17 dicembre 2006

A proposito dei desaparecidos del Caucaso

«Persone che spariscono».
Prosecuzione delle indagini di Anna POLITKOVSKAJA
SEQUESTRI: IL PIANO DEL PRESIDENTE NON E’ STATO REALIZZATO
Tre anni fa Putin promise agli abitanti della provincia di Urus-Martan di “trovare gli scomparsi e portare alla luce i colpevoli”. Non ha trovato e non ha portato alla luce nessuno

Dal 2000 il centro per la difesa dei diritti umano “Memorial”[1] porta avanti la “Cronaca della violenza” nella zone del conflitto armato nel Caucaso settentrionale: raccoglie le testimonianze delle vittime, riportano fatti riguardanti sequestri e omicidi, seguono il corso delle indagini degli inquirenti su questi fatti – insomma scrive un resoconto non ufficiale (leggi – non censurato) della guerra.
I membri di “Memorial” ritengono che uscire dal circolo vizioso della violenza, della contrapposizione armata diventerà possibile solo quando trionferà la legge: uno per tutti. Quando i colpevoli dei delitti sconteranno le loro responsabilità e gli innocenti potranno tornare alla vita pacifica indipendentemente dal fatto che siano dei “nostri” o degli “altri”.
Ma finché tutto andrà in un altro modo, “Memorial” continuerà a scrivere il suo resoconto.
Anna Politkovskaja collaborava attivamente con “Memorial” e utilizzava le loro informazioni per preparare i propri articoli. Adesso che Anja[2] non c’è più, abbiamo deciso di aprire una nuova rubrica: due volte al mese pubblicheremo estratti della “Cronaca della violenza”, portata avanti da “Memorial”.
In questo numero sarà la volta di tre storie avvenute a novembre di quest’anno.


La pace nel Caucaso: cronaca di guerra

3 NOVEMBRE 2006
“E’ stato dentro[3] per poco”

Nel villaggio di Samaški nella provincia di Ačchoj-Martan (Cecenia) Murad Vachidovič Magomadov, anno di nascita 1982, fu portato via da agenti di una struttura armata non precisata.
Verso le due di notte nella casa in v. Ambulatornaja[4] fece irruzione un gruppo di uomini armati mascherati. Senza essersi qualificati e senza spiegare i motivi del loro operato questi, sotto la minaccia delle armi, fecero stendere tutti a terra, dopo di che presero Murad dalla sua stanza e lo portarono con loro. Non gli permisero neanche di vestirsi: lo portarono via in canottiera e slip.
Dopo che i sequestratori se ne furono andati, il padre di Murad, Vachid, si diresse alla sezione territoriale di polizia (TOM[5]), che si trova a due isolati di distanza. I poliziotti raccontarono che nel villaggio erano entrate tre automobili. Alla richiesta di fermarsi le persone sedute all’interno gridarono: “I nostri” – e proseguirono. Ben presto le tre macchine ripassarono in senso contrario, lampeggiando e aggirando i poliziotti del posto di blocco. Nell’abitacolo di una delle macchine gli agenti della
ТОМ videro il capo della polizia criminale della provincia di Ačchoj-Martan, il colonnello Vjačeslav Nikolaevič Kulikov.
Alla ROVD[6] di Ačchoj-Martan dichiararono che Murad Magomadov non era da loro. Ciononostante il padre del sequestrato ottenne di potersi incontrare con Vjačeslav Kulikov e questi fu costretto a confermare la notizia dell’arresto di Magomadov: a suo dire, questi era stato portato all’FSB[7], da cui presto l’avrebbero mandato indietro, alla ROVD di Ačchoj-Martan. Alla domanda: “Perché l’hanno preso?” – Kulikov rispose: “E’ stato dentro per poco!”.
In precedenza, nell’estate del 2006, Murad Magomadov fu condannato a un anno e mezzo di detenzione per partecipazione a una NVF[8]. Il 27 settembre il tribunale provinciale di Naur acconsentì alla richiesta di libertà condizionata per Magomadov, in quanto “il condannato aveva scontato in carcere più di un terzo della pena prevista. In questo periodo da parte sua non vi erano state violazioni del regime carcerario, ha ricevuto un incentivo per il suo coscienzioso atteggiamento verso il lavoro. E’ pentito di ciò che ha commesso…”.
Il 3 novembre giunsero di nuovo in casa Magomadov gli agenti di una qualche forza armata, che effettuarono la perquisizione della casa e degli edifici annessi e scavarono anche in qualche parte dell’orto. Nel far questo rifiutarono di qualificarsi, non mostrarono i documenti necessari per effettuare una perquisizione e accompagnarono le loro azioni con insulti e minacce. Non avendo trovato niente di loro interesse, gli uomini armati se ne andarono.
Il 6 novembre Vachid Magomadov si rivolse alla procura provinciale per denunciare l’operato illegale dei poliziotti. L’impiegato della procura Kadyrov[9] espunse dalla denuncia di Magomadov le parole che descrivevano il fatto che suo figlio era stato sequestrato alle due di notte e che i sequestratori erano mascherati. Poi, secondo Vachid Magomadov, Kadyrov dichiarò che suo figlio sarebbe stato accusato di “omicidio” o di “detenzione illegale di armi”. Ritenendo che l’omicidio fosse una cosa più grave, il padre convinse il figlio a confessare la detenzione di armi. In tal modo la procura, invece che degli addetti alla sorveglianza dei detenuti in libertà condizionata, si servì essenzialmente dell’ignoranza della legge da parte del padre dell’arrestato.


21 NOVEMBRE 2006
La procura “raddoppia il PIL[10]

Alla sede del PC[11] “Memorial” della città di Urus-Martan (Cecenia) si è rivolta un’abitante di questa città, Zura Chasueva. Questa ha raccontato che dopo il sequestro da parte di agenti delle forze armate di suo figlio Abu Chasueva, compiuto cinque anni fa, nell’agosto 2001, e la sua seguente scomparsa sono stati avviati due procedimenti penali condotti da due inquirenti della stessa procura provinciale che non sapevano di indagare sulla stesso crimine.
Dal colloquio con Zura Chasueva:
“Il 20 novembre i vicini mi trasmisero una comunicazione della procura della provincia. In essa si diceva che avrei dovuto comparire davanti all’inquirente Madaev.
Il 21 novembre sono stata alla procura della provincia di Urus-Martan. Madaev mi ha detto che ero stata convocata in relazione al procedimento penale numero 25140. L’inquirente mi domandò se mi fosse scomparso un figlio, Chasuev Abu, nell’agosto 2001. Risposi
di sì. Dissi che ero stata dall’inquirente Aslan Kataev, che poteva confermare che ero stata in procura di recente. Madaev gridò qualcosa verso l’ufficio vicino.
Da lì venne fuori l’inquirente Kataev e disse che stava conducendo un procedimento penale, avviato per via della scomparsa di mio figlio, Chasuev Abu. Solo che il numero di questo procedimento era 25170. Entrambi gli inquirenti si stupirono. Poi gli inquirenti si consultarono tra loro e andarono dal procuratore con due cartelle.
10-15 minuti dopo tornarono e mi dissero che adesso avrebbero riunito i due procedimenti in uno.
In tal modo venni a sapere che fino al 21 novembre 2006 nella procura della provincia di Urus-Martan c’erano due procedimenti penali avviati per via del sequestro di mio figlio. Fra l’altro gli inquirenti non sapevano neanche di condurre parallelamente un’“indagine” sulla stessa vicenda”.
Vale la pena dire che entrambe le indagini finora non hanno dato risultati?


27 NOVEMBRE 2006
Il prezzo della consegna di se stessi alle autorità

Alla sede del PC “Memorial” di Nazran’[12] si è rivolto per iscritto un abitante del villaggio[13] di Ordžonikidzevskaja[14] (Inguscezia) Umar Alaudinovič Chajcharoev.
Il 27 luglio 2006 questi, i suoi fratelli e i suoi parenti – in tutto 15 persone – si sono rivolti agli uffici della ROVD del ministero degli Interni della Repubblica Cecena di Ačchoj-Martan per consegnarsi alle autorità in cambio di garanzie concesse dello stato. Avendo creduto alla promessa fatta dal direttore dell’FSB della Federazione Russa N. Patrušev, decisero di tutelarsi da eventuali arresti. A quanto dissero, nel periodo da ottobre a dicembre 1999 avevano fatto parte di formazioni armate della Repubblica Cecenia di Ičkerija[15].
Prima di dichiarare ufficialmente che si sarebbero consegnati alle autorità, questi condussero trattative con i rappresentanti delle forze dell’ordine e ottennero la garanzia che sarebbero stata concessa loro l’amnistia. In particolare ricevettero tali garanzie dal comandante di divisione della PPS[16] della provincia di Ačchoj-Martan Ibragim Dadaev e del capo del VOGO[17] e del PMVD[18] della Federazione Russa nel Caucaso settentrionale, il generale di corpo d’armata[19] Oleg Valentinovič Chotin. Solo in seguito a ciò durante una riunione di famiglia dei Chajcharoev fu presa la decisione di consegnarsi spontaneamente alle autorità. Per 10 giorni furono interrogati tutti e fu verificata la loro posizione in diverse banche dati[20], dopo di che fu disposto di non dar luogo a procedere contro di loro e furono rimessi in libertà.
Tre mesi dopo, il 24 ottobre 2006, nella città di Karabulak (Inguscezia) gli agenti mascherati di un’imprecisata forza armata hanno portato via dall’appartamento della madre di Umar Chajcharoev due degli amnistiati: Mochdan Alaudinovič Èl’gakaev e Mochdan Isaevič Aslambekov. Due giorni dopo un uomo telefonò da Vladikavkaz ai parenti dei sequestrati, presentandosi come l’avvocato di Mochdan Èl’gakaev e comunicò che questi era rinchiuso nel carcere per la detenzione preventiva e che era accusato di aver preso parte a un attacco terroristico in Inguscezia nella notte del 22 luglio 2004. In seguitò si riuscì a chiarire che il secondo sequestrato, Mochdan Aslambekov, si trovava nella ROVD della provincia di Ačchoj-Martan nella Repubblica Cecena.
Al momento l’istruttoria nei confronti di Èl’gakaev è stata chiusa e gli atti sono stati trasmessi al tribunale. Questi si trova nell’infermeria del carcere. Secondo quanto ha dichiarato Umar Chajcharoev, durante le indagini Èl’gakaev è stato picchiato per ottenerne una deposizione favorevole[21]. Umar Chajcharoev scrive che i suoi parenti sono accusati di crimini che non hanno commesso.


Sulle indagini sui sequestri nella provincia di Urus-Martan: 2000—2006

Il 18 dicembre 2003, durante una “linea diretta” di Vladimir Putin[22] alcune abitanti della provincia di Urus-Martan dissero che nella provincia sono state sequestrate 203 persone e hanno chiesto al presidente di parlare delle misure prese per prevenire i sequestri di persona e indagare tutti i casi simili. Il presidente rispose che al momento era impossibile stabilire chi ci fosse dietro a questi crimini, ma promise: “Continueremo il lavoro di ricerca delle persone scomparse e di ricerca dei colpevoli… Sapete che sono state già avviate decine di procedimenti penali…”. Il presidente ha dato un ordine e un anno e mezzo dopo la sua volontà è arrivata in Cecenia.
Nel luglio 2004 la procura ha chiesto all’ufficio di “Memorial” a Urus-Martan dove quelle donne siano venute a conoscenza di questo numero - 203 scomparsi.
Nell’agosto 2004 “Memorial” indirizzò alla procura una lettera, a cui erano allegate le liste di 240 abitanti della provincia di Urus-Martan nella Repubblica Cecena, scomparsi senza lasciare traccia o trovati uccisi dopo essere stati arrestati o sequestrati, con una descrizione dettagliata delle circostanze e chiese a sua volta che venisse comunicato l’andamento delle indagini legate ai procedimenti penali avviati a seguito di questi casi. Né a questa né a una successiva richiesta è stata data risposta.
Nel giugno 2005 un’analoga richiesta fu indirizzata a Èlla Pamfilova[23], a questa furono allegate le liste di 246 “scomparsi” o uccisi dopo i sequestri negli anni 2000–2003.
Il 27 giugno 2005 la procura della Repubblica Cecena ha risposto. E’ risultato che per nessuno di questi crimini è stata formulata un’accusa o sono stati trasmessi atti a un tribunale.
Procedimenti riguardanti il sequestro di quattro persone sono stati avviati in altre province.
Un procedimento è stato trasformato passando dall’articolo 126 del codice penale della Federazione Russa (“sequestro di persona”) all’articolo 127 (“detenzione illegale”) e poi è stato bloccato “a causa del fatto che non è stato stabilito chi siano le persone da convocare in qualità di imputati”.
Riguardo a 172 persone (il 70% della lista) è stato comunicato che è stato avviato un procedimento penale e sono state avviate le ricerche, ma le persone da convocare in qualità di imputati non sono state trovate e che vanno avanti le misure operative di ricerca…
Le operazioni di ricerca devono essere avviate dalla polizia per quel che riguarda le persone scomparse senza lasciare traccia, il cui destino non è stato chiarito, ma in risposta ci è stato comunicato anche l’avvio delle ricerche di 31 sequestrati, i cui corpi sono stati ritrovati molto tempo fa.
Riguardo a 69 persone è stato comunicato che “denunce e comunicazioni riguardanti sequestri non sono giunte alla procura o alla sezione del ministero degli Interni della provincia di Urus-Martan nella Repubblica Cecena”, anche se, perlomeno per quel che riguarda parte di questi casi, la procura non poteva non sapere dei sequestri o dei susseguenti omicidi – i parenti avevano sporto denunce, in alcuni casi erano stati avviati procedimenti penali…
Dalla dichiarazione del presidente sono passati tre anni.

“Novaja Gazeta” n. 93 http://2006.novayagazeta.ru/nomer/2006/93n/n93n-s10.shtml


07.12.2006 (traduzione e note di Matteo M.)

http://matteobloggato.blogspot.com/2006/12/desaparecidos-del
-caucaso.html#links


[1] Associazione nata ufficialmente nel 1992 per mantenere viva la memoria delle vittime del potere sovietico, ma che si occupa anche di diritti umani.

[2] Diminutivo di Anna.

[3] Letteralmente “è stato seduto”, poiché in russo dei detenuti si dice che “siedono in prigione”.

[4] “Dell’Ambulatorio”.

[5] Territorial’nyj Otdel Milicii, “Sezione Territoriale di Polizia”.

[6] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del, “Sezione Provinciale del Ministero degli Interni”; in Russia i posti di polizia si chiamano sezioni del ministero degli Interni…

[7] Federal’naja Služba Besopasnosti (Servizio di Sicurezza Federale), i servizi segreti russi.

[8] Nezakonnaja Vooružënnaja Formacija (Formazione Armata Illegale): nel linguaggio giuridico italiano si tratterebbe di “partecipazione a banda armata”.

[9] Sic.

[10] L’economia russa cresce a ritmi tali che si parla di raddoppiare il PIL dell’epoca della sua entrata nell’economia di mercato. Qui lo slogan è usato ironicamente, perché si è raddoppiato altro…

[11] Pravozaščitnyj Centr, “Centro per la Difesa dei Diritti Umani”.

[12] Città dell’Inguscezia, repubblica caucasica della Federazione Russa confinante con la Cecenia (fino agli anni ’90 formavano un’unica entità, la repubblica di Cecenia e Inguscezia).

[13] Stanica sta “per villaggio cosacco”. Con questo termine vanno intesi i villaggi fondati dai russi.

[14] Villaggio intitolato a Grigorij Konstantinovič Ordžonikidze, collaboratore di Stalin.

[15] Nome di origine turca dato alla Cecenia dagli indipendentisti, in cui pare che non tutti i ceceni si riconoscano.

[16] Postovaja Patrul’naja Služba, “Servizio di Pattuglia dei Posti di Blocco”.

[17] Vertolëtnyj Otrjad Graždanskoj Oborony, “Reparto Elicotteri della Difesa Civile”.

[18] Struttura del ministero degli Interni su cui non trovo informazioni.

[19] Uso per chiarezza la terminologia italiana. Si tratta del generale di grado maggiore.

[20] Dell’amnistia possono godere coloro che si consegnano alle autorità purché a loro carico non via sia altra accusa che la partecipazione a banda armata.

[21] Favorevole allo scopo di condannarlo.

[22] Cioè uno di quei programmi della televisione di Stato russa durante i quali Putin risponde in diretta alle domande (debitamente filtrate, suppongo) dei telespettatori.

[23] Èlla Aleksandrovna Pamfilova, presidente del “consiglio per la collaborazione allo sviluppo delle istituzioni della società civile e dei diritti umani presso il presidente della Federazione Russa” (secondo la pomposa definizione ufficiale).

09 dicembre 2006

A proposito di avvelenamenti ed esecuzioni extragiudiziali

“PER USO INTERNO”
Il veleno come mezzo per compiere esecuzioni extragiudiziali

L’epoca degli avvelenamenti nei criminali anni ’90 cominciò con il banchiere Kivelidi[1], che morì dopo aver sollevato una cornetta telefonica cosparsa di sali di tallio[2] e con lui si concluse. Nonostante l’evidente successo (l’esecutore materiale fu catturato solo dopo 11 anni[3]), questo mezzo non si è rivelato troppo popolare nell’ambiente criminale.
Ma i primi sei anni del nuovo secolo ci hanno consegnato una lunga lista di vittime.
Nel 2003 è morto Jurij Ščekočichin[4]: i segni di avvelenamento erano evidenti. Nel 2004 Anna Politkovskaja fu avvelenata mentre si recava a Beslan, nella stessa Beslan furono somministrati di nascosto dei tranquillanti alla giornalista georgiana Nana Ležava. A San Pietroburgo fu avvelenato il conoscente di Vladimir Putin e amico del capo della guardia personale del presidente Roman Cepov. Nello stesso 2004 si è verificato il finora non chiarito avvelenamento dell’allora candidato alla presidenza dell’Ucraina Viktor Juščenko. Nel 2006 è stato avvelenato Aleksandr Litvinenko. Troppi casi per poter parlare di casualità.
Tra l’altro l’avvelenamento come mezzo per uccidere presuppone un contatto diretto dell’esecutore materiale non solo con la vittima (che praticamente sempre è indicata all’agente in linguaggio cifrato), ma anche con un veleno particolarmente pericoloso. Le organizzazioni che operano avvelenamenti devono assomigliarsi in un punto chiave: le persone da loro scelte come esecutori materiali devono temere i propri boss più di quanto temano il “cliente”. In tali organizzazioni devono esserci regole molto dure. E proprio questa è la condizione fondamentale e non certo i mezzi tecnici, la rete di agenti e le particolarità dei procedimenti operativi.
Di solito tali organizzazioni nascono sotto regimi dittatoriali o in paesi in guerra.
Non saremo angosciati dall’ombra del principale avvelenatore dell’NKVD[5], il professor Majranovskij[6], uscito di scena a metà degli anni ‘50. Perché per esempio a quel tempo l’avvelenamento come mezzo per eliminare il nemico era preso in considerazione anche dalla CIA – proprio così era stato pianificato di togliere di mezzo Fidel Castro. Semplicemente poi i veterani della Seconda Guerra Mondiale se ne andarono finalmente in pace e venne una nuova generazione con modi più gentili.
E perciò è significativo quali servizi segreti di quali paesi si siano messi in luce per gli avvelenamenti negli ultimi tempi. Nel 1997 nella capitale della Giordania, Amman, gli agenti segreti israeliani tentarono di avvelenare (versandogli veleno in un orecchio) Khaled Mashal, leader di Hamas. A dire il vero gli agenti furono catturati e perché fossero liberati Israele concordò di fornire un antidoto a Mashal. E nel 2002, dopo aver aperto una lettera avvelenata, morì il comandante dei mujaheddin arabi in Cecenia Khattab.
I servizi segreti israeliani sono diventati l’esempio principale per i colleghi russi fin dall’inizio della seconda guerra cecena[7] – basta ricordare quanto spesso i nostri čekisti[8] abbiano rammentato il Mossad dopo l’eliminazione di Jandarbiev[9] e Maschadov. E tra gli israeliani le regole sono dure: al di là della largamente reclamizzata storia del salvataggio dei propri agenti nel 1997 c’è un esempio più fresco, quando nel giugno 2006 per eliminare i due fratelli leader della “Jihad Islamica” Nidal e Mahmud Majzub il Mossad ha sacrificato un proprio uomo, che aveva lavorato per questa agenzia per 12 anni. L’agente – un ex poliziotto libanese – ha dato informazioni sulla macchina dei fratelli, che è stata fatta saltare in aria. L’agente fu individuato e catturato dopo qualche settimana. Queste sono cose possibili solo in un paese continuamente in guerra.
O in un paese con un regime dittatoriale. Così i servizi segreti iracheni avvelenavano per ordine di Saddam Hussein le persone scomode a lui vicine e gli oppositori. E i servizi segreti del Sudafrica, che avevano accumulato una ricca esperienza sul campo durante la guerra con l’UNITA[10], avvelenavano gli avversari del regime dell’apartheid utilizzando abiti imbevuti di fosfati organici.
Oggi anche in Russia si trovano troppe persone inclini a decisioni semplici e con una sufficiente esperienza sul campo. Troppo spesso negli ultimi tempi come unico metodo per raggiungere i propri scopi si è utilizzata l’eliminazione dell’avversario: tutti i servizi segreti presenti in Cecenia hanno i propri gruppi di liquidatori.
Questo è diventato talmente un luogo comune che dopo l’eliminazione di Abu Khavs[11] la scorsa domenica in Daghestan nessuno ha posto la domanda: perché non l’hanno preso vivo? Evidentemente i servizi segreti russi non avevano nulla da chiedere all’uomo che era stato mandato nel Caucaso settentrionale dallo stesso Abu Mus’ab
аl-Zarqawi. E in effetti al-Zarqawi, ucciso nel giugno di quest’anno, era leader della cellula irachena di al-Qaida, che aveva rivendicato il rapimento e l’uccisone dei diplomatici russi in Iraq[12] e i loro corpi finora non sono stati restituiti ai russi.

Andrej SOLDATOV, osservatore della “Novaja Gazeta”;
Irina Borogan, Agentura.Ru[13]


Storie di avvelenamenti misteriosi

ROMAN CEPOV, ex ufficiale delle truppe interne del ministero degli Interni, imprenditore, direttore dell’agenzia di sicurezza “Baltic-Eksport”. Si è occupato della sicurezza delle famiglie di Anatolij Sobčak[14] e Vladimir Putin. E’ morto il 24 settembre 2004.
Causa della morte: avvelenamento. I medici hanno constatato un danno al midollo spinale, che si accompagna a sintomi evidenti di una malattia causata da sostanze radioattive.
Circostanze: Roman Cepov accusò malesseri due settimane prima della morte, ma i medici non poterono stilare una diagnosi precisa. I sintomi ricordavano quelli di una grave intossicazione alimentare. Fu portato in ospedale in gravi condizioni. I dati di una prima perizia mostrarono che nel sangue era presente una grande quantità di un medicinale utilizzato nella chemioterapia dei malati di forme tumorali del sangue (leucemia). Ma il defunto non soffriva di malattie oncologiche. Secondo i medici una dose mortale del preparato in forma liquida o in pastiglie sminuzzate avrebbe potuto essere introdotta nel cibo. Gli esperti sono discordi sul tipo di sostanza: isotopi radioattivi, un veleno sconosciuto, sali di metalli pesanti.

LEČE ISLAMOV (soprannominato Boroda[15]), ceceno, arrestato per aver fatto parte di formazioni armate illegali. Fu intermediario di affari riguardanti scambi di ostaggi o loro liberazione dietro pagamento di riscatti, era informato sui metodi di lavoro non pubblicizzati dei servizi segreti russi in Cecenia. E’ morto nell’infermeria di un carcere nell’autunno del 2004.
Causa della morte: avvelenamento da sostanze sconosciute.
Circostanze: prima del suo trasferimento in carcere tre rappresentanti dei servizi segreti si incontrarono con Islamov, gli proposero di collaborare con loro e gli offrirono tè e tartine. Questi rifiutò. Subito dopo questo incontro la salute del detenuto peggiorò improvvisamente e bruscamente. Tutto il suo corpo si infiammò, la sua pelle iniziò a screpolarsi e a staccarsi, la sua temperatura corporea si innalzò notevolmente, cominciò ad invecchiare a vista d’occhio, cominciarono a cadergli i capelli. In breve Leče Islamov morì.

VIKTOR JUŠČENKO, attuale presidente dell’Ucraina. Durante la campagna elettorale fu intrapreso un tentativo di avvelenare Juščenko con diossina altamente tossica[16].
Circostanze: nel giorno dell’avvelenamento (4-5 settembre 2004) Viktor Juščenko si trovava nella dacia dell’ex capo del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina[17], dove stava incontrando gli agenti di questa istituzione. Dopo quell’incontro il futuro presidente avvertì un malessere e fu internato per cinque giorni in una clinica austriaca. La prima diagnosi dei medici fu “pancreatite acuta” con complicazioni causate da un avvelenamento da tossine. Furono trovate delle sostanze chimiche che non si trovano normalmente negli alimenti. In particolare un gruppo di medici americani trovò nel suo sangue diossina altamente tossica del tipo 2,3,7,8-TCDD (tetracloridbenzo-r-diossina). Questa sostanza, secondo la stampa estera, era stata sperimentata con successo già qualche anno fa in un laboratorio segreto russo.

KHATTAB, mercenario arabo.
Causa della morte: avvelenamento da sostanze sconosciute.
Circostanze: Per avvelenare Khattab l’ufficiale dell’FSB[18] M. si servì di un certo Ibragim Magomedov, un giovane di etnia àvara[19], nativo del villaggio di Gimra nella provincia di Uncukul’ nel Daghestan. Ibragim era un uomo di fiducia di Khattab e svolgeva per lui il ruolo di corriere. Si muoveva continuamente attraverso l’Azerbaijan e la Turchia per ricevere finanziamenti. Un agente dell’UFSB[20] della repubblica del Daghestan lo aiutava. La fiducia di Ibragim Magomedov nei confronti dell’ufficiale dell’FSB M. era tale, che quest’ultimo riuscì a riempire di una soluzione speciale una busta con un messaggio per Khattab dagli amici all’estero. Dopo aver letto questo messaggio personale Khattab morì nel giro di qualche giorno di una grave malattia.

NANA LEŽAVA, giornalista televisiva georgiana, fino a settembre 2006 corrispondente della televisione indipendente “Rustavi-2[21]”, autrice di una serie di duri reportage da Beslan durante il sequestro nella scuola.
Tipo di avvelenamento. Nell’organismo di Nana Ležava è stata riscontrata una tossina potenzialmente letale. Sono stati riscontrate danni al cervello ed evidenti lesioni neurologiche. Il veleno era una potente sostanza psicotropa che causa diffuse alterazioni del cervello. Secondo il referto degli esperti psichiatri queste sostanze appartengono al gruppo delle benzodiasepine e hanno un effetto ipnotico sull’uomo e ne riducono l’autocontrollo.
Circostanze: il 3 settembre 2004 Nana Ležava fu arrestata insieme all’operatore Levan Tetvadze. Ciò accadde dopo che questa aveva trasmesso la notizia che la prima esplosione nell’edificio della scuola si era verificata sul lato esterno della palestra (il che accusava in primo luogo i servizi segreti e
а solo in secondo luogo i terroristi). Durante cinque giorni di permanenza nei carceri per la detenzione preliminare del ministero degli Interni e dell’FSB bevve un caffé offertole dagli inquirenti e perse conoscenza per 24 ore.


Prossimamente

L’anno scorso il collaboratore del deputato dell’LDPR[22] Valerij Belozër e il collaboratore dell’amministrazione del ministero degli Interni Ageev sono stati processati per truffa ai danni della dirigenza della Banca di investimento privato europea (Èpin-Bank[23]). A quanto risulta alla Procura Generale, avrebbero truffato ai banchieri 640.000 dollari e 46.000 euro. Belozër è stato condannato a sette anni di reclusione, Ageev a otto. Il procedimento giudiziario nei confronti di altri membri del gruppo criminale è stato separato, l’indagine va ancora avanti e perciò non si fanno commenti al riguardo.
Tuttavia, a quanto ci risulta, si tratta in parte di un caso di avvelenamento. I fatti si sono sviluppati in questo modo: i banchieri hanno acconsentito a diventare testimoni dell’accusa nel processo a Belozër e Ageev. Dopo qualche tempo uno dei dirigenti della banca si è sentito male. E dopo di lui hanno portato in ospedale anche alcuni agenti del gruppo investigativo dell’FSB, che avevano bevuto un tè nel loro ufficio. Per fortuna nessuno è morto. Ma è stato riscontrato un grave avvelenamento. Alla Èpin-Bank non confermano né smentiscono queste informazioni.

Leggete al proposito nei prossimi numeri

“Novaja Gazeta” n. 91,
http://2006.novayagazeta.ru/nomer/2006/91n/n91n-s00.shtml


30.11.2006

http://matteobloggato.blogspot.com/2006/12/non-solo-
litvinenko.html#links


[1] Ivan Charlampievič Kivelidi, banchiere russo di origine greca, che fu presidente della “Tavola Rotonda del Business Russo”.

[2] Metallo tossico e cancerogeno, un tempo usato come componente di topicidi.

[3] Cioè quest’anno. L’omicidio risale al 1995.

[4] Jurij Petrovič Ščekočichin, giornalista investigativo, scrittore e uomo politico russo.

[5] Narodnyj Komitet Vnutrennich Del (Comitato del Popolo per gli Affari Interni), la polizia politica di Stalin.

[6] Grigorij Moiseevič Majranovskij, medico che operava nei servizi segreti di Stalin, caduto in disgrazia e imprigionato nel 1951 (e non “a metà degli anni ‘50”) – forse anche perché ebreo.

[7] Quella iniziata da Putin nel 1999 e di fatto ancora in corso (la prima fu condotta da El’cin negli anni 1994-1996).

[8] Čekisti erano chiamati i membri della prima polizia politica sovietica, la ČK (che si legge čeka), cioè la Črezvyčajnaja Komissija po bor’be s kontrrevoljuciej i sabotažem, “Commissione Straordinaria per la lotta contro la controrivoluzione e il sabotaggio” e per estensione sono chiamati così gli agenti segreti.

[9] Zelimchan Abdumuslimovič Jandarbiev, presidente dell’autoproclamata repubblica di Cecenia dal 1996 al 1997, ucciso con una bomba in Qatar, dove si era rifugiato.

[10] União Nacional para a Independência Total de Angola (Unione Nazionale per la Totale Indipendenza dell’Angola), movimento indipendentista angolano, poi impegnato nella guerra civile contro i governi comunisti.

[11] Guerrigliero giordano, emissario di Al-Qaida in Cecenia.

[12] Fëdor Pavlovič Zajcev, collaboratore dell’ambasciatore russo in Iraq, Rinat Nailevič Agliulin, cuoco (ma forse agente segreto) dell’ambasciata, Anatolij Nikolaevič Smirnov, autista, Oleg Evgen’evič Fedoseev, guardia del corpo.

[13] Centro di studi russo sull’operato dei servizi segreti.

[14] Anatolij Aleksandrovič Sobčak, ex sindaco di San Pietroburgo, figura di spicco dell’epoca della perestrojka e sostenitore di Putin, morto misteriosamente nel 2000.

[15] Barba.

[16] Sic.

[17] Cioè dei servizi segreti.

[18] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio di Sicurezza Federale), i servizi segreti russi.

[19] Popolo minoritario del Caucaso.

[20] Upravlenie Federal’noj Služby Besopasnosti (Sezione del Servizio di Sicurezza Federale).

[21] Televisione privata georgiana con sede nella città di Rustavi, presso Tbilisi.

[22] Liberal’no-Demokratičeskaja Partija Rossii (Partito Liberal-Democratico di Russia), partito nazionalista guidato da V.V. Žirinovskij.

[23] Ètalon Pravil’nych INvesticij (Standard di Giusti Investimenti), banca d’affari russa.

04 dicembre 2006

A proposito di Putin (II)

LA HOLDING DEL CREMLINO. FUSIONI & ASSORBIMENTI
Nuove alleanze e cambiamenti nella FSB[1], nel ministero degli Interni e nella “Gazprom” – il presidente ha molti amici che si odiano tra loro

I cambiamenti al vertice del ministero degli interni, nella FSB e nella “Gazprom” sembrerebbero un semplice cambio della guardia, se non si tenesse conto di quali gruppi appoggiano i nominati e i giubilati. Parrebbe che in quest’ambito già da tempo non fosse rimasto nessuno, a parte gli amici del presidente, di Piter[2] e tedeschi[3], i suoi colleghi o semplicemente i vicini di dacia. Ma proprio questa è la disgrazia, che Vladimir Putin sia una persona molto amichevole. Ha molti conoscenti che non possono sopportarsi tra loro. Una volta trovatisi nei posti chiave dello stato e aver occupato posti importanti nelle compagnie controllate dallo stato, questi amici vi hanno portato i propri amici. Ed è apparso chiaro che gli “amici degli amici” non trovano sempre una lingua comune. Al contrario, in ogni momento propizio cercano di avvicinarsi all’orecchio del presidente per sussurrargli qualcosa di perfido l’uno a proposito dell’altro. In una situazione da corte di Madrid i giocatori fondamentali sono diventati quelli che hanno accesso diretto all’orecchio del presidente, cioè possono comunicare per primi “notizie” sugli amici-concorrenti. E’ anche dal punto di vista di una calda atmosfera amichevole in cui ci mangia l’un l’altro che bisogna guardare tutte le dimissioni, le nomine e gli spostamenti degli ultimi tempi.

La scorsa settimana è stato rimosso il vice-ministro degli Interni Andrej Novikov, che si occupava della polizia criminale. L’ascesa di Novikov a questa vetta è stata in effetti tanto veloce quanto la sua caduta. Dal ruolo di capo dell’UVD[4] del quartiere Krasnogvardejskij[5] di San Pietroburgo nel 2001 si è spostato sulla poltrona di dirigente esecutivo del ministero degli Interni della Russia. Salti così strepitosi nella storia del ministero degli Interni non c’erano mai stati. I nostri esperti ritengono che Novikov fosse appoggiato dal capo del Servizio di Sicurezza Federale[6] Evgenij Murov e dal capo del Servizio di Sicurezza del presidente Viktor Zolotov – giocatori chiave, che hanno accesso diretto al presidente. Novikov ha potuto entrare in contatto direttamente con l’amministrazione presidenziale, evitando il suo principale secondo le forme – il capo del ministero degli Interni Rašid Nurgaliev. Novikov è comunque definito un ottimo professionista.
Un dettaglio curioso consiste nel fatto che insieme ad Andrej Novikov nelle strutture del ministero degli Interni abbia trovato posto quasi contemporaneamente Vagif Ismailov – nipote di Tel’man Ismailov, presidente del gruppo AST (fino a non molto tempo fa ad esso appartenevano i mercati Čerkizovskij e Varšavskij[7] di Mosca). Insieme a Novikov questi aveva lavorato nell’amministrazione del ministero degli Interni del distretto Nord Occidentale[8] e quando Novikov è diventato vice-ministro ha trovato posto nell’apparato centrale del ministero degli Interni.
Molti supponevano che con appoggi da parte dell’FSO e del Servizio di sicurezza del presidente Andrei Novikov potesse aspirare al posto di capo del ministero degli Interni. Invece è arrivato il licenziamento. Ma la posizione del capo del ministero degli Interni Rašid Nurgaliev non si è rafforzata. Oleg Safonov, nominato al posto di Novikov è un ex agente del KGB – insieme a Vladimir Putin ha lavorato nella commissione per le relazioni esterne dell’ufficio del sindaco di Piter. Per il posto di vice- e potenziale ministro degli Interni al presidente serviva una persona nota a lui personalmente, e non attraverso gli organi di sicurezza.
Avversario di lunga data di Andrej Novikov nel ministero degli Interni viene definito il direttore del dipartimento per la sicurezza economica Sergej Meščerjakov. Il ministro degli Interni Rašid Nurgaliev ha cercato qualche volta di rappacificarli nel suo ufficio, si sono stretti la mano, ma i rapporti sono rimasti tesi. Se Novikov era legato alla dirigenza dell’FSO e del servizio di sicurezza presidenziale, Meščerjakov era personalmente in contatto con il vice-direttore dell’amministrazione presidenziale, il consigliere del presidente Igor’ Sečin – amico di vecchia data di Vladimir Putin. La scorsa settimana è stato reso noto che Meščerjakov è stato trasferito dal dipartimento per la sicurezza economica al ruolo di capo del dipartimento per la lotta contro la criminalità organizzata e il terrorismo. Nei corridoi del ministero degli Interni scherzano al proposito: “lo stipendio è rimasto quello di prima, ma il reddito è diminuito”. Ma se si guardano le cose seriamente, allora, a giudicare il tutto, il presidente avrebbe per l’ennesima volta equilibrato l’influenza dei raggruppamenti. E a Sečin è venuta a mancare una risorsa importante come il dipartimento per la sicurezza economica del ministero degli Interni. A capo di questo è stato posto Evgenij Školov – ex agente segreto che è stato di servizio in Germania insieme a Putin e al vice-direttore dell’amministrazione presidenziale Viktor Ivanov.
Neanche
dietro le spesse mura dellFSB c’è compattezza. Ricordiamo: non molto tempo fa là sono stati sollevati dagli incarichi il capo della sezione responsabile dei fondi per le attività dell’FSB Sergej Šišin, il vice-direttore del servizio per la sicurezza economica, il capo della sezione “K” (lotta al contrabbando[9]) Sergej Fomenko e l’ex vice-direttore dell’FSB Vladimir Anisimov[10], che è rimasto nella riserva attiva a lavorare nel servizio federale per il controllo della tecnica e delle esportazioni.
Queste
perdite di generali non sono dello stesso tipo. Se i generali Anisimov e Šišin erano del gruppo di Nikolaj Patrušev (Anisimov ha cominciato come sottufficiale del comando per la sicurezza nazionale in Carelia guidato da Patrušev), Sergej Fomenko era invece il vice di Aleksandr Bortnikov – vice-direttore dell’FSB e direttore del servizio per la sicurezza economica. Secondo le informazioni forniteci dalle nostre fonti, Bortnikov è in contatto diretto con il primo vice-presidente del consiglio dei ministri della Federazione Russa Dmitrij Medvedev, che viene indicato come il possibile erede del presidente.
Tra l’altro Nikolaj Patrušev, secondo i nostri esperti, dopo alcune incomprensioni ha trovato negli ultimi tempi una lingua comune con il vice-direttore dell’amministrazione presidenziale Igor’ Sečin.
Medvedev e Sečin sono antagonisti dell’ambito del Cremlino e ugualmente vicini al presidente. Secondo le nostre informazioni, non molto tempo fa lo scontro si è inasprito: il primo vice-premier Medvedev ha rivelato a Vladimir Putin delle informazioni sul fatto che uno dei figuranti dell’affare di contrabbando di mobili di “Tri Kita[11]” che ha fatto tanto scalpore, Andrei Saenko, prima dell’arresto venisse ricevuto da Sečin. In questo, si capisce, non ci sarebbe nulla di pregiudizievole – Saenko era vice-direttore di una sorta di filiale della “Rosoboronèksport[12]” ed è considerato una persona, che ha sviluppato una grande quantità di enormi progetti oltre frontiera. Ma dopo che il presidente ha riportato personalmente alla ribalta l’affare “Tri Kita”, le informazioni sui ricevimenti che avrebbero avuto luogo tempo fa hanno ottenuto pieno successo.
Alla vigilia della nomina dell’erede alla presidenza per i generali delle forze armate, così come per le altre persone al servizio dello stato dotate di peso politico, è d’importanza vitale non commettere errori nella scelta degli alleati. Anche sedere tra due sedie[13] è impensabile. Perciò volano e ricrescono teste[14], crollano e si formano febbrilmente alleanze. Questa selezione naturale interna è impressionante. Hanno esattamente un anno per giocare alla roulette russa e baciare la mano giusta.

P.S. La provincia[15]separata, la “Gazprom”, anche se non è una struttura armata[16], è comunque una risorsa, che ha bisogno dell’instancabile controllo del presidente. Ed ecco che al posto di Aleksandr Rjazanova diviene vice-presidente del consiglio di amministrazione Valerj Golubëv, ex presidente del quartiere dell’isola Vasilevskij di San Pietroburgo, che ricorda che sotto la sua presidenza Vladimir Putin ottenne un appartamento.

Roman ŠLEJNOV

20.11.2006, “Novaja Gazeta”, http://2006.novayagazeta.ru/nomer/2006/88n/n88n-s00.shtm, (traduzione e note di Matteo M.)



[1] Federal’naja Služba Bezopasnosti (“Servizio di Sicurezza Federale”), i servizi segreti russi.

[2] Nome familiare di San Pietroburgo, città natale di Putin.

[3] Cioè che avevano prestato servizio con lui in Germania come agenti del KGB.

[4] Upravlenie Vnutrennich Del (“Amministrazione del Ministero degli Interni”), in pratica la sede della polizia locale.

[5] “Della Guardia Rossa”.

[6] Struttura di intelligence parallela all’FSB, più avanti indicata con la sigla russa FSO.

[7] “Di Varsavia”.

[8] Putin ha diviso la Russia in sette distretti con a capo uomini di sua fiducia con ampi poteri. Non contento, in seguito ha sostituito i governatori eletti dal popolo con uomini scelti da lui…

[9] Kontrabanda in russo.

[10] L’unico dei comandanti della task force che ha compiuto il blitz di Beslan a pagare con la perdita del posto.

[11] “Tre Balene” (che secondo un’antica leggenda russa reggerebbero il mondo come Atlante), azienda rimasta coinvolta nella vicenda di cui poi si parla nell’articolo.

[12] Abbreviazione di Rossijskij Oboronnyj Èksport (Esportazione di Armamentario di Difesa Russo), azienda statale che si occupa di esportazione di armamenti.

[13] Traduco letteralmente. Forse noi diremmo “tenere il piede su due staffe”.

[14] Nelle fiabe russe l’eroe affronta spesso un serpente con molte teste, che per di più ricrescono una volta tagliate (l’eroe ha finalmente successo quando cauterizza i colli dopo aver tagliato le teste).

[15] Nell’originale eparchija, che significa principalmente “diocesi” e in senso figurato “ambito” .

[16] Letteralmente silovaja struktura (“struttura di forza”), nome che definisce istituzioni deputate all’uso della forza come il ministero degli Interni e i servizi segreti.


http://matteobloggato.blogspot.com/2006/12/alla-corte-dello-zar
-vladimir.html#links

02 dicembre 2006

A proposito del nazionalismo russo

GLI SKINHEADS HANNO PRESO AD UCCIDERE DUE VOLTE PIU’ SPESSO


La procura di Mosca ha avviato un procedimento per “teppismo” dopo il pestaggio di due rabbini da parte di ignoti adolescenti. (…) Il rabbino capo della Russia Berl Lazar al riguardo ha richiamato i tutori della legge a difendere meglio i rappresentanti delle minoranze nazionali. Tuttavia in Russia il numero di crimini a sfondo nazionalista continua a crescere enormemente. Secondo le statistiche nel 2004 skinheads e nazionalisti hanno compiuto il doppio di omicidi dell’anno precedente.

Il centro d’informazione e di analisi “SOVA”, che da tempo tiene d’occhio le manifestazioni di nazionalismo e xenofobia in Russia, ha diffuso il rapporto “Nazionalismo e xenofobia nel 2004: sue manifestazioni e politiche per contrastarlo”.

In esso si dice che nello scorso anno i nazionalisti sono stati molto più attivi che nell’anno precedente. Nel 2004 hanno svolto i loro primi meeting legali e hanno avanzato pretese di agire su scala nazionale.

A maggio il co-presidente del Partito Nazional-imperialista di Russia Aleksandr Sevast’janov ha indetto nelle scuole il concorso nazionale di composizioni sul tema “Che significa essere russi oggi?”. Il ministero della Pubblica Istruzione non gliel’ha impedito e tra i patrocinatori del concorso c’era il comitato per la cultura e il turismo della Duma di Stato [la “camera bassa” del parlamento russo – nota del traduttore ].

Nel 2004 si sono intensificati gli scontri interetnici di tipo episodico. I deputati hanno continuato ad usare slogan nazionalisti, tanto più che alla società non sono estranei. Il potere centrale “non ha visto” la rapida diffusione di umori nazionalisti e la polizia “non ha notato” il movente nazionalista dei crimini.

- Il 16 marzo, durante un meeting presso il parco Gor’kij [il più grande di Mosca – n.d.t.] organizzato dal Movimento contro l’immigrazione illegale, la polizia non solo non ha impedito che si facesse dal palco propaganda apertamente razzista, ma ha fermato gli antifascisti che tentavano di interrompere tali azioni – nota l’autrice del rapporto Galina Koževnikova.

Nel 2004 i gruppi nazionalisti radicali hanno ricorso impunemente alla violenza e hanno compiuto omicidi premeditati. A giugno a San Pietroburgo è stato ucciso il noto studioso Nikolaj Girenko. L’organizzazione Russkaja respublika [Repubblica Russa – n.d.t.] si è presa la responsabilità dell’omicidio e a suo aperto sostegno si è espresso il co-presidente del Partito Nazional-imperialista di Russia Aleksandr Sevast’janov. A maggio a Dolgoprudnyj è stata fatta esplodere la macchina del giudice Žanna Radčenko e il 9 agosto è stato ucciso il giudice Natal’ja Urlina. Entrambi i giudici prendevano parte al processo contro gli attivisti locali dell’RNE [Russkoe Nacional’noe Edinstvo, cioè “Unione Nazionale Russa”, partito neonazista – n.d.t.].

Gli omicidi di matrice nazionalista nel 2004 sono aumentati di due volte e mezza. Nel 2004 sono stati non meno di 44 contro i 20 del 2003. “Questi sono solo quegli omicidi sulle cui motivazioni non ci sono dubbi” scrive Galina Koževnikova.

Inoltre almeno dieci omicidi non hanno avuto larga risonanza. Tra le vittime degli skinheads nel 2004 vi erano cittadini della Russia e dell’ex Unione Sovietica e immigrati da Afghanistan, Vietnam, Guinea Bissau, Giordania, Cina, Corea, Libia e Siria. Più di 160 persone di 24 paesi sono state selvaggiamente picchiate dagli skin o hanno ricevuto ferite da arma da taglio. Le regioni più pericolose sono quelle di Mosca, San Pietroburgo e del Kuban’. Seguono quelle di Voronež, di Nižnij Novgorod, di Tjumen’, di Novosibirsk e del Primor’e [la costa pacifica – n.d.t]. Nel 2004 anche politici rispettabili hanno appoggiato iniziative dei nazionalisti: il 22 giugno lo hanno fatto alcuni deputati di Edinaja Rossija [“Russia unita”, il “partito del potere” creato da Putin – n.d.t.] e di Rodina [“Patria”, partito nazionalista moderato che si richiama all’Unione Sovietica – n.d.t.].

L’intensificarsi delle azioni terroristiche – soprattutto il sequestro dei bambini di Beslan – hanno accentuato la “caucasofobia” e l’islamofobia.

- Dopo le azioni terroristiche di agosto sugli aerei è iniziata l’“epidemia” di rifiuti da parte dei passeggeri di volare con persone che sembrano loro “musulmani” o “caucasici”. – dice Galina Koževnikova – E’ significativo che le compagnie aeree abbiano dato ragione a questi passeggeri e abbiano impedito di volare ad alcune persone senza motivi legalmente validi.

Comunque l’anno scorso vi sono state anche buone notizie. Il ministro degli Interni Rašid Nurgaliev ha riconosciuto che, in effetti, in Russia ci sono gli skinheads.

Ol’ga Timofeeva, “Izvestija”, 20 gennaio 2005, http://www.izvestia.ru/incident/article1031765/, traduzione e note di Matteo M.