21 marzo 2011

A proposito di Natal'ja Èstemirova (II)

Agli avvocati non è permesso prendere visione dei materiali delle indagini sull'omicidio dell'attivista per i diritti umani Ėstemirova

21 marzo 2011, 12:58

Gli attivisti per I diritti umani non sono soddisfatti delle indagini sull'omicidio dell'attivista per i diritti umani Natal'ja Ėstemirova. Il capo del comitato “Collaborazione Civile” Svetlana Gannuškina ha comunicato che la direzione presa inizialmente dalle indagini nei confronti delle alte cariche della Cecenia è stata congelata.

“Ai nostri avvocati non viene permesso prendere visione proprio di come si è indagato in questa direzione. Inizialmente ci siamo rivolti al capo del gruppo degli inquirenti con la richiesta di permettere all'avvocato di studiare questi materiali, ma siamo stati respinti. Abbiamo tentato di fare appello in tribunale, la nostra denuncia è stata rilanciata da un tribunale all'altro, ma alla fin fine non è stata soddisfatta. Questa versione dell'omicidio che in qualche momento è venuta alla luce non viene sottoposta ad alcuna verifica da un punto di vista razionale, non regge ad alcuna critica” – ritiene Gannuškina.

Così l'attivista per i diritti umani ha commentato la versione dell'omicidio
Ėstemirova formulata dagli uomini delle strutture armate come opera di abitanti della Cecenia – i fratelli Bašaev come vendetta personale – a loro dire perché Natal'ja Ėstemirova avrebbe scoperto i loro legami con i militanti.

In questa versione, secondo il capo di “Collaborazione Civile”,
si tratta del militante Alchazur Bašaev, “che inizialmente aveva messo la pistola e la propria fotografia in un nascondiglio, mettendoci accanto per qualche motivo una confessione spontanea e poi era riuscito anche ad andare ragionevolmente all'altro mondo”.

“Tutto è risultato così comodo dal punto di vista della dimostrazione della sua colpevolezza! Fra l'altro, ci mostrano tanti militanti in televisione, che so perfino io che l'assassino getta la pistola” – ha dichiarato Gannuškina.

L'attivista per i diritti umani ha fatto notare che non sono state fermate solo le indagini sull'omicidio
Ėstemirova. “Sono assolutamente convinta che i casi su cui viene indagato direttamente in Cecenia, almeno quei due che hanno seguito l'omicidio di Natašal'omicidio di Zarema Sadulaeva [1] e di suo marito e della scomparsa nel corso di un'operazione di Zarema Gajsanova, collaboratrice del Comitato Danese per i Rifugiati – si trovano pure in un vicolo cieco” – ha dichiarato Gannuškina.

“Sono sicura che in realtà tutti quelli che devono condurre le inchieste conoscono gli assassini e potrebbero rinviarli a giudizio. Ciò non si fa, in quanto non c'è la volontà politica e questa manca non solo in Cecenia, ma “non c'è verità neanche più in alto”
[2]” – ha aggiunto Svetlana Gannuškina.

Come ha comunicato
"Kavkazskij uzel, la denuncia dell'inefficienza delle indagini preliminari sul caso dell'omicidio in Cecenia della collaboratrice del centro per la difesa dei diritti umani “Memorial” Natal'ja Ėstemirova per il mancato accesso dei rappresentanti della parte lesa ai materiali del caso richiesti sarà presentata alla Corte Europea per i Diritti Umani. Di questo hanno dato notizia al corrispondente di “Kavkazskij uzel” gli avvocati di Svetlana Ėstemirova, sorella dell'uccisa.

Il capo del centro per la difesa dei diritti umani “Memorial”
Oleg Orlov, chiarendo la propria posizione riguardo all'inchiesta sul caso Ėstemirova, ha spiegato perché attribuisce la responsabilità della sua morte a Ramzan Kadyrov: “Natal'ja non criticava Kadyrov direttamente, così per fare, parlava della sua responsabilità per gli abusi che si verificano nella repubblica”.

Nel corso del proprio lavoro non ha sempre chiesto il permesso per diffondere fatti a lei noti su violazioni dei diritti umani. Queste avrebbero dovuto essere notizie verificate e si sarebbero potute esporre solo dopo aver ricevuto l'“OK” formale del capo dell'ufficio di Groznyj. Tuttavia talvolta ella violò questo regolamento e rese pubblici fatti a lei noti. Per questo l'abbiamo rimproverata” – ha fatto notare l'attivista per i diritti umani.

L'incaricato per i diritti umani in Cecenia Nurdi Nucha
žiev ha criticato le istituzioni armate federali per violazione dei diritti umani, utilizzando attivamente i dati del centro per la difesa dei diritti umani "Memorial". ““Memorial” ha sostenuto l'iniziativa di Nuchažiev per la creazione di una commissione inter-istituzionale per le indagini sui sequestri di persona” – afferma Orlov. Questi ritiene anche che le indagini sulla morte di Ėstemirova non siano state condotte nel modo dovuto.

Alla commissione inquirente della Federazione al corrispondente di “Kavkzaskij uzel” hanno comunicato che i dettagli delle indagini sull'omicidio di Natal'ja
Ėstemirova sono coperti da segreto istruttorio e che la loro istituzione non ha il diritto di diffonderli, tuttavia durante l'inchiesta sono state condotte tutte le azioni indispensabili, gli interrogatori e le analisi dei documenti. I rappresentanti della commissione inquirente si sono rifiutati di commentare le critiche degli attivisti per I diritti umani all'indirizzo degli inquirenti.

Ricordiamo che Natal'ja Ėstemirova fu sequestrata la mattina del 15 luglio nella città di Groznyj da un gruppo di persone non identificate. La sera dello stesso giorno il suo corpo fu ritrovato non lontano dal villaggio di Gazi-jurt nel distretto di Narzan in Inguscezia.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Gli avvocati della sorella di Natal'ja Ėstemirova sono intenzionati a fare denuncia alla Corte Europea ", "Kvedaravičius [3]: il film sui sequestri di persona in Cecenia è stato di fatto girato con una telecamera nascosta", "Il commissario ONU: le dure misure antiterroristiche nel Caucaso del Nord hanno inasprito la situazione nella regione".

Autori: Ekaterina Seleznëva, Lidija Michal'čenko; fonte: corrispondente del “Kavkazskij uzel”


Note

[1] Attivista per I diritti umani.

[2] Citazione da “Mozart e Salieri” di Aleksandr Sergeevič Puškin.

[3] Mantas Kvedaravičius, regista lituano.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/03/anche-il-caso-estemirova-viene.html

A proposito di "Russia Unita"

I dinosauri di “Russia Unita” [1]




Dopo Jurij Lužkov di “Russia Unita” è rimasto deluso un altro dei suoi fondatori – Mintimer Šajmiev [2]


“Russia Unita” crolla fino ai fondatori. Di tre eminenti figli della Patria diventati nel 2001 padri fondatori del partito, già due hanno dichiarato di esserne rimasti delusi. Inizialmente, com'è noto, si espresse in questo senso Jurij Lužkov e adesso anche Mintimer Šajmiev, che ha avuto tempo e modo di pensare a cos'avevano fatto. Solo Sergej Šojgu [3], troppo carico di lavoro, non si è finora distratto con i problemi del partito. Forse anch'egli sente che il partito trema leggermente, ma ritiene che le crepe sulla sua facciata si possano ancora coprire di manifesti.

E in generale ci sono arrivati. Lužkov e Šajmiev si sono messi a raccontarci francamente cos'è “Russia Unita”. E senza di loro non l'avremmo indovinato. Eppure dopo le elezioni di turno queste persone versavano champagne e si tiravano l'un l'altro baciandosi dopo aver sentito che il partito del potere aveva di nuovo raccolto percentuali folli. Eppure tutta la popolazione del Tatarstan alzava il volume del televisore quando Mintimer Šaripovič faceva notare per l'ennesima volta come gli elettori credono al partito, come questo si approccia costruttivamente alla soluzione dei problemi. Ma questo non si approccia, si avvicina con la scorta e le sirene, per cui i problemi si fanno temporaneamente da parte.

Per casuale coincidenza, per l'appunto sabato scorso, quando le agenzie di stampa diffondevano le dichiarazioni critiche di Šajmiev all'indirizzo del partito nativo, a Iževsk [4] si svolgeva un'azione di protesta di massa (circa 1500 persone) con uno slogan mai visto: “Proibire “Russia Unita”!” Gli iniziatori, i partiti “Jabloko” [5] e “Patrioti della Russia” [6] e anche gli attivisti della società civile ritengono che elezioni libere e corrette nel paese sono possibili solo senza la partecipazione ad esse di “Russia Unita”. Questi hanno sintetizzato un'enorme quantità di fatti su quando il partito del potere, violando la legge, ha trasformato scuole e perfino asili in propri quartier generali elettorali. Ci sono materiali video convincenti: insegnanti, medici, educatori di istituzioni prescolari coinvolti nella propaganda di “Russia Unita”. Le maternità con ostetriche e neonati spariscono da questo organizzato sistema, ma, pare, presto le spingeranno pure a diffondere robaccia di propaganda.

Nei materiali della manifestazione si dice che “Russia Unita” “è diventata uno strumento per conservare al potere funzionari macchiatisi di corruzione e imprenditori legati a loro, che sono costretti a comprare posti nelle liste del partito per non uscire dalle fila”. Gli attivisti di Iževsk sperano che la loro azione darà il via a una campagna panrussa per fermare l'attività di “Russia Unita”. E su questo sfondo non appare già più netta la protesta di Šajmiev e l'intenzione da lui espressa di uscire dal consiglio supremo del partito. Inoltre poi si può anche spiegare che le sue parole sono state tradotte dal tataro in modo impreciso e che questi come prima ritenga “Russia Unita” la mente, l'onore e la coscienza di quest'epoca.

Che abbiano tradotto precisamente o imprecisamente l'intervista di Mintimer Šajmiev al giornale “Vatanym Tatarstan” [7], è chiaro che il politico che per 20 anni ha governato la repubblica non può essere soddisfatto che l'autonomia della regione sia stata conseguentemente limitata. Ma non è stato lui a condurre la situazione al punto che tranne “Russia Unita” non ci sia altra forza politica nella repubblica? Come qui non c'è neanche un'influenza della società sul potere, ma ci sono oggetti decorativi sotto forma di mezzi di comunicazione di massa statali senza vita e una Camera Sociale [8] cortigiana.

Qualcosa di ciò che è stato espresso da Šajmiev è giusto. Anche la cancellazione della componente nazionale e regionale dagli standard dell'istruzione, certamente, testimonia dell'incomprensione dei problemi dei popoli non russi da parte dei leader del paese. Ma dell'abolizione delle elezioni dei capi delle repubbliche deve lamentarsi non Mintimer Šaripovič, ma qualcun altro. Infatti sei anni fa concordò senza protestare sulle nuove condizioni politiche, per primo tra i leader regionali chiese la fiducia a Vladimir Putin (un anno prima della scadenza del mandato datogli dal popolo!) e si fece il primo presidente al mondo ad essere designato da un altro presidente.

E' evidente che qualche processo non previsto dal potere sia già cominciato nel paese. Pare che il periodo senza rivolte per “Russia Unita” stia finendo. La stanno stringendo dal basso e compromettendo dall'alto. A dire il vero, fra l'altro la massa principale del popolo non ha niente a che fare con essa. Nelle conversazioni di tutti i giorni alla domanda: “Ma cosa pensi del nostro principale partito?” – rispondono all'incirca così: “A un primo sguardo “Russia Unita” è non si sa cosa. Ma non si ha voglia di buttarci un secondo sguardo”.

Boris Bronštejn
nostro corrispondente

20.03.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/029/17.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Il titolo originale Edinozavry è un intraducibile gioco di parole tra edinye, “uniti” (dal nome del partito “Russia Unita”) e dinozavry, “dinosauri”. I membri del partito sono detti edinorossy, qualcosa come “russuniti”.

[2] Mintimer Šaripovič Šajmiev, ex presidente del Tatarstan, repubblica autonoma tatara della Russia centro-orientale.

[3] Sergej Kužugetovič Šojgu, capo del ministero per le Situazioni di Emergenza, che svolge funzioni di Protezione Civile.

[4] Capitale della Repubblica Autonoma di Udmurtia, confinante con il Tatarstan.

[5] Partito di orientamento liberale. Jabloko significa “mela”, ma il nome prende spunto dai cognomi dei fondatori: Georgij Alekseevič Javlinskij, Jurij Jur'evič Boldyrev e Vladimir Petrovič Lukin.

[6] Partito nazionalista “di sinistra” fondato da un transfuga del Partito Comunista della Federazione Russa.

[7] “Il Nativo Tatarstan”, sorta di “giornale ufficiale” del Tatarstan.

[8] Istituzione intermedia (e decorativa in tutta la Russia) tra il potere e la società civile.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/03/tra-le-accuse-circostanziate.html

18 marzo 2011

A proposito del modo di far politica in Russia (XV)

Surkov ha riconosciuto in Putin il genitore della classe media in Russia




Il vice-capo dell'amministrazione presidenziale cerca una base sociale per il duumvirato


L'uditorio preferito del primo vice-capo dell'amministrazione presidenziale Vladislav Surkov sono gli studenti americani. Lascia la conformista gioventù russa a personaggi più brutali – là l'intelletto in generale non serve. Ma prende per se l'abbindolamento dei clienti stranieri – i futuri avanguardisti della produzione capitalista. Non molto tempo fa si è già incontrato con i rappresentanti delle università d'élite americane, dove, tra l'altro, ha previsto la caduta degli indici elettorali di “Russia Unita”, cosicché adesso si può dire: era pianificata.

La logica del suo nuovo discorso (davanti a una delegazione di studenti americani) è all'incirca questa. La missione di Putin ai tempi dell'andata al potere era “fermare il caos e restituire allo stato le sue funzioni”. E in realtà lo stato ha sempre più funzioni, ma, a dire il vero, le compie solo sulla base di tangenti e spartizioni. Lo stato è diventato così tanto che praticamente nella Federazione Russa non si può compiere alcuna azione senza corruzione.

Anche sul caos le idee divergono. Per qualcuno sono le libere elezioni, ma per altri il villaggio cosacco di Kuščëvskaja [1], la piazza del Maneggio [2], lo stato specifico dei tribunali russi.

Vladislav Surkov ritiene che “il parlamento sotto Boris El'cin era praticamente paralizzato… non potevano mai mettersi d'accordo su nulla”. Anche quella situazione in realtà era specifica. Ma allora il parlamento rappresentava la popolazione del paese e oggi rappresenta l'opinione su diverse questioni di una, massimo due persone. Il vice-capo dell'amministrazione, che oggi sempre più spesso si può vedere alla destra o alla sinistra del presidente del paese, afferma che, dati gli ostacoli descritti sopra, per esempio non è stato approvato il Codice Civile. Qui c'è qualche incomprensione La prima e più importante parte del codice fu approvata nel 1995, la seconda nel 1996. Con ciò furono poste le basi civili del regime di mercato nel paese. Oggi, a dire il vero, la conoscenza di queste basi non è richiesta: gli avvocati si sono trasformati in esattori. Non è escluso che l'errore di fatto compiuto sia condizionato dal fatto che in quegli anni, lavorando per la banca Menatep, Vladislav Surkov non abbia seguito i cambiamenti della legislazione civile.

Sotto Putin, così risulta, “è sorto il supporto statale alle organizzazioni non governative e con ciò ha cominciato a rafforzarsi la società civile”. Si può dire anche così. Solo che è quella specifica, sovrana – tascabile. Per parlare in linguaggio leninista – quando Surkov ragione delle organizzazioni non governative, si tratta delle “cinghie di trasmissione” del partito.

Sotto Putin, continua il vice-capo dell'amministrazione, “si è cessata di festeggiare la festa del 7 novembre [3] – ciò significa che la Russia ha definitivamente rinnegato l'ideologia comunista”. Sì, l'ha rinnegata, solo che perfino in una situazione di elezioni regionali controllate i comunisti nella maggior parte dei territori del paese hanno ottenuto il secondo posto dopo la decaduta “Russia Unita”. Il paese sperimenta un rinascimento comunista – senz'alcuna ideologia, semplicemente come surrogato degli umori di protesta. Ciò è conseguenza diretta della politica del partito e del governo, compreso il grande macchinatore della politica russa Vladislav Surkov.

Adesso la cosa principale. “Proprio sotto Putin è sorta la nuova classe media, che non esisteva negli anni '90”. Ecco qualcuno, ma Putin in generale qui non c'entra nulla. Di quale classe media si poteva parlare negli anni della trasformazione del sistema, quando era appena crollato un impero gigantesco, che fra l'altro era un paese povero, che esisteva nell'ambito di un'economia pianificata e di un deficit commerciale e il nuovo paese nasceva nelle doglie della costruzione dello stato e del trasferimento dei rapporti economici su binari di mercato? Tra l'altro con tutte le attrattive di accompagnamento della trasformazione del sistema – dall'iperinflazione alla rottura del tessuto sociale. Si capisce, la classe media è comparsa in modo naturale quando è cominciata la crescita di ristabilimento dopo la recessione di trasformazione, la crescita su una base nuova, di mercato. Se vogliamo proprio chiamare le cose con i loro nomi, Putin è giunto a cose fatte e dichiararlo padre del benessere nazionale è speculazione della più bell'acqua.

Quanto al periodo putiniano, se proprio si vuole andare nell'ambito scientifico, è un'altra storia. Nel 2007, secondo le ricerche dell'Istituto indipendente di politica sociale, alla classe media in “senso ampio” apparteneva il 15,5% delle famiglie russe. Tra l'altro questo nucleo, cioè le famiglie che si possono qualificare come classe media secondo tutti e tre i suoi indicatori – materiale, di istruzione e qualifica, di autopercezione sociale – conta il 3,6% delle famiglie. La quota massima della classe media “ampia” dall'inizio degli anni Zero non ha mai superato il 20%. E, cosa caratteristica, neanche negli anni della prosperità petrolifera, per non parlare già della crisi, questa quota non è cresciuta, pur essendo un metro più preciso dell'economia e della sfera della sfera sociale rispetto al PIL. Cioè sotto Putin la classe media non è cresciuta. Anche se, forse, la sua parte più conforme insieme agli strati che dipendono dallo stato costituisce la base sociale della stabilità putiniana, del “capitalismo degli amici” e dell'alta congiuntura petrolifera.

Con Dmitrij Medvedev secondo Surkov avviene qualcosa di ancora più interessante: con il suo arrivo al potere “sono sorti nuovi compiti: ora è indispensabile formare una classe di persone creatrice, creativa, capace di inventare e creare le innovazioni”. Nella concezione di Surkov sono gli stessi “ingegneri” che devono anche “ordinare” le caratteristiche del regime politico (di questo aveva già parlato un anno fa): qualcosa tipo, dice, vogliamo una baracca confortevole – dateci una variante di velluto dello stalinismo con il culto dell'inventore-razionalizzatore e del fisico nucleare. Nell'ambito dell'utopia tecnocratica surkoviana sono proprio queste persone. Anche se proprio agli studenti americani dovrebbe essere noto (in lingua originale) cos'è la “classe creativa”. Richard Florida, autore del termine e del libro, che è stato scritto quasi dieci anni fa e che nella traduzione russa suona come “La classe creativa: persone che cambiano il futuro” [4], aveva in vista questo: “La necessità economica di creatività si riflette nella formazione di una nuova classe, che definisco “classe creativa””. Circa 38 milioni di persone, il 30% di tutti gli americani che lavorano, appartiene a questa classe. Il nucleo della classe creativa è composto da persone occupate nella sfera scientifica e tecnica, nell'architettura, nel design, nell'istruzione, nell'arte, nella musica e nell'industria del tempo libero, la cui funzione economica è racchiusa nella creazione di nuove idee, nuove tecnologie e un nuovo contenuto creativo”.

Cioè non si tratta affatto di slanci tecnologici secondo il modello sovietico o per mezzo di importazione di idee, tecnologie e portatori di queste “idee-tecnologie”, ma dell'offerta di libertà di creazione in un ambiente libero, anche politicamente, a gente delle professioni creative.

In tal senso questa classe potrebbe diventare la base sociale di Medvedev, ma anche questi non cresce, così come la classe a lui familiare. Perché la creatività in una baracca chiusa sorge solo sotto il regime stalinista, sotto la canna della pistola dell'ispettore. Come sostenne una volta il collega Dmitrij Oreškin [5]: “Le innovazioni in mancanza di libertà non si moltiplicano”.

Non avresti potuto dirlo meglio. Ma no – dici. Ha detto molto bene nel suo discorso davanti agli studenti americani Vladislav Surkov: “Un'economia primitiva genera un sistema politico primitivo”. “E al contrario” – completeremo il classico delle tecnologie politiche creative contemporanee.

Andrej Kolesnikov [6]
osservatore della "Novaja gazeta"

17.03.2011

[1] Villaggio della Russia meridionale, dove nel novembre scorso 12 persone (tra cui dei bambini) sono state uccise da una banda criminale legata alle grandi aziende agricole e al potere politico locale.

[2] Piazza adiacente alla Piazza Rossa, dove nel dicembre scorso vi sono stati gravi scontri tra nazionalisti russi, caucasici e polizia.

[3] Festa della Rivoluzione Russa (detta d'Ottobre perché era il 25 ottobre secondo il calendario giuliano allora in uso e sostituito poi con quello gregoriano).

[4] Traduzione non fedele del titolo originale The Rise of the Creative Class: And How It's Transforming Work, Leisure, Community and Everyday Life (L'ascesa della classe creativa e come questa sta trasformando il lavoro, il tempo libero, la comunità e la vita di tutti i giorni), tradotto in italiano come L'ascesa della nuova classe creativa. Stile di vita, valori e professioni.

[5] Dmitrij Borisovič Oreškin, politologo.

[6] Andrej Ivanovič Kolesnikov, giornalista e “putinologo” di fama nazionale.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/03/la-russia-putiniana-secondo-il-suo.html

16 marzo 2011

A proposito del modo di far politica in Russia (XIV)

Le elezioni čuroviane [1]




E' un meccanismo di interazione tra potere e società molto cattivo. Storto, zoppo e ladresco. Ma per ora non ce n'è un altro


Quando sarà il terremoto, nessuno lo sa. Ma la tensione nel sottosuolo elettorale cresce a poco a poco.

Il premier V. Putin ha chiamato la prova di “Russia Unita” alle elezioni regionali “più che soddisfacente”. Soddisfacente – è un 3 [2]. Cioè si tratta di un 3+. Forse è un voto adeguato.

In confronto alla tornata precedente il risultato integrale è cresciuto dello 0,2%. Secondo i calcoli degli analisti del partito, era il 46% ed è diventato 46,2%. Considerando le conseguenze della crisi è davvero non male. Ma bisogna considerare anche il cambiamento delle condizioni, che da allora sono diventate più favorevoli a “Russia Unita”.

In primo luogo, è stata tolta la casella “Contro tutti” [3]. “Contro tutti” è in primo luogo “contro il potere”. O dal punto di vista della statistica – contro il partito che ha ottenuto la maggioranza. Oggi la casella non buona non c'è e il risultato è vicino a quello precedente. Cioè de facto è un calo.

In secondo luogo, il numero di partiti. Ce n'erano di più, la concorrenza era maggiore. Ognuno rosicchia poco, ma comunque al vincitore tocca meno. Oggi la concorrenza è artificialmente ridotta. Inoltre il Partito Agrario nella tornata precedente era un concorrente di “Russia Unita” e le tolse voti, ma in questa è entrato a far parte di essa e in qualche modo, al contrario, avrebbe dovuto aggiungere i propri voti. Ma il conto non torna.

In terzo luogo, la riduzione del supporto in senso fisico. Secondo i calcoli del KPRF [4], dietro i discreti indici percentuali la riduzione approssimativo dell'elettorato di “Russia Unita” è di circa 3 milioni di persone. Simile al vero. Ma non è tanto importante cosa avviene a questo o a quel partito. La cosa più importante è ciò che avviene proprio alle elezioni. Ed ecco cosa avviene.

Per l'ennesima volta si è mostrato che perfino con il massimo utilizzo di risorse e falsificazioni a livello amministrativo, se nell'umore degli elettori avvengono mutamenti essenziali, questi obbligatoriamente si manifestano attraverso il ben spesso strato di cioccolato di manipolazione. Gli elettori vogliono non un'opposizione – difficilmente gli obbedienti “Russia Giusta” [5], KPRF o LDPR [6] si possono chiamare seriamente opposizione – ma proprio alternative. Il desiderio di mutamenti viene letteralmente fuori dai risultati elettorali. Ma di quali mutamenti – l'elettore stesso ancora non lo sa .

Infine, la cosa più essenziale. Le elezioni (con tutta la comprensione per la loro insufficienza!) hanno un senso. Non solo come indicatore o valvola per rilasciare vapore, ma anche come strumento di influenza. Sullo sfondo delle paure africane la Russia ha l'evidente vantaggio che (quando e se) l'attuale potere ci stuferà, noi, prima di andare con pale e forconi all'ultima battaglia, possiamo guardare ai seggi elettorali. E nel caso in cui il tentativo sarà per davvero di massa, nessun sapientone con il computer potrà occultare i veri desideri del popolo.

Le elezioni čuroviane sono un meccanismo molto cattivo di interazione tra potere e società. Storto, zoppo e ladresco. Ma comunque un meccanismo! Un altro per ora non c'è. Forse non ce lo siamo meritati. Ma se si giungerà al limite, se la crosta terrestre si metterà a muoversi e comincerà a scapparci sotto i piedi, meglio avere tale meccanismo che nessuno. Mubarak veniva sistematicamente eletto con il 99,9%. Da noi comunque non è così. Ciò significa che anche il finale del lungo ciclo di cambio delle élite non sarà tale. C'è motivo per un molto, molto contenuto ottimismo.

Dmitrij Oreškin [7]

15.03.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/027/16.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Vladimir Evgen'evič Čurov è il presidente della Commissione Elettorale Centrale.

[2] I voti russi vanno da 1 a 5. Noi diremmo “6”.

[3] Alle prime elezioni russe post-sovietiche sulla scheda c'era la casella “Contro tutti”, in cui si poteva esprimere un “voto di protesta”.

[4] Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa).

[5] Partito di orientamento moderato.

[6] Liberal'no-Demokratičeskaja Partija Rossii (Partito Liberal-Democratico di Russia), ad onta del nome partito nazionalista e populista.

[7] Dmitrij Borisovič Oreškin, politologo russo.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/03/ce-un-nuovo-che-avanza-perfino-nelle.html

14 marzo 2011

A proposito di sprechi

Il dribbling di Kadyrov e la diteggiatura di Putin




In epoca sovietica c'era questo concetto – “personalità armonicamente sviluppata”. A dirla in modo popolaresco – sarto, mietitore e suonatore di piffero [1]. Proprio di questo tipo da noi è la leadership del paese.

Questa può molto, se non tutto. Vola sui caccia, spegne gli incendi, cura le tigri. Suona il pianoforte, raccogliendo soldi per i bambini poveri. Gioca a calcio.

Il 9 marzo alle 7.22 del mattino il corrispondente di “Vesti-24” [2] ha comunicato, certo senza esagerare molto: “Ma il dribbling di Kadyrov può invidiarlo Pelé stesso!” Si capisce. Infatti è solo questione di soldi.

Nello stesso “Vesti” è stato comunicato che le stelle mondiali si metteranno ad aiutare lo sviluppo del calcio ceceno. Se per loro sarà costruito un albergo, si può indire un concorso per il nome, come una volta fu indetto per il nome del cagnolino di V.V. Putin. Ci sono già delle varianti. Ecco, per esempio, che il direttore della “Novaja gazeta” Muratov ha proposto “Zidane” come nome per l'hotel.

Fra l'altro non c'è alcun dubbio che, guardando la diteggiatura (la disposizione delle dita su uno strumento musicale [3]) di Putin che esegue “S čego načinaetsja Rodina” [4], Richter [5] sarebbe uscito a fumare nervosamente nella sala fumatori del conservatorio, Horowitz [6] avrebbe abbandonato l'attività concertistica e i Neuhaus, vecchio e giovane [7], avrebbero gettato le armi davanti alla partitura [8] (di pianoforte).

Il nostro potere si fa sempre più glamour, cerca sempre più di trarre allegria dalla propria posizione. Quando sei un grande capo, hai proprio una grande quantità di possibilità, più ampi gradi di libertà. Si può provare ciò che è inaccessibile ai comuni mortali. Per esempio, far venire dei calciatori brasiliani e rompergli le teste. E per l'intero paese è poco – si vuole possedere il mondo. Ma la cosa è chiara: We are the champions of the world! E se da soli non lo otteniamo, allora lo compriamo!

E quanto più a lungo questo o quel capo si trova al potere, tante più diverse professioni e successi desidera provare. Perché sedere a lungo nello stesso posto è noioso. Questo è stato ben visibile nell'esempio di Nikita Chruščëv, che alla fine del proprio governo molto più volentieri che degli affari interni si occupava di politica estera e girava mezzo mondo.

La cosa principale è che tutto ciò di cui si occupano i capi, cercando di variare le dure giornate, lo fanno in modo dilettantistico. Non professionalmente curano tigri e giocano a calcio. Grazie a Dio, uno hobby è un affare personale di ciascuno. Ma questi invece se ne occupano pubblicamente, davanti agli occhi di tutto il paese. E i divertimenti non costano poco. Di regola sono soldi dei contribuenti, a cui vengono a costare non poco “i viaggi dei dilettanti” [9].

Tutto questo glamour dei capi e della dirigenza si mostra negli scopi benefici. Per beneficenza i capi siedono al piano non di nascosto, indossano scarpe da calcio e tute ginniche, scartano in modo pittoresco anche un portiere che va pigramente a pezzi, fiacco di narzan [10]. Solo che, come ha mostrato la storia con la diteggiatura di Putin, con i soldi della beneficenza in qualche modo va male [11].

Il giornale brasiliano “O Estado de Sao Paulo” ha comunicato: “Gli ex campioni del mondo sono scesi in campo… nella città di Groznyj con la maglia della nazionale brasiliana… Nessuno di essi ha confermato la somma ufficiale dell'onorario, per cui hanno lasciato il carnevale in Brasile per giocare in Cecenia. Tra amici Romario, tuttavia, ha fatto notare che il suo onorario ammontava a 500 mila reais brasiliani (circa 350 mila $)”.

Se questa notizia corrisponde alla realtà, non si può non riconoscere che per i contribuenti russi la leadership del paese costa sempre più cara. Bisogna poi stupirsi che l'inflazione cresce e che il ministero delle Finanze non possa stendere un bilancio dello stato senza deficit?

Andrej Kolesnikov
osservatore della "Novaja gazeta"

13.03.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/026/17.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] In russo il detto è in rima: i švec, i žnec i na dude igrec.

[2] “Notizie-24”, canale televisivo “all-news”.

[3] Il termine russo applikatura è più oscuro e necessita di spiegazione.

[4] “Da dove comincia la Patria”, canzone patriottica sovietica del 1968.

[5] Svjatoslav Teofilovič Richter, grande pianista ucraino.

[6] Vladymyr Samojlovyč Horovic, pianista e compositore ucraino.

[7] I musicisti e insegnanti Gustav Vil'gel'movič e Genrich Gustavovič Nejgauz (più noto come Heinrich Neuhaus).

[8] Gioco di parole intraducibile. Partija significa sia “partitura”, sia “partito”.

[9] Allusione al romanzo “Il viaggio dei dilettanti” del cantante, poeta e scrittore Bulat Šalvovič Okudžava.

[10] Acqua minerale caucasica.

[11] Si allude allo scandalo di una serata per beneficenza tenuta qualche tempo fa a Mosca con la partecipazione di stelle di Hollywood e il patrocinio del governo, con un grande incasso poi sparito.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/03/divertimenti-e-beneficenza-dei-signori.html

12 marzo 2011

A proposito del modo di far politica in Russia (XIII)

Elezioni senza vergogna




Il sistema elettorale russo sullo sfondo dell'esperienza internazionale


Nel futuro prossimo non dovremo vergognarci del nostro sistema politico”.
Il presidente della Federazione Russa Dmitrij Medvedev


La nostra legislazione elettorale ha iniziato a formarsi nel 1993 – nel periodo della creazione della Costituzione della Federazione Russa, che ha dato grandi poteri al presidente ai danni del parlamento. Tra l'altro da vari sistemi elettorali del mondo sono state “importate” subito tutte le norme restrittive adeguate a questo compito. Da allora osserviamo un processo ininterrotto di combinazione di leggi a favore del modello di potere che si sta costituendo, in particolare alla vigilia delle elezioni di turno.

Solo dal 2002 le leggi elettorali sono cambiate circa 150 volte. E anche se la CIK [1] della Federazione Russa reclamizza continuamente il nostro sistema elettorale come “uno dei migliori in Europa”, esistono anche altre opinioni. Tutte le nuove direttive elettorali restringono la partecipazione di diversi strati della società alla vita politica del paese. Gli osservatori dell'Assemblea Parlamentare dell'OSCE, conducendo il monitoraggio delle elezioni in Russia, di anno in anno avanzano le stesse rimostranze: il mancato adempimento degli obblighi assunti dai paesi membri dell'OSCE per quanto riguarda le elezioni democratiche. Ogni anno in Russia vengono aperti 3000-3500 casi giudiziari su questioni elettorali.

L'emendamento delle leggi

Negli ultimi 10 anni la legislazione elettorale è stata corretta dal partito vincitore. Le regole lavorano per “Russia Unita”, cioè per l'enorme consociazione di burocrazia e gruppi d'affari.

Ricordiamo alcune modifiche “democratiche” approvate su istanza degli ultimi due presidenti russi:

– sono state abolite le elezioni dirette delle più alte cariche dei soggetti della Federazione Russa, parzialmente quelle dei capi delle amministrazioni locali;
– è stato introdotto pienamente il sistema elettorale proporzionale per le elezioni della Duma di Stato;
– ai partiti è stato proibito riunirsi in blocchi elettorali;
– è stato tolto il voto “contro tutti” [2] e la soglia di affluenza;
– sono state sostanzialmente inasprite le condizioni per la registrazione sulla base di firme (la percentuale di difetto nelle liste di firme è stata ridotta dal 25 al 10 e al 5%);
– sono state innalzate le esigenze di consistenza numerica dei partiti (da 10 a 50 mila);
– sono state introdotte norme per la restrizione del diritto di voto per motivi legati all'attività estremistica (da noi è praticamente equivalente al dissenso);
– è stata alzata dal 5 al 7% la barriera di ingresso dei partiti agli organi legislativi;
– è stata rafforzata da 1/3 a 1/2 la quota di partecipazione delle amministrazioni (impiegati statali e comunali) alle commissioni elettorali;
– dal processo di osservazione sulle elezioni federali sono stati esclusi gli osservatori della società civile, ai soggetti della Federazione Russa è stato concesso il diritto di fare tale esclusione nelle elezioni regionali e municipali;
– è stato stabilito il divieto sul diritto di un'organizzazione sociale non politica a presentare propri candidati al posto di deputato a livello nazionale;
– è stato abolito l'obbligo di dare le dimissioni per i candidati che hanno cariche statali, tra cui anche quelle di categoria A [3]. E' permessa anche la concomitanza del servizio statale con la leadership nei partiti;
– è stata ampliata la lista dei motivi per l'esclusione di persone (o partiti) dal novero dei candidati;
– è stato introdotto il divieto di pubblicazione nella “Rossijskaja gazeta” [4] dei programmi dei partiti creati, ma non ancora registrati;
– la durata del mandato del Presidente della Federazione Russa e della Duma di Stato è stato allungata a 6 e 5 anni rispettivamente.

Nei sistemi democratici sviluppati nessun partito opera come rappresentante di tutta la nazione o della maggioranza di essa e non raccoglie oltre la metà dei voti alle elezioni. In parlamento passano molti, creando blocchi elettorali, formando coalizioni. Ma nella Duma di Stato siedono il partito del potere e altri tre partiti, che non influenzano realmente l'approvazione delle decisioni. Ne deriva che gli interessi della metà degli elettori risulta scarsamente rappresentata (per non parlare poi di quelli che hanno votato per partiti che non sono passati alla Duma grazie alla barriera di sbarramento al 7%).

Tale “costruzione” continua ad essere rafforzata dai modernizzatori parlamentari presso l'amministrazione presidenziale. Grazie a loro nel 2009 la Duma di Stato ha “ceduto” il principale strumento di controllo del parlamento sul governo – il bilancio (approvando gli emendamenti al Codice di Bilancio, secondo cui il governo può metterlo sotto sequestro senza la piena partecipazione del parlamento). Le micro-riforme presidenziali di turno del sistema politico per l'“aumento dell'influenza dei partiti sul potere”, ecc. non sono più che meccanismi di ri-assicurazione per il mantenimento del controllo della burocrazia sulla società

Il controllo sulla formazione dei partiti

I partiti creati senza il consenso del Cremlino non passano per il setaccio del ministero della Giustizia. A dire il vero, la registrazione statale dei partiti è usata anche in una serie di paesi del mondo. Ma solo da noi questo sistema è saturo di dure esigenze di consistenza numerica, di presenza di sezioni regionali, di verifiche, di controlli del resoconto interno del partito, della rotazione dei quadri, ecc. Anche se il presidente ha abbassato la consistenza numerica minima per la registrazione di nuovi partiti a 45 mila persone, nessuno dei sei partiti fondati nel 2010 è giunto alla registrazione.

Nella maggior parte dei paesi europei la consistenza politica dei partiti non è determinata dallo stato, ma dagli elettori alle elezioni. Molti ancora non ritengono necessario regolamentare l'ordine di formazione dei partiti. Per esempio, in Gran Bretagna si creano liberamente, con una consistenza numerica minima di due persone, si registrano nel registro dei partiti ed è tutto. Risulta che nella multipartitica Russia ci sono 7 partiti (quattro in parlamento) e nella cosiddetta “bipartitica” Bretagna [5] ce ne sono circa 40 (cinque in parlamento).

Neanche in Germania la legislazione esige la registrazione formale dei partiti presso un organo statale o un numero minimo di membri al momento della loro creazione. Un'organizzazione acquista lo status di partito dopo la presentazione agli organi competenti di determinati documenti (programmi, statuto, informazioni sulla gestione).

Negli USA è prevista la registrazione obbligatoria dei partiti da parte dei Segretari di Stato [6] dei singoli stati. Fra l'altro 20 stati stabiliscono il numero assoluto di firme per ottenere lo status di partito. Ma questo è decine di volte inferiore che in Russia: in Illinois – 25 mila, in Alabama – 5 mila, in Wisconsin – non meno di 3 mila.

Le limitazioni al diritto di voto

Tra i paesi democratici non ce ne sono tali, dove si creino tante condizioni supplementari per la partecipazione alle scelte dei candidati, delle liste dei partiti e dei motivi per rifiutargli la registrazione come in Russia. Da noi questi sono limitati nello stesso diritto di essere eletti dalla procedura di raccolta delle firme degli elettori.

Il presidente considererebbe eccessiva la quantità di limitazioni, ma prima delle elezioni parlamentari si è limitato solo a un redesign. Finora ha liberato da questa procedura alle elezioni a livello regionale i partiti extraparlamentari che hanno gruppi nelle assemblee legislative dei soggetti corrispondenti. Per la loro partecipazione alle elezioni della Duma di Stato è stato abbassato il numero delle firme: nel 2011 a 150 mila, alle consultazioni successive a 120 mila.

Per fare un paragone, in Svezia al momento di registrarsi per le elezioni al Riksdag per i partiti è indispensabile raccogliere non meno di millecinquecento firme di elettori. In Germania un partito non rappresentato in parlamento deve raccogliere 200 firme in ogni collegio in cui presenta un candidato e non meno di 1000 firme in ogni Land in cui presenta delle liste. Più spesso in Europa la partecipazione di partiti registrati alle elezioni ha un carattere di dichiarazione. Ma in Svizzera e in Belgio alle elezioni parlamentari ai cittadini è permesso intervenire con “liste indipendenti”, composte anche da un solo candidato. L'elettore sceglie da solo.

Per di più, nei paesi europei non c'è praticamente alcuna disposizione sulla registrazione preliminare delle liste, che permette alla nostra commissione elettorale di togliere i partiti dalle elezioni perfino con tale formula: “per circostanze nuovamente scoperte”.

La soglia di sbarramento

Per quanto riguarda la soglia d'ingresso nell'organo legislativo, in Europa è fondamentalmente più bassa che in Russia – di solito dal 2 al 5%. In Israele è all'1%, ma in una serie di paesi, per esempio in Svezia, non c'è affatto. Su questo sfondo le possibilità “donate” alla nostra opposizione di ottenere 1-2 seggi “di consolazione” (per coloro che hanno superato al primo e al secondo turno la barriera del 5%, ma non hanno raggiunto il 7%) e anche la formazione di gruppi per i partiti rappresentati nelle assemblee legislative regionali non decidono la liquidazione della disuguaglianza tra i partiti. Se un partito ha raccolto, per esempio, il 6,9% dei voti, ottiene due seggi, se ha raccolto il 7,1% – più di 30. Tali passi poco risoluti invece di far tornare alla barriera del 5% o rifiutarla di principio, complicano soltanto la legislazione. Peraltro in Cile il giorno dell'abolizione della soglia del 10% nel 2007 è stato chiamato “Giorno della Democrazia” ed è ritenuto il giorno del distacco definitivo dall'eredità della dittatura.

In realtà il presidente “adatta” il passaggio alla votazione solo su liste di partito a livello regionale e municipale, che nelle nostre condizioni conviene ai grandi partiti, in particolare con ricche risorse amministrative. La trasformazione a cui si accenna porterà alla piena monopolizzazione dello spazio politico da parte di “Russia Unita” (che già controlla quasi tutte le assemblee legislative e i consigli regionali e municipali), a differenza dell'Europa, dove il sistema proporzionale stimola l'unione dei piccoli partiti per l'andata al potere. Nella stessa Francia semi-presidenziale i partiti vicini per ideologia fanno blocco e vanno alle elezioni con programmi e candidati comuni (blocchi “di sinistra” e “di destra”). In Russia questa via è impossibile – i blocchi sono proibiti.

Ma come ripete il presidente della CIK della Federazione Russa: “Non c'è un paese, sulla cui via stiamo andando”. E ognuno intende la “stagnazione” a modo suo. Evidentemente per la Russia questa è un'“insufficienza” di un'ulteriore porzione della regolamentazione della legislazione elettorale. Il numero di partiti si riduce, il campo d'azione degli organi rappresentativi diminuisce e l'attività civica si trasforma in attività radicale di strada, che non richiede argomentazione politica.

P.S. Il 13 marzo in Russia è l'unico giorno di votazioni. L'ultimo prima delle elezioni di dicembre per la Duma. In 12 regioni saranno eletti gli organi legislativi, in 10 centri amministrativi i parlamenti cittadini. In molte regioni si eleggeranno i capi delle amministrazioni locali e i deputati dei consigli delle municipalità.

Irina Kiselëva

10.03.2011, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/025/07.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Central'naja Izbiratel'naja Komissija (Commissione Elettorale Centrale).

[2] Sulle schede delle prime elezioni post-sovietiche si poteva contrassegnare la casella “contro tutti i candidati”.

[3] Le più alte cariche politiche e giudiziarie.

[4] “Giornale Russo”, sorta di Gazzetta Ufficiale.

[5] Sic.

[6] I Segretari di Stato degli stati degli USA hanno funzioni variabili da uno stato all'altro, ma spesso sovrintendono al regolare andamento delle elezioni.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/03/la-russia-e-un-sistema-elettorale-ad.html

05 marzo 2011

A proposito di Putin (XVII)

Il petrolio sceglie il presidente russo




Il paese rischia di tornare al 2008 – l'anno della crisi


Le rivoluzioni arancio-verdi [1] in Medio Oriente [2] cambiano il mondo. Qualcuno parla della minaccia di una nuovo unità araba sotto forma di califfato mondiale; qualcuno per inerzia accusa di tutto gli USA, che, se le accuse fossero giuste, agirebbero a proprio danno, in quanto l'accaduto mina prima di tutto gli interessi americani; qualcuno aspetta lo scontro tra Arabia Saudita e Iran – due leader regionali da tempo nemici, il cui aperto conflitto sarebbe gravido di una crisi dell'Islam e cioè di una nuova esplosione di terrorismo.

Ma cosa cambierà in Russia?

Per noi hanno un significato primario non tanto le conseguenze geopolitiche dell'accaduto, quanto quelle economiche.

Il petrolio del profeta

Non passa giorno che le quotazioni in Borsa del petrolio sui mercati mondiali non decollino verticalmente. Alle rivoluzioni in Tunisia e in Egitto il mercato ha reagito con calma. Ma quando è scoppiata in Libia, si è messo a ribollire.

Perché l'innesco fosse in Libia è chiaro. Questo paese occupa il quinto posto nell'OPEC per risorse petrolifere comprovate (5,1 miliardi di tonnellate), là c'è anche gas naturale (1490 miliardi di metri cubi). L'estrazione giornaliera di petrolio in Libia a gennaio ha raggiunto 1,585 milioni di barili, che ammontano a circa il 6% dell'estrazione dell'OPEC e l'1,8% dell'estrazione mondiale. Né Egitto, né Tunisia possono vantarsi di alcunché di simile.

Il 21 febbraio, quando la rivoluzione araba si è spostata in Libia e presto ha preso giri una massiccia guerra civile, le forniture di petrolio libico ai mercati mondiali sono state bloccate. Anche il volume di gas che giunge in Europa dalla Libia attraverso condutture che passano sul fondo del mar Mediterraneo sta cadendo. ВР, Royal Dutch-Shell, l'italiana Eni, la francese Total, l'austriaca OMV, la norvegese Statoil hanno annunciato la cessazione dei lavori in Libia.

I prezzi hanno sicuramente superato i 100 $ al barile, hanno oscillato vicino a quota 120 $, ma tutti aspettano una crescita ulteriore.

La minaccia dell'inizio di azioni militari contro il regime di Gheddafi sprona ancor più i prezzi. Ma il domino arancio-verde continua la sua corsa. Sono tornati in Algeria. Il 24 febbraio gli analisti dei mercati della compagnia di investimenti “Nomura Holdings Inc.” sono intervenuti con la prognosi: “Se Libia e Algeria fermeranno contemporaneamente la produzione di petrolio, i prezzi potrebbero andare a 220 $ al barile e il potenziale di riserva dell'OPEC cadrebbe a 2,1 milioni di barili al giorno, il che è paragonabile ai livelli segnalati nel periodo della guerra nel Golfo Persico e al 2008, quando i prezzi raggiunsero i 147 $” – si dice nel resoconto analitico degli specialisti della Nomura. Nel periodo della guerra nel Golfo Persico (1990-1991) i prezzi del petrolio crebbero del 130% in sette mesi e fra l'altro il potenziale di riserva dell'OPEC si ridusse a 1,8 milioni di barili al giorno, hanno ricordato gli analisti.

WikiLeaks ammonisce

Ma le agitazioni si notano già nel principale magazzino petrolifero del mondo – i paesi del Golfo Persico, nel Kuwait e nel Bahrein del tutto felici. Gli analisti cercano di prevedere se sia possibile una diffusione delle agitazioni in Arabia Saudita. Nel Bahrein sono andati per le strade gli sciiti, insoddisfatti del governo sunnita e intervenuti per chiedere una forma di governo parlamentare, la loro lotta può una risposta solidale in Arabia Saudita, dove la minoranza sciita ritiene limitati i propri diritti. Finora proprio i potenziali di riserva dell'Arabia Saudita trattengono il crescente panico dei mercati petroliferi, ma se si avranno interruzioni del petrolio saudita, la situazione sul mercato alla fine andrà fuori controllo.

La situazione, peraltro, può rivelarsi ancor più esplosiva. L'onnipresente sito WikiLeaks già il 9 febbraio pubblicò una notizia sensazionale dai resoconti dei diplomatici americani a Riyad. Da questa consegue che le riserve petrolifere dell'Arabia Saudita realmente comprovate potrebbero essere inferiori a quelle annunciate ufficialmente di 300 miliardi di barili o del 40%. I diplomatici, e a loro seguito anche WikiLeaks rimandano a conversazioni dell'ex capo dell'intelligence geologica del monopolio petrolifero saudita Aramco Al-Husseini con il console generale degli USA, che ebbero luogo già nel novembre 2007. Al-Husseini allora dichiarò che l'Arabia Saudita non è fisicamente in grado di garantire un livello di estrazione di 12,5 milioni di barili al giorno.

Secondo Husseini, il volume di estrazione dell'Arabia Saudita può raggiungere 12 milioni di barili al giorno, ma anche per tale risultato saranno necessari 10 anno. Ha aggiunto che verso il 2012 l'estrazione di petrolio a livello mondiale raggiungerà il suo punto più alto, dopodiché si stabilizzerà o calerà.

Com'è tradizione, non sono seguite risposte ufficiali alla pubblicazione di WikiLeaks. Ma è del tutto evidente che, indipendentemente da quanto il suo contenuto rifletta il reale stato delle cose, questa può eccitare ancor di più il panico petrolifero.

Quando si fermeranno i prezzi del petrolio

Alcuni economisti si occupano di calcoli febbrili e in buona misura speculativi su quanto potrà costare il petrolio nei prossimi tempi, altri riflettono già su cosa possa fermare la sua crescita.

La logica è semplice. L'economia mondiale è appena entrata in una fase di prudente ripresa dopo i colpi distruttivi della crisi. Tuttavia i prezzi del petrolio, che sono nettamente cresciuti e continuano a crescere, aumentando i costi di produzione, possono facilmente far tornare la crisi. Molti ricordano che la crescita dei prezzi del petrolio permette anche una politica monetaria morbida – il principale mezzo anti-crisi della Federal Reserve degli USA. Ma questo processo ha anche un rovescio. Se la crisi tornerà, alla caduta della produzione dovrà seguire anche il ritorno “a terra” dei prezzi del petrolio. Cosicché l'economia mondiale ha davanti una corsa in tondo.

Già c'è una prima risposta all'attuale domanda su quando tornerà la crisi. Il “Wall Street Journal” ha calcolato: la ripresa dell'economia verrà fermata da un prezzo medio su base annua di 127 $ al barile. Per i prezzi questo confine, come abbiamo visto, non è un limite. Cosicché il ritorno della crisi è più che probabile.

Déja-vu alla russa

Mosca per ora festeggia: uno stato da 127 $ le va del tutto bene, in particolare considerando che il 24 febbraio lo FMI ha innalzato la prognosi del prezzo medio del petrolio nel 2011 da 89,5 a 95 $.

Il ministro delle Finanze Aleksej Kudrin ha già dichiarato che il deficit del bilancio potrà essere liquidato anticipatamente – verso il 2014. Il premier Vladimir Putin, a sua volta, ha salutato il probabile raddoppio del Fondo di Riserva dagli attuali 775 miliardi di rubli [3] a 1454 miliardi [4] per la fine dell'anno con un prezzo medio su base annuale di 93 $.

Ma questa è la reazione alla prima fase di un processo a tre fasi: crescita dei prezzi del petrolio – ritorno della crisi mondiale – caduta dei prezzi del petrolio.

Se poi non si perde di vista tutta la combinazione, allora il quadro appare angoscioso. Alla molto probabile seconda venuta della crisi la Russia risponde con lo sforzo di ristabilire il modello economico di prima della crisi, che, per ammissione degli stessi funzionari, nonostante la presenza del Fondo di Riserva e del Fondo per il Benessere Nazionale, ha testimoniato il rafforzamento della dipendenza dell'economia dalla congiuntura petrolifera e non l'ha salvato dalla più profonda caduta del PIL tra paesi del G-20.

Non bisogna aspettarsi una riduzione delle tasse – il ministero delle Finanze difende con tutte le forze il bilancio da quella congiuntura imprevista. La crescita delle spese per l'innovazione e la modernizzazione, contenuta nello “scenario innovativo” della prognosi di sviluppo della Russia proposta dal ministero per lo Sviluppo Economico, è stata silurata dagli sforzi di Kudrin, che è stato sostenuto da Putin. Il premier e il suo vice si sono preoccupati della liquidazione del deficit del bilancio. Ma per l'economia è pericoloso non tanto lo stesso deficit, quanto l'inflazione, conservatasi ad alto livello, che non solo è socialmente pericolosa, ma è anche capace di deformare gli orientamenti di mercato dello sviluppo. Tuttavia non bisogna evidentemente aspettarsi qualche tipo di successo nella lotta all'inflazione. Della rapida crescita dei prezzi, che continua, si preoccupano i prezzi del petrolio e non bisogna dimenticare neanche le prossime elezioni.

Cosa cambierà dunque? La Russia potrà rafforzare le proprie posizioni di fornitore di idrocarburi. E' pronta a rafforzare l'impeto sul mercato del gas europeo. I politici russi potranno di nuovo esaltare alle stelle [5], apertamente o no, la vecchia idea di Vladimir Putin sulla trasformazione della Russia in una superpotenza energetica. Tuttavia tutto ciò non esce dall'ambito del modello di sviluppo basato sull'esportazione e sulle materie prime, quello stesso modello che nei documenti del governo è stato riconosciuto superato. Cioè, quando la crisi tornata alla fin fine farà crollare i prezzi del petrolio, la Russia rischia di accoglierla come nel 2008.

Questa dolorosa sensazione si diffonde, fra l'altro, non solo nell'economia. Se questa non ha grande fortuna, si può ricordare la storia di una fortuna. Sarete d'accordo che, con tutte le difficoltà della situazione, nel 2000 all'allora divenuto presidente Putin andò indicibilmente bene quando i prezzi del petrolio, iniziata la propria ascesa nella seconda metà del 1999, non presero respiro praticamente fino alla fine del suo secondo mandato. E di nuovo, ancor prima della metà dell'anno pre-elettorale 2011, i prezzi del petrolio si sono lanciati in alto e sono evidentemente intenzionati a non fermarsi a ciò che hanno già raggiunto una volta nel 2008. Cosicché, se si seguono le leggi della fortuna, I prezzi del petrolio hanno già scelto il prossimo presidente russo.

Nikolaj Vardul'

03.03.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/023/06.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] L'arancione è il colore della rivolta ucraina del 2004 contro il presidente filo-russo Janukovič e per estensione di tutte le rivolte dell'ex URSS contro i capi filo-russi, il verde è il colore dell'Islam.

[2] Letteralmente “Vicino Oriente”.

[3] Oltre 19,7 miliardi di euro.

[4] Quasi 37 miliardi di euro.

[5] Letteralmente “sollevare sullo scudo”.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/03/putin-le-rivoluzioni-del-medio-oriente.html

02 marzo 2011

A proposito di profughi ceceni

Gisaev: circa 500 rifugiati dalla Cecenia saranno espulsi dalla Norvegia

Marzo 01, 2011, 23:29

Il processo di espulsione di rifugiati ceceni dalla Norvegia alla Russia continua. Secondo i dati dell'attivista per i diritti umani Achmed Gisaev, si prepara l'espulsione di perlomeno altre 500 persone.

Al momento sono stati emessi rifiuti di concessione di asilo sul territorio della Norvegia a qualche altra famiglia. Nel tempo più breve possibile saranno mandate in Russia. “Questo accadrà appena sarà stato raccolto un determinato numero di persone per l'espulsione, tale da riempire un aereo. I rifiuti, secondo gli avvocati, sono pure tutti infondati” – ha comunicato al corrispondente di “Kavkazskij uzelAchmed Gisaev.

Le famiglie espulse, secondo l'attivista per i diritti umani, sono minacciate. “C'è stato un rifiuto, per esempio, per una persona di Centoroj [1], il cui fratello è stato ucciso nel centro di Groznyj. La polizia migratoria norvegese ritiene che per questa persona non sia pericoloso stare in Cecenia. E' stato rifiutato asilo anche a un ceceno, a cui in Russia sono stati uccisi 11 familiari. Per di più, egli stesso è stato arrestato qualche volta e sottoposto a torture. Le autorità norvegesi gli hanno detto che in Cecenia “non è pericoloso”, ha detto Gisaev.

Il ministro della Giustizia norvegese, secondo l'attivista per i diritti umani, ha confermato che l'espulsione continuerà. “Hanno un progetto di accordo con l'ambasciata russa” – ha aggiunto Gisaev.

Secondo l'attivista per i diritti umani e presidente del comitato “Collaborazione Civile” Svetlana Gannuškina, tale espulsione è semplificata dalla legge sulla riammissione approvata qualche anno fa.

“A differenza degli espulsi, i riammessi non sono sottoposti al divieto di reingresso nel paese. Là ci sono molte cose in aggiunta, che dovrebbero essere qualcosa come un modo più semplice di tornare. Fra l'altro non è affatto così, per una persona non è per niente più facile. In particolare, se gli è pericoloso tornare, la riammissione non fornisce, così come l'espulsione, alcuna garanzia” – ritiene Gannuškina.

Secondo l'attivista per i diritti umani, le persone espulse dalla Norvegia non sono state riconosciute profughi, “nessuno già intende occuparsi di loro e si ritiene che da noi non ci siano pericoli a tornare in Cecenia”.

“Forse tutto ciò che accade ora è una questione politica. E' difficile dirlo. Forse Russia e Norvegia hanno interessi petroliferi comuni. Anche se parrebbe che il paese più indipendente dal nostro gas e dal nostro petrolio dovrebbe essere la Norvegia, perché è più ricca di noi. Non di meno, tutto questo accade. Fra l'altro mi pare che i ceceni là non si siano in alcun modo mostrati negativamente, la questione della pericolosità qui non si pone” – ha aggiunto Gannuškina.

Ricordiamo che il 6 ottobre 2010 a Strasburgo i profughi ceceni hanno condotto un'azione di protesta con lo slogan “Dateci il diritto alla vita!”, con l'esigenza di esaminare le richieste di asilo politico e di fornirgli normali condizioni di vita.

In precedenza, il 5 dicembre 2009 in Polonia oltre 200 profughi provenienti dalla Georgia e dalla Russia, tra cui c'erano anche degli abitanti della Cecenia, cercarono di arrivare a Strasburgo in treno senza biglietto per denunciare alla Corte Europea per i diritti umani le cattive condizioni di detenzione nei centri profughi. Quelli che cercavano di andarsene furono anche riportati nei centri, dove per ognuno di loro fu decisa la questione dell'ulteriore permanenza sul territorio polacco.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Profughi georgiani e ceceni hanno cercato di andarsene dalla Polonia per restare in Europa occidentale", "La Polonia ha espulso dei cittadini georgiani che avevano cercato di occupare un treno", "In Danimarca nel corso di una rissa tra profughi ceceni e afghani è morta una persona".

Autore: Ekaterina Seleznëva; fonte: corrispondente del “Kavkazskij uzel”


Kavkazskij uzel”, http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/181748/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


Note

[1] Villaggio nativo e “feudo” di Ramzan Kadyrov.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/03/un-patto-scellerato-tra-norvegia-e.html

01 marzo 2011

A proposito di Russia e UE (IV)

La democrazia non si spalma sul pane




Putin a Bruxelles ha parlato di soldi, senza sostenere la discussione degli europei sui valori non materiali


L'energia russa è il pegno della fioritura dell'Europa. A Vladimir Putin questa frase del discorso introduttivo del capo della Commissione Europea José Manuel Barroso alla conferenza stampa è piaciuta tanto che se l'è perfino scritta su un foglietto.

“Con questo si sarebbe potuta anche chiudere la conferenza stampa” – ha scherzato bonariamente il premier. A dire il vero, si è sbagliato, perché oltre che dell'energia nei colloqui tra il governo russo e il collegio esecutivo dell'UE si è discusso anche molto altro. Altrimenti perché si sarebbero portati a Bruxelles tredici membri del governo?

Per numero di partecipanti da entrambe le parti l'incontro era senza precedenti. Questi, come spetta a ministri e commissari di varie branche, hanno svolto colloqui di routine su questioni concrete, cercando di trovare soluzioni vicine ai propri interessi e bilanci statali e, alla fin fine, dei cittadini. Erano discussioni senza lo scopo di accordarsi ora e qui – piuttosto un sondaggio reciproco per una trattativa futura… Senza aritmomentro non si capisce.

Per esempio, perché le tariffe per il trasporto di merci a Klaipėda [1] e a Kaliningrad [2] sono le stesse anche se Kaliningrad è più vicina rendeva perplesso il ministro Levitin [3]. O fate in modo che almeno dopo il 2012 troviamo la possibilità di rendere più conveniente il roaming telefonico per i russi nei paesi dell'UE, ha fatto appello il ministro Ščëgolev [4]. Guarderemo il raccolto primaverile e, forse, toglieremo l'embargo all'esportazione di granaglie, ha rassicurato il ministro Skrynnik [5]

E comunque i rapporti economici Russia-UE sono basati sulle risorse energetiche. In tutta la prospettiva storica visibile. Il ministro Šmatko [6] e il commissario per l'energia Oettinger hanno dichiarato, che “sono giunti a un accordo” per una road map UE-Russia fino al 2050.

Con tutte le dichiarazioni di Mosca sulla modernizzazione della Russia e le promesse in risposta di Bruxelles di aiutarla in questo senso l'energia è lo stesso la “regina dei campi” [7]. Alla conferenza stampa, con tutto il pathos inerente a tali iniziative, la parola “modernizzazione” è risuonata meno di “gas” e “petrolio”. A Bruxelles e a Mosca sono rimaste divergenze sul “terzo pacchetto energetico dell'UE”. L'essenza di questa iniziativa, come spiegano gli stessi europei, è aprire lo spazio alla concorrenza nel mercato comune dell'energia, dare pari diritti a grandi e piccole compagnie. Perciò limitare i diritti di giganti integrati verticalmente tipo la Gazprom, spaccarla in varie compagnie per l'estrazione, il trasporto e la distribuzione, dare pari accesso ai gasdotti a tutti gli operatori. Secondo Putin, per questo motivo il gas per gli utenti europei potrebbe rincarare.

Il premier ha difeso la pratica sovietica dei contratti a lungo termine contro il mercato spot (questa non permetteva interruzioni neanche durante la guerra fredda), gli interessi della Gazprom, dei suoi partner europei e degli ex monopoli di Stato dei paesi dell'UE. Al che Barroso ha fatto capire che il mondo è cambiato, che l'UE cercherà forme accettabili di acquisto del gas russo, ma che ai principi liberali non si rinuncerà. “Noi vogliamo che la Russia rimanga il principale fornitore di energia dell'UE, ma paghiamo un buon prezzo per questo ed esigiamo trasparenza e prevedibilità” – ha dichiarato il capo della Commissione Europea.

L'energia si è intrecciata con le rivoluzioni dell'Africa del Nord. Il premier russo ha assicurato che la crescita da capogiro dei prezzi del petrolio causata da questi fatti (forse presto fino a 220 dollari al barile!) non è affatto vantaggiosa per la Russia. Questa può solo far cadere l'economia mondiale, da cui quella russa dipende fortemente.

Il capo della commissione europea, commentando i fatti dell'Africa del Nord, ha parlato più di sostegno alla democrazia e di difesa dei diritti umani (non è vero che gli arabi non sono fatti per la democrazia, la gioventù araba ha mostrato di non volere la dittatura). Il premier russo ha insistito sulla non ingerenza negli affari interni degli stati. Ha paventato agli europei la malefica ombra di Al-Qa'ida, che avrebbe sostenuto i rivoltosi libici. Ha rammentato la rivoluzione islamica in Iran, il cui leader prima di tornare nel paese aveva vissuto in esilio a Parigi (li avete allevati voi stessi, ma adesso il suo programma nucleare non vi piace). Putin non crede ai bonaccioni esperti e politici europei, che affermano che in queste rivoluzioni arabe i fondamentalisti islamici non hanno un ruolo da protagonisti.

Barroso ha dedicato un passaggio significativo del suo intervento alla conferenza stampa ai diritti umani e al primato della legge nella stessa Russia. Senza le libertà democratiche e la partecipazione di tutta la società civile non può esserci la modernizzazione tecnologica della Russia, ha dichiarato. Questo era indirizzato ai mezzi di informazione di massa europei: ecco, vedete, non ci vergogniamo di parlare ad alta voce su questo tema con la Russia. (Il pool governativo russo si è interessato di più del gas e dei visti.)

Putin non si è messo a sostenere la conversazione sui valori “non materiali”. Come tornando all'Africa del Nord, ha rammentato con sarcasmo agli europei come si siano sforzati in nome delle libere elezioni in Palestina come siano andati così oltre da ottenere come vincitore il per loro spiacevole HAMAS. Dice, all'“iniezione di democrazia” non tutti sono pronti. Non ci si può immischiare, che le società di altri paesi vadano da sole verso la propria democrazia. Tutto questo sullo sfondo degli appelli dell'alto commissario dell'ONU per i diritti umani a qualificare l'operato di Gheddafi come “crimine contro l'umanità”.

La stabilità, come consegue dalle parole di Putin, è l'immutabilità dei vertici. Sotto le dittature questa è garantito e il gas viene pompato puntualmente. L'Europa è soddisfatta e Berlusconi si abbraccia con Gheddafi. Ma in un modello del genere c'è un solo passo dal sostegno di tutto il popolo all'esplosione di tutto il popolo. Le idee di Mosca e di Bruxelles su questo sono tanto diverse quanto sono vicini i loro interessi nell'ambito del pompaggio di gas e petrolio dalla Russia all'Europa.

Aleksandr Mineev
nostro corrispondente, Bruxelles

27.02.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/021/12.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Porto della Lituania.

[2] Porto dell'enclave prussiana appartenente alla Russia, tra Polonia e Lituania.

[3] Igor' Evgen'evič Levitin, ministro dei Trasporti.

[4] Igor' Olegovič Ščëgolev, ministro delle Comunicazioni.

[5] Elena Borisovna Skrynnik, ministro dell'Agricoltura.

[6] Sergej Ivanovič Šmatko, ministro dell'Energia.

[7] Così Stalin definì la fanteria sovietica, brindando in suo onore nel 1941.


http://matteobloggato.blogspot.com/2011/03/putin-bruxelles-con-il-coltello-dalla.html