03 novembre 2011

A proposito di profilassi anti-terroristica

Siamo lontani da Nal'čik?

In Karačaj-Circassia [1] radono la barba ai credenti "scorretti"

01.11.2011

[1] Repubblica autonoma del Caucaso abitata dai Carachi di etnia turca e dai Circassi, popolo caucasico autoctono.

[2] Paese della zona più orientale della Repubblica di Karačaj-Circassia.

[3] Operazioni di Investigazione e di Ricerca.

[4] Gosudartvennaja Inspekcija po Bezopasnosti Dorožnogo Dviženija (Ispettorato Statale per la Sicurezza del Traffico Stradale), in pratica la Stradale.

[5] Versione russa della Fiat 124.

[6] Otdel Milicii Osobogo Naznačenija (Sezione di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere russa, nota per la sua durezza.

[7] Che per ironia della sorte significa "Pacifico" (il termine russo è di genere maschile).

[8] Città della Russia meridionale ciscaucasica.

[9] Dorožno-Patrul'naja Služba (Servizio di Pattuglia Stradale), reparto del GIBDD.

[10] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio Federale di Sicurezza), in pratica la sezione locale del principale servizio segreto russo.

[11] Il distretto di cui Učkeken è il capoluogo.

[12] Villaggio della zona nord-occidentale della Karačaj-Circassia.

[13] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del (Sezione Distrettuale degli Affari Interni), in pratica la sede distrettuale della polizia.

[14] Cioè Ėkstremizm (Estremismo), il "centro per la lotta all'estremismo politico", in realtà corpo di polizia politica.

[15] Da intendersi come "estremismo islamico".

[16] Repubblica autonoma caucasica abitata dai Kabardini autoctoni e dai Balcari di etnia turca.

[17] Capitale della Kabardino-Balkaria.

[18] Šamil' Salmanovič Basaev, leader terrorista ceceno ucciso nel 2006.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/11/la-russia-che-combatte-il-terrorismo.html

02 novembre 2011

A proposito di televisione

Kaljapin: gli autori del reportage della NTV [1] sui sequestri in Cecenia sapevano che il materiale avrebbe potuto non essere mandato in onda

31 ottobre 2011, 20.38

La causa della cancellazione del materiale della NTV sulle indagini sui casi e sui sequestri di persona nella Repubblica Cecena dalla rete di trasmissione di Mosca è il desiderio di far silenzio sull'inefficienza del lavoro delle strutture armate cecene, ritiene il presidente dell'organizzazione "Comitato contro le torture" Igor' Kaljapin.

Ricordiamo che il materiale sul lavoro del Gruppo Mobile Unito degli attivisti per i diritti umani in Cecenia e sul caso del sequestrato Islam Umarpa
šaev doveva andare in onda il 30 ottobre sul canale NTV nel programma "Central'noe televidenie" [2]. Tuttavia il materiale è andato in onda solo in Estremo Oriente [3] e sugli Urali, nella parte occidentale della Federazione Russa non è stato mandato in onda.

Due ore prima della messa in onda Igor' Kaljapin ha ricevuto un messaggio SMS da un collaboratore della compagnia televisiva. "Il materiale sui sequestri è andato in Estremo Oriente. Poi l'hanno cancellato del tutto. Purtroppo abbiamo perso. Ma a Mosca nel programma ci sarà un buco di circa 10 minuti. Lo noteranno tutti. Il materiale si può vedere su Internet. Si può scaricarlo e inserirlo in vari social network. Adesso si può raccontarlo a tutti. Grazie a voi. Soprattutto non tacete. Il video è accessibile – usatelo. Per ora non possiamo commentarlo, ma voi siete del tutto liberi", – Kaljapin ha citato il messaggio al corrispondente di "Kavkazskij uzel".

Il materiale sui sequestri in Cecenia non è stato mandato in onda anche per la necessità di una sua elaborazione, ha dichiarato Marija Bezborodova, addetto stampa del canale televisivo NTV. "Il materiale è stato mostrato in Estremo Oriente, dopodiché la dirigenza del canale televisivo ha preso la decisione di mandarlo a fare elaborare, a verificare e precisare i fatti. E' una pratica consueta nel lavoro della redazione informativa, che è un mezzo di informazione di massa registrato", – ha detto Marija Bezborodova.

Fra l'altro, secondo Kaljapin, parlare di una non elaborazione del materiale video "è semplicemente poco serio", in quanto il materiale è stato rielaborato molte volte, da esso sono stati tagliati "i momenti più violenti".

Che questo materiale avrebbe potuto non andare in onda i collaboratori della NTV avevano avvertito Igor' Kaljapin in anticipo. "Questo materiale è stato rimandato due volte, – racconta il presidente dell'organizzazione "Comitato contro le torture". – La decisione di mostrare il materiale il 30 era stata presa dagli autori con le parole: "Correremo il rischio di consegnarlo. Per ora andrà da Chabarovsk [4] agli Urali, non è possibile farci niente, ma quando arriverà alla rete di trasmissione di Mosca, probabilmente lo bloccheranno del tutto".

I giornalisti televisivi, nella preparazione del materiale che avrebbe dovuto essere mandato in onda dalla NTV, hanno corso grandi pericoli. "Nel materiale c'erano immagini degli ROVD [5] di Šali [6] e del distretto Oktjabr'skij [7]. Là c'è un episodio – la conversazione con un massiccio funzionario di polizia del ROVD del distretto Oktjabr'skij. Avrebbe potuto semplicemente uccidere il giornalista con un pugno per ogni parola non vera che avesse detto", – dice Kaljapin.

La causa della cancellazione sta, secondo Kaljapin, nel fatto che in esso si parla di un problema che le autorità si sforzano di non notare.

"Non si tratta neanche dei sequestri di persona in Cecenia, ma delle persone che per dovere di servizio sono obbligate a indagare questi crimini. Le persone che hanno ricevuto un uniforme, un'arma e dei poteri violano esse stesse la legge: i crimini più terribili sono compiuti da agenti delle forze dell'ordine e vengono compiuti per imitare un'efficace lotta al terrorismo", – dice Igor' Kaljapin.

Notiamo che il sequestro di Islam Umarpašaev in Cecenia avvenne l'11 dicembre 2009. Umarpašaev fu liberato l'8 aprile 2010 e a suo dire per quattro mesi fu detenuto in un sotterraneo dell'edificio che si trova nel territorio dell'OMON [8] del ministero degli Interni ceceno e sottoposto a torture. Dal punto di vista degli attivisti per i diritti umani le indagini su questo crimine finora sono state sabotate, tra l'altro lo stesso caso è unico in Cecenia, in quanto la vittima non ritratta le dichiarazioni a proposito del crimine e cerca di ottenere un'indagine.

Il 12-13 ottobre il tribunale della città di Essentuki [9] ha esaminato la denuncia del presidente dell'organizzazione "Comitato contro le torture" Igor' Kaljapin sulla negligenza dei pubblici ufficiali del ministero degli Interni della Federazione Russa nello SKFO [10] nelle indagini sul caso del sequestro di Umarpašaev. Di conseguenza il tribunale ha rifiutato di accogliere la denuncia.

Secondo l'inquirente Igor' Sobol', che conduce il caso del sequestro di Umarpašaev, al momento non ci sono problemi ad eseguire i suoi ordini.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Kaljapin: le forze dell'ordine cecene sabotano il lavoro del Comitato Inquirente della Federazione Russa", "Ljudmila Alekseeva [11]: "la gente in Cecenia ha paura di dire una parola di troppo", "Le organizzazioni internazionali per i diritti umani esigono una rapidissima inchiesta sul sequestro di Umarpašaev".

Autore: Elena Chrustalëva; fonte: corrispondente del "Kavkazskij uzel"

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/195013/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


Note

[1] TV russa ex privata, ora sotto controllo della Gazprom.

[2] Televisione Centrale.

[3] Da intendersi come l'Estremo Oriente della Federazione Russa, cioè la costa pacifica.

[4] Città dell'Estremo Oriente russo.

[5] Rajonnyj Otdel Vnutrennych Del (Sezione Provinciale degli Affari Interni), in pratica la sede distrettuale della polizia.


[6] Città della Cecenia centrale.

[7] Distretto cittadino di Groznyj.

[8] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), la terribile Celere russa.

[9] Città della Russia meridionale.

[10] Severo-Kavkazskij Federal'nyj Okrug (Circondario Federale del Caucaso del Nord).

[11] Ljudmila Michajlovna Alekseeva, una delle più importanti attiviste per i diritti umani russe.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/11/la-censura-russa-sulla-televisione_02.html



01 novembre 2011

A proposito dell'Italia secondo i russi (I)

Se i nani fanno ombre lunghe, significa che è il tramonto




Italia: il Nord si è stancato di nutrire il Sud. Adesso di questo si occuperà l'Unione Europea


Euro-aria

Ad agosto sono stata a Pechino. Pechino è una città più che sgradevole, in particolare per chi corre di mattina. Lo smog c'è, il verde no. E di monumenti storici nella Pechino manciù, fondata dai conquistatori che calpestarono la Cina, ce ne sono all'incirca quanti a Magnitogorsk [1].

Ed ecco che sono appena tornata dall'Italia settentrionale. Ho corso per Milano, davanti al folle Castello Sforzesco – la fortezza tenebrosa di un paranoico in mezzo a una città di pianura, per i parchi torinesi lungo il Po, per le arcate (i 14 km di arcate, che difendevano i cittadini dal sole bruciante sono la più netta particolarità dell'architettura di Torino), sulle grate sotto cui adesso romba il metrò e un tempo ribollivano di vita le vie ancora di epoca romana, ho respirato la limpida euro-aria.

E mi sono colta a pensare che per la prima volta nella vita non invidio affatto l'ecologicamente pulita, umana, curata Europa. E invidio terribilmente la Cina.



Nord e Sud

L'Italia è divisa in Settentrionale e Meridionale. Il Nord è ricco, il Sud è misero. La causa della miseria è la mafia. Questa uccide l'economia come il diserbante l'erba. Lungo gli 80 chilometri dell'autostrada Palermo-Trapani non c'è ancora una sola area di servizio: non possono mettersi d'accordo su chi pagare. In un quarto di secolo non riescono a finire l'autostrada da Napoli a Reggio Calabria: rubano, signore [2]. La cosa più notevole è che presso Reggio Calabria si trova il maggior porto per container del Mediterraneo.

A suo tempo la grande Jane Goodall viveva insieme a un gruppo di scimpanzé nel parco nazionale tanzaniano di Gombe Stream. Gli scimpanzé non sono gli animali più docili, ma Goodall non osservò una particolare tendenza ad uccidere. Otto anni dopo la tendenza ad uccidere cominciò. La causa era la vita facile – i lavoratori del parco, per osservare gli scimpanzé più da vicino, avevano cominciato a dargli del cibo.

L'Italia Meridionale è quel parco tanzaniano (o il Caucaso russo). Il Nord mantiene il Sud e questi soldi facili hanno anche creato la mafia come i soldi dell'ONU hanno creato HAMAS. La mafia siciliana odierna non è nata nel XIX sec. E' nata negli anni '60, quando il governo prese a stanziare enormi quantità di soldi per lo sviluppo delle infrastrutture locali e cominciò quello che storicamente è chiamato "il sacco di Palermo" – cioè la ricostruzione di Palermo da parte della mafia con soldi statali.

Per far sviluppare il Sud il governo propose alle compagnie ogni sorta di agevolazione. Di conseguenza, quando negli anni '60 la Fiat intese costruire una fabbrica in Calabria, in pratica sentì dire testualmente: "Non ci interessa che diate lavoro alla gente. Ci interessa che dipendano da noi".

Ciò non significa che la mafia non aiuti i poveri. Al contrario, sempre e ovunque – dai "don" siciliani a Pablo Escobar a Medellin, la mafia aiuta volentieri. E guarda attentamente che nessuno possa aiutare tranne lei. E che le persone non possano guadagnarsi da vivere da sole.

E sapete qual è la cosa strana? Non troverete una persona che sia grata, beh, diciamo alla compagnia Fiat per le case costruite per gli operai. Ah, ma quando mai! "Queste carogne hanno costruito le case per noi, beh! Ma questi serpenti ci hanno costretto a lavorare per questo". Ma a qualche "don" sono pronti a baciare la manina anche per meno; così la banana, data al sottoposto dal capobranco, immutabilmente porta a uno slancio d'amore per il capo.

Le regioni controllate dalla mafia sono sicure, ma per la loro gente. Se il padrone di un chiosco paga la mafia, può fare a meno di assicurare il chiosoc – non lo rapineranno. "Ma come fanno con un adolescente ubriaco di passaggio?" – chiederete. Non ce ne sono. E se succede? Lo trovano e lo ammazzano. Là dove c'è la criminalità organizzata, la criminalità incontrollata non c'è. E ciò non dice molto bene dello stato moderno. Com'è possibile? Un enorme stato non sa chi ha rapinato un chiosco, ma la mafia lo sa sempre.



Il loro Caucaso

Il Sud italiano è come il Caucaso russo. Se i meridionali si distinguessero etnicamente dai settentrionali, ci sarebbe il grido: "L'Italia per gli italiani". Tra l'altro, gridano anche così. Le richieste di indipendenza politica o almeno economica dell'Italia Settentrionale risuonano sempre più spesso. Il Nord si è stancato di nutrire il Sud.

Perciò adesso del nutrimento del Sud si occuperà l'Unione Europea. Da qui al 2013 l'Unione Europea intende investire in Italia Meridionale 44 miliardi di euro, preferibilmente in qualcosa di ecologico. In Italia la Sicilia è già diventata il pioniere per numero di apparecchi eolici, per la cui energia elettrica ecologicamente pulita si paga una tariffa triplicata. Come possono i nobili "don" passare davanti a una causa così salvifica come il salvataggio del pianeta dal riscaldamento globale? Si può dire senza esagerare che queste due entità – la burocrazia europea e la criminalità organizzata – si sono trovate.



Mafia e sindacati

Perché i settentrionali hanno sopportato quarant'anni e adesso mormorano? Perché neanche il Nord se la passa bene.

Il ruolo che al Sud gioca la mafia, al Nord lo giocano i sindacati. L'economia italiana si è fatta decrepita; le tasse in Italia sono le più alte in Europa (e, si capisce, non le pagano), le cause si trascinano due volte più a lungo che in Inghilterra, una quantità gigantesca di gruppi di interesse si occupa di garantire il proprio benessere a spese di altri gruppi.

I negozietti "pranzano" dalle 12.00 alle 16.00 e poi si indignano con i cinesi o con i supermercati, che lavorano anche alle quattro di mattina. I diritti dei lavoratori sono sicuramente difesi, i buchi sono tappati, licenziare un lavoratore è impossibile e perciò lo assumono con un contratto temporaneo. Quando gli intelligenti sindacati nel loro slancio hanno tappato anche questo buco, proibendo i contratti temporanei per più di tre anni, si è preso ad assumere la gente per tre anni e poi licenziarla.


200-300

E non di meno l'Italia rimane il secondo esportatore europeo (dopo la Germania). Com'è possibile, nonostante leggi e tasse?

La maggioranza assoluta dell'industria italiana sono ditte da 200-300 persone. Quelle più grandi cominciano a controllarle. Un altro tratto tipico di queste ditte è il business familiare. L'IPO [3] per il proprietario italiano è un'eccezione; è lo stesso che vendere la propria casa per farci una fermata dell'autobus. "A che mi serve l'IPO? Questa è una buona compagnia", – disse in qualche modo Berlusconi.

Perciò la maggioranza delle compagnie non è diretta da manager assunti, ma dai padroni o dai loro nipoti. E poiché la natura spesso non è benevola con i nipoti, questi dirigono malissimo. E così come nel XVII secolo i popolani arricchiti in Italia compravano la terra, le maggiori compagnie italiane vanno in settori contigui allo stato. La Pirelli si è occupata di telecomunicazioni, la Fiat di energia, la Benetton ha preso a costruire strade.



La Fiat

40 anni fa la Fiat era l'impresa fondamentale per Torino, come la AvtoVAZ [4] per Tol'jatti [5]. Oltre duecentomila persone lavoravano per la Fiat e altrettante per i fornitori.

Adesso negli ex reparti della Fiat al Lingotto ci sono un albergo, un centro espositivo e un centro commerciale. La maggior parte delle vendite della Fiat vengono dalla sua produzione in Brasile. L'Europa dell'Est è servita da una fabbrica in Polonia, un anno fa il capo della Fiat Sergio Marchionne pubblicò una lettera aperta, in cui dichiarava che se non si fosse messo d'accordo con i sindacati, il quartier generale della compagnia sarebbe stato trasferito negli USA. Ci incontriamo con uno dei dirigenti della compagnia nell'ufficio principale al Lingotto e io chiedo:

– Dica, quante persone lavoravano per la Fiat in Italia quarant'anni fa e quante ora?

Il mio interlocutore cambia faccia come un direttore sovietico quando veniva rimproverato per non aver realizzato il piano per la semina delle barbabietole.

– Questo è un modo sbagliato di porre la domanda! – si irrita. – Siamo diventati una compagnia globale.

Si capisce! Ma alla mia richiesta di vedere una catena di montaggio mi hanno risposto che questo, purtroppo, non ha senso – al momento non funzione. Gli operai sono in ferie retribuite. Invece della catena di montaggio mi hanno proposto di vedere il museo.



Mondovì

Con la mia amica Anna Zafesova vado sui meravigliosi colli piemontesi, nella minuscola Mondovì, a incontrare Alessandro Battaglia, direttore della Silvateam.

La Silvateam è il tipico business familiare. 154 anni fa i suoi tre co-fondatori si occupavano della produzione di tannino naturale e verso la fine del XIX sec. misero su cinque fabbrichette per la lavorazione del legno di castagno a Mondovì, Frabose [6], Pamparato e Sagnello [6]. Atipico è solo nel fatto che non è degenerato, al contrario, la Silvateam è leader nel suo (minuscolo) segmento di mercato. Nel 2001 la Silvateam ha comprato una fabbrica in Peerù, nel 2004 è giunta in Cina e nello stesso anno in Brasile.

– Problemi ci sono in tutti i paesi, – dice Alessandro Battaglia, o – ma in paesi come il Brasile ci sono sia problemi, sia possibilità, in Italia ci sono solo problemi.

Su 1200 lavoratori della Silvateam 900 adesso lavorano all'estero e in fabbrica a Mondovì lavorano gli albanesi. I locali disdegnano di sfacchinare per 1000 euro al mese, per la paga di un lavoratore in nero.

– Io pago l'operaio 1000 euro, ma allo stato per questo operaio ne pago 1200, – dice Alessandro, – ma questo non è il maggior problema. Il maggior problema è che non puoi licenziare i fannulloni.

Ancora poco tempo fa Alessandro era presidente della Confindustria locale (in Italia tutto è riunito in sindacati, anche gli imprenditori), ma qualche anno fa successero cose spiacevoli. La Silvateam si fece lusingare da 12 milioni di euro di quei 44 miliardi che l'Unione Europea concesse alla mafia dell'Italia meridionale e prese a modernizzare la sua fabbrica in Calabria.

Di questi soldi 200 mila euro sfuggirono da un'altra parte e un giudice calabrese decise che Alessandro era un criminale. Chiaro, per un giudice calabrese è difficile trovare criminali più vicino che in Piemonte. Alessandro fu arrestato, con clamore e con un'immancabile conferenza stampa, ma dopo la conferenza stampa il giudice calabrese lo stesso giorno passò il caso a un giudice piemontese. Qualche mese dopo tutte le accuse contro Alessandro furono ritirate, ma al posto di capo della RSPP [8] se ne andò.

Morale: se non sei un membro della 'ndranghetta [9], non costruire in Calabria con gli euro-soldi facili.

(Segue)

Julija Latynina
osservatrice della "Novaja gazeta"

28.10.2011, "Novaja gazeta", http://old.novayagazeta.ru/data/2011/121/08.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Città presso gli Urali nata negli anni '30 del XX secolo.

[2] Citazione di un noto aneddoto. Lo scrittore russo del XVIII secolo Nikolaj Michajlovič Karamzin incontrò in Occidente dei russi espatriati che gli chiesero di dirgli in due parole cosa si facesse in Russia e questi rispose "Rubano, signore".

[3] Initial Public Offering (Offerta Pubblica Iniziale), la manovra che consente la quotazione in Borsa.

[4] Avto sta ovviamente per "auto", VAZ sta per Volžskij Avtomobil'nyj Zavod (Fabbrica di Automobili del Volga).

[5] Città della Russia centro-meridionale fondata come Stavropol'-na-Volge (Stavropol' sul Volga), poi intitolata a Togliatti e chiamata erroneamente Togliattigrad.

[6] Sic. In realtà si tratta di Frabosa.

[7] Nome scritto erroneamente, che non sembra rimandare ad alcuna località conosciuta.

[8] Rossijskij Sojuz Promyšlennikov i Predprinimatelej (Unione Russa degli Industriali e degli Imprenditori).

[9] Sic.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/11/litalia-secondo-la-giornalista-russa.html

30 ottobre 2011

A proposito dell'Ossezia del Sud (III)

Di tutto ciò che è russo circolano liberamente solo i rubli



Presto l'Ossezia del Sud eleggerà il presidente. Sulla repubblica dove c'è una pistola per ogni persona è scesa una pausa non buona


In Ossezia del Sud lentamente, ma fedelmente si stabilisce un regime di clan basato sull'arbitrio giuridico. A novembre dovrebbero esserci le elezioni presidenziali. L'attuale capo della repubblica Eduard Kokoity cerca con tutte le forze di mantenere il potere. Sono cominciate occupazioni dei partiti di opposizione, repressioni di manifestazioni con l'uso della forza, arresti e pestaggi di oppositori. Le strutture armate create da Kokoity cercano di sequestrare cittadini russi anche sul territorio russo, chiudono le frontiere a propria discrezione, arrestano e cacciano dalla repubblica cittadini sgraditi della Federazione Russa. Una Russia light del genere. Con un misto di kadyrovismo.



Dossier della "Novaja gazeta"

Secondo i dati del governo russo, negli anni 2009-2010 il nostro paese ha immesso nell'economia dell'Ossezia del Sud 22 miliardi di rubli [1]. I dati di quest'anno non sono ancora stati resi noti, ma bisogna aspettarsi che la cifra sia paragonabile. Per fare un confronto: il budget dell'Ossezia del Nord è nell'ordine di 11 miliardi di rubli [2] e per il 90% è formato da stanziamenti federali. Le entrate fiscali dell'Ossezia del Sud assommano a 150 milioni di rubli all'anno [3], cosicché la repubblica vive davvero di soldi russi.

Sezione economica



Come dice un profugo politico di mia conoscenza, "non conosco una sola persona che abbia letto più di due libri che non piacessero a Kokoity". Al colonnello con la mitragliatrice Kokoity evidentemente piaceva. Ma le mie battute non molto.

– Ehi, Babčenko, tu! Perché vai a Tskhinvali? – continua l'interrogatorio con il tono di "fermo, da che quartiere vieni? [4]".

Trovare una buona risposta alle domande stupide dell'uomo armato senza segno di discernimento pare che non sia così facile. Beh, perché i giornalisti vengono in repubbliche nate dopo una guerra, dove il regime di clan prima delle elezioni chiude le frontiere, blocca le case degli oppositori e li mette imbavagliati nelle prigioni fino a riempirle? A cogliere lamponi, che ci vado a fare…

Questo posto di blocco si trova a circa cinque chilometri dal tunnel di Roki [5]. In realtà non è neanche un posto di blocco, ma un picchetto. Una tenda da campeggio, un capanno, cinque uomini barbuti in tuta mimetica con armi e poteri non chiari. Chi sono, da dove vengono, perché – si può anche non chiedere. E' perfino meglio non chiedere.

E' già il secondo posto di blocco dopo la frontiera. In tutto sulla Transkam [6] dal lato meridionale ce ne sono quattro. E tutti con le mitragliatrici. Sarebbe interessante sapere: perché con le mitragliatrici, se il nemico si trova precisamente dalla parte opposta della repubblica? Ma da questa non c'è la Russia, amica e alleata nella guerra passata, che a questo paese ha dato anche l'indipendenza?

– Così mi negate l'ingresso? – chiedo. A "Babčenko" e a "tu" già non faccio più attenzione.

– Vedremo. Aspetta.

Prende i documenti e va da una parte. Parla a lungo al telefono. Mi metto a fumare. Le piccole mitragliatrici armate per la guerra guardano in modo ostile la mia tessera. Tutto ciò accade sullo sfondo di una pietra bianca posta sul declivio della montagna con la scritta gigantesca "GRAZIE RUSSIA!".

All'ambasciata dell'Ossezia del Sud, peraltro, la chiusura della frontiera ai cittadini sgraditi della Federazione Russa è stata spiegata semplicemente: "Sono venuti fuori troppi candidati alla presidenza". Cioè, per combattere – benvenuti. Ma per fare soldi facili – siete diventati troppi. Che vergogna.

Dopo circa venti minuti il colonnello ritorna. Restituisce i documenti.

– Non ti immischiare in politica, capito? Là ti incontreranno e ti spiegheranno tutto – cosa scrivere, come scrivere, perché scrivere…

– Chi mi incontrerà?

– Cosa sei, tutto scemo, eh? Il mio papà scenderà dal cielo e ti incontrerà, sì?

Per capire la situazione del proprio paese è utile talvolta andare in altri paesi. Tanto con il segno "più", quanto con il "meno". Dopo esser stato in Europa, per esempio, la percezione del culo storto [7] della tua patria dà malinconia. Ma dopo l'Ossezia del Sud capisci che ancora siamo tutt'altro che in mezzo al buco.

Dalla nostra parte del valico c'è la dogana, il KPP [8], le guardie di frontiera, lo MČS [9], alcuni lavoratori edili, la polizia e perfino le regole di circolazione. Ma qui, al Sud: "Perché ti metti la cintura, senti? Qui non c'è bisogno di mettersi la cintura!", la tenda con agenti aggressivi di non si capisce quale struttura armata, il villaggio Tamarasheni cancellato dalla faccia della terra (letteralmente cancellato – adesso dalla terra vengono fuori solo dei cespuglietti) e la totale mancanza di qualsiasi traffico. La repubblica è vuota.

Il tunnel di Roki come confine di stato è un concetto abbastanza fittizio. Per superarlo è sufficiente il passaporto russo (se, certo, non chiudono il confine unilateralmente). Perciò è piuttosto un confine tra visioni del mondo.

E il guidatore, che fino al valico andava con relativa attenzione, dopo si adatta a quest'altra visione del mondo in cui non c'è stato, né diritto, né legge e smette di notare la linea continua, il traffico in senso contrario, i limiti di velocità e la necessità di accendere i fari in un tunnel non illuminato mentre si sorpassa a 160 km/h. I monumenti ai caduti si incontrano qua e là ai lati. La strada, mi sembra, ha ucciso più gente della guerra.

Proprio davanti a noi in un precipizio sul fiume è caduto un "modello nove" [10]. Esito letale.

* * *

Tornando sul luogo delle azioni di guerra, provi strani sentimenti. Un qualche misto di agitazione e timore. Ma la cosa principale è che aspetti ogni volta. Aspetti che ora, di ritorno, ti giunga la comprensione e percepisca perché fosse necessaria tutta questa guerra e tutte queste morti di persone che tu hai visto e che avrebbero potuto vivere ancora.

Dzhava [11] al tempo della guerra rammentava la costruzione della torre di Babele, tra gente e macchine non si riusciva a respirare. La vita, con tutte le sue passioni e tragedie, la grandezza d'animo e la bassezza di spirito, ribolliva in questa cittadina durante la guerra. I venditori del mercato nero rifilavano ai soldati cavoli marci a prezzi triplicati, i tassisti facevano soldi con i giornalisti, i volontari giungevano a colonne, a colonne accorrevano anche i profughi e gli aiuti umanitari dal Nord andavano a fiumi.

Ora, nonostante siano le 10 di mattina di un pacifico giorno lavorativo, le vie di questo centro nodale della repubblica sono deserte. Una qualche vita c'è solo nella piazza centrale. Qualche tassista, qualcuno che chiede un passaggio, qualche chiosco ed ecco tutto il mondo locale.

L'operatore di telefonia mobile monopolista nella repubblica è Megafon [12], altre reti non ce ne sono. Anche se al tempo della guerra la MTS [13] funzionava bene. Ci fermiamo a comprare una carta SIM. Non mi danno un contratto, né uno scontrino, invece mi scannerizzano il passaporto [14]. Ricordo che in Kirghizistan, a Bishkek [15], comprai una carta SIM in un chiosco di giornali e al passaporto porto automaticamente ebbi la risposta: "Qui da noi è un paese libero, prenda e telefoni".

Ma qui mi hanno detto un'altra cosa: "Non abbia paura, registriamo il passaporto a tutti".

* * *

Negli ultimi tre anni Tskhinvali praticamente non è cambiata. Per di più, durante la guerra, quando questa città era distrutta, quando non c'erano acqua ed elettricità, le case bruciavano, nelle vie c'erano carri armati distrutti e rotolavano pezzi di persone bruciate e i vivi si nascondevano in sotterranei in cui il miglior patrimonio erano i barattoli di frutta cotta, questa città comunque mantenne il senso di un viale diritto, che porta da qualche parte in una luminosa lontananza senza nubi. Sì, indubbiamente era l'euforia della vittoria. Ma allo stesso tempo era un qualche sollievo morale di quelli che erano rimasti, la comune unione delle persone davanti a una tragedia, la prontezza al sacrificio di se e all'aiuto reciproco.

Ora i toni sono altri. Anche se non si spara, la città mantiene un senso di vicolo cieco.

La situazione è tesa, i volti delle persone sono tirati e stabilmente in guardia, non ci sono sorrisi, ai tuoi sorrisi non rispondono. Se ti metti a parlare con qualcuno, anche per chiedere semplicemente una strada, per prima cosa ti "elaborano" – chi sei e quali pericoli porti con te…

Non si può dire che a Tskhinvali non sia stato ricostruito niente. Qualche costruzione è in corso, le case distrutte si alternano a quelle riparate, i servizi funzionano, l'intonaco si ammucchia nei cortili. Hanno costruito lo stadio, hanno riparato le case sventrate dalle schegge nella "piazza dei tre carri armati", hanno coperto di rivestimenti una scuola, hanno otturato e decorato gli edifici amministrativi. Qua e là al posto delle rovine sono sorte nuove costruzioni. Qua e là perfino belle e del tutto moderne. Ma la sensazione comune di queste costruzioni resta… non di riparazione, in generale, qui è l'importante.

Non ci sono strade in città, l'asfalto è a pezzi. Ovunque ci sono gigantesche pozze e fosse, fango fino alle caviglie e mucchi di terra, cavità aperte, che sono usate come condotte per i rifiuti. I fossati per le tubature sono stati scavati neanche un anno fa e da allora non sono stati neanche ricoperti. La torretta del carro armato colpito da Barankevič [16] spunta ancora da un ingresso. L'università è in rovina come prima.

Subito mi è venuta in mente Priština. Anche là il primo pensiero era: beh, non si può rubare grana così.

La costruzione principale è in corso nel luogo dell'ex quartier generale delle forze di pace. Adesso qui c'è un esercito regolare, il terreno è stato dato in affitto alle truppe di frontiera per 99 anni. Si costruisce il quartier generale dell'amministrazione delle truppe di frontiera, dall'altra parte della strada, ribattezzata via Mirotvorcev [17], c'è il complesso degli alloggi degli ufficiali. Il lusso della costruzione impressiona. Piastrelle e plastica, KPP di mattoni gialli da rivestimento, cancello con disegno decorativo. All'aspetto – un centro amministrativo e d'affari, che non sfigurerebbe neanche a Mosca. A Tskhinvali sembra fuori posto. E' grande e costoso per questa città. La Russia evidentemente non lesina soldi per la presenza militare.

Ho trovato la casa dove sedetti nel sotterraneo. Distrutta. Nel muro c'è la stessa enorme voragine.

Anche nella "cittadella superiore", distrutta durante la guerra, c'è un reparto regolare. La Georgia comincia subito dopo il recinto. "Ecco il loro punto di osservazione, sotto il lampione, vedi?" Anche da là ci osservano. Non c'è un passaggio da quella parte. In tutto il paese è rimasto solo un KPP nel distretto di Leningor [18] e quello è per la popolazione locale. Per il resto, per campi e per valli [19] è steso un reticolato, le strade sono scavate e sbarrate. E' stato scavato anche il Vallo del Sud – un fossato anticarro intorno a Tskhinvali Promettono localizzatori, droni, telecamere e altro equipaggiamento tecnico.

In generale la Russia è giunta qui solidamente e per starci a lungo. E si gettano quantità di soldi colossali.

Ma nella "cittadella superiore" sono di servizio gli stessi sodati di leva.

Al KPP mi hanno consigliato di non andare per la città con la macchina fotografica.

– Cosa, ci sono stati già dei precedenti?

– No, non ci sono stati. Sia con la Russia in generale, sia con noi i rapporti sono buoni. Ma sai, come dire… In generale cominciano già a dimenticare.

Senza arrivare nella piazza davanti alla stazione, non lontano dal monumento a Denis Vetčinov [20] eretto da poco, una jeep frena. Un Cruiser bianco metallizzato. Due persone a bordo.

– Eh, perché hai fotografato la mia macchina? – salutano.

Beh, ciao, banditi. Mancavate solo voi per riempire la vita.

* * *

Ho telefonato a Fatima Margiyeva, oppositrice, attivista per i diritti umani, docente di storia e fregandomene del colonnello, mi sono immischiato in politica. Abbiate un po' di pazienza, questo è interessante. A breve una storia del genere.

Negli anni Novanta, sotto il presidente precedente Liudvig Chibirov, in Ossezia del Sud l'autorità era assente. La repubblica era scossa da regolamenti di conti politici e di altro tipo. Furono uccisi a colpi d'arma da fuoco il primo ministro Atsamaz Kabisov, il ministro Tatayev, il primo ministro Valeri Khubulov. Ci furono fucilazioni di massa con 16 cadaveri Ci fu una sparatoria su una manifestazione di protesta e così via.

Su questo sfondo cominciò l'ascesa del clan dei Tedeyev. Ibragim Tedeyev è considerato il leader di uno dei gruppi criminali di Tskhinvali. Abbastanza influente, anche se non il più forte, c'era anche gente più forte di lui. Secondo un ex agente delle strutture armate, era una persona irascibile, molto aggressiva. Del clan di Ibragim Tedeyev faceva parte anche l'attuale presidente dell'Ossezia del Sud Eduard Kokoity.

Il fratello di Ibragim, l'allenatore della nazionale russa di lotta libera Dzhambulat Tedeyev, ora è noto a tutti. Negli affari "autorevoli" del fratello non risulta. Faceva sport, vinceva titoli, faceva carriera.

Nella seconda metà degli anni Novanta Ibragim va a Vladikavkaz [21], Dzhambulat a Mosca, a fare l'allenatore. Anche Eduard Kokoity è segnalato a Mosca come rappresentante commerciale della repubblica.

Nel 2001 Dzhambulat Tedeyev diventa allenatore della nazionale. Allora in Ossezia del Sud ci sono le elezioni presidenziali. I Tedeyev, che in quel momento hanno accumulato peso politico, "autorità" e soldi, tornano nella repubblica e portano Kokoity al potere.

In un primo tempo coesistono pacificamente. Di fatto la repubblica è guidata dal clan di Ibragim Tedeyev, egli stesso diventa capo del Consiglio di Sicurezza e controlla il flusso dei carichi attraverso il tunnel di Roki. Poi tra i compari avviene uno strappo – si dice che l'irascibile capo del Consiglio di Sicurezza abbia picchiato il presidente. Kokoity riesce a toglierselo di torno, caccia Ibragim dall'Ossezia del Sud e diventa l'unico padrone della repubblica.

Fino ad agosto 2008 il rating di Kokoity, grazie alla retorica anti-georgiana e pro-russa, si mantiene ad altezze stratosferiche. Ma dopo la guerra avviene un crollo catastrofico. Il Caucaso è il Caucaso e in primo luogo qui si valutano le qualità personali. A Kokoity non hanno perdonato due cose. La prima e più importante è la sua fuga da Tskhinvali. Il governo fuggì dietro al suo presidente, che aveva portato così convinto la repubblica alla guerra.

– Circa una settimana dopo la guerra ci fu una manifestazione, – ha raccontato il creatore del Partito Repubblicano, l'oppositore Timur Tsokhovrebov. – Venne fuori Kokoity. Risuonarono applausi molto fluidi – di quelli che erano obbligati ad applaudire. In seguito venne fuori Barankevič (allora segretario del Consiglio di Sicurezza, che di fatto capeggiò la difesa di Tskhinvali – nota dell'autore). Un'ovazione! Kokoity si fece scuro. Allora, peraltro, capii che Barankevič non sarebbe stato più nella repubblica.

La seconda cosa è la sparizione, enorme perfino per le misure locali, di soldi stanziati dalla Russia. Cosicché nell'ultimo anno e mezzo il rating di Kokoity si mantiene stabilmente a livello zero.

Non può occupare il posto di presidente per la terza volta, è proibito dalla Costituzione dell'Ossezia del Sud. Ma non intende neanche lasciare la nave, perché in caso contrario gli toccherà rispondere a molte domande. Cercando di conservare il potere, Kokoity comincia a preparare una riforma (che qui è chiamata "rivolgimento costituzionale"), volendo trasformare l'Ossezia del Sud da repubblica presidenziale in repubblica parlamentare. Per questo gli è necessaria la maggioranza in parlamento.

Il parlamento dell'Ossezia del Sud conta trentatré posti. Diciassette di essi appartengono al partito "Unità", nove al Partito Popolare e otto ai comunisti.

Il Partito Popolare era inizialmente di opposizione. Ma prima delle elezioni avviene la sua occupazione. Nel quartier generale del partito irrompono gli agenti delle strutture armate, fanno stendere tutti a terra. In quel momento si tiene un congresso parallelo, in cui il leader del partito Ruland Kelikhsayev è accusato di scorretta interpretazione dello statuto e allontanato dalla dirigenza. Prova ad opporsi, al che gli fanno un buco in testa e lo cacciano in Ossezia del Nord. Nuovo leader del partito diventa Kazimir Pliyev.

Kokoity diventa leader del partito "Unità" (déja vu, sì?). L'osservatore russo Vladimir Čurov [22] riconosce le elezioni avvenute e senza violazioni (déja vu-2, sì?). E - oplà! – parlamento in tasca.

Parallelamente a questo procede anche l'esclusione dei candidati alla presidenza. Per esempio, Alan Kochiyev, candidato registrato, con l'accusa di pestaggio ai danni di un deputato del già "sinistrorso" Partito Popolare viene messo in prigione. Di tanto in tanto si fanno anche sessioni di regolamenti di conti con gli oppositori all'estero. A Vladikavkaz per due volte hanno cercato di sequestrare il politologo Alan Chochiyev irrompendo nella sua casa. La prima volta non lo trovarono, la seconda volta lo difesero i rappresentanti del ministero degli Interni della Federazione Russa.

Alle elezioni decide di partecipare anche Dzhambulat Tedeyev. Torna nella repubblica – da solo, Ibragim Tedeyev è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco a Vladikavkaz nel 2006, il mandante non è stato chiarito – e cerca di registrarsi come candidato. Al momento della presentazione dei documenti presso la CIK [23] si raccoglie una folla di suoi sostenitori. Va da solo, ma il servizio di sicurezza non lo fa andare oltre l'ingresso. In quel momento alla CIK si avvicina il procuratore dell'Ossezia del Sud Taimuraz Khugayev e si mette ad afferrare Tedeyev, cercando di arrestarlo. La folla irrompe nella CIK, il servizio di sicurezza apre il fuoco contro il soffitto, ma Tedeyev riesce comunque a difendersi. Dopodiché il procuratore della repubblica indipendente esce sul terrazzino e comincia a coprire di insulti la città (la dichiarazione che attesta le offese è stata firmata da 240 persone).

Eduard Kokoity non può permettere in alcun modo la registrazione di Tedeyev. Tra i 17 candidati registrati al momento (tra cui tre dell'opposizione) ci sono non poche persone degne e dotate di sostegno. Ma non hanno abbastanza forza. Tedeyev invece è l'unico capace di spazzar via del tutto dalla repubblica i kokoitiani e chi va alle elezioni proprio con questa retorica.

Di conseguenza a Dzhambulat Tedeyev la CIK sotto la guida di Bella Pliyeva rifiuta la registrazione, in quanto non risponde al requisito di residenza (appena corretto). Il che, tra l'altro, non impedì alla stessa CIK sotto la presidenza della stessa Bella Pliyeva, che 10 anni fa ricopriva la stessa carica, di registrare come candidato alla presidenza un certo Eduard Kokoity, che pure non rispondeva allo stesso requisito.

A dire il vero, due membri della CIK, astenutisi dalla votazione (6 "pro", 7 "contro"), qualche giorno dopo scrivono una dichiarazione indirizzata al presidente del parlamento, in cui parlano di minacce e pressioni da parte del Procuratore della Repubblica. In particolare Khandzher Ostayev dichiara che Taimuraz Khugayev in stato di ubriachezza lo ha minacciato, lo ha accusato di tradimento e ha promesso di tagliargli la testa. "Perciò non potevo votare né secondo la legge, né secondo coscienza e mi sono astenuto. Le chiedo di proteggere me e la mia famiglia da attentati da parte del Procuratore Generale e di proibirgli di influenzare il lavoro della CIK".

Nella stessa notte a Tskhinvali cominciano gli arresti. Prendono quelli che possono riconoscere dalle registrazioni delle telecamere di sorveglianza. Per esempio, arrestano un ingegnere noto e stimato nella repubblica, Leonid Kharebov, 72 anni. Lo picchiano. Arrestano un ragazzo con problemi mentali, a cui semplicemente interessava cosa stava accadendo. Arrestano perfino persone che semplicemente passavano davanti alla casa di Dzhambulat Tedeyev. In tutti in due giorni viene arrestata qualche decina di persone, probabilmente più di 50, perché proprio tanti posti ci sono nel SIZO [24] di Tskhinvali e questo risultò strapieno e alcune persone furono portate in altri distretti.

– Per tutta la notte stetti a sedere vestita, aspettavo che mi prendessero, – dice Fatima Margiyeva. – Sono condannata. Kokoity mi ha già messo in prigione. Ci sono stata 104 giorni.

Ci furono anche dei pestaggi. Per esempio, sette deputati con a capo lo stesso Kazimir Pliyev, leader "di sinistra" del Partito Popolare rubato cercarono di sequestrare lo stesso Timur Tsokhovrebov. E così via. Degli abusi giuridici nella repubblica parlano perfino i tassisti. Non ci sono altri temi di conversazione.

Ora è giunta una pausa. Il primo pallone sonda del mutamento dell'ordine costituzionale è stato lanciato il 18 ottobre, ma i comunisti l'hanno bocciato in "modo duro".

D'altra parte, i cittadini hanno ancora la possibilità di influenzare i risultati delle elezioni e scegliere chi gli aggrada. Qui, come da noi nel '91, la parola "costituzione" non è ancora un puro suono e la gente vuole semplicemente elezioni aperte e corrette. Se non ci saranno - "là vedremo".

Sulla repubblica dove c'è un'arma per ogni persone (non è una metafora), è scesa una pausa non buona.

* * *

Il senso di vicolo cieco si è solo rafforzato. Da una parte c'è la Russia, che riempie la regione con l'esercito, stabilendo qui i propri avamposti, le proprie caserme e torrette di guardia, ma tra l'altro sputa del tutto sui propri cittadini, a cui con mano tanto generosa ha dato i propri passaporti.

– Ci siamo rivolti a Medvedev, a Putin, alla Duma di Stato con la richiesta di esercitare un'influenza su questo abuso giuridico, – dice Fatima Margiyeva – Da là non è giunta risposta. E all'ambasciata ci hanno detto che noi, pare, in questo caso non siamo cittadini russi.

Dall'altra parte c'è la Georgia, con cui le strade sono sbarrate da reticolati, separate dal Vallo del Sud e riempite di truppe di frontiera russe.

Ma indipendenza, soldi e scelta come non c'erano, così non ci sono.

* * *

Non ho domande da fare all'Ossezia del Sud . E personalmente mi è del tutto indifferente quale ordinamento ci sia qui, chi sarà al potere e quanti soldi verranno rubati.

Ma ho domande da fare alla Russia.

Qui sono morti non pochi nostri soldati. Qui vanno non pochi soldi. I nostri soldi. Qui ci sono i nostri reparti. Qui vivono i nostri cittadini.

In risposta il potere di clan banditesco toglie cariche ai russi, proibisce ai nostri cittadini di entrare nel proprio paese, blocca in casa l'allenatore di una nazionale russa con le forze dei gruppi speciali e invia terroristi a Vladikavkaz per togliere di mezzo persone sgradite.

Ecco che voglio chiedere: ma perché diavolo abbiamo bisogno di tutto questo?

Arkadij Babčenko
corrispondente speciale della "Novaja gazeta"

28.10.2011, "Novaja gazeta", http://old.novayagazeta.ru/data/2011/121/06.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Oltre 520,2 milioni di euro.

[2] Oltre 260,1 milioni di euro.

[3] Oltre 3,5 milioni di euro.

[4] Espressione tipica dei gopniki (gruppi di giovani teppisti). Nell'originale è in un russo scorretto.

[5] Tunnel presso il villaggio di Roki, al confine tra Ossezia del Nord e Ossezia del Sud.

[6] TRANSKAvkazskij Magistral' (Autostrada Transcaucasica). Il corsivo, qui e altrove, è mio.

[7] Traduzione letterale giustificata dalla frase successiva. Sta per "bruttezza", "stortura".

[8] Kontrol'no-Propusknoj Punkt (Punto di Controllo e di Accesso).

[9] Ministerstvo Črezvyčajnych Položenij (Ministero per le Situazioni di Emergenza), ente che svolge le funzioni della nostra Protezione Civile.

[10] Nome colloquiale dell'automobile russa VAZ-2109.

[11] Città della parte settentrionale dell'Ossezia del Sud.

[12] Megafono.

[13] Mobil'nye TeleSistemy (TeleSistemi Mobili), il principale operatore di telefonia mobile russo.

[14] Capitale del Kirghizistan.

[15] In Russia il passaporto è l'unico documento di identità.

[16] Anatolij Konstantinovič Barankevič, ex ministro della difesa ed eroe della guerra del 2008.

[17] Delle Forze di Pace.

[18] In georgiano Akhalgori, città della parte sud-orientale dell'Ossezia meridionale.

[19] L'espressione "per campi e per valli" indica le peregrinazioni degli eroi delle fiabe russe.

[20] Denis Vasil'evič Vetčinov, maggiore russo morto nella guerra del 2008.

[21] Capitale dell'Ossezia del Nord.

[22] Vladimir Evgen'evič Čurov, capo della CIK (Central'naja Izbiratel'naja Komissija – Commissione Elettorale Centrale) russa, grazie a cui si parla di elezioni "čuroviane", cioè con grandi brogli in favore di chi di dovere...

[23] Vedi nota precedente.

[24] Sledstvenyj IZOljator (Carcere di Custodia Cautelare).


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/10/di-tutto-cio-che-e-russo-circolano.html

09 ottobre 2011

A proposito di Kadyrov (XXI)

Quando è l'onomastico di Groznyj [1]




I grandi spettacoli di festa da Brežnev ai nostri giorni


Ma quanto modesto, tuttavia, si è rivelato questo ragazzo – Ramzan Kadyrov. Per un improbabile concorso di circostanze il suo compleanno è coinciso con il compleanno di Groznyj (non dello zar Ioann Vasil'evič, chiamato dal popolo Groznyj per la crudeltà e la violenza dei modi [2]), la città che Ramzan Kadyrov trasforma secondo i piani in città-giardino. Per entrambi i festeggiati non è una data tonda, ma per il più giovane almeno è semi-tonda – ne ha compiuti 35. Mentre la più vecchia ne ha compiuti 193 – e in generale non è né carne né pesce. Al posto del capo della repubblica avrebbe indirizzato a se tali festeggiamenti – il mondo avrebbe tremato. Ma Kadyrov è modesto. Ha ordinato ai suoi boiari, senza perder tempo invano [3], di non auguragli buon compleanno e di non fargli regali in nessun caso. Sotto minaccia di licenziamento. Dopodiché nella città e in tutta la repubblica ha organizzato un banchetto per tutto il mondo [4], di cui hanno anche riferito per tutto il giorno 5 ottobre tutti i canali televisivi russi nei loro notiziari principali.

Hanno fatto vedere le facce felici dei cittadini e degli abitanti degli altri centri abitati della Repubblica Cecena, che in occasione del Giorno della Città hanno avuto una giornata libera fuori programma. Hanno mostrato i fantastici mutamenti avvenuti a Groznyj in qualche anno. Hanno ammirato il centro per gli affari appena eretto, "Groznyj-city", all'inaugurazione del quale sono giunte le stelle di fama mondiale Jean-Claude Van Damme e Vanessa Mae e anche gli idoli dei russi Sofija Rotaru [5], Sergej Bezrukov [6], Fëdor Bondarčuk [7] e Igor' Vernik [8].

E a sera il principale canale di Stato del paese Rossija-1 [9] ha trasmesso il "Grande concerto della festa", vedendo il quale lo stesso Jean-Michel Jarre [10] probabilmente si sarebbe mangiato le mani fino ai gomiti per l'invidia. Il quadro impressionava davvero – un mare di fuochi, grattacieli efficacemente ed elegantemente illuminati, su un enorme schermo, posto sulla scena, si alternavano immagini del benessere che ha coperto la Cecenia. In prima fila l'artefice dei festeggiamenti, soddisfatto e felice. Alla sua destra Aleksandr Chloponin [11], alla sua sinistra Van Damme. Per il discorso di saluto viene chiamato in scena Fëdor Bondarčuk. Emozionato da ciò che ha visto, ammette che QUALCOSA DEL GENERE [12] in Cecenia non c'era neanche sotto il potere sovietico.

Il presidente della Repubblica Cecena Ramzan Kadyrov (Bondarčuk per qualche motivo ha fatto particolare insistenza sul suo nome – Ramzan), accorrendo velocemente in scena, ha nominato quelli grazie a cui la festa aveva luogo: l'Altissimo e la leadership dello stato.

Beh, poi è arrivato il concerto stesso. Una giovane cantante cecena, guardando con adorazione a Ramzan, ha eseguito una sorta di inno in onore della Cecenia e del suo amato capo. In esso c'erano tali parole: "I frutti delle tue azioni non possiamo contare… In nome della fioritura della Cecenia… In nome del benessere del popolo… Ha posto la vita sull'altare della libertà". E il ritornello ripetuto molte volte: "Il centro del mondo è la mia Cecenia".

Ma quando la Zykina [13] locale ha cominciato a cantare nella lingua nativa, il principale eroe della festa, senza trattenersi, si è gettato in scena e si è messo a ballare. Tutto il pubblico in un solo slancio si è alzato in piedi, si è messo a gridare e a battere le mani, rammentando il recente unico slancio dei delegati al congresso di "Russia Unita", che altrettanto entusiasticamente hanno salutato la buona novella del ritorno sui propri giri [14] di Vladimir Vladimirovič Putin.

Il festeggiato Ramzan più di una volta è corso in scena con mazzi di fiori; Sofija Rotaru gli ha perfino sussurrato qualcosa di intimo all'orecchio e questi ha ridacchiato compiaciuto. E poi ha suonato Vanessa Mae. E poi su fili tesi sui grattacieli si sono arrampicati 42 acrobati aerei in tute bianche, che ricordavano le tute mimetiche della Grande Guerra Patriottica [15]. E ancora ha fortemente acceso gli animi l'ensemble statale di danza "Vainach" [16], già premiato con il titolo di cavaliere dell'Ordine di Kadyrov. La festa si è conclusa con fantasmagorici fuochi artificiali.

Il vice presidente del governo Aleksandr Chloponin ha proposto di inserire questa festa nella lista degli avvenimenti di importanza nazionale. Ma questa ci è già inserita – quasi tutti i Giorni della Città sono trasmessi dalla principale televisione del paese! Gli anziani, per quanto si sforzino, non riescono a ricordare un così enorme festeggiamento, in tutto il paese, del Giorno di Kazan' [17] o del giorno di Ufa [18], per non parlare dei più modesti giorni di Pskov [19] o di Rjazan' [20]. Il giorno di Mosca di anno in anno è messo in onda da TV Centr [21], che si riceve in molte regioni della Russia, ma Mosca è comunque la capitale della nostra patria comune. Anche il 300° anniversario di Pietroburgo è stato festeggiato largamente, ma in primo luogo, la data era tonda, in secondo luogo, Pietroburgo è la capitale culturale della Russia e in terzo luogo, Piter [22] ha dato alla patria dei figli senza cui (come disse Nekrasov [23]) appassirebbe il terreno coltivato della vita. Così anche Groznyj, capitata tra i banchi di pagnottelle [24], diventa pian piano una delle principali città del paese e la Cecenia (vai sopra e guarda le parole della loro canzone) pure il centro del mondo. E la TV capta solo attentamente le nuove tendenze e non lesina il tempo in diretta per il loro rafforzamento e perché la popolazione del paese le faccia proprie.

Tra l'altro, il "Grande concerto della festa" è stato messo al posto di "Istoričeskij process" [25], che tende i fili dal passato al presente. Un altro tema per questo talk show – i grandi spettacoli di dimensioni nazionali da Brežnev ai nostri giorni come simbolo di ereditarietà. L'ultimo spettacolo del genere, si ricorda, fu organizzato nel 1982, quando Leonid Il'ič [26], senza essere cosciente, visitò ufficialmente l'Azerbaijan. A dire il vero, il decrepito segretario generale già all'aeroporto sussurrò a Gejdar Aliev [27] che era stanco e sarebbe andato a dormire. Migliaia di persone precedentemente messe in fila e istruite cantarono e ballarono per lui, ma senza di lui. Poi egli guardò questo in televisione. Gli piacque.

Il fantasma di Brežnev non si aggira invano per la Russia e per il suo spazio televisivo. E quel segretario generale non è cattivo come lo dipingevano prima. L'addetto stampa di Putin Dmitrij Peskov in un'intervista al canale televisivo Dožd' [28] ha dichiarato che in generale quelli che profetizzano la brežnevizzazione di Putin e del regime non sanno niente di Brežnev. Ma Brežnev per il nostro paese non è un segno "meno", ma un enorme "più". Anche nel programma "NTVšniki" [29] hanno ricordato Brežnev con parole quiete e non cattive – sotto di lui il paese, dice, ha avuto un consistente progresso economico. Il regista Pavel Lungin ha constatato: negli anni Zero la vita è migliorata. C'era salame a volontà. Non c'era praticamente censura. Ma allo stesso tempo per qualche motivo la vita era uno schifo. Nella sua intervista Dmitrij Peskov ha attribuito umori simili esclusivamente alla società moscovita, terribilmente lontana dal resto del popolo. Il "Grande concerto della festa" è una conferma di questo. Dov'è Mosca e dov'è Groznyj? Là la gente è felice. Da loro va Van Damme in persona.

Irina Petrovskaja

06.10.2011, "Novaja gazeta", http://www.novayagazeta.ru/data/2011/112/28.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni

[1] Per "onomastico" si può intendere anche il compleanno. Qui, come in seguito, si gioca sull'omonimia tra Groznyj e il soprannome dello zar Ivan IV da noi chiamato Terribile (anche se groznyj significa più che altro "minaccioso"). La città nacque come fortezza Groznaja (Minacciosa), ma poi mutò genere perché "città" in russo è sostantivo maschile.

[2] Vedi nota 1. Ioann è la forma arcaica di Ivan (Giovanni). Il corsivo è mio.

[3] Citazione della Fiaba sullo zar Saltan di Aleksandr Sergeevič Puškin.

[4] In russo c'è una rima impossibile da rendere (pir na ves' mir). La festa è paragonata ai colossali banchetti imbanditi in onore degli eroi dell'epica popolare russa quando tornano dalle loro imprese.

[5] Sofija Michajlovna Evdokimenko-Rotaru, cantante pop e attrice.

[6] Sergej Vital'evič Bezrukov, attore teatrale e cinematografico.

[7] Fëdor Sergeevič Bondarčuk, attore, regista e personaggio televisivo.

[8] Igor' Ėmil'evič Vernik, attore teatrale e cinematografico, musicista, produttore e personaggio radio-televisivo.

[9] Russia-1.

[10] Per fare un po' di pulci si potrebbe dire che adesso Jarre usa ufficialmente i due nomi senza trattino...

[11] Aleksandr Gennad'evič Chloponin, rappresentante del presidente russo nel distretto federale del Caucaso del Nord.

[12] Qui e in seguito il rilievo grafico è nell'originale.

[13] Ljudmila Georgievna Zykina, la più importante cantante russa di canzoni popolari.


[14] "Tornare sui propri giri" è un'espressione riferita al vento nel libro biblico di Qoelet. Si usa come dire "tornare alle solite".

[15] Grande Guerra Patriottica è detta quella dei sovietici contro gli invasori nazifascisti.

[16] "Vainaco". I Vainachi sono il popolo caucasico da cui discendono Ceceni e Ingusci.

[17] Capitale del Tatarstan (Repubblica Autonoma dei Tatari), nella Russia centro-orientale.

[18] Capitale della Baschiria, nella Russia europea orientale.

[19] Città storica russa, ai confini con l'Estonia.

[20] Città della Russia centrale.

[21] "TV Centro", canale controllato dal comune di Mosca.

[22] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[23] Nikolaj Alekseevič Nekrasov, poeta russo del XIX secolo.

[24] Si parla delle pagnotte tipo brezel. Essere "come un grugno di porco tra i banchi di pagnotte" significa essere un intruso.

[25] "Processo storico", trasmissione in cui si trattano temi storici ponendoli in parallelo con il presente.

[26] Sottinteso: Brežnev.

[27] Gejdar Alievič Aliev, allora primo segretario del CC del Partito Comunista dell'Azerbaijan.

[28] "Pioggia", canale televisivo di "infotainment".

[29] "Gente di NTV". Talk show della ex tv privata (ora controllata da Gazprom) NTV.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/10/unanalisi-da-spettatrice-del-giorno-di.html