29 gennaio 2009

A proposito della situazione del Caucaso (X)

Nel Consiglio della Federazione [1] della Federazione Russa è stata creata una commissione sul Caucaso

Ingushetia.org, 28.01.2009 17:10

Presso il Consiglio dei Legislatori all’interno del Consiglio della Federazione della Federazione Russa è stata creata una commissione sul Caucaso, ha comunicato il vicepresidente della camera alta Aleksandr Toršin.

“Abbiamo chiamato intenzionalmente la nostra commissione proprio “commissione per il Caucaso” e non solo per il Caucaso del Nord. Dopo gli avvenimenti in Ossezia del Sud la situazione in questa regione è cambiata e al Caucaso è indispensabile dedicare ben più attenzione”, – ha sottolineato A. Toršin.

“Nella commissione sono entrati i capi delle assemblee legislative di tutte le repubbliche del Caucaso del Nord – questa è la nostra base sul posto e anche 7 senatori, che rappresentano le repubbliche del Caucaso”, – ha fatto notare Toršin. A parte questo, a suo dire, nella commissione entreranno anche singoli deputati degli organi legislativi delle repubbliche, indipendentemente dalla loro appartenenza partitica.

Secondo il primo vicepresidente, presso la commissione sarà anche istituito un ufficio, che funzionerà su base continuativa e si occuperà di monitorare la situazione. “Il nostro compito principale è lavorare rivolti in avanti e abbiamo già proposte interessanti, tra cui quella di includere nella nostra commissione rappresentanti dei territori di Stavropol’ e Krasnodar [2]. A parte questo, coinvolgeremo nel lavoro della commissione rappresentanti del governo e della Corte dei Conti della Federazione Russa”, – ha fatto notare A. Toršin in un’intervista a “Interfax” il 27 gennaio.

La commissione è intenzionata a visitare l’Inguscezia e la Karačaevo-Circassia ai primi di febbraio. “Siamo intenzionati ad incontrarci sul posto con la leadership di queste repubbliche e con i deputati degli organi legislativi. Sulla base dei risultati del nostro viaggio sarà svolta un’analisi dettagliata e steso un resoconto”, – ha promesso il vicepresidente.

Toršin ha comunicato che la proposta di entrare a far parte della commissione sarà indirizzata anche ai parlamentari di Ossezia del Sud, Abcasia, Georgia, Armenia e Azerbaijan. “In prospettiva sarà possibile invitare anche i rappresentanti dei parlamenti di una serie di altri paesi che confinano con il Caucaso. Non ci allontaneremo mai dai nostri vicini e perciò ci è necessario lavorare attivamente, coinvolgendo la diplomazia parlamentare”. “E questa diplomazia sarà messa in azione nel modo più attivo. Noi capiamo quali difficoltà si pongono davanti alla nostra commissione, considerando la situazione, che non si riassorbirà da sola”, – ha fatto notare A. Toršin.

Toršin ha ricordato che il Consiglio dei Legislatori è composto dai capi delle assemblee legislative di tutti i soggetti della Federazione Russa.

La seduta del presidium del Consiglio dei Legislatori ha avuto luogo la sera del 27 gennaio a Mosca, comunica il giornale Internet “Centr delovoj informacii” [3].

Come ha comunicato in precedenza il “Kavkazskij uzel” [4], secondo il politologo Igor’ Muradjan “dopo la “grande” vittoria sulla Georgia la Russia ha mostrato che domina il Caucaso”.

Al momento viene pure attivamente portata avanti l’idea di una “piattaforma del Caucaso del Sud”, elaborata dalla diplomazia turca, che presuppone lo sviluppo di una collaborazione regionale tra la Russia, la Turchia e i tre paesi del Caucaso del Sud. L’idea di creare una “piattaforma del Caucaso del Sud” fa parte della politica turca nel Caucaso.

http://www.ingushetia.org/news/17876.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] La “Camera Alta” del parlamento russo, formata dai rappresentanti dei soggetti della Federazione Russa.

[2] Città e territori della Russia meridionale.

[3] “Centro di informazione finanziaria”, giornale finanziario russo online.

[4] “Nodo del Caucaso”, giornale online indipendente.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/01/il-caucaso-nella-morsa-della.html

28 gennaio 2009

A proposito di Medvedev (V)

Medvedev dice parole vuote?

I tedeschi sono scioccati dall’omicidio nel centro di Mosca

“Ci sono paesi, dove per la verità si rischia la morte” – con questo slogan centocinquanta persone mercoledì sera hanno svolto una manifestazione nella Unter den Linden di Berlino, a due passi dalla porta di Brandeburgo, davanti all’ambasciata russa in Germania…
Tenevano in mano cartelli con ritratti di Stanislav Markelov, Anastasija Baburova e Anna Politkovskaja. Lungo i bordi delle strade ardevano candele e le macchine che passavano per la Unter den Linden rallentavano.
Queste persone si sono riunite su appello di “Reporters sans frontières” e “Amnesty International” per esprimere dolore e inquietudine per lo sfrontato omicidio di Markelov e Baburova e per ricordare che esecutori e mandanti dell’omicidio di Politkovskaja non sono ancora sul banco degli imputati.
L’arrivo a Berlino del direttore della “Novaja gazeta” Dmitrij Muratov era pianificato da tempo e i suoi incontri e i suoi dibattiti con i deputati del Bundestag e con i rappresentanti della società, forse, non avrebbero neanche attirato tanta attenzione. Ma ciò che è accaduto sulla Prečistenka [1] ha avuto grande risonanza in Germania.
Al lungo tavolo del pranzo-dibattito alla fondazione Bertelsmann [2] si è riunito un numero di partecipanti doppio rispetto a quelli che si erano iscritti solo due giorni prima. Erano parlamentari, uomini d’affari, esperti, funzionari del ministero degli Esteri e degli uffici del cancelliere federale, giornalisti – tutti quelli che in un modo o in un altro hanno a che fare con le relazioni tedesco-russe.
Il vice-presidente del gruppo parlamentare CDU/CSU al Bundestag e coordinatore delle relazioni tedesco-russe in campo sociale presso il governo della RFT Andreas Schockenhoff ha letto una dichiarazioni del gruppo parlamentare riguardante l’omicidio di Markelov e Baburova. Nessuno ricorda un testo così duro a nome del partito del cancelliere.
La sala della fondazione Adenauer [3], che può contenere 350 persone, era piena. Là si è svolto il dibattito sul tema “Un presidente prigioniero? Quali chance di modernizzazione ha la Russia con il tandem Medvedev-Putin?”. Tra i partecipanti – Dmitrij Muratov, il corrispondente da Mosca della rivista “Focus” Boris Reitschuster, assai popolare in Germania, e il noto politologo e biografo di Putin Alexader Rahr.
Quest’ultimo ha fatto notare che l’emotività del momento non permette di esaminare costruttivamente i processi in atto in Russia e di valutare la situazione. A suo dire, un atteggiamento totalmente negativo è inutile, bisogna vedere i processi positivi e sviluppare relazioni economiche mutuamente vantaggiose con la Russia, rispettando il particolare cammino da essa scelto. In Germania c’è anche un tale, diffuso punto di vista.
Non di meno si è esaminato e valutato. Le emozioni non lo hanno impedito. Ma poi sulla scena sono stati dispiegati i ritratti di Markelov e Baburova e tutta la sala ha onorato la loro memoria con un minuto di silenzio…
“Questi omicidi in una strada piena di gente hanno aspetti da linciaggio”
Dalla dichiarazione del gruppo parlamentare CDU/CSU al Bundestag della RFT
Il gruppo parlamentare CDU/CSU al Bundestag della RFT condanna nel modo più deciso gli omicidi dell’avvocato e attivista per i diritti umani russo Stanislav Markelov e della giornalista della “Novaja gazeta” Anastasija Baburova. Questi omicidi mostrano per l’ennesima volta quanto sia pericoloso in Russia lavorare per le organizzazioni per la difesa dei diritti umani e per la stampa indipendente.
Questi omicidi in una strada piena di gente hanno aspetti da linciaggio e rivelano quello stesso “nichilismo nel campo del diritto” con cui in Russia vorrebbe lottare il presidente Dmitrij Medvedev. Purtroppo, proprio nell’ambito del diritto, che il presidente russo ha dichiarato propria priorità, si è notata tutta una serie di passi indietro già dopo il suo arrivo al potere. Contrariamente alle rassicurazioni del presidente finora non è seguito alcun miglioramento nella situazione dei diritti umani in Russia.
Un tale sviluppo degli avvenimenti semina dubbi sulla capacità dello stato russo di garantire la legge e l’ordine. Si rafforza l’impressione che l’insufficiente prosecuzione penale equivalga a una copertura politica di questo tipo di omicidi o perlomeno a un consenso ad essi.
Lo stato russo e in primo luogo il presidente Medvedev debbano preoccuparsi di dissipare immediatamente questi dubbi dandosi da fare senza posa per individuare e punire i colpevoli, compresi i mandanti, in un processo indipendente ed equo. Lo stato deve svolgere meglio la propria funzione: difendere i propri cittadini. Altrimenti le dichiarazioni del presidente sul fatto che ci sia bisogno di più potere alla legge e di più libertà e che ci sia bisogno di rafforzare i diritti dell’uomo, vanno considerate parole vuote.
P.S. Durante una riunione del gruppo parlamentare CDU/CSU al Bundestag 70 deputati hanno sostenuto l’iniziativa del vice-presidente del gruppo parlamentare Andreas Schockenhoff di proporre la candidatura dell’organizzazione per la difesa dei diritti umani “Memorial” [4] al premio Nobel per la Pace.

Aleksandr Mineev
nostro corrispondente da Bruxelles

25.01.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/200/007/10.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] La via del centro di Mosca dove sono avvenuti gli omicidi di Markelov e Baburova.
[2] Istituto di studi politici e sociali legato all’omonimo colosso editoriale tedesco.
[3] Istituto di studi politici e sociali legato alla CDU.
[4] “Memoriale”, associazione nata per difendere la memoria delle vittime delle repressioni sovietiche e tuttora attiva per la difesa dei diritti umani in Russia.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/01/ad-ovest-qualcosa-di-nuovo.html

26 gennaio 2009

A proposito di Medvedev (IV)

Il viaggio di Dmitrij Anatol’evič in veste di bogatyr’ [1]
Andrej Babickij [2], 25.01.2009 18:51



Qualcuno capisce cosa abbia dimenticato in Inguscezia Dmitrij Anatol’evič Medvedev? Beh, perché non aveva voglia di starsene seduto in casa? Perché questi, caparbio [3], ha imposto a questi suoi sudditi, non indifferenti e anzi gravati, il pesante fardello di sciogliere il mistero della propria visita a questo, sia concesso dirlo, assai turbolento soggetto della Federazione?

Forse quando Vladimir Vladimirovič [4] scese dal caccia cosmico d’oro con brillanti nel centro di Groznyj avvolta dalle fiamme tra i mujaheddin inferociti, questi trovò parole, che penetrarono il cuore di ogni russo. Perfino di coloro, che per tutta la vita hanno saputo solo far ronzare a tempo il telaio in un buio posto da lupi [5]. Agitando la spada magica [6], Vladimir Vladimirovič tagliò una dozzina di teste basurmane [7] e l’annunciò con un forte ululato all’intorno. I mujaheddin allora intuirono, che era giunta la loro fine, inevitabile come l’abbraccio di Iblis [8], scurirono in volto e se la squagliarono nei cessi [9]. Là era stabilito che trovassero il loro ultimo riposo.

Sapeva Vladimir Vladimirovič, dove corrono e si attorcono le vie e le strade dello spirito russo, come di nuovo abbeverarlo della sua inebriante, potente forza, farne un'arma insuperabile, che cancellasse dal volto dell’inimico lo sfrontato e sfacciato riso. Con i propri corpi speciali in Cecenia Vladimir Vladimirovič per lunghi anni agitò il sangue dei bogatyri, rinvigorì la loro piccola forza e consacrò le gesta della gloriosa armata.

Insomma, quanto a Vladimir Vladimirovič tutto è più o meno chiaro. Avrebbe superato il serpente basurmano dalle molte teste e l’avrebbe ricacciato nel suo fetido covo, avrebbe conferito coraggio e forza mai vista ai bravi russi, avrebbe liberato il popolo dal giogo [10]. Per la prima volta dopo lunghi anni presero a respirare liberamente le genti russe a pieni polmoni – nessuno più impediva loro di abbracciare teneramente le betulle e ballare in tondo [11] nelle steppe senza fine…

Ma Dmitrij Anatol’evič? Questi è giunto in volo inaspettatamente, come un vortice [11], desiderando fare il bogatyr’ sull’esempio del vecchio compagno. Anche in Inguscezia, come sappiamo, non è semplice, e a rigor di logica dopo Il’ja Muromec [13] dovrebbe comparire Dobrynja Nikitič [14] o nel peggiore dei casi Alëša Popovič [15]. Forse così era stato anche pensato, poiché di nuovo, come pure nei tempi più antichi, l’inimico solleva la sua testa di serpente, sibila, fende l’aria con un duplice pungiglione, minaccia la fine della Madre Russia.

E’ solo che a Dmitrij Anatol’evič non è riuscito saltar giù altrettanto elegantemente da un caccia cosmico d’oro e annunciare all’intorno con un ululato da bogatyr’. Dal suo stretto petto è uscito un prolungato gemito. Né “fare fuori nei cessi”, né altre magiche ricette ha portato questi agli ingusci, ma ha promesso oro a profusione, perché le piccole genti vivano onestamente e dimentichino di dar battaglia per le strade.

Ha detto, in verità, qualcosa su misure straordinarie e si fece minaccioso come un adulto, ma i furboni ingusci hanno fatto entrare le sue parole da un orecchio per farle uscire dall’altro [16]. Invece quando Vladimir Vladimirovič menzionò tali misure, tutti all’improvviso ebbero caldo e se la fecero sotto. Sapevano che questo non si sarebbe fermato davanti a nessuno, poiché era pronto per la Rus’ [17] ad abbattere l’inimico senza fine e senza tener conto di nulla. E non solo l’inimico, ma in generale chiunque capitasse a tiro. Ma ecco che con Dmitrij Anatol’evič è tutta un’altra storia. E’ come se si dolesse di questa piccola gente, pensa che ai suoi giochi da brigante abbiano acconsentito per la brutta vita che fa e che si dovrebbe lasciarle 29 miliardi [18]. Allora si rappacificherà definitivamente la terra inguscia.

E non con un minaccioso, sfrontato ululato si è compiuto la prodigiosa apparizione di Dmitrij Anatol’evič alle genti ingusce, ma con dolci discorsi e persuasioni. Fra l’altro, le parole sui 29 miliardi i furboni le hanno succhiate come latte materno. Ci sarà di che occuparsi in breve tempo. Ed ecco che le misure eccezionali sono rimaste a colare a goccioline dalla punta delle dita infantili di Dmitrij Anatol’evič. Il mattino dopo ne ha rimosso le tracce secche con uno straccio un’anziana sguattera.

Non ne è venuta fuori una fiaba, non è stata raccontata né così né cosà. Va Dmitrij Anatol’evič per gli stessi sentieri di Vladimir Vladimirovič, ma pone i piedi come un’anatra, prova attentamente con le mani la pista, come se lo potesse ingannare. Parla amorevolmente, anche se si da un aspetto severo. Ma con lui il popolo, pare, giace senza misura, finché non lo sostituirà il vecchio compagno. E solo questi sa come premere, gettare a terra e decapitare. E senza questa capacità non sanno andare per la terra caucasica e ancora a lungo non impareranno.

L’illustrazione è tratta dal sito Blog umnych myslej [19].

Ingushetia.org, http://www.ingushetia.org/news/17825.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Guerriero dotato di forza sovrumana (la radice del nome è bog, “dio”), eroe del folclore russo.
[2] Andrej Maratovič Babickij, giornalista russo spesso in contrasto con l’establishment.
[3] Il termine è arcaico, biblico (nella versione italiana è tradotto con “di dura cervice”). Da qui in poi Babickij usa ironicamente il linguaggio arcaico delle fiabe e delle leggende russe, assai difficile da tradurre.
[4] Putin, s’intende. Ma gli eroi delle fiabe e delle leggende russe in genere hanno solo nome e patronimico (vedi nota 3).
[5] Letteralmente “angolo da orsi”.
[6] Il kladenec (nome con molteplici tentativi di interpretazione) del bogatyr’ colpisce praticamente da solo.
[7] I nemici dei leggendari guerrieri russi sono detti basurmane, evidente corruzione di musul’mane (“musulmani”). Gli slavi orientali hanno iniziato a combattere con popoli islamici ancor prima della loro cristianizzazione. Il corsivo è mio.
[8] La principale figura negativa della demonologia islamica (confusa forse qui con l’Ade greco).
[9] Allusione all’affermazione di Putin, secondo cui i russi avrebbero stanato e “fatto secchi” i terroristi “anche nei cessi” (la frase è stata tradotta in vari modi, ma ciò che è certo è che usò termini gergali assai rozzi).
[10] Si allude al “giogo tataro”, ovvero alla sottomissione della Russia ai Tatari nei secoli XIII-XVI.
[11] I riti legati ai culti arborei e solari sono sempre stati praticati dal popolo russo anche dopo la cristianizzazione e anzi sono ritenuti da questo costitutivi della propria identità.
[12] Per vichr’ si può intendere anche un leggendario essere malefico che si manifesta come un piccolo turbine di vento. Al di là della leggenda, va detto che in Russia (come ho potuto constatare di persona) il fenomeno meteorologico delle “trombe d’aria microscopiche” è frequente.
[13] “Elia di Murom”, il più celebre bogatyr’ nella cui figura si mescolano tra gli altri i tratti del profeta Elia e della divinità tonante precristiana Perun (sorta di Giove slavo). Murom, nella Russia centrale, è una delle più antiche città russe.
[14] “Dobrynja, figlio di Aniceto”, altro celebre bogatyr’. Dobrynja deriva da dobryj, “buono”.
[15] “Alëša (diminutivo di Aleksej, “Alessio”), figlio di pope”, bogatyr’ forse meno popolare in cui la commistione tra paganesimo e cristianesimo appare più evidente.
[16] Letteralmente “hanno fatto passare le sue parole accanto alle orecchie”.
[17] Antico nome della Russia.
[18] 29 miliardi di rubli sono oltre 685 milioni di euro…
[19]”Blog dei pensieri intelligenti”, opera del giornalista Vladimir Rudol’fovič Solov’ëv. Indirizzo: http://vsoloviev.livejournal.com/


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/01/il-bogatyr-medvedev.html

23 gennaio 2009

A proposito di diritti umani violati (VI)

Niente paura

Niente paura per gli assassini. Perché sanno che non saranno puniti. Ma niente paura neanche per le loro vittime. Perché quando difendi gli altri, smetti di avere paura

Il 19 gennaio in pieno giorno nel centro di Mosca con colpi a bruciapelo sono stati uccisi la giornalista della “Novaja gazeta” Anastasija Baburova e l’avvocato Stanislav Markelov. Il killer ha sparato da dietro, alla nuca. Questi poteva non aver paura – nessun omicidio politico pubblico è ancora stato giudicato secondo la legge.

Stanislav Markelov era un avvocato unico: si dedicava a cause disperate e pericolose per la vita. Questi – giurista moscovita – lavorava costantemente in Cecenia, rappresentando gli interessi delle vittime di esecuzioni extragiudiziali e di torture. Curava le cause delle vittime degli assalti dei fascisti.

Difendeva coloro che venivano uccisi e umiliati dallo Stato. Era amico del nostro giornale e nostro giurista. Curò le cause civili di Anna Politkovskaja e difese gli eroi dei suoi articoli, perorò gli interessi dei giornalisti della “Novaja gazeta” nei tribunali, fu l’avvocato della famiglia del redattore del nostro giornale Igor’ Domnikov, ucciso nel 2000 – tentò di spingere le autorità ad avviare un procedimento penale nei confronti dei mandanti [1] di questo omicidio, che sono ancora in libertà.

Anastasija era giunta da noi solo ad ottobre dello scorso anno.

Voleva tanto lavorare per la “Novaja gazeta”. Aveva deciso di occuparsi delle indagini sui crimini commessi dai nazisti [2].
E’ riuscita a fare molto poco.

In realtà sia Stanislav, sia Anastasija erano semplicemente persone oneste, che fisicamente non potevano abituarsi a ciò a cui si abitua la maggioranza. Questo era sufficiente per meritargli la condanna emessa dai padroni della Russia. Quelli a cui è permesso uccidere.

Questo non è già più terrore, questa è una guerra.

Sergej Sokolov,
caporedattore della “Novaja gazeta”


Questo è stato l’ennesimo omicidio perpetrato dal sistema ai danni di persone fuori dal sistema. Un avvocato di 34 anni, che difendeva i ceceni dai militari russi e i militari russi dai comandanti corrotti. Interveniva contro i neonazisti, che il potere appoggia e difendeva gli antifascisti, che il potere imprigiona. Difendeva i giornalisti-attivisti per i diritti umani ed era egli stesso un attivista per i diritti umani, per cui nell’ambiente elitario degli avvocati si era fatto la fama di uomo ai margini.

Anche la venticinquenne Nastja Baburova era una rivoltosa-romantica – era un’anarchica, aveva preso parte al movimento antifascista e alla Marcia dei Dissenzienti [3]. Questo non è un casuale armamentario sociale, questa è la scelta consapevole di un percorso di vita. Dal punto di vista del potere e del popolo, che vive di un unico desiderio – estraniarsi da questo potere e sopravvivergli tranquillamente, – anche la scelta di Nastja era marginale. Perciò pochi nel nostro paese potrebbero morire come Nastja – cercando di fermare un killer. Le persone nell’ufficio davanti al quale hanno sparato a Stas e Nastja hanno sentito il rumore degli spari. E hanno anche capito subito cosa stava succedendo. Ma hanno avuto paura di uscire o semplicemente di guardare dalle finestre del proprio ufficio.

Il motivo dell’omicidio dell’avvocato Markelov avrebbe potuto essere quasi ogni sua causa. Fra l’altro anche il caso di Budanov, per cui Markelov rappresentava una reale minaccia, perché aveva ottenuto l’avvio del procedimento per lo stupro di Èl’za Kungaeva. E questa era del tutto reale, perché lo stupro del tutto reale era registrato nei materiali dell’indagine.

Avrebbero potuto certamente uccidere l’avvocato gli ex capi e i complici dello sbirro di Chanty-Mansijsk [4] Lapin, più noto con il soprannome Kadet [5] e condannato a 11 anni per il sequestro, le torture e l’omicidio del ragazzo ceceno Zelimchan Murdalov. (Gli interessi di suo padre e di sua madre erano rappresentati da Stanislav Markelov.) I suoi capi, che avevano preso parte alle torture e ai sequestri, sono ricercati e già da qualche anno pare che non riescano a trovarli.

L’ordine dell’omicidio avrebbe potuto venire anche dalla Cecenia. Perché l’avvocato Markelov in modo clamorosamente coraggioso si era dedicato al caso delle prigioni segrete costruite nel villaggio natale dei Kadyrov Centoroj [6], dove i ceceni vengono torturati e uccisi.

Dopo l’omicidio di Anna Politkovskaja, che era strettamente legata a Stanislav Markelov per via del Caucaso del Nord, ci rendiamo conto, che le uccisioni a colpi d’arma da fuoco dei nostri – giornalisti del nostro giornale, avvocati, attivisti per i diritti umani – potrebbero continuare. Dopo l’omicidio di Anja molte persone hanno atteso con noi dalle autorità parole chiare e azioni evidenti. Ci hanno ascoltato come meglio no avrebbero potuto. Lunedì Markelov e Baburova hanno allungato la lista delle nostre perdite. Non a caso: i segnali delle autorità non li ascoltiamo solo noi, li coglie anche tutta la feccia di orientamento fascista.

Stanislav e Nastja, che non a caso era amica di Markelov da molti anni (e ne aveva in tutto 25!), erano persone che sapevano dare un significato chiaro a concetti astratti come “bene” e “male”.

Queste astrazioni si riempiono di senso quando le persone compiono degli atti. Niente paura per gli assassini. Perché sanno che non li puniranno. Ma niente paura neanche per le loro vittime. Perché quando difendi gli altri, smetti di avere paura.

Ha paura chi si è estraniato e cerca di sopravvivere tranquillamente a tempi cattivi, che chissà perché non finiscono in nessun modo.

Elena Milašina

20.01.2009, "Novaja gazeta", http://www.novayagazeta.ru/data/2009/005/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Tra questi vi è l’ex vice governatore della regione di Lipeck, nella Russia meridionale. Domnikov aveva spesso puntato il dito contro la corruzione delle alte sfere della regione.
[2] Per “nazisti” vanno intesi i neonazisti russi, che negli ultimi anni si sono macchiati di decine di omicidi.
[3] Manifestazione dell’opposizione a Putin compiuta nel marzo 2007 e duramente repressa.
[4] Città della Siberia occidentale.
[5] “Cadetto”.
[6] Villaggio della Cecenia sud-orientale.

22 gennaio 2009

A proposito delle forze dell'ordine russe (III)

I padroni di Mosca

Arrivano nella capitale su Mercedes con i bagagliai pieni di armi, uccidono i propri nemici nel centro della città, sequestrano persone e si impossessano di affari altrui, sparano su un autobus di linea con i passeggeri a bordo che non gli ha dato strada, vengono rilasciati subito dopo l’arresto perché hanno in mano i distintivi dei servizi segreti, le loro automobili sono fornite di permessi “per qualsiasi posto”, il loro principale argomento è la Stečkin [1]

Cos’è successo all’autobus n. 752

Questa storia viene raccontata in Internet come una barzelletta. Anche se, a nostro modo di vedere, c’è poco di divertente. Il 5 gennaio di quest’anno a Mosca il conducente di un autobus di linea non ha dato strada ad una berlina Mercedes МL 500. La macchina straniera era guidata dal plenipotenziario operativo dell’USB [2] del ministero degli Interni della Repubblica Cecena, il passeggero era il plenipotenziario operativo dell’UBOP [3] dello stesso ministero degli Interni. I poliziotti sono entrati all’interno dell’autobus e hanno picchiato il conducente, che, per difendersi, ha sferrato qualche colpo con il cric sul volto di uno degli assalitori. In seguito il conducente dell’autobus ha tentato di allontanarsi con il mezzo dal luogo dello scontro, ma uno dei poliziotti ceceni ha aperto il fuoco con una pistola Stečkin.

Per vie ufficiali non si è riusciti a chiarire nulla di questa storia. Gli uomini di turno all’OVD [4] “Troparevo-Nikulino” [5] hanno riso quasi a crepapelle: “Non ricordiamo proprio nulla! Chiamate lo ZAO [6], là lo ricordano”. Gli uomini di turno all’UVD [7] dello ZAO si sono rifiutati istericamente: “Ma noi qui non abbiamo a che fare con questo!” – e hanno consigliato di insistere a Troparevo.

Alla fine un poliziotto si è accordato per parlare con noi in forma anonima, “senza che, Dio ci scampi, mi si menzioni!”. (Certo, che c’è da stupirsi? Non si tratta della mafia, ma della polizia.)

“Il conducente guidava l’autobus n. 752. Da qualche parte a un incrocio qualcuno non ha dato strada a qualcun altro. E’ una questione di cultura, della GAI [8] in fin dei conti. Ma non si fa così! Non si spara! Ad accusare penserà il tribunale, ma il guidatore e il passeggero della Mercedes non erano di indole pacifica. Sono giunti alla fermata successiva, hanno aspettato quest’autobus, sono entrati all’interno, si sono messi a spiegare la situazione al conducente. Non so cosa gli abbia risposto il conducente. C’è stata una rissa, il conducente è stato trascinato per strada. Ha afferrato il cric – beh, capite, erano in due e questi era da solo. A uno ha rotto una mascella, anch’essi l’hanno malmenato. Poi il conducente è saltato dentro l’autobus e ha chiuso le porte. E attraverso una porta chiusa uno dei ceceni ha aperto il fuoco sull’autista con una pistola Stečkin. Ha sparato 7 proiettili. Al conducente, certo, è andata molto bene: un proiettile gli è entrato in una gamba – e basta! All’interno c’era gente, sono finiti sul pavimento, si sono nascosti in qualche modo”.

I passeggeri hanno chiamato un’ambulanza e la polizia. E’ giunto il gruppo ad azione rapida dell’OVD “Troparevo-Nikulino”. E qui gli sparatori hanno mostrato i propri distintivi. I poliziotti non hanno badato ai distintivi: “Qui siamo a Mosca, non sulle montagne e il conducente non è un militante”.

Il conducente è stato ricoverato in ospedale. “Ma questi colleghi… Uno è stato portato all’ospedale n. 31 con uno zigomo rotto, l’altro è stato portato sotto buona scorta alla procura di Nikulino: quando un poliziotto in qualche modo fa fuoco, la cosa è di competenza della procura. La procura ha preso subito tutti i dati degli agenti operativi e ha rimesso lo sparatore in libertà. E il suo compagno dall’ospedale n. 31 è stato portato non si sa dove – adesso non sappiamo neanche se è stato aperto un procedimento penale!”

Fra l’altro i poliziotti hanno dimenticato i nomi della vittima e dei ceceni perfino parlando in forma non ufficiale. Ma abbiamo potuto ristabilire i nomi di alcuni di quelli che hanno preso parte alla vicenda. In particolare il conducente, caduto sotto la scarica, si chiama Michail Poršnev, lavora al parco degli autobus n. 14 di Mosca.

Michail è entrato allo NII [9] Sklifosovskij il cinque gennaio con una ferita da arma da fuoco alla tibia. E’ stato operato e trasferito al secondo reparto traumatologico. “Il paziente si trovava sotto sorveglianza continua. Giorno e notte lo sorvegliavano due agenti di polizia – a turno. Era perché non lo finissero da noi, – ha raccontato uno degli uomini dello NII Sklifosovskij. – Il fatto è che, dicono, erano kadyroviani [10] e questi ha spaccato la testa ad uno di loro”. Il medico non ha più risposto ad alcuna altra domanda: “Anche così vi ho già detto più di quanto potessi”.

Il parco degli autobus n. 14, dove lavorava Michail, ci ha accolti in modo guardingo. All’ingresso ci hanno bloccati subito due guardiani, in attesa che il loro capo telefonasse ai dirigenti. I dirigenti si sono consultati per un po’ di tempo, poi hanno richiamato: “Purtroppo non vi possiamo accogliere. Andate al Mosgortrans [11], qui non avete nulla da fare”.

Fra l’altro il guardiano ha precisato: “Abbiamo una disposizione – per parlare della sparatoria non fare entrare assolutamente nessuno”. Di conseguenza la sorveglianza del parco degli autobus non ha permesso al nostro fotoreporter di fare foto neanche in campo lungo – si sono messi a gridare e ad agitare i pugni.

Il 15 gennaio è finita la breve degenza di Michail Poršnev, il conducente dell’autobus è stato dimesso. Non ci è riuscito neanche stabilire dove si trovino attualmente gli sparatori. Probabilmente vanno da qualche parte…

Rostislav Boguševskij [12]
Elena Kostjučenko

Novaja Gazeta, 19 gennaio 2009, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/004/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Pistola di fabbricazione russa.

[2] Upravlenie Sobstvennoj Bezopasnosti (Direzione della Sicurezza Interna).

[3] Upravlenie po Bor’be z Organizovannoj Prestupnost’ju (Direzione per la Lotta alla Criminalità Organizzata).

[4] Otdel Vnutrennich Del (Sezione degli Affari Interni), in pratica la polizia di quartiere.

[5] Quartiere della zona sud-occidentale di Mosca.

[6] Zapadnyj Administrativnyj Okrug (Circondario Amministrativo Occidentale).

[7] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni), in pratica la polizia di circoscrizione.

[8] Gosudarstvennaja Avtomobil’naja Inspekcija (Ispettorato Automobilistico di Stato), in pratica la polizia stradale.

[9] Naučno-Issledovatel’skij Institut (Istituto di Ricerca Scientifica).

[10] Membri dell’esercito privato di Kadyrov, noto per la sua ferocia.

[11] MOSkovskij GORodskoj TRANSport (Ente Cittadino dei Trasporti di Mosca).

[12] Giornalista della “Novaja gazeta”, che ha sperimentato anche in proprio la violenza dei “tutori dell’ordine” russi.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/01/il-potere-criminale-di-mosca.html

20 gennaio 2009

A proposito di Kadyrov (XIII)

Cecenia: la guerra tra le generazioni

Come i militanti, giunti al potere, distruggono la generazione dei militanti in erba

Negli ultimi due anni la gioventù cecena ha preso a riempire in massa le file delle formazioni armate illegali. Secondo i dati da noi raccolti in uno dei comandi militari della repubblica e confermati dalla procura, da gennaio 2007 si sono dati alla macchia più di 1000 ceceni in età compresa tra i 16 e i 30 anni. Secondo dati operativi, l’età media dei membri delle organizzazioni segrete cecene è di 20-25 anni. Questi giovani, essenzialmente, occupano il posto lasciato libero da quelli che non tanto tempo fa combattevano insieme a Maschadov e Basaev. In tal modo “nella macchia” ha avuto luogo un cambio generazionale. La lotta con le “reclute” adesso è condotta da ex militanti, amnistiati e giunti al potere in Cecenia. Al di sopra dello scontro sta il potere federale, che è riuscito a far scontrare frontalmente una generazione di ceceni con l’altra.

Tutti per uno

Al flusso di persone che si danno alla macchia Ramzan Kadyrov si è opposto con la forza. Le persone arrestate come sospette di appartenere a NVF [1] sono diminuite.
In compenso è aumentato di molte volte il numero di esecuzioni extragiudiziali. In Cecenia è riapparsa una paura ben conosciuta: i “kadyroviani” [2] possono irrompere in qualsiasi casa e uccidere chi gli pare.
Ben poco tempo fa hanno agito così con la famiglia di Datchu Ilaev. Datchu era partito per lo hajj [3] e in casa sua sono giunti i “kadyroviani” e gli hanno ucciso tre figli. Né Datchu, né i suoi figli hanno alcun legame con le organizzazioni segrete. Piuttosto qualcuno ha fatto una falsa delazione ai danni della famiglia Ilaev. La delazione generale, che fiorisce particolarmente nel villaggio natale dei Kadyrov Chosi-Jurt, è un altro segno dei tempi di Ramzan.
Non si sono dati alla macchia solo i ragazzi, ma anche le ragazze. In modo vistoso, a gruppi, capendo bene che già dopo un giorno o due la loro scomparsa sarà denunciata e i loro parenti se la vedranno molto brutta.
Il principio della punizione collettiva è stato applicato per la prima volta nel maggio 2007. Al ministero degli Interni ceceno furono convocati circa 100 genitori di militanti. Il vice-premier ceceno Adam Delimchanov dichiarò che per nessuno di quelli che si erano dati alla macchia ci sarebbe stato perdono. “Gli verrà tagliata la testa”. Delimchanov dichiarò che la responsabilità per le azioni dei figli ricade pienamente sulle loro famiglie. Avranno una punizione anche i vicini, che “probabilmente sapevano, ma non l’hanno comunicato a chi di dovere”.
Alla fine di questa riunione i presenti sono stati costretti a rinnegare pubblicamente coloro che si erano dati alla macchia. Inizialmente nella sala regnava un silenzio opprimente, poi si è alzato un uomo anziano e ha detto: “Se prenderanno mio figlio, do il permesso di ucciderlo”. Dopo queste parole una donna, quattro figli della quale si sono dati alla macchia, si è messa a piangere. Questa ha preso a implorare pietà, ma Delimchanov le ha risposto: “Per uno risponderanno tutti…”
Questa estate il presidente Kadyrov è intervenuto alla televisione della repubblica e ha dichiarato: “Non è un segreto che molti nostri capi e direttori sono parenti di giovani che si sono dati alla macchia. So che questi hanno contatti con loro, garantiscono loro perfino il sostentamento. Io avverto che se nel corso dei prossimi dieci giorni questi giovani non saranno riportati a casa, tutti i capi e i dirigenti andranno sotto processo. Proibisco di seppellire chi combatte contro di noi. Se vengo a sapere che in qualche villaggio è sepolto qualcuno che si era dato alla macchia, nessuno resterà al suo posto: né il capo della polizia, né il capo dell’amministrazione [4], né l’imam della moschea…”
Alle parole sono seguiti i fatti. Il capo dell’amministrazione della città di Argun [5] Ibragim Temirbaev, gli ufficiali e i capi della polizia hanno stilato una lista di 17 famiglie, i cui figli si sono dati alla macchia. A queste persone è stato ordinato di lasciare la città.
Così la lotta contro i militanti è diventata una guerra contro il proprio popolo.

La ripulitura [6] con il fuoco

Dalla casa di Jachita, bruciata a luglio, si spande odore di bruciato. Fuori è dicembre. Già cento volte ha piovuto, qualche volta ha tremato la terra, la neve è caduta e si è sciolta. Ma l’odore penetrante non è andato da nessuna parte, si fissa nelle narici.
Le case di Jachita e di suo fratello Achmad erano disposte come la lettera “Г” [7]. Entrambe sono state bruciate. La casa del fratello perché suo figlio si è dato alla macchia, la casa di Jachita per compagnia. Se si attraversa la strada e si sale, si possono vedere le ceneri di una terza casa, davanti a cui sta una Volga [8] annerita. Questa era la casa del secondo fratello di Jachita. Anche suo figlio si è dato alla macchia.
La stessa Jachita ha una figlia di 32 anni, invalida di I categoria: già da 13 anni soffre di una grave malattia psichica.
Quella notte, quando giunsero uomini in tuta mimetica e mascherati, Jachita riuscì solo ad avvolgere la figlia in un lenzuolo e a portarla fuori di casa. Dimenticò in casa le medicine della figlia e la ricetta che le avevano scritto a Kislovodsk [9].
Quando hanno bruciato la casa, Jachita “ha chiuso subito gli occhi e non ha neanche dato uno sguardo”. L’ha riportata in se il grido della figlia. Questa cercava di gettarsi dritta nel fuoco che divampava al suono delle tegole che esplodevano per l’alta temperatura.
In questa casa la stessa Jachita viveva da quando aveva 7 anni. Dopo l’incendio sono rimasti i muri di saman [10], molto resistenti. Anche se all’interno tutto è bruciato e i tetti sono crollati, non hanno fatto una sola crepa durante il terremoto di ottobre. Di principio la casa potrebbe essere rimessa in piedi. Ma non viene permesso di farlo. E dopo l’inverno non ci sarà più nulla da rimettere in piedi. I muri di saman saranno intrisi dalla neve e a primavera si scioglieranno.
La casa di Umar Musichanov bruciò per la prima volta durante la prima guerra cecena [11]. Allora i federali bombardarono metà delle case del tristemente noto villaggio di Samaški [12]. Poi Umar, sua moglie e i loro otto figli hanno vissuto per molti anni in una tenda in un campo profughi in Inguscezia. Nel 2003 sono tornati in Cecenia. Umar fu incitato personalmente in questo senso da Achmat Kadyrov. Umar aiutò Kadyrov-senior a convincere i profughi che in Cecenia la guerra era finita e che bisognava tornare a casa. Umar avrebbe voluto mostrarci una fotografia che lo ritrae insieme ad Achmat-Chadži, ma è bruciata con la casa.
La seconda volta la casa è bruciata questa estate. A dire il vero, Umar non sa chi sia stato. Avrebbero potuto essere sia i militanti, sia i kadyroviani.
– Ma forse c’è differenza tra loro? – dice irritato Umar. – Hanno preso i miei figli!
C’erano quattro figli. Il primo è in prigione, il secondo si è dato alla macchia, il terzo alla macchia, essenzialmente, è stato costretto ad andarci, il quarto è stato sequestrato dagli uomini delle strutture armate. Con la perdita del figlio minore per Umar è più difficile di tutto riconciliarsi: “Israpil era un bravo ragazzo. Odiava questa macchia. Ai fratelli diceva: se nostro padre morirà di crepacuore, vi ucciderò io stesso…”
Negli ultimi mesi i kadyroviani hanno preteso con insistenza dai Musichanov che questi si mettessero in contatto con i figli e li costringessero a tornare dai loro nascondigli. Umar ha fatto capire che l’operazione speciale (e questa era un’operazione speciale per la liquidazione delle organizzazioni segrete) fu coordinata dal capo dello ROVD [13] di Šatoj [14] Ibragim Dadaev.
Questa estate il figlio di Umar Salman, datosi alla macchia nel 2005, si è messo in contatto con i familiari e ha detto che sei persone erano pronte a tornare. Comunque fu posta una condizione categorica: nessuna trappola!
Ma la condizione fu ignorata. All’incontro andarono il plenipotenziario operativo Arsanukaev e il capo della polizia criminale dello ROVD di Šatoj Abdulov (evidentemente avevano molto voglia di mettersi in luce) e anche i familiari dei Musichanov, che di fatto erano stati presi in ostaggio.
Lo stesso Umar è gravemente malato (ha un cancro). Era categoricamente contrario all’operazione speciale. Disse: “Che ci vada la madre dei miei figli. Che muoia solo lei. Non c’è bisogno che ci vadano i poliziotti. Sarà una provocazione…”
Umar aveva visto lungo. All’entrata nel bosco i militanti uccisero i poliziotti. Come rappresaglia gli agenti delle strutture armate della provincia di Šatoj, che coprivano l’operazione speciale, presero a sparare sui familiari dei Musichanov. Quella sera gli uomini delle strutture armate arrestarono l’ultimo figlio di Umar. Cinque giorni dopo la casa bruciò.
Proprio dopo questo caso il presidente ceceno Kadyrov e il sindaco di Groznyj Chučiev intervennero in televisione e dichiararono guerra: “Non dialoghiamo più sulla base delle leggi di questo stato. Agiremo secondo le usanze cecene… Il male che fanno i vostri familiari che si sono dati alla macchia, sarà restituito a voi nelle vostre case. In breve tempo sentirete questo sulla vostra pelle. Chiunque abbia familiari che si siano dati alla macchia sentirà la responsabilità. Chiunque! Chiunque!”
Da allora nelle case dei ceceni hanno preso a irrompere di notte incendiari in tuta mimetica e mascherati. Questi cacciano le persone in strada, versano benzina nella casa e aspettano finché il tetto non crolla in fiamma. I pompieri e la polizia chiamati sul luogo non arrivano. I crimini (alcune vittime degli incendi hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia) non vengono indagati. La procura non si immischia.
Da luglio a dicembre in Cecenia sono già state bruciate 24 case.

Centoroj

Centoroj (o Chosi-Jurt) è il villaggio natale dei Kadyrov. Si fonde uniformemente con Alleroj – il villaggio natale dei Maschadov. Questi due villaggi sono considerati il feudo di Kadyrov, sono completamente chiusi e rappresentano uno “stato nello Stato”. Entrare nel villaggio e uscirne si può solo dopo aver presentato i documenti che attestano l’identità. Gli altri ceceni possono capitare in questa zona solo se li ha invitati qualcuno degli abitanti di Centoroj o di Alleroj. L’anfitrione deve obbligatoriamente incontrare i propri ospiti al KPP [15] e poi riportarceli.
Le notizie da Centoroj giungono nel grande mondo solo se sono del tutto infelici. Il 20 luglio a Centoroj è stato compiuto un attentato a Ramzan che non ha avuto successo.
L’operazione, l’ideazione della quale è attribuita al capo delle organizzazioni segrete cecene Dokku Umarov, è stata a suo modo qualcosa di unico. Hanno giocato sull’amore di Kadyrov per la poligamia: questi va quasi sempre ai matrimoni di chi si sposa per la seconda volta. Tanto più nel suo Centoroj. Avevano progettato di introdurre dei militanti nel villaggio sotto la copertura di un rumoroso corteo nuziale.
L’attentato (per dirla più direttamente – la sparatoria contro Kadyrov) ha avuto luogo, ma non ha avuto successo. I dettagli finora sono ignoti, comunque è noto che all’attentato hanno partecipato i figli di alti funzionari della repubblica. Sono state arrestate più di 20 persone. Gli esecutori materiali sono stati uccisi sul posto, due di essi (i cognomi sono ignoti) sono stati bolliti o sepolti vivi. Le grida provenienti dalla base kadyroviana “Brat” [16] al limite occidentale di Centoroj si sono sentite fino a tarda notte…
Secondo informazioni in possesso degli attivisti per i diritti umani, nei villaggi di Centoroj e di Alleroj i giovani si danno regolarmente alla macchia. Solo in una settimana ad Alleroj si sono date alla macchia 4 persone. Tra loro un cugino e una cugina di terzo grado di Ramzan Kadyrov. Le case dei loro genitori sono state bruciate.

Le persone che sono tornate

Ad Argun siamo riusciti a incontrarci con due giovani che sono tornati un mese fa dopo essersi dati alla macchia. Alichan Markuev e Aschab Èl’murzaev sono stati mostrati alla televisione cecena, cercando di farne eroi nazionali alla pari dei campioni olimpici ceceni. A dire il vero, neanche con gli olimpionici locali Ramzan Kadyrov riesce a passare dalla lingua delle minacce a un normale tono pacifico. All’ingresso di Gudermes [17] sta un cartellone, in cui Ramzan è fotografato insieme al campione locale di lotta che morde l’oro di Pechino. E a lettere molto grandi (delle dimensioni della testa del campione) sta scritto: “Meglio la morte che essere secondo!”
Aschab e Alichan sono coetanei, hanno sui 22 anni, sono amici d’infanzia. Ma sono molto diversi. Aschab capisce e parla molto male il russo. Ma con grande sincerità, anche se parlando male, parla di chi lo ha convinto a darsi alla macchia e perché lo ha fatto. A quanto viene fuori, motivi particolari, a parte la curiosità, non c’erano. La famiglia di Aschab, come si esprime il capofamiglia, ha sofferto a causa delle due campagne militari “solo moralmente”. Comunque, dopo che Aschab si è dato alla macchia sono cominciate le vere sofferenze. Il padre e i fratelli venivano portati continuamente alla polizia, venivano minacciati, hanno cercato di cacciare la famiglia dalla città. Il fratello maggiore di Aschab è stato costretto a vendere il proprio camion con il cassone ribaltabile, perché ha capito: in qualsiasi momento alla famiglia avrebbero potuto servire contanti. I fratelli Èl’murzaev hanno detto insieme che “se solo avessero saputo i piani di Aschab, gli avrebbero storpiato le gambe”. Dopo il suo ritorno hanno proposto ad Aschab di lavorare nelle strutture armate ufficiali (cioè di diventare un kadyroviano). Il padre ha proibito categoricamente al figlio di prendere un’arma in mano, anche se trovare un altro lavoro nella repubblica non è facile.
Alichan Markuev si è rivelato tutt’altro. E’ un giovane intelligente, istruito, che padroneggia bene la lingua russa. Alle domande sulla vita nelle organizzazioni segrete ha risposto volentieri, si può dire perfino in modo sfacciatamente sincero.
Quando gli abbiamo chiesto se chi vive alla macchia faccia uso di droghe (reggere una vita del genere senza doping è troppo difficile), Alichan ha sorriso in modo condiscendente: “Per chi vive alla macchia c’è solo una droga – il Corano”.
Non siamo certi se nel mondo musulmano sia permesso paragonare il libro sacro all’eroina, ma dopo la conversazione con Markuev è rimasta una domanda: “Se questa persona non nasconde in questo modo le proprie convinzioni religiose, perché è ancora viva?”
Due fatti mettono in guardia: 1) nel ritorno di Aschab e Alichan ha giocato un ruolo attivo Асхаба il capo di Argun Ibragim Temirbaev, che ha tentato con crudeltà di scacciare le famiglie dei militanti dalla propria città; 2) per qualche motivo i militanti non si sono vendicati sui “fuggitivi” Èl’murzaev e Markuev…

Il procuratore

Qualcosa, strano a dirsi, ci ha spiegato uno degli uomini della procura cecena, che ci ha chiesto di non fare il suo cognome.
Il procuratore Ženja [18] era un russo di Groznyj. All’inizio degli anni ‘90 la sua famiglia fu costretta a lasciare Groznyj, ma Ženja completò i suoi studi e tornò nella repubblica.
Era tarda sera. Ženia era un po’ ubriaco e noi siamo stati molto gentili. E comunque abbiamo fatto, dal punto di vista di Ženja, domande molto stupide.
Perciò Ženja ha parlato. Ha detto che in Cecenia agisce un intera rete di reclutamento di militanti, comunque quasi nessuno dei reclutatori (gli organi [19], come abbiamo capito, li conoscono bene tutti) viene preso. Se una volta succede, allora il procedimento penale nei confronti di queste persone viene catalogato a parte, su queste cose indagano gli agenti dello FSB [20] e del destino ulteriore di questi procedimenti e degli stessi indagati è nota solo una cosa – non giungeranno mai a un processo.
(Di uno di questi procedimenti, che comunque è arrivato [21] fino a una sentenza, ci è riuscito di sapere da avvocati ceceni. Nel villaggio di Asinovskaja [22] si sono dati alla macchia 37 giovani. Tutti questi sono stati presi da un reclutatore dal cognome Imaev. Sono riusciti ad arrestarlo, il procedimento è stato messo a parte, se ne sono occupati i servizi segreti. Al processo, che si è svolto in modo particolare (cioè senza un indagine della magistratura), il tribunale ha considerato la “confessione” di Imaev, lo ha condannato, ma subito lo ha amnistiato e lo ha scarcerato. Ben presto Imaev è fuggito all’estero).
Il procuratore Ženja, fra l’altro, ha riconosciuto che i reclutatori sono molto attivi anche in Europa. E’ assai noto il caso di un ceceno tornato dall’Austria, che si è dato alla macchia ed è stato ucciso. (Anche se questa persona non si era sistemata male all’estero). Ženja lo ha raccontato anche perché gli organi per la tutela dell’ordine della Cecenia hanno una statistica completa di chi e quando si è dato alla macchia. Non si tratta solo della delazione diffusa ovunque. Si da il caso che i nuovi membri delle organizzazioni segrete una volta che si sono dati alla macchia vengano per prima cosa fotografati. Molto spesso insieme a Dokku Umarov. E poi queste foto vengono inserite nel sito “Kavkaz-centr” [23] e gli MMS con queste foto girano per tutta la repubblica. In seguito i kadyroviani bruciano con precisione e rapidamente le case delle famiglie dei militanti-“reclute”. Ecco il procedimento controllato da due parti.
Il procuratore Ženja raccontava, osservando con piacere le nostre fisionomie un po’ tese.
– Se le cose stanno come dice, allora perché i giovani si danno alla macchia in massa? – abbiamo chiesto a Ženja.
– I soldi, la mancanza di istruzione e di lavoro, un buon lavoro psicologico. Ma in generale i ceceni devono seguire meglio i propri figli. Kadyrov, comunque sia, è necessario a questo popolo. A dirla più appropriatamente, la “pulizia della repubblica” da “wahhabiti [24] e šajtany [25]” è la principale funzione del presidente Kadyrov. Perciò non è affatto un caso che i reclutatori si siano decisamente attivati nella repubblica proprio dall’inizio del 2007. (Cioè dal momento della nomina di Kadyrov a presidente – nota del redattore)
– E questo quando finirà?
– Noi potremo considerare membri della società sicuri per la Russia solo quelli della generazione che nasce adesso in Cecenia.
Non ci siamo messi a chiedere al procuratore Ženja chi sia questo “noi”. E questi non si è messo a spiegarlo.
Siamo stati zitti. Poi Ženja, come se fosse tornato sobrio, ha guardato dalla finestra e ha detto:
– E’ ora che andiate via. Già fa buio. Qui di notte non è sicuro.

Magomet Aliev
Elena Milašina
Cecenia

14.01.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/002/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Nezakonnye Vooružënnye Formirovanija (Formazioni armate illegali).
[2] Sorta di esercito privato di Kadyrov, noto per la sua crudeltà.
[3] Il pellegrinaggio alla Mecca.
[4] Cioè il sindaco.
[5] Nei pressi di Groznyj.
[6] “Ripuliture” (začistki) vengono chiamate le operaazioni repressive.
[7] La “g” dell’alfabeto cirillico.
[8] Marca di automobili russa.
[9] Città della Russia meridionale.
[10] Impasto a base di paglia e letame con cui si fanno mattoni.
[11] Quella combattuta tra il 1994 e il 1996.
[12] Nella Cecenia occidentale.
[13] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del (Sezione Provinciale degli Affari Interni), in pratica la polizia provinciale.
[14] Nella Cecenia centrale.
[15] Kontrol’no-Propusknoj Punkt (Punto di Controllo e di Passaggio).
[16] “Fratello”.
[17] Città nei pressi di Groznyj.
[18] Diminutivo di Evgenij.
[19] Per “organi” in Russia si intendono gli apparati del ministero degli Interni e in particolare i servizi segreti.
[20] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l’erede del KGB.
[21] Letteralmente “è giunto a vivere”.
[22] Nella Cecenia occidentale, ai confini con l’Inguscezia.
[23] Sorta di sito ufficiale dei separatisti ceceni.
[24] Per wahhabiti in Russia si intendono gli estremisti islamici in generale.
[25] “Demoni”, cioè persone malvagie.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/01/la-cecenizzazione-completa.html

18 gennaio 2009

A proposito di Putin (X)

La neolingua dell’epoca di Putin

Essa non descrive il mondo, lo crea

Nel suo immortale romanzo “1984” George Orwell ha descritto un mondo in cui si crea una lingua che crea il mondo. Cos’è l’ideologia? E’ un mondo che vive secondo le leggi della grammatica e non secondo le leggi della realtà.
Sarete d’accordo – una cosa è se vi propongono di “condurre trattative con l’Occidente ”. E un’altra, se vi propongono di “andare a inchinarsi all’Occidente”. Una cosa è se parlate con “lo stato della Georgia”. E tutta un’altra, se parlate con “il regime fantoccio di Saakashvili”. Una cosa è se vi dolete per le vittime dello Holodomor [1]. E tutt’altra, se “ponete un cuneo tra i popoli”, parlando “del cosiddetto Holodomor” fino a “uno studio completo del problema da parte degli storici”.
Cos’è il nesso di parole “mondo unipolare”? E’ proprio un calco preciso della neolingua sovietica – “il mondo capitalista”. Come è noto, il mondo del capitalismo, della corruzione e dei guadagni illeciti sarebbe dovuto cadere per via del fatto che era storicamente condannato. Ma chissà perché è caduta l’avanzata URSS e gli USA sono rimasti l’unica superpotenza.
Adesso ci dicono “il mondo unipolare”. Si sottintende che anch’esso deve cadere. Per terrore di cosa? “Il marcio mondo borghese” avrebbe dovuto cadere davanti all’avanzata struttura sociale e anche per via della grande quantità di carri armati e di testate nucleari pro capite dell’URSS. Ma perché deve cadere l’“unipolare”? Indiscutibilmente superiamo gli USA in un’intera serie di indicatori, per esempio, per quantità di denaro rubato alle casse statali. Qui noi, c’è da sospettare, non abbiamo concorrenti in generale. Ma difficilmente gli USA temeranno di cadere anche per questo.
Ed ecco un altro nesso di parole della neolingua: “rialzarsi dopo essere caduti in ginocchio”. Non molto tempo fa l’ho sentita nelle circostanze più notevoli: ero in una strada bloccata (passava il nostro tutto o il secondo nostro tutto o il coniuge del nostro tutto), e poiché nell’ingorgo ero la prima, allora, ovviamente, sono uscita dalla macchina e ho espresso inquietudine per il vergognoso liberalismo del Cremlino, che ci costringe a stare per ore negli ingorghi e non esige dai guidatori che escano nella sporcizia, si gettino in ginocchio e chiudano gli occhi, come accadeva al passaggio del califfo nella buona, vecchia Baghdad.
Molto rapidamente il prode uomo di servizio mi ha spiegato che sono “strade dello Stato” (e che ci facciamo, dunque, su queste strade? Diciamo “grazie” perché ci permettono di entrare e non ci schiacciano addirittura qualche volta) e poi, guardando il mare di macchine senza fine che si accumulava dietro la sua paletta, il sostegno del regime ha pronunciato con orgoglio: “Comunque ci siamo rialzati dopo essere caduti in ginocchio”.
Cos’ha di buono il nesso di parole “ci siamo rialzati dopo essere caduti in ginocchio”? La sua genericità. Dici: “I funzionari hanno smesso di schiacciare la gente” – non ci credono. Dici: “I funzionari hanno preso a rubare meno” – non credono neanche a questo. Dici: “Il piccolo padre Lukašenko ha riconosciuto l’Ossezia del Sud” – e non ci crederanno di nuovo, perché non solo non l’ha riconosciuta, ma l’ha di nuovo rigettata, nonostante un miliardo di dollari pagatigli in anticipo. Dici: “Siamo diventati un membro del G-8 a pieno diritto” – neanche quello si può dire, perché dal G-8 ci hanno de facto espulsi.
Ma ci siamo rialzati dopo essere caduti in ginocchio.
Solo due anni fa nell’ennesima “Raccolta in onore di Tynjanov [2]” Mariètta Čudakova ha pubblicato un articolo dal titolo esauriente: “La lingua delle civiltà cadute”, dedicato al linguaggio pubblico sovietico. “I testi scritti in questa lingua nel corso (letteralmente) di tre giorni nell’agosto 1991 hanno perso la loro funzione comunicativa e si sono trasformati in monumenti di una civiltà passata non appena hanno perso la loro funzione di potere”, – scrive la Čudakova.
Ed ecco che questo linguaggio è già rinato. Ci siamo rialzati dopo essere caduti in ginocchio, non vogliamo andare a inchinarci davanti al mondo unipolare, non tolleriamo chi pone un cuneo tra popoli fratelli ed esigiamo un esame dei conti della storia; Stalin da noi adesso è considerato un manager efficace e lo sterminio di decine di milioni di persone per costruire dinosauri metalmeccanici incapaci di reggere la concorrenza, che uno per uno vengono fatti a pezzi per essere dati ai ferrivecchi o dati in affitto come uffici è stato ed è una forma efficace di gestione.
La “funzione di potere” è la più importante di questa neolingua. Essa non descrive il mondo, lo crea. Essa spiega da dove vengono le nostre disgrazie: la colpa di queste è degli intrighi dei nemici e spiega da dove vengano tutti i nostri successi: dalla saggia guida di coloro per cui, come pecore, stiamo fermi in ingorghi che durano ore.
Essa non spiega solo due cose. Perché il dollaro sale, mentre il premier Putin ha spiegato che Wall Street è caduta e perché i nostri combattenti contro il mondo unipolare, che non vogliono inchinarsi davanti all’Occidente, fanno studiare i propri figli nel mondo unipolare, comprano ville nel mondo unipolare, guidano macchine, indossano vestiti e usano telefoni prodotti dal mondo unipolare e tengano anche i soldi non nello Zimbabwe o in Venezuela, ma ancora nello stesso mondo unipolare, che trama vanamente contro la Russia che si è rialzata dopo essere caduta in ginocchio e pensa solo a come trovare materiale compromettente contro i suoi leader.

Julija Latynina [3]
osservatrice della “Novaja gazeta”

11.01.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/001/12.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] La carestia provocata in Ucraina dal regime di Stalin negli anni ’30, che fece milioni di vittime.
[2] Jurij Nikolaevič (Nasonovič) Tynjanov, scrittore e teorico della letteratura russo (1894-1943).
[3] Julija Leonidovna Latynina, giornalista e scrittrice russa.



http://matteobloggato.blogspot.com/2009/01/putin-e-il-suo-regime-come-fenomeno.html

16 gennaio 2009

A proposito di società civile in Russia (II)

Le prospettive della società civile nella Federazione Russa

Belozercev S.V. [1], 12.01.2009 15:16

e l’uso di forme arcaiche di organizzazione sociale

Stimati colleghi, la teoria è bella solo quando è confermata dalla pratica. Certo, anche alla pratica sono necessarie basi teoriche, modelli provati di ciò che si può pronosticare in campo sociale per non ripetere gli errori o per non commetterne affatto.

Ma noi viviamo in Russia e con la leadership che c’è. Perciò non si può parlare né di modelli del futuro, né di una prova o di una valutazione di possibili varianti di un avvenire ipotizzato o perfino proposto, in quanto neanche la Duma di Stato [2] da noi, stando a quanto ha detto il suo presidente, appartenente all’organizzazione sociale “EdiRaska” [3], non è un posto per discutere. I nostri leader fanno esperimenti su persone vive, che, come nella sovrappopolata Cina, non vengono contate, nonostante la popolazione si riduca clamorosamente (di circa un milione di persone all’anno senza considerare gli scontri armati) e neanche si riproduca. Le cose più importanti su cui si concentra il pensiero dei leader del paese e dei suoi soggetti sono due problemi, per la soluzione dei quali viene da questi indirizzata tutta la ricchezza nazionale – l’arricchimento personale (di clan) e il mantenimento del potere e fra l’altro questo e quello vengono risolti con ogni mezzo e senza fare alcuna economia.

Abbiamo cominciato a parlare della comparsa di strutture arcaiche nel corpo sociale anche nella sfera dell’amministrazione della società quando il popolo, che non riceve dal potere altro che privazioni, è costretto a rivolgervisi, non vedendo via d’uscita dall’economia e dalla vita sociale che crollano sotto la verticale del potere corrotto, è costretto a rivolgervisi per mancanza di sicurezza non solo nei confronti dei semplici banditi, ma anche nei confronti del terrore di Stato e del racket di Stato totali. Quando nella sfera dell’amministrazione manca la possibilità di interloquire e per tranquillizzare il popolo lo si nutre di realtà virtuale attraverso i mezzi di comunicazione di massa, con la creazione di una pseudorealtà e al di fuori della televisione, per esempio, con la sostituzione della sempre più incessantemente schiacciata società civile con ogni sorta di OP (obščestvennnye palaty [4]), di “partiti” non ideologici, allora, evidentemente, essa stessa comincia a credere a questa menzogna, per quanto le decisioni prese siano poco adeguate. Il popolo, invece, scontrandosi con una realtà radicalmente diversa e non essendo in grado di risolvere alcun suo problema attraverso organi di potere che non sono stati formati per servirlo e tutelarlo, è costretto a cercare un loro sostituto per lo meno per la propria salvaguardia. Infatti gli organi per la tutela dell’ordine sono difficili da distinguere dai banditi, in quanto utilizzano gli stessi metodi e gli stessi mezzi e gli uni e gli altri si basano sulla paura che incutono alla gente, rapinano e violentano.

Il più pericoloso poligono delle cose suelencate sono diventate nel nostro paese le repubbliche del Caucaso del Nord e fra queste la Repubblica di Inguscezia.

Si potrebbe raccontare molto di quello che accade realmente in Inguscezia: continui sequestri di persona (anche a scopo di riscatto), esecuzioni extragiudiziali, catalogazioni di rapine e banditismo dei servizi segreti come lotta con i terroristi e così via, ma di tutto questo si può leggere nel sito perseguitato dai servizi segreti per aver detto la verità “Ingushetia.ru”, ora, fra l’altro, già diventuo “Ingushetia.org”. Tutti hanno certamente sentito parlare dell’iniziativa, che ha fatto rumore, ma non è stata portata avanti per i timori degli organizzatori, “Io non ho votato”, quando nella repubblica hanno raccolto le firme di persone che non avevano votato alle elezioni del 2007 г., il cui numero superava ampiamente la metà degli elettori. Qualche mese prima delle elezioni fece impressione la lista stampata dei deputati eletti all’Assemblea Popolare dell’Inguscezia che era in possesso del presidente della RI Zjazikov e causò non solo il rifiuto di partecipare alla farsa, ma anche una pacifica protesta sociale che attraverso manifestazioni ha gridato contro il proprio presidente e il proprio governo e ha preteso la messa in stato d’accusa dei corruttori.

La quantità di firme e indirizzi certificati a livello notarile non è stata trasmessa né alla SK [5] della procura della Federazione Russa per far chiamare a rispondere penalmente come previsto dalla legge i colpevoli della totale falsificazione dei risultati delle elezioni, né al presidente della Federazione Russa per informarlo delle cose compiute e provate dal presidente-cekista [6] inguscio in carica. Tutti hanno sentito delle continue crudeli misure prese nei confronti della gente comune e dei giornalisti partecipanti alle manifestazioni contro la corruzione e il regime politico della repubblica, della paura e della mancanza di volontà delle autorità dello Stato di ascoltare il popolo, delle continue menzogne pubbliche ufficiali del presidente-cekista inguscio sulla costruzione di fabbriche, abitazioni, strade e così via. Menzogne invece di posti di lavoro e di case per deportati e profughi, menzogne invece di oneste e professionali indagini sui crimini, menzogne e corruzione invece di speranza per il futuro, invece di prospettive per lo sviluppo della società e della repubblica.

E in questa situazione il popolo che ha perso speranza nel potere ha deciso di rivolgersi a una forma arcaica di amministrazione – il Mechk-Kchel, in cui ogni tejp [7] inguscio eleggeva un deputato. L’agenzia di informazioni REGNUM ha tradotto questo nome sia come “Consiglio del paese” sia come “Tribunale Popolare”, “in cui in passato gli anziani dei clan decidevano le questioni di guerra e di pace e i principi dell’organizzazione dello Stato. Secondo una leggenda, in una di queste riunioni gli anziani vajnachi [8] rifiutarono l’istituzione e la scelta di re e principi in favore della democrazia comunitario delle persone libere”. Essenzialmente è stato creato un organo di parallelo di autogoverno popolare, che non contraddice né la Costituzione russa, né la Convenzione internazionale sull’autogoverno. Perché nei mezzi di informazione di massa si siano riversate menzogne, al servizio della paura delle autorità, su estremismo, separatismo, incostituzionalità e altre stupidaggini, è molto più facile spiegare studiando i documenti che elencano gli scopi, i compiti e i mezzi per metterlo in atto. Meglio di tutto parlano i dcoumenti nel sito “Ingushetia.ru (org)”, per esempio il progetto di Statuto:

“Il Mechk Kchel viene creato come organo di autogoverno sociale della Repubblica di Inguscezia in condizioni di perdita o di piena mancanza di controllo da parte degli organi di potere statale su ciò che accade nella repubblica, sulla massiccia inosservanza (prima di tutto da parte dei rappresentanti della maggior parte delle strutture di potere) sul suo territorio della vigente legislazione della Federazione Russa, delle norme della Costituzione della Federazione Russa, della Costituzione della Repubblica di Inguscezia e del diritto internazionale, del vigente comma 4 dell’art. 15 della Costituzione della Federazione Russa nella parte sul diritto della Patria [9] e sulla sua priorità sulle leggi federali in caso di mancata coincidenza delle loro norme e anche sulla corruzione degli organi di potere nella totale mancanza di trasparenza del loro funzionamento e cioè del controllo su di essi da parte dei cittadini, sulla liquidazione della necessità di render conto e della responsabilità del potere davanti ai cittadini (al popolo come base del diritto russo), sull’usurpazione del potere degli organi rappresentativi da parte di persone nominate da strutture del potere esecutivo, sulle massicce esecuzioni extragiudiziali, sull’uso della tortura e del terrore nei confronti di cittadini russi da parte di rappresentanti delle cosiddette strutture armate della repubblica e federali, l’ovunque massiccia copertura dei crimini, la mancata conduzione di indagini, il funzionamento del potere giudiziario e degli organi di tutela dell’ordine su basi diverse da quelle della Legge, l’utilizzo della legislazione penale come strumento politico, le massicce violazioni dei diritti umani e la negazione del sostegno agli interessi legali dei cittadini russi che vivono sul territorio dell’Inguscezia. In tutti i tempi e presso tutti i popoli in mancanza da parte dello Stato di capacità e\o di volontà di svolgere le proprie funzioni, prima di tutto nel garantire la sicurezza, la vita dignitosa e il progresso dei cittadini e della società, queste funzioni a scopo di salvaguardia di se stessa sono state sempre prese su di se dalla società civile, in quanto era minacciata l’esistenza stessa, tanto della società (del popolo), quanto dello Stato. La mancanza di volontà da parte delle autorità non solo di servire il popolo, ma persino di ascoltare il popolo è diventata stridente: il diritto a svolgere manifestazioni e riunioni ha di fatto cessato di esistere e queste vengono disperse con l’uso della forza, sul territorio la libertà di parola e quella dei mezzi di informazione di massa non esiste, senza punizioni l’esercizio dell’attività professionale dei giornalisti di altre regioni viene ostacolato con la violenza, la distruzione degli strumenti di lavoro, la detenzione, l’espulsione dalla Repubblica di Inguscezia e perfino con la presa in ostaggio. I rappresentanti di diverse bande armate, fra cui uomini delle strutture per la tutela dell’ordine federali e della repubblica, si spostano liberamente e senza ostacoli sul territorio della repubblica indossando maschere, con mezzi di trasporto senza segni di riconoscimento e senza targhe, irrompono nelle case dei cittadini senza presentare mandati e documenti che attestino la loro identità, rapinano e uccidono persone, tra cui bambini in tenera età, distruggono intenzionalmente proprietà, sequestrano persone e in caso di loro (dei banditi) arresto da parte della polizia della repubblica, vengono liberati illegalmente dallo FSB [10] senza che vengano condotte indagini sulle loro azioni contro il diritto e con la restituzione dei mezzi per commettere crimini – le armi.

L’inazione delle autorità federali in difesa della Legge, dei diritti e delle libertà dei cittadini riconosciuti dalla Costituzione e dalle convenzioni sul territorio dell’Inguscezia, dove la persona, i suoi diritti e le sue libertà hanno cessato di avere qualsiasi valore, dove questa è alienata dal potere e privata di difesa costituzionale, obbliga i cittadini non indifferenti e socialmente attivi, in piena armonia con le norme del diritto proclamate in Russia, a istituzionalizzare la propria intenzione di difendere i diritti e rappresentare gli interessi dei russi nella Repubblica di Inguscezia, a garantire sul suo territorio la pace (la tranquillità e l’ordine) e la giustizia, la reale applicazione delle leggi costituzionali e federali della Federazione Russa attraverso il proprio organo realmente rappresentativo di autogoverno sociale – il Mechk-Kchel”.

La creazione di questo organo è legata in parte anche al rifiuto di fatto, da parte della Duma di Stato, di svolgere in generale elezioni, in quanto dopo il divieto di votare contro tutti [11], l’abolizione delle circoscrizioni con il sistema maggioritario e la permanenza delle più corruttibili liste di partiti permessi dal potere esecutivo, l’abolizione dell’elezione da parte dei cittadini dei capi del potere esecutivo dei soggetti della Federazione, è stato tolta anche la soglia di sbarramento che li rende legali, i cittadini cioè hanno cessato di essere necessari per far riconoscere una procedura valida e legale (sono sufficienti i voti delle commissioni elettorali).

“I cittadini russi che vivono nella Repubblica di Inguscezia ritengono che solo il Mechk-Kchel sia capace di rappresentare i loro interessi nel contrastare le provocazioni, l’incitamento all’inimicizia e all’odio su base nazionale e religiosa, fra l’altro da parte degli organi di potere della repubblica, di rendere possibile il raggiungimento della pace e la rinuncia alla violenza e alla paura come unici mezzi del potere politico, di bloccare il provocatorio e finalizzato ai propri scopi separatismo del presidente, dello FSB e della leadership del ministero degli Interni della Repubblica di Inguscezia, che conducono oggettivamente alla rottura dell’integrità della Russia e ristabilire l’applicazione dei commi degli articoli immutabili della Costituzione della Federazione Russa che riguardano anche i diritti umani inalienabili, che non sono in vigore sul territorio dell’Inguscezia e propriamente gli artt. 17-25, 27-32, 35, 38-42, 45-50, 52-53, 55-56, 60, 64 della Costituzione della Federazione Russa. Nella situazione che si è creata nella repubblica solo il Mechk-Kchel potrà trasformare il processo politico in una forma di accordo degli interessi e delle esigenze dei diversi gruppi sociali, rendendo noti al potere esecutivo questi già concordati interessi perché questo elabori i meccanismi per la loro garanzia, spingendo le autorità della repubblica all’approvazione di un efficace e reale processo di accordo e a un ragionevole appoggio delle decisioni comuni invece dell’imposizione della paura e della violenza come unici mezzi da essi applicati per attuare decisioni che contraddicono tanto le vigenti norme di diritto basate sulla Costituzione quanto quelle basate su convenzioni”.

Del fatto che ci fosse l’intenzione di riorganizzare un organo arcaico, che rappresentava solo i tejp, parla la formulazione a proposito di un’ampia rappresentanza: “Del Mechk-Kchel della repubblica di Inguscezia (in seguito Mechk-Kchel) possono far parte su base volontaria i cittadini della Federazione Russa che vivano sul territorio della repubblica e siano stati eletti in questo organo di autogoverno sociale per rappresentare gli interessi delle proprie formazioni nazionali, di clan, sociali e religiose sulla base di una procedura approvata dal congresso del Mechk-Kchel e anche da cittadini a cui il congresso abbia riconosciuto di avere particolari meriti davanti allo Stato e alla società, che siano inseriti nel Mechk-Kchel dal congresso e forniti del diritto di voto consultivo. A far parte dell’autogoverno sociale non possono essere eletti i cittadini che si trovino al servizio dello Stato o siano stati eletti negli organi di potere rappresentativo, ad esclusione di quelli distrettuali della Repubblica di Inguscezia. Nessuna struttura del potere esecutivo ha rappresentanza nel Mechk-Kchel e i rappresentanti di questo possono essere invitati a prender parte ai lavori solo per esprimere il punto di vista di queste strutture sui problemi esaminati o sui progetti elaborati di documenti approvati, e a loro volta i loro atti normativi non possono avere per il Mechk-Kchel un carattere di dovere, così come non devono contraddire la legislazione vigente su un territorio russo governato da un organo di autogoverno sociale della Repubblica di Inguscezia”.

“Lo Statuto è elaborato allo scopo di attrarre ampie cerchie della società inguscia alla progettazione e, di conseguenza, alla realizzazione di una politica statale della Federazione Russa e della Repubblica di Inguscezia da parte di strutture della società civile, affinché gli organi di potere tengano contro delle diverse esigenze e dei diversi interessi dei cittadini come fondamento, determinato dalla Costituzione, del loro operato, delle loro iniziative sociali, della difesa dei diritti delle formazioni sociali e dei cittadini e anche della creazione di un meccanismo e dell’attuazione di un reale funzionamento di un controllo sull’attività e la formazione di organi di potere pubblico e anche di organi che garantiscano la tutela dell’ordine. Una delle principali funzioni del Mechk Kchel è l’esame da parte della società dei disegni di legge e degli atti normativi della Repubblica di Inguscezia, delle risoluzioni e dei disegni di legge riguardanti le prospettive di sviluppo dell’Inguscezia, compiuto sia da parte dei suoi membri, sia da parte di specialisti convocati a tale scopo. Lo sviluppo della repubblica è possibile solo con la continua interazione dell’organo di autogoverno rappresentativo Mechk-Kchel e degli organi di potere statali e con il dialogo tra potere e cittadini, altrimenti il potere esecutivo non lavora per la società, ma per se stesso, per la conservazione dei funzionari a spese dei cittadini e contro le loro esigenze, i loro interessi e la loro volontà, cosa che non ha diritto di esistere secondo l’essenza e lo spirito della Costituzione russa.

Alla base dello Statuto del Mechk-Kchel sono poste le disposizioni chiave della legge direttamente operante – la Costituzione russa: il carattere democratico e di diritto dello Stato (art. 1, comma 1), la persona, i suoi diritti e le sue libertà come unico e più alto valore detertminante, il rispetto e la difesa di questi diritti e queste libertà come dovere fondamentale dello Stato (art. 2). A questi diritti si rifanno quelli suindicati e sostenuti sul territorio della Repubblica di Inguscezia: la parità di diritti, fra l’altro tra i cittadini (art. 19), l’uguaglianza delle formazioni sociali davanti alla legge (art. 13, comma 4), tranne quelle la cui creazione e attività è proibita (art. 13, comma 5), la libertà di pensiero e di parola, la libertà di informazione (art. 29), il diritto di formazione e la libertà di attività delle formazioni sociali (art. 30), il diritto alla partecipazione all’amministrazione dello Stato (art. 32) e altre norme costituzionali”.

Certo, la cosa più terribile per le autorità ufficiali è l’annunciata intenzione di non fare ritrovi [12] per conversare su quello che capita, ma senza alcuna azione reale: “Il Mechk-Kchel è intenzionato ad attuare la mobilitazione della popolazione della repubblica in favore dell’attuazione di tutte le risoluzioni delle autorità della repubblica, prese in accordo con la Legge e negli interessi del popolo dell’Inguscezia, che non violino i diritti legali dei cittadini e anche per opporsi a qualsiasi risoluzione che violi i diritti riconosciuti dalla Costituzione e dalle convenzioni e le libertà dei cittadini, che provochi inimicizia tra le etnie, le religioni e i gruppi sociali, che permetta oggettivamente a qualsiasi formazione armata anonima (gruppi militarizzati di persone che nascondono i loro volti, di comandanti che non presentano documenti di identità e mandati legali per compiere qualsiasi tipo di azione, che si spostino su macchine senza segni riconoscibili di appartenenza e senza targhe) di operare nella repubblica, che portino alla distruzione delle basi costituzionali della Federazione Russa”.

Nel valutare il problema di un nuovo organo rappresentativo di autogoverno si è detto del tutto giustamente che “lo statuto respinge subito qualsiasi accusa o rimostranza – è un organo sociale previsto dalla Costituzione della Federazione Russa, è un organo di autogoverno previsto sia dalla Costituzione della Federazione Russa sia dalla legislazione federale sull’autogoverno e in armonia con la Convenzione Europea. Il livello di potere del Mechk-Kchel sarà quello che verrà realmente raggiunto attraverso la fiducia dei cittadini, l’aspirazione a sottomettersi alle sue decisioni, cioè molto più alto di quello degli organi illegittimi ufficialmente esistenti”. Lo statuto deve contenere “quelle funzioni che sono già state valutate nel Sito (Il controllo sugli organi di potere esecutivo e giudiziario, il ritorno a scegliere i capi della polizia locale e i giudici, la reale responsabilità delle persone che ricoprono una carica per le azioni e le inazioni, il diritto di valutare gli eletti negli organi rappresentativi ed esecutivi a qualsiasi livello, le indagini indipendenti con la partecipazione di esperti non legati a strutture dello Stato e di specialisti...)”.

Non a caso all’organo di autogoverno popolare già si rivolgono perfino dall’estero per problemi riguardanti, per esempio, l’amministrazione dell’attività religiosa – come dire, decidete con cultura religiosa all’estero, in quanto i muftì parlano solo della preoccupazione per gli studenti, che in confronto agli altri sopportano un sacco di difficoltà, sono impegnati in tournée all’estero e nel garantire se stessi così come le autorità laiche della repubblica.

Come ho già detto, l’Inguscezia è diventata il poligono di esecuzione dei più sporchi metodi di potere in Russia e il segnale di un possibile risveglio della società civile e la sua istituzionalizzazione contro la volontà e la violenza delle autorità, sia pure in forma di organizzazione arcaica parallela a un potere inattivo o attivo contro il popolo, in luogo di qualcosa di non conveniente per il popolo, è gia suonato. La cosa più realistica sarebbe stata un “cambiamento del destino” del presidente inguscio ad opera dei suoi colleghi cekisti, cioè la sua uccsione fatta passare per la vendetta sanguinosa, annunciata da parte dei parenti del proprietario del sito “Ingushetia.ru” Magomed Evloev, ucciso per ordine dei capi dell’associazione per delinquere al potere. Ma le autorità federali, temendo per l’Inguscezia l’esplosione sociale provocata da molto tempo, hanno deciso di sostituire semplicemente il leader inguscio, inculcando al contempo alla gente il pensiero, che il Mechk-Kchel sia stato creato solo per togliere di torno il cekista che ha derubato e distrutto la repubblica e i suoi corrotti sostenitori. Se riuscirà a ingannare la gente, a convincere o a comprare la leadership del nuovo e non del tutto creato organo di autogoverno perché dica che questo è stato creato non per una riorganizzazione della vita sociale, che soddisferebbe la stragrande maggioranza degli abitanti dell’Inguscezia, per la cessazione dell’arbitrio di qualsiasi persona che ricopra una carica e di qualsiasi struttura, ma solo per far sostitutire il vertice della leadership mantenendo immutato l’attuale sistema di rapporti sociali, lo mostrerà la vita.

Belozercev S.V., dottorando in filosofia, libero docente dell’Università statale aperta di Mosca, rusalternate2006@narod.ru (III ciclo di lezioni in onore di M.M. Kovalevskij [13], 13-14.11.08)

http://www.ingushetia.org/news/17601.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Sergej Vladimirovič Beolozercev, fra l’altro co-presidente del Partito Social-Democratico Russo.
[2] La “camera bassa” federale.
[3] Nome spregiativo di Edinaja Rossija (Russia Unita), il “partito del potere”, che ha il solo scopo di portare avanti la politica di Putin.
[4] “Camere sociali”, organismi, creati come interfaccia tra la società e il potere politico, che hanno sempre meno importanza.
[5] Sledstvennyj Komitet (Commissione Investigativa).
[6] Cekisti sono detti gli agenti della ČK (sigla di Črezvyčajnaja Komissija po bor’be s kontrrevoljucii i sabotažem, “Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e il sabotaggio” che si legge Če-ka nello spelling russo), la prima polizia politica sovietica, e per estensione gli agenti segreti in generale.
[7] Clan formato dall’unione di più famiglie (il corsivo è mio).
[8] Appartenenti all’etnia caucasica di cui fanno parte ceceni e ingusci.
[9] Cioè della singola repubblica, in questo caso dell’Inguscezia.
[10] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l’erede del KGB.
[11] Le prime elezioni multipartitiche russe contemplavano il diritto di esprimere un voto valido “contro tutti i candidati”.
[12] Posidelki sono riunioni di donne che filano e si raccontano storie.
[13] Maksim Maksimovič Kovalevskij, sociologo, giurista e storico russo (1851-1916).


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/01/il-curioso-risveglio-della-societ.html

12 gennaio 2009

A proposito della situazione del Caucaso (X)

L’eco inguscia della guerra russo-georgiana

Ksenija DRUGOVEJKO [1] , 10.01.2009 09:48


Il 31 ottobre compie [2] 16 anni il conflitto armato tra Inguscezia e Ossezia del Nord, i rapporti tra le quali dal 1992 non si sono fatti meno tesi.

Negli ultimi tempi la situazione è ulteriormente peggiorata per via dei fatti della “guerra dei Cinque Giorni” [3], nel corso della quale la Federazione Russa si è messa dalla parte degli osseti, accusando la Georgia di genocidio (cosa di cui, a loro volta, gli ingusci da molto tempo accusano gli osseti), e anche del surriscaldarsi dei rapporti tra potere e opposizione nella stessa Repubblica di Inguscezia (RI). La questione del distretto Prigorodnyj potrebbe divenire un’ulteriore detonatore, capace di distruggere definitivamente nel Caucaso del Nord il comunque molto condizionato equilibrio.

Dalle fonti alle radici

Dal 31 ottobre al 4 novembre 1992 sul territorio del distretto Prigorodnyj della Repubblica dell’Ossezia del Nord – Alania [4] (RSO-А [5]) avvennero scontri tra abitanti di etnia osseta e inguscia. Le statistiche di questa guerra a suo modo pure di cinque giorni sono queste: secondo i dati della procura russa morirono 583 persone (tra cui 350 ingusci e 192 osseti), ne rimasero ferite 939 (tra cui 457 ingusci e 379 osseti), ne scomparvero senza lasciare traccia 261 (tra cui 208 ingusci e 37 osseti), subirono una detenzione illegale come ostaggi 1093 persone (tra cui 708 ingusci e 289 osseti). Allora furono distrutti 13 villaggi su 15 del distretto Prigorodnyj in cui vivevano unicamente ingusci. Persero la propria casa più di 60.000 persone (a quanto ci risulta, da 11.000 a 14.000 di queste finora non hanno potuto ristabilirsi pienamente da qualche parte). Le truppe inviate dal presidente El’cin svolsero un’attiva fase di contrasto. Ma il conflitto, si capisce, non scomparve, passò a una fase quiescente...

La formazione di una politica programmatica (o piuttosto dell’imitazione di questa) per la risoluzione del contrasto osseto-inguscio è iniziata solo nell’ottobre 2004, quando il presidente Putin con un decreto speciale ha affidato la responsabilità di risolvere il problema dei profughi al rappresentante plenipotenziario del presidente della Federazione Russa nello JUFO [6].

La RI inizialmente si disse pronta ad accogliere la collaborazione del potere centrale e già a marzo dell’anno successivo al capo dello JUFO Dmitrij Kozak fu indirizzato un appello dei deputati della Duma di Stato [7] e dei senatori della RI con la richiesta di collaborare a stabilire i confini della RI con la RSO-A e la Cecenia. Motivo dell’appello era l’approvazione della legge sull’autogoverno locale, che prevedeva di effettuare entro marzo 2005 la revisione dei confini tra le entità municipali di tutti i soggetti della Federazione Russa, mentre la RI risultava l’unica regione in cui non erano stati stabiliti neanche i confini amministrativi della repubblica stessa. Secondo i deputati della RI, nel processo di fissazione dei confini doveva essere presa in considerazione la legge del 1991 “Sulla riabilitazione dei popoli repressi” [8], negli artt. 3 e 6 della quale si parla di riabilitazione territoriale.

Ma, come spesso accade con le leggi russe, quest’atto ha, piuttosto, un carattere di buon proposito: i meccanismi che permetterebbero di realizzare il processo di mutamento degli attuali confini tra i soggetti della Federazione Russa non sono indicati in esso. In tal modo il diretto ritorno del distretto Prigorodnyj a far parte della RI come territorio separato in precedenza non era garantito dalla legge (ricordo che nel 1944 tutti i ceceni e gli ingusci furono deportati in Kazakistan e nell’Asia Centrale; nel 1957 i popoli repressi poterono tornare, ma il distretto di Prigorodnyj e parte di quello di Malgobek restarono a far parte dell’Ossezia del Nord; agli ingusci non furono restituite neanche le case e le proprietà rimaste nel distretto Prigorodnyj). In tal modo le iniziative di Putin e Kozak sono inciampate ugualmente nella stessa pietra dello scandalo che è stata la base dei tragici fatti del 1992.

Come alternativa alla di fatto non vigente legge del 1991 Kozak ha proposto il piano preparato con la partecipazione dello FMS [9], del ministero della Giustizia e del Gossstroj [10] per le “Azioni primarie comuni per la risoluzione del conflitto osseto-inguscio di ottobre-novembre 1992”. In questo documento si è stabilito il mantenimento dei confini di fatto esistenti tra RI e RSO-A e anche il ritorno dei profughi ingusci, ma non nei posti dove abitavano in precedenza, bensì nel villaggio Novyj [11] costruito in modo speciale sul territorio del distretto Prigorodnyj (quasi al confine con la RI). Nel febbraio 2006 questo piano, approvato da parte degli osseti, è stato decisamente respinto dall’Assemblea Popolare della RI.

Dalla “zona” [12] alla zona

In tal modo i tentativi del Cremlino di risolvere in modo “compromissorio” il conflitto hanno dato il via a una nuova spirale di tensione nei rapporti tra RI e RSO-A, ma hanno anche versato benzina [13] sul fuoco della crisi politica interna della stessa RI. L’insoddisfazione della popolazione riguardo all’incapacità della leadership della RI di risolvere il pluriennale contrasto con il distretto si è assommato [14] all’inquietudine causata ai cittadini ingusci dagli abusi degli uomini delle strutture armate [15], compiuti per alcuni anni di fila sul territorio della RI con l’evidente connivenza del presidente Zjazikov [16].

Allo stesso tempo il rifiuto ufficiale del piano di Kozak da parte della leadership della RI ha ravvivato la speranza dei profughi ingusci nella possibilità di tornare alle case abbandonate. Nel 2006 gli sfollati dei villaggi del distretto Prigorodnyj entrati nella cosiddetta “zona di riserve d’acqua” (la zona di protezione sanitaria delle fonti di approvvigionamento idrico determinata da una legge del 1996 valida su tutto il territorio nazionale in cui è proibito costruire qualsiasi abitazione) si sono rivolti più di una volta alla leadership della RI chiedendo di ottenere una revisione dei confini di questa zona, ma senza risultati. Va precisato che l’80% della ex popolazione della “zona di riserve d’acqua” era composta da ingusci.

Nel luglio 2007 il campo profughi del villaggio Majskij è stato liquidato dalla polizia dell’Ossezia del Nord e dello MČS [17] – nonostante i tentativi di resistenza, ai suoi abitanti – 229 famiglie ingusce – è toccato trasferirsi nel villaggio Novyj. In tal modo il piano federale, formalmente respinto dalla leadership della RI, è stato realizzato de facto con il suo tacito accordo.

Non era difficile prevedere la reazione dei cittadini ingusci a questi fatti. “La creazione del villaggio Novyj è una presa in giro, – dice il leader dell’organizzazione inguscia per la difesa dei diritti umani “Mašr” (“Pace”) Magomed Mucol’gov. – I profughi vogliono tornare nelle loro case – questi hanno vissuto troppo a lungo in condizioni peggiori di una “zona”: là c’erano almeno un tetto sulla testa e un rancio garantito. Che senso ha passare da un vagone all’altro? E il presidente della RI ha tutti i mezzi per risolvere i problemi interni. Di conseguenza, il fatto che non usi questi mezzi parla esclusivamente della sua criminale mancanza di volontà! Se il centro federale e il potere locale non si mostrano pronti a condurre un’aperta politica comune nel Caucaso e invece appoggeranno una continua tensione nella regione, tutte le loro azioni otterranno un solo risultato – la rovina del paese”.

“Da molto tempo c’è l’idea di creare un’unica, forte Ossezia, per realizzare la quale il centro è pronto a ignorare gli interessi degli ingusci, – ritiene l’esperto del Gruppo Moscovita di Helsinki [18] nel Caucaso del Nord e leader del comitato per la difesa dei diritti degli sfollati Aslambek Apaev. – Le autorità federali non risolvono i problemi di questo popolo e allo stesso tempo schiacciano i tentativi delle persone che lottano per i propri diritti. Da qui i sequestri di persona, le “ripuliture” [19] e le operazioni punitive dello FSB [20], che restano impunite, nonostante che tutti conoscano la loro illegalità... In generale il Cremlino aspira a rimandare indefinitamente la soluzione del problema del distretto Prigorodnyj e per questo, a parte quanto detto, impone l’idea dell’impossibilità di una convivenza di ingusci e osseti – vi ha dato voce più di una volta lo stesso Kozak. Nella sua essenza questa idea è assurda e criminale: conduce solo a scatenare l’odio interetnico. Agli stessi partecipanti al conflitto del 1992, comunque abbiano regolato adesso i loro rapporti, è noto, per esempio, che allora migliaia di ingusci furono salvati da osseti”.

L’Europa – l’ultima speranza degli ingusci?

La politica dei due pesi e due misure [21], che, secondo buona parte dell’opinione pubblica inguscia, viene portata avanti dal centro federale nei confronti della RI, ha causato particolare inquietudine nella repubblica per via dell’attiva campagna propagandistica dei mezzi di informazione di massa federali per attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulle “vittime del genocidio compiuto dalla Georgia” in Ossezia del Sud.

“Tutte le persone normali capiscono bene che ogni guerra è dolore. Ma capite: questa non è proprio la nostra guerra, – dice Magomed Mucol’gov. – L’Ossezia del Sud è una parte inalienabile della Georgia, la gente della RI prende la proclamazione della sua indipendenza come un’ingiustizia: il potere centrale anche senza di ciò ha aiutato l’Ossezia del Sud dimenticando i propri cittadini..." Fra l’altro, valutando le dimensioni del “genocidio degli osseti” in Ossezia del Sud, Mucol’gov ricorda non solo i profughi ingusci della RSO-A, ma anche l’uccisione di oltre 100.000 persone in Cecenia (tra cui migliaia di bambini) nel corso della guerra iniziata dalla Russia del 1994.

Nella situazione che si è creata, secondo Mucol’gov, agli ingusci resta da sperare solo nella Corte Europea per i Diritti Umani: “E’ l’unica organizzazione che ci aiuta sempre. Ma ogni volta mi vergogno a rivolgermi ad essa: mi sembra incredibile che la giustizia nel proprio paese sia inutile..."

Il 16 settembre ha visitato la RI il presidente della camera per i diritti umani del consiglio politico del presidente della Federazione Russa Valerij Borščëv, che in un intervista a “Delo” [22] ha caratterizzato così la situazione nella RI: “L’assoluto bisogno di aiuto di tutti gli abitanti della RI e, in primo luogo, dei profughi, che sono vittime dell’indifferenza dei politici a livello centrale e locale – tutto questo è legato al fatto che il centro ha puntato in modo ingiustificato ad appoggiare in ogni modo l’Ossezia del Nord ai danni della RI”. Fra l’altro, secondo Borščëv, il conflitto per il distretto Prigorodnyj preoccupa gli osseti non meno degli stessi ingusci: pur essendo difesi da ogni parte dal Cremlino ed essendo un avamposto del Caucaso, la RSO-A non cessa di essere il vicino più prossimo della RI.

Il noto politologo, primo collaboratore scientifico dell’Istituto di Antropologia della RAN [23] Achmet Jarlykapov ritiene che “la cosa più importante è il ritorno dei profughi ingusci alle loro case. Non importa sul territorio di quale soggetto della Federazione Russa si troveranno queste case. Restituire il distretto Prigorodnyj difficilmente sarà possibile – tale è l’eredità della politica territoriale sovietica. Ma il centro è in grado di creare almeno le condizioni in cui non si guardi più agli ingusci come a un popolo senza diritti, ma come a cittadini della Federazione Russa, che possono sempre contare sulla tutela dei propri diritti”.

http://www.ingushetia.org/news/17578.html
(traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Giovanissima (classe 1988) giornalista russa.
[2] L’articolo è stato scritto nel settembre 2008.
[3] Così si è preso a chiamare in Russia il conflitto con la Georgia della scorsa estate.
[4] Nome osseto della repubblica.
[5] Abbreviazione del nome russo Respublika Severnaja Osetija – Alanija.
[6] Južnyj Federal’nyj Okrug (Distretto Federale del Sud), uno dei sette distretti in cui Putin ha diviso la Russia, ponendovi a capo uomini di sua fiducia.
[7] La precisazione non è superflua, perché tutte le assemblee legislative dei soggetti della Federazione Russa si chiamano Duma.
[8] Le leggi russe sono indicate con un titolo e non con un numero.
[9] Federal’naja Migracionnaja Služba (Servizio Federale per le Migrazioni).
[10] GOSudarstvennyj Komitet Rossijskoj Federacii po STROJtel’stvu, architekture i žiliščno-kommunal’nomu chozjajstvu (Comitato Statale della Federazione Russa per l’edilizia, l’architettura e i servizi per le abitazioni)
[11] “Nuovo”.
[12] Cioè lager dell’arcipelago Gulag.
[13] Letteralmente “olio”.
[14] Letteralmente “ha formato un altro strato sopra”.
[15] Le strutture deputate all’uso della forza che dipendono dai ministeri della Difesa, degli Interni e delle Situazioni di Emergenza (che opera generalmente come una sorta di Protezione Civile).
[16] Murat Magometovič Zjazikov, presidente della RI dal 2002 al 2008, quando è stato rimosso da Medvedev.
[17] Ministerstvo Črezvyčajnych Situacii (Ministero delle Situazioni di Emergenza).
[18] Gruppo per la difesa dei diritti umani nato a Mosca nel 1976 dopo la ratifica della Dichiarazione di Helsinki sui diritti umani da parte dell’URSS.
[19] Začistki, “ripuliture” sono dette le operazioni repressive compiute nel Caucaso, durante le quali molte persone scompaiono senza lasciar traccia.
[20] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l’erede del KGB.
[21] Letteralmente “dei duplici standard”.
[22] “Affare, questione” (il termine ha vari significati), rivista russa.
[23] Rossijskaja Akademija Nauk (Accademia Russa delle Scienze).


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/01/echi-del-caucaso-senza-pace-il.html

10 gennaio 2009

A proposito della situazione del Caucaso (IX)

La Georgia e gli USA hanno siglato un Trattato per la partnership strategica


Ingushetia.org, 09.01.2009 21:36

Oggi a Washington il ministro degli Esteri georgiano Grigol Vashadze e il Segretario di Stato degli USA Condoleezza Rice hanno siglato un Trattato per la partnership strategica dei due paesi.

A quanto ha detto Grigol Vashadze al Dipartimento di Stato degli USA durante la cerimonia per la firma del Trattato, questo è un giorno storico per il popolo georgiano ed è ciò, a cui la Georgia aspirava da tempo.

Così la firma del Trattato ha avuto luogo, come pure era stato programmato dopo uno spostamento di data, il 9 gennaio. Il contenuto non è stato rivelato ufficialmente. Secondo alcune notizie, l’accordo prevede l’appoggio alla Georgia nel portare avanti le riforme e nel rafforzare l’esercito georgiano.

“La Georgia deve tornare nel mondo occidentale. Sono molto orgoglioso di aver vissuto fino a questo giorno. Sottolineiamo che siamo grati per ciò che fanno gli USA e questo documento della nostra partnership strategica, che non riguarda solo i diritti della Georgia, ma anche i doveri che la Georgia dovrà compiere. Sappiamo che dobbiamo essere una società aperta, democratica e liberale e insieme agli USA potremo raggiungere questo scopo”, – ha dichiarato Vashadze.

“Questo documento mostra quanto siano andati avanti i rapporti tra i nostri paesi nell’ambito della sicurezza, della difesa, della cultura e dell’economia. Gli USA hanno sempre appoggiato e appoggeranno l’integrità territoriale della Georgia”, – ha dichiarato il segretario di stato degli USA Condoleezza Rice. A suo dire, la Georgia può star certa che negli USA ha un amico, come riporta l’agenzia GHN [1].

La cerimonia della firma del Trattato è stata trasmessa in diretta dalle compagnie televisive georgiane, riporta l’agenzia ITAR-TASS [2].

http://www.ingushetia.org/news/17575.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Geo-Hot-News, agenzia di informazioni georgiana.

[2] La ITAR (Informacionnoe Telegrafnoe Agentstvo Rossii – Agenzia Informativa Telegrafica di Russia) è stata costituita sulla base della storica TASS (Telegrafnoe Agentstvo Sovetskogo Sojuza – Agenzia Telegrafica dell’Unione Sovietica), l’agenzia di informazioni sovietica integrando nel nuovo nome quello storico.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/01/georgia-on-my-mind.html


09 gennaio 2009

A proposito della situazione del Caucaso (VIII)

DI NUOVO RIFORME

Jakub Chadziev [1], 07.01.2009 15:12


Nelle sue risposte date ai giornalisti della televisione locale prima di Capodanno il presidente della Repubblica di Inguscezia Ju. Evkurov, ricordando il destino del distretto Prigorodnyj [2], ha detto che in futuro sarà possibile che in luogo di una serie di repubbliche del Caucaso del Nord ci sia un governatorato (a dire il vero non ha fatto menzione di quale soggetto amministrativo e territoriale della Federazione Russa si tratterà) e allora tutti i problemi che riguardano questo distretto saranno risolti nell’ambito di questo governatorato.

Evidentemente, quando Ju. Evkurov ha parlato di un qualche governatorato, volontariamente o meno ha rivelato i piani del Cremlino per compiere una nuova riforma dell’organizzazione amministrativa e territoriale della Federazione Russa. Fra l’altro già da più di un anno notizie in merito filtrano sulle pagine degli organi di stampa e sugli schermi televisivi. Fra l’altro alcuni esponenti politici e di Stato della Federazione Russa nelle loro dichiarazioni degli ultimi anni hanno espresso il desiderio di ridurre il numero di soggetti del paese e qualcosa in questo senso è già stato fatto. Così le regioni di Perm’ [3], della Kamčatka [4] e molte altre tramite la fusione di 2 soggetti sono diventate territori [5]. Ognuna di queste regioni ha inglobato un soggetto etnico [6] (per esempio, la regione di Perm’ si è unita al circondario autonomo dei Komi-Permiachi [7]) e questo processo va avanti in tutta l’immensa Russia.

Indubbiamente piani del genere esistono anche per il multietnico e inquieto Caucaso del Nord.
In questo senso bisogna ricordare gli anni ‘20 del secolo scorso, quando per qualche anno esistette l’ASSR [8] Montanara nell’ambito della RSFSR [9], ma in seguito fu liquidata da I. Stalin a vantaggio di una sola etnia (gli Osseti) per trasferire ad essa la capitale comune – Vladikavkaz [10].

Va notato che ogni etnia che faceva parte dell’ASSR Montanara aveva la propria suddivisione amministrativa e territoriale (circondario), ma una capitale comune, un’unica legislazione e un unico governo. Allora non c’erano liti per i territori tra i montanari e un fenomeno del genere non c’era neanche tra montanari e cosacchi.

Liti e conflitti sono iniziati dopo l’inizio del processo di dissoluzione (un altro termine non è adeguato qui) dell’ASSR Montanara per iniziativa di Mosca e si sono acuiti dopo la deportazione di interi popoli in Kazakistan negli anni ‘40 e il loro ritorno negli anni ‘50 del secolo scorso.
Ogni etnia che faceva parte dell’ASSR Montanara aveva la possibilità di sviluppare la propria cultura, compresa la lingua e la scrittura. Certo, qui era presente un’autonomia nazionale e culturale elementare, nessuna etnia, cioè, cioè aveva una propria formazione nazionale e territoriale in diretto rapporto con Mosca. Ciò fu fatto più tardi, ma non negli interessi di ogni concreta etnia, ma per rafforzare l’influenza del centro sulle regioni (repubbliche).

Questa ricostruzione dei confini nel Cauucaso del Nord si è prolungata negli anni ’20-‘50 del XX secolo.

Più di tutti di questo “riassemblamento” dei popoli del Caucaso del Nord hanno sofferto gli ingusci, quando metà (il 48%) delle terre degli ingusci si sono trovate a far parte dell’ASSR dell’Ossezia del Nord e l’altra metà (il 52%) dell’ASSR di Cecenia e Inguscezia [11]. Questa situazione paradossale si è creata alla fine degli anni ‘50 del XX secolo e finora non è stata risolta, nonostante il ristabilimento di un’entità statale inguscia. Bisogna sperare che con l’ennesima riforma dell’organizzazione amministrativa e territoriale del Caucaso del Nord il centro federale si farà guidare non solo dai propri interessi (il rafforzamento della verticale del potere [12]) ma terrà conto anche dell’opinione e delle particolarità dei popoli di questo territorio.

La mancata volontà del centro federale (dell’Unione) di tener conto delle particolarità della storia, dei costumi e della psicologia dei caucasici del Nord più di una volta ha causato disgrazie a queste genti amanti della libertà e orgogliose.

http://www.ingushetia.org/news/17537.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Uno dei redattori del sito inguscio indipendente Ingushetia.org.
[2] “Periferico”, distretto inguscio fatto proprio dall’Ossezia del Nord.
[3] Città della Russia europea ai piedi degli Urali.
[4] Penisola dell’estremo oriente della Russia asiatica.
[5] Krai sta per grande regione, all’interno della quale si trova una repubblica o una regione autonoma.
[6] Letteralmente “nazionale” (in pratica si tratta di territori popolati in prevalenza da una o due determinate etnie).
[7] Distretto uralico popolato in prevalenza dagli ugro finnici Komi e Permiachi.
[8] Avtonomnaja Sovetskaja Socialističeskaja Respublika (Repubblica Socialista Sovietica Autonoma).
[9] Rossijskaja Sovetskaja Federativnaja Socialističeskaja Respublika (Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa).
[10] Città principale e tuttora capitale dell’Ossezia del Nord.
[11] Ceceni e Ingusci sono stati forzatamente uniti fino alla caduta dell’URSS, ma nel Caucaso russo sopravvivono altre “unioni forzate” come quelle tra Cabardini e Balcari e tra Karačaj e Circassi.
[12] La struttura di potere creata da Putin che fa sì che le cariche esecutive siano nominate “dall’alto” mentre il popolo finisce per eleggere solo il presidente federale e organi legislativi privi di potere reale.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/01/il-caucaso-unito-un-back-to-ussr-che.html

06 gennaio 2009

A proposito della situazione del Caucaso (VII)

La Russia si prepara alla guerra nel Caucaso (“Zerkalo.az” [1], Azerbaijan)

R. Mirkadyrov [2], 05.01.2009 00:38

Per questo si cerca di non permettere la risoluzione del conflitto armeno-azero.

“Nei prossimi decenni nel mondo si acuirà la concorrenza per le risorse energetiche e non si esclude neanche uno scontro armato”. Di questo si parla nella “Strategia di sicurezza nazionale della Russia fino al 2020", preparata dal Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa sotto la guida dell’ex capo dello FSB [3] Nikolaj Patrušev. Lo comunica “1news.az” [4].

Gli autori del rapporto non vedono seri problemi interni in Russia e dedicano particolare attenzione agli aspetti esterni della sicurezza, comunica la ВВС. Secondo gli esperti del Consiglio di Sicurezza russo, regioni potenzialmente conflittuali sono il bacino del Caspio, l’Asia Centrale e l’Artico. “Non è esclusa la soluzione dei problemi insorgenti con l’uso della forza”, – affermano gli esperti.

Nel rapporto si nota anche un indirizzo antioccidentale e antiamericano. Così gli esperti riferiscono delle aspirazioni di “una serie di importanti paesi stranieri” di ottenere “una schiacciante supremazia in ambito militare, prima di tutto in quello degli armamenti atomici strategici, nella formazioni di un sistema globale di difesa antimissile e nella militarizzazione del cosmo”, e anche dell’“inaccettabile per la Russia” spostamento della NATO ad est e dei tentativi di dare a questa alleanza funzioni globali.

Nella “Strategia” si dice anche che la Russia mirerà alla costruzione di una partnership strategica paritaria con gli USA sulla base di interessi coincidenti e tenendo conto dell’influenza chiave delle relazioni russo-americane sulla situazione internazionale nel suo complesso.

Si attende che il progetto “Strategia” venga esaminata durante una seduta in presenza del presidente della Federazione Russa il 20 febbraio del prossimo anno.

E così lasciamo stare l’Artico. Alla fine, questo è un territorio “di nessuno”, per il quale USA e Russia lotteranno senza intermediari. Ma il fatto che il Consiglio di Sicurezza russo veda come potenziali regioni di conflitto il bacino del Caspio e l’Asia Centrale, dove non si esclude “la soluzione dei problemi insorgenti con l’uso della forza”, provoca grande interesse.

Infatti, a differenza dell’Artico, in queste regioni sia de facto, sia de jure esistono stati sovrani, che secondo le norme di diritto internazionale esistenti possono determinare in modo del tutto indipendente le proprie priorità di politica economica interna ed estera. In queste condizioni si può considerare una cosa del tutto naturale la rivalità tra Russia e USA per le risorse energetiche di queste regioni. Insomma è tutto molto semplice – a queste grandi potenze è indispensabile fare proposte ai paesi della regione che siano più attraenti di quelle dei concorrenti. Tali sono le regole della rivalità civile, quando il diritto di scelta resta a quelli a cui viene fatta la proposta. In breve [5], proprio come dire che ogni persona tende la mano e il cuore.

Tuttavia allora sorge la domanda: perché il Consiglio di Sicurezza russo considera queste regioni come sedi di conflitti, la cui soluzione può richiedere l’uso della forza. Una domanda ancora più seria, che richiede una risposta è: quale paese provocherà questi conflitti con l’uso della forza?
Infatti gli stessi paesi della regione difficilmente sono interessati a tali conflitti.

Si tratta del fatto che la Russia, come si dice, non riesce a fare un matrimonio per amore con il vicino estero [6]. In primo luogo, considerando il vicino estero il proprio feudo, la Russia non ha praticamente mai fatto proposte che fosse possibile rifiutare. In breve, se si rigetta un momento soggettivo, cioè la vicinanza “spirituale”, racchiusa nell’essenza autoritaria della maggior parte dei paesi del vicino estero e della Russia, il nostro vicino settentrionale, dal punto di vista degli interessi nazionali e statali oggettivi, non è uno “sposo” attraente.

In secondo luogo, dopo l’inizio della crisi economica mondiale, per cui tra le grandi potenze soffre più di tutti proprio la Russia, questa è semplicemente incapace di fare simili proposte. E il risultato già si fa vedere.

La tradizionale visita di fine anno del presidente del consiglio di amministrazione della “Gazprom” Aleksej Miller in Turkmenistan si è svolta senza che questi venisse ricevuto dalla più alta carica dello stato, scrive il “Vremja novostej” [7].

Considerando che in Asia Centrale le questioni sulle condizioni della fornitura del gas si decidono solo al più alto livello, si può trarre una conclusione: a sei giorni dalla scadenza del contratto vigente le parti sono lontane dal raggiungere un accordo sulle nuove forniture. Qualcosa del genere sarebbe stato impossibile da immaginare ancora 6 mesi fa.

Ad Aşgabat Miller non si è incontrato neanche con il primo ministro, ma con il vice-premier responsabile della TÈK [8] Tachberdy Tagiyev e con il direttore della compagnia nazionale del gas “Turkmengaz” Yashgeldy Kakayev. Si sono accordati sulle condizioni fondamentali dei compiti tecnici per la costruzione del tratto turkmeno del gasdotto caspico e per lo stabilimento del complesso per la preparazione del gas al trasporto nei campi di estrazione di “Južnyj Iolotan’” [9].

Ancora in estate Aleksej Miller ha firmato un accordo con il presidente Berdymuhammedov sulla partecipazione del consorzio russo ai progetti di investimento nell’ambito del gas sul territorio del Turkmenistan. In questo si è parlato di come la “Gazprom” finanzierà l’ampliamento del gasdotto caspico, la costruzione di nuovi corridoi dai campi di estrazione orientali del Turkmenistan e l’apertura di nuovi campi di estrazione.

Ma alla vigilia si è chiarito che in primo luogo non si tratta dei difficilmente raggiungibili e dubbi giacimenti sulla piattaforma del Caspio, ma dello “Južnj Iolotan’”, che Aşgabat offre come un nuovo Klondike nel deserto del Karakum [10]. Secondo i dati della compagnia britannica GCA, la dimensione ottimale del primo campo di estrazione, cioè quello che si trova sulla piattaforma del Caspio è di 6000 miliardi di metri cubi e quella del secondo – di 700 miliardi di metri cubi in tutto. In breve, la differenza di riserve è di quasi dieci volte, fra l’altro non in favore dei campi di estrazione proposti alla Russia.

Ecco perché al Consiglio di Sicurezza Russo sono semplicemente necessari ad ogni costo nelle regioni summenzionate dei conflitti, per la risoluzione dei quali non si esclude l’uso della forza. Infatti questa variante è già stata approvata durante il conflitto georgiano-russo di agosto. E’ sufficiente ricordare che dopo il conflitto georgiano-russo sono sorti seri dubbi riguardo alla possibilità di garantire la sicurezza delle arterie di trasporto e di comunicazione, che attraversano il territorio di questo paese.

Ma l’appetito vien mangiando. Già durante l’incontro con i rappresentanti delle principali compagnie televisive russe alla vigilia di Capodanno il presidente Dmitrij Medvedev ha dichiarato che ritiene possibile l’uso della forza per regolare seri problemi tra gli stati, se gli interessi della Russia lo richiedono.

Proprio essendo consapevoli di questa realtà, è indispensabile valutare le prospettive di risoluzione del conflitto armeno-azero sul Nagornyj Karabach [11]. Partendo da quanto detto in precedenza, si può giungere alla conclusione che alla Russia convenga l’esistenza di questo “conflitto congelato”. Proprio per questo la Russia invita a non affrettarsi e si pronuncia contro l’imposizione alle parti di un qualche tipo di risoluzione. La cosa importante per la Russia è che le parti abbiano firmato un impegno per la risoluzione pacifica del conflitto. Lo scopo è semplice: non permettere lo “scongelamento” per volontà o per iniziativa di una delle parti in conflitto. Il conflitto potrà e dovrà essere “scongelato” solo quando questo sarà utile e necessario alla stessa Russia, per minare la realizzazione di progetti energetici regionali che non le convengono. Nel frattempo potrà intervenire come “forza di pace”, che punisce l’aggressore mettendolo a ferro e fuoco [12], e al tempo stesso rafforzare la propria influenza nella regione.

Fra l’altro, la Russia ha parzialmente raggiunto il proprio scopo. Si tratta del fatto che nella Dichiarazione di Mosca [13], che è un documento impegnativo non dal punto di vista giuridico, ma politico e su cui c’è anche la firma del presidente russo, le parti si sono accordate per risolvere il conflitto con mezzi pacifici.

L’accelerata risoluzione del conflitto è utile agli USA e all’Unione Europea, fra l’altro per la realizzazione di questi progetti nel campo delle comunicazioni, dei trasporti e dell’energia. Questi non lo nascondono neanche.

Nonostante le non semplici relazioni con l’Armenia, anche la Turchia è oggettivamente interessata alla risoluzione del conflitto sul Nagornyj Karabach.

Il direttore del Centro di studi strategici internazionali turco Sedat Laçiner spiega l’influenza dell’Azerbaijan sulla politica regionale della Turchia con fattori economici e geo-strategici. “Il fatto che l’Azerbaijan sia una fonte di risorse energetiche e la porta ai paesi di lingue turciche dell’Asia Centrale rende indispensabile alla Turchia tener conto della posizione dell’Azerbaijan nella politica regionale”, – ha detto Laçiner a “Trend News” [14] venerdì parlando al telefono da Ankara.

L’esperto indipendente azero Vafa Guluzade ha detto pure che la Turchia nella propria politica nella regione agisce nell’ambito degli interessi di forze globali e che le sue priorità politiche nella regione sono determinate da queste forze globali. Il politologo ritiene che la Turchia abbia una politica regionale indipendente a livello locale, ma che l’Azerbaijan non giochi alcun ruolo neanche nel determinare questa politica locale. “L’Azerbaijan non influenza in alcun modo la politica locale della Turchia nella regione. Come può un paese piccolo come l’Azerbaijan influenzare la politica regionale di Ankara?”, – ha detto l’ex consigliere del presidente per le questioni di politica estera venerdì a “Trend News”.

Al momento la Turchia si sforza di giocare un ruolo importante nella regione caucasica. Facendo sforzi per la risoluzione dei conflitti etnici nel Caucaso, la Turchia rafforza pure i tentativi diplomatici per portare sul mercato mondiale il gasdotto “Nabucco”, che dovrà attraversare il Caucaso, sul proprio territorio. Per la soluzione di tutte queste questioni la Turchia collabora con l’Azerbaijan, il suo alleato più importante nella regione.

Quindi, anche se si mette da parte la teoria delle “relazioni fraterne” tra i due paesi, la Turchia, partendo dai propri interessi geopolitici, geo-economici e, tra l’altro, energetici, è interessata alla stabilità nella regione, cioè alla risoluzione del conflitto armeno-azero, che in qualsiasi momento può creare una situazione di forza maggiore.

Restano le stesse parti in conflitto, cioè Armenia e Azerbaijan. Naturalmente, dal punto di vista degli interessi nazionali e statali, alla risoluzione del conflitto, dovrebbero essere interessati prima di tutto questi paesi. Tuttavia non è così semplice.

In un’intervista esclusiva all’agenzia armena “Mediamax” il vice consigliere del Segretario di Stato degli USA, co-presidente del “gruppo di Minsk” [15] dell’OSCE Matthew Brise nota che il principale risultato del processo di risoluzione nel 2008 è stata la nascita di rapporti costruttivi tra i presidenti Sarkisian e Aliev [16]: “Le parti hanno compiuto progressi essenziali e per completare il lavoro dovranno preparare le proprie società a difficili compromessi, che porteranno pace, stabilità e progresso. All’inizio del 2009 i co-presidenti visiteranno la regione allo scopo di preparare l’incontro tra i presidenti”. Ecco che qui il problema sta nella volontà politica. I leader politici devono avere la volontà di “preparare le proprie società a difficili compromessi, che porteranno pace, stabilità e progresso”. Il fatto è che questo può costare loro la carriera politica, soprattutto se si considera che la Russia ha importanti leve per la destabilizzazione della situazione interna di entrambi i paesi, ma soprattutto dell’Armenia.

http://www.ingushetia.org/news/17513.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Giornale online dell’Azerbaijan.
[2] Rauf Mirkadyrov, giornalista azero noto per il suo impegno sociale e politico.
[3] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.
[4] Agenzia di informazioni azera.
[5] Letteralmente, “in una parola”.
[6] Per “vicino estero” si intendono le ex repubbliche sovietiche confinanti con la Russia.
[7] “Tempo delle notizie”, giornale russo di informazioni.
[8] TeploÈnergetičeskaja Kompanija (Compagnia TermoElettrica – evidentemente di Stato).
[9] “Iolotan’ meridionale”, nel sud del Turkmenistan.
[10] Nel centro del Turkmenistan.
[11] Enclave armena nel territorio dell’Azerbaijan per la quale armeni e azeri sono in conflitto (a vari livelli di intensità) dal 1991.
[12] Letteralmente “con il fuoco e con la spada”.
[13] Dichiarazione di intenti firmata a Mosca nel novembre 2008 dai presidenti di Russia, Armenia e Azerbaijan per una risoluzione del conflitto del Nagornyj Karabach.
[14] Agenzia di informazioni finanziarie.
[15] Il “gruppo di Minsk” è un organismo creato dall’OSCE per la risoluzione del conflitto del Nagornyj Karabach.
[16] Presidenti rispettivamente di Armenia e Azerbaijan.


http://matteobloggato.blogspot.com/2009/01/perch-il-caucaso-non-sembra-destinato.html