23 maggio 2011

A proposito di Putin (XXIII)

Vita di san Pavka




Negli ultimi giorni ho la netta impressione che la cerchia di Vladimir Putin e i tecnologi della politica del “Fronte Popolare di Russia Unita” [1] nascondano intenzionalmente al leader nazionale dei fenomeni significativi che si osservano nella società russa da non molto tempo. Inoltre sono convinto che questi li nascondano per timore di perdere il vantaggioso lavoro per la stesura del programma dello stesso “Fonte popolare”.

Fra l'altro, allo stesso tempo, mentre numerosi estensori del futuro programma con aria da profondi pensatori degna dei saggi di Laputa [2] discutono del senso dei termini “approfondire”, “accelerare”, “allargare”, “rafforzare” e perfino “innalzare”, nel fitto del popolo già vive e vince una dottrina originatasi spontaneamente, capace di unire e condurre dietro a se tutti i russi. Ad esclusione, si capisce, di poco numerosi amanti di “rivolgimenti ed esperimenti non meditati, confuse a volte con un ingiustificato liberalismo” [3].

Forse avete già indovinato che si tratta del gruppo religioso creato nella regione di Nižnij Novgorod [4], i cui membri venerano Vladimir Putin, ritenendolo la reincarnazione dell'apostolo Paolo, le cui reliquie, peraltro, furono ritrovate quasi due anni fa nella basilica romana di San Paolo fuori le mura [5]. La fondatrice di questo movimento, madre Fotin'ja (al secolo Svetlana) ritiene che la vita del leader nazionale ricordi molto la biografia del tredicesimo apostolo. A suo dire, Paolo fu inizialmente capo militare e feroce persecutore dei cristiani, ma poi prese a predicare il Vangelo. “Anche Putin, durante il proprio servizio nel KGB, si occupò di affari non del tutto giusti, – dice. – Ma quando diventò presidente, su di lui scese lo Spirito Santo e questi, come l'apostolo, cominciò a guidare con saggezza il proprio gregge. Ora gli è pesante, ma compie l'impresa apostolica”.

Certo, una tale valutazione della sua attività di cekista [6] potrebbe disgustare interiormente Vladimir Vladimirovič. Ma, si pensa, a causa di questa difficilmente avrebbe osato disobbedire allo Spirito Santo e rifiutare la guida del gregge a lui affidato. Tanto più che la dottrina della piccola madre Fotin'ja contiene in se elementi che devono attenuare la nostalgia di san Paolo reincarnato per i tempi che hanno preceduto “la maggiore catastrofe geopolitica del ХХ secolo” [7]. E' sufficiente ricordare che gli adepti di questo movimento invece dei salmi cantino la canzone sovietica “Pust' vsegda budet solnce” [8]. Peraltro non dimenticheremo anche che l'immagine di san Paolo corrisponde armonicamente all'immagine di Pavka Korčagin [9], che André Gide, come si ricorda, chiamò a suo tempo “il Cristo sovietico”.

Infondate risultano anche i possibili timori riguardo al fatto che tale programma non si assocerà a “Russia Unita”, anche per la popolarizzazione della quale è stato creato il “Fronte Popolare”. Al contrario, il legame morale tra il movimento dell'apostolo Paolo e il partito del potere si manifesta delicatamente nel fatto che la piccola madre Fotin'ja a suo tempo è stata in carcere un anno e mezzo per frode.

Ma la cosa più importante sta nel fatto che il leader nazionale, sottomettendosi evidentemente alla grazia discesa su di lui, già da tempo è entrato nell'immagine del santo asceta. A lui si stringono tutti i viventi – dalle semplici tessitrici a tigri e serpenti e dai maestri delle arti a balene e pantere e il suo torso nudo si associa non tanto ai risultati del judo, quanto ai torsi dei santi martiri delle crestomazie.

E infine sul carattere di massa dell'appoggio popolare. Il “Fronte Popolare panrusso” davanti ai nostri occhi si trasforma in una qualche unione della nomenklatura. Ed ecco che al movimento di san Paolo reincarnato aderiscono spontaneamente sostenitori sempre nuovi da tutto il paese. A quanto testimoniano gli abitanti della sua città, dalla piccola madre Fotin'ja la gente pullula, cosicché capita che tutta la strada sia piena di macchine – tutte auto straniere e con targhe di varie regioni.

Non discuterò – quelli che viaggiano su auto straniere non sono ancora tutta la Russia. Ma cosa sarà ancore quando dalla piccola madre Fotin'ja si affolleranno i russi sulle Lada Granta [10]. Su quelle stesse in cui, secondo l'apostolo, si possono tranquillamente mettere due sacchi di patate nel bagagliaio…

Così cosa aspetta?

Boris Tumanov
giornalista indipendente

22.05.2011

[1] Putin ha recentemente annunciato di voler fondare un “Fronte Popolare” che lo sostenga. Non si sa come questo si dovrebbe porre nei confronti del “partito del potere”, “Russia Unita”.

[2] Terra di cui si narra nei “Viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift, i cui abitanti si dedicano solo a musica e matematica senza darvi applicazione pratica.

[3] Parole pronunciate da Putin durante il rapporto alla Duma sull'operato del governo nel 2010.

[4] Città della Russia centrale, la Gor'kij del periodo sovietico.

[5] In realtà due anni fa ne fu solo attestata l'autenticità.

[6] Agente della prima polizia politica sovietica (la ČK – spelling russo čė-ka – cioè Črezvyčajnaja Komissija po bor'be s kontrrevoljuciej i sabotažem, “Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio”), per estensione “agente segreto”.

[7] Il crollo dell'URSS secondo Putin.

[8] “Che ci sia sempre il sole”, canzone dei pionieri (versione sovietica degli scout) degli anni '60.

[9] Eroe bolscevico senza macchia e senza paura del romanzo “Come si temprò l'acciaio” di Nikolaj Alekseevič Ostrovskij, a cui è stata addirittura dedicata una via di Mosca.

[10] Berlina economica della Lada.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/05/questo-punto-putin-mancava-solo-la.html

21 maggio 2011

A proposito del Nagornyj Karabach

La CSTO difenderà l'Armenia in caso di guerra per il Nagornyj Karabach [1], ritengono gli esperti armeni

Maggio 19, 2011, 21.20

L'Organizzazione del Trattato di Sicurezza collettiva (CSTO [2]) adempirà i propri obblighi di difesa dell'Armenia in caso di ripresa della guerra per il Nagornyj Karabach, sono convinti molti esperti armeni. Una parte di essi indica che questi obblighi non si estendono al Nagornyj Karabach. Ma gli uni e gli altri concordano che la difesa dell'Armenia in caso di guerra è negli interessi della Russia.

Come ha comunicato "Kavkazskij uzel", oggi a Yerevan è cominciata la conferenza "CSTO e Caucaso del Sud: prospettive di pace e sicurezza nella regione", a cui prendono parte i rappresentanti dei paesi membri della CSTO, il segretario generale di questa organizzazione è Nikolaj Bordjuža [3].

Secondo l'ex primo consigliere capo del presidente armeno per le questioni di sicurezza nazionale Ashot Manucharyan (ha rivestito questa carica negli anni 1991-93 – nota del redattore), l'influsso della CSTO è paragonabile per forza e influenza a quello della stessa Russia. In particolare, secondo Manucharyan, se la Russia farà il percorso di instaurazione di uno stato forte, in questo caso la CSTO sarà una struttura reale.

Per quanto riguarda gli obblighi della CSTO, e in primo luogo della Russia, nei confronti della propria alleata Armenia, nel caso di una possibile ripresa delle azioni militari nella zona del conflitto del Nagornyj Karabach, l'ex consigliere del presidente ha notato: “Se oggi la situazione legata al Nagornyj Karabach si conservasse, allora la Russia e cioè anche la CSTO, più precisamente la Russia sotto forma di CSTO, adempirà al massimo i propri obblighi, perché questo deriva dagli interessi nazionali della stessa Russia”.

“Cioè quest'ultima difenderà non tanto il Nagornyj Karabach, quanto le basi fondamentali della propria sicurezza”, – ha notato.

Iskandaryan: la CSTO è una struttura reale

“La CSTO è una struttura reale, non si tratta del fatto che non si sia formata su un piano di obblighi reciproci, essa va verso ciò. La CSTO è un'organizzazione seria”, – ha dichiarato al corrispondente di “Kavkazskij uzel” il direttore del Caucasus Institute [3] Aleksandr Iskandaryan.

Riguardo al fatto se si tratti dell'adempimento da parte della Russia dei propri obblighi nell'ambito dell'“Accordo sul prolungamento del periodo di dislocazione di una base militare russa sul territorio dell'Armenia” e del Nagornyj Karabach, il politologo ha risposto: “Secondo quanto è scritto nell'accordo ciò riguarda l'Armenia, ma non propriamente il Nagornyj Karabach. Che in senso politico-militare l'Armenia sia legata al Karabach è un'altra faccenda”.

L'Armenia oggi non ha alternativa alla CSTO, ha dichiarato al corrispondente di “Kavkazskij uzel” il capo del Centro di Analisi per la globalizzazione e la collaborazione regionale Stepan Grigoryan.

Khurshudyan: la CSTO è un'organizzazione di facciata

Nel frattempo l'esperto principale del Centro di studi nazionali e strategici armeno Ovsep Khurshudyan ha dichiarato al corrispondente di “Kavkazskij uzel” che prima di dare qualsiasi caratteristica della CSTO è indispensabile volgersi all'esperienza di relazioni bilaterali esistenti tra alcuni paesi nello spazio post-sovietico.

In particolare, secondo l'esperto, il membro guida della CSTO, la Russia, che è un'alleata politico-militare dell'Armenia, in contrasto con i principi della suddetta organizzazione ha compiuto la ristrutturazione e modernizzazione delle apparecchiature militari azere, più di una volta ha venduto armi all'Azerbaijan, che di fatto si trova in stato di guerra con l'Armenia.

“Tutti questi passi dimostrano che la CSTO non è un'organizzazione reale, ma di facciata, dove regnano principi mercantili”, – ritiene l'esperto.

Rubinyan: gli abbracci della Russia possono diventare mortali

“La Russia costruisce tanto le sue, come dire, relazioni bilaterali con l'Armenia quanto le sue relazioni nell'ambito della CSTO sulla base delle proprie aspirazioni imperialistiche. Gli stretti abbracci con la Russia da un giorno all'altro possono diventare mortali per l'Armenia”, – è convinto l'ex presidente del parlamento armeno Karapet Rubinyan.

Come ha scritto in precedenza “Kavkazskij uzel”, l'Azerbaijan non esclude una via militare di soluzione del conflitto, se considererà esauriti i mezzi pacifici.

"L'Azerbaijan è incline all'uso di mezzi pacifici per regolare il conflitto del Karabach, ma se i mezzi diplomatici per risolvere il problema si esauriranno, allora non si esclude anche una via militare per la liberazione “dei territori occupati dall'Armenia”, – dichiarò l'anno scorso a una riunione dedicata alle questioni delle costruzioni militari il presidente Ilham Aliyev. “Questo è il nostro diritto naturale. Oggi l'esercito azero è per ogni verso più forte e più professionale dell'esercito dell'Armenia”, – aggiunse.

Parlando alla stessa riunione dell'elaborazione di “azioni offensive”, il ministro della Difesa azero Safar Abiyev assicurò i presenti che “le forze armate dell'Azerbaijan” sono capaci di assolvere il compito di liberare i territori occupati dell'Azerbaijan”.

Nota della redazione: vedi anche le notizie “Nel Nagornyj Karabach i politologi vedono l'indispensabilità di colloqui di pace tra Azerbaijan e Armenia", "Tevan Pogosyan: l'Azerbaijan vuole mostrare alla comunità internazionale che si prepara alla guerra", "Il presidente lituano in visita in Azerbaijan ha cominciato il viaggio per il Caucaso del Sud".

Autore: Lilit Ovanisyan; fonte: corrispondente del “Kavkazskij uzel”


Note

[1] Territorio dell'Azerbaijan a maggioranza armena confinante con l'Armenia dichiaratosi indipendente, ma controllato militarmente da questa.

[2] Alleanza militare di Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Kirgizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Uso la sigla internazionale CSTO, basata sull'acronimo inglese Collective Security Treaty Organisation.

[3] Nikolaj Nikolaevič Bordjuža, militare e uomo di stato russo, già a capo dell'amministrazione presidenziale di El'cin.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/05/per-la-russia-si-riapre-il-fronte-del.html

18 maggio 2011

A proposito di impunità

Il confronto è fallito [1]




Gli agenti delle strutture armate cecene ignorano gli inquirenti federali


Lunedì le forze dell'ordine cecene, formate da ex militanti ceceni, hanno di nuovo dimostrato la propria indipendenza dalla legge russa.

Il comandante dell'OMON [2] Alichan Cakaev e i suoi vice Adam Chizriev, Ismail Israilov e Aslambek Achaev, sospettati del sequestro del ceceno Islam Umarpašaev, hanno ostentatamente ignorato il gruppo di inquirenti della SK [3] della Federazione Russa e non si sono presentati al confronto.

Inizialmente hanno detto di non potersi presentare per motivi plausibili: il ministero degli Interni della Repubblica Cecena tiene delle esercitazioni. Tuttavia, quando gli inquirenti sono giunti alla base dell'OMON ceceno non hanno trovato là alcuna esercitazione, invece hanno trovato i sospettati di sequestro a passeggiare a piacimento per la base dell'OMON in borghese.

I sospettati sono passati davanti agli inquirenti senza neanche salutarli.

Il capo dell'amministrazione investigativa del ministero degli Interni della Federazione Russa ha dichiarato all'inquirente per i casi particolarmente importanti Igor' Sobol' che gli agenti dell'OMON ceceno sono comunque d'accordo a partecipare ai confronti, ma solo dopo che sia stato interpellato il capo del ministero degli Interni ceceni Ruslan Alchanov. L'inquirente Sobol' si è accordato per un incontro con il ministro Alchanov, ma quando si è avvicinato al ministero degli Interni ceceno gli è stato detto: il ministro è volato urgentemente a Mosca.

Martedì hanno ignorato gli inquirenti federali l'agente dell'OMON Abdul-Bari Bacaev, l'agente dello ROVD [4] del quartiere Oktjabr'skij [5] Anzor Dyšniev e Chanpaš Atlambaev.

Martedì è giunto in volo in Cecenia il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg, che si è incontrato con i rappresentanti della SK della Federazione Russa. Hanno valutato l'unico e globale problema al momento – la disobbedienza delle strutture armate cecene, la loro provocatoria intangibilità, per cui è impossibile indagare sui territori della Cecenia e della Russia su crimini particolarmente gravi legati a sequestri di persona e omicidi, tra cui anche di attivisti per i diritti umani ceceni e russi.

Tomas Hammarberg è al corrente del caso del sequestro di Islam Umarpašaev. La “Novaja gazeta” ha scritto dettagliatamente di questo caso (vedi la “Novaja”, n. 16 del 14.02.2011 [6]). Proprio su richiesta di Hammarberg il capo della SK della Federazione Russa Bastyrkin ha tolto questo caso agli inquirenti ceceni e l'ha trasmesso per competenza al gruppo inquirente federale sotto la direzione di Igor' Sobol'.

Sobol' porta avanti alcuni grossi casi in Cecenia, tra cui anche il caso del sequestro e dell'omicidio dell'attivista per i diritti umani Natal'ja Ėstemirova. A partire dai materiali del procedimento penale sull'omicidio di Natal'ja Ėstemirova è perfettamente chiaro che una delle versioni principali sulla complicità delle forze dell'ordine cecene nel sequestro e nell'uccisione a colpi d'arma da fuoco non è stata esaminata. Due anni dopo questo clamoroso omicidio politico mancano i risultati delle indagini. Ma, suppongo, la causa è proprio l'intangibilità degli agenti delle strutture armate cecene. Lo status particolare di Ramzan Kadyrov è il muro in cui si imbatte la legge russa.

Igor' Kaljagin, capo del “Comitato contro la tortura” al lavoro in Cecenia, ha detto: “Ora è molto importante registrare al massimo, in modo esemplare e pubblico l'assurdità della situazione che si è creata. In Cecenia gli omicidi e i sequestratori sono noti, ma incarcerarli è impossibile. Solo perché la leadrship del paese non ha la volontà politica”.

L'inquirente Sobol' ha emesso una delibera per la convocazione forzata di tutti gli agenti delle strutture armate cecene non presentatisi alle azioni investigative. Le convocazioni dovranno essere attuate dal Raggruppamento unito temporaneo degli organi e dei reparti basato a Chankala [7]. Il gruppo è diretto dal generale Simakov. Questi, peraltro, a febbraio si è rifiutato di fornire protezione a Igor' Sobol' nella conduzione di azioni investigative nella base dell'OMON ceceno.

Elena Milašina

17.05.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/052/03.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Gioco di parole complesso. L'originale è Očnaja stavka provalilas'. Stavka significa “puntata” (al gioco) e očnaja stavka “confronto”. Quindi in un certo senso si allude anche a una scommessa persa...

[2] Otrjad milicii osobogo naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere russa particolarmente dura.

[3] Sledstvennaja Komissija (Commissione Inquirente).

[4] Rajonnoe Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione di Quartiere per gli Affari Interni), in pratica la polizia di quartiere.

[5] “Dell'Ottobre”, quartiere di Groznyj.

[6] Da me tradotto qui.

[7] Città della Russia centrale.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/05/siamo-in-cecenia-e-si-fa-quello-che-ci.html

16 maggio 2011

A proposito del futuro della Russia

Si può scongiurare il '17?




Sullo sfondo della crescita degli umori di protesta sempre più spesso si sentono paragoni con il 1916. E come nel febbraio 1917 nessuno difese lo zar, nessuno difenderà l'attuale potere


Presentiamo alla vostra attenzione il testo polemico del co-presidente del partito “Causa di destra” [1] Leonid Gozman. Il politico Gozman è convinto che la ricezione dell'attuale potere russo come estraneo e perfino “di occupazione” cessi di essere privilegio di radicali psichicamente malati. E propone soluzioni che, a suo parere, possono ancora salvarci tutti dall'incarnarsi nella vita dello scenario più terribile.

La situazione nel paese

La situazione nel paese diviene sempre più angosciosa:

– il potere perde impetuosamente autorità e fiducia. Praticamente nessuno associa alcuna speranza all'attuale leadership del paese. Il massimo grado di lealtà al sistema è la convinzione che gli altri saranno ancora peggio. La disillusione o, nel migliore dei casi, l'indifferenza hanno preso tutti gli strati della società – vecchi e giovani, uomini d'affari e lavoratori statali, intellettuali e funzionari;
– il senso di ingiustizia della vita, la convinzione nell'amoralità dello stesso potere e di chi sia partecipe di esso sono divenute universalmente diffuse;
– lo stato diviene meno efficiente. E' evidente per tutti l'incapacità del potere di fare i conti con la corruzione e con il terrorismo, con la crescita dei prezzi e con l'arretratezza tecnologica;
– il fatto che negli ultimi dieci anni non sia stato raggiunto alcuno degli scopi dichiarati dal potere viene riconosciuto da un sempre maggior numero di cittadini;
– l'élite al potere non si presenta come un'unica squadra. Nella cerchia più vicina alle più alte personalità ci sono sostenitori di vie opposte di sviluppo del paese, il che rende l'elaborazione e la realizzazione di qualsiasi politica articolata del tutto impossibile;
– Sullo sfondo della crescita degli umori di protesta sempre più spesso si sentono paragoni con il 1916. E come nel febbraio 1917 nessuno difese lo zar, nessuno difenderà l'attuale potere.

I rischi dell'inerzia

Il sistema politico che si è formato è evidentemente inadeguato alle esigenze del giorno d'oggi, non può garantire né il graduale sviluppo del paese, né la sicurezza e la tranquillità dei cittadini. Il potere tra l'altro si trova in un vuoto informativo – i normali canali di feedback, la televisione, per esempio, sono stati sostituiti da un flusso informativo generato dal potere stesso. Questo da la possibilità di ignorare con successo la crescente insoddisfazione e, nelle grandi cose, di non cambiare niente, limitandosi a riparazioni cosmetiche dove sarebbero necessarie ristrutturazioni.

In caso di prosecuzione dello scenario di inerzia appare probabile la realizzazione delle seguenti minacce:

– un ulteriore inasprimento dei rapporti tra le etnie. La mancanza di soluzione dei problemi delle etnie, l'ignoranza dei rapporti di inimicizia tra diversi gruppi etnici e il sostegno di fatto ai nazionalisti di parte dell'élite di potere e delle forze dell'ordine molto probabilmente ci porteranno a una nuova guerra nel Caucaso e a nuovi atti terroristici e anche a scontri nelle grandi città;
– l'approfondimento dell'arretratezza tecnologica della Russia rispetto ai paesi sviluppati, la trasformazione di esso in un qualcosa di insuperabile per principio. Il tempestoso sviluppo delle alte tecnologie nel mondo significa che, se nei prossimi tre-cinque anni da noi non ci sarà un progresso essenziale in questa sfera, come minimo per qualche decennio futuro o perfino per sempre saremo destinati a trovarci ai margini della civiltà mondiale. La leadership del paese, capendo ciò, indubbiamente, vuole modernizzare l'economia, ma non vuole categoricamente mutamenti nel sistema politico. Tuttavia le possibilità di costruzione di un'economia innovativa nell'ambito di un regime autoritario sono ristrette per principio. La continua emigrazione di giovani di talento è solo uno dei sintomi dell'inadeguatezza delle nostre istituzioni alle esigenze della modernizzazione;
– la realizzazione in Russia di uno “scenario arabo”. La presenza nelle grandi città di una massa critica di cittadini pronti ad azioni di protesta, la sensazione di una giustificazione morale di tali azioni
(la ricezione dell'attuale potere russo come estraneo e perfino “di occupazione” cessa di essere privilegio di radicali psichicamente malati) significa che l'esplosione può verificarsi in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo. Tra l'altro non è importante quale percentuale della popolazione costituiscano i potenziali partecipanti alle proteste, è importante se sono sufficienti per occupare la piazza principale del paese. I cittadini osserveranno la rivolta con partecipazione o con indifferenza. L'unica risorsa del potere in questo caso è la forza. Tuttavia non è affatto evidente che a disposizione delle autorità ci sono armate pronte ad aprire il fuoco sui concittadini, ma una nuova “domenica di sangue” [2] prolungherebbe solo l'agonia. Inoltre si ha voglia di credere che non verrà dato un ordine del genere. Ma il risultato della rivoluzione, chiunque la capeggi e sotto qualsiasi slogan inizi, sarà l'instaurazione, dopo un inevitabile periodo di caos sanguinoso, di un regime ben più crudele e antidemocratico di quello odierno.

Le vie d'uscita

Un'evidente priorità per ogni forza politica responsabile, così come per ogni persona normale, è la garanzia di un passaggio pacifico a un sistema più democratico ed efficiente. Ora non si tratta già più di correttivi, sia pure sostanziali, di distinte direzioni di politica interna ed estera, ma di scongiurare una catastrofe. Gli interessi della burocrazia al governo e della società in questo caso coincidono. La società è interessata alla formazione di uno stato orientato al paese e non a se stesso, i funzionari alla sicurezza, che in casa di sconvolgimenti rivoluzionari non sarà precisamente garantita.

Una variante ideale sarebbe l'accordo tra la società e la burocrazia al governo. Come minimo tale accordo dovrebbe includere i seguenti momenti:

– lo svolgimento di elezioni della Duma e presidenziali sotto il controllo di un Consiglio creato allo scopo, costituito da rappresentanti di tutti i gruppi sociali e del potere. Il compito del Consiglio sarebbe la garanzia di libertà e possibilità di propaganda, di registrazione di chi desideri partecipare alle elezioni e il controllo sul processo di votazione e di conteggio dei voti;
– garanzie contro la persecuzione politica a tutti i partecipanti al processo elettorale e rinuncia del potere all'uso di misure repressive nei loro confronti;
– rinuncia degli attuali leader di “Russia Unita” a partecipare alle elezioni e ad un'ulteriore partecipazione al potere. Garanzie di sicurezza ad essi stessi e alle loro famiglie.

Il soggetto degli accordi da parte della società – un Comitato di Concordia Nazionale, per esempio – potrebbe essere formato da rappresentanti di varie forze politiche, tra cui anche di quelle non registrate ufficialmente, da rappresentanti della società civile, da giornalisti autorevoli, blogger, ecc. L'esperienza di paesi passati con successo e pacificamente da un regime autoritario a uno democratico mostra che il compito dell'organizzazione del dialogo tra società e potere è di principio risolvibile. E i timori nei confronti del fatto che con libere elezioni ottengano successo le forze di sinistra e i nazionalisti, anche se si presentano del tutto fondati, non devono essere usati per fermare il processo – il mantenimento dell'attuale sistema garantisce la catastrofe e il successo delle forze antidemocratiche alle elezioni in primo luogo potrebbe anche non essere tanto massiccio, in secondo luogo sarà corretto nell'ambito del seguente ciclo elettorale.

Un'altra variante meno radicale consiste nella rinuncia di “Russia Unita”al monopolio del potere. Questa rinuncia deve avere forma non di dichiarazione, ma di aperto passaggio di parte dell'élite al governo a un altro partito, con il che sarebbe formalizzata politicamente la presenza nell'attuale potere di opinioni diverse per principio sul futuro della Russia. La concorrenza tra “Russia Unita” e i partiti della parte separata dell'élite, certo, sarebbe molto lontana dalla normale concorrenza politica, ma ciò sarebbe un passo nella direzione giusta. L'uso delle risorse amministrative tra l'altro diminuirebbe sostanzialmente e, in ogni caso, si attuerebbe negli interessi non di uno, ma come minimo di due partiti. Il parlamento formato come risultato di tali elezioni e in seguito anche il governo rifletterebbero in grado ben maggiore di oggi lo spettro di umori politici nella società e avrebbero maggiore legittimità. E questo – insieme alla speranza che le prossime elezioni siano già veramente democratiche, – diverrà un fattore che favorisce il carattere pacifico di espressione dell'insoddisfazione.

E infine la terza variante consiste nel fatto che, indipendentemente da come andranno le elezioni della Duma di Stato, alle elezioni presidenziali vadano entrambi i membri del tandem al governo. Si capisce, questa scelta non ha niente in comune con una situazione normale, quando la cerchia dei pretendenti è determinata dalla reale popolarità e dall'influenza e non dall'appartenenza al potere esistente. Tuttavia anche in questo caso il processo elettorale cessa di essere una farsa, dove il totale è noto da prima e i “concorrenti” svolgono il ruolo dei clown degli intermezzi al circo. Chiunque dei membri del tandem vincesse, diverrebbe non il presidente designato, ma quello eletto, con essenzialmente maggiore legittimità. Questo di per se favorirà lo sviluppo di strutture civili e politiche nel paese nei sei anni seguenti e darà una chance reale perché le elezioni presidenziali del 2018 si svolgano secondo standard democratici.

Tutte e tre le varianti richiedono la comprensione da parte delle più alte personalità dello stato dell'indispensabilità di una trasformazione radicale del sistema. Purtroppo per ora non c'è tale comprensione. Per di più la creazione di un Fronte panrusso dice che buona parte dell'élite al potere sceglie per principio un'altra strada, aspirando a garantire la propria legittimità per mezzo di manipolazioni che non hanno a che fare con la società. Ma ciò non significa che i passi per scongiurare la catastrofe sociale non debbano essere elaborati e valutati. Nel potere, tra l'altro anche ai suoi piani più alti, ci sono abbastanza persone, il cui senso di responsabilità o perlomeno il cui istinto di autoconservazione può renderli più capaci di giungere a un accordo.

Se il potere nel più breve tempo non prenderà contatti, il campo di manovra si restringerà nettamente. L'attuale legislazione elettorale e, cosa principale, le pratiche elettorali non lasciano speranze di qualche trasformazione sostanziale del sistema in conseguenza delle elezioni. Non di meno un gruppo democratico alla Duma è estremamente indispensabile e ciò significa che i partiti di indirizzo democratico devono partecipare alle elezioni. Perfino in caso di sconfitta, che la CIK [3] può fissare con qualsiasi risultato, la stessa campagna elettorale è un mezzo di propaganda. E' indispensabile sia nel corso delle elezioni, sia usando qualsiasi altra possibilità convincere la società e il potere che la strada attuale è una strada che porta in un vicolo cieco, se non in un precipizio. Una tale propaganda non è senza senso. Le azioni dei più alti funzionari, per esempio la campagna di PR che il premier conduce intensivamente, mostrano che questi capiscono l'indispensabilità di un sia pur minimo sostegno da parte della popolazione – dichiarare semplicemente la vittoria, se non verrà recepita come tale, è troppo pericoloso.

Se il nostro paese non si getterà nel nazional-socialismo o nella rivoluzione, presto o tardi tornerà sulla strada dello sviluppo democratico. La domanda è quando questo si verificherà, quanto tempo è rimasto prima del '17, ce la faremo?

Leonid Gozman
(“Causa di destra”) –
speciale per la “Novaja gazeta”

12.05.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/050/12.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Partito di orientamento moderato.

[2] La repressione della manifestazione pacifica a Pietroburgo il 22 gennaio 1905.

[3] Central'naja Izbiratel'naja Komissija (Commissione Elettorale Centrale).


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/05/per-il-regime-di-putin-una-fine.html

12 maggio 2011

A proposito di Putin (XXII)

"Un tè con Putin"-2




Vladimir Vladimirovič si è messo a realizzare il programma di Benito Mussolini


Non è bello occuparsi di autocitazioni, ma la creazione del “Fronte popolare” di Putin è comunque qualcosa di unico, che scusa letteralmente tutto. Nel gennaio 2000 il giornale “Izvestija” [1] tolse il mio editoriale dal titolo “Un tè con Putin” per ragioni di censura del tutto comprensibili – avevo trovato con chi paragonare il presidente appena eletto, con Mussolini! Toccò stamparlo nel giornale “Vedomosti” [2], allora del tutto giovane e ardente. Erano ancora fresche le impressioni del film di Franco Zeffirelli “Un tè con Mussolini” e le allusioni a ciò che si svolgeva allora in Russia erano vistose.

Ricordo che l'azione di questa notevole pellicola si svolge a Firenze nel 1934. Delle dame inglesi nell'Italia anglofila sono incantate da Mussolini. Dopo l'inizio dei disordini fascisti, la leader delle vecchiette, vedova dell'ex ambasciatore della Gran Bretagna in Italia, ottiene di essere ricevuta dal Duce e riceve rassicurazioni da lui che tutto resterà come prima. La fotografia del tè con il dittatore dovrebbe diventare la prova di ciò e contemporaneamente un documento di protezione. Dopodiché, naturalmente, le vecchiette vengono messe agli arresti.

Viene in mente che all'inizio degli anni Zero i principali pubblicisti e politici di destra con un pathos da vecchiette assicuravano tutti all'intorno che una persona estremamente onesta, vicina a Sobčak [3], immancabilmente avrebbe instaurato in Russia un vero liberalismo con una buona parte di democrazia. Ma a me per qualche motivo pareva che non avrebbe instaurato né l'uno né l'altra e che in generale si comportasse pure come un dittatore. Inoltre mi dava l'idea che tutto ciò fosse evidente e visibile a occhio nudo. Dopo poco tempo si cominciò: dal ritorno dell'inno staliniano all'arresto di Chodorkovskij la distanza si è rivelata del tutto breve.

In una parola, i colleghi liberali si comportarono come la vedova dell'ambasciatore della Gran Bretagna in Italia e le sue compagne. Forse proprio perciò oggi nella grande politica non c'è alcun liberale e non ce ne sono in genere. Hanno bevuto un teino con Putin. (Tenente, tacere [4] sul tè con il polonio!)

Ma la storia della creazione del “Fronte Popolare” è chiara e trasparente: per tutte le forze politiche deve giocare il ruolo della fotografia del tè bevuto con Mussolini – cioè un documento di protezione dopo che avranno cominciato a fare i conti con chi è rimasto ai margini di questo stesso fronte. (“Dov'era quando la gente di buona volontà versava il sangue al fronte?” – chiede lo NKVD [5].) E a fare i conti cominceranno dopo la brillante vittoria di Muss… cioè, come dicevano a Firenze, scusi [6], di Putin alle elezioni del 2012. (I populisti di tendenza ultradestrorsa amano porre nel nome dei loro partiti e blocchi elettorali le parole “popolare” e “popolo”.)

Ci sono anche allusioni più dirette a Mussolini, che cominciò praticamente come un liberale in campo economico e finì si sa come: come stato corporativista. La sua essenza, a dirla rozzamente, sta nel fatto che tutta la società viene fatta entrare in corporazioni – per carattere professionale e sociale. Come scriveva ancora nel 1928 Nikolaj Ustrjalov [7], che aveva studiato questo fenomeno, si tratta di un ampio e “organico” blocco nazionale – “dal magnate del capitale finanziario all'ultimo lavoratore non qualificato”.

Ascoltiamo Putin: “E io avrei tanta voglia che anche “Russia Unita”, qualche altro partito politico, le organizzazioni sindacali, le organizzazioni femminili, le organizzazioni giovanili, diciamo, le organizzazioni dei veterani, tra cui i veterani della Grande Guerra Patriottica [8] e i veterani della guerra in Afghanistan – che tutte le persone che sono unite dall'unica aspirazione a rafforzare il nostro paese, dalle idee di cercare varianti ottimali per la soluzione dei problemi che ci stanno davanti, possano entrare nell'ambito di un'unica piattaforma – chiamiamola, diciamo, “Fronte popolare panrusso”, perché alla vigilia del 9 Maggio [9] e a Stalingrado [10] tale retorica, mi pare, è del tutto adeguata – “Fronte popolare panrusso…”

Non solo Vladimir Vladimirovič privatizza di nuovo la Grande Guerra Patriottica. Fa capire chiaramente: chi non è con noi, chi non è unito “dall'unica aspirazione a rafforzare il nostro paese”, cioè il nostro regime politico, è contro di noi.

Il “Fronte Popolare” di Putin è anche la corporazione di Mussolini: tutti, dai sindacati di Šmakov [11] alle organizzazioni femminili, ottengono un unico tetto. L'importante è restare sotto il tetto, sotto controllo, non dar fastidio e fare auguri al momento giusto. E tutto in nome dello sviluppo della nostra Ital… pfui, Russia. Gli avanguardisti diventeranno le organizzazioni giovanili. Infatti tutto è per loro, per i giovani, in nome del loro futuro. Non per nulla l'inno dei mussoliniani si chiamava Giovinezza [12]. Lo cantavano anche, che tesori: “Per Benito Mussolini, Eja, eja, alala!” [13] Là ci sono anche questi versi: “I poeti e gli artigiani, / i signori e i contadini, / con l’orgoglio d’italiani / giuran fede a Mussolini. / Non v’è povero quartiere / che non mandi le sue schiere,
che non spieghi le Bandiere…” [14] Le bandiere di chi spiegasse non lo dico, per non avere una denuncia… E il fatto non sta nel nome del fenomeno, ma nella tecnica di mobilitazione delle masse per la grande causa.

Si può obiettare che, per esempio, nelle parole di Putin dette a Volgograd, quando ha annunciato la creazione del proprio fronte e di un'agenzia di iniziative sociali che fa capo a lui: “Attirando i giovani a studiare a fondo e a prendere decisioni fondamentali per il paese appariranno anche più possibilità di liberarsi di vecchissimi problemi della nostra società” non c'è niente di cattivo e che debba mettere in guardia. Ma neanche nelle parole di Putin modello 1999-2000 c'erano caratteristiche formali che permettessero di paragonarlo a Mussolini Semplicemente vennero al potere giovani forze di guerra (cecena) e di vittoria [15]. Cioè la realtà stessa, che è pure obbligato ad analizzare un osservatore politico, era una diretta citazione di Mussolini. Perciò nell'ennesima citazione di Putin vedo non la modernizzazione con gli ascensori sociali, ma la soluzione finale di “vecchissimi problemi” tipo la concorrenza politica.

Nella realizzazione dell'idea del “Fronte popolare” vedo il principio proclamato dal Duce nel 1925: “Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato”.

Chi pensa che non sia così è libero di pensarlo. Nel gennaio 2000 anch'io speravo segretamente che il mio paragone non fosse del tutto azzeccato. Che solo non ci troviamo tutti nella situazione delle vecchiette inglesi nella Firenze del 1934.

Andrej Kolesnikov
osservatore della "Novaja gazeta"

10.05.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/049/16.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Notizie”, in epoca sovietica principale giornale di informazione, poi giornale di orientamento filogovernativo (di proprietà Gazprom negli anni 2005-2008).

[2] “Bollettino”, giornale economico russo.

[3] Anatolij Aleksandrovič Sobčak, primo sindaco eletto democraticamente a San Pietroburgo, emigrato in Francia tra il 1997 e il 1999 dopo aver perso le elezioni ed essere stato accusato di malversazioni e fatto rientrare e riabilitare dall'amico ed ex-vice Putin.

[4] Allusione alla canzone Poručik, molčat'! (Tenente, tacere!) del cantautore Vladimir Začepa, in cui un colonnello deve continuamente impedire a un tenente di dire volgarità e impertinenze.

[5] Narodnyj Komissariat Vnutrenncih Del (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni), la polizia politica di Stalin.

[6] In italiano nell'originale.

[7] Nikolaj Vasil'evič Ustrjalov, filosofo “nazional-bolscevico”.

[8] La guerra contro la Germania nazista e i suoi alleati.

[9] Festa della vittoria sui nazisti e i loro alleati.

[10] L'attuale Volgograd, nella Russia meridionale, da dove partì la riscossa sovietica sui nazifascisti.

[11] Michail Viktorovič Šmakov, presidente della Federazione dei Sindacati indipendenti della Russia.

[12] In italiano nell'originale.

[13] In italiano nell'originale.

[14] Questi sono i versi originali, comunque tradotti fedelmente in russo nell'originale.

[15] Qui l'autore utilizza ironicamente il linguaggio di Mussolini.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/05/putin-come-il-duce.html

09 maggio 2011

A proposito di Beslan (IX)

Il ministero della Giustizia dell'Ossezia del Nord ha rifiutato la registrazione dell'organizzazione sociale “Memoria di Beslan”

Maggio 08, 2011, 00.44

In Ossezia del Nord il ministero della Giustizia ha rifiutato la registrazione della nuova organizzazione sociale “Memoria di Beslan”. La leader dell'organizzazione sociale “Voce di Beslan” Ėlla Kesaeva lega ciò al tentativo delle autorità di nascondere alcuni fatti sulla tragedia di Beslan. Ma il ministero della Giustizia dichiara che nella documentazione dell'organizzazione è presente una serie di violazioni della legislazione.

“Abbiamo cercato di registrare la nuova organizzazione sociale “Memoria di Beslan”. Abbiamo trasmesso tutti i documenti all'ufficio di registrazione. Là c'era subbuglio, – ha raccontato Kesaeva al corrispondente di “Kavakzskij uzel”. – Si sono rifiutati di prendere i documenti: “Non la registreremo comunque”. Ci hanno posto una condizione: passare dal capo dell'amministrazione per una conversazione: “Da noi usa così”. Ci hanno chiamati non patrioti: “Non si siete patrioti, portate la spazzatura fuori dalla repubblica [1], ma non ne abbiamo bisogno””.

Secondo Kesaeva, a due settimane dal momento della consegna dei documenti le è giunta una telefonata dalla stessa amministrazione. Chi chiamava si è definito coordinatore e ha chiesto se avesse ancora degli esemplari dei documenti per la registrazione. Kesaeva ha risposto che erano stati dati tutti in cambio di una ricevuta. “Alla mia domanda: “Ma ci registreranno?” chi chiamava ha risposto: “Certo””, – nota questa.

“Passa il tempo. Non c'è risposta. Appena gli abbiamo telefonato, rispondono che ci hanno rifiutati. Gli abbiamo inviato una lettera per posta. Dopo un giorno riceviamo una lettera di rifiuto. La data di invio della lettera sulla busta è il 14 aprile. E avevo telefonato all'amministrazione il 13 aprile. Del motivo del rifiuto non ho neanche voglia di parlare – una totale invenzione di errori”, – ha dichiarato Ėlla Kesaeva.

Ėlla Kesaeva ha anche raccontato al corrispondente di “Kavkazskij uzel” che al ministero della Giustizia al momento della consegna dei documenti per la registrazione esigono che si paghi l'imposta statale e fra l'altro bisogna pagarla dopo ogni rifiuto di registrazione. “Per la registrazione di “Memoria di Beslan” abbiamo pagato un'imposta statale di 4 mila rubli [2]. Ci hanno detto che bisogna pagare questa imposta statale ogni volta in caso di rifiuto. Senza il pagamento di questa imposta si sono rifiutati di prendere i documenti. Ne deriva che perfino se cercassimo di nuovo di trasmettere i documenti per la registrazione, saremmo di nuovo costretti a pagare”, – dice Kesaeva.

Nella sezione per gli affari delle organizzazioni non commerciali del ministero della Giustizia dell'Ossezia del Nord hanno dichiarato al corrispondente del “Kavkazskij uzel”che il rifiuto di registrare “Memoria di Beslan” è legato solo agli errori nei documenti consegnati.

“Tutto ciò che dice
Ėlla – non ricordo il cognome – non può essere assolutamente. Ha consegnato i documenti e nel processo di analisi si è evidenziata una serie di violazioni. Per via di queste violazioni non possiamo in alcun modo registrare la sua organizzazione. C'è un rifiuto fondato contro cui si può fare appello in tribunale – prego, che faccia appello in tribunale”, – hanno comunicato al ministero della Giustizia della Repubblica dell'Ossezia del Nord.

Nell'ente tra l'altro hanno concordato che, se nei documenti di “Memoria di Beslan” gli errori saranno tolti, la registrazione dell'organizzazione sarà possibile. “Certo, se si toglieranno gli errori e nei documenti non ce ne saranno più, la registreremo, si ci saranno ancora violazioni – la rifiuteremo”, – hanno chiarito al ministero della Giustizia.

Tra l'altro uno specialista del ministero, che ha dichiarato di “non essere d'accordo con il porre il proprio cognome sotto questi commenti”, ha elencato alcuni errori evidenziati dall'ente nei documenti di fondazione di “Memoria di Beslan”.

“Non è indicata la forma legale di organizzazione. In violazione dell'articolo 28 della legge “Sulle organizzazioni locali” [3]. La denominazione dell'organizzazione non contiene indicazioni sulla sfera territoriale di attività. Già questa base è sufficiente per rifiutare. La denominazione contraddice cioè la legislazione. Le informazioni sull'indirizzo sono disposte in ordine inappropriato, cioè secondo la legge devono presentare in modo appropriato le copie autenticate dei documenti statutari. Questi documenti gli mancavano. Nel protocollo della assemblea fondativa non si riflette la questione della formazione di un organo di controllo e revisione, il che è una violazione del punto 5 dell'articolo 21 della FZ [4] “Sulle unioni sociali”. Segretario dell'assemblea fondativa fu eletta Kesaeva, tuttavia il protocollo è firmato da tutt'altra persona”, – hanno raccontato all'ente.

Là hanno anche aggiunto che lo statuto dell'organizzazione “va indispensabilmente fatto corrispondere alla legge”. “Gli indirizzi dell'attività – articoli 6 e 7 dello Statuto – non corrispondono alle competenze di un'unione sociale. Là c'è ancora una violazione. Qualche altro punto ancora, circa 3-4, va fatto corrispondere alla legge. Altri punti non corrispondono alle competenze delle unioni sociali. Cosicché il nostro rifiuto è assolutamente fondato e legale”, – ha dichiarato al corrispondente di “Kavkazskij uzel” un collaboratore del ministero della Giustizia dell'Ossezia del Nord.

Inoltre al ministero della Giustizia dell'Ossezia del Nord hanno comunicato che il pagamento dell'imposta statale è un'esigenza legale. “In caso di rifiuto ufficiale l'imposta statale si paga di nuovo. E' la legge”, – hanno sottolineato là.

Il capo della sezione per gli affari non commerciali dell'Amministrazione del ministero della Giustizia della Federazione Russa per la RSO-Alanija
[5] Ėllada Plieva, commentando ufficialmente al corrispondente di “Kavkazskij uzel” il rifiuto del suo ente di registrare la NKO [6] “Memoria di Beslan”, ha dichiarato che nei documenti consegnati per la registrazione “certo, c'erano violazioni”. “Il rifiuto è stato dato in modo fondato, per via del fatto che nei documenti sono presenti violazioni della legislazione. Non vi diremo di più. Che facciano appello in giudizio contro il nostro rifiuto”, – ha detto Plieva.

Ricordiamo che per il 5 maggio era programmato l'incontro del presidente russo Dmitrij Medvedev con i familiari delle vittime dell'atto terroristico di Beslan, tuttavia, all'incontro non sono stati invitati quelli che fanno parte dell'organizzazione "Voce di Beslan". Allora i membri di questa organizzazione si sono rivolti a Medvedev con una dichiarazione aperta, in cui hanno comunicato che ai loro delegati non permettono di accedere a lui e che le autorità hanno formato la propria “delegazione di familiari delle vittime”. Esprimono anche il timore che, come pure nel 2005, l'incontro con I familiari delle vittime diventi una “conversazione da réclame” e che i problemi delle vittime degli atti terroristici restino “sul penoso livello precedente”.

DOSSIER. L'organizzazione “Voce di Beslan” si è staccata dall'organizzazione “Madri di Beslan” per divergenze politiche. La scissione finale si è verificata dopo che la leader delle “Madri di Beslan” Susanna Dudieva e alcune altre attiviste si incontrarono con il sensitivo Grigorij Grabovoj, che gli aveva promesso di risuscitare i figli morti.

“Voce di Beslan” si distingue anche per un atteggiamento più critico verso l'operato delle autorità federali e repubblicane. Il suo capo è Ėlla Kesaeva – madre di Zarina Kesaeva, presa in ostaggio e ferita durante l'atto terroristico a Beslan, ex membro del comitato dell'associazione “Madri di Beslan”. E' intervenuta contro I legami dell'associazione “Madri di Beslan” con il sensitivo Grabovoj, è stata a capo di “Voce di Beslan” dopo la scissione dell'organizzazione “Madri di Beslan”. Intervenendo criticamente sui risultati delle indagini sul caso dell'atto terroristico a Beslan il 9 aprile 2011 a una conferenza internazionale nella città italiana di Carmagnola insieme all'osservatore militare della “Novaja gazeta”, il veterano di due campagne cecene Arkadij Babčenko, ha dichiarato che della morte di un gran numero di ostaggi nel corso dell'atto terroristico di Beslan sono colpevoli anche gli uomini delle strutture armate russe.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Dudieva: le autorità non vogliono dire la verità sull'atto terroristico a Beslan", "Gli abitanti di Beslan: il tempo non cura le ferite della tragedia", "Susanna Dudieva: dell'atto terroristico a Domodedovo sono colpevoli quelli che hanno permesso la tragedia", ""Voce di Beslan" intende rendere internazionale il movimento "Per lo status delle vittime degli atti terroristici"", "Le "Madri di Beslan" dichiarano che le autorità intendono nascondere le prove dell'atto terroristico nella scuola n. 1 [7]".

Autore: Dmitrij Florin; fonte: corrispondente del “Kavkazskij uzel”


Note

[1] In Russia si dice “non si porta la spazzatura fuori dall'isba”, come dire “i panni sporchi si lavano in famiglia”.

[2] Poco meno di 100 euro.

[3] Le leggi russe sono indicate con un titolo.

[4] Federal'nyj Zakon (Legge Federale).

[5] Respublika Severnaja Osetija-Alanija (Repubblica Ossezia del Nord-Alania; Alania è un altro nome dell'Ossezia del Nord).

[6] NeKommerčeskaja Organizacija (Organizzazione Non Commerciale).

[7] Le scuole russe sono indicate semplicemente con numeri.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/05/senza-memoria-di-beslan.html

07 maggio 2011

A proposito di Lenin e Stalin

Il tandem in verità




L'uomo sovietico continua a riprodursi nella coscienza delle nuove generazioni. Ciò si manifesta prima di tutto nei confronti di Vladimir Ul'janov (Lenin) e Iosif Džugašvili (Stalin)


Secondo i dati del Fond obščestvennoe mnenie (FOM) [1], oggi tra i cittadini domina il punto di vista, secondo cui i 36 anni di governo delle guide, trasformatisi nelle più terribili perdite umane in tutto il tempo in cui è esistito lo stato russo, gli abbiano recato comunque più bene che male. Il fatto sensazionale è stato che più giovani erano i partecipanti all'indagine, più spesso erano d'accordo con esso.

Il sondaggio standard condotto a fine aprile dal FOM (100 centri abitati, 43 soggetti della Federazione, 1500 intervistati) ha mostrato che nel paese della democrazia non finita di costruire “nonno Il'ič” [2] come prima è sotto tutti i rapporti più popolare del “padre dei popoli” [3]. Del fatto che il leader della rivoluzione e della guerra civile, il creatore del terrore rosso e del programma di ateizzazione totale della nazione le abbia portato a conti fatti più vantaggio che danno è convinto il 40% dei russi. All'industrializzatore e generalissimo un voto così alto l'ha dato “in tutto solo” il 32% degli interpellati. Cioè un terzo. Ma esclusivamente in colore nero vede l'operato di Lenin e Stalin solo il 18 e il 23% dei cittadini rispettivamente. Il resto o aveva difficoltà a rispondere (come un quinto di essi) o era d'accordo con l'affermazione conciliante che nell'operato di entrambe le guide rosse il bene e il male erano in pari grado.

Le differenze dei rapporti della società attuale con gli idoli sovietici si sono manifestate ancor più fortemente nelle risposte alle domande sulle loro qualità umane. “Buono” è stato definito Lenin dal 45% degli intervistati, “cattivo” dal 15%. Ma nelle valutazioni della personalità di Stalin le emozioni negative hanno preso il sopravvento. A dire il vero, non troppo fortemente: il 31% di “meno” contro il 25% di “più”. Tra l'altro in entrambi i casi una parte molto significativa di cittadini (40–44%) si è rifiutata del tutto di rendere pubblici i propri giudizi.

Ciò non significa che tra la gente non ci siano affatto. Semplicemente la questione è troppo dolorosa. E che questo continua a dividere il paese è del tutto evidente. Ma come può essere altrimenti, se un terzo dei russi che vivono adesso ritiene che gli storici, i politici e i mezzi di informazione di massa contemporanei diffamino intenzionalmente l'operato di Stalin. E per quanto riguarda Lenin i sostenitori della teoria della diffamazione sono ancora di più – il 38%.

Ma i sociologi hanno messo in luce la cosa più curiosa negli umori sociali quando hanno disposto le risposte ricevute per gruppi di età generazionali. In tutto al FOM li suddividono in nove generazioni convenzionali di cittadini a seconda del momento del loro ingresso nella vita adulta, cioè la fine della scuola: da quello staliniano (fino al 1953) a quello medvedeviano (2008-2010). C'era da aspettarsi che più attaccati a Lenin e Stalin fossero quelli, la cui maturazione fosse avvenuta negli anni di smascheramento di entrambe le guide durante la perestrojka. E al contrario, più vecchie sono le persone, più simpatie provano per gli idoli della loro gioventù.

Tuttavia il diavolo, come suole, si è nascosto nei dettagli. Per entrambe le personalità sovietiche si è trovato un gruppo di sostegno del tutto nuovo – i giovani russi, che non hanno ancora compiuto 20 anni. Tra loro si sono trovati più adoratori del genio di Ul'janov e Džugašvili che in media nel paese (43 e 34% rispettivamente). Tra l'altro i diplomati di ieri valutano l'operato di Lenin meglio dei rappresentanti della generazione di Suslov [4] (anni di fine scuola 1978–1985) e quasi come i rappresentanti della coorte di Brežnev (1970–1977). Ma per grado di atteggiamento positivo nei confronti di Stalin gli attuali 20enni hanno superato la generazione di Gagarin (1962–1969).

In altre parole, per caso o non del tutto, nella parte di società più giovane e, parrebbe, per definizione più libera dalle idee sovietiche si verifica un processo del tutto opposto al rumoreggiato piano per la liberazione del paese dall'eredità totalitaria proposto dal Consiglio presidenziale per i diritti umani. Anche se pure ad esso era stata incollata l'etichetta “destalinizzazione”, è evidente che si trattasse di un'idea molto più ampia, perché senza la rivoluzione del 1917 con a capo Lenin nella nostra storia non ci sarebbe stata neanche l'idea di uno Stalin. Ma il piano per ora resta sulla carta e in realtà succede tutta un'altra storia.

Come parziale consolazione per democratici e antistalinisti può servire solo il fatto che nonno Lenin per ora abbia ben più supporto dalla gioventù del suo baffuto successore. Anche se è evidente che qui il fatto sta solo nell'ignoranza, condizionata dalla qualità dei programmi scolastici.

Allo stesso tempo la tendenza registrata dai sociologi del FOM è stata confermata dai loro colleghi del Levada Center [5], che pure nell'aprile di quest'anno hanno interrogato i cittadini su Lenin.

– Negli ultimi quindici anni la figura della guida del proletariato mondiale è diventata meno importante, ma l'atteggiamento nei suoi confronti è diventato più positivo. Questo processo di ripensamento del ruolo di Lenin, evidentemente, continuerà, – ritiene il capo dell'ufficio stampa del Levada Center Oleg Savel'ev.

E porta le cifre corrispondenti: se tra i russi 25-40enni la quantità di valutazioni negative dell'operato di Lenin predomina sul numero di quelle positive (30 a 24%), tra i giovani fino a 25 anni si nota il rapporto opposto: 21% “pro” a 18% “contro”.

A dire il vero, lo stesso Levada Center nel dicembre dello scorso anno ottenne una cifra distruttiva del 51% di russi che valutano il ruolo di Stalin nella vita del paese come indubbiamente o piuttosto positivo. Di antistalinisti se ne raccolse allora in tutto il 30%. Come vediamo, dopo quasi sei mesi la misurazione del Fond obščestvennoe mnenie ha mostrato una differenza più clemente (32 contro 23%). Ma questo è lo stesso che la temperatura media di un ospedale, cioè nel paese intero senza tener conto delle differenze di età. Ma se se ne tiene conto, l'ultimo sondaggio del FOM appare molto più angosciante.

Georgij Il'ičëv

05.05.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/048/14.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Fondo opinione pubblica”, istituto demoscopico. Il corsivo è mio.

[2] Lenin chiamato per patronimico, secondo le usanze della Russia contadina.

[3] Stalin.

[4] Michail Andreevič Suslov, “eminenza grigia” dell'URSS di Brežnev.

[5] Centro di studi intitolato al sociologo russo Jurij Aleksandrovič Levada.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/05/homo-semper-sovieticus.html

05 maggio 2011

A proposito di Medvedev (XVI)

Medvedev è meglio del non-Medvedev




Il terzo anniversario dell'entrata in carica del capo di stato Dmitrij Medvedev ricapitola la sua presidenza, perché l'anno che rimane è sotto il segno delle elezioni. E in questo senso non è rappresentativo. Perciò ha senso valutare il risultato intermedio, precisando in anticipo che la “Novaja gazeta” non è stampa d'opposizione, ma libero. Perciò ci riserviamo il diritto a valutazioni positive non troppo alla moda dell'operato del presidente.

In tre anni Dmitrij Medvedev non ha potuto liberare se stesso dagli obblighi che prese davanti a Vladimir Putin quando era ancora successore. In questo sta l'insufficienza costruttiva della successione alla russa. Una cosa è quando tu sei Juan Carlos, che aspetti la morte fisica del Caudillo per trovarti ad essere politico con le mani libere. Qui è un'altra storia – Putin non se n'è andato da nessuna parte. Perciò del presidente Medvedev come di un politico già del tutto autonomo non si può parlare: il disgelo può essere solo molto incoerente, come l'attuale primavera moscovita.

L'epoca di Medvedev è stata oscurata dalla guerra georgiana, in cui la Russia si comportò come se fosse stata la metropoli e la Georgia una sua lontana provincia ribelle. Invece grazie a una piccola campagna vittoriosa il rating dei duumviri si è sollevato ad altezze davvero olimpiche. Ma come le attese legate a Medvedev si sono rivelate elevate, le delusioni si sono rivelate precoci.

Nel nostro naturale atteggiamento critico verso il potere non abbiamo neanche notato che sotto Medvedev è comparso ciò che non c'era e non poteva esserci sotto Putin – l'opinione pubblica.

E' chiaro che prima di tutto è merito della stessa opinione pubblica. Ma perché non restasse una cosa a se, perché la sua esistenza diventasse nota fuori dallo spazio della Rete, doveva comparirle un canale che portasse dal “virtuale” al “reale”. Ed ecco che tale ripetitore è divenuto il presidente. La valutazione pubblica delle leggi su Internet, il cogliere segnali dal basso su argomenti come, per esempio, l'“Ochta-centr” [1] e il bosco di Chimki [2] (anche se con diversi esiti), la formazione di un istituto di analisi sociale delle sentenza clamorose – tutte queste sono cose che rafforzano l'opinione pubblica. In mancanza di istituti funzionanti di democrazia rappresentativa e partitica l'appello al presidente attraverso il capo della burocrazia è diventato uno strumento democratico. E' bene che sia comparso. Ma il problema di Medvedev sta nel fatto che questo strumento non può essere l'unico, se intende essere efficace: il segnale, che proviene dalla società e viene reindirizzato alla burocrazia, si impantana. Questo è il comando manuale della democrazia in mancanza di meccanismi normali.

Nell'ambito dei successi, anche se pure in regime di comando manuale, c'è la costrizione alla rotazione delle élites regionali. I capi delle regioni non hanno potuto sentirsi al sicuro. E' finito il pluriennale governo feudale-stagnante dei “pesi massimi”, compreso il principale di loro – Jurij Lužkov [3]. In condizioni normali la rotazione si compie grazie al controllo sociale, alle elezioni, ai mandati limitati. Se non ci sono questi meccanismi, tocca agire al numero uno.

Infine Medvedev ha comunque riformattato in modo sostanziale la politica estera russa, su cui c'era il timbro del discorso di Monaco [4] di Putin. Sotto Medvedev la Russia è stata con la comunità mondiale più che contro di essa.

E, certo, per l'evoluzione personale delle idee di Medvedev è importante il fatto stesso di aver ammesso che la modernizzazione debba essere non solo e non tanto tecnologica. Cosa che gli ha permesso di conquistare le simpatie dei giovani-istruiti-urbanizzati. Dal loro punto di vista, Medvedev è meglio del non-Medvedev. Ma se sia giunto a far sì che votino compatti per lui, è una questione che richiede un test pratico.

Se, certamente, ci si arriverà.

Andrej Kolesnikov
osservatore della "Novaja gazeta"

[1] “Centro-Ochta”. L'Ochta è un piccolo fiume di San Pietroburgo presso cui dovrebbe sorgere un grattacielo di 396 metri di proprietà della Gazprom con tale nome, che deturperebbe per sempre il panorama cittadino.

[2] Cittadina nei pressi di Mosca, nel cui bosco (riserva naturale) dovrebbe passare la nuova autostrada Mosca-San Pietroburgo.

[3] Jurij Michajlovič Lužkov, rimosso dalla poltrona di sindaco di Mosca dopo 16 anni.

[4] Alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco del 2007 Putin usò toni quasi da guerra fredda.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/05/medvedev-invece-della-democrazia.html

01 maggio 2011

A proposito dell'omicidio Markelov-Baburova (II)

La giuria ha ritenuto che Tichonov e Chasis non meritino sconti di pena

Apr. 29, 2011, 12.35

I rappresentanti delle vittime sono soddisfatti del verdetto dei giurati, che hanno riconosciuto colpevoli dell'omicidio dell'avvocato Stanislav Markelov e della giornalista Anastasija Baburova gli imputati Nikita Tichonov e Evgenija Chasis. Il centro per i diritti umani Memorial fa notare di essere d'accordo con il verdetto della giuria.

Ricordiamo che la giuria ha emesso la propria sentenza ieri, 28 aprile. La seduta, con una grande quantità di giornalisti presenti, è durata tutto il giorno, il verdetto della giuria è stato proclamato solo verso le 10 di sera.

Rispondendo alle 21 domande poste, la giuria ha riconosciuto gli imputati dell'omicidio Markelov e Baburova Tichonov e Chasis colpevoli secondo tutti i punti dell'accusa. Nel verdetto è anche indicato che né Tichonov, né Chasis meritano attenuanti, trasmette il corrispondente di "
Kavkazskij uzel".

Quanto alle accuse fondamentali i voti dei giurati si sono divisi in 7 contro 5 per il riconoscimento degli imputati colpevoli di duplice omicidio. Per quanto riguarda gli sconti di pena le opinioni dei giurati si sono divise in 8 contro 4. Tichonov è stato riconosciuto colpevole di traffico, detenzione e porto d'armi illegali (7 voti contro 5) e di falsificazione di documenti.

Gli imputati hanno ascoltato la lettura del verdetto di condanna tenendosi per mano. Chasis sorrideva, Tichonov guardava dritto avanti a se.

Il giudice ha ringraziato i giurati e li ha ammoniti ancora una volta sul segreto della camera di consiglio, secondo cui per legge i giurati non hanno diritto di raccontare a chicchessia cos'è accaduto durante la loro valutazione del giudizio finale.

Le pene detentive dei condannati saranno annunciate in un'udienza supplementare il 5 maggio.

La madre della vittima Anastasija Baburova Larisa Baburova ha dichiarato al corrispondente di "
Kavkazskij uzel" di essere soddisfatta della sentenza del tribunale e lieta che in questo caso i colpevoli siano puniti.

“Siamo riconoscenti alla Russia, ai russi e al presidente Medvedev, che ha messo il caso sotto il proprio controllo. Forse a causa di questo caso in Russia ci saranno più sentenze giuste e meno neonazismo. Prima non sapevamo che in Russia ci sono i fascisti. Dopo la morte della mia unica figlia siamo venuti a conoscenza di questa questione e siamo rimasti inorriditi di quanti raggruppamenti neonazisti ci siano in Russia. Ce ne sono alcuni legali, in cui operano gruppi radicali illegali, che uccidono persone”, – ha raccontato Larisa Baburova.

“Speriamo che la morte di Nastja e questo processo con tale giusta sentenza serva perché in Russia ci siano meno casi del genere”, – ha notato l'interlocutrice.

Anche l'avvocato delle vittime Vladimir
Žerebënkov ha definito giusto il verdetto della giuria. “L'istituto della giuria in tal modo ha dimostrato ancora una volta la propria vitalità in Russia: nel caso in cui le indagini siano condotte ad alto livello, non ci si può lamentare dell'“incompetenza” della giuria. Sono soddisfatto di questo verdetto”, – ha dichiarato Vladimir Žerebënkov, conversando con la stampa.

La difesa di Tichonov e Chasis subito dopo il processo ha dichiarato l'intenzione di fare appello contro la sentenza.

Il centro per i diritti umani Memorial dichiara di essere d'accordo con il verdetto della giuria. “Sul banco degli imputati siedono i reali assassini e non quelli indicati arbitrariamente da qualcun… La nostra esperienza pluriennale ci permette di distinguere un caso di crimine su commissione fabbricato dai servizi segreti e dalle strutture armate da uno su cui gli stessi servizi e strutture con tutti i loro “nei” indagano coscienziosamente”, o – si dice nella dichiarazione dell'organizzazione per i diritti umani.

In essa si fa notare che lo scopo più importante degli omicidi tanto di immigrati, quanto di attivisti sociali come Markelov era il desiderio di seminare la paura nella società. “Si ha voglia di credere che il verdetto di oggi diventerà una lezione per tutti quelli che desiderano rappresentare gli interessi della “razza bianca””, o – sottolinea nella dichiarazione il centro per i diritti umani Memorial.

Come ha comunicato "Ka vkazkij uzel", Nikita Tichonov e Evgenija Chasis fanno parte di organizzazioni nazionaliste. Secondo gli inquirenti, Chasis e Tichonov uccisero l'avvocato Markelov perché questi rappresentava in tribunale antifascisti e persone che erano state vittime dei nazionalisti. La difesa afferma che Markelov, avendo rappresentato gli interessi delle vittime in molti processi per crimini in Cecenia, in particolare il caso del colonnello Budanov [1], potrebbe essere stato vittima di una vendetta da parte di persone condannate. Il 27 aprile gli imputati del caso dell'omicidio Markelov e Baburova sono intervenuti davanti ai giurati con un ultimo discorso, in cui hanno rifiutato di ammettere la propria colpevolezza.

Stanislav Markelov fu ucciso il 19 gennaio 2009, mentre tornava da una conferenza stampa al “Centro stampa indipendente” sulla Prečistenka [2] dedicata alla scarcerazione anticipata di Budanov. La studentessa della Facoltà di Giornalismo della MGU [3] e giornalista della “Novaja gazeta” Anastasija Baburova che lo accompagnava fu ferita e in seguito morì in ospedale. Secondo gli inquirenti fu una vittima casuale del crimine.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Il tribunale cittadino di Mosca non ha sciolto la giuria del caso dell'omicidio Markelov", "Al processo sul caso dell'omicidio Markelov e Baburova sono state mostrate videoregistrazioni su Budanov", "Al processo sul caso dell'omicidio Markelov un altro testimone ha confermato l'alibi dell'imputata".

Autore: Dmitrij Florin; fonte: corrispondente di “Kavkazskij uzel”


Note

[1] Jurij Dmitrievič Budanov, militare russo, condannato a nove anni di carcere (di cui solo otto scontati) per lo stupro e l'omicidio di una giovane cecena.

[2] Via del centro di Mosca.

[3] Moskovskij Gosudarstvennyj Universitet (Università Statale di Mosca).


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/05/lomicidio-markelov-baburova-e-un.html