27 novembre 2006

A proposito di Beslan (I)

BESLAN: 10 DOMANDE A CUI NON C’E’ RISPOSTA.

Inchiesta delle “Izvestija”.

1. Si poteva prevenire la presa della scuola? 2. Quanti guerriglieri hanno preso la scuola? Qualcuno è riuscito a scappare dalla scuola dopo il blitz? 3. C’erano armi nascoste in precedenza nella scuola? 4. Perché i guerriglieri hanno fatto un’eccezione per Aušev? 5. Perché il tetto della palestra ha preso fuoco? 6. Quante volte hanno sparato i carri armati e in quale direzione? 7. Perché sono esplose le bombe nella palestra? 8. Che cosa ha causato la morte degli ostaggi? 9. Il blitz del 3 settembre era stato pianificato? 10. Sarebbe stata possibile una fuga “pacifica” dei terroristi[1]?

1. Si poteva prevenire la presa della scuola?

Sull’atto terroristico di Beslan hanno preso a circolare molte voci. Così, secondo una di queste, del futuro sequestro avrebbe parlato ai servizi segreti un guerrigliero arrestato in Cecenia il 1 settembre al mattino presto. Avrebbe indicato anche il luogo preciso. Alla festa d’inizio anno scolastico[2] nella prima scuola[3] di Beslan mancava ancora qualche ora.

Il vice procuratore generale della Federazione Russa Nikolaj Šepel’, che cura l’inchiesta sulla tragedia di Beslan definisce tali notizie non degne di fede. “In effetti in quel periodo fu arrestato in Cecenia un uomo che apparteneva ad una formazione armata illegale – ha detto il vice procuratore. – Ma non ha fatto dichiarazioni su un atto terroristico a Beslan”.

In verità è noto un altro fatto: i ministeri della Difesa dell’Ossezia Settentrionale e dell’Inguscezia[4] avevano dato notizia di un possibile intervento di terroristi nel “giorno della conoscenza”.

La direzione della polizia di entrambe le repubbliche aveva dato precise istruzioni all’ROVD[5] della provincia Pravoberežnyj[6] in Ossezia e a quello di Malgobek in Inguscezia per prevenire questo intervento. Ma gli ordini furono ignorati.

“La scuola n. 1, in cui sono morti i nostri bambini, è letteralmente di fronte all’edificio dell’ROVD – dice Zalina Guburova, madre di uno degli ostaggi uccisi. – Ma i poliziotti durante la presa della scuola non hanno minimamente contrastato i banditi. Come ci hanno detto più tardi, dopo la segnalazione dell’attacco dei terroristi gli ci è voluta un’ora per trovare la chiave del deposito delle armi”.

A parte questo, si è rivelato fatale l’ordine di togliere il drappello della GAI[7] dalle mura della scuola la mattina del 1 settembre. “Passo davanti a questa scuola da 18 anni – dice Al’ma Tokaeva, madre di uno degli uccisi. – Il primo giorno di scuola là c’era sempre un drappello di polizia con una macchina. L’anno scorso per la prima volta non c’era. All’ROVD hanno spiegato che il presidente Dzasochov quel giorno si preparava ad andare nella repubblica di Cabardia e Balcaria[8] e il drappello era stato trasferito sull’autostrada Kavkaz[9] A quanto sono venute a sapere le Izvestija, il drappello era armato di due mitragliatori automatici Kalašnikov e avrebbe potuto dar battaglia ai banditi. Di conseguenza i terroristi non avrebbero potuto giovarsi dell’effetto sorpresa.

Adesso contro il capo dell’ROVD di Malgobek (dal territorio di questa provincia è giunta la banda di Chučbarov[10]) e il suo vice sono stati intentati procedimenti penali per un negligente adempimento del proprio dovere cagionante la morte di due o più persone[11].Tali procedimenti sono stati intentati anche nei confronti del capo dell’ROVD della provincia Pravoberežnyj e i suoi vice.

2. Quanti guerriglieri hanno preso la scuola?

Nikolaj Šepel’, che rappresenta la pubblica accusa al processo contro il terrorista Nurpaša Kulaev[12], afferma che fossero 32. Lo stesso Kulaev l’ha confermato nei primi giorni del processo. A dir suo, che tale era il numero di terroristi gli sarebbe stato comunicato prima della partenza per Beslan dal capo della banda Polkovnik[13]. Tuttavia Kulaev ha un po’ cambiato la sua posizione: “Quando siamo andati di corsa dalla macchina alla scuola, dal suo tetto già sparavano. Quando ci trovavamo nella scuola stessa, al secondo piano (dove si trovava il quartier generale dei banditi – nota delle Izvestija) non mi facevano entrare. Quanti guerriglieri c’erano là non so”.

Gli ostaggi affermano di ricordare tra i guerriglieri un certo Ali, che poi è scomparso e non è stato trovato tra gli uccisi. Dicono che insieme ai guerriglieri in tuta mimetica il 1 settembre nella scuola hanno visto dei guerriglieri con lunghe vesti, di cui Kulaev non sa nulla. “La sera del 2 settembre abbiamo percepito che tra i guerriglieri qualcosa non andava secondo i piani – dice l’ex ostaggio Inga Charipova. – Erano nervosi, discutevano tra loro di qualcosa. Molti si erano rivestiti in abiti civili ed erano già sbarbati”.

Nikolaj Šepel’ è a conoscenza di questi preparativi, ma esclude che i terroristi pensassero a fuggire. E’ convinto che quelli che hanno tentato di farlo siano stati eliminati. Tuttavia la partecipazione al salvataggio degli ostaggi di numerosi civili costringe a dubitare di questo. Nella confusione che si era creata un terrorista rivestito in abiti civili con un bambino ferito in braccio poteva benissimo passare attraverso il fluido cordone di sicurezza.

Lo stesso Šepel’ conferma che c’era almeno un complice dei terroristi fuori dalla scuola: “E’ un correttore, che informava i banditi di ciò che accadeva intorno alla scuola, compresi gli spostamenti dei militari. Adesso è ricercato”.

3. C’erano armi nascoste in precedenza nella scuola?

Di questo quelli che stavano fuori dal cordone di sicurezza parlavano già la sera del 1 settembre. Perfino il capo del quartier generale per l’operazione antiterroristica, il capo dell’FSB[14] dell’Ossezia Settentrionale Valerij Andreev ha dichiarato in televisione che ci sarebbero state delle armi nascoste sotto i pavimenti della scuola.

Subito dopo la liberazione degli ostaggi l’autore di queste righe[15] tentò di trovare i “numerosi testimoni” del ritrovamento dell’arsenale nei sotterranei della scuola. E’ emerso che in effetti c’erano molti testimoni dell’apertura dei pavimenti, ma non erano stati notate armi da fuoco né granate. Esclusa una bambina, che avrebbe visto un arsenale. Ma le era risultato impossibile esaudire la richiesta del corrispondente di definire ciò che aveva visto e il padre, che non era stato preso in ostaggio, era venuto in suo soccorso…

Degli oltre 800 ex ostaggi interrogati solo un ragazzo di 11 anni continua ad insistere di aver visto personalmente un arsenale. Ma Nikolaj Šepel’ ritiene che i dati raccolti non confermino la sua deposizione. I sostenitori della versione assicuravano che la gente aveva paura di dir tutta la verità, ma che certamente avrebbero parlato al processo. Finora non l’hanno fatto. Adesso il comitato delle madri di Beslan ripone le proprie speranze nei futuri interrogatori dei bambini, che “a differenza degli adulti non si metteranno a fare i furbi”. Ma la logica elementare suggerisce che per la banda di Chučbarov sarebbe stato molto più facile portare con se le armi con cui prendere quella scuola, che il 1 settembre si rivelava accessibile.

In effetti i banditi aprirono i pavimenti, ma non cercavano armi, cercavano un sotterraneo, temendo un blitz come nel Centro teatrale di Dubrovka[16]. Distrussero anche i pavimenti dei piani superiori – avevano bisogno di assi per barricare le finestre. Anche l’imputato Kulaev ha dichiarato al processo: “Avevamo tutte le armi con noi”.

4. Perché i guerriglieri hanno fatto un’eccezione per Aušev?

I guerriglieri, che chiedevano di parlare solo con Dzasochov, Zjazikov[17] e Rošal’[18] (fra l’altro contemporaneamente) e che non permettevano ad alcuno di avvicinarsi, hanno fatto un’eccezione per l’ex presidente dell’Inguscezia. Ancora a settembre si era diffusa una versione, secondo cui tra i terroristi c’era un parente o un buon conoscente di Aušev. Ma lo stesso generale ha respinto queste supposizioni durante una delle conferenze stampa. E’ noto che i terroristi acconsentirono che avesse il ruolo di mediatore il 2 settembre, facendo insieme al suo il nome del consigliere del presidente della Federazione Russa Aslambek Aslachanov. Tuttavia i guerriglieri fecero entrare Aušev senza aspettare l’arrivo del consigliere del presidente.

Il capo della commissione parlamentare d’indagine sull’atto terroristico Aleksandr Toršin, in un intervista pubblicata sulle Izvestija (numero del 19 agosto) ha dichiarato: “Dopo aver visionato la cassetta fornitaci da giornalisti americani… come presidente della commissione vorrei avere alcune spiegazioni da Ruslan Aušev. Il fatto è che quando ho conversato con lui non c’era questa cassetta. Raccontò di aver parlato in russo coi guerriglieri. Nella cassetta non parla e abbiamo potuto tradurre ciò che era ben udibile”. Cosa siano riusciti a tradurre, Toršin non l’ha precisato.

5. Perché il tetto della palestra ha preso fuoco?

I membri del comitato “Madri di Beslan” suppongono che l’incendio nella palestra sia stato il risultato dell’uso di lanciafiamme da guerra. Per lungo tempo la procura non ha ammesso la presenza di lanciafiamme nell’arsenale dei partecipanti al blitz. “L’hanno ammesso solo dopo che gli abitanti di Beslan hanno consegnato agli inquirenti le cartucce dei lanciafiamme usati”, ha dichiarato la presidentessa del comitato Susanna Dudieva. Al contempo il capo della commissione parlamentare Aleksandr Toršin ha fatto notare che l’uso di lanciafiamme in altre parti della scuola non ha provocato incendi. “Ci spieghino perché in un posto brucia e in un altro no”. Secondo la versione degli inquirenti i lanciafiamme furono usati per annientare i focolai di resistenza dei guerriglieri nei laboratori della scuola. Fu fatto fuoco con gli Šmeli[19] il 3 settembre dopo le 18.00, quando nella scuola non c’erano più ostaggi vivi. Inoltre, affermano in procura, il lanciafiamme tipo RPO-A[20] non causa incendi e ciò è stato confermato in un incidente probatorio.

Gli inquirenti della procura, rifacendosi agli esperti, affermano: il tetto ha preso fuoco per l’esplosione delle bombe, che hanno provocato un riscaldamento dell’aria fino a una temperatura di 1400 gradi. “L’incendio è avvenuto a causa dell’esplosione uno dopo l’altro di ordigni artigianali – dice Nikolaj Šepel’. – Ciò è confermato anche dalle deposizioni della parte lesa. Il tetto è bruciato per circa 40 minuti, dopo di che è avvenuto il crollo”.

6. Quante volte hanno sparato i carri armati e in quale direzione

“Per portare a termine l’operazione sono stati impiegati tre carri armati T-72 della 58.a armata – ha dichiarato alle Izvestija Nikolaj Šepel’. – Uno di essi sparò dalle 21 e le 21.30. Dall’ala destra della scuola sparò cinque colpi verso le ultime tre finestre del lato destro della mensa. Poi il carro armato fu spostato all’angolo dell’edificio della scuola verso il muro della mensa che da sulla ferrovia e sparò ancora due colpi verso le finestre della mensa. Secondo gli atti furono sparate otto cariche a frammentazione da 125 millimetri. Una per motivi tecnici”.

Al contempo molti ostaggi affermano che il carro armato aprì il fuoco verso la scuola molto prima – quando c’erano ancora molti ostaggi in vita. “A quanto ci risulta dai carri armati fu sparato tra le 13.30 e le 16” – dice la presidentessa del comitato “Madri di Beslan” Susanna Dudieva. Poco prima delle esplosioni nella scuola l’autore di queste righe si trovava in uno dei cortili di via Komintern con sei soldati della 19.a divisione della 58.a armata. I soldati si mossero velocemente per il cortile abbassandosi, perché un cecchino sparava dal tetto della scuola. Subito dopo l’inizio del blitz un ufficiale disse che il cecchino era stato tolto di mezzo. A dir suo lo si era fatto con un colpo sparato da un carro armato, dopo di che una parte del tetto nella zona della mensa risultò distrutto.

7. Perché sono esplose le bombe nella palestra?

La risposta a questa domanda è un mistero per tutti, inquirenti compresi. A nessuno interessava far esplodere le bombe – il dialogo coi terroristi aveva appena cominciato a dare risultati (dopo aver rilasciato delle madri con bimbi piccoli, i banditi avevano permesso agli uomini dell’MČS[21] di portare via i corpi sotto le finestre. “Cosa successe il 03.09.04 alle 13.30 e perché siano iniziate le esplosioni nella scuola resta un enigma per me, – ha detto durante l’interrogatorio presso la procura l’ex presidente dell’Ossezia Settentrionale Aleksandr Dzasochov. – Posso confermare che il blitz nella scuola non fu pianificato”.

“Certo, il 3 settembre la situazione nella palestra era molto tesa, – ricorda l’ex ostaggio Alla Chanaeva. – I bambini stremati si aggrappavano ai fili a cui erano legate le bombe. Anche i guerriglieri erano nervosi”.

Ci sono alcune versioni dell’esplosione. Basandosi sui dati dell’incidente probatorio, Nikolaj Šepel’ suppone che il guerrigliero che controllava l’innesco fosse un tossicodipendente. “Come minimo alcune ore prima delle esplosioni i banditi avevano finito la droga e il 3 settembre erano in crisi d’astinenza…”.

Secondo un’altra versione il terrorista che controllava le bombe avrebbe tentato di cambiare il meccanismo d’innesco di una bomba. Tuttavia al processo Kulaev non ha accennato a cambiamenti dei meccanismi d’innesco degli ordigni. C’è l’ipotesi che lo scotch con cui una delle bombe era attaccata a un canestro si sia scollato e la bomba sia caduta ed esplosa…

L’imputato Kulaev afferma che subito dopo le esplosioni Polkovnik telefonò infuriato a qualcuno: “Il vostro cecchino ha colpito il mio uomo che controllava le bombe”, dopo di che distrusse il proprio telefono. Tuttavia gli organi per la tutela dell’ordine pubblico e la commissione parlamentare non confermano la tesi del cecchino. “Niente del genere avrebbe potuto accadere, – ha dichiarato in un’intervista alle Izvestija il capo della commissione parlamentare Aleksandr Toršin – …il guerrigliero che controllava l’esplosivo era nella cosiddetta zona morta”.

8 Che cosa ha causato la morte degli ostaggi?

Nel complesso nella scuola n. 1 di Beslan e nei paraggi sono morte 330 persone (senza contare i terroristi). 19 di queste sono state uccise dai guerriglieri con colpi d’arma da fuoco prima del 3 settembre. 10 agenti dei corpi speciali, 2 uomini dell’MČS e un abitante di Beslan[22] sono morti durante il blitz. Le cause della morte delle altre 298 persone restano finora motivo di discussione.

“A quanto ci risulta l’80% dei corpi è rimasto bruciato, – dice la presidentessa del comitato “Madri di Beslan”. – Alcuni corpi erano carbonizzati. Il pomeriggio del 3 settembre alcuni ostaggi erano così stremati da aver perso conoscenza. Dopo le esplosioni e le ferite subite non erano in grado di spostarsi dalla palestra in fiamme e sono bruciati vivi”.

L’inchiesta, sentite le conclusioni degli esperti, propone un’altra statistica: sono bruciate vive 11 persone, 106 corpi sono rimasti bruciati dopo la morte e in quali condizioni fossero altri 66 corpi al momento dell’azione termica[23] non si è potuto stabilire. Gli altri non hanno subito ustioni ma sono morti per ferite da schegge o di altro tipo.

Ammettendo che tra i 66 cadaveri di persone di cui non si è potuta stabilire la causa della morte vi siano anche persone bruciate vive, sorge la questione di decine di persone morte bruciate, che si sarebbero potute salvare con uno spegnimento dell’incendio efficacemente organizzato. Ma i pompieri non erano assolutamente pronti a questo. “Senza contare il fatto che la notizia dell’incendio giunse il 3 settembre alle 13.05 – si dice nei materiali della procura – il permesso di far uscire i reparti dei pompieri per far spegnere l’incendio giunse dal quartier generale dell’FSB 2 ore dopo. Il fatto è che i reparti dei pompieri non erano equipaggiati adeguatamente ed avrebbero potuto morire”.

Una parte degli ostaggi è morta nella mensa, dove i guerriglieri li avevano posti come scudi umani nei vani delle finestre. “Sono stati uccisi dalle pallottole sparate da fuori – testimonia Alla Chanaeva. – Erano soprattutto bambini. In quel momento attorno all’edificio c’era un’intensa sparatoria. Per esempio i soldati, vicino ai quali si trovava un corrispondente delle Izvestija, sparavano con armi automatiche da via Komintern”. In sei avevano un solo binocolo. “Spariamo solo verso il secondo piano, dove non ci sono ostaggi, – si giustificava un ufficiale. – Ma da una casa vicina un “partigiano” locale[24] poco fa sparava verso le finestre del primo piano. Io lo fermo e questi dice: “Là ci sono i guerriglieri!”.

9. Il blitz del 3 settembre era stato pianificato?

I membri del comitato “Madri di Beslan” sono convinte di sì. Ma secondo i materiali dell’inchiesta nessuno ha dato l’ordine di compiere il blitz nella scuola. Nelle copie dei documenti a disposizione delle Izvestija c’è l’affermazione categorica del capo del quartier generale Valerij Andreev: “Il quartier generale non ha preso la decisione di compiere il blitz”. Invece del blitz Andreev aveva dato l’ordine di “compiere un’operazione militare per il salvataggio degli ostaggi e la neutralizzazione dei terroristi”. Quest’ordine si può definire forzato, perché è stato dato dopo che le bombe nella palestra erano esplose.

A giudicare da questi documenti, Andreev prese la decisione da solo. Fra l’altro l’operazione militare iniziò mentre una parte significativa del gruppo Al’fa[25] si trovava fuori città in un edificio simile alla scuola di Beslan ad esercitarsi in vista del blitz.

10. Sarebbe stata possibile una fuga pacifica dei terroristi?

Gli ostaggi e i loro parenti rispondono positivamente. Per loro resta solo una domanda: a quali condizioni? Tuttavia il procuratore Nikolaj Šepel’ è convinto: “L’azione era stata pianificata sul principio “qualunque cosa succeda””. In tal senso ha deposto un emiro del jamaat[26] wahhabita[27] dell’Inguscezia da noi arrestato[28]. Gli inquirenti dispongono di una videoregistrazione in cui Abu-Dzejt, uno degli organizzatori dell’atto terroristico, chiede a Ruslan Chučbarov, “Polkovnik”: “Sei pronto all’incontro con Allah?”, al che Chučbarov risponde: “Sono pronto”. La registrazione è stata effettuata alla vigilia dell’atto terroristico di Beslan.

Che i terroristi erano venuti per morire gli ostaggi hanno sentito dire più di una volta nei primi tre giorni di settembre. Nella videoregistrazione della visita[29] di Ruslan Aušev alla scuola la maggior parte dei guerriglieri è senza maschera. Non temevano già più una vendetta sanguinosa. Inoltre il meccanismo installato nella palestra presupponeva la duplice esplosione di tutta la rete di ordigni in essa disposti[30].

Secondo il vice procuratore, in favore della versione “qualunque cosa succeda” parla la mancanza di condizioni poste dai guerriglieri per la liberazione degli ostaggi. Il primo giorno chiamarono a trattare i presidenti di Ossezia e Inguscezia e il pediatra Rošal’. Il 2 settembre con Aušev fecero pervenire una lettera di due pagine scritta in tono sprezzante da Šamil’ Basaev e datata 30 agosto. Essa comincia così: “Vladimir Putin, non sei stato tu a cominciare questa guerra, ma tu puoi farla finire, se avrai il coraggio e la decisione di De Gaulle”. Poi si parla del ritiro delle truppe federali dalla Cecenia, sulla trasformazione di questa in uno stato sovrano nell’ambito della CSI[31]. Neanche una parola sugli ostaggi.

Tra l’altro Kulaev ha detto durante il processo che Polkovnik non intendeva restare nella scuola. Andando a Beslan i terroristi lasciarono due uomini nel loro campo. “Polkovnik disse loro: finché non tornerò, resterete qui”, – ha raccontato Kulaev.

Si capisce che prima di andare a Beslan Chučbarov si preparava all’incontro con Allah. Come il suo maestro Basaev prima di andare a Budënnovsk[32]. Dieci[33] anni fa il ritorno trionfale del terrorista n. 1 dalla città della steppa coperta di sangue permise ai separatisti ceceni di volgere in proprio favore la campagna militare. L’attacco a Beslan perseguiva scopi non meno ambiziosi, sui quali Mosca ben difficilmente avrebbe potuto trovarsi d’accordo.

Nikolaj Gritčin (a Stavropol’[34]), Vladimir Demčenko, Izvestija, 1 settembre 2005, http://www.izvestia.ru/incident/article2610099 (traduzione e note di Matteo M.)



[1] C’erano dei precedenti. A Budënnovsk (Russia meridionale) nel 1996 e a Kizljar (Daghestan) nel 1999 i terroristi ceceni presero un intero ospedale in ostaggio e fu concesso loro di andarsene indisturbati in cambio della salvezza degli ostaggi.

[2] Si celebra il 1 settembre ed è una vera e propria festività civile, “il giorno della conoscenza”.

[3] Le scuole russe non sono intitolate a uomini famosi, ma semplicemente numerate.

[4] Repubblica della Federazione Russa confinante con la Cecenia, che fino agli anni ’90 formava con essa un’unica entità amministrativa, la repubblica di Cecenia e Inguscezia.

[5] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del (Sezione Provinciale del Ministero degli Interni), in pratica l’ufficio provinciale di polizia.

[6] Letteralmente “della riva destra”, cioè della riva destra del fiume Terek, il principale dell’Ossezia Settentrionale. Beslan è il capoluogo di questa provincia.

[7] Gosudarstvennaja AvtoInspekcija (Ispettorato Automobilistico Statale), la polizia stradale russa.

[8] Repubblica caucasica della Federazione Russa.

[9] “Caucaso”.

[10] Ufficialmente il capo del commando dei sequestratori di Beslan.

[11] Verrebbe da pensare che la negligenza che causa la morte di una sola persona non sia punibile. O forse è punibile secondo un altro articolo.

[12] Ufficialmente l’unico sopravvissuto tra i sequestratori di Beslan.

[13] “Colonnello”.

[14] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio di Sicurezza Federale), cioè i servizi segreti russi.

[15] Chi sarà? L’articolo è opera di due giornalisti…

[16] Nel 2002 i terroristi ceceni sequestrarono gli spettatori del musical Nord-Ost (Nord-est). Il blitz condotto con gas letali causò la morte di tutti i sequestratori, ma anche di 128 ostaggi.

[17] Presidente dell’Inguscezia.

[18] Pediatra impegnato sul fronte dei diritti umani.

[19] Šmel’ (bombo) è chiamato il lanciafiamme RPO utilizzato a Beslan.

[20] Reaktivnyj Pechotnyj Ognemët (Lanciafiamme Reattivo da Fanteria). Il sottotipo A è armato di cariche termobariche.

[21] Ministerstvo Črezvyčajnych Situacij (Ministero per le Situazioni d’Emergenza), una sorta di Protezione Civile

[22] Cioè una persona che non era stata sequestrata.

[23] Va bene che è un resoconto scientifico ufficiale, ma come si può chiamare “azione termica” la combustione di un corpo umano forse vivo?

[24] Una figura decisamente curiosa, si vorrebbe saperne di più…

[25] “Alfa”, uno dei gruppi speciali che agì a Beslan. L’altro è il Vympel, cioè “stendardo”.

[26] Comunità islamica, ma in Russia significa soprattutto “gruppo terroristico islamico”.

[27] Il wahhabismo (dal nome del fondatore Muhammad ibn al Wahhab al Tamimi) è una delle tendenze più radicali del fondamentalismo islamico e ad esso si rifanno Basaev e i suoi seguaci.

[28] Qui l’autore pare identificarsi con le forze di polizia russe come i tifosi con la squadra di calcio che amano (“abbiamo segnato!”, “abbiamo vinto!”)…

[29] Traduzione letterale di un termine che appare decisamente inadeguato.

[30] Passaggio decisamente oscuro.

[31] “Comunità di Stati Indipendenti”, entità sovrastatale formata dalle ex repubbliche sovietiche, tranne le repubbliche baltiche.

[32] Vedi nota 1.

[33] Corsivo dell’autore.

[34] Città della Russia meridionale, fra l’altro luogo natio di Michail Gorbačëv.

A proposito delle sette in Russia

STANNO INDUCENDO IN TRANCE IL NOSTRO PAESE
I tecnologi della politica e della spiritualità[1] operano nello stesso ambito

Un’epidemia di delirio dei più vari tipi e generi sta falciando la gente come l’influenza aviaria fa coi polli. Membri di “Scientology” in veste di commissione per i diritti dell’uomo vanno in onda su una delle più stimate emittenti radiofoniche di Mosca. Nella capitale settari indiani riempiono le sale di cinema prestigiosi e le loro videocassette e i loro libri si esauriscono rapidamente. A creare l’immagine del «resuscitatore di morti» Grabovoj ha contribuito a suo tempo una grande casa editrice russa, raccontando come quest’uomo miracoloso con l’aiuto di un cristallo magico arresti le esplosioni atomiche.
Probabilmente tutto si spiega facilmente con interessi commerciali – i «baroni della spiritualità» possono rendere bene, il loro business è fiorente, è richiestissimo. E’ tornato perfino Kašpirovskij[2] - eroe di barzellette vecchissime. Il palasport «Jubliejnyj[3]» di San Pietroburgo non è certo la stessa cosa che uno schermo televisivo in ogni casa, ma comunque anch’egli è di nuovo richiesto.
Stanno inducendo il nostro paese in trance?

Va in onda in diretta il programma televisivo «Pust’ govorjat[4]». Il conduttore Andrej Malachov annuncia: «L’ex defunto Filipčuk Boris Jaroslavovič[5]…».
Domanda dallo studio:
- Boris[6], quando è morto?
Risposta:
- Il 1 agosto del ‘96.
- Si ricorda di essere stato all’obitorio?
- Sì.
- E quand’è risuscitato?
- Sono risuscitato il 2 agosto del ‘96.
- Che ha provato quando è morto?
- Assolutamente niente.
- E quando è risuscitato?
-
Ho provato pace e tranquillitàà. Voglio salutare tutti voi, pace a voi[7]!
E pace alle tue spoglie[8], viene voglia di dire. Ma non ci sono spoglie, c’è davvero una persona, che conversa e assomiglia al defunto in modo stupefacente. Lì vicino siede Grabovoj e dice che, di conseguenza, chi si esprime contro i suoi insegnamenti è contro la vita. Ma anch’egli sembra un morto: non ha reazioni da vivo, non ha alcuna reazione! Quest’uomo parla come se per tutto il tempo si accendesse e si spegnesse: non risponde alle domande, non si arrabbia, non si irrita, non esulta, semplicemente porta avanti il suo monologo. Molto seriamente.
- Questa è chlestakovščina[9]! - gridano dallo studio. E risuonano anche altre analogie, più moderne: parlano della
МММ[10], dei voucher di Čubajs[11], della “Vlastilina[12]”. In generale il meccanismo è simile, ma qui si toccano tutt’altre corde della psiche umana, si fa un altro gioco, si promette un altro premio — non si tratta del benessere finanziario, ma di quello dell’anima.
Poi, durante la trasmissione, compare una donna che testimonia che, seguendo gli insegnamenti di Grabovoj, ha riportato in vita il marito morto. Qui si spiega: costei è un’attrice e l’uomo, che ha scritto un libro in favore di Grabovoj, è presente anch’egli e non è altri che un ex corrispondente della “Pravda[13]”, membro dell’Unione dei Giornalisti e dell’Unione degli Scrittori. Il politologo e studioso delle religioni Maksim Ševčenko[14] prende la parola e conclude:
- …Appaiono i contorni di un progetto affaristico: alcuni attori, alcuni redattori, gente che prepara il background…
E solo in questo momento mi viene in mente: queste cose «di carpino bianco[15]» sono già state nella nostra vita - ricordatelo!
Hanno già mercanteggiato il dolore e la sofferenza della gente come se fossero petrolio. Personalità politiche e partiti hanno ricevuto in cambio voti alle elezioni e i tecnologi della politica – “dolordollari[16]”. Subito dopo le esplosioni di Mosca in via Kaširka e in via Gur’janov è cominciata la seconda guerra cecena. Adesso è molto importante capire, cos’ha passato in quel periodo la maggioranza della popolazione del nostro paese.
Ricordate: la gente cambiò a vista d’occhio. Persone istruite, ritenute profondamente oneste dicevano che bisognava asfaltare la Cecenia. Nell’emozione condividevano il pensiero inoculato nella coscienza delle masse che i bambini ceceni sono futuri terroristi.
L’effetto di questa narcosi, certamente, è passato alla svelta, la “dose cecena” oggi non è più sufficiente, ma per le persone che si sono abituate alla manipolazione, alla rapida soluzione di qualsiasi problema, è impossibile lottare da sole con la crisi d’astinenza.
Dice un vecchio adagio: a grandi sconfitte e disfatte ci si avvicina a piccoli passi. E se i piccoli spostamenti e mutamenti vengono programmati da qualcuno, vengono organizzati in un sistema coerente, l’uomo cambia qualitativamente senza percepirlo.
- Qui è necessaria una perizia psicologica e psichiatrica, - dice nella stessa trasmissione con Grabovoj il noto psichiatra indipendente Jurij POLIŠČUK. - Io faccio un’ipotesi: un uomo non del tutto sano di mente con una certa istruzione, che si è creato per primo un sistema delirante, ha plagiato una grande quantità di persone. E anche i resoconti di queste persone testimoniano il loro stato di plagio psicologico…
Poco dopo grida:
- Pubblicità di occultismo, mistica, sensitivi! E’ ora di cessare di occuparsi di questo, perché sta arrivando un’epidemia psicologica di massa.
Oggi la gente stessa cerca chi li aiuti a togliere il malocchio e ad asfaltare il nemico. L’offerta è perfino inferiore alla richiesta.

– E’ facile manipolare persone profondamente traumatizzate, - mi ha detto dopo la trasmissione Maksim ŠEVČENKO. - Per me tra i tecnologi della politica e Grabovoj non c’è praticamente alcuna differenza. Tranne il fatto che i primi sono più abili del secondo. Ma operano nello stesso ambito, anch’essi dividono la popolazione del nostro paese. Non permettono di elaborare il dolore, mentre questo è il più importante processo psicologico interiore sia per il singolo sia per tutta la nazione. Si parla dei bambini morti a Beslan – questo è indubbiamente un lutto. Ma non si parla di decine di migliaia di bambini di diverse etnie uccisi e mutilati nella repubblica di Cecenia. E il nostro atteggiamento verso di loro è quello che si ha non per i cittadini del proprio paese, ma per quelli di un paese nemico. Questo atteggiamento è stato costruito a Mosca dai “Grabovye[17]” del Cremlino.
- Ma quello che si costruisce oggi, viene offerto con una qualche intenzionale sciattezza, appare mostruoso e assurdo, cucito grossolanamente. Si ha la percezione che la roba esoterica da un lato e gli onnipotenti partiti e movimenti sociali dall’altro procedano secondo lo stesso modello: faccio tornare tuo marito, vado in astrale, riporto in vita i morti – questa è una semplificazione intenzionale. Ma prendete per esempio il lessico del movimento «Naši[18]» o i commenti dei programmi di attualità o di «analisi» - è lo stesso «astrale»… Perché questo funziona proprio oggi?
- Quando si ha una perdita del senso delle cose, al suo posto interviene una tecnologia delle motivazioni inventate[19]. Funziona perché la crisi del pensiero progettuale ha raggiunto il suo apogeo. Le speranze della perestrojka si sono mutate in un bluff, in stragi sanguinose, in una guerra decennale, in una stratificazione socio-economica. Nello schema in cui il nostro paese esiste adesso, esso non ha futuro. E la mancanza di un progetto per il nostro comune futuro si maschera nella tecnologia dei simulatori, che, indubbiamente, utilizzano un altro tipo di metodo. Alla gente danno dei punti chiave mitologici: la Grande Vittoria, il grande paese, la morale e il costume, la necessità di contrapporsi all’Occidente. Qual è la differenza tra la vita reale e quella virtuale? E’ tutta qui: abbiamo avuto una Grande Vittoria[20], un grande paese e, probabilmente, bisogna contrapporsi in qualche modo all’Occidente, ma, d’altra parte, il paese e la Grande Vittoria avevano un lato oscuro[21] e dall’Occidente c’è di che imparare. Ma i pastori conducono il proprio gregge, in primo luogo non permettendogli di riflettere e in secondo luogo – sempre al macello.
- Forse il fatto è che sempre più persone si sentono estraniate dalla vita in un non essere psicologico? Non è per loro che «suona la musica, brillano gli occhi[22]…». Anche il sistema di valori è nettamente mutato: una persona che fa qualche lavoro significativo è un perdente nei confronti di chi s’impossessa rapidamente dei suoi risultati visibili e fa pubblicità a se stesso. E forse la via di fuga per molti è emigrare in questo astrale?
- La mancanza di vie per costruire il futuro porta sempre la gente al collasso psicologico e intellettuale, fa perdere di senso alla realtà. Allora lo schema mitologico, le illusioni diventano più importanti della vita. E
una tossicodipendenza politica e sociale. Le persone che marciano, quelle per cui sono sufficienti dei feticci, non sono persone, ma materiale umano. Domani li manderanno a morire per un nuovo Stalin, per Grabovoj. O per dei motivi che inventerà qualche altro Grabovoj, con la sola differenza che sarà direttamente al servizio del potere – là ci sono molti “Grabovye” produttori di motivi.
Questo business è condotto consapevolmente in un ambito letale per la gente. La vita si può riempire di amore, speranza, amicizia[23], ma si può anche riempire di allucinazioni…

Alla fine del programma televisivo Andrej Malachov, coprendo con la propria voce il grido del pubblico più rumoroso che abbia probabilmente mai avuto, si è rivolto direttamente a Grabovoj. Ha detto che, se non avesse avuto a cuore il posto di lavoro, lo avrebbe colpito subito, in diretta. Cioè in qualche modo l’ha colpito – moralmente. Ma il canale per cui lavora Malachov[24] quasi tutti i giorni ci mostra immagini di eliminazioni[25] di terroristi. L’avete notato?
Questo succede quasi tutti i giorni: nel centro di qualche città del Caucaso settentrionale c’è uno scontro armato, obbligatoriamente prende fuoco una casa e i militanti vengono eliminati. Semplicemente –

come conigli verso un pitone[26] - i militanti vanno nel centro delle città, si piazzano, armati fino ai denti, nei soliti appartamenti e attendono il blitz. Di questo soggetto farei un singolare test sulla presenza in ognuno di noi dell’immunità a diversi tipi di tecnologie. Se guardando quanto sopra in un notiziario, ricevete ogni volta il segnale che vi stanno difendendo efficacemente, che sta andando avanti una lotta pianificata e sistematica al terrorismo, perché i militanti vengono uccisi a gruppi come i polli malati d’influenza, siete potenziali adepti di qualche culto[27]. Non importa quale – sociale, politico, religioso…
Probabilmente non ci resta che aggrapparsi, come sempre, solo al semplice razionalismo e alla conoscenza dell’oggetto. Come “vaccino” spirituale si possono leggere, per esempio, tali messaggi: “Quando incontrate la persona più amichevole che abbiate mai conosciuto, che v’introduce nel più amorevole gruppo di persone che vi siate mai immaginati e trovate il suo capo la più ispirata, premurosa, compassionevole e comprensiva persona che abbiate mai incontrato, e poi vi spiegano… che la causa della comparsa del gruppo è qualcosa, la cui realizzazione non avreste mai osato sperare; e tutto questo sembra troppo bello per essere vero, significa, probabilmente, che è troppo bello per essere vero! Non scambiate la vostra cultura, le vostre speranze e le vostre aspirazioni con una corsa dietro all’arcobaleno” (dalla lettera aperta di Jean Mills, ex adepta del culto del “Tempio del popolo” rimasta vittima della tragedia di Jonestown, quando 911 persone, tra adulti e bambini si suicidarono o furono uccisi).

Galina MURSALIEVA, osservatrice della “Novaja Gazeta[28]
13.10.2005, “Novaja Gazeta” (traduzione e note di Matteo M.)



[1] Traduco come posso i neologismi Polittechnologi e spirittechnologi, probabilmente inventati ad hoc.

[2] Anatolij Kašpirovskij, che, dopo esser diventato famoso negli anni ’90 per le sue presunte facoltà extrasensoriali, è riuscito anche a farsi eleggere alla Duma di Stato, la camera bassa del parlamento russo.

[3] “Del Giubileo”, dedicato cioè a un anniversario non meglio specificato.

[4] “Che parlino pure”.

[5] I russi si presentano o vengono presentati con cognome, nome e patronimico (sorta di primo cognome formato sul nome del padre; ad esempio se Ivan Ivanov da a suo figlio il nome Pavel, questi si chiamerà Pavel Ivanovič Ivanov).

[6] L’interlocutore è un po’ scortese, poiché i russi con cui non si è in stretti rapporti vanno chiamati per nome e patronimico; avrebbe dovuto chiamare l’“ex defunto” Boris Jaroslavovič.

[7] E’ forse volutamente che l’ex defunto parla come Gesù risorto nel vangelo di Giovanni (capitolo 20, versetto 19)?

[8] Augurio laico tipo “ti sia lieve la terra”.

[9] Cioè una fanfaronata simile a quelle di Chlestakov, eroe della commedia L’ispettore generale di N.V. Gogol’, che viene scambiato per un ispettore generale inviato dallo zar e approfitta della situazione (il rilievo grafico è mio).

[10] La “società per azioni” fondata nei primi anni ’90 dall’avventuriero Sergej Mavrodi, che truffò migliaia di russi.

[11] Anatolij Čubajs, ministro dell’Economia all’epoca di El’cin, promosse l’acquisto di voucher (sorta di azioni delle aziende di stato privatizzate), che divennero ben presto carta straccia.

[12] Altra società-truffa fondata da tal Valentina Solov’ëva.

[13] “La Verità”, in epoca sovietica il quotidiano che riportava i comunicati ufficiali (poiché il giornale d’informazione ufficiale si chiamava Izvestija, “Le Notizie”, circolava la battuta: “Non ci sono verità nelle “Notizie” e non ci sono notizie nella “Verità””).

[14] Qui e in seguito i rilievi grafici sono dell’autrice.

[15] Gioco di parole intraducibile tra grabovyj, “di carpino bianco (albero affine al nocciòlo)” e Grabovoj.

[16] L’autrice allude ovviamente ai “petroldollari”.

[17] Plurale di Grabovoj (moltissimi cognomi russi si declinano come aggettivi).

[18] “I nostri”, movimento giovanile che sostiene Putin e che si caratterizza per metodi quanto meno discutibili: propugna idee nazionaliste, addita come “fascista” chiunque sia inviso a Putin (dal capo dei guerriglieri ceceni Basaev ai suoi avversari politici) e non disdegna neanche la violenza.

[19] Maksim Ševčenko, a differenza di Andrïj, non punta mai direttamente a rete... Ma mi pareva di mancargli di rispetto, semplificando le sue valide quanto contortamente espresse argomentazioni.

[20] Credo che parli di quella sulla Germania nazista, di cui recentemente è stato festeggiato il 60° anniversario.

[21] Credo che parli del totalitarismo sovietico.

[22] Citazione della canzone Arlekino (Arlecchino) di Sergej Šiškov, ben nota in Russia.

[23] Se non fosse per l’amicizia parrebbe l’elenco invertito delle virtù teologali… In russo “carità” e “amore” si esprimono con lo stesso termine.

[24] Si tratta del canale di Stato ORT (Obščestvennoe Rossijskoe Televidenie, “Televisione Sociale Russa”).

[25] A proposito delle uccisioni di terroristi (o presunti tali) in Russia si usa quasi sempre il termine uničtoženie, letteralmente “annientamento”.

[26] Paragone singolare, ma calzante.

[27] Si potrebbe fare un esempio analogo con le frequenti analoghe semplificazioni di vicende più vicine a noi. Siamo adepti potenziali di qualche setta?

[28] “Giornale Nuovo”, una delle poche voci indipendenti rimaste in Russia (http://2005.novayagazeta.ru/nomer/2005/76n/n76n-s00.shtml).

A proposito dei rapporti tra russi ed ebrei

GLI EBREI SANNO SISTEMARSI
Reportage speciale dal paese del sionismo trionfante

Gli ebrei sanno sistemarsi. Guardate voi stessi: Vitalij Ginzburg[1] si è sistemato come premio Nobel, Konstantin Rajkin[2] come direttore di un teatro e figlio di un padre famoso, Garri Kasparov[3], anche se non è affatto ebreo, laggiù si è sistemato come campione del mondo. Sono ragazzi in gamba. Questo per quanto riguarda i nostri, in Russia.
E ora per quanto riguarda quelli che sono in Israele. Sono stato là poco tempo fa. Se vedeste questa terra, per cui si fanno tante guerre e tanto rumore al mondo. Di certo un nostro compatriota della zona delle “terre nere[4]” se ne guarderebbe bene e non ci si avvicinerebbe a una distanza inferiore a quella coperta in un’ora da un aereo supersonico. Questa non è terra, sono lacrime. Guardi la terra bruciata e ti viene da piangere. In questi luoghi non si può trapiantare nessuno, qui la gente si può solo prosciugare ed essiccare. .
Vai e vai e vedi solo pietre, pietre e pietre, e il sole brucia, come se ti avessero posato sulla testa un ferro da stiro pronto all’uso. Tra le pietre senza fine raramente capita di vedere alberi grigi e contorti. Non c’è petrolio, né gas, né risorse minerarie, né pascoli. C’è il mare ed è Morto, c’è solo sale, galleggia in superficie a blocchi bianchi da un pud[5], simili a blocchi di ghiaccio. Nel mare c’è tanto sale che, anche se vuoi affogare, non affoghi. Ti caccia fuori dall’acqua come un tappo da una bottiglia di champagne. Non piove per nove mesi all’anno. Ci sono 30-40 gradi all’ombra. Si può forse vivere in tali condizioni? Non
si può.
Dico questo per far ridere. Gli ebrei, immaginate, si sono sistemati bene anche là.
I turisti non vedono il paese del sionismo trionfante come l’abbiamo visto io e lo “spensierato” Dmitrij Krylov[6]. E’ un paese minuscolo, meno di 500 chilometri dall’alto in basso, e quanto alla larghezza non c’è neanche da parlarne[7]. In bicicletta, se si trova una strada, si può andare da una parte all’altra del paese in un giorno — ecco tutto Israele.
Le strade sono buone, ma a destra e a sinistra c’è una terra infertile, così infertile, che non si vede neanche una terra vera e propria, ma pietre, sabbia e monti. Raramente capita di vedere degli spiazzi con del verde curato: palme, viti, aranci. Senza cure questo verde brucerebbe in due giorni, ma gli astuti ebrei hanno posto presso ogni pianta un tubo che porta acqua dolce e la vegetazione fiorisce e profuma. Nel centro dell’oasi ci sono alcune case e strisce brillanti di serre. Le serre non riscaldano, ma, al contrario, proteggono dal sole. Quando le piante si rafforzano, la copertura delle serre si scioglie sotto i raggi impietosi e si trasforma in concime organico. Che dire, sono in gamba questi ebrei.(Фото Тофика Шахвердиева)

Mark Twain viaggiò per la Terra Santa e scrisse che aveva visto un albero presso il lago di Genesaret. La principale caratteristica di quest’albero consisteva nel fatto che era l’unico. Adesso intorno al lago ci sono palmizi, cipressi, olivi, banani, rose. Ogni ebreo, che viva o no in Israele, deve piantare un albero di tanto in tanto. In occasione di un matrimonio, in occasione di una nascita o così, senza occasione. Prendono
questo impegno. Per di più volontariamente. E’ tutto per se stessi, non fanno niente così per fare, vogliono l’ombra sotto le fronde, aria fresca e che sia bello.
Dove si trova il verde nel deserto, non c’è dubbio: è un kibbutz, una proprietà collettiva, un kolchoz[8], come si dice da noi. Vere isolette di comunismo agrario. Ricordiamo cosa diceva Marx nel suo manifesto comunista[9]. La Russia, a suo tempo, ha tenuto questo manifesto come una fiaccola ed ha accecato a lungo con esso il proprio popolo. Lo cito per Gennadij Andreevič[10], prosecutore dell’opera di K. Marx e V. Lenin: «I comunisti possono esprimere la propria teoria con una sola proposizione: distruzione della proprietà privata». Ma Gennadij Andreevič, e di questo gliene siamo grati, non vuole distruggere la proprietà privata, va in giro in Audi, ama il confort e la proprietà personale, che, girala come vuoi, è comunque privata. Cioè, non è una cattiva persona, ma comunque, come vedete, non è un comunista. Ma nei kibbutz[11] la vita è costruita proprio secondo Marx.
Anche se i membri dei kibbutz, in pieno accordo col Manifesto del Partito Comunista, hanno rifiutato la proprietà privata, si comportano con una timidezza contadina, non si danno per nulla delle arie, non si vantano di essere comunisti. Non lottano per la felicità dell’umanità, ma lottano, come spetta ai colcosiani[12], per un buon raccolto. Si affaticano dal mattino fino a tardi, come fanno gli agricoltori di tutto il mondo, ma, a differenza di tutto il mondo, mettono tutto nella pentola comune. Non c’è nessuno
stipendio. Euna comune. E’ comunismo. Da ciascuno secondo le capacità, e ognuno può prendere quello di cui ha bisogno da quella stessa pentola. Secondo le necessità. Se le scarpe, per esempio, si sono consumate, uno va dove si tiene il vestiario e prende delle scarpe nuove. O se qualcuno ha bisogno di visitare un parente malato, va alla pentola e prende da lì i soldi per il viaggio. Invano, perché, come a noi anticomunisti, i soldi non gli servono a nulla[13]. Il cibo, l’abitazione, le sementi, il trattore — per lui c’è tutto nel kibbutz. E’ la città del sole[14], in breve, il sogno di tutta l’umanità progressiva. Tutti uguali, tutto secondo giustizia. A dire il vero, in questo sole non ci vivrei a nessun costo.

И так через весь Израиль. (Фото Тофика Шахвердиева)

Tutti conoscono la battuta sull’ebreo allevatore di renne[15]. E’ chiaro che non può esistere qualcosa del genere. Un allevatore di renne! Ah, ah! Ebreo! Da noi non può essere, da loro sì. Gli allevatori di renne, a dire il vero, non ci sono in Israele, né ebrei, né ciukci[16] perché mancano sia la neve, sia la penisola dei Ciukci. Ma sorprendentemente non ci sono neanche gli oligarchi[17], anche se gli ebrei non sono pochi. Certamente è strano, ma né chi sta al governo, né chi sta in parlamento, ha diritto di occuparsi di affari, com’è usanza in alcune democrazie in cui c’è molta neve[18]. Ma ci sono ebrei allevatori. Portano via il letame dopo il passaggio degli animali. Là non c’è dove far pascolare le mucche e nessuno le fa pascolare, ma latte, panna, burro e formaggio ci sono in quantità. Nutrono le mucche con mangimi artificiali e a volte ottengono più latte di noi coi nostri prati bagnati di rugiada. Israele produce tanto di quel cibo che gli ebrei esportano il surplus di latte, burro, formaggio e molto altro, speculando senza ritegno sul triste fatto che ci sono paesi che non riescono ancora a nutrire se stessi, anche se la loro terra è la più fertile.
Ricordate le arance del Marocco? C’erano al tempo del potere sovietico. Poi si è chiarito che le arance non erano del Marocco, ma dei kibbutz. Per mantenere un’apparente verginità ideologica, il Politbjuro del Comitato Centrale del PCUS[19], non meno astuto della loro Knesset[20], permise di acquistare il prodotto in Israele solo a condizione che su di esso vi fosse qualche altra etichetta, quella di un paese meno nemico. Che ce ne importa! — acconsentirono gli ebrei e per ordine dei nostri compagni, gente di principio, presero a incollare su ogni arancia un’etichetta nera «marocchina». I faccendieri, è chiaro, non possono non frodare, è la loro natura. Il popolo sovietico, allora ancora non viziato, comprò avidamente e in grande quantità il frutto «africano» e su di esso scrisse perfino un non brutto racconto romantico[21].
E’ interessante che i “nostri” gridassero ad altri “nostri”[22]: «Andatevene nel nostro Israele!». E
questi ci andarono. Dei nostri ne andò laggiù un milione e dal mondo intero ne raccolsero l’equivalente di mezza Mosca — sei milioni. Per cinquant’anni piantarono alberi, desalinizzarono l’acqua, impararono la lingua biblica[23], crearono uno stato, dettero uguali diritti a tutte le religioni[24], costruirono città, fecero rinascere l’agricoltura, appresero l’alta tecnologia, ricevettero premi Nobel. Adesso gli stessi nostri gridano: «Via dalla Palestina!» — cioè “andatevene da Israele”. Recentemente Aleksandr Prochanov[25] dagli schermi televisivi ha consigliato amichevolmente agli ebrei di far entrare i vicini nelle proprie città e di scaglionarsi, senza far troppo baccano, pacificamente e senza innervosirsi, in tutto il mondo, in diversi paesi, come duemila anni fa. Un consiglio buono, cordiale, di cuore, come suol dirsi. In effetti dove vivono adesso gli israeliani ci sono continue scomodità, c’è poca acqua, molto caldo e da tutte le parti ci sono vicini con l’esplosivo nascosto sotto i vestiti. Chiedono in modo umano agli ebrei: siate buoni, andatevene, per favore, dal territorio che avete ben sistemato. Ma questi non si lasciano convincere, né con le buone, né con le cattive. Rispondono ancora al fuoco.

Ecco cosa mi ha tormentato per tutto il tempo. Israele è un paese piccolo, sono costretti a chiamare alle armi anche le donne, e i popoli nemici che lo circondano sono non due, non tre, ma centinaia di volte più grandi di Israele in superficie e popolazione. Che paese è, che esercito ha, perché non se ne possa aver ragione? Non hanno Pavel Gračëv[26].
Per me era un triste enigma, perché qui, sicuramente, operano la loro eterna astuzia, una perfidia innata e l’acuto e sagace ingegno ebraico. Così è in effetti risultato. Bisognava pensarci bene, fate attenzione! In caso di sconfitta non è il soldato che deve salvare l’ufficiale, ma è l’ufficiale che deve portar via il soldato, ferito o morto, e andarsene per ultimo dal campo di battaglia.
E ancora: se il soldato è fatto prigioniero, sopporta la tortura e non rivela il segreto militare — bravo, è un eroe! Ma se non sopporta la tortura, rivela il segreto, ma resta in vita — bravo lo stesso! Ed
è un eroe lo stesso! Che pensi il comando come e dove nascondere i segreti, il compito del soldato è adempiere gli ordini e conservare la propria vita (anche questo è un ordine).
E ancora. Le trovate ebraiche sono inconcepibili in un esercito serio. A turno tutti i soldati sono mandati a casa per due giorni ogni settimana. A
spassarsela. Le’chaim[27]! E questi non si ubriacano, non cantano a squarciagola per la strada, non si azzuffano coi passanti, non nuotano nelle fontane pubbliche[28].
E
ancora. Non c’è alcun ordine che stabilisca che i soldati non possono essere utilizzati come manodopera gratuita[29]. Nell’esercito non capiscono cosa sia un ordine del genere.
E
ancora. Non c’è divieto di nonnismo. Non c’è nonnismo. Gli astuti ebrei già in famiglia insegnano ai figli maggiori ad aiutare i minori. E là non ci sono ragazzi di strada e non ci sono orfanotrofi. Chi resta orfano viene subito preso da qualche famiglia. Senz’alcuna adozione ufficiale. Li prendono e li nutrono finché non sono cresciuti.
E
hanno inventato ancora qualcosa. Le lezioni di misericordia. Ogni scolaro deve scegliere una persona molto anziana o malata o menomata o sorda o muta o mentalmente ritardata e secondo le proprie possibilità aiutarla a vivere. Lo scolaro laiuta. E questa vive.
E ancora. Nessuno tenta di scansare il servizio militare[30]. Il concorso per le professioni più pericolose in campo militare, come i corpi speciali, è il più quotato. Tutti vogliono entrarci. La selezione è dura, dieci per posto vengono presi. E non badano tanto ai muscoli quanto all’IQ[31], cioè all’intelletto.
Certamente, se si studia il loro esercito e lo si confronta con un qualsiasi altro, anche buono, secondo i nostri criteri, il confronto non sarà sempre equo. Da loro i soldati sono istruiti come si deve, sono nutriti a sazietà, vestiti bene e con abiti comodi, equipaggiati con le armi più nuove e a loro si guarda con rispetto[32]. Se muore un soldato, nessuno osa darne notizia finché il comandante del reparto non avverte personalmente la famiglia del caduto, perché la responsabilità della vita del soldato ricade proprio sul comandante del reparto. Se un uomo è fatto prigioniero, per la sua liberazione si danno in cambio dieci, cento persone, ed è successo perfino che siano stati liberati mille prigionieri nemici in cambio di un soldato semplice. Come si è visto, entrano in gioco una gran quantità di astuti, sagaci espedienti purché i giovani entrino nell’esercito di buon grado e con la consapevolezza del proprio dovere. Inoltre ogni soldato si prepara a difendere non gli interessi di terzi, ma la propria casa, la propria famiglia. Perciò ritiene che meriti difendere il paese e che vincere sia necessario. Ma se i generali israeliani prendessero dalla strada dei ragazzi insignificanti, che hanno appena terminato la scuola, dessero loro pezze da piedi e stivali di similpelle e li mandassero affamati ad introdurre l’ordine costituzionale tra gli eschimesi della Groenlandia, allora vedremmo chi sono. Ma vedete, si sono sistemati bene! Allora vedremmo di che pasta sono questi guerrieri tanto lodati.

Tofik ŠACHVERDIEV[33], reportage speciale per la «Novaja Gazeta[34]», Israele
24.10.2005 (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Fisico, premio Nobel 2003.

[2] Direttore del teatro Satirikon di Mosca, fondato da suo padre Arkadij, famoso attore comico.

[3] Famoso scacchista. In realtà Garri Kasparov è ebreo per parte di padre e si chiama Garri Vejnštejn, ma ha assunto il cognome Kasparjan di sua madre (armena) russificandolo. Ma per la legge ebraica è ebreo solo chi è figlio di un’ebrea.

[4] Le terre della Russia meridionale.

[5] Antica misura di peso russa, equivalente a 16,38 kg.

[6] Attore russo poco noto in Occidente.

[7] Eppure c’è chi l’ha valutata in un centinaio di chilometri…

[8] Il kolchoz (abbreviazione di kollektivnoe chozjajstvo, “proprietà collettiva”) era la fattoria collettivizzata sovietica.

[9] Notare che l’autore non dice “nel Manifesto del Partito Comunista”.

[10] Gennadij Andreevič Zjuganov, leader del Partito Comunista della Federazione Russa.

[11] O kibbutzim? Tale è il plurale ebraico. L’autore declina il termine in caso e numero come se fosse russo, cosa ritenuta corretta in Russia, mentre l’Accademia della Crusca ha ribadito che i termini stranieri accolti nella lingua italiana sono indeclinabili senza eccezioni.

[12] I membri dei kolchoz (vedi nota 8). Il termine, anche se è stato accettato dall’Accademia della Crusca, è noto a pochi…

[13] Passaggio assolutamente incomprensibile.

[14] Il luogo utopico di cui scrisse il filosofo italiano Tommaso Campanella, vissuto tra il XVI e il XVII secolo.

[15] Forse la battuta è nata perché Stalin creò la tuttora esistente Repubblica Autonoma degli Ebrei nel sud-est della Russia asiatica, dove forse non vi sono renne, ma neanche un clima tropicale…

[16] Popolo della Russia asiatica, che vive nella penisola detta appunto dei Ciukci (che si affaccia sullo stretto di Behring), dedito effettivamente all’allevamento di renne. Per tradizione i ciukci, come da noi i carabinieri, recitano nelle barzellette russe il ruolo degli sciocchi.

[17] “Oligarchi” sono detti i pochi, ma potentissimi, miliardari russi. Tra loro vi sono ebrei come Roman Abramovič, presidente del “Chelsea”, Boris Berezovskij, caduto in disgrazia presso Putin e fuggito in Inghilterra e Fëdor Chodorkovskij, pure inviso a Putin e recentemente condannato per frodi fiscali e altri crimini dopo un dubbio processo.

[18] Il fatto che parli di “molta neve” mi impedisce di capire se alluda a paesi diversi dalla Russia…

[19] Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Il Politbjuro (abbreviazione di Političeskoe Bjuro, “Ufficio Politico”) era il suo organo decisionale.

[20] Il parlamento israeliano.

[21] Il racconto Apel’siny iz Marokko (Le arance del Marocco) non fu scritto, ovviamente, dal popolo sovietico, ma dallo scrittore Vasilij Aksënov, in seguito fuggito negli Stati Uniti.

[22] Le virgolette sono mie.

[23] Qui l’autore non fa dell’ironia, tra l’ebraico biblico e quello moderno c’è continuità assoluta, molto più che tra il greco classico e quello moderno.

[24] Per quanto questo possa sorprendere, lo stato di Israele si dichiara assolutamente laico e non confessionale.

[25] Romanziere e sceneggiatore russo.

[26] Forse l’autore ironizza. Il generale Gračëv, ministro della Difesa e comandante in capo delle forze armate russe dal 1992 al 1996, ha mal condotto la prima guerra cecena e questo, insieme alle accuse di corruzione, ha determinato la fine della sua carriera politica.

[27] Letteralmente “alla vita”. Augurio ebraico tipo “Buon pro” o “salute” (si dice anche brindando).

[28] L’autore parrebbe dire che invece i soldati russi in licenza fanno tutte queste cose…

[29] Invece nell’esercito russo è normale che gli ufficiali dispongano dei soldati quasi come di schiavi. Le disposizioni contro questi abusi restano lettera morta.

[30] In Russia invece cercano di scansarlo in tutti i modi…

[31] Intelligence Quotient, cioè “quoziente d’intelligenza” in inglese.

[32] Pare addirittura che sugli autobus si ceda loro il posto…

[33] Regista russo poco noto in Occidente.

[34] Uno dei pochi giornali indipendenti rimasti in Russia, dal cui sito http://2005.novayagazeta.ru/nomer/2005/79n/n79n-s30.shtml traggo questo articolo.

26 novembre 2006

A proposito di Ramzan Kadyrov

KARATE SENZA CONTATTO ALLA CECENA
Per imbrigliare Ramzan Kadyrov[1] gli organi di sicurezza repubblicani soggetti alla Federazione Russa hanno arrestato un sottoposto del premier ceceno

Il 15 novembre a Groznyj grazie a un’operazione coordinata dell’UFSB[2] della Repubblica Cecena e della procura è stato arrestato Sultan Isakov – direttore della segreteria della commissione per i risarcimenti del governo ceceno.
Questa commissione è stata creata nel 2003 e avrebbe dovuto controllare la veridicità dei documenti raccolti e prendere decisioni riguardanti il versamento di risarcimenti agli abitanti della Repubblica Cecena per l’ammontare di 350.000 rubli[3] per un’abitazione distrutta nel corso delle operazioni militari (300.000 rubli[4]) per la perdita di una proprietà (50.000 rubli[5]).
A questo scopo erano stati assegnati fondi statali e nel luglio 2003, su delibera del governo della Federazione Russa, erano partiti i pagamenti. E il presidente della Russia aveva promesso agli abitanti della Cecenia che erano stati danneggiati che nel giro di due anni tutti quelli che ne avevano diritto avrebbero ottenuto un risarcimento.
Ma già qualche mese dopo i pagamenti erano stati congelati dall’allora leader della repubblica Achmat-Chadži Kadyrov. Motivo
: appropriazione indebita e corruzione. In verità dopo qualche tempo i pagamenti erano ripresi, anche se non si era posto fine alla corruzione: la maggior parte dei danneggiati riceveva nel migliore dei casi non più della metà della somma stabilita come risarcimento e l’altra metà andava ai funzionari. Se poi qualcuno non voleva dividere, non riceveva un bel nulla: i funzionari sono maestri nell’arte della lungaggine (i documenti non venivano accolti per motivi inventati, i conti bancari su cui giungevano i soldi “personali” venivano semplicemente bloccati).
E nonostante il fatto che per questo motivo nei confronti di funzionari di vario grado (principalmente a livello di villaggio e di provincia) siano stati avviati 556 procedimenti penali in tre anni, gli sfortunati, come avveniva prima, non ricevono le intere somme stabilite. E molti finora non hanno ricevuto un solo copeco.
Nel corso di questi anni i danneggiati hanno tentato di inviare lamentele alla procura generale e al presidente della Russia, ma queste lettere sono state rinviate per competenza nella repubblica[6]. E i querelanti non solo non hanno ottenuto giustizia, ma hanno finito per subire ulteriori danni (ci sono stati casi di omicidi e rapimenti di loro familiari).
In verità l’anno scorso è stato finalmente avviato un procedimento penale nei confronti del predecessore di Isakov Abubakir Bajbatyrov. Questi è stato accusato di “abuso di ufficio” e di peculato per l’ammontare di oltre 18 milioni di rubli. Ma per le proprie macchinazioni a Bajbatyrov è stata inflitta una condanna lieve – un anno e mezzo di reclusione.
Per quel che riguarda Sultan Isakov, protetto di Ramzan Kadyrov (a proposito, quest’ultimo, essendo capo del governo, è anche presidente della corrotta, come si è visto, commissione per il pagamento dei risarcimenti), l’operazione per il suo smascheramento è stata condotta con particolare cura. Di essa non sapeva nulla neanche la dirigenza del ministero degli Interni della Cecenia, devota a Kadyrov.
Secondo quanto ha dichiarato l’addetto stampa dell’UFSB della Repubblica Cecena Jurij Rossinskij dapprima “per aver ricevuto 175.000 rubli[7] da un abitante di Urus-Martan[8] è stato arrestato un membro di un gruppo criminale di nome Èmidin Chamatchanov”, che insieme a un altro intermediario – Ruslan Muchmatov – aveva promesso a un danneggiato di Urus-Martan di sbloccare la somma che gli spettava come risarcimento presso la Rossel'chozbank[9].
La direttrice del reparto operativo della S.p.a. “Rossel’chozbank” Luiza Azimova sbloccò i fondi pervenuti sul conto dell’abitante di Urus-Martan solo dopo che gli intermediari ricevettero 175.000 rubli e che il signor Isakov ebbe dato ordine di operare in tal senso.
Durante una conversazione tenuta con me venerdì sera il sostituto procuratore della Repubblica Cecena Valerij Kuznecov ha detto che “per ora Isakov è agli arresti per 48 ore, domenica il giudice dovrà prolungare il fermo fino a 72 ore. Abbiamo basi oggettive per il suo arresto”.
Ho tentato di ottenere qualche commento dallo stesso premier della Cecenia Ramzan Kadyrov – d’altronde l’arrestato Isakov è un suo diretto sottoposto, - ma, stando a quanto mi ha detto il segretario, il presidente del consiglio non era in sede. Tuttavia il servizio stampa di Kadyrov mi ha gentilmente fornito il suo commento (trasmesso via fax). In esso si dichiara che Isakov è stato arrestato “senza una solida base di prove, che in un modo o nell’altro dimostri la colpevolezza di questo funzionario”.
E inoltre (cito testualmente): “…la vicenda dell’arresto del capo della commissione repubblicana per l’esame delle richieste di risarcimento dei cittadini è una manovra politica con un determinato scopo – minare l’autorità della leadership della repubblica”.
Per “leadership della repubblica”, con tutta evidenza, Ramzan Kadyrov intende se stesso.
Così come il presidente della repubblica Alu Alchanov, che mantiene il silenzio e non rilascia alcuna dichiarazione riguardo all’arresto di un alto funzionario, è evidentemente solidale con la procura della repubblica e l’UFSB.
Bisogna anche rimarcare che i responsabili dell’operazione per lo smascheramento e l’arresto del funzionario sospettato di estorsione mi hanno rivelato che sono state prese misure per garantire l’incolumità dell’abitante di Urus-Martan che si è rivolto all’FSB e alla procura per avere aiuto e anche quella dei suoi familiari.
Questo è in effetti il primo caso di contrapposizione delle forze dell’ordine repubblicane soggette alla Federazione Russa a Kadyrov ed è indirizzata, come supponiamo, ad imbrigliare il troppo ambizioso premier.

Vjačeslav
IZMAJLOV, osservatore militare della “Novaja Gazeta”
20.11.2006 (traduzione e note di Matteo M.)



[1] Ramzan Achmatovič Kadyrov, figlio e aspirante successore di Achmat (Achmat-Chadži) Abdulchamidovič Kadyrov, eletto presidente della Repubblica Cecena nel 2003 grazie a brogli giganteschi e ucciso nel 2004.

[2] Upravlenie Federal’noj Služby Bezopasnosti, “Direzione del Servizio di Sicurezza Federale”, in pratica il dipartimento regionale dei servizi segreti russi.

[3] Circa 10.000 euro.

[4] Oltre 7.000 euro.

[5] Oltre 1.400 euro.

[6] Cioè nella Repubblica Cecena.

[7] Cioè 5.000 euro.

[8] Capoluogo di provincia della Cecenia centrale.

[9] ROSsijskij SEL’skoCHOZjajstvennyj BANK, “Banca Agricola Russa”, istituto di credito di proprietà statale.


http://matteobloggato.blogspot.com/2006/11/mani-pulite-in-
cecenia.html#links

22 novembre 2006

A proposito della Gazprom (IV)

IN CASO DI FUGA DI GAS – CHIAMATE LO 04[1] E CHIEDETE DI “SCHALKE”
In cosa, a parte un club calcistico di medio livello, la Gazprom avrebbe potuto investire 100 milioni di euro

La tesi secondo cui la Gazprom è un “patrimonio nazionale” della Russia, è definitivamente superata. Bisogna piuttosto dire che la Russia è un’appendice, che la rifornisce di risorse, della Gazprom. Il budget del monopolio è pari a quasi un terzo del budget dello stata e la sua influenza politica supera le possibilità di entrambe le camere del parlamento sommate a quelle di metà dei ministeri e dei dipartimenti. Infine si parla molto del fatto che la Russia usi il proprio “martello a gas” per mettere in atto le proprie idee di politica estera; in realtà invece è il vettore della politica estera a ruotare secondo gli interessi del monopolio del gas.

Cercando di ottenere per la “Gazprom” la possibilità di accedere al mercato al dettaglio europeo, Vladimir Putin si è sforzato in modo brusco e goffo di migliorare al contempo i rapporti con USA, Francia e Germania. I primi due paesi li ha di fatto esclusi (finora a parole) dal giacimento di Štokman[2], dalle migliori prospettive e il terzo lo ha posto in una situazione difficile, proponendo un accordo separato, molto conveniente per i tedeschi, ma molto spiacevole per i loro partner europei. Non c’è da meravigliarsi che, posta davanti all’alternativa – litigare con la Russia o con l’Unione Europea, - Angela Merkel abbia scelto la seconda variante.
E quindi, dopo aver fatto mosse del genere, vogliamo ancora che ci accolgano come un partner alla pari e affidabile? Supponiamo
che abbiate tre compagni. Ne abbandonate pubblicamente due e, come se nulla fosse, andate dal terzo, gli proponete di dividere i guadagni e gli giurate, che lui, non lo abbandonerete mai. Edifficile aspettarsi che vi credano, in questa situazione. Non di meno ancor prima di iniziare le trattative fate un regalo costoso al compagno, aspettandovi, probabilmente, che in lui sorga l’esigenza di fare informalmente qualcosa di corrispondente.
Si tratta, naturalmente, dell’accordo di sponsorizzazione firmato dalla Gazprom con il club calcistico Schalke-04. Per apporre il proprio logo sulle maglie e per ulteriori forme di pubblicità il consorzio del gas, ricordiamo, pagherà tra i 100 e i 125 milioni di euro in cinque anni – cioè più di 20 milioni di euro l’anno. Questo vuol dire molte volte più di quanto riceva dagli sponsor un club mediocre, del livello dello Schalke-04, qualcosa di paragonabile a quello che danno alle megagrandi del calcio.
Constatiamo, che perlomeno sul piano tattico questi soldi sono stati spesi a vuoto – la Germania ha rifiutato l’accordo separato. Non li si poteva spendere con maggior profitto, tra l’altro all’interno del nostro paese? Si capisce.
Lasciamo da parte per ora l’aspetto sportivo – la “Gazprom” in effetti impiega per il suo sviluppo grandi sforzi e grandi mezzi, il che fa onore alla sua dirigenza. Ma la compagnia si presenta come socialmente responsabile. Cosa
investe in questo senso? Sul sito ufficiale leggiamo: “Di anno in anno la “Gazprom” aumenta la propria partecipazione a progetti indirizzati all’aumento del sostegno sociali alla popolazione, creando nuovi posti di lavoro, prestando soccorso ai meno garantiti e ai meno abbienti, ai militari, ai veterani e agli invalidi della Grande Guerra Patriottica[3], realizzando programmi di sostegno sociale per i popoli dell’estremo Nord, impiegando mezzi per la costruzione di infrastruttura produttive e sociali in varie regioni della Federazione Russa. Come in precedenza è stata rivolta una particolare attenzione alle iniziative in favore dei bambini portatori di handicap, degli orfani e dei bambini ospitati negli orfanotrofi[4]”.
Cose
indubbiamente benemerite. Facciamo attenzione allultima affermazione. Gli uomini della Gazprom non rendono conto di quanto effettivamente si preoccupino dei bambini portatori di handicap, degli orfani e dei bambini ospitati negli orfanotrofi. Abbiamo resoconti concreti per quel che riguarda l’aiuto fornito come sponsor al club calcistico tedesco.
In Russia ci sono 120.000 bambini che hanno bisogno di operazioni urgenti, senza le quali, molto probabilmente, moriranno. Per effettuarle tutto, sono necessari 1,2 miliardi di dollari. E
davvero molto. Ma i 120 milioni di euro per lo Schalke-04 sono più del 10% di questa somma, cioè 12.000 vite di bambini salvate. Suppongo che in Europa, dove i valori umani sono forti come in nessun’altra parte del mondo, questa cifra farebbe un’impressione assai maggiore del tentativo di rincorrere Abramovič.
Per garantire pannolini per un anno a tutti gli orfanotrofi di Russia, sono necessari 600 milioni di rubli. Questa somma è pari ai versamenti annuali in favore dello Schalke-04. Non so come appaiano i culetti asciutti dal punto di vista delle pubbliche relazioni, ma dal punto di vista del senso di umanità e di responsabilità sociale questo sarebbe un programma irreprensibile.
Infine, quando la Gazprom acquistò la Sibneft’[5], una delle condizioni complementari informali era la spesa di un miliardo di dollari per far giungere il gas ai villaggi. La decima parte di questa somma correrà per i campi di calcio tedeschi. Ogni anno la Gazprom fa giungere il gas a 300 centri abitati. Avrebbero potuto essere 30 volte di più.
La lista si potrebbe allungare ancora. Ci sono molti soldi nel nostro paese, questo è il fatto. Ma nel concreto è di regola che nei posti più importanti per qualche motivo ce ne sia una carenza catastrofica. Se la Gazprom ha così grandi ambizioni di politica estera, potrebbe ampliare i propri impegni sociali interni. O
perché allora dovrebbe chiamarsi patrimonio nazionale”? Già, e fra l’altro non bisogna dimenticare, che la Gazprom è la compagnia di stato di quello stesso stato in cui per mancanza di soldi muoiono migliaia di bambini.

Alekesj POLUCHIN


Sottotesto

La redazione della “Novaja Gazeta”[6] ha rivolto alla s.p.a. Gazprom la richiesta ufficiale di precisare secondo quale articolo di spesa del budget viene effettuata la sponsorizzazione della Schalke-04 e di comunicare se questa decisione sia stata presa in accordo con gli azionisti della compagnia. Ci è stato risposto molto prontamente, che il finanziamento inizierà il 1 gennaio 2007 e che i milioni richiesti saranno doverosamente inseriti nel programma di investimenti della s.p.a. Gazprom per il prossimo anno. Poiché l’azionista di maggioranza del Gazprom è lo stato e alla firma del contratto di sponsorizzazione ha presenziato personalmente il presidente della Russia Vladimir Putin, la questione dell’approvazione dell’accordo decade da sola. Infine, l’utilizzo dei mezzi non influenza in alcun modo gli ulteriori progetti di investimento e la politica dei dividendi della compagnia, in quanto per una compagnia delle dimensioni della Gazprom 20 milioni di euro l’anno, non è poi una somma così significativa.


Commenti degli esperti

Nella maggior parte dei casi succede così: più rumorosi sono gli avvenimenti, meno persone vogliono commentarli. Anche
nel nostro caso. E comunque ci è riuscito ricevere commenti molto dettagliati da uno dei più importanti esperti nell’ambito del business dello sport, ma solo a condizione che si mantenesse l’anonimato.

- E’ un passo puramente politico. Il fatto è che lo Schalke-04 è il club preferito di Gerhard Schröder. Ma com’è noto, il nostro personaggio più importante (Vladimir Putin – nota di O.B.) è in rapporti abbastanza buoni con l’ex cancelliere. Questo è il senso nascosto dell’accordo. E così questa, soprattutto, è l’ingresso della Gazprom nell’arena internazionale. Questo è uno dei primi casi in cui una grande compagnia russa sponsorizza un club straniero invece di comprarlo. Fra l’altro non un club stellare, ma, diciamo, di secondo livello.
- Ma in effetti la Gazprom non è una compagnia che abbia bisogno di pubblicità in Russia e in Europa.
- Qui non sono del tutto d’accordo con lei. Perché le grandi compagnie cercano sempre la possibilità di rafforzare il proprio status nell’arena internazionale. Questo passo della Gazprom si può paragonare, per esempio, a quello della compagnia tedesca Ruhrgas, che sponsorizza il biathlon (a proposito, la Ruhrgas è azionista di minoranza della Gazprom e il suo presidente Burckhard Bergman fa parte del consiglio di amministrazione della Gazprom – nota di O.B.). La sponsorizzazione è un segno di conferma dello status.
- Ma l’ammontare del contratto non è troppo alto?
- Così ha deciso la dirigenza della Gazprom. E poi i pagamenti saranno effettuati nel corso di alcuni anni. Ne risulta che ogni anno lo Schalke riceverà qualcosa più di 20 milioni di euro. A fronte di un buget medio dei club europei nell’ordine dei 50-60 milioni di euro.
- Ma nel frattempo il CSKA[7] ha un contratto con la Vneštorgbank[8] per soli 7 milioni. Questo mentre il club dell’esercito è uno dei leader del campionato russo.
- Nonostante il fatto che lo Schalke-04 si comporti nel proprio campionato peggio del CSKA, investire soldi nel club tedesco è molto più conveniente. Perché i nostri club non danno praticamente alcun profitto. In Germania invece perfino le squadre di medio livello danno profitto.
Per quel che riguarda invece i mezzi che lo Schalke riceverà dalla Gazprom, questi permetteranno di acquistare delle stelle. Basta
parlare del Chelsea. Abramovič ha aumentato gli esborsi e la squadra è diventata uno dei leader del calcio inglese. Lo Schalke è proprio nella stessa situazione. Bastano uno o due passi, che porterebbero il club ad alto livello. I soldi della Gazprom aiuteranno lo Schalke a sollevarsi, il che, naturalmente, si rifletterà sulla reputazione della compagnia russa non solo in Germania, ma nel mondo.
- Ma come può commentare il fatto che alla firma del contratto presenziasse lo stesso presidente della Russia Vladimir Putin?
- A suo tempo il club inglese del Liverpool avrebbe potuto essere acquistato da una compagnia vicina al primo ministro della Thailandia. Perciò dire che questo avviene per la prima volta non è del tutto corretto.
- Si potrebbe dire che questo contratto è stato firmato per poter trasferire tranquillamente dei soldi in Europa?
- (Dopo una pausa) Non posso commentare questo.

Ol’ga BULACH


Aleksej PETROV (addetto-stampa del FC Zenit
):
- Non ho diritto di commentare il contratto stipulato dalla Gazprom con lo Schalke-04. Posso solo parlare di ciò che riguarda lo Zenit, che ha firmato un proprio accordo con il club tedesco. Nell’ambito di questo accordo entrambi i club si assumeranno determinati obblighi. In particolare scambi di tecnici, organizzazione di ritiri, coordinazione degli sforzi dei servizi di selezione…
- Cioè è possibile uno scambio di giocatori tra i club?
- Certamente no. Sono sotto contratto. Ma di allievi delle scuole sportive, sì.
- E comunque non si può dire che la firma del contratto tra la Gazprom e lo Schalke non abbia avuto alcun riflesso sullo Zenit. In effetti l’accordo di partnership tra i club è stato siglato dopo la firma del contratto “principale” e non prima.
- Sì, è stato siglato nell’ambito del contratto principale.
- E perché è stato scelto proprio lo Schalke?
- (Dopo una pausa) I club hanno strutture simili. Abbiamo scambiato le nostre esperienze nella costruzione di centri sportivi. Sono state stabilite relazioni amichevoli tra le dirigenze dei club.
- Lei ha detto che lo Schalke e lo Zenit hanno strutture simili. In cosa si vede ciò?
- (Dopo una lunga pausa) Nel fatto che entrambi i club aspirano a conquistare determinate posizioni nei campionati nazionali e nell’arena internazionale. E mirano anche a sviluppare le proprie infrastrutture e a rafforzare gli organici.

Vsevolod KARLOV, produttore esecutivo della trasmissione televisiva “Futbol’naja Akademija”
[9]:
- La Gazprom è una compagnia che non ha bisogno di pubblicità, la conoscono lo stesso in tutto il mondo, fa comunque parte delle cinque maggiori compagnie mondiali del settore petrolifero e del gas. Perciò, a parer mio, ciò non porterà alcun dividendo alla compagnia stessa, hanno lo stesso un’immagine in ordine. In generale questa decisione sembra molto strana. D’altra parte investono già soldi nello Zenit, perché non investirli anche nello Schalke-04?

Denis
DAVYDOV
19.10.2006



[1] I numeri di emergenza in Russia sono 01 per i Vigili del Fuoco, 02 per la polizia e 03 per il Pronto Soccorso. Il numero di emergenza 04 probabilmente non esiste, ma qui si gioca sul nome “Schalke 04” del club calcistico di Gelsenkirchen, fondato nel 1904.

[2] Giacimento di gas nel mar di Barenc (Barents), in cui si troverebbe il 2% delle riserve di gas mondiali.

[3] Così viene chiamata in Russia la guerra di liberazione dagli invasori nazifascisti.

[4] Nell’originale la frase suona meno goffa perché in russo gli orfanotrofi sono chiamati detskie doma, “case per bambini”.

[5] Compagnia petrolifera statale, poi privatizzata e passata anche per le mani di Abramovič.

[6] “Giornale Nuovo”, uno dei pochi organi di stampa russi indipendenti, dalla cui versione online http://2006.novayagazeta.ru/nomer/2006/79n/n79n-s06.shtml traggo questo articolo.

[7] Central’nyj Sportivnyj Klub Armii, “Club Sportivo Centrale dell’Esercito”

[8] Abbreviazioni di Vnešnij Torgovyj Bank (Banca del Commercio Estero), uno dei principali istituti di credito russi.

[9] “Scuola di Calcio”, reality-show russo, trasmesso dal “7 kanal” (Canale 7) di Krasnojarsk.

20 novembre 2006

A proposito di terroristi ceceni

«LE STRUTTURE ARMATE[1] PROCEDONO SECONDO IL SOLITO SCENARIO: IN CITTÀ SONO ENTRATI TANTI MILITANTI, QUANTI NE SONO STATI UCCISI O CATTURATI»

Nel primo mattino del 13 ottobre nella città di Nal’čik, capitale della repubblica di Cabardia e Balcaria[2] è stato compiuto un attacco da parte di banditi[3]. Bersaglio dell’attacco sono state le forze armate — il ministero degli Interni, l’FSB[4], il ministero della Giustizia. Negli edifici della terza sezione dell’OVD[5] e del GUIN[6] e del negozio «Suveniry[7]» i terroristi hanno preso degli ostaggi. I comandi delle strutture armate[8] si sono sforzate di rendere la reazione all’attacco più spettacolare (di questo poi) di quanto fosse.
La notte prima del giorno della vittoria[9] era stata particolarmente calma. I soldati a contratto[10], che stavano su un BTR[11] non lontano dai «Suveniry», erano stati disturbati solo da un cecchino che si trovava nel negozio. Tra l’altro il cecchino non aveva neanche disturbato gli abitanti delle case le cui finestre danno sulla piazza[12]. Non avevano neanche spento la luce alle finestre.
Raramente sparavano i militanti che si erano impossessati dell’edificio del terzo OVD[13]. Dai due piani superiori le persone riuscivano a fuggire e al primo si sentivo un certo tramestio. All’interno c’erano otto terroristi e sette ostaggi. L’intero quartiere di Iskož viene circondato. Nelle vie giacciono i corpi dei militanti. Molti di loro sono molto giovani — sembrano avere sui diciassette anni. Un ufficiale della direzione «
Т» (per la lotta con il terrorismo) esamina i cadaveri:
— Sono proprio bambini. E chi se l’aspettava?
Al mattino il ministro degli Interni della repubblica di Cabardia e Balcaria, il generale di divisione[14] Chačim Šogenov è riuscito a convincere i terroristi a rilasciare tre ostaggi tenuti nell’edificio del terzo OVD. Ai terroristi è stato dato in cambio un «Gazel’[15]», nel quale si sono nascosti. Ed ecco che subito è avvenuto un prodigio: il «Gazel’» è stato raggiunto, perché si era messo in fila all’incrocio più vicino. Gli ostaggi, è chiaro, sono stati liberati, i terroristi, si dice, sono stati uccisi. Alla domanda “Come spiegare un così sorprendente corso degli eventi?”, Šogenov risponde che l’operazione col «Gazel’» era stata programmata nei dettagli:
— Ci sono specialisti per questo. Tutto è avvenuto grazie alla precisa collaborazione di diversi servizi.
Lo stesso generale, pare, è un po’ sorpreso, riesce a nasconderlo con difficoltà.

L’operazione per la liberazione delle donne tenute in ostaggio nel negozio «Suveniry» in piazza Marija è terminata verso le dieci di mattina del 14 ottobre. Gli stessi terroristi hanno rilasciato le donne, dopo di che sono stati eliminati[16].
Nelle vie intorno alla piazza ancora non fanno passare i mezzi a motore, ma si può già andare a piedi. In via Nogmov giacciono cadaveri di banditi. I soldati fanno loro la guardia. Non sono i terroristi che erano nel negozio. Questi sono stati uccisi già duranti gli scontri della sera prima. Inizialmente non li hanno portati via perché temevano che i corpi fossero minati[17]. Quando gli artificieri hanno controllato tutto, alcuni cadaveri sono stati lasciati sul terreno perché fossero visti. Il paese intero, perfino il mondo intero devono vedere che abbiamo imparato a lottare col terrorismo.
Era stato pianificato di liberare la città dagli occupanti il 14 ottobre verso le due di pomeriggio. Perlomeno, proprio a quest’ora era stata fissata una conferenza stampa dedicata al felice esito dell’operazione. Tuttavia la liberazione dell’edificio del GUIN si era trascinata un po’ troppo a lungo, perciò la riunione per il resoconto era stata spostata alle cinque.
In quei minuti, mentre i ministri si preparavano a comparire davanti alla stampa, presso la terza sezione dell’OVD uno stanco ufficiale si faceva largo tra la folla là raccoltasi, cercando i propri soldati:
— Majkop, Astrachan’[18], siete qui? Majkop, Astrachan’, siete qui?
— Siamo qui, — hanno risposto alla fine.
— Preparate le liste dei morti con le iniziali[19].

Già al mattino del 14 l’ufficio stampa del ministero degli Interni si era trasformato in un comitato addetto ai preparativi di una festa. Il primo canale, senza tener conto del fatto che l’operazione per la liberazione della città non si era ancora conclusa, già ordinava gli ingredienti per il reportage di congratulazioni. L’addetto stampa del ministero degli Interni della repubblica di Cabardia e Balcaria Marina Kjasova grida per telefono ai propri sottoposti:
— Quanti siete là? E allora, tutti insieme non ce la fate? Fai come vuoi, ma che ci siano le immagini quando l’esercito se ne andrà. Riprendi i terroristi messi in fila, mi senti? Che stiano stesi in fila. E bisogna far alzare gli elicotteri. Hanno chiesto gli elicotteri.
La Kjasova è un’ottima organizzatrice. Già qualche ora dopo, nel corso del notiziario serale, il paese vedrà anche gli elicotteri, che addirittura sparano per vana esibizione, e i terroristi stesi in fila. Sullo sfondo di questa esibizione televisiva i rappresentanti delle strutture armate della Russia fanno rapporto al presidente sulla loro indiscutibile vittoria sul terrorismo in una concreta repubblica del Caucaso settentrionale.
Nelle «Vesti[20]» locali cabardine dal mattino vanno in onda reportage sulla liberazione della città. Il corrispondente comunica in tono solenne:
— Tutti gli ostaggi sono stati liberati. I parenti piangono di gioia, vedendo che è passato il pericolo per i loro cari.
In
primo piano si mostrano volti infantili felici. Ma una donna, che piange su una pozzanghera di sangue in via Nogmov, per qualche motivo non viene mostrata. Come non mostrano un ragazzo giovanissimo con il forellino fattogli da una pallottola sopra il sopracciglio sinistro. E neanche sua madre, proveniente da una cittadina siberiana, sarà mai mostrata.

La notizia che già il 9 la polizia sapeva che si stava preparando l’attacco a Nal’čik si diffonde rapidamente per la città. La gente non si capacita: com’è possibile? Sapevano dell’attacco e hanno mobilitato l’esercito solo quando è già avvenuto? Bisogna salvare la situazione e il viceministro degli Interni Andrei Novikov prende in mano la faccenda. Dichiara che il 10 i suoi sottoposti avevano cominciato a controllare indirizzi sospetti. L’attenzione da parte della polizia ha fatto infuriare i terroristi e questi hanno attaccato la città.
Novikov spiega perché sono state le strutture armate a subire l’attacco e non, per esempio, le scuole. Non c’è nulla da nascondere, i militanti avevano questa possibilità. E’ evidente che i banditi hanno scelto le strutture armate come vittime perché avevano capito che da queste veniva una minaccia non trascurabile al terrorismo in generale. I delinquenti hanno attaccato i tutori dell’ordine, e questi, pagando con una trentina di vite, hanno dimostrato che la legalità russa muore, ma non si arrende. Ragionando con la logica di Novikov, si può supporre che per i terroristi più pericolosi dei poliziotti cabardini possano essere solo i bambini di Beslan.
Gli agenti della polizia locale di rango inferiore a Novikov parlano altrimenti, rifiutando di addentrarsi nelle finezze mentali dei funzionari moscoviti. Alla domanda “Perché non avete schiacciato sul nascere l’attacco che veniva preparato?”, rispondono:
— Speravamo che sarebbe andata bene, che ce la saremmo cavata.
Si può perfino pensare: se i terroristi fossero stati eliminati di nascosto, utilizzando i dati ottenuti con lo spionaggio e le informazioni operative, l’operazione di Nal’čik non sarebbe riuscita così pittoresca e convincente. C
era bisogno di qualcosa di intrigante. Forse per questo gli agenti del GAI[21], che erano stati inviati a Nal’čik già il 10 dalle regioni e dalle repubbliche circostanti non sapevano di alcun attacco. Anton, agente del GAI di Volgograd[22], racconta:
— Nel mio documento di invio nella riga «scopo della trasferta» c’era scritto: «Appoggio a reparti con compiti analoghi». Come
possiamo appoggiare noi? Noi siamo il GAI. Noi garantiamo il rispetto delle norme della circolazione[23]. Come facevamo a sapere che da Belaja Rečka[24] sarebbero entrati in città dei militanti?
Šogenov, ministro di Cabardia e Balcaria, così come altre alte personalità, riconosce assai malvolentieri: sì, i terroristi, che hanno attaccato la città, non sono venuti da lontano. Non avevano bisogno di sobbalzare su camion per vie polverose né di aggirare posti di blocco. Erano sempre stati qui — a Nal’čik, a Chasan’ja, a Čegem[25]. Erano persone di diversi gruppi etnici[26] — balcari, cabardini, ceceni — vivevano tra la pacifica popolazione[27]. Non erano semplicemente delle persone anormali, a cui all’improvviso è saltato in testa di sparare per la strada. Era una struttura ben organizzata, che, a dire il vero, è stata assai più efficace della polizia di Cabardia e Balcaria. E’ chiaro perché adesso Šogenov non vuole concentrarsi su questo aspetto. Se si chiarisse che i banditi vivono tra la pacifica popolazione, la storia della piccola guerra vittoriosa coi terroristi in Cabardia e Balcaria non risulterebbe tanto bella. Possono apparire dubbie le dichiarazioni secondo cui tutti i terroristi sarebbero stati uccisi o catturati. Come fanno i militari a distinguere i civili dai terroristi disseminati per la città? Non portano neanche le tute mimetiche. Ma le strutture armate procedono secondo lo scenario standard: in città sono giunti esattamente tanti militanti quanti ne sono stati uccisi o catturati. Neanche uno in più.
Il tassista Ruslan, che nella notte dopo la vittoria era l’unico al lavoro, dopo pochi minuti ha sbugiardato le conclusioni delle autorità militari, secondo cui erano riusciti a eliminare tutti i terroristi. A sera l’avevano chiamato a Chasan’ja — un villaggio vicino a Nal’čik. Per strada Ruslan aveva deciso di caricare un passeggero — un ragazzino, che non si distingueva in nulla dagli altri ragazzini della Cabardia. Un minuto dopo Ruslan era venuto a sapere che il ragazzo era un wahhabita[28] e che aveva una pistola nascosta. Aveva bisogno del taxi per evitare i posti di blocco all’uscita da Nal’čik. I tassisti non vengono particolarmente controllati.
Ruslan ha colpito il proprio passeggero per primo. Per tali evenienze porta con se un grosso coltello da cacciatore. Non
lha ucciso, ma lha sopraffatto. Subito dopo ha chiamato la polizia, perché inserissero nelle liste degli arrestati un altro terrorista, che era riuscito uscire dal cordone di polizia.
Nei boschi attorno al villaggio di Belaja Rečka ci sono tanti quei wahhabiti che i cercatori di funghi più accaniti già li salutano. All’ingresso del villaggio ci sono in tutto due poliziotti. Danno un’occhiata alla macchina per formalità e fanno un cenno con la mano — andate pure. Qui Ruslan d’un tratto dice:
— Eppure potevamo essere terroristi. Io un wahhabita, tu una cecchina. L’avremmo scampata comunque.

Sabato in alcune case di Chasan’ja, Čegem e Belaja Rečka c’erano una specie di funerali silenziosi. Non erano veri funerali perché per legge i corpi dei terroristi non vengono restituiti ai parenti.
— Per me e per te sono terroristi, — sostiene Ruslan. — Ma per le loro madri sono figli. Qui le cose vanno così: chi non ha trovato lavoro, è andato coi wahhabiti. Non hanno lasciato una bella vita — bisogna mantenere la famiglia in qualche modo.
Il ministro Šogenov non ha parlato di questo, ma da alcune fonti l’hanno confermato: esaminando i cadaveri hanno trovato addosso ad alcuni militanti fino a centomila rubli[29] — una quantità di denaro colossale in questa repubblica, per la quale molti accetterebbero di rischiare la vita.

Ol’ga BOBROVA, nostro corrispondente speciale, Nal’čik
“Novaja Gazeta”, http://2005.novayagazeta.ru/nomer/2005/77n/n77n-s00.shtml,
17.10.2005 (traduzione e note di Matteo M.)



[1] E’ difficile tradurre il termine russo siloviki (derivato da sila, “forza”), che designa tutte le strutture statali deputate all’uso della forza, dal Ministero della Giustizia ai servizi segreti…

[2] Forse la traduzione più esatta sarebbe “Repubblica dei Cabardini e dei Balcari”, entità “autonoma” della Federazione Russa.

[3] I comunicati ufficiali definiscono spesso “banditi” i terroristi ceceni…

[4] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio di Sicurezza Federale), i servizi segreti russi.

[5] Otdel Vnutrennich Del (Sezione del Ministero degli Interni – in pratica della polizia).

[6] Glavnoe Upravlenie Ispolnenija Nakazanij (Direzione Generale per l’Esecuzione delle Pene), l’ente del ministero della Giustizia russo che controlla i luoghi di detenzione.

[7] Cioè “Souvenirs”, ça va sans dire…

[8] Vedi nota 1

[9] Sarcastico; il Giorno della Vittoria per i russi è il 9 maggio, quando si ricorda la vittoria sovietica sulla Germania nazista.

[10] Cioè quelli né di leva né di carriera, che firmano un contratto a tempo con l’esercito.

[11] BroneTankovyj Rezerv (“Riserva Carristi”), nome industriale dei mezzi blindati russi.

[12] La complessità sintattica è quella dell’originale.

[13] Sic.

[14] Traduzione a senso del termine russo general-lejtenant, letteralmente “generale-tenente”.

[15] “Gazzella”, nome di un furgone costruito dall’industria automobilistica GAZ (Gor’kovskij Avtomobil’nyj Zavod – “Industria automobilistica della città di Gor’kij”, tornata a chiamarsi Nižnij Novgorod con la caduta del regime sovietico)

[16] Il terribile termine uničtožennyj (letteralmente “annientato”) è utilizzato abitualmente in Russia a proposito dei terroristi ceceni uccisi.

[17] Kamikaze post-mortem?

[18] Nomi di città della Russia meridionale.

[19] Cioè indicandoli con le iniziali.

[20] “Notizie”, titolo del telegiornale della televisione di Stato russa.

[21] Gosudarstvennaja Avtomobil’naja Inspekcija (Ispettorato Automobilistico Statale), la polizia stradale russa.

[22] L’ex Stalingrado.

[23] Forse l’agente parla “come un libro stampato” per far risaltare l’assurdità della situazione.

[24] Letteralmente “Fiumiciattolo Bianco”, nome di un villaggio presso Nal’čik di cui si dirà poi.

[25] Cioè a Nal’čik e nei villaggi vicini.

[26] In generale, poi, è sorprendente quanta poca affinità vi sia, a tutti i livelli, tra i numerosissimi gruppi etnici del Caucaso.

[27] Traduzione letterale che ho già visto usare altrove. Noi diremmo forse “gente comune”.

[28] “Wahhabiti” si chiamano i seguaci delle idee del fondamentalista islamico Muhammad ibn al Wahhab al Temimi, ma in Russia il termine vachchabity designa in generale i fondamentalisti islamici dediti al terrorismo.

[29] Oltre 2900 euro.

A proposito della Gazprom (III)

GASA NOSTRA[1]
Il progetto di contratto col monopolio russo è finito nel processo sui soldi della mafia siciliana

La procura della città italiana di Palermo (Italia[2]) alla ricerca dei soldi della mafia ha iniziato un’indagine sull’azienda locale “Sirco”. L’azienda si occupava di gas e aveva progetti per i mercati energetici di Italia, Romania e Jugoslavia[3]. Nessuno pensava che le tracce conducessero ancora più ad est – in Russia. Ma durante una perquisizione nell’ufficio palermitano del massimo dirigente dell’azienda, il professor Gianni Lapis, figlio di un ex ministro italiano sono stati trovati un progetto di contratto con la “Gazprom” russo e il biglietto da visita del suo più importante manager. Ora questi e altri documenti sono raccolti in una scatola e se ne attende l’invio al tribunale.

La situazione è senza precedenti. Non era mai successo prima che il nome del monopolio russo del gas, nel cui consiglio di amministrazione fanno parte rappresentanti delle più alte autorità statali della Federazione Russa (alcuni membri del governo e un rappresentante speciale del presidente), venisse associato alla mafia italiana, un capo della quale si trova in carcere, e un altro in fuga dal 1963. Per venire a capo di questa storia, ci siamo messi in contatto praticamente con tutti i suoi membri[4] e anche con esperti, che hanno fornito le loro spiegazioni.
Come si è potuto chiarire, l’azienda del settore del gas di Palermo, di cui è stata sequestrata la documentazione durante le indagini, era legata alla poco nota azienda ucraina “Revne”, cioè aveva firmato con questa un contratto per 6 miliardi di metri cubi di gas. Secondo un calcolo approssimativo, il valore di tale contratto è di circa 1 miliardo di dollari. Gli italiani affermano che la “Revne” avesse rapporti con la “Gazprom”. La “Gazprom” nega decisamente.

Il tesoro dell’ex sindaco
La procura di Palermo è nota perché cerca i soldi della mafia con notevole energia e coerenza e persegue coloro che sospetta di avere legami col crimine organizzato, la corruzione o il riciclaggio di denaro sporco senza guardare in faccia ad alcuno. Proprio la procura di Palermo iniziò a investigare sui legami con la mafia dell’ex premier italiano Giulio Andreotti. E proprio gli uomini della procura di Palermo hanno condotto l’inchiesta sul senatore e poi membro dell’Europarlamento Marcello Dell’Utri, che insieme a Silvio Berlusconi (attuale premier italiano) faceva affari per poi fondare il partito pro-premier “Forza, Italia[5]”. Dopo un processo durato sette anni l’amico di Berlusconi è stato condannato a nove anni di reclusione e i suoi vecchi legami col premier non l’hanno salvato. Lo stesso Berlusconi è stato chiamato a testimoniare, ma si è rifiutato. Infine, l’anno scorso proprio il procuratore di Palermo è stato posto a capo della procura nazionale antimafia.
Un rappresentante della procura di Palermo ci ha risposto di non poter rilasciare dichiarazioni fino alla conclusione dell’istruttoria. Tuttavia alle domande della “Novaja Gazeta[6]” ha risposto curiosamente il sig. Enzo Lo Dato, esperto di rapporti coi mezzi di comunicazione di massa, che da 40 anni lavora col governo ed è coordinatore dei progetti internazionali per lo studio dei metodi italiani di lotta contro il crimine organizzato:
- I fatti che si sono potuti verificare portano alla conclusione che la “Sirco” aveva davvero pianificato di entrare in affari col “Gazprom” dopo aver acquistato una grande quantità di gas. Al riguardo era stata elaborata una bozza di contratto. E il biglietto da visita di un manager del “Gazprom” è stato trovato tra i documenti della “Sirco” sequestrati dalla polizia durante la perquisizione nell’ufficio palermitano di Gianni Lapis nel luglio 2005. Per di più gli stessi manager della “Sirco” confermano questi fatti.
Tuttavia i fatti dimostrati non costituiscono reato: la “Sirco” intendeva iniziare a fare affari con la “Gazprom” in modo del tutto legale e la semplice intenzione di firmare un contratto allo stato attuale delle cose non è considerata cosa degna di ulteriori investigazioni. Gli uomini della procura e della polizia di Palermo tentano semplicemente di trovare le prove della versione secondo cui i mezzi a disposizione della “Sirco” per questo ed altri affari erano di origine illegale. In altre parole, tentano di verificare se vi sia stato o no riciclaggio di denaro sporco.
Il procedimento è stato avviato perché una serie di cose indicava che i mezzi della “Sirco” erano parte dei “tesori nascosti” (di questi si è parlato molto), messi da parte negli anni Settanta-Ottanta da Vito Ciancimino, un politico di Corleone. Per alcuni mesi questi fu sindaco di Palermo, ma negli anni Novanta fu condannato per legami con la mafia. Vito Ciancimino morì qualche anno fa, probabilmente, come suppone la polizia, lasciando il proprio patrimonio segreto al figlio maggiore Massimo Ciancimino, che poi divenne partner d’affari della compagnia “Sirco”.

Da dove soffia il gas?
Teoricamente i soldi potevano essere investiti nel settore del gas. Ma, com’è noto, le sue fonti in Europa non sono molte. Quelli che dirigevano l’azienda italiana “Sirco” o avevano rapporti immediati con essa, indicano in qualità di fonte la “Gazprom” russa e in qualità di intermediario la poco conosciuta azienda ucraina “Revne”. La versione sui soldi della mafia investiti nel business del gas è da questi ritenuta insussistente.
Ecco cosa ci ha riferito il professor Gianni Lapis, dirigente dell’azienda italiana “Sirco”, nel cui ufficio è stata effettuata una perquisizione:
- In effetti ho firmato un contratto con la “Revne” a nome della Fingas/Sirco per l’acquisto di metano (6 miliardi di metri cubi) di origine russa o meglio kazaka. L’accordo tra le due compagnie – la Fingas/Sirco e la “Revne” – si è compiuto attraverso canali russi e serbi. E’ importante far attenzione al fatto che il nostro gruppo opera nel settore del gas di Belgrado, è presente in modo significativo in Romania e anche nel settore energetico italiano con diverse compagnie appartenenti al gruppo stesso.
I rapporti con la “Gazprom” sono stati allacciati solo dalla “Revne” ucraina ed è chiaro che un affare di queste dimensioni (per cui sono state fornite garanzie bancarie da parte degli acquirenti) serviva per aprire altri canali al gas russo in Europa senza che fosse necessario collegarsi alla struttura corporativa che monopolizza il mercato al momento presente. Non voglio credere che le azioni contro di me e la mia compagnia vengano compiute su pressione di oscure forze economiche, capaci di utilizzare le strutture della giustizia per i propri scopi. Oggi sono costretto ad affermare che le versioni che le autorità verificano da così lungo tempo riguardano un inesistente crimine internazionale. Queste riguardano una figura che ha rapporti con l’affidabile amministrazione di proprietà totalmente legali di altre persone (…). Le ipotesi di legami con la mafia (…) non hanno trovato conferma. (…) Come in precedenza ho un passaporto, la cui validità non è mai stata sospesa. In tal senso le versioni ricordate appaiono dubbie. Abbiamo operato in modo totalmente legale[7].
Sulla questione del gas il professor Lapis ha consultato l’imprenditore italiano Romano Tronce[8]. Lo abbiamo contattato sul cellulare e questi ha confermato l’esistenza del contratto con l’azienda ucraina “Revne”, definendola una struttura intermedia tra Lapis e la “Gazprom”.
- Ero consulente del sig. Lapis e gli ho fornito alcune informazioni in qualità di esperto del mercato energetico e del gas. Ho aiutato il sig. Lapis a risolvere alcune questioni e ho sentito dire, che si era incontrato con qualcuno di Mosca, - ha detto Romano Tronci. – Il sig. Lapis ha firmato un contratto con una compagnia ucraina. Ricordo che la compagnia si chiamava “Revne”. Non so se questo contratto sia in vigore. Ma è stato firmato circa due anni fa. Si diceva che la “Revne” avesse un accordo con la “Gazprom”. Per quanto ricordi in quel periodo il gas doveva arrivare dal Kazakistan. La “Revne” aveva anche documenti delle autorità russe e del “Gazprom”. La “Revne” era una struttura intermedia tra Gianni Lapis e la “Gazprom”. Ricordo anche che si trattava di 6 miliardi di metri cubi di gas. E il gas non era diretto in Italia, ma in Europa.
Il
sig. Tronci ritiene che l’inchiesta in corso in Italia si risolverà in uno stralcio e anche abbastanza velocemente.
- Non so perché sia stata avviata, - ha notato l’uomo d’affari. – Il mio punto di vista personale è che questa si prolunga perché Lapis aveva interessi nel mercato del gas.
Anche Romano Tronci è noto alla procura di Palermo. Il 6 luglio 1998 fu arrestato con l’accusa di legami con la mafia. Era un manager della compagnia “De Bartolomeis” che si occupava di riciclaggio dei rifiuti. La vicenda, in cui furono coinvolti altri 27 uomini d’affari, giunse in tribunale nel 1999. Nel futuro prossimo avrà luogo a Palermo l’ennesimo processo, che già viene chiamato “Mafia e appalti per i lavori pubblici” (di regola si tratta di lavori di costruzione e di altro tipo, effettuati con denaro pubblico su iniziativa statale). Gli imprenditori italiani coinvolti non si riconoscono colpevoli.
Comunque la figura centrale di tutta questa storia di gas, secondo la procura di Palermo, è l’imprenditore Massimo Ciancimino. Ricordiamo che gli uomini della procura sospettano che l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino possa avergli lasciato dei soldi, che sono finiti nell’affare del gas.
Il
sig. Massimo Ciancimino ha curiosamente acconsentito a rispondere alle domande della “Novaja Gazeta”. Non considera fondati i sospetti. Ma afferma di aver aiutato l’azienda di Gianni Lapis nella stesura dei contratti per il gas e rammenta anche il “Gazprom” e la “Revne” ucraina. La risposta di Massimo Ciancimino sarà pubblicata nel prossimo numero della “Novaja Gazeta”.

Il “Gazprom” nega
Avere un commento dagli italiani, che si trovano a migliaia di chilometri da Mosca e non parlano affatto in russo si è rivelato più semplice che averlo dalle strutture del “Gazprom”, che sono vicine e, pare, parlano perfettamente questa lingua.
La “Gazprom” e la “Gazèksport” russe (quest’ultima è una filiale della prima al 100%, che esporta gas naturale in Europa e nella CSI) non fanno commenti ufficiali al riguardo. Una fonte non ufficiale della “Gazprom” si è espressa così:
“I faccendieri internazionali di varie risme di tanto in tanto ricorrono a tutto, compresa la falsificazione di firme e di documenti della “Gazprom”. I manager della “Gazprom” non si sono mai incontrati con i personaggi e con le aziende menzionate nell’inchiesta. Posso assicurare con certezza che la vicenda italiana in cui si menziona la “Gazprom” non ha alcuna relazione con la “Gazprom” stessa. La “Gazprom” ha uno scopo ben determinato: entrare nel mercato al dettaglio in Italia, coinvolgendo imprese del settore del gas e di altri settori che richiedono gas. Sul mercato italiano la “Gazprom” ha partner noti a tutti con un’ottima reputazione, che vogliono lavorare con esso. Questi non sono mai figurati in inchieste sulla mafia. Il resto sono fantasie, partorite probabilmente dai concorrenti sul mercato italiano del gas. In Italia il prezzo del gas al dettaglio è il più alto d’Europa (ad esclusione della Gran Bretagna) e le compagnie italiane hanno un motivo per cui lottare tra loro, dal che derivano storie scandalose di questo tipo, con la tendenza a compromettere i concorrenti e ad accusarli di legami con la mafia”.
Riguardo alla menzione della “Gazprom” in alcune vicende Aleksandr Medvedev (membro del consiglio di amministrazione della “Gazprom” e direttore generale della “Gazèksport” – nota dell’autore) ha commentato: “Tutto questo è un delirio e non vorrei offendere il delirio a dir così[9]”.
Certamente si può supporre che i documenti della “Gazprom” siano falsificati. Falsificati come, supponiamo, il biglietto da visita del suo manager più importante, che presto sarà inviato al tribunale italiano insieme alle altre carte del processo. Ma nessuno è ancora mai riuscito a falsificare 6 miliardi di metri cubi di gas.
Alcuni esperti della “Gazprom” propongono un’altra versione: il gas, offerto agli italiani dalla poco conosciuta azienda ucraina, avrebbe potuto essere semplicemente acquisito indebitamente dalle tubature russe. E per legalizzarlo avrebbero potuto falsificare le carte della “Gazprom”.
Tuttavia, in ogni caso la posizione del monopolista russo del gas non è del tutto chiara. Se le sue carte sono state falsificate e degli avventurieri se ne sono serviti, perché i rappresentanti della “Gazprom” non fanno in modo che la Russia prenda parte all’indagine italiana attraverso la procura generale della Federazione Russa, non aiutano la procura di Palermo, non chiedono informazioni sulla strana azienda ucraina?
“Meglio tenersi più lontano possibile da tali inchieste, - ha commentato un esperto che lavora per la “Gazprom”, desideroso anch’egli di restare anonimo. – Queste causano gravi danni all’immagine”.
Notiamo: esattamente come i poco trasparenti affari amati dalle nostre compagnie statali, che lasciano un sacco di spazio ai sospetti.

P.S. Mettersi in contratto con l’azienda ucraina “Revne” non sembra possibile. Siamo riusciti a scoprire un’azienda con tale nome, registrata in un villaggio ucraino. E questa comincia a diventare una tendenza. Ricordiamo che anche l’azienda “Eural Trans Gas”, che fornisce il gas turkmeno all’Ucraina e per la quale la “Gazprom” ha fornito molte referenze, è registrata in un villaggio. Ma questo si trova in Ungheria.

Roman ŠLEJNOV, capo della sezione investigativa


Dossier della “Novaja Gazeta”

La vicenda di Vito Ciancimino
Negli anni Sessanta Vito Ciancimino a Palermo era responsabile dei lavori pubblici – in altre parole dell’edilizia cittadina. Il sindaco di Palermo era Salvatore Lima (ucciso praticamente poco prima dell’arresto), vicino a Giulio Andreotti. (Dal 1972 al 1992 Andreotti è stato il premier italiano in più occasioni, nonostante il fatto che più di una volta sia stato accusato di avere legami con la mafia.)
In quattro anni a Palermo furono concesse circa 4000 licenze edilizie, più della metà delle quali a tre ignoti pensionati. In questo periodo sono stati distrutti molti edifici storici, monumenti architettonici e parchi cittadini, innalzando al loro posto scatoloni di cemento per i quali la città ha pagato somme colossali. Il denaro proveniva, in parte, dai “progetti nazionali”: dal fondo statale, destinato alla rinascita del povero Sud d’Italia e dal fondo per gli aiuti economici americani all’Italia. E spesso le ditte appaltatrici erano strutture mafiose.
Vito Ciancimino riuscì ad essere sindaco di Palermo per due mesi. A metà degli anni Ottanta fu arrestato e condannato per complicità con la mafia, utilizzo indebito di 400 milioni di dollari, truffa e peculato. Il denaro era stato depositato su conti in banche canadesi. Vito Ciancimino è morto a Roma, dove si trovava agli arresti domiciliari, il 19 novembre 2002. Aveva cinque figli. Adesso alla procura di Palermo sono sorti interrogativi riguardo a suo figlio maggiore Massimo Ciancimino. Si sospetta che possano essergli stati trasmessi dei fondi, che il padre aveva salvato dalla confisca e che questi soldi siano stati investiti nel business del gas.


Dossier della “Novaja Gazeta”

La parola “mafia” – abbreviazione di “Morte Alla Francia, Italia Anela[10]” – slogan popolare nel XIII secolo durante la rivolta contro gli occupanti francesi in Sicilia. La comparsa della mafia come associazione a delinquere fu notata in Sicilia a metà del XIX secolo. Intorno alla città di Palermo prosperavano i proprietari terrieri che coltivavano arance e limoni. Queste “risorse naturali” portavano enormi profitti. I latifondi contrastavano con la miseria del resto dell’isola. Ovviamente si prese a imporre tasse ai proprietari e a proporre loro una “protezione”. E tra gli agricoltori locali i ricattatori dettero vita alla mafia, che non si vergognava neanche di rapire persone per ottenere un riscatto. Ben presto i rappresentanti della mafia comparvero nel mondo degli affari, nelle strutture statali e nella politica. Nel 1873 il procuratore generale Diego Tajani notava: “Nella provincia di Monreale operano non meno di sei capimafia (…). Uno di essi è il capo della polizia locale e gli altri cinque sono ufficiali della guardia nazionale”.
Le elezioni generali italiane (1912
[11]) furono utilizzate dalla mafia per rafforzarsi in ambito politico. La Sicilia, che era sotto il controllo della mafia, votò come questa ordinava. Ciò faceva comodo al potere centrale a Roma, grazie a cui la mafia penetrò al più altro livello. Ma la base della mafia restava sempre la “famiglia”. Il consiglio di alcuni capi delle famiglie più influenti era presieduta dal “boss dei boss”.
In Italia l’esistenza della mafia non fu riconosciuta ufficialmente per molto tempo. Noti sinonimi di “mafia” sono: “Amici Degli Amici” e “La Cosa Nostra[12]”. Nel 1970 il procuratore generale degli USA John Mitchell ordinò che nei documenti del dipartimento di giustizia non si menzionasse più il termine LCN (così si indicava “Cosa Nostra”) per via delle proteste della lega italo-americana per i diritti umani.
In Italia la pericolosità della mafia è stata presa in considerazione solo negli anni Ottanta. Le prime indagini serie ed efficaci furono condotte dal magistrato siciliano Giovinni[13] Falcone e dal procuratore di Palermo Paolo Borsellino. Nel 1986 grazie a loro molti capimafia furono condannati in un grande processo. Giovanni Falcone indagò anche sulla vicenda dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, il primo sindaco italiano ad essere condannato per legami con la mafia (suo figlio Massimo Cianicmino adesso è stato meso sotto inchiesta dalla procura di Palermo).
Per ordine del più importante mafioso Salvatore Riina (detto anche Totò Riina) il magistrato Falcone e il procuratore Borsellino furono fatti saltare in aria nelle loro macchine nel 1992[14]. In
Italia divennero eroi nazionali. Il capo della mafia Riina fu arrestato nel 1993 ed è tuttora in carcere. L’attuale “boss dei boss” Bernardo Provenzano (del clan di Corleone) sfugge alla giustizia da quarant’anni. Le autorità dicono da dieci anni di essere vicine come non mai alla sua cattura. Negli ultimi anni lo hanno visto nel sud della Francia.
Il braccio destro di Provenzano, il boss mafioso Antonio Giuffré, arrestato nel 2002, ha affermato che alcuni rappresentanti dell’attuale primo ministro italiano Silvio Berlusconi contattarono “Cosa Nostra” nel 1993, prima di fondare il partito pro-premier “Forza, Italia[15]”. Ma finora le sue parole non hanno trovato una conferma ufficiale.

“Novaja Gazeta”
n. 24
03.04.2006 (traduzione e note di Matteo M.)



[1] Nell’originale Gazo-Nostra, gioco di parole intraducibile tra gazo(voj), “gassoso” o “inerente al gas” e Cosa Nostra.

[2] La ridondanza è nell’originale.

[3] Ormai sarebbe meglio dire “Serbia e Montenegro”…

[4] Della mafia? No, del monopolio russo… L’autore si esprime un po’ male a volte…

[5] Sic.

[6] “Giornale Nuovo”, uno dei pochi organi di stampa russi realmente indipendenti, dal cui sito http://2006.novayagazeta.ru/nomer/2006/24n/n24n-s11.shtml traggo questo articolo.

[7] Ho tradotto fedelmente la versione russa del contorto eloquio del professor Lapis...

[8] In realtà si chiama Romano Tronci. In seguito correggo l’errore.

[9] Letteralemente: “Tutto questo è un delirio di una cavalla grigia [frase idiomatica russa per intendere una totale assurdità]. E non vorrei offendere la cavalla a dir così”.

[10] Questa è una delle tante etimologie della parola “mafia” e neanche una delle più accreditate. Fra l’altro la frase è tradotta erroneamente in russo come “Morte alla Francia, respira, Italia”.

[11] Elezioni storiche: le prime a suffragio universale maschile e le prime a cui fu consentita la partecipazione dei cattolici, in deroga al documento papale “Non expedit”, emesso dopo la presa di Roma, con cui il Papa proibiva ai cattolici di prender parte alla vita politica.

[12] In Italia si dice semplicemente “Cosa Nostra”, ma all’estero e soprattutto negli USA tengono all’articolo al punto che secondo il boss italo-americano John Gotti dire “La” era già delazione degna di morte.

[13] Sic. Ma in seguito il nome è scritto correttamente.

[14] In realtà, come è noto, fu fatto esplodere il tratto di autostrada per cui passava Falcone, mentre Borsellino fu ucciso da un’autobomba nel cortile del palazzo in cui abitava sua madre.

[15] Sic.

19 novembre 2006

A proposito di Internet in Russia

RICERCATORI[1] GOVERNATIVI
Google, Yahoo! e Microsoft collaboreranno con le autorità russe?

Il firewall, a dirla semplicemente, è un censore elettronico. Come molti altri utenti di Internet, anch’io uso il mio firewall per filtrare i documenti provenienti da me e diretti a me. Senza di esso è semplicemente impensabile stare a lungo in Rete senza acchiappare qualche virus. La Cina (ma anche l’Iran, la Turchia, Singapore, l’Arabia Saudita, la Corea del Sud e ancora una trentina di paesi del mondo) utilizza i firewall a livello statale. In questo, come si è chiarito durante recenti sedute del congresso degli USA, li aiutano le più grandi compagnie americane.
Cisco fornisce alla Cina l’armamentario per filtrare il traffico dall’estero. I suoi implacabili concorrenti nell’ambito dei motori di ricerca Internet Yahoo!, Microsoft e Google altrettanto pacificamente[2] hanno acconsentito all’autocensura. Nel Google cinese se chiedete “Tienanmen”, trovate antichi templi e link a siti governativi. In quello inglese – carri armati e fiumi di sangue.
Ma
lautocensura è ancora una bazzecola. In fin dei conti la stessa Yahoo! qualche anno fa dovette togliere dal proprio portale francese i link ai siti con simboli fascisti, a dire il vero, per disposizione di un tribunale. Adesso la stessa Yahoo! ha aiutato la polizia cinese ad arrestare l’attivista Li Ji, che aveva avuto l’imprudenza di esprimere giudizi sulla corruzione delle autorità locali nel forum della compagnia, in conseguenza dei quali è stato condannato a otto anni di reclusione. Il giornalista Shi Tao nel 2004 rivelò alla stampa occidentale il contenuto delle istruzioni del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sul modo di trattare il 15° anniversario della repressione delle manifestazioni in piazza Tienanmen. Il documento fu inviato tramite la posta elettronica di Yahoo! I servizi segreti cinesi pretesero da questa azienda i dati del proprietario della casella postale e la compagnia americana li fornì. Di conseguenza il giornalista, che non si aspettava una vigliaccheria del genere da una compagnia occidentale cadde in disgrazia per nove anni. Il membro del Congresso Christopher Smith ha definito sconcertante l’operato di Yahoo!: “E’ stato come consegnare Anna Frank ai nazisti”.
Ovviamente le compagnie si giustificano dicendo che sono costrette ad assoggettarsi alla legislazione del paese sul cui territorio esse operano. La tesi fondamentale suona così: “Meglio un’informazione filtrata che nessuna informazione”. Comunque non è un segreto per nessuno che si tratta esclusivamente dell’utenza Internet cinese, 110 milioni di persone (la seconda dopo gli USA). Se non ti pieghi, allora i concorrenti meno coscienziosi occupano il mercato: solo Yahoo! dopo l’acquisto del 40% delle azioni del motore di ricerca cinese Alibaba ha visto aumentare i propri introiti dell’84%.
Il capo della Microsoft Bill Gates mentre si trovava a Lisbona il 1 febbraio in risposta a tutte le accuse ha pronunciato un discorso piuttosto ingenuo sul fatto che un accesso all’informazione si trova sempre, se si vuole. E’ assolutamente vero, solo che qui non si tratta affatto di questo. Inoltre il pathos dei membri del Congresso è considerevolmente smorzato dal fatto, che gli stessi USA riguardo alla censura di Internet si comportano in modo tutt’altro che ideale. Il rappresentante del Ministero degli Esteri Cinese Kuin Gang ha dichiarato mentendo spudoratamente: “Per molti paesi è del tutto normale amministrare Internet secondo la legge e indirizzare il suo sviluppo in modo sano e ordinato. La Cina ha assunto questo modo di fare e lo ho imparato dagli USA e dagli altri paesi del mondo”.
L’organizzazione “Reporters sans frontières”, grazie a cui in buona misura sono iniziate le sedute, ha pubblicato una lista di più di quaranta paesi del mondo in cui in una forma o in un altra esiste la censura in Internet. Il blocco di siti sgraditi è praticato nell’80% di essi (tra questi non ci sono gli USA) e appena un po’ meno (circa il 75%) monitorizza l’attività degli utenti di Internet (la cifra inferiore è dovuta al fatto che con un filtraggio generale questo costoso spionaggio risulta semplicemente inutile). Il monitoraggio e il filtraggio nei luoghi di pubblico accesso è praticato fra gli altri anche negli USA.
Sul territorio degli USA la stessa Google si comporta in modo completamente diverso, visto che nell’estate del 2005 ha respinto la richiesta piuttosto innocua del Ministero della Giustizia di fornire le statistiche riguardanti le richieste da parte degli utenti di Internet in tema di pedo-pornografia. Sia Microsoft sia Yahoo! hanno fornito volentieri queste statistiche, ma alla Google capiscono con chi hanno a che fare: dai loro un dito e si prendono il braccio[3].
Nella lista dei “Reporters” ci sono quasi tutte le più importanti potenze europee (e perfino l’Ucraina), ma non c’è la Russia. Evidentemente si tratta del fatto che da noi finora non è stato registrato ancora un solo caso di seria persecuzione di internauti a causa di materiale pubblicato. Tuttavia la Russia ha tutte le chance di passare di colpo avanti a tutti. Prima di tutto l’abbastanza prevedibile entrata in vigore delle “Norme per la fornitura di servizi per la trasmissione di dati[4]” (progetto di legge del governo della Federazione Russa del 23 gennaio 2006), nonostante gli emendamenti in esse contenuti e le rassicurazioni delle alte cariche, possono portare certamente all’obbligatoria e individuale autorizzazione all’uso di Internet[5]. (Il miglior metodo di profilassi del crimine è mettere tutti in cella in anticipo e tutte le autorità di tutti i tempi non hanno mai avuto il minimo dubbio al riguardo.)
E poi l’8 febbraio durante la 169.a seduta del Consiglio della Federazione[6] Ljudmila Narusova[7] è stata nominata presidente della commissione per la politica dell’informazione. L’affascinante signora Narusova, come è noto, arde di vero odio per tutto ciò che è legato con questo “immondezzaio”, come una volta ha caratterizzato Internet in un intervista alle “Novye Izvestija[8]” (03.06.2004). Certo, dove necessario fa le necessarie correzioni (così per la posta elettronica la censura non è da prevedersi – e grazie tante!), ma nel complesso la sua posizione è essenzialmente quella del grande firewall cinese. Introdurre la registrazione di tutti i blog, le home page[9] e i forum come mezzi d’informazione di massa non è solo ridicolo, ma anche inutile perché questi si sposterebbero semplicemente in zone fuori dalla giurisdizione della Federazione Russa, se già non si trovassero là (Livejournal, ricordiamo, è registrato negli USA).
A parte un filtraggio globale, finora non sono stati semplicemente ideati altri mezzi efficaci per introdurre limiti nella Rete. E a parte tutto, è una questione di budget: la Cina, secondo calcoli indiretti, spende centinaia di milioni di dollari per censurare Internet. Li raggiungeremo e li supereremo[10]?

Jurij REVIČ, osservatore della “Novaja Gazeta[11]
27.02.2006 (traduzione e note di Matteo M.)



[1] Poiskovik in russo può significare sia “ricercatore” sia “motore di ricerca”.

[2] Alla lettera “umilmente”.

[3] In russo suona letteralmente “ci infili il dito e ti mordono fino al gomito”.

[4] Le leggi russe si identificano con il titolo e non con il numero come in Italia.

[5] Un “porto d’Internet”? Qualcosa di orribile, ma forse renderebbe la vita un po’ più difficile a furfanti come il tristemente noto Valentin Michajlin…

[6] La “camera alta” del parlamento russo, formata dalle autorità locali.

[7] Vedova di Anatolij Sobčak (a suo tempo sindaco di San Pietroburgo e uno degli uomini simbolo della perestrojka), rappresentante della repubblica autonoma siberiana di Tuva

[8] “Nuove notizie”, giornale russo che a suo tempo trattò anche la ridicola vicenda dell’“accattone telematico” Valentin Michajlin.

[9] Definite letteralmente domašnie stranički, “paginette domestiche”.

[10] “Raggiungere e superare” (gli USA) era quello che si prefiggeva la propaganda sovietica…

[11] Uno dei pochi organi di stampa indipendenti rimasti in Russia, dalla cui versione telematica (http://2006.novayagazeta.ru/nomer/2006/14n/n14n-s27.shtml) traggo questo articolo.

18 novembre 2006

A proposito della Gazprom (II)

CHI E’ RIMASTO AL COMANDO[1]
I presidenti e i loro entourage controllano personalmente la vendita di petrolio e di gas

-Usciamo dagli schemi grigi e per la prima volta passiamo a rapporti assolutamente trasparenti ed equi, - ha detto poco tempo fa il presidente russo Vladimir Putin sul problema del gas.
-Abbiamo raggiunto dei sani compromessi (…), un bel risultato, - gli ha fatto eco Viktor Juščenko, presidente ucraino.
Di conseguenza la Russia venderà il gas a 230 dollari (per 1000 metri cubi) e l’Ucraina lo comprerà a 95. Centro mistico[2], in cui cifre così diverse andranno in equilibrio, è stato nominato la compagnia “Rosukrènergo[3] ”, una metà della quale appartiene alla struttura della Gazprombank[4] russa, leggi “Gazprom”, e l’altra a forze oscure. Proprio il “Rosukrènergo”, in cui la luce lotta con le tenebre e la trasparenza con l’opacità, comprerà a 230 e venderà a 95. Questa non è già più economia, ma pura religione. Gli esperti, valutando il fatto compiuto, hanno potuto solo ripetere la formula “credo perché è assurdo[5]”.
Abbiamo creato un intero schema di compagnie partecipanti all’accordo sul gas e di aziende ad esse legate. Nei registri commerciali svizzeri e austriaci se ne sono trovate più che a sufficienza. L’architettura dello schema formato dall’elite russa e ucraina del gas è tale che la didascalia “trasparenza” non gli si addice neanche stilisticamente.
In breve il contenuto delle seguenti informazioni (vedi la scheda e la sua dettagliata descrizione) è questo: le compagnie partecipanti hanno aziende-satelliti legate a scandali internazionali, storie del tutto oscure. Quest’ombra e questi scandali ogni volta avvicinano Russia e Ucraina meglio di qualsiasi gas naturale. Inoltre il grandioso complesso tenebroso attrae nella sua orbita Austria, Italia e Israele.
Dei dirigenti del “Rosukrènergo” Konstantin Čujčenko e Oleg Pal’čikov si è già parlato. Čujčenko è un ex agente del KGB, viene da San Pietroburgo, è membro del consiglio di amministrazione del “Gazprom” e capo dell’ufficio legale. All’università statale di Piter[6] era legato a Il’ja Eliseev, ora vice presidente del consiglio di amministrazione della Gazprombank. E anche a un altro studente dell’università di Piter, Dmitrij Medvedev, ora primo vice premier, presidente del consiglio direttivo del “Gazprom” e, cosa di non poca importanza, ex collega di Vladimir Putin nell’amministrazione di Piter.
Oleg Pal’čikov – secondo direttore del “Rosukrènergo” – solo tre anni fa rappresentava a Mosca l’azienda “Eural Trans Gaz” (nota anche come Eural TG o
ЕTG). Com’è stato notato l’azienda, che aveva per sede un paesino ungherese, conduceva operazioni da miliardi di dollari per la fornitura di gas turkmeno all’Ucraina. E tra i fondatori spiccava in particolare l’avvocato del noto rappresentante di una cosca mafiosa di Solncevo[7] Semën Mogilevič. Le fotografie di quest’ultimo sono sempre presenti nella pagina dedicata ai criminali ricercati del sito dell’FBI. A ciò si può aggiungere che la moglie di Oleg Pal’čikov ha lavorato per il “Gazprom”, l’“Itera-Rus’[8]” e il “Sogaz[9]”.
Del terzo direttore del “Rosukrènergo”, Lars Haussmann, proveniente dalla quieta cittadina svizzera di Herliberg, nei dintorni di Zurigo, non sono noti i dettagli. Siamo riusciti a chiamarlo al telefono di casa sabato mattina. Il signor Haussmann non voleva parlare di sé, ma ha fatto notare che capisce l’interesse nei suoi confronti da parte della stampa e che in tempi brevi preparerà certamente del materiale scritto per rispondere.
"Росукрэнерго" в швейцарском регистре[10]
Metà del “Rosukrènergo”, registrato nel cantone svizzero di Zug, famosa zona franca finanziaria, appartiene, com’è noto, alla compagnia “AROSGAS Holding AG[11] con sede a Vienna (Austria[12]). Secondo il registro svizzero quattro persone controllano l’“
Аrosgaz[13]” – e sono tutte della Gazprombank. Con un controllo così stretto è un po’ strano che la stessa compagnia per qualche motivo appartenga alla banca per mezzo di due aziende, una delle quali è un’azienda offshore[14] di Cipro, che a suo tempo è stata acquistata per soli 2000 dollari. E l’altra è una S.r.l. moscovita.
Ci siamo rivolti ai rappresentanti della Gazprombank pregandoli di spiegarci quale sia il senso logico di questa catena. La banca ha promesso di commentare la situazione tra breve tempo (speriamo di pubblicare nei prossimi numeri i commenti della Gazprombank sulla situazione del “Rosukrènergo”).
L’azienda offshore cipriota della Gazprombank e la finanziaria con sede nella capitale di un “paradiso fiscale”, il principato del Lichtenstein, ad essa appartenente nella sua totalità sono porte particolari. Uscendo da queste si finisce in una grande strada che conduce a due casi di corruzione, in cui risultano implicati i leader di Italia e Israele.
Infatti il premier italiano Silvio Berlusconi ha un amico con cui ha mangiato più di un pud di diversi tipi di sale[15], versato dagli indipendenti procuratori italiani. L’amico del premier possedeva un’azienda del settore del gas. Ma non la possedeva da solo, bensì insieme a una struttura, una parte da leone della quale apparteneva al Gazprombank.
Lo scandalo si è risolto nel fatto che alcuni deputati del parlamento italiano hanno presentato un’interrogazione e l’antitrust ha immediatamente dato il via a un’indagine sulle circostanze dell’accordo tra il “Gazprom” e l’azienda italiana ENI, tramite il quale il “Gazprom” da quest’anno avrebbe potuto vendere il gas al dettaglio in Italia. Inquietava i deputati il semplice fatto che il monopolio russo avesse incaricato di vendere il gas nel proprio paese proprio all’azienda di cui fa parte un amico di Berlusconi.
L’accordo, che secondo l’opinione soggettiva dei deputati, odorava di corruzione da una versta[16] di distanza, non è stato siglato. Ma
alcuni giocatori sono apparsi sulla scena. Nel registro commerciale svizzero ci sono documenti di alcune aziende di un gruppo finanziario (il gruppo Centrex – N.d.r.), che insieme all’amico del premier italiano controllava l’insussistente venditore di gas russo. Pare che dietro di esso, in parte, stesse un uomo che da non molto capeggia di nuovo la struttura della Gazprombank.
L’azienda di questo gruppo con sede ai Caraibi è sfuggita all’indagine dell’antitrust italiana, ma non all’attenzione costante di un magistrato austriaco che indaga su uno scandalo, legato alla famiglia del premier[17] israeliano Ariel Sharon.
Ariel
Sharon ha un figlio di nome Gilad. Non molto tempo fa in Israele è scoppiato uno scandalo perché è emerso che da diversi conti esteri gli erano stati versati 4,5 milioni di dollari. Il denaro passava in parte attraverso una banca austriaca con sede a Vienna. Il figlio si è giustificato dicendo che voleva investire questi soldi in una “impresa agricola in Russia”, affermazione che non ha per nulla retto alle critiche.
Il magistrato austriaco Gerhard Džarom[18] ha dato il via a un’indagine ed è stato costretto a rivolgersi alla stampa (l’anno scorso ha parlato di questo lo “Ierusalim Post[19]”), perché, come ha dichiarato, non ha ricevuto il necessario appoggio dal ministero della giustizia di Israele. Džarom ha spiegato che i soldi versati al figlio di Sharon più che altro hanno a che fare col proprietario di un grande casinò, che gli fruttava 700000 dollari al giorno, finché non è stato chiuso nel 2000.
Ecco così che dall’azienda caraibica di questo magnate del gioco d’azzardo, che, secondo il procuratore, aveva a che fare coi soldi del figlio del premier israeliano, le tracce conducono in Russia e di nuovo incocciano nella struttura del “Gazprom” e degli uomini vicini ad esso.
Infine nella parte ucraina dello schema del “Rosukrènergo” c’è ancora meno trasparenza, che in quella russa. Ma gli uomini che hanno dato vita alla compagnia dal lato ucraino, a ben giudicare, avevano un eccezionale senso dell’umorismo. Ad una delle strutture più vicine ad esso avevano dato in tutta sincerità il nome: «NOSILKA[20] Limited».
Metà del “Rosukrènergo”, com’è già noto, è posseduta dalla “Centragas Holding AG”. E le parti interessate sono caparbie nel non voler rivelare chi sta dietro questa struttura. Ci
è toccato aggirarle. I documenti del registro austriaco mostrano che questa misteriosa organizzazione ha sede a Vienna allo stesso indirizzo della “Ukrinvest[21] Holding AG”, che con la misteriosa “Centragas” ha in comune anche alcuni manager. L’azionista di maggioranza della “Ukrinvest Holding” è fra l’altro un’azienda offshore dal sincero nome di “NOSILKA Limited”. Chi stia dietro questo nome e cosa porti in realtà, non si è ancora potuto chiarire.
Risulta quindi che i trasparenti rapporti russo-ucraini sono un prodotto, che è meglio conservare lontano da fonti di luce perché non si danneggi. Un ex collaboratore del “Gazprom”, che desidera restare anonimo, nota al riguardo: “Certo, questo accordo è del tutto trasparente. Ma solo per gli entourage dei presidenti”.
Il più trasparente in tutta questa storia, paradossalmente, è risultato turkmenbashi[22] Saparmurat Nijazov. Ricordiamo: proprio con il gas turkmeno a buon mercato vogliono “allungare” il caro gas russo per ottenere un qualche mistico prodotto appetibile per l’Ucraina. A giudicare dall’ultima sua dichiarazione, secondo cui Nijazov vuole aumentare il prezzo del proprio gas da 65 a 85 dollari (per 1000 metri cubi), questi, evidentemente, ha capito di essere di troppo in questa festa della vita “trasparente” e ha deciso di unirsi ai due giocatori slavi.


Russia
Il “Rosukrènergo” (con sede a Zug, Svizzera) al 50% appartiene all’ AROSGAS Holding AG con sede a Vienna (Austria). Il massimo dirigente dell’“Arosgaz” Konstantin Šmelëv è il capo del settore finanziario della Gazprombank. Del consiglio di amministrazione dell’“Arosgaz” fanno parte Alekesej Matveev – vice presidente del consiglio di amministrazione, il vice presidente esecutivo Andrej Kravcov e il capo del dipartimento di finanziamento corporativo Viktor Komarov. Notiamo che questi uomini godono di particolare fiducia da parte del “Gazprom”. Il “Gazprom” ha sostenuto la candidatura di Matveev e Kravcov nel consiglio direttivo della società per azioni “EÈS[23]”.
L’“Arosgaz” non appartiene direttamente all’azienda russa Gazprombank. La controlla l’azienda offshore cipriota Siritia Ventures Limited. Questa, a sua volta, appartiene al 100% all’S.r.l. moscovita “Rubin”, controllata dal Gazprombank.
Nel rapporto del 2004 di “Deloitte & Touche[24]” sul Gazprombank si dice che l’azienda cipriota “Siritia” è stata acquistata dalla banca nel 2004 per 2000 dollari e che tale prezzo era del tutto giusto. L’azienda è specializzata in investimenti azionari e obbligazionari.
L’azienda offshore cipriota della Gazprombank “Siritia Ventures” ha un’ulteriore ramificazione – la finanziaria IDF – una società per azioni dal capitale mobile con sede in un “paradiso fiscale”, il principato del Lichtenstein. Per di più questa branca ha a che fare coi due scandali in cui si sono trovati coinvolti i leader di Italia e Israele.

Italia
Il premier italiano Silvio Berlusconi ha un amico di nome Bruno Menasti Granelli, che fino a non molto tempo fa era comproprietario (al 33%) della compagnia italiana del settore del gas Central Italian Gas Holding. Ma la finanziaria “IDF” (Gazprombank) da noi già nominata controllava una parte da leone (l’80%) del gruppo finanziario CENTREX, a cui, a sua volta, apparteneva quasi la metà (il 40%) della “Central Italian Gas Holding” (vedi “amico del premier”).
L’antitrust italiana ha avviato un’indagine sull’accordo dell’azienda italiana ENI col “Gazprom”, secondo il quale quest’ultimo da quest’anno avrebbe potuto vendere il gas al dettaglio in Italia. Inquietava i deputati il semplice fatto che il monopolio russo avesse incaricato di vendere il gas proprio la “Central Italian Gas Holding”, di cui fa parte un amico di Berlusconi. L’accordo è sfumato (di questo hanno scritto le “Vedomosti[25]”). Ma comunque qualcuno è andato al covo dei cospiratori…
Nel registro commerciale svizzero abbiamo esaminato con interesse i documenti di alcune aziende del gruppo “Centrex”, che insieme all'amico del premier italiano controllava l’insussistente venditore di gas russo al dettaglio. Le carte hanno mostrato che nel “Centrex” erano confluite alcune aziende di un altro gruppo finanziario, lo Jurimex. Come già detto il gruppo era noto perché riforniva di petrolio la Bielorussia e lo acquistava, in parte, dalla Surgutneftegaz[26]. Nei documenti svizzeri che abbiamo potuto analizzare si nota che tra i massimi dirigenti dell’azienda figura Robert Novikovskij – da tempo buon conoscente del presidente della Gazprombank Andrej Akimov. Novikovskij è presidente del consiglio di amministrazione della Baltic Holding, che fino all’anno scorso era controllata tra gli altri dal Gazprombank e dallo “Jurimex”. Qui i legami portano di nuovo al “Gazprom” e alle sue strutture.
A sua volta lo Jurimex, azienda offshore con sede ai Caraibi, è indagata dal procuratore austriaco per via del caso di corruzione che riguarda il premier israeliano Ariel Sharon.

Israele
Al figlio di Ariel Sharon Gilad sono stati versati in tutto 4,5 milioni di dollari. I soldi sono passati, in parte, attraverso la banca austriaca BAWAG[27] (con sede a Vienna, Austria).
Il magistrato austriaco Gerhard Džarom durante le indagini ha chiarito che i soldi versati al figlio di Sharon hanno a che fare soprattutto col proprietario di un grande casinò Martin Shlaff. Il casinò gli fruttava fino a 700000 dollari al giorno finché non è stato chiuso nel 2000. La struttura di Shlaff che, secondo il magistrato, aveva a che fare coi soldi del figlio del premier israeliano, un’azienda di nome Getex, aveva sede ai Caraibi. Ma la cosa più importante è che si trovava nello stesso edificio della già nominata azienda Jurimex. Il magistrato austriaco ha notato che i suoi affari non erano estranei al barone del gioco d’azzardo Shlaff e che conducono in Russia.
Il magistrato e la stampa israeliana non hanno notato un dettaglio. Completiamo il quadro: la banca austriaca “BAWAG”, attraverso la quale sono passati i soldi del figlio di Sharon, in passato aveva avuto progetti in comune con Robert Novikovskij, che, come testimoniano i documenti del registro svizzero, aveva rapporti diretti con le aziende “Jurimex” (in seguito “Centrex”), perlomeno in Europa ed era strettamente legato al Gazprombank, alle sue strutture e alla sua dirigenza. Così, nel prospetto dell’“IC Group[28] austriaco (con sede a Vienna) si dice che la “BAWAG”, Novikovskij, “Jurimex” e un investitore polacco già nel 1997-1998 avevano un progetto nel Tirolo austriaco[29] per 1,96 milioni di euro.

Ucraina
Un altro 50% del “Rosukrènergo”, com’è noto, è controllato dalla Centragas Holding AG. I documenti del registro austriaco mostrano che questa misteriosa organizzazione ha sede a Vienna allo stesso indirizzo della Ukrinvest Holding AG e della “ZANGAS Hoch-und Tiefbau[30]” (ZANGAS).
E’ significativo che due membri del consiglio di amministrazione della “Centragaz”, i signori David Anthony Howard Brown e Wilson Howard siano dirigenti della “Ukrinvest Holding” e della “ZANGAS” austriaca. E che il dirigente della “Centragaz” Wolfgang Putschek – al contempo uno dei dirigenti della “Raiffeisen Investments AG[31] con sede a Vienna – faccia parte del consiglio di amministrazione della “Ukrinvest Holding”. Putschek non nasconde chi in realtà controlli la struttura, affermando, che la “Raiffeisen” non è altro che il custode delle azioni di alcune persone.
Il proprietario della “Ukrinvest Holding”, che condivide la sede e il management col proprietario del 50% del “Rosukrènergo” (la “Centragaz”), secondo il registro austriaco, risulta essere un’azienda offshore dal nome NOSILKA Ventures Limited.
La storia della “ZANGAS” austriaca è più comprensibile e altrettanto triste. Questa costruisce una seconda conduttura del gasdotto del Turkmenistan per 116,23 milioni di dollari e al confine con l’Uzbekistan dovrà ricevere in cambio 1937,17 milioni di metri cubi di gas turkmeno al prezzo di 60 dollari. Il suo capo, a giudicare dai documenti, è Aleksej Serebrennikov[32].
La “ZANGAS” austriaca è sotto il controllo anche della totalmente ignota azienda offshore Anzola Construction Limited. Ma quanto al management e alla proprietà della società per azioni russa per la costruzione di gasdotti e oleodotti sul territorio della CSI e all’estero “ZANGAS” ci sono fatti interessanti. In breve la storia è questa. E’ nata dopo la privatizzazione dello “Zarubežneftegazstroj[33] e finora costruisce con successo gasdotti e oleodotti in tutto il mondo, Africa compresa[34].
Dopo la privatizzazione lo stato per via giudiziaria si è impadronito della maggioranza delle azioni della compagnia. Dopo aver preso la sua parte, nel 2000 ha venduto inaspettatamente più del 60% delle azioni
а un prezzo ridicolo – 14 milioni di dollari – a un’azienda del tutto sconosciuta. E negli anni 2001-2002 tra gli affiliati della “ZANGAS” e nel suo consiglio direttivo sono apparsi cognomi che coincidevano uno per uno con quelli degli ex funzionari del Ministero degli idrocarburi e dell’energia della Federazione Russa, in particolare l’ex vice direttore del dipartimento economico-finanziario del complesso per gli idrocarburi e l’energia Kirillov e l’ex direttore del dipartimento per lo sviluppo regionale Negodin.
Tra i principali proprietari dello “ZANGAS” russo figuravano cinque compagnie ignote e anche l’ex dirigente dello “Zarubežneftegazstroj” Vladimir Kopyševskij e Feliks Kopyševskij. Un ex consulente del governo della Federazione Russa ci ha detto che allo “ZANGAS” è abbastanza vicino Bogdan Budzuljak, membro del consiglio di amministrazione del “Gazprom”.

Roman ŠLEJNOV, capo della sezione investigativa della “Novaja Gazeta
http://2006.novayagazeta.ru/nomer/2006/02n/n02n-s00.shtml

16.01.2006 (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Ostalsja na trube può significare “ha continuato a suonare la tromba”, “è rimasto in linea” (letteralmente “è rimasto alla cornetta”) o “è rimasto ai tubi”. Ovviamente è ai tubi del gas che si allude, ma non potendo tradurre il gioco di parole, ho optato per una traduzione a senso.

[2] Mističeskij, oltre che “mistico” in senso proprio, può significare anche “misterioso”, “incomprensibile”.

[3] Abbreviazione formata dalle parole Rossija (Russia), Ukraina (Ucraina) e Ènergija (energia).

[4] Abbreviazione formata dalle parole Gaz (gas), promyšlennost’ (industria) e bank (banca).

[5] Frase attribuita, forse erroneamente allo scrittore cristiano Tertulliano (150-220 circa).

[6] Forma familiare per “San Pietroburgo”.

[7] Quartiere “residenziale” di Mosca.

[8] “Itera-Russia” (Rus’ è l’antico nome della Russia), branca russa di una multinazionale americana legata al Gazprom.

[9] Abbreviazione di Strachovoe Obščestvo GAZovoj promyšlennosti (Società Assicurativa dell’industria del Gas), gruppo assicurativo legato al Gazprom.

[10] L’immagine rappresenta il registro commerciale del cantone di Zug – che in tedesco significa “fila” o “treno” – (dove si menziona il Rosukrènergo) e un grafico tratto da Internet in cui si menziona il Rosukrènergo come società per azioni con sede a Zug.

[11] AktienGesellschaft, “società per azioni”, sigla tedesca equivalente a S.p.a.

[12] L’autore è preciso fino alla pignoleria, ma qui come altrove trascrive “gas” come “gaz”, mantenendo la grafia russa…

[13] Sic. Vedi nota 13.

[14] Cioè con sede in un paese dal regime fiscale favorevole.

[15] In Russia aver mangiato un pud (antica misura di peso equivalente a 16,38 kg) di sale con qualcuno significa averci avuto molto a che fare.

[16] Antica unità di misura russa, pari a 1,067 km.

[17] Ormai ex premier…

[18] Traslitterazione assolutamente erronea. Il magistrato si chiama Jarosch

[19] In realtà “Jerusalem Post”, giornale israeliano in lingua inglese. Ierusalim è Gerusalemme in russo…

[20] “Portantina” (ma in russo si usa più propriamente la forma plurale, nosilki).

[21] Abbreviazione formata da Ukraina (vedi nota 3) e investicija, “investimento”.

[22] “Padre dei turkmeni”, titolo che si è attribuito il dittatoriale presidente del Turkmenistan.

[23] “Public company” russa del settore energetico.

[24] Consulente finanziario.

[25] “Notizie”, giornale finanziario russo legato al “Wall Street Journal” e al “Financial Times”.

[26] “Surgut-petrolio-gas”, azienda petrolifera di Surgut, in Siberia.

[27] Abbreviazione di Bank für Arbeit und Wirtschaft AG, “Banca per il Lavoro e l’Economia S.p.a.”.

[28] Consulente finanziario.

[29] Effettivamente ce n’è anche uno italiano, in Trentino-Alto Adige…

[30] “ZANGAS edilizia e infrastrutture”.

[31] Banca austriaca abbastanza chiacchierata.

[32] Presidente del comitato di controllo della finanziaria United Financial Group.

[33] Abbreviazione di Zarubežnyj Neftegazstroj, “Costruzioni gas-petrolifere Estere”.

[34] Non è chiaro il senso di questa precisazione…

A proposito del calcio russo e del fatto che tutto il mondo è paese (III)

GLI INCASSI CALCISTICI DEGLI OLIGARCHI[1]
Gli imprenditori russi comprano il calcio mondiale e lo trasformano in show-business

La “Novaja Gazeta” continua la serie di articoli su quello che succede dietro le quinte del campo da calcio. Nel n. 66 della “Novaja Gazeta” il maggior esperto del Sovintersport (l’organizzazione che si occupa della compravendita di sportivi) Michail Sacharov ha parlato di chi sono i “piccoli scarabei”[2], di perché è diventato difficile vendere i nostri calciatori all’estero e delle strutture criminali, che sempre più spesso mostrano interesse per lo sport numero uno.
Continuando a parlare di questo tema nel n. 71 abbiamo pubblicato estratti del resoconto dell’indagine condotta dalla sezione per la lotta contro il crimine organizzato della procura dello stato di San Paolo sul riciclaggio di denaro che Kia Jurabchian[3] e Boris Berezovskij[4] sono sospettati di aver compiuto attraverso il club calcistico brasiliano Corinthians. E si è anche chiarito per chi è vantaggioso il contratto firmato dalla Federcalcio argentina con l’uomo d’affari russo Viktor Veksel’berg[5].
Di questo e di molto altro la nostra corrispondente ha deciso di discorrere con il maggiore esperto, il vice direttore del Sovintersport Vladimir ABRAMOV[6].

Un villino nel centro di Mosca. Una decina d’anni fa era difficile trovare uno sportivo che non conoscesse questo posto. Qui si sono compiuti i destini di grandi sportivi e allenatori: Vjačeslav Fetisov[7], Rinat Dasaev[8], Anatolij Byšovec[9], Aleksandr Zavarov[10]… Qui c’erano abbastanza spesso anche Nikolaj Petrovič Starostin[11] e Konstantin Ivanovič Beskov[12]
- Ecco, Lei è seduta nel posto, dove sedeva Beskov, - inizia la conversazione Abramov.
Vladimir Nikolaevič a suo tempo si occupò dei problemi valutari e finanziari dei contratti dei giocatori Fëdor Čerenkov[13] e Sergej Rodionov[14], del leggendario portiere Rinat Dasaev e dei problemi valutari e finanziari legati alle operazioni della Dinamo di Kiev. Perfino i rappresentanti della Federcalcio dell’URSS si consultavano con Abramov su come stilare e comprendere i contratti. Cosicché Vladimir Nikolaevič ha che raccontare.

A
chi dava fastidio il Sovintersport? Gli archivi segreti
- Il calcio è un grasso boccone: si può non far niente e con questo guadagnare molti soldi. Perciò con la caduta dell’Unione Sovietica prima di tutto si è cercato di separare proprio il calcio, capeggiato da Vjačeslav Koloskov[15], a cui il Sovintersport dava fastidio da tempo. In generale poi il Sovintersport dava fastidio a tutti. Perché? Allora tutti volevano arricchirsi. E naturalmente Koloskov non voleva che qualcuno lo controllasse o tanto peggio creasse le condizioni perché venissero i giornalisti e facessero domande non necessarie. Perché se non si fosse conservato il Sovintersport, non ci sarebbe nessuno a cui fare domande su quello che è successo negli anni ‘90.
Se Lei va allo Spartak[16], là all’ufficio contabilità le diranno che quella è la contabilità della LUKOIL[17] e che di quello che c’era prima non si è conservata una sola carta. A chi hanno venduto, per quanto, dove, come – non si sa. Al CSKA[18] – lo stesso. Forse qualcosa si è conservato al Lokomotiv[19]. Là c’è una qualche stabilità. Neanche alla Torpedo[20] c’è più nulla. Io stesso ho collaborato personalmente a ristabilire gli archivi. Perciò il periodo 1990-1996 è semplicemente sparito dagli archivi dei nostri club calcistici.
Cosicché se non ci fosse riuscito tenere a galla il Sovintersport, non ci sarebbe neanche a chi far domande. Un tempo c’era l’Organizzazione per il commercio estero dell’Unione Sovietica. A tutti noi insegnavano solo una cosa: vendere più caro possibile, comprare più conveniente possibile.
- Ma non dimentichi neanche che allora un barile di petrolio costava nove dollari e non c’era valuta nello stato, - nota l’agente della RFS[21] Aleksandr KALJAGIN.
- Perciò il nostro compito era guadagnare soldi e darli allo stato, ricevendo per questo il proprio quattro per cento di commissione, - dice Abramov. – Dovevamo mercanteggiare e vendere cari i nostri sportivi. Abbiamo
sempre tenuto un archivio. Se vuole, adesso le possiamo mostrare dei documenti che nessun giornalista ha mai visto.
E qui Aleksandr Kaljagin porta una cartella rigonfia. E in essa vi sono carte ingiallite dal tempo, su cui Fëdor Čerenkov e Sergej Rodionov firmarono le proprie buste paga. Ed ecco anche l’originale del contratto di Rinat Dasaev con gli spagnoli del Siviglia, in cui sono trascritte tutte le somme, l’elenco dei pagamenti.
- Tutti gli archivi si sono conservati da noi, - continua Vladimir Nikolaevič. – Infatti un tempo, se andavamo a trattare, poi scrivevamo obbligatoriamente un resoconto dettagliatissimo. Le proposte preliminari, tutti i telex, i fax… Si
riempiva un dossier completo. Tutti gli interessati, i club, le federazioni, figuravano nel contratto e si accordavano su cosa, quanto e come dovesse andare a chi. Per ogni questione da noi si conservavano tutti i documenti.

Il “tetto”[22]
- E’ difficile darci contro. Infatti abbiamo un “tetto” molto forte. L’organizzazione per il commercio estero dell’Unione Sovietica aveva di buono che si trovava sotto la protezione del KGB. Non
era una struttura commerciale. E Sergej Viktorovič Čemezov fu a suo tempo il mio capo (Vladimir Nikolaevič indica una parete,a cui è appesa la fotografia del generale del FSB[23] e amico personale di Vladimir Putin, che adesso opera nella sfera della Difesa – nota di O.B.). Ci fu un tempo in cui mi dette contro il presidente del FC Dinamo (Kiev) Grigorij Michajlovič Surkis – il secondo uomo in Ucraina per ricchezza ed influenza. Questi riteneva che in qualche modo lo avessi ingannato, che non gli fosse stato dato tutto quello che gli spettava. Decise di venire a capo di questa situazione. Ed era veramente da temere. Sotto le sue ali si trovavano tutte le più influenti strutture dell’Ucraina. Allora io telefonai subito a Čemezov per chiedere un consiglio. Questo era pronto a incontrarsi con Surkis e valutare tutto. A Grigorij Michajlovič apparve subito chiaro con chi aveva a che fare.
Anche adesso manteniamo rapporti con Čemezov. Qui c’è perfino il suo ufficio.

Come gli sponsor sono diventati proprietari
- Adesso non si può già più dire che il FC Spartak è sponsorizzato dalla LUKOIL. Questa è proprietaria del club. Così come anche la Gazprom[24] è proprietaria dello Zenit[25]. In altre parole lo è Vladimir Putin[26]. Dietro la Gazprom ci sono miliardi e miliardi. E davanti allo Zenit sta il compito di diventare campione. Come peraltro sta davanti a tutti gli altri club. Perciò va avanti una lotta colossale. Viene spesa una grande quantità di denaro. E a tirar le somme tutto questo non rende.
In televisione si può dire tutto quello che si vuole. Come fa il da me stimato presidente del CSKA Evgenij Giner. Questi dice: “l’80 per cento di tutti i suoi soldi il CSKA li guadagna da solo, il 20 per cento sono dati dagli sponsor”. Ma noi sappiamo che il loro contratto con gli sponsor di quest’anno ammonta a 8 milioni di dollari. Proprio quanto ha versato loro la Vneštorgbank[27] per ordine… (E Abramov indica in alto con un dito – nota di O.B.)
Ma ecco che Giner afferma che gli sponsor danno al CSKA solo il 20 per cento. Alla per mezzo di calcoli matematici non cervellotici risulta che il club guadagna con le sue forze 32 milioni di dollari. Con
cosa? Con le maglie? E secondo una statistica, la media di presenze alle partite del CSKA – la più bassa a Mosca – è di 7522 spettatori. Come fa questo a dichiarare a un tratto che il CSKA copre l’80 per cento delle proprie spese? Forse Giner ha fatto un po’ di confusione occupandosi delle questioni commerciali di qualcos’altro? Allora è un’altra faccenda, sono d’accordo con lui che, avendo il CSKA alle spalle, gli sia stato più facile occuparsi dei propri affari. Certo non se la caverebbe, se non avesse anche l’aiuto del ministero della difesa. Così io e Lei passiamo dall’aspetto economico a quello politico. Ed è qui che comincia la parte più interessante – quello che veramente succede nel nostro calcio.

Lo show-business sul campo
- Solo a livello puramente teorico il calcio è uno sport. Ma in un certo momento si è trasformato in un fenomeno sociale e ha smesso di essere calcio in se e per se, trasformandosi in show-business.
- A proposito, uno dei primi a presentirlo è stato Tkačenko*, - aggiunge Kaljagin.
- Proprio così, - Abramov è d’accordo. – Infatti quando parliamo di sport, includiamo la televisione e guardiamo i campionati del mondo del ‘58, del ‘62, del ‘66. Là i calciatori giocano, non gridano, nessuno si toglie la maglia di dosso. Segnavano un gol – si avvicinavano, si davano la mano, si davano pacche sulle spalle e si dividevano pacificamente.
Le leggi dello show-business sono oggettive, non dipendono dalla mia o dalla sua consapevolezza. Possiamo gridare quanto vogliamo che non è piacevole guardare un calcio in cui giocano solo stranieri. E se il calcio non è show-business, ma sport, allora sorge una domanda spontanea: “A chi giova questo? Che razza di sport russo è se in campo ci sono solo legionari[28]?”. Ma la risposta è semplice – non è uno sport, è uno show-business con calciatori stranieri.
E’ sbagliato chiamare il calcio un business. Perché business equivale sempre a profitto. Ma lo show-business – non necessariamente. Là si pongono altri compiti. Strutturalmente lo show-business è legato alla politica. Per esempio, Abramovič si occupava di affari e nessuno lo conosceva. Non appena è entrato nel sistema dello show-business, di lui ha preso a parlare il mondo intero.
- E Berlusconi, poi, non sarebbe mai diventato primo ministro dell’Italia, se nel frattempo non avesse comprato il Milan, - Aleksandr Kaljagin porta un altro esempio.
- Vedete quali colossali risultati si possono raggiungere con l’aiuto dello show-business. Enormi perdite da un alto vengono compensate da enormi profitti dall’altro. Si esce dalle necessarie suddivisioni della vita politica. Così è stato con Giner al CSKA. Cosa pensa, che non abbia ricevuto un ordine?! Questo è il compito di qualunque grande uomo d’affari – emergere e ricevere ordini d’acquisto. E allora non solo si riprendono questi soldi, aggiungendo un senso commerciale al proprio business, ma si trasformano anche in showmen. Tutto
il paese li vede. Li intervistano. Diventano persone riconoscibili. E per una persona riconoscibile è molto più facile prendere molte decisioni. Al mondo degli affari la riconoscibilità non è affatto necessaria. I nostri più grandi uomini d’affari sono sconosciuti alle masse. Guadagnano ogni giorno milioni di dollari e non hanno bisogno che li riconoscano e li vedano. Ma ecco che quando si parla di miliardi di dollari, lì comincia la politica. I milioni sono affari, i miliardi sono politica.
Ma ecco per Lei un esempio bello fresco. La partita amichevole Brasile-Argentina. Avrà notato che nell’angolo basso dello schermo c’è stata per tutto il tempo la scritta “Kompanija “Renova””[29]? Sono certo che milioni di tifosi russi non abbiano capito cosa fosse. E neanche il commentatore ha detto che compagnia fosse e perché mostrassero questa partita in diretta sul Primo canale di domenica sera. Una partita amichevole nel prime time!
- Per questo le nostre squadre sono costrette a giocare alle due o alle quattro di pomeriggio, perché il Primo canale a quest’ora è pronto a mostrare il calcio. Ma la sera preferiscono mandare in onda qualche film, - sviluppa il tema Aleksandr Kaljagin.
- E infatti Vekselberg non è uno stupido. Né lui, né Abramovič, né Berezovskij sono mai stati dei tifosi né tantomeno degli altruisti. Hanno bisogno solo di soldi. Ma qui si diventa anche showmen. Che fa Vekselberg? Firma un contratto con la Federcalcio argentina, secondo cui ha il diritto di scegliere non solo le avversarie delle partite amichevoli della nazionale argentina e il luogo in cui disputarle, ma di fatto determina anche, chi inserire nella formazione e chi no. L’intera Europa è semplicemente scioccata. In tanti anni avevano creato il loro show-business. E noi abbiamo preso e ci siamo intrufolati e abbiamo detto: “Ah, volete decidere questa questione con i soldi? Avete comprato tutti i migliori calciatori? Allora noi li compriamo da voi e facciamo in modo che tutto questo vostro show business lavori per noi!”. Così, guardi, presto verrà il momento in cui le formazioni delle nazionali argentina e brasiliana saranno decise in Russia. Cosa pensa, che i nostri legionari dello Spartak e del CSKA siano finiti in queste squadre così per fare?!
Così per fare non si fa nulla. Di conseguenza tutto il mondo ha visto che tre (!) calciatori del CSKA giocano in una delle più forti nazionali del mondo. E’ un caso? Comunque queste sono le leggi dello show-business. Bisogna disporre tutto di modo che tutto sia nostro. Infatti già adesso siamo pronti a comprare tutti i migliori sportivi del mondo! E l’Europa capisce questo e naturalmente lo teme.
E poi d’un tratto io e Lei veniamo a sapere, che Veksel’berg è volato in Sudafrica. Con chi? Con Vladimir Vladimirovič[30]
- Fra l’altro la Russia non ha niente nella Repubblica Sudafricana. Ma Veksel’berg in persona aveva bisogno di firmare là un accordo riguardante delle miniere di manganese, - precisa Kaljagin.
- Ecco come si decidono le questioni. Le più serie, fra l’altro. Qui non valgono le leggi del business, ma dello show-business, che promettono sempre dividendi diretti e netti.

Le tasche di Abramovič
- Due anni fa il Chelsea pagò 6 milioni al CSKA per il trasferimento di Jarošik[31]. In altre parole, i soldi sono passati da una tasca a un’altra. Solo che le tasche erano negli stessi pantaloni**, - nota Kaljagin.
- E il caso di Sergej Semak[32]? – ricorda Vladimir Nikolaevič. – Ecco che di punto in bianco il capitano del CSKA passa al PSG[33]. Semplicemente era stato dato il compito di togliere di mezzo il calciatore in tal modo, che i tifosi dei “membri dell’Armata”[34] non capissero nulla, ma continuassero a gioire dei gol dei propri legionari. Ecco che risultò che avessero dato via il capitano per molti soldi e per di più in Europa, dove Sergej aveva voluto giocare per tutta la vita. Ma Semak non aveva bisogno di nulla. Qui prendeva di più che in Francia. Ma bisognava toglierlo di mezzo – e lo tolsero di mezzo. Misero in giro voci che fosse stato fatto per una certa somma. Ma in realtà l’avevano dato via assolutamente per nulla! Si può dunque parlare di qualsiasi somma, se su tutto questo c’è un accordo tra i club. Così manipolano l’opinione pubblica. La gente guarda: i calciatori del CSKA sono presi dal PSG e dal Chelsea. E questo influisce anche sulla coscienza dei calciatori stessi. Gli si fa vedere: “Se giocherete bene – andrete al Chelsea”.
Il problema è tutto che siamo in grado di pagare per avere i migliori calciatori, solo che qua non si danno particolarmente da fare. Perci
ò si fa tutto questo. Si cerca di far capire che se tu – brasiliano – sei arrivato qua, per te la strada per la nazionale non è chiusa, ma, al contrario, è proprio aperta.

In Russia gratis!
- Nell’inverno scorso io e Konstantin Sarsanija[35] abbiamo portato in Russia Hyun Yon Min[36]. Solo che allora nessuno scrisse la verità su questo passaggio. Ma la cosa stava così.
In estate io e Kostja arrivammo in Corea. Avevamo bisogno di un centrocampista di fascia destra per lo Zenit. Obbligatoriamente un giocatore da nazionale. Trovammo un calciatore che era pronto ad andare in Russia per 1,5 milioni di dollari. E il club dice: se vi serve adesso (e ci serviva per il periodo del calciomercato estivo), allora dateci tre milioni per lui. Lo
Zenit risponde che è troppo caro. Noi spieghiamo ai coreani: “Tra un anno e mezzo il suo contratto scade e sarà svincolato a parametro zero. Allora non ci guadagnerete proprio nulla!”. E alla Hyunday ci rispondono che non hanno bisogno di guadagnare nulla. E’ una grande compagnia, di soldi ne ha già tanti. Il calciatore stesso ci dice: “Voglio giocare nello Zenit”. Verrò da voi tra un anno e mezzo, quando sarò svincolato a parametro zero”. E così è stato. In inverno è volato a Piter[37]. Lo incontro e andiamo a firmare il contratto con lo Zenit. Gra-tis!
Due settimane dopo la firma del contratto Saša Kaljagin va a Cipro. Là incontra il presidente del FC Seul. Questi è sorpreso dalla strana scelta di Hyun Yon Min. Il fatto è che il calciatore stesso è nato a Seul, ma giocava nel sud del paese. Così dunque il presidente dice: “Per tutta la vita ha sognato di tornare a casa a Seul. Noi, il FC Seul, gli abbiamo proposto un appartamento, una macchina, uno stipendio da 800.000 dollari. E questo va da voi allo Zenit. Quanto
prende là?”. “Mezzo milione”, - risponde Saša. “Com’è possibile? – si stupisce il coreano. – Noi eravamo pronti a pagare 1,5 milioni alla Hyunday per il trasferimento!”.
Il fatto è che in Corea, se un giocatore va in Europa, è svincolato a parametro zero, ma se resta all’interno del paese, per lui bisogna pagare. Oltre a questo Hyun dice: “Voglio provare a giocare in Europa”.
E’ andata a finire che per la prima volta un calciatore coreano è andato di sua volontà in un club che non era nella migliore città della Corea del Sud, il cui livello di vita non si sognano non solo in America Latina, ma nella maggior parte dei paesi europei. Questa sì che è una rottura col passato!

Per chi lavorano i procuratori?
- Adesso in generale tutti i procuratori hanno la licenza. La faccenda è un'altra: la metà di loro non è assolutamente qualificata in campo calcistico. L’età media degli attuali procuratori di calciatori non supera i trent’anni. Ragazzini e ragazzine rappresentano gli interessi delle maggiori compagnie. Per esempio, le stesse Gazprom e LUKOIL mandano a impratichirsi così i loro giovani avvocati. A loro servono uno o due dei loro che possano occuparsi di questioni calcistiche e che abbiano potere di firma. Ma le questioni commerciali verrebbero decise alle loro spalle.

Il
calciatore moderno. Chi è?
- Un tempo era più semplice lavorare con i nostri calciatori. Per prima cosa, ero più giovane. Seconda di poi, i giocatori erano più modesti. Ma adesso molti di loro a 20 anni sono già milionari. Naturalmente non possono reggere questo dal punto di vista puramente psicologico. Chi sono Keržakov[38] o Aršavin[39]? Sono due persone riconoscibili. Hanno case eleganti, ville, le loro famiglie hanno la vita assicurata. Tutti li amano e li rispettano. Eppure la loro psiche è ancora instabile. Ma hanno 23-24 anni[40].
Si ricorda che nel Lokomotiv di Mosca giocava Zaza Džanašija? Negli anni ‘98-‘99 stava semplicemente incollato al telefono cellulare, aveva assunto un autista personale. Era una vera barzelletta. Riceveva uno stipendio di 20.000 dollari al mese!
Ed ecco Marat Izmajlov[41]. Aveva 20 anni quando prese a guadagnare milioni. E non sapeva che fare con quei soldi. Così li dava a mamma e papà. E si spostava in metrò. Marat
pensava solo al calcio. La gente notò questo. Tutti presero a tenerlo d’occhio: non è che questo ragazzetto ha qualche problema psichico? Perché alla sua età i ragazzi si comportano del tutto diversamente. Ma prendiamo anche Dima Syčëv, che ancora non aveva vent’anni e gli avevano regalato una Porsche. Poi ci furono quelle faide tra criminali***. Anche queste cose sono pesanti dal punto di vista psicologico.
Adesso alcuni calciatori hanno vari appartamenti. Ma
bisogna tenerli docchio. Ecco che fa male loro la testa quando pensano a come cambiano i prezzi sul mercato, se hanno investito bene i loro soldi. Ma quali allenamenti! Mogli, mamme, amiche li chiamano per tutto il tempo al cellulare. A qualcuno hanno sfasciato la macchina. Così come starà domani il calciatore?! Gli hanno sfasciato una macchina costosa! E’ di cattivo umore.
Cosicché adesso è molto più difficile lavorare coi calciatori. Gli
dici: “Guadagnerai 25.000”. E questo: “Perché 25 e non 50?”. Anche queste sono le leggi dello show-business.
Ecco che a volte mi chiedo, perché fino ai campionati europei lo stipendio medio dei nostri calciatori era 250.000 dollari e dopo è aumentato due volte. E questo mentre la nostra nazionale non mostrava nulla di buono in quel torneo! Ne risulta che la qualità del gioco è peggiore, ma gli stipendi sono più alti.

*
German Tkačenko, ex presidente del FC Kryl’ja Sovetov [“Ali dei Soviet”, club calcistico di Samara].
**
Il fatto è che il proprietario del Chelsea è Roman Abramovič. Ma in quel momento la sua compagnia Sibneft’ era sponsor ufficiale del CSKA calcistico [il CSKA è una polisportiva].
***
Nel 2002 Dmitrij Syčëv lasciò rumorosamente lo Spartak di Mosca, dopodichè scomparve nel vero senso della parola. Ma dopo qualche tempo riapparve tra i francesi del Marsigila, dove fu in panchina per la maggior parte del tempo. Furono elaborate varie versioni sui legami dell’attaccante con strutture criminali desiderose di trarre profitto da un calciatore giovane e inesperto.

Оl'ga Bulach 05.10.2006 ("Novaja Gazeta", http://2006.novayagazeta.ru/nomer/2006/76n/n76n-s00.shtml, traduzione e note di Matteo M.)

http://matteobloggato.blogspot.com/2006/10/calciopoli-altrui-3
-calcio-show.html#links



[1] I potentissimi miliardari russi come Abramovič.

[2] I procuratori che lavorano senza licenza.

[3] Chiacchieratissimo imprenditore iraniano, molto attivo in campo calcistico.

[4] Boris Abramovič Berezovskij, imprenditore russo, sfuggito alla giustizia del suo paese nel Regno Unito dove gode dello status di rifugiato politico (!).

[5] Viktor Feliksovič Veksel’berg, oligarca noto per la passione per gli oggetti d’arte, per cui non bada a spese.

[6] Questo e tutti gli altri rilievi grafici sono dell’autrice.

[7] Vjaceslav Aleksandrovič Fetisov, ex campione di hockey su ghiaccio, poi presidente del comitato olimpico e ministro dello sport.

[8] Rinat Fajzrachmanovič Dasaev, portiere della nazionale sovietica degli anni ’80.

[9] Anatolij Fëdorovič Byšovec, ex calciatore dell’Unione Sovietica, poi allenatore.

[10] Aleksandr Anatol’evič (Oleksandr Anatolijovič in ucraino) Zavarov, calciatore ucraino che fu anche alla Juventus.

[11] Calciatore russo dell’anteguerra, morto nel 1996.

[12] Ex calciatore e allenatore russo (perse la panchina della nazionale sovietica dopo aver perso la finale dell’Europeo 1964 contro la Spagna “franchista”), morto nel 2006.

[13] Fëdor Fëdorovič Čerenkov, centrocampista russo che fece una relativa carriera all’estero.

[14] Sergej Jur’evič Rodionov, attaccante russo che seguì i destini di Čerenkov.

[15] Vjačeslav Ivanovič Koloskov, a lungo presidente della Federcalcio sovietica e poi di quella russa.

[16] Il club calcistico più importante di Mosca.

[17] Colosso petrolifero russo.

[18] Central’nyj Sportivnyj Klub Armii (Club Sportivo Centrale dell’Esercito). I legami di questo club con l’esercito si sono via via allentati.

[19] “Locomotiva”, ex club sportivo dei ferrovieri (qui si parla di quello di Mosca).

[20] Club calcistico moscovita di medio livello.

[21] Rossijskij Futbol’nyj Sojuz, “Unione Calcistica Russa”, la Federcalcio russa.

[22] Cioè la “protezione” (in tutti i sensi della parola).

[23] Federal’naja Služba Bezopasnosti, “Servizio di Sicurezza Federale”, il servizio segreto russo erede del KGB.

[24] GAZovaja PROMyšlennost’, “Industria del gas”, colosso russo dell’energia, tuttora industria di Stato.

[25] Club calcistico di San Pietroburgo, che nella scorsa estate tentò di acquistare Cristian Lucarelli.

[26] Putin, fra l’altro, è pietroburghese…

[27] BANK VNEŠnej TORGovli, “Banca per il Commercio Estero”, uno dei principali istituti di credito russi.

[28] Così vengono chiamati i calciatori stranieri in Russia e, raramente, anche in Italia…

[29] “Compagnia “Renova””, si tratta del colosso multimediale dell’oligarca Veksel’berg.

[30] Vladimir Vladimirovič Putin, s’intende…

[31] Jiří Jarošík, centrocampista ceco che non ha poi avuto molta fortuna ed è stato prestato prima al Birmingham e poi al Chelsea.

[32] Sergej Bogdanovič Semak, centrocampista russo.

[33] Paris Saint Germani, squadra parigina di gran livello.

[34] Così sono chiamati i giocatori del CSKA, in origine club sportivo dell’esercito.

[35] Konstantin Sergeevič Sarsanija, direttore sportivo dello Zenit.

[36] Centrocampista coreano.

[37] Nome popolare di San Pietroburgo.

[38] Aleksandr Anatol’evič Keržakov, attaccante russo dello Zenit.

[39] Andrej Sergeevič Aršavin, attaccante russo dello Zenit.

[40] Aršavin ne ha già 25, ma quel che dice Abramov è sostanzialmente coerente…

[41] Marat Nailevič Izmajlov, centrocampista del Lokomotiv Mosca.

17 novembre 2006

A proposito del calcio russo e del fatto che tutto il mondo è paese (II)

GLI OLIGARCHI[1] RUSSI HANNO IMPARATO A PORTARE I SOLDI IN OFFSIDE[2]
Perché la procura brasiliana si interessa a Boris Berezovskij[3] e di cosa ci occupano in campo calcistico Viktor Veksel’berg[4], Roman Abramovič, Alexandre Gaydamak[5], e altri.

Chi sono i russi per il mondo del calcio non è cosa che necessiti spiegazioni. Non sono di certo quelli, la cui nazionale già da tempo non mostra nulla di valido, ma quelli che investono milioni di dollari nei club calcistici.
Nel 2003, quando Roman Abramovič comprò il club londinese del Chelsea, il pubblico britannico fu a dir poco scioccato. Allora all’oligarca russo furono poste molte domande, solo che non vennero fuori risposte per tutte. Ma dopo qualche tempo cessarono del tutto di fare ricerche. Il Chelsea da squadra mediocre si era trasformato nel club più importante d’Inghilterra. I grandi successi in Champions League dettero fama mondiale alla squadra e al suo proprietario. Le partite a cui il club prendeva parte riempivano stadi da migliaia di persone, tra i giocatori della formazione titolare comparvero Ashley Cole[6], Arjen Robben, Didier Drogba, Claude Makélélé, capeggiati dal famoso allenatore portoghese José Mourinho, e i tifosi inglesi sulle tribune cominciarono a cantare la canzone russa “Kalinka”[7].
Quasi un anno dopo l’imprenditore iraniano Kia Jurabchian (noto in Russia per essere stato temporaneamente proprietario del giornale “Kommersant’’”[8]) decise di ripetere l’impresa di Abramovič, facendo un’offerta di acquisto per il club brasiliano “Corinthians” di San Paolo.
Più tardi decisero di acquistare club calcistici anche altri uomini d’affari con radici russo-sovietiche: Dimitry Piterman[9] (l’Alaves, squadra spagnola), Vladimir Romanov[10] (la squadra scozzese degli Hearts[11]), Alexandre Gaydamak (la squadra inglese del “Portsmouth”), Arcadi Gaydamak[12] (la squadra israeliana del “Beytar”[13]). Si può ricordare anche Aleksej Fëdoryčev[14], ma, a dire il vero, la sua compagnia Fedcom[15] non è proprietaria, ma solo sponsor principale del Monaco.
Che gli oligarchi dei paesi dell’ex Unione Sovietica sempre più spesso manifestino il desiderio di acquistare club calcistici stranieri non stupisce già più nessuno. E noi non saremmo tornati di nuovo su questo tema se non fosse stato per gli ultimi fatti legati al passaggio delle stelle del calcio latinoamericano Teves e Mascherano al mediocre club inglese del West Ham. Il protagonista è la compagnia MSI[16], presieduta da Kia Jurabchian in stretta collaborazione con Boris Berezovskij.

Chi sta dietro la MSI?
Per capire le ragioni del clamore legato al passaggio di Teves e Mascherano al West Ham, torniamo al 2004, quando l’imprenditore iraniano Kia Jurabchian comprò il club calcistico del Corinthians. I debiti furono estinti e furono trattati giocatori di grande classe. Una tale attività da parte della MSI non poteva non far sorgere sospetti ai funzionari brasiliani. E nel dicembre 2004 la procura della città di San Paolo crea un gruppo speciale per la lotta al crimine organizzato (GAECO)[17]. Alcuni giorni fa alla nostra redazione è stato fornito un resoconto dell’andamento di alcune indagini, lo scopo principale delle quali era dimostrare il riciclaggio di denaro da parte della compagnia MSI attraverso il club calcistico del Corinthians. Fra l’altro gli organi delle forze dell’ordine brasiliane hanno scoperto la “pista russo-georgiana”: nello scandalo sono rimasti coinvolti Boris Berezovskij, Badri Patarkacišvili[18] e Kia Jurabchian.
Ci si è basati su una denuncia del deputato dello stato di San Paolo Romeo Tuma[19], in cui si notava che “la collaborazione tra la MSI e il Corinthians si compieva per mezzo di Kiavasha Jurabchian e con l’uso di mezzi finanziari, ricevuti dall’estero per opera di Boris Berezovskij (…) accusato di frode. (…)”
Oltre a questa denuncia per le mani di José Reinaldo Carneiro (membro della procura che coordina le indagini) sono passati documenti del Consiglio per il controllo delle operazioni finanziario (COAF), del collegio degli avvocati che lavora con Jurabchian e anche lo stesso contratto firmato dal Corinthians con la compagnia MSI nella primavera del 2004.
Gli organi della procura brasiliana furono particolarmente insospettiti dalla figura di Boris Berezovskij. Nel resoconto lo chiamano “l’azionista segreto” della compagnia. Si mette in risalto anche il suo legame con Badri Patarkacišvili (uomo d’affari, proprietario della Dinamo di Tbilisi, ex proprietario del “Kommersant’’”). “Entrambi sono accusati di aver violato l’articolo 147 del codice penale della Federazione Russa[20] e di essersi resi colpevoli di frode su larga scala”, - si dice nel resoconto.
Così furono raccolte le informazioni necessarie su queste figure. Adesso il GAECO ha il compito di dimostrare la loro partecipazione all’alleanza MSI-Corinthians.
“Le compagnie Devetia Limited e Just Sport Limited sono state registrate alle Isole Vergini (Gran Bretagna) rispettivamente il 10 giugno e il 7 giugno 2004. Tuttavia i loro proprietari sono anche i proprietari della MSI brasiliana. Il rappresentante ufficiale della compagnia è Paulo Sergio Scudiere Angioni.
Durante l’interrogatorio Paulo Angioni ha dichiarato di non sapere nulla di compagnie straniere e dei motivi per cui sarebbe transitato denaro dalla MSI al Corinthians. Più tardi gli avvocati hanno dichiarato che tutti i trasferimenti furono fatti su ordine di un uomo di nome Reza Irani Kermani[21], uomo di fiducia di Kia Jurabchian, che a sua volta guidava l’azienda per telefono o per posta elettronica, trovandosi allora a Londra. In tal modo Paulo Angioni svolgeva una funzione decorativa, creando l’immagine di un business legale. E Jurabchian, usando la posta elettronica gratuita (Hotmail), dava ordine di trasferire milioni di dollari.
E’ apparso chiaro che le operazioni finanziarie erano condotte utilizzando imprese offshore[22], che si trovano nei cosiddetti paradisi fiscali. La prima parte dei soldi fu inviata al Corinthians dalla Georgia. Un tal Zaza Toidze trasferì 2 milioni di dollari da Tbilisi sul conto della compagnia Devetia e da qui finirono al club brasiliano”.
Il GAECO si è occupato di chiarire chi sia Zaza Toidze. “Durante l’interrogatorio Jurabchian ha dichiarato di non conoscere quest’uomo e di non aver mai sentito parlare di lui… Ha anche smentito la notizia secondo cui ci sarebbero legami d’affari tra la Devetia e Toidze”.
Dopo aver studiato la struttura delle summenzionate compagnie, il GAECO ha chiarito che “la Devetia è parte di un’altra compagnia offshore - la GGAW Limited”.
Nel resoconto sulle indagini si indicano anche i dettagli finanziari di alcuni trasferimenti. “Il vice-presidente con delega per le questioni finanziarie del FC Corinthians Carlos Roberto de Melo ha reso noto che le trattative di compravendita all’estero non erano condotte sul territorio del Brasile. Così il Corinthians acquistò Carlos Teves dal club argentino Boca Juniors per 16 milioni di dollari. Allo stesso tempo i club si accordarono per scambiarsi giocatori più o meno della stessa categoria per la somma di 2 milioni di dollari. Ciò significa che la somma totale era formata da queste due somme, che includono: il 15 per cento al giocatore, il 10 per cento agli intermediari e 400.000 dollari per imposte varie. Così ha spiegato la situazione Jurabchian… Allo stesso tempo il club argentino ha reso noto che il costo reale del cartellino di Teves ammontava a 18 milioni di dollari senza alcuno scambio di giocatori. Nel corso delle indagini non è stata trovata alcuna prova di uno scambio di calciatori sul territorio del Brasile”.
Ne risulta che l’ammontare dell’affare è stata abbassato come minimo di due milioni di dollari, che sono spariti chissà dove e, naturalmente, sono sfuggiti al fisco.
“I diritti su Teves appartengono alla Just Sport Limited (65%) e alla MSI Group Limited (35%). Entrambe le compagnie sono registrate alle Isole Vergini.
Alla MSI Group Limited appartengono anche i diritti su Domìnguez Sebàstian[23], passato dal Newell’s Old Boys al Crointhians per 2,5 milioni di dollari.
La Devetia Limited è titolare dei diritti su Marcelo Mattos[24], che il Corinthians ha comprato del San Caetano per 1,2 milioni di dollari.
E i diritti sull’ex giocatore del Porto, adesso al Corinthians, Carlos Alberto[25] sono divisi a metà tra lo MSI Group e la Global Soccer Agencies Limited (GSA). Quest’ultima è registrata a Gibilterra, ma la sede si trova in Israele. (Questa compagnia è adesso più che nota sul mercato calcistico europeo. Grazie a un suo diretto intervento un anno e mezzo fa giunse alla Dinamo di Mosca un’intera partita di calciatori portoghesi: Danny[26], Jorge Ribeiro[27], Cicero[28], Freso[29], Derlei[30], Tiago[31], Nuno[32] e poi Maniche[33], Costinha[34] e inoltre Seitaridis (giunto anch’egli dal Porto). Ma si da il caso che nel nostro campionato siano rimasti solo alcuni di loro. Forse ciò era premeditato? – nota di O.B.)
Il GAECO è riuscito a ricevere la registrazione di un programma della radio Rede Record de Televisao[35], in cui il presidente del FC Corinthians Alberto Dualib parla di Boris Berezovskij come di un azionista del club. “Per di più Dualib non ha mai nascosto agli altri impiegati del club il ruolo di Boris Berezovskij e Badri Patarkacišvili nel Corinthians. Così durante l’interrogatorio l’ex vice-presidente Antonio Roque Citadini ha reso noto che il presidente più di una volta aveva parlato di queste persone come di azionisti con molti soldi”.
Così la procura brasiliana è riuscita a portare alla luce il riciclaggio di denaro compiuto attraverso la collaborazione tra la MSI e il FC Corinthians. Secondo i funzionari brasiliani la maggior parte del denaro giungeva da Boris Berezovskij, in collaborazione con Kia Jurabchian. Usando varie imprese offshore, si sforzavano di distanziare al massimo l’investitore e i suoi soldi ottenuti chissà come dal loro punto d’arrivo.
Questo resoconto sull’andamento e sui risultati delle indagini è stato inviato da José Reinaldo Carneiro alla procura generale del Brasile . Finora non è stata intrapresa alcuna azione. Ma si può supporre che in qualche modo lo scandalo avrà un seguito.

Teves e Mascherano
Così il 31 agosto, giorno di chiusura del calciomercato, il West Ham di Londra annuncia l’acquisto dei giocatori del Corinthians e della nazionale argentina Carlos Teves e Javier Mascherano. In se e per se il fatto è strano – un club assai mediocre acquista delle stelle del calcio latinoamericano. Per di più completamente gratis! Anche se il costo totale di questi calciatori supera il budget del club stesso.
Nel sito ufficiale del FC West Ham United leggiamo quanto segue: “Entrambi i giocatori hanno firmato i contratti col club il 31 agosto 2006. Tutte le condizioni sono considerate informazioni confidenziali, che non vanno diffuse”.
Il fatto è che i diritti su questi calciatori non appartengono al Corinthians, ma alla MSI. Perciò quando il giorno dopo il West Ham annuncia l’inizio delle trattative per la cessione del club, come grande acquirente tutti vedono Kia Jurabchian. Avrebbe altrimenti venduto i propri calciatori senza ricevere neanche un centesimo in cambio?
La FIFA e l’UEFA hanno reagito dunque alla situazione, esigendo che l’imprenditore spieghi quale club controlla. Infatti il regolamento della FIFA proibisce che una persona possa influire su due club contemporaneamente. Dopo questi fatti Jurabchian ha rilasciato una dichiarazione, secondo cui non intende comprare il West Ham, ma, d’altra parte, è convinto che “nel futuro prossimo questo club diventerà più grande del Chelsea e che tra sette anni potrà concorrere col Manchester United. Le notizie secondo cui la MSI si interessa delle azioni del club non sono state smentite dall’uomo d’affari iraniano.
Perché la MSI dovrebbe comprare il West Ham? E a chi serve portare gli argentini in Inghilterra? Prima di tutto, avendo rapporti con alcuni club, può effettuare scambi non solo di giocatori, ma anche di denaro. Ma alla seconda domanda ha risposto il consigliere della compagnia MSI Renato Duprat[36] in un’intervista al giornale britannico The Sunday Times. Questi ha dichiarato che “in questo caso il West Ham svolge il ruolo di “rifugio temporaneo” per entrambi i calciatori, che già nella prossima stagione potrebbero trovarsi in un’altra squadra, fra l’altro senz’alcuna compensazione per il club londinese”. In altre parole, i ragazzi hanno solo bisogno di inserirsi nel calcio inglese e farsi un nome in Europa e poi potranno già essere “annessi” a un club più famoso e per una maggiore quantità di denaro.

La nazionale russa di Argentina
“Se questa “russificazione” del calcio continuerà, tra dieci anni impareremo tutti a dire “Na zdorov’e!”
[37] e daremo l’addio al calcio, - così categoricamente ha reagito allo strano passaggio di Teves e Mascherano al West Ham la stella della nazionale tedesca e del Bayern di Monaco degli anni ’70 e adesso uno dei dirigenti del club Uli Hoeness. – Tuttavia l’ultima manifestazione di questa stessa “russificazione” non è affatto il trasferimento degli argentini, ma il contratto che la Federcalcio argentina ha concluso con la filiale della compagnia Renova[38], controllata da Viktor Veksel’berg”.
Ricordo che, secondo questo accordo, la “Renova-media” ha ottenuto il diritto di organizzare 24 amichevoli della nazionale argentina in cambio di 18 milioni di dollari. La compagnia si assume tutte le spese per i trasporti (anche la marca di autobus è scelta dalla “Renova”) e per la sistemazione della squadra, ma riceve anche gli incassi degli sponsor, delle vendite dei biglietti e dei diritti per le trasmissioni televisive. Inoltre, secondo il contratto, ad ogni partita dovranno prender parte almeno alcuni “top players”, a cui saranno pure assicurate percentuali.
Le avversarie di queste partite amichevoli e i luoghi in cui si svolgono sono scelti, naturalmente, dalla “Renova”. Così di recente ha avuto luogo una partita con il Brasile a Londra, l’11 ottobre la nazionale Argentina incontrerà la nazionale spagnola a Murcia o a Maiorca, il 16 ottobre giocherà con la Turchia in Germania. Nessuno dubita che gli stadi non saranno pieni.
Perché questo convenga a Veksel’berg è chiaro, ma quale convenienza ci sia per il calcio argentino è difficile vedere. Prima di tutto i tifosi hanno semplicemente perso la possibilità di vedere e sostenere i propri beniamini dalle tribune degli stadi nazionali, perché tutte le partite hanno luogo nella lontana Europa. I mass media dell’Argentina continuano a criticare le autorità calcistiche del proprio paese, e in Europa, dove gioca la maggior parte dei calciatori della nazionale bianco-azzurra, temono, che si dovrà allontanare troppo spesso i leader dai club. Le prime preoccupazioni sono state espresse dagli spagnoli del Barcellona, che non vogliono separarsi da Leo Messi.
Ho deciso di informarmi dai rappresentanti della Federcalcio argentina sui motivi per cui hanno preso una decisione così strana. Là mi hanno risposto che “questo è un accordo molto vantaggioso, in quanto da determinate garanzie. La proposta della compagnia Renova è stata accolta all’unanimità”. Si
sono rifiutati di commentare ulteriormente. La cosa più interessante è che contro la firma di questo contratto si è espresso pubblicamente il vice-presidente del club calcistico argentino del Veles Raul Games: “Questo accordo è un’assoluta stupidaggine, perché significa la privatizzazione del nostro sport e degli incassi della federazione. La cosa più importante è che non si tratta di club, ma della squadra nazionale”.
Il principale esperto del Sovintersport (la compagnia che si occupa della vendita di sportivi all’estero) Vladimir ABRAMOV ha commentato così la situazione: “Né Veksel’berg, né Abramovič, né Berezovskij sono mai stati tifosi. A
loro interessano solo i soldi. Ma Veksel’berg, siglando questo contratto con l’AFA[39], da uomo d’affari si è trasformato in uomo di spettacolo. Ecco allora che praticamente stabilisce chi deve far parte della formazione e chi no. L’intera Europa è semplicemente scioccata. In tanti anni avevano creato il loro show-business, e noi ci siamo intrufolati e abbiamo detto: “Volete decidere questa questione con i soldi? Avete comprato tutti i migliori calciatori? Allora noi li compriamo da voi e facciamo in modo che tutto questo vostro show-business lavori per noi!”. E forse verrà il momento in cui la formazione della nazionale argentina sarà decisa in Russia. Pensate che i nostri stranieri siano entrati per caso nella formazione titolare dell’Argentina e del Brasile? Queste sono le leggi dello show-business. Bisogna disporre tutto in modo che tutto sia nostro”.

P.S. Mentre preparavo questo materiale, nella stampa inglese è comparsa la notizia che il miliardario russo Oleg Deripaska[40] sta conducendo trattative per l’acquisto dell’Arsenal di Londra. Si è parlato anche di una somma pari a 350 milioni di sterline. A dire il vero, in seguito la dirigenza dell’Arsenal ha dichiarato che non intende cedere il club e Deripaska – che non intende acquistarlo. Ma, d’altra parte, non c’è fumo senza arrosto…

P.P.S. L’intervista integrale a Vladimir Abramov e il materiale su come trasformare un calciatore in una società per azioni potranno essere letti nei prossimi numeri della “Novaja Gazeta”.

Ol’ga BULACH, “Novaja Gazeta”, n. 71,
http://2006.novayagazeta.ru/nomer/2006/71n/n71n-s43.shtml
18.09.2006 (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

http://matteobloggato.blogspot.com/2006/10/calciopoli-altrui-2-calcio-e-soldi.html#links


[1] “Oligarchi” sono detti i potentissimi miliardari russi come Abramovič e altri.

[2] “Offside” forse va inteso anche come “da un’altra parte”, “fuori controllo”.

[3] Boris Abramovič Berezovksij, “oligarca” sfuggito alla giustizia russa, che vive in Gran Bretagna come rifugiato politico (!).

[4] Viktor Feliksovič Veksel’berg, magnate del petrolio e appassionato di opere d’arte, per cui non bada a spese…

[5] Miliardario francese di origine russa.

[6] Errore marchiano dell’autrice. Cole ha sempre giocato nell’Arsenal, tranne una breve parentesi al Crystal Palace.

[7] “Piccolo fiore di viburno”, famosissima canzone popolare russa.

[8] “Commerciante”, giornale finanziario russo.

[9] Miliardario americano di origine ucraina.

[10] Imprenditore lituano di origine russa.

[11] “Cuori”, nome comunemente dato alla squadra Heart of Midlothian (“Cuore di Midlothian”) di Edimburgo.

[12] Padre di Alexandre.

[13] Squadra di Gerusalemme che ha il nome di un movimento sionista.

[14] Aleksej Michajlovič Fëdoryčev, oligarca russo molto attivo.

[15] Attiva nel campo delle telecomunicazioni.

[16] Media Sport Investments, finanziaria molto chiacchierata.

[17] Grupo de Atuação Especial de Repressão ao Crime Organizado, “Gruppo di Attuazione Speciale della Repressione del Crimine Organizzato”.

[18] Uomo d’affari georgiano.

[19] Senatore liberale, già capo della Polizia Federale.

[20] Si tratta di violazione di brevetti.

[21] Esperto iraniano di transazioni finanziarie.

[22] Cioè con sede all’estero, in paese dov’è più facile operare…

[23] In realtà Sebàstian Enrique Domìngues, difensore argentino.

[24] Più propriamente Marcelo Mendonça de Mattos, attaccante brasiliano.

[25] Carlos Alberto Gomes de Jesus, centrocampista avanzato brasiliano.

[26] Soprannome del centrocampista portoghese Miguel Alves Gomes.

[27] Il difensore portoghese Jorge Miguel de Oliveira Ribeiro.

[28] Cìcero Casimiro Sanchez Semedo, attaccante portoghese.

[29] Nuno Freso, già del Boavista.

[30] Vanderlei Fernandes Silva, attaccante brasiliano naturalizzato portoghese.

[31] Tiago Cardoso Mendes, centrocampista portoghese che non mi risulta aver mai giocato per la Dinamo Mosca.

[32] Il portiere portoghese Nuno Erlander Simoes do Espirito Santo.

[33] Soprannome del centrocampista Nuno Ricardo de Oliveira Ribeiro.

[34] Soprannome del centrocampista Francisco José Rodrigues da Costa.

[35] Uno dei più grandi network mondiali, di proprietà del movimento religioso “Chiesa Universale del Regno di Dio”.

[36] Giovane uomo d’affari brasiliano.

[37] “Alla salute!” in russo (ironicamente si dice anche di qualcosa che è andata a rotoli).

[38] Gruppo finanziario russo.

[39] Asociaciòn del Futebol Argentino (Associazione del Calcio Argentino), la Federcalcio argentina.

[40] Oleg Vladimirovič Deripaska, magnate russo dell’alluminio.

A proposito del calcio russo e del fatto che tutto il mondo è paese (I)

A PROPOSITO DI AGENTI E DI “PICCOLI SCARABEI”
Perché adesso è diventato difficile vendere i nostri calciatori

Il periodo del calciomercato si avvicina alla fine. Ma né i dirigenti delle società calcistiche, né i giornalisti, né i tifosi smettono di osservare i trasferimenti di giocatori da un club all’altro e di attendere trasferimenti ancora più clamorosi. Gli agenti dei calciatori vanno per gli uffici di diverse persone importanti, “strappando” contratti vantaggiosi per i propri “pupilli”.
Adesso i club preferiscono risolvere tra loro simili questioni, senza intermediari: così non c’è bisogno di confidenza, né di dividere con qualcuno. Ma
non è sempre stato così.