27 agosto 2007

A proposito di Dubrovka

Secondo la lista dei decorati

I familiari dei morti di Dubrovka chiedono di avviare un procedimento penale contro i capi del quartier generale operativo

Ieri i familiari di due persone morte nell’atto terroristico di Dubrovka hanno presentato un’istanza alla procura perché venga avviato un procedimento penale contro il vice direttore dell’FSB[1] Vladimir Proničëv. Questi lo hanno accusato di negligente esecuzione del compito di capo del quartier generale operativo per la conduzione dell’operazione antiterroristica.

Nell’istanza, firmata da Dmitrij Milovidov, Tat’jana e Sergej Karpov, vengono riportate testimonianze documentali sulle circostanze e il momento della morte dei loro cari. I defunti Aleksandr Karpov e Nina Milovidova andarono a far parte dei 68 ostaggi, a cui in generale non è stato prestato alcun soccorso medico e fra l’altro Aleksandr Karpov è rimasto in vita per sette (!) ore dopo l’inizio del blitz. Per la maggior parte del tempo, a vedere i materiali per il procedimento penale, Aleksandr Karpov ha giaciuto in via Mel’nikov 10, dove furono depositati i corpi degli ostaggi e morì alle 12.30 del 26 ottobre 2002 in un’ambulanza.

Questo e molti altri fatti testimoniano dell’assenza di un aiuto organizzato e razionale agli ostaggi che avevano subito l’azione del gas velenoso. La composizione del preparato speciale e dell’antidoto ad esso sono stati tenuti nascosti durante il blitz sia ai soccorritori che operarono nell’immediato sia ai medici degli ospedali in cui in modo irrazionale e caotico giungevano gli ostaggi avvelenati.

Finora non si sa quasi niente di questo gas, ma perfino le scarne informazioni ufficiali dei primi giorni dopo il blitz (sul composto fondamentale del preparato speciale, il Fentanyl[2]) permettono di valutare la sua estrema pericolosità per l’azione che esercita sull’attività respiratoria, cardiaca e cerebrale dell’uomo. Se si considera che la sua azione non fu immediata (i terroristi videro che arrivava il gas e per 15 minuti ebbero la possibilità di far saltare in aria gli ostaggi), allora sorgono degli interrogativi: chi prese la decisione di utilizzare un preparato speciale troppo pericoloso, che non avrebbe in alcun modo impedito l’esplosione del Centro Teatrale, poiché non avrebbe avuto un effetto anestetico immediato sui terroristi? Chi ha preso la decisione di tenere nascosto l’antidoto ai soccorritori e ai medici durante le operazioni di soccorso? Chi, conoscendo bene la pericolosità e le conseguenze di una sostanza altamente tossica, non ha predisposto alcunché per preparare operazioni di soccorso efficaci ?

I familiari degli ostaggi morti ritengono che i colpevoli di questo siano i membri del quartier generale operativo. Ma la composizione del quartier generale operativo, così come la composizione del gas, è coperta dal segreto. Di persone concrete si è saputo solo dalle deposizioni dei testimoni oculari e dalle decorazioni assegnate ai membri delle forze armate e ai funzionari dopo la disastrosa operazione di Dubrovka. La lista è tutt’altro che completa, ma tra gli “eroi”: l’ex capo dell’amministrazione presidenziale A. Vološin, il vice direttore dell’FSB V. Proničëv, il capo del CSN[3] dell’FSB A. Tichonov, il segretario del Consiglio di Sicurezza V.B. Rušajlo, il direttore dell’FSB Patrušeb e anche lo sconosciuto chimico con le spalline dell’FSB, autore del mortale preparato speciale.

Elena Milašina

12.07.2007, “Novaja Gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/52/05.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Federal’naja Služba Besopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), i servizi segreti russi.

[2] Analgesico oppioide.

[3] Centr Special’nogo Naznačenija (Centro per le Operazioni Speciali).




http://matteobloggato.blogspot.com/2007/08/il-diavolo-allinferno-un-eroe-positivo.html

26 agosto 2007

A proposito di Putin (V)

Putin e i giornalisti. Incontri segreti

Questo gli dà delle medaglie, pesca dei pesci per loro. Essi gli fregano matite e bicchierini, ma hanno paura a fare domande...

La premiazione segreta

La settimana scorsa l’ennesima partita di lavoratori della televisione (circa 70 persone) ha ricevuto premi di Stato. Il precedente riconoscimento di meriti aveva avuto luogo l’anno scorso – nel giorno dei festeggiamenti per i 75 anni della televisione russa[1]. Allora ricevettero dei premi circa 100 persone della televisione, tra cui Vitalij Vul’f[2], Oleg Dobrodeev[3], Igor’ Kirillov[4], Anatolij Malkin[5], Aleksandr Masljakov[6], Tat’jana Mitkova[7], Vladimir Pozner[8], Èdvard Radzinskij[9], Konstantin Èrnst[10] e molti, molti altri.

Stavolta nella sala di Caterina del Cremlino dalle mani del capo dell’amministrazione presidenziale Sergej Sobjanin hanno ricevuto premi Aleksej Puškov, i manager televisivi Andrei Bystrickij[11] e Vjačeslav Mostovoj[12] (entrambi hanno ricevuto l’ordine d’Onore), Margarita Simon’jan e Vladimir Solov’ëv[13] (entrambi hanno ricevuto l’ordine dell’Amicizia), Konstantin Sëmin[14], Marija Sittel’[15] e Michail Antonov[16], Vadim Takmenev[17], Vadim Glusker[18] e Andrej Lošak[19], Boris Notkin[20] (tutti questi hanno ricevuto la medaglia di prima classe dell’ordine “Per i servigi resi alla Patria”), Leonid Mlečin[21], Oksana Puškina[22] e Anna Prochorova[23] (tutti questi hanno ricevuto la medaglia di seconda classe dell’ordine “Per i servigi resi alla Patria”) e molti altri. A parte questo, un premio di Stato è stato conferito anche a una persona che non era ritenuta degna neanche di essere ricordata nei titoli dei suoi filmati, Aleksej Malkov – proprio la sua produzione su NTV è diventata in buona parte la base ideologica degli attacchi alla JUKOS, a Michail Chodorkovskij, a Garri Kasparov, a Boris Berezovskij[24] e a Viktor Juščenko. Questi è stato premiato “Per i servigi resi alla Patria” (con medaglia di prima classe). L’unico premiato a non essere presente nella sala era Andrei Lošak – il reporter si trovava allora in trasferta.

Tutti questi sono stati premiati segretamente, come a suo tempo il capo dell’FSB[25] Nikolaj Patrušev (dopo il “Nord-Ost”[26]): non è stato fatto una solo foto né è stato pubblicato il decreto di premiazione nel sito del presidente russo (al momento di andare in stampa – nota dell’autore). La nostra richiesta di spiegazioni del fatto indirizzata al segretario dell’ufficio stampa del presidente russo Aleksej Gromov è rimasta senza risposta. Ma come ha raccontato a condizione di restare anonimo uno dei premiati, la cerimonia è andata avanti in modo austero, “secondo il protocollo”: hanno letto le liste, hanno bevuto champagne e poi sono andati dal presidente a Novo-Ogarevo[27]. Lincontro con Vladimir Putin è durato circa unora. “All’inizio c’è stata ressa (molti volevano parlare con il presidente – n.d.a.), ma poi ha bevuto un tè, ha potuto avvicinare tutti e il presidente ha semplicemente parlato con le persone presenti” – ha detto uno dei premiati. Poiché nessuno ha spiegato le motivazioni delle premiazioni e i giornalisti sono stati informati di queste dalle stesse compagnie televisive, alcuni hanno ritenuto ciò un’“eco dell’anniversario”.

“Quanto alle medaglie mi è sorto forse un dubbio, ma non c’è proprio modo di rifiutare, – ha detto uno dei premiati. – Alla fin fine, non è stato il presidente a scegliere le persone, le lista sono state compilate dalle compagnie televisive per premiare i propri collaboratori. Ma se cominceranno delle persecuzioni, questo servirà (i premi di Stato permettono di ricevere un’amnistia – n.d.a.), dunque sia. Alla fin fine permette di avere uno sconto sulle spese di condominio”.

L’incontro che ha avuto luogo il 27 giugno non è certo il primo incontro segreto del presidente con la gente della televisione. Incontri ben più lunghi e senza tale solenne motivo si sono tenuti nel corso di tutto il suo mandato presidenziale. Ora che questo si avvicina alla fine, alcuni dei partecipanti ad essi, anche questi a condizione di mantenere l’anonimato, hanno raccontato a “Spazio libero”[28] come si sono svolti e che impressione gli hanno fatto.

Gli incontri del presidente coi giornalisti si svolgono segretamente e non se ne può parlare. Solo una volta di un’incontro del genere ha dato informazioni in modo telegrafico l’organo ufficiale “Rossijskaja Gazeta”[29]. Ci sono personalità che sono capitate agli incontri solo una volta, per esempio Evgenij Kiselëv[30] al tempo dell’attacco a NTV (ma allora era un caso particolare e per Kiselëv non si è più ripresentato). Ma ci sono anche alcuni rappresentanti titolati dei mass media che sono riusciti a vedere il presidente 5-7 volte. Senza parlare dei direttori dei canali televisivi, che hanno relazioni speciali sia con il presidente, sia con la sua amministrazione (in particolare i direttori di rete sono presenti ai tradizionali incontri del venerdì con il vice capo dell’amministrazione presidenziale Vladislav Surkov, talvolta simili incontri sono condotti dal vice responsabile del Dipartimento di politica interna Aleksej Česnakov).

I luoghi degli incontri tradizionali con il presidente sono Novo-Ogarevo, il Cremlino e Soči (Bočarov Ručej[31]). Qualche volta, all’inizio del mandato, ancora al tempo di Michail Kas’janov[32], si incontravano al ristorante del “National”[33]. La cadenza era più o meno di una volta l’anno, ma del tutto imprevedibile: un tempo si svolgevano più spesso, in varie forme.


“C’è un qualche motivo per cui questi incontri devono aver luogo”, – ritiene uno dei direttori dei mass media. “E’ una strana selezione – dipende dai loro concetti su chi abbia un ruolo nel mercato, – dice un altro. – Spesso a questi incontri c’erano i direttori della “Rossijskaja gazeta”, della “Komsomol’skaja Pravda”[34], di “AiF”[35], delle “Izvestija”, di “Vremja Novostej”[36], della “Gazeta”[37]. Al tempo di Berëza[38] (quando Boris Berezovskij era ancora il proprietario del giornale – n.d.a.) il “Kommersant’’”[39] non veniva invitato molto. Le “Vedomosti”[40] non venivano chiamate, non c’era neanche il direttore della “Nezavisimaja gazeta”[41]”.

Ma ci sono ancora i messaggi del presidente (dopodiché ci si può incontrare sulla piazza, dove tutto si spande in giro), i banchetti, il Capodanno, il Giorno dell’Indipendenza[42], il 9 maggio[43]. Ai compleanni del presidente i direttori dei mass media non vengono invitati. Ma i banchetti tradizionali con la partecipazione dei direttori hanno luogo anche il Giorno della Costituzione[44]. E qui è importante la disposizione dei posti. “Nel palazzo del Cremlino all’inizio gli oligarchi[45] sedevano più vicino al presidente – ricorda un rappresentante dei mass media, – ma poi, come i giornalisti, si sono trovati più lontano. Una volta ci hanno disposti in ordine alfabetico, ma poi hanno preso a disporre le persone per caste: il patriarca al tavolo con il presidente, il clero vicino a lui, da una parte gli oligarchi, i rappresentanti dei sindacati, i governatori, i giornalisti. Fra l’altro vi sono dei concerti di popstar assolutamente demenziali – un tale squallido dilettantismo”.

Ma questi sono avvenimenti del tipo a cui prende parte tutta l’elite. Ma gli incontri con i giornalisti sono tutt’altra cosa. Di essi ti avvertono in anticipo – telefona il segretario dell’ufficio stampa del presidente Aleksej Gromov. Ma talvolta ci sono chiamate improvvise (così è andata la storia con NTV dopo il “Nord-Ost”, qualche tempo dopo il capo di NTV Boris Jordan ha dato le dimissioni).

La gamma di partecipanti è sempre diversa e per loro è sempre imprevedibile, inspiegabile. Talvolta chiamano solo gente della televisione: le “stelle” dei canali e i loro capi, preferendo non mischiarli con i direttori dei mass media di carta stampata (così è stato per esempio, uno degli incontri a Novo-Ogarevo), ma talvolta (come, per esempio, nel maggio 2004 a Bočarov Ručej) la gamma era più ampia. Allora, per esempio, erano presenti Konstantin Èrnst, Oleg Dobrodeev, Nikolaj Senkevič (allora ancora a capo di NTV), Irena Lesnevskaja[46], il capo della RIA-Novosti[47] Svetlana Mironjuk, il capo dell’ID[48] Prof-Media Rafaèl’ Akopov e i direttori della “Komsomol’skaja Prava”, del “Kommersant’’”, delle “Izvestija” (allora era ancora direttore Raf Šakirov[49])… Dello Stato, a parte Vladimir Putin c’erano Michail Lesin[50] (negli ultimi anni è stato ospite di rado a questi incontri), Michail Seslavinskij[51] e Aleksej Gromov. Talvolta a tali incontri c’era anche Vladislav Surkov.

Ci sono anche avvenimenti speciali. Uno degli incontri relativamente più recenti, nella primavera dello scorso anno, è stato dedicato al 15° anniversario della VGTRK[52] e allora tutta la dirigenza della holding e dei canali televisivi che ne fanno parte e le “stelle” di “Rossija”[53] sono andati a Soči (Vladimir Putin ha allora espresso particolare ammirazione a Vitalij Vul’f). Alcune immagini di questo incontro sono finite in TV. A dire il vero, qualche giorno dopo a Bočarov Ručej ha avuto luogo anche un altro incontro – con i direttori dei mass media moscoviti della carta stampata. Questi (includendo i capi di tre agenzie di stampa) erano 25. E questo incontro è stato l’unico per il direttore delle “Vedomosti” Tat’jana Lysova. Allora interessava a molti la questione della futura cessione del “Kommersant’’” (a quell’incontro era presente il già ex direttore Vladislav Borodulin). “Quando chiesero del “Kommersant’’”, egli (Vladimir Putin – n.d.a.) disse: “Oh, è la prima volta che ne sento parlare”, – ricorda uno dei partecipanti. – Anche se era noto a tutti, che aveva respinto il primo (acquirente – n.d.a.) e aveva respinto il secondo. Ma no, la risposta era una: “rapporti reciproci tra i soggetti proprietari”. Anche se era noto a tutti, per questioni di quale livello andavano da lui – per qualsiasi questione, bisognava porlo a conoscenza e capire dal tipo di movimento delle sopracciglia che non era contrario. Ma lui – “ne sento parlare per la prima volta”.

Un incontro speciale ebbe luogo anche in occasione del dibattito sulla legge sui mass media – dopo il “Nord-Ost” (allora, nel 2003 sia la Duma sia il Consiglio della Federazione[54] introdussero modifiche draconiane alla legge, sulle quali Vladimir Putin “mise il veto”). Questo fu l’ultimo incontro di questo tipo per il direttore di “Ècho Moskvy”[55] Aleksej Venediktov – i manager della radio non lo chiamarono altre volte.

Uno degli incontri, che ebbe luogo nel 2003, parve ai partecipanti un “concerto solista” di Irena Lesnevskaja, quando la fondatrice di Ren TV (che allora non aveva ancora mutato la grafia in caratteri cirillici[56]) discusse praticamente da sola con il presidente. Lincontro durò circa cinque ore. Per via, sull’aereo speciale per Soči, Aleksej Gromov chiarì che qualunque domanda volesse porre, la dattilografa le raggruppava e la conversazione fu molto libera, “lontano dalle telecamere”. “Senkevič raccontava storielle, – ricorda uno di quelli che volò su quell’aereo. – Disse: “Io farò una domanda a Putin: “Ma Lei che dice?”. Ma non mi decisi. E allora Putin verso la fine della conversazione chiese: “Ci sono ancora domande?” e Lesnevskaja disse: “C’è qui Senkevič che vorrebbe raccontare una storiella... – Fece una pausa e chiese: - Ma Lei che dice?”. “Kostja (il direttore del Primo canale Konstantin Èrnst) e Dobrodeev erano finiti sotto al tavolo” – ricorda un altro partecipante.

Allora si parlava in particolare di Aleksandr Lukašenko e in alcuni mass media più tardi comparvero notizie che riguardavano le relazioni russo-bielorusse, che rimandavano a “fonti informative”. Tali, non è difficile indovinare, erano diventati i direttori dei mass media che avevano ascoltato Putin.

A proposito, l’incontro si fece ricordare anche perché Putin al momento dei saluti buttò lì inaspettatamente: “Io so tutto di tutti voi”.

In un altro incontro ci fu l’“assolo” di Vladimir Pozner. Il conduttore televisivo, che sedeva di fronte al presidente era confuso dopo aver ascoltato la retorica di “Patria”[57] e aver visto il cinismo con cui veniva gestito il partito. Secondo una versione, Aleksej Gromov rispose: “Questa è stata un’iniziativa della dirigenza del suo canale”. Tra l’altro, secondo un’altra, fu il presidente e parlare e si espresse ancora più duramente sulla dirigenza. Ma la persona che partecipo alla conversazione, afferma che fu Gromov a parlare e dice che Pozner “è considerato un classico”: si sono complimentati con lui in occasione dell’anniversario, gli hanno dato una decorazione, è stato salutato al TÈFI[58]. E perciò non avrebbe potuto esserci alcuna asprezza nella risposta alla sua domanda. Quell’incontro durò circa quattro ore. In qualche modo Pozner si rammaricò anche dell’assenza della TV pubblica.

Più o meno le stesse persone c’erano anche nel maggio 2004, ma allora furono presenti anche il giornalista del “pool del Cremino” Andrej Kolesnikov e il direttore della “Komsomolka”[59] Vladimir Sungorkin e l’incontro durò circa due ore.

Ma in generale, con il passare degli anni, si è preso a definire i rapporti con i direttori dei mass media e i giornalisti televisivi sulla base dei ritardi di Vladimir Putin. “Al primo incontro ritardò di circa 40 minuti, ma poi, con il passar del tempo, ha tardato ancora di più, – ricorda uno dei partecipanti fissi agli incontri. – E questa è un comportamento assolutamente da orientale: perché ognuno sappia qual è il suo posto”.

Un tema a parte degli incontri è la cucina: di essa si lamentano in molti. “Assolutamente sovietica, all’inizio c’erano vini georgiani, poi sono passati ai francesi, – dice uno dei partecipanti. – Il cognac è nazionale. Gli operatori personali (del presidente – n.d.a.) bevono Hennessy[60], ma al nostro tavolo ci danno da bere quello nazionale”. “A uno degli incontri a Soči ci hanno dato da mangiare zuppa di pesce – fatta con il pesce che aveva pescato il presidente stesso – ricorda un altro. – Pesciolini piccoli così”. “Ci danno da mangiare male, cibo statale, di partito, – si lamenta un terzo. – Il vino è mediocre, la cucina è a volte peggiore, soprattutto a Bočarov Ručej. Ma quando gli incontri hanno luogo a Mosca, allora il cibo è buono – di solito è di Novikov (Arkadij Novikov, ristoratore – n.d.a.). Allora non c’è niente da dire. Se non fosse per il cibo, non so che si farebbe. Infatti deve essere noioso anche per lui”.

E’ noioso perché, con il passare degli anni, gli incontri hanno preso ad avere un carattere rituale, dicono i loro partecipanti. All’inizio esisteva un interesse reciproco, ma adesso è come se non ci fosse, si è perso il senso. A uno degli ultimi incontri, per esempio, ha regnato continuamente il silenzio. “Ha salvato tutti Gusev (il direttore di “MK”[61] Pavel Gusev – n.d.a.): “Ecco che i russi siedono, siedono e bevono”, – il collega di Gusev ricorda le sue parole salvatrici. – No, non fanno domande scomode ed egli non si aspetta mosse particolari. E’ assolutamente convinto di essere nel giusto, la maggior parte di quelli che siedono a tavola per lui sono dei sottoposti. Perciò il senso degli incontri si è perduto”. In uno dei primi incontri – a Bočarov Ručej – il presidente mostrò ai direttori dei mass media i “pulsanti del terrore”. “Erano tutti vestiti di nero, le guardie del corpo ricordavano i “ragazzi” dei film d’azione americani, – ricorda un partecipante a uno dei primi incontri. – Il presidente raccontava delle minacce alla Russia. In seguito si sono presentati in abito da sera, erano già altre guardie del corpo”.

“La prima volta che le persone si incontrano con lui, restano disilluse (un’ammissione del genere, per esempio, è stata fatta al “partecipante alla conversazione” anche da Irena Lesnevskaja quando ha raccontato della sua prima impressione personale, presto mutata - n.d.a.) e questo riguarda non solo i giornalisti, ma anche i politologi. Ma quelli che lo incontrano per la seconda volta, già capiscono che stanno assistendo a un concerto: c’è qualche tema preferito, un modo di dirigere. Può succedere che una sera non ti accorgi di nulla di nuovo. E non cambia niente, non ci sono discussioni: con persone che sono in un rapporto di dipendenza non si discute. Beh, gli fai un’obiezione, dici: Lei è d’accordo in proposito? (colui che parlava preferiva, che non si ricordasse la domanda concreta, ma questa riguardava uno dei temi per cui il presidente è spesso criticato –n.d.a). Ma egli non era daccordo. E più si va avanti, peggio diventa: nel comportamento domina la tattica “i vincitori non si giudicano” e i mezzi per ottenere la vittoria fra l’altro non hanno importanza. Parla più volentieri dell’andamento del prezzo del gas. Ma sentire questo più volte è noioso”.

Gli invitati preferiscono non toccare temi delicati. Qualcuno non vede un senso in questo, qualcuno, evidentemente, si comporta con prudenza. Così, affermano i partecipanti a diversi incontri, sull’arresto di Michail Chodorkovskij nessuno ha mai fatto una domanda. In qualche modo chiesero al presidente come si ponesse davanti al fatto che la sua amministrazione desse direttamente indicazioni ai giornalisti e ai dirigenti televisivi su come riferire di questo o quell’avvenimento, ed egli, duramente, senza possibilità di iniziare una discussione, ha replicato: “Ma era meglio quando c’era Badri?” (Badri Patarkacišvili – uno dei comproprietari della ORT[62] quando Berezovskij era al potere[63] – n.d.a). E non servì replicare che Badri e lo stato non sono proprio la stessa cosa.

In qualche modo, all’inizio della crisi “georgiana” (ancora prima degli arresti di georgiani), da una colloquio personale con il presidente è apparso chiaramente che egli “non è libero dall’immagine sovietica dei georgiani”. “Questi avevano uno status privilegiato negli anni del potere sovietico”, – ha detto. Vedeva come commerciano al mercato di via Nekrasov[64], – spiega la nostra fonte – ma non sapeva, che baracche c’erano nella stessa Georgia, non immaginava il loro tenore di vita, come non lo immagina tuttora. Infatti non è stato là una sola volta!”

Un’altra volta, come ricorda un partecipante a un incontro, il presidente si è espresso sulla Cecenia: “esseri disumani sono giunti nel nostro paese”. Su Beslan ha detto così: che capisce perché usassero le vite dei bambini per fare un ricatto – per “destabilizzare” le cose, cioè erano “tentativi di sconvolgere” la situazione. “Il massimo di sentimenti l’ha mostrato all’incontro con le madri di Beslan, – dice uno degli invitati di Putin. – Ma chiaramente in quell’atmosfera piatta non possono fargli le domande che gli fecero le madri. Esse, le madri, se così si può dire, sono in una posizione privilegiata (nei rapporti con lui – n.d.a.), perché hanno sempre ragione. Perciò con loro ha mostrato la massima sincerità: “Non nego le mie responsabilità”. E questo è il massimo dei sentimenti. Ma allo stesso tempo riesce a sostenere discussioni delicate, ammorbidisce qualsiasi giornalista occidentale (infatti solo questi gli fanno domande pungenti). L’ha scampata dopo il fatto del “Kursk”, se l’è cavata contro un’intera sala”.

“Non ci sono già più domande, tutti capiscono tutto, alle domande pungenti non ricevi risposta, – dice un altro partecipante. – E’ un monologo, raramente interrotto da domande”.

Perché ci vanno se non ricevono informazioni? Per curiosità o per osservare il presidente, “per sentire la sua logica a livello psicofisico, capirne l’umore”, oppure li invitano – e non è il caso di rifiutare. Certo, per qualcuno è importante il fatto stesso del “contatto diretto”[65]. Ecurioso anche osservare i colleghi. “E’ un teatro umano, – dice uno che ha osservato attentamente gli incontri. – Sono successi dei casi al momento di fare le foto: davanti all’obbiettivo ognuno cercava di spinger via l’altro, per essere fotografato più vicino al presidente. Qualcuno si è messo vicino anche al cane.

Oppure il presidente viene con un bicchierino e tutti sono uno sull’altro per essere più vicini. Come i liberali, ma fanno domande adeguate. In qualche modo, all’inizio degli incontri, arraffavano le matite con la scritta “Cremino” e cominciarono a fregare i bicchierini con l’aquila bicipite[66] appena comparsi. Poi l’amministrazione ha preso a venderli ufficialmente. E fregarli è diventato senza senso.
Come pure andare agli incontri. Ma ci vanno.

Sotto testo

“Una certa soddisfazione”

Abbiamo chiesto ai premiati che sentimenti hanno provato e per cosa, a loro parere, abbiano meritato i premi.

Margarita Simon’jan, direttore del canale Russia Today[67], cavaliere dell’ordine dell’amicizia:

- Al ricevere questo premio ho sentito l’ennesimo moto di gratitudine verso i miei collaboratori. Essi rendono possibile ciò che ancora due anni fa mi sembrava irraggiungibile – trasmissioni di informazione di qualità in inglese 24 ore su 24. Probabilmente anche loro meriterebbero il premio e io lo recepisco come un premio al canale e non a me personalmente.

Aleksej Puškov, conduttore del programma “Postscriptum” (TVC)[68], cavaliere dell’ordine d’Onore:

- Sa, non è il primo premio per me. Circa tre anni fa mi è stato conferito il titolo di operatore culturale emerito. Allora e adesso ho recepito la cosa nello stesso modo. Ho creato un programma (va in onda già da nove anni) che riflette i miei propri pensieri (che a molti piacciono e a qualcuno non piacciono). Ma il mio compito non consisteva nel fatto di piacere o nel fatto che qualcuno fosse d’accordo con me. Mi pareva di avere qualcosa da dire. E in entrambi i casi ho recepito i premi come una valutazione di ciò che dico. Con tutta probabilità, ciò che dico è di abbastanza grande interesse.

- E quali sono le sue impressioni personali?

- C’è certamente una certa soddisfazione, ma questa viene presto inghiottita dalle preoccupazioni quotidiane. Subito dopo il conferimento della decorazione mi sono accinto a preparare l’ennesimo programma. Ma questa è una produzione intellettuale che ricorda perfino quella industriale. Il premio dà anche un senso aggiuntivo di fiducia in se stessi. Non posso dire di soffrire di mancanza di questo senso. Ma tutto questo è un ulteriore conforto.

Natalija Rostova

05.07.2007, “Novaja Gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/color25/01.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Più propriamente delle trasmissioni in etere. Esperimenti a parte, la televisione esiste in Russia dal dopoguerra.

[2] Vitalij Jakovlevič Vul’f, autore teatrale e conduttore televisivo.

[3] Oleg Borisovič Dobrodeev, direttore generale della radiotelevisione di Stato.

[4] Igor’ Leonidovič Kirillov, storico “anchorman” della televisione sovietica e russa.

[5] Anatolij Grigor’evič Malkin, presidente della compagnia televisiva ATV.

[6] Aleksandr Vasil’evič Masljakov, storico presentatore della televisione sovietica e russa.

[7] Tat’jana Rostislavovna Mitkova, vice direttore di NTV (canale privato, che fu “nazionalizzato” da Putin e messo sotto il controllo della Gazprom).

[8] Vladimir Vladimirovič Pozner, famoso giornalista televisivo già attivo in epoca sovietica.

[9] Èdvard Stanislavovič Radzinskij, storico, drammaturgo e conduttore televisivo.

[10] Konstantin L’vovič Èrnst, direttore del primo canale della TV di Stato.

[11] Vice presidente della radiotelevisione di Stato.

[12] Vice direttore del canale TV Centr (TV Centro).

[13] Vladimir Rudol’fovič Solov’ëv, giornalista.

[14] Corrispondente della TV di Stato.

[15] Marija Èduardovna Sittel’, conduttrice del TG della TV di Stato.

[16] Conduttore del TG della TV di Stato.

[17] Vadim Anatol’evič Takmenev, giornalista televisivo.

[18] Corrispondente dalla Francia di NTV.

[19] Giornalista televisivo.

[20] Boris Isaevič Notkin, conduttore televisivo di NTV.

[21] Leonid Michajlovič Mlečin, regista televisivo.

[22] Oksana Viktorovna Puškina, conduttrice televisiva di NTV.

[23] Conduttrice televisiva di NTV.

[24] Boris Abramovič Berezovskij, controverso uomo d’affari ricercato in Russia e non solo, che vive in Gran Bretagna con lo status di rifugiato politico.

[25] Federal’naja Služba Besopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), i servizi segreti russi.

[26] “Nord-Est”, il musical che andava in scena nel teatro di Dubrovka quando fu preso dai terroristi ceceni nel 2002.

[27] Residenza presidenziale nei pressi di Mosca.

[28] Rubrica della “Novaja Gazeta” in cui i lettori possono intervenire liberamente.

[29] “Giornale Russo”, bollettino ufficiale dell’attività del governo.

[30] Direttore di NTV quando era ancora una televisione libera.

[31] “Ruscello del Bottaio”, curioso nome del complesso di dacie in cui si trova la residenza estiva di Putin.

[32] Michail Michajlovič Kas’janov, primo ministro dal 2000 al 2004, poi caduto in disgrazia e attualmente all’opposizione.

[33] Lussuoso hotel di Mosca nei pressi del Cremino.

[34] “La verità del Komsomol”, ex organo del Komsomol, l’Unione della Gioventù Comunista.

[35] Argumenty i Fakty (Argomenti e Fatti), rivista settimanale di attualità e politica nata in epoca sovietica.

[36] “Il tempo delle notizie”, giornale quotidiano.

[37] “Giornale”, quotidiano di informazione.

[38] “Betulla” (gioco di parole con il cognome Berezovskij).

[39] Giornale economico che si considera erede di un giornale omonimo nato prima della Rivoluzione Russa e della riforma ortografica che ha eliminato il cosiddetto “segno duro” (che non corrispondeva ad alcun suono), traslitterato come doppio apostrofo.

[40] Giornale economico legato al “Financial Times” e al “Wall Street Journal”.

[41] “Giornale indipendente”, quotidiano che forse faceva troppo onore al proprio nome…

[42] Il 12 giugno.

[43] Il Giorno della Vittoria, in cui viene celebrata la vittoria sui nazisti nella II guerra mondiale.

[44] Il 12 dicembre, che dal 2004 non è più giorno festivo…

[45] Gli imprenditori multimiliardari.

[46] Irena Stefanovna Lesnevskaja, presidente del colosso mediatico Ren-Media Group.

[47] “RIA (Russkoe Informacionnoe Agentstvo – Agenzia di Informazione Russa) Notizie”.

[48] Informacionnyj Departament (Dipartimento di Informazioni).

[49] Raf Salichovič Šakirov fu poi giubilato per aver pubblicato immagini della tragedia di Beslan ritenute “troppo crude”…

[50] Michail Jur’evič Lesin, consigliere di Putin.

[51] Michail Vadimovič Seslavinskij, capo dell’agenzia federale per la stampa e le comunicazioni di massa.

[52] Vserossijskaja Gosudarstvennaja TeleRadioveščatel’naja Kompanija (Compagnia RadioTelevisiva Statale Russa).

[53] “Russia”, la TV di Stato.

[54] La “camera alta” del parlamento russo, formata dai rappresentanti dei “soggetti” (governatorati, repubbliche, ecc.) della Federazione Russa.

[55] “Eco di Mosca”, emittente radiofonica moscovita.

[56] Infatti il nome dell’emittente è scritto in caratteri latini anche nell’originale.

[57] Partito nazionalista.

[58] Abbreviazione di Televizionnyj Èfir (“Etere Televisivo”), il principale premio televisivo russo.

[59] Nome colloquiale della “Komsomol’skaja Pravda” (letteralmente significa “giovane donna del Komsomol”).

[60] Cognac francese di grande pregio.

[61] Moskovskij Komsomolec (“Il membro del Komsomol di Mosca”), un tempo organo del Komsomol moscovita, adesso una sorta di giornale scandalistico.

[62] Obščestvennoe Russkoe Televidenie (Televisione Pubblica Russa). “Pubblica”?

[63] Sotto El’cin Berezovskij arrivò ad essere vice segretario del Consiglio di Sicurezza.

[64] Via di San Pietroburgo, sede di un mercato all’aperto.

[65] Letteralmente “accesso al corpo”, insomma un incontro ravvicinato del terzo tipo con lo zar….

[66] Antico simbolo della Russia, tornato in auge dopo la caduta dell’URSS.

[67] “Russia oggi”, canale televisivo in lingua inglese.

[68] Cioè TV Centr.


http://matteobloggato.blogspot.com/2007/08/alla-corte-di-putin-c-anche-chi-vende.html

25 agosto 2007

A proposito della giustizia in Cecenia (IV)

Condannato dopo la morte

Le persone morte in atti terroristici vengono equiparate ai terroristi

Il 28 giugno la Corte Costituzionale della Federazione Russa ha riconosciuto legale il rifiuto di consegnare i corpi dei terroristi ai loro familiari. Alla Corte Costituzionale si erano rivolti con un’istanza Elena Karmova e Kunak Guzeev. I loro figli erano stati uccisi durante un’operazione speciale a Nal’čik[1]. I querelanti pregavano la Corte di verificare la costituzionalità dell’articolo 14.1 della legge federale della Federazione Russa “Sulla sepoltura e i funerali”[2], secondo il quale i corpi dei terroristi non vengono consegnati per la sepoltura e il luogo in cui vengono custoditi non viene comunicato.

Le madri degli uccisi hanno dichiarato che questa disposizione viola i loro diritti costituzionali, in particolare il diritto di seppellire i familiari e i congiunti secondo i canoni religiosi. In sostanza questa è “ una forma di terrore e punizione collettiva”, scrivono nella loro istanza.

I rappresentanti delle autorità nella Corte Costituzionale hanno pregato la Corte di considerare costituzionale questa legge. Così il rappresentante della Duma di Stato[3] presso la Corte Costituzionale Elena Mizulina ritiene che la sepoltura segreta dei terroristi renda possibile una diminuzione degli atti terroristici. La legge, a suo dire, è ispirata dalla volontà di non permettere che si faccia dei terroristi dei martiri per la fede e si venerino le loro tombe. Ma il rappresentante del ministero degli Interni Nadežda Tuzlukova ha dichiarato che in Russia ci sono stati casi in cui i luoghi in cui sono stati uccisi dei terroristi sono diventati luoghi di culto. La sua posizione è stata sostenuta anche dal rappresentante del governo Michail Barščevskij. In sostanza le autorità non hanno discusso le conclusioni dei querelanti, ma hanno posto l’accento sul carattere appropriato o meno di tali misure, dettate dalla necessità di lottare contro il terrorismo.

E’ difficile opporre qualcosa al desiderio delle madri di vedere per l’ultima volta i propri figli e seppellirli secondo le proprie usanze religiose. Ma i fondamenti giuridici di questa sentenza della Corte Costituzionale vanno contro i principi fondamentali del diritto. Alla procedura di sepoltura segreta vengono sottoposto persone innocenti, poiché la loro colpevolezza può essere stabilita solo da un tribunale. Il legislatore ritiene una base sufficiente la loro “partecipazione a un’attività terroristica” e la loro morte, sopraggiunta “in conseguenza dell’interruzione imposta alla data azione terroristica”. Tuttavia la partecipazione formale a un’attività terroristica può essere causata da varie ragioni: costrizione, ricatto, in casi estremi dal lavoro come infiltrati. Infine sul luogo dell’atto terroristico possono trovarsi persone presenti per caso, il grado di partecipazione e di responsabilità delle quali può essere stabilito solo da un’accurata inchiesta giudiziaria. A parte ciò, è noto un sufficiente numero di casi di falsificazione, in cui civili pacifici sono stati accusati di attività terroristica dalle autorità militari e di polizia.

E’ giusto ricordare qui la storia degli emendamenti alla legge “Sulla sepoltura e i funerali”. Nell’ottobre 2002 a Mosca fu preso il Centro Teatrale sulla Dubrovka. Durante il blitz tutti i terroristi e 129 ostaggi furono uccisi dai corpi speciali. Già a novembre la Duma di Stato approvò il summenzionato emendamento e l’11 dicembre fu firmato dal presidente Putin. Il nuovo testo della legge permetteva in questo caso e in tutti i successivi di nascondere al pubblico i nomi tanto dei terroristi quanto delle persone presenti per caso, a cui i servizi segreti senz’alcuna indagine appendessero al collo il cartellino “terrorista”. E la rapida cremazione esclude la possibilità di un’esumazione dei resti per l’identificazione dei corpi, il chiarimento delle vere cause della morte o una possibile inchiesta giudiziaria basata su circostanza già note o scoperte in seguito.

Aleksandr Podrabinek[4]
osservatore della “Novaja Gazeta”

02.07.2007, “Novaja Gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/49/10.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Città della repubblica caucasica di Kabardino-Balkaria.

[2] Le leggi russe vengono indicate con il loro titolo e non con un numero.

[3] “Duma” è il nome generico di ogni assemblea parlamentare russa.

[4] Aleksansdr Pinchosovič Podrabinek, giornalista, dissidente in epoca sovietica.



http://matteobloggato.blogspot.com/2007/08/in-russia-ci-sono-anche-pene-da.html

23 agosto 2007

A proposito di Russia e Georgia (II)

Kura[1], compagni

In Russia si da la caccia ai georgiani con uno scopo preciso e in modo organizzato. Sono state trovate conferme documentali

La Corte Europea non si è ancora accinta ad esaminare l’istanza della Georgia contro la Russia a causa delle massicce violazioni dei diritti umani nel corso dell’espulsione dei georgiani. Le istanze tra stati, come ha spiegato il servizio stampa della corte, non hanno priorità e vengono esaminate secondo l’ordine corrente, così come le istanze dei privati.

Ma a Strasburgo continuano a giungere nuove denunce di “persone di etnia georgiana”, che hanno subito abusi da parte delle autorità e delle forze dell’ordine.

In una calda sera di maggio due amici, studenti dell’università di Rostov[2] erano usciti a fare due passi. Si erano appena seduti su una panchina presso il numero 109 di via Lenin, quando nel cortile è arrivata una macchina del servizio di pattuglia e controllo. Da lì sono saltati fuori due poliziotti, si sono avvicinati di corsa ai ragazzi e senza ulteriori spiegazioni hanno cominciato a perquisirli. Mezz’ora dopo, nella stazione di polizia dove avevano portato gli arrestati, nella tasca dei pantaloni di uno dei ragazzi è stato trovato un rotolo di carta di giornale, in cui si trovava, com’è scritto nel rapporto, “una sostanza vegetale di colore verde” – 10 grammi di marijuana.

L’arrestato si è rivelato uno studente della facoltà di Giurisprudenza di un’università di Rostov – all’università avevano già fatto in tempo a insegnargli qualcosa. Perciò in presenza di testimoni[3] ha dichiarato che quel pacchetto non gli apparteneva e ha cominciato a chiedere che fossero prese le impronte digitali sul rotolo. Il ragazzo era convinto che lì non ci fossero le sue impronte – il pacchetto con la droga gli era stato messo in tasca da un poliziotto durante la perquisizione nel cortile. Il giorno dopo questi e il suo avvocato hanno presentato una richiesta ufficiale perché venisse effettuato un esame dattiloscopico. L’investigatore dell’OVD[4] del quartiere Vorošilovskij, il tenente della polizia giudiziaria Red’kina, ha respinto la richiesta.

Mostrando miracoli di astuzia, questa ha cavato[5] fuori una formulazione, che merita di essere citata nelle lezioni dell’accademia di polizia (per trasmettere, per così dire, l’“esperienza” alla giovane generazione): “La richiesta del sospettato di far eseguire un esame dattiloscopico per determinare la presenza di impronte digitali del sospettato stesso non può essere accolta, poiché nel corso della perquisizione personale il suddetto rotolo è stato estratto da un agente della polizia criminale, è stato osservato dai testimoni e nel corso degli accertamenti è stato aperto da un esperto”.

E indovina un po’ che voleva dire l’investigatore con questo? Che il rotolo è stato preso in mano da tutti – dall’agente operativo, che nella stazione di polizia di quartiere lo ha tirato fuori dalla tasca del sospettato, fino ai testimoni e all’esperto, perciò lì ci sono troppe impronte? Ma in quel caso ella avrebbe dovuto ammettere che l’agente operativo aveva infranto le regole per il reperimento di prove materiali. Già durante il processo il plenipotenziario operativo Gasparjan alla domanda dell’avvocato, che gli chiedeva se indossasse i guanti quando estrasse il rotolo, rispose: “Sì”. Tuttavia entrambi gli agenti del PPS[6], che avevano arrestato lo studente, alla stessa domanda risposero: “No!”.

Alla fin fine, hanno appioppato al ragazzo un anno di detenzione e gli è andata bene che gliel’hanno dato con la condizionale. Il tribunale regionale di Rostov, respinto l’appello, ha confermato come al solito il verdetto di quello provinciale. E questa storia del pacchetto di marijuana venuto da chissà dove è la più comune dalle nostre parti. Storie del genere sono gli incubi notturni delle madri dei figli adolescenti. Con la sola differenza che stavolta la droga è stata trovata nelle tasche di uno studente non per realizzare il piano di arresti o per spillare soldi ai genitori impauriti. In questa faccenda si è trovata coinvolta la grande politica.

Per sua sfortuna il ragazzo si chiama Givi[7], la sua mamma è russa, il suo papà è georgiano e un anno fa nelle città e nei villaggi della nostra immensa Patria è stata annunciata l’operazione di polizia “Kura”.

I poliziotti Zavgorodnij e Meščerjakov, che hanno arrestato i due (il secondo non aveva un cognome georgiano, perciò l’hanno subito rilasciato), hanno confermato durante l’udienza, che, per quel che riguarda l’operazione “Kura”, sono stati istruiti e secondo gli ordini ricevuti “hanno controllato i documenti di persone di etnia caucasica”.

- C’è stata questa operazione – ha confermato alla “Novaja Gazeta” il direttore del servizio stampa dell’UVD[8] Aleksej Poljanskij. – Non posso rivelare scopi, compiti e resoconti, queste sono informazioni segrete. C’è stata anche l’operazione “Georgia” e operazioni con altri nomi, solo che la stampa ne parla e le giudica in modo sbagliato. Queste sono portate avanti con lo scopo di lottare con gruppi criminali di determinate etnie, con i “ladri nella legge”[9].

Evidentemente per carenza di “ladri nella legge” a Rostov hanno acchiappato lo studente di giurisprudenza Givi. E questo è successo, certamente, non solo a Rostov. Proprio in quei giorni mi ha chiamato da Mosca mio figlio, dottorando della MGU[10] e mi ha raccontato che presso la Casa dello Studente sui monti di Lenin[11] lo hanno “bloccato” dei poliziotti. Ma, a quanto pare, distinguono male le “persone di etnia caucasica”. Una volta controllati i documenti, il tutore dell’ordine ha gemuto disperatamente: “Аh, armeno…”. Da rallegrarsi, a quanto ho capito, qui c’è poco: l’operazione “Ararat”[12], è assai probabile, sarà la prossima.

Per quel che riguarda l’operazione “Kura”, questa è stata portata avanti finché gli ufficiali russi non sono stati espulsi da Tbilisi e le autorità russe hanno chiuso le frontiere e hanno proibito di inviare in Georgia lettere e rimesse di denaro. E poi è cominciata l’espulsione di massa dei georgiani dalla Russia, accompagnata da altrettanto massicce violazioni di diritti umani.

La Georgia ha presentato un’istanza alla Corte di Strasburgo per la violazione delle basi fondamentali dell’articolo 33 della Convenzione europea per la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Dopodiché i politici russi hanno dichiarato che Tbilisi non vuole semplicemente ristabilire relazioni di buon vicinato. Gli esperti hanno scritto che alla Corte Europea per i diritti umani dal momento della sua creazione nel 1959 sono giunte solo tre istanze statali: Irlanda contro Regno Unito (1978), Danimarca contro Turchia (2000) e Cipro contro Turchia (2001). E che un tale “atto di inimicizia” testimonia “l’estremo grado di raffreddamento dei rapporti tra i due stati, quando tutti gli altri modi per trovare una lingua comune sono stati già esauriti”. Trovare una lingua comune con le persone che hanno pianificato e portato avanti l’operazione “Kura” effettivamente è difficile. Dopo i rastrellamenti polizieschi la georgianofobia è diventata semplicemente di moda. Fra l’altro si manifesta ancora una volta nella forma più volgare.

“Una bambina georgiana si guarda a lungo allo specchio e poi pensa: “E se mi radessi?”. Questa “barzelletta” – cardine del repertorio della squadra “Capoluogo di distretto” di Čeljabinsk[13], che partecipa al KVN[14] – è stata accolta con fragorosi applausi dalla sala gremita del Circolo Ufficiali di Rostov. Nella Russia contemporanea simili schifezze vengono incentivate a livello statale. In America per una “battuta” del genere si può semplicemente finire in prigione.

Anna Lebedeva
nostro corrispondente speciale

“Novaja Gazeta”, 25 giugno 2007 - http://www.novayagazeta.ru/data/2007/47/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Kura è il fiume che attraversa Tbilisi, capitale della Georgia. Nell’originale c’è un gioco di parole con kuraž, “coraggio”.

[2] Città della Russia meridionale, dal clima decisamente mite.

[3] Il diritto russo prevede esplicitamente che le perquisizioni si svolgano in presenza di testimoni imparziali.

[4] Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione degli Affari Interni), in pratica la sede della polizia di quartiere.

[5] Vydat’ na-gora significa letteralmente “estrarre da una miniera”.

[6] Patrul’no-Postovaja Služba (Servizio di Pattuglia e Controllo).

[7] Nome georgiano piuttosto comune.

[8] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni).

[9] Uomini legati a un “codice d’onore”, sorta di elite criminale russa.

[10] Moskovskij Gosudarstvennyj Universitet (Università Statale di Mosca).

[11] Colli sui quali si trova l’Università Statale detti anche Monti dei Passeri.

[12] Monte dell’Armenia, famoso anche perché, secondo la Bibbia, vi si fermò l’Arca di Noè dopo il Diluvio.

[13] Città della Russia asiatica, alle pendici degli Urali.

[14] Klub Vesëlych i Nachodčivych (Club degli Allegri e Arguti), programma televisivo in cui squadre universitarie si affrontano a colpi di barzellette, sketch, ecc.


http://matteobloggato.blogspot.com/2007/08/la-kura.html

12 agosto 2007

A proposito del nazionalismo russo (III)

Processo in corso[1]

La base d’odio è mancata sotto ai piedi[2]

Per la prima volta una giuria ha riconosciuto che il “pericolo nero”[3] è reale

Quattro giovani, che la giuria ha riconosciuto colpevoli dell’omicidio di uno studente dell’accademia di scienze forestali di san Pietroburgo, il congolese Rolland Franz Epassaka[4], avvenuto nel settembre 2005, hanno ricevuto condanne dai 7 ai 14 anni di colonia penale. Questo è il primo verdetto di colpevolezza emesso da una giuria dopo il grave caso di omicidio a sfondo nazionalistico.

Martedì il tribunale cittadino di Pietroburgo ha posto fine a questa grave storia. Con una schiacciante maggioranza di voti (10 contro 2) questa giuria ha riconosciuto Andrej Gerasimov, Jurij Gromov, Viktor Orlov e Andrej Olenev colpevoli di aver compiuto il crimine per motivi di odio nazionale e razziale. Questo distingue nettamente l’attuale verdetto dal precedente, emesso un anno fa. Allora la giuria assolse gli imputati. In seguito questa sentenza fu impugnata dalla Corte Suprema a causa di violazioni compiute nel corso del processo. Il processo fu rinviato a una nuova giuria per una revisione.
E’ curioso che, a quanto afferma la procura di Pietroburgo, alla nuova giuria non siano state presentate prove sostanzialmente nuove. Sono state semplicemente tratte conclusioni più accurate dai fatti già noti, è stato posto l’accento su alcune questioni, sono state formulate in modo più definito alcune cose. In sostanza è il primo caso in cui l’accusa in un processo per una vicenda a sfondo nazionalistico non si sfalda in tribunale. Tutti i precedenti verdetti emessi da giurie (in particolare quello dei processo per l’omicidio della bambina tagika Churšeda Sultonova e dello studente vietnamita Vu Anh Tuan) erano stati assolutori.

L’assalto a Rolland Epassaka avvenne nella tarda serata del 9 settembre 2005. Com’è stato accertato nel corso del processo, dapprima Olenev colpì la vittima alla testa con un sasso, poi tutti e quattro si gettarono sul congolese e presero a colpirlo. Gerasimov colpì lo studente con un coltello alla testa e al collo per sette volte. Dopo alcuni giorni questi morì in ospedale.

Questo processo è andato avanti sullo sfondo dell’accresciuta attività di numerosi “gruppi di supporto” degli imputati. Jurij Beljaev, noto nazionalista, giunto al processo in veste di giornalista, ha distribuito alla folla per la strada volantini a sostegno degli assassini dello studente congolese.

Gli avvocati degli imputati affermano che i loro assistiti sono innocenti. Ma alcuni rappresentanti della difesa hanno comunicato “fiduciosi” ai giornalisti che l’attuale condanna non resterà in vigore a lungo, in quanto da un giorno all’altro uno dei veri assassini di Epassaka, la cui identità è nota, andrà a fare una dichiarazione in proposito in procura, mentre gli altri tre si troverebbero già dietro le sbarre per altri reati.

Sotto testo

I nomi degli assassini non sono stati fatti, il caso è chiuso

Il tribunale di Nagatino[5] ha emesso una condanna per l’uccisione dell’antifascista Aleksandr Rjuchin

Nonostante che gli imputati fossero accusati di “teppismo”, il tribunale ha emesso condanne abbastanza serie: 4,5[6] anni per Aleksandr Šitov, cinque per Andrej Anciferov e sette per Vasilij Reuckij (tutti questi appartengono a gruppi nazionalisti).

Ricordiamo: Rjuchin fu ucciso per la strada un anno fa mentre si recava ad un concerto. Dei sei assalitori ne furono arrestati tre. Inizialmente furono accusati di omicidio, ma poi il capo di imputazione è stato cambiato in “teppismo”. I veri assassini, secondo gli inquirenti, erano i tre assalitori che non erano riusciti ad arrestare. Il procedimento penale nei loro confronti è stato posto a parte e poi è stato bloccato per l’assenza dei sospetti.

Gli stessi imputati hanno dichiarato di non aver preso parte alla rissa in cui è morto Aleksandr Rjuchin. Nel corso delle udienze solo Vasilij Reuckij ha riconosciuto in parte le proprie colpe.

La mamma del giovane ucciso non era presente alla lettura della sentenza, avendo dichiarato che gli imputati veniva processati con un capo d’imputazione “sbagliato” e che gli assassini di suo figlio sarebbero rimasti impuniti.

Gli imputati non si sono riconosciuti colpevoli. I loro avvocati sono intenzionati a ricorrere in appello.

Aleksandr Samojlov, Il’ja Vasjunin, “Novaja Gazeta”, 21.06.2007, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/45/08.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Gioco di parole. Il titolo Sud da delo si potrebbe leggere come “un processo e un caso”, ma fa riferimento all’espressione idiomatica poka sud da delo, “finché la faccenda è in corso”.

[2] Altro gioco di parole intraducibile. Quando in Russia si parla di crimini a sfondo razzista, in luogo della parola “sfondo” si usa la parola počva, “terreno”. Quello che può, metaforicamente o meno, mancare sotto i piedi…

[3] Letteralmente “bruno”, con riferimento alle camicie brune dei nazisti.

[4] La grafia di questo nome varia da articolo ad articolo. Io mi baso su quella usata nell’originale, che mi pare plausibile.

[5] Quartiere dormitorio di Mosca.

[6] Sic.



http://matteobloggato.blogspot.com/2007/08/e-uscito-un-po-di-sole-da-questo-cielo.html

06 agosto 2007

A proposito di Anna Politkovskaja (IV)

Dettagli

“Nord-Ost”[1]: dettagli ignoti dell’atto terroristico

L’FSB[2] sapeva di una possibile presa di ostaggi perlomeno da due fonti. Prosecuzione dell’indagine di Anna Politkovskaja

4 anni e 7 mesi dopo la tragedia del centro teatrale sulla Dubrovka la procura di Mosca ha interrotto le indagini sulla vicenda della presa di ostaggi “per motivi legati all’impossibilità di reperire l’imputato”. Pare che siano ricercati tali Derichan Vachaev e Chasan Zakaev. La pratica lo dimostra: questo significa una cosa sola – dimenticate, nessuno indagherà più su nulla.

I principali sospetti sono stati eliminati. L’imputato principale, secondo la versione della procura, è Šamil’ Basaev – anche per ragioni tecniche non racconterà nulla a nessuno, eppure proprio a lui è dedicata la maggior parte della letteratura che viene fatta passare per indagine. Il resto è un excursus nella storia del conflitto ceceno. Viene messa sotto accusa, su basi molto discutibili, una sola persona – Zaurbek Talchigov, che, su richiesta dei servizi segreti e in loro presenza ha conversato con i terroristi. Anche per questo l’hanno imprigionato.

Per poco meno di cinque anni è andata avanti un’imitazione di indagine. La procura non solo non ha risposto a una sola domanda inerente alla vicenda, ma ha anche impedito in qualsiasi modo di farlo agli altri: ai parenti dei morti e dei superstiti, ai giornalisti, tra cui c’era anche la nostra Anna Politkovskaja. Proprio lei era stata richiesta dai terroristi per le trattative e molte volte era entrata nel centro teatrale preso dai terroristi. E poi si era occupata dellindagine giornalistica.

Chi è Chanpaš Terkibaev

Il 26 ottobre 2002 i membri ufficiali del quartier generale per la liberazione degli ostaggi ogni ora precisava sugli schermi il numero dei morti. Quanto ai terroristi i membri ufficiali avevano determinato subito: “Tutti i terroristi sono stati eliminati”. (Perché – è un’altra questione, ci torneremo sopra.) Il numero dei terroristi uccisi fu detto più tardi – 40. Più tardi apparve la notizia che una persona che faceva parte del gruppo dei terroristi che aveva preso il centro teatrale sulla Dubrovka era viva. Anna Politkovskaja trovò questa persona. E non da qualche parte sui monti della Cecenia, ma proprio nel centro di Mosca, sul Leninskij prospekt[3], nellalbergoSputnik” (vi chiedo di fare attenzione al nome dellhotel).

Un giovane sui trent’anni, Chanpaš Terkibaev, confessò ad Anna nell’aprile 2003, cioè un anno e mezzo dopo la tragedia sulla Dubrovka che faceva effettivamente parte del gruppo di terroristi del “Nord-Ost”. Per di più dall’intervista di Anna a Terkibaev, pubblicata sulla “Novaja gazeta” veniva fuori che aveva un ruolo importante nel gruppo dei terroristi. Come scrisse Anna, un “piccolo cosacco in missione”[4], un “provocatore”. Per chi lavorava Terkibaev, fotografato insieme ad alti funzionari, in possesso di numerosi documenti di copertura, che non era possibile avere senza l’aiuto dei servizi segreti? Come ha potuto andarsene dal centro teatrale? Chi lo ha infiltrato nel gruppo dei terroristi?

Dopo aver scritto l’articolo Anna Politkovskaja cercò di convincere gli inquirenti ufficiali a interrogare Terkibaev. Non lo interrogarono. Dissero, che l’avevano cercato nell’albergo “Kosmos”[5] (?!), ma non l’avevano trovato. Eppure non si nascondeva: si incontrava con alti funzionari dell’amministrazione presidenziale, in veste di capo della delegazione parlamentare della Cecenia (dell’Ičkerija[6]) andava a Strasburgo insieme a Rogozin[7], allora presidente della commissione per gli affari internazionali della Duma di Stato[8] della Federazione Russa. Il partecipante all’atto terroristico sulla Dubrovka Terkibaev con il proprio cognome e con documenti legalmente validi dopo la tragedia del “Nord-Ost” ha girato mezzo mondo: Dubai, Turchia, Giordania, Strasburgo…

E solo per l’indagine questo importante testimone e questo partecipante alla presa degli ostaggi sulla Dubrovka era inaccessibile. Di più: non necessario. Come non necessari erano anche altri testimoni: per esempio i giornalisti della “Novaja gazeta”, che più di una volta erano entrati nel centro teatrale preso dai terroristi o che avevano parlato al telefono con i terroristi, gli ufficiali dei servizi segreti, che avevano condotto la “ripulitura”[9] della sala subito dopo l’entrata del gruppo “Al’fa”[10]. A ben vedere, ulteriori testimoni non erano necessari in generale…

Sei mesi dopo questo articolo di Anja[11] Terkibaev bighellonava alla luce del sole, per la Russia e per la Cecenia… Ma nell’ottobre 2003 è morto in uno strano incidente stradale.
Tra laltro, perché “strano”? Gli è successo quello che doveva succedere a un qualsiasi agente dei servizi segreti che sapeva troppo e aveva infranto la legge dell’omertà[12]. Lo avevano utilizzato come una siringa monouso. “L’agente non doveva mettersi a parlare – e non ci si è messo”, – scrisse Anna a questo proposito nell’articolo “Programma di difesa dai testimoni” (“Novaja gazeta” n. 96 del 22.12.2003). E ancora in quell’articolo Anna notava: “Anche il momento in cui è capitato l’incidente stradale è significativo: proprio alla vigilia del giorno in cui Terkibaev avrebbe potuto in qualche modo aprir bocca, di lui si stava interessando la CIA”. (Tra gli ostaggi nel centro teatrale è morto un cittadino USA e i servizi segreti di questo paese conducono proprie indagini sulla morte dei propri cittadini.)

Le testimonianze di Ach’’jad Bajsarov

Conosco Ach’’jad Bajsarov dall’aprile 1998. Allora fungeva da intermediario per la liberazione del ragazzo tredicenne gravemente malato Andrjuša Latypov, che era tenuto in ostaggio in Cecenia. Bajsarov Ach’’jad (da non confondere con Movladi Bajsarov, agente dell’FSB ucciso dai kadyroviani[13] nel centro di Mosca il 4 novembre dello scorso anno) chiedeva per il ragazzo 500.000 dollari USA. Riuscimmo a strappare Andrjuša ai banditi senza che fosse pagato un riscatto e Ach’’jad Bajsarov ben presto fu condannato per il rapimento di un imprenditore armeno. La condanna fu lieve. E alla vigilia del “Nord-Ost” Bajsarov viveva libero a Mosca.

Perché parliamo di questo personaggio? Perché ci sono testimonianze: alla vigilia della presa degli ostaggi sulla Dubrovka Ach’’jad Bajsarov avvertì la dirigenza dell’FSB russo[14] che si stava preparando un atto terroristico. Non ci furono reazioni. Non fu forse perché tra i terroristi c’era già un loro uomo – Terkibaev – e qualcuno preparava i buchi sotto la decorazione, sperando che tutto fosse sotto controllo? Fra l’altro, ricevette comunque la decorazione e la Stella degli Eroi[15].

E per quel che riguarda Ach’’jad Bajsarov, bandito, che ha scontato una condanna minima per uno dei suoi crimini più gravi e non per aver trattato il riscatto di un bambino rapito, anch’egli è scomparso, come Terkibaev. Della sua sorte non sanno nulla neanche i suoi ex padroni di casa – un tempo uomini di alto rango delle forze armate cecene, in stretto contatto con i servizi segreti russi.

Apti Batalov. Una telefonata da Londra

La sera di sabato 7 ottobre 2006 è stato uno dei momenti più terribili per i collaboratori della “Novaja gazeta”. La Politkovskaja è stata uccisa. In redazione sono al lavoro gli uomini della procura e gli investigatori della polizia, il telefono è rovente[16]. A tarda sera arriva una telefonata da Londra. Chiama Apti Batalov, che negli anni 1994-1996 fu comandante in campo, poi per alcuni mesi del ‘97 capo del DGB (departament gosbesopasnosti)[17] dellIčkerija, e dalla seconda metà del 1997 a settembre 1999 capo dellapparato del presidente della Repubblica di Ičkerija Aslan Maschadov.

“Voglio fare una dichiarazione, – dice Apti, – alcuni anni fa incontrai Anna a Londra e le detti del materiale su un atto terroristico che si stava preparando a Mosca per l’ottobre 2002. E circa un mese fa avrebbero dovuto darle una cassetta con materiale video su chi e come aveva preparato la presa degli ostaggi nel centro teatrale. Indagando sul caso Politkovskaja, dovete tener conto di questo”.

Qualche tempo dopo questa telefonata Batalov ci fece pervenire il testo di questo materiale che, come dichiarò, aveva dato alla Politkovskaja nell’estate 2003.

Batalov testimonia che il suo amico e compagno d’armi ancora al tempo della prima campagna cecena[18] Lema Dagalaev fu convinto a diventare un doppiogiochista dal colonnello dell’FSB Arkadij (Igor’?) Dranec* con la collaborazione di Chanpaš Terbikaev. Dagalaev ha testimoniato in proposito nel marzo 2002 in una videocassetta (in presenza di Batalov), dove racconta del piano, a cui hanno preso parte attiva lui (Dagalaev) e Terbikaev, per andare a Mosca e prendere un’istituzione governativa. E mostra i lasciapassare speciali emessi dall’FSB. Qualche giorno dopo questa videoregistrazione Dagalaev muore in un incidente stradale.

Batalov è stato interrogato sui suoi contatti con Dagalaev presso l’FSB della provincia di Naurskaja in Cecenia. Il 23 marzo Apti Batalov fuggì in Inghilterra dopo aver nascosto la videocassetta con la registrazione della testimonianza di Dagalaev. E proprio questa cassetta, come dichiara Batalov, voleva inviare alla Politkovskaja. A quanto ci è noto, Anna non ha ricevuto la cassetta.

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* Il colonnello Dranec[19] non è una figura inventata, ma reale. E’ un ufficiale che si è occupato a lungo della Cecenia. Proprio questi viene ricordato in una lettera aperta che sarebbe stata scritta da ex membri della banda dell’agente dell’FSB Movladi Bajsarov, ucciso nell’autunno dello scorso anno a Mosca, come l’uomo che teneva i contatti con loro a Mosca.

Vjačeslav Izmajlov

07.06.2007, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/42/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] “Nord-Est”, titolo del musical in scena al teatro di Dubrovka al momento dell’irruzione dei terroristi ceceni.

[2] Federal’naja Služba Besopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), i servizi segreti russi.

[3] Grande arteria moscovita dedicata a Lenin (il corsivo è mio).

[4] Così nel film Neulovimye mstiteli (“I vendicatori inafferrabili” – una sorta di western sovietico) il capo di un gruppo di banditi chiama un suo uomo che sospetta – a ragione – essere una spia. L’espressione è divenuta proverbiale.

[5] “Cosmo”. Come dire “ci sei o ci fai?”…

[6] Nome dato alla Cecenia dagli indipendentisti.

[7] Dmitrij Olegovič Rogozin, politico russo di idee fortemente nazionaliste.

[8] La precisazione è necessaria in quanto ogni assemblea parlamentare (anche a livello cittadino) è chiamata Duma.

[9] Non a caso qui si usa il termine začistka, con cui si definiscono le “operazioni di pulizia” durante le quali in Cecenia moltissime persone vengono portate via da uomini armati non identificati e spariscono.

[10] “Alfa”, gruppo di “teste di cuoio” russe che entro nel teatro sulla Dubrovka spruzzando gas micidiali che uccisero 127 (o forse più) ostaggi insieme ai terroristi.

[11] Diminutivo di Anna.

[12] I russi usano in questo senso il termine italiano con l’accento sbagliato, pronunciandolo omèrta

[13] Gli uomini dell’esercito personale dei Kadyrov (passati in eredità dal padre Achmat al figlio Ramzan), noti per la loro ferocia (il corsivo è mio).

[14] L’FSB ha una miriade di sedi locali. Qui va intesa la sezione della Russia propriamente detta.

[15] Cioè il titolo di “Eroe della Federazione Russa”, di cui si fregia fra gli altri Ramzan Kadyrov…

[16] Letteralmente “esplode”.

[17] Più precisamente Departament Gosudarstvennoj Besopasnosti (Dipartimento Sicurezza Statale).

[18] La “prima guerra cecena”, iniziata nel 1994 e terminata nel 1996 con un armistizio.

[19] Il cognome potrebbe davvero sembrare inventato. Deriva da drat’ (“stracciare, fare a pezzi”). Nel russo parlato in Siberia dranec viene chiamato chi viene sbranato da un orso…


http://matteobloggato.blogspot.com/2007/08/dubrovka-doppi-e-tripli-giochi.html

A proposito di Anna Politkovskaja (III)

Una faccenda personale

Il presidente dell’URSS ha presentato un libro di Anna Politkovskaja

In Russia è edito per la prima volta

Za čto[1]. Proprio così è scritto sulla copertina del libro di Anna Politkovskaja, uscito postumo. “Za čto” – fra virgolette, ma senza punto interrogativo. “Za čto” è il primo libro di Anna Politkovskaja uscito in Russia.

Mille pagine. Una documentazione fotografica unica… Ricordi degli amici d’infanzia, dei familiari, degli amici e dei colleghi. Nel libro sono raccolti articoli di Anna Politkovskaja – indagini sulle esecuzioni extragiudiziali in Cecenia, indagini su persone scomparse senza lasciare traccia dopo essere state arrestate da uomini delle forze armate. Il “Nord-Ost[2]. Beslan.

Ma questo non è tutto ciò a cui è dedicato il libro. Anna Politkovskaja scriveva anche tutt’altri testi – sul tango argentino, sul proprio cane, sulle ultime nozze regali del XX secolo, su un viaggio ai confini del mondo, su Parigi…

In occasione della presentazione del libro alla fondazione Gorbačëv si sono ritrovati gli amici di Anna, i suoi colleghi, i suoi lettori. La presentazione è stata aperta dal presidente dell’Unione Sovietica Michail Gorbačëv.

Hanno parlato di che giornalista e che compagna era Anna, di come la redazione vive senza di lei. Del fatto che i suoi libri sono già usciti, ma solo all’estero. “Za čto” è il primo libro uscito in Russia.

Un libro che è diventato un bestseller prima di essere pubblicato.

Vera Čeliščeva

04.06.2007, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/41/07.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] “Perché” (il corsivo è mio).

[2] “Nord-Est”, titolo del musical che andava in scena nel teatro di Dubrovka quando gli spettatori furono presi in ostaggio dai terroristi ceceni.


http://matteobloggato.blogspot.com/2007/08/perch.html

04 agosto 2007

A proposito della situazione militare della Russia (II)

Esercito a richiesta[1]

Nuovi divertimenti aziendali: volare su un caccia, sparare da un carro armato e ascoltare l’inno eseguito dall’ensemble Aleksandrov[2] (solista – il direttore della vostra azienda)

Allinizio pensavamo di scherzare. Preparando i festeggiamenti per il compleanno della “Novaja gazeta”, ritenevamo che non sarebbe stato male organizzare la giornata del turismo militare. Avevamo persino pensato un programma:

Un razzo Bulava[3] garantisce l’invio degli inviti.

— I “Russian Knights”[4] scrivono nell’aria il nome dell’azienda.

— L’ensemble di canto e danza Aleksandrov esegue l’inno aziendale.

— Un reggimento composito delle VDV[5] organizza spettacolari esibizioni con rottura di mattoni sulla testa di chiunque lo desideri.

— Il top management può portare in giro una valigetta atomica.

Ma poi abbiamo pensato: ma davvero tutto questo è possibile? E ci siamo messi a telefonare alle istituzioni militari, presentandoci come segretari di una piccola compagnia petrolifera.

Si è chiarito che tutto questo è possibile. E perfino per relativamente pochi soldi… Cosicché se avete soldi e non sapete come organizzare una festa – rivolgetevi ai reparti del ministero della Difesa.

ИТАР-ТАСС

Le pattuglie acrobatiche “Rus’”[6] e “Russian Knights”

Il fondo di sostegno dell’aviazione “Russkie Vitjazi”, a quanto dice il sito ufficiale, “realizza programmi per l’intervento della pattuglia acrobatica “Russkie Vitjazi” in iniziative di tipo sociale, tecnico o in presentazioni… collabora all’allestimento di esibizioni spettacolari”.

Il direttore del fondo Jurij Michajlovič Želtonogin era propenso a collaborare subito:

- Ci occupiamo spesso di feste aziendali. C’è stata l’Ingosstrach[7], la Rosgosstrach[8], la TNK[9], la Omega Metall[10]...

Nel programma della festa aziendale ci sono: lo spettacolo aeronautico dei Russian Knights o della pattuglia acrobatica Rus’ (a scelta), un volo in elicottero, lanci con il paracadute in coppia con un istruttore e un banchetto.

- Ma quanti siete?

- Circa trecento.

- Oh, c…[11] E io pensavo sui 30. Allora non ci sarà modo di far volare tutti.

Ci mettiamo d’accordo: volerà il top management, con gli altri collaboratori ce la caveremo con lo spettacolo aeronautico. I voli di esibizione si svolgeranno sopra l’aeroporto a Kubinka[12], sono pronti a chiuderlo agli estranei per tutto il giorno. I tavoli da banchetto sotto la tenda sono già pronti, si può ordinare il menù sul posto ($10 a persona) o invitare la propria compagnia di catering (che organizza i buffet in trasferta). Il tragitto con gli elicotteri Mi-8[13], Мi-2[14] o Gazelle[15], con gli aerei An-2[16] e Morava[17] si può organizzare liberamente: si può volare su tutta la regione di Mosca, spingersi fino a Borodino[18] (“Là ci sono certi bei paesaggi!”). Si può passare lungo l’MKAD[19].

Le manovre acrobatiche che ci mostrano sono compiute su aerei sportivi (ci hanno promesso gli Jak-32[20]). Volano ex piloti della squadra dei Knights. Dopo lo spettacolo aeronautico i piloti possono unirsi al banchetto.

Si può chiamare la squadra titolare dei Russian Knights, ma non è per le nostre tasche. “Non sono per le tasche di nessuno. Per un aereo ci vogliono 70.000 dollari”, – spiega Želtonogin. Ma invitare la pattuglia acrobatica Rus’ si può e per l’esibizione di tre Il-39[21] ce la caviamo con 10.000 dollari.

Il costo dello spettacolo aeronautico con banchetto e voli va da ottomila a ventimila dollari. Per una festa aziendale è un prezzo medio: metà del cachet di Vèrka Serdjučka[22].

Museo storico-militare dell’armamentario e della tecnica dei mezzi blindati

- E poi possiamo portarvi al museo dei carri armati di Kubinka! - Jurij Michajlovič non vuole perdere un cliente.

- Beh, il museo… – ho detto dubbioso.

- Adesso è chiuso per restauri, altrimenti non ci andreste! – ha detto con aria da tentatore Želtonogin. – Ma per voi lo apriamo in via eccezionale e vi mostriamo tutto.

- E si può andare sui mezzi?

Želtonogin si è messo a pensare.

- No, nel museo non si può… Ma vi portiamo un carro armato direttamente al banchetto!

Lo schema, come ha spiegato Želtonogin, è il seguente: di giorno, davanti agli occhi di tutti, un vero carro armato dei tempi della Seconda Guerra Mondiale viene portato fuori dal museo. Quale di preciso, per ora non si sa: dipende da quali carri armati funzionano adesso e “da altre circostanze”. Più probabilmente, ha ipotizzato Jurij Michajlovič, ci toccherà un Т-38 “Praga”, fatto nella Repubblica Ceca[23] per il Terzo Reich o una BMP (boevaja mašina pechoty[24]). Su questi si potrà andare in giro (“Anche tutti, però a turno!”) e sparare. Molto, a dire il vero, non si spara: il prezzo di un colpo a salve è di $300. “Inoltre l’apertura della festa si può fare in modo solenne: il vostro direttore siede nel carro armato, spara…” – immagina Jurij Michajlovič.
Il prezzo del carro armato comprensivo di consegna è qualcosa come $1500-2500.


Le truppe scelte aviotrasportate

- Ma come si fa per vedere un’esibizione dei vostri soldati? Il 45° reggimento, per esempio? – durante la conversazione con il colonnello Čerednik, addetto stampa delle VDV mi presento come giornalista e perciò la prendo larga.

- Venga, abbiamo delle videoregistrazioni. O venga nei giorni di “porte aperte”. Può anche mandare un fotografo.

- Ma come abbiamo sentito dire i ragazzi si esibiscono a ogni tipo di festa? Anche aziendali

- Beh, si esibiscono. Alla festa del “Moskovskij Komsomolec”[25], per esempio. Perché siamo amici.

- Ma al di fuori dellamicizia?

- C’è qualcosa che non mi avete detto, – il colonnello Čerednik tace. – Voi, probabilmente, dovete organizzare una festa aziendale? – si illumina.

- Beh, come dire…

- Ma perché non l’ha detto subito? Si può, si può organizzare, la “Novaja Gazeta”, pare, non ha scritto male delle VDV.

- Ma quali sono i costi, per esempio?

- Per soldi non si fa nulla, – il colonnello è inflessibile e io penso di aver trovato l’unico corpo incorruttibile dell’esercito, – perché i soldi, – prosegue Čerednik, – sono corruzione di pubblico ufficiale. Ma se comprate un televisore per la compagnia, allora non è già più corruzione, ma il sostegno di uno sponsor e un’esibizione per uno sponsor è semplicemente il nostro eno-orme ringraziamento da soldati.

Spieghiamoci: per i propri televisori, computer e fotocopiatrici i reggimenti delle VDV hanno già detto grazie agli ex militari delle truppe scelte che se ne sono andati per darsi agli affari. A seconda delle attuali necessità tecniche il famoso 45° reggimento delle VDV può organizzare esibizioni spettacolari di 10-20 minuti. Le esibizioni comprendono: sparatorie a salve con armi automatiche, esplosioni di petardi, combattimenti (all’arma bianca, con coltelli e bastoni), combattimenti inscenati con uno o due avversari, l’imitazione dell’attacco a una guardia e a un convoglio e anche la rottura di mattoni e bottiglie con la testa e altre parti del corpo.

Tutto quello che serve è uno spazio di 10 o 15 metri e una lettera al comandante delle VDV, il generale di corpo d’armata Kolmakov.

Il colonnello Čerednik ha accuratamente aggirato le domande sul costo preciso dell’esibizione, sottolineando, tuttavia, che non sarà alto: “Il televisore per la compagnia costa seimila rubli[26]. Per voi non sono molti soldi, ma per i soldati è una spesa inaffrontabile. La loro paga è di 400 rubli[27] e con quella vogliono anche comprarsi i pirožki[28]”.

- In effetti non molto tempo fa abbiamo organizzato un’esibizione spettacolare in una scuola in occasione di un concorso di disegno per bambini – ci ha reso partecipi il colonnello. – Ma voi chiamerete la televisione alla vostra festa ? – ha voluto sapere all’improvviso.

- E sul giornale ne scriverete? Bene. Se ne scriverete. In effetti dobbiamo anche mostrare, che le VDV sono vive!

Ensemble accademico di canto e danza Aleksandrov dell’esercito russo

- Vi serve un coro, un’orchestra o un balletto? – Viktor Grigor’evič Kadinov, amministratore principale dell’ensemble, era affabile. – Tutto ? Non ci sono problemi. Abbiamo 130 persone. Potete venire nella nostra sala da concerti, possiamo venire da voi. Ci siamo esibiti a feste aziendali, nel Maneggio[29] e nel Museo Puškin[30].

- Ma a Kubinka venite? Noi andremo in giro sui carri armati là.

- Certamente, solo che degli autobus per gli artisti dovrete occuparvi voi.

L’esibizione del coro, del balletto e dell’orchestra dura in media due ore e mezza, ma quando ho comunicato che la nostra festa si prolungherà per due giorni, Viktor Grigor’evič ha accondisceso con facilità a un’esibizione dell’ensemble per due giorni.

Il repertorio viene stabilito in anticipo. L’ensemble può eseguire sia canti militari, sia pezzi classici, sia romanze. Si può invitare gli artisti ad unirsi al banchetto e i partecipanti alla festa ad unirsi agli artisti: neanche all’idea che il nostro direttore generale cantasse con il coro (“non è certo Placido Domingo, ma è un baritono niente male”) Viktor Grigor’evič si è opposto. I colleghi hanno proposto di chiedere quanto si dovrebbe pagare in più, perché i coristi si esibissero con le pinne ai piedi (e se l’azienda del committente vendesse equipaggiamento per subacquei?), ma non ne abbiamo avuto il coraggio: sono comunque militari…

Il costo medio del concerto è sui 150.000 rubli (“Ci mettiamo d’accordo. Entro limiti ragionevoli”).

- Solo che questo non comprende il vitto. Voi sapete che spetta a voi occuparvi del vitto. – si è preoccupato Viktor Grigor’evič.

- Ma le immagini della vostra esibizione possono essere utilizzate per il nostro calendario aziendale? E si può registrare un video?

- Sì, certo! Venite, questo non si fa per telefono. Scrivete solo una dichiarazione per il direttore dell’ensemble.

- Dunque tutto è fatto ufficialmente attraverso l’amministrazione militare?

- Ma certo!

Il nostro conto

- Ordinare un carro armato............$1500-2500
- Invitare la pattuglia acrobatica
Rus’ (per tre aerei).....$10000
- Invitare la pattuglia acrobatica
Russian Knights..................$70000
(per 1 aereo)
- Invitare il 45° reggimento
delle VDV.....televisore in caserma ($250)
- Invitare l’ensemble
Aleksandrov..............
от $6000

Сотрудники "Новой" на палубе теплохода «Денис Давыдов» P.S. La festa della “Novaja gazeta” si è svolta in modo pacifista: i carri armati non hanno sparato, nessuno ha rotto mattoni con la testa. Il 24 maggio il collettivo della “Novaja gazeta” ha festeggiato (in ritardo) il tredicesimo compleanno del giornale con una gita sul civile e assai pacifico battello “Denis Davydov”[31] sul canale Moscova-Volga. Lo show delle truppe scelte è stato sostituito da un bagno nel fiume e i voli dei caccia sono stati sostituiti da quelli degli aerei che volavano bassi in partenza da Šeremet’evo[32]. La gita si è conclusa con una partita di calcio “Novaja gazeta” contro “Novaja gazeta”. Ce la siamo cavata senza “Kalinka” cantata dal coro Aleksandrov, mentre la “Pesnja pro zajcev”[33] in versione karaoke è stata eseguita tre volte.

Sottotesto

“Basta che non si esibiscano in zona per i fratellini”

Come è stato spiegato alla “Novaja gazeta” nell’ufficio stampa del ministero della Difesa, l’esercito non può prestare nessun servizio di tipo ricreativo. L’ensemble Aleksandrov ha diritto a una propria attività commerciale, purché non diverga dalle posizioni delle istituzioni del ministero della Difesa. Citando l’addetto dell’ufficio stampa, “basta che non si esibiscano in zona per i fratellini”.

“Se volete invitare uomini delle truppe scelte alla festa del giornale, questo si può fare. Ma se si tratta di esibirsi per soldi a una festa aziendale – non si può fare. Oppure sono rimasto proprio indietro”, – ha spiegato l’addetto dell’ufficio stampa. E ci ha assicurato, che se ci fossimo rivolti alla divisione Kantemirovskaja[34] o alla flotta Settentrionale, non avremmo avuto né un carro armato né un sottomarino atomico.

Il museo storico-militare di Kubinka è un’impresa unitaria e questa, come i Russian Knights, ha un suo statuto, che permette di svolgere un’attività commerciale, anche se è incomprensibile perché questo statuto non corrisponda alla legge “Sullo status dei militari”[35], che proibisce loro di svolgere un’attività commerciale.


Cosa non abbiamo comprato dall’esercito
ALCUNI FATTI DELLA VITA
DEI REPARTI DEL MINISTERO DELLA DIFESA

- Un soldato delle truppe interne del ministero degli Interni, di stanza a San Pietroburgo, è stato costretto a prostituirsi. Come ha dichiarato a febbraio di quest’anno uno dei commilitoni della vittima, i suoi clienti erano banchieri e ufficiali e, pare, anche colonnelli dell’FSB[36] e generali in congedo. Il comando del reparto nega tutto. Come afferma il co-presidente dell’organizzazione per la difesa dei diritti umani “Madri dei soldati di Pietroburgo” Èlla Poljakova, la prostituzione dei soldati del reparto era un fenomeno su grande scala.

- Nell’estate del 2006 il comandante del reparto n. 48432 dell’esercito Nasim Nazarov ha ceduto il caporale Andrei Rudenko a un imprenditore locale per 65.000 rubli[37]. Secondo quanto è emerso dall’indagine, per più di un mese il soldato è stato impiegato in lavori di costruzione. A metà agosto, non lontano dal luogo di lavoro, il soldato è incorso in un DTP[38], a causa del quale ha perso in parte la vista e ha subito fratture gravi a entrambe le gambe. Non si è riusciti a nascondere il fatto, Nasim Nazarov ha ammesso di aver venduto il soldato, ma è stato condannato a un anno di prigione con la condizionale.

Di quanti soldati vengano venduti come schiavi parla anche solo il fatto che quest’inverno Sergej Ivanov[39] ha promesso di congedare 20 generali che hanno preso parte a questi traffici: quei pochi del cui “business” si è saputo. Nel 2006 per aver costretto a fare lavori non inerenti al servizio militare sono stati congedati tre generali. Contro 50 ufficiali sono stati aperti procedimenti penali.

- A metà aprile nella scuola superiore militare di artiglieria di Ekaterinburg[40] il direttore del poligono, il maggiore Aleksandr Lisovoj e il direttore del magazzino dell’armamentario missilistico e di artiglieria, il sottotenente Vladimir Kireevskij sono stati arrestati perché sospettati di avere organizzato delle sparatorie e un commercio di armi e munizioni. Questi avrebbero proposto (come armi con cui sparare o come armi da acquistare) pistole Makarov[41], lanciagranate, mitragliatori Kalašnikov e carabine Mosin[42]. Le agenzie di informazioni parlano continuamente di casi di militari che mettono in vendita armi da guerra, proiettili e materiale tecnico. Un BTR[43] usato, per esempio, viene proposto su Internet per 14.000 dollari.

Materiale preparato da
Elena L’vova

31.05.2007, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/color20/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Po vyzovu può significare sia “a richiesta” sia “su chiamata” (cioè “di leva”). Il gioco di parole è impossibile da tradurre.

[2] L’ensemble, composto da militari, che esegue canti e danze tradizionali e classici russi intitolato ad Aleksandr Vasil’evič Aleksandrov (autore della musica dell’inno nazionale sovietico, che, con un testo diverso, è divenuto l’inno nazionale russo).

[3] “Mazza” o “scettro”, simbolo del potere di un sovrano o di un condottiero. Bulava è il nome di un missile balistico russo lanciato dai sottomarini.

[4] “Cavalieri russi” (in russo Russkie Vitjazi), nome con cui è nota all’estero la pattuglia acrobatica della Federazione Russa.

[5] Vozdušno-Desantnye Vojska (Truppe Scelte Aviotrasportate).

[6] Rus’ è l’antico nome russo della Russia (quello moderno è Rossija). La pattuglia Rus’ è meno nota dei Russian Knights.

[7] INostrannoe GOSudarstvennoe STRACHovanie (Assicurazioni Statali per l’estero), cioè le ex assicurazioni di Stato sovietiche per l’estero.

[8] ROSsijskaja GOSudarstvennaja STRACHovaja kompanija (Compagnia Assicurativa Statale Russa).

[9] Tjumenskaja Neftjanaja Kompanija (Compagnia Petrolifera di Tjumen’).

[10] “Omega Metallo”, grande compagnia metallurgica russa.

[11] Nell’originale ë, prima lettera della più terribile imprecazione russa ëb tvoju mat’ (f… tua madre) e delle espressioni eufemistiche con cui viene sostituita.

[12] Cittadina a circa 60 km da Mosca, sede di un museo storico-militare.

[13] Elicottero da trasporto costruito nella fabbrica dedicata a Michail Leont’evič Mil’, il più importante ingegnere aeronautico sovietico.

[14] Elicottero leggero della stessa fabbrica.

[15] Elicottero di fabbricazione francese.

[16] Biplano Antonov a elica.

[17] Piccolo aereo a elica di fabbricazione ceca.

[18] Villaggio a circa 120 km da Mosca passato alla storia per la battaglia che oppose le truppe napoleoniche a quelle russe nel 1812.

[19] Moskovskaja Kol’cevaja Avtomobil’naja Doroga (AutoStrada Circolare Moscovita), sorta di “Grande Raccordo Anulare di Mosca”).

[20] Piccoli aerei costruiti dalla fabbrica Jakovlev.

[21] Aerei Il’jušin.

[22] Nome d’arte di Andrij Mychajlovyč Danylko, sorta di Platinette ucraina.

[23] Notare l’anacronismo.

[24] “Macchina da Guerra di Fanteria” (il corsivo è mio).

[25] “Il Komsomolec Moscovita”, un tempo organo dell’Unione della Gioventù Comunista – la cui sigla russa è Komsomol e i cui membri erano detti komsomol’cy –, adesso giornale popolare di basso livello.

[26] Circa 170 euro.

[27] 11-12 euro.

[28] Sorta di ravioli con ripieno sia dolce sia salato. Non so però se intenda dire altro…

[29] Edificio ottocentesco nel centro di Mosca un tempo adibito ad esibizioni equestri ed ora sede di mostre.

[30] Importante museo di Mosca.

[31] Denis Vasil’evič Davydov era però un condottiero militare, che prese parte alla battaglia di Borodino.

[32] Il principale aeroporto moscovita.

[33] “Canzone delle lepri”, colonna sonora di un celebre film commedia sovietico degli anni ’60, Brilliantovaja ruka (Il braccio di diamanti).

[34] Divisione di carristi così chiamata in memoria della battaglia di Kantemirovka (cittadina della Russia meridionale) durante la Seconda Guerra Mondiale.

[35] Le leggi russe non si identificano con un numero, ma con un titolo che ne esprime il contenuto.

[36] Federal’naja Služba Besopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), i servizi segreti russi.

[37] Circa 1860 euro.

[38] Dorožno-Transportnoe Proisšestvie (Evento di Trasporto Stradale), nome burocratico degli incidenti stradali.

[39] Sergej Borisovič Ivanov, allora ministro della Difesa, ora primo vice-premier e possibile “erede” di Putin.

[40] Città alle pendici degli Urali, nella Russia asiatica.

[41] Armi semiautomatiche di fabbricazione sovietica.

[42] Fucili della fabbrica fondata dall’ufficiale zarista Sergej Ivanovič Mosin.

[43] BroneTankovyj Rezerv (Riserva Mezzi Blindati), sigla che contraddistingue i mezzi blindati russi.


http://matteobloggato.blogspot.com/2007/07/un-esercito
-spettacolo-o-un-esercito-in_30.html