22 gennaio 2007

A proposito di avvelenamenti ed esecuzioni extragiudiziali (II)

ORGANI[1] DI RICAMBIO
I servizi segreti hanno creato strutture parallele per le esecuzioni extragiudiziali
Come vengono compiuti omicidi negli interessi dello stato. Istruzioni segrete

Dopo la morte di Aleksandr Litvinenko a Londra è successo qualcosa in Russia. Non tutti hanno chiaro in se di cosa precisamente si tratti, ma a livello di percezioni hanno colto qualcosa, a causa di cui tutti hanno una tensione interiore in attesa di un pericolo ignoto…
Tutto questo nonostante che la nostra grande potenza non abbia niente a che fare con questo omicidio. Così dichiarano i rappresentanti ufficiali. Ma
per qualche motivo non gli crediamo. Forse uno delle cause è che ricordiamo che ben poco tempo fa gli stessi rappresentanti ufficiali avevano assicurato il mondo: gli uomini dell’ambasciata russa arrestati in Qatar non hanno niente a che fare con l’omicidio dell’ex presidente della Cecenia Zelimchan Jandarbiev. E poi è venuto fuori che in una videoregistrazione è stato documentata per intero la collocazione di esplosivi sulla macchina di Jandarbiev da parte dei nostri diplomatici.
E’ probabile che l’omicidio di Litvinenko sia divenuto quella goccia di informazione che fa traboccare il vaso delle nostre conoscenze e che abbiamo capito qualcosa del nostro paese che ci fa sentire come se fossimo nudi nello spazio cosmico.
Si è aggiunto un tratto molto importante a quella grande esperienza di vita dei russi, che si stratifica nell’esperienza storica del paese. (In effetti ora sappiamo come e per ordine di chi furono uccisi il politico russo Trockij, lo scrittore bulgaro Markov[2], il nazionalista ucraino Bandera[3].)

I “lupi mannari”[4] della GRU[5]
Ebbene cos’è questa esperienza personale? Ognuno
ha la sua. Io racconto con cosa mi è capitato di imbattermi, con che cosa hanno a che fare i miei dubbi e le mie paure.
Nel 1995 stavo scrivendo un articolo sulla banda dei fratelli Larionov, che aveva terrorizzato Vladivostok all’inizio degli anni ‘90. La banda era stata scoperta. L’istruttoria fu portata avanti dalla Procura Generale. Apparve chiaro che quella banda criminale era qualcosa di strano. Ricordava molto un reparto militare con una struttura ben organizzata, una dura gerarchia e una ferrea disciplina. Si scoprì che di essa facevano parte ottimi ex allievi dei corsi di combattimento e di preparazione politica delle VDV[6] e della fanteria della Marina, un brillante ufficiale dei reparti scelti e uno dei migliori uomini al servizio della procura locale.
Gli stessi membri della banda non la chiamavano “banda”. La chiamavano Sistema e il loro testo guida era il libro dell’ex agente della GRU Rezun dal titolo “Acquario”.
Il Sistema era fornito di mezzi all’avanguardia per poter ascoltare ogni tipo di conversazioni – telefoniche, a distanza, attraverso muri e finestre; era risultato essere in possesso di apparecchiature per la codificazione delle proprie comunicazioni. Il Sistema era armato di tutto punto e disponeva di qualche decina di covi. Con l’aiuto di una fitta rete di agenti raccoglieva informazioni sui boss della criminalità organizzata, gli uomini d’affari e gli uomini delle istituzioni dello stato. La
banda uccideva. Pezzi grossi della criminalità organizzata e uomini d’affari legati al mondo criminale divennero loro vittime. Durante queste azioni si verificarono, come usa dire nell’ambito delle forze dell’ordine, abusi di potere – insieme ai bersagli furono uccise persone che passavano di lì per caso.
Si potè chiarire che con la banda lavoravano due colonnelli della GRU: il direttore della rete di agenti dell’intelligence della flotta dell’Oceano Pacifico Zubov e l’ex direttore del centro operativo-analitico dello stessa agenzia di intelligence Polubojarinov. Polubojarinov aveva direttamente formato la banda e anche all’interno di essa dirigeva il centro analitico.
Il
Sistema agiva con sicurezza di se e sfacciataggine. Dopo ogni crimine compiuto una qualche forza invisibile frenava le indagini, mandava a rotoli le istruttorie, metteva in salvo i criminali su cui stavano per giungere gli uomini della polizia. Uno di questi, la cui attività professionale era una minaccia per la stessa esistenza della banda, era il capo della GUVD[7] di Vladivostok, il colonnello Sljadnev. Perciò l’organizzazione prese la decisione di uccidere il colonnello. L’operazione per la sua eliminazione fu affidata a un ex soldato dei corpi speciali della Marina e fu chiamata “Barracuda”.
Quando l’ho incontrato Slajdnev mi ha raccontato che, ascoltando le conversazioni telefoniche tra i membri della banda, è venuto a sapere chi stava dietro l’organizzazione. “Chi dunque?” – mi sono interessato. “Non posso dirlo, – ha risposto il colonnello. – Ma non può neanche immaginare a che livello sono queste persone”.
Oggi sono convinto: il colonnello intendeva la GRU.
Ma che banda era questa, formata da ottimi combattenti, ottimamente equipaggiata e in azione sotto il patronato di ufficiali della Direzione Generale dei servizi segreti del Ministero della Difesa della Federazione Russa? A questa domanda la Procura Generale non ha saputo rispondere. Più probabilmente non ha neanche cercato di farlo, perché nessuno glielo avrebbe permesso.
Entrambi i colonnelli si sono rivelati “lupi mannari”. Zubov è stato cacciato dalla Marina, ma Polubojarinov è stato ucciso. Hanno
eliminato anche i fratelli Larionov. Il minore, che comandava la banda, è stato ucciso in cella dopo che, una volta capito che lo avevano tradito, aveva dichiarato: racconterò ai mass media la verità sul ruolo della GRU nella creazione della banda. Fu uccisa anche l’avvocato del giovane Larionov, che aveva preparato un articolo sulla vicenda.
Più o meno ai tempi della banda dei Larionov a Vladivostok, a Nachodka[8] agiva la banda di Vèps[9]. Alcuni feroci criminali erano stati scarcerati anticipatamente. Li avevano armati e li avevano aizzati contro la cosiddetta mafia cecena, che in realtà a Nachodka non esisteva. La banda aiutava semplicemente a ridistribuire la proprietà. Ne persero il controllo e questa cominciò a far fuori non solo le persone che le venivano indicate, ma anche quelle che essa stessa riteneva necessario far fuori.
L’ufficiale dell’FSB[10], che per primo comprese che la banda era stata creata dal comando della Direzione generale per la lotta al crimine organizzato (GUBOP[11]) del ministero degli Interni della Russia, fu ucciso da alcuni agenti di polizia come dire per errore. Come fu chiarito, la banda agiva non solo con il supporto del ministero degli Interni, ma anche delle autorità di allora della regione del Primor’e[12]. L’inquirente della Procura Generale, che aveva iniziato a indagare sulla vicenda di Vèps, a quanto ho capito dalle conversazioni che ho avuto con lui, aveva paura di chi stava dietro alla banda. Probabilmente
per questo beveva incessantemente.

Specialisti in affari sporchi[13]
Il giornalista Dima Cholodov fu ucciso nell’ottobre 1994 – nel periodo in cui nell’estremo oriente[14] venivano scoperte le due bande, le cui tracce conducevano alla GRU e al ministero degli Interni. Le indagini sull’omicidio di Dima nei primi mesi si sovrapposero a quelle su entrambe le organizzazioni. Tra i sospetti comparvero i militari del 45° reggimento delle VDV, che apparteneva al GRU. Durante le indagini si chiarì che questo gruppo non rispondeva al comandante del reggimento. Era possibile questo in un normale reparto militare? Si capisce che è impossibile. Ma il fatto è che il 45° reggimento non era un normale reparto militare. Di cos’era in realtà parleremo un po’ più tardi. Ma per ora cerchiamo di far chiarezza su come si presentavano i militari, che si trovavano in una situazione particolare in quel reparto.
Durante il processo si è chiarito che gli ufficiali della GRU erano utilizzati in operazioni speciali in Abkhazia[15], Transnistria[16] e Cecenia. Che
tipo di operazioni erano? Come si è visto, i militari compivano missioni assai delicate – eliminavano fisicamente le persone che venivano loro indicate. Per esempio uno dei militari del reggimento uccise un pilota georgiano, che durante l’insurrezione dell’Abkhazia avrebbe bombardato un’imbarcazione con civili a bordo.
Già questo fatto da solo merita un’indagine: un ufficiale dell’esercito russo, evidentemente, su ordine del proprio comando si reca all’estero e là uccide un cittadino di un paese straniero. Da qualunque parte la si giri, ha commesso un crimine. Proprio lo stesso che hanno commesso anche quelli che gli hanno dato l’ordine. Ma nel corso delle indagini sull’omicidio di Cholodov a questo episodio ad esso collegato non si fece attenzione.
Non fu sviluppato nel corso del processo neanche questo fatto: uno degli ufficiali imputati a suo tempo aveva piazzato astutamente una bomba magnetica sotto l’automobile dell’allora vice ministro delle finanze della Russia Vavilov. L’esplosivo funzionò, ma per una fortunata casualità il vice ministro restò in vita. Su questo episodio ci sono testimonianze dettagliate nel processo per l’omicidio di Cholodov, ma anche queste furono trascurate. Eppure queste confermavano le conversazioni tra gli imputati registrate su nastro. Da queste conversazioni risultava che il reparto speciale del 45° reggimento era specializzato in omicidi, per i quali pagavano bene.
I risultati dell’inchiesta fornivano tutte le basi per supporre che il gruppo di militari non fosse altro che una brigata di killer che lavorava su ordini speciali.
Purtroppo la Procura Generale non ha investigato sull’intero complesso di questioni che sono sorte a seguito della vicenda di Cholodov. Penso che non l’abbia fatto per lo stesso identico motivo, per cui non ha approfondito il ruolo della GRU e del ministero degli Interni nella creazione delle bande di Vladivostok e Nachodka: nessuno glielo avrebbe permesso.
La Procura Generale è convinta: la complicità di ufficiali della GRU all’omicidio di Cholodov è provata. Ma, come suppongono i suoi uomini, le persone coinvolte nelle indagini su questo crimine, i presunti assassini di Cholodov, potrebbero essere salvati dalla prigione dai loro protettori nelle alte sfere, di cui, probabilmente, hanno eseguito gli ordini.
Ricordavo che, studiando la vicenda di Cholodov, gli inquirenti, oltre alla GRU, avevano indicato il GUBOP del ministero degli Interni. Questo è un fatto enormemente importante, su cui torneremo ancora e che ci aiuterà a comprendere le dimensioni di ciò che è avvenuto in Russia. In possesso dei militari del 45° reggimento arrestati furono trovati dei cosiddetti documenti di copertura preparati dal ministero degli Interni. In particolare su di essi c’era la firma dell’allora vice direttore del GUBOP Baturin. Nel corso delle indagini sull’omicidio di Cholodov, a cui prese parte anche il comandante generale della polizia, si è chiarito che proprio da là è partita una fuga di notizie sul corso delle indagini, che furono comunicate agli accusati. Tutto questo ha portato indirettamente a pensare che il gruppo di militari
группа del 45° reggimento nell’eseguire le loro missioni particolari lavorassero fianco a fianco con il comando del GUBOP. Guardando a tutto questo, l’improvvisa morte di Baturin non si può considerare qualcosa di casuale. Avrebbero potuto eliminarlo in quanto anello più debole della catena che univa due strutture che operavano illegalmente.

I guastatori dell’FSB
A metà degli anni ‘90 a Mosca si verificò una serie di atti terroristici. Il più tragico fu l’esplosione in un filobus nel viale Strastnoj[17]. Si parlò di un ben coordinato attacco di militanti contro Mosca. Ma ben presto si chiarì che l’autobus[18] alla VDNCh[19] non era stato fatto esplodere da militanti ceceni, ma… da un ex colonnello del KGB. Il processo dimostrò la sua colpevolezza.
A parte questo, si chiarì che a cercare di far saltare il ponte ferroviario sulla Jauza[20] non era stato un militante, ma un ex ufficiale dell’FSB. Evidentemente ce l’avrebbe fatta, se non fosse saltato in aria egli stesso mentre piazzava l’ordigno.
Risultò che entrambi gli ex agenti dei servizi segreti avevano rapporti diretti con la banda di Maksim Lazovskij. Come minimo otto ufficiali al servizio dell’FSB lavoravano a stretto contatto con la banda. Questo riuscì a stabilire il capo della 12.a sezione del MUR[21], il tenente colonnello della polizia Vladimir Cchaj. Non appena apparve chiaro, che la Petrovka[22] non si sarebbe fatta scappare la preda di mano, Lazovskij e gli uomini a lui più vicini furono eliminati. Morì anche Cchaj, di cirrosi epatica. Nessuno dei colleghi del tenente colonnello ha mai creduto alla morte naturale di una persona, il cui sobrio stile di vita era un esempio da imitare. Gli amici sono convinti: Cchaj è stato avvelenato.
Per quel che riguarda le esplosioni, di cui sono risultati colpevoli gli ufficiali degli organi di sicurezza dello stato, che lavoravano con la banda di Lazovskij, non si può evitare di parlare anche delle esplosioni dei condomini, che si verificarono a Mosca alla vigilia della seconda guerra cecena. E’ stato dichiarato che le esplosioni furono opera dei ceceni. Ma uno dei testimoni chiave di questa storia mi ha dichiarazione con tanto di registrazione che nonostante quanto è stato affermato dagli inquirenti non ha dato in affitto la cantina sotto casa sua in via Gur’janov al militante Gočijaev. L’uomo in questione era certamente un’altra persona. Nell’identikit, creato sulla base della descrizione del testimone, l’ex tenente colonnello dell’FSB Michail Trepaškin ha riconosciuto un agente dei servizi segreti…
A parte questo, il comando dell’FSB non ha saputo neanche spiegare chiaramente che tipo di esercitazioni portasse avanti a Rjazan’[23] con un carico di sacchi contenenti esogeno[24] e meccanismi a orologeria. E dove sono finiti gli ufficiali dei servizi segreti che hanno fatto questo carico e le conversazioni dei quali con il loro comando sono state registrate dalla centrale telefonica cittadina?
Dopo lo scandalo scoppiato a causa delle “esercitazioni”, l’indagine sui fatti ad esse legati è stata coperta dal segreto.

Gli interessi dello stato esigono che si uccida?
Un
altro esempio ancora. A Kaliningrad[25] gli aganti del RUBOP[26] hanno scoperto una banda, dietro la quale stavano alcuni ufficiali dell’FSB locale. Un uomo che si occupava di rapimenti ed estrosioni è risultato essere un agente dei servizi segreti. Durante un interrogatorio videoregistrato ha raccontato di come ha ucciso a colpi di arma automatica un noto imprenditore della città. Nel frattempo ha affermato di averlo fatto su ordine del… capo della sezione per la lotta al terrorismo e la difesa dell’ordine costituzionale dell’UFSB[27] della regione di Kaliningrad. All’operazione per l’eliminazione fisica aveva preso direttamente parte un ufficiale degli organi di sicurezza dello stato.
E’ stupefacente, ma su questi fatti non si misero a indagare né l’FSB né la procura. Per di più furono perseguiti gli ufficiali del RUBOP, che avevano ricevuto informazioni su possibili attività criminali dei servizi segreti.
Cosa significano queste strane storie? Si dice che durante il processo l’ex colonnello degli organi di sicurezza dello stato Vorob’ëv, che aveva fatto saltare in aria un autobus alla VDNCh, abbia esclamato: “Questo è vilipendio dei servizi segreti!”. Cosa
intendeva dire con questo lex ufficiale? Perché, a suo modo di vedere il processo a una persona che ha compiuto un atto terroristico non è una cosa assolutamente naturale e regolare, ma un vilipendio? Non forse perché questi, eseguendo un certo ordine, era convinto di aver agito negli interessi dello stato e che poi lui, un professionista dedito al proprio lavoro, fosse stato mandato in cella come un banale terrorista? Se è così, immaginatevi che dissociazione ci sia nella coscienza di un ufficiale dei servizi segreti tra il concetto di ciò che è legale e quello di ciò che, come a lui sembra, è utile a uno scopo?
L’enigmatica frase del colonnello ha assunto un significato particolare quando mi è capitato fra le mani un documento, come a me pare, di enorme valore sociale. Questo, a giudicare dal suo contenuto, sono 70 pagine di istruzioni segretissime, che spiegano molto di ciò che sta accadendo nel nostro paese negli ultimi quindici anni. Queste uniscono decine di atti terroristici, compiuti sul territorio della Russia e all’estero, in un unico intento strategico.
Avevo pubblicato estratti di queste istruzioni nelle “Moskovskie novosti”
[28] già nel 2002, ma i fatti legati agli omicidi della nostra collega Anna Politkovskaja e dell’ex tenente colonnello dell’FSB Aleksandr Litvinenko e al tentativo di avvelenamento di Egor Gajdar[29] ci costringono a guardare di nuovo a questo documento e a dargli un nuovo senso.
“I processi in corso nell’ambiente criminale, – si dice nella parte introduttiva delle istruzioni, – in prospettiva di sviluppo hanno un’influenza diretta sulla sicurezza dello stato. Il crimine organizzato e il suo modo di manifestarsi – il terrorismo criminale – minano le basi del potere statale. …Adesso alla nostra società si contrappone una struttura ben organizzata, che si basa sul grande potenziale dell’economia illegale, che copre il proprio operato con l’aiuto di funzionari corrotti e che dispone di professionisti di alta qualità per liquidare tanto gli uomini d’affari, quanto i politici scomodi…
E’ estremamente necessaria una struttura che abbia la possibilità reale di decidere, sfruttando le capacità di intelligence, operative (dal punto di vista delle risorse umane) e tecniche, quali siano i compiti da svolgere per contrastare e neutralizzare i suddetti fenomeni negativi…
L’immediata infiltrazione di agenti segreti scelti nelle strutture economiche, commerciali, imprenditoriali e bancarie, negli organi dell’amministrazione dello stato e del potere esecutivo e la creazione di istituzioni e imprese di copertura permetteranno, attraverso i contatti all’interno di queste strutture… di creare un’ampia rete di agenti…”.
Il documento elenca dettagliatamente dove debbano infiltrarsi gli agenti: negli organi esecutivi, nel sistema bancario e finanziario, negli organi responsabili del fisco e delle imposte doganali, nella borsa e nei tribunali.
“Al momento della stesura dei materiali operativi è possibile la creazione e la neutralizzazione di bande armate con metodi operativi di tipo militare” – si dice nelle istruzioni.
“Viene creato un reparto speciale segretissimo… Oltre al reparto centrale, è utile allo scopo creare gruppi operativi regionali di tipo militare…”.
La forma organizzativa di questa struttura illegale “può essere una società privata di investigazioni o di addetti alla sicurezza. Il capo della società e i principali collaboratori… saranno persone liberate dai compiti operativi al servizio del ministero degli Interni, dell’FSB, dell’SVR[30], del GRU GŠ RA[31]”.
“Allo scopo di coprire tale attività di intelligence e di tipo militare… si ritiene utile la creazione di un’organizzazione sociale, per esempio l’“Associazione dei veterani dei gruppi speciali di Russia” ecc. I locali dell’associazione potranno essere utilizzati come basi segrete, dove si concentreranno i gruppi operativi di tipo militare e saranno accolti gli agenti che operano nell’illegalità”.
“Sulla base di tali strutture sarà possibile la creazione di effettive false bande, che entreranno direttamente in stretto contatto con OPG[32] della criminalità comune e OPG specializzati in omicidi su commissione e atti terroristici…”.
“Per una più efficace codificazione degli agenti illegali che prendono parte alle operazioni di temporanea infiltrazione in incognito nell’ambiente criminale e per l’innalzamento del livello di garanzia della loro sicurezza sorge l’assoluta necessità di organizzare nelle regioni e nel centro di falsi reparti con tutto l’equipaggiamento”.
E in seguito – fate attenzione!
In caso di estrema necessità… si potrà utilizzare la struttura di un reparto del servizio di intelligence illegale come corpo speciale… per la neutralizzazione o l’eliminazione fisica dei capi e dei membri attivi di gruppi terroristici di intelligence e di sabotaggio che muovono guerra all’autorità federale.
Di eliminazione fisica potrà trattarsi… solo nei confronti di persone condannate dagli organi giudiziari russi al massimo della pena – la pena di morte[33] o allo scopo di prevenire gravi conseguenze e comunque sulla base delle leggi vigenti della Federazione Russa…”.

I servizi segreti minacciano
Il documento riportato, naturalmente, è in contrasto con la Costituzione, con le norme del diritto penale e con i nostri concetti di uno stato in cui le esecuzioni extragiudiziali sono inammissibili. In ogni caso, proprio questo affermano instancabilmente gli uomini alla guida del nostro paese. Tuttavia si da il caso che nel nostro paese sia stato costruito un sistema integrato di servizi segreti proprio per le esecuzioni extragiudiziali.
Ma si può credere a un testo stampato senza firma e senza sigillo di segretezza? La persona che mi ha trasmesso il documento mi ha detto che è stato firmato da uno dei capi di allora del GUBOP, l’Eroe di Russia colonnello Selivërstov e che il sigillo di segretezza è stato tolto da lui al momento della fotocopiatura, perché, come si è espresso, “per i giornalisti non sorgessero eccessivi problemi”.
Mi
sono messo in contatto con il colonnello. Il fatto che le dichiarazioni segrete siano state messe a disposizione dei mass media, a quel che mi è parso, è stato uno shock per il colonnello. Selivërstov ha assicurato di non aver firmato alcunché di simile, ma ha dichiarato: “Chi le ha trasmesso il documento ha commesso un crimine di Stato”.
Al suo posto ha mandato a incontrarmi un uomo, che si è presentato come “agente degli organi competenti”. Questi ha cercato di convincermi del fatto che il documento di per se non è alcunché di criminale, così come un coltello, di principio, non è un’arma per uccidere. “La questione è come lo si utilizza: con esso si può benissimo anche tagliare il pane”, – ha spiegato lo sconosciuto. Si è raccomandato con insistenza che non pubblicassi il documento, altrimenti, ha dichiarato, per me “potrebbero sorgere gli stessi problemi di Pas’ko e Nikitin” (Ricordo che Pas’ko e Nikitin sono ex ufficiali di Marina accusati di rivelazione di segreto di Stato – nota dell’autore.).
La conversazione telefonica con il colonnello Selivërstov e l’incontro con il suo rappresentante mi hanno convinto del fatto che le istruzioni segrete esistono veramente. Inoltre gli esperti di servizi di intelligence a cui ho raccontato del documento segreto hanno fatto notare che questo documento non avrebbe potuto venire alla luce senza un documento direttivo più generale a livello governativo. Ciò coincide con quanto ha comunicato chi mi ha trasmesso le istruzioni: questi ha dichiarato che esiste una risoluzione segreta del governo, della quale le istruzioni sono parte integrante. E un’altra persona ha dichiarato che con la stesura della risoluzione ha a che fare il primo vice premier del nostro paese all’inizio degli anni ‘90 Jurij Skokov.
E’ chiaro che non una sola persona che abbia preso parte alla preparazione di documenti in contrasto con la legge e perciò soggetti ad azione penale lo ammetterà spontaneamente, e per di più pubblicamente. Ma ci sono non pochi indizi per cui si può stabilire con un alto grado di verosimiglianza se esista tale documento e sia ancora in vigore.
Per esempio, all’inizio degli anni ‘90 uno dei dirigenti del ministero degli Interni mi ha detto in privato che i metodi di lotta contro il crimine organizzato sono invecchiati, che sono necessari nuovi approcci. In particolare bisogna permettere legalmente di uccidere agli agenti infiltrati nelle bande criminali.
Nelle istruzioni segrete ho trovato un’eco delle riflessioni del generale sull’uso di metodi non tradizionali nella lotta contro il crimine.
“…I mezzi e i metodi di lotta dei servizi segreti e delle forze dell’ordine… lasciano a desiderare. La documentazione dell’attività criminale viene condotta con scarsa professionalità, su un livello materiale e tecnico scarso… sono necessari approcci, metodi e decisioni non tradizionali nella conduzione dell’attività operativa e di ricerca”.
Pare che il generale riflettesse su ciò che era già stato steso nelle righe della direttiva governativa e delle istruzioni per le istituzioni.
C’è anche un altro indizio che indica che il documento da noi riportato non è un’invenzione. E’ la vita reale. Molti crimini sono stati compiuti letteralmente secondo il copione previsto dal documento citato. Confrontiamo l’operato dei gruppi dei quali abbiamo raccontato con le istruzioni. Coincidono
totalmente. Ne risulta che le bande dei fratelli Larionov a Vladivostok, di Vèps a Nachodka e di Lazovskij a Mosca sono false bande create dai servizi segreti? E che il 45° reggimento dei corpi scelti fosse “un falso reparto militare con tutto l’equipaggiamento”? Se è così, diviene comprensibile perché un piccolo gruppo di militari non rispondesse al comandante del reggimento, ma fosse legato al capo dell’intelligence delle VDV.
Nelle istruzioni si parla della necessità “al fine di coprire tale attività di intelligence e operativa di tipo militare…” di creare “organizzazioni sociali, per esempio l’“Associazione dei veterani dei corpi speciali della Russia”, ecc.”. Guardiamoci intorno: di tali associazioni ce ne sono già decine.
Volgiamoci di nuovo alle istruzioni.
“E’ estremamente necessaria una struttura che abbia la reale possibilità di decidere, utilizzando le capacità di intelligence, operative (dal punto di vista delle risorse umane) e tecniche, quali siano i compiti da svolgere per contrastare e neutralizzare i suddetti fenomeni negativi…”.
E’ stata creata una struttura del genere? Penso
di sì. Probabilmente si tratta di una sorta di reparto segretissimo dell’FSB, creato all’inizio degli anni ’90, – la cosiddetta URPO. L’abbreviazione va decifrata così: Upravlenie razrabotki prestupnych organizacij[34]. La comandava il Generale Evgenij Chochol’kov. Il reparto contava 150 elementi, tra i cui compiti rientrava l’infiltrazione di agenti segreti nell’ambiente criminale. Sulla base di colloqui personali con il generale Chochol’kov ho avuto l’impressione che la URPO fosse stata creata proprio per gli scopi esposti nelle istruzioni.
Il nostro paese è venuto a conoscenza dell’URPO nel 1998, quando cinque agenti di questa istituzione convocarono una conferenza stampa e raccontarono che il reparto segreto si occupava di esecuzioni extragiudiziali. In particolare gli agenti affermarono che il comando di questa istituzione aveva elaborato dei piani per l’eliminazione fisica di Boris Berezovskij[35].
Le autorità ufficiali derisero la conferenza stampa. Allora mi parve che le autorità avessero ragione. Oggi non valuto più così gli argomenti delle autorità. E’ difficile immaginare che all’improvviso cinque ufficiali dell’FSB – tenenti colonnelli e colonnelli con ruoli importanti – siano impazziti e si siano messi a dire assurdità in pubblico, capendo bene, che non sarebbero rimasti impunti. (Uno dei partecipanti alla conferenza stampa è stato ucciso, un altro è stato gettato in prigione con un’accusa fabbricata ad hoc. Gli altri, pentitisi, hanno aiutato a “smascherare” i loro compagni che rifiutavano di pentirsi.)
Dopo quella conferenza stampa, in cui era emerso il vero ruolo dell’URPO, l’istituzione è stata in breve tempo riformata e l’allora direttore dell’FSB Kovalëv è stato destituito.

Come creare “vendicatori”
Quando già era a Londra, uno dei partecipanti alla famosa conferenza stampa, Aleksandr Litvinenko, mi raccontò questa storia. Fu invitato a un colloquio da uno dei vice direttori dei servizi segreti. La conversazione riguardava, come affermava Litvinenko, il suo passaggio al reparto che si occupava di affari “sporchi”[36].
- Al vice interessava, – mi raccontava l’ex ufficiale dell’FSB – come, a parer mio, bisogna organizzare l’eliminazione fisica di qualcuno. Io risposi che per questo si può utilizzare un condannato, che sta scontando la pena in una colonia penale. Una volta compiuta la missione, questi sarà accuratamente messo al sicuro da ogni indagine. Il vice era d’accordo al riguardo, ma mi parlò della sua variante. Mi fece notare che si può utilizzare un parente di una persona assassinata. L’uomo è pronto a vendicarsi e ci si può servire di questo sentimento: promettere di punire l’assassino del congiunto, ma in cambio chiedere di esaudire anche la nostra richiesta – togliere di mezzo la persona che gli indicheremo.
E poi Litvinenko accennò a una storia vecchia di dieci anni, legata alla banda dei fratelli Larionov, di cui ho parlato all’inizio. Occupandomi di questa vicenda, per molto tempo non potei trovare una spiegazione dell’omicidio del colonnello della GRU Valentin Polubojarinov. Sulla strada per l’aeroporto proprio i suoi uomini lo presero e lo strangolarono insieme al figlio. Ecco cosa raccontò Litvinenko:
- Il vice diretttore dei servizi segreti mi fece notare che nel loro sistema il tradimento è punito spietatamente. E portò come esempio il caso del colonnello Polubojarinov. “Il colonnello voleva tradirci e ha pagato per questo”, – disse.
Ne risulta che Polubojarinov intendeva aprire gli occhi a qualcuno a Mosca sull’attività criminale della GRU?
Perché, a che scopo nel nostro paese sono state create strutture segrete all’estero, gruppi operativi di tipo militare, false bande e falsi reparti militari, ogni sorta di consigli e di fondazioni dei servizi segreti, perché i loro agenti speciali sono stati infiltrati nelle strutture commerciali e statali?
Le istruzioni danno una spiegazione: per la difesa della sicurezza nazionale. Proprio con questa si giustificavano come necessarie le esecuzioni extragiudiziali.
Volevano fermare la criminalità, imbrigliare la corruzione. Probabilmente. Gli
è riuscito? La risposta è evidente.
Fin dagli inizi dell’attività dei gruppi operativi di tipo militare insieme ai pezzi grossi[37] del mondo criminale sono state uccise persone del tutto innocenti. Inoltre nessuno dei pezzi grossi della criminalità condannati a morte dai servizi segreti era stato formalmente accusato di alcunché. Nessuno di loro rappresentava una minaccia per la sicurezza sociale tale da causare gravi conseguenze come danni sostanziali o vittime. Eppure proprio con questi due motivi si giustificava come necessaria la loro eliminazione fisica.
E’ evidente che i creatori delle istruzioni segrete, basandosi in un certo modo sulle leggi della Federazione Russa per compiere esecuzioni extragiudiziali, facevano apertamente i furbi. Si garantivano semplicemente libertà d’azione[38].

Chi prende la decisione di uccidere?
La tecnologia delle esecuzioni extragiudiziali è stata elaborata alla perfezione in Cecenia. Migliaia di cittadini russi scomparsi senza lasciar traccia sono un esempio dei nuovi tipi di lotta per la salvaguardia della legalità. Un ex ufficiale dei corpi speciali che ha lavorato in Cecenia mi ha raccontato come scompaiono le persone senza che possono essere ritrovate né dai parenti né dalle forze dell’ordine. Le persone catturate vengono interrogate con l’utilizzo della tortura, poi vengono trasportate in un luogo disabitato, vengono “impacchettate” a gruppi di 3-5 persone e fatte saltare in aria con potenti cariche. Dei cadaveri non resta alcuna traccia. Si disperdono.
Nelle istruzioni da noi riportate non si dice una parola su chi e a quale livello prenda la decisione di compiere un’eliminazione fisica. Secondo la Costituzione solo un tribunale può valutare la colpevolezza di una persona e l’entità della pena da infliggerle. Ma fuori da un tribunale chi può farlo? Il
comandante di una sezione? Un dipartimento? I servizi? O qualcuno più in altro, a seconda dell’importanza del presunto criminale? E quali argomenti sono sufficienti per emettere una condanna?
Il metodo di lotta con la criminalità che sembrava facile e semplice e, cosa più importante, efficace, in realtà ha gettato il nostro paese in un ancor più grande abisso di illegalità. Per di più ha portato il crimine a un ben altro livello non solo organizzativo, ma anche politico. Nel nostro paese ha avuto luogo una serie di omicidi, gli indizi dei quali, direttamente o indirettamente, indicano che sono stati compiuti da specialisti che sono passati per la scuola dei servizi segreti. I bersagli da eliminare sono personaggi pubblici o persone, le cui possibilità e la cui influenza non sono note al grande pubblico, ma la posizione dei quali ha un’influenza significativa su determinati circoli di uomini d’affari e politici o rappresentano una minaccia per le informazioni di cui dispongono sugli affari sporchi di importanti funzionari statali. In questi crimini molte circostanze depongono contro le varie associazioni di veterani degli organi di sicurezza[39]: il metodo di esecuzione e il comportamento degli organi investigativi nel corso delle indagini sui crimini stessi.

Cepov è stato ucciso in Russia come Litvinenko a Londra
Ricordiamo la misteriosa morte del noto banchiere Ivan Kividili. Ho avuto un colloquio con il direttore dei laboratori dell’Istituto per l’evoluzione, la morfologia e l’ecologia animali Efim Brodskij, che ha scoperto la formula della sostanza velenosa posta nella cornetta del telefono del banchiere.
- E’ una sostanza velenosa ad azione paralizzante sul sistema nervoso simile al Sarin[40], – ha detto lo scienziato. – E’ una sostanza velenosa particolare. Poteva scoprirne la natura solo uno specialista che lavora con simili sostanze in un laboratorio. Determinare chi in particolare l’abbia sintetizzata non è molto difficile: i laboratori in cui si può lavorare con tali sostanze velenose sono pochi, le persone che hanno accesso ad essi sono pochissime.
Perché dunque non succede nulla? Non le cercano?
Due anni fa nel nostro paese ha avuto luogo un altro omicidio misterioso. Si tratta di Roman Cepov, direttore di un’impresa privata di servizi di sicurezza di San Pietroburgo. Cepov era un uomo molto ricco e aveva possibilità di azione quasi infinite grazie ai legami amichevoli con gli uomini più importanti a livello statale. Temevano la sua potenza.
In uno dei resoconti scritti, a quanto pare, da uno dei servizi segreti ancora alla fine degli anni ‘90 e di cui sono venuto in possesso, si afferma che Cepov si faceva pagare il pizzo da alcune strutture commerciali di San Pietroburgo, prima di tutto dai casinò e versava personalmente il denaro a un alto funzionario dell’FSB di Mosca.
Quando ho chiesto a un collega pietroburghese, amico di Cepov, se Cepov fosse come il portafoglio di un importante funzionario dello stato, il collega ha risposto così: “Era come la serratura del portafoglio di quell’uomo”.
Il medico curante di Cepov, direttore di un reparto del 32° ospedale di San Pietroburgo, Pëtr Perumov, mi ha raccontato assai dettagliatamente il decorso della malattia del suo paziente.
- Cepov aveva tutti i sintomi di un avvelenamento: forte vomito, diarrea, – raccontava Perumov. – Ma al contempo non aveva né tremito, né febbre. Ho chiamato a consulto specialisti di diverse cliniche della città, ma non siamo riusciti a capire, cosa stava accadendo al paziente. Penso che Cepov possa esser morto perché nel suo organismo era stata introdotta una dose mortale di colchicina – un preparato con cui si cura la leucemia.
Da una fonte della procura di San Pietroburgo sono venuto a sapere che una perizia ha stabilito la causa della morte di Cepov: lo hanno avvelenato con un elemento radioattivo. Nel suo organismo la dose di radiazioni superava un milione di volte il massimo consentito!
Chi ha osato uccidere un uomo così potente, vicino al Cremlino?
A differenza di come viene indagato l’omicidio di Litvinenko da parte di Scotland Yard, efficacemente, rapidamente e in ogni direzione, in Russia le indagini sull’omicidio di Cepov non vanno avanti in alcun modo. Di queste non si sa assolutamente niente. Proprio come delle indagini sull’omicidio di Kivilidi.
Sottolineo: quest’ultima circostanza è molto caratteristica per omicidi di questo tipo. Non appena le tracce di un crimine conducono alla GRU, all’FSB, all’SVR o al ministero degli Interni, proprio là si interrompono.
Così come si è interrotta ogni traccia nelle indagini sulle circostanze della morte del vice direttore della “Novaja Gazeta” e deputato della Duma di Stato[41] Jurij Ščekočichin, la cui misteriosa e improvvisa morte è giunta a causa di una malattia dai sintomi sorprendentemente simili a quelli del tenente colonnello Litvinenko. Nel 2003 non fu aperto alcun caso. Alla nostra richiesta, indirizzata alla Procura generale nel 2006, di indagare in qualche modo le circostanze della morte di Ščekočichin sulla base di altri fatti venuti alla luce, finora non è giunta risposta.
Finora non sappiamo con precisione chi ha ucciso Litvinenko e chi ha dato ordine di eliminarlo. Ma concorderete che, sullo sfondo di tutto ciò che accade oggi in Russia, è difficile respingere la versione, secondo cui a questo omicidio hanno preso parte proprio i servizi segreti. Tanto più che solo qualche mese prima della morte dell’ex ufficiale dell’FSB, su richiesta del presidente Putin, la Duma di Stato aveva concesso ai servizi segreti di compiere esecuzioni extragiudiziali anche all’estero.

Conclusione
I fatti riportati danno modo di supporre che a dispetto della Costituzione ai servizi segreti patri, e soprattutto le “fondazioni” imparentati con essi e affiliati, siano stati conferiti poteri speciali. Attraverso i loro reparti illegali e semilegali sono diventati una delle principali leve del potere del nostro paese. Hanno acquisito una forza, che rappresenta un pericolo tanto per la società nel suo complesso, quanto per ogni singolo cittadino del nostro paese in particolare. Fra di essi, anche per lo stesso presidente.
Come cittadino della Russia chiedo alla Procura Generale, al Consiglio della Federazione[42], al Consiglio di Sicurezza del presidente della Russia, allo stesso presidente:
1. Di indagare e accertare se esista una disposizione segreta del governo, che conferisce ai servizi segreti i pieni poteri per porre in atto i cosiddetti metodi non tradizionali di lotta con la criminalità?
2. Esistono istruzioni, stese dai servizi segreti e dal ministero degli Interni che sviluppano queste disposizioni?
3. Di accertare se esistano reparti creati sulla base della presunta disposizione segreta del governo e delle istruzioni segrete e quale sia il loro ruolo oggi.

Igor’ KOROL’KOV, osservatore della “Novaja Gazeta”

P.S. Mentre il numero andava in stampa, abbiamo ricevuto una qualche risposta dalla Procura Generale: il rifiuto di aprire un procedimento penale sulla morte di Ščekočichin Ju. P[43].

11.01.2007 (
http://2007.novayagazeta.ru/data/2007/01/00.html; traduzione e note di Matteo Mazzoni)


http://matteobloggato.blogspot.com/2007/01/strategia-della-tensione
-servizi.html#links


[1] In Russia per “organi” si intendono gli organi del ministero degli Interni, cioè i servizi segreti.

[2] Georgi Ivanov Markov, scrittore dissidente bulgaro, fuggito in Inghilterra e ucciso là nel 1978 (probabilmente con una punta d’ombrello che lanciava piccoli proiettili avvelenati – il tristemente noto “ombrello bulgaro”).

[3] Stepan Andrijovič Bandiera, leader dell’Unione dei Nazionalisti Ucraini che lottò per l’indipendenza dell’Ucraina tra la fine della seconda guerra mondiale e i primi anni ’50, ucciso a Monaco di Baviera nel 1959 da un agente del KGB.

[4] Nell’originale oborotni, figure mitologiche di uomini capaci trasformarsi in animali. In gergo con questo termine si indicano i poliziotti corrotti, che si sono messi al servizio dei criminali con cui dovrebbero combattere.

[5] Glavnoe Razvedyvatel’noe Upravlenie (Direzione Generale dell’Intelligence), l’intelligence militare.

[6] Vozdušno-Desantnye Vojska (Reparti Scelti Aviotrasportati).

[7] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Generale del Ministero degli Interni), in pratica la polizia.

[8] Altra città sulla costa del Pacifico.

[9] Abbreviazione di Vichrovoj Èlektromagnitnyj Preobrazovatel’ Ščëtčika (Trasformatore Elettromagnetico a Turbina da Contatore), soprannome del criminale andrei Vytirajlov

[10] Federal’naja Služba Besopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo, erede del KGB.

[11] Abbreviazione russa di questo dipartimento, Glavnoe Upravlenie po Bor’be s Organizovannoj Prestupnost’ju.

[12] Regione russa che comprende la costa pacifica della Federazione Russa ai confini con la Cina.

[13] Letteralmente “bagnati” (di sangue), modo gergale di definire gli omicidi su commissione.

[14] Sottinteso “della Federazione Russa”.

[15] Regione della Georgia che aspira all’autonomia da questa e i cui “combattenti per l’indipendenza” sono segretamente appoggiati dalla Russia.

[16] Regione della Moldavia ad est del fiume Dnestr autoproclamatasi indipendente con l’appoggio di Mosca.

[17] Per di più Strastnoj significa “di Passione” (l’aggettivo si riferisce alla Settimana Santa e soprattutto al Venerdì di Passione).

[18] Incoerenza dell’originale.

[19] Vystavka Dostiženij Narodnogo Chozjajstvo (Mostra dei Successi dell’Economia Nazionale), zona fieristica di Mosca.

[20] Piccolo affluente della Moscova.

[21] Moskovskij Ugolovnyj Rozysk, “Centro Moscovita per la Ricerca di Criminali”.

[22] La polizia moscovita, la cui sede centrale è in via Petrovka.

[23] Città della Russia centrale.

[24] Potente esplosivo.

[25] Città russa sulla costa del Baltico in posizione estremamente strategica in una regione separata dal restante territorio della Federazione Russa.

[26] Rajonnoe Upravlenie po Bor’be s Organizovannoj Prestupnost’ju, „Direzione Provinciale per la Lotta contro il Crimine Organizzato”.

[27] Upravalenie Federal’noj Služby Besopasnosti, “Sezione del Servizio di Sicurezza Federale”.

[28] “Notizie Moscovite”, giornale di Mosca.

[29] Egor Timurovič Gajdar, politico di centro-destra, già primo ministro ai tempi di El’cin e adesso oppositore di Putin.

[30] Služba Vnešnej Razvedki, “Servizio di Intelligence Esterno”, quello che si occupa delle azioni di intelligence all’estero.

[31] Glavnoe Razvedyvatel’noe Upravlenie General’nogo Štaba Rossijskoj Armii, “Direzione Generale dell’Intelligence del Quartier Generale dell’Esercito Russo”.

[32] Organizovannaja Prestupnaja Gruppa, “Gruppi Criminali Organizzati”.

[33] La Russia ha firmato una moratoria delle esecuzioni capitali e attualmente la massima pena è l’ergastolo.

[34] Direzione per l’Analisi delle Organizzazioni Criminali (il corsivo è mio).

[35] Boris Abramovič Berezovskij, discusso uomo d’affari che rivestì ruoli politici significativi sotto El’cin, poi caduto in disgrazia e fuggito in Gran Bretagna, dove gode addirittura dello status di rifugiato politico.

[36] Vedi nota 12.

[37] Letteralmente “le autorità”. In effetti le bande criminali russe sono organizzate come piccoli stati (vedi Sant’Agostino “cosa sono le bande di ladroni, se non piccoli stati?”).

[38] Letteralmente “si slegavano le mani”.

[39] O meglio “gli organi”. Vedi nota 1

[40] Un tipo di gas nervino.

[41] La camera bassa del parlamento russo.

[42] La camera alta del parlamento russo, formata da rappresentanti delle varie entità della Federazione Russa (repubbliche autonome, governatorati, ecc.).

[43] Jurij Petrovič.

31 dicembre 2006

A proposito di Beslan (V)

I VOLI DEI «BOMBI[1]»
Chi e come ha usato i lanciafiamme a Beslan durante le operazioni per la liberazione degli ostaggi?


Finché la «Novaja gazeta[2]» non ha fatto pervenire i lanciafiamme ritrovati alla commissione parlamentare d’inchiesta sull’atto terroristico la procura aveva assicurato che non c’erano lanciafiamme. Poi ha ammesso — c’erano, ma ha dichiarato che la scuola non è bruciata a causa loro. Vogliono convincerci che i lanciafiamme eliminano solo i terroristi, non gli ostaggi

Martedì 12 luglio a Vladikavkaz[3], durante un briefing, il vice procuratore generale del distretto federale meridonale[4] Nikolaj Šepel’ ha dichiarato senz’ombra di dubbio che durante il blitz nella scuola di Beslan i militari della 58.a armata e gli uomini dei reparti speciali dell’FSB[5] hanno usato carri armati e lanciafiamme «Šmel’». Alcuni organi d’informazione hanno ritenuto sensazionale questa dichiarazione, ma alcuni, tra cui i più autorevoli[6] (i giornali «Kommersant[7]» e «Moskovskij komsomolec[8]», la stazione radio «Majak[9]», il canale televisivo NTV[10] e altri), hanno interpretato le parole di Šepel’ esattamente al contrario. Nella loro versione il vice procuratore generale avrebbe comunicato che i lanciafiamme non erano stati utilizzati.

E’ interessante che nei giorni seguenti nei summenzionati organi d’informazione non sia comparsa alcuna smentita o precisazione di una così inesatta citazione del procuratore sull’uso da parte dei nostri militari di armi di tipo non selettivo (proprio così classifica i lanciafiamme il terzo protocollo della Convenzione sul divieto o la limitazione dell’uso di determinati tipi di armi, che non danno possibilità di sopravvivere o aventi un’azione non selettiva del 10 ottobre 1980 e di conseguenza vieta agli stati che hanno ratificato questo protocollo l’uso di lanciafiamme contro i combattenti e i civili).
Nonostante la cattiva pronuncia di Šepel’[11] in ogni modo il senso fondamentale della dichiarazione era abbastanza chiaro. Ecco la citazione precisa: «Voglio dire che ci è stata affidato ed è stata condotto l’esame dell’accademia militare per la difesa dalle armi radioattive, chimiche e biologiche, che ha affermato chiaramente, che l’RPO-A non è un’arma incendiaria. E questo spazza via da solo tutti i discorsi sul fatto che sarebbe stata usata un’arma proibita… da accordi e convenzioni internazionali. A parte ciò, per dare affidabilità all’indagine degli esperti si è sparato ad un edificio di materiale secco (di legno), che è stato completamente distrutto. Ecco
la fotografia. Ma (l’edificio. — nota del redattore) non si è incendiato. E non si è incendiato perché gli esperti dicono che, perché una persona abbia ustioni o un qualsiasi oggetto s’infiammi, è necessario che il fuoco agisca da 3 a 5 secondi. Lo «Šmel’» produce un’esplosione, e questo vuol dire un cerchio di fuoco del diametro di 6-7 metri, che si muove in un lasso di tempo tra 0,3 e 0,5 secondi. Cioè dieci volte meno[12]…».
Alla domanda diretta di un giornalista se comunque siano stati usati i lanciafiamme oppure no, Šepel’ ha risposto:
«Certamente. Non è che abbiamo negato che siano stati usati i lanciafiamme. L
abbiamo detto fin dallinizio. Inoltre, per esser più precisi, gli RPО-А, i cosiddetti «Šmeli», non si chiamano lanciafiamme. Ecco qua, se sarà necessario, vi dirò la conclusione degli esperti. Lo dico un’altra, non ha un’azione incendiaria. Ha unazione termobarica. Cioè si brucia ossigeno e si produce come un vuoto, si ha un’azione distruttiva, e per una persona è mortale. Ma è stato usato solo l’RPO-A».
Alla domanda se siano stati usati i carri armati ha risposto:
«Abbiamo già parlato anche di questo. Nessuno nega che siano stati usati i carri armati. E ce ne danno notizia i testimoni. E fra questi c’era il comando della 58.a armata. I carri armati sono stati usati per stanare i guerriglieri che si erano barricati. Fra l’altro, sapete, sono morti molti uomini dei gruppi speciali e non li si è potuti prendere. E i carri armati sono stati usati quando gli ostaggi non si trovavano più nella scuola».
Notiamo che Nikolaj Šepel’ in questa breve intervista ha dato informazioni imprecise, si può dire astute[13]. Indagini sull’uso a Beslan di armi pesanti «di tipo non selettivo» (cioè non di precisione, ma di distruzione di massa) sono condotte dalla «Novaja gazeta» da settembre dello scorso anno[14]. Perciò possiamo prenderci la responsabilità di dichiarare: se non fosse per gli sforzi della commissione parlamentare dell’Ossezia Settentrionale[15] e degli stessi abitanti di Beslan, che hanno trovato le cartucce dei lanciafiamme usati, che hanno raccolto le deposizioni dei testimoni e che nel vero senso della parola hanno costretto gli addetti alle indagini e la commissione capeggiata dal senatore Toršin, a fornire agli inquirenti i reperti trovati (cartucce, involucri di proiettili da carro armato ecc.), la versione della procura generale riguardo ai lanciafiamme adesso sarebbe questa: «Nel corso dell’ispezione del luogo dei fatti (la scuola. — n.d.r.) sono state rinvenute le seguenti armi dei terroristi: 20 fucili automatici e 5 mitragliatori Kalašnikov, 2 lanciagranate anticarro portatili, 5 lanciafiamme portatili «Šmel’»…» (l’autore della dichiarazione è lo stesso Nikolaj Šepel’ in un’intervista al giornale «Izvestija[16]» di novembre dello scorso anno. — n.d.r.).
L’idea che i lanciafiamme fossero stati usati dai guerriglieri e non dai nostri gruppi speciali dell’FSB era stata esposta a marzo di quest’anno anche dal capo della commissione parlamentare federale Aleksandr Toršin in un’intervista alla «Novaja gazeta». E questo già dopo che gli abitanti di Beslan avevano trovato le cartucce dei lanciafiamme e avevano chiesto a
Тoršin di trasmetterle pubblicamente alla procura. E solo dopo il successivo ritrovamento dei reperti, che ha avuto luogo nell’aprile di quest’anno in presenza di giornalisti e di un gruppo d’iniziativa degli abitanti di Beslan, gli inquirenti della procura generale finalmente hanno detto con chiarezza che i lanciafiamme facevano parte dell’armamentario dei gruppi speciali del Centro per le Azioni Speciali dell’FSB, che aveva usato quest’arma anche durante il cosiddetto blitz nella scuola di Beslan.
Ad aprile e adesso i procuratori affermano che sparare coi lanciafiamme sui civili non è proibito dalle convenzioni internazionali. Evidentemente non hanno letto la convenzione di Ginevra del 12
аgosto 1949 sulla difesa delle vittime di guerra e i quattro protocolli della Convenzione del 1980, che la Russia ha ratificato (a proposito, il quarto protocollo, è stato ratificato dalla Duma di Stato[17] e firmato da Putin ben poco tempo fa).
Fra l’altro nelle convenzioni di Ginevra è data una chiara definizione di “civili” e di popolazione civile (art. 50) e nell’art. 51 (“Difesa della popolazione civile”), comma 5, punto b sta scritto: «E’ vietato compiere attacchi indiscriminati, da cui ci si possa attendere, come effetto collaterale la perdita di vite tra la popolazione civile e il ferimento di civili o il danneggiamento di strutture civili (di queste fanno parte anche le scuole; art. 52, comma 3 della convenzione di Ginevra. — n.d.r.) o l’uno e l’altro contemporaneamente e che siano ECCESSIVI in proporzione al concreto e immediato obbiettivo militare, che ci propone di ottenere in tal modo».
A tal proposito vediamo le indagini militari, basandosi sulle quali Šepel’ assolve chi ha dato l’ordine di sparare sulla scuola con carri armati e lanciafiamme. Le indagini militari sono qualcosa di particolare. (Ricordiamo almeno la vicenda del «Kursk», quando l’ammiraglio d’armata della Marina Militare della Federazione Russa Sergej Kozlov indicò nel suo rapporto, che l’SOS fu lanciato, ma non lo lanciarono i marinai del sottomarino che stava affondando, bensì ignoti da un’imbarcazione non definita). E per quel che riguarda l’atto terroristico di Beslan le indagini che devono stabilire il nesso causale tra l’uso dei carri armati della 58.a armata e la morte degli ostaggi, vengono condotte dagli esperti militari della 58.a armata. Analogamente delle indagini sui lanciafiamme si occupano gli specialisti del Istituto di Ricerca Scientifica dell’FSB, cioè i sottoposti determinano il grado di colpevolezza dei propri diretti superiori.
Citiamo il protocollo più importante della Convenzione del 1980 — il terzo — specialmente per la Procura generale, che in teoria dovrebbe conoscere le leggi meglio di noi. Nella sua dichiarazione Nikolaj Šepel’ ha sottolineato più volte che nella scuola, dove c’erano 1200 ostaggi e solo 32 terroristi (sottolineiamo che è un dato ufficiale e finora non dimostrato), si è sparato «solo» con lanciafiamme RPO-
А. Che non sono incendiari.
Per prima cosa, l’RPO «Šmel’» utilizza tre tipi di cariche: incendiaria — al napalm (indicata con la lettera Z), fumogena (indicata con la lettera D) e termobarica (indicata con la lettera
А). Nel rapporto sul ritrovamento dei reperti (cioè i tubi dei lanciafiamme, trovati e fatti pervenire agli inquirenti dagli abitanti di Beslan) si parla di RPO (А, Z, e D). Cioè poteva trattarsi di cariche termobariche, ma anche di cariche incendiarie. Dopo l’uso di una carica incendiaria, il cui componente principale è il napalm, sul luogo del delitto[18] si devono trovare tracce di fosforo. Stanislav Kesaev, presidente della commissione d’indagine dell’Ossezia Settentrionale sull’atto terroristico compiuto a Beslan, ha detto in un’intervista alla «Novaja Gazeta», che sui corpi delle persone uccise estratti dalla palestra sono state trovate tracce di fosforo. Gli stessi abitanti di Beslan più di una volta hanno testimoniato che dopo il blitz i muri della scuola apparivano fosforescenti durante la notte. Gli specialisti ci hanno confermato che quando si usa il napalm le tracce di fosforo restano per lungo tempo. E visto che a Beslan restano ancora dei lanciafiamme non consegnati agli inquirenti, i parenti delle vittime chiederanno tramite il tribunale che sia condotta un’indagine indipendente per chiarire finalmente quali altri tipi di cariche da RPO «Šmel’», a parte quelle termobariche, sono state usate durante il cosiddetto blitz della scuola.
Ma perfino ciò che ha affermato il vice procuratore generale N. Šepel’, dice che uomini di Stato della Russia hanno violato una serie di articoli della Convenzione del 1980, perché nel terzo protocollo di questa convenzione — «Sul divieto o sulla limitazione di utilizzo di armi incendiarie» (articolo 1, paragrafo 1) — si dice che «arma incendiaria» significa qualsiasi arma o attrezzatura militare, destinata in primo luogo a incendiare oggetti o a procurare ustioni a persone per mezzo di fiamme, calore o l’uno e l’altro insieme, originati da una reazione chimica della sostanza lanciata sul bersaglio. Il punto «
а» dice: «Un’arma incendiaria può avere l’aspetto, per esempio, di un lanciafiamme, un oggetto che esplode al contatto, un razzo, una granata, una mina, una bomba o un involucro contenente sostanze infiammabile…».

Еlena Мilašina


UN’ESPERIENZA PERSONALE
L’RP
О-А «Šmel’» agisce secondo il principio della deflagrazione. La granata viene lanciata in vano, si surriscalda e rilascia una nube di sostanza esplosiva a bassa dispersione (detto semplicemente — una sospensione dirompente[19]), che istantaneamente riempie tutto questo spazio e che con circa un secondo di ritardo si infiamma. All’esterno della nube la pressione aumenta di varie volte, ma nel suo centro, a causa dell’esplosione della miscela, la pressione, al contrario, scende catastroficamente. Così all’esplosione si somma anche l’effetto del vuoto creato. Il vano crolla come se fosse una scatola di cartone. Alcuni spari possono distruggere completamente una casa di cinque piani. Quello che è successo anche durante l’esperimento compiuto dagli inquirenti.
Ma
questo effettivamente non provoca un incendio. Ci si chiede Perché?” La risposta è semplice. Eperché non ceniente da bruciare! L’edificio distrutto, in cui non c’è altro che muri e soffitto, e una scuola «viva» con pavimenti in legno, rivestimenti da palestra, porte, plastica e mobili non sono la stessa cosa. Per non dire del fatto che durante l’esperimento degli inquirenti si è sparato un colpo, mentre intorno alla scuola sono state trovate 9 tubi da lanciafiamme usati. Gli esperti paragonano la potenza del colpo di uno «Šmel’» a quella di una granata da 152 mm. Ci si può immaginare la distruzione che provoca.
Per dirla tutta, le conseguenze dell’esplosione di uno «Šmel’» sono identiche a quelle dell’esplosione di una conduttura del gas in un appartamento, — il principio è lo stesso. E cosa succede quando esplodono i fornelli negli appartamenti, lo sappiamo benissimo tutti. In generale la dichiarazione della procura sul fatto che un lanciafiamme, che al momento dello sparo produce una temperatura di 800 gradi, non possa provocare un incendio, suona perlomeno un po’ strana. In Cecenia mi è capitato anche di sparare con uno «Šmel’», e di vedere le conseguenze dello sparo — le case bruciavano come fiammiferi e venivano completamente distrutte dalle fiamme. E’ un’arma molto potente.
Chissà perché si ritiene che lo «Šmel’» sia un’arma speciale e per usarla è necessario un ordine speciale. Sciocchezze
. Per prima cosa il lanciafiamme non è un mezzo speciale, lo si capisce dal nome: RPO, Reaktivnyj Pechotnnyj Ognemët[20]. E viene fornito alla fanteria di terra e di mare e non solo ai corpi speciali. Seconda di poi, in battaglia ogni soldato usa le armi che gli sono fornite per l’uso. Probabilmente gli «Šmeli» sono stati dati prima del blitz. E i soldati, naturalmente, li hanno usati.
Se sia corretto utilizzare un’arma del genere durante un’operazione per la liberazione di ostaggi[21]
Secondo le testimonianze degli ostaggi i soldati che hanno compiuto il blitz prima di entrare nella sala, ci hanno lanciato una granata. I bambini hanno raccontato che hanno sentito un avvertimento fuori dalla finestra: «Gettatevi a terra, lanciamo una granata», poi c’è stato uno scoppio e solo dopo sono comparsi i gruppi speciali.
Certo
, non tutti hanno agito così durante il blitz. I gruppi speciali «Al’fa» e «Vympel[22]» hanno subito perdite senza precedenti, perché hanno fatto scudo ai bambini, hanno creato un «corridoio vivo» per gli ostaggi coi propri corpi.

Arkadij BABČENKO
18.07.2005



[1] “Bombo” (insetto simili all’ape, in russo Šmel’) è chiamato il lanciafiamme di cui si parla nell’articolo.

[2] “Il giornale Nuovo”, uno dei pochi organi d’informazione russo realmente indipendenti, da cui traggo questo articolo (http://2005.novayagazeta.ru/nomer/2005/51n/n51n-s00.shtml).

[3] Città della Russia meridionale

[4] Alcuni anni fa il presidente russo Vladimir Putin, con una mossa ritenuta da molti anticostituzionale, ha diviso la Russia in sette distretti, a capo dei quali ha posto uomini di sua fiducia (con poteri ben superiori a quelli dei prefetti italiani) affinché vigilino sull’operato dei poteri locali, che, sotto il suo predecessore El’cin, erano arrivati a rendersi di fatto indipendenti dal potere centrale.

[5] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), i servizi segreti russi.

[6] Qui forse si fa dell’ironia, visto che si tratta di organi d’informazione favorevoli a Putin.

[7] “Il Commerciante”

[8] “Il komsomolec moscovita”; komsomolec sta per “membro del Komsomol (Kommunističeskij Sojuz Molodëži – Unione Comunista della Gioventù, equivalente sovietico dei “balilla” e degli “avanguardisti” fascisti). Con il crollo dell’URSS il “Moskovskij komsomolec” è diventato un giornale popolare.

[9] “Il Faro”

[10] Nacional’noe TeleVidenie (“TeleVisione Nazionale”), canale televisivo privato critico verso Putin finché questi non l’ha fatto prima chiudere e poi riaprire sotto la direzione di uomini a lui fedeli.

[11] Nomen omen, il destino è nel nome, secondo il detto latino: in russo šepeljat’ significa “biascicare”.

[12] Per amor di precisione ho riprodotto più fedelmente possibile il contorto eloquio di Šepel’

[13] L’aggettivo usato può significare anche “maligno” o “il Maligno”, cioè il diavolo.

[14] Quando cioè si sono verificati i drammatici fatti di Beslan.

[15] La repubblica autonoma della Federazione Russa in cui si trova Beslan

[16] “Le Notizie”; un tempo notiziario ufficiale dell’Unione Sovietica (visto che il più importante giornale sovietico, la “Pravda” – cioè “La Verità” – riportava quasi esclusivamente comunicati ufficiali, si diceva che non c’era alcuna verità nelle “Notizie” né alcuna notizia nella “Verità”), dopo un periodo post-sovietico di buon giornalismo sembra avviarsi tristemente a diventare il notiziario ufficiale del regime di Putin.

[17] La Camera dei Deputati del parlamento russo.

[18] Così si esprime, secondo me per nulla impropriamente, l’autore dell’articolo.

[19] “Detto semplicemente”? Però è chiaro che è qualcosa che si surriscalda ed esplode e sicuramente non giova particolarmente alla salute.

[20] Lanciafiamme Reattivo da Fanteria

[21] Come dire “…fate voi”.

[22] “Stendardo”.

A proposito di Beslan (IV)

COMMISSION IMPOSSIBLE[1]
“Russia Unita[2]” ha chiuso l’indagine su Beslan


Venerdì la commissione parlamentare federale su Beslan ha concluso la propria tormentata esistenza. Al mattino presto ha votato in questo senso il Consiglio della Federazione[3]. Verso le 16.00 hanno fatto lo stesso i membri dei raggruppamenti di “Russia Unita” e dell’LDPR[4] nella camera bassa del parlamento.
La commissione Toršin[5] già più di una volta aveva tentato di uscire dal gioco e chiudere la questione Beslan. L’anno scorso gliel’aveva impedito la commissione parlamentare dell’Ossezia Settentrionale, che aveva sollevato la questione della natura delle prime esplosioni nella palestra e delle circostanze del blitz nella scuola di Beslan. Grande confusione aveva causato anche il processo all’unico terrorista sopravvissuto N. Kulaev: decine di testimoni diretti e indiretti avevano rilasciato deposizioni riguardanti il fuoco rivolto verso la scuola da lanciafiamme e carri armati mentre gli ostaggi erano ancora vivi.
Nell’estate di quest’anno è stato pubblicato il rapporto alternativo di uno dei membri della commissione federale, Ju. Savel’ev[6], nel quale questi dimostrava che le prime esplosioni nella palestra si erano verificate in conseguenza del fuoco di lanciafiamme e lanciagranate.
Il rapporto ufficiale della commissione federale, già pronto, in favore del quale avevano votato 18 membri contro due (i deputati Ju. Savel’ev e Ju. Ivanov[7] non si trovarono d’accordo con il testo del rapporto), dovette essere rinviato. Il capo della commissione Toršin promise di smentire Savel’ev in ogni modo. Ma da settembre in poi la commissione parlamentare federale non tenne neanche una seduta.
Non di meno in questa settimana al Consiglio della Federazione e alla Duma di Stato[8] è stata presentata in gran segreto un’istanza per la conclusione dei lavori della commissione.
Al Consiglio della Federazione Toršin ha letto le tesi di un rapporto vecchio di sei mesi e ha chiesto di sciogliere la commissione. Del fatto che nella stessa commissione esistano divergenze su quasi tutte le questioni principali (il numero dei militanti, le fasi del sequestro, le trattative, le circostanze del blitz, ecc.) Toršin non ha detto una parola.
Alla Duma di Stato Aleksandr Porfir’evič non è andato. Al suo posto ha riferito il membro della commissione federale Aleksandr Moskalec[9]. Venerdì alle 10.26 del mattino alla seduta della Duma dedicata ai resoconti Moskalec ha presentato la proposta di mettere all’ordine del giorno e votare l’istanza per la conclusione delle attività della commissione su Beslan.
In
aula non cerano molti deputati. Non di meno su proposta di Moskalec hanno votato quasi tutti quelli di “Russia Unita” (il KPRF[10], “Patria” e il gruppo di Semigin[11] hanno votato contro, l’LDPR si è astenuto). Durante la votazione mattutina è avvenuto un caso: qualcuno ha utilizzato la tessera di Jurij Savel’ev e ha votato al suo posto mentre questi era assente dall’aula.
Lo stesso Jurij Savel’ev ha saputo che la commissione avrebbe concluso i lavori da un servizio di “Ècho Moskvy[12]”. Questi è giunto subito alla Duma e ha raccontato la notizia all’altro membro della commissione Jurij Ivanov, che pure non sapeva nulla dell’iniziativa di Toršin.
Durante la seduta della Duma si è chiarito che ai deputati veniva proposto di votare in tutta fretta un rapporto che nessuno aveva letto né visto! Inoltre Vladimir Žirinovskij ha avanzato la proposta di votare ancor più rapidamente (senz’alcun dibattito o intervento). I MEMBRI DI “RUSSIA UNITA”
[13] e dell’LDPR hanno votato compatti in favore della proposta di Žirinovskij. Ma una svolta degli eventi così marcatamente truffaldina non ha trovato il favore degli altri gruppi. E nell’aula parlamentare si è levato un rumore assolutamente non parlamentare. Il ben esperto presidente della camera bassa Boris Gryzlov si è orientato rapidamente e ha risolto la situazione. Ha avanzato l’ipotesi che i deputati non avessero capito Žirinovskij con tutta precisione e ha posto nuovamente la questione della votazione. Per la seconda volta i deputati hanno votato compatti contro la proposta di Žirinovskij.
Insomma si è deciso di discutere comunque il rapporto. Nel corso del dibattito quasi tutti gli intervenuti hanno parlato dell’assurdità della situazione e del fatto che provavano vergogna davanti agli abitanti di Beslan.
Non di meno in favore della proposta di chiudere l’indagine parlamentare su Beslan hanno votato 333 deputati[14].
Una coincidenza simbolica: 333 persone è il numero di vittime dell’atto terroristico di Beslan.

P.S. Il resoconto dettagliato della Duma di Stato si potrà leggere nei primi numeri della “Novaja Gazeta” nel 2007.

Elena
MILAŠINA http://2006.novayagazeta.ru/nomer/2006/98n/n98n-s03.shtml

25.12.2006 (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Il titolo dell’articolo si basa su quello del film con Tom Cruise. Ho usato l’inglese perché in Italia il film è uscito con il titolo originale.

[2] Il partito che ha praticamente l’unico scopo di sostenere la politica di Putin ed è detto perciò anche il “partito del potere”.

[3] La camera alta del parlamento russo, formata da rappresentanti delle varie entità locali della Federazione Russa (repubbliche, regioni, ecc.).

[4] Liberal’no-Demokratičeskaja Partija Rossii (Partito Liberal-Democratico di Russia): a dispetto del nome si tratta di un partito nazionalista e per molti versi reazionario – ad esempio invoca l’annessione delle vecchie repubbliche sovietiche dentro una Grande Russia. Il suo leader incontrastato è il tristemente noto Vladimir Vol’fovič Žirinovskij.

[5] Aleksandr Porfir’evič Toršin, vice presidente del Consiglio della Federazione e capo della commissione federale d’inchiesta su Beslan.

[6] Jurij Petrovič Savel’ev è un fisico specializzato nella tecnica degli esplosivi e un parlamentare del raggruppamento “Patria” (nazionalista moderato e fedele a Putin) e quindi impossibile da accusare di incompetenza o di tendenziosità…

[7] Il deputato comunista Jurij Pavlovič Ivanov.

[8] Anche i parlamenti locali sono chiamati “Duma”.

[9] Aleksandr Petrovič Moskalec, deputato di “Russia Unita”, vice presidente della commissione affari costituzionali.

[10] Kommunističeskaja Partija Rossiskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa”).

[11] Gennadij Jur’evič Semigin, leader del partito “Patrioti della Russia”, di orientamento nazionalista “di sinistra”.

[12] “L’Eco di Mosca”, stazione radiofonica indipendente di Mosca.

[13] Rilievo grafico dell’autrice.

[14] La Duma di Stato è composta di 450 deputati, quindi il 74% di essi ha votato a favore della chiusura dell’inchiesta.