23 settembre 2009

A proposito di Šamanov

Il generale e la Zolla



Perché il generale Šamanov ha mandato due gruppi di uomini dei corpi speciali delle VDV [1] ad arrestare un inquirente impegnato in casi particolarmente importanti?


Ore 16.07

Vadim Pan'kov: Anatolič [2].

Anatol'evič (ufficiale di Kubinka [3]): Eh?

V. P.: Ha chiamato ora il comandante. Da Ivanovo [4]. <…> Ha parlato di un indirizzo a Mosca e bisogna mandare là due gruppi.

A.: A fare cosa?!

V. P.: …Nel quartiere del viale Altuf'evskoe [5]. Ha detto di mandare là due gruppi. Io sono il superiore, ora vado là. (…)

A.: A fare cosa?

V. P.: Beh, non lo so. Sul posto mi farò un'idea.

A.: Sì, vestiti in che modo?

V. P.: Beh, in uniforme, probabilmente bisogna essere. Probabilmente, dal reparto, per…

A.: Sì. Ma il compito qual è, almeno lo sai?

V. P.: Beh, ha detto che la c'è un oggetto, da questo non va permesso a nessuno di giungere all'ingresso. Lui va là da Ivanovo, in generale.

A.: Aha.

V.P.: C'è bisogno di venti persone, in generale, dal reparto.

A.: Bisogna prendere un autobus.

V. P.: Sì, un autobus. Dici, dai l'ordine, che là si avvicini al reparto e io ora dico che si radunino.

Ore 16.08

Jurij Šamanov: Pronto, Vadim, ciao.

Vadim Pan'kov: Ciao, Jur [6], che è successo?

Ju. Š.: In che senso? Che intendi per: che è successo? Forse ora ha telefonato di nuovo?

V. P.: Beh, sì, per… Grida “Là, per…” Andate là… Mi puoi spiegare che è successo là? Ora vado a Mosca.

Ju. Š. : Beh, è una perquisizione, là alla fabbrica, quella nell'Altuf'evskoe. (…)

V. P.: Beh, dai, spiegami l'essenza della faccenda. Là da qualche parte, più vicino, nel quartiere. Io vado là. Sono solo, la gente si aggiunge dopo.

Ju. Š.: Beh, il senso di cosa c'è là. L'inquirente, probabilmente, è arrivato là con qualche carta ufficiale che gli permette di fare questa perquisizione. Là in qualche modo è possibile influenzare la cosa.

V. P.: Non parliamo di questo per telefono. Vediamoci. Come ti è comodo andare là?

Ore 16.24

Vladimir Šamanov: Dove ti trovi ora?

Vadim Pan'kov: Lo dicevo ora a lui al telefono: alla persona di cui mi hanno dato il numero. Vado da solo. Sono già passato da Mosca, vado da lui. La gente è andata da là, da Kubinka. (…)

V. Š.: Bene, avanti!

V. P.: Bene, ci siamo.

V. Š.: E là c'è un cognome: Celipotkin, per… Ecco, quest'uomo dev'essere internato, per… (…)

Ore 17.35

Vadim Pan'kov: Sì, sì. Compagno comandante, siamo al lavoro, ma è preferibile che Lei non vada là. Non è necessario. E qui la gente ha detto, beh, poi le spiegherò tutto, io vado al quartier generale.

Vladimir Šamanov: Non tirarti dietro nessuno là. Sei solo là?

V. P.: Sono solo. Io e Andrej ce la sbrighiamo, la gente ci aiuta. Beh, Glielo dirò dopo, non per telefono. (…)

V. Š.: Sì. Tieni la gente a Sokol'niki [7]… Beh, questo cliente (evidentemente l'inquirente Celipotkinnota del redattore) è preferibile farlo fotografare a me. (…)

PER ASCOLTARE LE REGISTRAZIONI:

Parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5, parte 6, parte 7, parte 8, parte 9


Chramušin (Glyba [8]), su cui pende un mandato di cattura internazionale e contro cui si sta procedendo in contumacia, colui al quale appartiene la fabbrica divenuta oggetto di attenzione del comandante delle VDV, è accusato di tentato omicidio ai danni del presidente del consiglio di amministrazione della holding Ščëlkovskij e membro del consiglio politico di una sezione di “Russia Unita” [9] Dmitrij Barčenkov.

Il colonnello Pan'kov era ritenuto dagli agenti operativi “in stretto legame” con il ricercato Glyba e per stabilire dove si nascondesse l'imputato era stato messo “sotto ascolto”. Il 18 agosto 2009 furono pure registrate queste trattative, da cui consegue: il generale Vladimir Šamanov da l'ordine di mandare dei gruppi dei corpi speciali delle VDV a disposizione del 45° reggimento distaccato dell'intelligence, dislocato a Kubinka, per bloccare una fabbrica sita nel viale Altuf'evskoe e trattenere l'inquirente Celipotkin. Cosa temeva tanto il generale e cosa non doveva trovare l'inquirente nella fabbrica?

Il 5 luglio 2006 la Mercedes blindata di Dmitrij Barčenkov si era fermata a un incrocio nel villaggio di Medvež'i Ozëra [10]. Alla macchina si avvicinò una moto con guidatore e passeggero, che piazzarono una borsa con un ordigno esplosivo sul tetto della Mercedes e fuggirono all'istante. L'esplosione della carica cava perforò la blindatura e penetrò nel terreno per 40 centimetri Tuttavia Barčenkov, che subì numerose ferite da frammenti, rimase comunque in vita.

E nel maggio 2008 il tribunale regionale di Mosca condannò a pene detentive di varia durata un gruppo di persone che aveva tentato di uccidere Barčenkov. Il mandante è ancora in libertà. Le indagini e gli avvenimenti ulteriori ad esse legati hanno messo in luce circostanze tanto curiose che la “Novaja gazeta” ha deciso di indagarle dettagliatamente. Abbiamo studiato il procedimento penale, quattro sentenze di condanna (due di esse sono state emesse da giurie) e abbiamo parlato con tutte le persone coinvolte nel conflitto che hanno accettato di incontrarci.

L'inizio del conflitto

Chi è Barčenkov? La sua holding ha tolto di mezzo il vecchio mercato di Ščëlkovo, nei pressi di Mosca, che stava sotto il racket dei banditi, e ha costruito al suo posto un edificio moderno. I commercianti sono stati liberati dal pizzo, è stato bloccato lo spaccio di droga, si è preso a riscuotere l'affitto in via ufficiale e le tasse adesso vanno al Fisco. Accanto al nuovo mercato la holding ha eretto il primo hotel-grattacielo della regione, lo “Zvëzdnyj” [11].

Inoltre Barčenkov costruisce chiese, ristruttura il lungofiume cittadino sulla Kljaz'ma [12], ha deciso di trasformare il centro della città in zona pedonale, ha aperto un parco con meridiane e ha deciso di pagare borse di studio ai migliori studenti delle scuole del distretto. Secondo le deposizioni degli imputati, nell'autunno 2006, alle elezioni del capo della città di Ščëlkovo i leader dell'OPG [13] locale, che avevano già perso il mercato, mandarono avanti un loro candidato. Ma Barčenkov appoggiò il rappresentante di “Russia Unita”, che di conseguenza ottenne la vittoria.

Come si deduce dalla sentenza del tribunale regionale di Mosca, gli avvenimenti si svilupparono nel modo seguente. Nella primavera 2005 al mediatore Jašar Achmedov si rivolse il conoscente Aleksej Chramušin, per cui Barčenkov era il principale concorrente nel distretto di Ščëlkovo. Chramušin propose ad Achmedov, Zvezdov e Mamedov (pure condannati per lo stesso caso) di cercare dei sicari, promettendo di pagarli 200000 dollari. Achmedov si rivolse al suo conoscente Topko, che procurò uno degli esecutori diretti – Roman Terpan. La situazione di Terpan in quel momento era disperata: aveva 50000 dollari di debiti e perciò si accordò presto. Tanto più che in un primo tempo gli si chiedeva solo di rubare alcuni documenti dalla macchina di Barčenkov.

Terpan e il suo compare Pavel Ušakov elaborarono questo piano: proposero di creare un incidente con l'aiuto di un KrAZ [14] dopodiché rubare i documenti. Il mandante approvò il piano, ma quando i soldi (15000 dollari) migrarono lungo la catena Achmedov-Topko verso l'esecutore immediato, il “compito tecnico” cambiò inaspettatamente: adesso a Terpan chiedevano di uccidere Barčenkov. E Terpan finì in trappola – non poteva più rifiutarsi. Ma l'attentato con l'aiuto di un camion fallì: il guidatore al momento giusto fu abbagliato dal sole…

Organizzatori ed esecutori presero ad elaborare altre varianti. Pianificarono di organizzare un altro incidente, poi vollero uccidere Barčenkov a colpi d'arma da fuoco al mercato e allo scopo assoldarono perfino due killer. Tuttavia l'incidente non ebbe successo e i killer si rifiutarono. Toccò fermarsi all'esplosione della macchina. Il mandante dette ulteriori soldi.

Per tutto questo tempo minacciarono Terpan. Dopo che fallì anche il piano dell'esplosione, gli fu chiaro: adesso la sua vita era già in serio pericolo – il mandante dell'omicidio, a detta dell'intermediario, era Oleg Glyba, noto in certi ambiti.

Interesse pubblico

Glyba è Aleksej Chramušin, marito di Svetlana Šamanova, genero del comandante delle Truppe Scelte Aviotrasportate russe Vladimir Šamanov. Secondo fonti della polizia, Glyba è considerato un membro attivo di un gruppo criminale tataro. Oggi su Aleksej Chramušin pende un mandato di cattura internazionale e si sta procedendo contro di lui in contumacia. Il figlio del generale Šamanov Jurij è il suo uomo di fiducia.

Dmitrij Barčenkov e il suo vice, partecipe agli avvenimenti, Aleksej Rykov, hanno esposto molto dettagliatamente la loro visione degli avvenimenti. In una breve risposta alla nostra domanda il generale Šamanov ha fatto sapere che si rifiuta di dare una valutazione della sua situazione familiare. Ma qualche giorno dopo una delegazione di persone di fiducia della famiglia Šamanov ha fatto visita alla redazione. A differenza di Barčenkov hanno chiesto che non si facessero i loro nomi, anche se sul caso di cui scriviamo sono già state emesse delle sentenze e i documenti sono accessibili.

Le conclusioni delle persone di fiducia degli Šamanov portano a quanto segue. Né il generale, né suo figlio hanno alcun rapporto con la città di Ščëlkovo. Il dubbio (a loro parere) passato dell'uomo d'affari Barčenkov riduce nettamente il significato delle indagini. Barčenkov avrebbe comprato il posto nel consiglio politico della sezione di “Russia Unita”. Non ci hanno comunicato fatti che confermino queste affermazioni, per corroborare quanto hanno raccontato hanno rinviato a vecchi articoli di vari mezzi di informazione di massa.

L'OPG tatara

L'OPG tatara è comparsa già negli anni '90. Sfera di attività: estorsioni, armi, droga, racket. Si ritiene che uno dei suoi capi sia Jurij Kop'ev, che al momento è agli arresti ed è in attesa di giudizio per il caso dell'attentato a Barčenkov come uno degli organizzatori diretti. Alla fine del secolo i “tatari” hanno preso a fare sempre più attenzione agli immobili e ai terreni. Gli agenti operativi legano questo salto di qualità all'arrivo nel gruppo di Dmitrij Fëdorov, figlio del defunto generale di divisione dello FSB [15] Jurij Fëdorov. Dmitrij è diventato direttore di alcune imprese curate dai “tatari”. Fëdorov, a differenza della maggior parte di membri di gruppi criminali, era una persona colta – voleva il graduale passaggio alla legalità degli affari criminali. E con il tempo il figlio del generale dello FSB prese a guidare tutti gli affari dei “tatari”.

Dopo la morte di Fëdorov-senior al gruppo era necessario un nuovo appoggio nelle strutture armate. Fëdorov-junior, secondo consistenti testimonianze, attraverso la propria gente fece in modo che il membro dell'OPG Chramušin-Glyba conoscesse Svetlana Šamanova. Ma nel 2005 il giovane leader della comunità criminale cadde inaspettatamente – di lui rimase solo una pozza di sangue e tutte le sue proprietà furono divise tra i membri del gruppo criminale tataro. In particolare, le quote in alcune imprese, appartenenti ai membri della famiglia Fëdorov passarono a Chramušin, Kop'ev e altri membri dell'OPG.

Pare che tali rapporti tra leader delle OPG siano la norma. Per esempio, subito dopo l'arresto di Jurij Kop'ev (soprannominato Fedja o Kopej) gli ex compagni hanno preso a dividersi le sue proprietà – fra i “tatari” è scoppiato una guerra crudele. E' stato compiuto un attentato ai danni di Aleksej Efremčikov soprannominato Dizel' [16], erede di Kop'ev, tuttavia in conseguenza di questo è morto il killer stesso, Aleksandr Brykov (Bryk).

Oggi a vari membri del gruppo criminale tataro appartiene più di una decina di imprese nei pressi di Mosca, la principale ricchezza delle quali sono i terreni.

Sporttèk Spa”

Prima di darsi alla fuga, Glyba divenne l'unico proprietario della Spa Sporttèk, su una parte della quale avanza pretese la figlia del generale Šamanov e del cui consiglio di amministrazione fa parte suo figlio. Le principali ricchezza dell'impresa sono gli immobili e i terreni. Allora, con il cambio di proprietario, tutti i poteri degli ex membri del consiglio di amministrazione furono temporaneamente sospesi. Fra l'altro, come ci ha raccontato l'ex direttore generale della Spa Sporttèk Jurij Černov, i vecchi membri del consiglio di amministrazione non hanno ricevuto nulla in cambio. Alla domanda sul perché sia andata così Černov ha dato una risposta stupefacente: dice, l'impresa e i soldi non avevano un significato essenziale. Anche se, secondo le valutazioni più modeste, il valore della fabbrica al momento ammontava a circa 10-15 milioni di dollari.

E alla domanda su quale ruolo avesse avuto Šamanov nel cambio di proprietario Černov ha risposto nel modo seguente: “A quel tempo per la Sporttèk mostrò un attivo interesse la compagnia Rosbilding. Perciò ci risultò perfino necessario introdurre Jurij Šamanov nel consiglio di amministrazione. In ogni caso è il figlio di una persona nota e il suo cognome può decidere molto. Cosicché abbiamo utilizzato con grande successo questa risorsa amministrativa”. Cioè ci salvammo dall'assorbimento per essere comunque mangiati. Alla domanda della “Novaja gazeta” se gli fosse dispiaciuto in fin dei conti dare via l'impresa gratis Jurij Černov ha risposto così: “Certo che mi è dispiaciuto, ma che si poteva fare…”

Come dicono degli uomini d'affari che conoscono la situazione, Jurij Šamanov non ha quasi mai preso decisioni: a lui si chiedeva la presenza, ma tutti gli affari erano guidati da Chramušin con la copertura di un cognome noto. I condannati per l'attentato durante gli interrogatori hanno detto di credere nella propria impunità proprio per via dell'autorevole famiglia di Glyba. E adesso agli inquirenti tocca “coprire con il segreto” molti testimoni di questo caso, com'è venuta a sapere la “Novaja gazeta”. Lo chiedono i testimoni stessi: per qualche motivo hanno paura, ma non dei banditi...

Cosicché è difficile supporre che proprio grazie a Šamanov-junior si sia riusciti ad accordarsi riguardo alla Sporttèk e alla Rosbilding, uno dei fondatori della quale è il più che influente e stimato uomo d'affari Michail Mamiašvil. Per trattative a tale livello era richiesta una figura di grande peso… Fra l'altro, adesso il capitale della Sporttèk è valutato 20-25 milioni di dollari.

Le versioni delle parti

Al processo Barčenkov ha chiesto ai giurati clemenza per coloro che si sono pentiti di aver compiuto l'attentato ai suoi danni. Questi vuole vedere sul banco degli imputati il mandante, che gli inquirenti ritengono essere Chramušin-Glyba. E Barčenkov ha anche rivolto un'accusa al generale Šamanov:

Mi è noto da fonti credibili che un amico di Šamanov , il deputato della Duma di Stato [17] Andrej Bočarov ha indirizzato agli organi per la tutela dell'ordine – ministero degli Interni, Procura – delle istanze con la richiesta di verificare tutta l'attività economica della holding Ščëlkovskij. Queste verifiche sono state effettuate, ma non è stata riscontrata alcuna violazione. Adesso su richiesta dello stesso Šamanov mi sottopongono di nuovo a verifica. Ho fatto rimostranze sull'operato della Procura e del ministero degli Interni. Dopodiché si è chiarito che come base della verifica è servito un qualche appello a Bočarov del deputato del consiglio cittadino di Ščëlkovo Produn. Ma quando la Procura ha interrogato Produn, questi ha dichiarato di non aver firmato alcun appello a nome di Bočarov. Per via dell'attivo operato del generale Šamanov mi sorge una domanda: quale ruolo nell'organizzazione dell'attentato ha avuto suo figlio Jura? Non è questi complice di questo crimine?”

La “Novaja gazeta” ha contattato il figlio del comandante delle VDV Jurij Šamanov ed ecco cosa ci ha risposto:

Mio padre non ha niente a che fare con questo caso. Non ha telefonato a Barčenkov e in generale non ha influenzato in alcun modo le indagini. Quanto all'appello del deputato cittadino Produn… Ho prove inconfutabili che ha firmato l'appello da solo. Perché ciò è avvenuto in mia presenza e in presenza di altri testimoni, tra cui Jurij Kop'ev. La mia famiglia non riceve alcuna rendita dalle proprietà di Aleksej Chramušin. Sì, oggi io sono effettivamente la persona di fiducia ufficiale di Aleksej e faccio parte del consiglio di amministrazione della Spa Sporttèk, ma lo faccio su basi di pubblico interesse e assolutamente senza compenso”.

Perché un deputato ha firmato la richiesta di verificare l'attività di Barčenkov in presenza del leader di un gruppo criminale, che a causa di questi aveva perso il mercato cittadino, e del figlio di Šamanov? Ci siamo rivolti a Èduard Produn – questi ha dichiarato di non aver firmato alcun appello a nome di Bočarov.

Per di più gli inquirenti non hanno ottenuto risposta a una semplice domanda: perché le verifiche sull'attività di Barčenkov sono state organizzate proprio da Andrej Bočarov, che non ha alcun interesse per il distretto di Ščëlkovo? Questi non è stato eletto là, non ha partner di affari là né alcun tipo di legame. Peraltro questi conosceva il generale Šamanov quando era governatore della regione di Ul'janovsk [18]. E nella Duma di Stato Bočarov è vice presidente della Commissione per i veterani, frequenta per motivi di servizi i comandanti militari passati dalla Cecenia.

Oltre a tutto questo si è trovata a disposizione della redazione l'istanza di Svetlana Chramušina-Šamanova al primo sostituto procuratore generale e al presidente dello SKP [19] presso la Procura della Federazione Russa Aleksandr Bastyrkin, in cui chiede che siano difesi i suoi diritti e sia tolto il blocco posto sulle azioni della Spa Sporttèk ОАО, in quanto il 50% delle azioni appartiene a lei come legittima consorte del ricercato Aleksej Chramušin.

Inoltre, a quanto dice Barčenkov, gli ha telefonato una persona, che si è presentata come il generale Šamanov e gli ha proposto di fermare il procedimento penale in cambio di denaro, altrimenti gli avrebbe tolto la sua attività e avrebbe coinvolto lo FSB. A questa conversazione erano presenti il deputato del consiglio distrettuale di Ščëlkovo Sergej Tjurin e altri. In seguito da Barčenkov andò una persona, che si presentò come una guardia del corpo del generale e propose anch'essa di “appianare” il caso in cambio di denaro. Ma in conseguenza della verifica condotta dalla SKP fu negato l'avvio di un procedimento penale. “A parte questo, – continua Barčenkov, – vorrei sottoporre al giudizio del pubblico una situazione in cui il comandante delle VDV, utilizzando la propria posizione, mando un gruppo dei corpi speciali per “internare” (come egli si esprime) un inquirente che sta effettuando una perquisizione legale nella fabbrica del genero del generale, su cui pende un mandato di cattura internazionale. Con le proprie azioni Šamanov non scredita davvero le Forze Armate e il presidente della Federazione Russa che gli ha dato fiducia? E' davvero possibile lasciare questo fatto che grida vendetta senza una valutazione civile e legale?”

Chi ha dato ordine a chi

Alla “Novaja gazeta” è riuscito ottenere di incontrarsi con uno dei compagni e dei conoscenti più prossimi di Aleksej Chramušin-Glyba, che ha chiesto di non fare il suo nome. Ecco cosa ci ha raccontato:

Leggete attentamente la biografia di Barčenkov. Quest'uomo è legato molto strettamente sia alla criminalità, sia ad importanti strutture statali. Oltre a questo è diventato membro del consiglio politico della “Russia Unita” locale grazie a materiale compromettente sul presidente del consiglio politico Aleksej Zvjagin raccolto dal suo vice Aleksej Rykov”.

Barčenkov non ci ha nascosto l'esistenza di determinati legami: “Sì, quando il generale Šamanov ha cominciato a influire attivamente sulle indagini, anche a me è toccato ricorrere all'aiuto di amici. Solo perché la cosa fosse indagata in modo efficace e obbiettivo. E che mi restava da fare se uno dei primi inquirenti mi ha chiesto direttamente se non mi fossi fatto saltare in aria da solo? Nel mio corpo ci sono ancora delle schegge che non mi toglieranno fino alla fine della mia vita”.

E il presidente del consiglio politico locale di “Russia Unita” Zvjagin ci ha dichiarato che Barčenkov fu accolto nel consiglio politico del partito proprio grazie alla sua attività. “Vi dico sinceramente: nel distretto di Ščëlkovo non c'è un altro uomo d'affari che abbia fatto tanto per il suo sviluppo. E la storia del materiale compromettente la sento da voi per la prima volta”.

Abbiamo chiesto alla nostra fonte, rappresentante di parte del ricercato Glyba, di commentare anche l'episodio dell'attentato a Barčenkov. “Aleksej neanche conosceva questo Barčenkov. Non si conoscevano, perciò non aveva alcun motivo per ordinare l'attentato”.

Alla domanda su come potesse a sua volta Barčenkov, se non conosceva Chramušin, chiedere agli inquirenti di calunniare una persona a lui ignota, la nostra fonte ha avuto difficoltà a rispondere.

A parte questo, o – continua il conoscente di Chramušin-Glyba, – nel fascicolo ci sono le dichiarazioni degli imputati Achmedov e Zvezdov, che hanno scritto di aver calunniato Aleksej Chramušin. Ciò conferma il fatto che su di loro sono state fatte pressioni da parte degli inquirenti”.

Il collega di Barčenkov – Aleksej Rykov – ci ha confermato che Achmedov ha effettivamente scritto qualcosa del genere, tuttavia per qualche motivo lo ha fatto in presenza di un notaio e di uno dei membri del gruppo criminale tataro, Evgenij Jakovlev. Secondo Rykov, lo stesso Jakovlev avrebbe raccontato di aver ricevuto tale compito dal leader dei “tatari” Jurij Kop'ev. E al processo Achmedov indicò Chramušin e Kop'ev come organizzatori del crimine.

Oltre a ciò esattamente un mese fa il condannato Zvezdov ha pure mostrato di aver scritto la propria dichiarazione su insistente “consiglio” dei propri vicini di cella e sentendosi offeso perché a lui, a differenza di Achmedov non avevano ridotto la pena. Oggi questi conferma la complicità di Kop'ev e Chramušin nell'attentato a Barčenkov.

Per ulteriori chiarimenti la “Novaja gazeta” si è rivolta all'avvocato del genero ricercato del generale Šamanov Leonid Proškin.

Ditemi, può esserci in un omicidio su commissione una catena di 12 persone? Persone diverse, di parti diverse. E' assolutamente assurdo! In secondo luogo, visto che al processo si parla di una somma di 200000 dollari, gli organizzatori non avrebbero potuto assoldare dei killer professionisti ? Inoltre al mio assistito sono state bloccate tutte le azioni della Spa Sporttèk a lui appartenenti. Questo è stato fatto in modo assolutamente illegale. Barčenkov ha presentato un'istanza civile nell'ordine, pare, di 5,5 milioni di rubli [20] e il valore delle azioni dell'impresa è centinaia di volte superiore all'istanza presentata”.

Tra l'altro, stando ai materiali del procedimento penale, per l'omicidio fu pagata solo la metà di quanto promesso. Ma gli intermediari divisero tra loro anche questi soldi, il loro destino è stato seguito dettagliatamente dagli inquirenti. All'esecutore Terpan toccò una piccola parte.

In questo procedimento penale non è stato ancora messo un punto. Secondo informazioni degli agenti operativi, Aleksej Chramušin si nasconde all'estero: o in Olanda o in Austria. Per entrare nell'ufficio di Dmitrij Barčenkov bisogna superare due pesanti porte metalliche. La minaccia, a suo parere, è ancora reale.

Diritto di replica

Abbiamo posto per iscritto al comandante delle VDV Vladimir Šamanov domande riguardanti le circostanze di questo caso, tenendo conto del fatto che il generale potrebbe essere ostaggio di una non semplice situazione familiare. Il generale Šamanov ha ritenuto indispensabile rispondere alle domande:

Vi siete rivolti a me con la richiesta di rispondere a una serie di domande come a una persona con una funzione pubblica – quella di comandante delle Truppe Scelte Aviotrasportate, ma tutte le domande poste riguardano la mia vita personale.

Esiste un'intera serie di disposizioni di legge – la “Costituzione della Federazione Russa” (articoli 23 e 24), la legge “Sui mezzi di informazione di massa” [21] (articolo 49) e altre, che mi permettono di non rispondere alle domande da Voi poste, basate su dicerie e talvolta aventi anche un carattere apertamente provocatorio.

Nello svolgimento dell'attività professionale il giornalista è tenuto a rispettare i diritti, gli interessi legali, l'onore e la dignità dei cittadini e delle organizzazioni. Sono pronto a rispondere a qualsiasi domanda riguardante la mia attività di servizio in qualità di comandante delle Truppe Scelte Aviotrasportate.

Spero nella Vostra comprensione e in un ulteriore atteggiamento collaborativo.


Roman Anin

21.09.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/104/01.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Vozdušno-Desantnye Vojska (Truppe Scelte Aviotrasportate).


[2] Abbreviazione del patronimico Anatol'evič (l'usanza di chiamare le persone con il patronimico è tipica dei contadini russi).


[3] Cittadina nei pressi di Mosca.


[4] Città della Russia centro-settentrionale.


[5] Nella parte nord-orientale di Mosca.


[6] Forma vocativa colloquiale per Jura, diminutivo di Jurij.


[7] Quartiere della parte centro-orientale di Mosca.


[8] “Zolla”.


[9] Il “partito del potere”, che porta avanti la politica di Putin.


[10] “Laghi degli Orsi”, zona residenziale nei pressi di Mosca.


[11] “Stellare”.


[12] Fiume della regione di Mosca, subaffluente del Volga.


[13] Organizovannaja Prestupnaja Gruppa (Gruppo Criminale Organizzato).


[14] Un camion della KRemenčugskij Avtomobil'nyj Zavod (Fabbrica di Automobili di Kremenčug – città dell'Ucraina centrale).


[15] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l'erede del KGB.


[16] “Diesel”.


[17] Tutte le assemblee legislative russe si chiamano Duma, di qui la precisazione.


[18] Città della Russia centro-meridionale, nota per essere il luogo natale di Lenin.


[19] Sledstvennyj Komitet pri Prokurature (Commissione Inquirente presso la Procura).


[20] Circa 123000 euro.


[21] Le leggi russe si indicano con il titolo e non con un numero.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/09/la-guerra-privata-del-massacratore.html

21 settembre 2009

Appello per la Cecenia

COMUNICATO STAMPA



APPELLO CONGIUNTO PER LA CECENIA DI MIC E CPC INVIATO AI PARLAMENTARI EUROPEI"



In seguito all'assassinio di Zarema Sadulaeva, operatrice umanitaria cecena Presidente dell'associazione “Salviamo la generazione”, di Grozny, l'OdV “Mondo in Cammino” in partnership con “Comitato per la Pace nel Caucaso” ha deciso di intraprendere una serie di azioni mirate a sensibilizzare non solo la società civile e l'opinione pubblica italiana, ma anche i rappresentanti del mondo politico e istituzionale, nazionale e internazionale. La prima di queste azioni riguarda un appello rivolto ai parlamentari europei nazionali.


Salviamo la generazione” è partner locale dell'OdV “Mondo in Cammino” nella realizzazione della campagna "Generazione senza mine" a favore delle bambine e dei bambini vittime di mine, disseminate sul territorio ceceno quali tristi eredità dei due recenti conflitti, il cui scopo è intercettare le fasce più disagiate di bambine/i, non solo per dare loro prospettive per un futuro migliore, ma anche per sottrarli al richiamo di una guerriglia che, insieme alla politica di disinformazione ed anche a mandanti "istituzionali", sta mietendo sempre più vittime innocenti.


Estratto del comunicato del Presidente di “Mondo in Cammino”:

Avevo sentito Zarema due giorni prima della sua uccisione ed era contenta perché il nostro progetto di accoglienza rivolto a questi minori, e previsto per il 31 agosto prossimo, stava procedendo bene [....] In Cecenia non è solo rischioso dire la verità, ma anche il contrapporre la prospettiva di una rinascita civile (il confronto, la speranza, la conoscenza di altri mondi) alla "normalizzazione" governativa. Solo per questo Zarema è stata ammazzata.


Aggrava il contesto e desta particolare inquietudine la dichiarazione del membro della Duma di Stato Russa Adam Delimkahnov, trasmessa dalla televisione cecena a proposito degli attivisti per i diritti umani, di cui si riporta trascrizione in lingua italiana:

Ci sono persone che si definiscono attivisti per i diritti umani, che aiutano questi demoni-criminali-terroristi, lavorano per loro e portano avanti le loro azioni, la loro politica... Questi fanno diversi discorsi... Ma io conosco l'umore della polizia, della società, io so di cosa parlano i comuni cittadini... Questi dicono che le dichiarazioni di questa gente... E dello stesso Aushev e di altri, in generale... Ciò che fanno e dicono, i loro crimini non sono minori di quelli dei terroristi che stanno nei boschi. Queste persone (gli attivisti per i diritti umani - nota del traduttore dal ceceno) confondono la gente, la ingannano. Ma non inganneranno la gente. Questo non gli riuscirà. La verità e la giustizia vinceranno sempre. Qui ci sono i nostri combattenti, i nostri comandanti, i nostri ragazzi mi chiedono: cosa vogliono queste persone (gli attivisti per i diritti umani - nota del traduttore dal ceceno)? Io rispondo che per noi questa gente non vale un soldo. Se Dio vuole, chiameremo a rispondere tutti quelli che aiutano il male. Ognuno di loro, che sia ceceno, inguscio o quant'altro, deve sapere che gli toccherà rispondere delle proprie parole..."

[Fonte: http://ceceniasos.ilcannocchiale.it/2009/08/12/delimkhanov.html ]


Si è ulteriormente palesata con rinnovata urgenza la necessità di richiamare l'attenzione degli ambienti istituzionali nazionali e internazionali sulla drammatica situazione del Caucaso del Nord, che continua a mietere vittime.


Ferma restando una condanna ferma, netta e senza mezzi termini di qualsiasi forma di terrorismo, MIC e CPC concordano nel ritenere che l'eccessiva acquiescenza delle istituzioni internazionali, in particolar modo del Consiglio d'Europa, si sia tradotta in una responsabilità indiretta della mattanza di giornalisti e attivisti per i diritti umani, che nei primi otto mesi di quest'anno ha mietuto vittime illustri in Cecenia e in tutta la Federazione Russa: Stanislav Markelov, Anastasia Boburova, Natalia Estemirova, Zarema Sadulaeva e suo marito. Onde evitare di diventare complici involontari di tale nefasta acquiescenza, le due associazioni hanno stabilito una linea comune nel programmare azioni di sensibilizzazione e di campaining indirizzate alle istituzioni preposte alla salvaguardia dei diritti fondamentali dell'uomo.


L'amara consapevolezza della concreta probabilità che, in nome della convenienza politica, economica ed energetica, all'iniziativa non faccia seguito un adeguato follow-up delle istituzioni interpellate e della stampa non è stata valutata come ragione sufficiente per rimanere in silenzio.


Di seguito:

Testo integrale dell'appello indirizzato ai parlamentari europei italiani


Per ulteriori informazioni e contatti:

OdV Mondo in Cammino

info@mondoincammino.org

+ 39 338 9396289


Onorevoli membri italiani del Parlamento Europeo,


con la presente desideriamo richiamare la Vostra attenzione sugli eventi raccapriccianti che ormai da anni insanguinano il Caucaso del Nord, nell'indifferenza e nella passività della comunità e delle istituzioni internazionali. Zarema Sadulaeva e suo marito, Natalia Estemirova – definita da Kadyrov una "donna senza senso dell'onore e del pudore, che diceva cose stupide e di cui nessuno aveva bisogno" - Stanislav Markelov e Anastasja Boburova, sono solo alcune vittime illustri della mattanza di giornalisti e attivisti per i diritti umani che ormai nella Federazione Russa, e in particolare in Cecenia, ma non solo, è diventata ordinaria amministrazione.


In un clima di generale impunità, dove il terrorismo islamista si combatte con il terrorismo di Stato, ci riesce difficile trovare credibile l'ipotesi complottista della destabilizzazione da parte di occulte potenze straniere, in un territorio dove il controllo del territorio e dei cittadini da parte degli organi statali preposti alla sicurezza è storicamente capillare da decenni, se non da secoli. Se tale teoria si rivelasse fondata, il biasimo ricadrebbe in primis sugli organi di sicurezza russi che, nella migliore delle ipotesi, non sono in grado di garantire l'incolumità di una categoria particolarmente a rischio come quella degli attivisti per i diritti umani e dei giornalisti.


La recente e preoccupante dichiarazione1 di un Vostro collega ceceno che occupa un posto da deputato nella Duma russa, equiparante attivisti per i diritti umani e terroristi, promettendo ai primi lo stesso trattamento riservato ai secondi, non consente di avallare tale ipotesi. Suggerisce, piuttosto, il contrario: che l'eliminazione sistematica degli ultimi baluardi di difesa della popolazione faccia parte di una strategia ben precisa e pianificata all'interno degli organi preposti all'amministrazione della Repubblica Cecena. Non risulta che ci siano stati richiami o prese di distanza relativamente alle dichiarazioni del membro della Duma da parte degli organi federali. Non possiamo fare a meno di chiederci se si tratti di silenzio-assenso.


Non procediamo oltre con l'enumerazione di testimonianze e documenti che smentiscono clamorosamente l'ipotesi risibile riportata poc'anzi. Basterebbe leggere una parte delle opere di Anna Politkovskaja, a cui è dedicata la Sala Stampa del Parlamento Europeo – alla quale, secondo quanto riportato in passato dall'On. Marco Cappato, le delegazioni russe rifiutano di accedere - per avere un quadro più veritiero della situazione. Lo scopo della presente non è fornire una documentazione dettagliata sui crimini commessi in Cecenia da quando il regime antiterrorismo è stato revocato (i giornali che hanno applaudito al successo delle operazioni antiterrorismo si sono ben guardati dall'informare che il regime è stato reintrodotto parzialmente in alcune zone di Cecenia, Inguscezia e Dagestan a distanza di pochi giorni dalla sua sospensione). Sono fin troppe le voci che da oltre un decennio urlano nel deserto delle istituzioni internazionali e dei governi dei Paesi occidentali, che si turano le orecchie per non sentire e chiudono gli occhi per non vedere. Le nostre parole non danno alcun valore aggiunto alla testimonianza di chi ha vissuto la persecuzione in prima persona.


Vogliamo invece qui sottolineare la responsabilità, diretta e indiretta, delle istituzioni occidentali nazionali ed europee nell'avallare i crimini sopra enunciati, responsabilità che si risolve in un proliferare del terrorismo islamista in terre tradizionalmente laiche, da una parte, e nell'avallo dei crimini di Stato dall'altra. Posto che, come l'esperienza dimostra, quando le istituzioni europee e occidentali (ci piacerebbe poter usare il termine “democratiche”, ma ce ne asteniamo) esercitano la doverosa pressione in questioni sacrosante, ottengono dei risultati; non possiamo fare a meno di chiederci perché tale mezzo non venga sistematicamente impiegato a favore di una maggiore salvaguardia di attivisti e giornalisti che, supplendo alle deficienze dello Stato russo, cercano di garantire, ahimè troppo spesso a costo della propria vita, i diritti fondamentali dell'uomo e del cittadino, bambini inclusi (come nel caso di Zarema Sadulaeva).

Desideriamo pertanto sollecitare energicamente il Vostro impegno sulle seguenti misure che appaiono indispensabili per arrestare la carneficina di giornalisti, attivisti per i diritti umani, operatori umanitari e semplici cittadini:


- censire le ONG e le associazioni di volontariato europee che agiscono in territorio ceceno, e più in generale del Nord Caucaso, assicurandone la maggior tutela possibile;

- maggior sostegno alle ONG ed associazioni dell'area caucasica, e della Federazione Russa tutta, impegnate per la tutela dei diritti fondamentali dell'uomo;

- intraprendere un’azione diplomatica a favore delle ONG ed associazioni russe e straniere, affinché sia loro consentito di operare sul territorio e portare sollievo alla popolazione;

- promuovere, con il patrocinio del Parlamento Europeo, una conferenza che riunisca i rappresentanti delle diverse etnie che popolano l'area caucasica;

- incrementare, nei progetti europei, il maggiore interscambio possibile fra le giovani generazioni (programmi di studio, di ricerca, di educazione alla pace, di gestione dei conflitti, ecc);

- organizzare periodiche delegazioni di deputati europei allo scopo di monitorare l'attività delle ONG e associazioni umanitarie e per i diritti civili nel Nord Caucaso;

- predisporre occasioni di incontro e 'tavoli della pace' tra le parti contendenti, sia a livello politico-istituzionale, che a livello di società civile nello spirito di un approccio di 'conflict resolution';

- in questo frangente, incentivare anche studi, ricerche e iniziative internazionali, sia in ambito accademico che politico, miranti al miglioramento della convivenza multi-etnica prendendo il Caucaso come 'laboratorio' di riferimento.


Altresì opportune appaiono misure da prendere in sede istituzionale ed economica:


- fermo restando la condanna senza mezzi termini del terrorismo, si richiede una condanna esplicita ed ufficiale dell'operato della Federazione Russa quando questa si macchia in modo evidente di crimini contro la popolazione civile e conseguente richiamo della stessa alle sue responsabilità nella gestione delle politiche nel Caucaso in sede politica ed istituzionale. Conseguenti misure concrete che vadano al di là di richiami meramente formali qualora questo non fosse servito.


- Che il Consiglio d'Europa, andando oltre le convenienze politiche contingenti, adempia finalmente alla sua vocazione e missione, ovvero che non si limiti a timorosi richiami e condanne pro-forma, ma proceda energicamente qualora queste rimangano ignorate.


- Che ci sia un forte monito alla Federazione Russa: dopo oltre dieci anni di totale inadempienza, è giusto che rischi la sospensione se rifiuta di aderire finalmente anche nei fatti al rispetto dei principi dello Statuto che ha sottoscritto e come previsto anche dallo stesso negli art.3 e art.8 (http://conventions.coe.int/Treaty/EN/Treaties/Html/001.htm).


- Vincolare gli accordi politico-economici, o l'accesso ad enti, istituzioni od organismi internazionali, come pure il godimento di sovvenzioni o aiuti, prima al rispetto di determinate condizioni e clausole di tutela dei principi di libertà e diritti umani e solo poi garantirne l'effettiva messa in opera.


- Nessuna necessità di sanzioni, ma un controllo sulle nostre attività economiche e imprenditoriali in loco affinché non siano causa di sfruttamento o diano adito, direttamente o indirettamente, a forme di violazione dei diritti fondamentali dell'uomo.


Il conflitto osseto-georgiano esploso lo scorso anno ha mostrato a tutto il mondo la fragile stabilità dell'area. Nonostante le reiterate dichiarazioni di vittoria sulla guerra al terrorismo, il numero di omicidi verificatisi da quando il regime antiterrorismo è stato revocato è tutt'altro che rassicurante: 125 vittime in 120 giorni, nella sola Cecenia. Lo riteniamo sufficientemente preoccupante.


Ribadiamo pertanto vigorosamente la nostra richiesta al Parlamento Europeo, per un concreto e deciso impegno a favore della tutela dei diritti fondamentali dell'uomo in Russia.


Distinti saluti,



OdV

Mondo in Cammino


Il Presidente

Massimo Bonfatti


Associazione Onlus

Comitato per la Pace nel Caucaso


Il Presidente

Maria Elena Murdaca


Il Vice Presidente

Marco Masi













24 agosto 2009


Per informazioni e contatti:

OdV Mondo in Cammino

info@mondoincammino.org


1Si fa qui riferimento alla dichiarazione di Adam Delimkhanov, trasmessa dalla televisione cecena undici giorni prima dell'assassinio di Natalia Estemirova. Il video è disponibile su Youtube. Sul sito http://ceceniasos.ilcannocchiale.it/2009/08/12/delimkhanov.html è disponibile la trascrizione in italiano del testo. Il deputato della Duma Adam Delimkhanov è ricercato dalla polizia degli Emirati Arabi Uniti perché sospettato dell'assassinio di Sulim Jamadaev, avvenuto in marzo a Dubai.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/09/unimportante-iniziativa-per-la-cecenia.html

20 settembre 2009

A proposito della giustizia in Russia (IV)

Igor' Sutjagin, studioso, z/k [1]



Igor' Sutjagin, direttore di settore della sezione di studi politico-militari dell'Istituto per gli USA e il Canada dell'Accademia Russa delle Scienze, fu arrestato nell'ottobre 1999. L'accusa era “rivelazione di segreto di Stato”. Nonostante gli scandali che hanno accompagnato il processo e la contraddittorietà delle prove di colpevolezza di Sutjagin, il tribunale cittadino di Mosca nel 2004 ha condannato lo studioso per alto tradimento a 15 anni di colonia penale a regime duro. Nell'aprile 2004 l'organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani Amnesty International ha dichiarato Sutjagin prigioniero di coscienza.

Alla vigilia di questa triste data tonda – 10 anni in prigione – esce il libro di Igor' Sutjagin, alcuni capitoli del quale sono stati pubblicati sulla “Novaja gazeta”1. Oggi pubblichiamo l'introduzione.

Igor' Sutjagin. “A metà strada verso i minerali grezzi siberiani”

(A mo' di introduzione)

Quando siedi a lungo in una cella di isolamento, cominci a capire perché descrivono proprio così un determinato stato d'animo: “aver voglia di urlare”. In particolare se questa cella di isolamento non è la cella “lefortoviana” [2], un po' consunta, ma formalmente accurata, ma una cella costruita ancora sotto Caterina di un edificio del SIZO [3] di Kaluga [4]. Arcate basse e schiaccianti. Muri ridipinti molte volte, ma comunque graffiati. E uno strato di nicotina mista a polvere sul soffitto tondeggiante arcuato e sui muri – così spesso che si può raschiare con un fiammifero. Un quadro cupo.

Ma per qualche tempo ho assolutamente dimenticato questa cupezza – quando nella mia cella “numero 68” hanno portato un telegramma di Larisa Bogoraz [5]. Come un contatto dal vivo con la Storia. Capite, una cosa è sapere cos'è successo. Ma è tutta un'altra cosa, quando all'improvviso la storia si materializza in un foglietto di carta, dove – scusate i paroloni, ma è proprio così – Larisa Iosifovna, che appartiene alla Storia si rivolge concretamente a te, invitandoti a non perderti d'animo. Probabilmente non è lo stesso che per loro la Mauser [6] di Dzeržinskij. Ma per me ricevere quel telegramma è stato un fatto ben poco comune.

Forse grazie anche a quello il mio animo è rimasto comunque saldo. Perfino quando mi è toccato scontrarmi con le più incredibili, sfacciate menzogne degli inquirenti, che hanno affogato la verità nel fango e nelle supposizioni. Quando si è affermato che se c'è scritto “a” e c'è scritto “b”, allora formare con esse “ab” non si può, è impossibile. Quando quasi tutta la potenza delle strutture di sicurezza dello stato – dall'UVKR2 all'intelligence esterna e agli inquirenti militari fino al Dipartimento per la sicurezza economica – hanno cercato con tutte le forze di montare il “caso”.

In generale questi, in qualche modo particolarmente disperato, hanno lottato proprio con la verità. Con la verità e con tutto ciò che distruggeva la menzogna da loro montata. E questi erano perfettamente consapevoli di mentire. Perché una persona normale, sana non può affermare seriamente che un libro edito nel 1992 fosse impossibile da utilizzare nel 1998 nel lavoro per un articolo, perché il libro “era stato pubblicato dopo che l'articolo era stato scritto”3. E una persona sana, dopo aver letto in una rivista che “in Russia è stata organizzata la produzione di ХХХ», non è proprio in grado di firmare onestamente l'accusa basata sul fatto che la frase “in Russia è stata organizzata la produzione di ХХХ” non possa essere ricavata da fonti pubblicamente accessibili. E di accludere la rivista in qualità di prova4.

Effettivamente non nascondevano neanche che l'essenza di ciò che accadeva gli era del tutto chiara. L'essenza reale, non quella annunciata dai canali di stato. Per l'ennesima volta, dopo aver mostrato al capo del gruppo degli inquirenti come dal giornale che stava sul tavolo si ricavasse la “frase segreta” registrata a mio carico nell'accusa, io ho chiesto, dando del tu in tono accusatorio:

– Saša, ma davvero non capisci che tutto questo è una sciocchezza?

Saša rispose subito, senza riflettere un secondo:

– Certo che lo capisco. Ma capisco anche che tu sei in prigione già da un anno e se io oggi ti rilascio, domani al tuo posto dovrà esserci qualcuno di noi. E noi non vogliamo stare in prigione. Perciò ci starai tu e non noi.

Perlomeno fu onesto. Grazie, Saša, per la sincerità. L'ho apprezzata.

E così va in tutti gli ambiti. Solo tra gli inquirenti e gli agenti operativi a me noti personalmente per via del mio caso quattro tenenti sono diventati primi tenenti [10], due primi tenenti capitani, un capitano maggiore, due tenenti colonnelli colonnelli, un colonnello generale e uno che sognava il potere di generale vice governatore della regione. Probabilmente questi ritenevano che ciò giustificasse pienamente la loro lotta contro la verità. Tanto più che adesso sono in prigione già da quasi dieci anni.

E poi tre giorni prima della mia ultima sentenza a Mosca giunse la notizia che Larisa Bogoraz era morta. E io nella cella di Lefortovo per qualche motivo sentii che mi era stato come passato il testimone. Capisco da solo che non sono in grado, che non è roba per me [11] e che io sono come sono. Non so neanche se potrò andare in piazza o se la paura che si ripeta per le persone a me vicini tutto quello che hanno già passato mi fermerà. Ma in modo incomprensibile il senso di responsabilità inculcato dall'infanzia (il senso del dovere, cos'altro?) mi ha comunque spinto a percepire che il testimone è comunque stato passato e bisogna portarlo avanti – come si può, purché senza arrendersi e dicendo la verità. Ricordo dall'infanzia:

Se io non brillerò,
Se tu non brillerai,
Se noi non brilleremo —
Quando mai si disperderà l'oscurità?
[12]

E c'è molto da disperdere. Perché continuano a mentire. A mentire e senza aver tanto ritegno. Raccontando che non hanno competenza, ma si basano solo sulle conclusioni degli esperti. E continuando a scegliere gli esperti – già in servizio! – comodi e necessari. E sempre più persone si trovano schiacciate nell'asfalto, neanche tanto profondamente, – ma il rullo compressore è passato su tutti. Akuličev [13], Kajbyšev [14], Rešetin [15] tra gli accademici. Ščurov [16], Mirzajanov [17], Fëdorov [18], Korobejničev [19], i fratelli Oleg e Igor' Minkin [20], Babkin [21] tra i professori. Danilov [22], Chvorostov [23], Sojfer [24], Vizir [25], Ivanov [26], Rožkov [27], Koval'čuk [28], Moiseev [29], Tverdochlebov [30] tra i collaboratori scientifici di vario rango. Nikitin [31], Pas'ko [32]… Casi di “spionaggio” si sono sviluppati a Murmansk [33], Mosca e Pietroburgo, nel Territorio del Litorale [34], a Kaluga, Novosibirsk [35], Čeljabinsk [36], Krasnojarsk [37], Voronež [38]… E dovunque odora di menzogna. Di menzogna e di mostrine che desiderano nuove stelle. O di nuovi soldi – il che, essenzialmente, è quasi lo stesso. A volte viene voglia di urlare quasi come allora, nella cella di isolamento annerita dal tempo e dalla nicotina. Per non dar loro in qualche modo di prendere il sopravvento, nel mio lager settentrionale mi sforzo almeno di non tacere su ciò che è successo. Ma comunque si arrampicano sempre con le loro menzogne “da grande potenza”.

Ma che resta da fare? Ripetere e ripetere caparbiamente la verità. Anche se nessuno ascolta. Anche se nessuno sente.

“La verità non vince. La verità è ciò che rimane quando tutto il resto è già perduto”. Oggi queste parole sono tanto attuali quanto lo erano allora, nell'agosto del '68.

La presentazione del libro di I. Sutjagin “A metà strada verso i minerali grezzi siberiani” avrà luogo il 22 settembre nella Casa centrale del Giornalista [39]. Inizio alle 15.00.

1 I capitoli sono usciti sotto il titolo “Diario di una spia”. Vedi “Novaja gazeta” del 30.01. 2009, 28.11.2008 e 12.12.2008.


2 Upravlenie Voennoj KontrRazvedki [7] (UVKR) del Departament KontrRazvedki [8] (DKR) dello FSB [9].

3 Disposizione del colonnello K. del 17 giugno 2002, tomo 27, foglio del caso 89; disposizione del maggiore P. del 19 luglio 2002, tomo 27, foglio del caso 161.

4 Disposizione del maggiore P. del 29 luglio 2002. Sulla presentazione dell'accusa, tomo 23, foglio del caso 117.

18.09.2009

[1] Abbreviazione di Zaključënnyj Kanalestroenija (Detenuto per la Costruzione del Canale), data ai prigionieri del Gulag inviati a costruire il canale Mar Baltico-Mar Bianco e diventata sinonimo di prigioniero del Gulag in generale.

[2] Di Lefortovo, carcere di Mosca.

[3] Sledstvennyj IZOljator (Carcere di Custodia Cautelare).

[4] Città della Russia centro-meridionale.

[5] Larisa Iosifovna Bogoraz, linguista e dissidente, morta nel 2004.

[6] Pistola semiautomatica tedesca.

[7 Direzione del ControSpionaggio Militare (il rilievo grafico, qui e altrove, è mio).

[8] Dipartimento di ControSpionaggio.

[9] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l'erede del KGB.

[10] Grado che non esiste in Italia, dove da tenente si diviene capitano.

[11] Letteralmente “non è un cappello per Sen'ka (diminutivo di Semën, “Simone”)”, modo di dire russo.

[12] Versi di Nazim Hikmet.

[13] Viktor Anatol'evič Akuličev, fisico.

[14] Oskar Akramovič Kajbyšev, fisico tataro, accusato di spionaggio in favore della Corea del Sud.

[15] Igor' Rešetin, fisico, accusato di aver ceduto materiale missilistico alla Cina.

[16] Vladimir Ščurov, docente di acustica, accusato di aver ceduto materiale segreto alla Cina.

[17] Vil Sultanovič Mirzajanov, chimico tataro che accusò la Russia di produrre armi chimiche proibite e fu poi incarcerato per rivelazione di segreto di stato.

[18] Vjačeslav Vasil'evič Fëdorov, fisico.

[19] Oleg Pavlovič Korobejničev, chimico, accusato di rivelazione di segreto di stato.

[20] Non ho trovato notizie su questo caso.

[21] Anatolij Babkin, fisico, accusato di aver ceduto materiale segreto agli USA.

[22] Valentin Vladimirovič Danilov, fisico, accusato di aver fornito materiale segreto alla Cina.

[23] Jurij Chvorostov, collaboratore di Danilov (vedi nota 21), accusato di essere suo complice.

[24] Vladimir Nikolaevič Sojfer, oceanografo, autore di studi sull'inquinamento radioattivo dell'Oceano Pacifico, accusato di rivelazione di segreto di stato.

[25] Sergej Andreevič Vizir, economista, accusato di aver fornito materiale segreto alla Cina.

[26] Non ho trovato notizie su questo caso.

[27] Non ho trovato notizie su questo caso.

[28] Non ho trovato notizie su questo caso.

[29] Valentin Ivanovič Moiseev, economista, accusato di spionaggio a favore della Corea del Sud.

[30] Sergej Tverdochlebov, collaboratore di Rešetin, accusato di esserne complice.

[31] Aleksandr Nikitin, collaboratore scientifico, accusato di spionaggio dopo aver scritto un rapporto sui rischi nucleari legati alla flotta del Mare Artico.

[32] Grigorij Michajlovič Pas'ko, ecologista, accusato di spionaggio dopo aver scritto articoli sull'inquinamento causato dai militari.

[33] Città dell'estremo nord della Russia.

[34] Regione dell'estremo oriente della Russia asiatica.

[35] Città della Siberia meridionale.

[36] Città della Siberia occidentale.

[37] Città della Siberia centrale.

[38] Città della Russia centro-meridionale.

[39] Centro giornalistico indipendente di Mosca.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/09/un-prigioniero-di-coscienza-nella.html

16 settembre 2009

A proposito dei prodromi della seconda guerra cecena (I)

I dubbi non vanno in prescrizione


Perché dopo 10 anni non sappiamo la verità sulle esplosioni dei condomini


Sono passati 10 anni dalle esplosioni di settembre dei condomini di Mosca e Volgodonsk [1]. E più di cinque anni dalla fine del processo al tribunale cittadino di Mosca, che si tenne a porte chiuse. Nel corso di questo processo vennero coperte dal segreto e “protocollate” alcune informazioni allora note sugli avvenimenti del 1999. Per amor di giustizia notiamo che ciò fu fatto non solo tenendo conto delle opinioni dell'accusa. Ma purtroppo gli inquirenti e il tribunale non riuscirono a sistematizzare tutti i dati e a chiarire il quadro del crimine.

E anche se “la ricerca della verità” nel Codice di Procedura Penale della Federazione Russa adesso non viene più dichiarata scopo principale, è importante capire: cosa non hanno potuto o non hanno voluto chiarire gli inquirenti, i procuratori e i giudici? Cos'è rimasto “tra parentesi” del processo? E perché sui risultati delle indagini sull'esplosione del condominio a Bujnaksk [2] non c'è una tale quantità di domande e incomprensioni? Ecco che là sono stati presi (o nominati) tanto gli esecutori, quanto gli organizzatori. E gli sono state date condanne non lievi, le vittime delle loro malefatte non erano poche. E' solo perché nel Caucaso in questi anni sono abituati a tutto o per la differenza di situazioni e di risonanza pubblica?

Non è di poca importanza il fatto che gli inquirenti moscoviti siano andati per una strada più di una volta indicata dall'alto. “Il motivo di queste esplosioni è stato chiarito da noi, – dichiarò alle “Izvestija” (29.04.2003) una fonte della Procura Generale della Federazione Russa. – In agosto i militanti capeggiati da Basaev attaccarono alcuni villaggi daghestani al confine con la Cecenia. Le forze federali li cacciarono di là, cosa che, essenzialmente, dette impulso per iniziare una nuova operazione antiterroristica. Dando l'ordine di compiere le esplosioni Basaev, da una parte vendicò i “compagni” uccisi e dall'altra voleva spaventare. Contava in tal modo di far pressione sulla leadership politica del paese e fermare i militari russi e gli agenti dei servizi segreti”.

Le domande scomode sulle indagini sugli atti terroristici non sorgerebbero se ci fosse piena apertura e chiarezza sui risultati delle indagini stesse.

Per quanto si può giudicare dalle informazioni che filtrarono all'inizio del 2004 dall'aula chiusa del processo, né Marina Komarova – il giudice, che ha condotto molte faccende dello FSB [3], né i procuratori si sono posti evidentemente tale supercompito. Lo stesso si può dire degli imputati Dekkušev e Krymšamchalov (che evidentemente avevano a che fare con questi atti terroristici) e dei loro avvocati. E anche delle parti lese.

I rappresentanti dello stato non buttarono a intrufolarsi nei segreti degli avvenimenti e nelle mancanze delle indagini. Perlomeno non si sono lanciati a cercare di sapere più di quel che era necessario per accusare e punire solo quegli imputati, che erano caduti vivi in mano alla magistratura. Gli altri, che non erano rimasti in vita o si erano nascosti, restarono così nell'ombra del processo e insieme a loro anche molti fatti.

Cioè, questo è affare nostro e vostro – capire e valutare il lavoro che hanno svolto le forze dell'ordine e anche tentare di chiarire quali materiali non hanno visto la luce e perché ciò è avvenuto.

Di tutto ciò si sono occupate alcune persone che non hanno i poteri degli inquirenti e le possibilità di ricerca dei servizi segreti. Noi siamo membri della Commissione Sociale creata nella primavera 2002 per iniziativa del defunto Sergej Jušenkov [4] con l'attiva e indipendente collaborazione di alcuni ricercatori all'estero.

Anche se l'esame giudiziario del caso si è compiuto da tempo, alcune importanti figure restano lontane dall'attenzione del pubblico. Alcuni testimoni, per considerazioni personali, non desiderano essere oggetto di un interesse pericoloso per loro. E l'ex agente dello FSB Michail Trepaškin, divenuto avvocato delle parti lese, si è scontrato con una persecuzione penale e si è beccato una condanna alla colonia penale, cioè si è trovato “buttato fuori” dall'ambito del processo. E non è neppure escluso che nel corso del procedimento abbia potuto porre domande “non buone”.

L'intreccio degli avvenimenti del caso degli atti terroristici è piuttosto semplice. Nell'estate 1999 alcune persone hanno preparato e trasportato qualche sostanza esplosiva a Mosca e a Volgodonsk, dove l'hanno fatta esplodere sotto dei condomini a più piani. Questa versione abbastanza solida è stata ben studiata dagli inquirenti. Le confessioni di due persone accusate della preparazione dell'atto terroristico di Mosca e dell'esecuzione di quello di Volgodonsk e sopravvissute fino al processo confermano le prove raccolte sul caso. Ma insieme a queste ci sono dei seri punti oscuri, che non si è riusciti a eliminare in questi anni.

Le nostre domande riguardano non solo ciò che probabilmente manca nei materiali del caso, ma anche ciò che nell'ambito di esso non è stato studiato o in parte non è giunto al processo.

La prima domanda è legata alle deposizioni (al processo e prima del processo – ai membri della nostra commissione) dal locatore di un'abitazione nel condominio in via Gur'janov [5] Mark Bljumenfel'd. Giunto sul luogo dell'esplosione nella notte del 9 settembre, aiutò a fare l'identikit del subaffittuario giunto in precedenza due volte da lui con un passaporto [6] a nome Lajpanov. Allora e durante il processo Mark Bljumenfel'd dubitò che fosse quell'Ačemez Gočijaev che fu indicato dagli inquirenti come principale esecutore degli attentati di Mosca.

Mark spiegò questo così: non era d'accordo con la coincidenza dei due identikit né a Lefortovo [7], quando su di lui pendeva l'accusa di complicità nelle esplosioni, né poi quando fu messo in libertà, né come testimone sotto giuramento al processo. Il primo “ritratto” l'aveva creato da solo nella notte dopo la prima esplosione [8]. Il secondo (ben più somigliante alla foto del vero Gočijaev) fu mostrato degli inquirenti, che l'avevano ricevuto da altre fonti.

Tuttavia al processo l'accusa formulò la domanda nel modo seguente: “Chi nelle tre foto (non più identikit) a Lei mostrate è più somigliante all'uomo, che ha preso in affitto un'abitazione in via Gur'janov?”

Bljumenfel'd indicò la foto di Gočijaev perché gli altri due volti non erano assolutamente somiglianti a quello con cui concluse un accordo di subaffitto alla vigilia del 9 settembre 1999.

Queste testimonianze non smentiscono il fatto che abbiano potuto esserci due persone: n. 1, il vero affittuario, che presentò il passaporto di Lajpanov e fu descritto da Mark nel primo identikit come persona “con aria da intellettuale” e n. 2 – quello che fu riconosciuto come Ačemez Gočijaev.

Questo, si capisce, non significa che gli inquirenti abbiano rifilato Gočijaev a Bljumenfel'd e al tribunale al posto di qualche altra persona. Ma il tribunale non si è proprio buttato a spiegare se queste erano due persone diverse: Gočijaev, con tutto quello che si sapeva di lui e qualcun altro che aveva affittato l'abitazione.

In ogni caso questa circostanza era molto importante per quanto riguardava la possibilità colpevolezza di Gočijaev o di un'altra persona (o la loro colpevolezza comune), anche se non serve come prova di una diretta partecipazione dello FSB agli atti terroristici. Questo mostra solo che gli inquirenti consideravano sospetto il già allora “catalogato” Gočijaev e non qualche sconosciuto. Naturalmente si sarebbe comportato così qualsiasi inquirente, in particolare in una situazione in cui dei criminali fanno esplodere dei condomini. Ma perché il tribunale non ha rivolto attenzione al fatto che Gočijaev avrebbe potuto non essere solo?

Nel processo ci sono anche deposizioni di altri testimoni, che in quei giorni videro una persona che registro la propria ditta e poi affittò diverse abitazioni. Praticamente tutti questi testimoni erano d'accordo sul fatto che l'identikit o la foto reale di Gočijaev gli ricordavano molto questa persona. Ma tutti questi per vari motivi non furono portati al processo, ma Bljumenfel'd per qualche motivo fu portato e fu interrogato dettagliatamente, anche se non era del tutto d'accordo con gli inquirenti. Un po' strano per chi nasconde le tracce.

Al tribunale e al procuratore evidentemente non piacevano i dubbi di questo importante testimone nell'identificazione di Gočijaev (condotta con notevoli pecche operative e processuali). Cioè, il compito principale dello studio di questa questione non è stato finora adempiuto e restano dei dubbi: Gočijaev era solo o ad affittare l'abitazione andò anche qualcun altro?

Seconda domanda. L'avvocato delle parti lese, in passato agente dello FSB, Michail Trepaškin nel primo identikit riconobbe una persona che in precedenza nel 1999 egli stesso e una serie di altre persone avevano visto in tutt'altra situazione. Era un certo Vladimir Michajlovič Romanovič, agente dello FSB, che si era specializzato nell'infiltrarsi nei gruppi armati ceceni e che qualche mese dopo gli atti terroristici morì a Cipro, finendo sotto una macchina laggiù.

Questa era un'affermazione molto forte, che era indispensabile analizzare dettagliatamente nel corso del procedimento: facendo domande agli imputati, ai testimoni, allo stesso Trepaškin e ad altre figure ufficiali da lui indicate – pareva che molte di esse conoscessero bene Romanovič e Gočijaev. E' interessante anche sapere se verificarono le parole dello stesso Gočijaev (nelle sue lettere aperte) sul fatto che nell'affitto delle abitazioni fu guidato da un buon conoscente, con cui era andato a scuola. Gočijaev inoltre alluse ai legami di questo conoscente con lo FSB.

Tempo e possibilità per una verifica c'erano. Ma il tribunale si disinteressò apertamente di ciò. Michail Trepaškin, che come avvocato delle parti lese avrebbe potuto sollevare questa questione, non comparve nell'aula delle udienze. Com'è noto, gli misero addosso di nascosto una pistola e poi lo accusarono di detenzione di alcuni proiettili e di rivelazione di segreto di stato.

Certo, questa non è ancora una prova. Stando alla descrizione approssimativa fatta da Bljumenfel'd la notte dopo l'esplosione, riconoscere una persona che aveva visto in precedenza solo in una foto (come dice Trepaškin), è abbastanza difficile. E Trepaškin ha ricordato questo solo qualche anno dopo in un'intervista alle “Moskovskie Novosti” [9] (anche se nel 1999, a suo dire, l'aveva comunicato alla dirigenza dello FSB e gli aveva trasmesso una foto). Ma perché fino ad allora non ha mai parlato di Romanovič alla Commissione Sociale? Eppure abbiamo lavorato in contatto con Michail Trepaškin per molto tempo. Forse questo era materiale da avvocato per il processo a porte chiuse e a noi il collega non ha affidato un tale smascheramento dello FSB?

Fra l'altro, al tribunale sarebbe spettato verificare la versione su Romanovič in ogni caso. Così come alla dirigenza dello FSB sarebbe spettato chiarire al pubblico: avevano negli anni '90 l'agente non iscritto a ruolo Vladimir Michajlovič Romanovič? E cosa gli è successo?

Terza domanda. Uno degli episodi chiave delle indagini è legato al nome di Tat'jana Korolëva, che prese parte alla registrazione della ditta di Gočijaev. Con un passaporto falso a nome Lajpanov questi poi affittò delle abitazioni nei condomini dove fu posto l'esplosivo. Stando a quanto fu comunicato alla stampa, Korolëva fu arrestata nell'intervallo tra la prima e la seconda esplosione, ma al mattino del 13 settembre fu rilasciata. Più tardi sulla stampa comparvero notizie che rimandavano a una fonte delle forze dell'ordine, secondo cui Korolëva sarebbe stata l'amante di Gočijaev e sarebbe fuggita insieme a lui in Cecenia.

Tuttavia adesso si hanno informazioni ricevute nel corso dell'indagine giudiziaria. La corte ha interrogato una testimone che ha mostrato che proprio lei aveva registrato la ditta di Gočijaev “Brènd-2” insieme ad altri suoi collaboratori, tra cui anche Korolëva, – e tutti avevano visto il terrorista. Tra l'altro tutti questi testimoni furono allora trovati rapidamente, furono interrogati in proposito e furono lasciati andare.

Ma perché la corte non interrogò Korolëva, che viveva a Mosca e che negli articoli del 1999 fu dichiarata quasi una complice di Gočijaev, anche se in realtà si erano “incrociati” solo qualche giorno prima delle esplosioni? Perché la Procura nelle udienze del processo non smentì le pubbliche accuse sui legami di Korolëva con lo FSB? E cosa nascosero a proposito di questa gli inquirenti, che erano così aperti a informare il pubblico in quel memorabile autunno?

Certo, ci risponderanno che al processo non accusavano Gočijaev, che la corte non ha il diritto di uscire dall'ambito dell'accusa presentata. E in effetti per propria iniziativa la corte non può farlo. Ma una volta che l'accusa aveva chiamato molti testimoni degli episodi di Mosca, non sarebbe stato meglio in una volta sola chiarire la non complicità con i terroristi di Vladimir Romanovič, Tat'jana Korolëva e altre persone? Eppure questo è stato fatto nei confronti degli altri “registratori” della ditta che lavoravano con lei. Perché rimandare questa faccenda fino alla cattura di Gočijaev?

Quarta domanda. Al processo non sono comparsi due testimoni di non poca importanza dello stesso episodio di via Gur'janov. Eppure Mark Bljumenfel'd nel corso delle indagini aveva mostrato che a dare in affitto un'abitazione del condominio a una persona con passaporto a nome Lajpanov lo avevano aiutato attivamente dei collaboratori del ministero degli Interni – tali Ismailov e Verbljud. Anche questi videro il “subaffittuario” prima delle esplosioni ed evidentemente erano interessati ad ottenere un guadagno da tale subaffitto. Uno di questi collaboratori era di Petrovka, 38 [10], l'altro era un uomo del RUBOP [11] locale. Entrambi si interessarono delle indagini e passarono qualche tempo a Lefortovo.

Non c'è motivo di sospettarli di complicità nella preparazione dell'atto terroristico, ma perché queste persone, che idealmente devono possedere una memoria professionale per i volti, non sono state chiamate in qualità di testimoni?

La quinta domanda riguarda il confronto dei risultati di diverse analisi, fatte per determinare la composizione chimica dell'esplosivo, la sua quantità, la sua distribuzione nei sacchi, le caratteristiche del loro caricamento e così via. Era indispensabile confrontare i “parametri”: 1) di ciò che fu preparato e impacchettato a Kislovodsk [12] con la partecipazione di Krymšamchalov e Dekkušev; 2) di ciò che fu trasportato a Mosca e trovato poi non utilizzato in via Krasnodarskaja [13] 70 e in via Borisovskie Prudy [14]; 3) e di quelle che furono identificate come tracce delle esplosioni di due edifici a Mosca e di uno a Volgodonsk.

La corte non ha fatto seriamente attenzione al confronto dei dati di tutte le analisi condotto nel corso delle indagini. Alle udienze non sono stati chiamati gli esperti, il che non ha dato piena possibilità alla difesa e ai rappresentanti delle parti lese di porgli domande importanti per chiarire la verità.

Eppure ci sono anche altri materiali degli esperti. Da qualche parte si conservano o mancano (il che potrebbe essere indicativo) analoghe informazioni sui sacchi di zucchero (o di esogeno [15]) non utilizzati nell'imitazione di una preparazione di un atto terroristico a Rjazan' [16] sempre nello stesso disgraziato settembre 1999. Che fossero esercitazioni dello FSB o altre operazioni, sarebbe stato importante confrontare il trasporto e il metodo di impacchettamento di questi sacchi con quello di quelli sopraelencati.

Inoltre tra i materiali delle indagini sul caso di Rjazan', se in generale ci fossero, potrebbero esserci le tracce di conservazione di sacchi simili nel reparto militare presso tale città. Ad ottenere la declassificazione delle informazioni sulle esercitazioni dello FSB a Rjazan' non si è riusciti, anche se a questa epopea fu dedicata molta attenzione nel corso del contenzioso del deputato della Duma di Stato [17] Sergej Kovalëv [18] con la Procura Generale.

Alle domande poste qui non è tardi per tornare ora. Se in questo caso non è rimasto alcun segreto, allora lo stato dovrebbe essere interessato al chiarimento di tutte le circostanze degli avvenimenti del 1999 e noi come in precedenza siamo pronti ad aiutarlo in questo.

Valentin Gefter,
direttore dell'Istituto per i diritti umani,
membro della Commissione Sociale per le indagini
sulle circostanze delle esplosioni dei condomini a Mosca e Volgodonsk
e della conduzione di esercitazioni a Rjazan' nel settembre 1999

09.09.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/099/17.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Città della Russia meridionale.

[2] Città del Daghestan centro-meridionale, dove nell'esplosione di un condominio il 4 settembre 1999 morirono 64 persone e 146 rimasero ferite.

[3] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l'erede del KGB.

[4] Sergej Nikolaevič Jušenkov, deputato liberale ucciso in un attentato nel 2003.

[5] Via della zona centro-meridionale di Mosca.

[6] In Russia non esistono carte d'identità e il passaporto è l'unico documento d'identità.

[7] Carcere nella periferia occidentale di Mosca.

[8] All'esplosione dell'8 settembre 1999 in via Gur'janov a Mosca seguì quella del viale Kaširskoe del 13 settembre.

[9] “Notizie Moscovite”, settimanale un tempo pubblicato in inglese e russo, oggi solo in inglese.

[10] “Petrovka, 38” sta per via Petrovka, 38 – sede del GUVD (Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del – Direzione Principale degli Affari Interni), in pratica la polizia moscovita.

[11] Rajonnoe Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju (Direzione Provinciale per la Lotta alla Criminalità Organizzata).

[12] Città della Russia meridionale.

[13] Via della zona sud-orientale di Mosca.

[14] “Via degli Stagni di Borisovo”, nella zona meridionale di Mosca.

[15] Esplosivo utilizzato in ambito militare.

[16] Città della Russia centro-meridionale.

[17] Tutte le assemblee legislative russe si chiamano Duma, di qui la precisazione.

[18] Sergej Adamovič Kovalëv, ex dissidente sovietico.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/09/dieci-anni-dagli-attentati-del.html