12 aprile 2011

A proposito di Putin (XX)

Una piccola lavanderia di prima classe [1]




L'ex direttore dell'intelligence di Monaco accusa di riciclaggio [2] di denaro uomini d'affari, leader di gruppi criminali organizzati e alti funzionari russi e il primo ministro Vladimir Putin


1.a puntata
– Vladimir Putin e la compagnia Sotrama di Monaco, che è sospettata di riciclaggio di denaro.
– I file operativi della sezione indagini penali della polizia di Monaco: rappresentanti dei gruppi di Tambov
[3] e noti trader petroliferi.
– Gli incaricati finanziari segreti – due giuristi del minuscolo Liechtenstein servono compagnie che commerciano in petrolio russo e affittano ville per alti politici europei.
– Cosa lega i politici di Europa, Russia e Caraibi – resoconti di servizi segreti di stati nani sulla corruzione di dimensioni mondiali.

Sua Altezza Serenissima [4] Albert Alexandre Louis Pierre Grimaldi – principe regnante di Monaco, che ha preso al momento dell'incoronazione nel 2005 il nome Alberto II, – discende da un antichissimo casato aristocratico. I suoi avi per molti secoli governarono la Repubblica Genovese e alla fine del XIII secolo, in conseguenza di una guerra civile, occuparono una piccola fortezza nel territorio dell'attuale Monaco. E da quel tempo la dinastia dei Grimaldi regna per più di 700 anni su questa città-stato nana. Dopo aver nascosto un tempo nelle proprie mura i Grimaldi fuggitivi, Monaco, pare, è diventata per sempre simbolo di rifugio sicuro. E se in tempi medievali qui ci si salvava da persecuzioni politiche, secoli dopo la calda cittadina sulla Costa Azzurra è diventata nascondiglio di grosse somme di denaro e dei loro possessori desiderosi di mantenere il segreto. “Posticino soleggiato per gentuccia oscura”, come caratterizzò il principato lo scrittore Somerset Maugham, onora santamente il segreto bancario e l'anonimato e non carica di tasse i redditi delle persone fisiche, per cui tra quelle persone che approdano con i loro lussuosi yacht alle rive di Monaco non è raro che si possano vedere i rappresentanti delle élite politiche e degli affari dei più vari paesi. Passando qualche ora nel porto di Monaco, con grande probabilità incontrerete anche non pochi noti russi.

Il consigliere segreto di Sua Altezza Serenissima

Nel 2005, quando Alberto II salì al trono, pronunciò parole che allora sembrarono rivoluzionarie: “Soldi e virtù devono andare mano nella mano. Il significato che ha il mercato finanziario di Monaco ci obbliga ad essere estremamente vigilanti e ad impedire che nel nostro paese si svolga qualsiasi dubbia operazione finanziaria”. In quel momento, alle spalle degli ospiti, in lontananza, certo, stava un allora noto a pochi cinquantenne americano, quello che era chiamato a incarnare nella vita le belle idee dell'erede al trono, – il consigliere segreto di Sua Altezza Serenissima Robert Eringer.

Robert Eringer, prima di entrare al servizio di Sua Altezza Serenissima, era riuscito a lavorare per lo FBI, era stato giornalista, investigatore privato e aveva scritto qualche romanzo di spionaggio. E nel 2002 gli fu affidato il compito di organizzare il servizio di intelligence del principato e condurre operazioni per conto di Alberto II. E il consigliere segreto si mise al lavoro.

Fondò il quartier generale del servizio di intelligence, cominciò a stabilire contatti con i propri colleghi di vari paesi (Eringer organizzò per Alberto II degli incontri con il direttore dello FBI Robert Muller e con l'ex direttore della CIA Porter Goss). Uno dei meriti fondamentali di Eringer è stata l'organizzazione dell'associazione segreta dei servizi di intelligence degli stati nani europei (Liechtenstein, Lussemburgo, Malta, San Marino e Monaco). L'associazione ha preso il nome convenzionale “Columbus Group” (dal nome dell'hotel, in cui fu presa la decisione di fondarla).

Dal 2005 Alberto II, divenuto principe di Monaco, ha avuto tutti gli strumenti per trasformare il proprio discorso inaugurale in realtà – sono giunti il potere e un proprio servizio di intelligence. Tuttavia per qualche motivo le strade del principe e del suo consigliere segreto si sono divise. Nel 2007 a Robert Eringer hanno tolto la gestione del servizio di intelligence e in seguito hanno anche cessato del tutto di pagarlo. E un anno dopo il consigliere segreto ha fatto causa ad Alberto II presso un tribunale americano. Il motivo formale – il mancato pagamento di 40 mila euro di emolumenti.

Il processo nello stato della California minaccia molte complicazioni, anche solo perché i segreti di alcune alte personalità potrebbero divenire di dominio pubblico. Tuttavia il principe Alberto, come capo dello Stato, gode di immunità giuridica, come ha subito dichiarato l'avvocato di New York Stanley Arkin, che rappresenta i suoi interessi. Questi ha aggiunto pure che le prove di Robert Eringer non sono convincenti, che questi non merita fiducia e che lo scopo della sua istanza è il ricatto.

Nella sua istanza al tribunale dello stato della California, che è accessibile a chiunque, Robert Eringer tocca non solo il lato formale dei propri rapporti con l'ex capo – questi descrive dettagliatamente tutte le operazioni che ha condotto per conto di Alberto II. Buona parte della denuncia di Eringer è dedicata anche a dei russi, che sono capitati nel campo visivo dell'ex direttore dell'intelligence di Monaco per via delle loro dubbie attività finanziarie. Fra questi ci sono uomini d'affari noti in Russia, deputati della Duma di Stato, membri del Consiglio della Federazione e del governo, ufficiali dei servizi segreti e anche il primo ministro Vladimir Putin (il documento è nel sito della “Novaja gazeta”).

In particolare Robert Eringer scrive nella propria istanza: “Prima del viaggio del principe Alberto verso la spedizione al Polo Nord, dopo cui doveva incontrarsi con il presidente Putin a Mosca, Eringer presentò al principe cinque scritti sulla Russia e su Putin. In uno di essi si trattava di una compagnia con sede a Monaco chiamata Sotrama, che era legata a un gruppo criminale originario di Tambov a San Pietroburgo e a Putin in persona. La Sotrama era un anello di una rete di compagnie di trader petroliferi creata in tutta Europa anche da suoi “amichetti” per rubare soldi dalla Russia e riciclarli investendoli in immobili in Europa”.

Il principe Alberto II è da tempo in amicizia con Vladimir Putin – questi hanno interessi sportivi comuni e il primo ministro russo ha perfino portato Sua Altezza Serenissima a pescare in Russia. Avrebbero potuto crearsi tra loro rapporti d'affari informali? Robert Eringer afferma di possedere conferme documentali di tutte le proprie accuse ed è pronto a confermare le deposizioni in tribunale sotto giuramento. L'addetto stampa del premier Dmitrij Peskov, a sua volta, ha dichiarato alla “Novaja gazeta” che Putin “non ha avuto rapporti né con una compagnia chiamata Sotrama, né con la creazione di una rete di compagnie di trader petroliferi in qualsiasi luogo”.

Per capire cosa si nasconda dietro le accuse di Eringer e se queste non siano dettate dai soliti avidi calcoli, ci siamo incontrati con l'ex direttore dell'intelligence di Monaco a Londra. A prima vista da la strana impressione di una persona che crede alla teoria del complotto: ha raccontato di come ha indagato l'attività delle logge massoniche, di come si è infiltrato nelle bande del Ku-Klux-Klan e ha preso parte alle loro riunioni segrete. Eringer ha negato di avere motivi di avidità nelle proprie rivelazioni e ha detto che si prepara a portare alla luce tutta la “gentuccia oscura” di Monaco, perciò ha creato un blog, in cui inserisce i documenti raccolti durante l'attività di intelligence.

I bollettini operativi della polizia di Monaco

Eringer, come afferma, costruisce le accuse all'indirizzo del primo ministro Vladimir Putin sulla base di informazioni ottenute dalle intelligence degli stati nani riunite nell'associazione Columbus Group e anche dai resoconti operativi della sezione indagini penali del Dipartimento degli affari interni del principato di Monaco. Questi file operativi sono datati 2007 ed ecco di cosa si parla in essi (i documenti sono nel sito della “Novaja gazeta”).

Sezione indagini penali
Dipartimento affari interni
Direzione pubblica
sicurezza
principato di Monaco

Sotrama. Compagnia legata alla criminalità organizzata russa. Ex direttore: Skigin Dmitrij. Espulso dal principato in quanto rappresentante della criminalità russa. Fondatore della Sotrama è la compagnia Caravel Establishment (Liechtenstein), vero beneficiario della quale è Skigin Dmitrij – capo di un gruppo che si occupa di riciclaggio di redditi ottenuti in modo criminale. La Sotrama è socio fondatore delle compagnie estere Petroruss e Horizon (Liechtenstein), beneficiario delle quali è Skigin Dmitrij”.

Ed ecco un altro bollettino operativo.

Skigin Dmitrij Ėduardovič. E' nato il 3 febbraio 1956 a Leningrado, Russia [5]. Ha vissuto a: (…) – Nizza. E' stato espulso dal principato di Monaco nel 2000. E' morto a Nizza nel 2003. Ex direttore esecutivo della compagnia Sotrama (trasporti marittimi e operazioni commerciali). Era beneficiario della Caravel Establishment (Liechtenstein), che possedeva la maggioranza del capitale della Sotrama. Legato a Il'ja Traber, che è legato al gruppo criminale di Tambov in Russia. Va notato che nell'ambito delle indagini sul caso di riciclaggio di denaro la Direzione per la lotta alla criminalità organizzata presso il ministero degli Interni russo richiese (richiesta del 12 febbraio 1999) l'identificazione di alcuni numeri telefonici di Monaco. Questi numeri coincidevano con i numeri della compagnia Sotrama.

Skigin è a capo di compagnie che si occupano di rivendita di petrolio e dietro a cui sta anche Il'ja Traber. Le compagnie si trovano a San Pietroburgo (terminal petrolifero di Pietroburgo, holding finanziario-industriale OBIP), a Vaduz (United Jet Service Ltd), a Nizza (SRL Horizon) e Monaco (Sotrama)”.

Robert Eringer spiega che l'indagine si muoveva in due direzioni. Della prima si occupava la polizia di Monaco, che per la maggior parte si occupava dell'attività della Sotrama e delle strutture legate ad essa all'interno del principato; al contempo conduceva la propria indagine anche il servizio di intelligence, che, a sua volta, non si limitava alla giurisdizione del principato, ma cercava di trovare i veri beneficiari che stavano dietro a queste compagnie.

“Avevamo le nostre fonti di informazioni e una nostra spia nella Sotrama, – racconta Eringer. – Basandoci sulle sue relazioni e sulle informazioni che ricevevamo dai servizi segreti amici, avevamo tutti i motivi per credere che Vladimir Putin fosse legato non solo alla Sotrama, ma anche con l'intera rete di simili compagnie in Europa. Le informazioni su queste compagnie di trader petroliferi erano note anche ad altri servizi segreti. Colloquiando e scambiando dati con i colleghi francesi, mi si è formata l'impressione che tutto gli fosse ben noto, ma che questi usassero le informazioni per i propri interessi – per concludere affari vantaggiosi in campo energetico”.

Alla fine di questi dossier operativi si elencano anche le fonti, sulla base delle quali sono stati formati: sono comunicazioni di agenti e informatori, informazioni dell'Interpol… E' curioso che in entrambi i file, in cui si fanno i nomi di Dmitrij Skigin, Il'ja Traber e le compagnie che gli appartenevano, si incontra anche il nome di Gennadij Timčenko, vecchio conoscente di Vladimir Putin e comproprietario della compagnia Gunvor, che esporta un terzo del petrolio russo. Gennadij Timčenko è menzionato insieme alla compagnia Sotrama in una comunicazione di una qualche fonte francese della sezione indagini penali della polizia di Monaco nel 2005. A dire il vero, da questo scritto nel bollettino operativo non è chiaro perché il comproprietario della Gunvor interessasse alla polizia di Monaco e come fosse legato alla Sotrama, a Dmitrij Skigin e Il'ja Traber. Il rappresentante di Gennadij Timčenko, a sua volta, ha chiarito alla “Novaja gazeta” che il comproprietario della Gunvor “non aveva niente in comune” con la compagnia Sotrama.

…Il'ja Traber è abbastanza noto nell'ampia cerchia degli uomini d'affari. Negli anni '90 questi, insieme a Vladimir Kumarin (Barsukov) era ritenuto uno dei più influenti imprenditori di San Pietroburgo. Il nome di Il'ja Traber, emigrato dalla Russia all'incirca al tempo in cui Vladimir Putin divenne presidente, è menzionato anche in una nota indagine che la polizia spagnola condusse nei confronti degli uomini d'affari Gennadij Petrov e Aleksandr Malyšev (secondo gli inquirenti, capi del cosiddetto gruppo di Tambov e di Malyšev). Il'ja Traber non ha risposto alle domande della “Novaja gazeta” trasmesse dai suoi rappresentanti in Russia.

Di Dmitrij Skigin, morto a Nizza nel 2003, è molto meno noto.

“Skigin – ex istruttore di alpinismo – ha cominciato dall'esportazione di legname in Carelia, ma si è arricchito per davvero quando si è occupato di affari petroliferi a San Pietroburgo”, – ha raccontato alla “Novaja gazeta” l'avvocato spagnolo Pablo Sebastián, che oggi rappresenta nei tribunali europei gli interessi della prima moglie di Dmitrij Skigin. Il fatto è che Dmitrij Skigin, secondo le condizioni del divorzio, era obbligato a pagarle un terzo delle proprie entrate. Dopo la sua morte nel 2003 la maggior parte degli asset e delle proprietà è toccata a suo figlio maggiore Michail Skigin, che, secondo Pablo Sebastián, si è rifiutato di pagare sua madre (il patrimonio di Dmitrij Skigin è valutato in 600 milioni di dollari, gli appartenevano appartamenti lussuosi a Monaco e a Nizza e uno yacht di quaranta metri del valore approssimativo di 20 milioni di euro). Michail Skigin non ha risposto alle domande della “Novaja gazeta”.

Sotrama, Horizon International Trading (nei file della polizia di Monaco è menzionata come struttura figlia della compagnia monegasca Sotrama.nota dell'autore) e un'intera serie di altre ditte, – continua Pablo Sebastián, – nominalmente sono amministrate da due giuristi – Graham Smith e Markus Hassler (documenti). I loro uffici si trovano in Liechtenstein, nella città di Ruggell. A questo indirizzo si trova una tipografia, che è la copertura di tutti i restanti affari amministrati da Smith e Hassler. Questi, come suppongo, sono i tipici “mister cinque per cento”, all'incirca questa parte hanno dalla compagnia per l'amministrazione nominale. Ma dietro a loro stanno persone molto in alto. Chi siano possiamo solo indovinarlo”.

Le alte personalità segrete incaricate

I giuristi Smith e Hassler del minuscolo Liechtenstein hanno un passato estremamente curioso. Come ha raccontato alla “Novaja gazeta” a condizione di mantenere l'anonimato un giurista europeo di loro conoscenza, Smith e Hassler a loro tempo “ebbero a che fare con la diffusione della letteratura comunista” nei paesi dell'Occidente. E' difficile supporre che i giuristi del Liechtenstein possano occuparsi indipendentemente di questo per convinzioni politiche. Con il crollo dell'Unione Sovietica la “propaganda nei paesi capitalisti” perse di attualità, ma Smith e Hassler, evidentemente, mantennero legami con la Russia, perché nel periodo di formazione del capitalismo russo e delle esenzioni offshore del Liechtenstein si aprirono ampie possibilità per gli uomini d'affari russi, in particolare per quelli legati ai servizi segreti.

Smith e Hassler, che amministravano gli affari di Dmitrij Skigin, oggi si possono chiamare gli incaricati d'affari segreti di quelle persone che preferiscono nascondere le fonti del proprio arricchimento. Tra i clienti e i partner di questi giuristi del Liechtenstein non ci sono solo quelli che si trovano nel campo visivo dei servizi segreti e delle forze dell'ordine europei, ma anche alti politici dei più vari paesi.

Per esempio, Graham Smith e Markus Hassler erano direttori della compagnia inglese Biovaxim Limited, che si occupava dell'elaborazione di un vaccino contro l'AIDS e la maggior parte della quale apparteneva a Dmitrij Skigin. Partner di minoranza di Skigin, Smith e Hassler alla Biovaxim Limited erano persone molto note in Europa: Serge Telle, ex ambasciatore francese a Monaco ed ex rappresentante della Francia nell'Unione per il Mediterraneo e Jean-Cyril Spinetta, ex politico e presidente della maggiore compagnia aerea europea, la franco-olandese Air France-KLM (documento).

Alla “Novaja gazeta” è riuscito comunicare con Markus Hassler per telefono. Questi è a conoscenza del contenuto del blog e dell'istanza di Robert Eringer, ma non le prende sul serio. “Come si può guardare seriamente all'istanza di una persona, nel cui blog si reclamizzano ragazze russe?” – risuona in risposta Hassler. Questi è pure sicuro che, se Eringer si trovasse a Monaco, lo rinvierebbero a giudizio. Il giurista del Liechtenstein ritiene pure che l'ex direttore dell'intelligence di Monaco pubblichi le proprie istanza per guadagnarci. E per quanto riguarda i sospetti di riciclaggio di denaro che sono esposti nei file della polizia di Monaco, Markus Hassler ha dichiarato che fanno affari secondo la legge, che obbliga a comunicare alle autorità qualsiasi caso noto di riciclaggio di denaro.

E non di meno le compagnie amministrate da Smith e Hassler sono menzionate in enormi scandali di corruzione europei. Nel 2009 i mezzi di informazione di massa cechi indagarono le circostanze delle vacanze dell'ex primo ministro della Repubblica Ceca Mirek Topolanek in Toscana. I giornalisti cechi si sono posti la domanda, chi e quanto ha pagato le lussuose ferie dell'ex primo ministro?

Come è risultato dai documenti, l'affitto della villa toscana fu pagata da una ditta del Liechtenstein chiamata Raben Anstalt, per conto della quale firmò i documenti (copie) lo stesso Markus Hassler – amministratore della compagnia di trader petroliferi che in precedenza era appartenuta a Dmitrij Skigin. Lo stesso Hassler ha dichiarato alla “Novaja gazeta” che non vede niente di illegale nel fatto che la sua compagnia abbia affittato una villa. “Non sempre sappiamo neanche chi sia il vero proprietario”, – ha aggiunto il giurista del Liechtenstein.

Nello stesso anno si verificò un grandioso scandalo di corruzione in un'altra parte del mondo – nelle lontane isole del Mar dei Caraibi Turks e Caicos (Territori Britannici d'Oltremare). Nel corso delle indagini, che furono condotte da una commissione speciale del parlamento britannico, si chiarì che il primo ministro delle isole Michael Misick in cambio di terra in questi luoghi paradisiaci aveva ricevuto enormi bustarelle. Trasferimenti sui suoi conti erano compiuti da varie banche e compagnie offshore, tra cui è menzionata anche la Elana Anstalt del Liechtenstein, che era amministrata dallo stesso Markus Hassler. A dire il vero, negli interrogatori in tribunale (tutti i documenti sono accessibili a chiunque) l'ex primo ministro Michael Misick si rifiutò categoricamente di fare I nomi dei veri proprietari, che stavano dietro l'offshore del Liechtenstein.

Markus Hassler ha dichiarato alla “Novaja gazeta” che non rivelano informazioni sui propri clienti, ma tra l'altro ha aggiunto velatamente che non ci sono molti russi. Ma alla domanda, se tra questi potesse esserci anche il premier Vladimir Putin, Hassler ha risposto che “questa è un'assurdità”.

Non ci è riuscito trovare tracce della compagnia monegasca Sotrama in Russia, mentre la sua ditta figlia, – la Horizon International Trading del Liechtenstein, che è amministrata da Markus Hassler, – è un vecchio e costante partner delle maggiori compagnie petrolifere private e statali russe. Ci è riuscito ottenere il resoconto dei profitti della Horizon International Trading nel primo trimestre del 2005 (documento). A giudicare dal resoconto, i profitti della compagnia del Liechtenstein dalla rivendita di petrolio solo nei primi tre mesi sono ammontati a più di 9 milioni di dollari e tra I fornitori si indicavano LUKoil [6], Tatneft [7], TNK [8] e Sibneft [9], che in quel momento de facto già apparteneva alla Gazprom e si preparava a cambiare nome in “Gazprom Neft”. Tra gli acquirenti di petrolio del trader del Liechtenstein ci sono pure le maggiori compagnie del mondo – BP, Total, Glencore, Statoil…

I volumi di petrolio che si commerciavano attraverso la Horizon International Trading erano molto significativi. Ci è riuscito ottenere uno dei contratti della Horizon International Trading con il trader Tatneft (il documento è nel sito della “Novaja gazeta”) per la somma di più di 185 milioni di dollari. Ma comunque grazie a cosa una compagnia poco nota del Liechtenstein, che si trovava nel campo visivo della polizia e dell'intelligence di Monaco, è riuscita a siglare contratti così grandi in Russia?

L'avvocato spagnolo Pablo Sebastiàn, che conosce da tempo la famiglia di Dmitrij Skigin e rappresenta oggi gli interessi della sua prima moglie, è sicuro che Skigin conoscesse Vladimir Putin, che quando era presidente del Comitato per i rapporti con l'estero del comune di San Pietroburgo registrò non poche compagnie che appartenevano a Skigin.

Lo conferma un buon conoscente ed ex partner d'affari russo di Dmitrij Skigin, il cui cognome siamo costretti per ora a tenere segreto: “Quando Putin si trasferì da San Pietroburgo al Cremlino, Skigin – e lo so con precisione – senza appuntamento, passando dalla porta posteriore si vide con lui faccia a faccia più di una volta. Questo è un fatto. Lo si sapeva, ma a quel tempo non era un così gran segreto, perché Putin a quei tempi non era chi è divenuto più tardi”.

Considerando che le compagnie di Dmitrij Skigin del Liechtenstein e di Monaco commerciavano petrolio russo e che il suo nome è menzionato nei file della polizia di Monaco accanto al nome di un vecchio conoscente di Putin, il trader petrolifero Gennadij Timčenko, abbiamo chiesto al comproprietario della Gunvor, se avesse rapporti d'affari con Skigin e le compagnie che gli appartenevano. Timčenko attraverso il suo rappresentante ha risposto che conosceva Dmitrij Skigin, tuttavia peraltro mai “aveva attuato progetti comuni con lui”, non aveva parte nella Horizon International Trading del Liechtenstein e non aveva rapporti di partnership con altre compagnie di Dmitrij Skigin. Il comproprietario della Gunvor ha pure sottolineato di non conoscere gli amministratori fiduciari del Liechtenstein Graham Smith e Markus Hassler.

E l'addetto stampa di Vladimir Putin alla domanda, se il primo ministro conoscesse quelli che sono menzionati nei file della polizia di Monaco, ha risposto: “Dmitrij Skigin e Il'ja Traber a suo tempo lavorarono a San Pietroburgo su un progetto per la costruzione di un terminal per gli idrocarburi, per cui più di una volta si rivolsero ufficialmente alla leadership del comune di San Pietroburgo per questa o quella questione”.

Nelle prossime puntate
Quali compagnie appartenute a Dmitrij Skigin ha registrato Vladimir Putin come presidente del Comitato per i rapporti con l'estero.
– Come sono legati I conoscenti del primo ministro russo con quelli che si trovano nel campo visivo della polizia di Monaco.
– Come negli anni '90 le imprese chiave di San Pietroburgo furono “portate via” dal controllo della città – schemi di una privatizzazione massiccia.

Roman Anin

10.04.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/038/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] In russo prem'er-klass (con allusione più evidente a prem'er-ministr, “primo ministro”).

[2] Letteralmente “lavaggio”, di qui il titolo.

[3] Città della Russia centro-meridionale tristemente nota come sede di grandi gruppi mafiosi.

[4] L'autore usa la forma “Sua Luminosità”.

[5] Se si dice Leningrado, sarebbe più coerente dire Unione Sovietica...

[6] La maggiore compagnia petrolifera russa, nata dalla fusione di Langepasneftegaz (Langepas-Petrolio-Gas; Langepas è una cittadina della Siberia occidentale), Urajneftegaz e Kogalymneftegaz (Uraj e Kogalym sono altre città della Siberia occidentale).

[7] “Tatarstan-Petrolio”, compagnia del Tatarstan, nella Russia centro-orientale.

[8] TransNacional'naja Kompanija (Compagnia TransNazionale), branca russa della BP.

[9] “Siberia-Petrolio”, compagnia che fu di Abramovič.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/04/monaco-e-gli-affari-di-putin-e-dei-suoi.html

10 aprile 2011

A proposito di Kadyrov (XIX)

Zidane smentisce la notizia della sua venuta all'inaugurazione di un complesso sportivo in Cecenia

Apr. 09, 2011, 02:33

Il campione del mondo di calcio [1] Zinedina [2] Zidane ha smentito la sua venuta alla solenne inaugurazione del complesso sportivo “Achmat Kadyrov” nella capitale della Cecenia.

Della visita di Zidane all'iniziativa designata per il 9 maggio[3] aveva dato comunicazione il ministro dell'Educazione Fisica, dello Sport e del Turismo ceceno Chajdar Alchanov. Secondo Alchanov, si attende anche la venuta del calciatore [4] francese Michel Platini.

“Speriamo che il grande Platini venga a Groznyj, ma Zidane ha già confermato la sua partecipazione alla festa, poiché è sicuro che l'apertura del complesso sportivo sarà ricordata non solo dagli abitanti della repubblica, ma anche da tutti gli amanti del calcio”, – la RIA “Novosti” [5] cita Alchanov.

Tuttavia, come ha comunicato lo stesso campione del mondo-1998, tre volte possessore del titolo di “Miglior calciatore del mondo” Zinedine Zidane, questi non verrà il 9 maggio a Groznyj. Ha definito le voci sulla sua visita in Cecenia e sulle trattative in merito “una sfacciata menzogna”, scrive “Gazeta.Ru” [6].

“Mi irrita quando le organizzazioni raccontano fanfaluche alla stampa, – ha ammesso Zidane sul suo sito ufficiale. – Negli ultimi tempi per qualche motivo sempre più spesso si dice che mi affretti ad andare a questa o quella iniziativa, anche se non è così”.

Il calciatore ha fatto notare anche di non aver ricevuto alcun invito dalla Cecenia. “Ed è del tutto evidente che no, non sarò là, tanto più che la mia occupazione al Real non mi permette in alcun modo di essere là”, – ha aggiunto.

Facciamo notare che il capo della Cecenia Ramzan Kadyrov ha annunciato l'idea di invitare le stelle del calcio mondiale alla solenne inaugurazione dello stadio. Secondo Alchanov, si programma di invitare il club italiano Juventus, gli inglesi del Manchester City e I catalani del Barcellona.

La notizia della partecipazione del Barcellona all'inaugurazione del complesso sportivo in Cecenia è stata una novità per il club catalano. “Anche se fosse vero, mi è difficile immaginare come sia possibile combinare ciò con il calendario del Barcellona”, – ha detto il rappresentante del servizio stampa del club spagnolo Chemi Teres.

“Nessun rappresentante del club potrà andare a Groznyj, in quanto proprio quel giorno la squadra giocherà il match di campionato italiano con il Chievo”, – si dice nel sito ufficiale della Juventus.

Ricordiamo che l'8 marzo [7] in Cecenia ha avuto luogo il match della nazionale brasiliana [8] con una squadra capitanata personalmente dal capo della Cecenia e presidente del club Terek Ramzan Kadyrov, in cui il Brasile ha riportato una vittoria. Come ha comunicato il "Kavkazskij uzel", l'incontro, che ha avuto luogo a Groznyj allo stadio "Bilimchanov", si è concluso con il punteggio 6-4 in favore degli ospiti. Entrambi I tempi del match sono durati 25 minuti.

Nota informativa: Il complesso sportivo “Achmat-Chadži Kadyrov” corrisponde agli standard UEFA e FIFA. Lo stadio calcistico del complesso è calcolato per accogliere 30 mila spettatori.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Gullit considera compito principale del Terek l'ingresso in Europa League", "Ruud Gullit ha deciso di guidare il Terek su consiglio di Guus Hiddink", Il Terek non lavorerà con l'allenatore spagnolo Muñoz".

Kavkazskij uzel”, http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/183471/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


Note

[1] In realtà ex campione...

[2] Sic.

[3] Giorno in cui si commemora la vittoria dell'URSS sulla Germania nazista.

[4] Platini, com'è noto, ha cessato l'attività da un pezzo e adesso è presidente dell'UEFA.

[5] Russkoe Informacionnoe Agentstvo (Agenzia Russa di Informazioni) “Notizie”.

[6] Giornale on-line russo.

[7] Giorno festivo nella Federazione Russa.

[8] In realtà una rappresentativa di ex giocatori.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/04/le-bufale-calcistiche-di-kadyrov.html

A proposito dell'amico Berlusconi (I)

Il movimento dei “Nostri” [1] si precipita ad aiutare Berlusconi




10 minuti in tutto è durata mercoledì la prima udienza giudiziaria sul caso di Silvio Berlusconi. Convintisi che in sala mancavano i due interpreti principali – lo stesso primo ministro italiano, soprannominato “amico Silvio”, e la giovane ballerina marocchina Karima al-Mahroug, dal soprannome Ruby-rubacuori [2], il tribunale ha rinviato l'udienza al 31 maggio. Tra l'altro il giudice ha mostrato un certo tatticismo e non si è messo a chiarire perché entrambi mancassero e di cosa si occupassero al momento. Evidentemente era sottinteso che ognuno è occupato dalla propria attività principale: uno governa e fa amicizie, l'altra balla e ruba [3] cuori.

Il rinvio dell'udienza non ha impedito al pubblico di prendere viva partecipazione alla valutazione delle avventure sessuali del leader nazionale [4]: alla vigilia sulla stampa sono filtrate le registrazioni delle telefonate di Berlusconi su temi intimi di vario genere. La più curiosa di esse è il colloquio del primo ministro con la propria collaboratrice Nicole Minetti, responsabile della consegna delle donne per le famose feste private “bunga-bunga”, nell'ordine del giorno delle quali rientrano procedure acquatiche in piscina. Probabilmente con il proprio compito la dama con il cognome tanto piacevole all'orecchio russo [5] se la cavava con molto successo, così è stata promossa deputato dell'organo legislativo della regione Lombardia. E questo non è ancora il coronamento della sua carriera politica. In una telefonata Berlusconi promette: “La prossima volta, quando ci saranno le elezioni, andrai in parlamento”.

Qui verrebbe voglia di distrarsi per un minutino dalle birichinate del vecchio donnaiolo e con sollievo, ma qua e là perfino con orgoglio, dichiarare che da noi in Russia una cosa del genere è impossibile. Che una qualche Nika Minetova diventi deputata della Duma di Stato? Ruzzate, signori. Beh, in precedenza, forse, sarebbe anche passato in un collegio uninominale. Ma adesso che sono rimaste solo liste di partito, ciò è escluso del tutto.

E tutti quelli che ne hanno bisogno nel nostro paese hanno seguito le disavventure dell'amico Silvio e finché questo non è riuscito a immergersi nella palude dei bisticci giudiziari hanno dato un segnale adeguato. Già giovedì mattina in aiuto di Berlusconi sono giunte le attiviste del movimento “I Nostri”, pronte a difendere il nostro principale alleato con i propri corpi inquieti. L'addetto stampa dei “Nostri” Kristina Potupčik ha esposto nel proprio ŽŽ [6] il calendario erotico “Il sesso contro la corruzione/L'amore contro il male”. Fotografie di ragazze in grembiuli bianchi e biancheria intima sono accompagnate da scritte: “Non pago tangenti per principio”, “Curo la corruzione”, “Mi sbatto per una bustarella”, ecc.

Questo è già il secondo calendario erotico posto nel proprio blog da K. Potupčik. La prima salva è stata sparata da studentesse della facoltà di giornalismo della MGU [7], che in tal modo hanno fatto gli auguri di compleanno a V.V. Putin.

Ecco che anche adesso le ragazze non sparano ai passeri con i loro cannoni [8]. Formalmente le giovani partecipanti al progetto “Grembiuli bianchi” annunciano in tal modo la manifestazione che programmano di svolgere il 16 aprile. Ma ogni persona che si intenda almeno un po' di erotismo politico capisce che, a giudicare dal momento della pubblicazione del calendario, la cosa principale sia mostrare all'amico Silvio che non è solo. La giovane Russia apprezza i suoi meriti nella lotta alla corruzione per mezzo del sesso ed è pronta, in caso di necessità, ad accovacciarsi in ginocchio davanti a lui.

L'amore contro il male, amerai anche il premier italiano [9].

Leonid Florent'ev

08.04.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/037/10.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “I Nostri”, movimento giovanile pro-Putin.

[2] Letteralmente “mangia-cuori” (l'autore usa l'equivalente russo e non tenta di riprodurre il gioco di parole).

[3] Letteralmente “mangia”. Vedi sopra.

[4] Titolo che in Russia è attribuito a Putin.

[5] Minet in russo è il termine volgare per “fellatio”, “sesso orale”.

[6] Živoj Žurnal (“Giornale Vivo”), versione russa della piattaforma LiveJournal.

[7] Moskovskij Gosudarstvennyj Universitet (Università Statale di Mosca).

[8] Come dire, non fanno grandi sforzi per nulla.

[9] Gioco di parole basato sul detto russo “l'amore è male, amerai anche un caprone” (come dire che ci si può innamorare di chiunque).


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/04/dalla-russia-arrivano-i-nostri-o-le.html

04 aprile 2011

A proposito di Russia e Inghilterra

In Inghilterra uscirà un libro su torture e sequestri di persona in Cecenia

Apr. 04, 2011, 02:02

Al momento presente in Inghilterra si prepara per l'uscita un libro che narra dei sequestri di persona nella Repubblica Cecena e della vita dei familiari dei sequestrati e dei morti a causa delle torture. L'autore è il regista lituano Manta Kvedaravičius, che ha girato il documentario “Barzakh” [1].

“Io stesso sono un antropologo e scrivo un libro sulle torture, sul loro rapporto con il potere statale e sul rapporto con le emozioni umane, – ha raccontato Manta Kvedaravičius al corrispondente di “
Kavkazskij uzel”. – Questo libro si prepara all'uscita in Inghilterra, all'università di Cambridge. Il suo tema sono le torture. Tutto ciò sarà presentato attraverso il prisma di quel che è accaduto nella Federazione Russa”.

Come ha già comunicato “Kavkazskij uzel”, la pellicola del regista lituano Manta Kvedaravičius “Barzakh”, dedicato alle scomparse e ai sequestri di persona nella Repubblica Cecena, ha aperto il programma dei documentari del Festival Internazionale del Cinema di Berlino (Berlinale). Secondo l'attivista per i diritti umani e coautore della pellicola Achmed Gisaev, il film “Barzakh” è stato scelto come “una delle migliaia delle pellicole proposte per l'apertura, questo significa molto”.

Il film è dedicato alla memoria dell'attivista per i diritti umani Natal'ja Ėstemirova, che nel luglio 2009 fu sequestrata in Cecenia e uccisa. Secondo Gisaev, per ora la pellicola parteciperà ai festival del cinema e poi già diventerà di pubblico dominio. Tuttavia sulla sua comparsa in Russia l'attivista per i diritti umani dubita. “E' una questione difficile, non penso che ora sia possibile”– ha notato.

Il documentario “Barzakh” del regista lituano Manta Kvedaravi
čius, dedicato alle torture e ai sequestri di persona in Cecenia è stato pure mostrato nell'ambito del Festival del Cinema Internazionale Kino Pavasaris (“Primavera del cinema”), che ha luogo dal 17 al 31 marzo a Vilnius.

“Le città cecene vengono ricostruite dopo la guerra, ma le persone spariscono. La vita entra nel binario pacifico, ma le persone che cercano lavoro capitano all'improvviso in un mondo dove ci sono martiri e carnefici, prigioni segrete e laghi mitici
[2] – questo è diventato un fenomeno comune. Barzakh è la terra tra i vivi e i morti”, – si dice nella pubblicità della pellicola.

Nell'intervista al corrispondente di “Kavkazskij uzel” il regista lituano ha raccontato che inizialmente si era occupato solo dello studio del dolore, ma con il tempo, già lavorando sulla pellicola, tra l'altro anche sul territorio della Repubblica Cecena, ha preso a interessarsi di più dello stato delle persone, a cui erano scomparsi dei familiari, “cosicché il loro dolore non è minore, ma con il tempo, mettendo la persona in uno stato particolare, può essere anche più forte del dolore fisico”.

“Dapprima mi sono occupato delle torture e del dolore, come la gente vive con questo. Ma tra l'altro sono riuscito a capire di più la cosa quando ho fatto conoscenza con persone, a cui qualcuno era scomparso senza lasciare traccia e ho preso a capire a poco a poco che questo è un altro dolore, ma questo è come latente. Penetra fino alle radici. E' come un cancro, è dappertutto, non solo nella famiglia, ma anche nell'ambiente sociale dove vivono. E quando una persona scompare, si ha un qualche mutamento. Perché la persona non è morta, né viva. E quando non c'è la morte, già qualche altro strato si apre nell'anima. Non è che si aprano, avviene un qualche mutamento. Ciò va molto, molto in profondità. E allora il senso della vita umana si perde. Non c'è la persona e non c'è la morte. Si forma un vuoto, un buco nero e allora qualcosa accade. Proprio questo volevo mostrare nel film e nel libro”, – ha notato il regista.

“Ora finisco il libro e poi, quando l'avrò finito, sarà chiaro in quale forma sarà meglio proseguire. Per quanto riguarda il film, il film vivrà solo per qualche tempo – un anno o due, finché non farà il suo giro. Ma cosa sarà poi, è troppo presto per dirlo. Se finirò il libro, questo sarà solo un piccolo passo per dire ciò che volevo dire”, – ha detto Kvedaravičius.

Manta Kvedaravičius (1976) ha finito l'università di Vilnius con il baccalaureato in antropologia culturale, in seguito ha ottenuto il diploma magistrale all'università di Oxford. Ora sta finendo gli studi all'università di Cambridge, sta preparando una tesi di dottorato e una monografia sul tema del potere statale e del dolore. Dal 2006 conduce ricerche sul tema delle torture e della scomparsa di persone nel Caucaso del Nord.

Nota della redazione: vedi anche "In Cecenia è stato sequestrato un nativo dell'Inguscezia", "Peter Gabriel ha cantato una canzone in onore dell'attivista per i diritti umani Natal'ja Ėstemirova, uccisa in Cecenia", "Al Centro Sacharov è stato mostrato un film sui profughi della parte montuosa della Cecenia".

Autore: Dmitrij Florin [3]; fonte: corrispondente del “Kavkazskij uzel”


Kavkazskij uzel”, http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/183201/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


NoteInserisci link

[1] Nome del luogo in cui le anime attendono il giudizio finale secondo l'escatologia islamica.

[2] Non posti di fiaba, ovviamente, ma luoghi dove la gente scompare.

[3] Giornalista e attivista russo.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/04/dopo-i-casi-berezovskij-e-zakaev.html

A proposito di "lotta al terrorismo" (II)

E abolire i sentimenti familiari




Il parlamento della Cabardino-Balcaria propone di legalizzare la punizione dei familiari dei militanti


Alla fine della scorsa settimana il parlamento della Cabardino-Balcaria è intervenuto con un'iniziativa di legge. I deputati propongono per l'ennesima volta la legislazione penale della Federazione Russa nell'ambito della lotta al terrorismo.

Il principale cambiamento proposto dai deputati riguarderà l'articolo 316 del Codice Penale della Federazione Russa – “Occultamento di reati”. Particolare indignazione ai parlamentari suscita una nota a questo articolo del Codice Penale, dove si dice che “il coniuge o un parente prossimo” non è imputabile di occultamento di un reo, questi propongono di correggerlo sostanzialmente. E non confonde i deputati il fatto che per far questo tocchi cambiare non solo la legge federale, ma anche la Costituzione della Federazione Russa, che con l'articolo 51 garantisce alla persona il diritto a “non testimoniare contro se stessa, il proprio coniuge e i parenti prossimi”.

Inoltre il parlamento della Repubblica di Cabardino-Balcaria propone di completare l'articolo 316 con un altro punto – “omessa denuncia di reati” e punire questa omessa denuncia con la detenzione fino a 5 anni. E in generale di inasprire le sanzioni previste da questo articolo.

Ora per “non premeditato” occultamento per legge è prevista un'ammenda fino a 200 mila rubli [1] o la detenzione da 6 mesi a 2 anni. Ai parlamentari regionali questa pena sembra troppo lieve. Come si dice nello scritto esplicativo del disegno di legge, “negli ultimi tempi nella Repubblica di Cabardino-Balcaria ai sensi questo articolo sono state condannate 7 persone” – queste sono state riconosciute colpevoli di occultamento di militanti. Tuttavia “i giudici hanno emesso condanne di tipo non detentivo”. I deputati ritengono che bisogna imprigionare di più e parallelamente propongono di elevare l'ammenda fino a 800 mila rubli e detenere fino a 10 anni.

Tale iniziativa dei parlamentari della Repubblica di Cabardino-Balcaria ha già suscitato dubbi al capo della commissione per la legislazione civile della Duma Pavel Krašeninnikov. “Nella nostra legislazione non ci sono norme di diritto secondo cui il figlio possa essere in qualche modo imputabile per il padre o il fratello per il fratello.

Questa non è la prima iniziativa dei parlamentari della Repubblica di Cabardino-Balcaria che non concorda con la legislazione russa. Nel 2006 proprio i deputati cabardino-balcari intervennero per primi con l'idea di abolire le giurie per i casi di terrorismo. E anche se allora la Duma di Stato non sostenne questa iniziative, due anni dopo le giurie furono comunque abolite.

Irina Gordienko

03.04.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/035/03.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Quasi 5000 euro.

[2] Quasi 20000 euro.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/04/la-cabardino-balcaria-allavanguardia.html

01 aprile 2011

A proposito di emirati (II)

Il tramonto dell'“Emirato”




Anche se Doku Umarov fosse vivo, il suo progetto è distrutto


Per qualche giorno è andata avanti in Inguscezia un'operazione speciale, nel corso della quale sono risultate esser state eliminate o arrestate circa 20 persone appartenenti alle organizzazioni clandestine banditesche. Dal cielo è stata distrutta la maggiore base dei terroristi a Verchnij Alkun [1]. (L'aviazione veniva utilizzata in primavera anche prima – i boschi in questo periodo sono trasparenti.) Forse fra le persone uccise c'era Doku Umarov – l'emiro supremo dell'“Emirato del Caucaso”. Finora non è stato riconosciuto, è imminente un esame genetico. Ma anche tra i banditi liquidati non ci fosse Umarov, noi probabilmente stiamo osservando una delle ultime pagine della storia dell'organizzazione terroristica da lui creata.

Lo scorso anno ha portato una grande quantità di perdite sensibile all'“Emirato”. L'organizzazione è stata privata di persone che facevano non solo politica, ma anche l'“immagine” del movimento – si tratta del predicatore Said Burjatskij e del “giudice supremo” Anzor Astemirov.

Ha fatto la sua parte anche la cattura del tutto ingloriosa, perfino umiliante di Magas – l'emiro militare dell'“Emirato”. L'hanno preso direttamente da casa, in pantofole.

Oltre a questo c'è stata la spaccatura con l'ala cecena dell'organizzazione terroristica – più probabilmente di tutto, su base mercantile; la storia degli interventi in Cabardino-Balcaria, dietro a cui si sente pure odore di interessi finanziari e spartizioni di proprietà.

Tutto ciò non fa aumentare la simpatia per il movimento da parte della popolazione caucasica. La gente vede uomini deboli, non particolarmente carismatici, non certo tra i più intelligenti che si divorano nei boschi per spartizioni di flussi di denaro e dubbie funzioni di potere. Il fatto che tutte queste cose siano motivate da considerazioni religioso aggiunge all'accaduto solo un sapore di falsità.

I crimini più clamorosi organizzati dal “terrorista n. 1” quest'anno sono stati compiuti da adolescenti.

Un certo effetto-PR, ottenuto dalla partecipazione dei “wahhabiti [2] russi” Razdobud'ko e Choroševa al movimento terroristico del Caucaso non è affatto merito degli uomini dell'“Emirato”, ma, al contrario, è un risultato dei loro avversari. Prima di tutto che nella zona di Stavropol' [3] gli interessi dei militanti sono rappresentati da persone di etnia slava, siamo venuti a saperlo non certo dai terroristi, ma dai servizi segreti. I banditi si sono semplicemente attaccati a questa notizia per gonfiare almeno nelle menti della popolazione caucasica le dimensioni della propria organizzazione. Ma i “wahhabiti russi” sono un fantasma che è scomparso presto, dopo che i presunti terroristi si sono presumibilmente fatti saltare in aria a Gudben, nel Daghestan.

Adesso Doku (se è vivo) è rimasto non solo senza il supporto ideologico, ma anche senza quello fisico. E' noto con certezza, che nel corso dell'ultima operazione speciale sono stati uccisi i suoi uomini più vicini, che servivano il leader gravemente malato.

E' strano, ma proprio ora, quando si pone la domanda se esista ancora Doku Umarov, gli organi inquirenti siano diventati capaci di tenere i propri rapporti con questa persona nell'alveo della legalità. Sullo sfondo del tragico anniversario delle esplosioni nel metrò di Mosca la Commissione Inquirente ha annunciato la chiamata in giudizio in contumacia di Doku Umarov e Aslan Bjutukaev (noto come “emiro Chamzat”) in qualità di imputati per il caso dell'esplosione di Domodedovo. Li si accusa di banditismo e creazione di una comunità criminale. E' evidente che da impulso per gli inquirenti sia servita una videoregistrazione fatta poco prima dell'atto terroristico: Umarov e Bjutukaev a mo' di duetto presentano agli spettatori il futuro kamikaze Magomed Evloev, che di suo aggiunge qualche replica stereotipata. Filmati simili, fra l'altro anche con la partecipazione di Umarov, erano apparsi anche dopo altri clamorosi atti terroristici, fra l'altro anche dopo le esplosioni nel metrò nel marzo dello scorso anno. Ma allora gli inquirenti tacquero. Forse pensavano che Doku si prendesse la colpa tanto per fare?

Ol'ga Bobrova

31.03.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/034/04.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Villaggio dell'Inguscezia meridionale.

[2] Leggi “terroristi islamici”.

[3] Città della Russia meridionale.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/04/e-giunta-la-fine-dellemirato-del.html

30 marzo 2011

A proposito di Medvedev (XIV)

VKontrakte [1]!




Se Dmitrij Medvedev abolirà la leva barbarica, con questo solo giustificherà la propria presidenza


La dirigenza dello Stato Maggiore ha deciso finalmente di entrare in contatto con la società, che in tutti questi ultimi anni ha votato nel modo più espressivo possibile con gambe e bustarelle contro l'esercito di reclute, umiliante, pericoloso per la vita e insensato. Il Capo di Stato Maggiore, il generale di corpo d'armata Nikolaj Makarov, alla riunione delle accademie militari ha dichiarato che l'esercito russo è rimasto disperatamente indietro di 20 anni rispetto agli altri eserciti del mondo perché ha puntato sulle forze armate di massa e sull'acquisto di armamenti invecchiati dalle industrie.

Questa dichiarazione era più che attesa perché pareva che gli ultimi sforzi dell'ente militare fossero diretti alla continuazione dell'avvincente caccia ai giovani e al compimento ad ogni costo del piano delle reclute.

E' già un po' imbarazzante perfino ripetere ciò che è evidente: l'esercito russo ha strappato i giovani dal lavoro e dallo studio, ha ridotto il numero di cittadini economicamente attivi, li ha mutilati e uccisi, dando il proprio contributo alla

negativa demografia russa, ha contribuito alla fioritura della corruzione, essenzialmente ha introdotto una tassa aggiuntiva per le famiglie povere – quelle che non potevano riscattarsi dai distretti militari. Perché fosse necessario in questi anni muovere guerra alla popolazione del proprio paese, andare contro il vento – la demografia – e non cominciare una vera riforma militare è decisamente incomprensibile. Il piano di riforma era pronto già all'inizio degli anni Zero. Fu rigettato perché costava caro. In questi anni per mantenere l'esercito in uno stato torbido sono stati spesi tanti soldi che con questi si sarebbe potuto fare più di una riforma dell'esercito.

Abbiamo perso come minimo 10 anni. E insieme a questi anni molte giovani vite umane e bambini non nati. E perché fare bambini – per sottrarli all'esercito? In questo tempo l'esercito si è corrotto anche moralmente. E con tale forza che nessuna riduzione del periodo di servizio ha salvato dal nonnismo, né dalle richieste di denaro o dai pestaggi da parte degli ufficiali. Il giorno prima dell'intervento di Makarov il procuratore militare Sergej Fridinskij ha divulgato cifre terribili: nel 2010 il numero di crimini violenti nelle Forze Armate è cresciuto del 16%. Ciò significa che non si tratta dei periodi di servizio, ma del tipo di esercito: nella società contemporanea questo non può già più essere di leva. In ogni caso, del tutto di leva – bisogna pur lasciare una “finestra” per chi vuole servire e proprio in giovane età: il numero dei soldati in servizio a tempo, secondo Makarov, si ridurrà fino al 10-15% dei militari.

Lo ripeteremo ancora una volta: tutto ciò stava in superficie, tutto ciò era evidente, lo sfacelo del vecchio esercito non aveva bisogno di alcuna prova aggiuntiva – perché l'hanno fatta lunga con la riforma?

Ma poi, perché la fanno lunga anche con altre riforme: e se all'improvviso fosse distrutta quello strano stato di sonno della società, che è chiamato metaforicamente “stabilità”? E se all'improvviso se ne andassero le fonti di sostentamento e di reddito? E se all'improvviso noi, proprio noi, la volta successiva non venissimo scelti o nominati per una carica?

Peraltro, a proposito del “venir scelti”. Se Dmitrij Medvedev abolisse la leva barbarica, caratteristica di arretrate società agrarie pre-industriali, con questo solo giustificherà la propria presidenza. Gli erigeranno un monumento popolare quelli che sentiranno che la vita dei loro ragazzi è al sicuro. Che potranno studiare e lavorare tranquilli, senza stare in fuga, senz'andare all'estero, senza studiare nelle università statali solo per “svignarsela”, senza riscattarsi con alcuni mesi del budget familiare da distretti militari corrotti.

Forse allora smetteremo anche di perdere popolo russo di censimento in censimento e queste perdite non assommano in otto anni 2,2 milioni di persone? Forse allora da noi sia con la demografia, sia con la forza lavoro andrà meglio? E avrà luogo quel “risparmio del popolo” di cui parlano ripetutamente dalle alte tribune?

E avrà luogo anche il riarmo dell'esercito: semplicemente non bisogna sostenere le OPK [2] nell'ambito del “capitalismo degli amici”. Così come le avtoprom [3], gli APK [4] e altre belle abbreviazioni vicine ai cuori dirigenziali di qualcuno.

Andrej Kolesnikov
osservatore della "Novaja gazeta"

29.03.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/033/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Gioco di parole tra VKontakte (cioè V Kontakte, “in contatto”, social network russo) e V Kontrakte (a contratto).

[2] Ob''edinënnye Promyšlennye Kompanii (Compagnie Industriali Riunite), cioè holding.

[3] AVTOmobil'nye PROMyšlennosti (Industrie Automobilistiche).

[4] AgroPromyšlennye Kompleksy (Complessi Agro-Industriali).


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/03/medvedev-da-un-senso-alla-sua.html

29 marzo 2011

A proposito della giustizia in Russia (VIII)

Sono stato condannato all'ergastolo. Mi spingono a scrivere confessioni di altri crimini clamorosi e a calunniare persone innocenti. Voglio raccontare come in realtà si risolvono i casi di omicidi e atti terroristici”




Se tutto ciò è vero, quante centinaia di persone vengono condannate sulla base di denunce false?


Salve! Sono stato condannato al carcere a vita. Non mi sono riconosciuto colpevole né durante le indagini preliminari, né in tribunale, per questo ho subito uno ZČMT (zakrytaja čerepno-mozgovaja travma [1] – nota del redattore) e un trauma oculare, in conseguenza del quale sono rimasto cieco dall'occhio sinistro e il destro ha avuto un calo visivo al 10%). Sconto la pena nel centro abitato di Charp nel distretto Priuralskij [2] nel circondario autonomo Janalo-Nenec [3], FBU [4] IK-18 [5].

Al momento attuale sono detenuto nello FBU IZ-54/1 [6] della città di Novosibirsk [7], dove sono stato portato per lo svolgimento di atti investigativi, e ho la possibilità di rivolgermi a Voi con questo problema, visto che dall'IK-18 questo tipo di corrispondenza non viene inviato.

Nell'IK-18 fui portato nell'agosto 2008. Nel gennaio 2009 mi portarono a Mosca per esaminare una denuncia alla sorveglianza, da là tornai nell'aprile 2009 e qui si cominciò… Giunse il mio turno per l'“elaborazione”. Fui posto nella stessa cella con il recidivo particolarmente pericoloso Ž., che di 36 anni di vita ne ha passati 20 dietro le sbarre. Nel corso di varie conversazioni Ž. a poco a poco mi fece domande su omicidi che mi erano noti nella città di Brjansk [8] (dove abitavo), che non erano stati risolti, che erano “clamorosi” e suscitavano grande interesse per le forze dell'ordine. Dopo qualche tempo mi chiamò un agente investigativo, il tenente colonnello del servizio interno S. e mi propose di scrivere confessioni di tutti i crimini da me raccontati, fra l'altro indicando tutti i complici dei crimini. Al mio rifiuto S. reagì con molta calma, dicendo: “Beh, vai, appena pensi di scrivere, me lo dirai, ti darò I moduli”.

Dopo il mio ritorno in cella Ž. prese apertamente a costringermi a scrivere confessioni, usando ogni tipo di minacce, offese e umiliazioni. A incontrare S. Ž. andava giornalmente, ma le mie istanze per il trasferimento in una reclusione solitaria restavano senza risposta. Un giorno Ž. andò a incontrare S. e comunicò che se all'indomani non ci fossero state confessioni, sarei andato “rotolando” per le celle, inizialmente tra i matti e gli “abbassati”, poi nella press-chata [9], dove mi avrebbero picchiato giorno e notte, poi dai “galli svedesi”, dove mi avrebbero “sbattuto” 24 ore al giorno, ma comunque avrei scritto tutto quello che mi avrebbero detto.

Mi rifiutai e il giorno seguente mi trasferirono in una cella con uno psicopatico, dopo un giorno da un condannato con inclinazioni sessuali anormali e così via. Non mi tenevano in una cella per più di tre giorni. Un giorno mi trasferirono in una cella con il condannato R., condannato per violenza sessuale e omicidio ai danni di minori, che “era giunto” dalla press-chata, dove per 6 giorni l'avevano picchiato, l'avevano usato come punchingball finché non fu d'accordo su tutte le condizioni, cioè di scrivere confessioni. R. ha scritto circa 80 confessioni di omicidi e violenze sessuali ai danni di minori in tutte le regioni della Federazione Russa, che non ha compiuto e ha calunniato molte persone come complici di crimini.

Non mi misi a tentare la sorte e cominciai a scrivere tutto ciò che mi diceva Ž. dopo essere andato da S. Di conseguenza da me sono state scritte circa 30 confessioni, in cui ho calunniato una massa di persone come ree di aver compiuto o di essere state complici di omicidi, esplosioni e così via in molte regioni della Federazione Russa, da Mosca a Novosibirsk. Di più non sono riuscito a fare, in quanto mi hanno portato nella città di Ekaterinburg [10] per azioni investigative.

Dopo aver scritto la prima confessione mi chiamò S. e disse che più di una volta l'avevano chiamato da Brjansk gli agenti dell'UVD [11] M. e F. e gli avevano chiesto che mi lavorasse duramente per una serie di omicidi nella città di Brjansk, che gli era noto che ero complice di questi omicidi, perfino di quelli che erano stati compiuti quando già mi avevano arrestato. Fui costretto a scrivere confessioni e a calunniare le persone che mi avevano chiesto.

A quanto disse S., gli era indispensabile “risolvere” quanti più crimini particolarmente gravi possibile per ottenere più rapidamente il grado di colonnello e un posto allo FSIN [12] del ministero della Giustizia e conseguentemente anche un appartamento a Mosca. E gli agenti investigativi che giungono dalle regioni lo fanno divertire con ogni sorta di alberghi.

Tutto ciò che ho detto sopra potrebbe sembrare una sciocchezza, ma ci sono fatti indiscutibili.

Per esempio a giugno (2010) da me fu scritta la confessione dell'esplosione dell'automobile di un commerciante, per cui rimasero ferite alcune persone. Furono indicati anche i complici. Le circostanze del fatto e lo schema furono presi da S. su Internet. Da Ekaterinburg giunse un agente investigativo e risultò che questo crimine era stato risolto e per esso erano state condannate delle persone. Ž. prese da S. altre notizie e lo schema del luogo dell'accaduto – l'omicidio di un commerciante e di due guardie dell'OMON [13]. Dando spiegazioni all'incaricato per le indagini di Ekaterinburg le mie deposizioni furono corrette, furono chiariti dettagli, mostrate foto dei volti dei complici, fatti i loro nomi, tra cui anche quello del mandante e così via. Di conseguenza seppi tutti i dettagli del crimine, il tipo di armi, chi aveva quale vestito, il luogo, il tempo e così via, tutto ciò che era indispensabile per le indagini. Il 14.07.2010 fu scritta da me una confessione e fu trasmessa a un agente di Ekaterinburg e registrata con il numero 175.

Qualche tempo dopo mi comunicarono che presto sarei andato a Novosibirsk per lo svolgimento di azioni investigative sulla confessione della sparatoria del 1992 contro la sezione di polizia della città di Iskitim [14], in cui furono uccisi 2 agenti di polizia. (…) decisi per conto mio che dopo l'arrivo nella città di Novosibirsk avrei raccontato tutto all'inquirente e, se mi fosse riuscito, ai membri della commissione sociale di osservazione e se non avessero preso misure, cosa di cui, certo, dubitavo molto, mi sarei suicidato, ma non avrei calunniato più nessuno e non sarei andato più a Charp.

L'8.08.10 da me giunsero agenti investigativi dell'UVD della città di Ekaterinburg, uno dei quali era venuto da me a Charp, e disse che sarei stato detenuto a Ekaterinburg per 10 giorni e che in questo tempo era indispensabile condurre una serie di azioni investigative. Dopo di che giunse da me nel SIZO [15] un inquirente e resi deposizioni “di ammissione”, poi mi portarono sul luogo del crimine per un incidente probatorio, in cui pure mostrai e raccontai e così via. Gli agenti investigativi furono soddisfatti, ma ci fu una pausa da parte degli inquirenti. Gli agenti investigativi mi portarono da loro, mi mostrarono ancora una volta le foto delle persone che avrei dovuto riconoscere, una di queste la mostrarono nel SIZO [15], dal vivo, facendo un incontro casuale. Ma passò del tempo e gli inquirenti non si affrettavano a compiere il riconoscimento. Un giorno mi chiamò l'inquirente, tirò fuori in presenza di testimoni indipendenti una copia della spiegazione che mi fece un agente investigativo a Charp perché non dimenticassi le circostanze del fatto e mi comunicò che sarebbero andati a Brjansk, dove abitavo prima dell'arresto e avrebbero raccolto da 2,5 tomi le prove che non ero mai stato a Ekaterinburg e che con quel crimine non avevo niente a che fare. Mi fu proposto di raccontare la verità, cosa che feci. Il mio racconto consistette in circa 30 fogli a stampa su ciò che accade a Charp, come si falsificano i procedimenti penali, si calunniano persone innocenti e così via.

Il 10.11.2010 fu da me ricevuta la delibera dell'inquirente sull'applicazione nei miei confronti del programma di difesa dei testimoni e il mio trasferimento in un altro IK, in quanto gli inquirenti avevano stabilito che nell'IK-18 avrei potuto essere sottoposto a violenza fisica da parte dell'amministrazione.

E dove rivolgersi poi per far cessare l'abuso che si compie a Charp? Sul posto tutto è bloccato, la procura è sotto controllo e anche l'UFSIN [16]. I condannati sono così impauriti che nessuno dirà una parola cattiva contro l'amministrazione.

Tornando al tema principale, voglio aggiungere che, a quanto ho sentito da Ž., mi è noto che durante la sua “tumultuosa attività lavorativa” sono stati falsificati da lui oltre 100 procedimenti penali. Questi è particolarmente orgoglioso che gli sia riuscito “mettere in gabbia” per 15 anni il capitano di polizia Čereda della città di Kemerovo [17] con la falsa accusa dell'omicidio del capo della scuola militare di comunicazioni.

Per quanto sembri strano, è risultato che sono l'unica persona che si sia ribellata contro l'illegalità avvenuta nell'IK-18 per 5 anni, tra l'altro rendendomi conto che ciò mi costerà la vita e che le chances di successo sono praticamente pari a zero. E se il Signore sarà misericordioso, con il Vostro aiuto o senza verrà posto fine a questo abuso. Solo, come fare con quelle persone che sono già state condannate? Chi si occuperà di tutto ciò e a chi è necessario? Perché alla falsificazione dei procedimenti partecipano più spesso di tutti tanto gli sbirri, quanto gli inquirenti e i giudici, com'è noto, prendono le parti dell'accusa. Mi è andata bene che nel caso dell'omicidio nella città di Ekaterinburg l'inquirente avesse informazioni su entrambi gli autori di questo crimine, cosicché uno degli imputati aveva concluso un accordo con gli inquirenti e aveva reso una deposizione di ammissione, ma agli agenti investigativi ciò non era noto. Ma se non fosse stato così, allora?

Mi limito a ciò. Con rispetto e i migliori auguri

K.


(Tutti i cognomi, le cariche e i titoli completi sono a disposizione della redazione.)

DELIBERA
sulla fornitura di una difesa di Stato
(applicazione di misure di sicurezza)

Città di Ekaterinburg
10 novembre 2010

L'inquirente per casi particolarmente importanti (…) della Commissione Inquirente presso la Procura della Federazione Russa per il distretto federale degli Urali, giurista di 1 classe Korešnikov D.S., esaminata l'istanza del testimone (…), giunta (…) dallo FBU IZ-54/1 del GUFSIN [18] russo per la regione di Novosibirsk e anche i materiali del procedimento penale n. 486809,

HA STABILITO:
Il caso penale n. 486809 viene esaminato per gli omicidi su commissione di Jakušev A.V., Sosnin A.Z., Prošukalov O.N., Istomin S.N., Šutov N.M., Melechin Ju.S. e Lebedeva T.N., l'attentato alla vita dell'agente di polizia Sof'in A.V., il tentato omicidio di Filimonov I.V., la creazione di una comunità criminale (di un'organizzazione criminale) e il compimento da parte di esso (di essa) di azioni criminose (…) sul territorio della regione di Sverdlovsk [19] e nella città di Mosca nel periodo dal 1995 al 2006. (…).
Per le circostanza legate alla indagini sull'omicidio di Sosnin A.Z. e dei collaboratori della sua scorta Sof'in A.V. e Pro
šukalov O.N. in qualità di testimone è stato interrogato il condannato K. (…), che sta scontando una pena sotto forma di detenzione a vita nell'IK-18 dell'UFSIN russo per il circondario autonomo Jamalo-Nenec. (…)
Al momento presente per il procedimento penale n. 486809 sono state raccolte prove che testimoniano la presenza nell'IK-18 dell'UFSIN russo per il circondario autonomo Jamalo-Nenec di una reale minaccia di violenza nei confronti di K. (…) per aver reso deposizioni di testimonianza sul procedimento penale n. 486809.
Sulla base di quanto esposto (…)

HA DELIBERATO:
di applicare nei confronti del testimone K. (…) una misura di sicurezza indirizzata alla difesa della sua vita e della sua incolumità nella forma di un trasferimento (…) in un altro luogo in cui scontare la pena. (…)
Inquirente Korešnikov D.S.


Dalla redazione

Ci è noto il detenuto di Charp Ž. Questi si rivolse a noi e agli organi inquirenti, cercando di farsi passare per un testimone del caso dell'omicidio di Anna Politkovskaja. Gli inquirenti e i giornalisti della “Novaja gazeta” verificarono le informazioni fornite dal provocatore: si chiarì che si cercava di mettere le indagini su una falsa pista.

E ancora una cosa, forse la più importante. Nessuno sarebbe mai venuto a sapere nulla di questi crimini e del destino del detenuto K., se non fosse stato per il lavoro professionale e onesto dell'inquirente Korešnikov, che ha messo ordine nel caso e per la posizione non di principio del SIZO di Novosibirsk: del capo dell'istituzione e del capo del reparto speciale – che non hanno semplicemente a questo documento di finire sui mezzi di informazione di massa, ma l'hanno anche fornito di una lettera ufficiale di accompagnamento. Adesso il caso è del capo dello FSIN russo sig. Rejmer e del capo della Commissione Inquirente sig. Bastyrkin, a cui alla prima loro richiesta trasmetteremo tutti i cognomi a noi noti. E' indispensabile chiarire urgentemente quanti casi penali siano stati “risolti” in questo modo e quanti innocenti siano stati condannati per gravi imputazioni a lunghi periodi di detenzione.

27.03.2011

[1] Trauma cranico-cerebrale occulto.

[2] Uralico.

[3] Territorio a cavallo degli Urali.

[4] Federal'noe Bjudžetnoe Učreždenie (Ente del Bilancio Federale).

[5] Ispravitel'naja Kolonija 18 (Colonia Penale 18).

[6] Forse abbreviazione di Izoljator, “isolatore”.

[7] Importante città della Siberia meridionale.

[8] Città della Russia occidentale.

[9] Qualcosa come “baracca per la stampa”, termine che indica le zone peggiori di un carcere.

[10] Città ai piedi degli Urali.

[11] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni), in pratica la polizia.

[12] Federal'naja Služba Ispolnenija Nakazanij (Servizio Federale per l'Esecuzione delle Pene).

[13] Otdel Milicii Osobogo Naznačenija (Sezione di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere.

[14] Città della regione di Novosibirsk.

[15] Sledstevvnyj IZOljator (Isolatore di Custodia Cautelare).

[16] Upravlenie Federal'noj Služby Ispolnenija Nakazanij (Direzione del Servizio Federale per l'Esecuzione delle Pene).

[17] Città della Siberia meridionale.

[18] Gosudarstvennoe Upravlenie Federal'noj Služby Ispolnenija Nakazanij (Direzione Statale del Servizio Federale per l'Esecuzione delle Pene).

[19] Sverdlovsk è il nome sovietico di Ekaterinburg (la città ha riacquistato l'antico nome, la regione no).


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/03/abusi-e-falsita-della-giustizia-russa.html

26 marzo 2011

A proposito di Putin (XIX)

Putin di nuovo non colpevole




La commissione inquirente ha ritenuto che il primo ministro non abbia esercitato pressioni sulla corte nel caso Chodorkovskij


L'intervento di Vladimir Putin del 16 dicembre dello scorso anno durante la linea diretta trasmessa dai canali televisivi federali a molti ha ricordato la dichiarazione: “Dobbiamo partire dal fatto che la colpevolezza del signor Chodorkovskij è stata provata in tribunale”.

Essenzialmente, questo era l'annuncio dato il 27 dicembre della sentenza del giudice Viktor Danilkin – dopo le parole del premier nessuno dubitava quale sarebbe stata, per assurdi che fossero gli argomenti dell'accusa.

La scrittrice pietroburghese Nina Katerli ha indirizzato una petizione al capo della Commissione Inquirente Aleksandr Bastyrkin, ritenendo che “nella dichiarazione di Putin possano esservi indizi del reato previsto dal c. 1 dell'art. 294 del Codice Penale della Federazione Russa: “ingerenza in qualunque forma nell'operato di un tribunale allo scopo di ostacolare il corso della giustizia”.

Per quasi un mese la petizione ha viaggiato tra le istanze. Alla fin fine è capitata nella sezione inquirente inter-circoscrizionale di Ostankino [1] della direzione inquirente dello SVAO [2] della città di Mosca. Da qui a metà marzo è giunta una risposta, datata 20 gennaio (cioè la risposta ha viaggiato per quasi due mesi!), a firma del facente funzione di vice-capo della sezione R.I. Il'gizarov. In essa a Katerli si rifiutava non solo di aprire un procedimento penale, ma perfino di condurre la verifica che aveva chiesto.

“Chiarisco che forme di ingerenza illegale nell'operato di un tribunale possono essere l'indicazione diretta o indiretta a una persona di decidere un caso in questo o in quel modo, – comunica il sig. Il'gizarov. – Per le azioni previste dall'articolo 294 del Codice Penale della Federazione Russa è indispensabile una diretta premeditazione e anche un fine indirizzato all'ostacolo al corso della giustizia per mezzo di una privazione nei preposti pubblici ufficiali della possibilità di esaminare il caso secondo i principi di indipendenza e imparzialità. Gli argomenti indicati nel Suo appello riguardo all'ingerenza di Putin V.V. nell'operato del tribunale… non trovano conferma oggettiva e sono basati solo su congetture. Cosicché non ci sono motivi per condurre una verifica”.

Merita notare che, a giudicare dal testo della risposta, l'istanza di Katerli sia giunta a Il'gizarov il 19 gennaio – e già il giorno seguente questi ha chiarito che era “basata su congetture”. Tuttavia gli inquirenti avrebbero potuto stabilire questo solo nel corso di una verifica, che è stata rifiutata.

Motivo, premeditazione e fine (di cui scrive Il'gizarov) nel diritto si chiamano “lato soggettivo del reato”. Questi si stabiliscono solo “sulla base di deposizioni rese da una persona e anche sulla base di un'analisi e di una valutazione degli indizi oggettivi di reato”. A differenza degli indizi del lato oggettivo del reato, che “sono accessibili alla percezione immediata di altre persone”. In questo caso gli indizi oggettivi sono evidenti: è stata compiuta un'azione del tutto “accessibile alla percezione di altri”, – Putin è intervenuto in diretta. Ma gli indizi soggettivi si stabiliscono solo nel corso di una verifica. Per legge questa verifica viene condotta su qualsiasi istanza di un cittadino – non è prevista alcuna eccezione. Solo conducendo una verifica (e anche aprendo un procedimento penale e conducendo le relative indagini) si può giungere alla conclusione che gli argomenti del querelante sono basati su congetture.

“Il dispositivo dell'articolo 294 del Codice Penale della Federazione Russa, – dice uno degli avvocati di Michail Chodorkovskij – Jurij Šmidt, – parla di ingerenza nell'operato di un tribunale “in qualunque forma”. Quali possano essere queste forme – la legge non lo stabilisce. Capisco benissimo che lo stesso pensiero di condurre una qualche verifica nei confronti di Putin, per non parlare di una sua convocazione per un interrogatorio, spaventi gli inquirenti, che hanno cercato in qualsiasi modo di evitarla, senza preoccuparsi della legalità. In questo caso, rifiutando a Nina Katerli perfino la conduzione di una verifica, esigono quanto al reato ciò che nella legge non c'è”.

Secondo Šmidt, Vladimir Putin è intervenuto contando sulle proprie parole, sapendo ottimamente come la sua parola si ripercuota e conoscendo benissimo le proprie possibilità. E perciò, dice l'avvocato, “dal mio punto di vista, ha luogo una diretta ingerenza nella giustizia, tra l'altro da parte di una persona che detiene formalmente la seconda, ma di fatto la prima carica dello Stato”.

A conferma di quanto detto c'è la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sul caso n. 42095/98 “Daktaras contro la Lituania”, dove la CEDU ha sottolineato l'importanza della scelta delle parole delle alte cariche nelle proprie dichiarazioni fatte prima della fine di un processo e del riconoscimento di una persona come colpevole di una trasgressione della legge. Citiamo: “La presunzione di innocenza viene violata, se nelle dichiarazioni di un'alta carica nei riguardi di una persona accusata di aver compiuto un reato penale si esprime un'opinione sulla sua colpevolezza prima che questa sia stabilita secondo la legge”.

Ancora una conferma – la disposizione della Corte Costituzionale della Federazione Russa del 17 luglio 2007 sul caso dell'anarchico di Iter [3] Pëtr Rauš. In questa viene detto direttamente che una limitazione al diritto costituzionale alla giustizia è, in particolare, “la sostituzione furtiva di elementi, sufficienti per l'apertura di un procedimento penale, di dati su indizi oggettivi di reato con dati indispensabili per rinviare a giudizio una persona concreta”.

E ultima cosa: com'è noto, i rappresentanti del potere (tra cui gli uffici stampa del tribunale) hanno accusato molte volte i mezzi di informazione di massa che raccontavano l'essenziale del caso di Chodorkovskij e Lebedev e anche le figure pubbliche che li ritenevano innocenti di “pressioni sul tribunale”. La tristemente nota “lettera dei 55” [4], in realtà, era stata scritta proprio per questo.

Tuttavia qui non si può parlare di “pressione” – ogni caso clamoroso viene trattato dai mezzi di comunicazione di massa e nessuna legge gli proibisce di raccontare processi di grande risonanza. E di certo né i mezzi di comunicazione di massa, né il pubblico possono dare indicazioni a un tribunale o impedire ai giudici di decidere un caso secondo la legge. Ma le alte cariche possono farlo. E proprio perciò la legge glielo proibisce severamente.

Per una cosa da poco – per rispettare la legge.

P.S. Nina Katerli è intenzionata a fare appello contro il rifiuto, che viola i suoi diritti, di condurre una verifica sul “caso Putin” – prima tra le istanze nella Commissione Inquirente e poi, se sarà necessario, anche in tribunale, fino alla Corte Europea.

Boris Vyšnevskij
osservatore della "Novaja gazeta"

24.03.2011

[1] Quartiere della periferia nord-orientale di Mosca.

[2] Severo-Vostočnyj Administrativnyj Okrug (Circondario Amministrativo Nord-orientale).

[3] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[4] Lettera firmata da 55 rappresentanti della scienza, della cultura e dello spettacolo, in cui si invitava a giudicare Chodorkovskij e Lebedev secondo giustizia e senza condizionamenti.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/03/putin-un-presidente-di-fatto-con.html

24 marzo 2011

A proposito di Putin (XVIII)

Il cuneo di Putin




Il primo ministro ha recitato una riedizione dei tempi sovietici


Poscia appellò nel suo feudo
E disse a tutti d'intorno:
“Bene, fratello, gliele hai date, da lavoratore!
Molto esattamente hai chiarito la situazione!”
Aleksandr Galič [1]

Il capo del governo è intervenuto inaspettatamente contro i guerrafondai americani. Come un vero presidente. Forse a questo passo non standard nello scenario degli anni Dieci del XXI l'ha mosso l'atmosfera da fabbrica, caratteristica delle manifestazioni dei lavoratori a sostegno dell'eroico popolo vietnamita, di Luis Corvalán [1], di Angela Davis [3] e anche del popolo della Palestina. Non è uno scherzo – hanno gettato bombe sulla testa di un nostro alleato e acquirente delle nostre armi, il fondatore della Jamāhīriyya Mu`ammar Qadhdhāfī [4].

“Cosa vorrei dire? – è intervenuto davanti ai lavoratori il leader nazionale. – Che noi intendiamo e vogliamo vivere in pace con tutti. Non vogliamo litigare con nessuno, tanto meno combattere, Dio ci scampi. Ma gli avvenimenti odierni fatti di oggi, anche quelli in Libia, confermano ancora una volta la giustezza di ciò che facciamo per il rafforzamento della capacità difensiva della Russia. Ed ecco che quel nuovo programma “Armamenti”, di cui ho appena parlato, è chiamato per l'appunto ad assolvere questi compiti. Nell'ambito di questo programma nella fabbrica di Votkinsk [5] si trova una parte molto grande di quanto ad esso compete e speriamo molto nel vostro aiuto”.

Prima di pronunciare queste parole sul nemico esterno nella persona di Obama, il premier è intervenuto per giudicare l'operato delle potenze occidentali, chiamando la Libia “un paese difficile”, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU “insufficiente e dannosa” (cosa che si sarebbero difficilmente permessi perfino i leader sovietici) e gli attacchi alla Libia “una crociata” (le labbra mormorano da sole: “Contro il socialismo”). “Ma dove ha la logica e la coscienza?” (Obama) – ha esclamato il premier, circondato da semplici giovani lavoratori.

Letteralmente, è andato tutto secondo Galič:

I guerrafondai – dico – israeliani
Sono noti a tutto il mondo!
Come madre – dico – e come donna
Esigo che ne rispondano!”

L'audacia della situazione, è comprensibile, stava anche nel fatto che il premier-“dirigente economico” si è introdotto nell'ambito del presidente con tale energia da far sembrare che egli stesso fosse formalmente il capo di Stato. Questi, certo, ha precisato in anticipo che è il suo punto di vista personale. Ma la precisazione ha cambiato poco la situazione, che ha causato imbarazzo formale e politico. E' come se alla vigilia del summit USA-URSS del maggio 1972 il presidente del Consiglio dei Ministri dell'Unione Sovietica Kosygin all'improvviso si fosse messo davanti agli occhi dei lavoratori della fabbrica di Votkinsk a giudicare gli imperialisti e il sig. Nixon in persona per i bombardamenti sul Vietnam rosso. Difficilmente per lui avrebbe avuto un senso comparire dopo ciò al Politbjuro al cospetto di Leonid Il'ič [6].

Il presidente ha risposto alle dichiarazioni anti-imperialiste del suo formale sottoposto: “Non ritengo sbagliata questa risoluzione (quella del Consiglio di Sicurezza dell'ONU – nota dell'autore)… Perciò, se oggi si tentasse di battersi le ali sul tronco [7] e dire che non avremmo capito cosa facevamo, ciò sarebbe sbagliato: lo abbiamo fatto coscientemente e in questo senso erano le mie istruzioni al ministero degli Esteri. Queste sono state eseguite”.

In una parola, il tentativo di Putin V.V. di inserire un cuneo tra Medvedev D.A. e Obama B.H. è fallito. Ma si è avverato il sogno di milioni di persone di buona volontà nella stessa Russia? E' stato finalmente inserito un cuneo tra i duumviri? Non è stato poi Putin a battersi “le ali sul tronco”?

Da una parte uno scandalo evidente, confusione, quasi un'invasione. D'altra parte c'è stato un momento del genere alla fine di dicembre dello scorso anno, quando parve che Medvedev avesse direttamente rimproverato Putin per la violazione del sacro principio di presunzione di innocenza nel caso Chodorkovskij-Lebedev. Tuttavia, come si chiarì, i rapporti personali tra i duumviri non si guastarono e la sentenza sul “caso JUKOS” rifletté piuttosto le “istruzioni” di Putin senza particolare attenzione alla teorizzazione di Medvedev, costretto in seguito a limitarsi a promesse di un'“analisi” extragiudiziale del caso Chodorkovskij.

Non accade questo ora davanti ai nostri occhi? E' la lotta dei ragazzi Nanai [8]. Un'imitazione di conflitto. Una distribuzione di ruoli. Il poliziotto cattivo e quello buono. Si siederanno e si metteranno d'accordo. Ecc, ecc. O forse Medvedev previene semplicemente un conflitto internazionale come qualche volta un addetto stampa parla di come il suo padrone non intendeva affatto dire quello che ha detto, ma qualcos'altro? O forse Medvedev instilla una speranza che ha cominciato a svanire nei cuori dei concittadini orientati alla modernizzazione, alludendo al fatto che è il vero presidente e lo resterà per altri sei anni? O tutto è, come ha detto Gleb Pavlovskij [9], simile a tutte le persone vicine ai due imperatori, che puntano tra il boudoir e la cappella: “Le dichiarazioni di Putin hanno causato una secca replica di Medvedev, che va interpretata come un rammentare la norma dell'indispensabile lealtà per i membri del tandem, che non possono tenere campagne elettorali concorrenziali… Putin non può non capire che potrebbe avere inizio la formazione di varie piattaforme e che a dirigere questo processo non sarebbero già più Putin o Medvedev, ma gli umori populisti di protesta delle masse. Se il premier è pronto a questo, allora può muoversi in questa direzione. Ma suppongo che non voglia questo”.

Questa cosa viene citata non da un posto qualsiasi, ma dal nastro dell'Interfax. E il tono testimoniava la convinzione che Medvedev andrà alle elezioni. O semplicemente Pavlovskij a suo rischio e pericolo si decideva su chi sostenere. Con pieno diritto di sbagliarsi.

Ma cos'è accaduto alla fin fine?

La cosa più probabile è che Medvedev abbia semplicemente sfumato la goffaggine del collega dalla lingua tagliente, affermandosi nel proprio diritto di presidente. Difficilmente Putin se ne offenderà. E' una persona accondiscendente, semplicemente sembra temibile. E ha una terribile nostalgia del passato sovietico, perché è nato tardi.

E così avrebbe chiamato Boris Efimov [10] e questi avrebbe disegnato Obama con un ghigno bestiale e Biden con l'aspetto di un gorilla. Li avrebbero messi, come si usava, nei giornali “Izvestija” e “Pravda” (.ru)…

E all'improvviso Putin ha comunque detto questo apposta per far cadere in una trappola il compagno? All'improvviso entrambi i duumviri già sapevano che Vladimir Vladimirovič si era deciso, aveva creato il proprio quartier generale elettorale e che tutto il resto era una questione tecnica? Allora risulta che Medvedev abbia semplicemente insistito sul proprio diritto di adempiere gli obblighi presidenziali. Perlomeno fino alla fine del periodo stabilito dalla Costituzione.

Presto o tardi sapremo la risposta a queste domande di tipo retorico. Ma la cosa importante è che adesso la stampa democratica urlante è stata pienamente riabilitata agli occhi della direzione per la politica interna dell'amministrazione presidenziale della Federazione Russa. Non questa, di certo non questa spaccherà il tandem, unito e indivisibile come l'Operaio e la Colcosiana [11], ma il primo ministro e leader nazionale.

Andrej Kolesnikov
osservatore della "Novaja gazeta"

22.03.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/030/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Aleksandr Arkad'evič Galič (Aleksandr Aronovič Ginzburg), poeta, scrittore e cantautore sovietico inviso al potere.

[2] Segretario del Partito Comunista cileno, rifugiatosi in URSS ai tempi di Pinochet.

[3] Angela Ivonne Davis, attivista comunista afro-americana.

[4] Anche i russi usano la forma più vicina a quella araba standard.

[5] Città della repubblica autonoma di Udmurtia, nella Russia europea centro-orientale.

[6] Nome e patronimico di Brežnev.

[7] Qualcosa tipo “battersi il petto”. Trovata fantasiosa di Medvedev.

[8] Gruppo etnico dell'Estremo Oriente della Russia asiatica.

[9] Gleb Olegovič Pavlovskij, politologo.

[10] Boris Efimovič Efimov (nome d'arte di Boris Efimovič Fridljand), il più grande caricaturista sovietico.

[11] Statua-emblema del realismo socialista, che rappresenta un operaio e una contadina di un kolchoz che accostano un martello e una falce a formare il simbolo comunista.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/03/con-la-sua-dichiarazione-irrituale.html