20 settembre 2009

A proposito della giustizia in Russia (IV)

Igor' Sutjagin, studioso, z/k [1]



Igor' Sutjagin, direttore di settore della sezione di studi politico-militari dell'Istituto per gli USA e il Canada dell'Accademia Russa delle Scienze, fu arrestato nell'ottobre 1999. L'accusa era “rivelazione di segreto di Stato”. Nonostante gli scandali che hanno accompagnato il processo e la contraddittorietà delle prove di colpevolezza di Sutjagin, il tribunale cittadino di Mosca nel 2004 ha condannato lo studioso per alto tradimento a 15 anni di colonia penale a regime duro. Nell'aprile 2004 l'organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani Amnesty International ha dichiarato Sutjagin prigioniero di coscienza.

Alla vigilia di questa triste data tonda – 10 anni in prigione – esce il libro di Igor' Sutjagin, alcuni capitoli del quale sono stati pubblicati sulla “Novaja gazeta”1. Oggi pubblichiamo l'introduzione.

Igor' Sutjagin. “A metà strada verso i minerali grezzi siberiani”

(A mo' di introduzione)

Quando siedi a lungo in una cella di isolamento, cominci a capire perché descrivono proprio così un determinato stato d'animo: “aver voglia di urlare”. In particolare se questa cella di isolamento non è la cella “lefortoviana” [2], un po' consunta, ma formalmente accurata, ma una cella costruita ancora sotto Caterina di un edificio del SIZO [3] di Kaluga [4]. Arcate basse e schiaccianti. Muri ridipinti molte volte, ma comunque graffiati. E uno strato di nicotina mista a polvere sul soffitto tondeggiante arcuato e sui muri – così spesso che si può raschiare con un fiammifero. Un quadro cupo.

Ma per qualche tempo ho assolutamente dimenticato questa cupezza – quando nella mia cella “numero 68” hanno portato un telegramma di Larisa Bogoraz [5]. Come un contatto dal vivo con la Storia. Capite, una cosa è sapere cos'è successo. Ma è tutta un'altra cosa, quando all'improvviso la storia si materializza in un foglietto di carta, dove – scusate i paroloni, ma è proprio così – Larisa Iosifovna, che appartiene alla Storia si rivolge concretamente a te, invitandoti a non perderti d'animo. Probabilmente non è lo stesso che per loro la Mauser [6] di Dzeržinskij. Ma per me ricevere quel telegramma è stato un fatto ben poco comune.

Forse grazie anche a quello il mio animo è rimasto comunque saldo. Perfino quando mi è toccato scontrarmi con le più incredibili, sfacciate menzogne degli inquirenti, che hanno affogato la verità nel fango e nelle supposizioni. Quando si è affermato che se c'è scritto “a” e c'è scritto “b”, allora formare con esse “ab” non si può, è impossibile. Quando quasi tutta la potenza delle strutture di sicurezza dello stato – dall'UVKR2 all'intelligence esterna e agli inquirenti militari fino al Dipartimento per la sicurezza economica – hanno cercato con tutte le forze di montare il “caso”.

In generale questi, in qualche modo particolarmente disperato, hanno lottato proprio con la verità. Con la verità e con tutto ciò che distruggeva la menzogna da loro montata. E questi erano perfettamente consapevoli di mentire. Perché una persona normale, sana non può affermare seriamente che un libro edito nel 1992 fosse impossibile da utilizzare nel 1998 nel lavoro per un articolo, perché il libro “era stato pubblicato dopo che l'articolo era stato scritto”3. E una persona sana, dopo aver letto in una rivista che “in Russia è stata organizzata la produzione di ХХХ», non è proprio in grado di firmare onestamente l'accusa basata sul fatto che la frase “in Russia è stata organizzata la produzione di ХХХ” non possa essere ricavata da fonti pubblicamente accessibili. E di accludere la rivista in qualità di prova4.

Effettivamente non nascondevano neanche che l'essenza di ciò che accadeva gli era del tutto chiara. L'essenza reale, non quella annunciata dai canali di stato. Per l'ennesima volta, dopo aver mostrato al capo del gruppo degli inquirenti come dal giornale che stava sul tavolo si ricavasse la “frase segreta” registrata a mio carico nell'accusa, io ho chiesto, dando del tu in tono accusatorio:

– Saša, ma davvero non capisci che tutto questo è una sciocchezza?

Saša rispose subito, senza riflettere un secondo:

– Certo che lo capisco. Ma capisco anche che tu sei in prigione già da un anno e se io oggi ti rilascio, domani al tuo posto dovrà esserci qualcuno di noi. E noi non vogliamo stare in prigione. Perciò ci starai tu e non noi.

Perlomeno fu onesto. Grazie, Saša, per la sincerità. L'ho apprezzata.

E così va in tutti gli ambiti. Solo tra gli inquirenti e gli agenti operativi a me noti personalmente per via del mio caso quattro tenenti sono diventati primi tenenti [10], due primi tenenti capitani, un capitano maggiore, due tenenti colonnelli colonnelli, un colonnello generale e uno che sognava il potere di generale vice governatore della regione. Probabilmente questi ritenevano che ciò giustificasse pienamente la loro lotta contro la verità. Tanto più che adesso sono in prigione già da quasi dieci anni.

E poi tre giorni prima della mia ultima sentenza a Mosca giunse la notizia che Larisa Bogoraz era morta. E io nella cella di Lefortovo per qualche motivo sentii che mi era stato come passato il testimone. Capisco da solo che non sono in grado, che non è roba per me [11] e che io sono come sono. Non so neanche se potrò andare in piazza o se la paura che si ripeta per le persone a me vicini tutto quello che hanno già passato mi fermerà. Ma in modo incomprensibile il senso di responsabilità inculcato dall'infanzia (il senso del dovere, cos'altro?) mi ha comunque spinto a percepire che il testimone è comunque stato passato e bisogna portarlo avanti – come si può, purché senza arrendersi e dicendo la verità. Ricordo dall'infanzia:

Se io non brillerò,
Se tu non brillerai,
Se noi non brilleremo —
Quando mai si disperderà l'oscurità?
[12]

E c'è molto da disperdere. Perché continuano a mentire. A mentire e senza aver tanto ritegno. Raccontando che non hanno competenza, ma si basano solo sulle conclusioni degli esperti. E continuando a scegliere gli esperti – già in servizio! – comodi e necessari. E sempre più persone si trovano schiacciate nell'asfalto, neanche tanto profondamente, – ma il rullo compressore è passato su tutti. Akuličev [13], Kajbyšev [14], Rešetin [15] tra gli accademici. Ščurov [16], Mirzajanov [17], Fëdorov [18], Korobejničev [19], i fratelli Oleg e Igor' Minkin [20], Babkin [21] tra i professori. Danilov [22], Chvorostov [23], Sojfer [24], Vizir [25], Ivanov [26], Rožkov [27], Koval'čuk [28], Moiseev [29], Tverdochlebov [30] tra i collaboratori scientifici di vario rango. Nikitin [31], Pas'ko [32]… Casi di “spionaggio” si sono sviluppati a Murmansk [33], Mosca e Pietroburgo, nel Territorio del Litorale [34], a Kaluga, Novosibirsk [35], Čeljabinsk [36], Krasnojarsk [37], Voronež [38]… E dovunque odora di menzogna. Di menzogna e di mostrine che desiderano nuove stelle. O di nuovi soldi – il che, essenzialmente, è quasi lo stesso. A volte viene voglia di urlare quasi come allora, nella cella di isolamento annerita dal tempo e dalla nicotina. Per non dar loro in qualche modo di prendere il sopravvento, nel mio lager settentrionale mi sforzo almeno di non tacere su ciò che è successo. Ma comunque si arrampicano sempre con le loro menzogne “da grande potenza”.

Ma che resta da fare? Ripetere e ripetere caparbiamente la verità. Anche se nessuno ascolta. Anche se nessuno sente.

“La verità non vince. La verità è ciò che rimane quando tutto il resto è già perduto”. Oggi queste parole sono tanto attuali quanto lo erano allora, nell'agosto del '68.

La presentazione del libro di I. Sutjagin “A metà strada verso i minerali grezzi siberiani” avrà luogo il 22 settembre nella Casa centrale del Giornalista [39]. Inizio alle 15.00.

1 I capitoli sono usciti sotto il titolo “Diario di una spia”. Vedi “Novaja gazeta” del 30.01. 2009, 28.11.2008 e 12.12.2008.


2 Upravlenie Voennoj KontrRazvedki [7] (UVKR) del Departament KontrRazvedki [8] (DKR) dello FSB [9].

3 Disposizione del colonnello K. del 17 giugno 2002, tomo 27, foglio del caso 89; disposizione del maggiore P. del 19 luglio 2002, tomo 27, foglio del caso 161.

4 Disposizione del maggiore P. del 29 luglio 2002. Sulla presentazione dell'accusa, tomo 23, foglio del caso 117.

18.09.2009

[1] Abbreviazione di Zaključënnyj Kanalestroenija (Detenuto per la Costruzione del Canale), data ai prigionieri del Gulag inviati a costruire il canale Mar Baltico-Mar Bianco e diventata sinonimo di prigioniero del Gulag in generale.

[2] Di Lefortovo, carcere di Mosca.

[3] Sledstvennyj IZOljator (Carcere di Custodia Cautelare).

[4] Città della Russia centro-meridionale.

[5] Larisa Iosifovna Bogoraz, linguista e dissidente, morta nel 2004.

[6] Pistola semiautomatica tedesca.

[7 Direzione del ControSpionaggio Militare (il rilievo grafico, qui e altrove, è mio).

[8] Dipartimento di ControSpionaggio.

[9] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l'erede del KGB.

[10] Grado che non esiste in Italia, dove da tenente si diviene capitano.

[11] Letteralmente “non è un cappello per Sen'ka (diminutivo di Semën, “Simone”)”, modo di dire russo.

[12] Versi di Nazim Hikmet.

[13] Viktor Anatol'evič Akuličev, fisico.

[14] Oskar Akramovič Kajbyšev, fisico tataro, accusato di spionaggio in favore della Corea del Sud.

[15] Igor' Rešetin, fisico, accusato di aver ceduto materiale missilistico alla Cina.

[16] Vladimir Ščurov, docente di acustica, accusato di aver ceduto materiale segreto alla Cina.

[17] Vil Sultanovič Mirzajanov, chimico tataro che accusò la Russia di produrre armi chimiche proibite e fu poi incarcerato per rivelazione di segreto di stato.

[18] Vjačeslav Vasil'evič Fëdorov, fisico.

[19] Oleg Pavlovič Korobejničev, chimico, accusato di rivelazione di segreto di stato.

[20] Non ho trovato notizie su questo caso.

[21] Anatolij Babkin, fisico, accusato di aver ceduto materiale segreto agli USA.

[22] Valentin Vladimirovič Danilov, fisico, accusato di aver fornito materiale segreto alla Cina.

[23] Jurij Chvorostov, collaboratore di Danilov (vedi nota 21), accusato di essere suo complice.

[24] Vladimir Nikolaevič Sojfer, oceanografo, autore di studi sull'inquinamento radioattivo dell'Oceano Pacifico, accusato di rivelazione di segreto di stato.

[25] Sergej Andreevič Vizir, economista, accusato di aver fornito materiale segreto alla Cina.

[26] Non ho trovato notizie su questo caso.

[27] Non ho trovato notizie su questo caso.

[28] Non ho trovato notizie su questo caso.

[29] Valentin Ivanovič Moiseev, economista, accusato di spionaggio a favore della Corea del Sud.

[30] Sergej Tverdochlebov, collaboratore di Rešetin, accusato di esserne complice.

[31] Aleksandr Nikitin, collaboratore scientifico, accusato di spionaggio dopo aver scritto un rapporto sui rischi nucleari legati alla flotta del Mare Artico.

[32] Grigorij Michajlovič Pas'ko, ecologista, accusato di spionaggio dopo aver scritto articoli sull'inquinamento causato dai militari.

[33] Città dell'estremo nord della Russia.

[34] Regione dell'estremo oriente della Russia asiatica.

[35] Città della Siberia meridionale.

[36] Città della Siberia occidentale.

[37] Città della Siberia centrale.

[38] Città della Russia centro-meridionale.

[39] Centro giornalistico indipendente di Mosca.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/09/un-prigioniero-di-coscienza-nella.html

16 settembre 2009

A proposito dei prodromi della seconda guerra cecena (I)

I dubbi non vanno in prescrizione


Perché dopo 10 anni non sappiamo la verità sulle esplosioni dei condomini


Sono passati 10 anni dalle esplosioni di settembre dei condomini di Mosca e Volgodonsk [1]. E più di cinque anni dalla fine del processo al tribunale cittadino di Mosca, che si tenne a porte chiuse. Nel corso di questo processo vennero coperte dal segreto e “protocollate” alcune informazioni allora note sugli avvenimenti del 1999. Per amor di giustizia notiamo che ciò fu fatto non solo tenendo conto delle opinioni dell'accusa. Ma purtroppo gli inquirenti e il tribunale non riuscirono a sistematizzare tutti i dati e a chiarire il quadro del crimine.

E anche se “la ricerca della verità” nel Codice di Procedura Penale della Federazione Russa adesso non viene più dichiarata scopo principale, è importante capire: cosa non hanno potuto o non hanno voluto chiarire gli inquirenti, i procuratori e i giudici? Cos'è rimasto “tra parentesi” del processo? E perché sui risultati delle indagini sull'esplosione del condominio a Bujnaksk [2] non c'è una tale quantità di domande e incomprensioni? Ecco che là sono stati presi (o nominati) tanto gli esecutori, quanto gli organizzatori. E gli sono state date condanne non lievi, le vittime delle loro malefatte non erano poche. E' solo perché nel Caucaso in questi anni sono abituati a tutto o per la differenza di situazioni e di risonanza pubblica?

Non è di poca importanza il fatto che gli inquirenti moscoviti siano andati per una strada più di una volta indicata dall'alto. “Il motivo di queste esplosioni è stato chiarito da noi, – dichiarò alle “Izvestija” (29.04.2003) una fonte della Procura Generale della Federazione Russa. – In agosto i militanti capeggiati da Basaev attaccarono alcuni villaggi daghestani al confine con la Cecenia. Le forze federali li cacciarono di là, cosa che, essenzialmente, dette impulso per iniziare una nuova operazione antiterroristica. Dando l'ordine di compiere le esplosioni Basaev, da una parte vendicò i “compagni” uccisi e dall'altra voleva spaventare. Contava in tal modo di far pressione sulla leadership politica del paese e fermare i militari russi e gli agenti dei servizi segreti”.

Le domande scomode sulle indagini sugli atti terroristici non sorgerebbero se ci fosse piena apertura e chiarezza sui risultati delle indagini stesse.

Per quanto si può giudicare dalle informazioni che filtrarono all'inizio del 2004 dall'aula chiusa del processo, né Marina Komarova – il giudice, che ha condotto molte faccende dello FSB [3], né i procuratori si sono posti evidentemente tale supercompito. Lo stesso si può dire degli imputati Dekkušev e Krymšamchalov (che evidentemente avevano a che fare con questi atti terroristici) e dei loro avvocati. E anche delle parti lese.

I rappresentanti dello stato non buttarono a intrufolarsi nei segreti degli avvenimenti e nelle mancanze delle indagini. Perlomeno non si sono lanciati a cercare di sapere più di quel che era necessario per accusare e punire solo quegli imputati, che erano caduti vivi in mano alla magistratura. Gli altri, che non erano rimasti in vita o si erano nascosti, restarono così nell'ombra del processo e insieme a loro anche molti fatti.

Cioè, questo è affare nostro e vostro – capire e valutare il lavoro che hanno svolto le forze dell'ordine e anche tentare di chiarire quali materiali non hanno visto la luce e perché ciò è avvenuto.

Di tutto ciò si sono occupate alcune persone che non hanno i poteri degli inquirenti e le possibilità di ricerca dei servizi segreti. Noi siamo membri della Commissione Sociale creata nella primavera 2002 per iniziativa del defunto Sergej Jušenkov [4] con l'attiva e indipendente collaborazione di alcuni ricercatori all'estero.

Anche se l'esame giudiziario del caso si è compiuto da tempo, alcune importanti figure restano lontane dall'attenzione del pubblico. Alcuni testimoni, per considerazioni personali, non desiderano essere oggetto di un interesse pericoloso per loro. E l'ex agente dello FSB Michail Trepaškin, divenuto avvocato delle parti lese, si è scontrato con una persecuzione penale e si è beccato una condanna alla colonia penale, cioè si è trovato “buttato fuori” dall'ambito del processo. E non è neppure escluso che nel corso del procedimento abbia potuto porre domande “non buone”.

L'intreccio degli avvenimenti del caso degli atti terroristici è piuttosto semplice. Nell'estate 1999 alcune persone hanno preparato e trasportato qualche sostanza esplosiva a Mosca e a Volgodonsk, dove l'hanno fatta esplodere sotto dei condomini a più piani. Questa versione abbastanza solida è stata ben studiata dagli inquirenti. Le confessioni di due persone accusate della preparazione dell'atto terroristico di Mosca e dell'esecuzione di quello di Volgodonsk e sopravvissute fino al processo confermano le prove raccolte sul caso. Ma insieme a queste ci sono dei seri punti oscuri, che non si è riusciti a eliminare in questi anni.

Le nostre domande riguardano non solo ciò che probabilmente manca nei materiali del caso, ma anche ciò che nell'ambito di esso non è stato studiato o in parte non è giunto al processo.

La prima domanda è legata alle deposizioni (al processo e prima del processo – ai membri della nostra commissione) dal locatore di un'abitazione nel condominio in via Gur'janov [5] Mark Bljumenfel'd. Giunto sul luogo dell'esplosione nella notte del 9 settembre, aiutò a fare l'identikit del subaffittuario giunto in precedenza due volte da lui con un passaporto [6] a nome Lajpanov. Allora e durante il processo Mark Bljumenfel'd dubitò che fosse quell'Ačemez Gočijaev che fu indicato dagli inquirenti come principale esecutore degli attentati di Mosca.

Mark spiegò questo così: non era d'accordo con la coincidenza dei due identikit né a Lefortovo [7], quando su di lui pendeva l'accusa di complicità nelle esplosioni, né poi quando fu messo in libertà, né come testimone sotto giuramento al processo. Il primo “ritratto” l'aveva creato da solo nella notte dopo la prima esplosione [8]. Il secondo (ben più somigliante alla foto del vero Gočijaev) fu mostrato degli inquirenti, che l'avevano ricevuto da altre fonti.

Tuttavia al processo l'accusa formulò la domanda nel modo seguente: “Chi nelle tre foto (non più identikit) a Lei mostrate è più somigliante all'uomo, che ha preso in affitto un'abitazione in via Gur'janov?”

Bljumenfel'd indicò la foto di Gočijaev perché gli altri due volti non erano assolutamente somiglianti a quello con cui concluse un accordo di subaffitto alla vigilia del 9 settembre 1999.

Queste testimonianze non smentiscono il fatto che abbiano potuto esserci due persone: n. 1, il vero affittuario, che presentò il passaporto di Lajpanov e fu descritto da Mark nel primo identikit come persona “con aria da intellettuale” e n. 2 – quello che fu riconosciuto come Ačemez Gočijaev.

Questo, si capisce, non significa che gli inquirenti abbiano rifilato Gočijaev a Bljumenfel'd e al tribunale al posto di qualche altra persona. Ma il tribunale non si è proprio buttato a spiegare se queste erano due persone diverse: Gočijaev, con tutto quello che si sapeva di lui e qualcun altro che aveva affittato l'abitazione.

In ogni caso questa circostanza era molto importante per quanto riguardava la possibilità colpevolezza di Gočijaev o di un'altra persona (o la loro colpevolezza comune), anche se non serve come prova di una diretta partecipazione dello FSB agli atti terroristici. Questo mostra solo che gli inquirenti consideravano sospetto il già allora “catalogato” Gočijaev e non qualche sconosciuto. Naturalmente si sarebbe comportato così qualsiasi inquirente, in particolare in una situazione in cui dei criminali fanno esplodere dei condomini. Ma perché il tribunale non ha rivolto attenzione al fatto che Gočijaev avrebbe potuto non essere solo?

Nel processo ci sono anche deposizioni di altri testimoni, che in quei giorni videro una persona che registro la propria ditta e poi affittò diverse abitazioni. Praticamente tutti questi testimoni erano d'accordo sul fatto che l'identikit o la foto reale di Gočijaev gli ricordavano molto questa persona. Ma tutti questi per vari motivi non furono portati al processo, ma Bljumenfel'd per qualche motivo fu portato e fu interrogato dettagliatamente, anche se non era del tutto d'accordo con gli inquirenti. Un po' strano per chi nasconde le tracce.

Al tribunale e al procuratore evidentemente non piacevano i dubbi di questo importante testimone nell'identificazione di Gočijaev (condotta con notevoli pecche operative e processuali). Cioè, il compito principale dello studio di questa questione non è stato finora adempiuto e restano dei dubbi: Gočijaev era solo o ad affittare l'abitazione andò anche qualcun altro?

Seconda domanda. L'avvocato delle parti lese, in passato agente dello FSB, Michail Trepaškin nel primo identikit riconobbe una persona che in precedenza nel 1999 egli stesso e una serie di altre persone avevano visto in tutt'altra situazione. Era un certo Vladimir Michajlovič Romanovič, agente dello FSB, che si era specializzato nell'infiltrarsi nei gruppi armati ceceni e che qualche mese dopo gli atti terroristici morì a Cipro, finendo sotto una macchina laggiù.

Questa era un'affermazione molto forte, che era indispensabile analizzare dettagliatamente nel corso del procedimento: facendo domande agli imputati, ai testimoni, allo stesso Trepaškin e ad altre figure ufficiali da lui indicate – pareva che molte di esse conoscessero bene Romanovič e Gočijaev. E' interessante anche sapere se verificarono le parole dello stesso Gočijaev (nelle sue lettere aperte) sul fatto che nell'affitto delle abitazioni fu guidato da un buon conoscente, con cui era andato a scuola. Gočijaev inoltre alluse ai legami di questo conoscente con lo FSB.

Tempo e possibilità per una verifica c'erano. Ma il tribunale si disinteressò apertamente di ciò. Michail Trepaškin, che come avvocato delle parti lese avrebbe potuto sollevare questa questione, non comparve nell'aula delle udienze. Com'è noto, gli misero addosso di nascosto una pistola e poi lo accusarono di detenzione di alcuni proiettili e di rivelazione di segreto di stato.

Certo, questa non è ancora una prova. Stando alla descrizione approssimativa fatta da Bljumenfel'd la notte dopo l'esplosione, riconoscere una persona che aveva visto in precedenza solo in una foto (come dice Trepaškin), è abbastanza difficile. E Trepaškin ha ricordato questo solo qualche anno dopo in un'intervista alle “Moskovskie Novosti” [9] (anche se nel 1999, a suo dire, l'aveva comunicato alla dirigenza dello FSB e gli aveva trasmesso una foto). Ma perché fino ad allora non ha mai parlato di Romanovič alla Commissione Sociale? Eppure abbiamo lavorato in contatto con Michail Trepaškin per molto tempo. Forse questo era materiale da avvocato per il processo a porte chiuse e a noi il collega non ha affidato un tale smascheramento dello FSB?

Fra l'altro, al tribunale sarebbe spettato verificare la versione su Romanovič in ogni caso. Così come alla dirigenza dello FSB sarebbe spettato chiarire al pubblico: avevano negli anni '90 l'agente non iscritto a ruolo Vladimir Michajlovič Romanovič? E cosa gli è successo?

Terza domanda. Uno degli episodi chiave delle indagini è legato al nome di Tat'jana Korolëva, che prese parte alla registrazione della ditta di Gočijaev. Con un passaporto falso a nome Lajpanov questi poi affittò delle abitazioni nei condomini dove fu posto l'esplosivo. Stando a quanto fu comunicato alla stampa, Korolëva fu arrestata nell'intervallo tra la prima e la seconda esplosione, ma al mattino del 13 settembre fu rilasciata. Più tardi sulla stampa comparvero notizie che rimandavano a una fonte delle forze dell'ordine, secondo cui Korolëva sarebbe stata l'amante di Gočijaev e sarebbe fuggita insieme a lui in Cecenia.

Tuttavia adesso si hanno informazioni ricevute nel corso dell'indagine giudiziaria. La corte ha interrogato una testimone che ha mostrato che proprio lei aveva registrato la ditta di Gočijaev “Brènd-2” insieme ad altri suoi collaboratori, tra cui anche Korolëva, – e tutti avevano visto il terrorista. Tra l'altro tutti questi testimoni furono allora trovati rapidamente, furono interrogati in proposito e furono lasciati andare.

Ma perché la corte non interrogò Korolëva, che viveva a Mosca e che negli articoli del 1999 fu dichiarata quasi una complice di Gočijaev, anche se in realtà si erano “incrociati” solo qualche giorno prima delle esplosioni? Perché la Procura nelle udienze del processo non smentì le pubbliche accuse sui legami di Korolëva con lo FSB? E cosa nascosero a proposito di questa gli inquirenti, che erano così aperti a informare il pubblico in quel memorabile autunno?

Certo, ci risponderanno che al processo non accusavano Gočijaev, che la corte non ha il diritto di uscire dall'ambito dell'accusa presentata. E in effetti per propria iniziativa la corte non può farlo. Ma una volta che l'accusa aveva chiamato molti testimoni degli episodi di Mosca, non sarebbe stato meglio in una volta sola chiarire la non complicità con i terroristi di Vladimir Romanovič, Tat'jana Korolëva e altre persone? Eppure questo è stato fatto nei confronti degli altri “registratori” della ditta che lavoravano con lei. Perché rimandare questa faccenda fino alla cattura di Gočijaev?

Quarta domanda. Al processo non sono comparsi due testimoni di non poca importanza dello stesso episodio di via Gur'janov. Eppure Mark Bljumenfel'd nel corso delle indagini aveva mostrato che a dare in affitto un'abitazione del condominio a una persona con passaporto a nome Lajpanov lo avevano aiutato attivamente dei collaboratori del ministero degli Interni – tali Ismailov e Verbljud. Anche questi videro il “subaffittuario” prima delle esplosioni ed evidentemente erano interessati ad ottenere un guadagno da tale subaffitto. Uno di questi collaboratori era di Petrovka, 38 [10], l'altro era un uomo del RUBOP [11] locale. Entrambi si interessarono delle indagini e passarono qualche tempo a Lefortovo.

Non c'è motivo di sospettarli di complicità nella preparazione dell'atto terroristico, ma perché queste persone, che idealmente devono possedere una memoria professionale per i volti, non sono state chiamate in qualità di testimoni?

La quinta domanda riguarda il confronto dei risultati di diverse analisi, fatte per determinare la composizione chimica dell'esplosivo, la sua quantità, la sua distribuzione nei sacchi, le caratteristiche del loro caricamento e così via. Era indispensabile confrontare i “parametri”: 1) di ciò che fu preparato e impacchettato a Kislovodsk [12] con la partecipazione di Krymšamchalov e Dekkušev; 2) di ciò che fu trasportato a Mosca e trovato poi non utilizzato in via Krasnodarskaja [13] 70 e in via Borisovskie Prudy [14]; 3) e di quelle che furono identificate come tracce delle esplosioni di due edifici a Mosca e di uno a Volgodonsk.

La corte non ha fatto seriamente attenzione al confronto dei dati di tutte le analisi condotto nel corso delle indagini. Alle udienze non sono stati chiamati gli esperti, il che non ha dato piena possibilità alla difesa e ai rappresentanti delle parti lese di porgli domande importanti per chiarire la verità.

Eppure ci sono anche altri materiali degli esperti. Da qualche parte si conservano o mancano (il che potrebbe essere indicativo) analoghe informazioni sui sacchi di zucchero (o di esogeno [15]) non utilizzati nell'imitazione di una preparazione di un atto terroristico a Rjazan' [16] sempre nello stesso disgraziato settembre 1999. Che fossero esercitazioni dello FSB o altre operazioni, sarebbe stato importante confrontare il trasporto e il metodo di impacchettamento di questi sacchi con quello di quelli sopraelencati.

Inoltre tra i materiali delle indagini sul caso di Rjazan', se in generale ci fossero, potrebbero esserci le tracce di conservazione di sacchi simili nel reparto militare presso tale città. Ad ottenere la declassificazione delle informazioni sulle esercitazioni dello FSB a Rjazan' non si è riusciti, anche se a questa epopea fu dedicata molta attenzione nel corso del contenzioso del deputato della Duma di Stato [17] Sergej Kovalëv [18] con la Procura Generale.

Alle domande poste qui non è tardi per tornare ora. Se in questo caso non è rimasto alcun segreto, allora lo stato dovrebbe essere interessato al chiarimento di tutte le circostanze degli avvenimenti del 1999 e noi come in precedenza siamo pronti ad aiutarlo in questo.

Valentin Gefter,
direttore dell'Istituto per i diritti umani,
membro della Commissione Sociale per le indagini
sulle circostanze delle esplosioni dei condomini a Mosca e Volgodonsk
e della conduzione di esercitazioni a Rjazan' nel settembre 1999

09.09.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/099/17.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Città della Russia meridionale.

[2] Città del Daghestan centro-meridionale, dove nell'esplosione di un condominio il 4 settembre 1999 morirono 64 persone e 146 rimasero ferite.

[3] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l'erede del KGB.

[4] Sergej Nikolaevič Jušenkov, deputato liberale ucciso in un attentato nel 2003.

[5] Via della zona centro-meridionale di Mosca.

[6] In Russia non esistono carte d'identità e il passaporto è l'unico documento d'identità.

[7] Carcere nella periferia occidentale di Mosca.

[8] All'esplosione dell'8 settembre 1999 in via Gur'janov a Mosca seguì quella del viale Kaširskoe del 13 settembre.

[9] “Notizie Moscovite”, settimanale un tempo pubblicato in inglese e russo, oggi solo in inglese.

[10] “Petrovka, 38” sta per via Petrovka, 38 – sede del GUVD (Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del – Direzione Principale degli Affari Interni), in pratica la polizia moscovita.

[11] Rajonnoe Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju (Direzione Provinciale per la Lotta alla Criminalità Organizzata).

[12] Città della Russia meridionale.

[13] Via della zona sud-orientale di Mosca.

[14] “Via degli Stagni di Borisovo”, nella zona meridionale di Mosca.

[15] Esplosivo utilizzato in ambito militare.

[16] Città della Russia centro-meridionale.

[17] Tutte le assemblee legislative russe si chiamano Duma, di qui la precisazione.

[18] Sergej Adamovič Kovalëv, ex dissidente sovietico.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/09/dieci-anni-dagli-attentati-del.html

12 settembre 2009

A proposito di Kadyrov (XV)

Indagine segreta



Chi sta conducendo un'inchiesta privata sui collaboratori di “Memorial” [1]?


Giovedì scorso è stato reso noto che il GUVD [2] di Mosca non darà luogo a un procedimento penale nei confronti del capo del centro per la difesa dei diritti umani “Memorial” Oleg Orlov. Ricordiamo che contro Orlov si era espresso Ramzan Kadyrov, non soddisfatto di una risoluzione civile. Il presidente della Cecenia riteneva una calunnia le parole di Orlov sul fatto che proprio lui fosse colpevole dell'omicidio della collaboratrice della sezione di Groznyj di “Memorial” Natal'ja Èstemirova.

E lo stesso giorno in cui è stata resa nota la decisione del GUVD, degli sconosciuti, presentatisi come agenti dell'ispettorato del Fisco [3], sono giunti a casa di Oleg Orlov e del membro della direzione di “Memorial” Aleksandr Čerkasov. (Orlov e Čerkasov sono testimoni del caso dell'omicidio di Natal'ja Èstemirova nota dell'autrice). Gli “uomini del Fisco” hanno interrogato i loro familiari e i vicini della stessa “scala”, cercando di chiarire se gli attivisti per i diritti umani vivessero negli appartamenti in cui risultano residenti.

“I miei vicini dicono che l'“uomo del Fisco” non ha mostrato documenti, ha mostrato qualche carta, – racconta Oleg Orlov. – Inizialmente ha chiesto se in casa mia non vivano “terze persone”. Poi ha iniziato a rivolgere l'attenzione al nostro appartamento. Dice, qui veramente vive Oleg Orlov? E sua moglie? E sua madre? Chiedeva così con insistenza. Non ho dato importanza a questo. Fra una cosa e l'altra l'ho raccontato al lavoro. E Saša Čerkasov dice: mi è successo lo stesso. Solo che da lui hanno interrogato sua madre… Abbiamo telefonato agli ispettorati del Fisco dei nostri quartieri. Là ci hanno detto: non abbiamo mandato nessuno, i nostri agenti in generale non entrano negli appartamenti privati e non cercano persone fisiche. Dicono, rivolgetevi alla polizia, possono essere dei truffatori. Abbiamo deciso di parlare pubblicamente di questo strano fatto”.

“Alla luce del fatto che negli ultimi tempi all'indirizzo di organizzazioni per la difesa dei diritti umani e dei loro collaboratori giungono minacce e vengono compiuti attacchi contro gli attivisti per i diritti umani tanto a Mosca, quanto in altre regioni della Russia, il centro per la difesa dei diritti umani “Memorial” esprime preoccupazione in quanto degli sconosciuti che hanno dato false informazioni su di se hanno raccolto dati sui suoi collaboratori”, – si dice nel comunicato di “Memorial”.

“Questi “uomini del Fisco” non sono evidentemente dei servizi segreti dello stato. I servizi segreti operano diversamente e, penso, sanno già tutto di me e di Saša, fra l'altro da tutt'altre fonti, – dice Oleg Orlov. – Posso supporre che persone non del tutto professionali conducano nei nostri confronti qualche sorta di attività di ricerca: stabiliscono i nostri reali luoghi di residenza, le nostre situazioni di vita. E' possibile che qualcuno abbia ordinato questa prima raccolta di informazioni a qualche ufficio di investigazioni privato”.

Elena Kostjučenko

07.09.2009, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/098/09.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Memoriale”, associazione nata negli anni '80 per difendere la memoria delle vittime delle repressioni sovietiche e tuttora attiva sul fronte dei diritti umani.

[2] Glavnoe Upravlenie Vnutrennch Del (Direzione Generale degli Affari Interni), in pratica la polizia.

[3] Equivalente della nostra Guardia di Finanza, temutissimo in quanto moltissimi russi approfittano di un sistema fiscale quasi “sovietico” basato sull'autocertificazione per evadere ampiamente le tasse.



http://matteobloggato.blogspot.com/2009/09/dopo-lesercito-privato-ereditato-dal.html

06 settembre 2009

A proposito di Beslan (VII)

Si è perso il controllo su un gruppo di intelligence. Ed è arrivato a Beslan


Come un piccolo gioco di intelligence con i militanti è finito con il più sanguinoso atto terroristico nella storia russa


Ai primi di agosto del 2004 sul tavolo di Kazbek Mamaev, capo di una sezione del servizio di sicurezza del ministero degli Interni dell'Ossezia del Nord c'era il rapporto di un sottoposto – il primo plenipotenziario operativo К. (Il nome intero, l'incarico e il grado sono noti alla redazione.)

Con la presente faccio rapporto sul fatto che durante l'incontro con “N” sono state da me ricevute informazioni su persone che hanno preso in affitto un appartamento all'indirizzo (noto alla redazione)… o – si tratta di persone di etnia cecena – che, secondo una fonte, probabilmente pianificano un atto terroristico. La fonte ha tratto tale conclusione dopo aver ascoltato casualmente una conversazione tra tali soggetti, in cui questi dicevano che “dispiace per i bambini, non hanno alcuna colpa, ma bisogna farlo”. Secondo la fonte, nella conversazione si trattava anche di un periodo più o meno intorno al 10 agosto, inoltre si trattava anche dello studio televisivo di Vladikavkaz [1].

L'informazione è stata ricevuta per la prima volta, richiede una verifica supplementare. Alla fonte è stato proposto, applicando misure prudenziali, di chiarire ancora qualche informazione sui soggetti e sui loro scopi”*.

Kazbek Mamaev appose una risoluzione sull'angolo superiore sinistro del rapporto per il proprio vice Tebiev: “Or di preparare un'informativa per l'UBOP [2] del ministero degli Interni della RSO-A [3]”.

In tal modo del lavoro su questa informazione operativa divenne responsabile Roman Sochiev, allora facente funzione di capo dell'UBOP dell'Ossezia del Nord.

Poiché un mese dopo si verificò davvero la presa della scuola di Beslan, si può supporre che questa informazione operativa non abbia aiutato molto le strutture armate ossete a impedire l'atto terroristico. Perché?

Personalmente ritengo che questa sia una delle questioni principali di Beslan.

Questo rapporto di servizio è un'evidente testimonianza del fatto che le informazioni su un atto terroristico in preparazione nell'estate 2004 in Ossezia siano giunte con paurosa regolarità. A cominciare dai telegrammi cifrati da Mosca per finire con notizie estremamente concrete ricevute dagli uomini delle strutture armate della Cecenia: “Il 1 settembre 2004 alle 5 del mattino nella città di Šali [4] è stato arrestato il cittadino Arsamikov. Nel corso del lavoro condotto Arsamikov ha raccontato che si pianifica la presa di una scuola nella città di Beslan”

Così perché non si è riusciti a impedirlo? E c'è di più! Perché ai terroristi, essenzialmente, è stato organizzato un approccio senza ostacoli al bersaglio, togliendo dalla loro strada tutti i posti di blocco e le barriere e anche ignorando le numerose comunicazioni delle fonti operative?

Da 5 anni gli inquirenti in generale non rispondono in alcun modo a queste domande. Questo tema è come se non esistesse per gli inquirenti, anche se nei materiali dei procedimenti penali su Beslan ci sono non poche informazioni su ciò che ha preceduto immediatamente la presa della prima scuola [5]. I giornalisti sono pronti a fare spallucce con condiscendenza: il livello dei nostri servizi segreti non è alto…

Ma se avevano già registrato l'informazione operativa, perché non l'hanno verificata? E hanno verificato in generale?

Le testimonianze di Šamil' Basaev

L'unico che abbia intrapreso il tentativo di rispondere a queste domande, per quanto strano, è Šamil' Basaev. Il 31 agosto 2005 sul sito dei militanti “Kavkaz-centr” [6] fu pubblicata la scandalosamente nota lettera di Basaev “Abbiamo molto da raccontare su Beslan…”

“…Per quanto riguarda Beslan, allora, in effetti, se voglio giocare alla politica degli ipocriti, devo tacere o rinnegare i fratelli. Ma il fatto sta che io vivo la mia vita, ma non gioco ai giochi altrui. Ma perché dovrei dissociarmi da un'operazione condotta con successo, che mostra il vero volto del russismo [7]? Perché dovremmo prenderci una colpa che non abbiamo?

Ma a questa presa, idealmente, ci hanno spinto i capi dei servizi segreti dell'Ossezia del Nord, che hanno infiltrato nelle nostre file il proprio agente Abdulla (Vladimir) Choodv, soprannome operativo Putnik [8]. L'hanno acchiappato ai funerali del fratello mujaheddin e gli hanno proposto una scelta: prigione con violenza sessuale o lavoro con loro. Per farlo entrare nella mia fiducia, lo hanno aiutato a compiere alcune esplosioni a Vladikavkaz come membro di un gruppo inguscio. Allora lo stesso Chodov, secondo il compito affidatogli dai servizi segreti della Rusnja [9], ci propose un operazione da shahid [10] per prendere il parlamento e il governo dell'Ossezia del Nord. Ma dopo aver vissuto circa un mese tra i mujaheddin in Inguscezia, Chodov confessò da solo all'emiro [11] del gruppo di essere un agente dei servizi segreti (RUBOP [12] e FSB [13]) e di essere stato mandato con il compito di avvicinarsi a me.

Mi sono incontrato con lui, l'ho ringraziato per la sincerità e gli ho proposto di lavorare ancora per il bene dell'Islam, divenendo un doppiogiochista. Dopo di che questi, su mio consiglio, si lamentò con il proprio “comando” del fatto che avessero poca fiducia in lui, in quanto “là non guardano alle parole, ma ai fatti». I russisti lo avevano aiutato a far saltare in aria degli allievi di un'accademia militare, un KAMAZ [14] con del gas liquefatto a Vladikavkaz e un treno passeggeri.

Così “entrò nella mia fiducia” e nella primavera del 2004 “insieme” ai servizi segreti della Rusnja preparammo la presa del complesso governativo dell'Ossezia del Nord, pianificandola per il 6 settembre – Giorno dell'Indipendenza della ČRI [15]. Il gruppo avrebbe dovuto incontrare i servizi segreti all'ingresso di Vladikavkaz ed essere eliminato e Chodov avrebbe dovuto nascondersi in un tombino, come Šarapov [16] nella botola. Dal 31 agosto ci hanno aperto un corridoio per la raccolta di dati di intelligence e attraverso questo siamo giunti a Beslan, “confondendo” il tempo e il luogo dell'attacco…”

In teoria questa lettera avrebbe dovuto essere considerata come una testimonianza del principale soggetto del caso di Beslan ed essere unita ai materiali delle indagini. Avrebbe dovuto essere studiata accuratamente, tanto più che dello strano ruolo del terrorista di Beslan Vladimir Chodov avevano preso a parlare fin quasi dal 1 settembre 2004 – l'avevano subito conteggiato tra i militanti e il 3 settembre fu portata a Beslan la madre di Chodov, che vive nel villaggio osseto di Èl'chotovo [17].

Ma agli inquirenti la lettera di Basaev causò una vera isteria. Nikolaj Šepel' (allora vice procuratore generale dello JuFO [18]) subito definì la dichiarazione di Basaev un “delirio” e un “atto di terrorismo informativo”. Si lanciarono accuse all'indirizzo dei mezzi di informazione di massa che avevano ristampato la lettera di Basaev.

Ma allora nei materiali del procedimento penale su Beslan c'erano già argomenti di peso in favore della versione di Basaev. Purtroppo ciò è diventato noto solo da poco tempo. E adesso si può trarre un'unica conclusione: Šepel' non ha detto nulla dei fatti che testimoniavano che Chodov fu davvero per molti anni un agente dei servizi segreti della repubblica e che di lui si occupava direttamente la dirigenza dell'UBOP dell'Ossezia del Nord .

E qualche tempo dopo l'inchiesta ufficiale su Beslan è passata agli sforzi titanici per respingere le conclusioni del deputato della Duma di Stato [19] della Federazione Russa Jurij Savel'ev sulla natura delle prime esplosioni, che risuonarono nella scuola di Beslan alle 13.03 del 3 settembre 2004. Sui legami del terrorista Chodov con l'UBOP dell'Ossezia del Nord in qualche modo si dimenticarono…

Chi avvertì Chodov?

La Procura dell'Ossezia del Nord si occupò intensamente di Chodov nel febbraio 2004, dopo l'atto terroristico all'incrocio tra le vie Borodin e Gor'kij a Vladikavkaz. Questo atto terroristico prese il nome popolare di “esplosione alla Gamid-Bank”, anche se il bersaglio dell'atto terroristico erano le colonne di allievi dell'accademia militare che ogni giorno passavano per quella strada verso il poligono nel centro di istruzione e al ritorno verso la caserma.

Sottolineo subito: questa era la Procura, non l'UBOP. Non si tratta neanche del fatto che queste sono due strutture diverse. Si tratta dell'aspetto specifico del loro lavoro. Gli agenti dell'UBOP si sono sempre distinti per il fatto che devono continuamente essere in contatto con i criminali. Proprio l'attività di raccolta di informazioni operative (in primo luogo il lavoro di intelligence) gli ha permesso di scoprire dei crimini. Ma questo lavoro era gravato dal fatto che su di esso il controllo era praticamente impossibile. E l'assenza di controllo ha portato alla cancellazione dei confini tra legge e crimine. Proprio per questo motivo le sezioni per la lotta alla criminalità organizzata sono state liquidate o più probabilmente riformate in modo molto rozzo. Solo il buon lavoro della Procura come organo ispettivo poteva garantire l'equilibrio.

E nella Procura dell'Ossezia del Nord, stranamente, si era formato a quel tempo un nucleo di inquirenti niente male. Difficilmente avrebbero potuto esercitare nel dovuto modo la funzione ispettiva nei confronti di quell'UBOP della repubblica, ma nel caso di Chodov sentirono presto che c'era qualcosa di sgradevole.

Risolsero il caso dell'esplosione della colonna presso la Gamid-Bank in modo molto operativo. Fu subito chiaro che si trattava di un atto terroristico. Si era mostrato il segno caratteristico degli attentatori di Chattab [20] e Basaev. Sullo scotch nero con cui l'ordigno esplosivo era stato fissato alla “Žiguli” [21] erano rimaste delle impronte digitali. Cercarono nella banca dati – si chiarì che i “ditini” appartenevano a Vladimir Chodov, ricercato in Adighezia [22] e in Ossezia. Scoprirono anche da dove era partito il segnale al radio-detonatore. Trovarono la casa che Chodov aveva preso in affitto mentre organizzava l'atto terroristico. L'operazione fu condotta insieme all'UBOP, molto rapidamente e in segreto. Ma quando irruppero nella casa in via Kojbaev (a circa 2 km dal luogo dell'esplosione), questa era vuota. Dal suo stato – c'era una teiera ancora calda, armi e documenti gettati in grande fretta – era chiaro: all'ultimo momento qualcuno aveva avvertito Chodov.

Durante la perquisizione della casa fu trovato un altro dettaglio che indicava che Chodov era un militante di Basaev. L'orto [23] era circondato da una pellicola nera, evidentemente per nasconderlo dagli occhi curiosi dei vicini. La stessa pellicola nera di polietilene figurava nel caso dell'esplosione di un autobus a Mozdok [24]. (Allora i militanti comprarono due case nella città di Baksan [25] e attrezzarono in queste una base per preparare atti terroristici e curare i militanti feriti. Anch'essi circondarono gli orti di pellicola nera e scavarono un bunker in cui per qualche tempo visse Šamil' Basaev.)

Dopo l'atto terroristico alla Gamid-Bank Vladimir Chodov fu dichiarato ricercato a livello federale. Le sue fotografie (erano molto recenti, erano riusciti a scoprirle nello studio fotografico creato con materiale preso a nolo e lasciato dal terrorista nella casa in via Kojbaev) furono appese in tutta la repubblica e pubblicate dai mezzi di informazione di massa locali. Peraltro questo non impedì a Chodov di spostarsi tranquillamente per l'Ossezia e di passare primavera ed estate del 2004 nel villaggio nativo di Èl'chotovo. La sua comparsa fu comunicata sia allo UFSB [26] della repubblica, sia all'UBOP, ma non fu presa alcuna misura per cercare Chodov e arrestarlo. Perché?

Materiali segreti

Nel fascicolo principale su Beslan c'è un documento segreto, che è indispensabile mostrare finalmente al pubblico. Questo documento si chiama “Indicazione sulla cancellazione di violazioni della legge federale “Sull'attività operativa e di ricerca” [27]”. Sottolineo, questo è stato preparato dal procuratore dell'Ossezia del Nord A.A. Bigulov per il vice capo del ministero degli Interni della Federazione Russa, il generale di brigata Pan'kov, già nell'ottobre 2004.

“Da parte della Procura della Repubblica è stata effettuata una verifica delle informazioni su Chodov V.A., che ha preso parte alla presa di ostaggi nella scuola n. 1 della città di Beslan, nel corso della quale è emersa la negligenza dei servizi operativi degli organi del ministero degli Interni della repubblica.

E' stato riscontrato che l'UVD [28] della città di Majkop [29] ha indirizzato ordini di cattura allo ROVD [30] del distretto Kirovskij [31] (quello del luogo di residenza di Chodovnota dell'autrice) per 5 volte… tuttavia non sono state prese misure per stabilire dove si trovasse Chodov V.A. e arrestarlo.

…il 17 novembre 2003 … l'ordine di cattura è giunto … allo ROVD del distretto Kirovskij ed è stato mandato in esecuzione il 19 novembre 2003.

Alla ricerca di Chodov è stato indirizzato un gruppo… del ministero degli Interni e dello JuFO, tuttavia non sono state prese reali misure per il suo arresto.

In particolare, in presenza presso lo ROVD dei summenzionati 5 ordini di cattura e senza tener conto del fatto che il fratello era stato ucciso il 19.07.03 … non c'è stata copertura operativa dei funerali, nonostante il fatto che il ricercato fosse giunto per partecipare ai funerali … Al cimitero Chodov voleva seppellire il fratello secondo l'uso musulmano, di questo fatto si è molto parlato [32]. Il giorno dopo i funerali del fratello Chodov ha lasciato il villaggio…

Dell'effettuazione solo formale di misure operative di ricerca sul posto di lavoro e nel luogo di residenza della madre di Chodov testimonia anche il fatto che Chodov sia giunto apertamente nel 2004 sul posto di lavoro di questa (il CRB [33] del distretto Kirovskij)… in taxi...

Nei materiali del lavoro di ricerca dell'UVD della città di Majkop c'è una lettera (del 06.08.2003…) sul fatto che all'indirizzo del vice capo dell'UBOP del ministero degli Interni della repubblica Sochiev R.G. sia stato inviato dal facente funzione di capo dell'UUR [34] del ministero degli Interni della RSO-A Chanžiev A.N. un fax con l'ordine di arresto per Chodov, tuttavia nei resoconti della corrispondenza in entrata, anche di quella segreta, di detta istituzione non ci sono note sulla sua ricezione.

Inoltre dal rapporto del capo della 3.a sezione dell'UUR del ministero degli Interni della RSO-A Gončarov V.K. si nota che in una conversazione telefonica Sochiev R.G. gli comunicò, che presso l'UBOP c'era un caso operativo su Chodov e che questi si trovava nell'Ossezia del Nord. Dopo questa conversazione all'indirizzo del vice capo dell'UBOP del ministero degli Interni della RSO-A fu indirizzato via fax l'ordine di arresto per Chodov.

La madre di Chodov ha mostrato come il giorno dei funerali del figlio minore e il giorno successivo il figlio maggiore sia stato portato via e riportato a casa da agenti dell'UBOP del ministero degli Interni della RSO-A, tuttavia nei documenti accessibili alle verifiche della Procura non c'è alcuna notizia del fatto.

Fra l'altro è stato riscontrato che il resoconto delle persone fermate ed arrestate dell'UBOP del ministero degli Interni della RSO-A in violazione dell'ordine stabilito è tenuto con gravi violazioni dell'ordine dei procedimenti. In esso a volte non è indicata l'ora e il giorno di arrivo delle persone arrestate. Inoltre, nonostante abbia le pagine numerate e sia cucito e siglato, ne sono stati tuttavia strappati dei fogli riguardanti l'anno 2003. Sono stati strappati anche dei fogli del quaderno di lavoro del vice capo dell'UBOP riguardanti l'anno 2003. Questo quaderno non ha le pagine numerate, non è cucito e non è siglato.

Il fatto che Chodov sia stato fermato e arrestato o contattato dalla dirigenza dell'UBOP del ministero degli Interni della repubblica viene negato.

…Sulla base dell'art. 24 della FZ [35] “Sulla Procura della Federazione Russa”, propongo di:

verificare la pienezza e la vastità delle operazioni condotte dai servizi ad esse tenuti del ministero degli Interni della repubblica, fra cui l'UBOP, per stabilire il luogo in cui si trovava il ricercato Chodov nel periodo tra il 1997 e il 2004,

verificare in tutti i resoconti, tra cui quello dello IC [36] del ministero degli Interni della repubblica, l'invito di Chodov a una collaborazione segreta.

ordinare al servizio di sicurezza di verificare le informazioni sui contatti degli agenti dell'UBOP del ministero degli Interni della RSO-A e dello ROVD del distretto Kirovskij con Chodov V.A.…

…6. Richiamare duramente alla responsabilità disciplinare le persone colpevoli di trascuratezza e negligenza nella ricerca di Chodov V.A…”

La ricompensa per Beslan

Non è noto se sia stata effettuata una verifica e a quali conclusioni siano giunti coloro che potrebbero averla effettuata. Non è noto se nell'ambito del caso di Beslan sia stato interrogato Roman Sochiev, che al tempo dell'atto terroristico di Beslan era facente funzione di capo dell'UBOP della RSO-A. Ma proprio a questi il capo del servizio di sicurezza del ministero degli Interni Kazbek Mamaev indirizzò nell'agosto 2004 un rapporto su un sequestro di bambini in preparazione. Stando a quanto è noto alla “Novaja gazeta” non è stato svolto nessun lavoro sulla base di questo rapporto.

Roman Sochiev ha deposto due volte in tribunale sul sequestro della scuola – al processo al terrorista Kulaev [37] e al processo ai tre poliziotti dello ROVD del distretto Pravoberežnyj [38] accusati di negligenza.

Ecco le deposizioni.

Procuratore Ramonov: Per quanto tempo fu facente funzione di capo dell'UBOP?

Testimone Sochiev: Da luglio 2004 a settembre 2004.

Cosa rientrò fra i suoi compiti in questo tempo?

– L'organizzazione di lavori di impedimento, indagine, scoperta e avvertimento riguardanti reati della criminalità organizzata…

Ricevette dal suo apparato ausiliario notizie sulla possibilità di un atto terroristico sul territorio della RSO-A?

– Informazioni sul fatto che si preparasse un attacco ad una qualche scuola della città di Beslan non ci sono giunte.

Giunse alla sua direzione a fine agosto 2004 l'ordine n. 500 del ministero degli Interni della RSO-A?

– No.

Le giunse il telex n. 1751 del 18.08.04 che avvertiva della preparazione di un atto terroristico secondo lo “scenario di Budënnovsk [39]”?

– Non abbiamo una telescrivente, perciò detto documento poteva giungere come ordine del ministero degli Interni, ma non ricordo una cosa del genere.

Èlla Kesaeva, una delle vittime [40]:– Le è noto il terrorista Chodov?

– Sì.

Era ricercato a livello federale?

Posso chiarire che da noi all'UBOP è passato suo fratello minore. Abbiamo fatto delle verifiche su di lui (V.A. Chodovn.d.a.) e allora non era ricercato... Lo hanno dichiarato ricercato solo dopo l'atto terroristico alla Gamid-Bank... Questo è stato nel febbraio 2004.

Perché questi ha potuto stare tanto a lungo in libertà se era ricercato? Il terrorista Chodov fu arrestato dalla sua direzione?

– Da noi questa persona non fu arrestata. Nessuno rilascerebbe una persona arrestata se è ricercata…

E' stupefacente, certo, che il capo dell'UBOP in un periodo così “caldo” come l'estate 2004 non sapesse nulla, non ricevesse telegrammi cifrati, non avesse telescrivente…

Dopo l'atto terroristico di Beslan Roman Sochiev continuo a lavorare come vice capo dell'UBOP della RSO-A. Riceve una promozione (da maggiore diventa tenente colonnello). Nel 2007 Nurgaliev [41] (per intercessione delle autorità locali, evidentemente nella persona del leader della repubblica Tajmuraz Mamsurov) lo nomina aiuto capo dell'Ossezia del Nord per le questioni della lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione. Adesso nella sfera dei compiti principali di Sochiev rientra “l'informazione della dirigenza del ministero degli Interni e del capo dell'Ossezia del Nord sulle condizioni operative e sulla situazione della lotta alla criminalità e anche l'organizzazione della difesa degli organi del potere esecutivo da tentativi criminosi e l'indagine e l'impedimento di fatti di corruzione…” Come vediamo, la leadership ha dato un'alta valutazione alle capacità del sig. Sochiev. Questo testimonia indirettamente del fatto che la verifica dell'attività dell'UBOP del ministero degli Interni della RSO-A e di Roman Sochiev in persona anche se fosse stata effettuata secondo l'indicazione del procuratore Bigulov, si è conclusa non con una punizione (sia pure disciplinare, per i fogli del resoconto strappati e distrutti), ma con una ricompensa e una promozione

Sono rimaste delle domande

In realtà per quanto riguarda le deposizioni di Roman Sochiev in tribunale ci sono solo due domande. Perché non ha detto niente:

del rapporto, che il 2 agosto 2004 giunse all'UBOP dal servizio di sicurezza del ministero degli Interni della repubblica? Sochiev non poteva non sapere di questo. Nel rapporto in effetti non si parla della presa della scuola di Beslan. Peraltro si parla della preparazione di un atto terroristico contro dei bambini.

del fatto che Vladimir Chodov fosse ricercato dal 1997? In Ossezia il mandato di cattura per Chodov giunse nel 2003. Alla ricerca di Chodov fu inviato un gruppo del ministero degli Interni della RSO-A.

Alla domanda principale “Come si può spiegare che non sia stato svolto alcun lavoro per la ricerca di Chodov?” in pratica la risposta è chiara. Evidentemente non era stato dato il compito di arrestarlo REALMENTE [42], perché Chodov era comunque sotto il controllo dei servizi segreti della repubblica. Fra l'altro come minimo dal 2003 Chodov era al contempo un militante di Šamil' Basaev.

Gli inquirenti che hanno trasmesso alla “Novaja gazeta” le informazioni sul legame Chodov-Basaev-UBOP non lavorano più sul caso di Beslan. Ma sono rimasti attaccati a questo legame, lo hanno sciolto e adesso hanno una piena immagine del crimine compiuto a Beslan. E' proprio un classico crimine su commissione e non un insensato e spietato atto terroristico. Il mandante non è Basaev. Hanno tentato di utilizzarlo quelli a cui era necessaria la destabilizzazione dell'Ossezia del Nord. E lo scopo di questa destabilizzazione, ne sono convinta, era molto concreto – il cambio di potere nella repubblica. Ma Basaev è uscito dall'ambito delle regole del gioco stabilite. Questi e Abu-Dzejt [43] hanno scelto come bersaglio la prima scuola di Beslan e non il complesso degli edifici governativi. E, utilizzando il “permesso” ricevuto, “sono passati” alla fine in Ossezia del Nord. Fino ad allora ai militanti nella repubblica erano riusciti solo atti terroristici di entità molto minore. Lo scopo di Basaev a Beslan era provocare un secondo conflitto osseto-inguscio. A costo di grandi mutamenti (per esempio, le dimissioni del presidente dell'Ossezia Aleksandr Dzasochov) ed enormi sforzi (tra cui quelli del centro federale, in primo luogo di Dmitrij Kozak, allora rappresentante plenipotenziario dello JuFO) si è riusciti ad evitare ciò. Ma quelle forze della repubblica che hanno giocato ai giochi di intelligence con Basaev di conseguenza hanno ottenuto il loro scopo.

* L'ortografia e la punteggiatura di tutti i documenti sono state mantenute.

Elena Milašina

31.08.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/095/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Capitale dell'Ossezia del Nord.

[2] Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju (Direzione per la Lotta alla Criminalità Organizzata).

[3] Respublika Severnaja Osetija – Alanija (Repubblica dell'Ossezia del Nord – Alania; “Alania” è il nome osseto dell'Ossezia del Nord).

[4] Città della Cecenia meridionale.

[5] Le scuole russe non hanno nome, sono semplicemente numerate.

[6] “Caucaso-centro”.

[7] Basaev pare considerare la Russia un'idea malefica.

[8] “Camminatore”.

[9] Termine spregiativo per “Russia”

[10] “Martire” in arabo, cioè terrorista suicida, kamikaze.

[11] Da intendersi nel significato originario di “capo militare”.

[12] Rajonnoe Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju (Direzione Provinciale per la Lotta alla Criminalità Organizzata).

[13] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l'erede del KGB.

[14] Cioè un camion prodotto dalla KAMAZ (KAMskij Avtomobil'nyj Zavod, “Fabbrica di Automobili della Kama” – la Kama è un fiume della Russia centrale).

[15] Čečenskaja Respublika Ičkerija (Repubblica Cecena di Ičkerija – nome ceceno della Cecenia), l'autoproclamata Cecenia indipendente.

[16] Volodja (Vladimir Ivanovič) Šarapov è l'eroe di alcuni romanzi degli anni '70 dei fratelli Arkadij Aleksandrovič e Georgij Aleksandrovič Vajner e dei film ad essi ispirati: si tratta di un poliziotto che si infiltra nella malavita moscovita.

[17] Villaggio della parte centrale dell'Ossezia del Nord.

[18] Južnyj Federal'nyj Okrug (Distretto Federale Meridionale), uno dei sette distretti in cui Putin ha diviso la Russia, ponendovi a capo plenipotenziari di sua fiducia.

[19] Tutte le assemblee parlamentari russe si chiamano Duma.

[20] Samir Saleh Abdullah Al-Suwailem, terrorista saudita (ritenuto erroneamente giordano), elemento di spicco della guerriglia cecena, ucciso dai russi nel 2002.

[21] Replica della Fiat 124 prodotta dalla Lada.

[22] “Repubblica autonoma” della Russia meridionale.

[23] Vicino alle case di periferia o delle piccole città in Russia si preferisce tenere orti piuttosto che giardini...

[24] Città della parte settentrionale dell'Ossezia del Nord.

[25] Nella parte nord-occidentale della confinante “repubblica autonoma” di Kabardino-Balkaria.

[26] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio di Sicurezza Federale).

[27] Le leggi russe sono indicate con un titolo e non con un numero.

[28] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni), in pratica la polizia.

[29] Capitale dell'Adighezia.

[30] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del (Sezione Provinciale degli Affari Interni), in pratica la polizia provinciale.

[31] Distretto della parte centrale dell'Ossezia del Nord.

[32] Gli Osseti sono l'unica popolazione caucasica della Federazione Russa a maggioranza cristiana.

[33] Central'naja Rajonnaja Bol'nica (Ospedale Provinciale Centrale).

[34] Upravlenie Ugolovnogo Rozyska (Direzione per la Ricerca).

[35] Federal'nyj Zakon (Legge Federale).

[36] Informacionnyj Centr (Centro Informazioni).

[37] Nurpaša Kulaev, ufficialmente unico terrorista rimasto in vita del gruppo che prese la scuola di Beslan, condannato all'ergastolo.

[38] “Della riva destra (del fiume Terek)”, il distretto di Beslan.

[39] A Budënnovsk, nella Russia meridionale, nel 1995 i terroristi guidati da Basaev sequestrarono un intero ospedale. Il blitz delle forze speciali russe fallì e i terroristi furono lasciati andare e le loro richieste vennero esaudite.

[40] Cioè una di quelle che hanno perso un figlio a Beslan.

[41] Il ministro degli Interni Rašid Gumarovič Nurgaliev.

[42] Il rilievo grafico è nell'originale.

[43] Ahmad Nasser Eid Abdullah Al-Fajri Al-Azimi o secondo i russi Tawfik Al-Djedani, emissario di Al-Qa'ida in Cecenia.


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