15 giugno 2008

A proposito del passato della Russia (III)

Non resta che accogliere Stalin in “Russia Unita” [1]

Il vicepremier A. Žukov a nome del governo e l’importante membro di “Russia Unita” [2] A. Isaev a nome della Duma di Stato hanno rifiutato di riconoscere la responsabilità morale dello stato nei confronti delle vittime delle repressioni staliniane

Nella legge federale “Sulla riabilitazione delle vittime delle repressioni politiche” sta scritto che il suo scopo è la compensazione dei danni materiali. Indubbiamente lo stato è tenuto a compensare i danni materiali alle vittime delle repressioni politiche, ai membri delle loro famiglie.

Ma oltre agli sgabelli distrutti al momento della perquisizione e dell’arresto, oltre alle stanze nelle kommunalki [3] tolte c’erano anche destini distrutti, vite tolte.

Certo, questo non si può compensare in alcun modo.

Ma lo stato è tenuto a riconoscere non solo il proprio debito materiale, ma anche quello morale, le colpe nei confronti di milioni di propri cittadini. E nella legge devono obbligatoriamente esserci queste parole – proprio sulla compensazione dei danni morali.

Perché non sono semplicemente due parole. E non è semplicemente un sistema di pagamenti e compensazioni.

E’ una questione chiave: è capace il nostro potere politico, il nostro stato di riconoscere in generale la propria ingiustizia – nei confronti della persona, nei confronti del proprio cittadino? Sia pure non la sua, ma quella dei propri predecessori.

O il potere politico ha sempre ragione? E lo stato è al di fuori della responsabilità morale, al di fuori della morale?

Per definizione.

La Russia è erede dell’URSS.

Che significa questa eredità?

Un posto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU e il diritto su proprietà all’estero? O comunque responsabilità?

Ma se lo stato non è capace di riconoscere il debito morale nei confronti dei propri cittadini per le mostruose repressioni politiche del passato, può il nostro stato assumersi responsabilità in futuro?

Ecco così che con un emendamento di tre parole in tutto – sulla compensazione dei danni morali [4] – sono andato alla seduta della commissione per la politica sociale della Duma di Stato.

E questa non era una mia iniziativa personale e neanche solo di “Jabloko” [5]. Era un’iniziativa della Duma di Mosca, che era appoggiata anche dai membri di “Russia Unita” e dai comunisti.

Il governo ha dato al progetto di legge un responso negativo firmato dal vicepresidente del consiglio A. Žukov. Motivazione: tali pagamenti non rientrano nella finanziaria e manca il meccanismo stesso di pagamento.

Faccio notare che nella prima variante dell’emendamento c’era un meccanismo elaborato da noi. Ma è stato bocciato. Per opera dello stesso A. Žukov.

Perciò abbiamo eliminato lo schema dei pagamenti. Lo schema non è la cosa principale. Che il governo stesso stabilisca – abbiamo deciso – l’entità e il meccanismo di questi pagamenti, una tantum o regolari.

Il governo tedesco ha saputo creare nel modo più dettagliato e accurato possibile uno schema per il pagamento degli indennizzi a tutte le vittime del nazismo.

E per quanto riguarda l’aumento di spese non pianificato, allora neanche i 13 trilioni di rubli [6] per la costruzione di strade appena annunciati dal primo ministro V. Putin rientrano nella finanziaria. E ciò non impedisce alla Duma di sancire queste spese.

Certo, la mancanza di strade è una disgrazia della Russia [7], ma la mancanza di un indirizzo morale [8] non è meno pericolosa per il nostro futuro.

Vale la pena di dire che davanti alla bocciatura da parte del governo la commissione per la politica sociale della Duma di Stato, presieduta dal deputato Andrej Isaev non ha raccomandato alla Duma di Stato di accogliere questo emendamento?

Vale la pena di ripetere tutta la lunga e intricata casistica giuridica su cui si è cercato di basare queste parole: non raccomandare?

Perché? Perché se fosse stata data subito un’altra raccomandazione del governo, il suo appoggio sarebbe stato fondato. Per mezzo degli stessi giuristi.

Fra l’altro nella prima stesura della legge, nel 1991, si parlava di danni morali. Ma poi quelle parole sono state tolte. E questa, come ha scritto l’ufficio giuridico della Duma di Stato nella conclusione che ha presentato “è un’innovazione concettuale indicata dalla legge federale”.

Questa è un’innovazione concettuale adesso – la cancellazione delle parole che riguardano il debito morale dello stato nei confronti delle vittime delle repressioni politiche.

“Ma allora sorge anche la questione della responsabilità nei confronti dei cittadini vittime di repressioni non solo della Russia, ma anche dell’Ucraina, della Georgia, dei paesi baltici. Oh, questa vostra iniziativa è improvvida”, – ha detto un deputato della Duma di Stato durante il dibattito.

Per qualche motivo certe iniziative da noi sono sempre improvvide.

Uno stato, se è sano di mente e ha buona memoria, non può rinnegare la responsabilità morale nei confronti dei propri cittadini. Per nessun motivo.

“Chi vuole intervenire?” – ha chiesto il sig. Isaev. Nessuno è intervenuto.

La maggioranza ha votato a favore della bocciatura dell’emendamento. Con due astenuti.

Questo finora. Se non si accolgono tali emendamenti, tra un po’ di tempo tutti saranno “a favore”. A favore di tutto.

Gli astenuti, e tanto più i “contrari”, semplicemente non ci saranno.

In quanto se non c’è la persona, non c’è il problema. Così, se non mi sbaglio, parlava il capo di quello stesso stato, che ha messo in atto il terrore politico contro milioni dei propri cittadini.

E non parlava soltanto.

Per l’ennesima volta lo stato ha rifiutato di riconoscere i propri obblighi morali.

La ragione dello stato – sempre e in tutto – è rimasta un assioma che non necessita dimostrazione. Necessita solo sottomissione.

Non a caso oggi le vittime di repressioni illegali non sono in generale una categoria federale, ma regionale di versamenti. Come se il terrore politico e le repressioni contro i propri cittadini fossero state messe in atto non dal potere politico, non dallo stato, ma dal governatorato di Rjazan’ [9] o dalla regione di Chabarovsk [10].

Che altro si può dire?

Alla Duma di Stato è in corso un giubileo, la millesima seduta.

A Mosca tra riabilitati e vittime delle repressioni politiche oggi sono rimaste in tutto 27 232 persone.

Nella Costituzione della Federazione Russa, su cui ha da poco giurato il garante [11], sta scritto che i diritti delle vittime di crimini e abusi commessi dal potere politico sono tutelati dalla legge e perciò ognuna di esse ha diritto alla compensazione da parte dello stato dei danni causati dall’operato (o dall’inadempienza) illegale degli organi del potere statale.

P.S. Fine degli anni ‘80. Andrej Isaev è un “informale”, un noto inarco-sindacalista, in numerose riunioni politiche [12] e tavole rotonde si è espresso sulla priorità dei diritti della persone sui diritti dello stato. L’Andrej Isaev membro del presidium del consiglio generale [13] di “Russia Unita” e presidente di commissione della Duma di Stato ha preso una posizione totalmente opposta: lo stato non è responsabile delle proprie azioni criminali.

La gente cresce…

Evgenij Bunimovič [14]

26.05.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/37/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Partito che ha il solo scopo di sostenere la politica di Putin e la maggioranza nella Duma di Stato (precisazione fondamentale, perché tutte le assemblee legislative russe si chiamano Duma).

[2] Nell’originale si usa il neologismo edinoross (qualcosa come “russo unito”), sulla falsariga del desueto termine maloross – “piccolo russo”, cioè ucraino.

[3] Appartamenti in cui vivevano più famiglie, con una stanza per ciascuna e cucina e servizi in comune.

[4] In russo “compensazione dei danni morali” è vozmeščenie moral’nogo vreda – tre parole.

[5] “Mela”, partito di orientamento liberale. Il nome deriva dalle iniziali dei fondatori: Grigorij Alekseevič Javlinskij, Jurij Jur’evič Boldyrëv e Vladimir Petrovič Lukin.

[6] 13 trilioni o 13000 miliardi di rubli equivalgono a oltre 350 miliardi di euro…

[7] L’autore allude al detto popolare secondo cui la Russia ha due disgrazie (che cominciano per “d”): duraki (sciocchi) e dorogi (strade)…

[8] L’autore esprime entrambi i concetti con la parola bezdorož’e (mancanza di strade), indicando la moralità come una strada da percorrere…

[9] Nella Russia europea centro-orientale.

[10] Nella Russia asiatica sud-orientale.

[11] Medvedev, in quanto presidente.

[12] Nell’originale miting (cioè “meeting”), nome dato in genere alle riunioni politiche clandestine di epoca sovietica.

[13] Notare la terminologia decisamente sovietica.

[14] Evgenij Abramovič Bunimovič, matematico, pedagogo, poeta e membro di “Jabloko”.


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08 giugno 2008

A proposito di Kadyrov (IX)

A Mosca è in corso la caccia alle “lingue”

Nella capitale vengono inviati dalla Cecenia gruppi speciali. Il loro compito è sequestrare persone in possesso di informazioni su gravi crimini e fare pressione sulle persone sgradite a Ramzan Kadyrov

La sera del 31 gennaio 2008 in via Povarskaja è stato sequestrato il capo criminale Movladi Atlangireev. Per un finora incomprensibile concorso di circostanze стечению non era armato come di solito e non ha potuto fare una particolare resistenza.

I sequestratori si sono avvicinati al ristorante “Karetnyj dvor” [1], dove stava cenando Atlangireev, a bordo di due jeep Mercedes, l’hanno colpito con il calcio di una Stečkin [2] e l’hanno portato via. Tutto si è svolto senza sparatorie. E’ stato avviato un procedimento penale per sequestro di persona, dei risultati delle indagini finora non si sa niente. E abbiamo l’impressione che non ci sarà alcuna notizia ufficiale al riguardo per molto tempo. Le cause della segretezza sono due: la figura dello stesso Atlangireev e la personalità di chi ha ordinato questo crimine.

La “Novaja gazeta” è venuta a conoscenza di alcuni particolari del rapimento di quest’uomo, che interessa al giornale prima di tutto per il suo coinvolgimento nelle indagini sull’omicidio della nostra giornalista [3] Anna Politkovskaja. Perché lo si sappia: su una delle jeep (targata Е 777 НЕ 177), appartenente ai rapitori, ultimamente si era spostato per Mosca Beslan Chakimov (alias Zelimchan Israilov). Al volante dell’altra (targata Р800АС 199) c’era Aslanbek (alias Sup’jan) Bajsarov. Ma lo stesso Atlangireev risultava essere in Cecenia: lo hanno visto sia a Centoroj [4] (dove si trova il quartier generale di Ramzan Kadyrov), sia a Gudermes [5] – e sempre in compagnia di uomini armati.

Alla storia del rapimento di quest’uomo molto influente e informato è stato dato risalto solo in primavera e in un contesto particolare. Prima di dimettersi l’ex capo della GSU [6] della commissione investigativa della procura Dmitrij Dovgij ha reso nota ai giornalisti la propria versione dell’omicidio della giornalista della “Novaja gazeta”. Oltre a Berezovskij [7] ha fatto un altro nome – Chož-Achmed Nuchaev.

Proprio Nuchaev (che adesso vie in Turchia e commercia petrolio con successo attraverso i porti russi), il sequestrato Atlangireev e l’agente dell’FSB [8] Maks Lazovskij (ucciso nel 2000 in circostanze non chiarite) crearono alla fine degli anni ‘80 la banda criminale del “Lazan’ja” [10]. C’era molto sul conto di questo OPG [9]: guerre tra bande criminali, la lotta per i porti di Novorossijsk e Tuapse [11] e i primi attentati a Mosca, compiuti da ufficiali che lavoravano nell’impresa “Lanako” di Lazovskij e Nuchaev (per maggiori dettagli, fra l’altro anche sui legami degli uomini di “Lazan’ja” con i servizi segreti russi, si veda il n. 24 di quest’anno della “Novaja gazeta”). Ma molti erano convinti che i tempi degli uomini del “Lazan’ja” fossero finiti da un pezzo.

Tuttavia nell’agosto 2006 fu arrestato a Mosca un certo Gajtukaev con l’accusa di aver attentato alla vita dell’uomo d’affari ucraino Korban e sospettato dalle forze dell’ordine ucraine e dai mass media di una lunga serie di altri crimini, fra cui la complicità nell’assassinio della giornalista della “Novaja gazeta” Anna Politkovskaja. Si è chiarito che gli uomini del “Lazan’ja” non si sono nascosti da nessuna parte, lavorano attivamente nell’ambito post-sovietico e si stanno specializzando in omicidi su commissione e in spaccio di sostanze stupefacenti.

Di Gajtukaev si sa poco. E’ lo zio dei fratelli Machmudov, arrestati per il caso Politkovskaja, è membro della banda di “Lazan’ja”, buon conoscente di Atlangireev. Resta da aggiungere che, infuriato per la condanna, Gajtukaev ha detto in tribunale di aver lavorato in Ucraina fra l’altro anche per conto dell’FSB della Federazione Russa [12].

Neanche il sequestrato Atlangireev è un estraneo per i servizi segreti russi: durante la prima e la seconda campagna cecena [13] ha collaborato attivamente con essi e ha svolto compiti delicati di vario tipo, era ben noto alla dirigenza dell’FSB (alcuni generali se la spassarono al matrimonio di suoi parenti), gli è stata conferita anche un’arma d’onore. Atlangireev è un uomo ben informato, che più di una volta è stato testimone nel corso di molti procedimenti penali, lo si poteva vedere alla Procura Generale e negli edifici di altre strutture autorizzate all’uso della forza.

Ma nel 2007 gli agenti di Scotland Yard l’hanno visto a Londra e l’hanno espulso: c’erano elementi per affermare che Atlangireev era giunto in Inghilterra per organizzare un attentato contro Boris Berezovskij. Da allora non si è sentito più dir nulla di lui – fino al momento del suo sequestro.

Ma non pochi sanno che non è stato sequestrato solo Atlangireev. Nel febbraio 2008, una settimana dopo il fatto del ristorante “Karetnyj dvor”, a un amico di Atlangireev, Zajndi Šachbiev, legato al mondo degli affari ceceno a Mosca , è stato fissato un incontro [14] presso il centro commerciale “Vremena goda” [15]. Quello che l’aveva chiamato si era presentato come Sulim Geremeev, anch’egli era giunto al luogo dell’incontro su una Mercedes (targata Р 007 ЕТ 177). Dopo la conversazione Šachbiev si è recato in fretta in Cecenia, dove pure è sparito.

Il nome Geremeev è noto alla “Novaja gazeta”. E sempre in riferimento al caso Anna Politkovskaja. Nell’ottobre 2006, qualche giorno dopo l’omicidio della nostra giornalista, giunse in redazione Bislan Gantamirov – ex vice-premier [16] ed ex sindaco di Groznyj. In presenza di ufficiali dell’apparato centrale del ministero degli Interni raccontò che tre gruppi di agenti delle forze dell’ordine della Cecenia si erano diretti a Mosca con un compito particolare: liquidare lo stesso Gantamirov, la Politkovskaja e l’ex uomo delle forze armate ed ex guardia del corpo di Achmat Kadyrov [17] Movladi Bajsarov, che aveva collaborato con l’FSB. Sul perché non ce l’abbia comunicato prima non abbiamo avuto spiegazioni comprensibili. Invece abbiamo ricevuto una lista dei membri di tutti e tre gruppi inviati, l’abbiamo ricevuta e l’abbiamo trasmessa al ministero degli Interni.

Uno di questi gruppi al momento dell’incontro era già stato arrestato – fra l’altro del tutto casualmente. In seguito a una verifica dei documenti al RUVD [18] di Chamovniki nella capitale furono portati tre uomini, nella macchina dei quali era stato trovato un intero armamentario da killer, compreso un fucile di grosso calibro, preparato per sparare su automobili blindate. Gli arrestati avevano con se distintivi di agenti del ministero degli Interni della Cecenia, ma non avevano autorizzazioni per la trasferta o alcun documento, che permettesse di girare per Mosca con un bagagliaio pieno di armi. Per toglierli dalla “gabbia delle scimmie” [19] giunse un agente dell’apparato centrale dell’FSB, il capitano di seconda classe Bažanov. Non gli consegnarono alcuno, al contrario fu aperto un procedimento penale. Bažanov rispose spontaneamente all’interrogatorio, l’FSB come d’abitudine rispose: “questo agente è stato dimesso dal servizio”, cosa che, tuttavia, non gli impediva di andare al lavoro. Come sia finito il procedimento penale nessuno lo dice, si allude solo al fatto che gli arrestati si sono dati da fare più seriamente per trovare dei difensori e alla fine sono stati rilasciati.

Non hanno dato esito neanche le informazioni sugli altri gruppi di cui ha parlato Gantamirov. Il risultato è noto: Bajsarov è stato ucciso nel centro di Mosca in presenza dell’ex autista del terrorista Raduev, poi del vice-premier della Cecenia [20] e adesso deputato della Duma di Stato [21] Delimchanov.

Risultato numero due: il sequestro di Šachbiev. Tutto sta nel fatto che anche il nome del presunto complice di questo crimine – Geremeev – viene rammentato nelle liste consegnate da Gantamirov.

Da tutti questi intrecci si possono trarre alcune conclusioni. Primo: le strutture armate cecene usano a Mosca la stessa tattica di quelle moscovite in Cecenia. L’invio di piccoli gruppi speciali (gli agenti federali li chiamano SSG – svodnye specializirovannye gruppy [22], che fino a poco tempo fa l’FSB e le VV [23] utilizzavano attivamente in Cecenia), mirati all’esecuzione di compiti segreti: sequestri ed esecuzioni extragiudiziali.

Secondo: i sequestrati sono persone informate, capaci di far luce sulle circostanze di una serie di omicidi su commissione e atti terroristici. Al riguardo sorge una domanda: sequestrandoli cancellano le tracce o conducono le loro indagini indipendenti (tra l’altro dalla legge)

Vjačeslav Izmajlov,
osservatore militare della “Novaja gazeta”

Sergej Sokolov

“Novaja gazeta”, 19 maggio 2008, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/35/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Cortile delle carrozze”.

[2] Pistola di fabbricazione russa.

[3] Letteralmente “osservatrice”.

[4] Villaggio della Cecenia sudorientale.

[5] Città della Cecenia centrale.

[6] Glavnoe Sledstvennoe Uprvalenie (Direzione Investigativa Centrale).

[7] Boris Abramovič Berezovskij, discusso uomo d’affari russo inviso a Putin e residente in Gran Bretagna.

[8] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), i servizi segreti russi.

[9] Organizovannaja Prestupnaja Gruppirovka (Gruppo Criminale Organizzato) cioè “associazione a delinquere”.

[10] Lazan’ja (Lasagna) è un ristorante moscovita, sorta di sede della banda. Questa e i suoi membri vengono definiti – secondo gli usi linguistici russi – con l’aggettivo lazanskij declinato in genere, numero e caso: qualcosa come “lasagnesco”…

[11] Porti sul Mar Nero.

[12] La precisazione non è ridondante: l’FSB ha strutture regionali, provinciali, cittadine, se non di quartiere. Gajtukaev lavorava dunque per le alte sfere…

[13] Cioè la prima guerra cecena, iniziata del 1994 e conclusa con un armistizio nel 1996, e la seconda iniziata nel 1999 e di fatto non ancora conclusa…

[14] Nell’originale strelka, che nel russo standard sta per “freccetta” o “lancetta”, ma nel mondo criminale sta per “incontro” (per dirimere una questione).

[15] “Stagioni”, letteralmente “tempi dell’anno”.

[16] Dell’autoproclamata repubblica di Cecenia.

[17] Achmat Abdulchamidovič Kadyrov, signore della guerra, eletto presidente della Repubblica Cecena federata con Mosca nel 2003 grazie a brogli giganteschi e ucciso nel 2004, padre dell’attuale presidente Ramzan Achmatovič Kadyrov.

[18] Rajonnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione di quartiere del ministero degli Interni), in pratica la stazione di polizia del quartiere di Chamovniki, nel centro di Mosca.

[19] Il carcere per la detenzione preventiva.

[20] Del governo filorusso, in questo caso.

[21] Duma viene chiamata in Russia ogni assemblea legislativa, anche a livello locale.

[22] “Gruppi specializzati assemblati”, cioè formati per compiere una missione e poi sciolti.

[23] Vnutrennie Vojska (Truppe Interne), corpi militari al servizio del ministero degli Interni.


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21 maggio 2008

A proposito di Medvedev (III)

Come ci hanno contati. E considerati [1]

Le manipolazioni dei risultati delle elezioni parlamentari e presidenziali hanno superato le più ardite supposizioni degli analisti più sospettosi

– Prima delle elezioni di dicembre per la Duma [2] la popolazione adulta di Mosca è aumentata di 174000 persone e prima di quelle presidenziali è diminuita di altrettante

– Tra i seggi con le più alte percentuali in favore di Dmitrij Medvedev non ci sono i quartieri dove sono state utilizzate le “urne elettroniche”. Tra i seggi con i peggiori risultati ce ne sono la metà

– In 345 dei 3300 seggi moscoviti l’affluenza ha raggiunto il 90% e in 164 il 100%. Fra l’altro quasi tutti gli elettori sono giunti alle urne nell’ultima ora

– La quantità di schede “in più” nelle urne nel corso delle votazioni a Mosca assomma a 642000. Quasi tutte sono state segnate in favore del candidato del potere [3]

Secondo la legge le informazioni dettagliate sulle elezioni seggio per seggio sono inserite nei siti ufficiali delle commissioni elettorali regionali, che rientrano nel portale Internet della CIK [4] russa. Questa è un’importante conquista del nostro sistema elettorale. Tuttavia negli ultimi tempi la quantità di dati inseriti sta diminuendo. Per esempio, dal dicembre 2007 nel corso delle votazioni hanno smesso di mostrare in Internet il numero reale di elettori registrati al momento dell’inizio delle votazioni – vengono mostrate solo le percentuali di affluenza, calcolate su non si capisce quale cifra di partenza.

Ciononostante i dati pubblicati ufficialmente sono più che sufficienti per capire cosa succede durante le elezioni e in cosa si distingue il nuovo armamentario dell’amministrazione elettorale. Cominciamo da Mosca – città che da molti per inerzia è considerata modello di libertà democratiche.

La lotta per l’affluenza

In ogni caso, come la “Novaja gazeta” ha raccontato già a novembre, secondo i parametri formali della “manovrabilità elettorale” rientra nei primi dodici soggetti della Federazione e si sta avvicinando lentamente, ma con certezza, a Daghestan [5], Tatarstan [6] e Baschiria [7].

Le risorse amministrative non deludono neanche stavolta.

L’intervallo tra le elezioni della Duma e le presidenziali è stato di tre mesi. I mutamenti nelle liste elettorali avrebbero dovuto essere minimi. Tuttavia da dicembre a marzo il numero di elettori a Mosca è calato di 174400 unita. Cioè il ritmo di riduzione della popolazione adulta a Mosca su base annua è di circa 700000 persone. Vogliono farci credere che a fronte di una riduzione della popolazione russa nel 2007 indicata in circa 478000 persone (valutazione provvisoria dell’Istituto di Statistica russo) Mosca da sola perde circa 200-220000 persone in più.

Noi pensavamo proprio: la città cresce e si moltiplica sotto la paterna protezione dell’amato sindaco [8]. Ma le cifre elettorali dicono: niente di tutto ciò, è una catastrofe demografica! Fra l’altro, perché parlare di Mosca? Per ritmi di sparizione degli elettori dalle liste la capitale è superata di molta da San Pietroburgo: là il deficit in tre mesi ha raggiunto le 386000 unita – il 10% delle liste! Su base annua – via un milione e mezzo di cittadini. Buona anche la regione di Krasnodar [9] – meno 216000 in tre mesi. E’ sintomatico che proprio questi soggetti della Federazione siano diventati i leader dell’incremento di affluenza in questi tre mesi – nella regione di Krasnodar l’attività degli elettori in confronto a dicembre è aumentata del 22,6%, a San Pietroburgo del 16,7%.

Noi, certo, crediamo assolutamente alle cifre ufficiali. Ma per ragioni di scrupolosità scientifica ci arrischieremo comunque a proporre un’ipotesi alternativa. L’affluenza si calcola come quota di coloro che si sono recati a votare rispetto al numero totale di elettori nelle liste. Questa si può fare aumentare o accrescendo il numeratore o riducendo il denominatore. La finezza sta nel fatto che alle elezioni per la Duma i seggi sono determinati nei territori su base proporzionale rispetto al numero assoluto di votanti (i 174000 voti in più a dicembre sono due seggi in più per Mosca). Da qui l’enigmatica crescita del numero di elettori da luglio (data dell’ultima verifica delle liste) a dicembre 2007 nella misura di 1,6 milioni di persone notata dal membro della CIK E. Koljušin.

Ma nelle elezioni presidenziali l’accento è stato posto sulle percentuali di affluenza come segno di appoggio popolare generale. Come risultato c’è stata una mostruosa moria elettorale a Mosca, a Piter [10] e in tutta la grande Rus’ [11]. 1,6 milioni di persone come sono spuntate dal nulla il 2 dicembre, così sono scomparse nel nulla il 2 marzo.

Cosa c’è di nuovo qui? Solo una schiettezza mai vista da parte dell’amministrazione, che è convinta che l’entusiasmo da essa mostrato tolga di torno tutte le domande scomode.

Alle 10 del mattino del 2 marza l’affluenza media a Mosca, secondo i dati del sito della Commissione Elettorale Moscovita era del 5,6%. Su questo sfondo stupisce l’attività del quartiere di Presnja [12] – il 13%; in singoli seggi circa il 20%. Tre mesi fa alla stessa ora in quel quartiere aveva votato il 4,5%, mentre nel vicino quartiere Dorogomilovskij l’affluenza mattutina alle elezioni presidenziali era solo del 3,7%.

Le notizie su campi dalla fertilità triplicata nei kolchoz d’avanguardia non stupiscono chi ha avuto la fortuna di nascere e vivere in URSS. Stupisce piuttosto la facilità con cui siamo tornati a certe cose.

Ancora più strampalata sembrava l’affluenza nel quartiere di Birjulevo Est. Ecco gli uomini d’avanguardia, che uomini d’avanguardia! In tutte i 38 seggi alle 10.00 è stata registrata un’affluenza standard del 7,3% (con divergenza in più e in meno dello 0,3%). Nel quartiere Taganskij, dove si trova la prefettura dell’AO [13] Centrale, in tutti i seggi aperti alle 17.00 l’affluenza con una precisione di alcune cifre decimali è risultata pari al 57%. Fra l’altro Mosca è lontano dai record assoluti russi di sincronia. Nel Daghestan, uno dei leader nel campo della manovrabilità elettorale, una concordanza del genere si osserva sistematicamente. In tutti e 36 seggi elettorali di Derbent [14] l’affluenza nel corso della giornata si è aggiornata idealmente di pari passo e alle 19.00 in tutte le commissioni si è bloccata al 90,8% più/meno 0,04%.

Tuttavia là dove per qualche ragione le votazioni si trovavano sotto l’occhio di osservatori o giornalisti pare che una qualche mano invisibile abbia trattenuto gli slanci stacanovisti. Nel seggio moscovita n. 105, dove votavano i membri del governo dalle 17 alle 19 l’affluenza, contro le leggi della natura, in generale è diminuita – dal 41,1% al 39,9%. Poi, in verità, si è elevata fino al 43,7%, ma comunque si è bloccata ad uno dei livelli più bassi nella città.

Ecco il guaio. Secondo le regole dei kolchoz la presenza delle alte sfere doveva provocare un potente entusiasmo delle masse, ma qui è tutto il contrario: più telecamere ci sono, più bassa è l’affluenza. La massa vera e propria, registrata nei resoconti, pare fuggire la marmaglia scrivente e filmante.

In un decimo dei seggi (345 su quasi 3300) i moscoviti hanno espresso alla grande un’attività superiore al 90% e in 164 seggi, se si vuol credere ai resoconti, praticamente al 100%. Fondamentalmente si tratta di seggi all’interno di ospedali e carceri per la detenzione preventiva e anche di seggi posti nelle stazioni. Ma ce ne sono anche di usuali, dove gli elettori votano a seconda della residenza. Per esempio i n. 1504, 1706, 1243 e 1257.

Come dire che letteralmente tutti gli elettori sono andati a votare, fra l’altro principalmente nell’ultima ora. Nel seggio n. 1504 nel quartiere di Pečatniki alle 19.00 l’affluenza era del 55,2%, ma alle 20.00 era schizzata al 100%. In un’ora avevano votato mille elettori? No, certo. Semplicemente l’amministrazione elettorale ha parificato il numero di elettori registrati a quello dei votanti reali – concretamente 1851. La cifra risultante, ahimè, non corrisponde al numero di schede elettorali ricevute dalla commissione. Un seggio con un numero di elettori pari a 1851 persone non può ricevere le 2800 schede indicate nei resoconti. Di solito le schede che vengono date sono un po’ meno degli elettori nelle liste. A tal proposito, a dicembre nel seggio n. 1504 si contavano 3022 elettori.

Beh, qui qualcosa più di mille sono spariti in tre mesi. Cosa non succede in condizioni da competizione socialista. I frutti di tali sforzi di razionalizzazione si sommano città per città e alla fine risulta la stessa “catastrofe demografica”. Virtuale, per fortuna. Come, fra l’altro, anche gli indici di affluenza da record ottenuti con il suo aiuto.

Purtroppo a Mosca sanno innalzare l’affluenza non solo riducendo il denominatore. Nel seggio n. 66 nel quartiere Krasnosel’skij senz’alcuna arbitraria riduzione delle liste all’ultimo momento l’affluenza è salita dal 50,3 al 79,5%, e così il seggio è passato da quelli arretrati a quelli d’avanguardia. Ma nel frattempo esattamente 500 schede risultano “sottratte”, cioè come se fossero state consegnate, ma non inserite nelle urne. E questo quando la dirigenza della CIK russa ha dato severe disposizioni per far cessare la sottrazione di schede in quanto forma di appropriazione indebita di beni di proprietà dello stato. E’ difficile credere che un quarto degli elettori del seggio n. 66 si sia messo la scheda sotto il giubbotto e la cifra è tonda in modo sospetto. Inoltre nei seggi vicini non è scomparsa alcuna scheda. La cosa più buffa è che nello stesso seggio alle elezioni municipali non era stata “sottratta” alcuna scheda. L’affluenza finale nel resoconto municipale è rimasta comunque al 50,5%. Nel quartiere di Krasnosel’skij vive gente strana: metà delle liste è andata a votare mettendo, come tutti, due schede in due urne. Ma poi ne è arrivata ancora un mezzo migliaio (29%), hanno sottratto le schede presidenziali, alle municipali non hanno badato – e ne hanno portate via cinquecento. Beh, i moscoviti sono così. Si consumano le suole delle scarpe [15]. Resta solo da sperare che le 500 schede federali “sottratte” fossero puramente virtuali e non siano riemerse da qualche parte in un altro seggio, prendendo parte un’altra volta all’aumento dell’affluenza.

Le astuzie stacanovistiche con l’affluenza violano la legge, ma non si riflettono direttamente sull’andamento delle forze politiche. Sono a loro modo innocenti – piuttosto permettono di valutare meglio il livello intellettuale degli amministratori elettorali.

Ci sono, tuttavia, anche prodigi più schifosi. Quando si lotta contemporaneamente per l’affluenza e per il risultato. Cioè non solo si gioca con le liste e con le schede virtuali, ma si inseriscono anche schede compilate “correttamente”. O si riscrivono i resoconti. Il che, certo, si riflette pure nella statistica finale – basta solo non stancarsi di fare i conti.

In 85 seggi l’affluenza nell’ultima ora è cresciuta del 25% e più. Fra l’altro non ci osservano segni di riduzione dell’entità delle lista. Ciò significa che gli elettori non sono stati “tolti dal conto”, ma “aggiunti”. Guardiamo come si fa.

Particolarità dei seggi

Una storia a parte sono i seggi posti nelle stazioni e nell’aeroporto di Vnukovo. Secondo i documenti ufficiali questi sono chiamati ad occuparsi dei votanti che vengono da fuori, che voterebbero con documenti esclusivi [16]. Tuttavia, a giudicare dai resoconti, là non hanno votato solo gli ospiti della città. All’aeroporto di Vnukovo, al seggio n. 4007, con documenti esclusivi aveva votato il 19,3%. Va da se che nell’ultima ora una mela non avrebbe trovato dove cadere [17] – la crescita dell’affluenza è del 33,2%. Cioè dalle 19 alle 20 a Vnukovo si è portata una folla di compatrioti pieni di senso di responsabilità civile. Evidentemente registrati a Mosca [18].

Lo stesso è avvenuto alla stazione di Kiev [19]. Quelli che avevano votato con documenti esclusivi erano il 17,9%, l’aumento di affluenza nell’ultima ora è stato del 19,1%. L’eroismo degli anonimi cavalieri della democrazia sovrana [20] è ancor più considerevole, perché chiaramente abitano lontano dalle stazioni: infatti per le contemporanee elezioni municipali i seggi da stazione non sono stati allestiti. Ciò è comprensibile: i moscoviti non vivono nelle stazioni. Ciò significa che quello stesso 80% di elettori che ha assicurato l’affluenza alla stazione di Kiev o a Vnukovo per i municipali ha votato da qualche parte vicino a casa proprio, ma per il presidente si è mosso per andare a votare all’aeroporto…

Beh, proprio stacanovisti. Gente di tipo speciale.

Ma forse nessuno è andato in nessun posto e l’80% è stato semplicemente inserito o aggiunto al resoconto dalla mano ferma di qualcuno?

Oppure ecco un’altra invenzione. Nel quartiere del parco di Fili è stato installato per la prima volta il seggio n. 3065. Un seggio usuale – per moscoviti. Più precisamente per gli abitanti dell’unico stabile al n. 14 di via Bagration. La commissione elettorale è stata piazzata nella sede della S.p.a. “MTZ Rubin [21]”. In ogni caso questa non è una fabbrica, ma il ben noto centro commerciale “Gorbuškin Dvor [22]”. Nelle liste per le elezioni municipali si contano qui in tutto 153 elettori, che corrispondono agli abitanti dello stabile n. 14. Ma ecco che nelle liste per le elezioni presidenziali ci sono ben 3847 persone. Come fanno ad essercene tante in uno stabile di 14 piani con un solo ingresso? A proposito, secondo la legge sulle elezioni del presidente della Federazione Russa in un seggio non possono essere registrate più di 3000 persone (sez. 3 art. 25) a meno che non si trovi all’estero. Ma la commissione del seggio n. 3065 ha ricevuto 3750 schede e qui hanno votato 3702 elettori. Con un’affluenza del 96,7%. Il risultato di Dmitrij Medvedev, non è il migliore in termini di percentuali – 88,4%, ma quanto a numeri assoluti assomma a 3272 voti, come in tre seggi moscoviti medi messi insieme. E’ il record assoluto in un seggio del paese, tra l’altro. Comunque il contributo dei residenti reali di questo seggio al mucchio di Medvedev è al massimo di 64 voti. Proprio tanti elettori, registrati nello stabile n. 14, sono andati a votare (la loro affluenza locale, ne deriva, è stata del 41%).

Allora chi ha appoggiato in modo così monolitico Dmitrij Medvedev qui? Forse i visitatori e il personale del centro commerciale? Ma in questo caso avrebbero dovuto lasciare dei documenti esclusivi. Ma di questi, com’è indicato nel resoconto, ne sono stati trovati 95. Sono prodigi.

E nessuno fa domande. E perché mai, è tutto chiaro comunque.

Appaiono enigmatici i casi in cui in seggi vicini sono stati registrati risultati radicalmente divergenti. I seggi n. 87 e n. 88, simili per dimensioni, posti nella Casa dell’Architetto [23], a cui sono state attribuite fondamentalmente le stesse strade (Spiridonovka, Malaja Nikitskaja, ecc.), differiscono solo nell’organico della commissione e degli osservatori. Tra l’altro nel seggio n. 87 l’affluenza alle 10 del mattino era del 4% e alla fine delle votazioni ha raggiunto il 43,5%. Là Medvedev ha ottenuto il 56,7%, Zjuganov [24] il 29,7%, Žirinovskij [25] il 7,1%. Mentre nel n. 88 l’affluenza alle 10 era al 18,9%, alla chiusura ha raggiunto il 95,7%. Medvedev ha avuto il 93,8%, Zjuganov il 5,2%, Žirinovskij lo 0,9%. Nell’ultima ora l’affluenza nel prima seggio è cresciuta del 4% (il che è vicino alle medie da molti anni a questa parte), nel secondo del 27,7%.

E’ interessante che tra le quasi 1400 schede nel seggio n. 88 non ce sia stata alcuna non valida. In condizioni normali una o due persone su 100 sono sempre impaurite della scheda. Ma qui 1400 persone hanno colpito come campioni olimpici di biathlon: tutti al centro del bersaglio [26]. Ah, Mosca, città di contrasti.

Il modello elettronico

Di seggi simili al n. 88 solo nel quartiere di Presnja ce n’era più di una decina e in altri quartieri in abbondanza. E’ notevole che quasi tutti si trovino là dove non venivano utilizzati i complessi per l’esame delle schede elettorali (KOIB [27]). Essenzialmente si tratta di scanner con computer collegati al GAS [28] “Vybory” [29].

Nei seggi con il KOIB le possibilità di manipolazione delle liste sono ridotte, anche se non sono del tutto escluse. Il problema principale è che l’usuale resoconto si può riscrivere a richiesta, ma correggere quello elettronico è decisamente più problematico. Bisogna inserire noiosamente una per una le schede false nello scanner, il che fa calare la produttività del lavoro e fa aumentare il rischio di farsi beccare. Allora facciamo dei confronti.

I KOIB erano posti in 949 seggi, a cui era attribuito il 31,5% degli elettori moscoviti. Una selezione più che rappresentativa – circa un milione e mezzo di persone. Nei confronti che hanno a che fare con quantità così grandi risultano statisticamente significative perfino divergenze dell’ordine di punti percentuali. Eppure da noi, come si vede nella tabella n. 1, le differenze sono più grandi. Che potrebbe significare?

Tabella n. 1: risultati delle elezioni presidenziali a Mosca (in %)

Tipo di seggio

Affluenza

Medvedev D.A.

Zjuganov G.A.

Žirinovskij V.V.

Bogdanov A.V. [30]

Mosca in generale

66,3

71,5

16,5

7,6

2,0

Seggi con KOIB

57,3

65,9

19,8

9,1

2,6

Seggi “aperti”

70,5

73,6

15,3

6,9

1,8

Seggi “chiusi”

98,7

73,5

14,2

8,4

1,9

Stazioni, aeroporti

98,5

83,2

7,3

7,4

0,9

Seggio “Gorbuškin Dvor”

96,7

88,4

2,5

6,6

1,1

Seggi in cui votavano i politici al potere

49,2

64,0

23,1

7,4

2,7

Nei seggi dove sono stati posti i KOIB, sono notevolmente peggiori l’affluenza e i risultati di Dmitrij Medvedev.

Su 20 quartieri moscoviti con la più bassa affluenza in 15 erano in funzione i KOIB. E al contrario in nessuno dei 30 quartieri con la più alta affluenza c’erano i KOIB. Nei territori senza KOIB sono stati registrati anche i più alti indici di affluenza nell’ultima ora. Il massimo hanno dato il quartiere Preobraženskij – 23,7% e Kuncevo – 22,6%. Un sistematico calo degli indici di entusiasmo elettorale si osserva non solo nei seggi con il voto elettronico, ma anche là dove hanno votato le più alte sfere e conseguentemente c’era un relativo ordine quanto a osservatori e trasparenza. Tuttavia le alte sfere sono incline a vivere e votare in quartieri privilegiati, perciò non è del tutto corretto prendere questi risultati come modello per tutta Mosca. I KOIB invece erano distribuiti in tutta la città e perciò sono adeguati come mezzo di verifica.

Tra i 20 territori con i più alti indici di sostegno a Dmitrij Medvedev non c’è alcun quartiere con i KOIB, ma tra i 20 con i più bassi ce n’è più della meta con i KOIB. Uno dei migliori risultati di Medvedev è nei quartieri di Kuncevo e Možajskij (84-86%). Qui i KOIB erano in funzione a dicembre, ma non lo erano a marzo. E proprio qui (guarda che coincidenza!) ci sono i più alti indici di crescita a Mosca dei voti per Medvedev rispetto ai risultati di dicembre di “Russia Unita” [31]: un 37,8% si è aggiunto a Kuncevo, un 39,2% nel quartiere Možajskij.

A un’analisi più accurata i risultati a Kuncevo suscitano vero entusiasmo . Nel corso dell’ultima ora (o piuttosto subito dopo la chiusura dei seggi?) ha avuto luogo un fenomenale incremento dell’attività. In 36 dei 38 seggi aperti (nei 4 “chiusi” considereremo spiegabile un’affluenza del 100%) nell’ultima ora l’affluenza si è impennata del 13-35%. E solo in due di un verosimile 4-7%. In uno di essi, il n. 2477, l’affluenza finale è stata del 63,4%; il risultato di Medvedev è stato 64,4%, quello di Zjuganov 23,9%. Nel vicino seggio n. 2473, dove nell’ultima ora l’affluenza è cresciuta del 34,5% e infine ha raggiunto il 79,3%, il risultato di Medvedev è stato 91,6%. Quello di Zjuganov 3,5%. Solo tre mesi fa (con l’uso di KOIB) in questo seggio aveva votato per il KPRF [32] il 21,3%, per “Russia Unita” il 44,7%.

Basta liberare le alate commissioni moscovite dalla zavorra elettronica e le cifre stacanovistiche schizzano in cielo.

Ma particolarmente sano appare il seggio n. 2455, dove tutte le 1300 schede ricevute dalla commissione sono state utilizzate. Nemmeno una eliminata, sottratta, danneggiata! Eppure tre mesi fa (quando qui c’erano i KOIB) non fu affatto così. Allora toccò eliminare 665 schede inutilizzate.

Se si considera giusto per tutta Mosca l’indice medio di affluenza registrato nei seggi con i KOIB (57,3%), allora risulta che alle elezioni hanno preso parte non 4640000 elettori, ma circa 4000000. Comunque è facile che anche questo calcolo abbellisca la realtà, perché anche in presenza dei KOIB le manipolazioni non sono escluse – semplicemente richiedono maggiore attenzione. A tal proposito, anche nello strampalato seggio nel centro commerciale “Gorbuškin Dvor” era stato utilizzato il KOIB, ma questo non ha impedito che apparisse un’affluenza fenomenale e un voto monolitico.

Se si utilizzano i dati dei KOIB come una sorta di modello per tutta Mosca, bisogna riconoscere che alle elezioni di marzo in città sono state “aggiunte” come minimo 630-640000 schede, cioè il 13,6% di tutte quelle trovate nelle urne. E’ giusto ricordare che le firme a sostegno dei candidati non erano considerate valide, se la quantità di quelle considerate inaffidabili superava il 5%. Perché non prendere in considerazione sulla base di simili criteri i risultati moscoviti?

Ripartendo i voti tra i candidati sulla base dei risultati medi dei seggi con i KOIB ci convinciamo che in presenza di un totale controllo elettronico Dmitrij Medvedev avrebbe ottenuto in totale circa 642000 voti in meno. O, il che è lo stesso, nei seggi senza KOIB ha ricevuto un premio di 642000 voti “oltre il modello”. Circa un quinto del risultato generale indicato nel resoconto finale.

E’ caratteristica la coincidenza quasi perfetta del numero di “schede soprannumerarie” [33] e di quello di “voti soprannumerari” per Medvedev nei seggi privi di controllo elettronico. Le schede che garantiscono l’aumento di affluenza in queste zone sono compilate in suo favore.

Per gli altri candidati, se tutta Mosca fosse stata sotto il controllo dei KOIB, i voti sarebbero notevolmente aumentati. Gennadij Zjuganov avrebbe ottenuto quasi altri 40000 voti in più del risultato ufficiale.

Se si prendono a modello i risultati dei seggi “trasparenti”, dove hanno votato gli uomini al potere, la differenza sarà ancora più stupefacente (vedi tabella 2).

Tabella 2

Candidati

Secondo i resoconti

Nuovo conteggio secondo i dati dei KOIB

Mutamenti

Numero di voti

%

Numero di voti

%

Numero di voti

%

Medvedev D.A.

3285990

71,5

2644008

65,9

+641982

+5,6

Zjuganov G.A

756936

16,5

795488

19,8

-38552

-3,3

Žirinovskij V.V.

347329

7,6

365979

9,1

-18650

-1,5

Bogdanov A.V.

93714

2,0

103336

2,6

- 9622

-0,6

Conclusioni provvisorie

1. Se si concorda sul fatto che si chiamano giuste e libere le elezioni in cui sono garantite pari condizioni nella campagna elettorale e corrette quelle in cui le schede sono conteggiate onestamente, allora le elezioni presidenziali a Mosca, a guardare i dati ufficiali, come minimo non corrispondono al secondo criterio. Anche sul primo criterio si è detto non poco.

2. Comunque non vediamo basi formali per mettere in dubbio la vittoria di Dmitrij Medvedev. Più probabilmente il suo risultato reale in città (lasciando da parte il problema della giustizia e della libertà delle elezioni) è circa il 65% con un’affluenza nell’ordine del 55%. Tuttavia non si vorrebbe ricavare i veri risultati con l’aiuto di metodi indiretti, ma ottenerli onestamente dall’amministrazione elettorale, che fra l’altro vive delle nostre tasse. O vogliamo troppo?

3. Il numero di “stranezze elettorali” a Mosca (della Russia in totale si parlerà poi) è sensibilmente aumentato nel ciclo elettorale 2007-2008 in confronto a tutte le precedenti elezioni federali. Si può parlare di un avvicinamento accelerato delle elezioni moscovite a standard “caucasici” o “sovietici”. Comunque pare che sia stata superata sostanzialmente la soglia della decenza: mai prima d’ora la tesi della manipolazione dei conteggi aveva trovato tanto appoggio tra le masse. La palese bravata degli amministratori elettorali lo sottolinea in modo paradossale: in ogni caso gli si stringe lo stomaco sempre di più. Vai a sapere da dove rastrellare – di sopra o di lato. Purtroppo non li angoscia per nulla la prospettiva di rastrellare di sotto. E qui hanno ragione [34].

4. Fra l’altro è importante la presenza di profonde divergenze nei resoconti in seggi che, apparentemente, non differiscono in nulla. Ciò significa che molto dipende da fattori al di fuori del sistema, come l’onestà di singole commissioni elettorali, la presenza di osservatori qualificati, ecc. Dietro resoconti finali regolari si nasconde una tragedia umana: ci sono persone e commissioni capaci di contare i voti onestamente. Sono la minoranza. Si sentono dei reietti, non hanno altro sostegno che la convinzione personale: “Fai quel che devi e sia quel che sia”. Su questo sfondo le frettolose dichiarazioni della “società democratica” sul fatto che “le elezioni sono del tutto false” soffrono del vecchio peccato intellettuale di generalizzazione.

Invece di dare almeno un sostegno morale alle poche commissioni oneste (perlomeno allo scopo di avere un modello) i liberali facilmente e volentieri abbandonano il campo di battaglia e tornano alle usuali discussioni da cucina. E’ davvero così difficile interessarsi dei risultati delle votazioni nel proprio seggio ed esprimere gentilmente il proprio giudizio al presidente o ai membri della commissione che vivono o lavorano nelle vicinanze?

O questo deve farlo qualcun altro? Il potere? Questo lo fa – nei propri interessi. Ma dove siete voi che amate tanto parlare di società civile? I membri delle commissioni elettorali vivono nella stessa società in cui essi vivono. Tra loro ci sono all’incirca altrettanti cittadini che tra voi: troppi pochi. Ma ci sono e a loro basta (per ora!) il coraggio per resistere alla pressione del sistema.

5. Al primo posto c’è la questione della fiducia nelle stesse procedure elettorali e nelle persone che le mettono in atto. Oggi un cittadino che desidera essere leale verso il proprio stato è posto davanti ad una scelta anormale: o sei un idiota che non capisce come “si fa un risultato” o sei un vigliacco che capisce tutto, ma tace. E’ cosa comprensibile, tra queste due opzioni manovrano anche gli stessi rappresentanti dell’establishment. Fra l’altro la maggior parte di essi ha fatto la propria scelta.

Lo chiamano patriottismo, servizio alla Patria, dovere morale di una persona ortodossa ecc. ecc. Bene. Perlomeno la gente capisce meglio chi pronuncia queste parole e cosa significano oggi.

Dmitrij Oreškin,
direttore del centro di analisi “Merkator” dell’Istituto di Geografia dell’Accademia delle Scienze russa
Vladimir Kozlov,
analista principale del centro “Merkator”

24.04.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/29/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Nell’originale si gioca su due significati del verbo posčitat’, “contare” e “considerare”.

[2] La “camera bassa” del parlamento russo.

[3] L’establishment putiniano viene ormai definito semplicemente “il potere”.

[4] Central’naja Izbiratel’naja Komissija (Commissione Elettorale Centrale)

[5] “Repubblica autonoma” caucasica.

[6] “Repubblica autonoma” orientale popolata principalmente da tatari, da cui il nome.

[7] “Repubblica autonoma” orientale. Questa e le regioni sunnominate sono considerate – credo non del tutto a torto – esempi di arretratezza da molti punti di vista…

[8] Jurij Michajlovič Lužkov, da oltre quindici anni sindaco di Mosca e fedele a Putin.

[9] Russia meridionale.

[10] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[11] Antico nome della Russia.

[12] Il quartiere in cui si trova la “Casa Bianca”, la sede del governo…

[13] Administrativnyj Okrug (Distretto Amministrativo).

[14] Città sul Mar Caspio che è fra l’altro la più meridionale della Federazione Russa.

[15] Come dire, sono estremamente energici.

[16] Che attestano cioè che non fanno parte delle liste elettorali dei normali seggi cittadini.

[17] Come dire, c’era una ressa enorme. Una ressa virtuale…

[18] Per vivere a Mosca bisogna esservi registrati. Ma è ovvio che chi è registrato a Mosca e non ci vive conserva i benefici derivanti da tale registrazione.

[19] Stazione nel centro di Mosca da cui partono i treni per la capitale ucraina.

[20] Definizione ufficiale del neo-autoritarismo russo.

[21] MTZ può avere vari significati, Rubin è il rubino…

[22] “La corte di Gorbuška”. Gorbuška significa “cantuccio di pane”…

[23] Istituto centrale di architettura.

[24] Gennadij Andreevič Zjuganov, leader del Partito Comunista della Federazione Russa.

[25] Vladimir Vol’fovič Žirinovskij, leader del Partito Liberal-Democratico (in realtà nazionalista) della Federazione Russa.

[26] Letteralmente “alla mela” (il gergo del biathlon risente di Guglielmo Tell?).

[27] Abbreviazione della dicitura russa Kompleks Obrabotyvanija Izbiratel’nych Bjulletenej.

[28] Gosudarstvennaja Avtomatizirovannaja Sistema (Sistema Automatico Statale), da intendersi come “centro per l’elaborazione dei dati”.

[29] “Elezioni”.

[30] Andrej Vladimirovič Bogdanov, Gran Maestro della Gran Loggia Massonica Russa, candidato alle presidenziali per l’irrilevante Partito Democratico Russo. Le sue sdegnate smentite non hanno eliminato i sospetti che Bogdanov fosse una sorta di specchietto per le allodole…

[31] Il partito che ha il solo scopo di sostenere la politica di Putin e che adesso ha la maggioranza in parlamento.

[32] Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa).

[33] Letteralmente “oltre il piano”. Qui si allude ai propagandistici superamenti dei piani quinquennali sovietici (ma in tutto l’articolo vengono usate ironicamente frasi tipiche della propaganda sovietica).

[34] Il senso del passaggio è oscuro per noi, ma come ha detto un saggio anonimo “in Russia nessuno sa, ma tutti capiscono”... Pare di capire che per le commissioni elettorali sia più facile imbrogliare i deboli.


http://matteobloggato.blogspot.com/2008/05/come-si-fanno-le
-elezioni-in-russia.html

30 aprile 2008

A proposito del passato della Russia (II)

Per nome, personalmente e singolarmente. Edizione speciale

Sull’iniziativa della “Novaja gazeta” e dell’associazione “Memorial” [1]

Colonna dei lettori

Vent’anni di libertà – e siamo di nuovo sulla soglia di un nuovo ciclo di menzogne, arbitrii e oppressione della personalità. La casa che i nostri democratici hanno costruito è distrutta ed esposta al ludibrio. E non c’è da incolpare il popolo di ciò. Semplicemente chi si è incaricato di guidare la costruzione non ha posto alla base quell’unica pietra, senza cui l’edificio che va sotto il nome di “libera, fiorente Russia” non può stare in piedi. Questa pietra è la verità. La piena ed esauriente verità su tutte le persone ingiustamente uccise, tormentate, fatte morire di fame, private delle proprie case e su tutti quelli che hanno ucciso, tormentato, fatto morire e scacciato.

L’uomo che non prende coscienza di se e del proprio passato personale è destinato a girare in tondo e a scoprire con meraviglia davanti a se gli stessi problemi irrisolti. Nella psicologia contemporanea questo è diventato un luogo comune e nessuno lo discute. Ciò che accade a una singola personalità, accade anche ad un intero paese e perciò l’attuale deriva della Russia nella nuova mancanza di libertà è del tutto coerente.

Gli antichi fermavano le guerre e i nemici di ieri uscivano allo scoperto sul campo di battaglia per piangere e seppellire i caduti. I nostri caduti restano innominati, non pianti e non sepolti. E finché sarà così, sarà inutile valutare e pianificare riforme economiche o di qualsiasi altro tipo o un’idea di nazione e fare considerazioni sul futuro del nostro paese.

E perciò l’iniziativa della “Novaja gazeta” per la creazione di un memoriale dedicato alle vittime del terrore di Stato e al tentativo di resistenza merita il più attivo sostegno. Ma non ci si può liberare dall’angoscia.

Negli ultimi vent’anni nel nostro paese molti passi sulla strada verso la libertà e la verità si sono conclusi con un nulla di fatto. Riforme economiche sommarie e incoerenti hanno portato al discredito dell’idea di un mercato libero e di un’iniziativa privata. L’indecisione nelle trasformazioni politiche ha fatto sì che la parola “democrazia” sia diventata quasi offensiva. Il processo al PCUS si è concluso con un nulla di fatto, si è trasformato in farsa e in fin dei conti in una vittoria morale dei comunisti. E ogni insuccesso del genere col passar degli anni allontana la possibilità di un libero sviluppo e di una reale fioritura del nostro paese. Gli ultimi anni per molti sono diventati anni di delusioni, hanno portato all’apatia sociale e allo scetticismo.

Accingendosi a creare un memoriale, dobbiamo ricordare che tutte le nostre azioni in questa direzione devono essere inappuntabili, senza compromessi e coerenti. In caso contrario diventeremo gli ennesimi becchini di coloro che già una volta sono stati ingiustamente tormentati e indegnamente sepolti. Che ciò non avvenga.

La questione più importante è quella di un luogo degno per questo memoriale. E per rispondere a questa questione bisogna partire non da ciò che è possibile, ma da ciò che è giusto. E giusta è la posizione dell’ex zèk [2] Lev Aleksandrovič Netto [3], per cui “in Russia c’è solo un posto dove deve trovarsi il museo-memoriale centrale. Ed è proprio l’edificio dell’NKVD [4]-KGB nella Lubjanka [5]” (“Vaccino contro il terrore”, “Novaja gazeta”, n. 13 del 21 febbraio). In qualsiasi altro posto questo museo si troverebbe nell’ombra della malefica casa della Lubjanka, come adesso nella sua ombra si è trovata la pietra della memoria delle isole Soloveckie [6].

E perciò si dovrebbe iniziare il lavoro per il ristabilimento della nostra memoria storica con la creazione di un movimento per il passaggio dell’attuale edificio della ČK [7]-NKVD-KGB-FSB [8] al museo-memoriale dedicato alle vittime del terrore di Stato e al tentativo di resistenza. Questo movimento potrebbe portare il nome di un’altra ex reclusa, E.A. Kernovskaja [9], dai disegni della quale è accompagnato l’articolo della “Novaja gazeta”. Evfrosinija Antonovna è un’eroina del Gulag, come del tutto giustamente l’ha chiamata Oleg Chlebnikov [10], che sempre nella propria vita si è fatta guidare non da ciò che è possibile, ma da ciò che è onesto e giusto.

E’ possibile che oggi tale compito appaia utopico, che causi derisione e scetticismo, come trent’anni fa causavano scetticismo le azioni e gli appelli degli eroi della resistenza degli anni ’70-‘80 dello scorso secolo Solženicyn, Sacharov, Bukovskij [11], Marčenko [12], Velikanova [13] e altri. Ma in buona parte grazie a loro nella nostra coscienza vivono gli ideali della libertà personale e non muore la speranza in una vita degna e libera in Russia.

Lev Ziman [14]

“Novaja gazeta”, 6 marzo 2008, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/16/40.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Memoriale”, associazione nata per difendere la memoria delle vittime del regime sovietico e in prima linea nella difesa dei diritti umani in Russia.

[2] Zèk deriva forse da z/k (Zaključënnyj Kanalestroenija, “Recluso addetto ai lavori del canale”), sigla che indicava i lavoratori forzati che scavarono il canale Mar Bianco-Mar Baltico e per estensione avrebbe finito per indicare tutti i reclusi del Gulag.

[3] Fratello del celebre calciatore russo Igor’ Aleksandrovič Netto.

[4] Narodnyj Komitet Vnutrennich Del (Comitato Popolare per gli Affari Interni), nome della polizia politica dell’epoca di Stalin.

[5] Piazza del centro di Mosca tristemente nota per la sede dei servizi segreti.

[6] Davanti all’edificio della Lubjanka è posta a mo’ di monumento una pietra delle isole Soloveckie (popolarmente dette Solovki), uno dei principali luoghi di deportazione dell’epoca sovietica.

[7] Črezvyčajnaja Komissija (Commissione Straordinaria), la prima polizia politica sovietica.

[8] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), gli attuali servizi segreti. C’è un’inquietante continuità dalla ČK di Lenin all’FSB di Putin...

[9] Autrice di libri di scritti e disegni di testimonianza dei propri dodici anni nel Gulag, dove era stata rinchiusa come “possidente”.

[10] Oleg Nikit’evič Chlebnikov, vice direttore della “Novaja gazeta”.

[11] Vladimir Konstantinovič Bukovskij, scrittore dissidente passato per campi di lavoro e cliniche psichiatriche.

[12] Anatolij Tichonovič Marčenko, scrittore dissidente ucraino, morto a causa di uno sciopero della fame intrapreso per far liberare prigionieri politici agli inizi dell’epoca gorbacioviana…

[13] Tat’jana Velikanova, dissidente russa.

[14] Scrittore ed editore russo.


http://matteobloggato.blogspot.com/2008/04/chi-dimentica-il-

passato-condannato.html

08 marzo 2008

A proposito di Medvedev (II)

Il fenomeno dell’affluenza [1]

Aleksandr Sadčikov

Noia. Disillusione. Totale mancanza di intrigo. Elezioni senza scelta [2]. In che modo gli scettici non hanno caratterizzato la campagna elettorale presidenziale del 2008. In generale tutto questo è vero. Dal 28.11.2007 (inizio della campagna) al 02.03.2008 (fine) abbiamo vissuto senza scosse. Per tutto questo tempo è sembrato che le elezioni fossero sullo sfondo della vita di tutti i giorni. Senza strappi. Senza un senso di angoscia nelle notizie serali. Senza picchetti e manifestazioni per la strada [3]. Senza attendamenti. Senza oppositori che fanno scioperi della fame. Senza spari per le strade. Senza carri armati nel centro della città. Non c’è stato neanche il piatto più gustoso – la scatola sotto la fotocopiatrice con mezzo milione di dollari [4]. Che malinconia. Da questo punto di vista quello che accade adesso in Armenia [5] è in qualche modo “più allegro”. Ma non abbiamo bisogno di un’allegria del genere.

“Non ci vado! Non è roba mia!” – ecco la posizione che si faceva strada fra molti prima del 2 marzo. Sono andati quasi 70 milioni su 106. Il 70 per cento di questi a votare per Medvedev. “E per chi si può votare? Per Zjuganov-Žirinovskij-Bogdanov [6]?" – domandava retoricamente già il 3 marzo chi alla vigilia non intendeva neanche andare al seggio.

Ci hanno ripensato? E che dire della disillusione generalizzata? Una delle due: o l’apatia e lo sconforto russi non potevano comunque far calare l’affluenza o non c’è stata affatto apatia. Le elezioni non solo un’azione politica, ma anche simbolica. Ogni elettore, esprimendo la propria opinione e il proprio atteggiamento verso un candidato, non da solo una chance a questo o a quel partito, ma partecipa anche a un rituale. E il senso del rituale è semplice: tu voti – cioè stai con il paese. Cioè ti senti accomunato alla popolazione, al popolo. E’ lo stesso che andare a una parata e a una manifestazione. Così facevano i miei avi – così agirò anch’io, per sentirmi una persona, un cittadino. Probabilmente la gente è andata alle elezioni proprio per questo.

E ancora... Sono andati anche perché volevano che “fosse ancora così”. Acquisti a credito invece di tende arancioni [7]. Non abbiamo bisogno di “lezioni di armeno” e neanche di ucraino e georgiano [8]. Che le elezioni siano noiose.

Ma gli elettori siano saggi.

Izvestija, 4 marzo 2008, http://www.izvestia.ru/opinion/article3113625/ (Traduzione e note di Matteo Mazzoni)

NOTE

[1] Nell’originale c’è un gioco di parole: “fenomeno” è javlenie e “affluenza” javka.

[2] Altro gioco di parole: in russo “elezioni” è vybory, plurale di vybor, “scelta”.

[3] Infatti vengono proibite o duramente represse…

[4] Allusione a una vicenda del 1996, quando due responsabili della campagna elettorale di El’cin furono arrestati dopo che in una scatola di fogli intestati (inizialmente presa per una scatola di fogli da fotocopiatrice) fu trovato mezzo milione di dollari. In realtà si trattava di uno scontro interno alla “corte” di El’cin e furono i responsabili dell’arresto ad essere defenestrati.

[5] In Armenia l’opposizione ha protestato contro i brogli elettorali e negli scontri con la polizia alcune persone sono rimaste uccise.

[6] Il comunista Gennadij Andreevič Zjuganov, il nazionalista Vladmir Vol’fovič Žirinovskij e il “democratico” Andrej Vladimirovič Bogdanov.

[7] Quelle degli oppositori ucraini del filorusso Janukovič. “Arancioni” sono definiti per estensione tutti gli oppositori democratici a Putin e ai filo-putiniani al potere nelle ex repubbliche sovietiche.

[8] La “rivoluzione di velluto” georgiana ha portato al potere il filo-occidentale Saakašvili.



http://matteobloggato.blogspot.com/2008/03/lordine-regna-mosca.html

28 febbraio 2008

A proposito di Medvedev

Cosa accadeva nel paese mentre Dmitrij Medvedev teneva il suo discorso programmatico

Martedì al secondo Forum Civico il candidato alla presidenza Dmitrij Medvedev ci ha raccontato come vede la Russia. La prima impressione è che vada al potere un democratico convinto. La seconda impressione è che guardi qualche altro paese. Con il discorso programmatico di Dmitrij Anatol’evič Medvedev e il materiale del numero pronto per la stampa abbiamo creato una tabella delle discrepanze. Tra ciò che hanno sentito i cittadini della Russia e ciò che è accaduto quel giorno.

Così ha parlato Medvedev

E nel frattempo

Su uno stato civile

“Se vogliamo diventare uno stato civile, prima di tutto abbiamo bisogno di diventare uno stato di diritto…”

La Procura Generale ha proposto al top manager della JUKOS Vasilij Aleksanjan, colpito da una malattia mortale, la libertà e la possibilità di curarsi in cambio di deposizioni contro Chodorkovskij e Lebedev [1].

Sulla politica sociale

“Il suo oggetto principale dovranno essere non solo i servizi sociali, ma il cittadino stesso…”

Corsa all’acquisto da parte di centinaia di migliaia di consumatori di preparati per cardiopatici – Valocordin [2] e Corvalol [3]. I funzionari hanno bloccato la vendita libera di questi medicinali.

Sulla libertà di parola

“Lo stato oggi può esistere solo in un libero flusso di informazioni, una parte imprescindibile del quale sono mass-media influenti e indipendenti…”

E’ stato emesso un mandato di cattura internazionale nei confronti di Manana Aslamazjan, direttrice della fondazione Obrazovannye Media [4]. Non sono serviti né il largo appoggio della comunità giornalistica, né l’intervento personale di Vladimir Putin: “Finché sarò presidente, potrà stare del tutto tranquilla”.

E’ stato emesso un mandato di cattura nei confronti del corrispondente della “Novaja gazeta” a Samara [5] Sergej Kurt-Adžiev.

Sui partiti e sulla libertà di voto

“I partiti esistevano solo come progetto commerciale pronto all’uso… Le elezioni si sono trasformate in una fiera di promesse populistiche, partiti e blocchi usa e getta…”

La CIK [6] ha annullato le firme dell’unico reale candidato delle forze democratiche alla presidenza Michail Kas’janov [7].

Lo stesso giorno il guastatore Andrej Bogdanov [8], proposto dal Cremino, passava con incredibile facilità attraverso le macine della commissione elettorale.

P.S. Rendiamo giustizia al candidato del gruppo di potere: anche noi vorremmo vivere nel paese che questi già vede. E perfino più di lui. E’ grande la tentazione di spiegare i fatti avvenuti sullo sfondo del suo discorso programmatico dal punto di vista della “teoria del complotto”. Cioè come una massiccia provocazione contro l’immagine del candidato stesso. Anche se probabilmente qui non si tratta proprio di “complotto”: al presidente di turno spetta semplicemente una cattiva eredità.

Sezione politica

24.01.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/05/09.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Platon Leonidovič Lebedev, numero due della JUKOS, che ne teneva le fila dopo l’arresto di Chodorkovskij.

[2] Medicinale prodotto in Germania.

[3] Analogo del Valocordin, prodotto in Ucraina.

[4] “Media istruiti”.

[5] Città della Russia centrale.

[6] Central’naja Izbiratel’naja Komissija (Commissione Elettorale Centrale).

[7] Michail Michajlovič Kas’janov, primo ministro dal 2000 al 2004, scaricato da Putin e passato all’opposizione.

[8] Andrej Vladimirovič Bogdanov, massone e giovane esponente del “Partito Democratico Russo”.


http://matteobloggato.blogspot.com/2008/02/medvedev-comincia
-gi-predicare-bene-e.html