29 dicembre 2008
A proposito di Russia e Georgia (V)
Michail Stepovik [1], 27.12.2008 20:13
La stampa settimanale dedica articoli all’analisi della situazione del Caucaso dopo la guerra, complicata dal problema delle ambizioni personali di alcuni politici.
"Der Spiegel" scrive:
Nella città di Tskhinvali sono state ricostruite dieci scuole, parchi giochi e ospedali. Tuttavia le finestre di molte case sono ancora coperte di compensato o di lenzuola. Dove spariscano il vetro e gli altri materiali da costruzione inviati nella repubblica, nessuno lo sa.
Ciò riguarda anche buona parte delle risorse – equivalenti a circa 350 milioni di euro – stanziate da Mosca per la ricostruzione. Per la Russia la situazione dell’Ossezia del Sud potrebbe avere conseguenze fatali: se in Georgia i profughi, grazie all’aiuto degli USA e dell’UE hanno potuto avere un tetto sopra la testa, la ricostruzione dell’Ossezia del Sud potrebbe fallire vergognosamente.
In conseguenza agli occhi dei popoli del Caucaso la Russia potrebbe perdere la reputazione di grande potenza, capace di portare ordine. Se l’Ossezia del Sud sprofonderà nel caos, la Russia potrà avere a che fare con l’instabilità di tutta la regione. Per esempio, in Inguscezia e in Daghestan già ora praticamente ogni giorno avvengono scontri con reparti di insorti armati.
Il presidente Kokoity amministra la propria patria come un boss di un clan mafioso. Quelli che osano fare delle critiche vengono costretti dai servizi segreti a lasciare i luoghi nativi. E i membri della sua famiglie e i compagni d’armi più vicini vengono destinati a posti importanti. Suo fratello Robert è diventato ambasciatore dell’Ossezia del Sud nella soleggiata Abcasia sulle rive del Mar Nero.
Certo, gli osseti sono grati alla Russia perché in agosto le truppe inviate da Mosca hanno fermato l’avanzata dell’esercito del presidente Mikhail Saakashvili e con ciò hanno impedito la riunificazione della provincia con la Georgia. Tuttavia la popolazione guarda al regime di Kokoity con sfiducia crescente.
"Die Zeit" analizza così le conseguenze della guerra russo-georgiana:
Vladimir Putin e Mikhail Saakashvili hanno un tratto comune: l’odio reciproco e l’incapacità di scendere a compromessi e accordarsi con i separatisti. Fanno continuamente minacce e talvolta inviano le truppe.
In tal modo ha agito Putin in Cecenia e nella stessa trappola si è trovato Saakashvili in Ossezia del Sud. Il conflitto si è acuito anche perché le ambizioni di potere di entrambi i politici sono molto simili. Non si trattava di salvare degli innocenti, non si trattava di petrolio o di gas. In questo caso si è manifestato l’odio reciproco, le cui dimensioni hanno superato ogni limite.
A dire il vero, Putin avrebbe potuto uscire dalla guerra come il vincitore morale, che aveva difeso l’Ossezia del Sud dall’aggressiva Georgia. Tuttavia si è lasciato sfuggire questa chance, inviando truppe sul territorio della Georgia, dove si sono fermate per qualche settimana. L’incursione in un paese sovrano ha scioccato il mondo intero e Saakashvili si è trovato nel ruolo della vittima innocente. In tal modo Putin ha dato dimensioni internazionali a un conflitto regionale del Caucaso.
In conseguenza della guerra hanno perso tutti. Gli Stati Uniti – perché avevano puntato su Saakashvili, che si è rivelato un cattivo stratega. La Russia – perché questa, trovandosi in crisi economica, è costretta a prendersi a carico una provincia in miseria. E la Georgia – perché non solo ha perso due province, ma si è privata delle chance di entrare a far parte della NATO in un prossimo futuro.
http://www.ingushetia.org/news/17375.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] Giornalista russo che lavora per l’agenzia di informazioni tedesca “Deutsche Welle” (Onda Tedesca).
27 dicembre 2008
A proposito delle forze dell'ordine russe (II)
Già le prime azioni di protesta del tempo di crisi hanno dimostrato che la polizia non è pronta per una forma dura di repressione. E’ toccato attivare un corpo speciale d’elite di Mosca
| Le passeggiate presso l’abete principale di Vladivostok [2] in attesa dell’anno nuovo [3] sono finite con il pestaggio di massa di tutti i partecipanti nella piazza centrale della città. Il pestaggio del 21 dicembre è stato opera degli agenti del reparto speciale “Zubr” [4], spedito nella capitale del Primor’e [5] dai dintorni di Mosca. Dai mezzi speciali, dalle mani e dai piedi dei “bisonti” sono state contuse duecento persone. Le persone giunte in piazza per protestare pacificamente contro l’aumento delle imposte o semplicemente per passare la giornata festiva nel centro della città sono state scaraventate dagli uomini dei reparti speciali nei cellulari parcheggiati lì. Non hanno fatto eccezioni neanche per i giornalisti dei canali nazionali e dei giornali e delle televisioni locali. I colleghi sono stati impacchettati senza cerimonie e per fare più effetto sono state colpite anche le loro apparecchiature. La prima azione di protesta contro l’aumento delle imposte sulle automobili straniere si era svolta a Vladivostok il 14 dicembre (vedi “Novaja gazeta” n. 94). E non appena si è preso a parlare di azioni ulteriori, sono iniziate a girare voci che avrebbero portato in città l’OMON [6] dalla parte europea della Russia. Perché c’era bisogno di portare i “cyborg” fin da di là dei monti Urali? La risposta è evidente: i loro, i reparti speciali dell’estremo oriente e della Siberia, non eseguiranno gli ordini con la stessa dedizione dei, poniamo, moscoviti. Ogni agente dell’OMON, dei corpi speciali o del SOBR [7] ha parenti e persone care, che sono appena capaci di mantenere le loro famiglie. Come mi ha detto in privato un agente delle forze dell’ordine di Vladivostok, “è dura, quando dall’altra parte della barricata c’è la tua gente”. Ora un gruppo di iniziativa di abitanti di Vladivostok ha cominciato a raccogliere informazioni su tutte le vittime del pestaggio e sta preparando denunce alla procura e appelli al tribunale contro le delibere dei giudici di pace, che senza prove hanno multato gli arrestati in piazza come se avessero partecipato a qualcosa di non autorizzato. Anche se in tutti i video, in tutte le fotografie fatti con apparecchiature da dilettanti e da professionisti si vede che la gente è arrivata senza cartelli, che non c’erano megafoni e altro materiale da manifestazione. Il 23 dicembre si è deciso di creare un’organizzazione sociale, che non solo difenderà le ragioni di coloro che sono finiti sotto il rullo compressore dell’OMON, ma che legherà anche in una sola catena le regioni del paese. Allo stesso tempo le informazioni sulla ferocia del “Bisonte”, che hanno scioccato perfino i ragazzi dell’OMON di Vladivostok, non vengono fatte uscire dai confini della regione. I canali televisivi centrali non hanno detto una parola sul crudele pestaggio. Perfino quei mezzi di informazione di massa, i cui collaboratori sono stati feriti il 21 dicembre, hanno preferito tacere. Secondo le informazioni di cui disponiamo, ai giornalisti feriti è stato vietato fare denuncia da soli presso le forze dell’ordine. P.S. A Vladivostok c’è angoscia, la GAI [8] è stata rafforzata come un tempo, gli agenti del DPS [9] indossano tutti i giubbotti antiproiettile. La città aspetta che i colpevoli del pestaggio di massa ne rispondano secondo la massima severità della legge. Anastasija Zagorujko [10] |
“Novaja gazeta”, 25 dicembre 2007 [11], http://www.novayagazeta.ru/data/2008/96/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] Začistka, “ripulitura”, è il nome dato alle operazioni di repressione poliziesca.
[2] Città dell’estremo oriente della Russia sull’oceano Pacifico.
[3] Nella tradizione russa moderna l’albero si lega più al Capodanno che al Natale. Un po’ perché il Natale era proibito sotto il regime ateo sovietico e un po’ perché il Natale ortodosso viene festeggiato il 7 gennaio, visto che la chiesa ortodossa ha mantenuto il calendario giuliano.
[4] “Bisonte”.
[5] “Zona di mare”, la regione pacifica dell’estremo oriente russo.
[6] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere russa, nota per la sua brutalità.
[7] Special’nyj Otrjad Bystrogo Reagirovanija (Reparto Speciale a Reazione Rapida), corpo speciale di polizia.
[8] Gosudarstvennaja Avtomobil’naja Inspekcija (Ispettorato Automobilistico di Stato), in pratica la polizia stradale.
[9] Dorožno-Patrul’naja Služba (Servizio di Pattuglia delle Strade).
[10] Uno dei leader del movimento di protesta di Vladivostok.
[11] Giorno feriale in Russia (vedi nota 3).
http://matteobloggato.blogspot.com/2008/12/mosca-picchia-duro-e-lontano.html
A proposito del Tatarstan
I Tatari [1] si sono dichiarati indipendenti e hanno costituito un governo in esilio
| | Ingushetia.org, 25.12.2008 17:14 Come hanno comunicato le agenzie di informazioni, a Naberežnye Čelny [2] è stata sancita la Dichiarazione di indipendenza del Tatarstan. Capo del governo ombra della repubblica è stato nominato il cittadino degli USA Vil Mirzajanov [3]. Il congresso del Milli Medžlis [4] del popolo tataro ha avuto luogo a Naberežnye Čelny domenica scorsa. Più di 100 delegati provenienti da tutta la Russia e alcuni rappresentanti delle organizzazioni sociali tatare si sono riuniti per confermare i documenti di programma dell’Assemblea Nazionale. Come esito dei lavori del Medžlis è stata approvato l’appello “ai presidenti e ai parlamenti degli stati e all’Organizzazione delle Nazioni Unite” per il riconoscimento della sovranità statale del Tatarstan. E’ stato anche formato un governo nazionale tataro in esilio (Milli nazarat [5]), a capo del quale è stato posto il cittadino degli USA Vil Mirzajanov. L’ex professore dello NII [6] di chimica organica e tecnologia Vil Mirzajanov si mise in luce perché nel 1992 pubblicò nel giornale “Moskovskie novosti” [7] un articolo sulla produzione di armi chimiche a composizione binaria [8] in Russia. Nell’articolo lo studioso dichiarava che la Russia, violando gli accordi internazionali continuava gli studi in questo campo. Di conseguenza Mirzajanov fu cacciato dall’istituto, accusato di divulgazione di segreto di Stato e arrestato. L’11 marzo 1994 il procedimento penale contro Mirzajanov fu stralciato perché il fatto non sussisteva. Dopo la scarcerazione, Mirzajanov è entrato in politica e nel 1996 è emigrato negli USA. Il Milli Medžlis del popolo tataro è nato sull’onda del movimento nazionale tataro all’inizio degli anni ‘90. Dopo i noti fatti del febbraio 2008 in Kosovo e il riconoscimento dell’indipendenza di Abcasia e Ossezia [9] da parte della Russia, il Milli Medžlis ha deciso di attivarsi. Nell’ottobre 2008 il presidium del Medžlis ha proposto le candidature per il governo nazionale tataro in esilio (Milli nazarat). Del comitato prescelto sono entrate a far parte 8 persone. Metà dei ministri del Medžlis sono cittadini degli USA, della Turchia e della Germania. “Il Milli nazarat ha in programma di trasmettere all’ONU prima possibile i documenti approvati dal Medžlis”, – ha detto ai giornalisti Fauzija Bajramova [10]. |
http://www.ingushetia.org/news/17337.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] E’ preferibile dire “Tatari” che “Tartari”. I tatari chiamano se stessi tatarlar.
[2] Città del nord-est del Tatarstan, repubblica autonoma della parte centro-meridionale della Russia europea.
[3] Vil Sultanovič Mirzajanov, chimico e politico.
[4] “Consiglio Nazionale” (il corsivo è mio).
[5] Il corsivo è mio.
[6] Naučno-Issledovatel’skij Institut (Istituto di Ricerca Scientifica).
[7] “Notizie Moscovite”, settimanale politico chiuso agli inizi del 2008.
[8] Armi chimiche i cui componenti, presi singolarmente, sono poco o per nulla pericolosi.
[9] Ossezia del Sud, per la precisione. L’Ossezia del Nord fa parte della Federazione Russa e né a questa né all’Ossezia nel suo complesso viene riconosciuta alcuna indipendenza da parte della Russia.
[10] Fauzija Auchadievna Bajramova, uno dei leader del movimento nazionale tataro.
http://matteobloggato.blogspot.com/2008/12/il-tatarstan-si-dichiara-indipendente.html
22 dicembre 2008
A proposito di informazione in Russia (V)
Il “Pjatyj kanal” [2] mostra persone proibite e solleva questioni proibite. Perché sono così coraggiosi?
Un giornalista ha gridato parole spiacevoli in faccia a un presidente. L’hanno preso di peso e l’hanno portato fuori dalla sala. Un secondo giornalista due giorni dopo ha lanciato una scarpa a un presidente. Poi l’altra. L’hanno fatto girare con la forza e l’hanno portato fuori dalla sala. Il secondo avrebbe potuto vedersi su tutti i canali televisivi russi – se avesse voluto. Ma il primo si è visto solo sul “Quinto”. Il secondo è Muntadar al-Zaidi. Questi ha espresso il proprio atteggiamento nei confronti di George Bush durante la sua conferenza stampa in Iraq. Il primo si chiama Roman Dobrochotov. Questi si è opposto a Dmitrij Medvedev alla conferenza dedicata alla Costituzione a Mosca...
Il canale REN TV [3] ha appena ricordato l’incidente, senza peraltro mostrare Roman. La NTV [4] è stata un po’ più aperta – ha mostrato come lo portavano via dalla sala, ma le sue rimostranze sono state raccontate in modo smorzato (“non era d’accordo con gli emendamenti...”) e non sono state fatte ascoltare dalla sua viva voce. Il Primo e “Rossija” [5] hanno fatto del tutto finta che non fosse successo nulla del genere. Ma il canale informativo non stop “Vesti” [6] ha dato un’altra lezione – l’evidente conferma di una verità assai nota a tutti gli uomini di televisione: neanche la diretta garantisce la libertà di parola. I registi di “Vesti”, che riprendevano questa conferenza in diretta, si sono ingegnati di non far notare Dobrochotov. La telecamera si è concentrata sul presidente. E quando all’improvviso ha mostrato il volto stupito di Medvedev, che per un secondo ha perfino interrotto il suo intervento, è stato decisamente incomprensibile perché ciò fosse avvenuto. Era del tutto impossibile anche capire perché i volti degli ascoltatori di Medvedev, su cui si fissava la telecamera, erano così sconvolti. E perché (e a chi) il presidente si rivolgesse con la richiesta di non portare via qualcuno e dicesse parole sul “rispetto per la carica”...
Le risposte a tutte queste domande sono state date in un breve servizio del “Quinto canale”, che ha mostrato come Roman Dobrochotov gridasse “Vergogna per gli emendamenti!”, poi “Cosa lo ascoltate a fare? Ha violato tutti i diritti e le libertà umane!”; e al momento, in cui gli uomini dello FSO [7] lo hanno portato fuori dalla sala, chiudendogli la bocca con la mano: “Ha violato la Costituzione ! Nel paese c’è la censura, non ci sono elezioni, e questo la Costituzione...”.
E tutto questo è successo su un canale, che è controllato da un amico di Vladimir Putin, Jurij Koval’čuk [8]. Su un canale, che è entrato così aggressivamente sul mercato televisivo e ha ricevuto la licenza di trasmettere sul territorio federale (vedi nota finale) con l’evidente aiuto di risorse dell’amministrazione. Su un canale, la cui audience potenziale, come dichiara esso stesso, potrebbe assommare a 100 milioni di persone...
Ora il “Quinto” si distingue talmente dagli altri che la frase “i canali televisivi federali non parlano della crisi” negli ultimi tempi non è più che una forzatura e l’affermazione secondo cui sugli schermi non ci sono discussioni e dirette è divenuta falsa. In generale è un palinsesto inusuale. Qui hanno rifiutato i serial a vantaggio dei documentari: alle casalinghe non si offrono soap opera [9], ma racconti su altri paesi. Qui ci sono notizie oneste (più oneste che sugli altri canali, se in generale l’onestà si può misurare con categorie come “più” o “meno”). Presso l’intelligente intervistatore Andrej Urgant [10], invece degli eroi del demi-monde, ci sono persone dignitose. Invece delle star del pop, ci sono film sul rock russo, i Beatles o i concerti di Jurij Ševčuk [11]. Qui gli spettatori sono svegliati tutte le mattine da Andrej Norkin [12], per cui la possibilità di lavorare è apparsa solo trasferendosi a Pietroburgo.
Nei nostri tempi senza discussioni ci sono comunque persone, che si decidono a fare dirette, interventi interattivi con gli spettatori e inviti sugli schermi a coloro, ai quali da molto tempo è precluso l’accesso agli altri canali. E’ possibile che questo sia preso come una cosa poco artistica, ma farò per voi il nome dell’eroina – Nika Strižak [13]. Da quasi tre settimane questa signora considera la crisi sugli schermi. Così, come se non vedesse gli altri canali, che ammettono la crisi solo andando dietro al premier e al presidente.
Io non posso ricordare che sugli schermi dei canali principali del paese faceva il commentatore Michail Chazin [14], il cui nome si può incontrare non di rado nella stampa. Ma da Nika Strižak vedo il signor Chazin, che dice che “l’inflazione da noi non è al 12%, ma al 30% – precisamente” e che la crisi economica russa non ha niente in comune per meccanica con la crisi in Occidente.
Io non conosco un altro programma del genere in televisione che indichi il tema del giorno così: “Il paese dei poveri”. Programmi dove dicano che sotto la soglia di povertà oggi c’è un terzo dei russi. Non vedo programmi dove ammetterebbero che il 65% dei cittadini vive al di sotto del livello di sussistenza. Dove gli esperti lo chiamino “il livello di sussistenza di un senzatetto [15]” e lo paragonino a quello europeo (64 euro al mese contro 1.100 ). E dove, accalorandosi in questa discussione, un membro della Camera sociale [16] (Aleksandra Očirova [17]) possa gridare: “Gli standard devono essere elaborati dalla società e non da qualche funzionario in manicomio [18]!”.
Ma poi la Strižak invita in studio anche il direttore della rivista “Naši den’gi” [19] Boris Fëdorov [20], il deputato Igor’ Igošin [21] e due persone con lo stesso cognome del presidente – Georgij [22] (vice-presidente dell’Associazione delle banche regionali) e Pavel [23] (deputato) Medvedev. Penso che se la sarebbe cavata anche con il Medvedev più in alto, ma per ora non va ad “Otkrytaja studija” [24]. E tutti questi ospiti per un’ora considerano cosa deve fare un cittadino, se è in rovina. E tutto questo, come dice la conduttrice, per “impaurire lo spettatore dallo schermo”. Questa è certa che gli spettatori impauriti siano meglio dei risparmiatori intimoriti dalle banche.
E sul suo schermo vedo anche Sergej Mitrochin [25]. A proposito del quale è già del tutto chiaro che non si può farne il nome sugli schermi. E come se fosse poco apparire sugli schermi, giudica anche (è terribile perfino pensarlo!) la modifica della Costituzione!
E’ stupefacente come a Nika Strižak e alla squadra del “Quinto” vada tutto bene. E’ possibile che semplicemente non vogliano sapere che oggi non si può fare così. Allora applaudo la loro mancanza di volontà. Oppure non si tratta di questo?
Dalla storia della creazione del canale federale
Il “Quinto canale” fa parte della “Nacional’naja Media Gruppa” [26], controllato dall’amico di Vladimir Putin Jurij Koval’čuk (attraverso la banca “Rossija” [27]). Altri azionisti del gruppo sono la “Surgutneftegaz” [28], la “Severstal’” [29] e il gruppo “SOGAZ” [30]. Oltre al “Quinto” alla “Nacional’naja Media Gruppa” appartengono pacchetti azionati del REN TV, del giornale “Izvestija” e della casa editrice “News Media” (che stampa “Tvoj den’” [31] e “Žizn’ za vsju nedelju” [32]).
Nel 2005 il governatore di Pietroburgo Valentina Matvienko [33] promise pubblicamente alla compagnia radio-televisiva “Peterburg” [34] (“Quinto canale”) che avrebbe ottenuto la licenza per trasmettere sull’intero territorio federale.
Nel gennaio 2006 a Mosca si tenne un concorso della Commissione federale per i concorsi radio-televisivi, in cui furono messe in palio più di 40 frequenze televisive allo stesso tempo (in diverse città della Russia). Una tale quantità di frequenze, che sarebbero toccate insieme a un solo vincitore (e questo era proprio il “Quinto canale”), non c’era mai stata prima e non c’è mai stata dopo questo concorso. Estremamente inusuale fu anche il fatto che i pretendenti a queste frequenze avrebbero dovuto proporre una concezione di “canale delle regioni russe” e questa era la formula, che coincideva precisamente con la concezione dichiarata del “Quinto canale”. Gli osservatori non ebbero dubbi che il concorso si fosse tenuto esclusivamente per il “Quinto”.
Ancor più indegno parve il secondo concorso, che fu vinto di nuovo dal “Quinto canale” nel novembre 2006. Allora fu messo in palio un insieme di 29 frequenze e il “Quinto” vinse il concorso sulla base di un’assenza di alternative – nessuno si era più deciso a concorrere con esso.
Nel novembre 2007 Vladimir Putin, con un proprio decreto, dette al canale lo status di canale federale. Questo permise al canale di ricevere fondi statali come il Primo, “Rossija” e NTV.
Nel febbraio 2008 fu resa nota la creazione di un Consiglio sociale presso la “Nacional’naja Media Gruppa”. In esso, accanto alla ginnasta Alina Kabaeva [35] (capo del consiglio) sono entrati il sociologo Daniil Dondurej [36] (vice della Kabaeva), Andron Končalovskij [37], Andrej Makarevič [38], Denis Macuev [39], Jurij Poljakov [40] e altri. Preparando questo materiale la “Novaja gazeta” ha chiarito che la dirigenza del canale dovrà per la prima volta render conto davanti al Consiglio sociale a giorni – verso il 20 dicembre di quest’anno.
Nell’ottobre 2008 le trasmissioni a livello federale del “Quinto” hanno compiuto due anni. Secondo i dati del canale stesso, l’audience potenziale assomma a 100 milioni di persone e per l’inizio dell’anno nuovo si attende un aumento di questa fino a 110 milioni.
Dopo l’annuncio del licenziamento del 15% dei collaboratori, legato alla crisi finanziaria (si tratta di circa 300 persone) il canale ha annunciato anche la rinuncia alla concezione di “canale delle regioni russe”. Del fatto che proprio grazie a questa formula il canale ha vinto due volte grandi quantità di frequenze si sono ricordati in pochi.
Natalija Rostova
osservatrice della “Novaja gazeta”
19.12.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/color49/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] Nome colloquiale di San Pietroburgo.
[2] “Quinto Canale”.
[3] Canale satellitare russo controllato in parte dalla RTL tedesca, in parte da imprese russe.
[4] Canale “privato” controllato dalla Gazprom.
[5] “Russia”, uno dei canali di Stato.
[6] “Notizie”, canale di Stato.
[7] Federal’naja Služba Ochrany (Servizio Federale di Protezione), in pratica la guardia presidenziale.
[8] Jurij Valentinovič Koval’čuk, finanziere e a suo tempo socio di Putin.
[9] Letteralmente “sapone”.
[10] Andrej L’vovič Urgant, attore teatrale e cinematografico.
[11] Jurij Julianovič Ševčuk, leader del gruppo rock DDT.
[12] Andrej Vladimirovič Norkin, noto giornalista televisivo.
[13] Conduttrice televisiva, “nata” come esperta di musica e spettacolo.
[14] Michail Lenonidovič Chazin, economista e politologo.
[15] Bomž, neologismo dato dalle iniziali di Bez Opredelënnogo MestoŽitel’stvo (Senza Fissa Dimora).
[16] Organismo che dovrebbe fungere da corpo intermedio tra i poteri statali e la società civile.
[17] Aleksandra Vasil’evna Očirova, politica, filosofa e femminista.
[18] Durdom (“casa dei pazzi”), termine colloquiale.
[19] “I nostri soldi”, rivista economica.
[20] Boris Grigor’evič Fëdorov, economista, che sotto El’cin fu anche vice-premier.
[21] Igor’Nikolaevič Igošin, economista, deputato del Partito Comunista della Federazione Russa.
[22] Georgij Alekseevič Medvedev, finanziere con nessun rapporto di parentela con il presidente (Medvedev è un cognome comune in Russia).
[23] Pavel Alekseevič Medvedev, economista e deputato del partito “Russia Unita”, diretta emanazione di Putin, con nessun rapporto di parentela con i Medvedev summenzionati.
[24] “Studio aperto”, la trasmissione della Strižak.
[25] Sergej Sergeevič Mitrochin, presidente del partito Jabloko (letteralmente “Mela”, ma il nome è formato dalle iniziali dei fondatori) di orientamento liberale.
[26] “Gruppo Media Nazionale”.
[27] “Russia”.
[28] “Surgut-gas-petrolio”, colosso energetico con base a Surgut, nella Siberia occidentale.
[29] “Nord-acciaio”, colosso dell’acciaio.
[30] Compagnia assicurativa del gruppo Gazprom.
[31] “Il tuo giorno”, giornale popolare.
[32] “Vita per tutta la settimana”, rivista popolare.
[33] Valentina Ivanovna Matvienko, politica di “Russia Unita”, unica donna alla guida di un soggetto della Federazione Russa.
[34] “Pietroburgo”.
[35] Alina Maratovna Kabaeva, in realtà ex ginnasta, adesso deputata e secondo molte voci amante di Putin.
[36] Daniil Borisovič Dondurej, esperto di mass media.
[37] Andron Sergeevič Michalkov-Končalovskij, fratello di Nikita Sergeevič Michalkov e regista come lui. Gli fu imposto il nome Andron in memoria di uno zio, agente della polizia politica, e scelse in seguito di chiamarsi Andrej e di usare il cognome della madre, la scrittrice Natal’ja Petrovna Končalovskaja.
[38] Andrej Vadimovič Makarevič, leader del gruppo rock “Mašina Vremeni” (Macchina del Tempo), artista a tutto tondo: musicista, scrittore, poeta, conduttore televisivo…
[39] Denis Leonidovič Macuev, giovane e ottimo pianista.
[40] Jurij Michajlovič Poljakov, importante scrittore e direttore della “Literaturnaja gazeta” (Giornale Letterario), la più importante rivista letteraria russa.
http://matteobloggato.blogspot.com/2008/12/c-una-televisione-libera-san.html
21 dicembre 2008
A proposito di ritorni al passato (IV)
Il 12 dicembre 2008 il governo ha introdotto alla Duma di Stato [1] emendamenti a una serie di articoli del Codice Civile e del Codice di Procedura Penale, che riguardano reati gravi come la divulgazione di segreto di Stato e lo spionaggio.
Tra gli altri si propone di completare l’articolo 283 (divulgazione di segreto di Stato) con il punto 283.1, che punisce la ricezione illegale di segreto di Stato. Con la comparsa di questo articolo si allargherà la cerchia di coloro che saranno ritenuti responsabili di divulgazione di informazioni confidenziali di Stato.
Periodi di detenzione possono essere inflitti non solo a persone che hanno avuto accesso a un segreto e hanno dato luogo a una fuga di notizie, ma anche a tutti gli anelli della catena di trasmissione di informazioni segrete.
Secondo il disegno di legge per la ricezione di informazioni che costituiscano segreto di Stato per mezzo di sottrazione, frode, corruzione, ricatto, costrizione o minaccia di violenza il reo deve temere come minimo una multa fino a 500.000 rubli [2] o al suo reddito di tre anni, o la detenzione [3] fino a cinque anni. Per le stesse azioni, compiute in gruppo causando gravi conseguenze, il periodo di detenzione può essere aumentato fino a otto anni.
Chi si può considerare anello della catena? Il testo del disegno di legge, la nota esplicativa annessa e il parere della Corte Suprema accluso non danno una precisa definizione, perciò alla Duma di Stato trattano questa norma in modo diverso.
Oltre all’allargamento della cerchia di persone responsabili di divulgazione, gli emendamenti del governo correggono anche il concetto di “spionaggio”.
La proposta di cambiare il contenuto degli articoli del Codice Penale sul tradimento e lo spionaggio si spiega con il fatto che, nel loro aspetto attuale, questi complicano il lavoro di indagini del sistema dello FSB [4]. Così com’è, l’art. 275 del Codice Penale intende per alto tradimento “la rivelazione di un segreto di Stato o l’aiuto prestato a uno stato straniero o ad un’organizzazione straniera... nello svolgimento di attività ostili ai danni della sicurezza esterna della Federazione Russa”. Ma questa è una “forma”, come è detto nella nota esplicativa del disegno di legge, “è estremamente difficile da dimostrare” che l’attività sia proprio “ostile”, e di ciò si servono le difese per ottenere “che siano scagionati accusati e imputati”.
Inoltre nella nota esplicativa è detto che “alcune organizzazioni internazionali più di una volta hanno compiuto tentativi di ottenere informazioni che costituiscono segreto di Stato”. Perciò come essenza dell’alto tradimento, nelle intenzioni del governo, si devono intendere non l’“attività”, ma l’“operato ostile“, in particolare la rivelazione di segreti di Stato “a uno stato straniero, a un’organizzazione internazionale o straniera”. Facciamo notare che “operato” è un concetto più ampio di “attività”: questo si intende tanto come azione, quanto come inazione. Tale forma di tradimento si precisa come “aiuto prestato a un soggetto straniero ai danni della sicurezza esterna della Russia”. Se prima si parlava di un “altro” modo di prestare aiuto, adesso si tratta di “aiuto finanziario, tecnico materiale, consultivo e di altro tipo”, e non solo a uno stato o a un’organizzazione straniera, ma anche a un’organizzazione internazionale . “Possiamo dire ciao a tutto, – ha dichiarato a "’’" [5] l’avvocato Anna Stavickaja. – All’inizio hanno tolto i processi alle giurie e adesso chiamano a rispondere non di attività ostile, ma di attività in generale”. Adesso tutto dipenderà “dalla grande immaginazione degli inquirenti”, ritiene la signora Stavickaja.
Gli emendamenti del governo ampliano anche lo stesso concetto di “alto tradimento”. Il Codice Penale in vigore (art. 275 “Alto tradimento”) considera tale reato “l’attività ostile, diretta a danneggiare la sicurezza esterna della Federazione Russa”. Il governo propone invece di considerare reato “il modo di agire diretto contro la sicurezza della Federazione Russa, il suo ordine costituzionale, la sua sovranità, la sua integrità territoriale e statale”.
Se il disegno diventerà legge, allora “si potrà ritenere un traditore qualunque persona che ha avuto a che fare con uno straniero”, ha dichiarato a “’’” il titolare della cattedra di diritto dello MFTI [6] Boris Nadeždin. Parificando all’altro tradimento le azioni “contro l’ordine costituzionale”, il governo nomina tra tali azioni l’“aiuto finanziario e consultivo... a un’organizzazione straniera”.
L’essenza degli emendamenti:
Articolo 275. Alto tradimento
Versione attuale
L’alto tradimento, cioè lo spionaggio, la rivelazione di segreto di Stato o altro aiuto prestato a uno stato straniero, a un’organizzazione straniera o ai loro rappresentanti nello svolgimento di un’attività ostile ai danni di della sicurezza esterna della Federazione Russa, compiuto da un cittadino della Federazione Russa, è punito con la detenzione da dodici a venti anni e con una multa fino a cinquecentomila rubli o pari allo stipendio o ad altro tipo di reddito del condannato per un periodo fino a tre anni o senza tale pena aggiuntiva.
Variante proposta
L’alto tradimento, cioè il modo di agire di un cittadino della Federazione Russa ai danni della sicurezza della Federazione Russa: lo spionaggio, la rivelazione a uno stato straniero, a un’organizzazione internazionale o straniera o ai loro rappresentanti di informazioni che costituiscono segreto di Stato, affidate alla persona o divenutegli note per motivi di servizio, lavoro o studio, o la prestazione di aiuto finanziario, tecnico-materiale, consultivo o di altro tipo a uno stato straniero, a un’organizzazione internazionale o straniera o ai loro rappresentanti in attività indirizzate contro la sicurezza della Federazione Russa, al suo ordine costituzionale, alla sua sovranità, alla sua integrità territoriale e statale è punito con la detenzione da dodici a venti anni e con una multa fino a cinquecentomila rubli o pari allo stipendio o ad altro tipo di reddito del condannato per un periodo fino a tre anni o senza tale pena aggiuntiva.
Articolo 276. Spionaggio
Versione attuale
La trasmissione, e parimenti la raccolta, la sottrazione e la detenzione a scopo di trasmissione a uno stato straniero, a un’organizzazione straniera o ai loro rappresentanti di informazioni che costituiscono segreto di Stato, e anche la trasmissione o la raccolta su commissione di un servizio segreto straniero di altre informazioni per essere utilizzate ai danni della sicurezza esterna della Federazione Russa, se questi modi di agire sono posti in atto da un cittadino straniero o da una persona senza cittadinanza sono puniti con la detenzione da dieci a venti anni.
Variante proposta
La trasmissione, e parimenti la raccolta, la sottrazione e la detenzione a scopo di trasmissione a uno stato straniero, a un’organizzazione straniera o ai loro rappresentanti di informazioni che costituiscono segreto di Stato, e anche la trasmissione o la raccolta su commissione di un servizio segreto straniero o di persone che operino negli interessi di questo di altre informazioni per essere utilizzate ai danni della sicurezza esterna della Federazione Russa (spionaggio), se questi modi di agire sono posti in atto da un cittadino straniero o da una persona senza cittadinanza sono puniti con la detenzione da dieci a venti anni.
Fonti:
* Kommersant 15.12.08 “Il tradimento della Patria è affare di chiunque”
* Nezavisimaja gazeta [7] 15.12.08 “Non sapeva – cioè non è colpevole”
Agentura [8], http://www.agentura.ru/timeline/2008/statesecret/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] “Duma” viene detta in Russia ogni assemblea legislativa.
[2] Oltre 12.800 euro.
[3] Letteralmente “privazione della libertà”.
[4] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.
[5] Si intende il giornale economico “Kommersant’’”. Il doppio apostrofo sta per il cosiddetto “segno duro”, che in russo andava scritto dopo le consonanti poste a fine parola, anche se da secoli non corrispondeva ad alcun suono. La riforma ortografica del 1918 (che non fu voluta dal regime bolscevico, ma di cui questo si appropriò) lo abolì. Il “Kommersant”, nato dopo la caduta del regime sovietico, ha voluto utilizzare tale grafia arcaica per riallacciarsi a un analogo giornale prerivoluzionario.
[6] Moskovskij Fiziko-Techničeskij Institut (Istiuto Fisico-Tecnico di Mosca).
[7] “Giornale indipendente”, quotidiano russo di informazione che non so quanto faccia ancora onore al proprio nome…
[8] “Agenzia”, agenzia di informazioni russa.
http://matteobloggato.blogspot.com/2008/12/proposito-del-nuovo-articolo-58.html
19 dicembre 2008
A proposito di Putin (X)
La fiaba natalizia di Vladimir Putin non si è avverata
La zucca si è trasformata in carrozza, i topi in cavalli e il ratto in un grasso cocchiere proprio davanti ai nostri occhi. E’ successo durante la “Conversazione con Vladimir Putin” [2], trasmessa dal canale di Stato in tutta la Russia. Al premier ha telefonato la bambina di 9 anni Dar’ja Varfolomeeva del villaggio Tunguj nel distretto di Muchoršibir’ in Buriazia [3]: “Zio Volodja [4]! Presto sarà Capodanno [5]. Viviamo con la pensione della nonna, in paese non c’è lavoro. Io e mia sorella sogniamo di avere dei vestiti nuovi. Voglio chiederLe un vestito come quello di Cenerentola. Diventi un mago buono per Capodanno”. “Dašen’ka [6], ti ho ascoltato. Invito te e tua sorella, e anche la nonna, tutte insieme per Capodanno a Mosca ad una delle feste intorno all’albero [7] e ai doni ci penseremo noi qui”, – ha risposto il premier.
Come comunicano “Ècho Moskvy” [8] e le agenzie di informazione, l’amministrazione locale ha reso noto ai Varfolomeev che a Mosca andranno solo le sorelle Daša e Anja, fra l’altro in un gruppo di bambini della Buriazia, che sarà portato alla festa intorno all’albero al Cremlino. A quanto ha detto la madre di Daša, due bambini sono stati semplicemente tolti dalla lista e al loro posto sono state iscritte le sorelle Varfolomeev. Questa situazione ha molto deluso Daša e tutta la sua famiglia, a questi dispiace per i bambini offesi ed esclusi. Inoltre i genitori hanno paura a mandare le bambine da sole a fare un viaggio così lungo.
Così ai loro occhi il cocchiere si è trasformato di nuovo in un grande ratto baffuto. E’ chiaro che le fiabe le scrivono i favolisti e i funzionari dello Stato non sono lì per quello. Il popolo è al corrente del fatto che i prodigi non ci sono e molto tempo fa ha formulato: quando invitano a danzare un’orfanella, i musicisti annunciano un intervallo.
Quali domande fanno a Putin? Gli organizzatori della diretta conoscono l’ABC della pubblicità: è garantito che i bambini e gli animali provochino emozioni positive al pubblico. I conigli da reclame sono ciò di cui si ha bisogno. Ed ecco che hanno incluso tra le domande da scaricare quelle sul destino di un animale di cui il premier si occupa e quella di una bambina di un posto sperduto. Trovate già provate nelle passate linee dirette con Putin. Anche la calda risposta del padre della nazione e padre di due figlie non ha stupito – non poteva essere altrimenti.
E difficilmente ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di diverso dai funzionari buriati. E’ difficile che rispondano delle proprie parole, figuriamoci delle promesse di un altro… Certo, Daša ha chiesto un vestito allo zio Volodja e questi avrebbe potuto comprarlo da solo e mandarlo per posta nel villaggio Tunguj. E pure i biglietti, se avesse voluto vedere Daša con i suoi familiari alla festa intorno all’albero. Tuttavia Putin, evidentemente, ritiene che la verticale del potere da lui costruita sia efficiente e si è affidato ad essa. Nell’impero romano si diceva: “L’aquila non acchiappa le mosche. Il magistrato non dirime questioni di poca importanza”. In effetti, che importa all’aquila delle mosche? Ma i funzionari sul posto sono simili all’Anatra di “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Questa si lamentava: “Quando trovo qualcosa, risulta sempre essere una rana o un verme”. Quando questi funzionari si mettono a fare una buona azione, immancabilmente viene fuori confusione e la migliore impresa si trasforma in qualcosa di contrario.
La conclusione è logica. Ai due bambini tolti dalla lista è toccato un torsolo di mela e per Daša e Anja la futura festa ha cominciato a sciogliersi come un Chupa-Chups.
Tale è la nostra storia natalizia. E sapete, in essa in effetti ci sono solo parti lese. Ma i colpevoli non ci sono. Beh, chi, in realtà, è colpevole del fatto che una bambina confonde Babbo Natale [9] con Putin? Chi è che non le ha spiegato che i politici, di fatto, sono tali esseri, che, appena aprono bocca, mentono? Che con i loro discorsi bisogna comportarsi come con i saldi di fine stagione – fare lo sconto del 50 o anche del 70 per cento di quello che pronunciano? Ma sì, dove sono i saldi nel villaggio Tunguj?
A Tunguj chi può spiegarle che i politici non possono essere maghi, tantomeno buoni? Milioni di bambini vengono educati dalla televisione. Qui il 31 dicembre bambine e bambini vedranno una fila di capi, che a turno con aria ispirata gli augureranno happy new year e immancabilmente Buon Natale [10]. A Krasnojarsk [11], per esempio, verso mezzanotte mandano in onda, di regola, il discorso del sindaco, poi quello del presidente dell’Assemblea legislativa, poi quello del governatore. E per tradizione seguono gli auguri di numerosi deputati e membri del governo della regione. E chiude questa lista il presidente. Quest’anno, probabilmente, sentiremo inoltre il discorso del primo ministro.
E così in tutte le città e i paesi. Come caratterizza la nostra nazione questa galleria di teste parlanti? Cos’è, vogliamo proprio ascoltare queste persone nella festa più domestica? Per noi sono le più importanti, le più familiari? Perché, per esempio, non ci fa gli auguri la Isinbaeva [12]? O Hiddink [13]? O gli attori? Medvedev è più importante? Ma il re degli animali è il leone. Ed è più forte di qualsiasi persona, perfino di Medvedev e Putin messi insieme. Anche il leone ha il Capodanno. Forse si potrebbe fare un collegamento di cinque minuti dalla savana africana?
Gli adulti sono in grado di distaccarsi dallo Stato, non farvi attenzione, spegnere il televisore. Gli adulti sono in grado di seguire il principio universale di convivenza con le autorità: non credere, non temere, non chiedere. Ma i bambini credono e chiedono. Perdonate, chi ne ha colpa?
Non possiamo distaccare i nostri bambini dalla politica, ma a non trasformare la vita in merda [14], non nutrirsi di illusioni, non chiedere nulla a chi non è al tuo pari e a credere a Babbo Natale possiamo insegnare solo noi ai nostri bambini.
Non so se sia così, ma nel libro divulgativo, che ora leggo al mio bambino, è scritto, che i piccioni, a causa delle particolarità strutturali dei loro occhi, vedono il mondo rosa. E di piccioni sul nostro pianeta ce ne sono circa un miliardo. E allora penso: tanti, quanti i bambini piccoli. Che gli uccelli e i bambini vedano pure il mondo come a loro piace. Ma che il vestito a Daša lo regali comunque Babbo Natale e non il presidente del governo. Non si può permettere che si sfruttino i nostri bambini come conigli da reclame. Non è giusto.
Aleksej Tarasov
nostro corrispondente, Krasnojarsk
18.12.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/94/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] In luogo di Reklamnyj rolik (filmato – letteralmente “bobina” – pubblicitario), l’autore usa l’espressione Reklamnyj krolik. Si può leggere come “coniglio da reclame” – una sorta di Bugs Bunny –, ma anche come “cavia da reclame”, alludendo all’espressione podoytnyj krolik, “coniglio da esperimento”.
[2] “Filo diretto” televisivo che Putin teneva come presidente e che tiene ancora…
[3] “Repubblica autonoma” della Siberia sud-orientale. Muchoršibir’ è abbastanza vicino al confine con la Mongolia.
[4] Diminutivo di Vladimir.
[5] Spesso il Capodanno è una festa più sentita del Natale, abolito dal regime sovietico e restaurato solo negli anni ’90.
[6] Vezzeggiativo di Daša, diminutivo di Dar’ja.
[7] L’albero di Natale, che in epoca sovietica divenne l’albero di Capodanno…
[8] “L’Eco di Mosca”, radio (relativamente) libera.
[9] Letteralmente “Nonno Gelo”, versione russa del magico vecchietto, che però non ha alcun rapporto con San Nicola.
[10] Va ricordato che il Natale ortodosso è il 7 gennaio, perché la chiesa ortodossa segue il calendario giuliano.
[11] Città della Siberia centrale.
[12] Elena Gadžievna Isinbaeva, campionessa di salto con l’asta.
[13] Guus Hiddink, allenatore olandese della nazionale di calcio russa.
[14] Sic.
http://matteobloggato.blogspot.com/2008/12/da-presidente-primo-ministro-da-putin.html
17 dicembre 2008
A proposito di ritorni al passato (III)
Ingushetia.Org, 16.12.2008 19:49
La Duma di Stato [1] russa sta esaminando il disegno di legge presentato dal governo, che amplia il concetto di “alto tradimento”. Durante il programma “Večer na Bi-Bi-Si” [2] gli emendamenti al Codice Penale proposti sono stati valutati dal capo della sezione moscovita del partito “Causa di Destra” [3] Boris Nadeždin, dal membro della commissione Difesa della Duma di Stato Michail Nenašev e dall’esperto della Hoover Institution [4] americana David Souter [5].
In caso di approvazione del disegno di legge saranno ritenuti traditori non solo le spie straniere, ma anche tutti quelli che abbiano compiuto azioni contro la sicurezza della Russia, contro il suo ordine costituzionale, la sua sovranità e la sua integrità territoriale.
Gli attivisti per i diritti umani temono che chiunque critichi il potere adesso possa essere considerato penalmente responsabile e affermano che gli emendamenti al Codice Penale proposti significhino un ritorno ai tempi sovietici.
BBC: Perché vengono presentati emendamenti?
Boris Nadeždin: Ho letto attentamente sia il disegno di legge, sia la nota applicativa annessa. Nella nota esplicativa è scritto che gli organi dello FSB [6] hanno grandi problemi nel provare in tribunale i crimini chiamati “alto tradimento” e che per rendergli più facile il lavoro vengono proposti questi emendamenti.
La cosa più tragica di questa legge è proprio il testo: cosa adesso si considererà altro tradimento. Nella legge sarà scritto quanto segue: alto tradimento si considera (e su questo sono d’accordo) la trasmissione di segreti di Stato a un servizio segreto straniero. Se il punto fosse questo, sosterrei la legge.
Ma qui più avanti è scritto – attenzione! – “e parimenti altra collaborazione finanziaria, consultiva, informativa con uno stato straniero o con un’organizzazione straniera o perfino con un’organizzazione internazionale, se questa è utilizzata allo scopo di minare l’ordine costituzionale, la sicurezza”, ecc.
Ed ecco che con questo “parimenti” ritorniamo chiaramente all’infelice articolo 58 del Codice Penale sovietico a proposito delle attività antisovietiche. Una persona raccontava una barzelletta sulla “guida” [7] e prendeva 15 anni per attività antisovietica.
BBC: Resta cioè uno spazio troppo ampio per l’interpretazione?
B. N.: Assolutamente sì. Faccio un esempio. Supponiamo che un’organizzazione straniera o internazionale, non necessariamente governativa, una qualche fondazione privata, Le abbia commissionato una ricerca. Lei, come studioso, ha inviato, diciamo, una statistica degli spostamenti del grosso bestiame cornuto al di là degli Urali. Ma poi un inquirente ha deciso che il grosso bestiame cornuto al di là degli Urali è la base della sicurezza alimentare del paese.
BBC: Si può fare anche un altro esempio. Lei, concedendo un’intervista alla BBC, aiuta un’organizzazione straniera, in quanto critica il potere russo.
B. N.: In effetti, quello che sto facendo ora, volendo, si potrà interpretare come un danno alla sicurezza del paese. Io trasmetto informazioni alla BBC, proprio ora compio un alto tradimento.
BBC: Ma Lei trasmette un’informazione che è di pubblico dominio.
Б. Н.: Ecco, se fosse stato messo un punto dopo le parole “segreti di Stato”, non avrei paura. Ma qualcuno della BBC prende l’informazione che ho dato e la utilizza a scopi diretti contro l’ordine costituzionale della Russia. Come faccio a saperlo – magari scrivere un rapporto alla CIA e poi mi mettono in prigione per 25 anni [8].
BBC: Mille grazie che comunque sia con noi… Ma come si vede l’accaduto dagli Stati Uniti?
David Souter: E’ soprattutto un tentativo delle autorità di esercitare pressione su chi dà a organizzazioni straniere informazioni accessibili. La situazione di Igor’ Sutjagin [9] è un esempio molto evidente. Questa persona aveva raccolto informazioni accessibili ed è stato arrestato per spionaggio.
Ora queste creano la base legale per tale comportamento arbitrario. Nessuno saprà per cosa può essere arrestato, se collabora con organizzazioni, università o giornalisti stranieri. Questo creerà una grande incertezza nella società.
BBC: Ma forse non è tutto così terribile?
B. N.: Io non sono contrario a punire le spie. Ogni stato lo fa. Ma guardate che questo non è il primo campanello d’allarme. Venerdì scorso proprio per questi casi la Duma ha abolito la partecipazione di giurie.
La legge si chiamava “Sulla lotta al terrorismo” [10], ma ha abolito il processo con giurie per reati come i disordini di massa, come questo chiacchierato alto tradimento, come lo spionaggio. Hanno abolito le giurie dicendo che le forze dell’ordine non possono dimostrare la colpevolezza nei processi con giurie.
BBC: Il presidente della commissione sicurezza della Duma di Stato Vladimir Vasil’ev ha detto che in alcune regioni meridionali i giurati assolvono troppo spesso i terroristi.
B. N.: Il che dimostra, ad essere gentili, disonestà. Di che parlava? Di terroristi nelle regioni meridionali. Ma hanno abolito i processi con giurie per disordini di massa in tutto il paese e anche per alto tradimento. Una cosa è un terrorista con il fucile da qualche parte sulle montagne, un’altra è lo studioso Sutjagin.
In cosa consiste, a mio parere, la terribile pericolosità di questo? In mancanza di una giuria di fatto si rimette all’inquirente l’interpretazione della trasmissione di qualsiasi informazione a qualsiasi straniero, non necessariamente a un servizio segreto come danno alla sicurezza del paese. Che stupidaggine! Una persona può bene non sapere cosa avvenga poi di questa informazione! Non stiamo parlando affatto di segreti di Stato.
Michail Nenašev: Nell’economia, nella lotta tra concorrenti, nella competizione industriale da noi a suo tempo sono stati tollerati casi scandalosi, in cui tutti i segreti sono stati comprati e venduti. Semplicemente venivi e prendevi.
BBC: Ma esiste il concetto di spionaggio industriale, che non rientra affatto in quello di alto tradimento.
M. N.: Questo è un modo giuridico di argomentare, ma nella vita reale tutto è legato. Tutti questi emendamenti, a causa dei quali ora si comincia a far rumore, sono legati all’introduzione di un ordine elementare.
Da noi si poteva portar via, vendere, dare via ciò che si voleva senza alcun pericolo. Pensare che dietro questo paravento si cominci a perseguitare le persone che semplicemente si incontrano con stranieri, semplicemente lavorano con questa o quell’altra compagnia vuol dire pervertire consapevolmente i fatti. Non si hanno tali intenzioni.
B. N.: Io, a differenza del signor Nenašev, ho letto la legge. Mi tranquillizzerei e mi rallegrerei soltanto, se si trattasse esclusivamente di segreti. Ma qui si parla anche di altre informazioni, se possono essere utilizzate contro gli interessi dello Stato. Ma che succederebbe, se qualcuno poi decidesse che la nostra intervista ha arrecato un danno agli interessi dello Stato?
M. N.: Bisogna guardare la legge nell’aspetto finale. Alcune cose saranno precisate nel corso della seconda e della terza lettura. Nessuno intende lottare contro la dissidenza dietro al paravento della lotta allo spionaggio.
D. S.: Un enorme flusso di informazioni in tutte le direzioni è tipico della società moderna. E’ segno di salute.
BBC: In effetti non succederà che la quantità di contatti di affari e scientifici diminuirà e ne verrà più danno che utilità?
M. N.: Si sta cercando una garanzia legale ottimale per lo sviluppo del paese.
B. N.: Ancora un momento. Una legge del genere era possibile ai tempi di Stalin, quando singole persone avevano a che fare con stranieri e si poteva mettere un agente [11] accanto ad ognuna. Ma noi viviamo in un paese che ha un milione e mezzo di cittadini che vivono costantemente all’estero e sette milioni che ogni anno vanno avanti e indietro da là. Come seguire milioni di contatti?
BBC: Lei teme cioè un’applicazione selettiva della legge?
B. N.: Sarà proprio così.
M. N.: Quando all’inizio degli anni ‘90 abbiamo approvato leggi, che hanno permesso di costruire una piena democrazia, ciò ha portato all’anarchia, al fatto che il mio ha cominciato a indebolirsi sempre più. L’approvazione di questi emendamenti porterà autodisciplina e autoregolamentazione nella società.
http://www.ingushetia.org/news/17199.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] Tutte le assemblee legislative russe si chiamano Duma.
[2] “Serata alla BBC”.
[3] Partito di orientamento liberale.
[4] Fondazione per gli studi di politica interna e internazionale.
[5] Giudice associato della Corte Suprema degli USA.
[6] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.
[7] La “guida” del popolo sovietico era Stalin; il termine vožd’ è lo stesso che Duce o Führer.
[8] Allusione al fatto che alla fine dell’epoca staliniana la pena normalmente erogata per attività antisovietiche era passata da 10 a 25 anni.
[9] Igor’ Vjačeslavovič Sutjagin, esperto di armi nucleari, accusato di spionaggio.
[10] Le leggi russe vengono identificate dal titolo.
[11] Gèbist, cioè membro dello MGB (Ministerstvo Gosudarstvennoj Bezopasnosti – Ministero della Sicurezza dello Stato) o del KGB (Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti – Comitato della Sicurezza dello Stato).
http://matteobloggato.blogspot.com/2008/12/back-to-ussr-again-and-again-torna-pure.html
A proposito di Kadyrov (XIII)
Un autunno di uccisioni a colpi d’arma da fuoco
A ricevere informazioni del genere dalla Cecenia ci eravamo già disabituati
| La fine dell’autunno in Cecenia è risultata sanguinosa in modo raro. Nella notte del 23 novembre nel villaggio Sadovoe nel distretto di Groznyj è stata fatta esplodere un’automobile Niva e sono morte quattro persone. Tra queste c’erano il vice-comandante del contingente di guardia non istituzionale [1] di un complesso gas-petrolifero Leča Talchadov e il consigliere del muftì della Cecenia Magomed-Šerip Dadaev. Il 27 novembre sul territorio della repubblica sono stati trovati i cadaveri di otto donne. Il metodo di uccisione è stato esattamente identico per tutte: una scarica di armi automatiche e un colpo di grazia [2] alla testa. Il 28 novembre alla periferia di Groznyj sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco due ragazzi del villaggio [3] Pervomajskaja, un terzo – Il’jas Abdurachmanov – è riuscito a fuggire. Il 29 novembre si è recato spontaneamente alla Sezione territoriale della polizia (ТОМ [4]) del distretto di Groznyj e non è più tornato a casa. Della sua sorte finora non si sa niente. Il 30 novembre sono stati sequestrati i quattro fratelli Ilaev, tre dei quali sono stati uccisi, uno (in età scolare) è tornato a casa con segni di torture. Le versioni ufficiali, rilasciate dalle autorità cecene e dagli inquirenti, si sono rivelate prevedibili. L’uccisione del vice-comandante del contingente petrolifero Talchadov è stato un atto terroristico. L’uccisione dei fratelli Ilaev e dei ragazzi di Pervomajskaja sono state un’operazione speciale per l’eliminazione [5] dei wahhabiti [6]. L’uccisione seriale di donne a colpi d’arma da fuoco è stata una vendetta dei parenti per la prostituzione. L’atto terroristico Il vice-comandante del contingente petrolifero Leča Talchadov era un poliziotto noto e rispettato in Cecenia. Iniziò il suo servizio ancora sotto il potere sovietico. Ai tempi di Ramzan Kadyrov lottava contro gli abusi dei “kadyroviani” [7], tentò di portare ordine nel contingente petrolifero e liberò persone sequestrate con i propri uomini, quando ne fu in grado. Il 22 novembre a tarda sera vicino a casa Talchadov nel villaggio di Sadovoe nel distretto di Groznyj la macchina Niva appartenente a Talchadov è stata colpita con armi da fuoco. Al rumore degli spari i vicini sono accorsi, lo stesso Leča e suo nipote Zejndi sono usciti di casa. E in quel momento è risuonata una potente esplosione – vicino alla Niva era stato posto un ordigno. Leča è morto. L’agenzia di informazioni ufficiale della Repubblica Cecena “Grozinform” ha paragonato questo atto terroristico alla nota esplosione di una UAZ [8] nel villaggio di Znamenskoe [9] nel 2005. In effetti è stato seguito lo stesso schema. Solo che l’agenzia di informazioni non è stata a dire che l’atto terroristico di Znamenskoe non fu affatto organizzato da militanti, ma dai killer del reparto “Gorec” [10], capeggiati dal tenente colonnello dello FSB [11] Movladi Bajsarov. Il crimine era diretto contro gli agenti dello ROVD [12] e dello FSB di Znamenskoe, che erano in concorrenza con gli uomini di Bajsarov nell’approvvigionamento illegale di petrolio. Ed ecco che nel caso di Leča Talchadov sono apparse le tracce degli ex combattenti del reparto “Gorec”. Fra l’altro secondo la stessa logica di Znamenskoe. Allora, per nascondere la partecipazione dei killer del “Gorec” all’esplosione della piccola UAZ, furono trovati dei capri espiatori [13] tra i pastori locali. Sotto tortura estorsero da loro le necessarie confessioni. Nel caso di Leča Talchadov la caccia ai suoi assassini è stata condotta dal capo della Polizia territoriale Chusejn Magomadov, noto a tutta la repubblica con il soprannome “Iran”. Magomadov è un combattente del reparto “Gorec” passato dalla parte di Kadyrov durante il conflitto di quest’ultimo con Movladi Bajsarov. Dopo l’uccisione di Bajsarov Iran ha mantenuto le armi, il buon posto e il favore di Ramzan. Al momento Iran si è messo in luce in due operazioni speciali per la ricerca e l’eliminazione di persone ritenute aver preso parte all’uccisione di Leča Talchadov. Da una parte l’attività di Talchadov è comprensibile – c’è un’informazione operativa, secondo cui il comandante del contingente petrolifero Šarip Demel’chanov avrebbe promesso una grossa ricompensa (5 milioni di rubli [14]) a chi trovasse gli assassini di Talchadov. D’altra parte stupisce che non si sia neanche cercato di prendere vivi e mettere sotto processo i presunti assassini di Talchadov. Al contrario, sono stati tutti eliminati. L’operazione “arruolatore” Alla fine di novembre nel villaggio di Radužnoe nel distretto di Groznyj ha iniziato a operare il procacciatore Lom-Ali Arsanukaev. Ci sono dati operativi che consentono di parlare dei legami di Arsanukaev con il capo del TOM del distretto di Groznyj Iran e il suo parente Ramzan Groznyj. Arsanukaev riuscì ad arruolare “tra i militanti” due abitanti del villaggio di Radužnoe – i giovani Il’jas Abdurachmanov e Ibragim Pajzulaev e anche l’abitante della borgata di Dolinskij Anzor Salgiriev. La partenza per darsi alla macchia era fissata per il 28 novembre. I giovani, su ordine di Arsanukaev, giunsero a Groznyj. Arsanukaev li fece sedere nella propria macchina e li portò alla periferia della città. Poi uscì dalla macchina, ordinando ai ragazzi di aspettare. I militanti non ancora divenuti tali aspettarono Arsanukaev molto a lungo e alla fine decisero di tornare a casa. Ma al più vicino posto di blocco, presso il villaggio di Proletarskoe, fu aperto il fuoco sulla macchina. Anzor Salgiriev e Ibragim Pajzulaev morirono, Il’jas Abdurachmanov riuscì a fuggire. Giunse a casa. Al mattino, cedendo alle preghiere della madre, andò a costituirsi dal capo del TOM del distretto di Groznyj Iran. Iran dichiarò che avrebbe dovuto portare Il’jas Abdurachmanov dal comandante del contingente petrolifero Šarip Demel’chanov, poiché Il’jas era sospettato di complicità nell’omicidio di Leča Talchadov. Dopo di che Il’jas è scomparso. Sua madre non riesce a ottenere alcuna informazione sulla sua sorte. Peraltro sul nastro della “Grozinform” è apparsa notizia di “membri attivi” del sottosuolo banditesco, “che hanno opposto resistenza armata e sono stati eliminati dal fuoco di risposta durante le misure operative di ricerca”. I “membri attivi” erano Anzor, Ibragim e Il’jas, scomparso senza lasciare traccia. Il’jas, fra l’altro, aveva solo 18 anni. Due anni fa suo padre è morto e Il’jas era, essenzialmente, colui che dava da vivere alla famiglia. Alla madre di Il’jas sono rimasti altri sei figli… I fratelli Ilaev Il 30 novembre i combattenti di Iran hanno fatto irruzione in casa Ilaev. La famiglia Ilaev si era appena rimessa in piedi. Solo poco tempo fa avevano ricevuto un risarcimento per la casa a Bamut [15] distrutta durante la guerra (fra l’altro, come usa nella repubblica, hanno pagato una bustarella pari al 50%). Non di meno hanno potuto comprare una casina piccolissima nel villaggio di Pervomajskaja nel distretto di Groznyj. I figli maggiori degli Ilaev avevano un buon lavoro. Zurab era in servizio nello stesso contingente petrolifero e Achdan si era impiegato come custode di una sezione del Fondo pensionistico. In famiglia aspettavano di giorno in giorno un nuovo arrivo – la moglie di Achdan, Zarema, doveva partorire. E per il padre degli Ilaev Datcha si era avverato il sogno della vita: il 28 novembre era partito per lo hajj [16]. Verso le otto di sera uomini in tuta mimetica mascherati hanno fatto irruzione in casa, hanno portato via Achdan e poi il fratello mezzano Al’vi. Hanno spinto in macchina anche delle donne – Zalina Ilaeva e Zarema, incinta. Hanno preso via il diciassettenne Imam Ilaev. Sono stati portati nell’edificio della Sezione territoriale della polizia del distretto di Groznyj. Da Iran. Zalina ha rammentato l’ufficio con uno strano, lungo tavolo spoglio. Là hanno portato i fratelli Ilaev. Le donne sono state portate nella stanza vicina. Hanno sentito grida terribili, Zalina ha riconosciuto le voci dei fratelli. Zalina si è sentita male. Le hanno lasciate andare a casa. E’ tornato vivo anche il diciassettenne Imam, il suo corpo era tutto un livido. Al’vi e Achdan non sono tornati. Il giorno dopo in casa Ilaev giunse un ispettore di polizia e disse che i fratelli erano sospettati dell’omicidio di Leča Talchadov. Il 2 ottobre nel sito di “Grozinform” comparve la notizia: “…mentre venivano passati al pettine i luoghi tra i centri abitati di Nagornoe e Kerla-Jurt durante uno scontro a fuoco che ha avuto luogo sono stati eliminati due membri di formazioni armate illegali”. Cioè Al’vi e Achdan Ilaev… Il 3 ottobre la madre fu chiamata all’obitorio per il riconoscimento. Era difficile riconoscere i cadaveri di Al’vi e Achdan. Avevano segni di emorragie sottocutanee, ferite orribili e le teste crivellate. Il 4 ottobre gli Ilaev vennero a sapere che tre giorni prima era stato sequestrato, mentre andava a prendere servizio (nello stesso contingente petrolifero) il quarto figlio – Zurab Ilaev. Il sequestro era avvenuto, a ben vedere, con i comandanti di Zurab a conoscenza del fatto. Il corpo fu trovato solo l’8 dicembre in una discarica a 200 metri dalla base del reparto “Sever” [17] dei kadyroviani. Zurab era stato picchiato e soffocato. Le donne Il contemporaneo e vistoso omicidio di otto donne ha fatto rumore non solo in Cecenia, ma anche in Russia. E perfino nel resto del mondo. I giornalisti stranieri hanno bombardato di chiamate gli attivisti per i diritti umani e i giornalisti ceceni e hanno scritto: così i parenti hanno punito alcune cecene per il loro comportamento amorale secondo i costumi locali. Questa versione assurda è stata sostenuta anche dalla leadership cecena. Ramzan Kadyrov si è espresso retoricamente: be’, se una donna è amorale, non è un motivo per uccidere. Lo stesso Kadyrov in quasi tutti gli interventi pubblici accusa le cecene moderne di depravazione, di leggerezza, di degenerazione “occidentale”. Invita a tornare ai valori musulmani tradizionali. E non si limita agli inviti! A sentire l’entourage di Kadyrov viene fuori che tutti i giovani ceceni sono potenziali wahhabiti (e šaitany [18]), e tutte le giovani cecene vanno a prostituirsi. Il più delle volte di questo si preoccupano i più noti militanti e depravati del recente passato. Ma l’ipocrisia, come sempre, viene fuori. E fin d’ora le informazioni operative confermano questa regola. A causa di orge sessuali si è contagiato con il virus HIV uno dei comandanti di Kadyrov. Questi ha contagiato anche due sue mogli. Similmente, secondo i medici, risulta infetta una lista di suoi partner sessuali. Evidentemente anche qui è stata fatta una lista. Solo in Cecenia questa è divenuta anche una lista di persone da uccidere a colpi d’arma da fuoco. L’omicidio seriale per vendetta è al giorno d’oggi l’unica versione realistica per la morte di quelle donne. I parenti non c’entrano per nulla. In effetti, perlomeno cinque delle donne uccise si possono considerare “donne di facili costumi”. Tra queste suscita un particolare interesse la daghestana Petimat Magomedova, registrata come residente a Kizljar [19]. E’ stato stabilito che la Magomedova viveva da molto tempo a Groznyj e che a suo tempo fosse strettamente legata a Movladi Bajsarov e, di conseguenza, ai militanti del reparto “Gorec”. Secondo gli agenti operativi, proprio per mezzo della Magomedova gli agenti dell’UBOP [20] ceceno scoprirono un’intera serie di crimini. Tra questi anche quelli compiuti direttamente dagli uomini di Bajsarov. Secondo dati operativi, fino agli ultimi tempi Petimat Magomedova mise ragazze sul mercato sessuale clandestino ceceno. In particolare lo stesso Iran, che per molto tempo era stato un collaboratore del reparto “Gorec”, non poteva non conoscere Petimat Magomedova. Si decideranno gli inquirenti a collegare l’omicidio delle donne all’entourage di Kadyrov? Finora i casi delle donne uccise non sono stati neanche uniti in un solo fascicolo, la versione della “vendetta dei parenti” non è stata rigettata. Ma allo stesso tempo persone vicine al presidente ceceno parlano cinicamente di un possibile “seguito”: la lista di persone da uccidere, pare, è molto lunga… Tutta questa situazione rappresenta una minaccia concreta per le donne cecena. Tra le “vittime del 27 novembre” sono capitate del tutto casualmente Madina e Kuban Èl’saeva. Madina e Kuban erano comuni cecene oneste. Ognuna di esse ha lasciato figli e parenti. I funerali e il pranzo in onore di Madina e Kuban [21] si sono svolti pubblicamente. Le hanno sepolte i loro mariti. In genere in Cecenia le donne con una reputazione macchiata vengono sepolte in gran segreto. Magomet Aliev, 15.12.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/93/20.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni) |
[1] A guardia delle installazioni petrolifere russe ci sono veri e propri eserciti privati poco regolamentati.
[2] Letteralmente (e cinicamente) “di controllo”.
[3] Stanica, cioè villaggio costruito dai cosacchi.
[4] Abbreviazione della dicitura russa Territorial’nyj Otdel Milicii.
[5] Letteralmente “annientamento”.
[6] “Wahhabita” in Russia è sinonimo di “terrorista islamico”.
[7] Kadyrovcy, i terribili uomini dell’esercito privato di Achmat Kadyrov, passato in eredità al figlio Ramzan come la carica del presidente.
[8] Ul’janovskij Avtomobil’nyj Zavod (Fabbrica di Automobili di Ul’ajnov), casa automobilistica nota anche in Italia.
[9] Nella Cecenia nord-occidentale.
[10] “Montanaro”.
[11] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l’erede del KGB.
[12] Rajonnoe Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione Provinciale degli Affari Interni), in pratica la polizia provinciale.
[13] Letteralmente “addetti allo scambio ferroviario”, secondo il detto russo “la colpa è sempre dell’addetto allo scambio ferroviario”.
[14] Oltre 130.000 euro.
[15] Nella Cecenia occidentale.
[16] Il pellegrinaggio alla Mecca, che ogni musulmano deve compiere almeno una volta nella vita.
[17] “Nord”; i reparti dei kadyroviani hanno i nomi dei punti cardinali.
[18] Gli esseri malefici della demonologia islamica e per estensione gli uomini totalmente perversi.
[19] Città del Daghestan occidentale, al confine con la Cecenia.
[20] Upravlenie po Bor’be s Organizovannoj Prestupnost’ju (Direzione per la Lotta alla Criminalità Organizzata).
[21] Nella tradizione russa e cecena i parenti dei defunti offrono ad amici e parenti un pranzo, che è considerato parte integrante del rito funebre.
http://matteobloggato.blogspot.com/2008/12/menzogne-e-orrori-dietro-la-facciata.html15 dicembre 2008
A proposito dell'Inguscezia
Pavel MAGAEV, 14.12.2008 21:04
Dal momento dell’insediamento del nuovo presidente dell’Inguscezia Junus-Bek Evkurov è passato quasi un mese. In Inguscezia hanno già smesso di sequestrare persone, ma comunque uccidono ancora i poliziotti a colpi d’arma da fuoco. A quanto hanno dichiarato alcuni mezzi di informazione di massa presenti su Internet, il presidente dell’Inguscezia è già riuscito ad avere una serie di incontri con i rappresentanti di praticamente tutte le organizzazioni sociali e ora sta avendo attive consultazioni sul futuro corso politico con coloro che stavano all’opposizione dell’ex presidente dell’Inguscezia M. Zjazikov. Evkurov ha licenziato praticamente tutti i ministri in carica sotto Zjazikov, nominando al loro posto uomini della squadra in carica sotto Aušev. Si pongono anche questioni sullo stato territoriale della repubblica.
I mezzi di informazione di massa presenti su Internet citano Tamerlan Aliev, capo dell’organizzazione [2] “Memorial” [3]: “Per parlare di mutamenti radicali nella repubblica è ancora presto, ma il più importante successo della nuova leadership è il fatto che questa, a differenza della precedente si è volta verso la popolazione. Il primo successo di Evkurov nella nuova carica è proprio la cessazione dei sequestri di ingusci. Prima, com’è noto, avvenivano quasi ogni giorno. Dall’Ossezia del Nord giungevano uomini delle strutture armate [4] e di regola portavano via ragazzi giovani sospettati di wahhabismo [5]. Dopo di che cercarli era inutile. Succedeva che chiamassimo il ministero degli Interni o lo ROVD [6] e che questi non fossero neanche al corrente del fatto che era arrivato qualcuno dall’Ossezia. Tuttavia, quando Evkurov è diventato presidente, è stato subito emesso un decreto che obbligava gli uomini delle strutture armate in arrivo ad informare le forze dell’ordine dell’Inguscezia della loro visita. Così si è potuto perfino salvare un ragazzo. Si preparavano già a portarlo a Vladikavkaz [7], ma è accorso il capo del nostro ROVD con il decreto del presidente e se l’è ripreso. “Da allora si può dire che gli uomini delle strutture armate abbiano smesso di venire da noi”, – riporta l’opinione di Aliev “Gazeta.ru” [8].
“In Inguscezia si continua a valutare attivamente la questione dell’introduzione di un autogoverno locale sul territorio della repubblica”, – comunica l’agenzia di stampa Regnum, – “E il più delle volte nel farlo si solleva il problema dello status territoriale e di conseguenza il problema delle frontiere contese con le repubbliche vicine. Le situazioni de facto e de iure di alcuni territori dell’Inguscezia non coincidono. Alcuni centri abitati dell’Inguscezia, per esempio, il villaggio [9] di Assinovskaja nel distretto di Sunža [10] o il villaggio di Keskchem nel distretto di Malgobek [11] o l’intera provincia Prigorodnyj [12] di fatto si trovano sotto la giurisdizione degli organi di potere della Cecenia e dell’Ossezia del Nord. Il presidente dell’Inguscezia ha dato disposizione al parlamento della repubblica, perché entro la fine del 2008 siano prese tutte le misure necessarie per stabilire un autogoverno locale”.
La situazione del distretto Prigorodnyj, secondo alcuni giornali ed agenzie di stampa, torna in primo piano. E sarà ascoltata la frase di Aliev: “A proposito, Evkurov, durante l’incontro con i rappresentanti delle organizzazioni sociali ha detto che non chiederemo indietro il distretto Prigorodnyj, ma ci faremo tornare gli ingusci [13]” nel flusso generale di informazioni? Resta il dubbio. Ma non dovrà passare inosservata. Contrariamente alle altre.
In effetti alcuni altri interventi più categorici dei leader delle organizzazioni sociali sono già stati diffusi e danno motivo di riflettere. Tra l’altro, da fonti ufficiali dell’Inguscezia, la stessa “Gazeta.ru” riporta l’opinione del secondo vice-premier dell’Inguscezia Magomed-Sali Aušev: “Per ora non riprenderemo il distretto Prigorodnyj. Ma solo per ora”, – dice Аušev, con cui ci siamo incontrati a Magas [13]. Questi pone sul tavolo una grossa cartella. In essa ci sono numerose denunce di profughi, che ancora non possono andare ad abitare nelle proprie case. “Ma di andarvi ad abitare non lo permettono gli osseti, più precisamente la loro leadership. Questi non amano affatto gli ingusci e gli impediscono di vivere là normalmente”, – dichiara questi con tono categorico caucasico. “Abbiamo bisogno di risolvere in qualche modo i rapporti con l’Ossezia del Nord”, – dice il vice-premier. Secondo lui, ciò non sarà facile per Evkurov, in quanto dopo la guerra tra Russia e Georgia in agosto “il centro federale porrà Ossezia e Abcasia come basi, fornendogli enormi mezzi”. Secondo Aušev, queste repubbliche ora sono necessarie al Cremlino come “zone cuscinetto”, mentre l’Inguscezia per esse, data la sua posizione geografica, non riveste tale interesse. Tuttavia, come ha notato il vice-premier, la cosa più importante che è cambiata nella repubblica dopo la venuta di Evkurov è lo stato d’animo della gente.
Il presidente russo D. Medvedev ha cambiato un cekista [15] con un duro dei corpi speciali. Ma il capo dell’Inguscezia saprà mantenere la parola e rendere fiorente la repubblica?
Pavel MAGAEV
Pubblicato il 13 dicembre 2008
Ingushetia.org, http://www.ingushetia.org/news/17154.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] “Ossezia. Sguardo libero”, giornale online.
[2] Cioè capo della sezione inguscia.
[3] Associazione nata per difendere la memoria delle vittime delle repressioni sovietiche e molto attiva sul fronte dei diritti umani.
[4] Cioè delle strutture deputate all’uso della forza: la polizia, l’esercito e gli uomini del ministero delle Situazione di Emergenza, che però opera in genere come sorta di Protezione Civile.
[5] Il wahabismo è una tendenza fondamentalista dell’Islam, ma in Russia per “wahhabiti” si intendono i terroristi islamici in generale.
[6] Rajonnoe Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione Provinciale degli Affari Interni), in pratica la polizia provinciale.
[7] Capitale dell’Ossezia del Nord.
[8] Giornale russo online.
[9] Stanica, letteralmente “villaggio cosacco”.
[10] Nella parte centro occidentale dell’Ossezia del Nord.
[11] Nell’Inguscezia settentrionale.
[12] “Periferico”, nella parte sud-orientale dell’Ossezia del Nord.
[13] Circa 60.000 ingusci dovettero lasciare il distretto durante il conflitto etnico tra Inguscezia e Ossezia del Nord nel 1992, terminato con l’occupazione del distretto stesso da parte dell’Ossezia.
[14] Capitale dell’Inguscezia.
[15] “Cekisti” erano detti i membri della Čeka, la prima polizia politica sovietica, ma per estensione sono detti così tutti gli agenti segreti.
http://matteobloggato.blogspot.com/2008/12/qualcosa-sta-cambiando-nel-caucaso.html
14 dicembre 2008
A proposito del passato della Russia (V)
C’è Stalin – ci sono problemi [1]
I motivi della riabilitazione del dittatore: il potere in Russia ha sempre ragione
| I problemi legati alla memoria dello stalinismo nella Russia di oggi, sono dolorosi e acuti. Sugli scaffali c’è una massa di libri pro-Stalin: di genere letterario, pubblicistico, quasi-storico. Nelle indagini sociologiche Stalin è immancabilmente tra i primi tre “migliori politici di tutti i tempi. Nei nuovi manuali di storia per le scuole la politica di Stalin si interpreta in spirito assolutorio. Ma al contempo ci sono indubbi risultati di storici e archivisti, centinaia di fondamentali volumi di documenti, articoli specialistici e monografie dedicati allo stalinismo. Ma anche se esercitano un’influenza sulla coscienza delle masse, è troppo debole. Causa di ciò è anche la mancanza di meccanismi pratici per esercitare questa influenza e la politica storica. Ma soprattutto le particolarità dell’attuale situazione della nostra memoria storica nazionale dello stalinismo. Cosa intendo qui per memoria storica e per stalinismo? La memoria storica è una forma retrospettiva di coscienza collettiva, che forma l’identità collettiva nei confronti di un passato significativo per questa identità. Questa lavora con il passato, reale o immaginario, come con un materiale: sceglie i fatti e li sistematizza di conseguenza, costruendo con questi ciò che è pronta a presentare come la genealogia di questa identità. Lo stalinismo è il sistema di amministrazione dello stato, l’insieme delle specifiche pratiche politiche del governo staliniano. Per tutta la propria durata questo sistema, evolutosi in molti aspetti, ha mantenuto una serie di tratti caratteristici. Ma la caratteristica specifica dello stalinismo, il suo tratto genetico (originatosi con l’inizio stesso del regime bolscevico e non scomparso con la morte di Stalin) è il terrore come strumento universale per la soluzione di ogni problema politico e sociale. Proprio la violenza di Stato e il terrore garantivano sia la possibilità di centralizzare l’amministrazione, sia la rottura dei legami orizzontali, sia l’alta mobilità verticale, sia la durezza nell’inculcare l’ideologia con al contempo la facilità di modificarla, sia un grande esercito di persone soggette al lavoro schiavile… Da ciò deriva che la memoria dello stalinismo sia prima di tutto la memoria del terrore di stato come un fattore costitutivo del sistema dell’epoca e anche del suo legame con diversi processi e avvenimenti di quel tempo. Ma la memoria dello stalinismo nella Russia contemporanea è qualcosa del genere? Dirò qualche parola sulle proprietà chiave di questa memoria odierna. Primo: la memoria dello stalinismo in Russia è quasi sempre memoria delle vittime. Delle vittime, ma non dei crimini. Come memoria dei crimini non si riflette, a questo proposito non c’è consenso. In non piccola misura si tratta del fatto che in senso giuridico la coscienza delle masse non ha nulla su cui basarsi. Non c’è alcun atto giuridico dello stato in cui il terrore di Stato sarebbe definito un crimine. Le due righe nel preambolo alla legge del 1991 sulla riabilitazione delle vittime sono chiaramente insufficienti. Non c’è nulla che ispiri una seppur parziale fiducia neppure in singole sentenza – nella nuova Russia non c’è stato alcun processo contro chi ha preso parte al terrore staliniano. Neanche uno. Ma non ci sono solo questi motivi. Ogni acquisizione di una tragedia storica da parte della coscienza delle masse si basa sulla distribuzione di ruoli tra il Bene e il Male e sull’identificazione di se con uno dei ruoli. La cosa più facile di tutte è identificarsi con il Bene, cioè con le vittime innocenti, o meglio ancora, con l’eroica lotta contro il Male. (A proposito, proprio per questo presso i nostri vicini dell’Europa Orientale, dall’Ucraina alla Polonia ai paesi baltici, non ci sono problemi così gravi come in Russia con l’acquisizione del periodo storico sovietico, – questi si identificano con le vittime o con gli oppositori o con gli uni e gli altri contemporaneamente; è un’altra questione, se questa identificazione vada sempre d’accordo con la conoscenza storica, ma noi non stiamo parlando di conoscenza, bensì di memoria.) Ci si può perfino identificare con il Male, come hanno fatto i tedeschi (non senza un aiuto dall’esterno), per distaccarsi da questo Male: “Sì, purtroppo eravamo noi, ma adesso non siamo così e non lo saremo mai più”. E che possiamo fare noi che viviamo in Russia? Nel terrore sovietico è estremamente difficile dividere carnefici e vittime. Per esempio, i segretari dei comitati regionali. Nell’agosto del ’37 sono come un sol uomo, sono membri di “troike” e firmano a pacchi le condanne alla fucilazione, ma a novembre del ‘38 la metà di essi è già stata fucilata. Nella memoria nazionale e in particolare in quella regionale i carnefici relativi – per esempio, quei segretari dei comitati regionali del ‘37 – non sono rimasti affatto unicamente criminali: sì, firmò documenti per le fucilazioni, ma organizzò la costruzione di parchi giochi e ospedali e andò personalmente nelle mense degli operai per fare un assaggio del cibo e il suo ulteriore destino suscita in tutto compassione. E un’altra cosa. A differenza dei nazisti, che principalmente uccidevano gli altri: polacchi, russi, infine ebrei tedeschi (pure non sentiti del tutto come “propri”), noi uccidevamo principalmente i nostri e la coscienza si rifiuta di accettare questo fatto. Nella memoria del terrore non siamo in grado di distribuire i ruoli principali, non siamo in grado di piazzare i pronomi “noi” ed “essi”. Questa impossibilità di estraniazione del male è anche il principale ostacolo alla formazione di una memoria pienamente valida del terrore. Questa rafforza il suo carattere traumatico e diventa una delle cause principali del suo spostamento forzato alla periferia della memoria storica. Secondo: a un determinato livello, al livello dei ricordi personali, è una memoria che se ne sta andando. Ci sono ancora testimoni, ma sono gli ultimi testimoni e se ne vanno e insieme a loro se ne va anche la memoria come ricordo personale e vissuto personale. Con questo secondo aspetto è legato anche il terzo. Al posto della memoria-ricordo viene la memoria come insieme delle immagini collettive del passato, formate non più da ricordi personali e neanche familiari, ma da diversi meccanismi socio-culturali. Non ultimo di questi meccanismi è la politica storica, gli sforzi dell’elite politica diretti allo scopo di formare un passato costruendone l’immagine. Tale tipo di sforzi lo osserviamo già dagli anni ‘90, quando il potere politico prese a cercare nel passato le basi della propria legittimità. Ma se il potere percepiva un deficit di legittimità, la popolazione, dopo la caduta dell’URSS, percepiva un deficit di identità. Fra l’altro, sia il potere, sia la popolazione cercavano il modo di colmare i propri deficit nell’immagine della Grande Russia, erede della quale è la Russia attuale. Queste immagini del “luminoso passato” che erano proposte dal potere negli anni ‘90 – Stolypin [2], Pietro I [3] e così via – non erano recepite dalla popolazione: troppo lontane e troppo poco legate al giorno d’oggi. Gradualmente e di nascosto il concetto di Grande Russia si è esteso al periodo sovietico, in particolare all’epoca staliniana. La leadership post-el’ciniana del paese colse questa prontezza all’ennesima ricostruzione del passato e la sfruttò in pieno. Non voglio dire che le autorità del 2000 intendessero riabilitare Stalin – volevano solo proporre ai propri concittadini l’idea di un grande paese, che resta grande in ogni epoca ed esce con onore da tutte le prove. L’immagine di un passato felice e glorioso era loro necessaria per il consolidamento della popolazione, per il ristabilimento dell’indiscutibilità del potere statale, per il rafforzamento della propria “verticale” e così via. Ma indipendentemente da queste intenzioni, sullo sfondo del risorgente panorama di una grande potenza oggi, come prima, “completamente circondata da nemici”, è emerso il profilo baffuto del grande dittatore. Questo risultato era inevitabile e logico. Due immagini dell’epoca di Stalin sono entrate in dura concorrenza tra loro: l’immagine dello stalinismo, cioè l’immagine di un regime criminale, sulla coscienza del quale ci sono decenni di terrore di Stato, e l’immagine dell’epoca delle gloriose vittorie e dei grandi risultati. E di certo in prima fila c’è l’immagine della vittoria principale – la Vittoria della Grande Guerra Patriottica [4]. Quarto. La memoria dello stalinismo e la memoria della guerra. La memoria della guerra è diventata anche la costruzione portante su cui è stata riorganizzata l’autoidentificazione nazionale. Su questo tema è stato scritto molto. Faccio notare solo una cosa: ciò che oggi si chiama memoria della guerra non corrisponde del tutto alla definizione. La memoria degli sforzi di guerra, della sua vita di tutti igiorni, del ‘41, della prigionia, delle evacuazioni, delle vittime di guerra, questa memoria nell’epoca di Chruščëv era decisamente antistaliniana. A quel tempo si intrecciava organicamente con la memoria del terrore. Oggi la memoria della guerra è stata mutata in memoria della Vittoria. Il mutamento è iniziato a metà degli anni ‘60. Con la fine degli anni ‘60 si è ripresentato – per 20 anni interi! – sotto forma di divieto di memoria del terrore. Il mutamento si è compiuto solo adesso che non sono rimasti quasi più combattenti sul fronte e non c’è nessuno per correggere lo stereotipo collettivo con ricordi personali. La memoria della Vittoria senza memoria del costo della Vittoria di certo non può essere antistalinista. E perciò convive male con la memoria del terrore. Se si semplifica molto, questo conflitto di memorie appare così. Se il terrore di Stato fu un crimine, allora chi fu il criminale? Lo Stato? Stalin che lo capeggiava? Eppure abbiamo vinto la guerra con il Male Assoluto – e, di conseguenza, non eravamo sudditi di un regime criminale, ma un grande paese, incarnazione di ogni bene che c’è al mondo? Proprio sotto la guida di Stalin abbiamo sconfitto Hitler. La Vittoria è l’epoca di Stalin e il terrore è l’epoca di Stalin. Riconciliare queste due immagini del passato è impossibile, se solo non si costringe una di queste perlomeno ad inserire delle serie correzioni al proprio interno. E così è accaduto – la memoria del terrore è arretrata. Non è scomparsa del tutto, ma si è trovata stretta alla periferia della coscienza delle masse. In queste circostanze è stupefacente che la memoria del terrore in generale sia rimasta in qualche aspetto, che non si sia trasformata in un grande tabù nazionale, che comunque esista e si sviluppi. La prima e più evidente testimonianza della memoria degli avvenimenti storici sono i monumenti dedicati a questi avvenimenti. Nonostante l’opinione diffusa, di monumenti e memoriali che ricordano il terrore staliniano in Russia non ce ne sono pochi – sono non meno di 800. Non sono stati eretti in modo centralizzato, ma con l’energia della società e delle amministrazioni locali. Il potere federale praticamente non prende parte alla monumentalizzazione della memoria del terrore. Questa non è considerata un compito prioritario dello stato. Un qualche ruolo, probabilmente, gioca anche il desiderio di sottrarsi a un’ulteriore legittimazione di un tema doloroso. Tutte queste sculture, cappelline, croci, cippi eternano la memoria delle vittime. Ma in questa memoria non c’è l’immagine dei crimini e neanche quella dei criminali. Ci sono le vittime – di un disastro naturale, di qualche altra catastrofe, le origini e il senso della quale restano irraggiungibili per la coscienza delle masse. Nelle città la maggior parte di questi monumenti e memoriali non stanno nelle piazze centrali, ma in posti lontani, là, dove riposano i resti dei fucilati. Nel frattempo molte vie centrali portano come prima i nomi di persone che hanno preso parte direttamente o indirettamente al terrore. La convivenza dell’odierna toponomastica cittadina, ereditata dall’epoca sovietica e della memoria delle vittime, spostata in periferia – ecco un’immagine evidente dello stato della memoria storica dello stalinismo in Russia. I libri della memoria sono uno dei punti d’appoggio della memoria dello stalinismo. Questi libri, editi nella maggior parte delle regioni russe, formano oggi una biblioteca di quasi 300 volumi. In essi sono contenuti in forma complessa più di un milione e mezzo di nomi di giustiziati, condannati a periodi di detenzione nei lager e deportati. Questo è un grande risultato, in particolare se si ricorda la difficoltà di accesso a molti nostri archivi contenenti materiale sul terrore. Tuttavia questi libri quasi non contribuiscono a formare la memoria nazionale. In primo luogo sono libri regionali, il contenuto di ciascuno dei quali, preso separatamente, non è l’immagine della catastrofe nazionale, ma piuttosto il quadro di una sciagura “locale”. Alla frammentazione regionale corrisponde una discordanza metodologica: ogni Libro della memoria ha le proprie fonti, i propri principi di selezione, la propria ampiezza e il proprio modo di presentazione dei dati biografici. La causa di questo è la mancanza di un unico programma di Stato per l’edizione dei Libri della memoria. Il potere federale anche qui si sottrae al proprio dovere. In secondo luogo questa è una memoria quasi per nulla pubblica: i libri sono stampati in tirature infime e non sempre finiscono nelle biblioteche, sia pure regionali. Ora “Memorial” [5] ha messo in Internet una banca dati che riunisce le informazioni dei Libri della memoria, ampliate con alcuni dati del ministero degli Interni russo e di “Memorial” stesso. Qui ci sono più di 2.700.000 nomi. In confronto alle dimensioni del terrore sovietico è ben poco, ma la stesura della lista completa, se il lavoro proseguirà a questi ritmi, durerà ancora qualche decennio. I musei. E qui le cose non sono così schifose come ci si potrebbe aspettare. Certo, in Russia come un tempo non c’è un Museo nazionale del terrore di Stato, che potrebbe giocare un ruolo importante nella formazione di un’immagine del terrrore nella coscienza delle masse. (Della stessa idea e della possibilità di creare un complesso memoriale e museale in memoria delle vittime delle repressioni di Stato la “Novaja gazeta” ha scritto più di una volta nei numeri speciali della “Verità del GULAG” – nn. 13, 16, 23, 32, 40, 42, 48, 67, 77, 81, 90. – nota del redattore). Di musei locali per i quali il tema del terrore è fondamentale ce ne sono meno di dieci. E comunque, a quanto ci risulta, il tema del terrore è presente raramente nelle esposizioni e soprattutto nelle fondazioni – i circa 300 musei sparpagliati per tutto il paese (si tratta prevalentemente di musei etnografici provinciali e cittadini ). Tuttavi i problemi generali della memoria del terrore si manifestano anche qui. Nelle esposizioni il tema dei lager e dei villaggi di lavoratori forzati il più delle volte si perde nei soggetti dedicati all’industrializzazione della provincia e le vere e proprie repressioni – arresti, sentenze, fucilazioni – sono poste negli stand biografici e nelle vetrine. In generale il terrore viene presentato in modo estremamente frammentario e solo a certe condizioni viene inscritto nella storia del paese. I luoghi della memoria legati al terrore. Oggi si tratta prima di tutto di luoghi di sepoltura: fosse comuni di fucilati nel periodo del Grande Terrore e grandi cimiteri dei lager. Ma la segretezza che circondava le fucilazioni era molto grande e su questo tema si sono potute trovare così poche fonti che fino ad oggi ci sono noti solo circa 100 luoghi di sepoltura di fucilati negli anno 1937-1938, secondo i nostri calcoli, meno di un terzo del totale. Un esempio: nonostante gli sforzi pluriennali dei gruppi di ricerca, non si riescono a trovare neanche le sepolture delle vittime delle famose fucilazioni di Kašketin [6] presso la fabbrica di mattoni presso Vorkuta [7]. Per quanto riguarda i cimiteri dei lager, ne conosciamo solo qualche decina su alcune migliaia un tempo esistenti. In ogni caso un cimitero è di nuovo una memoria delle vittime. Luoghi della memoria non divengono le infrastrutture del terrore nelle città – gli edifici delle sedi regionali e provinciali della OGPU/NKVD [8] che si sono conservati, le amministrazioni dei lager, gli edifici delle prigioni, delle corti e dei tribunali speciali (perfino il collegio militare della Corte Suprema). (Questo edificio appartiene a una qualche Srl “Prom Instrument” e i proprietari non fanno entrare là neanche i deputati e non rispondono alle numerose richieste della “Novaja gazeta” – vedi nn. 23, 78, 90. – n.d.r.) Luoghi della memoria non divengono quasi mai le strutture industriali costruite dai detenuti politici – canali, ferrovie, miniere, fabbriche, complessi industriali, case. Sarebbe molto semplice trasformarli in luoghi della memoria – basterebbe solo porre targhe memoriali agli ingressi delle fabbriche o nelle stazioni ferroviarie. (La FGUP [9] “Kanal imeni Moskvy” [10] è pronta ad offrire un terreno per costruire un complesso memoriale e museale, la questione per le autorità è minimizzare gli ostacoli burocratici, in proposito vedi n. 90. – n.d.r) Un altro canale per rifornire la coscienza delle masse di concetti e immagini storiche è la cultura nelle sue forme più di massa, prima di tutto la televisione. Le trasmissioni televisive dedicate all’epoca staliniana sono abbastanza numerose e varie e lo scintillante kitsch prostaliniano come il serial “Сталин-life” fa concorrenza alla pari con film di talento e coscienziosi tratti dalle opere di Šalamov e Solženicyn. Il telespettatore può scegliere i modi di leggere l’epoca che preferisce. Purtroppo a vedere le cose, la quota di quelli che scelgono “Stalin-life” cresce e quella di chi sceglie Šalamov cala. Naturalmente lo spettatore, la cui attuale visione del mondo viene formata dalla retorica antioccidentale e dalle infinite formualazioni dei politologi televisivi sul grande paese che è circondato da nemici da ogni parte, mentre all’interno è danneggiato da una quinta colonna, non ha bisogno di suggerimenti per scegliere per se quell’immagine del passato che meglio di tutte corrisponde a questa visione del mondo. E non lo smuovi con nessuno Šalamov o Solženicyn. Infine quello che è forse il più importante istituto per la costruzione delle rappresentazioni collettive del passato – il corso scolastico di storia. Qui (e anche in buona parte delle trasmissioni televisive pubblicistiche e documentarie) la politca storica di Stato a differnza di molti casi di cui si è detto sopra, è in piena attività. Il suo carattere, tra l’altro, costringe a riflettere sul fatto che la passività nei confronti della memoria storica non è pericolosa come lo sfruttamento della storia come strumento politico. Nei nuovi manuali di storia il tema dello stalinismo è presente come fenomeno di sistema. Parrebbe che fosse un buon risultato. Ma il terrore appare là come strumento storicamente determinato e senza alternative per risolvere i problemi dello Stato. Questa concezione non esclude la compassione per le vittime del Moloch della storia, ma non permette assolutamente che si ponga la questione del carattere criminale del terrore e del soggetto di questo crimine. Questo non è il risultato di una direttiva per l’idealizzazione di Stalin. Questo è l’effetto collaterale naturale della soluzione di tutto un altro problema – l’affermazione dell’idea dell’indubbia giustizia del potere dello Stato. Il potere è al di sopra di qualsiasi valutazione morale e giuridica. E’ ingiudicabile per definizione, poiché è guidato dagli interessi dello Stato, che sono al di sopra degli interessi della persona e della società, al di sopra della morale e del diritto. Lo Stato ha sempre ragione – perlomeno finché deve fare i conti con i propri nemici. Questo pensiero penetra i nuovi manuali dall’inizio alla fine e non solo là, dove si parla di repressioni. Dunque: come si può vedere da quanto detto sopra, possiamo parlare di una memoria spezzettata, frammentaria, che scompare, che è costretta alla periferia della coscienza delle masse. I portatori della memoria dello stalinismo nel senso che noi diamo a questa parola, oggi sono evidentemente una minoranza. Se resterà a questa memoria una chance di diventare nazionale, quali conoscenze e quali valori dovranno essere perciò fatti propri dalla coscienza delle masse, cosa bisogna fare qui – è una questione a parte. E’ chiaro che sono necessari sforzi comuni della società e dello Stato. Arsenij Roginskij [11], 11.12.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/92/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni) |
[1] Allusione alla frase di Stalin “C’è una persona – ci sono problemi, non c’è la persona – non ci sono problemi”. Come dire che tutti i problemi si risolvono eliminando fisicamente le persone.
[2] Pëtr Arkad’evič Stolypin, primo ministro sotto l’ultimo zar Nicola II.
[3] Lo zar più noto come Pietro il Grande.
[4] Cioè la guerra contro gli invasori nazisti.
[5] “Memoriale”, associazione nata per difendere la memoria delle vittime delle repressioni sovietiche.
[6] Efim (Chaim-Meir) Iosifovič Kašketin, un noto boia del Gulag.
[7] Città dell’estremo nord della Russia.
[8] Ob’’edinënnoe Gosudarstvennoe Političeskoe Upravlenie (Direzione Politica Generale di Stato)/Narodnyj Komissariat Vnutrennich Del (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni), i nomi della polizia politica staliniana.
[9] Federal’noe Gosudarstvennoe Unitarnoe Predprijatie (Impresa Federale Unitaria di Stato).
[10] “Canale “Mosca””.
[11] Arsenij Borisovič Roginskij, storico e presidente di “Memorial”.
A proposito di "Memorial"
Giovedì 4 dicembre, la sede pietroburghese del Naučno-Informacionnij Centr “Memorial” (Centro di Ricerca Scientifica e Attività Informativa “Memorial”) ha subito una perquisizione da parte delle forze di polizia in seguito ad un mandato della Procura di San Pietroburgo. Durante la stessa, sono stati sequestrati i dischi rigidi ed i supporti dati di tutti i computer di Memorial.
Il motivo della perquisizione è il presunto finanziamento da parte di “Memorial” di “Novyj Peterburg”, giornale di opposizione al governo russo, fatto chiudere dalle autorità governative nel 2007 per “istigazione all’odio” e per l’appoggio alla “Marš nesoglasnych”, l’insieme di manifestazioni antiputiniane che videro la repressione da parte delle forze speciali di polizia e l’arresto di numerosi partecipanti.
Il Centro di Ricerca Scientifica e Attività Informativa Memorial lavora sin dalla sua fondazione nel tentativo di salvare la memoria delle vittime delle repressioni sovietiche, nel rispetto dei diritti umani e nel monitoraggio dello sviluppo democratico della Russia post-sovietica. Grazie a Memorial sono stati emanati i pochi provvedimenti statali a tutela della memoria delle vittime dello stalinismo; sempre grazie a Memorial sono state denunciate numerose violazioni dei diritti umani da parte dell’esercito russo in Cecenia.
L’attività di Memorial è riconosciuta internazionalmente, come dimostra la candidatura al Premio Nobel per la Pace nel 2007 e nel 2008, ma viene osteggiata in patria. L’operazione del 4 dicembre ne è l’ennesima dimostrazione, anche perché i responsabili di Memorial hanno affermato di non aver alcun tipo di rapporto con il giornale “Novyj Peterburg”. Al di là di ciò che sarà dimostrato dall’autorità giudiziaria, il sequestro dei dischi rigidi di Memorial mette a repentaglio l’esistenza stessa del Centro e soprattutto il materiale contenuto negli archivi della sede pietroburghese, informatizzato e sistematizzato su quei computer. Cento anni di storia russa sono in questo momento a rischio.
In una lettera rivolta alle autorità russe, un gruppo di studiosi ha messo in risalto l’importanza di questo archivio elettronico: «Un totale di undici dischi rigidi sono stati confiscati. Questi dischi contengono numerosi database con: informazioni biografiche su più di 50.000 vittime delle repressioni staliniane; i risultati della ricerca di siti di esecuzioni e di seppellimento di vittime delle repressioni (svariate centinaia di siti descritti e fotografati); la collezione fotografica (oltre 10.000 fotografie) e il testo di riferimento del “Museo virtuale del Gulag”, una risorsa online unica al mondo che riunisce oltre cento musei russi locali sul Gulag. Sono stati inoltre confiscati i database contenenti l’archivio di storie orali e le collezioni elettroniche di fotografie, comprese le scansioni di materiali storici acquisiti da archivi privati».
Chiediamo quindi di sottoscrivere il presente appello da rivolgere all’Ambasciata Russa in Italia affinché venga denunciata la persecuzione ai danni di Memorial, e venga garantita ai suoi attivisti la libertà di attività. Chiediamo infine alla stampa italiana di diffondere la notizia, nella speranza che possa raggiungere un pubblico maggiore, come già successo in altri paesi, anche grazie alla denuncia di Amnesty International e di Human Rights Watch.
>>> CLICCA QUI E FIRMA (IN FONDO ALLA PAGINA) LA LETTERA PER MEMORIAL
11 dicembre 2008
A proposito di Russia e Georgia (V)
Il nodo del Caucaso: non tagliare, ma sparare a volontà [1]
Una nuova guerra, a quanto pare, è l’unica via d’uscita per la Russia, se vuole conservare le conquiste dell’agosto 2008
| Durante la guerra in agosto tutte le parti in causa, come è d’uso, al posto dei fatti rilasciavano informazioni non verificate o consapevolmente false e conducevano una propaganda senza ritegno. Da allora le autorità ufficiali russe non hanno arretrato di un passo dall’iniziale piano informativo, ripetendo fandonie insensate. Per esempio, la nostra Marina Militare ha dichiarato che il 10 agosto ha respinto l’attacco delle navi georgiane e ne ha affondata una e la nostra TV ha mostrato un’animazione in proposito. In Georgia questa storia suscita perplessità: non c’è stata, a quanto pare, alcuna battaglia navale. Quella parte di navi che era in servizio, all’inizio della guerra è partita da Poti [2] per Batumi [3] e le altre sono state prese e distrutte dalle nostre truppe. Le attuali autorità russe, come in precedenza quelle sovietiche, non vedono alcuna necessità di confrontare la propria posizione pubblica con la realtà e correggerla in qualche modo, anche se vengono beccate a dire evidenti menzogne. In Georgia la situazione è diversa, la società è più libera della nostra e inoltre il paese dipende economicamente e politicamente dalla buona disposizione delle democrazie occidentali. A Tbilisi lavora una commissione parlamentare d’indagine sulla guerra, davanti a cui è intervenuta tutta la leadership locale, compreso il presidente Mikhail Saakashvili. Di conseguenza le autorità, seppur non subito e non certo di buona voglia, sono state costrette a presentare una versione più logica degli avvenimenti di agosto. E’ chiaro che tutte le parti in causa si preparavano a un conflitto, ma in modo diverso. I nostri preparavano una guerra su larga scala. Poiché la Georgia è divisa dalla Russia dalla catena montuosa del Caucaso, l’incursione avrebbe potuto avvenire solo d’estate e da due direzioni isolate: dallo stretto tunnel di Roki in Ossezia del Sud e dalla strada costiera in Abcasia tramite il passaggio più lontano ai punti chiave strategici all’interno del paese. Una così seria limitazione delle possibilità di manovra tattica e strategica richiedeva un piano accuratamente bilanciato ed elaborato. Nel quadro delle esercitazioni “Caucaso-2008” i reparti speciali per l’incursione furono disposti ai confini con la Georgia a luglio, ma alcuni, secondo le testimonianze di partecipanti agli eventi, erano entrati precedentemente in Ossezia del Sud e in Abcasia. Le navi della flotta del Mar Nero erano pronte ad andare immediatamente in battaglia in mare, la fanteria della flotta del Mar Nero era stati spostati dalla Crimea sulla costa caucasica e caricata con l’armamentario sulle apposite imbarcazioni. Anziani ed esperti istruttori di volo ancora di scuola sovietica, di cui oggi nel nostro paese ne è rimasta qualche decina, furono spostati nel Caucaso settentrionale con l’attrezzatura pronta per il combattimento. Tra l’altro la preparazione di un’incursione di grande portata, a cui hanno preso parte direttamente più di 40000 soldati russi, fu portata avanti con una segretezza stupefacente e bisogna complimentarsi con i nostri militari e con i servizi segreti per un’operazione di copertura brillantemente compiuta. Le particolarità del teatro delle operazioni di guerra non permettevano di concentrare immediatamente alla frontiera le forze necessarie per un’incursione efficace. Fu stilato e attuato in modo sufficientemente preciso uno schema di ingresso contemporaneo di forze e mezzi in Ossezia del Sud, dove erano in corso i combattimenti e in Abcasia, dove non c’era alcuna azione in corso. In agosto le formazioni militari furono poste in stato di massima allerta. L’11 agosto sul territorio della Georgia operavano fino a 30000 soldati russi e migliaia di pezzi di armamento pesante, cosa che in quelle circostanze va ritenuta un notevole risultato. Poco prima dell’inizio delle operazioni militari nella sede della Direzione operativa principale dello Stato Maggiore in piazza Arbatskaja era cominciata la ristrutturazione e la GOU GŠ [4] era stata spostata nella sede dell’ex policlinico, dove non c’erano sistemi di sicurezza. Ma la GOU GŠ pianifica le operazioni e non le comanda direttamente. A Vladikavkaz [5] fu allestito un quartier generale operativo speciale per coordinare l’incursione, con a capo il comandante supremo delle forze di terra Vladimir Boldyrëv. Poiché già da tre giorni le forze georgiane si sottraevano agli scontri armati, non fu necessario introdurre correzioni sostanziali al piano elaborato in precedenza e forse non tutte le forze allertate furono introdotte in Georgia. Le autorità georgiane adesso riconoscono apertamente che per una guerra del genere con la Russia non erano affatto pronti. La Georgia si preparava a sconfiggere le forze dei separatisti affrontandole a viso aperto e in effetti l’8 agosto le formazioni ossete erano state sbaragliate. L’intervento della Russia era certamente previsto, ma come qualcosa di simile a quanto visto durante le guerre in Abcasia e in Ossezia del Sud all’inizio degli anni ‘90 – con forze limitate e sotto copertura – con l’aspetto di volontari del Caucaso settentrionale, di “cosacchi”, di singoli colpi di “aerei non identificati”, ecc. L’intelligence georgiana che opera all’estero, secondo il suo capo Gela Bezhuashvili, non prevedeva una guerra in agosto. Secondo Bezhuashvili i militari americani e le fonti diplomatiche, ma anche il segretario del consiglio di sicurezza georgiano Aleksandr Lomaya affermavano di non vedere alcun segno di una reale preparazione russa a una guerra su larga scala. I nostri sono riusciti a farla ai georgiani e agli americani. Negli ultimi anni tutti gli sforzi dei servizi segreti americani erano stati diretti all’Iraq, all’Afghanistan e all’Iran e alla lotta al terrorismo islamico. Non consideravano la Russia una minaccia immediata e i satelliti spia americani guardavano soprattutto da un’altra parte – al “grande” Medio Oriente. Inoltre i satelliti non possono determinare il grado di prontezza dei reparti e delle formazioni in vista di un inizio immediato di operazioni di guerra su larga scala. E’ molto importante notare che a dicembre dello scorso anno la Russia è uscita dal Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa (DOVSE [6]) con il pretesto che i paesi della NATO non lo rispettano. Sono state bloccate le ispezioni sul campo nell’ambito del DOVSE, che irritavano maggiormente i nostri generali proprio perché permettevano agli stranieri di valutare il grado di prontezza a combattere di reparti e formazioni. Senza l’uscita della Russia dal DOVSE un’efficace incursione in Georgia sarebbe stata in dubbio. Bisogna pensare che già nel 2007 la futura operazione contro la Georgia era stata del tutto elaborata e, forse, era diventata la causa principale della poco spiegabile uscita dal DOVSE. Le grandi esercitazioni “Caucaso” e “Confine del Caucaso”, durante le quali si elaborava la futura guerra, vengono portate avanti dall’estate del 2006. Se da parte dei russi fu elaborato dettagliatamente un piano di operazioni che comprendeva diverse forze dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica Militare e delle truppe aviotrasportate, da parte dei georgiani ci fu un disordine improvvisato nel peggior senso dell’espressione. Il ministro della Difesa georgiano David Kezerashvili adesso dice che se avessero saputo cosa preparava la Russia, si sarebbero preparati in modo del tutto diverso: avrebbero costruito linee di difesa, rifugi e nascondigli. Quando nella notte del 12 agosto l’esercito georgiano e i reparti speciali del ministero degli Interni si mossero verso Tbilisi, non era pronto alcun piano per la difesa della città e non c’erano postazioni armate. I militari georgiani non erano pronti a una guerra con l’uso di mine e non tentarono neanche di fermare le colonne di carri armati russi ponendo barriere di mine. Se avessimo saputo, dice Kezerashvili, avremmo richiamato anticipatamente 2000 soldati georgiani dall’Iraq, ecc. I militari georgiani affermano che verso l’inizio del conflitto presso l’ingresso meridionale del tunnel di Roki si nascondeva un loro osservatore, che trasmetteva all’artiglieria precise coordinate GPS dell’armamentario russo che procedeva verso sud e che non c’era altra possibilità di colpire nel segno. Perché, dice, per garantire lo spostamento verso il villaggio di Kkheti, verso il villaggio dell’enclave georgiana a nord di Tskhinvali più vicino al tunnel di Roki degli obici corretti con il GPS e dei sistemi di lancio di bombe a grappolo GRAD LAR [7], è iniziata un’operazione nella città stessa e nei villaggi circostanti. Il fuoco georgiano sulle truppe in arrivo era, pare, abbastanza preciso e i nostri militari hanno notato in particolare la grande efficacia dell’artiglieria georgiana. Ma non riuscirono a fermare né a trattenere a lungo l’avanzata russa e agli occhi dell’Occidente Tbilisi risultò colpevole insieme a Mosca di aver dato il via alla guerra. Ad agosto Mosca si accordò per il cessate il fuoco per timore di una seria reazione occidentale e anche per la crisi nell’equipaggiare le truppe facendo centinaia di chilometri di strade di montagna da Vladikavkaz e da Beslan e passando per la stessa imboccatura del tunnel di Roki. Si richiedeva una pausa operativa per sistemare le retrovie e soprattutto si riteneva che fosse già stato inferto un colpo mortale al regime di Tbilisi. Dmitirij Medvedev chiamò Saakashvili “cadavere politico”. Molti a Mosca sono ancora convinti che Saakashvili se ne andrà presto, che l’opposizione lo abbatterà, che “gli americani stessi lo toglieranno di mezzo”, ma questi non sono nulla più che sogni. L’opposizione georgiana è divisa, i suoi leader non sono particolarmente popolari e litigano continuamente. Per molti onesti, patriottici georgiani, per nulla sostenitori di Saakashvili, l’operato dell’opposizione oggi è al limite dell’alto tradimento. Saakashvili si sente del tutto sicuro e durante l’intervento presso la commissione parlamentare si è perfino permesso di smentire le voci secondo cui una volta avrebbe chiamato il premier russo con una parola offensiva. Il regime si è rafforzato, le forze si sono consolidate, la Georgia riceve consistenti aiuti occidentali e adesso si prepara a tutta un’altra possibile futura guerra con la Russia. Si costruiscono linee difensive, nascondigli e postazioni armate, si preparano barricate. Il trattato di Ottawa, che proibisce l’utilizzo di mine antiuomo, ha bloccato praticamente del tutto il mercato delle mine, ma i georgiani forse riusciranno a ottenere qualcosa o ad avviarne la produzione in proprio. La mina antiuomo non è un meccanismo terribilmente complesso, ma senza di essa i campi minati anticarro non hanno senso. I militari georgiani dicono pure che possono servirsi dell’esperienza dell’Iraq, dove i militanti islamisti hanno avviato la produzione di mine telecomandate ad alta efficacia da disporre lungo le strade per distruggere l’armamentario e le forze vive. Oggi sulla linea del cessate il fuoco dopo il ritiro delle truppe russe dalle zone di sicurezza intorno all’Ossezia del Sud e all’Abcasia ci sono continue provocazioni e sparatorie, di cui entrambe le parti in causa si accusano a vicenda, che alla fine potrebbero svilupparsi fino a diventare azioni militari su larga scala. Il capo della missione dell’UE per il monitoraggio in Georgia Hansjörg Haber qualche giorno fa ha dichiarato che “la situazione lungo la frontiera amministrativa è impronosticabile, si verificano di nuovo incidenti”. L’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani Amnesty International afferma che decine di migliaia di sfollati non possono tornare nelle proprie case perché nella “zona di penombra” lungo il confine con l’Ossezia del Sud proseguono esplosioni, sparatorie e anche casi di sciacallaggio e di sequestri di persona. Nel villaggio georgiano di Ergneti ad alcune centinaia di metri dalla periferia di Tskhinvali alcuni abitanti che sono tornati ricostruiscono le proprie abitazioni, un’organizzazione umanitaria tedesca distribuisce set di pentole in acciaio, ma la maggior parte delle case finora resta bruciata e depredata dagli sciacalli osseti. L’Ossezia del Sud anche oggi è essenzialmente un deserto, in essa a causa della guerra e delle pulizie etniche sono rimasti meno di 30000 residenti – qualcosa come un quarto della popolazione di epoca sovietica e di prima della guerra. Geograficamente ed economicamente l’Ossezia del Sud fa parte della Georgia. In essa non potrà esserci alcuna economia funzionante finché il confine con la Georgia sarà chiuso e vi saranno sparatorie, come ora. In Abcasia ora la popolazione è di circa 140000 persone – un terzo di prima della guerra e di queste gli abcasi in senso proprio sono poco più di 40000. In Abcasia è possibile uno sviluppo dell’economia, in particolare del turismo, ma tutta l’infrastruttura sovietica è completamente allo sfascio. Per risollevare l’Abcasia, per conservare l’Ossezia del Sud, per creare là basi militari e guarnigioni russe sono necessarie decine di miliardi di dollari, che nel budget russo in conseguenza della crisi potrebbero semplicemente non esserci. E se anche si trovassero, di certo le autorità locali ne sperpererebbero comunque la maggior parte. In Ossezia bisogna costruire un raddoppio del tunnel di Roki attraverso la gola di Mamison [8] e un passo, in quanto contare su una sola, estremamente fragile linea di rifornimento è troppo pericoloso. Bisogna costruire rapidamente decine di chilometri di tunnel antivalanghe nella gola a nord del tunnel di Roki, altrimenti l’unica strada sarà praticamente chiusa per tre mesi l’anno, in inverno. Nel frattempo la Georgia ha dato il via ad un programma di sostanziale ampliamento dell’esercito regolare. L’anno prossimo potrebbero iniziare esercitazioni della durata di molti mesi di riservisti georgiani per riuscire a creare con questi dei reparti stabili – essenzialmente, una parziale mobilitazione preventiva. Pare che la Russia si sia impantanata, prendendo in agosto sotto il proprio controllo dei territori, che in generale non le sarebbero necessari neanche se fossero gratuiti, ma che con il tempo le costeranno sempre di più. Un’uscita da questa spiacevole situazione potrebbe essere una nuova guerra. Lo FSB [9] ha reso noto che Tbilisi prepara atti terroristici e di sabotaggio contro le truppe russe in Ossezia del Sud e in Abcasia. Il ministro della Difesa Anatolij Serdjukov ha dichiarato: “Ci inquieta l’incremento del potenziale militare portato avanti dalla leadership georgiana e il fatto che il paese venga attratto nella NATO. Questa attività potrebbe provocare un conflitto molto più serio degli avvenimenti dell’agosto di quest’anno”. Forse è già iniziata l’elaborazione di una nuova “definitiva” operazione. Pavel Fel’gengauèr [10] 08.12.2008, “Novaja gazeta”, |
[1] Nell’originale c’è un gioco di parole tra razrubit’, “tagliare a pezzi” e rasstreljat’, “sparare a volontà”.
[2] Principale base navale georgiana.
[3] Importante porto georgiano.
[4] Abbreviazione del nome russo della struttura: Glavnoe Operativnoe Upravlenie General’nogo Štaba.
[5] Capitale dell’Ossezia del Nord.
[6] Abbreviazione del nome russo: Dogovor ob Obyčnych Vooružënnych Silach v Evrope.
[7] Armamento di produzione israeliana.
[8] Monte sul confine tra l’Ossezia del Nord e l’Ossezia del Sud.
[9] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l’erede del KGB.
[10] Pavel Evgen’evič Fel’gengauèr, giornalista freelance e stimato osservatore militare.
http://matteobloggato.blogspot.com/2008/12/purtroppo-tra-russia-e-georgia-non.htmlA proposito di Putin (IX)
Un principato principalmente russo (pamphlet storico)
Non c’è bisogno di discutere su quale sia la forma di governo della Russia contemporanea. Bisogna semplicemente leggere la storia.
| 27 a.C. [1] Impero romano. L’imperatore Augusto riceveva ogni anno il potere di tribuno, “difensore del popolo”, sceglieva i candidati al titolo di magistrato, disponeva del patrimonio statale, decideva le questioni di guerra e di pace, conduceva le trattative con i re e i popoli stranieri. Il Senato gli attribuì il titolo di Augusto “innalzato dalla divinità”, che dava al suo potere un carattere sacrale... Augusto e i suoi sostenitori proclamavano che questi aveva ristabilito la repubblica. Formalmente il popolo restava sovrano, ma tutto ciò di cui un tempo i cittadini erano debitori alla comunità civica, adesso lo ricevevano grazie al principe. Il Senato, riempito di persone vicine ad Augusto e a lui sottoposte, apparentemente godeva di rispetto come massimo organo di governo (in realtà alla sua attenzione erano proposte solo questioni di poca importanza) e i senatori (per loro fu stabilito un censo di 1 milione di sesterzi) restavano la prima classe privilegiata dello stato. Augusto seppe usare il potere per decidere questioni importantissime, in particolare per creare un apparato statale. Con i soldati migliori Augusto organizzò nove coorti pretoriane della guardia. Il loro compito principale era la tutela dell’ordine. Augusto formò anche tre coorti cittadine, che svolgevano un servizio di polizia ed erano sottoposte personalmente al prefetto di Roma. Questi avrebbero dovuto “imbrigliare gli schiavi e la gentaglia” e vegliare sull’ordine. L’esercito fu ridotto. I comandanti delle legioni, che erano contemporaneamente funzionari delle province, furono direttamente sottoposti ad Augusto. Augusto riteneva necessario volgere dalla propria parte anche la plebe, anche se di fatto a Roma le assemblee pubbliche avevano perso ogni significato e perciò avevano cessato del tutto di riunirsi. A dire il vero, il popolo riceveva delle elargizioni, per esso si organizzavano degli spettacoli. Furono anche promulgate alcune leggi in favore della plebe. Con questo Augusto voleva garantirsi il sostegno delle masse. Al contempo per creare qualsiasi corporazione si esigeva un permesso speciale. L’organizzazione di una corporazione non consentita fu parificata all’occupazione armata di un edificio pubblico. La plebe, in questo modo, era posto sotto stretto controllo. Per bloccare la penetrazione nel suo ambiente di elementi “infidi” , la liberazione degli schiavi fu regolamentata. Questa forma di stato è definita il principato di Augusto. 2035 anni dopo. Federazione Russa. Viene dichiarato ufficialmente il ristabilimento della repubblica parlamentare. Il popolo viene formalmente ritenuto il depositario della sovranità e l’unica fonte del potere. L’uomo, i suoi diritti e le sue libertà vengono proclamati il valore più alto. In realtà i cittadini non hanno alcuno strumento efficace per agire sul potere. Non possono svolgere referendum ed eleggere normalmente il parlamento. Di fatto è stato introdotto il censo di proprietà. Alle elezioni vincono o quelli a cui il potere ha dato il beneplacito o quelli che hanno versato denaro nelle casse del partito (1-5 milioni di $esterzi). Lo stato si scrolla di dosso il dovere di difendere i diritti dei cittadini. I cittadini sono costretti a difendere i propri diritti da soli, fra l’altro anche dall’arbitrio dello stato. Per creare e far funzionare i partiti politici si richiede una concessione speciale. Le organizzazioni politiche senza concessione (non consentite) o vengono distrutte giuridicamente o vengono dichiarate estremistiche. Per questo si approva in modo speciale una legge sulla lotta alle attività estremistiche. Si crea un’apparenza di opposizione. I suoi leader si accordano con il potere e la loro attività è strettamente controllata. L’opposizione può svolgere azioni pubbliche sotto il severo controllo dello stato e sotto la tutela di speciali coorti armate (OMON [2]). Qualsiasi disordine viene bloccato con durezza. Il parlamento, formato secondo il principio della lealtà al potere, si dichiara luogo libero da discussioni e ha poteri minimi con l’assenza totale di qualsiasi funzione di controllo. I disegni di legge presentati dal governo non sono soggetti a dibattito e a critiche e vengono approvati in violazione delle procedure parlamentari. Il parlamento viene gradualmente privato del controllo sulla distribuzione e l’utilizzo delle risorse del budget (del patrimonio) dello stato. Di questo viene privato anche il presidente. Tutti i poteri passano al governo. Il presidente del consiglio è il capo del partito al potere, creato artificialmente, e si proclama leader nazionale, il che da al suo potere un carattere sacrale... Questi non va a consultare il parlamento. I deputati vanno a gruppi da lui per concordare sul suo operato. Questi comanda il business. Il business viene forzatamente ridistribuito in favore dei suoi amici e compagni. Gli ex proprietari vengono perseguitati. Dalle sue valutazioni orali dipendono le quotazioni delle azioni in borsa. Questi forma tutto l’apparato burocratico, tra cui anche l’apparato del presidente. Di fatto comanda tutte le istituzioni armate (i comandanti delle legioni) e le forze dell’ordine. Dall’alto in bassa viene formata una rigida verticale di potere. I governatori e i giudici vengono designati spesso indipendentemente dalle loro qualità specifiche secondo il principio della dedizione personale, della lealtà o in cambio di denaro. L’insoddisfazione della popolazione per il lavoro dei governatori non viene presa in considerazione. Un governatore può essere cacciato per dei risultati “scorretti” delle elezioni nella regione. Si incentivano la corruzione e il peculato, anche se apparentemente si lotta contro di essi. L’esercito viene ridotto e demoralizzato. Le forze dell’ordine sono corrotte e messe a “nutrirsi” presso il popolo. Queste sono separate come un clan e agiscono secondo principi di arbitrio, impunità e copertura reciproca. Si praticano ampiamente persecuzioni giuridiche su richiesta e regolamenti di conti giudiziari nei confronti di concorrenti politici ed economici. I tribunali non emettono quasi mai verdetti assolutori. Nelle liti tra lo stato e il cittadino stanno dalla parte dello stato. Sul palazzo di giustizia si innalza la statua della dea Temi senza la benda sugli occhi (anche la Nemesi dell’antica Roma era senza benda, ma con spada e frusta nelle mani). Si introduce un termine speciale – “basmannoe pravosudie” – “basmanny justice” [3]. Questo termine diventa internazionale e sta a significare tribunale, in cui si prendono decisioni non sulla base della legge, ma per ordine dall’alto. Nei mezzi di informazione di massa si introduce una censura nascosta. La penetrazione di elementi “infidi” nei teleschermi non viene consentita. Le azioni dell’opposizione non vengono rese note. I giornalisti che non si sottomettono vengono eliminati fisicamente. I mezzi di informazione di massa fuori controllo vengono liquidati o si limita la loro diffusione. La gioventù viene attratta alle manifestazioni sociali e politiche con il denaro. Per essa si organizzano spettacoli di massa. Talvolta, in particolare prima delle elezioni, vengono approvate leggi in favore del popolo. Il popolo gioisce. Katja Serëžkina, P.S. Engels scriveva che “senza le fondamenta, sulle quali si sono posate la Grecia e Roma, non ci sarebbe neanche l’Europa moderna”. 05.12.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/90/37.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni) |
[1] Letteralmente “prima della nostra era”.
[2] Otdel Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali) corpo di polizia destinato alla repressione dei disordini e tristemente noto per la sua estrema durezza.
[3] “La giustizia di Basmannyj”, dal nome del tribunale Basmannyj, posto nell’omonimo quartiere di Mosca, dove si sono celebrati processi che avevano il fine di togliere di mezzo nemici di Putin.
A proposito di Kadyrov (XIII)
Perché la repubblica ha vissuto tranquillamente l’omicidio Jamadaev, la guerra in Ossezia del Sud, le “elezioni”[1] parlamentari e perfino un terremoto
La società cecena, che nel corso di tutto il 2008 è stata scossa da diversi avvenimenti e voci angosciose, lo conclude in uno stato abbastanza inerte. La guerra in Ossezia del Sud, la rotta del clan degli Jamadaev e l’uccisione dell’ex deputato della Duma di Stato [2] Ruslan Jamadaev, le elezioni del nuovo parlamento della repubblica, un terremoto accompagnato da distruzioni e vittime, – nel recente passato ognuno di questi avvenimenti sarebbe stato sufficiente per inasprire seriamente la situazione all’interno della Repubblica Cecena. Non è che la società cecena non abbia reagito in alcun modo ai detti avvenimenti – è semplicemente che la reazione si è sempre caratterizzata per una mitezza che non c’era negli anni precedenti.
Di per se questo può testimoniare la stabilità del sistema politico mai vista prima in Cecenia, raggiunta come esito di un’intera serie di fattori , tra cui si possono definire prioritari: 1. L’azione stabilizzatrice del centro federale; 2. Il consolidamento in corso dell’elite della repubblica attorno al caln dei Kadyrov , che dà una sufficiente stabilità alle autorità della repubblica. Dopo aver sistemato gli Jamadaev in modo relativamente facile e rapido, R. Kadyrov l’ha confermato ancora una volta – non c’era mai stato nella storia post-sovietica della Cecenia un presidente che avesse un così grande potere.
Tutto questo, tuttavia, non significa che la stabilità in Cecenia sia garantita per un lungo periodo. All’interno della Repubblica Cecena non ci sono in effetti forze in grado di sfidare seriamente il potere di R. Kadyrov, ma questo non lo ha reso più indipendente nei confronti del centro federale. La leadership politica di R. Kadyrov è stata raggiunta grazie all’appoggio diretto e decisivo del Cremlino e proprio questa risorsa gli permette di restare leader indiscusso. E’ sufficiente ricordare che i grandi programmi sociali, sui quali si basa la popolarità di Kadyrov all’interno della società cecena, sono pagati da Mosca. Le forme alternative di amministrazione (il programma “sgravi fiscali”), proposti in precedenza dalla Cecenia dopo gli avvenimenti del conflitto russo-georgiano, non sono già più attuali.
Non c’è alcun segno che indichi che il centro federale intenda in tempi brevi cercare un sostituto per R. Kadyrov, – il suo governo è “abbastanza efficace” per mantenere la stabilità in Cecenia. Lo stesso modello di governo in Cecenia è una copia precisa del governo della Federazione Russa da parte del Cremlino. Se in altre regioni dai governanti si esige lealtà e una qualche efficacia manageriale, da R. Kadyrov si esige solo lealtà.
Inoltre il centro federale, senza attrarre troppa attenzione, intraprende azioni dirette a far sì che il presidente ceceno non si trasformi in un governante autoritario indipendente.
Su questo piano è molto indicativa la storia dello scioglimento del battaglione “Vostok” [3], che all’interno della società cecena è stato recepito come una vittoria di R. Kadyrov sui fratelli Jamadaev. Tuttavia insieme a quella dei battaglioni “Vostok” e “Zapad” [4], considerati fuori dal controllo del presidente ceceno, si è iniziata anche la riorganizzazione dei battaglioni “Sever” [5] e “Jug” [6], considerati quasi la guardia personale di R. Kadyrov. Di fatto il centro federale ha iniziato la liquidazione degli “eserciti privati”, che sono esistiti per anni in Cecenia e che erano mantenuti rispettivamente dal ministero della Difesa e degli Interni russi. Al posto delle suddivisioni “nazionali” si formano gli usuali reparti militari con l’usuale linea di comando.
In tal modo la liquidazione dei battaglioni “Vostok” e “Zapad” non ha reso R. Kadyrov più forte davanti al centro federale, anche se il suo potere sulla società cecena appare adesso indiscutibile. Per lo meno all’interno della società cecena non ci sono forze capaci di sfidarlo. Proprio questo stato di cose ha fatto sì che perfino il rumoroso omicidio di R. Jamadaev (chiunque ci fosse dietro), presentato come un evidente regolamento di conti, non abbia provocato alcun serio inasprimento della situazione in Cecenia.
Inoltre i tentativi del centro federale di utilizzare R. Kadyrov come esempio vivente dell’efficacia della propria politica caucasica non hanno effetto in quanto l’attuale presidente ceceno è recepito negativamente non solo in Occidente, ma anche all’interno della società russa. Secondo buona parte dei russi, il regime esistente in Cecenia ha un carattere criminale, è estremamente corrotto e apertamente inaffidabile e l’appoggio ad esso da parte del centro federale è giustificato solo dal punto di vista politico – una Repubblica Cecena lasciata a se stessa diventerebbe per la Russia una fonte di grandi spiacevolezze.
Nonostante tutti gli sforzi intrapresi dai mezzi di informazione di massa di Stato per migliorare l’immagine delle autorità della repubblica e di R. Kadyrov in persona, non si riesce a raggiungere questo scopo. E se nella guerra dell’informazione con gli estremisti religiosi si hanno ancora singoli successi (per esempio, la campagna di pubbliche relazioni piuttosto ben fatta per l’apertura di una grande moschea a Groznyj), agli occhi del pubblico occidentale il presidente ceceno rappresenta non più di una marionetta del Cremlino, utilizzata per il lavoro “sporco”.
Insieme all’apertura della moschea il maggior interesse tra la popolazione è stato suscitato dall’intervento di un rappresentante del Senegal, che ha raccontato della presenza in passato sul suo territorio dello sceicco [7] Kunt-Chadži noto in Cecenia e degli oracoli dello sceicco avveratisi in Senegal.
Gli avvenimenti in Transcaucasia hanno solo dato il via a una guerra dell’informazione dell’Occidente contro la Russia, nella quale la Cecenia ha un ruolo poco importante. Il presidente ceceno si presenta a detta di tutti come una vera minaccia ai processi democratici del Sud della Russia e i suoi stretti legami con il Cremlino vengono valutati negativamente. Fra l’altro appaiono segni di una contrapposizione della diaspora cecena in Occidente alla maggior parte dell’etnia cecena che vive nella Cecenia stessa.
Oggi il fattore più irritante per la società cecena non sono i conflitti che di tanto in tanto scuotono l’elite della repubblica, ma il sistema di balzelli generali, che in varia misura si diffondono su quasi tutta la popolazione economicamente attiva della repubblica. I lavori di ricostruzione sono stati finanziati in buona parte da tassazioni imposte ai dirigenti non solo di imprese statali, ma anche private. Per esempio, l’ennesima ristrutturazione dell’ex viale della Vittoria (ora viale V. Putin) si è compiuta tra l’altro anche a spese degli imprenditori, i cui uffici si trovano in questa parte di Groznyj.
Oggi si può affermare in piena sicurezza che alcune attese, legate all’inizio dell’attività del parlamento della repubblica e delle sezioni regionali dei partiti politici russi, non si sono realizzate. Le passate elezioni della seconda legislatura hanno mostrato di nuovo che il loro risultato dipende completamente dal volere del presidente della Repubblica Cecena e del suo entourage più ristretto e che l’operato dei partiti politici è totalmente sottomesso al compito di instaurare nella realtà il modello di potere. La scelta di “Russia Unita” [8] e “Russia Giusta” [9] si spiega con il fatto che agli occhi di R. Kadyrov questi due partiti operano in qualità di parti [10] di un unico progetto politico e si trovano sotto il patronato dell’amministrazione del presidente della Federazione Russa [11].
E’ sintomatico che alla futura riforma amministrativa la società cecena non associ alcuna aspettativa.
Per caratterizzare in breve lo stato d’animo della maggior parte degli abitanti della Repubblica Cecena si può dire che questa vive di angosciose aspettative. La guerra in Ossezia del Sud ha mostrato ancora una volta quanto fragile e incerta sia la pace giunta in Cecenia. Questa sensazione è continuamente corroborata dalle azioni terroristiche condotte sistematicamente nelle vicinanze – in Inguscezia, inDaghestan, e adesso anche in Ossezia del Nord. E soprattutto: nonostante la crescente attività della polizia della repubblica e di altre strutture armate, per tutti resta evidente che la stabilità in Cecenia è garantita come prima da un’istituzione federale e dal sostegno finanziario di Mosca in ogni campo. La perdita di questo sostegno a R. Kadyrov potrebbe in tempi brevissimi portare la Cecenia fuori da uno stato di equilibrio così difficilmente acquisito e mantenuto.
Il sistema di governo statale russo in Cecenia è costruito in modo tale che non potrebbe funzionare in modo autonomo neanche per tre mesi.
Gruppo analitico della “Novaja gazeta”
01.12.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/89/20.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] Nell’originale l’ironia si percepisce meglio, perché in russo Vybory significa sia “elezioni” sia “scelte”.
[2] Tutte le assemblee legislative si chiamano “Duma”.
[3] “Est”, battaglione che agiva praticamente come esercito privato degli Jamadaev.
[4] “Ovest”.
[5] “Nord”.
[6] “Sud”.
[7] Il termine va inteso nel più puro senso di “anziano”, di leader spirituale.
[8] Partito che ha il solo scopo di attuare ovunque e comunque la politica di Putin.
[9] Partito filo-putiniano.
[10] Letteralmente “anelli”.
[11] E fra l’altro ha perfettamente ragione a pensarla così…
http://matteobloggato.blogspot.com/2008/12/la-stabilit-cecena.html
04 dicembre 2008
A proposito di informazione in Russia (IV)
Il principale sospetto dell’attentato al giornalista Michail Beketov è confuso dall’inattività della polizia
Il principale sospetto
Il caso dell’attentato al direttore della “Chimkinskaja pravda” [1] Michail Beketov è stato passato di mano in mano già due volte – dall’UVD [2] di Chimki al GUVD [3] della regione di Mosca e poi, dopo averlo riqualificato secondo l’articolo 105 4.1 (tentato omicidio), alla procura regionale. La polizia di Chimki è rimasta, come dire, in secondo piano – prende parte alle misure operative. Dopo che la “Novaja gazeta” ha comunicato (vedi n. 86 ) che le indagini di fatto non vengono portate avanti, i poliziotti di Chimki si sono rifiutati di parlare ufficialmente con i nostri corrispondenti. Nel frattempo si sono vantati non ufficialmente – sia con noi, sia con i familiari di Beketov: “Ci insultano, ma noi, fra l’altro, abbiamo già trovato l’assassino!”
E inoltre comunicano: dell’organizzazione dell’attentato al giornalista si sospetta un ex agente dell’UBOP [4] di Chimki. Nel 2003 fu cacciato dagli organi [5] per detenzione illegale di un’arma nel proprio appartamento. Secondo gli ultimi dati operativi, faceva parte di un’OPG [6]. Ma dopo l’omicidio [7] è scomparso e adesso è ricercato. “Ma non lo cercate da soli, – hanno ammonito i poliziotti. – Perché prima spara, poi pensa”.
Abbiamo trovato l’“organizzatore dell’omicidio” piuttosto in fretta. Non si è messo a spararci.
L’ex agente Jurij B. dice che non pensava neanche di nascondersi. Che la polizia lo ricerca, l’ha saputo dai giornali.
– Sia il giorno dell’attentato, sia dopo ero a Chimki. Sono mancato solo giovedì e venerdì scorsi – sono andato da mia sorella.
Ovviamente, nega di aver preso parte all’omicidio.
– Avevo sentito il suo cognome. Ma il nome – Michail – sono venuto a saperlo dagli stessi giornali dopo l’attentato.
Fra l’altro Jurij afferma di conoscere già Beketov per sentito dire “per via della squadra di Korablin” (Korablin è l’ex sindaco [8] di Chimki, che ha continuato la battaglia politica con il sindaco Strel’čenko anche dopo aver lasciato il posto – nota del redattore). E che dopo l’esplosione della macchina di Beketov proprio Jurij su richiesta di Korablin scrisse a nome suo una dichiarazione “colta”, poi diffusa dai mezzi di informazione di massa. “Korablin stimava Beketov, diceva: “E’ di quelli che si buttano senza paracadute”. Diceva, abbiamo bisogno di gente del genere, - ricorda Jurij. E trae una conclusione: - Mi pare che di questo giornalista-fan si servissero fidandosi ciecamente”.
Jurij si muove bene tra le alte sfere di Chimki. A parte i suoi legami con la squadra dell’ex sindaco Korablin, conosce da vicino i vice di Strel’čenko, Zaporožec e Valov . Ma “non ho preso ordini, ho affari legali”. Certo, Jurij è legato alla criminalità. Non lo nasconde neanche: “Prendevamo bustarelle”, “c’erano regolamenti di conti”. Lo stesso Jurij è convinto che lo stiano incastrando i colleghi dalle mani sporche, che un tempo Jurij “ha venduto” alla direzione regionale della polizia criminale. Ora questi prendono parte alle indagini sull’attentato e beh, si vendicano come possono.
Ma Jurij afferma che “la cosa è strana”. Dal momento dell’attentato a Michail Beketov non gli è giunta una sola chiamata dagli organi inquirenti. Nessun poliziotto è passato dal suo appartamento.
– Andrò da solo alla Procura Generale e farò una dichiarazione. Non mi nascondo da nessuna parte. Ogni poliziotto ha il mio cellulare [10]. Che telefonino. Che mi convochino e mi interroghino.
Abbiamo deciso di comunicare alla polizia il luogo in cui si trova il presunto criminale. Tanto più che lo stesso sospetto aveva molta voglia di essere interrogato.
E qui sono cominciate a succedere cose strane. La polizia di Chimki, che il giorno prima si era lamentata delle difficoltà, martedì si è rifiutata di trascrivere il suo indirizzo: “Adesso collaboriamo solo per la parte operativa. Ma il caso stesso è in mano all’UVD regionale, comunicatelo là”. Fra l’altro si sono rifiutati di darci i numeri telefonici dei nuovi inquirenti.
Abbiamo telefonato noi anche agli agenti in servizio del GUVD della regione di Mosca (si sono rifiutati di ricevere l’informazione) e poi anche all’ufficio degli inquirenti. Una ragazza dell’ufficio alla richiesta di essere messi in contatto con gli inquirenti o semplicemente di dargli l’indirizzo del sospetto ha chiesto che le dicessimo il numero che indica il caso (dato nascosto all’uomo “della strada” ): “Ma se non lo sapete, non posso aiutarvi in alcun modo”.
– Ma siamo noi che vogliamo aiutarvi!
– Temo che non ci riuscirete.
Cosa pensa il “quarto potere”
– Come giornalista Beketov non ci interessa affatto, – dice Svetlana Anatol’evna Zaporožec, capo della SPA “Chimki-SMI [10]”, che riunisce la radio e la TV cittadine.
Un suo collaboratore, il corrispondente speciale Dmitirij Novokšonov, spiega perché i mezzi di informazione di massa di Chimki non dicano una parola sull’attentato a Beketov: “Abbiamo deciso di non comunicare nulla finché non sarà data una versione ufficiale”. Dmitrij è d’accordo: sì, Beketov è un professionista del giornalismo e qui scantona: “Certo, è un personaggio fuori dall’ordinario. Il suo amore per le bevute, per le ragazze della Leningradka [11]… E’ molto conflittuale, fra l’altro in modo inadeguato. Ha gettato discredito sull’amministrazione”. Dmitrij è l’autore del film Nesoglasnye [12] sull’opposizione di Chimki, in cui Beketov è uno dei principali antieroi. Per ammissione di Dmitrij nell’inchiesta giornalistica l’hanno ispirato i lavori di Arkadij Mamontov [13] sulla Marcia dei dissidenti [14].
Il film comincia con le parole: “Oggi, camminando per Chimki, è difficile immaginare che cinque anni fa questa città era sull’orlo della catastrofe”. Spezzoni di filmati televisivi di epoca non chiara su tubature rotte e macchine con le ruote che girano a vuoto. “Difficilmente ai nostri tempi si trovano persone che vogliano vedere tali notizie sui propri schermi televisivi”, - è convinto il giornalista. (Alla fine del film, a proposito, si mostra un modello di notizie richieste: si aprono parchi giochi e fontane, le case vengono dotate di nuove cassette postali. In 1 minuto e 7 secondi i nastri rossi vengono tagliati cinque volte. E non c’è nulla di negativo.)
Michail Beketov, che ha sollevato un putiferio per qualsiasi motivo, nel film viene definito il principale organizzatore di proteste su ordinazione aventi come scopo “la presa del potere in città, più precisamente il controllo del suo budget”. Il volto di Michail è enorme, in primo piano. I volti di coloro che protestano sono pure in primo piano.
La base delle prove delle loro colpe è ampia. Per esempio, un giovane “agente operativo dello FSB [15]” con il volto coperto mostra un video, in cui qualcuno (non si vede chi) da a qualcun altro (ahimè, non si vede chi) dei soldi. La voce fuori campo comunica che questa è la paga per la partecipazione a una manifestazione contro il capo dell’amministrazione Strel’čenko. Alcuni giornalisti stranieri riprendono l’azione di protesta a Chimki. Commento: “Questi non vengono gratis. Questa visita non costa semplicemente cara, ma molto cara”. Ci sono i giudizi dell’attivista di “Russia giovane” [16] Maksim Miščenko sulle “tecnologie arancioni” [17]. E alla fine del film un bambino, per ora lontano dalla politica, scrive sull’asfalto: “Io amo Chimki!”
Questo film è stato mandato in onda nel prime-time dalla TV di Chimki due settimane prima dell’attentato. Alcune volte. E poi il film è stato inserito nel sito ufficiale dell’amministrazione. Ed è rimasto là fino all’altro ieri. L’amministrazione ha continuato a calpestare un nemico che giaceva con le flebo attaccate. Ora, a dire il vero, il capolavoro è stato già tolto – era una testimonianza troppo chiara della proporzione delle forze prima dell’attentato.
Tra l’amministrazione e i media di Chimki c’è un connubio perfetto. In senso letterale: il direttore generale di “Chimki-SMI” Svetlana Anatol’evna è la moglie del vice capo dell’amministrazione Evgenij Ivanovič Zaporožec. La figlia degli Zaporožcy [18] lavora nella direzione investigativa del GUVD della regione di Mosca, a cui hanno trasmesso il caso Beketov. Il genero è nello UFSB [19] regionale.
Perciò la versione non ufficiale dell’accaduto che circola tra le mura dell’amministrazione e, evidentemente, nel GUVD, ci è stata ripetuta da Svetlana Anatol’evna: “Avrebbe dovuto andare meno con le prostitute e i lavoratori immigrati e allora tutto sarebbe stato in ordine”. Il corrispondente speciale Novokšonov chiarisce: “Ora si chiarisce che al momento dell’attentato in casa sua si trovavano delle ragazze. Forse le aveva prese per un giorno, ma le aveva tenute per tre e allora i papponi e così via…”. L’inquirente dell’UVD di Chimki Jurij Kobyljackij, esitando un po’, ha confermato: “Stiamo esaminando anche questa versione”.
Le versioni della criminalità di Chimki
Anche la criminalità locale segue attentamente le indagini sull’attentato. I suoi rappresentanti sono convinti che l’esito del caso determinerà fortemente il nome del futuro sindaco di Chimki. Ritengono anche che l’attentato sia solo un esito collaterale della lotta per il potere.
Praticamente nessuno di loro sospetta Strela [20] (così chiamano il capo dell’amministrazione Strel’čenko i banditi con cui ci siamo incontrati) e l’ex sindaco Korablin.
Le autorità criminali hanno alcune versioni, che, certamente, necessitano verifiche. Le conoscono gli inquirenti?
C’è una versione, secondo cui il vice di Vladimir Strel’čenko Aleksej Valov avrebbe potuto ordinare l’attentato tramite il capo per mezzo del capo della MP [21] “Ritual” Nyrkov (proprio delle scavatrici della “Ritual”, che hanno scavato le tombe dei tempi della seconda guerra mondiale di Chimki aveva scritto Michail Beketov). In effetti a Nyrkov per il suo tipo di attività capita di avere a che fare con i banditi e la sfacciataggine non gli manca (per analogia con i “geloni” [22] la criminalità lo chiama “brina”).
Un’altra versione delle autorità criminali locali ha più sostenitori. Già da più di un anno all’interno dell’amministrazione è in corso uno scontro tra due gruppi per il potere. Il primo gruppo, di cui Vladimir Strel’čenko esprime gli interessi, è già al potere. Il secondo è capeggiato da uno dei vice di Strel’čenko – Fil’čakov, che nell’amministrazione si occupa delle questioni terriere. “Se ora a Strela affibbiano un omicidio, la poltrona si libera. E Beketov non scriverà più dell’autostrada (Mosca - San Pietroburgo [23] – n.d.r.)”, – dicono i nostri interlocutori. Il fremente vice, secondo le voci, è sostenuto da un deputato della Duma di Stato [24] che in passato è stato un bandito. Questi avrebbe potuto anche scegliere gli esecutori.
Quanto agli esecutori, quasi all’unanimità si fa il nome degli uomini di Romanov. L’OPG di Romanov, organizzato dall’ormai defunto Michail Romanov è la più potente di Chimki. E pure il bandito che una settimana e mezzo prima aveva avvertito Beketov dell’“ordine” che lo riguardava, era uno degli uomini di Romanov.
D’altra parte, gli uomini di Romanov amano sparare. I criminali sono convinti che se l’ordine fosse giunto là, avrebbero sparato a Beketov senza usare una mazza da baseball.
Come variante si fa il nome degli uomini di Solncevo [25].
E la cosa più caratteristica è il fatto che i banditi non credono affatto che gli assassini finiranno in carcere: “Troveranno qualche piccolo delinquente” [26]. Seguendo attentamente l’andamento del caso, tentano sì e no di indovinare chi, tra i ragni nel barattolo [27] dell’amministrazione divorerà i propri compari. E perciò è probabile che facciano ipotesi su chi siano i mandanti e gli esecutori nel loro ambito a mo’ di passatempo.
“Chi comincia una guerra, la perde”
Nel frattempo la Camera Sociale [28] ha deciso di dedicare un’intera seduta alla difesa dei giornalisti e in particolare al caso di Michail Beketov. La Camera Sociale ha dichiarato che creerà un Centro per la difesa dei giornalisti, dove i collaboratori dei mezzi di comunicazione di massa potranno rivolgersi se si sentono in pericolo. E Pavel Gusev, direttore di “MK” [29] e presidente della commissione per i mezzi di comunicazione di massa, ha promesso davanti alle telecamere di invitare alla seduta “le strutture locali e le forze dell’ordine”. “Che rendano conto di cosa hanno fatto fino ad oggi in questo campo”, – ha detto Gusev.
E le “strutture locali” sono venute. Vladislav Gulygo, facente funzione di vice capo della polizia criminale del GUVD della regione di Mosca, ha garantito che “si lavora molto su questo caso, se ne occupano gli agenti più qualificati”. A dire, niente di più concreto – c’è il segreto istruttorio.
Alla seduta è comparso anche il capo dell’amministrazione di Chimki Vladimir Strel’čenko. Era pallido, ma parlava con convinzione. Strel’čenko ha espresso il proprio dispiacere per l’attentato a Beketov, ha definito l’accaduto una tragedia e ha fatto notare che “ogni persona deve essere difesa nello Stato”. Ma poi ha proposto a tutti le persone lì riunite di riflettere sulle fonti dalle quali viene finanziata la “Chimkinskaja pravda” [30].
E dopo la seduta Strel’čenko ha voluto rilasciare un’intervista. In qualche settimana la posizione dell’amministrazione di Chimki ha compiuto una sconvolgente evoluzione – dal totale silenzio sul caso Beketov alle dichiarazioni davanti alle telecamere. I funzionari si sono sentiti davvero al centro delle operazioni di guerra. E adesso sono costretti a mostrare pubblicamente il proprio punto di vista sugli avvenimenti: non c’è alcuna agitazione sociale nello stato delle cose di Chimki, ma ci sono solo gli interessi economici dei concorrenti politici dell’amministrazione in carica.
Ma mostrarsi in pubblico è difficile. “Alla Camera Sociale ho avuto una sensazione strana. Era come essere a Harlem”, – ha ammesso l’ex “afghano” [31] Vladimir Strel’čenko.
“Non ho cominciato io questa guerra, – ha dichiarato il capo dell’amministrazione della città di Chimki. – Come ha detto un saggio: chi comincia una guerra, la perde. Io ho combattuto e non raccomando a nessuno di cominciare”.
A livello personale
Ricordiamo che Michail Beketov, direttore della “Chimkinskaja pravda”, sopravvissuto a un attentato, ora è il paziente più grave del reparto di rianimazione dello NII [32] “N.V. Sklifosovskij”. Davanti a se ha alcune operazioni molto complesse. Gli amici di Michail Beketov hanno aperto un conto per raccogliere soldi per curare il giornalista.
Сбербанк России ОАО [33]
Донское отделение 7813/01647
Ленинский проспект, д. 22.
Тел. 954-50-14; 958-52-92
р/с 30301810938006003811
в Сбербанке России ОАО г.Москвы
БИК 044525225
к/с 30101810400000000225
ИНН 7707083893
Счет получателя 42307.810.2.3811.2402687
Глущай Антонина Ивановна
Sergej Kanev (cronaca nera)
Elena Kostjučenko
27.11.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/88/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] “La verità di Chimki”, giornale indipendente della città di Chimki, nei pressi di Mosca.
[2] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni), in pratica la polizia.
[3] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Centrale degli Affari Interni), la polizia regionale.
[4] Upravlenie po Bor’be s Organizovannoj Prestupnost’ju (Direzione per la Lotta al Crimine Organizzato).
[5] Gli organi del ministero degli Interni. L’espressione si applica a strutture segrete come l’UBOP.
[6] Organizovannaja Prestupnaja Gruppa (Gruppo Criminale Organizzato).
[7] Qui e altrove il tentato omicidio di Beketov è definito “omicidio”.
[8] Letteralmente “capo”.
[9] “Il numero del mio cellulare”, s’intende…
[10] Sredstva Massovoj Informacii (Mezzi di Informazione di Massa).
[11] Nome familiare del viale Leningradskoe (di Leningrado), arteria di Chimki che è anche zona di prostituzione.
[12] “Dissenzienti” (il corsivo è mio).
[13] Arkadij Viktorovič Mamontov, giornalista della TV di Stato.
[14] Nome dato genericamente a varie manifestazioni dell’opposizione a Putin, spesso represse con durezza dalle forze dell’ordine. Mamontov ha fatto reportage in cui si diceva apertamente che gli oppositori erano guidati da agenti segreti delle potenze occidentali.
[15] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l’erede del KGB.
[16] Organizzazione giovanile filogovernativa.
[17] L’arancione era il colore degli oppositori ucraini al presidente filorusso Janukovič e per estensione sono diventati “arancioni” tutti gli oppositori a Putin e ai suoi alleati nell’ex Unione Sovietica.
[18] Zaporožcy (plurale di zaporožec) sono detti i cosacchi della zona oltre le rapide del fiume Dnepr e anche le piccole automobili ZAZ note anche in Italia…
[19] Upravlenie Federal’noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio Federale di Sicurezza).
[20] “Freccia”.
[21] Mašinostroitel’noe Predprijatie (Impresa Metalmeccanica).
[22] Nel gergo della malavita russa i “geloni” sono i criminali più feroci (come dire che rompono la pelle e possono arrivare a spaccare anche le ossa).
[23] Beketov ha duramente attaccato i lavori per l’autostrada Mosca – San Pietroburgo, destinati a distruggere gran parte delle riserve forestali di Chimki.
[24] Tutte le assemblee legislative russe si chiamano Duma.
[25] Quartiere della periferia sud-occidentale di Mosca.
[26] Sottinteso: a cui dare eventualmente la colpa. Ma in molti casi analoghi non si sono neanche dati pena di trovare capri espiatori…
[27] Cioè tra persone che si sbranano tra loro.
[28] Organismo composto da rappresentanti della società civile e da membri di nomina presidenziale che dovrebbe fare da corpo intermedio tra la società e gli organi di potere.
[29] Moskovski Komsomolec (Il membro del Komsomol di Mosca), un tempo organo del Komsomol – l’organizzazione giovanile comunista – , adesso giornale popolare di qualità non eccelsa.
[30] “La verità di Chimki”, il giornale di Beketov.
[31] “Afghani” sono detti coloro che hanno combattuto in Afghanistan nelle file dell’Armata Rossa.
[32] Naučno-Issledovatel’skij Institut (Istituto di Ricerca Scientifica).
[33] Lascio l’originale perché potrebbe essere necessario copiarlo com’è. Traduco qui:
Sberbank Rossii OAO
Donskoe otdelenie 7813/01647
Leninskij prospekt, d. 22.
Tel. 954-50-14; 958-52-92
conto 30301810938006003811
nella Sberbank Rossii OAO di Mosca
BIC 044525225
conto 30101810400000000225
c.f. 7707083893
Conto del destinatario 42307.810.2.3811.2402687
Gluščaj Antonina Ivanovna
http://matteobloggato.blogspot.com/2008/12/chimki-dove-i-criminali-indagano-meglio.html
