26 novembre 2006

A proposito di Ramzan Kadyrov

KARATE SENZA CONTATTO ALLA CECENA
Per imbrigliare Ramzan Kadyrov[1] gli organi di sicurezza repubblicani soggetti alla Federazione Russa hanno arrestato un sottoposto del premier ceceno

Il 15 novembre a Groznyj grazie a un’operazione coordinata dell’UFSB[2] della Repubblica Cecena e della procura è stato arrestato Sultan Isakov – direttore della segreteria della commissione per i risarcimenti del governo ceceno.
Questa commissione è stata creata nel 2003 e avrebbe dovuto controllare la veridicità dei documenti raccolti e prendere decisioni riguardanti il versamento di risarcimenti agli abitanti della Repubblica Cecena per l’ammontare di 350.000 rubli[3] per un’abitazione distrutta nel corso delle operazioni militari (300.000 rubli[4]) per la perdita di una proprietà (50.000 rubli[5]).
A questo scopo erano stati assegnati fondi statali e nel luglio 2003, su delibera del governo della Federazione Russa, erano partiti i pagamenti. E il presidente della Russia aveva promesso agli abitanti della Cecenia che erano stati danneggiati che nel giro di due anni tutti quelli che ne avevano diritto avrebbero ottenuto un risarcimento.
Ma già qualche mese dopo i pagamenti erano stati congelati dall’allora leader della repubblica Achmat-Chadži Kadyrov. Motivo
: appropriazione indebita e corruzione. In verità dopo qualche tempo i pagamenti erano ripresi, anche se non si era posto fine alla corruzione: la maggior parte dei danneggiati riceveva nel migliore dei casi non più della metà della somma stabilita come risarcimento e l’altra metà andava ai funzionari. Se poi qualcuno non voleva dividere, non riceveva un bel nulla: i funzionari sono maestri nell’arte della lungaggine (i documenti non venivano accolti per motivi inventati, i conti bancari su cui giungevano i soldi “personali” venivano semplicemente bloccati).
E nonostante il fatto che per questo motivo nei confronti di funzionari di vario grado (principalmente a livello di villaggio e di provincia) siano stati avviati 556 procedimenti penali in tre anni, gli sfortunati, come avveniva prima, non ricevono le intere somme stabilite. E molti finora non hanno ricevuto un solo copeco.
Nel corso di questi anni i danneggiati hanno tentato di inviare lamentele alla procura generale e al presidente della Russia, ma queste lettere sono state rinviate per competenza nella repubblica[6]. E i querelanti non solo non hanno ottenuto giustizia, ma hanno finito per subire ulteriori danni (ci sono stati casi di omicidi e rapimenti di loro familiari).
In verità l’anno scorso è stato finalmente avviato un procedimento penale nei confronti del predecessore di Isakov Abubakir Bajbatyrov. Questi è stato accusato di “abuso di ufficio” e di peculato per l’ammontare di oltre 18 milioni di rubli. Ma per le proprie macchinazioni a Bajbatyrov è stata inflitta una condanna lieve – un anno e mezzo di reclusione.
Per quel che riguarda Sultan Isakov, protetto di Ramzan Kadyrov (a proposito, quest’ultimo, essendo capo del governo, è anche presidente della corrotta, come si è visto, commissione per il pagamento dei risarcimenti), l’operazione per il suo smascheramento è stata condotta con particolare cura. Di essa non sapeva nulla neanche la dirigenza del ministero degli Interni della Cecenia, devota a Kadyrov.
Secondo quanto ha dichiarato l’addetto stampa dell’UFSB della Repubblica Cecena Jurij Rossinskij dapprima “per aver ricevuto 175.000 rubli[7] da un abitante di Urus-Martan[8] è stato arrestato un membro di un gruppo criminale di nome Èmidin Chamatchanov”, che insieme a un altro intermediario – Ruslan Muchmatov – aveva promesso a un danneggiato di Urus-Martan di sbloccare la somma che gli spettava come risarcimento presso la Rossel'chozbank[9].
La direttrice del reparto operativo della S.p.a. “Rossel’chozbank” Luiza Azimova sbloccò i fondi pervenuti sul conto dell’abitante di Urus-Martan solo dopo che gli intermediari ricevettero 175.000 rubli e che il signor Isakov ebbe dato ordine di operare in tal senso.
Durante una conversazione tenuta con me venerdì sera il sostituto procuratore della Repubblica Cecena Valerij Kuznecov ha detto che “per ora Isakov è agli arresti per 48 ore, domenica il giudice dovrà prolungare il fermo fino a 72 ore. Abbiamo basi oggettive per il suo arresto”.
Ho tentato di ottenere qualche commento dallo stesso premier della Cecenia Ramzan Kadyrov – d’altronde l’arrestato Isakov è un suo diretto sottoposto, - ma, stando a quanto mi ha detto il segretario, il presidente del consiglio non era in sede. Tuttavia il servizio stampa di Kadyrov mi ha gentilmente fornito il suo commento (trasmesso via fax). In esso si dichiara che Isakov è stato arrestato “senza una solida base di prove, che in un modo o nell’altro dimostri la colpevolezza di questo funzionario”.
E inoltre (cito testualmente): “…la vicenda dell’arresto del capo della commissione repubblicana per l’esame delle richieste di risarcimento dei cittadini è una manovra politica con un determinato scopo – minare l’autorità della leadership della repubblica”.
Per “leadership della repubblica”, con tutta evidenza, Ramzan Kadyrov intende se stesso.
Così come il presidente della repubblica Alu Alchanov, che mantiene il silenzio e non rilascia alcuna dichiarazione riguardo all’arresto di un alto funzionario, è evidentemente solidale con la procura della repubblica e l’UFSB.
Bisogna anche rimarcare che i responsabili dell’operazione per lo smascheramento e l’arresto del funzionario sospettato di estorsione mi hanno rivelato che sono state prese misure per garantire l’incolumità dell’abitante di Urus-Martan che si è rivolto all’FSB e alla procura per avere aiuto e anche quella dei suoi familiari.
Questo è in effetti il primo caso di contrapposizione delle forze dell’ordine repubblicane soggette alla Federazione Russa a Kadyrov ed è indirizzata, come supponiamo, ad imbrigliare il troppo ambizioso premier.

Vjačeslav
IZMAJLOV, osservatore militare della “Novaja Gazeta”
20.11.2006 (traduzione e note di Matteo M.)



[1] Ramzan Achmatovič Kadyrov, figlio e aspirante successore di Achmat (Achmat-Chadži) Abdulchamidovič Kadyrov, eletto presidente della Repubblica Cecena nel 2003 grazie a brogli giganteschi e ucciso nel 2004.

[2] Upravlenie Federal’noj Služby Bezopasnosti, “Direzione del Servizio di Sicurezza Federale”, in pratica il dipartimento regionale dei servizi segreti russi.

[3] Circa 10.000 euro.

[4] Oltre 7.000 euro.

[5] Oltre 1.400 euro.

[6] Cioè nella Repubblica Cecena.

[7] Cioè 5.000 euro.

[8] Capoluogo di provincia della Cecenia centrale.

[9] ROSsijskij SEL’skoCHOZjajstvennyj BANK, “Banca Agricola Russa”, istituto di credito di proprietà statale.


http://matteobloggato.blogspot.com/2006/11/mani-pulite-in-
cecenia.html#links

22 novembre 2006

A proposito della Gazprom (IV)

IN CASO DI FUGA DI GAS – CHIAMATE LO 04[1] E CHIEDETE DI “SCHALKE”
In cosa, a parte un club calcistico di medio livello, la Gazprom avrebbe potuto investire 100 milioni di euro

La tesi secondo cui la Gazprom è un “patrimonio nazionale” della Russia, è definitivamente superata. Bisogna piuttosto dire che la Russia è un’appendice, che la rifornisce di risorse, della Gazprom. Il budget del monopolio è pari a quasi un terzo del budget dello stata e la sua influenza politica supera le possibilità di entrambe le camere del parlamento sommate a quelle di metà dei ministeri e dei dipartimenti. Infine si parla molto del fatto che la Russia usi il proprio “martello a gas” per mettere in atto le proprie idee di politica estera; in realtà invece è il vettore della politica estera a ruotare secondo gli interessi del monopolio del gas.

Cercando di ottenere per la “Gazprom” la possibilità di accedere al mercato al dettaglio europeo, Vladimir Putin si è sforzato in modo brusco e goffo di migliorare al contempo i rapporti con USA, Francia e Germania. I primi due paesi li ha di fatto esclusi (finora a parole) dal giacimento di Štokman[2], dalle migliori prospettive e il terzo lo ha posto in una situazione difficile, proponendo un accordo separato, molto conveniente per i tedeschi, ma molto spiacevole per i loro partner europei. Non c’è da meravigliarsi che, posta davanti all’alternativa – litigare con la Russia o con l’Unione Europea, - Angela Merkel abbia scelto la seconda variante.
E quindi, dopo aver fatto mosse del genere, vogliamo ancora che ci accolgano come un partner alla pari e affidabile? Supponiamo
che abbiate tre compagni. Ne abbandonate pubblicamente due e, come se nulla fosse, andate dal terzo, gli proponete di dividere i guadagni e gli giurate, che lui, non lo abbandonerete mai. Edifficile aspettarsi che vi credano, in questa situazione. Non di meno ancor prima di iniziare le trattative fate un regalo costoso al compagno, aspettandovi, probabilmente, che in lui sorga l’esigenza di fare informalmente qualcosa di corrispondente.
Si tratta, naturalmente, dell’accordo di sponsorizzazione firmato dalla Gazprom con il club calcistico Schalke-04. Per apporre il proprio logo sulle maglie e per ulteriori forme di pubblicità il consorzio del gas, ricordiamo, pagherà tra i 100 e i 125 milioni di euro in cinque anni – cioè più di 20 milioni di euro l’anno. Questo vuol dire molte volte più di quanto riceva dagli sponsor un club mediocre, del livello dello Schalke-04, qualcosa di paragonabile a quello che danno alle megagrandi del calcio.
Constatiamo, che perlomeno sul piano tattico questi soldi sono stati spesi a vuoto – la Germania ha rifiutato l’accordo separato. Non li si poteva spendere con maggior profitto, tra l’altro all’interno del nostro paese? Si capisce.
Lasciamo da parte per ora l’aspetto sportivo – la “Gazprom” in effetti impiega per il suo sviluppo grandi sforzi e grandi mezzi, il che fa onore alla sua dirigenza. Ma la compagnia si presenta come socialmente responsabile. Cosa
investe in questo senso? Sul sito ufficiale leggiamo: “Di anno in anno la “Gazprom” aumenta la propria partecipazione a progetti indirizzati all’aumento del sostegno sociali alla popolazione, creando nuovi posti di lavoro, prestando soccorso ai meno garantiti e ai meno abbienti, ai militari, ai veterani e agli invalidi della Grande Guerra Patriottica[3], realizzando programmi di sostegno sociale per i popoli dell’estremo Nord, impiegando mezzi per la costruzione di infrastruttura produttive e sociali in varie regioni della Federazione Russa. Come in precedenza è stata rivolta una particolare attenzione alle iniziative in favore dei bambini portatori di handicap, degli orfani e dei bambini ospitati negli orfanotrofi[4]”.
Cose
indubbiamente benemerite. Facciamo attenzione allultima affermazione. Gli uomini della Gazprom non rendono conto di quanto effettivamente si preoccupino dei bambini portatori di handicap, degli orfani e dei bambini ospitati negli orfanotrofi. Abbiamo resoconti concreti per quel che riguarda l’aiuto fornito come sponsor al club calcistico tedesco.
In Russia ci sono 120.000 bambini che hanno bisogno di operazioni urgenti, senza le quali, molto probabilmente, moriranno. Per effettuarle tutto, sono necessari 1,2 miliardi di dollari. E
davvero molto. Ma i 120 milioni di euro per lo Schalke-04 sono più del 10% di questa somma, cioè 12.000 vite di bambini salvate. Suppongo che in Europa, dove i valori umani sono forti come in nessun’altra parte del mondo, questa cifra farebbe un’impressione assai maggiore del tentativo di rincorrere Abramovič.
Per garantire pannolini per un anno a tutti gli orfanotrofi di Russia, sono necessari 600 milioni di rubli. Questa somma è pari ai versamenti annuali in favore dello Schalke-04. Non so come appaiano i culetti asciutti dal punto di vista delle pubbliche relazioni, ma dal punto di vista del senso di umanità e di responsabilità sociale questo sarebbe un programma irreprensibile.
Infine, quando la Gazprom acquistò la Sibneft’[5], una delle condizioni complementari informali era la spesa di un miliardo di dollari per far giungere il gas ai villaggi. La decima parte di questa somma correrà per i campi di calcio tedeschi. Ogni anno la Gazprom fa giungere il gas a 300 centri abitati. Avrebbero potuto essere 30 volte di più.
La lista si potrebbe allungare ancora. Ci sono molti soldi nel nostro paese, questo è il fatto. Ma nel concreto è di regola che nei posti più importanti per qualche motivo ce ne sia una carenza catastrofica. Se la Gazprom ha così grandi ambizioni di politica estera, potrebbe ampliare i propri impegni sociali interni. O
perché allora dovrebbe chiamarsi patrimonio nazionale”? Già, e fra l’altro non bisogna dimenticare, che la Gazprom è la compagnia di stato di quello stesso stato in cui per mancanza di soldi muoiono migliaia di bambini.

Alekesj POLUCHIN


Sottotesto

La redazione della “Novaja Gazeta”[6] ha rivolto alla s.p.a. Gazprom la richiesta ufficiale di precisare secondo quale articolo di spesa del budget viene effettuata la sponsorizzazione della Schalke-04 e di comunicare se questa decisione sia stata presa in accordo con gli azionisti della compagnia. Ci è stato risposto molto prontamente, che il finanziamento inizierà il 1 gennaio 2007 e che i milioni richiesti saranno doverosamente inseriti nel programma di investimenti della s.p.a. Gazprom per il prossimo anno. Poiché l’azionista di maggioranza del Gazprom è lo stato e alla firma del contratto di sponsorizzazione ha presenziato personalmente il presidente della Russia Vladimir Putin, la questione dell’approvazione dell’accordo decade da sola. Infine, l’utilizzo dei mezzi non influenza in alcun modo gli ulteriori progetti di investimento e la politica dei dividendi della compagnia, in quanto per una compagnia delle dimensioni della Gazprom 20 milioni di euro l’anno, non è poi una somma così significativa.


Commenti degli esperti

Nella maggior parte dei casi succede così: più rumorosi sono gli avvenimenti, meno persone vogliono commentarli. Anche
nel nostro caso. E comunque ci è riuscito ricevere commenti molto dettagliati da uno dei più importanti esperti nell’ambito del business dello sport, ma solo a condizione che si mantenesse l’anonimato.

- E’ un passo puramente politico. Il fatto è che lo Schalke-04 è il club preferito di Gerhard Schröder. Ma com’è noto, il nostro personaggio più importante (Vladimir Putin – nota di O.B.) è in rapporti abbastanza buoni con l’ex cancelliere. Questo è il senso nascosto dell’accordo. E così questa, soprattutto, è l’ingresso della Gazprom nell’arena internazionale. Questo è uno dei primi casi in cui una grande compagnia russa sponsorizza un club straniero invece di comprarlo. Fra l’altro non un club stellare, ma, diciamo, di secondo livello.
- Ma in effetti la Gazprom non è una compagnia che abbia bisogno di pubblicità in Russia e in Europa.
- Qui non sono del tutto d’accordo con lei. Perché le grandi compagnie cercano sempre la possibilità di rafforzare il proprio status nell’arena internazionale. Questo passo della Gazprom si può paragonare, per esempio, a quello della compagnia tedesca Ruhrgas, che sponsorizza il biathlon (a proposito, la Ruhrgas è azionista di minoranza della Gazprom e il suo presidente Burckhard Bergman fa parte del consiglio di amministrazione della Gazprom – nota di O.B.). La sponsorizzazione è un segno di conferma dello status.
- Ma l’ammontare del contratto non è troppo alto?
- Così ha deciso la dirigenza della Gazprom. E poi i pagamenti saranno effettuati nel corso di alcuni anni. Ne risulta che ogni anno lo Schalke riceverà qualcosa più di 20 milioni di euro. A fronte di un buget medio dei club europei nell’ordine dei 50-60 milioni di euro.
- Ma nel frattempo il CSKA[7] ha un contratto con la Vneštorgbank[8] per soli 7 milioni. Questo mentre il club dell’esercito è uno dei leader del campionato russo.
- Nonostante il fatto che lo Schalke-04 si comporti nel proprio campionato peggio del CSKA, investire soldi nel club tedesco è molto più conveniente. Perché i nostri club non danno praticamente alcun profitto. In Germania invece perfino le squadre di medio livello danno profitto.
Per quel che riguarda invece i mezzi che lo Schalke riceverà dalla Gazprom, questi permetteranno di acquistare delle stelle. Basta
parlare del Chelsea. Abramovič ha aumentato gli esborsi e la squadra è diventata uno dei leader del calcio inglese. Lo Schalke è proprio nella stessa situazione. Bastano uno o due passi, che porterebbero il club ad alto livello. I soldi della Gazprom aiuteranno lo Schalke a sollevarsi, il che, naturalmente, si rifletterà sulla reputazione della compagnia russa non solo in Germania, ma nel mondo.
- Ma come può commentare il fatto che alla firma del contratto presenziasse lo stesso presidente della Russia Vladimir Putin?
- A suo tempo il club inglese del Liverpool avrebbe potuto essere acquistato da una compagnia vicina al primo ministro della Thailandia. Perciò dire che questo avviene per la prima volta non è del tutto corretto.
- Si potrebbe dire che questo contratto è stato firmato per poter trasferire tranquillamente dei soldi in Europa?
- (Dopo una pausa) Non posso commentare questo.

Ol’ga BULACH


Aleksej PETROV (addetto-stampa del FC Zenit
):
- Non ho diritto di commentare il contratto stipulato dalla Gazprom con lo Schalke-04. Posso solo parlare di ciò che riguarda lo Zenit, che ha firmato un proprio accordo con il club tedesco. Nell’ambito di questo accordo entrambi i club si assumeranno determinati obblighi. In particolare scambi di tecnici, organizzazione di ritiri, coordinazione degli sforzi dei servizi di selezione…
- Cioè è possibile uno scambio di giocatori tra i club?
- Certamente no. Sono sotto contratto. Ma di allievi delle scuole sportive, sì.
- E comunque non si può dire che la firma del contratto tra la Gazprom e lo Schalke non abbia avuto alcun riflesso sullo Zenit. In effetti l’accordo di partnership tra i club è stato siglato dopo la firma del contratto “principale” e non prima.
- Sì, è stato siglato nell’ambito del contratto principale.
- E perché è stato scelto proprio lo Schalke?
- (Dopo una pausa) I club hanno strutture simili. Abbiamo scambiato le nostre esperienze nella costruzione di centri sportivi. Sono state stabilite relazioni amichevoli tra le dirigenze dei club.
- Lei ha detto che lo Schalke e lo Zenit hanno strutture simili. In cosa si vede ciò?
- (Dopo una lunga pausa) Nel fatto che entrambi i club aspirano a conquistare determinate posizioni nei campionati nazionali e nell’arena internazionale. E mirano anche a sviluppare le proprie infrastrutture e a rafforzare gli organici.

Vsevolod KARLOV, produttore esecutivo della trasmissione televisiva “Futbol’naja Akademija”
[9]:
- La Gazprom è una compagnia che non ha bisogno di pubblicità, la conoscono lo stesso in tutto il mondo, fa comunque parte delle cinque maggiori compagnie mondiali del settore petrolifero e del gas. Perciò, a parer mio, ciò non porterà alcun dividendo alla compagnia stessa, hanno lo stesso un’immagine in ordine. In generale questa decisione sembra molto strana. D’altra parte investono già soldi nello Zenit, perché non investirli anche nello Schalke-04?

Denis
DAVYDOV
19.10.2006



[1] I numeri di emergenza in Russia sono 01 per i Vigili del Fuoco, 02 per la polizia e 03 per il Pronto Soccorso. Il numero di emergenza 04 probabilmente non esiste, ma qui si gioca sul nome “Schalke 04” del club calcistico di Gelsenkirchen, fondato nel 1904.

[2] Giacimento di gas nel mar di Barenc (Barents), in cui si troverebbe il 2% delle riserve di gas mondiali.

[3] Così viene chiamata in Russia la guerra di liberazione dagli invasori nazifascisti.

[4] Nell’originale la frase suona meno goffa perché in russo gli orfanotrofi sono chiamati detskie doma, “case per bambini”.

[5] Compagnia petrolifera statale, poi privatizzata e passata anche per le mani di Abramovič.

[6] “Giornale Nuovo”, uno dei pochi organi di stampa russi indipendenti, dalla cui versione online http://2006.novayagazeta.ru/nomer/2006/79n/n79n-s06.shtml traggo questo articolo.

[7] Central’nyj Sportivnyj Klub Armii, “Club Sportivo Centrale dell’Esercito”

[8] Abbreviazioni di Vnešnij Torgovyj Bank (Banca del Commercio Estero), uno dei principali istituti di credito russi.

[9] “Scuola di Calcio”, reality-show russo, trasmesso dal “7 kanal” (Canale 7) di Krasnojarsk.

20 novembre 2006

A proposito di terroristi ceceni

«LE STRUTTURE ARMATE[1] PROCEDONO SECONDO IL SOLITO SCENARIO: IN CITTÀ SONO ENTRATI TANTI MILITANTI, QUANTI NE SONO STATI UCCISI O CATTURATI»

Nel primo mattino del 13 ottobre nella città di Nal’čik, capitale della repubblica di Cabardia e Balcaria[2] è stato compiuto un attacco da parte di banditi[3]. Bersaglio dell’attacco sono state le forze armate — il ministero degli Interni, l’FSB[4], il ministero della Giustizia. Negli edifici della terza sezione dell’OVD[5] e del GUIN[6] e del negozio «Suveniry[7]» i terroristi hanno preso degli ostaggi. I comandi delle strutture armate[8] si sono sforzate di rendere la reazione all’attacco più spettacolare (di questo poi) di quanto fosse.
La notte prima del giorno della vittoria[9] era stata particolarmente calma. I soldati a contratto[10], che stavano su un BTR[11] non lontano dai «Suveniry», erano stati disturbati solo da un cecchino che si trovava nel negozio. Tra l’altro il cecchino non aveva neanche disturbato gli abitanti delle case le cui finestre danno sulla piazza[12]. Non avevano neanche spento la luce alle finestre.
Raramente sparavano i militanti che si erano impossessati dell’edificio del terzo OVD[13]. Dai due piani superiori le persone riuscivano a fuggire e al primo si sentivo un certo tramestio. All’interno c’erano otto terroristi e sette ostaggi. L’intero quartiere di Iskož viene circondato. Nelle vie giacciono i corpi dei militanti. Molti di loro sono molto giovani — sembrano avere sui diciassette anni. Un ufficiale della direzione «
Т» (per la lotta con il terrorismo) esamina i cadaveri:
— Sono proprio bambini. E chi se l’aspettava?
Al mattino il ministro degli Interni della repubblica di Cabardia e Balcaria, il generale di divisione[14] Chačim Šogenov è riuscito a convincere i terroristi a rilasciare tre ostaggi tenuti nell’edificio del terzo OVD. Ai terroristi è stato dato in cambio un «Gazel’[15]», nel quale si sono nascosti. Ed ecco che subito è avvenuto un prodigio: il «Gazel’» è stato raggiunto, perché si era messo in fila all’incrocio più vicino. Gli ostaggi, è chiaro, sono stati liberati, i terroristi, si dice, sono stati uccisi. Alla domanda “Come spiegare un così sorprendente corso degli eventi?”, Šogenov risponde che l’operazione col «Gazel’» era stata programmata nei dettagli:
— Ci sono specialisti per questo. Tutto è avvenuto grazie alla precisa collaborazione di diversi servizi.
Lo stesso generale, pare, è un po’ sorpreso, riesce a nasconderlo con difficoltà.

L’operazione per la liberazione delle donne tenute in ostaggio nel negozio «Suveniry» in piazza Marija è terminata verso le dieci di mattina del 14 ottobre. Gli stessi terroristi hanno rilasciato le donne, dopo di che sono stati eliminati[16].
Nelle vie intorno alla piazza ancora non fanno passare i mezzi a motore, ma si può già andare a piedi. In via Nogmov giacciono cadaveri di banditi. I soldati fanno loro la guardia. Non sono i terroristi che erano nel negozio. Questi sono stati uccisi già duranti gli scontri della sera prima. Inizialmente non li hanno portati via perché temevano che i corpi fossero minati[17]. Quando gli artificieri hanno controllato tutto, alcuni cadaveri sono stati lasciati sul terreno perché fossero visti. Il paese intero, perfino il mondo intero devono vedere che abbiamo imparato a lottare col terrorismo.
Era stato pianificato di liberare la città dagli occupanti il 14 ottobre verso le due di pomeriggio. Perlomeno, proprio a quest’ora era stata fissata una conferenza stampa dedicata al felice esito dell’operazione. Tuttavia la liberazione dell’edificio del GUIN si era trascinata un po’ troppo a lungo, perciò la riunione per il resoconto era stata spostata alle cinque.
In quei minuti, mentre i ministri si preparavano a comparire davanti alla stampa, presso la terza sezione dell’OVD uno stanco ufficiale si faceva largo tra la folla là raccoltasi, cercando i propri soldati:
— Majkop, Astrachan’[18], siete qui? Majkop, Astrachan’, siete qui?
— Siamo qui, — hanno risposto alla fine.
— Preparate le liste dei morti con le iniziali[19].

Già al mattino del 14 l’ufficio stampa del ministero degli Interni si era trasformato in un comitato addetto ai preparativi di una festa. Il primo canale, senza tener conto del fatto che l’operazione per la liberazione della città non si era ancora conclusa, già ordinava gli ingredienti per il reportage di congratulazioni. L’addetto stampa del ministero degli Interni della repubblica di Cabardia e Balcaria Marina Kjasova grida per telefono ai propri sottoposti:
— Quanti siete là? E allora, tutti insieme non ce la fate? Fai come vuoi, ma che ci siano le immagini quando l’esercito se ne andrà. Riprendi i terroristi messi in fila, mi senti? Che stiano stesi in fila. E bisogna far alzare gli elicotteri. Hanno chiesto gli elicotteri.
La Kjasova è un’ottima organizzatrice. Già qualche ora dopo, nel corso del notiziario serale, il paese vedrà anche gli elicotteri, che addirittura sparano per vana esibizione, e i terroristi stesi in fila. Sullo sfondo di questa esibizione televisiva i rappresentanti delle strutture armate della Russia fanno rapporto al presidente sulla loro indiscutibile vittoria sul terrorismo in una concreta repubblica del Caucaso settentrionale.
Nelle «Vesti[20]» locali cabardine dal mattino vanno in onda reportage sulla liberazione della città. Il corrispondente comunica in tono solenne:
— Tutti gli ostaggi sono stati liberati. I parenti piangono di gioia, vedendo che è passato il pericolo per i loro cari.
In
primo piano si mostrano volti infantili felici. Ma una donna, che piange su una pozzanghera di sangue in via Nogmov, per qualche motivo non viene mostrata. Come non mostrano un ragazzo giovanissimo con il forellino fattogli da una pallottola sopra il sopracciglio sinistro. E neanche sua madre, proveniente da una cittadina siberiana, sarà mai mostrata.

La notizia che già il 9 la polizia sapeva che si stava preparando l’attacco a Nal’čik si diffonde rapidamente per la città. La gente non si capacita: com’è possibile? Sapevano dell’attacco e hanno mobilitato l’esercito solo quando è già avvenuto? Bisogna salvare la situazione e il viceministro degli Interni Andrei Novikov prende in mano la faccenda. Dichiara che il 10 i suoi sottoposti avevano cominciato a controllare indirizzi sospetti. L’attenzione da parte della polizia ha fatto infuriare i terroristi e questi hanno attaccato la città.
Novikov spiega perché sono state le strutture armate a subire l’attacco e non, per esempio, le scuole. Non c’è nulla da nascondere, i militanti avevano questa possibilità. E’ evidente che i banditi hanno scelto le strutture armate come vittime perché avevano capito che da queste veniva una minaccia non trascurabile al terrorismo in generale. I delinquenti hanno attaccato i tutori dell’ordine, e questi, pagando con una trentina di vite, hanno dimostrato che la legalità russa muore, ma non si arrende. Ragionando con la logica di Novikov, si può supporre che per i terroristi più pericolosi dei poliziotti cabardini possano essere solo i bambini di Beslan.
Gli agenti della polizia locale di rango inferiore a Novikov parlano altrimenti, rifiutando di addentrarsi nelle finezze mentali dei funzionari moscoviti. Alla domanda “Perché non avete schiacciato sul nascere l’attacco che veniva preparato?”, rispondono:
— Speravamo che sarebbe andata bene, che ce la saremmo cavata.
Si può perfino pensare: se i terroristi fossero stati eliminati di nascosto, utilizzando i dati ottenuti con lo spionaggio e le informazioni operative, l’operazione di Nal’čik non sarebbe riuscita così pittoresca e convincente. C
era bisogno di qualcosa di intrigante. Forse per questo gli agenti del GAI[21], che erano stati inviati a Nal’čik già il 10 dalle regioni e dalle repubbliche circostanti non sapevano di alcun attacco. Anton, agente del GAI di Volgograd[22], racconta:
— Nel mio documento di invio nella riga «scopo della trasferta» c’era scritto: «Appoggio a reparti con compiti analoghi». Come
possiamo appoggiare noi? Noi siamo il GAI. Noi garantiamo il rispetto delle norme della circolazione[23]. Come facevamo a sapere che da Belaja Rečka[24] sarebbero entrati in città dei militanti?
Šogenov, ministro di Cabardia e Balcaria, così come altre alte personalità, riconosce assai malvolentieri: sì, i terroristi, che hanno attaccato la città, non sono venuti da lontano. Non avevano bisogno di sobbalzare su camion per vie polverose né di aggirare posti di blocco. Erano sempre stati qui — a Nal’čik, a Chasan’ja, a Čegem[25]. Erano persone di diversi gruppi etnici[26] — balcari, cabardini, ceceni — vivevano tra la pacifica popolazione[27]. Non erano semplicemente delle persone anormali, a cui all’improvviso è saltato in testa di sparare per la strada. Era una struttura ben organizzata, che, a dire il vero, è stata assai più efficace della polizia di Cabardia e Balcaria. E’ chiaro perché adesso Šogenov non vuole concentrarsi su questo aspetto. Se si chiarisse che i banditi vivono tra la pacifica popolazione, la storia della piccola guerra vittoriosa coi terroristi in Cabardia e Balcaria non risulterebbe tanto bella. Possono apparire dubbie le dichiarazioni secondo cui tutti i terroristi sarebbero stati uccisi o catturati. Come fanno i militari a distinguere i civili dai terroristi disseminati per la città? Non portano neanche le tute mimetiche. Ma le strutture armate procedono secondo lo scenario standard: in città sono giunti esattamente tanti militanti quanti ne sono stati uccisi o catturati. Neanche uno in più.
Il tassista Ruslan, che nella notte dopo la vittoria era l’unico al lavoro, dopo pochi minuti ha sbugiardato le conclusioni delle autorità militari, secondo cui erano riusciti a eliminare tutti i terroristi. A sera l’avevano chiamato a Chasan’ja — un villaggio vicino a Nal’čik. Per strada Ruslan aveva deciso di caricare un passeggero — un ragazzino, che non si distingueva in nulla dagli altri ragazzini della Cabardia. Un minuto dopo Ruslan era venuto a sapere che il ragazzo era un wahhabita[28] e che aveva una pistola nascosta. Aveva bisogno del taxi per evitare i posti di blocco all’uscita da Nal’čik. I tassisti non vengono particolarmente controllati.
Ruslan ha colpito il proprio passeggero per primo. Per tali evenienze porta con se un grosso coltello da cacciatore. Non
lha ucciso, ma lha sopraffatto. Subito dopo ha chiamato la polizia, perché inserissero nelle liste degli arrestati un altro terrorista, che era riuscito uscire dal cordone di polizia.
Nei boschi attorno al villaggio di Belaja Rečka ci sono tanti quei wahhabiti che i cercatori di funghi più accaniti già li salutano. All’ingresso del villaggio ci sono in tutto due poliziotti. Danno un’occhiata alla macchina per formalità e fanno un cenno con la mano — andate pure. Qui Ruslan d’un tratto dice:
— Eppure potevamo essere terroristi. Io un wahhabita, tu una cecchina. L’avremmo scampata comunque.

Sabato in alcune case di Chasan’ja, Čegem e Belaja Rečka c’erano una specie di funerali silenziosi. Non erano veri funerali perché per legge i corpi dei terroristi non vengono restituiti ai parenti.
— Per me e per te sono terroristi, — sostiene Ruslan. — Ma per le loro madri sono figli. Qui le cose vanno così: chi non ha trovato lavoro, è andato coi wahhabiti. Non hanno lasciato una bella vita — bisogna mantenere la famiglia in qualche modo.
Il ministro Šogenov non ha parlato di questo, ma da alcune fonti l’hanno confermato: esaminando i cadaveri hanno trovato addosso ad alcuni militanti fino a centomila rubli[29] — una quantità di denaro colossale in questa repubblica, per la quale molti accetterebbero di rischiare la vita.

Ol’ga BOBROVA, nostro corrispondente speciale, Nal’čik
“Novaja Gazeta”, http://2005.novayagazeta.ru/nomer/2005/77n/n77n-s00.shtml,
17.10.2005 (traduzione e note di Matteo M.)



[1] E’ difficile tradurre il termine russo siloviki (derivato da sila, “forza”), che designa tutte le strutture statali deputate all’uso della forza, dal Ministero della Giustizia ai servizi segreti…

[2] Forse la traduzione più esatta sarebbe “Repubblica dei Cabardini e dei Balcari”, entità “autonoma” della Federazione Russa.

[3] I comunicati ufficiali definiscono spesso “banditi” i terroristi ceceni…

[4] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio di Sicurezza Federale), i servizi segreti russi.

[5] Otdel Vnutrennich Del (Sezione del Ministero degli Interni – in pratica della polizia).

[6] Glavnoe Upravlenie Ispolnenija Nakazanij (Direzione Generale per l’Esecuzione delle Pene), l’ente del ministero della Giustizia russo che controlla i luoghi di detenzione.

[7] Cioè “Souvenirs”, ça va sans dire…

[8] Vedi nota 1

[9] Sarcastico; il Giorno della Vittoria per i russi è il 9 maggio, quando si ricorda la vittoria sovietica sulla Germania nazista.

[10] Cioè quelli né di leva né di carriera, che firmano un contratto a tempo con l’esercito.

[11] BroneTankovyj Rezerv (“Riserva Carristi”), nome industriale dei mezzi blindati russi.

[12] La complessità sintattica è quella dell’originale.

[13] Sic.

[14] Traduzione a senso del termine russo general-lejtenant, letteralmente “generale-tenente”.

[15] “Gazzella”, nome di un furgone costruito dall’industria automobilistica GAZ (Gor’kovskij Avtomobil’nyj Zavod – “Industria automobilistica della città di Gor’kij”, tornata a chiamarsi Nižnij Novgorod con la caduta del regime sovietico)

[16] Il terribile termine uničtožennyj (letteralmente “annientato”) è utilizzato abitualmente in Russia a proposito dei terroristi ceceni uccisi.

[17] Kamikaze post-mortem?

[18] Nomi di città della Russia meridionale.

[19] Cioè indicandoli con le iniziali.

[20] “Notizie”, titolo del telegiornale della televisione di Stato russa.

[21] Gosudarstvennaja Avtomobil’naja Inspekcija (Ispettorato Automobilistico Statale), la polizia stradale russa.

[22] L’ex Stalingrado.

[23] Forse l’agente parla “come un libro stampato” per far risaltare l’assurdità della situazione.

[24] Letteralmente “Fiumiciattolo Bianco”, nome di un villaggio presso Nal’čik di cui si dirà poi.

[25] Cioè a Nal’čik e nei villaggi vicini.

[26] In generale, poi, è sorprendente quanta poca affinità vi sia, a tutti i livelli, tra i numerosissimi gruppi etnici del Caucaso.

[27] Traduzione letterale che ho già visto usare altrove. Noi diremmo forse “gente comune”.

[28] “Wahhabiti” si chiamano i seguaci delle idee del fondamentalista islamico Muhammad ibn al Wahhab al Temimi, ma in Russia il termine vachchabity designa in generale i fondamentalisti islamici dediti al terrorismo.

[29] Oltre 2900 euro.

A proposito della Gazprom (III)

GASA NOSTRA[1]
Il progetto di contratto col monopolio russo è finito nel processo sui soldi della mafia siciliana

La procura della città italiana di Palermo (Italia[2]) alla ricerca dei soldi della mafia ha iniziato un’indagine sull’azienda locale “Sirco”. L’azienda si occupava di gas e aveva progetti per i mercati energetici di Italia, Romania e Jugoslavia[3]. Nessuno pensava che le tracce conducessero ancora più ad est – in Russia. Ma durante una perquisizione nell’ufficio palermitano del massimo dirigente dell’azienda, il professor Gianni Lapis, figlio di un ex ministro italiano sono stati trovati un progetto di contratto con la “Gazprom” russo e il biglietto da visita del suo più importante manager. Ora questi e altri documenti sono raccolti in una scatola e se ne attende l’invio al tribunale.

La situazione è senza precedenti. Non era mai successo prima che il nome del monopolio russo del gas, nel cui consiglio di amministrazione fanno parte rappresentanti delle più alte autorità statali della Federazione Russa (alcuni membri del governo e un rappresentante speciale del presidente), venisse associato alla mafia italiana, un capo della quale si trova in carcere, e un altro in fuga dal 1963. Per venire a capo di questa storia, ci siamo messi in contatto praticamente con tutti i suoi membri[4] e anche con esperti, che hanno fornito le loro spiegazioni.
Come si è potuto chiarire, l’azienda del settore del gas di Palermo, di cui è stata sequestrata la documentazione durante le indagini, era legata alla poco nota azienda ucraina “Revne”, cioè aveva firmato con questa un contratto per 6 miliardi di metri cubi di gas. Secondo un calcolo approssimativo, il valore di tale contratto è di circa 1 miliardo di dollari. Gli italiani affermano che la “Revne” avesse rapporti con la “Gazprom”. La “Gazprom” nega decisamente.

Il tesoro dell’ex sindaco
La procura di Palermo è nota perché cerca i soldi della mafia con notevole energia e coerenza e persegue coloro che sospetta di avere legami col crimine organizzato, la corruzione o il riciclaggio di denaro sporco senza guardare in faccia ad alcuno. Proprio la procura di Palermo iniziò a investigare sui legami con la mafia dell’ex premier italiano Giulio Andreotti. E proprio gli uomini della procura di Palermo hanno condotto l’inchiesta sul senatore e poi membro dell’Europarlamento Marcello Dell’Utri, che insieme a Silvio Berlusconi (attuale premier italiano) faceva affari per poi fondare il partito pro-premier “Forza, Italia[5]”. Dopo un processo durato sette anni l’amico di Berlusconi è stato condannato a nove anni di reclusione e i suoi vecchi legami col premier non l’hanno salvato. Lo stesso Berlusconi è stato chiamato a testimoniare, ma si è rifiutato. Infine, l’anno scorso proprio il procuratore di Palermo è stato posto a capo della procura nazionale antimafia.
Un rappresentante della procura di Palermo ci ha risposto di non poter rilasciare dichiarazioni fino alla conclusione dell’istruttoria. Tuttavia alle domande della “Novaja Gazeta[6]” ha risposto curiosamente il sig. Enzo Lo Dato, esperto di rapporti coi mezzi di comunicazione di massa, che da 40 anni lavora col governo ed è coordinatore dei progetti internazionali per lo studio dei metodi italiani di lotta contro il crimine organizzato:
- I fatti che si sono potuti verificare portano alla conclusione che la “Sirco” aveva davvero pianificato di entrare in affari col “Gazprom” dopo aver acquistato una grande quantità di gas. Al riguardo era stata elaborata una bozza di contratto. E il biglietto da visita di un manager del “Gazprom” è stato trovato tra i documenti della “Sirco” sequestrati dalla polizia durante la perquisizione nell’ufficio palermitano di Gianni Lapis nel luglio 2005. Per di più gli stessi manager della “Sirco” confermano questi fatti.
Tuttavia i fatti dimostrati non costituiscono reato: la “Sirco” intendeva iniziare a fare affari con la “Gazprom” in modo del tutto legale e la semplice intenzione di firmare un contratto allo stato attuale delle cose non è considerata cosa degna di ulteriori investigazioni. Gli uomini della procura e della polizia di Palermo tentano semplicemente di trovare le prove della versione secondo cui i mezzi a disposizione della “Sirco” per questo ed altri affari erano di origine illegale. In altre parole, tentano di verificare se vi sia stato o no riciclaggio di denaro sporco.
Il procedimento è stato avviato perché una serie di cose indicava che i mezzi della “Sirco” erano parte dei “tesori nascosti” (di questi si è parlato molto), messi da parte negli anni Settanta-Ottanta da Vito Ciancimino, un politico di Corleone. Per alcuni mesi questi fu sindaco di Palermo, ma negli anni Novanta fu condannato per legami con la mafia. Vito Ciancimino morì qualche anno fa, probabilmente, come suppone la polizia, lasciando il proprio patrimonio segreto al figlio maggiore Massimo Ciancimino, che poi divenne partner d’affari della compagnia “Sirco”.

Da dove soffia il gas?
Teoricamente i soldi potevano essere investiti nel settore del gas. Ma, com’è noto, le sue fonti in Europa non sono molte. Quelli che dirigevano l’azienda italiana “Sirco” o avevano rapporti immediati con essa, indicano in qualità di fonte la “Gazprom” russa e in qualità di intermediario la poco conosciuta azienda ucraina “Revne”. La versione sui soldi della mafia investiti nel business del gas è da questi ritenuta insussistente.
Ecco cosa ci ha riferito il professor Gianni Lapis, dirigente dell’azienda italiana “Sirco”, nel cui ufficio è stata effettuata una perquisizione:
- In effetti ho firmato un contratto con la “Revne” a nome della Fingas/Sirco per l’acquisto di metano (6 miliardi di metri cubi) di origine russa o meglio kazaka. L’accordo tra le due compagnie – la Fingas/Sirco e la “Revne” – si è compiuto attraverso canali russi e serbi. E’ importante far attenzione al fatto che il nostro gruppo opera nel settore del gas di Belgrado, è presente in modo significativo in Romania e anche nel settore energetico italiano con diverse compagnie appartenenti al gruppo stesso.
I rapporti con la “Gazprom” sono stati allacciati solo dalla “Revne” ucraina ed è chiaro che un affare di queste dimensioni (per cui sono state fornite garanzie bancarie da parte degli acquirenti) serviva per aprire altri canali al gas russo in Europa senza che fosse necessario collegarsi alla struttura corporativa che monopolizza il mercato al momento presente. Non voglio credere che le azioni contro di me e la mia compagnia vengano compiute su pressione di oscure forze economiche, capaci di utilizzare le strutture della giustizia per i propri scopi. Oggi sono costretto ad affermare che le versioni che le autorità verificano da così lungo tempo riguardano un inesistente crimine internazionale. Queste riguardano una figura che ha rapporti con l’affidabile amministrazione di proprietà totalmente legali di altre persone (…). Le ipotesi di legami con la mafia (…) non hanno trovato conferma. (…) Come in precedenza ho un passaporto, la cui validità non è mai stata sospesa. In tal senso le versioni ricordate appaiono dubbie. Abbiamo operato in modo totalmente legale[7].
Sulla questione del gas il professor Lapis ha consultato l’imprenditore italiano Romano Tronce[8]. Lo abbiamo contattato sul cellulare e questi ha confermato l’esistenza del contratto con l’azienda ucraina “Revne”, definendola una struttura intermedia tra Lapis e la “Gazprom”.
- Ero consulente del sig. Lapis e gli ho fornito alcune informazioni in qualità di esperto del mercato energetico e del gas. Ho aiutato il sig. Lapis a risolvere alcune questioni e ho sentito dire, che si era incontrato con qualcuno di Mosca, - ha detto Romano Tronci. – Il sig. Lapis ha firmato un contratto con una compagnia ucraina. Ricordo che la compagnia si chiamava “Revne”. Non so se questo contratto sia in vigore. Ma è stato firmato circa due anni fa. Si diceva che la “Revne” avesse un accordo con la “Gazprom”. Per quanto ricordi in quel periodo il gas doveva arrivare dal Kazakistan. La “Revne” aveva anche documenti delle autorità russe e del “Gazprom”. La “Revne” era una struttura intermedia tra Gianni Lapis e la “Gazprom”. Ricordo anche che si trattava di 6 miliardi di metri cubi di gas. E il gas non era diretto in Italia, ma in Europa.
Il
sig. Tronci ritiene che l’inchiesta in corso in Italia si risolverà in uno stralcio e anche abbastanza velocemente.
- Non so perché sia stata avviata, - ha notato l’uomo d’affari. – Il mio punto di vista personale è che questa si prolunga perché Lapis aveva interessi nel mercato del gas.
Anche Romano Tronci è noto alla procura di Palermo. Il 6 luglio 1998 fu arrestato con l’accusa di legami con la mafia. Era un manager della compagnia “De Bartolomeis” che si occupava di riciclaggio dei rifiuti. La vicenda, in cui furono coinvolti altri 27 uomini d’affari, giunse in tribunale nel 1999. Nel futuro prossimo avrà luogo a Palermo l’ennesimo processo, che già viene chiamato “Mafia e appalti per i lavori pubblici” (di regola si tratta di lavori di costruzione e di altro tipo, effettuati con denaro pubblico su iniziativa statale). Gli imprenditori italiani coinvolti non si riconoscono colpevoli.
Comunque la figura centrale di tutta questa storia di gas, secondo la procura di Palermo, è l’imprenditore Massimo Ciancimino. Ricordiamo che gli uomini della procura sospettano che l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino possa avergli lasciato dei soldi, che sono finiti nell’affare del gas.
Il
sig. Massimo Ciancimino ha curiosamente acconsentito a rispondere alle domande della “Novaja Gazeta”. Non considera fondati i sospetti. Ma afferma di aver aiutato l’azienda di Gianni Lapis nella stesura dei contratti per il gas e rammenta anche il “Gazprom” e la “Revne” ucraina. La risposta di Massimo Ciancimino sarà pubblicata nel prossimo numero della “Novaja Gazeta”.

Il “Gazprom” nega
Avere un commento dagli italiani, che si trovano a migliaia di chilometri da Mosca e non parlano affatto in russo si è rivelato più semplice che averlo dalle strutture del “Gazprom”, che sono vicine e, pare, parlano perfettamente questa lingua.
La “Gazprom” e la “Gazèksport” russe (quest’ultima è una filiale della prima al 100%, che esporta gas naturale in Europa e nella CSI) non fanno commenti ufficiali al riguardo. Una fonte non ufficiale della “Gazprom” si è espressa così:
“I faccendieri internazionali di varie risme di tanto in tanto ricorrono a tutto, compresa la falsificazione di firme e di documenti della “Gazprom”. I manager della “Gazprom” non si sono mai incontrati con i personaggi e con le aziende menzionate nell’inchiesta. Posso assicurare con certezza che la vicenda italiana in cui si menziona la “Gazprom” non ha alcuna relazione con la “Gazprom” stessa. La “Gazprom” ha uno scopo ben determinato: entrare nel mercato al dettaglio in Italia, coinvolgendo imprese del settore del gas e di altri settori che richiedono gas. Sul mercato italiano la “Gazprom” ha partner noti a tutti con un’ottima reputazione, che vogliono lavorare con esso. Questi non sono mai figurati in inchieste sulla mafia. Il resto sono fantasie, partorite probabilmente dai concorrenti sul mercato italiano del gas. In Italia il prezzo del gas al dettaglio è il più alto d’Europa (ad esclusione della Gran Bretagna) e le compagnie italiane hanno un motivo per cui lottare tra loro, dal che derivano storie scandalose di questo tipo, con la tendenza a compromettere i concorrenti e ad accusarli di legami con la mafia”.
Riguardo alla menzione della “Gazprom” in alcune vicende Aleksandr Medvedev (membro del consiglio di amministrazione della “Gazprom” e direttore generale della “Gazèksport” – nota dell’autore) ha commentato: “Tutto questo è un delirio e non vorrei offendere il delirio a dir così[9]”.
Certamente si può supporre che i documenti della “Gazprom” siano falsificati. Falsificati come, supponiamo, il biglietto da visita del suo manager più importante, che presto sarà inviato al tribunale italiano insieme alle altre carte del processo. Ma nessuno è ancora mai riuscito a falsificare 6 miliardi di metri cubi di gas.
Alcuni esperti della “Gazprom” propongono un’altra versione: il gas, offerto agli italiani dalla poco conosciuta azienda ucraina, avrebbe potuto essere semplicemente acquisito indebitamente dalle tubature russe. E per legalizzarlo avrebbero potuto falsificare le carte della “Gazprom”.
Tuttavia, in ogni caso la posizione del monopolista russo del gas non è del tutto chiara. Se le sue carte sono state falsificate e degli avventurieri se ne sono serviti, perché i rappresentanti della “Gazprom” non fanno in modo che la Russia prenda parte all’indagine italiana attraverso la procura generale della Federazione Russa, non aiutano la procura di Palermo, non chiedono informazioni sulla strana azienda ucraina?
“Meglio tenersi più lontano possibile da tali inchieste, - ha commentato un esperto che lavora per la “Gazprom”, desideroso anch’egli di restare anonimo. – Queste causano gravi danni all’immagine”.
Notiamo: esattamente come i poco trasparenti affari amati dalle nostre compagnie statali, che lasciano un sacco di spazio ai sospetti.

P.S. Mettersi in contratto con l’azienda ucraina “Revne” non sembra possibile. Siamo riusciti a scoprire un’azienda con tale nome, registrata in un villaggio ucraino. E questa comincia a diventare una tendenza. Ricordiamo che anche l’azienda “Eural Trans Gas”, che fornisce il gas turkmeno all’Ucraina e per la quale la “Gazprom” ha fornito molte referenze, è registrata in un villaggio. Ma questo si trova in Ungheria.

Roman ŠLEJNOV, capo della sezione investigativa


Dossier della “Novaja Gazeta”

La vicenda di Vito Ciancimino
Negli anni Sessanta Vito Ciancimino a Palermo era responsabile dei lavori pubblici – in altre parole dell’edilizia cittadina. Il sindaco di Palermo era Salvatore Lima (ucciso praticamente poco prima dell’arresto), vicino a Giulio Andreotti. (Dal 1972 al 1992 Andreotti è stato il premier italiano in più occasioni, nonostante il fatto che più di una volta sia stato accusato di avere legami con la mafia.)
In quattro anni a Palermo furono concesse circa 4000 licenze edilizie, più della metà delle quali a tre ignoti pensionati. In questo periodo sono stati distrutti molti edifici storici, monumenti architettonici e parchi cittadini, innalzando al loro posto scatoloni di cemento per i quali la città ha pagato somme colossali. Il denaro proveniva, in parte, dai “progetti nazionali”: dal fondo statale, destinato alla rinascita del povero Sud d’Italia e dal fondo per gli aiuti economici americani all’Italia. E spesso le ditte appaltatrici erano strutture mafiose.
Vito Ciancimino riuscì ad essere sindaco di Palermo per due mesi. A metà degli anni Ottanta fu arrestato e condannato per complicità con la mafia, utilizzo indebito di 400 milioni di dollari, truffa e peculato. Il denaro era stato depositato su conti in banche canadesi. Vito Ciancimino è morto a Roma, dove si trovava agli arresti domiciliari, il 19 novembre 2002. Aveva cinque figli. Adesso alla procura di Palermo sono sorti interrogativi riguardo a suo figlio maggiore Massimo Ciancimino. Si sospetta che possano essergli stati trasmessi dei fondi, che il padre aveva salvato dalla confisca e che questi soldi siano stati investiti nel business del gas.


Dossier della “Novaja Gazeta”

La parola “mafia” – abbreviazione di “Morte Alla Francia, Italia Anela[10]” – slogan popolare nel XIII secolo durante la rivolta contro gli occupanti francesi in Sicilia. La comparsa della mafia come associazione a delinquere fu notata in Sicilia a metà del XIX secolo. Intorno alla città di Palermo prosperavano i proprietari terrieri che coltivavano arance e limoni. Queste “risorse naturali” portavano enormi profitti. I latifondi contrastavano con la miseria del resto dell’isola. Ovviamente si prese a imporre tasse ai proprietari e a proporre loro una “protezione”. E tra gli agricoltori locali i ricattatori dettero vita alla mafia, che non si vergognava neanche di rapire persone per ottenere un riscatto. Ben presto i rappresentanti della mafia comparvero nel mondo degli affari, nelle strutture statali e nella politica. Nel 1873 il procuratore generale Diego Tajani notava: “Nella provincia di Monreale operano non meno di sei capimafia (…). Uno di essi è il capo della polizia locale e gli altri cinque sono ufficiali della guardia nazionale”.
Le elezioni generali italiane (1912
[11]) furono utilizzate dalla mafia per rafforzarsi in ambito politico. La Sicilia, che era sotto il controllo della mafia, votò come questa ordinava. Ciò faceva comodo al potere centrale a Roma, grazie a cui la mafia penetrò al più altro livello. Ma la base della mafia restava sempre la “famiglia”. Il consiglio di alcuni capi delle famiglie più influenti era presieduta dal “boss dei boss”.
In Italia l’esistenza della mafia non fu riconosciuta ufficialmente per molto tempo. Noti sinonimi di “mafia” sono: “Amici Degli Amici” e “La Cosa Nostra[12]”. Nel 1970 il procuratore generale degli USA John Mitchell ordinò che nei documenti del dipartimento di giustizia non si menzionasse più il termine LCN (così si indicava “Cosa Nostra”) per via delle proteste della lega italo-americana per i diritti umani.
In Italia la pericolosità della mafia è stata presa in considerazione solo negli anni Ottanta. Le prime indagini serie ed efficaci furono condotte dal magistrato siciliano Giovinni[13] Falcone e dal procuratore di Palermo Paolo Borsellino. Nel 1986 grazie a loro molti capimafia furono condannati in un grande processo. Giovanni Falcone indagò anche sulla vicenda dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, il primo sindaco italiano ad essere condannato per legami con la mafia (suo figlio Massimo Cianicmino adesso è stato meso sotto inchiesta dalla procura di Palermo).
Per ordine del più importante mafioso Salvatore Riina (detto anche Totò Riina) il magistrato Falcone e il procuratore Borsellino furono fatti saltare in aria nelle loro macchine nel 1992[14]. In
Italia divennero eroi nazionali. Il capo della mafia Riina fu arrestato nel 1993 ed è tuttora in carcere. L’attuale “boss dei boss” Bernardo Provenzano (del clan di Corleone) sfugge alla giustizia da quarant’anni. Le autorità dicono da dieci anni di essere vicine come non mai alla sua cattura. Negli ultimi anni lo hanno visto nel sud della Francia.
Il braccio destro di Provenzano, il boss mafioso Antonio Giuffré, arrestato nel 2002, ha affermato che alcuni rappresentanti dell’attuale primo ministro italiano Silvio Berlusconi contattarono “Cosa Nostra” nel 1993, prima di fondare il partito pro-premier “Forza, Italia[15]”. Ma finora le sue parole non hanno trovato una conferma ufficiale.

“Novaja Gazeta”
n. 24
03.04.2006 (traduzione e note di Matteo M.)



[1] Nell’originale Gazo-Nostra, gioco di parole intraducibile tra gazo(voj), “gassoso” o “inerente al gas” e Cosa Nostra.

[2] La ridondanza è nell’originale.

[3] Ormai sarebbe meglio dire “Serbia e Montenegro”…

[4] Della mafia? No, del monopolio russo… L’autore si esprime un po’ male a volte…

[5] Sic.

[6] “Giornale Nuovo”, uno dei pochi organi di stampa russi realmente indipendenti, dal cui sito http://2006.novayagazeta.ru/nomer/2006/24n/n24n-s11.shtml traggo questo articolo.

[7] Ho tradotto fedelmente la versione russa del contorto eloquio del professor Lapis...

[8] In realtà si chiama Romano Tronci. In seguito correggo l’errore.

[9] Letteralemente: “Tutto questo è un delirio di una cavalla grigia [frase idiomatica russa per intendere una totale assurdità]. E non vorrei offendere la cavalla a dir così”.

[10] Questa è una delle tante etimologie della parola “mafia” e neanche una delle più accreditate. Fra l’altro la frase è tradotta erroneamente in russo come “Morte alla Francia, respira, Italia”.

[11] Elezioni storiche: le prime a suffragio universale maschile e le prime a cui fu consentita la partecipazione dei cattolici, in deroga al documento papale “Non expedit”, emesso dopo la presa di Roma, con cui il Papa proibiva ai cattolici di prender parte alla vita politica.

[12] In Italia si dice semplicemente “Cosa Nostra”, ma all’estero e soprattutto negli USA tengono all’articolo al punto che secondo il boss italo-americano John Gotti dire “La” era già delazione degna di morte.

[13] Sic. Ma in seguito il nome è scritto correttamente.

[14] In realtà, come è noto, fu fatto esplodere il tratto di autostrada per cui passava Falcone, mentre Borsellino fu ucciso da un’autobomba nel cortile del palazzo in cui abitava sua madre.

[15] Sic.