31 ottobre 2009

A proposito dell'Inguscezia (III)

Eliminare il tramite



Makšarip Aušev era un collaboratore non ufficiale del presidente dell'Inguscezia e poteva influire sulle organizzazioni clandestine. Togliendolo di mezzo, i sostenitori delle maniere forti hanno bruciato tutti i ponti


Tutto il mondo si chiede: chi ha ucciso Makšarip Aušev? Si sono diffuse molte supposizioni. Qualcuno accusa le autorità, altri misteriose “cerchie criminali”. La commissione inquirente ha aggiunto del pepe dichiarando che tra le versioni esamina quella della vendetta da parte dei familiari di una donna con cui Makšarip avrebbe avuto rapporti. Tra l'altro nessuno, a parte gli inquirenti, prende quest'ipotesi sul serio.

Tutto porta alla conclusione: Makšarip ha pagato per la sua attività pubblica. Come pure il suo amico Magomed Evloev, ucciso un anno fa. Solo che questo caso è molto meno univoco.

L'etichetta diffusa “leader dell'opposizione e attivista per i diritti umani Aušev” non riflette pienamente tutta l'ampiezza della personalità di Makšarip e non dice nulla della sua posizione nella repubblica.

Fino a poco tempo fa Makšarip non era una figura pubblica. Era un grande uomo d'affari inguscio, commerciava marmo. Nella repubblica è di gran moda la costruzione di palazzi, cosicché Aušev era ricco.

Alla politica l'aveva portato il caso: nel settembre 2007 rapirono i suoi familiari più giovani – il figlio Magomed e il nipote, pure di nome Magomed. E' chiaro che se Makšarip non fosse stato un Aušev, ma uno con un cognome più semplice, i giovani non gli sarebbero stati restituiti. Ma l'autorità del tejp [1] in questa storia giocò un ruolo enorme.

Nessun organo giudiziario, si capisce, avrebbe potuto far tornare i sequestrati. L'indagine in proprio, che Makšarip organizzò, mostrò che nella faccenda erano coinvolti gli sbirri ceceni – lo ROVD [2] di Urus-Martan [3]. La storia acquistò una grande risonanza pubblica: presso la casa di famiglia degli Aušev in via Groznenskaja [4] a Nazran' [5] si raccolsero alcune migliaia di persone che chiesero il ritorno dei sequestrati. La richiesta fu indirizzata al fiacco potere di Zjazikov e riguardava non solo gli Aušev sequestrati, ma anche molte altre persone. Gli uomini scomparsi nella repubblica già allora si contavano a centinaia.

Makšarip Aušev riuscì a far tornare i suoi giovani: per mezzo di forti pressioni, della corruzione di alte personalità e con l'appoggio di uomini delle organizzazioni clandestine. Non nascondeva questo fatto.

Nel corso della propria operazione speciale personale scoprì un grande carcere segreto nel villaggio ceceno di Gojty nel distretto di Urus-Martan, dove venivano portati i prigionieri. Nel momento in cui il reparto militarizzato personale di Makšarip giunse a Gojty, la prigione era già vuota. I muri erano bagnati di sangue e c'erano scritti i nomi di quelli che erano stati uccisi lì in precedenza. Tirarono fuori di lì vivi solo I due Magomed Aušev – ma anche di essi si preparavano già a fare “scarpe da ginnastica”. Si dice così quando alla testa del cadavere legano dell'esplosivo, gli calano sopra una busta di plastica e lo fanno esplodere perché non lo si possa riconoscere.

Dopo la liberazione dei giovani Makšarip cercò di attirare l'attenzione della Russia sul problema, voleva, che ci fosse qualche inchiesta ufficiale sulla prigione segreta di Gojty. Mi ha mostrato un'istanza alla Procura scritta da lui. Tuttavia nessuna autorità si interessò della sua indagine indipendente. Peraltro per Makšarip in persona ci furono due indagini su questa storia.

In primo luogo, andò a confrontarsi con i ceceni, per di più con ceceni seri. Una prigione segreta non è un reparto per lo sversamento di etanolo bruciato. Ha bisogno di una grande copertura. E Makšarip strombazzò questa vicenda a tutto il paese.

In secondo luogo, Makšarip capì: se avesse formulato bene le proprie rimostranze contro il potere, l'Inguscezia si sarebbe sollevata in suo favore – e contro Zjazikov.

Con il clan Zjazikov al potere Makšarip già allora ebbe serie frizioni. In qualche modo l'entourage dell'allora presidente cercò di ricattare [6] Aušev senza tener conto del fatto che la sua posizione si era rafforzata e senza neanche fare attenzione al suo cognome.

Allora Makšarip cominciò a raccogliere gente per ogni sorta di manifestazione e corteo di protesta. Questi, senza ricorrere all'aiuto dei tecnologi della politica occidentali, organizzò in Inguscezia un brillante scenario “arancione” [7]. Le richieste che risuonavano in queste manifestazioni non solo sollevarono tutta la repubblica, ma causarono anche irritazione a Mosca. Sarete d'accordo che appare abbastanza attraente un'opposizione che, appellandosi all'autorità del centro federale, chiede di portare l'ordine nella repubblica, difenderla dai sequestratori e condannare i corrotti.

Per garantire al proprio apparato informativo un accesso senza ostacoli al centro, Aušev puntò sul sito senza controlli Ingushetia.ru. Questi garantì la sicurezza dei giornalisti in arrivo – e questa era una garanzia assoluta.

Nel novembre 2007, quando Makšarip intraprese l'ennesima azione, una troupe di REN TV [8] fu assediata nella casa in cui si trovava. Uomini armati in uniforme senza segni distintivi circondarono la casa e chiesero che i giornalisti uscissero e si consegnassero a loro. Occuparono il cortile e annunciarono: sappiamo che siete qui e abbiamo bisogno di parlare. In risposta la casa si riempì di armi automatiche – con i giornalisti c'erano guardie del corpo mandate da Aušev. Gli uomini di Aušev dissero a quelli in uniforme: “Su, provate a prenderci”. Questi decisero di non tentare la sorte e se ne andarono.

Nell'agosto 2008 in una macchina della polizia uno dei poliziotti uccise con un colpo alla tempia il compagno di lotta di Aušev e proprietario del sito “Ingushetia.ru” Magomed Evloev, che aveva compiuto non pochi sforzi per minare la posizione del presidente Zjazikov. Secondo la versione ufficiale questo colpo sarebbe partito per puro caso. Ma al centro federale evidentemente vennero a noia gli omicidi casuali dell'Inguscezia (per i quali la rimprovera continuamente l'Occidente). E alla fine di ottobre il generale dello FSB [9] Zjazikov fu sostituito come presidente dal colonnello del GRU [10] Evkurov.

E il sito “Ingushetia.ru” cambiò proprietario: dopo la morte di Evloev se ne occupò Makšarip Aušev. E il nuovo presidente, penso, capì ottimamente, che forza fosse.

Evkurov è sì inguscio, ma è un uomo nuovo nella repubblica. Fino ad allora per molti anni era stato in servizio nel profondo della Russia e non aveva alcun interesse di clan in Inguscezia. Si dichiarò subito sostenitore delle trattative con le forze più diverse – dall'opposizione civile ai membri delle formazioni armate illegali. Certamente parlò con il quartier generale di protesta di Aušev. E per molti “dissenzienti” in generale si trovò posto alla corte del nuovo presidente. Lo stesso Makšarip, peraltro, non assunse alcun compito, ma comunque qualche mese dopo l'arrivo di Evkurov rinunciò a prender parte al destino ulteriore del sito impostato criticamente “Ingushetia.ru”. Dichiarò pubblicamente: “Ho raggiunto il mio scopo”.

Il presidente Evkurov, evidentemente, contava sa Makšarip. Perlomeno lo teneva in considerazione. Dopo l'omicidio il presidente ha detto: “Egli è stato per me un vero collaboratore nella repubblica, anche se non l'abbiamo particolarmente mostrato”.

Aušev era spesso ospite del palazzo presidenziale, si incontrava sia con Junus-Bek, sia con il suo attuale premier Aleksej Vorob'ëv (che controlla tutte le operazioni delle strutture armate della repubblica). E comunque quando hanno ucciso Makšarip Magomed Chazbiev – un altro leader della protesta, persona molto vicina ad Aušev – ha subito dichiarato che questo omicidio avrebbe potuto convenire prima di tutto alla leadership della repubblica. Chazbiev, a differenza del suo compagno, non ha mai trovato un punto di contatto con il nuovo presidente. Insiste sul fatto che anche per Makšarip le cose con Evkurov non andavano così lisce e che il presidente avrebbe deciso di non acuire i contrasti.

Forse era anche così. Tuttavia Makšarip negli ultimi tempi parlava pubblicamente solo in appoggia Evkurov. Fino al punto di lodare i risultati delle ultime elezioni, sui quali Chazbiev aveva grandi e a ben vedere fondate rimostranze.

Evkurov, si capisce, nega la propria complicità in questo clamoroso omicidio. Tuttavia non lo fa tanto per considerazioni etiche quanto per motivi profondamente pragmatici: “In primo luogo, questo è un colpo alla mia autorità. Ho i miei motivi per dire così”.

Quali sono i motivi per cui per un presidente può essere particolarmente scomoda l'eliminazione di un ex oppositore? La supposizione che Evkurov tema che adesso lo tolgano dalla poltrona presidenziale sembra un po' ingenua. E' evidente che Makšarip Aušev, in generale leale con lui, sia la vittima sbagliata per minare la posizione di Evkurov. Ciò significa che ci sono altri “suoi motivi”.

Nella biografia di Makšarip c'è un momento non sufficientemente chiaro. Si dice che abbia avuto legami con i militanti. Non che fosse un comandante in campo in segreto che manteneva una facciata pubblica, no. Non si confaceva agli ideologi dell'emirato del Caucaso. Tuttavia indubbiamente conosceva capacità militari, che le organizzazioni clandestine nascondono in se. E probabilmente ricorse perfino al loro aiuto (merita ricordare quantomeno quell'operazione a Gojty).

Penso che il presidente Evkurov e l'attuale premier Vorob'ëv abbiano invitato Makšarip a palazzo non solo per fare conversazioni mondane davanti a una tazza di tè. E se le voci sui rapporti coi wahhabiti [11] fossero vere, allora con l'omicidio di Makšarip hanno perso un canale per comunicare con questa parte.

Se si guarda all'accaduto da questo punto di vista, allora la dichiarazione di Evkurov “Gli assassini di Makšarip Aušev mi hanno tolto di mano una buona carta” già non sembra più un lamento retorico.

Merita ricordare anche questo clinch sui metodi di lotta contro i militanti, che c'è stato tra Inguscezia e Cecenia. Ramzan Kadyrov rimprovera pubblicamente Junus-Bek di essere troppo morbido con le organizzazioni clandestine. Junus-Bek risponde: le chiedo di tenere per se la sua opinione.

Ho visto Makšarip Aušev per l'ultima volta in estate. Abbiamo valutato le notizie sul fatto che a Nazran' sotto l'egida di un'operazione antiterroristica comune e in assenza del presidente Evkurov si fosse piazzato l'ORB-2 [12] ceceno.

– Forse è anche un bene se Kadyrov ficca apertamente il naso da noi, – disse Makšarip. – Allora tutti gli ingusci si solleveranno fianco a fianco: chi è un militante e chi non lo è. La differenza si dimenticherà.

Fra l'altro con gli uomini delle strutture armate cecene Makšarip aveva rapporti estremamente brutti. Qualche tempo fa mi è capitata sotto gli occhi la dichiarazione di Lidija Michal'čenko, nuovo direttore del sito “Ingushetia.ru”: “Makšarip come redattore del sito mi consigliò: “Sottolinea ogni volta che in Cecenia succede qualcosa, scrivi direttamente nel titolo che in Cecenia c'è una situazione instabile, che la Cecenia resta la regione più pericolosa del Caucaso settentrionale”. Makšarip diceva che il presidente della Cecenia, quando lo leggerà, reagirà molto aspramente, che questo possa fargli almeno questo effetto”.

Lo stesso “Ingushetia.ru” (che neanche apparteneva più ad Aušev, ma gli dava sempre spazio) il 12 settembre di quest'anno ha pubblicato questo comunicato: “Al portale della redazione è giunta la notizia degna di fede che i servizi segreti stanno conducendo un'operazione speciale per uccidere Makšarip Aušev. Il presupposto omicidio è destinato ad essere compiuto da agenti di uno degli ORB-2 al momento dell'uscita di Aušev dai confini della repubblica.

Tre giorni dopo, il 15 settembre, persone sconosciute su un blindato hanno fermato la macchina di Makšarip Aušev e hanno cercato di arrestarlo, che andava di nuovo a incontrare il presidente Evkurov. Allora gli riuscì difendersi. Ma si mise in guardia, capendo che gli davano la caccia. Makšarip cercò di essere più prudente.

Lo hanno ucciso esattamente due settimane dopo quell'avvertimento – nella Kabardino-Balkaria, non in Inguscezia. Aušev era alla guida di un'automobile Lada Priora [13]. Mi pare che le macchine del suo parco valessero milioni [14]. Ma per quel viaggio a Nal'čik [15] ha scelto una modesta Priora – e non ha ingannato nessuno.

Ol'ga Bobrova

28.10.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/120/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Clan caucasico.

[2] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del (Sezione Distrettuale per gli Affari Interni), in pratica la sede distrettuale della polizia.

[3] Città della Cecenia centro-occidentale.

[4] “Di Groznyj”.

[5] Città dell'Inguscezia occidentale, ex capitale della repubblica.

[6] Letteralmente “mungere”.

[7] Colore ufficiale del fronte di opposizione ucraino, europeista e contrario agli alleati di Putin.

[8] Canale televisivo privato – e relativamente indipendente – il cui nome allude al Rinascimento (renessans) e al nome della fondatrice Irena Stefanovna Lesnevskaja.

[9] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio di Sicurezza Federale), l'erede del KGB.

[10] Glavnoe Razvedyvatel'noe Upravlenie (Direzione Centrale dell'Intelligence).

[11] In Russia “wahhabiti” sono chiamati gli estremisti islamici in generale.

[12] Operativno-Razysknoe Bjuro (Ufficio Operativo per la Ricerca di Criminali). L'ORB-2 è in realtà parte dell'esercito privato di Kadyrov.

[13] Berlina media costruita solo per il mercato interno.

[14] Un milione di rubli sono oltre 23000 euro.

[15] Capitale della repubblica caucasica di Kabardino-Balkaria.



http://matteobloggato.blogspot.com/2009/10/i-veri-motivi-dellomicidio-di-maksarip.html

29 ottobre 2009

A proposito di ritorni al passato (VII)

Il primo passo sulla strada per Norimberga



Le informazioni sui crimini di Stalin pubblicate dalla “Novaja gazeta” sono state riconosciute corrispondenti alla realtà. Questo emerge dalla sentenza del tribunale del quartiere Basmannyj [1]


Giovedì scorso in qualità di querelati abbiamo ricevuto una copia della sentenza del tribunale del quartiere Basmannyj di Mosca sul procedimento civile n. 2-2576/09. Questo procedimento storico, ricordiamo, fu aperto su querela del nipote di Stalin E.Ja. Džugašvili nei confronti della “Novaja gazeta” e del nostro autore Anatolij Jablokov in difesa dell'onore e della dignità di I.V. Džugašvili [3]. Le udienze del tribunale del quartiere Basmannyj hanno attratto un raro interesse da parte del pubblico russo e dei mezzi di informazione di massa, senza esagerare, di mezzo mondo. Perciò riteniamo indispensabile pubblicare la sentenza del tribunale – con alcuni tagli di cose non fondamentali dovuti alle dimensioni delle colonne di un giornale.

Pubblichiamo anche un frammento dell'intervento in tribunale del querelato Jablokov – essenzialmente testimone del crimine di Katyn' [3].

Dalla sentenza del tribunale del quartiere Basmannyj
In nome della Federazione Russa
13 ottobre 2009, città di Mosca

Il tribunale del quartiere Basmannyj della città di Mosca
nella persona del presidente Lopatkina A.S.,
in presenza del segretario Kil'deeva D.M.,

visto in udienza aperta il procedimento civile n. 2-2576/09 su querela di Džugašvili Evgenij Jakovlevič nei confronti dell'organizzazione non commerciale autonoma “Redakcionno-Izdatel'skij Dom “Novaja gazeta”” [4] e di Jablokov Anatolij Jur'evič per ottenere il riconoscimento delle informazioni come inventate, non corrispondenti alla realtà, lesive per l'onore e la dignità, l'obbligo a pubblicare smentite e un risarcimento del danno morale,

HA STABILITO:

Džugašvili Evgenij Jakovlevič si è rivolto al tribunale con una querela nei confronti dell'organizzazione non commerciale autonoma “Redakcionno-Izdatel'skij Dom “Novaja gazeta”” (in seguito: ANO [5] RID “Novaja gazeta”) e di Jablokov Anatolij Jur'evič, in cui, precisando le richieste legate alla querela da lui dichiarate, ha chiesto che fossero riconosciute inventate, non corrispondenti alla realtà e lesive per l'onore e la dignità di Stalin I.V. le seguenti informazioni, contenute nell'articolo di Jablokov A.Ju. "Berija è stato indicato come colpevole", pubblicato nell'appendice (edizione speciale) “La verità sul GULAG” n. 03 (14) del giornale “Novaja gazeta” del 22.04.2009:

“Stalin e i cekisti [6] sono coperti di una grande quantità di sangue…”,

“…Stalin e i membri del Politbjuro del VKP(b) [7], che hanno preso la decisione, obbligatoria per gli esecutori, di fucilare i polacchi, sono sfuggiti alla responsabilità morale per crimini gravissimi…”,

“…antropofago assetato di sangue…”,

“Nei protocolli segreti del Patto Molotov-Ribbentrop era previsto che l'URSS, nonostante il patto di non belligeranza in vigore con la Polonia, dovesse prender parte insieme alla Germania all'attacco alla Polonia. Dopo che il 1 settembre 1939 la Germania entrò in guerra con la Polonia, l'URSS, adempiendo i propri obblighi con la Germania, il 17 settembre 1939 invase la Polonia…”,

“Nel corso delle indagini si è stabilito che in effetti 14700 prigionieri di guerra polacchi di tre lager dello NKVD [8] e 7305 cittadini polacchi detenuti nelle prigioni dell'Ucraina occidentale e della Bielorussia occidentale, per disposizione del Politbjuro del VKP(b) nell'aprile-maggio 1940 furono fucilati da agenti dello NKVD dell'URSS e sepolti nel territorio delle dacie dell'UNKVD [9] e in altri luoghi”,

“Nonostante le deposizioni dell'ex presidente del KGB dell'URSS Šelepin, dell'ex capo della Direzione per i prigionieri di guerra dello NKVD Soprunenko, del capo dell'UNKVD della regione di Kalinin [10] Tokarev e di altri che confermavano la realtà di questi documenti, l'autenticità di questi è stata ulteriormente verificata con accuratezza”,

“Per la prima volta è stato confermato dai documenti che le circa 22000 vittime del crimine di Katyn' furono uccise per decisione del Politbjuro del CC del VKP(b) per motivi politici e nazionali come “incalliti, incorreggibili nemici del potere sovietico… per oltre il 97% di nazionalità polacca”,

“…Le circostanze di questo omicidio di massa sono confermate non solo da questi documenti, ma anche da deposizioni di testimoni e da materiale raccolto durante le esumazioni nei luoghi di sepoltura”. (…)

Dopo aver ascoltato le parti in causa e studiato le testimonianze del caso, tra cui i materiali scritti inerenti, la corte ritiene che le richieste del querelante non vadano esaudite per i seguenti motivi. (Qui e in seguito messo in rilievo da noinota del redattore).

Secondo il comma 1 dell'art. 152 del Codice Civile della Federazione Russa un cittadino ha il diritto di esigere in via giudiziaria la smentita di informazioni che ledano il suo onore, la sua dignità e la sua reputazione professionale, se chi ha diffuso tali informazioni non dimostra che queste corrispondono alla realtà.

Su richiesta degli interessati è consentita la difesa dell'onore e della dignità di un cittadino anche dopo la sua morte. (…)

Secondo il comma 7 della Disposizione n. 3 del Plenum della Corte Suprema della Federazione Russa del 24 febbraio 2005 “Sulla pratica giudiziaria nei casi di difesa dell'onore e della dignità dei cittadini e della reputazione professionale di cittadini e persone giuridiche” circostanze aventi in forza dell'art. 152 del Codice Civile della Federazione Russa significato per il caso, sono la diffusione da parte del querelato di informazioni sul querelante, il carattere lesivo di queste informazioni e la non corrispondenza di queste con la realtà. (…)

Informazioni non corrispondenti alla realtà sono affermazioni su fatti o avvenimenti che non hanno avuto luogo realmente nel momento a cui si riferiscono le informazioni messe in discussione.

In mancanza di una sola delle circostanze indicate la richiesta non può essere esaudita dalla corte. (…)

In tal modo, secondo la vigente legislazione civile il criterio distintivo delle affermazioni su fatti e avvenimenti dai giudizi di valore (opinioni, convinzioni) è la possibilità di verificare tali informazioni quanto alla corrispondenza di queste con la realtà.

<…>

L'opinione espressa dall'autore dell'articolo rappresenta una valutazione soggettiva di Džugašvili (Stalin) I.V. come figura storica e del suo ruolo nella politica degli anni '30-inizio '50 del ХХ secolo e anche una valutazione personale del contenuto dei materiali del procedimento penale sui tragici avvenimenti di Katyn' nell'aprile-maggio 1940 riguardanti i prigionieri di guerra polacchi e altri cittadini e dei materiali di altri procedimenti riguardanti persone vittime di repressioni divenuti accessibili all'autore dell'articolo Jablokov A.Ju. come persona che ha preso parte in qualità di inquirente all'inchiesta della Procura militare centrale sul detto crimine e di addetto della sezione per la riabilitazione delle vittime di repressioni politiche della Procura militare centrale. (…)

Le espressioni “legati da una grande quantità di sangue” e “antropofago assetato di sangue” nel detto articolo hanno un carattere esclusivamente metaforico. (…)

Valutando il contenuto del secondo frammento dell'articolo, messo in discussione dal querelante, sul fatto che “… Stalin e i membri del Politbjuro del VKP(b) [7], che hanno preso la decisione, obbligatoria per gli esecutori, di fucilare i polacchi, sono sfuggiti alla responsabilità morale per crimini gravissimi…”, la corte prende spunto dalle disposizioni dell'articolo 10 della Convenzione sulla difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali, secondo cui ognuno ha diritto a esprimere liberamente la propria opinione; questo diritto include la libertà di mantenere la propria opinione e la libertà di ricevere e diffondere informazioni e idee senza alcun impedimento da parte dei pubblici poteri e indipendentemente dalle frontiere nazionali.

Peraltro in forza dell'articolo 1 della legge federale del 30.03.1998 n. 54-F3 “Sulla ratifica della Convenzione sulla difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dei Protocolli ad essa collegati” la corte tiene conto della posizione giuridica della Corte Europea per i diritti umani espressa nelle sue disposizioni.

In accordo con la pratica stabilita dai precedenti della Corte Europea la libertà di espressione delle opinioni è una delle basi essenziali della società democratica e una delle principali condizioni per il suo progresso e per l'autorealizzazione di ogni cittadino. (…)

La stampa svolge una funzione importantissima in una società democratica.

Il suo importantissimo dovere è la diffusione di informazioni e idee su tutte le questioni di interesse generale e la società ha diritto a ricevere dette informazioni. (…)

Le questioni toccate nel frammento dell'articolo indicato presentavano un significativo interesse per la società, ragion per cui Jablokov A.Ju. aveva il diritto di attirare su di esse l'attenzione del pubblico a mezzo stampa e il giudizio da lui espresso non viola il giusto equilibrio sociale, indispensabile in una società democratica, tra la difesa dell'onore e della dignità di un uomo politico e il diritto di un giornalista a diffondere informazioni su questioni che presentano un interesse generale, in quanto manca qualsiasi segno obbiettivo del fatto che l'autore sia uscito dai limiti di un livello di critica generalmente accettato. (…)

La corte non può prendere in considerazione neanche le affermazioni del querelante sul carattere offensivo dei frammenti dell'articolo messo in discussione, in quanto un'offesa è un'intenzionale lesione all'onore e alla dignità di una persona, espressa in forma indecente (cinica, profondamente contraria alle norme morali e alle regole di comportamento sociale), ma la corte non ha alcun motivo ragionevole di supporre che l'opinione di Jablokov A.Ju., di cui questi ha dato nell'articolo chiare e determinate spiegazioni, sia stata espressa nell'articolo proprio allo scopo di offendere Stalin I.V. in modo inadatto o indecente. (…)

Il cognome, il nome e il patronimico di Stalin I.V., come pure qualsiasi informazione personale su di lui non sono contenuti in questi (altri tra quelli elencati sopran.d.r.) frammenti dell'articolo (…).

In tal modo, le richieste del querelante di riconoscere inventate, non corrispondenti alla realtà e lesive dell'onore e della dignità le informazioni contenute nell'articolo di Jablokov A.Ju. “Berija è stato indicato come colpevole” nell'appendice (edizione speciale) “La verità sul GULAG” n. 03 (14) del giornale “Novaja gazeta” del 22.04.2009 non vadano esaudite, in quanto sono state riconosciute evidentemente infondate dalla corte per i motivi precedentemente riportati. (…)

Sulla base di quanto detto e in forza degli artt. 194-199 del Codice di Procedura Penale, la corte

HA DECISO:

Quanto all'esaudimento delle richieste del querelante Džugašvili Evgenij Jakovlevič nei confronti dell'organizzazione non commerciale autonoma “Redakcionno-Izdatel'skij Dom “Novaja gazeta”” e di Jablokov Anatolij Jur'evič per il riconoscimento come inventate, non corrispondenti alla realtà e lesive dell'onore e della dignità delle informazioni contenute nell'articolo di Jablokov A.Ju. “Berija è stato indicato come colpevole” nell'appendice (edizione speciale) “La verità sul GULAG” n. 03 (14) del giornale “Novaja gazeta” del 22.04.2009, l'obbligo di pubblicare una smentita e un risarcimento del danno morale – di rifiutare.

La decisione può essere impugnata presso il tribunale cittadino di Mosca entro 10 giorni.

Il giudice A.S. Lopatkina

Deposizioni del testimone

Dall'intervento al tribunale del quartiere Basmannyj della città di Mosca del querelato su istanza del nipote di Stalin

…Ancor prima della trasmissione da parte di El'cin nel 1992 dei documenti di una cartella speciale, l'esistenza di questi documenti era stata dimostrata per via investigativa. Così, dal 1990 al 2004 la Procura militare centrale ha indagato il caso n. 159 (il “caso di Katyn'”), a cui io, querelato Jablokov, ho preso immediatamente parte nel periodo dal 1990 al 1994.

Nelle deposizioni dell'ex capo dell'UNKVD della regione di Kalinin Tokarev D.S. e dell'ex capo della Direzione per i prigionieri di guerra dello NKVD dell'URSS Soprunenko P.K. e di altri agenti dello NKVD da me interrogati all'inizio del 1991 in qualità di testimoni con l'aiuto di videoregistrazioni sono contenute informazioni dettagliate sul meccanismo della fucilazione dei prigionieri di guerra polacchi, sui luoghi di sepoltura di questi e sulla partecipazione del Politbjuro del CC del VKP(b) alla decisione della loro eliminazione.

Alla fine di ottobre del 1992 copie autenticate dei documenti della cartella speciale n. 1 giunsero dall'Archivio del presidente della Federazione Russa alla Procura militare centrale e furono da me studiati e acclusi agli atti del procedimento penale, fra cui dovrebbero trovarsi anche al momento presente.

Ai primi di dicembre del 1992 nell'Archivio del presidente della Federazione Russa fu da me condotta un'analisi di questi documenti con la partecipazione di specialisti dell'archivio e in proposito è stato redatto un protocollo dell'analisi di questi documenti. In seguito con la partecipazione degli esperti giuridici del VNIISÈ [11] e del CSML [12] del ministero della Difesa della Federazione Russa sono state ordinate e condotte analisi su commissione, di tipo tecnico-giuridico e grafologico, che hanno confermato l'autenticità di questi documenti e anche che le firme apposte a questi documenti a nome di Stalin, Vorošilov, Molotov, Mikojan e Berija sono state fatte proprio da queste persone. Tutti i documenti, come pure le conclusioni delle analisi giuridiche, i protocolli e le disposizioni sono stati acclusi agli atti del procedimento penale.

L'autenticità dei documenti conservati nella cartella speciale n. 1 è stata confermata nel corso dell'interrogatorio di un testimone, l'ex presidente del KGB dell'URSS Šelepin A.N.. In presenza di un altro ex presidente del KGB dell'URSS - Semičastnyj V.E.. Šelepin ha chiarito che allo scopo di nascondere il fatto della fucilazione di massa dei prigionieri di guerra polacchi da una possibile pubblicizzazione il principale cumulo di documenti del “caso di Katyn'” fu distrutto. Questi e altri protocolli degli interrogatori dei testimoni si trovano tra i materiali del procedimento penale n. 159.

E' indispensabile notare che anche se gli inquirenti non avessero ricevuto i documenti della cartella speciale n. 1, la colpevolezza dell'URSS nella fucilazione di oltre 22000 cittadini polacchi nel 1940 è stata provata in via investigativa dall'inchiesta della Procura militare centrale nel procedimento penale n. 159. (...)

Com'è noto, per la prima volta la scoperta del luogo di sepoltura dei prigionieri di guerra polacchi nel bosco di Katyn' fu annunciata nel 1943 e peraltro nel “Comunicato ufficiale…” tedesco si parlava della colpevolezza dell'URSS nella fucilazione dei polacchi. Al processo di esumazione compiuto dai tedeschi prese parte una commissione internazionale, tra cui una commissione tecnica della Croce Rossa polacca guidata da Skarzyński. Nonostante il fatto che secondo il rapporto di Skarzyński, la colpa della fucilazione dei prigionieri di guerra polacchi fosse ascritta all'URSS, per non essere accusati di indulgenza verso i tedeschi i polacchi rifiutarono di firmare conclusioni comuni e pubblicarono un proprio rapporto solo nel 1989.

Dopo la liberazione del territorio della regione di Smolensk [13] nel gennaio 1944 nel bosco di Katyn' lavorò la Commissione speciale guidata dall'accademico Burdenko N.N., che sulla base dei risultati delle analisi medico-legali dei cadaveri e dei documenti trovati presso di essi giunse alla conclusione contraria: che i prigionieri di guerra polacchi erano stati fucilati nel 1941 dai tedeschi.

La terza esumazione parziale non solo dei corpi sepolti nel bosco di Katyn', ma anche nel territorio delle dacie dell'UNKVD nelle regioni di Tver' e di Charkiv [14] fu condotta nel corso delle indagini legate al procedimento penale n. 159. Nel corso di questa terza esumazione, condotta dalla GVP [15], furono trovati numerosi documenti con date non precedenti febbraio-marzo 1940 e anche diversi oggetti e documenti che confermano che tutti i polacchi fucilati erano detenuti in precedenza nei lager di Starobel'sk [16] e Ostaškov [17] dello NKVD dell'URSS.

Nel corso dell'inchiesta legata al procedimento penale n. 159 è stato stabilito che la versione sovietica dei fatti, espressa nel Comunicato della Commissione speciale di Burdenko, fu falsificata per diretta intromissione degli organi dello NKVD dell'URSS. E' stato stabilito che ancora prima dell'arrivo nel gennaio 1944 dei membri della Commissione Burdenko nel bosco di Katyn' “lavorò” dall'ottobre 1943 al gennaio 1944 un gruppo operativo di indagine dello NKVD dell'URSS guidato da Rajchman, che aveva il compito diretto di dimostrare la colpevolezza dei tedeschi nella fucilazione dei polacchi. Sulla base dei risultati del lavoro di questo gruppo furono redatti i cosiddetti Materiali dell'indagine preliminare in due volumi e il segretissimo Elenco dei documenti trovati durante gli scavi nel luogo di sepoltura di Katyn'. Nove documenti datati 1941 che avrebbero dovuto essere stati trovati dalla Commissione Burdenko nel corso dell'esumazione, furono trovati negli abiti dei cadaveri già trafugati in precedenza dal luogo di sepoltura dagli agenti dello NKVD. Questi documenti non risultavano nell'Elenco dei documenti dello NKVD e la stragrande maggioranza di essi “fu trovata” dall'esperto legale Zubkov.

Dal procedimento penale, tratto da un archivio, nei confronti di Zubkov si è venuti a sapere che quando questi era nell'esercito fu fatto prigioniero dai tedeschi, collaborò con loro e lavoro come esperto medico-legale a Smolensk. Dopo la liberazione di Smolensk Zubkov fu arrestato per collaborazione con i tedeschi e processato. Tuttavia dopo che questi siglò la propria collaborazione segreta con gli organi dello NKVD il procedimento penale fu sospeso e questi fu cooptato in qualità di esperto legale per lavorare con la commissione Burdenko.

Nel corso delle indagini della GVP furono trovati dei documenti del 1942-1943, dai quali consegue che gli autori di questi documenti – i prigionieri di guerra Kučinskij e Otraškevič – sia pure detenuti nei lager dello NKVD dell'URSS, non furono fucilati né nel 1940, né nel 1941, ma furono utilizzati per gli interessi dello NKVD. Un altro documento - il “blocco note del sindaco di Smolensk Men'šagin” –, in cui era stato fatto un appunto sulla fucilazione dei polacchi da parte dei tedeschi, è pure risultato essere un falso dello NKVD. Questo blocco note sarebbe stato trovato dall'ex vice-sindaco di Smolensk Bazilevskij. Come consegue dal procedimento penale, tratto da un archivio, nei confronti di Bazilevskij, anche questi, per sfuggire alla responsabilità penale per collaborazione con i tedeschi, avrebbe siglato la propria collaborazione con gli organi dello NKVD e in seguito agì per loro ordine e dichiarò che Men'šagin sarebbe fuggito con i tedeschi in Occidente. In realtà Men'šagin a quel tempo si trovava nella prigione interna della Lubjanka e in seguito per altri 25 anni fu detenuto nella prigione di Vladimir [18] e non ha mai riconosciuto di aver avuto a che fare tanto con il blocco note ritrovato e l'appunto fatto in esso, quanto in generale con I fatti di Katyn'.

Secondo uno schema analogo gli organi dello NKVD agirono con oltre 100 testimoni, le cui deposizioni furono raccolte nei 2 volumi dell'“indagine preliminare”. La commissione speciale di Burdenko senz'alcuna verifica, con tutti gli errori presenti nei protocolli degli interrogatori di questi “testimoni”, riportò le deposizioni dei principali “testimoni” nel proprio Comunicato, che diventò la posizione sovietica ufficiale fino al 1990. Allo stesso tempo in 41 documenti, che sono stati realmente trovati sui cadaveri nel luogo di sepoltura di Katyn' e indicati nell'Elenco dei documenti, tutti i dati terminavano con il febbraio 1940 e in tal modo non confermavano la fucilazione dei polacchi da parte dei tedeschi. (...)

Il querelato
A.Ju. Jablokov


In proposito

L'avvocato Genri Reznik: il tribunale di quartiere non ha messo in dubbio il fatto della repressione di persone innocenti

Nella pratica della Corte Europea, a cui si rifà nelle motivazioni della sentenza il giudice Lopatkin negli ultimi tempi sempre maggiore significato viene attribuito alla libertà di parola, di stampa e di opinione. Queste libertà sono effettivamente la base della società democratica. Ogni persona ha diritto alla propria valutazione del passato.

Di principio la maggior parte degli enunciati dell'articolo di Anatolij Jablokov “Berija è stato indicato come colpevole”, divenuto oggetto di querela, ha carattere di valutazione. “Antropofago assetato di sangue” riferito a Stalin è certamente, come ha giustamente stabilito il tribunale, una metafora: I.B. Džugašvili non ha mai mangiato carne umana a pranzo. Ma l'enunciato: “Stalin e i cekisti sono legati da una grande quantità di sangue” è una valutazione degli avvenimenti che ci sono stati nella storia. Si tratta delle repressioni di massa. I querelanti hanno una valutazione totalmente diversa dai querelati. Nelle udienze i rappresentanti del querelante le hanno espresse: sì, le repressioni di massa ci sono state, ma gli innocenti non hanno subito repressioni ad esclusione di errori giudiziari inevitabili, che hanno luogo in tutto il mondo e in tutti i tempi, inoltre tutte le condanne sono state emesse da organi giudiziari legali (a questi la parte del querelante ha ascritto anche le cosiddette trojki [19]). Inoltre, secondo loro, la riabilitazione delle vittime delle repressioni politiche non significa che se ne riconosce l'innocenza (?!). In tal modo la posizione della parte del querelante sulle repressioni di massa dello stalinismo si può definire metaforicamente così: “Stalin e i cekisti si sono coperti di gloria immarcescibile nella lotta sanguinosa con i nemici del popolo”.

Se il tribunale avesse messo in dubbio il fatto delle repressioni politiche di massa di persone innocenti (successivamente riabilitati), avrebbe esaudito le richieste di E.Ja. Džugašvili nei confronti della “Novaja gazeta” e di A.Ju. Jablokov. Ma il tribunale ha riconosciuto questo fatto e ha trattato gli enunciati di Jablokov come affermazioni di valore che rimandano a dei fatti. Riconoscendo che le repressioni di massa di persone innocenti sotto Stalin hanno avuto luogo, il tribunale ha valutato la “copertura di Stalin e dei cekisti” come una metafora.

Per quanto riguarda il “caso di Katyn'”, il tribunale qui si è trovato in una situazione difficile. Questo procedimento penale, com'è noto, è stato reso segreto nel 2004 e un tribunale di quartiere non può declassificarlo. E un tribunale civile non può ricostruire fatti di rilevanza penale. Jablokov, sia nel suo articolo, sia negli interventi in tribunale si è rifatto ai dati dell'inchiesta sul “Caso di Katyn'”, che egli stesso ha condotto negli anni 1990-1994. E il tribunale ha mostrato fiducia nella posizione di Jablokov, ha perfino fatto allusione ad essa: “L'opinione espressa dall'autore dell'articolo si presenta (…) come una valutazione personale del contenuto dei materiali del procedimento penale sui tragici avvenimenti di Katyn' nell'aprile-maggio 1940 riguardanti i prigionieri di guerra polacchi e altri cittadini e dei materiali di altri procedimenti riguardanti persone sottoposte a repressioni divenuti accessibili all'autore dell'articolo Jablokov A.Ju. come persona che ha preso parte in qualità di inquirente all'inchiesta della Procura militare centrale riguardante il detto procedimento penale e come addetto della sezione della Procura militare centrale per la riabilitazione delle vittime delle repressioni”.

Il tribunale si è mosso cioè dalla presunzione di affidabilità di un inquirente.

E la cosa più importante: respingendo l'istanza di E.Ja. Džugašvili, il tribunale non ha messo in dubbio i fatti su cui si basavano I giudizi di merito dell'articolo che ha fatto tanto rumore.


26.10.2009

[1] Tribunale tristemente noto per aver pronunciato molte sentenze “politiche” ai danni di avversari di Putin.

[2] Com'è noto il vero nome di Stalin era Iosif Vissarionovič Džugašvili.

[3] Villaggio della Russia occidentale dove nel 1940 i Russi uccisi circa 22000 prigionieri di guerra polacchi. Il massacro fu attribuito ai nazisti e solo nel 1990 Gorbačëv ammise la verità.

[4] “Casa di Redazione e di edizione della “Novaja gazeta””.

[5] Avtonomnaja Nekommerčeskaja Organizacija (Organizzazione Non Commerciale Autonoma).

[6] I membri della ČK (pronunciata Čè-Ka – abbreviazione di Črezvyčajnaja Komissija po bor'be s kontrrevoljucii i sabotažem, “Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e il sabotaggio”), la prima polizia politica e per estensione gli agenti segreti.

[7] Vsesojuznaja Kommunističeskaja Partija (Bol'ševikov) (Partito Comunista (dei Bolscevichi) dell'Unione).

[8] Narodnyj Komissariat Vnutrennich Del (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni), la polizia politica di Stalin.

[9] Upravlenie Narodnogo Komissariata Vnutrennich Del (Direzione del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni).

[10] Nome sovietico della città di Tver', a nord-est di Mosca.

[11] Vsesojuznyj Naučno-Issledovatel'skij Institut Sudebnoj Èkspertizy (Istituto di Ricerca Scientifica per l'Analisi Giuridica dell'Unione).

[12] Central'naja Sudebno-Medicinskaja Laboratorija (Laboratorio Centrale di Medicina Legale).

[13] Città della Russia occidentale.

[14] Città dell'Ucraina nord-orientale.

[15] Glavnaja Voennaja Prokuratura (Procura Militare Centrale).

[16] Città dell'Ucraina orientale.

[17] Città della regione di Tver'.

[18] Città della Russia centrale.

[19] “Terzetti”, commissioni di tre persone dello NKVD che emettevano condanne extragiudiziali.



http://matteobloggato.blogspot.com/2009/10/stalin-in-tribunale.html

25 ottobre 2009

A proposito di Internet in Russia (II)

I cani da catena della zona .ru [1]



C'è una professione del genere – “far schifezze” in Internet. Per denaro


I loro post sono le stesse scritte: grandi, monotone e villane. Internet è come la cucina di una kommunalka [2] – è un posto ideale in cui regolare i conti. Esiste la categoria del pol'zovatelec [3], quelli che “fanno schifezze” a bella posta nei forum, nei siti e nei LiveJournal [4]. Fra l'altro non vengono lanciati anatemi contro di loro per questo e i “našisty [5] non fanno i picchetti con le bandierine agli ingressi delle loro case (a proposito, questi hanno giocato un “ruolo importante” nella persecuzione di Aleksandr Podrabinek [6]). Al contrario, ora “far schifezze” è conveniente. I blogger “di particolare talento” vengono pagati per questo.

Questi hanno il loro linguaggio, il loro lessico, i loro stereotipi. Questi sono visibili nei loro monotoni post furiosi e illetterati. Esteriormente sono fatti così: irregolare distribuzione di virgole nel testo, tasto Caps Lock [7] “piantato”, ignoranza della logica, insulti volgari. E il contenuto è all'incirca uguale all'affermazione che “il luminoso Putin ha risollevato la Russia” e chi non è d'accordo è “un agente della CIA e un omosessuale”. Per esempio, tra le patriottiche “guardie” del Cremlino esiste la parola “liberast[8]. E' buffo che simmetricamente, dall'altra parte (tra i “liberasty), c'è la parola “pedriot [9]. Nella composizione delle parola qua e là si allude all'omofobia. “Questi blogger hanno una terribile pappa nella testa, – chiarisce Lev Rubinštejn, poeta, columnist del sito grani.ru. – Per esempio, non distinguono sovietico e post-sovietico: la stessa persona può dire che odia i bolscevichi, ma ama Stalin. In generale questa è la caratteristica dei tempi attuali – il disorientamento, sia ideale, sia estetico. Molte persone che utilizzano attivamente Internet, vivendo praticamente in essa, non capiscono la sua natura. Gli sembra di trovarsi in uno spazio fisico da cui si può scacciare qualcuno. Per esempio scrivono agli utenti stranieri: “togliti dalla nostra runet [10], “chi ti ha chiamato in un sito russo?”.

La brigata

Li chiamano troll e “sinapsidi” [11] o più spesso “brigate”. Lavorano in gruppi. Una brigata di 10 blogger può far venire gli incubi a centinaia di Livejournal al giorno. “Tutto è cominciato nel 2005, dopo la “rivoluzione arancione” in Ucraina, – racconta Michail Tul'skij, presidente del centro di studi “Političeskaja analitika[12]. – Al Cremlino allora era venuta l'idea fissa che ci fosse anche da noi una minaccia “arancione” e che ci fosse bisogno di lottare con essa. Surkov [13] e il suo entourage dettero la stura a Putin per avere buoni fondi per la lotta con l'“arancionismo”. Questa lotta è stata condotta in alcune direzioni. Una di queste direzioni è la creazione e la rianimazione dei siti propagandistici in cui si raccontava che “Rogozin [14] è un agente di Chodorkovskij”, che “in “Jabloko” [15] è in corso la fascistizzazione”, che “quelli di SPS [16] sono finocchi [17]”, che “il KPRF [18] è il reparto rosso del Dipartimento di Stato”, ecc. Cioè siti “sporchi” di pubbliche relazioni. Il più onesto di questi siti è Vzglyad.Ru [19], ma ce ne sono anche di meno onesti come Dni.ru [20], Politgeksogen [21] e decine di siti, come li chiamo io, della “holding Krivda.ru [22]1. Allora furono create anche delle brigate di blogger, che hanno cominciato a “far schifezze” attivamente nei siti di opposizione. Queste si sono formate presso il Fèp (il Fond Èffektivnoj Politiki [23] di Gleb Pavlovskij [24]) e nei siti curati da Konstantin Kostin (allora vice-capo del comitato esecutivo di “Russia Unita” [25] e ora vice-capo della direzione per la politica interna del Cremlino). Questi blogger hanno lavorato in tre direzioni. Prima – la glorificazione generale di Putin e del suo entourage, la respinta di qualsiasi critica. Supponiamo che qualcuno scriva qualcosa sull'illegalità e l'ingiustizia sotto Putin e in risposta gli arriva un post – “tutto è migliorato”, “i redditi sono cresciuti”, “La Russia si è risollevata dopo essere stata in ginocchio”. Il secondo metodo di propaganda da blogger sono l'offesa, i tentativi di mettere in dubbio la competenza e l'adeguatezza della persona che critica il potere. Il terzo metodo – i blogger concordano con la critica al potere e la portano all'assurdo: “Sì, sono d'accordo con lei, che tutto il popolo russo è un gregge”, “in Russia non c'è mai stato nulla di buono e non ci sarà mai”, “sono tutti servi”, ecc. Così concordano con ciò che la persona che critica il potere non ha affermato. E il critico diventa sostenitore di un'opinione così odiosa e assurda. Ci sono anche post privi di ogni logica: “Sì, Lei è un agente dello FSB [26]” o barzellette antisemite”.

Ci sono alcune questioni dolorose sulle quali i “goblin” [27] “si sollevano” più spesso – il tema nazionale, il tema della Georgia e dell'Ucraina, il tema del Cremlino e del potere, la religione. “Reagiscono letteralmente alle parole chiave: alla parola “ebreo”, per esempio” – racconta Lev Rubinštejn. – La reazione a “Grani” [28] è istantanea, cinque minuti dopo la pubblicazione compare il primo commento, perciò diviene chiaro: il sito è osservato 24 ore su 24. Talvolta il commento si origina più rapidamente di quanto sia fisicamente possibile leggere l'articolo. Cioè scrivono senza aver letto o avendo letto solo il primo o l'ultimo paragrafo”. I “goblin” si sforzano di dare l'impressione che nei siti di opposizione solo i pazzi ragionino su qualche assurdità. Per una persona normale là non c'è nulla da fare. “Bisogna ammettere, – dice Michail Tul'skij, – che il lavoro per insozzare la blogosfera viene portato avanti non solo in Russia, non solo da parte del Cremlino. Anche i servizi segreti americani conducono un lavoro del genere. Quando scrivi qualcosa che evidentemente non è favorevole al potere americano (per esempio, un post sui rapporti di Abcasia e Ossezia con la Georgia), là compaiono dei blogger, che scrivono insensatezze tipo “Tskhinval [29] non è stata bombardata dai militari georgiani, ma da quelli russi», ecc. A scrivere questo cominciano nello stesso momento blogger “di vari paesi”, tra cui blogger bielorussi, specializzatisi nella lotta con Lukašenko, ecc. Cioè anche i servizi segreti americani conducono qualche lavoro. Un simile lavoro, pare, viene condotto anche dall'Arabia Saudita wahhabita [30]. I musulmani, giungendo in Europa, in maggioranza perdono interesse per l'Islam (si allontanano dalla religione e passano perfino al cristianesimo). Di conseguenza nelle grandi potenze petrolifere wahhabite è comparsa l'idea di condurre in tutto il mondo una propaganda inversa sul fatto che delle persone passano in massa all'Islam: quelli che dichiarano il proprio passaggio all'Islam vengono pagati perché lo dichiarino pubblicamente e fra l'altro lo strombazzino nei LiveJournal. Ma ecco che da parte dei paesi dell'UE e degli stati europei in generale si nota che non si occupano della propaganda del proprio “luminoso nome”. L'Europa ha semplicemente un'immagine normale, non ha bisogno di qualche correzione. Il Cremlino ha problemi di immagine, perciò gli tocca assumere un mucchio di bugiardi per correggere questa immagine. Anche gli americani hanno questo problema, essi pure hanno bisogno di assumere bugiardi professionisti”.

Quanto costano le “schifezze”?

Ad ogni blogger (e in tutto ce ne sono alcune decine e per ognuno in medi una decina di LiveJournal) vengono dati non più di 1000 dollari. Decine di migliaia per tutti, in un anno centinaia. “Per il potere questo è ben poco denaro, – ritiene Michail Tul'skij. – Per fare un paragone: per la propaganda sui giornali in Russia talvolta vanno via milioni di dollari all'anno. Ogni articolo in un noto giornale russo costa da 10000 a 30000 dollari. Nei mezzi di informazione di massa occidentali ancora di più. Un simile articolo costa da 100000 a 300000 dollari». Anche Tat'jana Stanovaja, politologa, capo del dipartimento di analisi del Centr političeskich technologij [31] è convinta che per i blogger non vada via tanto denaro quanto può sembrare: “Non penso che sia una verticale costruita in modo così rigido, un sistema con una netta subordinazione. I blogger che “insudiciano” i LiveJournal e i siti non sono in grado di influenzare davvero molto la coscienza delle masse in quanto la tecnologia è inefficace. Questa gente fa questioni personali, usa molte offese e questo non sembra estetico, ragionevole e convincente. Non di meno il potere ha un forte desiderio di entrare nei dibattiti in Internet e dirigere le discussioni che si accendono in Rete. Fondamentalmente i metodi che il potere utilizza non sono amministrativi – questo è un “più” e un “meno””. Non nega l'esistenza delle “brigate” neanche il blogger “tysjačnik” [32] Anton Nosik, giornalista, noto operatore di Runet.ru [33]. “Ci sono persone che esprimono in quel modo la loro opinione, che “sfogano l'animo”, ma ci sono anche quelle che vengono pagate per lasciare commenti di un certo tipo. Individuare i segni di un lavoro “di brigata” è più facile per il proprietario di un blog, di un forum, di un server – per la monotonia delle repliche, per la loro origine dagli stessi indirizzi. Una persona che svolge tali attività per denaro può utilizzare qualsiasi quantità di “identità virtuali”, qui non ci sono limiti. Il 99% degli utenti a cui è proibito lasciare commenti nel mio blog sono spambot [34], cioè identità virtuali, create con un unico scopo: lasciare spam nei LiveJournal. Per essere bloccati a causa di espressioni inadeguate bisogna offendere con molta forza e senza argomenti gli altri partecipanti a una discussione nel mio blog. Alle offese rivolte a me semplicemente non reagisco, sono quelli più attivi”.

Quando si attivano

Michail Matveev, moderatore del sito ecmo.ru, creato dai difensori del bosco di Chimki [35], riconosce i “visitatori sporchi” a prima vista: “Vediamo esplosioni di aggressività nei confronti delle nostre manifestazioni e delle nostre azioni di protesta, nei giorni in cui vengono prese importanti decisioni su questioni ecologiche e in generale quando sul sito ci si aspetta un afflusso di visitatori. Ma il picco di attività dei teppisti da LiveJournal è stato durante la campagna elettorale per il posto di sindaco di Chimki. I commenti compaiono nel corso di alcune ore. L'impressione è che il sito sia seguito come minimo in tutte le ore diurne. Se si scartano gli “assalti” da villani ai membri del Movimento in difesa del bosco di Chimki, lo scopo della maggior parte dei commenti del genere è cercare di suscitare nel visitatore l'impressione che tutti gli attivisti siano “comprati” da qualcuno. E' capitato che abbiano semplicemente cercato di “rimpinzare lo schermo” con commenti che non avevano niente a che fare con la vicenda. Nasce la sensazione che i commenti “sporchi” siano ordinati dalle stesse persone che pagano gli attacchi DDos2. Si può notare come prima di un ulteriore attacco (quando i troll sanno che nel giro di un'ora o due il sito smetterà comunque di funzionare) il flusso di comunicazioni offensive si placa”.

Con i troll nel proprio LiveJournal Lev Rubinštejn agisce “secondo le leggi di guerra”: li “stermina” semplicemente “Ma nel LiveJournal ce ne sono pochi del genere, principalmente scrivono commenti agli articoli su “Grani”. Anche da me ci sono “persone bendisposte”. Ma ecco cos'è interessante – dopo tre o quattro commenti il tema dell'articolo scompare assolutamente e le persone cominciano a chiarire i rapporti le une con le altre, dimenticandosi del tutto dell'autore e del suo testo. Talvolta osservarli è abbastanza divertente. Ma per me l'interesse per ciò è in parte etnografico e in parte drammaturgico. A un certo punto comincio a prendere i commenti come un pezzo teatrale. E talora mi inserisco là nel ruolo di “autore”, non per convincere qualcuno, ma per puro interesse artistico. Non mi metterei a lottare seriamente con loro. Perché? Hanno tutti ruoli assegnati, non ne escono, nessuno muta le proprie opinioni, nessuno ascolta l'altro. Tutto questo, fra l'altro, c'era anche prima di Internet. Per esempio, nelle code sovietiche per la merce deficitaria le persone si distribuivano immediatamente i ruoli e cominciavano a chiarire i loro rapporti. E questo ricorda anche fortemente le cucine delle kommunalki”.

Bannate i goblin

Anton Nosik dice che le identità virtuali “sporche”, “vanno incondizionatamente, necessariamente bannate. Ma con chi nei LiveJournal esprime diverse opinioni bisogna rapportarsi come con persone reali”.

E' d'accordo con lui Michail Tul'skij: “Questi, si capisce, si possono bannare, ma il miglior metodo di lotta è non mettersi a discutere con loro. Quando è chiaro, che una persona dice evidenti assurdità, porta avanti un falso punto di vista, cerca di deformare la realtà, non bisogna parlare con lei. Un'altra questione – talvolta è difficile determinare subito chi ti sta davanti, un oppositore o un propagandista. Ma se non lo indovini la prima volta, la terza si può già capire precisamente che tipo di persona ti scrive”.

I blogger “che fanno schifezze” nei LiveJournal possono risponderne a livello amministrativo e penale. “La responsabilità per offese e calunnie è prevista dal Codice Penale della Federazione Russa (artt. 130 e 129 rispettivamente), ed è anche possibile muovere un'istanza civile per la difesa dell'onorabilità, della dignità o della reputazione nel mondo degli affari, – dice Viktor Naumov, esperto nell'ambito della difesa della proprietà intellettuale e della regolamentazione delle tecnologie dell'informazione, partner dello studio legale Salans. – Nell'ambito dell'istanza il cittadino può richiedere il risarcimento delle perdite e del danno morale e anche la smentita delle informazioni diffuse. Quanto a Internet per la difesa dell'onorabilità e della dignità del cittadino non ci sono norme speciali. L'ambito di diffusione delle informazioni, lo spazio della Rete, non è una regione speciale. Non c'è neanche una regolamentazione speciale – tutto si compie nell'ordinamento generale. Di principio, per i tribunali tale categoria di cause e di procedimenti penali non deve rappresentare una particolare complessità materiale e legale – nella legislazione sono previste norme abbastanza chiare in merito. Può, a dire il vero, sorgere una complicazione sul fatto se si possa considerare questo o quel sito (o servizio) un mezzo per la pubblica diffusione di informazioni o no – questa è una circostanza aggravante al momento di emettere una sentenza e ha anche influenza sull'entità dei danni riconosciuti (o del risarcimento) al momento di chiudere una causa civile. Ma il principale problema qui è processuale: bisogna raccogliere testimonianze sulla partecipazione di una persona concreta alla pubblicazione (nota del redattore: non è così difficile – vedi l'articolo di Jurij Revič "Beccare un provocatore"), registrare la pubblicazione stessa, cosa non banale da fare in modo impeccabile dal punto di vista processuale E proprio sull'aspetto processuale inciampano più spesso i querelanti o gli inquirenti. Alcuni sono stati chiamati a rispondere a livello civile e penale per violazioni commesse in Internet, ma la quantità di procedimenti differisce numericamente dalla quantità di processi per offese “comuni””.

“Si viene processati principalmente non per le offese, ma secondo l'articolo 282 del Codice Penale, per “incitamento”, – afferma Anton Nosik. – Il blogger di Perm' [36] Dmitirj Širinkin viene processato secondo l'articolo 207 del Codice Penale” (comunicazione consapevolmente falsa su atti di terrorismo). Nel settembre 2007 questo blogger scrisse nel LiveJournal: “Ieri… ho comprato una pistola Vi odio, odio Putin, odio Kasparov [37], odio “Dom-2” [38]... Porterò con me venti o trenta anime. Per ora non ho deciso in quale istituto superiore della città andrò. Probabilmente, comunque in un politecnico. Lo odio…”. Gli uomini della Procura di Perm' hanno trovato estremi di reato nelle comunicazioni di Širinkin.

Il caso di Širinkin non è una regola.

Nonostante il fatto che in Internet ogni giorno compaiano molti post, precisamente degni di attenzione da parte delle forze dell'ordine. Dopo aver posto nel blog della “Novaja gazeta” un brano di un nostro articolo (del 12 ottobre) in qualche ora sono giunte più di 100 repliche Gli utenti che si sono irritati agiscono secondo gli schemi descritti nell'articolo. Tra i commenti da troll ne sono comparsi anche alcuni che contengono aperte minacce all'indirizzo di giornalisti della “Novaja gazeta”. Alla Commissione per la risoluzione di conflitti della SUP, che gestisce i LiveJournal, ci hanno consigliato di rivolgerci immediatamente alle forze dell'ordine e di presentargli gli screenshot con le minacce, cosa che abbiamo fatto. Sui risultati comunicheremo in seguito.

1Forse intende la holding di Internet Pravda.ru. Il proprietario di questa è una società per azioni a numero chiuso.

2Attacco Ddos: al server vengono indirizzate contemporaneamente decine di migliaia di finte richieste e questo cessa di essere in grado di operare e diventa inaccessibile. Lo scopo di queste azioni è mettere fuori uso il server e chiudere la bocca ai suoi creatori.

P.S. Ringraziamo i colleghi che lavorano al sito “Novyj Region” [39] per averci suggerito questo tema.

Repliche nel blog http://novayagazeta.livejournal.com/

volnodum[40]

I troll e i blogger pro-Cremlino pagati risiedono effettivamente in grande quantità nei LiveJournal.

Il picco della loro attività è coinciso con la guerra con la Georgia. Bisogna notare che durante la persecuzione di Podrabinek l'opposizione liberale ha operato molto bene ed efficacemente nello spazio della blogosfera – i post e i commenti anti-Podrabinek non hanno potuto bilanciare i post e i commenti in sua difesa.

Inoltre, se si monitora Internet, si può scoprire che la difesa di Podrabinek ha perfino dominato in qualche modo sugli “attaccanti” e ha condotto molto bene dei duri contrattacchi (io non faccio eccezione).

In questo momento Internet è quello spazio in cui il potere e i suoi lacchè pagati non possono dominare sull'opposizione e tanto meno tapparle la bocca. La battaglia è condotta alla pari e l'opposizione la vince in parte in forza della mancanza di intelletto dei difensori del potere.

mrparker (Maksim Konovenko, conduttore televisivo, canale NTV [41])

Julija Balašova è invitata a commentare il mio LiveJournal e in particolare idiot.fm [42]. E scoprire là con stupore che la “brigata” esiste anche dall'altra parte. Per esempio, per ogni mio post sull'“idiota” dopo qualche secondo appare un commento di opposizione (a dirla molto delicatamente). Quanto costano queste persone? E chi li paga, non forse Lev Rubinštejn?:) Anche sollevare il tema delle “brigate” tre anni dopo che si è riso in proposito è ridicolo.

dieman7ich

I blogger particolarmente arguti/schifosi [43] ricevono fino a 1000 dollari al mese.

DA CHI LI RICEVONO?!!!

Dite nome e indirizzo di una persona che da un mucchio di verdoni per rompere le palle ai pazienti, per favore! Vi prego tanto. Curatori, dove siete?! Io pensavo che vi avessero dato un'ascia e un rompighiaccio in premio – e poi rompi come vuoi. E per questo danno anche del denaro!

In breve, o dite chi paga per questo e io vado da queste persone a ottenere il mio stipendio, o tutto questo è frutto della vostra immaginazione malata.

P.S. In realtà mi hanno costretto a scrivere questo. Scrivo in caratteri piccoli perché i curatori non mi notino. Non ci paga nessuno, lavoriamo per mangiare. Se perseguitiamo male i difensori della libertà e della democrazia, ci picchiano con le balalaiche e ci costringono a guardare gli interventi di Putin per cinque ore di fila. Un tempo ero una persona normale, ma gli uomini del KGB mi hanno preso, mi hanno tolto le scarpe da ginnastica Nike e mi hanno costretto a portare in Internet il dispotismo e il totalitarismo. Per favore, salvatemi! Sono pronto a chiedere asilo politico in qualsiasi paese, solo toglietemi da questi orribili luoghi di tortura, qui è scuro, terribile e da dietro il muro si sentono i gemiti dei giornalisti amanti della libertà torturati. Sbrigatevi, vi prego!

Slavikmad [44]

La teppa pro-Putin (“Naši, “Giovane Guardia” [45]), pare, crede seriamente che la parte opposta riceva denaro quando commenta i loro post da mentecatti. Dicono lo stesso delle manifestazioni... Le stesse donnette ne ricevono e credono che anche l'altra parte venga pagata e come potrebbe non essere così, senza essere pagati non si muoverebbero per nulla, eppure nell'anima sono accesi patrioti. Così il pubblico liberale non prende denaro, visto che non soffre di patriottismo del cervello [46].

darkwren [47]

Diavolo, mi dispiace così tanto per voi – persone a cui non viene neanche in testa che altri possano avere la propria opinione, diversa dalla vostra.

“Far schifezze” nei LiveJournal è qualcosa che viene certamente dall'aver troppo tempo libero. Meglio spenderlo per il lavoro, la famiglia, gli hobby, etc.

Ma se, per esempio, qualcuno dei vostri pazzi porta in strada una folla di persone e le conduce davvero all'assalto del Cremlino, io senza particolare dispiacere prendo in mano un'arma automatica per fermarvi.

Perché io apprezzo quella libertà che c'è da noi e non voglio prendere il vostro giogo su di me.

Julija Balašova

23.10.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/118/12.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1]Dominio primario dei siti internet russi.

[2] Struttura abitativa nata in Unione Sovietica: appartamento condiviso da più famiglie con cucina e servizi igienici comuni (il corsivo, qui e altrove, è mio).

[3] Neologismo creato aggiungendo il suffisso -ec alla parola pol'zovatel', “utente”, per darvi una valenza spregiativa.

[4] I “diari” on line tenuti nei blog gestiti dal provider LiveJournal (Diario dal Vivo).

[5] Nome derisorio dei membri dell'associazione giovanile putiniana Naši (I Nostri). L'allusione ai nazisti è chiarissima.

[6] Aleksandr Pinchosovič Podrabinek, scrittore e giornalista con un passato da dissidente e oppositore del regime di Putin tenuto d'assedio nella propria casa dai Naši dopo aver criticato i reduci della II guerra mondiale che hanno ottenuto di far cambiare nome a una tavola calda moscovita dal nome “antisovietico”.

[7] Tasto usato per scrivere in carattere maiuscolo (ed è noto che scrivere in maiuscolo in Internet equivale a urlare ed è segno di grande maleducazione).

[8] “Incrocio” tra liberal (liberale) e pederast (pederasta).

[9] “Incrocio” tra pederast e patriot (patriota).

[10] RUsskij NET (“Rete Russa”), segmento russofono di Internet.

[11] Rettili simili ai mammiferi.

[12] “Analisi politica”.

[13] Vladislav Jur'evič Surkov, principale “ideologo” del Cremlino.

[14] Dmitrij Olegovič Rogozin, ex leader del partito nazionalista moderato “Patria”, ora membro del partito filogovernativo “Russia Giusta”.

[15] Letteralmente “Mela”. Partito di orientamento liberale il cui nome si ispira alle iniziali dei fondatori Javlinskij, Boldyrev e Lukin.

[16] Sojuz Pravych Sil (Unione delle Forze di Destra), partito conservatore.

[17] Letteralmente “azzurri”, termine gergale per “omosessuali”.

[18] Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa).

[19] Sito del giornale filogovernativo “Vzgljad” (Sguardo).

[20] Sito dell'omonimo giornale Internet (Dni significa “giorni).

[21] Sito del giornale filogovernativo Političeskij Geksogen (Esogeno Politico). L'esogeno è un esplosivo usato in ambito militare.

[22] Krivda significa “menzogna”.

[23] “Fondo per una Politica Efficace”, fondazione filogovernativa.

[24] Gleb Olegovič Pavlovskij, politologo, consigliere del capo dell'amministrazione presidenziale russa.

[25] Il “partito del potere”, che porta avanti la politica di Putin.

[26] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l'erede del KGB.

[27] Termine mitologico usato come sinonimo di “troll”.

[28] “Confini”. Si intende il sito informativo di opposizione “Grani.ru”.

[29] O meglio Tskhinvali, capitale dell'autoproclamata repubblica dell'Ossezia del Sud.

[30] Da leggersi come “fondamentalista”.

[31] “Centro di Tecnologie Politiche”, istituto politologico indipendente.

[32] Che ha mille o più lettori (da tysjača, “mille”).

[33] Cioè dell'Internet russofona.

[34] Cioè robot da spam, programma per l'invio automatico di spam.

[35] Città nei pressi di Mosca, il cui bosco è minacciato da grandi progetti edili e stradali.

[36] Città della Russia europea orientale.

[37] Garri Kimovič Kasparov, ex scacchista e ora principale oppositore di Putin.

[38] Reality show del canale satellitare TNT.

[39] “Nuova Regione”, agenzia di informazioni indipendente.

[40] Nickname che rimanda a vol'nodumec, “libero pensatore”.

[41] Canale televisivo un tempo indipendente, adesso sotto l'egida della Gazprom.

[42] Blog di “Mr. Parker”.

[43] Gioco di parole intraducibile tra gadlivyj (schifoso) e dogadlivyj (arguto).

[44] “Slavik il matto”. Slavik è diminutivo di Vjačeslav.

[45] Organizzazione giovanile putiniana.

[46] Come dire che “Slavik il matto” considera il “patriottismo” dei sostenitori di Putin una malattia mentale.

[47] “Scricciolo nero”.



http://matteobloggato.blogspot.com/2009/10/al-servizio-di-putin-ci-sono-anche.html

22 ottobre 2009

A proposito di Beslan (VIII)

Non fa al caso [1]



Il capo del gruppo di inquirenti che indaga sull'atto terroristico di Beslan è stato sollevato dall'incarico


L'articolo "Si è perso il controllo su ungruppo di intelligence. Ed è arrivato a Beslan" [2] è stato pubblicato nella “Novaja gazeta” del 31 agosto 2009. Vi erano citati documenti che testimoniano che la causa della presa della scuola n. 1 [3] furono i giochi di intelligence dei servizi segreti con il militante Šamil' Basaev. L'UBOP [4] dell'Ossezia del Nord ricattò il terrorista Vladimir Chodov e lo inviò alle organizzazioni clandestine cecene alla scopo di provocare Basaev perché compisse un atto terroristico “controllato” nell'Ossezia del Nord. Ma Šamil' Basaev riportò l'agente dalla propria parte e giocò a sua volta i servizi segreti, prendendo senza ostacoli la scuola n. 1.

L'articolo della “Novaja gazeta” ha gettato nell'angoscia gli inquirenti addetti al caso di Beslan, che fino ad allora non avevano praticamente dato segni di vita cosciente. Dall'incarico di capo del gruppo di inquirenti è stato sollevato Aleksandr Solženicyn [5], veterano emerito dell'epopea dal titolo “Procedimento penale principale n. 849/20”. Finora la carriera di Aleksandr Nikolaevič è stata in un vicolo cieco, poiché nell'ambito di questa inchiesta lo zelo di servizio era a dir poco controindicato. Ma adesso su Solženicyn è caduto il sospetto di collaborazione con le vittime e di fuga di notizie sul procedimento penale.

La sezione della sicurezza interna della Commissione inquirente della Procura Generale dello JuFO [6] ha cominciato a indagare attivamente sul modo in cui i documenti che compromettono le autorità che hanno aiutato i terroristi siano finiti in mano ai mezzi di informazione di massa.

Un mese e mezzo dopo la pubblicazione da Èlla Kesaeva, co-presidente dell'organizzazione sociale panrussa “La Voce di Beslan”, è giunto per un colloquio l'inquirente Samochin.

“Samochin ha mostrato le credenziali e per prima cosa ha chiesto se conosco il giornalista [7] della “Novaja gazeta” che ha scritto l'articolo, – racconta Èlla Kesaeva. – Certo, – ho risposto. – I giornalisti della “Novaja gazeta” scrivono regolarmente su Beslan già da cinque anni.

“Un giornalista non è una vittima, – ha detto Samochin. – Da dove ha preso i documenti del procedimento penale e perché sono stati pubblicati sul sito Pravdabeslana.ru [8]?”

Samochin mi ha mostrato 14 fotografie di pagine del procedimento penale n. 849/20 scaricate da Internet. “L'inquirente Solženicyn vi ha dato materiali del procedimento penale? Avete trasmesso documenti al giornalista? – ha insistito a chiedere Samochin. – I giornalisti vi pagano per i documenti? E lei sa cosa sono le Marce dei dissenzienti [9]?”

– Ne ho sentito parlare, certo, – ho risposto. – Solo che relazione hanno queste con le indagini sulle circostanza della tragedia di Beslan?

Perché per cinque anni nel procedimento penale su Beslan non sono stati toccati i documenti che testimoniano la complicità dei servizi segreti con l'atto terroristico? Perché Lei è venuto a far domande a noi e non agli agenti del ministero degli Interni, dello FSB [10], della procura, i cui incarichi e i cui cognomi figurano nell'articolo?”

“Queste domande non mi riguardano, – ha risposto Samochin. – Io indago solo su come i documenti del procedimento penale sono finiti su Internet e sul giornale”.

Abbiamo interrogato tutte le organizzazioni sociali di Beslan che, come la “Voce di Beslan”, si occupano delle indagini sulla tragedia. Tuttavia gli inquirenti della sicurezza interna della SKP [11] dello JuFO, a parte Èlla Kesaeva non hanno più angosciato nessuno con le loro domande.

Elena Milašina

21.10.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/117/03.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Ne po delu significa “a sproposito”, ma si può interpretare anche come “non adatto al caso (giudiziario)”.

[2] Vedi:http://matteobloggato.blogspot.com/2009/09/i-giochi-dei-servizi-alle-origini-della.html

[3] Le scuole russe sono semplicemente indicate con numeri.

[4] Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju (Direzione per la Lotta alla Criminalità Organizzata).

[5] Semplice omonimia, tanto più che il patronimico non è Isaevič, ma Nikolaevič (vedi oltre).

[6] Južnyj Federal'nyj Okrug (Circondario Federale Meridionale), uno dei sette circondari in cui Putin ha diviso la Russia, ponendovi a capo plenipotenziari di sua fiducia.

[7] In questo caso sarebbe meglio dire “la” giornalista, che fra l'altro è l'autrice di questo articolo...

[8] Il sito www.pravdabeslana.ru è dedicato alla ricerca della verità sui fatti di Beslan (Pravda Beslana significa “La Verità di Beslan”.

[9] Manifestazioni dell'opposizione a Putin, che vengono sempre proibite o represse.

[10] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio di Sicurezza Federale), il principale servizio segreto russo.

[11] Sledstvennaja Komissija pri Prokurature (Commissione Inquirente presso la Procura)


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/10/il-potere-neo-sovietico-deve-ancora.html

20 ottobre 2009

A proposito di Medvedev (VII)

Dal prorettore dell'Istituto internazionale di istruzione specialistica

Sergej Val'cev



SIGNOR PRESIDENTE!



COSA SUCCEDE IN REALTA'

Disintossicarsi dai combustibili fossili”… “mettersi sulla strada di uno sviluppo innovativo”… “le ricerche russe, che non hanno nulla di analogo”… . Sentiamo continuamente questi stereotipi.

Si ha l'impressione che la Russia rinascerà nel modo seguente. Si raccolgono tutte le idee innovative e le si mettono in produzione. O meglio. Si raccolgono tutti gli innovatori e cominciano a generare idee. Naturalmente, da noi ci sono ricerche che non ci sono altrove nel mondo… In risposta al Suo appello, molte ricette della felicità e della rinascita del genere saranno create nello spazio mediatico, ma nello spazio mediatico pure rimarranno, perché da noi non c'è alcuna supertecnologia, così come non c'è alcun superscienziato. C'erano, forse ci saranno, ma ora non ci sono. Lo scrivo con il dolore nel cuore, come scienziato di stirpe, mio nonno, mio padre e io abbiamo lavorato all'Accademia delle Scienze.

Abbiamo uno grande quantità di teste brillanti, ma abbiamo distrutto 20 anni di scienza. Per 20 anni è mancata la richiesta interna di idee e ricerche. 20 anni di stipendi miseri, quando un collaboratore scientifico prendeva meno di un uomo della sicurezza a un ingresso. 20 anni di mancanza di prestigio della professione scientifica, quando per una ragazza era una vergogna ammettere di essere un collaboratore scientifico, hanno disgustato la gioventù.

Lo sforzo dei quadri scientifici è un indice molto preciso del reale stato delle cose. Non bisogna vivere nelle illusioni condizionate dalla nostra precedente grandezza. Bisogna ammettere onestamente: la scienza è stata distrutta per 20 anni.

Ma cosa sono 20 anni di arresto nelle condizioni di un progresso tecnico-scientifico in accelerazione? Si possono davvero fare dei paragoni tra i livelli di sviluppo della scienza del 1960 e del 1940 o, per esempio, del 1940 e del 1920?

Da noi non c'è niente di superinnovativo. Non c'è, perché non ci può essere di principio. Per capire cos'è successo, si guardi intorno. Che macchina guida? Che orologio porta? Che televisore guarda? Su quale computer lavora? Con quale impianto ascolta musica? Con quale videocamera fa riprese? Infine, quali cassette ci sono in questa videocamera o quali batterie ci sono nell'impianto? Niente di costruito in patria!

Noi siamo il paese che ha aperto l'era spaziale dell'umanità e oggi non siamo capaci di produrre automobili con un cambio costruito in patria. Negli anni '50 potevamo farlo, ma oggi non possiamo.

Le innovazioni miracolose, soprattutto le ricerche militari segrete, che nessuno ha visto – tutto questo è il manilovismo [1] dell'era tecnologica. Ciò dietro cui ci si può nascondere. Dice che abbiamo quel che non ha nessuno e siamo un qualcosa che stupisce tutti. La fede nei miracoli è un ineliminabile attributo della mentalità russa.

Ma la cosa più importante è un'altra. Se si devono porre delle priorità, si può concludere con piena convinzione che le innovazioni sono necessarie, ma non sono la cosa più importante, quella di cui oggi c'è bisogno.



CHE FARE

Che fare dunque? L'eterna domanda russa. Nell'attuale mondo globalizzato le innovazioni si copiano con successo. La questione oggi non è chi inventa, ma chi metta in circolazione e renda concorrenziale un prodotto basato su un'innovazione altrui. La Cina è un esempio in questo senso.

Analizziamo l'essenza del problema. Perché la Russia corre sul posto? In generale e in campo scientifico in particolare.

Perché una persona faccia qualcosa in modo produttivo è indispensabile in primo luogo che voglia fare qualcosa, in secondo luogo che non glielo impediscano. Questo riguarda la scienza, la produzione… Tutto!

Iniziamo dal primo problema. Il popolo russo è mentalmente incrinato. L'atmosfera morale e psicologica che regna nella nostra società non permette lo sviluppo del popolo e del paese.

Per esempio, finché i titoli dei più diffusi mezzi di informazione di massa saranno dedicati non alle storie dell'ultimo amante della primadonna di turno, ma alle nuove ricerche dei nostri scienziati e non ai funzionari della scienza, ma ai semplici geni della scienza, la scienza sarà indebolita e gli scienziati saranno considerati delle persone bizzarre, se non peggio.

In epoca sovietica il programma “Vremja” [2] cominciava con un reportage sul lancio di un satellite o su un incontro con i cosmonauti, perciò i bambini volevano diventare cosmonauti e prima ancora stacanovisti. Dobbiamo influenzare seriamente la gerarchie degli orientamenti di valore e cambiare il tipo di selezione del potere.

Finché nel condominio dove vivete i vostri vicini non diventeranno scienziati o uomini d'affari, non si compierà alcuno slancio non solo scientifico, ma anche economico. Perfino nella società degli operai e dei contadini i migliori appartamenti negli alti edifici staliniani erano dati proprio agli scienziati.

Una delle più chiare testimonianze della crisi mentale è il fatto che i russi in massa non sono consapevoli dello scopo dello sviluppo della società. E questo è un problema mentale molto serio, soprattutto per i russi. Soprattutto nell'attuale mondo globalizzato.

Perché lavorare qui e per pochi rubli, quando si può farlo là e per molti dollari? Questa domanda sorge obbligatoriamente a molti scienziati seri, che hanno raggiunto certe altezze non a parole, ma in realtà. Finché non ci formeremo lo scopo del nostro sviluppo sociale e la gente non capirà perché deve scegliere il modello di autorealizzazione meno comodo sul piano materiale, gli scienziati non potranno lavorare nel nostro paese.

Gli scienziati devono capire che sono stimati e amati e che sono partecipi della realizzazione di una grande missione. Così risveglieremo il popolo russo, con un potenziale per le imprese nel lavoro, tra l'altro anche in campo intellettuale. In generale gli scienziati sono solo un esempio. Devono essere globalmente riesaminati gli orientamenti di valore della nostra società.

Dev'essere elaborato e inculcato un intero programma di cambiamento del clima morale e psicologico della società. L'elaborazione di tale programma è un processo abbastanza complesso, è indispensabile determinare chiaramente la matrice mentale russa. Oggi viviamo in un mondo mentalmente ambiguo di protesta contro la civiltà occidentale con al contempo un inchino ai canoni di valore di questa stessa civiltà.

E così la gente deve volere, ma non è meno importante che siano create le condizioni per la realizzazione dei loro desideri. In primo luogo bisogna perlomeno non ostacolarla.

E adesso sul secondo problema. Il funzionario, attuale signore della Russia, è il principale freno del suo sviluppo. Di qualsiasi sviluppo. Tutti i grandi funzionari prendono tangenti. Assolutamente tutti. Vano a fare i funzionari per prendere tangenti. Ogni anno ne prendono di più. Prima prendevano cognac, poi hanno preso il 10%, oggi in alcune branche (edilizia) fino al 50% e oltre. Questa è un'enorme tassa, che incide sul costo del venduto e rende fin da principio non concorrenziale qualsiasi prodotto nazionale qualsiasi prodotto. Ma ciò è in particolar modo letale per i prodotti scientifici, quando le prospettive sono nebulose al massimo grado.

Perfino le persone oneste che operano nell'ambito dei funzionari decadono. Gli è necessario cominciare a giocare secondo le regole della corruzione, altrimenti escono dall'organico.

La coscienza dei funzionari è cambiata gradualmente. Tutti gli sforzi del funzionario sono concentrati ad aumentare il suo guadagno. Controllando la sfera dell'economia, i funzionari cercano di non far sviluppare niente di ciò che non aumenta il suo guadagno personale. E ciò significa che il mondo degli affari adesso si orienta solo su progetti ad assai breve termine per guadagnare soldi qui e ora.

Si è rotto tutto il ciclo produttivo, dando vita ad un'economia sviluppata in modo mostruoso. Tutto il grande business si è volto in due direzioni: in primo luogo operazioni commerciali e di intermediazione ed edilizia, in secondo luogo uno spietato sfruttamento delle industrie, delle fabbriche, delle centrali elettriche, ecc. Nessuno nel nostro paese è orientato a una prospettiva lunga. L'economia del futuro non può svilupparsi così.

La corruzione ostacola lo sviluppo di nuovi prodotti, livella i principi della concorrenza, mutila moralmente il settore amministrativo, porta il popolo a disprezzare i funzionari e da qui c'è solo un passo al disprezzo per il proprio stato e per il proprio paese.

Di conseguenza, in che direzione ci muoviamo? Stiamo costruendo un capitalismo delle banane di tipo latino-americano!

La motivazione dominante dei funzionari, orientata all'arricchimento personale, è letale per la Russia anche per un altro e molto più importante motivo. Per la mentalità russa è caratteristico un luogo esterno di controllo, cioè per i russi, come nazione, è essenziale un centro esterno di mobilitazione della volontà. Non siamo americani, abbiamo bisogno di essere guidati. Ciò non è un bene né un male, semplicemente ogni popolo ha la sua mentalità. Se il funzionario pensa solo a come riempirsi le tasche e non a come guidare, la Russia correrà sul posto.

In Russia si è formato il più inefficace modello di amministrazione possibile. Invece di guidare, invece di essere in qualche modo la locomotiva della società, l'élite amministrativa è il freno principale. Un freno invece di una locomotiva! In che direzione possiamo muoverci così?

Ma ciò significa che si devono svolgere due compiti in uno. In primo luogo, dev'essere elaborato un programma onnicomprensivo e interconnesso di sviluppo del paese e avviato un processo di formazione di un nuovo settore amministrativo, che sarà responsabile della realizzazione di questo programma. E' indispensabile creare una diversa élite amministrativa, composta da persone che si possano paragonare a “locomotive”.

In secondo luogo è indispensabile creare un organo speciale per la lotta alla corruzione, ma composto solo di persone che non operino nell'attuale élite corrotta della classe dirigente. Solo persone di onestà cristallina prese dall'esterno. I collaboratori di questa istituzione devono avere un buono stipendio, una reale indipendenza e una responsabilità penale decuplicata per la propria corruzione.



TIRIAMO LE SOMME

Un mutamento, la tassazione, il credito, la crescita delle cittadelle della scienza, ecc., tutto questo è pure molto importante, ma sono tutte misure secondarie. Quanti capitali di rischio e tecno-parchi sono stati creati… Si sono spesi miliardi di rubli [3]! Qual è il prodotto finale? Principalmente delle cartelle con dei conti. Perché i principali problemi della nostra società non sono sul piano economico e perciò non si risolvono per via economica.

Un popolo mentalmente rotto, demoralizzato è incapace perfino di riprodurre se stesso, perciò è indispensabile:

formare un clima morale e psicologico adeguato alla mentalità della società russa e il primo passo su questa strada dev'essere la chiara formulazione dello scopo dello sviluppo della Russia;

formare una nuova e diversa élite amministrativa, che elabori un programma onnicomprensivo e interconnesso di sviluppo del nostro paese. E il primo passo su questa strada dev'essere la liquidazione della principale barriera allo sviluppo – la corruzione.

Sono importanti non solo delle solide azioni, ma anche una solida consequenzialità di azione. I nuovi orientamenti di valore, come un magnete, attireranno nuovi quadri. I nuovi quadri un nuovo programma e un altro tipo di lavoro. Questo nel complesso richiede il mutamento della base normativo-legale concreta. Di conseguenza si creerà un clima (economico, politico…), che renderà possibile lo sviluppo del paese



Per dirla in breve, esprimendo con uno schema la consequenzialità di azione, questa sarà la seguente.

Orientamenti di valore – cambiamento dei quadri – mutamento della base normativo-legale.



Il più terribile e letale sbaglio consiste nel fatto che per tutto il tempo abbiamo cercato di cominciare dall'ultimo punto. E' lo stesso che cercare di nutrire un pesce gettato sulla sabbia allo scopo di mantenerlo in vita. La società russa, come un pesce sulla sabbia, vive in una dimensione altra, estranea. E a causa di questa marcisce e si disgrega.

P.S.

Certamente non nutro alcuna illusione. Il tentativo di suscitare una discussione a livello sociale è un progetto da PR di successo, che da una parte mostra che il presidente pensa allo sviluppo del paese, dall'altra permette di fare aria fritta [4], per la maggior parte insoddisfacente, di genere epistolare. Tuttavia per le persone che pensano realmente al futuro della Russia questa è una felice possibilità di mostrare la propria posizione, che potrebbe essere utile.

Con rispetto, S. Val'cev

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127254, Mosca, via Ogorodnyj [5], 5

Sito ufficiale IIPE: www.mioo.org. E-mail: valtsev@rusmissia.ru


http://www.ingushetia.org/news/20651.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Sogni ad occhi aperti, come quelli che fa il nobile Manilov nelle “Anime morte” di Gogol'.

[2] “Tempo”, il telegiornale del primo canale della TV di Stato.

[3] Un miliardo di rubli sono oltre 22,8 milioni di euro.

[4] Letteralmente “vapore”.


[5] Via della zona settentrionale di Mosca.



http://matteobloggato.blogspot.com/2009/10/una-lettera-aperta-medvedev.html

17 ottobre 2009

A proposito del modo di far politica in Russia (X)

Il presidente parlerà?



Dopo lo scandalo dei risultati delle elezioni dell'11 ottobre [1] Dmitrij Medvedev deve ammettere che il percorso verso la liberalizzazione è una farsa. O ammorbidire la situazione del paese


Mercoledì alla Duma di Stato [2] è successo l'incredibile: tre gruppi su quattro (il KPRF [3], “Russia Giusta” [4] e lo LDPR [5]), senza mettersi d'accordo, hanno annunciato la propria estrema insoddisfazione per l'andamento e i risultati delle lezioni dell'11 ottobre e hanno dimostrativamente abbandonato l'aula delle sedute plenarie. Per il sistema politico che si è formato in questi ultimi anni (“Il Parlamento non è un luogo per le discussioni”, – ha affermato Boris Gryzlov [6]) è una situazione straordinaria.

Andando incontro ai giornalisti, i comunisti e i deputati dello LDPR hanno dichiarato che si rifiutano di tornare al lavoro finché non avranno incontrato il presidente. Dopo la valutazione comune della situazione Gennadij Zjuganov [7] e Vladimir Žirinovskij [8] hanno aggiunto a questo la richiesta di dimissioni del capo della CIK [9] Vladimir Čurov e l'annnullamento dei risultati delle elezioni a livello regionale. Inoltre Vladimir Žirinovskij ha chiesto le dimissioni del sindaco di Mosca, del presidente della repubblica di Marij Èl [10] e del governatore della regione di Tula [11] e anche che si rifaccia il conteggio dei voti in tutta la Russia. I comunisti hanno dichiarato che inizieranno a fare manifestazioni di protesta. Le richieste di “Russia Giusta” si sono rivelate un po' più modeste. Queste riguardano lo svolgimento di indagini sui brogli e il cambiamento del regolamento dei lavori della Duma.

La reazione di “Russia Unita” all'iniziativa è seguita immediatamente. Il presidente della Duma Boris Gryzlov ha chiamato questo passo “sabotaggio” e “azione populista”. In precedenza questi aveva commentato così i risultati elettorali dei membri di “Russia Unita”: “Quando ci sono vittorie ogni giorno, questi sono già giorni feriali”. Dopo aver visto domenica come si forgiava la vittoria “feriale” di “Russia Unita”, non si sono trattenuti neanche i parlamentari che per l'11 ottobre contavano su un risultato accettabile per loro – quelli di Žirinovskij, che appoggiano volentieri i membri di “Russia Unita” e i deputati di “Russia Giusta” – il partito chiamato “la seconda gamba del Cremlino”.

Evidentemente fino alle elezioni esistevano tacite regole del gioco, che prevedevano la possibilità per i partiti presenti in Parlamento di partecipare senza ostacoli alle elezioni e ottenere seggi. Perciò la filippica di Žirinovskij, che ha chiamato i membri di “Russia Unita” “mascalzoni”, si può interpretare in due modi. Si può supporre che il centro federale non sia già più in grado di controllare i procedimenti amministrativi nelle regioni. Gli scandalosi risultati delle elezioni dell'11 ottobre sono, prima di tutto, il risultato di un'“azione in proprio”, causata dall'assenza di una chiara indicazione di Mosca su come bisognava condurre “onestamente” le elezioni e anche dalla paura di perdere il potere.

Certo, il centro federale non è soddisfatto del fatto che la caduta del gradimento del potere sia acuita dall'insoddisfazione della popolazione nei confronti dei parlamenti e dei sindaci illegittimi. Tuttavia i personaggi più importanti sono costretti a mantenere espressioni tranquille. Così, il leader di “Russia Unita” Vladimir Putin ha sottolineato di essere soddisfatto dei risultati delle elezioni e ha proposto a chi non è d'accordo di andare in tribunale. Secondo il deputato della Duma di Stato del KPRF Vadim Solov'ëv, da Putin non si aspettavano nulla di diverso: il sistema quadripartitico esistente si è formato con la sua diretta partecipazione e l'opposizione non ha alcuna illusione in merito. Evidentemente l'iniziativa alla Duma e le dichiarazioni alla stampa sono indirizzate solo a una persona – Dmitirij Medvedev. Perciò sull'umore dei comunisti non ha avuto influenza neanche il colloquio di ieri sera tra Gennadij Zjuganov e l'ideologo del Cremlino e di “Russia Unita” Vladislav Surkov.

I risultati delle elezioni dell'11 ottobre hanno portato la silenziosissima opposizione parlamentare al limite e questi hanno osato mettere Dmitrij Medvedev davanti a una scelta: ammettere che il percorso della liberalizzazione è una farsa o, comunque, ammorbidire la situazione del paese. L'illegalità delle elezioni svolte provoca l'avvento del caos e propongono al presidente di riflettere se ci sia bisogno di acuire i guai in una situazione di crisi economica. “In questa situazione ci è difficile accordarci. Non escludo che questi (LDPR e “Russia Giusta”nota del redattore) già si coprano il capo di cenere e in qualche modo si accordino”, – dice Solov'ëv . Effettivamente, già mercoledì sera i rappresentanti dello LDPR hanno dichiarato che il presidente ha promesso un incontro a Vladimir Žirinovskij e perciò venerdì il gruppo tornerà al lavoro. Secondo i membri di “Russia Giusta”, la promessa del presidente è pienamente soddisfacente anche per loro. I comunisti sono gli ultimi che finora si attengono alle richieste dichiarate.

Prima della chiusura del numero è stato reso noto che il presidente intende incontrare i partiti di opposizione “entro la fine della prossima settimana”. I comunisti richiedono un incontro immediato con il presidente. Come ha dichiarato Solov'ëv alla “Novaja gazeta”, finché non si capirà chiaramente quando avrà luogo, il KPRF non tornerà al lavoro in Parlamento. Fra l'altro i comunisti si sono rifiutati di prender parte alla commissione parlamentare d'inchiesta così com'è stata proposta da Gryzlov e approvata dai leader di “Russia Giusta” e dello LDPR (sei persone di “Russia Unita” più due voti per il presidente della commissione Gončar [12] – pure membro di “Russia Unita” – e due persone di ciascuno degli altri tre gruppi).

La “Novaja gazeta” segue lo svolgersi degli avvenimenti.

Lola Tagaeva


16.10.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/115/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Tornata elettorale amministrativa che ha coinvolto varie parti della Russia, dove l'usuale vittoria a base di brogli del “partito del potere” “Russia Unita” è stata di un'indecenza mai vista.

[2] Tutte le assemblee legislative russe si chiamano Duma, di qui la precisazione.

[3] Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa).

[4] Partito di orientamento social-democratico.

[5] Liberal'no-Demokratičeskaja Partija Rossii (Partito Liberal-Democratico Russo), ad onta del nome partito nazionalista e populista.

[6] Boris Vjačeslavovič Gryzlov, membro del “partito del potere”, presidente della Duma dal dicembre 2003.

[7] Gennadij Andreevič Zjuganov, leader del KPRF.

[8] Vladimir Vol'fovič Žirinovskij, leader dello LDPR.

[9] Central'naja Izbiratel'naja Komissija (Commissione Elettorale Centrale).

[10] Repubblica autonoma della Siberia centrale.

[11] Città della Russia centrale.

[12] Nikolaj Nikolaevič Gončar, economista, figura piuttosto oscura.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/10/qualcosa-si-muove-davvero-nel-teatrino.html

A proposito del modo di far politica in Russia (X)

Il presidente parlerà?



Dopo lo scandalo dei risultati delle elezioni dell'11 ottobre [1] Dmitrij Medvedev deve ammettere che il percorso verso la liberalizzazione è una farsa. O ammorbidire la situazione del paese


Mercoledì alla Duma di Stato [2] è successo l'incredibile: tre gruppi su quattro (il KPRF [3], “Russia Giusta” [4] e lo LDPR [5]), senza mettersi d'accordo, hanno annunciato la propria estrema insoddisfazione per l'andamento e i risultati delle lezioni dell'11 ottobre e hanno dimostrativamente abbandonato l'aula delle sedute plenarie. Per il sistema politico che si è formato in questi ultimi anni (“Il Parlamento non è un luogo per le discussioni”, – ha affermato Boris Gryzlov [6]) è una situazione straordinaria.

Andando incontro ai giornalisti, i comunisti e i deputati dello LDPR hanno dichiarato che si rifiutano di tornare al lavoro finché non avranno incontrato il presidente. Dopo la valutazione comune della situazione Gennadij Zjuganov [7] e Vladimir Žirinovskij [8] hanno aggiunto a questo la richiesta di dimissioni del capo della CIK [9] Vladimir Čurov e l'annnullamento dei risultati delle elezioni a livello regionale. Inoltre Vladimir Žirinovskij ha chiesto le dimissioni del sindaco di Mosca, del presidente della repubblica di Marij Èl [10] e del governatore della regione di Tula [11] e anche che si rifaccia il conteggio dei voti in tutta la Russia. I comunisti hanno dichiarato che inizieranno a fare manifestazioni di protesta. Le richieste di “Russia Giusta” si sono rivelate un po' più modeste. Queste riguardano lo svolgimento di indagini sui brogli e il cambiamento del regolamento dei lavori della Duma.

La reazione di “Russia Unita” all'iniziativa è seguita immediatamente. Il presidente della Duma Boris Gryzlov ha chiamato questo passo “sabotaggio” e “azione populista”. In precedenza questi aveva commentato così i risultati elettorali dei membri di “Russia Unita”: “Quando ci sono vittorie ogni giorno, questi sono già giorni feriali”. Dopo aver visto domenica come si forgiava la vittoria “feriale” di “Russia Unita”, non si sono trattenuti neanche i parlamentari che per l'11 ottobre contavano su un risultato accettabile per loro – quelli di Žirinovskij, che appoggiano volentieri i membri di “Russia Unita” e i deputati di “Russia Giusta” – il partito chiamato “la seconda gamba del Cremlino”.

Evidentemente fino alle elezioni esistevano tacite regole del gioco, che prevedevano la possibilità per i partiti presenti in Parlamento di partecipare senza ostacoli alle elezioni e ottenere seggi. Perciò la filippica di Žirinovskij, che ha chiamato i membri di “Russia Unita” “mascalzoni”, si può interpretare in due modi. Si può supporre che il centro federale non sia già più in grado di controllare i procedimenti amministrativi nelle regioni. Gli scandalosi risultati delle elezioni dell'11 ottobre sono, prima di tutto, il risultato di un'“azione in proprio”, causata dall'assenza di una chiara indicazione di Mosca su come bisognava condurre “onestamente” le elezioni e anche dalla paura di perdere il potere.

Certo, il centro federale non è soddisfatto del fatto che la caduta del gradimento del potere sia acuita dall'insoddisfazione della popolazione nei confronti dei parlamenti e dei sindaci illegittimi. Tuttavia i personaggi più importanti sono costretti a mantenere espressioni tranquille. Così, il leader di “Russia Unita” Vladimir Putin ha sottolineato di essere soddisfatto dei risultati delle elezioni e ha proposto a chi non è d'accordo di andare in tribunale. Secondo il deputato della Duma di Stato del KPRF Vadim Solov'ëv, da Putin non si aspettavano nulla di diverso: il sistema quadripartitico esistente si è formato con la sua diretta partecipazione e l'opposizione non ha alcuna illusione in merito. Evidentemente l'iniziativa alla Duma e le dichiarazioni alla stampa sono indirizzate solo a una persona – Dmitirij Medvedev. Perciò sull'umore dei comunisti non ha avuto influenza neanche il colloquio di ieri sera tra Gennadij Zjuganov e l'ideologo del Cremlino e di “Russia Unita” Vladislav Surkov.

I risultati delle elezioni dell'11 ottobre hanno portato la silenziosissima opposizione parlamentare al limite e questi hanno osato mettere Dmitrij Medvedev davanti a una scelta: ammettere che il percorso della liberalizzazione è una farsa o, comunque, ammorbidire la situazione del paese. L'illegalità delle elezioni svolte provoca l'avvento del caos e propongono al presidente di riflettere se ci sia bisogno di acuire i guai in una situazione di crisi economica. “In questa situazione ci è difficile accordarci. Non escludo che questi (LDPR e “Russia Giusta”nota del redattore) già si coprano il capo di cenere e in qualche modo si accordino”, – dice Solov'ëv . Effettivamente, già mercoledì sera i rappresentanti dello LDPR hanno dichiarato che il presidente ha promesso un incontro a Vladimir Žirinovskij e perciò venerdì il gruppo tornerà al lavoro. Secondo i membri di “Russia Giusta”, la promessa del presidente è pienamente soddisfacente anche per loro. I comunisti sono gli ultimi che finora si attengono alle richieste dichiarate.

Prima della chiusura del numero è stato reso noto che il presidente intende incontrare i partiti di opposizione “entro la fine della prossima settimana”. I comunisti richiedono un incontro immediato con il presidente. Come ha dichiarato Solov'ëv alla “Novaja gazeta”, finché non si capirà chiaramente quando avrà luogo, il KPRF non tornerà al lavoro in Parlamento. Fra l'altro i comunisti si sono rifiutati di prender parte alla commissione parlamentare d'inchiesta così com'è stata proposta da Gryzlov e approvata dai leader di “Russia Giusta” e dello LDPR (sei persone di “Russia Unita” più due voti per il presidente della commissione Gončar [12] – pure membro di “Russia Unita” – e due persone di ciascuno degli altri tre gruppi).

La “Novaja gazeta” segue lo svolgersi degli avvenimenti.

Lola Tagaeva


16.10.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/115/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Tornata elettorale amministrativa che ha coinvolto varie parti della Russia, dove l'usuale vittoria a base di brogli del “partito del potere” “Russia Unita” è stata di un'indecenza mai vista.

[2] Tutte le assemblee legislative russe si chiamano Duma, di qui la precisazione.

[3] Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa).

[4] Partito di orientamento social-democratico.

[5] Liberal'no-Demokratičeskaja Partija Rossii (Partito Liberal-Democratico Russo), ad onta del nome partito nazionalista e populista.

[6] Boris Vjačeslavovič Gryzlov, membro del “partito del potere”, presidente della Duma dal dicembre 2003.

[7] Gennadij Andreevič Zjuganov, leader del KPRF.

[8] Vladimir Vol'fovič Žirinovskij, leader dello LDPR.

[9] Central'naja Izbiratel'naja Komissija (Commissione Elettorale Centrale).

[10] Repubblica autonoma della Siberia centrale.

[11] Città della Russia centrale.

[12] Nikolaj Nikolaevič Gončar, economista, figura piuttosto oscura.

16 ottobre 2009

A proposito dell'Inguscezia (II)

La scoperta di Junus-Bek Evkurov



Inguscezia. Bisogna risolvere i conflitti nel Caucaso non secondo la shari'a, ma secondo le leggi russe


Alla fine di settembre Junus-Bek Evkurov alla luce delle future elezioni ha fatto una dichiarazione intrigante. “Le autorità dell'Inguscezia, – ha detto, – non permetterà ai militanti di accedere agli organi di governo locali. Abbiamo verificato tutte le liste. Ogni personaggio che passa di là sarà verificato dallo FSB [1], dal ministero degli Interni. Faremo di tutto per non permettergli di accedere. Ma anche se qualcuno passasse, faremo di tutto perché per mezzo di procedimenti penali, per mezzo della legge li togliamo dal potere”.

Junus-Bek, certo, è stato subito rimproverato per l'ingenuità. Dicono, se i militanti cercassero di giungere al potere, ci si potrebbe solo rallegrare per la repubblica. Un militante che raccoglie firme nei cortili in appoggio alla propria candidatura è un avversario ben più piacevole di un kamikaze che fa saltare in aria il corteo presidenziale.

Ma il presidente, pare, sa di cosa parla. Le attuali organizzazioni clandestine ingusce non si basano sulle norme della shari'a. Queste organizzazioni clandestine sono una sorta di ufficio delle imposte con inclinazioni islamiche. Si fanno pagare i debiti, “tosano” gli uomini d'affari, sequestrano i loro familiari a scopo di estorsione. Sparano alla polizia perché anche la polizia gli spara (e anch'essa si fa pagare i debiti e “tosa” gli uomini d'affari non meno delle organizzazioni clandestine). Il fatto che il confine tra la polizia e i reparti dei boschi non si riesca sempre a percepir, lo notano molti osservatori.

Ma ecco la principale scoperta di Junus-Bek dopo meno di un anno di presidenza: la logica delle organizzazioni clandestine è spiegabile dal punto di vista dei valori laici. Tutti pensano che l'infinita guerra caucasica sia un incompensbile groviglio religioso, ma è in tutto e per tutto un conflitto tra soggetti dominanti, che sta nell'ambito del diritto penale. I fanatici si possono solo sconfiggere, ma un pragmatico c'è la possibilità di convincerlo. Cosa che il presidente inguscio ha anche cercato di fare per tutto lo scorso anno (perfino dopo che l'hanno fatto saltare in aria).

Per l'elettorato inguscio (come in generale anche per tutta la Russia) tutti i partiti che si presentano alle elezioni sono della stessa pasta [2]. Con lo stesso successo l'Inguscezia avrebbe potuto votare per i partiti delle canottiere azzurre, verdi o rosse – non ci sarebbe stata alcuna differenza. In queste elezioni in Inguscezia non si sono combattuti i sostenitori di diversi partiti con piattaforme politiche incompatibili. Per la vittoria si sono battuti i membri di diversi tejp [3] interessati a rafforzarsi appoggiandosi perfino a un'insignificante autorità municipale. Al presidente, bisogna supporre, dava l'angoscia il fatto che andassero al potere persone dietro le quali si sente l'appoggio dei cecchini che si nascondono nei boschi. Come ha mostrato l'esperienza russa, quando in una piccola repubblica si raccolgono alcuni piccoli eserciti privati, questo promette grandi problemi.

Il presidente della Repubblica Cecena in qualche modo ha rimproverato pubblicamente il proprio collega inguscio: dice, Evkurov è troppo molle, non c'è da esser teneri con i militanti. Evkurov ha risposto come dicendo che non voleva fare questa conversazione davanti alla gente e che poi avrebbe detto tutto a Ramzan personalmente. Evkurov progetta la propria politica di modo che, qualunque cosa succeda, la repubblica sia preservata da uno scenario ceceno.

Nella scorsa estate, quando una macchina imbottita di esplosivo è entrata nel corteo presidenziale, il facente funzione di presidente è diventato automaticamente Rašid Gajsanov: al momento dell'attentato era il primo ministro della repubblica. Un economista intelligente con le mani curate, che forse non avevano mai tenuto un'arma – beh, cosa poteva dire a Kadyrov, che con la sua operazione antiterroristica era entrato nella stessa Nazran' [4]? Ed ecco che la scorsa settimana il presidente Evkurov ha sciolto il proprio governo, in molti aspetti ancora ereditato da Zjazikov. Facente funzione di premier è stato nominato Aleksej Vorob'ëv, generale dei servizi segreti giunto in Inguscezia insieme a Evkurov. Prima di questa nomina è stato consigliere del presidente e in seguito presidente del Consiglio di sicurezza dell'Inguscezia. Proprio nella sua istituzione si trovano le risposte per contrastare le organizzazioni clandestine. Adesso ha anche poteri colossali.

Il nuovo governo, probabilmente, sarà nominato prima della fine della settimana. Pochi dubitano che Vorob'ëv resti sulla poltrona del premier. Ed è chiaro a tutti che i wahhabiti [5] e le organizzazioni clandestine adesso non sono un problema personale dell'Inguscezia: il problema sarà risolto secondo le regole russe. Evkurov non sarà un altro Kadyrov.

P.S. E comunque bisogna ammettere che anche in Inguscezia cominciano a giungere echi della politica reale russa. Su 45 cirocscrizioni elettorali, a Jabloko [6] è stato permesso di accedere solo a tre, ricevendo in totale lo 0,8% dei voti della popolazione.

E per il resto – tutto va come al solito in Inguscezia. L'affluenza è stata dell'85%, “Russia Unita” [7] ha preso la propria maggioranza assoluta. I “dissenzianti” locali hanno dichiarato che nelle liste elettorali qualcuno ha già firmato per loro insieme alle famiglie.

Ol'ga Bobrova


14.10.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/114/16.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio di Sicurezza Federale), il principale servizio segreto russo.

[2] Letteralmente “unti con lo stesso olio santo”.

[3] Clan caucasici.

[4] Ex capitale e tuttora maggiore città dell'Inguscezia.

[5] Da intendersi non come seguaci delle idee fondamentaliste di al-Wahhab, ma come estremisti islamici in generale.

[6] Letteralmente “Mela”. Partito di orientamento liberale, il cui nome deriva dalle iniziali dei fondatori Javlinskij, Boldyrev e Lukin.

[7] Il “partito del potere”, che porta avanti la politica di Putin.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/10/come-linguscezia-cerca-di-non-diventare.html

15 ottobre 2009

A proposito di Putin (XII)

Chi è il terzo proprietario della Gunvor?



L'impero di Gennadij Timčenko: amici e conoscenti del primo ministro si concentrano particolarmente su petrolio e gas. Ma non dimenticano la cultura


Continuiamo a indagare sugli affari degli amici di Vladimir Putin. Uno dei suoi conoscenti, il trader petrolifero Gennadij Timčenko, è comproprietario del gruppo Gunvor, attraverso il quale viene esportato un terzo del petrolio e dei prodotti petroliferi russi. Un altro proprietario del gruppo è lo svedese Torbjörn Tornqvist [1]. Il nome del terzo proprietario non viene reso noto.

Approfondendo la storia dei legami tra le compagnie che in un modo o in un altro si sono incrociate con le ditte di Gennadij Timčenko, abbiamo trovato l'importante imprenditore di Piter [2] Pëtr Kolbin. Questi è proprietario della Surgutèks [3], trader della Surgutneftegaz [4], una delle maggiori compagnie petrolifere russe. Kolbin controllava anche due ditte moscovite, che erano fornitrici della Gazprom. Direttore di queste ditte era un partner d'affari di Viktor Chmarin – un altro conoscente di lunga data di Vladimir Putin.

La densità di amici e conoscenti del premier russo per metro quadrato cresce sempre.

I rappresentanti della Gunvor non rispondono alla domanda, se Pëtr Kolbin sia comproprietario del gruppo. Anche lo stesso Kolbin mantiene il silenzio. Dopo che la «Новая» si è rivolta di nuovo a Gennadij Timčenko per avere un commento, interessandosi fra l'altro del fatto se Pëtr Kolbin fosse un suo compagno, abbiamo ricevuto una lettera degli avvocati della Gunvor, di Timčenko e di Törnkvist.

Secondo gli avvocati avremmo violato i diritti dei loro assistiti, in particolare per quanto riguarda il fatto che le informazioni su di loro non contenessero notizie su segreti commerciali o di altro tipo tutelati dalla legge o sulla loro vita privata. Gli avvocati si riservano la possibilità di rivolgersi agli “organi giudiziari e amministrativi dello stato”. La lettera è stata firmata da Christofor Ivanjan, ex partner dello studio legale di Nikolaj Egorov – ennesimo conoscente di lunga data di Putin.

L'assicurazione per i trader

In un articolo precedente ("Novaja gazeta", n. 92) abbiamo cercato di far chiarezza nella struttura del gruppo Gunvor e anche di mostrare gli affari non legati ad essa di Gennadij Timčenko e di sua moglie Elena. Una compagnia registrata in Lussemburgo (la Maples), in cui Elena Timčenko figurava come direttrice e Gennadij Timčenko non solo come direttore, ma anche come comproprietario, controlla (al 72,78%) la ditta di Piter “Transojl SNG” [5]. Questa ditta è nota per il fatto che possiede il 9,577% della nota banca Rossija [6], che è ritenuta la fortezza degli amici del premier russo.

La “Transojl SNG” è legata al trader petrolifero Surgutèks, che al 49% appartiene a Pëtr Kolbin e al 51% a un'impresa offshore cipriota (la “Infotarget Consultants Limited”). Chi stia dietro questa impresa offshore non viene detto. Ma la stampa finanziaria russa (“Vedomosti” [7]) ha fatto notare: sul mercato ritengono che la Surgutèks sia legata a Gennadij Timčenko.

La “Novaja gazeta” ha chiarito che, secondo i dati del Registro statale unico delle persone giuridiche (EGRJUL [8]), il direttore generale della Surgutèks Vladimir Isaev e il suo vice Andrej Spiridonov erano i fondatori della “Transojl SNG” insieme alla ditta lussemburghese Maples, come direttori della quale figuravano i coniugi Timčenko. Il direttore generale della “Transojl SNG” Sergej Filippenkov è consigliere del direttore generale della Surgutèks.

Alla Surgutèks non commentano questi legami e non rispondono alle domande, se la loro compagnia e la “Transojl SNG” siano strutture sotto il controllo di Gennadij Timčenko e se si possa chiamare Pëtr Kolbin suo partner d'affari.

Fra l'altro i manager-fondatori non si limitano ai legami. Nel 2006 la Gazprombank [9] ha venduto alla Surgutèks la compagnia assicurativa moscovita Regiongarant [10]. La sua filiale Nord-Occidentale è la compagnia assicurativa “Al'ma”, nota a San Pietroburgo. Questo è stato comunicato alla “Novaja gazeta” da Julija Surikova, segretaria del direttore generale della “Al'ma”. Questa ha fatto notare che ora è in corso una riorganizzazione. Secondo Surikova, Gennadij Timčenko, uno degli azionisti della “Al'ma”, sarà anche azionista della compagnia unita, ma la sua quota non viene resa nota. Alla Regiongarant non hanno commentato la situazione. Gennadij Timčenko non ha risposto alle domande della “Novaja gazeta”.

Secondo la banca dati sulle imprese Skrin, la “Al'ma” apparteneva (al 10,79%) alla ditta Uspech [11]. Come fondatore della Uspech, secondo i dati dell'ERGJUL, figura Timčenko e come direttore Filippenkov, che è a capo della “Transojl SNG” ed è consigliere della Surgutèks. Nel sito della “Al'ma” come suoi clienti sono indicati la Surgutneftegaz, la Surgutèks, la Gunvor International, la Penoplèks (produttrici di materiali isolanti, tra i fondatori della quale c'è Timčenko) e la compagnia IPP (International Petroleum Products). Dal 1994 al 2001 Timčenko è stato direttore esecutivo della IPP-Finlandia e della IPP-Svezia.

Il partner strategico della Regiongarant è la Gazprombank. Altri clienti e partner, com'è detto nel sito delle assicurazioni, operano nel campo della ristrutturazione di strade e ponti. Non è escluso che la nuova corporazione statale “Rossijskie avtomobil'nye dorogi” [12], la legge per la creazione della quale è stata siglata a luglio, porti abbondantemente acqua a questo campo. E' stato pianificato che il finanziamento statale della “Avtodor” [13] vada dai 50 ai 100 miliardi di rubli [14].

La finanziaria di Gennadij Timčenko Volga Resources ben poco tempo fa ha acquisito il pacchetto di maggioranza della compagnia assicurativa SOVAG (Germania) dalla Ingosstrach [15]. Cioè il conoscente del premier russo diventa un assicuratore ancora più importante.

Dossier della “Novaja gazeta”. Affari di famiglia
Il direttore della compagnia assicurativa Al'ma Svetlana Janova è la moglie del presidente del consiglio di amministrazione della SOGAZ (Strachovoe obščestvo gazovoj promyšlennosti [16]) Vadim Janov, che è stato a capo della “Al'ma” fino al 2006. La SOGAZ è uno dei maggiori gruppi assicurativi russi, in precedenza apparteneva alla Gazprom, ma nel 2004-2005 si è slegata da questa compagnia sotto il controllo dello stato ed è passata alle strutture della banca Rossija degli amici di Vladimir Putin. Neanche questo si è fatto senza parenti. Nel 2008 il 12% della SOGAZ apparteneva alla ditta Akcept di Michail Šelomov – figlio di una cugina di Putin. Nel 2007 vice-presidente del consiglio di amministrazione della SOGAZ è diventato Michail Putin – figlio di un cugino del premier. Alla SOGAZ non commentano i legami di parentela. Alla Al'ma dicono di non avere una posizione vincente sul mercato per via di questi legami.

Il tiratore professionista

Del comproprietario della Surgutèks, l'uomo d'affari di Piter Pëtr Kolbin si sa poco. A febbraio di quest'anno al club di tiro “Baltijskij” [17], che è a San Pietroburgo, ci sono state competizioni di tiro con la pistola, per i partecipanti era indispensabile avere come minimo 36 cartucce più 24 “per il duello”. Anche una persona di nome Pëtr Kolbin voleva sparare. Ha partecipato con il numero 73. La competizione ha attratto molti dilettanti. Ma davanti al cognome Kolbin stava orgogliosamente la categoria “professionista”.

Di Kolbin hanno sentito parlare anche a Mosca. Non molto tempo fa ha mostrato interesse per degli immobili d'elite nel centro della capitale. Pëtr Kolbin figura come co-fondatore della compagnia di proprietari di abitazioni “Arbat, 18-1”, che è comparsa nel maggio 2008. A questo indirizzo è posta un condominio d'elite di sette piani con vista sullo Staryj Arbat [18]. Nel condominio ci sono in tutto dieci appartamenti con una superficie fino a 308 metri quadrati. Il costo al metro quadro, secondo i dati delle agenzie immobiliari, ha raggiunto i 35000 dollari. “Ricco ingresso, quantità di piani modificabile, allestimento libero, balconi e finestre francesi” e anche filtri dell'acqua e sorveglianza 24 ore su 24 – così descrivevano la dignità di questa casa gli intermediari.

L'amore per gli immobili d'elite moscoviti, evidentemente, si unisce alla modestia. Pëtr Kolbin, con cui più di una volta abbiamo cercato di comunicare attraverso la Surgutèks, non ha fretta di parlare di se e dei propri affari. Tuttavia abbiamo trovato il suo nome non solo nel registro russo delle imprese, ma anche nel registro commerciale svizzero.

Kolbin figurava nel consiglio di amministrazione della sede ginevrina della IPP. Verso il 2004 ha sostituito in questo consiglio Andrej Katkov [19], Evgenij Malov [20] e Gennadij Timčenko. Ricordiamo che Timčenko fu direttore esecutivo della IPP-Finlandia e della IPP-Svezia dal 1994 al 2001. Nella sede svizzera della IPP ci hanno comunicato che Kolbin non si fa vedere là.

Dossier della “Novaja gazeta”. Cos'è la IPP?
L
a IPP è un gruppo di compagnie di trader petroliferi con una lunga storia. La IPP finlandese (in precedenza “Urals Finland”) era una filiale della joint venture Urals, che trattava i prodotti della raffineria di Kiriši (la fabbrica si trova nella regione di Leningrado [21], dal 1993 fa parte della holding Surgutneftegaz). Co-fondatori delle strutture della Urals erano gli ex agenti segreti Andrej Pannikov e Vjačeslav Rovnejko – uno dei primi trader petroliferi russi. Verso il 1995 la IPP-Finlandia passò sotto il controllo della KiNEx [22], che, a sua volta, prese a trattare i prodotti della fabbrica di Kiriši sul mercato estero. La KiNEx era controllata in particolare da Malov, Katkov e Timčenko.

La struttura della IPP ci rammenta lontanamente la struttura della Gunvor. L'impresa offshore cipriota IPP Oil Products è proprietaria al 100% delle imprese olandesi International Petroleum Products (IPP) Holding e International Petroleum Products (IPP). La ditta offshore IPP-International Petroleum Products Ltd alle Isole Vergini Britanniche ha una sede a Ginevra (...).

La Gunvor e la IPP

Tra la IPP e la Gunvor c'è qualcosa in comune. La “Novaja gazeta” ha chiarito che il direttore esecutivo della Gunvor in Olanda Dirk Jonker è il direttore generale di due ditte: la International Petroleum Products (IPP) Holding и International Petroleum Products (IPP) ad Amsterdam.

Come amministratore della sede ginevrina della IPP lavora l'avvocato svedese Sven Anders Olsson – questi è anche amministratore dell'ufficio ginevrino della Gunvor. Questo avvocato figurava anche come direttore della compagnia svedese Meerwind, che ha creato l'ufficio moscovita della Gunvor (per i dettagli – “Novaja gazeta”, n. 92).

Olsson era presente anche nella finanziaria lussemburghese Volga Resources, il principale beneficiario della quale è Gennadij Timčenko. Nel dicembre 2007 Sven Olsson ha sostituito Timčenko nel ruolo di amministratore della finanziaria, come ha comunicato la raccolta ufficiale delle società e delle associazioni del Granducato di Lussemburgo. Il fondo di investimento Volga Resources ha importanti interessi in Russia. Questo possiede la NOVATÈK, la seconda compagnia per dimensioni nel settore del gas (ha portato la sua quota al 18,2%, la Gazprom controlla il 19,39%) e anche la commissionaria della Gazprom Strojtransgaz [23] (79,6%).

Il direttore della filiale ginevrina della IPP Harri Mikkola ha comunicato alla “Novaja gazeta” che la IPP si occupa di commercio, principalmente di prodotti petroliferi russi. Alle domande su Kolbin e Timčenko il sig. Mikkola ha risposto di non poter esprimere giudizi sulle persone e ci ha indirizzati al “direttore della IPP Sven Olsson. Ma questi si è decisamente rifiutato di fare commenti. Fra l'altro, ancora in agosto, quando abbiamo contattato Olsson per la prima volta, questi ha ammesso di avere contatti con Timčenko. E questo è tutto ciò che ci è riuscito ottenere da questo avvocato svedese.

Il registro commerciale finlandese mostra che Sven Olsson è anche presidente del consiglio di amministrazione della International Petroleum Products in Finlandia. Timčenko, ricordiamo, fu direttore esecutivo della IPP-Finlandia fino al 2001. La compagnia finlandese possedeva il 55% della Kirišiavtoservis [24], che dal 2004 è controllata dalla Surgutneftegaz. La Kirišiavtoservis ha una rete di 57 stazioni di servizio a San Pietroburgo e nella regione.

Né alla Gunvor, né alla IPP rispondono alla domanda, se la IPP resti sotto il controllo di Gennadij Timčenko. Se non è così, perché due compagnie che si occupano di commercio di petrolio e prodotti petroliferi russi hanno come amministratori gli stessi avvocati?

Un altro dettaglio notevole consiste nel fatto che dal 2006 al 2008, secondo il registro svizzero, la sede ginevrina della IPP è stata registrata all'indirizzo: lungolago Gustave Ador, 50. Allo stesso indirizzo figura la fondazione socio-culturale Neva [25] (Fondation Neva), presidente della quale figurava la moglie di Timčenko, Elena. Una casa con questo indirizzo è posta comodamente sulla riva del lago di Ginevra letteralmente nel parco della dimora di Gennadij Timčenko, che si è insediato nel ricco sobborgo di Cologny.

Gli amci della Gazprom

La “Novaja gazeta” ha scoperto che le compagnie di Pëtr Kolbin fornivano attrezzature alla Gazprom e le erano molto vicine. Secondo i dati dell'ERGJUL, Kolbin è il fondatore unico della ditta “Raznoèksport” [26] di Piter, che possiede il 25% della JamalInvest [27] di Mosca, mentre il 75% di questa compagnia fino a non molto tempo fa apparteneva a una “figlia” della Gazprom – la Gazkomplektimpèks [28]. La Raznoèksport ha vinto più di una volta i concorsi della Gazprom per la fornitura di attrezzature per l'industria del gas e la trivellazione e di materiale tecnico speciale. Nel primo trimestr del 2008 la società Centrènergogaz [29], figlia della Gazprom, nel proprio rendiconto ha fatto il nome della Raznoèksport come uno dei principali fornitori. La ditta ha fornito attrezzature anche alla Gazkomplektimpèks, alla Severgazprom [30] e alla Surgutgazprom [31].

Rispondendo alla nostra domanda sul perché un gigante del gas avesse bisogno della Raznoèksport e della JamalInvest, nell'ufficio stampa della Gazprom ci hanno comunicato che la “Gazprom komplektacija” [32] (ex Gazkomplektimpèks) non possiede più quote della JamalInvest, in quanto nel 2008 le ha vendute alla stessa JamalInvest. Ci hanno anche informati che dal 2008 la Raznoèksport prende più parte ai concorsi indetti dalla “Gazprom komplektacija” per la fornitura di attrezzature e servizi. E che in precedenza negli anni 2006-2007 la Raznoèksport aveva partecipato ai concorsi “alle stesse condizioni degli altri fornitori”.

Contattare la Raznoèksport e la JamalInvest non ci è riuscito. I telefoni indicati nella registrazione tacciono. Ma uno studio dettagliato di queste ditte ci ha portato di nuovo ad amici e conoscenti di Vladimir Putin, che, pare, è una persona di rara socievolezza.

La “Nevskij zavod”

Secondo la banca dati Skrin, il direttore generale della JamalInvest è Vjačeslav Kuprijanov di Piter. Dal 2001 al 2003 questi è stato a capo della Raznoèksport. Kuprijanov è stato co-fondatore della ditta moscovita “Chmarin i partnëry[33] insieme al giurista di Piter Viktor Chmarin – vecchio conoscente del premier russo. Dal 23 giugno 2006, e perlomeno nel primo trimestre del 2007, Kuprijanov è stato presidente del consiglio direttivo della “Nevskij zavod” [34] (il figlio di Viktor Chmarin in questo periodo faceva parte del consiglio direttivo). La fabbrica produce turbine, tra i suoi clienti ci sono la Gazprom, la Severstal' [35], la Nornikel' [36], la Sibur [37] e anche imprese di altri dodici paesi. Nel 2007 la “Nevskij zavod” è entrata a far parte della Rosèlektropromcholding [38] (RÈP holding).

Fino a quando alla fabbrica non hanno rivolto le loro attenzioni gli amici di Putin, la controllavano, in particolare, le strutture di Savo Kujundžić – favorito della Gazprom dei tempi di Rèm Vjachirev [39].

Nel 2006 il direttore generale della fabbrica e presidente della RÈP Gennadij Lokotkov dichiarò (le sue parole sono state citate dal “Delovoj Peterburg” [40]) che il pacchetto di maggioranza della fabbrica appartiene a strutture vicine alla Gazprom, tra cui la JamalInvest.

Fino a non molto tempo fa la RÈP holding, di cui fanno parte alcune imprese specializzate nella costruzione di macchinari per l'ambito energetico, era posseduta dalle ditte di Piter Dèks [41] (49%) e Vekbi (18%) e anche da persone fisiche, tra cui il presidente della holding Lokotkov. Dietro la Vekbi ci sono due ditte delle Isole Vergini Britanniche. Il fondatore della Dèks è stato Igor' Dorochin e il direttore generale è stato Aleksandr Romančuk, che dal 2000 al 2004 è stato in servizio come primo ispettore della direzione del GIBDD [42] di San Pietroburgo e della sua regione e nel 2005 è stato a capo della Dèks. Romančuk fa parte del consiglio direttivo della fabbrica.

Chi stia dietro le imprese offshore non viene reso noto. Viktor Chmarin e suo figlio non hanno commentato la situazione. Alla RÈP holding non hanno risposto alle domande della “Novaja gazeta”, se gli Chmarin e le strutture di Kolbin abbiano rapporti con la fabbrica e la holding.

Una fonte vicina alla Gazprom fa notare che la “Nevskij zavod” verso il 2007 ha cambiato “controllori” e non ha niente a che fare con la JamalInvest e con Chmarin (anche un ex membro del consiglio direttivo della fabbrica dice che la fabbrica non è legata alla JamalInvest). Secondo la versione della fonte, hanno cercato di mettere Chmarin “a pari distanza” dal premier e adesso la fabbrica è sotto tutela di persone non estranee a Viktor Ivanov [43].

Fra l'altro, la “Nevskij zavod” non è stata ignorata dalle autorità e dalla Gazprom. Nel 2007 per l'introduzione di innovazioni nella fabbrica furono versati 3,5 miliardi di rubli [44] delle casse di San Pietroburgo. Nel 2008 la Gazkomplektimpèks, “figlia” della Gazprom, ha dichiarato vincitrice del concorso per la fornitura di complessi per il trasporto del gas per il gasdotto Nord Stream, in particolare, la compagnia “Baltijskie turbosistemy” [45] – impresa in joint venture con la “Nevskij zavod” e il consorzio tedesco Siemens. L'ammontare del contratto è di circa 100 milioni di euro.

Dossier della “Novaja gazeta”
Chmarin e partners
Nel 2007 il consiglio direttivo della “Nevskij zavod” ha approvato l'acquisto del 30% delle azioni della compagnia moscovita Junitek [46] dalla ditta Dèks (comproprietaria della fabbrica) di Piter per 2,35 milioni di rubli [47]. La Junitek di Mosca è stata registrata allo stesso indirizzo della ditta “Chmarin e partners”, fondatori della quale sono stati Viktor Chmarin e Vjačeslav Kuprijanov di Piter e tre abitanti di Mosca. Né Viktor Chmarin, né i rappresentanti della RÈP ci hanno spiegato l'essenza dell'accordo.

Viktor Chmarin conosce non solo Putin, ma anche altri vecchi amici del premier. Chmarin era tra i creatori della partnership non commerciale “Rossijskaja liga počëtnych konsul'skich dolžnostnych lic[48] insieme a Jurij Koval'čuk (della banca Rossija) e Sergej Fursenko (che con Putin ha fondato la cooperativa di dacie Ozero [49]). Fra i fondatori della partnership figuravano anche imprenditori in vista, per esempio Tajmuraz Bolloev (ex capo della compagnia produttrice di birra Baltika, dal 2009 presidente della corporazione statale Olimpstroj [50]). Il figlio di Jurij Koval'čuk Boris ha lavorato come direttore esecutivo della Lega.

Oltre alle forniture alle imprese della Gazprom la Raznoèksport di Pëtr Kolbin aveva interessi culturali. La ditta possedev il 10% del centro di produzione del conservatorio di Piter. Il centro, secondo i dati dello Skrin, è diretto da Al'vina Nečaeva. Dalla sua bigorafia si evince che negli anni 2002-2003 questa era consigliere per la produzione del rettore del conservatorio statale di San Pietroburgo. Dal 2002 al 2004 il rettore era Sergej Roldugin – uno dei migliori amici di Vladimir Putin.

La Raznoèksport possiede anche il 90% della compagnia Gazavia [51], che è l'unica proprietaria della “Krasnojarskoe central'noe agentstvo vozdušnych soobščenij” [52].

– La fiducia esclusiva negli amici e nei familiari è un fenomeno naturale dell'epoca dell'accumulazione primaria del capitale, – postula il direttore del centro di studi e iniziativa anticorruzione “Transparency International” in Russia Elena Panfilova. – In altri paesi è successo lo stesso un secolo fa, da noi non hanno inventato nulla di nuovo. Secondo l'esperta, l'utilizzo di legami è pure una storia tipica in questa epoca, ma non si può andare avanti a lungo così.

Materiale preparato con il supporto di SCOOP – il progetto dell'associazione danese dei giornalisti investigativi



Dossier della “Novaja gazeta”

Gennadij Timčenko oltre ad essere il proprietario della Gunvor – il terzo trader petrolifero del mondo – controlla anche altre attività. La Gunvor è comproprietaria della Rosneft'bunker [53], che sta costruendo il terminale per il trasporto di carichi petroliferi da 25 milioni di tonnellate nel porto di Ust'-Luga [54]. Insieme all'azienda del porto marittimo commerciale di Novorossijsk [55] la Gunvor sta costruendo un terminale per il trasporto del mazut [56] da 4 milioni di tonnellate. La finanziaria lussemburghese Volga Resources, il principale beneficiario della quale è Timčenko, sta portando la quota della Novatèk – la seconda compagnia russa del settore del gas – al 18,2% (il 19,39% della Novatèk è controllato dalla Gazprom) e ha portato pure la quota della Strojtransgaz (commissionaria della Gazprom) al 79,6%. La “Transojl SNG” controllata da Timčenko possiede il 9,577% della banca Rossija di Piter, il principale azionista e presidente del consiglio direttivo della quale è l'amico di Vladimir Putin Jurij Koval'čuk. Insieme a un altro amico di Putin – Arkadij Rotenberg – Timčenko ha fondato il club di judo di Piter “Javara-Neva” [57], in cui come presidente onorario figura Putin.

12.10.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/113/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Più correttamente Törnkvist.

[2] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[3] “Surgut-Esportazione”.

[4] “Surgut-Petrolio-Gas”.

[5] “Trans-Oil CSI”.

[6] “Russia”.

[7] “Notizie” (quotidiano finanziario).

[8] Dalla dicitura russa Edinyj Gosudarstvennyj Reestr JUridičeskich Lic.

[9] La finanziaria della Gazprom.

[10] “Regione-Garante”.

[11] “Successo”.

[12] “Autostrade Russe”.

[13] Nome colloquiale della corporazione di cui sopra.

[14] Da 1,15 a 2,3 miliardi di euro all'incirca.

[15] “Assicurazioni di Stato per l'Estero”, adesso compagnia assicurativa privata.

[16] “Società Assicurativa dell'Industria del Gas”.

[17] “Baltico”.

[18] “Vecchio Arbat” (via principale del centro di Mosca).

[19] Andrej L'vovič Katkov, uomo d'affari russo, in passato anche nel consiglio direttivo della banca Rossija.

[20] Evgenij Ivanovič Malov, partner d'affari di Katkov.

[21] Così si chiama tuttora la regione di cui San Pietroburgo è capoluogo.

[22] Traslitterazione semplificata di KiNÈKS (KIrišiskij Nefte-chimičeskij Èksport – “Esportazione Petrolchimica di Kiriši).

[23] “Costruzioni-Trasporto-Gas”.

[24] “Kiriši-Stazioni di Servizio”.

[25] Fiume di San Pietroburgo.

[26] “Diverso-Export”.

[27] “Jamal-Investimenti”. La penisola di Jamal si trova nella Siberia nord-occidentale.

[28] “Gas-Complementi-Import-Export”.

[29] “Centro-Energia-Gas”.

[30] “Nord-Gazprom”.

[31] “Surgut-Gazprom”.

[32] “Gazprom complementi”.

[33] “Chmarin e partners”.

[34] “Fabbrica della Neva”.

[35] “Nord-Acciaio”, colosso dell'acciaio russo.

[36] “NORil'skij NIKEL'” (Nichel di Noril'sk)

[37] “Siberia-Urali”, gruppo petrolchimico.

[38] “Russia-Elettronica-Industria-Holding”.

[39] Rèm (o Rem) Ivanovič Vjachirev, uomo d'affari, presidente della Gazprom dal 1992 al 2001.

[40] “Pietroburgo affaristica”, giornale finanziario.

[41] Diagnostika-ÈKSpertiza (Diagnostica-Analisi), società di servizi legati alle auto straniere.

[42] Gosudarstvennaja Inspekcija Bezopasnosti Dorožnogo Dviženija (Ispettorato Statale per la Sicurezza del Traffico Stradale).

[43] Viktor Petrovič Ivanov, ex consigliere di Putin, adesso capo del servizio nazionale antidroga.

[44] Oltre 79,8 milioni di euro.

[45] “Sistemi a turbina baltici”.

[46] “Unitech”, impresa del settore dell'alta tecnologia.

[47] Oltre 53600 euro.

[48] “Lega Russa dei consoli onorari”.

[49] “Lago”.

[50] “Olimpica-Costruzioni”.

[51] “Gas-Aviazione”.

[52] “Agenzia centrale delle comunicazioni aeree di Krasnojarsk”. Krasnojarsk è un'importante città della Siberia centrale.

[53] “Russia-Petrolio-Bunker”.

[54] Città sul golfo di Finlandia, nella regione di Leningrado.

[55] Porto sul Mar Nero.

[56] Prodotto petrolifero di bassa qualità (il corsivo è mio).

[57] “Yawara-Neva”. La yawara è un'assicella usata come arma.

08 ottobre 2009

A proposito di ritorni al passato (VI)

Come antisovietico [1] ad antisovietici...


21 SETTEMBRE 2009 ALEKSANDR PODRABINEK


Mi dispiace molto che i proprietari della tavola calda “antisovietica” [2] abbiano ceduto alla pressione del capo dell'amministrazione del quartiere Štukaturov e del prefetto Mitvol' e abbiano smontato l'insegna. Dispiace perché le richieste dei funzionari erano illegali. Perché tutto questo è un attentato alla libertà d'impresa, in particolare un ricatto fatto per mezzo dei pompieri e della SÈS [3]. Perché le denunce dei sono rozzezze, bassezze e stupidaggini. E ancora perché, il nome “Antisovietica” deve reggere il colpo senza piegarsi.

I proprietari del locale non vanno biasimati, si possono capire [4] – hanno voglia di mantenere l'attività. Con i capi moscoviti, istupuditi dalle esaltazioni di Stalin, non c'è da parlare. Ma avrei voglia di rivolgermi ai veterani che hanno scritto la denuncia.

Vi sembra soltanto di aver privatizzato il patriottismo, l'amore per la Russia e la preoccupazione per il suo futuro. Vi sembra soltanto che il vostro riposo sia meritato e onorevole. Vi sembra soltanto di godere del rispetto generale. Ve l'hanno inculcato molto tempo fa, ma il vostro tempo è finito. La vostra patria non è la Russia. La vostra patria è l'Unione Sovietica. Voi siete veterani sovietici e il vostro paese, grazie a Dio, sono già 18 anni che non c'è più.

Ma la stessa Unione Sovietica non era affatto quel paese che voi immaginavate sui manuali scolastici e nella sua stampa menzognera. L'Unione Sovietica non erano solo commissari politici, stacanovisti, truppe d'assalto del lavoro comunista e cosmonauti. L'Unione Sovietica erano anche rivolte contadine, vittime della collettivizzazione e del Holodomor [5], centinaia di migliaia di persone innocenti fucilate nei sotterranei dei cekisti [6] e milioni di persone tormentata nel GULag al suono dello schifoso inno di Michalkov [7]. L'Unione Sovietica erano i manicomi a tempo indeterminato per i dissidenti, gli omicidi dietro l'angolo e negli innumerevoli cimiteri dei lager – le tombe dei miei amici prigionieri politici, che non hanno vissuto fino alla nostra libertà.

Vi siete tanto irritati per il nome “antisovietico” perché, probabilmente, voi siete stati anche secondini in quei lager e in quelle prigioni, commissari nei reaprti anti-ritirata [8], boia nei luoghi delle esecuzioni. Siete voi, veterani sovietici, che avete difeso il potere sovietico e poi siete stati coccolati da questo e adesso avete paura della verità e mirate al vostro passato sovietico.

Vladimir Dolgich, presidente del Consiglio dei veterani moscovita, che in realtà ha fatto questa richiesta, in guerra fu commissario politico e poi fece carriera nel partito, divenendo alla fine segretario del CC del PCUS. Quelli della vecchia generazione devono ricordare questo cognome. Veterano del totalitarismo! E' ai tempi del suo potere che si imprigionava per attività antisovietica; non c'è da stupirsi che abbia reagito così male all'insegna del locale. Lei, Vladimir Ivanovič, è di quella banda di criminali comunisti che hanno tentato di uccidere il nostro paese e poi hanno saputo evitare felicemente processi e condanne. Adesso lei riemerge di nuovo per giustificare il suo passato. Il passato sovietico – sanguinoso, menzognero e vergognoso.

E io, dal passato antisovietico del nostro paese, ecco cosa vi dico. In Unione Sovietica a parte voi ci sono stati altri veterani, di cui non vorreste sapere e sentire nulla – i veterani della lotta contro il potere sovietico. Contro il vostro potere. Questi, come alcuni di voi, hanno lottato contro il nazismo e poi hanno combattuto contro i comunisti nei boschi della Lituania e dell'Ucraina occidentale, sui monti della Cecenia e tra le sabbie dell'Asia centrale. Questi guidarono le rivolte del lager di Kengir [9] nel 1954 e andarono alla manifestazione di Novočerkassk del 1962, repressa a colpi d'arma da fuoco. Sono quasi tutti morti, la loro memoria non è conservata quasi da nessuno, non gli si intitolano piazze e vie. Alcuni di loro, rimasti in vita, non ricevono sussidi e pensioni personali dallo stato, vivono in povertà e sconosciuti. Ma non voi, protettori e adoratori del potere sovietico, eppure proprio questi sono i veri eroi del nostro paese.

La nostra sonnolenta societò ancora non ha preso coscienza di tutto questo. Ancora non è affatto in grado di valutare il significato della resistenza anticomunista, né di onorare la memoria dei caduti nella lotta contro il potere sovietico. La nostra società è ancora del tutto sotto l'ipnosi della propaganda sovietica o, nel migliore dei casi, guarda con indifferenza al proprio passato, non capendo il suo significato per il proprio futuro.

Ma non c'entrano qui i veterani sovietici – i falchi di Stalin e i leccapiatti di Brežnev, i soffocatori della libertà del partito di Vladimir Dolgich. Persone che sembrerebbero normali vivono obbedientemente e senza disgusto in un mondo di simboli e nomi sovietici. Leggono la “Komsomol'skaja pravda” [10], lavorano al “Moskovskij komsomolec” [11], recitano al teatro “Leninskij Komsomol” [12], vivono nel viale Lenin e non chiedono neanche di cambiargli nome. Che differenza fa, dicono, come si chiama. Effettivamente, vivere nella pulizia o nella sporcizia – che differenza fa?! E si sono ravvivati solo quando i veterani si sono sentiti offesi a nome del potere sovietico. Ah, come si fa a far convivere queste cose: che ci sia la democrazia e che i veterani non si offendano, perché bisogna rispettarli.

Eppure merita rispettare chi ha lottato contro il nazismo. Ma non i difensori del potere sovietico. Bisogna rispettare la memoria di chi si è opposto al comunismo in URSS. Questi hanno difeso la libertà in un paese non libero. La loro memoria conta qualcosa in una Russia che si proclama democratica?

E' l'ora di far cessare le lamentele ipocrite sui sentimenti dei veterani che sono offesi dagli attacchi al potere sovietico. Il male dev'essere punito. I suoi servitori – pure. Il disprezzo dei posteri è il meno che si meritino i costruttori e i difensori del regime sovietico.



Ežednevnyj Žurnal” [13], http://www.ej.ru/?a=note&id=9467 (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] La parola Antisovetčik potrebbe significare anche “anticonsigliere”, in quanto sovet significa “consiglio”. Impossibile rendere il gioco di parole.

[2] Pare che così fosse chiamata ironicamente una tavola calda moscovita che si trovava davanti all'albergo “Sovetskaja” (“Sovietica” – il termine russo per “albergo” è femminile). Gli ultimi proprietari ne avevano ufficializzato il nome...

[3] Sanitarno-Èpidemiologičeskaja Stancija (Stazione Sanitario-Epidemiologica), in pratica l'unità sanitaria locale.

[4] Anche il gioco di parole tra penjat' , “biasimare” e ponjat', “capire” è impossibile da rendere...

[5] “Morte per fame” (la carestia provocata da Stalin in Ucraina, che fece milioni di vittime).

[6] Gli agenti della ČK (Črezvyčajnaja Komissija po bor'be s kontrrevoljucej I sabotažem – Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio) – pronunciata če-ka – la prima polizia politica sovietica.

[7] Sergej Vladimirovič Michalkov, scrittore sovietico, padre dei registi Nikita Sergeevič Michalkov e Andrej Končalovskij (vero nome: Andrej Sergeevič Michalkov) e autore del testo della prima versione dell'inno sovietico, che inneggiava anche a Stalin.

[8] Reparti che sparavano su chi si ritirava.

[9] Lager del Kazakistan centrale.

[10] “La Verità del Komsomol”. Komsomol sta per KOMmunističeskij SOjuz MOLodëži (Unione della Gioventù Comunista). La “Komsomol'skaja pravda” era l'organo di questa organizzazione, ma adesso è un giornale popolare.

[11] “Il membro del Komsomol di Mosca”. Un tempo organo del Komsomol moscovita, adesso giornale popolare di basso livello.

[12] “Komsomol Leninista”.

[13] “Rivista Quotidiana”, giornale indipendente.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/10/come-aleksandr-podrabinek-ridivento-un.html

06 ottobre 2009

A proposito di ritorni al passato (V)

Antisovietico



Sotto la copertura dell'indubbio valore della Vittoria [1] e delle persone che l'hanno ottenuta, ci ricordano di nuovo chi è un eroe e chi è polvere di lager


Non penso che Aleksandr Podrabinek [2] abbia bisogno di essere difeso. Sa reggere il colpo. E da chi in realtà andrebbe difeso? Paragonare le nefandezze dell'attuale regime, il meschino teppismo degli attuali gopniki [3] con la realtà del periodo sovietico significa offendere la memoria delle vittime delle repressioni staliniane e delle persecuzioni brežneviane. Significa offendere lo stesso Podrabinek. Negli anni '70 lanciava la sfida all'organizzazione sociale, al sistema. Ora si contrappone, in generale, a una teppa, che gode del fatto che lo stato non abbia condannato ufficialmente i crimini del regime comunista. E che gode anche di quella libertà per cui Podrabinek lottò a suo tempo e rispose con la vita, con il sangue, con l'incolumità di persone a lui vicine.

Questi giovani, che recitano la parte di ombre risorgenti di un passato maledetto, non conoscono la storia del proprio paese, ma devono essere al corrente di cosa sono i “troll”. E' la loro terminologia. Questi non possono non capire, che ora fanno del “trolling” nel mondo reale. Il loro scopo è provocare i nemici alla risposta, suscitare una reazione e più questa è vivace, meglio è per loro. Perciò in Internet si dice anche: “Non date da mangiare ai troll”. In effetti è vano disturbare un'azione di disturbo altrui.

Gli adolescenti maleducati non sono un problema. E la loro comparsa in questa storia è solo una conseguenza. Ma l'essenza del conflitto riguarda i nostri vecchi, i veterani di guerra.

Questa Vittoria è qualcosa di sacrale. E la società non è pronta al chiarimento e all'analisi dei santi miti. Ma. Quale che sia l'atteggiamento di ciascuno di noi verso il testo scritto da Podrabinek, questi, in primo luogo, aveva il diritto di esprimersi e in secondo luogo, con tutto il rispetto per i meriti militari del compagno Dolgich [4], in verità non spetta già più a lui indicare come si deve vivere oggi. Tanto più in compagnia dei fratelli Jakemenko [5], che si sono aggregati.

E quali che siano i motivi per cui un candidato a membro del Politbjuro del CC del PCUS abbia consigliato di fare i conti con una tavola calda, in questo caso è stato chiaramente espresso o formulato l'ordine del potere attuale ed è evidente che questa tecnologia che hanno messo in atto è antica e sperimentata. A quali contese non hanno avuto ritegno di prender parte le organizzazioni dei veterani, parlando sia a proprio nome, sia a nome dei caduti, per dare insegnamenti e marchiare; “gli addetti alla logistica politica dell'esercito di Brežnev” li chiamava il combattente di trincea Astaf'ev [6], passato per la battaglia dello Dnepr, tre volte ferito e contuso. A lui, invalido di guerra, i capi-commissari insegnarono l'amore per la Patria fino alla morte. (Non confronto persone, dimensioni, motivi. Si tratta della somiglianza di metodi e modi di agire.)

Astaf'ev fu perseguitato con la stessa tecnologia: aizzarono i veterani e questi minacciarono di cavargli l'ultimo occhio – per via della guerra gli era rimasto in funzione solo un “guardatoio” [7], come si esprimeva. Gli scrissero lettere, secondo le usanze, a nome di tutto il popolo: “Un palo di pioppo tremulo, che ti esca dalla bocca”. Ho visto queste lettere. Astaf'ev raccontava che proprio lo stesso passava Vasil' Bykov [8], erano amici. Anche a lui scrivevano i veterani.

La persecuzione di Astaf'ev era condotta dalla “Krasnojarskaja gazeta” [9], edita dal troglodita nazionalista e comunista Oleg Paščenko, adesso deputato dell'Assemblea legislativa del territorio. Questi si ritiene anche uno scrittore – in realtà, proprio Astaf'ev ha portato alla letteratura questo attivista. Dopo la morte del vecchio, Paščenko ha cominciato, lustrandosi, a rilasciare interviste dicendo di essere stato amico di Astaf'ev. La “Krasnojarskaja gazeta” è tenera con Dolgich (questi è stato primo segretario del comitato territoriale del PCUS di Krasnojarsk) e con gli altri leader sovietici del territorio. I veterani, evidentemente, sono comunque diversi. Come tutti gli altri.

Neanche dopo la morte hanno lasciato Astaf'ev in pace, lo deridono ancora. L'anno scorso lo scrittore e veterano di guerra di Krasnojarsk Anatolij Čmychalo, vicino alla corte locale (è amico del sindaco di Krasnojarsk, la figlia è vice-governatore), premiato con ogni possibile titolo (cittadino onorario di Krasnojarsk, operatore culturale emerito della RSFSR, decorato con vari ordini), ha concesso un'intervista all'inserto regionale di “Argumenty i fakty” [10], destinato al 9 Maggio [11] e, evidentemente, al giorno natale di Astaf'ev (1 maggio). Čmychalo ha negato che Astaf'ev abbia combattuto: dice, non ha neanche visto la guerra, non è stato al fronte, solo a 500 chilometri da esso, dove non volavano neanche gli aerei, e lo facevo soffrire quando raccoglievo trofei sul campo. E sulla guerra Astaf'ev, di conseguenza, ha scritto merda, cose per sentito dire.

Nel luglio scorso è morto l'editore di Astaf'ev – Gennadij Sapronov di Irkutsk [12]. E un mese prima a Čeljabinsk [13] durante una riunione organizzata da “Russia Unita” [14] Aleksandr Degtjar' [15], vice-presidente dell'organizzazione regionale dei veterani di guerra, del lavoro, delle Forze Armate e delle forze dell'ordine, ha proposto di fucilare Sapronov per il libro di lettere di Astaf'ev da lui edito. Degtjar' (che non ha partecipato alla Grande Guerra Patriottica [16]) ha raggiunto il punto di ebollizione sulla frase di Astaf'ev: “Non Lei, non io e non l'esercito hanno vinto il fascismo, ma il nostro popolo che ha sofferto molto. E' nel suo sangue che è affogato il fascismo, il nemico è stato coperto di cadaveri gettati”. Degtjar' ha richiesto una punizione severa, “fino alla fucilazione” anche per i giornalisti della “Novaja gazeta” che hanno presentato questo libro al pubblico.

Parlare del fatto che i veterani vengono usati, secondo me, non è molto intelligente. Non sono bambini. Ma forse dietro il loro nome si nasconde la nomenklatura dei veterani. Nel proprio blog il comproprietario della tavola calda “Antisovietica” scrive che nel Consiglio dei veterani moscovita nessuno sapeva delle rimostranze verso la loro azienda, è, dicono, “un'iniziativa privata di una ex autorità”. “Il movimento dei veterani comunque è un'unione a livello di età, ma non di azioni”, – conclude l'uomo d'affari.

A Krasnojarsk con la stessa tecnologia il KPRF [17] ha portato avanti l'idea di erigere un monumento a Stalin. A nome dei veterani di guerra e del lavoro. Chi gli ha chiesto qualcosa? E chi ha chiesto qualcosa a quelli che hanno subito le repressioni e sono ancora vivi (nel territorio ce ne sono più di 20000)?

Dispiace per i vecchi. La tavola calda, la stazione del metrò “Kurskaja” [18], ecc., ecc. La volontà dei veterani è sacra, ma che si vuol fare con queste troppo vive vittime dello stalinismo, fregarsene [19]? Secondo le stime di “Memorial” [20], una famiglia su tre in Siberia è formata da eredi di persone che hanno subito le repressioni. Non so quale sia la percentuale a Mosca. Quale concretamente sia tra i Naši [21]. A ben vedere, ai pronipoti di coloro che hanno subito le repressioni non importa già più come i loro bisnonni e bisnonne abbiano sofferto a Rešoty [22], a Karaganda [23], alle Solovki [24], nel Noril'lag [25]. Ma i nipoti sono vivi. Sono in forze e in grado di ricordare. Il potere con i suoi profondi inchini al passato sovietico e a Stalin direttamente propone a questi nipoti, a questi figli e agli stessi prigionieri del GULag ancora vivi di perdonare tutto e tutti? E tutto questo – per volere dei veterani di guerra?

Ma forse per simmetria merita togliere l'insegna anche dall'albergo “Sovetskaja”?

Tra vittime e carnefici, tra macine e grano non ci sarà consenso, non vale la pena neanche di cercarlo. Ma sotto la copertura dell'indubbio valore della Vittoria e delle persone che l'hanno ottenuta, si può, di conseguenza, ricordare continuamente che a chi è un eroe, vanno considerazione e una sorta di rispetto [26] e a chi è polvere di lager, la gramigna dei burroni, è così?

Astaf'ev era nato nello stesso anno di Dolgich, il 1924, falciato alla radice dalla guerra. E mi ha reso felice avere a che con un altro soldato nato in quell'anno, Anatolij Egorovič Tarasov. Si tratta di mio zio. Per tutta la vita, tranne i 4 anni di guerra, è vissuto vicino a Mosca, a Volokolamsk. E' morto 5 anni fa.

Scusate il ricorso all'esperienza privata e la sincerità. Ma come si può parlare altrimenti di qualcosa di sacrale? Di Dolgich ho sentito parlare molto a Krasnojarsk e a Noril'sk, ma non ci ho mai avuto personalmente a che fare. Ma Astaf'ev e zio Tolja, simili in molte cose, persone così semplici, affidabili e sante, mi hanno dato moltissimo. Guardando loro, conservati dalla divina provvidenza, mi diventava un po' più chiaro come il nostro popolo avesse avuto la meglio sull'organismo impeccabilmente funzionante della Wehrmacht, il miglior esercito di tutti i tempi e di tutti i popoli.

Una delle mie prime impressioni infantili, che mi si è impressa nella memoria per sempre: vado al bagno a vapore pubblico con zio Tolja e i suoi amici. Vedo la sua schiena e le sue gambe, solcate dalle schegge, vedo i corpi dei suoi amici, anch'essi della fanteria, che si toglievano le protesi, corpi-rottami. E' stato il primo shock della mia vita.

Della guerra non parlava. Non amava il potere sovietico, e se qualcuno rammentava Stalin e Žukov [27] imprecava bonariamente. Marija, sua moglie, la amava, gli amici li amava molto (ora il suo migliore amico ha anche la tomba accanto alla sua), le bevute le amava, il cane Snežok [28] lo amava, ma Stalin – no. E non combatté proprio per lui. Di Stalin nella grande famiglia del nonno Egor Filippovič parlava bene, pare, solo mio padre – era il figlio minore e diceva che era venuto al mondo solo grazie al fatto che poco prima della guerra avevano proibito l'aborto. Era una sorta di scherzo, un gioco: questi chiamava Stalin “padre carnale”, ma il nonno lo rincorreva seriamente per appioppargli uno schiaffo.

So con quali parole avrebbe definito la situazione della tavola calda lo zio Tolja. Di decorazioni ricevute al fronte ne aveva più di Dolgich. E dunque? Secondo Boris Jakemenko, Dolgich è un emerito veterano e chi non è con lui, cito: “Gli altri “veterani” sono quegli stessi traditori che Podrabinek indica come esempi”. Non vi sembra che per noi baleni un'altra guerra civile?

Un'opinione

Il presidente della Fondazione per la difesa della trasparenza Aleksej Simonov:

– Saša non è un vigliacco. Saša è una persona che è passata per i lager di epoca sovietica. Ha i maggiori meriti davanti al movimento per la difesa dei diritti umani. Questo è un aspetto della vicenda. Saša è una persona decisa; se ha un punto di vista, lo mantiene. Minacciare fisicamente una persona che ha espresso un punto di vista è in primo luogo un segno di mancanza di cultura, in secondo luogo un segno di debolezza: noi siamo una folla, perciò lo possiamo fare a pezzi. Questa non è solo una cosa incivile, ma anche qualcosa di punibile penalmente, dal mio punto di vista. Le forze dell'ordine devono prendere misure immediate al riguardo. Non si può minacciare fisicamente una persona per delle parole. Di casi del genere nella nostra storia ce ne sono più di 300, considerando solo quelli con esito mortale. Quando il destino di una persona è stato legato a parole da essa dette o scritte. E' un fenomeno diffusissimo.

Mentre il numero andava in stampa

Ci siamo messi in contatto con Alla Podrabinek [29], che ci ha raccontato che i Naši continuano a fare un picchetto davanti all'ingresso. Nei giorni festivi, a dire il vero, non c'erano. Venerdì hanno mostrato un permesso per restare fino al 4 ottobre, ma hanno promesso di venire lunedì e portare con loro i veterani. Ai residenti che passano di lì dicono: “Podrabinek offende i veterani e vuole togliergli le pensioni”. Venerdì presso la casa è stato effettuato un contro-picchetto – a sostegno del giornalista – da parte di rappresentanti del movimento “Solidarnost'” [30] e delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani.

Sabato un'azione in difesa di Aleksandr Podrabinek si è svolta presso l'ambasciata russa a Berlino.

Aleksej Tarasov
nostro corrispondente, Krasnojarsk

05.10.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/110/19.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] La vittoria per eccellenza, quella sulla Germania nazista.

[2] Aleksandr Pinchosovič Podrabinek, ex dissidente sovietico e oppositore del regime di Putin, è da giorni assediato nella propria casa dagli attivisti del movimento giovanile putiniano Naši (I Nostri). La sua “colpa” è di aver scritto un articolo sulla vicenda di una tavola calda moscovita a cui è stato fatto cambiare nome su istanza dei veterani della II guerra mondiale perché si definiva “antisovietica”, in cui sosteneva che, con il massimo rispetto per I combattenti contro la Germania nazista, in Russia si potessero definire eroi solo gli oppositori al regime sovietico.

[3] Teppisti caratterizzati dal particolare modo di vestirsi, dall'abuso di alcool e dall'accanimento contro i deboli.

[4] Vladimir Ivanovič Dolgich, leader dei veterani russi della II guerra mondiale.

[5] Boris Grigor'evič e Vasilij Grigor'evič Jakemenko, elementi di punta dei Naši.

[6] Viktor Petrovič Astaf'ev, scrittore russo.

[7] E' difficile tradurre il neologismo gljadelo da gljadet', “guardare”.

[8] Vasil' Vladimirovič Bykov, ex combattente e scrittore bielorusso.

[9] “Giornale di Krasnojarsk” (città della Siberia centrale).

[10] “Argomenti e fatti” (rivista russa di attualità).

[11] Giorno della Vittoria.

[12] Città della Siberia orientale.

[13] Città della Siberia occidentale.

[14] Partito che ha il solo scopo di portare avanti la politica di Putin.

[15] Degtjar' suona più o meno come “catramatore”. Nomen omen?

[16] La guerra contro la Germania nazista.


[17] Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa).

[18] “Di Kursk”. La stazione del metrò prende il nome da quella ferroviaria, da cui partono i treni per Kursk, nella Russia centrale. Nella stazione del metrò durante i lavori di restauro è riemersa una targa commemorativa di Stalin e le proteste dei veterani perché non venisse eliminata hanno avuto la meglio.

[19] Letteralmente “sputare e sfregare” (cioè non tenere in alcun conto).

[20] “Memoriale”, associazione nata per difendere la memoria delle vittime delle repressioni sovietiche, tuttora attiva sul fronte dei diritti umani.

[21] Il corsivo è mio.

[22] Località della Siberia centrale.

[23] Città del Kazakistan centro-settentrionale.

[24] Nome colloquiale delle isole Soloveckie, nel Mar Bianco.

[25] Cioè nel lager di Noril'sk, nella Siberia settentrionale.

[26] Uvažucha è un termine spregiativo (il suffisso -ucha indica ostentazione, falsità).

[27] Georgij Konstantinovič Žukov, principale condottiero dell'Armata Rossa nella II guerra mondiale.

[28] “Palla di Neve”.

[29] Moglie di Aleksandr.

[30] “Solidarietà” (movimento di opposizione che si richiama a quello polacco degli anni '80).


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/10/il-potere-sovietico-non-finira-mai.html


03 ottobre 2009

A proposito della situazione del Caucaso (XV)

Il Caucaso – una società a responsabilità limitata


Dmitrij Velikovskij, 25.09.2009 23:37

Comprendere quel che accade è ben difficile anche per chi cerca sinceramente di capire la logica dei massacri che si compiono davanti ai nostri occhi. Nel tentativo di far luce sui meccanismi e sulle forze che muovono il Caucaso contemporaneo, i corrispondenti di “RR” [1] sono andati per le tre repubbliche più “calde” – Inguscezia, Cecenia e Daghestan.

– Tutto ciò che vedete è una farsa, è apparenza. Ma voi giornalisti non credeteci, vi prego tanto!

– Cosa intende dire?

– Ciò che viviamo qui, come se ne parla in televisione. E' come cibo di cera: bella, ma lo assaggi ed è disgustoso.

La venditrice, una cecena di aspetto giovanile con cui abbiamo conversato in una via di Groznyj, voleva evidentemente farci sapere qualcosa di importante per lei.

– Da qui tutte le persone normali sono scappate già da tempo. Quelli che sono rimasti, o sono dei ritardati o non possono fuggire, come me. Qui non c'è giustizia, è sempre terribile, ti innervosisci, tremi… Le faccio un esempio: la ricostruzione di Groznyj. Molte case nuove, tutto bello pulitino. Ma che molte di esse sono vuote, lo sa? E a chi appartengono quelle che non sono vuote? E quanto bisogna pagare ai funzionari per ricevere un risarcimento per un'abitazione distrutta? Glielo dico io…

E' parso che il desiderio di esprimersi alla fine abbia vinto la paura. In attesa di smascheramenti ho acceso il registratore. E in quel preciso momento dietro la donna è comparsa una figura di aspetto per nulla notevole: pantofole consunte, pantaloni sportivi, capelli corti, aspetto cattivo. Il tizio si è posto letteralmente a un metro da noi e, rannicchiatosi, ha preso a maneggiare il telefono. La nostra interlocutrice si è irrigidita, il suo volto si è trasformato in una maschera.

– Davvero le piace la nostra città? – ha fatto risuonare in modo teatrale una voce senza intonazione.

– Fontane e edifici così belli! Anch'io amo molto passeggiarci: qui perfino alle una di notte è totalmente sicuro.

Il “pedinatore” ha posato uno sguardo oscuro su di noi. Ci siamo salutati e siamo andati via piano per una via mattutina con poca gente. Intorno brillavano vetrine lustrate fino allo splendore e zampillavano fontane. Ad ogni angolo tre uomini con armi automatiche in uniformi mimetiche stirate. Sulle case ricostruite di fresco i ritratti dei quattro presidenti: due ceceni e due russi. “Un gesto eroico lungo una vita” – diceva una scritta sotto uno di loro. E appena più in basso la targhetta: “Viale Putin, n. 13”.

Ciò che senza successo aveva cercato di spiegarci la cecena è piuttosto chiaro. Sia in Cecenia, sia in Inguscezia, sia in Daghestan ci è capitato molte volte di ascoltare questi appunti. E' il cocktail caucasico: rabbia, disperazione e paura in proporzioni più o meno uguali; odio – secondo i gusti.

Uno dei principali motivi di insoddisfazione è la corruzione totale. La tradizionale malattia russa nel Caucaso si trasforma in un'infezione sistematica e potenzialmente mortale, che colpisce assolutamente tutti gli organi di potere. In altre regioni la corruzione è più spesso simile a una strada a pedaggio: vuoi fare presto e in fretta – paga. Non hai soldi? Allora andrai avanti a lungo e dolorosamente. Nelle repubbliche caucasiche è tutto più duro: varianti gratuite spesso non ci sono. Per ogni atto impostoti dalla legge – dal 30 al 50% al funzionario. Per ogni documento gratuito – da 50 a 200 rubli. Per una promozione – una bustarella al capo. Per avere un posto di lavoro – tanto più.

– Da noi senza soldi in generale non ottieni nulla. Io in questo caso non parlo neanche di affari, va da se. In qualche maniera per principio ho cercato di ottenere gratis un passaporto valido per l'estero: così, per far le cose secondo le regole, senza tangenti, – ci ha raccontato il proprietario di uno dei parcheggi di Machačkala [3]. – Ho raccolto tutti i documenti, li ho portati, li ho consegnati. L'addetta ai passaporti mi ha guardato con aria dubbiosa: dove sono, dice, i mille [4] che ci vogliono? Io non li ho dati. Telefono dopo un mese e mezzo – il passaporto non c'è, hanno perso i miei documenti. Bene, li ho raccolti una seconda volta, li ho portati e non ho dato nulla. E che succede? Li hanno persi di nuovo. Allora mi sono infuriato, ho applicato le mie difese, sono andato dal loro capo. Questi mi dice: “Ma perché non è venuto subito da me, egregio?” E subito si sono trovati i documenti, mi hanno sistemato tutto in qualche giorno. Meno male, che in precedenza ho lavorato come addetto al personale di una persona importante, – adesso per tutto, se c'è bisogno, trovo un accordo.

Nelle repubbliche caucasiche sovvenzionate la corruzione e il peculato da difetto della verticale di potere si sono trasformati in funzione sistematica, in spina dorsale della politica e dell'economia locale. Quando il ladrocinio e la corruzione diventano norma, non c'è da stupirsi che la gente smetta di vergognarsene. Tra l'altro indipendentemente dallo status sociale e dalle dimensioni dei mezzi finanziari “neri” [5] che passano per questi canali. Così, per esempio, uno dei funzionari ceceni responsabili per il ritorno in patria dei profughi ha raccontato con orgoglio a noi, i primi giornalisti che incontrava, quante fabbriche di mobili ha a Krasnodar [6] e quanti negozi ha in Cecenia. Il fatto che agli impiegati statali sia proibito possedere imprese non lo ha affatto imbarazzato: è tutto intestato a sua moglie e a sua figlia.

A Mosca, a Piter [7] o in altre grandi regioni il non certo modesto stile di vita di questo o quel burocrate non da nell'occhio all'uomo comune: si vede che è una persona ricca, ma chi sia, come li ha guadagnati – chi lo sa, ce ne sono tanti così. Ma in piccole repubbliche povere fare vivere nel lusso senza farsi notare dalla popolazione è praticamente fuori dalla realtà. Diciamo che in Daghestan un guidatore su due, senza celare la rabbia, vi indicherà la dimora del capo della sezione locale per la sicurezza economica del ministero degli Interni. E come bonus non solo comunicherà che il figlio di questo capo va in giro con una Porsche Cayenne e la figlia con una Dodge e che egli stesso ci va con una Lexus IS 200, ma vi dirà anche i numeri di targa di queste automobili.

Per di più, a differenza di altre regioni, nel Caucaso c'è una disoccupazione mostruosa: due terzi della popolazione qui non ha un lavoro fisso e sono costretti ad allungare con lavoretti saltuari. Di conseguenza molti non solo non hanno un normale stipendio, ma neanche una qualche prospettiva di vita. In tali condizioni il divario tra i rappresentanti delle ben poco modeste elite locali e i restanti cittadini grida vendetta e crea di fatto una situazione prerivoluzionaria. L'insoddisfazione urlante si cambia a poco a poco in odio di classe.

I detentori del potere non possono non capire questo. Tuttavia non possono neanche cambiare. Perché se tu non prendi nulla, come fai allora a “sbrigliare” i capi? E senza questo non solo non fai carriera, ma perdi anche le risorse che già ci sono, – il sistema non tollera elementi estranei. Inoltre, perché cambiare, se mentono e rubano perfino i leader delle repubbliche e fra l'altro lo fanno non solo apertamente, ma anche impuniti?

Per esempio, nel 2007, al sesto Forum degli investitori a Soči [8], come hanno comunicato i mezzi di informazione di massa, Murat Zjazikov, allora presidente dell'Inguscezia, dichiarò: “Negli ultimi tre anni abbiamo fornito 3 milioni e 233 mila metri quadrati di abitazioni. Per una piccola repubblica questa è una cifra enorme”. La cifra è effettivamente enorme, è più di tutto il fondo immobili dell'Inguscezia fino a Zjazikov, praticamente un'altra repubblica. Ciò viene smentito dall'immagine dell'Inguscezia contemporanea: tra le nuove costruzioni là si notano appena delle ville di lusso. E secondo i dati del Rosstat [9], sono stati costruiti 2,3 milioni di mq di abitazioni. Agli ingusci stessi, tra l'altro, neanche questa cifra pare avere qualcosa a che fare con la realtà – non vedono né condomini, né nuovi insediamenti intorno a se.

Al presidente Putin lo stesso Zjazikov fece rapporto dicendo di aver costruito “80 stabilimenti industriali”, il che suscitò un'ondata emotiva negli abitanti dell'Inguscezia. Nella repubblica ci sono in tutto quattro città e tre decine di villaggi e nascondere oggetti su cui lavoreranno “migliaia di persone” non è un compito dei più facili. Tuttavia a Zjazikov è riuscito anche questo: non solo i semplici ingusci non hanno potuto trovare i famosi 80 stabilimenti, ma neanche i pignoli giornalisti. E quando a verificare queste informazioni è giunto in volo da Mosca il capo della Corte dei Conti Sergej Stepašin, Zjazikov ha portato quest'uomo senz'ombra di dubbio [10] in due fabbriche private: ecco, dice, le hanno costruite. E Stepašin è volato via soddisfatto. Ma già quest'anno, dopo il cambio di leadership nella repubblica, sono state svelate malversazioni nell'ordine di 1,7 miliardi di rubli [11] (quasi un quinto del budget annuale della regione). E la stessa Corte dei Conti ha fatto rapporto in modo vibrante che 1,3 miliardi [12] vanno considerati “di fatto perduti”. Di fare i conti in precedenza, evidentemente, non era in grado.

Quando tutti vedono che i corrotti non solo vivono meglio delle persone oneste, ma neanche si vergognano di far rapporto al presidente sui propri successi sugli schermi del “Primo Canale”, l'insoddisfazione di massa allarga la propria geografia riversandosi dai leader regionali a livello federale. Credere che lo zar sia buono e i boiari cattivi diventa sempre più difficili. “Possono davvero là, al Cremlino, non sapere in realtà cosa si combina da noi?” – questa domanda, già, pare, divenuta retorica, il giornalista di Mosca è costretto a sentirla di continuo. Oggi moltissimi caucasici dicono direttamente che si sentono abitanti di una misera provincia, in cui un enorme impero “ricicla” davanti ai loro occhi i soldi dello stato. Come se non bastasse, l'impero colonizzatore si mostra a loro non solo avido, ma anche spietato. La colpa è dell'inefficace e troppo crudele politica antiterroristica degli uomini delle strutture armate russe [13].

Il terrorismo come asse del regime di governo

Alle sei di mattina sono giunti degli uomini mascherati dei corpi speciali a bordo di Ural [14], hanno portato in strada me e i miei fratelli con le mogli e i bambini, si sono messi a perquisire, – racconta l'inguscio Ali Cečoev, – mi hanno spinto in un piccolo UAZ blindato, mi hanno messo in testa un sacchetto di cellophane nero e mi hanno portato via. Dove mi abbiano portato, chi fossero, ancora non lo so.

Ali è un imprenditore del villaggio [15] di Ordžonikidzevskaja [16], fornisce prodotti alimentari al collegio scolastico e al sanatorio locali. Sediamo con Ali e due dei suoi fratelli presso la sua casa. In mezzo al cortile c'è un enorme Mercedes di colore argentato, che serve oltre a tutto come parco giochi per i numerosi bambini.

– Qui mi hanno legato le mani, mi hanno picchiato, mi hanno mostrato fotografie di militanti. Esigevano che gli raccontassi che sono legato alle organizzazioni clandestine, – continua Ali abbassando il capo. – Ma io non sono legato ad esse in alcun modo. Non ho forse altro da fare? E poi perché devo esserci legato? Perché ho la barba? E chi non ce l'ha? E in generale, guardate i militanti uccisi: uno ha la barba, gli altri no. Davvero si può ragionare così? Che se io porto la barba, bisogna uccidermi – è così? E' ridicolo perfino parlarne… – Ali tace. A giudicare dall'espressione del viso, non ha tanta voglia di ridere.

La peluria sul viso è stata scelta come uno dei segni su cui basarsi per cercare i terroristi, perciò ai possessori di barbe qui tocca giustificarsi regolarmente. Il fatto che portino la barba sia il presidente Kadyrov, sia praticamente tutte le guardie del corpo del presidente Evkurov non crea problemi agli uomini delle strutture armate.

– Si sono fatti beffe di me per otto ore. Mi hanno minacciato di darmi a Kadyrov, di torturarmi, di farmi a pezzi. E hanno detto che i medici non mi avrebbero fatto morire, che avrei sofferto per molti giorni. E poi all'improvviso dicono: “Beh, che ti tormenti? Vuoi andare a casa?” – continua Ali. – “Certo che lo voglio”. – “Allora inventati il nome di qualcuno” – ecco cosa mi hanno consigliato, vi immaginate? E poi picchieranno quelli che “mi inventerò”…

La scelta di Ali non era invidiabile. Non mi sono messo a chiedere se avesse accondisceso a “inventare”.

– Probabilmente hanno qualche piano, – si inserisce nella conversazione il fratello maggiore Achmed, – schiacciano tutti uno dopo l'altro, li sequestrano, li tormentano. Perché non passino mai tra i militanti. Beh, vicino a noi viveva un ragazzino – l'hanno portato con loro come se andassero al lavoro. Tornò tutto livido. Si riposa solo un po' e questi – zac! E di nuovo ha bisogno di essere curato. E' scappato da loro dandosi alla macchia. E che doveva fare?

I fratelli ricordano en passant qualche altra storia del genere, per esempio quella di un insegnante premiato per il suo lavoro dalla repubblica, che per 22 anni ha insegnato l'inglese ai ragazzi finché non è “finito in un lavoro di estrazione”. E' subito fuggito in Irlanda, tuttavia è stato dichiarato leader di militanti e ancora per un anno tutti gli atti terroristici nel distretto sono stati ascritti alla sua “formazione armata”.

– Capite, ho una vita tranquilla, e voglio vivere tranquillo anche in seguito, come un uomo onesto. Anch'io sono un cittadino, – Ali mi guarda con un po' di tristezza. – Ma io sono sopravvissuto a momenti davvero terribili. Sapevo bene che non scherzavano: se tornerò a casa o sarò trovato ucciso o semplicemente nessuno mi vedrà più – lo decidono loro. E se qualcosa del genere si ripetesse anche solo una volta, io fuggirò all'estero, come ora fanno molti. Ma la maggior parte non ha dove andare…

Gli Cečoev ci accompagnano al portone e, visto che ci interessiamo di certi temi, ci propongono di scegliere altri due posti vicini, dove varrebbe la pena di passare. “Da noi in due vie vicine solo in un mese ci sono stati due sequestri e una fucilazione”, – scuotono il capo.

Siamo andati da Mariam Machloeva, da cui quella mattina gli uomini mascherati delle strutture armate su dei BTR [17] senza targhe hanno condotto l'ennesima (ce ne sono state già più di due decine!) perquisizione e hanno fucilato suo figlio. Dopodiché hanno dichiarato di aver “eliminato un militante” e “sventato un atto terroristico”. Di questa storia “RR” ha scritto dettagliatamente nel n. 32 (“Operazione anti-Evkurov”).

Anche la seconda storia, purtroppo, è abbastanza tipica. Uomini mascherati hanno portato via di casa Batyr Albakov in direzione ignota, dopodiché i parenti, andando da molte parti, lo hanno cercato senza successo in tutti gli ROVD [18], gli ospedali e gli obitori. Dieci giorni dopo gli è stato consegnato il cadavere di Batyr, che sarebbe stato ucciso nei boschi nel corso di un'operazione speciale. Ai parenti hanno spiegato che il sequestro sarebbe stato inscenato dagli stessi militanti per screditare le forze dell'ordine. “E' stato eliminato un terrorista, da questi sono stati trovati un arma automatica e dei proiettili, – hanno scritto presto nei resoconti le agenzie di stampa. – Al ministero degli Interni della repubblica hanno fatto notare che era uno dei leader dei militanti, che aveva preso parte ad atti terroristici e di sabotaggio”. Pochi hanno scritto che, secondo le conclusioni dei medici, sul corpo di Albakov ci sono segni di tortura: numerosi ematomi, tre profonde ferite di coltello e la mano sinistra tagliata a metà. Inoltre, secondo i medici, “numerose ferite non avrebbero potuto esser state subite il 21 luglio (giorno in cui è stata compiuta l'operazione speciale – nota del redattore), ma sono state inferte in precedenza”. Non è un po' troppo duro per una sceneggiata amichevole?

Un altro tipico comunicato: “Nel distretto di Karabudachkent nel Daghestan è stato trovata una VAZ-21099 [19] con i corpi carbonizzati di tre persone all'interno, presumibilmente membri di una NVF [20]. A giudicare dal tipo di danni subiti dalla macchina, gli specialisti suppongono che con questa si trasportasse un ordigno esplosivo artigianale, che per cause ignote è esploso”.

Di come con fatale regolarità i “terroristi” brucino nelle proprie macchine hanno parlato poco tempo fa due sopravvissuti a questo incidente. Inizialmente le persone arrestate da sconosciuti mascherati erano cinque. Li hanno picchiati e hanno proposto che uno facesse saltare in aria una moschea perché gli altri restassero vivi. Quando tutti e cinque si sono rifiutati, li hanno portati in un bosco e, dopo averli addormentati con il cloroformio, li hanno messi a sedere nella loro macchina. Hanno cosparso l'automobile di benzina, hanno gettato tra i sedili un pacchetto esplosivo e si sono allontanati a distanza di sicurezza. Tuttavia uno degli arrestati ha solo fatto finta di dormire. E' riuscito a gettare il pacchetto esplosivo fuori dalla macchina e, risvegliato quello che gli sedeva accanto, a fuggire con lui. Gli altri tre sono stati ritrovati due giorni dopo – in un altro posto, ma, come si supponeva, carbonizzati.

– Sequestri di persona, torture, omicidi al momento dell'arresto, esecuzioni extragiudiziali – nel Caucaso tutto ciò, purtroppo, è cosa di tutti i giorni, – dice il presidente della sezione inguscia di “Memorial” [21] Timur Akiev. – Prospettive di avviare procedimenti penali per questi fatti non ce ne sono, in quanto gli organi ufficiali portano i loro argomenti: o non si tratta di loro o che la persona ha fatto resistenza con le armi. Non si è riusciti una sola volta a dimostrare il contrario. Il massimo che si può fare è arrivare fino alla Corte di Strasburgo, ma questa è una magra consolazione, perché i colpevoli non vengono mai puniti. E di arrestare i militanti “come stabilito” qui nessuno, pare, ha bisogno: è molto complicato e la faccenda in tribunale può andare a rotoli.

Chi si occupi di cose così mostruose non si sa con certezza. Nelle tre repubbliche caucasiche si possono incontrare uomini delle strutture armate di ogni risma. Oltre ai poliziotti locali nelle repubbliche opera un'enorme quantità di “forze aggiunte”: i reparti mobili del ministero degli Interni, le sezioni temporanee per gli affari interni presso le OVD [22] locali, l'ufficio operativo per i ricercati, numerosi reggimenti delle truppe interne, le guardie di frontiera, lo FSB [23]. Proprio i “federali” inviati nelle repubbliche qui, di regola, sono accusati di atti di ferocia. In primo luogo, perché, di regola, proprio a loro è prescritto di lottare contro il terrorismo e condurre operazioni speciali e in secondo luogo perché il più delle volte da sotto le maschere risuona una parlata russa pura.

– La polizia inguscia non è solo incapace di agire, ma anche del tutto impaurita. L'equipaggiamento è terribile, non hanno alcun diritto, – è convinto Akiev. – Tutte le istituzioni federali hanno le cosiddette cedole speciali, grazie alle quali non solo possono spostarsi liberamente tra le repubbliche, ma anche rifiutarsi di sottoporre a ispezioni le proprie automobili. Se sorgono conflitti tra gli agenti locali e i “federali”, questi finiscono immancabilmente con il licenziamento degli uomini dei ministeri degli Interni locali.

In Cecenia e in Daghestan gli uomini delle strutture armate locali hanno più poteri dei loro colleghi ingusci, tuttavia l'essenza del discorso non cambia. Le forze dell'ordine agiscono sempre più di rado secondo la legge, sempre più spesso sono guidate dalla logica “niente persona – niente problemi” [24] e dal principio della responsabilità solidale dei parenti dei militanti: una volta che hanno preso un fratello, ciò significa, molto probabilmente, che prenderanno anche l'altro e, per esempio, in Cecenia non di rado bruciano le case dei militanti, per cui soffrono le loro mogli e i loro figli.

Di conseguenza perfino nel tradizionalmente leale centro dell'Inguscezia, dove non c'era alcuna guerra, dove finora le idee separatiste erano totalmente impopolari, la politica degli uomini delle strutture armate risulta l'ambiente più fertile non solo per le organizzazioni clandestine islamiche, ma anche per le teorie del complotto. Che va “come sempre”, qui è del tutto evidente. Purtroppo non è rimasto quasi nessuno di quelli che credevano che si “volesse fare il meglio possibile” [25].

Molti abitanti delle repubbliche caucasiche sono convinti che gli atti di ferocia siano indirizzati proprio al benessere degli uomini delle strutture armate, così come all'introduzione di “profittevoli” misure straordinarie, diciamo del regime di operazione antiterroristica (KTO [26]). Alcuni ritengono perfino che lo scopo dei “federali” sia un nuovo massiccio incendio del Caucaso. Solo la minoranza relativamente leale alle autorità suppone dubbiosamente che gli uomini delle strutture armate non sappiano semplicemente lavorare in un altro modo.

Del fatto che le forze dell'ordine possano effettivamente essere interessate all'esistenza dei terroristi e addirittura a guidarli qui, pare, è effettivamente convinta gran parte della popolazione. I loro argomenti sono questi. In primo luogo, i militanti sono la soluzione: a un uomo delle organizzazioni clandestine ucciso si può ascrivere tutto ciò che si vuole, a cominciare dal furto di una macchina per finire con il racket e l'omicidio. In secondo luogo, se non ci sarà terrorismo, non ci saranno decorazioni, promozioni, premi, anzianità “accelerate”. Non ci saranno, come ora succede, settimane a riversare ogni tipo di armi, aviazione compresa, su montagne disabitate per poi vendere sottobanco i proiettili inutilizzati. Non ci sarà a chi far avere un'arma automatica “non contabilizzata” o “perduta”.

Non ci sarà neanche il finanziamento federale per la lotta al terrorismo. Le cifre concrete di questi stanziamenti sono tenute segrete, tuttavia, secondo il ministro delle Finanze della Cecenia Èli Isaev, a causa dell'abolizione sul territorio della repubblica del regime di KTO “nelle casse della repubblica non si escluderanno l'imposta sui redditi delle persone fisiche, è un'aggiunta nell'ordine di due miliardi di rubli [27], che venivano pagati secondo la Disposizione del governo n. 65 a militari e poliziotti per la partecipazione a una КТО”. Considerando che l'imposta sui redditi della persone fisiche ammonta al 13%, si può calcolare: solo in Cecenia per gli stipendi ai militari e gli aumenti alla polizia locale le casse federali versano ogni anni più di 15 miliardi di rubli [28]. E questo senza contare le spese tecniche, per le uniformi, i carburanti, ecc.

La cosa che più colpisce, è che in una versione del genere, pare, credono anche molti agenti della polizia locale. Una volta, mentre attendevamo udienza presso l'amministrazione inguscia dello FSB sono andato al caffè con un fotografo. Qualche minuto dopo sono entrati di corsa due combattenti con armi automatiche in compagnia di un tenente del DPS [29].

– Mostrate i documenti! Cosa c'è nelle borse?

Li abbiamo mostrati, l'atmosfera. Si è chiarito che i servitori della legge erano stati chiamati dai cittadini vigili, spaventati dai nostri zaini. Poiché erano già le una di pomeriggio e dal mattino ci avevano già perquisiti tre volte, non mi sono trattenuto e ho chiesto perché con tanto zelo impiegato non riescano a prendere i militanti.

– Beh , I militanti non vanno a piedi…

– Eppure anche le macchine vengono controllate molto accuratamente, vero? – ho detto, rivolgendomi all'uomo del DPS.

– Eccome le controlliamo! Le controlliamo tutto il tempo. Ma i militanti hanno un alibi…

La risposta era un'allusione evidente alle cedole speciali federali, ma valeva la pena di precisare.

– Cosa intende dire? – feci finta di essere straniero.

– Là ve lo racconteranno, – e il tenente incattivito ha fatto cenno all'enorme edificio dello FSB.

Non c'erano più dubbi.

Un altro poliziotto inguscio ha ritenuto indispensabile avvertirmi di non credere a quello che dicono delle operazioni speciali i suoi capi e la televisione: “Non dicono una parola di vero, ascoltate i parenti – quelli raccontano tutto com'è, già lo so”.

E un inquirente daghestano ha raccontato che una volta fu arrestata una persona che aveva sotterrato delle mine al lato di un'autostrada. Su di lui fu trovato un distintivo di collaboratore dello FSB, l'autenticità del quale fu confermata dalla dovuta telefonata. Toccò rilasciare l'inusuale terrorista, nonostante che al momento dell'arresto fosse rimasto ucciso un poliziotto. Fu registrato come caso sfortunato: “Certo, lo FSB ha la sua gente nelle organizzazioni clandestine, e non poca. Il punto sono i loro metodi. Il lavoro di intelligence va condotto così, solo quali compiti si danno a queste persone? I più diversi, pare…»

Gli stessi uomini delle strutture armate, stranamente, non si affrettano a sfatare i miti di imparzialità. Di parlare ufficialmente con i corrispondenti di “RR” con diverse motivazioni si sono rifiutati in tre sezioni del ministero degli Interni, due UFSB [30] e un reparto militare. Per di più, ovunque, tranne che in Inguscezia, ci hanno “pressati” molto attivamente, ci hanno fatto capire con impegno che non erano affatto contenti della nostra comparsa. In Daghestan ci hanno tenuti agli arresti per le tre ore stabilite e, come sono usi fare, senza presentarsi hanno spiegato che se avessimo continuato in quello spirito, ci sarebbe potuto “succedere qualcosa di ben poco bello, per esempio un sequestro di persona o perfino un omicidio” – come se avessero a che fare con dei militanti. E in Cecenia, a ben vedere, ci hanno mandato non solo qualche “pedinatore”, ma anche una “decina” [31] metallizzata di accompagnamento, che, senza nascondersi, andava accanto a noi e si è perfino divertita, tagliandoci la strada sulle “zebre”.

Le regole del gioco

E comunque, nonostante gli argomenti abbastanza forti dei sostenitori della “teoria del complotto” e il caparbio rifiuto delle autorità di smentirli, la più probabile spiegazione della violenza che si è abbattuta sul Caucaso è l'atmosfera di anarchia e assoluto disordine. Solo pigri e paurosi, pare, non pescano nel torbido della politica locale. Qui si può uccidere chiunque – un concorrente in affari, l'inquirente che indaga su di te, l'oppositore politico: si scarica tutto comunque sui militanti. Anche sequestrare persone, estorcere denaro, occuparsi di racket o farsi pagare il pizzo al mercato si può.

Lo spazio per trarre profitti è semplicemente gigantesco e di questo, indubbiamente, godono tanto i militanti, quanto la polizia, tanto i clan tribali, quanto la mafia, tanto i politici, quanto gli imprenditori. Tutto ciò di cui c'è bisogno è un travestimento, una maschera e qualche arma automatica: un'attrezzatura che ai nostri tempi è più che accessibile. Perché commerciano non solo le risorse amministrative, ma anche i materiali. Per esempio, non lontano dal villaggio inguscio di Troickoe [32], dov'è dislocato un reggimento dell'esercito russo, lungo la strada stanno persone esauste con imbuti e taniche. Sulle taniche ci sono le cifre 80 e 92. Benzina. Di fronte a questo posto c'è un bel distributore, ma le taniche evidentemente godono di maggiore popolarità.

– In primo luogo, è un rublo [33] meno cara, – ha spiegato la propria scelta uno dei guidatori, – e in secondo luogo, dal distributore c'è la benzina schifosa della NPZ [34] di Groznyj. Dopo averla messa la macchina va a tre e tossisce. Ma nelle taniche c'è la benzina che usano i militari. A loro per la lotta al terrorismo portano un buon carburante con le autocisterne fin da Rostov [35]. Beh, lo dividono con la popolazione.

Nella stessa Inguscezia non si possono comprare alcolici. Da nessuna parte. Di nessun tipo. Quasi tutti quelli che li servivano o li vendevano sono stati uccisi. Gli altri sono stati impauriti a sufficienza. Chi abbia fatto questo – è una questione che crea polemica. Alcuni dicono: i militanti che lottano per la purezza dei costumi. Altri – gli intraprendenti osseti [36], da cui adesso è costretta ad andare per una bevuta tutta l'Inguscezia che beve, compresi migliaia di “difensori dell'ordine” federali.

Beh, certo, l'abuso assoluto conviene ai poco puliti faccendieri della politica. Pochi credono che l'omicidio del capo del ministero degli Interni del Daghestan Adil'gerej Magomedtagirov sia stato opera dei militanti. Troppa voglia aveva di diventare il nuovo presidente del Daghestan. Troppa gente non voleva ciò. L'attentato a Junus-Bek Evkurov è stato organizzato dai militanti? E' possibile. Ma non gli è stato chiesto espressamente?

Del fatto che nel Caucaso c'è il casino più totale ci si può convincere perfino in una situazione che esige, parrebbe, la massima concentrazione. Avendo saputo che nel centro di Machačkala veniva condotta un'operazione speciale, io e il fotografo siamo corsi via dall'albergo e preso un taxi, ci siamo lanciati nella notte. Il quartiere, come promettevano in televisione, era circondato. Non facevano passare le macchine. Ci siamo preparati a filarcela dalla macchina e andare a piedi. Tuttavia il guidatore ha solo ridacchiato. Tre giri di volante – ed ecco che insieme a qualche altra decina di macchine siamo passati per i cortili alle spalle degli assedianti. A cento metri dal “punto caldo” c'è un secondo cordone. Oltre questo non fanno passare neanche i pedoni – sparano comunque. Tre minuti di trattative terminano con la frase: “Passate, solo che io non vi ho visto”. Propongo al condiscendente poliziotto di controllare i nostri documenti e il contenuto degli zaini per avere la coscienza pulita. Non gli interessa.

Ed eccoci già in un mucchio [37] di uomini delle forze speciali, agenti operativi, pompieri, medici e qualche capo della polizia. Un Ural dell'esercito, bucato in alcuni punti, è fermo e perde olio. In cielo si riversa bagliore la casa in fiamme in cui sono asserragliati i militanti. “Li abbiamo semplicemente dato contro con gli “Šmeli[38] – qui non c'è da star tanto a pensare”, – commenta malinconicamente uno dei combattenti. Un uomo in borghese esige via radio che si mandi un altro BTR: a quello che è arrivato non funziona il cannone. Alla fine l'incendio della casa viene spento. Risuonano tre colpi distinti. Di grazia [39] – uno per militante. Perché questi, come si dici, da vivi non si arrendono…

La direzione spirituale

Fra l'altro, il fatto che nel Caucaso regni il caos e che gli organi di tutela dell'ordine violino la legge quasi più spesso dei cittadini non toglie il fatto che i militanti wahhabiti [40] – o, più precisamente, salafiti [41] – esistono davvero. Fra l'altro, bisogna capire che, contrariamente all'opinione diffusa, se tutti i militanti sono salafiti, ciò non significa che tutti i salafiti sono militanti. Questi sono solo sostenitori di una delle correnti dell'Islam, il cosiddetto Islam puro, che si contrappone all'Islam “tradizionale”. Questi negano la possibilità di una mediazione tra Allah e la persona e non riconoscono le interpretazioni del Corano. Questi sono protestanti musulmani, una sorta di reazione allergica della società alla mancanza di difesa, alla difficile situazione sociale, agli abusi e anche all'evidente unione della “chiesa” ufficiale con il potere. Ciò non significa che non bisogna lottare con l'allergia, ma bisogna capire che questa è solo un sintomo della malattia.

I principali allergeni per i salafiti sono il Muftiato [42] dell'Inguscezia e la Duchovnoe upravlenie musul'man Dagestana [43] (DUMD). Queste strutture sono in qualche modo simili alla Chiesa Ortodossa Russa – sono anch'esse eredi legittime della “chiesa” dei tempi sovietici. Anch'esse non di rado sono accusate di trarre profitti dai credenti, di fare accordi con le autorità laiche, di mancanza di tolleranza verso i praticanti la stessa fede e di dubbio status civile. Della DUMD dicono perfino che proprio questa stili per i poliziotti le liste di “infidi”. Si ritiene che proprio la DUMD abbia fatto lavoro di lobby per far approvare la legge “Sul divieto di wahhabismo e di altre attività estremistiche sul territorio della repubblica del Daghestan” [44], che molti ritengono discriminatoria.

– Dopo il crollo dell'URSS è caduta un'ideologia e non ce ne hanno data un'altra. Ecco che sono giunti qui missionari di diversi paesi: le loro parole sono cadute sul fertile suolo della disorganizzazione della vita e del vuoto di visioni del mondo. In seguito la maggior parte di questi si sono rivelati wahhabiti, cioè, lo diremo direttamente, settari, – ci ha spiegato l'addetto stampa della DUMD Magomedrasul Omarov. – Ma allora non potevamo concorrere con loro, avevamo una catastrofica carenza di oratóri, perché il sistema di istruzione religiosa andava ricostruito praticamente da zero.

Tuttavia la DUMD si è gradualmente rafforzata e ha preso a lottare con i concorrenti per la stessa “mediazione” che i salafiti negano. Nel 2004, basandosi sulla legge “Sul divieto di wahhabismo”, la Direzione spirituale è giunta ad un passo senza precedenti – il divieto di tutte le traduzioni letterali del Corano. Al loro posto è stato prescritto ai credenti di leggere le interpretazioni – un “riassunto” ideologicamente moderato del libro sacro, cioè proprio quello che i salafiti non approvano.

– La traduzione letterale può essere intesa scorrettamente da una persona non preparata, – dice Omarov convinto. – Per esempio, “Uccidete gli infedeli, ovunque li incontriate” – per non prenderlo come una guida all'azione, è indispensabile possedere speciali conoscenze islamiche, sapersi orientare su come dato dall'alto il Corano. Noi proponiamo ai musulmani di leggere le interpretazioni e di imparare il Corano a memoria in arabo.

In risposta alle mie parole sul fatto che, dicono, la DUMD collabori con la polizia contro i salafiti, Omarov è inaspettatamente esploso in una tirata sulla difesa dei diritti umani:

– Niente di simile! La nostra polizia è totalmente marcia, questo è visibile a tutti, in Daghestan non ci sono stupidi. Un inquirente si siede e si tira fuori dalla testa [45] i crimini. Lo vedi, ha un piano! Dica, quanti wahhabiti sono stati interrogati in presenza di un avvocato? Quante persone arrestate sono state rilasciate senza essere state picchiate? Certo, viene fuori un sacco di vendicatori. Così le azioni sporche dei nostri uomini delle strutture armate si riflettono “nei boschi” [46]. Qui è in corso una guerra civile, qui è un vero '37 – le stesse torture e spaccature [47]!

– Forse potreste fare una dichiarazione ufficiale del genere a nome dell'organizzazione? Vistala, smetterebbero di accusarvi di collaborazionismo.

– E chi cambierà questo? Chi ci ascolterà? E nessuno ha voglia di parlare nel vuoto, – ha borbottato Omarov e, ripresosi, ha aggiunto: – Fra l'altro, consideri che io ora non ho parlato della polizia a nome del DUMD. Sono stato io come privato cittadino, piuttosto.

Duplice potere e duplice pensiero

Per completare il quadro avevamo molta voglia di trovare un militante. Di trovarne uno in azione non ci è riuscito, peraltro ne è venuto fuori uno amnistiato poco tempo fa. Si è trovato nel villaggio montano di Gimri [48], nella patria di due imam leggendari: Šamil' [49] e Gazi-Magomed [50]. Gimri è noto non solo per la propria storia, ma anche per il fatto che qualche anno fa qui si è tentato di sostituire le leggi russe con le leggi della shari'a. Subito dopo gli abitanti furono “puniti” – nel villaggio fu introdotto il regime di KTO. Un gruppo di militari circondò il villaggio e lo divise in settori. Agli abitanti fu permesso entrare e uscire solo con permessi speciali, che non venivano certo rilasciati sempre e a tutti. Qualcuno risultò del tutto “impossibilitato a uscire”, molti persero il lavoro. Gli abitanti ricordano quei giorni con terrore. A giudicare dai racconti, il ritorno dei cittadini nell'ambito legale russo si compì per mezzo di ininterrotti spari in aria e perquisizioni giornaliere. Due volte al giorno – mattina e sera. Per completare il tutto i soldati ruppero porte, cancelletti, recinzioni e praticamente tutti gli albicocchi, su cui si basava il benessere di parte degli abitanti di Gimri. La shari'a non resse molto, ma la KTO si prolungò praticamente per un anno.

Abbiamo aspettato Magomed tutta la sera. Alla fine, a mezzanotte e mezza irruppe nella stanza un uomo massiccio e barbuto con un grande sorriso sulle labbra.

– Chi cercava qui una formazione armata? Eccoli! – rise.

Come ci è stato spiegato, Magomed è riuscito a mettersi in luce ancora al tempo della seconda campagna cecena [51].

– Già allora capivo qualcosa di religione e sono andato, – ci ha comunicato fiducioso. – Per la giovane età là non ho combinato nulla, ma sulla via del ritorno mi hanno arrestato. Cosicché conosco tutte queste torture e altre cose, ci sono passato.

Magomed è stato un anno in prigione per aver preso parte a una formazione armata illegale ed è tornato a Gimri. Fra l'altro, non per molto.

– Dopo la galera ero già registrato da loro. Ed ecco che qualche anno dopo il mio ritorno hanno effettuato un'operazione speciale qui, nella casa dove vivevo. Non ero in casa, ma hanno ucciso il mio vicino. Poi alcune persone mi hanno detto che in realtà erano venuti per me. Che dovevo fare? Come tornare… Ho preso e me ne sono andato, sui monti e poi nella gola.

Magomed ha accennato con la mano qualche posto indistinguibile nell'oscurità sulla catena montuosa e si è messo a pensare.

– In ogni villaggio ora ci sono alcune persone che sono pronte ad aiutarmi con cibo o armi. E' pericoloso, ma comunque mi aiutano, – Magomed mi ha guardato come se giocassimo a scacchi. – Capisci, la gioventù ora vuole vivere secondo le leggi rivelate da Allah, secondo le leggi della shari'a. Cioè tagliare la mano per furto. In caso di rapporti extraconiugali, a chi non è sposato cento bastonate e lapidare chi è sposato. Ma cosa c'è da noi ora secondo il codice? Per furto – sei mesi, rapporti extraconiugali – in generale senza problemi, – ha proferito Magomed come se dicesse “Scacco!”. – Inoltre le leggi russe non funzionano comunque e dove c'è la shari'a, la gente ha paura e non fa nulla di male. Ma la Russia ora spadroneggia da noi, è chiaro che non vuole recedere.

– Cioè non si può vivere in Russia in nessun modo?

– E come? C'è proprio bisogno di vivere secondo le leggi di Allah? Certo. Vuol dire che c'è bisogno di uno stato a se: imarat o èmirat [52], per me è lo stesso.

Scacco matto.

I poliziotti sono convinti che le loro azioni sono necessarie allo stato e utili per la società – lottano contro estremisti e killer. I wahhabiti sono convinti che le loro azioni sono gradite a Dio [53] e liberano la società dai carnefici in veste di poliziotti. In generale nelle azioni di questi nemici giurati qua e là si individua una qualche paradossale simmetria. I wahhabiti, come qui si ritiene, sono sostenuti con i soldi di gente che agisce dietro le quinte a livello mondiale. Tuttavia ciò non è provato. Peraltro è perfettamente noto che si occupano con pieno successo di racket, estorcendo denaro a uomini d'affari che capiscono che la polizia non può difendere neanche se stessa. I poliziotti idealmente esistono a spese dello stato, ma in realtà anche per loro le principali fonti di reddito sono racket ed estorsioni. E gli uni e gli altri “non fanno prigionieri”. E gli uni e gli altri per tutelare i loro interessi ricorrono all'intimidazione, al ricatto e all'uso di schemi di corruzione. Perfino a nascondersi sono costretti non solo i “fratelli dei boschi”, ma anche i poliziotti, che ridipingono i loro autobus di colori “civili” e preferiscono andare al lavoro in borghese.

Il finanziamento dei wahhabiti probabilmente dipende dai loro successi nella lotta contro la polizia, com'era, per esempio, in Cecenia. Il finanziamento degli uomini delle strutture armate esige la presenza dei militanti. Di conseguenza i capi, tanto dei wahhabiti, quanto della polizia, che prosperano sullo spargimento di sangue, preferiscono accendere il conflitto riempiendo i “combattenti” di propaganda. “Noi combattiamo con delle belve”, – ficcano in testa fin da giovani ai loro sottoposti.

Cito al vice comandante del 2° reggimento del PPS [53] Junus Abdulchalikov il film “The Yakuza way”, dove lo sbirro buono dice nel finale: “La giustizia sommaria è meglio della legge”. Gli chiedo se è d'accordo.

– Certo, – fa eco convinto il servitore della legge, ma, soffermandosi, pare, decide che non era il caso che un poliziotto parlasse così e aggiunge indeciso: – Anche se non lo si può dire in modo univoco.

Tuttavia, a ben vedere, del fatto che “la giustizia sommaria è meglio della legge” qui sono convinti praticamente tutti. I militanti, che uccidono i poliziotti che li hanno torturati. I poliziotti, che torturano i militanti che li hanno uccisi. I civili, che ritengono che “i wahhabiti sono belve e a cane – morte da cane”, o che “gli sbirri sono diventati del tutto spudorati, così bisogna fargli – la prossima volta ci penseranno”, o l'una e l'altra cosa contemporaneamente.

La sconvolgente “specularità” qua è la viene fuori nei pensieri e nei giudizi più inaspettati. Durante una permanenza di tre ore allo UVD [55] del villaggio di Šamil'-Kala [56] abbiamo conversato con uno dei poliziotti. Guardando arrabbiato verso le montagne, ha comunicato che I militanti sono un frutto del complotto giudaico-massonico. Alla domanda sul perché gli ebrei con i propri soldi dovrebbero organizzare un imarat islamico sul territorio della prevalentemente ortodossa Russia, la risposta è stata evidentemente preparata in precedenza: “Perché ci uccidiamo gli uni gli altri, poi verranno e prenderanno il nostro posto, faranno qui il secondo Israele”. Un'ora e mezza dopo sedevamo tra i salafiti del villaggio di Gimri. Il più eloquente di loro – un vecchietto alto di nome Amir [57] – fu d'accordo di svelarci come in segreto una cosa arcana: il mandante dell'attuale massacro. “I massoni”, – ha detto con tono da cospiratore. “Giudeo-?” – ho solo chiesto io. “Certo. Vogliono creare qui il loro stato”. Due antipodi, ognuno dei quali farebbe con piacere un buco in testa al nemico, pare che non siano così lontani l'uno dall'altro. Ho rammentato la frase del presidente Evkurov, per cui, ricordo, mi schiantai dal ridere: “Alla destabilizzazione della situazione del Caucaso settentrionale sono interessati gli USA, la Gran Bretagna e Israele, scopo comune dei quali è impedire la rinascita della Russia”. Non avevo più voglia di ridere.

Fra l'altro, da entrambe le parti ci sono i cosiddetti moderati, che invitano al dialogo. Sia l'attivista per i diritti umani dell'organizzazione “Madri del Daghestan” Gjul'nara Rustamov, la cui famiglia non è stata scansata dalle “ripuliture” [58], sia il convinto uomo delle strutture armate Abdulchalikov, che ha perso molti compagni, – conversando entrambi con noi hanno ricordato i dibattiti televisivi che venivano tenuti negli anni '90 tra i leader dei wahhabiti e i sostenitori dell'Islam tradizionale. Ed entrambi hanno chiesto dubbiosamente: perché non provare? Così così, ma comunque è un passo in una nuova direzione. Perché è impossibile non notare ciò che è evidente: la spirale di violenza si avvolge sempre più, la tensione in Daghestan cresce ogni anno, muoiono sempre più persone. Perfino l'ex militante Magomed ha detto anch'egli che non insisterebbe per l'introduzione violenta delle leggi della shari'a, se gli permettessero di vivere tranquillamente e propagandare le proprie idee. Magomed non ha esitato un secondo: “Se fossi stato contro la pace, non me ne sarei andato dai boschi”.

http://www.ingushetia.org/news/20471.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Russkij Reportër” (Il Reporter russo), rivista su cui è apparso originariamente questo articolo.

[2] 1-4 euro.

[3] Città del Daghestan sul Mar Caspio.

[4] 1000 rubli, oltre 22 euro.

[5] Letteralmente “grigi”. Comunque sporchi.

[6] Città della Russia meridionale.

[7] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[8] Città della Russia meridionale sul Mar Nero.

[9] “Russia-Statistiche”, nome popolare dell'Istituto Federale di Statistica Statale.

[10] Ničtože sumnjašesja in slavo ecclesiastico sta per “senz'alcun dubbio” o “senza esitazione”. L'espressione è nella Lettera di Giacomo 1,6 ed è usata ormai solo ironicamente.

[11] Oltre 38,5 milioni di euro.

[12] Oltre 29,4 milioni di euro.

[13] Per siloviki (da sila, “forza”) si intendono gli uomini delle strutture deputate all'uso della forza, cioè oltre alle Forze Armate e a quelle di polizia, i servizi segreti e il ministero per le Situazioni di Emergenza (sorta di Protezione Civile).

[14] Marca di automobili.

[15] Stanica, villaggio fondato dai Cosacchi.

[16] Villaggio dell'Inguscezia settentrionale.

[17] Mezzi blindati della BroneTankovyj Rezerv (Riserva di Carri Blindati).

[18] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del (Sezione Distrettuale degli Affari Interni), in pratica la sede distrettuale della polizia.

[19] Automobile prodotta dalla AvtoVAZ (Auto-VAZ – Volžskij AvtoZavod, “Fabbrica di Automobili del Volga”), il principale gruppo automobilistico russo.

[20] Nezakonnoe Vooružënnoe Formirovanie (Formazione Armata Illegale).

[21] “Memoriale”, associazione nata per difendere la memoria delle vittime delle repressioni sovietiche e tuttora attiva sul fronte dei diritti umani.

[22] Otdelenija Vnutrennich Del (Sezioni per gli Affari Interni), in pratica le sedi locali della polizia.

[23] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza).

[24] Nota frase di Stalin.

[25] Dopo la fallimentare riforma monetaria del 1993, l'allora primo ministro Viktor Stepanovič Černomyrdin disse “Volevamo fare il meglio possibile, ma è andata come sempre”. La battuta è diventata proverbiale.

[26] KontrTerrorističeskaja Operacija (Operazione AntiTerroristica).

[27] Oltre 45,3 milioni di euro.

[28] Oltre 340 milioni di euro.

[29] Dorožno-Patrul'naja Služba (Servizio di Pattuglia delle Strade).

[30] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio Federale di Sicurezza).

[31] Nome colloquiale della Lada 110.

[32] Villaggio dell'Inguscezia centro-settentrionale.

[33] 0,02 euro (al litro, suppongo).

[34] NeftePererabatyvajščij Zavod (Fabbrica per la Raffinazione del Petrolio).

[35] Città della Russia meridionale.

[36] L'Ossezia del Nord e quella del Sud sono le uniche repubbliche caucasiche a maggioranza cristiana.

[37] Kuča-mala (letteralmente “il mucchio è piccolo”) è il gioco dei bambini quando si gettano gli uni sugli altri in ammucchiata.

[38] “Bombi”, lanciafiamme di grande potenza.

[39] Letteralmente “di controllo” (per assicurarsi che muoiano).

[40] In Russia “wahhabiti”, cioè seguaci della corrente fondamentalista di al-Wahhab vengono chiamati tutti gli estremisti islamici in generale.

[41] Fondamentalisti islamici.

[42] Consiglio dei mufti, gli esperti della legge islamica.

[43] “Direzione Spirituale dei Musulmani del Daghestan” (il corsivo, qui e altrove, è mio).

[44] Le leggi della Federazione Russa si identificano con un titolo e non con un numero.

[45] Letteralmente “si succhia fuori da un dito” (modo di dire russo).

[46] Dove si nascondono i militanti.

[47] A proposito delle repressioni Stalin parlava anche di “spaccare la legna”.

[48] Nel Daghestan centro-meridionale.

[49] Il più grande condottiero della resistenza caucasica ai Russi nel XIX secolo.

[50] Condottiero caucasico del XIX secolo.

[51] Quella iniziata nel 1999.

[52] Magomed usa il termine caucasico e quello russo per “emirato”. Doku Chamatovič Umarov, ultimo presidente dell'autoproclamata Cecenia indipendente, nel 2007 si è autoproclamato emiro (cioè capo militare e politico e in qualche modo anche guida morale) del Caucaso settentrionale.

[53] Scritto sovieticamente con l'iniziale minuscola.

[54] Patrul'no-Postovaja Služba (Servizio di Pattuglia e di Posto di Blocco).

[55] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni), in pratica la sede della polizia.

[56] Villaggio del Daghestan centro-meridionale.

[57] “Emiro”.

[58] Retate delle strutture armate, durante le quali vengono portate via e fatte sparire molte persone.