le finalità del CE (Corte per i Diritti Umani a parte) viene da ridere...
[***] Vale la pena di dare una occhiata allo statuto del CE: link. E pensare che si spendono 200.000.000 die euro/anno per un baraccone del genere....

(traduzione di Matteo Mazzoni - note di Marco Masi), http://ceceniasos.ilcannocchiale.it/post/1633032.html


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A proposito di Putin (VI)

I “Nostri”[1] con i vostri soldi

Finanziando i progetti politici del Cremlino, il mondo degli affari dimostra la propria lealtà

Il leader del movimento filopresidenziale “I nostri” Vasilij Jakemenko durante una conferenza stampa ha fatto i nomi degli sponsor. In particolare i soldi vengono versati al suo movimento dal Fondo per la preparazione della riserva dei quadri “Club di Stato” e da compagnie amiche.

Il Fondo è stato creato nel 2006 dai deputati di “Russia Unita”[2] Sergej Šiškarëv e Andrej Kokošin e dal senatore Michail Margelov per collaborare alla realizzazione del progetto nazionale e delle iniziative presidenziali nell’ambito dell’istruzione. Il Fondo finanzia “la preparazione di quadri, patrioti del proprio paese”, capaci di rafforzare lo stato russo nella “politica, nella scienza e nel mondo degli affari”. A quanto è stato dichiarato la missione del fondo, in particolare, è la “propaganda dell’ideologia di Stato in ambito giovanile”. I fondatori del “Club di Stato” fanno parte del suo consiglio direttivo.
Il direttore del “Club di Stato” Aleksandr Èllarjan ha confermato alla “Novaja gazeta” che il fondo aiuta il movimento “I Nostri”, ma ha rifiutato di fare i nomi delle compagnie e degli imprenditori che versano soldi al fondo.

Alla domanda se l’appoggio a un fondo leale al potere, che propaganda l’ideologia di Stato, permetta di ridurre i rischi nel mondo degli affari, Èllarjan ha risposto che la sua attività di direttore del “Club di Stato” non ha niente a che fare con il mondo degli affari.

Aleksandr Èllarjan è direttore generale della compagnia “Delo-Centr”[3], che si occupa di trasporto, spedizione e sdoganamento di carichi da importare ed esportare. Fa parte anche del consiglio di amministrazione della Novorossijskoe uzlovoe transportno-èkspedicionnoe predprijatie[4] (NUTÈP), che opera nel porto di Novorossijsk[5]. Secondo la lista degli affiliati (pubblicata il 30 marzo 2007), Èllarjan possedeva lo 0,17% delle azioni della NUTÈP.

Il presidente del consiglio direttivo del “Club di Stato” e vice presidente della Commissione della Duma di Stato[6] per l’energia, i trasporti e le comunicazioni Sergej Šiškarëv nel 1993 ha fondato la compagnia di spedizioni “Delo” e fa parte del consiglio di amministrazione del porto di Novorossijsk. Nel 2000 Šiškarëv è diventato uno degli uomini più fidati di Vladimir Putin fra quelli che si occupavano della campagna elettorale. Prima di diventare deputato, si era anche messo in luce come fondatore della compagnia di trasporti e spedizioni “Megatrans” e partner di Aleksandr Èllarjan, con cui ha fondato la compagnia commerciale “Šèllko”. Èllarjan ha confermato che era alle origini dell’azienda, ma che al momento non è più legato ad essa.

Sergej Šiškarëv non ha risposto alle nostre domande.

Il leader dei “Nostri” Vasilij Jakemenko si è rifiutato di commentare la situazione.

– Quando il mondo degli affari finanzia progetti politicamente leali verso il potere, in primo luogo costruisce la propria immagine, mostra lealtà verso il Cremino, – ritiene il primo vice direttore generale del Centro di tecnologie politiche Boris Makarenko. – I contributi all’immagine, di regola, non vengono conteggiati nella categoria “dare-avere”.

Di questo si occupano prevalentemente le grandi strutture già consolidate.

Secondo l’esperto, così come nell’alta società si usa fare beneficenza, da noi, quando una struttura d’affari raggiunge un determinato livello, le conviene dare un po’ di soldi a progetti politicamente leali verso il potere. Questa, certamente, è una tendenza, ma è difficile valutarne le dimensioni, in quanto questo ambito resta estremamente poco limpido.

Roman Šlejnov
redattore della sezione indagini

12.08.2007, “Novaja Gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/61/14.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


http://matteobloggato.blogspot.com/2007/09/i-soldi-della-putinjugend.html

01 ottobre 2007

A proposito di ritorni al passato (II)

“Abbiamo prestato il giuramento del medico sovietico[1], non quello di Ippocrate”

Larisa Arap a proposito di quello che le è successo nell’ospedale psichiatrico

Il 20 agosto Larisa Arap, attivista della sezione di Murmansk[2] dell’OGF[3] ricoverata forzatamente il 5 luglio di quest’anno, è stata liberata dall’ospedale psichiatrico di Apatity[4]. Motivazioni formali per il ricovero forzato non sono state fornite né dagli psichiatri, né dal tribunale, che ha semplicemente buttato giù una sentenza che fa riferimento ad una qualche sua pericolosità per gli altri o per se stessa. In che cosa consistesse questa pericolosità non è neanche stato detto. Ma più di una volta nei 47 giorni di permanenza nell’ospedale psichiatrico hanno rammentato a Larisa un suo articolo di giornale “con calunnie sugli psichiatri”. L’hanno portata via brutalmente, senza chiedere il consenso né a lei stessa, né ai suo parenti più prossimi. E così l’hanno dimessa, senza rilasciare un referto, né una diagnosi, né indicazioni per ulteriori cure. Perché mai fare tante formalità?

- Come Lhanno dimessa?

- Alla vigilia il primario mi ha chiamata e mi ha fatto capire che i miei tentativi di uscire in qualche modo erano inutili. Sarebbe stato peggio per me e per i miei familiari. Non parlò di dimettermi. Lunedì mi hanno chiamata dal medico che mi aveva in cura e mi hanno detto che mi avrebbero dimessa. Posero la condizione che non dicessi niente di male su di loro. Ho promesso che non lavrei fatto. Mi fecero scrivere una dichiarazione, secondo cui chiedevo di essere dimessa dall’ospedale ed ora pronta a curarmi a casa e a recarmi all’ambulatorio. Mi è toccato farlo, altrimenti non mi avrebbero dimessa. Per fortuna, che ad Apatity quel giorno c’era mio marito, ho potuto telefonargli e mi è venuto a prendere.

- Le hanno fatto iniezioni, Le hanno dato delle pastiglie? Com’è stato?

- Orribile. Mi si intorpidiva la lingua, mi veniva il singhiozzo, mi bloccavo tutta. Dopo mi prendevano i crampi e la febbre.

- Ci si poteva rifiutare di assumere medicine?

- No, controllavano che ingoiassi, che le pastiglie non ti restassero in bocca. Se ti rifiutavi – cinghie (ti legavano al letto) e iniezioni.

- Come si comportava nei suoi confronti il personale medico?

- Vario. A Murmansk già il primo giorno mi misero alle cinghie. Nella sezione per l’accoglienza mi hanno picchiata. Mi costringevano a spogliarmi completamente in presenza di uomini. Mio marito ha fotografato le mie lacerazioni e i miei lividi. Ad Apatity all’inizio mi hanno messa a dormire su un materasso sporco e bagnato, ma poi me ne hanno dato uno normale. Con gli altri malati si comportavano in modo orribile. Mi meraviglio che non sia impazzita in quell’inferno. Ecco che oggi ho scoperto che sono incanutita.

- La portavano a passeggiare fuori dalle stanze?

- Sì, ho scritto una petizione, altre dieci persone l’hanno firmata e ci hanno portati fuori due volte per mezz’ora.

- Due volte al giorno?

- No, due volte in tutto quel tempo. In generale non portano a passeggiare. Le visite sono limitate, permettono di incontrare solo i familiari. Se cominci a “pretendere diritti” – cinghie e iniezioni.

- Com’era la situazione nelle stanze?

- Nella mia stanza c’erano otto persone. Gente tranquilla. In altre stanze era peggio, c’erano persone inquiete, aggressive. Il televisore viene acceso un’ora al giorno. Non c’era radio né giornali. Qualcuno sta così da 10 anni. Quando sono stata dimessa, alcuni piangevano, mi chiedevano di aiutarli ad uscire.

- Come La nutrivano?

- Il cibo è rivoltante, è impossibile mangiarlo. Le porzioni sono piccole, il pane è razionato – due pezzetti a colazione, a pranzo e a cena. Se non venisse mandato qualcosa, toccherebbe fare la fame. Alcuni non hanno nessun parente e neanche viene loro mandato nulla. Io condividevo le cose che mi venivano mandate – tutti ti guardano con occhi affamati, è impossibile non condividere.

- Come punivano e per cosa?

- Capita, che puniscano fisicamente – possono spingerti, colpirti, legarti al letto. C’è una cella di rigore, là l’isolamento è completo. Là mettono, a quanto ho capito, i più disobbedienti. Quando c’ero una donna si è ritrovata là.

- Dopo quello che è successo, non ha paura di rilasciare interviste? Intende continuare l’attività in campo sociale?

- Non ho paura di rilasciare interviste. Intendo continuare l’attività in campo sociale, non l’abbandonerò.

- Cosa vorrebbe dire ai lettori della “Novaja Gazeta”?

- Voglio augurargli ogni successo e ringraziarli tutti per il loro appoggio. Ringrazio Elena Vasil’eva e altre persone che mi hanno difesa. Ringrazio l’Associazione Psichiatrica Indipendente per la visita – mi hanno sostenuta, forse questo ha influito perché mi dimettessero. Io non sapevo proprio che mi stavano difendendo.

Il mio caso non è l’unico. Da noi la psichiatria è punitiva e questo sistema rinascerà, ha già cominciato. I medici stessi non lo nascondono. Solo la trasparenza può contrastare ciò, bisogna che tutti sappiano.

Commento

Elena Vasil’eva, leader dell’OGF di Murmansk:

“Mi pare che la cosa più importante di tutta questa storia sia la totale, totale impunità dei medici, questi si sentono degli zar, degli eroi. Hanno ricattato Larisa fino all’ultimo momento, fino all’ultimo momento ci hanno detto delle cose schifose. Non hanno idea del fatto che esiste la legislazione federale, che esistono i diritti umani. Non hanno semplicemente tali concezioni. Ritengono che il comandamento medico “non nuocere” non li riguardi. Ho parlato con il vice primario, ha detto: “Io non ho prestato il giuramento di Ippocrate, nessuno di noi l’ha fatto. Noi abbiamo prestato il giuramento del medico sovietico. Perciò la mia anima è tranquilla”.

Sono assolutamente tranquilli.

Aleksandr Podrabinek[5]
osservatore della “Novaja Gazeta”

“Novaja Gazeta”, 23/8/2007, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/64/03.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Il giuramento prestato dai medici sovietici poneva l’accento sui loro doveri nei confronti dello stato sovietico.

[2] Città dell’estremo nord della Carelia, sul Mar Glaciale Artico.

[3] Ob’’edinënnyj Graždanskij Front (Fronte Civico Unito), organizzazione fondata dall’ex campione di scacchi Garri Kimovič Kasparov che riunisce le forze di opposizione a Putin e al suo establishment.

[4] Città della Carelia che prende il nome dai giacimenti di apatite della zona.

[5] Aleksandr Pinchosovič Podrabinek, ex dissidente sovietico.


http://matteobloggato.blogspot.com/2007/10/ma-allora-non-
cambiato-nulla-da-quelle.html

28 settembre 2007

A proposito della guerra in Cecenia (II)

Il fronte caucasico: la nuova tattica degli errori altrui

I servizi segreti russi e i militanti ceceni si rifanno all’esperienza dei loro colleghi dell’Irlanda del Nord. Il risultato potrebbe essere lo stesso – quasi 40 anni di conflitto

Gli avvenimenti degli ultimi mesi nel Caucaso settentrionale fanno supporre una cosa: la tattica sia dei servizi segreti, sia dei terroristi in questa regione è fortemente cambiata.

Se si lascia perdere le dichiarazioni geopolitiche – sullo scontro di civiltà, la minaccia dell’islamismo ecc. – e ci si concentra sul lato pratico della questione, allora lo sviluppo degli avvenimenti nel Caucaso settentrionale ricorda sempre più la crisi in Irlanda del Nord negli anni ‘70. Cosa che hanno indirettamente confermato i generali dei servizi segreti russi che nell’ottobre 2005 visitarono l’Ulster “per uno scambio di esperienze”.

Ai britannici nello scorso secolo ci sono voluti sette anni per giungere a uno stato di cose che in dodici anni è stato riprodotto nel Caucaso settentrionale: eserciti rinchiusi nelle basi e intenti a difendere se stessi, detenzione di sospetti senza formulazione di accuse e, infine, l’utilizzo di gruppi speciali di incerta appartenenza per la liquidazione dei separatisti.

In ultima istanza, esattamente un anno dopo la comparsa nell’Ulster del corpo speciale britannico SAS[1], l’Esercito Repubblicano Irlandese (IRA) trovò la risposta adeguata: effettuò una riorganizzazione interna, dopodiché divenne la più efficace ed efficiente organizzazione terroristica del mondo.

Per andare per la strada britannica le forze armate russe hanno avuto bisogno di molto meno tempo, così come i loro avversari. Oggi, secondo alcuni dati, anche i militanti del Caucaso settentrionale hanno riorganizzato la loro struttura e hanno mutato i loro obbiettivi.

L’11 luglio i raggruppamenti del ministero degli Interni della Cecenia sono passati a un regime forzato, il 21 luglio in Inguscezia[2] è iniziata la SKPO (special’naja kompleksnaja profilaktičeskaja operacija)[3] – così adesso camuffano la lotta contro i militanti, rifiutando di usare i termini “guerra” e “operazione antiterroristica”. Lo scambio di colpi è proseguito anche in agosto: una sparatoria contro alcuni edifici amministrativi a Magas[4], la pulizia[5] dei villaggi – in risposta.

E perfino le autorità sono state costrette ad ammetterlo: sia in Cecenia, sia in Inguscezia, sia in Daghestan ci troviamo di fronte ad un inasprimento della situazione.

Irlanda del Nord: la tattica degli inglesi

Nel 1969 in Irlanda del Nord cominciarono i cosiddetti troubles (difficoltà) – scontri di massa tra cattolici e protestanti a causa della campagna per i diritti civili promossa dai sostenitori dell’indipendenza dell’Ulster. Dall’esercito repubblicano irlandese (IRA), pronto al compromesso e alla partecipazione alle elezioni, si staccò l’ala più radicale – l’IRA provvisoria e i britannici in risposta inviarono le truppe. Nel 1976 nella regione fu inviato il 22° reggimento del noto corpo speciale britannico SAS, i soldati del quale cominciarono a compiere eliminazioni mirate di militanti dell’IRA.

A metà degli anni ‘70 il numero di soldati delle truppe britanniche assommava a circa 22000 persone (in una regione popolata da 1,2 milioni di persone). Questi erano rinchiusi nelle basi (TAOR)[6]. Il numero di poliziotti nell’Ulster in quel tempo crebbe da 3500 a 6500.

Dopo l’arrivo del 22° reggimento del SAS si chiarì abbastanza rapidamente, che il corpo speciale non era intenzionato a cambiare il proprio principio guida – in tutti i casi far fuoco a volontà. Di conseguenza dopo ogni operazione del SAS comparvero deposizioni di soldati con formule a noi così ben note: avevano sparato perché il sospetto “si era mosso rapidamente, aveva messo le mani nella tasca del giubbotto, si era voltato in modo minaccioso”… Tra laltro molti membri dellIRA uccisi erano disarmati.

Nel 1977 fu operata la riorganizzazione della SAS in Irlanda del Nord: comparvero quattro reparti di 16 soldati, che furono dislocati in vari luoghi per aumentare la velocità di reazione. Tuttavia dopo un anno alla SAS fu proibito di compiere imboscate e per cinque anni – fino al 1983 – il corpo speciale britannico non eliminò un solo militante. Ma era già tardi: gli irlandesi avevano capito che il corpo speciale era intoccabile dopo che due uomini del SAS avevano ucciso a colpi d’arma da fuoco un ragazzino di 12 anni e non solo erano stati assolti, ma avevano continuato a prestare servizio nello stesso 22° reggimento. Questa “intoccabilità” era un ulteriore fattore di destabilizzazione.

La principale preoccupazione dei britannici era il lavoro di spionaggio – i reparti addetti a questo erano presenti nella polizia e nell’esercito, ma oltre a questi fu creata una struttura speciale – la Special Military Intelligence Unit[7] (SMIU), – composta da 50 ufficiali, il cui compito era di essere l’anello di congiunzione tra la polizia e l’esercito.

Anche lo spionaggio del SIS[8] e il controspionaggio del MI5[9] erano presenti nella regione, ma lo spionaggio cessò praticamente di lavorare a causa dello scandalo creato dall’arresto di un proprio agente nella capitale dell’Irlanda, Dublino e il controspionaggio si distanziò al massimo dall’Irlanda del Nord, preferendo rispondere della sicurezza del paese nel suo complesso – cioè acciuffare le spie e lottare contro le azioni compiute con l’uso di esplosivi sul territorio della Gran Bretagna.

Il ruolo principale nella raccolta di dati era svolto dallo spionaggio del contingente militare – gli Intelligence Corps e dalla sua struttura sul campo, nota con il nome di 14.a compagnia dello spionaggio (14 Intelligence Company). Essa rispondeva del lavoro di spionaggio e teneva d’occhio i leader dell’IRA. Lavoravano in posti di osservazione stabili (case abbandonate, ecc.) e con automobili senza segni di riconoscimento. L’entità numerica complessiva del reparto era di circa 200 persone.

Anche nella polizia furono formati alcuni gruppi di sorveglianza e verso il 1978 i membri dell’IRA si trovarono sotto osservazione da parte di tre sezioni della 14.a compagnia di spionaggio, quattro gruppi del SAS e sette plotoni dell’esercito e anche alcuni gruppi di polizia. Per il coordinamento furono creati centri regionali di collegamento tra polizia ed esercito, ma di fatti non ci furono quasi scambi di informazioni : i poliziotti ritenevano gli uomini dell’esercito dei “cowboy” e i militari sospettavano la polizia di mollezza e di voglia di lavorare “dalle nove alle sei”.

Tutto questo enorme schema fu comunque abbastanza efficace, ma solo fino al momento in cui l’IRA non si decise a compiere una riorganizzazione.

Caucaso settentrionale: la tattica di Mosca

Le riforme che sono state compiute dopo Beslan e l’attacco dei militanti in Inguscezia erano principalmente indirizzate a non permettere che si ripetessero fatti analoghi – cioè azioni compiute con grande dispiegamento di forze dai militanti, capaci di destabilizzare la situazione in una città o in un’intera repubblica. Il sistema in atto è stato ulteriormente militarizzato. Sono stati creati i gruppi di controllo operativo GrOU[10] sotto il comando di colonnelli delle truppe interne, che devono prendere il controllo delle operazioni in caso di atto terroristico, sono state di nuovo attivate le unità delle truppe interne dislocate nel Caucaso settentrionale – la principale forza d’urto nella repressione delle rivolte.

Nell’ottobre 2005 questo sistema è stato messo alla prova dei fatti: quando i militanti hanno attaccato Nal’čik[11], l’operazione è stata guidata da un comandante dei GrOU, ma dopo il loro arrivo – da un comandante delle VV[12] del Caucaso settentrionale. Lesperienza non si è rivelata molto felice.

Nella primavera del 2006 è stata approvata la legge “Sulle azioni in risposta al terrorismo”[13], che, a quanto è parso, ha cambiato le carte in tavola: il ruolo principale è stato ridato allo FSB[14], che ha dato all’istituzione di Patrušev la responsabilità della lotta contro il terrorismo; è stata perfino creata un’altra struttura di coordinamento di tutti i servizi segreti presso lo FSB – il comitato antiterroristico nazionale (NAK)[15], da cui da un anno e mezzo sentiamo solo dichiarazioni di attività.

Tuttavia, così come il controspionaggio britannico MI5, neanche lo FSB voleva assumersi tutta la responsabilità per la crisi di una regione concreta, preferendo rispondere della sicurezza dello stato nel suo complesso, senza precisazioni. Nonostante la legge “Sulle azioni in risposta al terrorismo”, per la Cecenia è stata fatta un’eccezione: in forza di uno specifico decreto presidenziale (del 2 agosto 2006) capo del quartier generale operativo della Cecenia, a differenza di tutte le altre regioni, è rimasto il vice ministro degli Interni.

Tutte le forze armate federali fino agli ultimi tempi hanno disposto in Cecenia i propri gruppi speciali di liquidatori. Tuttavia con il rafforzamento dell’influenza del presidente Kadyrov la situazione ha cominciato a cambiare. A quanto ci risulta, già verso il 2006 l’invio di gruppi speciali dell’apparato centrale del ministero degli Interni (i cosiddetti VSOG - vremennye specializirovannye operativnye gruppy[16], che agivano in Cecenia e in Inguscezia) è stato sospeso.

Dal 2005 non si hanno notizie di operazioni delle “facce pesanti” (i reparti “Alfa” delle direzioni regionali dello FSB, comandate in Cecenia).

Verso il 2006 si è decisamente ridotta l’attività dei gruppi speciali di FSB e VV – i cosiddetti SSG (svodnye special’nye gruppy)[17], composti da agenti operativi dello FSB e di combattenti dei gruppi speciali delle truppe interne. Fatto sta che il loro luogo di dislocazione – i territori degli OVD[18] provvisori, l’entità numerica dei quali è di 200 persone e a causa di inevitabili fughe di notizie e alle perdite avvenute di conseguenza gli SSG hanno semplicemente cessato di svolgere il loro compito. (L’ufficio stampa delle VV ha rifiutato di commentare l’attività di questi gruppi.)

Nel frattempo nelle pianure gli stessi OVD provvisori sono stati presto messi alle strette. La 46.a brigata delle VV – l’unico grande reparto delle truppe interne presente in Cecenia – si è ritrovata rinchiusa nella propria base.

I gruppi speciali del GRU[19] continuano a compiere operazioni in Cecenia, ma principalmente ne compiono i reparti della 22.a brigata SpN[20] del GRU, dislocata nella regione di Rostov[21] – i gruppi speciali sono cioè costretti ad agire partendo da un territorio vicino, il che complica la raccolta di informazioni.

A proposito, anche le brigate montane create ora (secondo i dati ufficiali, hanno cominciato a distribuire l’organico nei luoghi di dislocazione il 27 luglio) si disporranno fuori dai confini della Cecenia – in Daghestan e nella Karačaevo-Circassia[22].

Lo scambio di informazioni di intelligence è rimasto frammentario com’era. Nell’autunno del 2004 il vice presidente del comitato per la sicurezza della GD[23] Valerij Djatlenko ha dichiarato che è comparso un servizio speciale di spionaggio, che riunisce gli sforzi dello FSB, del ministero degli Interni e del GRU. Tuttavia dopo che sono passati due anni non sono state trovate tracce dell’attività di questa struttura (l’ufficio stampa delle VV di fatto ne ha sentito parlare da noi per la prima volta). In pratica l’onere principale, dopo lo scioglimento della direzione per la coordinazione delle operazioni dello FSB nel febbraio 2006 e visto il ruolo non chiaro della direzione operativa dello FSB dello JuFO[24], spetta alla direzione dell’intelligence delle truppe interne. Si dice che il capo di questa struttura Sergej Kucov sia stato addirittura decorato segretamente da Putin per la liquidazione di Basaev.

Per quel che riguarda l’osservazione segreta, questa in Cecenia funziona solo nelle città ed è operata da ceceni. Sulle montagne i militanti vengono seguiti esclusivamente sulla scorta di informazioni ricevute da “fonti” e dei dati delle intercettazioni radio.

In tal modo verso la fine del 2006 si è ridotta l’attività dei gruppi speciali di tutte le forze armate federali, ma non per il desiderio di ottenere un armistizio, bensì per considerazioni tattiche – quasi come in Irlanda del Nord alla fine degli anni ‘70. I reparti più professionali, a un livello pari a quello dei corpi speciali britannici – i corpi speciali di spionaggio del GRU – si trovano in crisi per questioni di riorganizzazione e riduzione di forze. Nel frattempo, come avvenne ai britannici in Irlanda del Nord, neanche nel Caucaso settentrionale è stato creato un sistema di scambio di informazioni di intelligence e anche qui il ruolo principale è svolto dallo spionaggio militare.

Ma c’è ancora qualcos’altro in comune: il fattore “forze locali”. A dire il vero, lo utilizzano in modo diverso.

Il principio dei Mau-Mau: larruolamento dei propri

L’uso di quadri locali contro i separatisti non è stato inventato certamente in Cecenia e neanche nell’Ulster.

All’inizio degli anni ‘70 i britannici tentarono di creare reparti operativi di transfughi dell’IRA. Questa idea deve la sua nascita al brigadiere Frank Kitson, comandante della 39.a brigata a Belfast. Prima del suo arrivo nell’Ulster Kitson era stato in servizio in Malesia, in Kenia, in Oman e a Cipro. Era considerato un veterano della lotta contro la guerriglia e in Kenia comandò degli insorti della tribù dei Mau Mau[25] che avevano cambiato bandiera. Sull’esempio dei Mau Mau il brigadiere Kitson decise di formare un reparto del genere in Irlanda del Nord – composto da membri dell’IRA “convertiti” (che furono soprannominati Freddy). Il nuovo reparto segretissimo fu chiamato Mobile Reconnaissance Force[26] (MRF). Tuttavia l’attività della MRF fu rapidamente compromessa: i suoi soldati passarono di nuovo all’IRA, rovinando tutte le operazioni pianificate. Alla fine la MRF fu sciolta.

Più efficace si rivelò un’altra tentativo. All’interno del contingente dell’esercito britannico esisteva il reggimento UDR (Ulster Defence Regiment)[27], formato da elementi locali. Tuttavia a prestare servizio in questo reggimento andarono principalmente i protestanti, che consideravano il proprio servizio nell’esercito come la possibilità di difendere armi in pugno la propria comunità. Molti di essi erano addirittura membri dell’UDA[28] – un’organizzazione paramilitare protestante con un’ala del tutto terroristica, che eliminava i cattolici repubblicani a colpi d’arma da fuoco.

Di conseguenza l’IRA accusava continuamente i britannici di prender parte ad un conflitto interreligioso e di sostenere una delle parti in guerra, il che non fece aumentare la popolarità della Gran Bretagna tra la popolazione cattolica.

Tuttavia, certamente a nessuno in Gran Bretagna sarebbe mai venuto in mente di utilizzare i quadri locali così ampiamente come in Cecenia: nel 2007 Putin ha ridotto le forze federali nella repubblica da 50000 a 25000 persone. Di fatto l’entità numerica dei federali e delle formazioni di Kadyrov è divenuta equivalente. A luglio il presidente della Cecenia ha ottenuto il trasferimento del capo dell’ultima struttura di polizia federale non controllata da lui in Cecenia – l’ORB-2[29]. Intanto il capo del quartier generale operativo della Cecenia Arkadij Edelev appare sempre più di rado a Chankala[30] e a Groznyj, preferendo Rostov e Essentuki[31]. Il centro della lotta contro il terrorismo si è definitivamente spostato fuori dai confini della Cecenia: nell’ottobre 2006 a Rostov sul Don presso l’ORB della Direzione Generale del ministero degli Interni dello JuFO è stato creato il Centro per la lotta contro il terrorismo, che deve osservare la situazione del Daghestan, della Cecenia, dell’Inguscezia, della Kabardino-Balkarija[32] e del distretto di Stavropol’[33].

Caucaso settentrionale. I raid delle forze armate

Tra l’altro nella tattica di risposta ai militanti nel Caucaso settentrionale c’è qualcosa che non ha paragoni. Sono i raid delle forze armate delle repubbliche e delle regioni vicine.

Si sono fatte una fama pesante le visite dei kadyroviani[34] della Cecenia nel vicino Daghestan. Tuttavia proprio raid di questo tipo vengono compiuti da agenti dei servizi segreti dell’Ossezia settentrionale nel territorio dell’Inguscezia. Il SIZO[35] di Vladikavkaz[36] oggi aspira al ruolo di carcere principale per i sospetti di terrorismo nella regione del Caucaso settentrionale. Là portano persone arrestate tanto in Inguscezia, quanto in Cecenia (per esempio, proprio qui erano detenuti i militanti arrestati per aver partecipato all’attacco contro l’Inguscezia dell’estate del 2004 e proprio là fu portato da Groznyj Lors Chamiev, sospettato di aver organizzato un atto terroristico tentato a Mosca il 9 maggio di quest’anno). Secondo le informazioni di Memorial[37], gli arrestati vengono portati in questo SIZO da gruppo speciali dell’UBOP[38] dell’Ossezia settentrionale, che vanno a compiere gli arresti in Inguscezia.

Il ruolo dell’Ossezia come punto d’appoggio delle forze federali nel Caucaso settentrionale è tradizionalmente importante: perfino i quadri delle truppe interne dirette in Cecenia, sono generalmente formati nella scuola delle VV di Vladikavkaz. E la nota direzione per il coordinamento delle operazioni dello FSB, a cui obbediva il comandante di un drappello speciale dello FSB “Gorec”[39] Movladi Bajsarov, ucciso a colpi d’arma da fuoco a Mosca da un gruppo speciale ceceno, si trovava sotto il comando di Tejmuraz Kaloev, guardavano a lui perfino per il ruolo di presidente dell’Ossezia settentrionale.

La confusione è aumentata dal fatto che i corpi speciali del GRU operano in Cecenia partendo dalla regione di Rostov e i corpi speciali dello FSB dal Daghestan (là dopo la visita di Putin nell’estate del 2005 è stata creata la filiale del Centro dei corpi speciali) e dal distretto di Stavropol’, dove dopo la prima guerra cecena[40] è stato trasferita la settima sezione del “Vympel”[41]. Proprio gli uomini dei corpi speciali di questa sezione dello FSB furono tra i primi a giungere a Beslan il 1 settembre 2004 ed essi stessi, secondo alcune informazioni, liquidarono due militanti a Nal’čik proprio davanti alla moschea cittadina il 27 giugno 2007.

La riforma dell’IRA

Alla fine degli anni ‘70 la strategia britannica di lotta contro il separatismo irlandese fallì. Gli inglesi non si mostrarono pronti davanti alla nuova dottrina dell’IRA, quella della cosiddetta “concezione della lunga guerra” elaborata nel 1977. Come dicevano i repubblicani, se all’inizio degli anni ’70 c’era la percezione, che la liberazione lungamente attesa fosse lì lì per arrivare, qualche anno dopo toccava ammettere: bisogna prepararsi ad una lunga guerra secondo altre regole.

Fino alle riforme i militanti dell’IRA erano suddivisi in plotoni, che generalmente consistevano di 30 persone. I plotoni si riunivano in battaglioni. A Belfast e a Derry i battaglioni erano raggruppati in brigate. L’IRA per principio utilizzava la terminologia e la struttura militare, cosa che aveva una motivazione ideologica – il parallelo con i tempi dell’insurrezione del 1916, dopo la quale l’Irlanda ottenne l’indipendenza.

Questa struttura aveva un problema – troppe persone sapevano chi era chi nell’IRA. La divisione in plotoni richiedeva l’arruolamento di troppe persone non verificate e la confusione in un solo reparto di quelli che si occupavano del lavoro organizzativo con quelli che conducevano le operazioni.

La riorganizzazione riguardò in primo luogo i militanti: furono riuniti in cellule. Qui l’IRA utilizzò il modello delle organizzazioni di guerriglieri dell’America Latina. Se prima il tiratore scelto conosceva non solo i comandanti al più alto livello, ma anche gli esperti di esplosivi, i fornitori di materiale e i membri di altri reparti, ora questi teneva i contatti esclusivamente con tre-quattro membri della propria cellula. L’IRA le chiamò ASU (Active Service Units – reparti in servizio attivo). Solo il comandante di un’ASU teneva i contatti con il livello più alto dell’organizzazione. Fu eliminata la divisione in plotoni anche i battaglioni furono sciolti. Restarono solo le brigate di Belfast e di Derry. I metodi principali delle ASU divennero gli attentati con l’uso di esplosivi e le uccisioni a colpi d’arma da fuoco di soldati dell’esercito britannico e di poliziotti.

Il numero di membri attivi dell’IRA crollò da 1000 militanti negli anni ’70 a 250 verso l’inizio degli anni ‘80, ma l’efficacia crebbe soltanto.

La riforma di Basaev

Anche reparti di militanti ceceni fino alla primavera del 2006 hanno tentato di mantenere una struttura da esercito: ogni comandante di un gruppo si faceva chiamare generale di brigata, per i filmati propagandistici i militanti si schieravano in plotoni e battaglioni. E’ del tutto evidente che l’utilizzo della terminologia militare aveva precisamente lo stesso carattere ideologico che aveva per l’IRA – ai militanti era necessario lo status di parte in guerra. L’“ora Xgiunse nel 2006.

Magomed Evloev, soprannominato Magas (nominato recentemente emiro[42] militare del fronte caucasico da Doku Umarov[43]) in un’intervista a “Kavkazcentr”[44] della primavera dell’anno scorso disse che per ordine di Šamil’ Basaev nelle strutture dei settori del fronte erano stati “formati gruppi speciali operativi (SOG)[45], a cui erano stati affidati compiti militari di tipo tattico-operativo. Per esempio, il lavoro mirato contro persone concrete e anche “la preparazione e l’esecuzione di operazioni di guerriglia adeguate per l’eliminazione di obbiettivi indicati in precedenza”. Evoloev ha reso noto anche che gli è “riuscito di creare un sistema elastico di direzione, in cui singoli reparti hanno la massima autonomia nelle questioni di pianificazione operativa”.

Queste dichiarazioni confermano le informazioni delle nostre fonti nelle forze armate, che affermano: i militanti si sono effettivamente frammentati in gruppi di tre-cinque persone e si occupano di eliminazione mirata a colpi di arma da fuoco di uomini delle forze dell’ordine e dell’amministrazione. Cosa sono se non ASU sul modello irlandese? E gli ultimi avvenimenti in Inguscezia, evidentemente, testimoniano ancora il passaggio a questa tattica: la sparatoria contro la sede dell’UFSB[46] e contro la casa del vice direttore della GAI[47] della repubblica, cugino del presidente Zjazikov, le sparatorie contro macchine con militari a bordo, l’assassinio del mullah Vacha Vedzižev…

Vale la pena di aggiungere che un anno prima i militanti avevano compiuto una riorganizzazione su base regionale, formando il cosiddetto “fronte caucasico”, dove sono confluiti raggruppamenti di tutte le repubbliche del Caucaso: dalla Kabardino-Balkarija al Daghestan fino all’Ossezia settentrionale.

Nell’autunno del 2006 i militanti hanno di nuovo introdotto correttivi alla loro tattica: stavolta il ruolo di iniziatore è stato interpretato da Doku Umarov, che ha fatto presente che adesso bisogna ridurre la pressione sui grandi centri abitati e concentrare l’azione nelle province di montagna. Evidentemente, in conseguenza dell’applicazione di questa strategia, nell’aprile 2007 nella provincia di Šatoj[48] è stato abbattuto un Mi-8[49] con a bordo combattenti della 22.a brigata dei corpi speciali del GRU.

I rappresentanti ufficiali della Russia, così come a suo tempo i britannici, parlano di riduzione del numero di militanti attivi, dando cifre intorno a qualche centinaio di persone. Considerando l’esperienza irlandese, finora non si può dire se questo sia un indice di decadenza o di ristrutturazione del movimento.

Non si sa se Šamil’ Basaev abbia studiato l’esperienza del movimento insurrezionale in America Latina o in Irlanda del Nord, ma questi e i suoi successori hanno percorso una strada simile, in quanto, evidentemente, è l’unica strada con delle prospettiva per i militanti.

Il brigadiere Glover, capo della sezione spionaggio del quartier generale britannico che negli anni ‘70 si occupava dell’Irlanda del Nord, annotò in qualche modo nel suo rapporto segreto (rubato dai sostenitori dei separatisti e pubblicato dai repubblicani): “Dopo essersi riorganizzata in cellule, l’IRA è divenuta meno dipendente dall’opinione pubblica e ha ridotto le possibilità di infiltrazione di informatori nella sua struttura”. Non sono forse questi gli scopi che si pone qualsiasi organizzazione terroristica?

P.S. Dopo il passaggio alla nuova struttura l’IRA ha decisamente aumentato l’efficacia dei propri attacchi. La situazione è evidentemente sfuggita ad ogni controllo e al primo ministro Margaret Thatcher è toccato non solo andare personalmente nella regione, ma anche inviare là il capo del servizio segreto esterno,perché questi, come persona di parte, potesse riconciliare l’esercito, il controspionaggio e la polizia, costringendoli a scambiarsi informazioni. Tuttavia ai britannici non è riuscito chiudere i conti con l’IRA neanche nei successivi quindici anni, nonostante tutta la durezza della “lady di ferro” e il suo amore per i corpi speciali con i loro metodi, che ricordano tanto il principio russo di “far secchi nel cesso”[50].

Irina Borogan
Agentura.ru
[51]
Andrej Soldatov, osservatore della “Novaja gazeta”

09.08.2007, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/60/18.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Special Air Service (Servizio Aereo Speciale), corpo d’elite dell’esercito britannico.

[2] Repubblica caucasica della Federazione Russa, per decenni unita alla Cecenia.

[3] Operazione Speciale Complessiva di Profilassi (il corsivo, qui e altrove, è mio).

[4] Capitale dell’Inguscezia (sorta di città artificiale, creata ex novo e popolata da qualche centinaio di persone, in cui si trovano le sedi di tutte le istituzioni della Repubblica di Inguscezia).

[5] Začistka (letteralmente “ripulitura”), operazione di rastrellamento svolta abitualmente dalle truppe russe nei villaggi del Caucaso. Durante queste operazioni sono scomparse senza lasciare traccia migliaia di persone.

[6] Tactical Area Of Responsibility (Area Tattica Di Responsabilità).

[7] Unità Speciale Militare di Intelligence.

[8] Secret Intelligence Service (Servizio Segreto di Intelligence).

[9] Military Intelligence, Section 5 (Intelligence Militare, Sezione 5).

[10] GRuppy Operativnogo Upravlenija (Gruppi di Controllo Operativo).

[11] Città dell’Inguscezia.

[12] Vnutrennie Vojska (Truppe Interne).

[13] Le leggi russe vengono identificate da un titolo e non da un numero.

[14] Federal’naja Služba Besopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l’erede del KGB.

[15] Nacional’nyj Antiterrorističeskij Komitet (Comitato Antiterroristico Nazionale).

[16] Gruppi Operativi Specializzati Provvisori.

[17] Gruppi Composti Speciali.

[18] Otdelenija Vnutrennich Del (Sezioni degli Affari Interni).

[19] Glavnoe Razvedyvatel’noe Upravlenie (Direzione Generale di Intelligence).

[20] Special’noe Naznačenie (Compiti Speciali).

[21] Città della Russia meridionale (più precisamente Rostov sul Don).

[22] Repubblica caucasica della Federazione Russa.

[23] Gosudarstvennaja Duma (Duma di Stato), precisazione necessaria perché tutte le assemblee legislative russe si chiamano Duma.

[24] Južnyj Federal’nyj Okrug (Distretto Federale Meridionale), uno dei sette distretti in cui Putin ha diviso la Russia, ponendovi a capo plenipotenziari di sua fiducia.

[25] In realtà Mau Mau era il nome del movimento di liberazione keniota.

[26] Forza Mobile di Ricognizione.

[27] Reggimento di Difesa dell’Ulster.

[28] Ulster Defence Association (Associazione per la Difesa dell’Ulster).

[29] Operativno-Rozysknoe Bjuro (Ufficio Operativo di Indagini).

[30] Villaggio della provincia di Groznyj.

[31] Città della Russia meridionale.

[32] Repubblica caucasica della Federazione Russa.

[33] Città della Russia meridionale, luogo nativo di Gorbačëv.

[34] I kadyrovcy, gli uomini dell’esercito personale di Kadyrov noti per le loro crudeltà.

[35] Sledstvennyj IZOljator (Carcere di Detenzione Preventiva).

[36] Capitale dell’Ossezia settentrionale.

[37] “Memoriale”, associazione nata per difendere la memoria delle vittime delle repressioni sovietiche e attiva nella difesa dei diritti umani.

[38] Upravlenie po Bor’bu z Organizovannoj Prestupnost’ju (Direzione per la Lotta con la Criminalità Organizzata).

[39] “Montanaro”.

[40] Quella iniziata da El’cin nel 1994 e conclusasi nel 1996 con l’armistizio di Chasavjurt, in Daghestan.

[41] “Stendardo”, corpo speciale dello FSB.

[42] Nel senso di “comandante”.

[43] Doku (Dokka) Chamatovič Umarov, attuale leader dei separatisti ceceni.

[44] “Caucaso-Centro”, giornale Internet dei separatisti ceceni.

[45] Special’no-Operativnye Gruppy (Gruppi Speciali Operativi).

[46] Upravlenie Federal’noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio Federale di Sicurezza).

[47] Gosudarstvennaja Avtomobil’naja Inspekcija (Ispettorato Automobilistico di Stato), la polizia stradale russa.

[48] Città della Cecenia meridionale, roccaforte di Umarov.

[49] Elicottero militare della fabbrica Mil’.

[50] Putin ha dichiarato pubblicamente che i terroristi vanno cercati ed eliminati ovunque, anche a costo di andare “a farli secchi nel cesso”.

[51] Agenzia di stampa russa (Agentura significa appunto “agenzia”).


http://matteobloggato.blogspot.com/2007/09/belfast-e-
groznyj.html